Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (S) e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan stringono la mano ai margini di un summit siriano nella città turistica russa di Sochi il 14 febbraio 2019. (Foto IRNA)14 febbraio 2019

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani si è scagliato contro gli Stati occidentali, in particolare gli Stati Uniti…

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La Russia sospende il Trattato INF in “risposta speculare” all’interruzione statunitense dell’accordo

2 febbraio 2019 15:09 Un lancio di un missile da un sistema russo Iskander. Gli Stati Uniti dicono che 9M729, uno dei missili lanciati da Iskander, viola INF. © Sputnik / StringerIl presidente Vladimir Putin ha detto che Mosca sta fermando la sua partecipazione all’accordo nucleare dell’era della Guerra Fredda dopo la decisione di Washington…

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Putin, le politiche dell’UE incoraggiano l’arrivo di migranti

Putin, le politiche dell'UE incoraggiano l'arrivo di migranti

Dichiarazioni a margine di un incontro a Mosca con il Primo Ministro dell’Ungheria Viktor Orban

A margine di un incontro a Mosca con il Primo Ministro dell’Ungheria, Viktor Orban, il presidente russo Vladimir Putin ha affrontato il tema delle migrazioni verso l’Europa.

 

«Se dai il benvenuto ai migranti, con incentivi e altro, i migranti continueranno ad arrivare. Ma sta all’Europa decidere come comportarsi, è tutta una questione politica», ha dichiarato Putin secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa.

 

Il presidente russo, interrogato sull’argomento dalla tv ungherese ha poi tracciato un parallelo con le migrazioni verso la Russia: «In Russia – ha aggiunto Putin – vengono migranti da paesi ex sovietici, che sanno il russo, conoscono la nostra cultura ed è più facile che si integrino, mentre in Europa arrivano persone da culture diverse».

 

thanks to: l’Antidiplomatico

Cosa permette a Israele di entrare nel conflitto siriano senza che si levino voci di condanna e richieste di sanzioni?

Cosa permette a Israele di entrare nel conflitto siriano senza che si levino voci di condanna e richieste di sanzioni?

Gravissima provocazione verso i cieli siriani. Da oggi siamo tutti un po’ più a rischio

di Patrizia Cecconi

Ieri sera, lunedì 17 settembre, con una trappola chiara anche ai bambini, Israele ha fatto abbattere un aereo russo dalla contraerea siriana, esattamente quella fornita dalla stessa Russia all’esercito di Assad.
L’abbattimento è avvenuto grazie ad un intreccio di informazioni radar conseguenti al bombardamento di Latakia da parte di quattro  F-16 israeliani provenienti dal Mediterraneo i quali hanno usato l’IL-20 russo come copertura, facendone target per la difesa siriana.

Mosca accusa Israele, poiché sapeva della presenza dell’aereo russo con funzione di rilevazione dati. Israele provocatoriamente risponde che non ha giustificazioni da dare agli stranieri. Mosca minaccia ritorsioni.

A questo punto è d’obbligo chiedersi : Primo, cosa permette a Israele di entrare nel conflitto siriano senza che si levino voci di condanna e richieste di sanzioni da parte delle istituzioni internazionali e sovranazionali. Secondo, e più importante, qual è il motivo per cui Israele ha provocato la Russia facendone abbattere un aereo che, peraltro, aveva solo funzione di rilevazione dati.

Guardando indietro nel tempo e mettendo in fila ogni scelta israeliana da quando ancora lo Stato ebraico era in embrione, vediamo che politici e strateghi israeliani mai nulla hanno lasciato al caso e che un disegno, sconosciuto fino al giorno del suo compimento, è sempre stato dietro ogni loro azione.

Allora ci si chiede se Israele voleva dare un avvertimento alla Russia affinché ridimensionasse il suo intervento accanto a Bassar Al Assad, o se ha provocato la Russia affinché scenda in uno scontro diretto che vada oltre la martoriata Siria. O, ancora,  se possa esserci altro motivo che al momento resta da analizzare in modo approfondito prima di lanciarsi in ipotesi intuitive ma non documentate.

Resta il fatto che in questo momento siamo tutti meno sicuri e che Israele, nel suo cinismo assoluto, non solo può permettersi di assassinare quotidianamente i palestinesi e far assassinare in giro per il mondo ingegneri e scienziati che vede come suoi nemici, ma può – sentendosi impunibile – sfidare una delle massime potenze mondiali rischiando di precipitare il mondo in una catastrofe ancora peggiore di quella vissuta dai siriani o dagli yemeniti, solo per fermarci a due casi tra i tanti.

Minuto per minuto la situazione può cambiare, a noi resta solo la possibilità di monitorarla e darne conto sapendo che la nostra informazione, sebbene parziale e con pochi megafoni atti a diffonderla è comunque informazione libera al contrario di quella dei valletti mediatici che seguiranno le veline fornitegli dai loro “datori di lavoro” .

I sionisti abbattono un aereo russo, Shojgu: “ci riserviamo il diritto di rispondere”

Alessandro Lattanzio, 18/9/2018

Il 17 settembre, le difese aeree siriane abbattevano diversi missili lanciati presso Lataqia, mirando alla sede dell’Agenzia delle Industrie Tecniche, facendo sette feriti. I missili erano stati lanciati da almeno 4 cacciabombardieri F-16I israeliani. L’attacco arriva poche ore dopo che Russia e Turchia avevano negoziato la parziale smilitarizzazione della provincia d’Idlib, ultima roccaforte dei terroristi di al-Qaida (Hayat Tahrir al-Sham o Jabhat al-Nusra).
Un aereo da ricognizione Iljushin Il-20M, con a bordo 14 militari russi, scompariva dagli schermi radar mentre i 4 cacciabombardieri F-16 sionisti attaccavano la città di Lataqia. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa dichiarava che nell’operazione sionista, un aereo da ricognizione russo Iljushin Il-20M veniva abbattuto per errore dalla difesa aerea siriana dopo che gli aviogetti sionisti l’avevano usato per coprire la rotta d’attacco al largo delle coste siriane. Il velivolo da ricognizione Iljushin Il-20M veniva abbattuto durante il raid di 4 cacciabombardieri F-16I israeliani sulla provincia di Lataqia, assistiti dalla fregata francese Auvergne. Il velivolo Il-20 precipitava sul Mar Mediterraneo verso le 23:00 del 17 settembre, a 35 chilometri dalle coste della Siria. I piloti israeliani l’avevano usato come copertura per cercare d’ingannare la difesa aerea siriana, mentre il governo israeliano evitava d’avvertire il comando russo dell’aggressione in corso alla Siria.
Secondo il portavoce Ministero della Difesa russo, Maggior-Generale Igor Konashenkov, gli aviogetti sionisti avevano deliberatamente posto in una situazione pericolosa il velivolo russo, e il comando dell’aviazione sionista non poteva ignorare che l’aereo russo stava rientrando per atterrare sulla base aerea di Humaymim; “I piloti israeliani hanno usato l’aereo russo come copertura e l’hanno messo sulla linea di tiro delle forze di difesa aerea siriane. Di conseguenza, l’Il-20, che ha una sezione radar molto più grande dell’F-16, veniva abbattuto da un missile del sistema S-200″, dichiarava il Ministero. Israele non ha avvertito il comando delle truppe russe in Siria in merito all’operazione, abbiamo ricevuto una notifica tramite la linea diretta meno di un minuto prima dell’attacco che non ha permesso che l’aeromobile russo venisse diretto verso una zona di sicurezza”, dichiarava il Maggior-Generale Igor Konashenkov. Da parte sua il colonnello francese Patrik Steiger affermava che Parigi negava “qualsiasi coinvolgimento nell’incidente”, con evidente confessione di avervi invece partecipato. Ma i russi avevano registrato lanci di missili dalla fregata francese Tipo FREMM Auvergne, che si trovava al largo della Siria.
La Russia si riserva il diritto di rispondere ad Israele, dichiarava il Ministro della Difesa Sergej Shojgu in una conversazione telefonica coll’omologo sionista Avigdor Lieberman, “La colpa per l’abbattimento dell’aereo russo e la morte dei membri dell’equipaggio è solo degli israeliani. Le azioni dell’esercito israeliano non erano in linea con lo spirito della partnership russo-israeliana, quindi ci riserviamo il diritto di rispondere”, nel frattempo la Duma di Stato della Federazione Russa definiva l’aggressione israeliano alla Siria atto di aggressione alla Federazione Russa. Shojgu quindi indicava che la colpa dell’abbattimento dell’aereo russo e della morte dell’equipaggio ricadeva interamente sugli israeliani, e ricordava che Mosca aveva ripetutamente invitato Israele ad astenersi dall’aggredire la Siria, minacciando i militari russi. Il Ministero della Difesa sottolineava che l’irresponsabilità israeliana era costata la vita a quindici militari russi. L’operato dei militari israeliani violava il partenariato bilaterale tra Federazione Russa ed entità sionista. L’ambasciatore israeliano a Mosca veniva convocato al Ministero degli Esteri della Federazione Russa.
La Marina Militare russa individuava i resti dell’aereo Iljushin Il-20 abbattuto sul Mediterraneo, “Prendono parte alla ricerca dell’equipaggio dell’aereo russo Iljushin Il-20, precipitato al largo di Lataqia, otto navi della Marina Militare russa, che hanno identificato il sito dello schianto del velivolo nel Mediterraneo. Baniyas, nella provincia di Lataqia”. La nave russa Professor Nikolaj Muru raccoglieva corpi, oggetti personali e rottami dell’aereo. La nave Proekt 11982 Seliger si dirigeva verso l’area, trasportando droni e mezzi per la navigazione e sonar.

thanks to: Aurorasito

Provocazione israeliana contro la Russia

Un comunicato ufficiale del Ministero della Difesa russo, appena rilasciato, recita:

“Lunedì Sera quattro Jet F-16 ‘Israeliani’ (virgolettato mio) hanno attaccato Latakia arrivando dal Mediterraneo. I jet ‘israeliani’ sono arrivati a bassa altitudine creando una situazione di pericolo per altri aerei nell’area. I piloti ‘Israeliani’ hanno usato l’aereo Il-20 Russo come copertura, facendolo apparire come target alle forze Siriane di difesa aerea. Il Il-20 che ha una sezione radar molto più grande degli F-16 è stato abbattuto da un missile del sistema S-200 Siriano. Il ministero della difesa Russo ha sottolineato come ‘Israele’ fosse a conoscenza dell’aereo Russo presente nell’area, ma ciò non ha fermato la provocazione ‘Israeliana’. ‘Israele’ ha anche fallito nell’avvisare Mosca dell’attacco, notificandoli solo un minuto prima dell’attacco, non lasciando tempo all’aereo Russo di spostarsi dall’area. La Federazione Russa si riserva di rispondere nei tempi e nei modi che preferisce”.

Si noti come i Russi ADDEBITINO l’abbattimento alle sconsiderate azioni del regime sionista ma non accusino direttamente, infatti il colpo che MATERIALMENTE ha centrato l’Il-20 é stato scagliato dalla contraerea siriana, impegnata a intercettare missili e bombe guidate lanciate dagli aggressori imperialisti.

thanks to: Palaestina Felix

Putin incontra Assad: “I terroristi hanno deposto le armi nei luoghi chiave della Siria. Prossimo obiettivo la ripresa economica e l’assistenza umanitaria ai siriani”

Il portavoce del Cremlino ha riferito che i colloqui tra i due presidenti sono stati approfonditi.

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il suo omologo siriano Bashar al Assad nella città di Sochi, ha riferito il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov. Il portavoce del Cremlino ha indicato che il leader siriano si trova in Russia per una visita di lavoro e che i colloqui tra i due presidenti sono stati approfonditi.Il presidente russo ha affermato, durante i negoziati con la sua controparte siriana, che i terroristi hanno deposto le loro armi nei punti chiave della Siria, che ha messo fine alla sua operazione nei pressi di Damasco.

“I terroristi hanno deposto le loro armi nei punti chiave della Siria, il che ha permesso di ripristinare le infrastrutture del paese, di respingerle, e le sue operazioni sono praticamente cessate vicino alla capitale siriana”, ha dichiarato Putin durante l’incontro.

In questo modo, dopo i successi militari in Siria, sono state create ulteriori condizioni per la ripresa del processo politico a pieno titolo, secondo Putin.

Il prossimo obiettivo, secondo il leader russo, è la ripresa economica della Siria e “l’assistenza umanitaria alle persone che si sono trovate in una situazione difficile”.

“Ci sono paesi che non vogliono la stabilità torni in Siria”

Il presidente siriano, da parte sua, ha aggiunto che sta migliorando la stabilità in Siria, aprendo le porte al processo politico, sempre sostenuto dalla Russia con entusiasmo.

Secondo il presidente del paese arabo, l’area controllata dai terroristi si è ridotta considerevolmente, tanto che nelle ultime settimane “centinaia di migliaia di siriani sono stati in grado di tornare alle loro case” e milioni “stanno arrivando”.

A questo proposito, Al Assad ha voluto ringraziare Putin e le forze armate russe per il loro ruolo nella lotta al terrorismo in Siria.

Assad ha indicato che il ripristino del processo politico nel paese “non sarà facile”, dal momento che ci sono nazioni che non vogliono “la stabilità torni in Siria.”

Tuttavia, il presidente siriano ha ribadito la determinazione a continuare ad avanzare, insieme alla Russia e agli altri partner e amici, “verso il processo di pace e per il bene della pace”.

Secondo il portavoce del Cremlino, Assad ha deciso di inviare i suoi rappresentanti a formare un comitato costituzionale delle Nazioni Unite che dovrebbe lavorare sulla legge fondamentale della Siria. La Russia, da parte sua, ha sostenuto questa decisione.

Fonte: RT

Sorgente: Putin incontra Assad: “I terroristi hanno deposto le armi nei luoghi chiave della Siria. Prossimo obiettivo la ripresa economica e l’assistenza umanitaria ai siriani”

Come si dice gas in russo?

DI ISRAEL SHAMIR

Il Presidente Trump è tanto incazzato per come sta andando lo Stormy affair che quasi preferirebbe una buona vecchia guerra, piuttosto che subire un’altra umiliazione. Cosa che andrebbe bene sia ai suoi nemici che ai suoi amici (anche se non ai suoi elettori). Si trova di fronte ad una scelta difficile che ha bisogno di tutto il suo coraggio, ma che deve scegliere? Mettere a rischio il benessere del suo paese e sfidare i missili russi, o rischiare di dare  un dispiacere alle élite e cacciare Mueller?  Sarebbe tentato di fare la cosa facile. Così è stato spinto verso acque profonde da una potente coalizione di inglesi ed ebrei, le stesse persone che ci hanno regalato le ultime due guerre mondiali.

Il suo tentativo di buonsenso, quando voleva liberarsi della patata bollente siriana (“Desidero fortemente il ritiro delle nostre forze dalla Siria“, aveva tweettato) è stato respinto dall’indomito Netanyahu. Non ci pensare nemmeno, ha tuonato l’omone di Tel Aviv durante la sua tesa conversazione telefonica con Donny . Non puoi andartene dalla Siria, c’è ancora da combattere iraniani e russi. E non ti scordare dei bambini siriani, ha aggiunto l’omone ancora bagnato del sangue dei 2.500 palestinesi feriti o ammazzati, la scorsa settimana, come da suoi ordini . Il Pentagono e le agenzie di intelligence americane prendono i loro ordini direttamente da Tel Aviv, o sono li ricevono dall’AIPAC, così si stanno già preparando tutti per un lungo soggiorno in Siria, malgrado quello che aveva detto Donny.

Gli ebrei sono andati in pallone nel sentire che  Trump voleva lasciare la Siria. Gli scrivani del WaPo e del NY Times hanno detto che quelle erano parole suggerite dai russi. “L’editorialista del Washington Post e la commentatrice della CNN Catherine Rampell hanno detto che “Putin deve essere andato in estasi” nel sentire che Trump vuole iniziare a pianificare un ritiro dalla regione. Si dimenticano che sarebbe strano che tutte le decisioni di politica estera prese da un presidente si non si possono basare su ciò che infastidisce o non infastidisce la Russia.   – Perché la Rampell non  pensa piuttosto a quanto piacerebbe a tanti soldati americani tornare finalmente dalle loro famiglie, o come si possono spendere a livello nazionale, tutte le risorse finora spese all’estero? ” – ha osservato – un giornalista dei media. Questo è stato il motivo dell’entrata a gamba tesa di Mueller negli affari di Cohen. Bisogna dare una spinta al vecchio pazzo, se non lo capisce da solo, hanno deciso.

L’America con il suo background puritano è l’unico paese in cui i costumi sessuali sono così severi da portare alla guerra. Clinton fece guerra alla Jugoslavia per un pompino, mentre Trump forse distruggerà il mondo per la scappatella di una notte.

Non sarebbe strano che un attacco alla Siria provocherebbe una risposta russa. Per lo meno, ci sarebbe una deflagrazione locale, un teatrino, una prova di forza e di caparbietà. Chi sa come andrà a finire? La stessa manfrina nel 2013 fu rinviata, quando l’armata USA salpò verso le coste della Siria per vendicare un altro presunto attacco chimico. Scrissi  su quel fatidico incontro, forse troppo ottimisticamente, un pezzo intitolato The Cape of Good Hope.

“Fu una toccata e fuga, rischiosa quanto la crisi dei missili cubani del 1962. Le possibilità di una guerra mondiale erano tanto alte, quanto le dure intenzioni dell’America e dell’ Eurasia che avevano attraversato il Mediterraneo orientale. L’evento più drammatico del settembre 2013 fu la situazione di attesa di mezzogiorno vicino alle spiagge di Levante, con cinque cacciatorpediniere USA con i loro Tomahawk puntati verso Damasco e di fronte la flottiglia russa di undici navi guidate dalla Cruiser-porta-Missili-killer, Moskva e le navi da guerra cinesi. Sembra che un paio di missili furono lanciati verso la costa siriana, ed entrambi non riuscirono a raggiungere la loro destinazione. (Ritorneremo su questi due missili in seguito).

Dopo questo strano incidente, non cominciò nessuno scontro, dal momento che il Presidente Obama si tirò indietro e rinfoderò le pistole. Questo fatto fu preceduto da un voto inaspettato del Parlamento britannico: questa venerabile istituzione declinò l’onore di unirsi all’attacco proposto dagli Stati Uniti. E’ stata la prima volta in duecento anni che il parlamento britannico ha votato una proposta sensata prima di cominciare una guerra; di solito gli inglesi non possono resistere alla tentazione. Questa disavventura fu pagata con l’egemonia americana, la supremazia e l’eccezionalità.  “Il Destino Manifesto era finito. ”

Come vediamo ora, il mezzogiorno-di-fuoco è stato posticipato di cinque anni, e ora sta per arrivare. Il Primo ministro inglese Theresa May ha deciso di non aver bisogno dell’approvazione del parlamento, il presidente Trump ha deciso che non ha bisogno di un’approvazione del Congresso. Quindi questi freni non ci sono più.

E ora torniamo a quei due missili del 2013.  Li spararono gli israeliani, sia che stessero tentando di dar fuoco alla miccia, sia che stessero semplicemente guardando le nuvole, come dicono loro. I missili non arrivarono mai a destinazione, abbattuti dal sistema di difesa terra-aria russo a bordo delle navi, o forse resi inoffensivi dai disturbatori-GPS russi.

Avanti veloce fino al 2018: La notte del 10 aprile, prima dell’alba, il campo aereo siriano T-4 è stato attaccato da otto missili aria-terra; cinque sono stati abbattuti dalla difesa siriana, tre (o due) hanno raggiunto il loro obiettivo e hanno ucciso alcune persone che vi lavoravano. Per un po’ si è pensato ad un attacco americano, ma poco dopo  “la Russia ha bloccato Israele”, come riporta Haaretz. Israele ha cercato di dissimulare, in un primo momento affermando di aver informato Putin e di aver avuto il suo okay. Quando il portavoce di Putin l’ha negato, Israele ha detto di aver agito su richiesta USA. Facile che abbiamo solo provato a far salire di più la tensione.

Ora, con la US Navy sul posto, con l’appoggio di Inghilterra e Francia, sembra che il conto alla rovescia per un confronto sia cominciato. I russi si stanno preparando seriamente per la battaglia, sia essa locale o globale, e si aspettano che cominci da un momento all’altro.

La strada per questo Mezzogiorno-di-Fuoco è passata dall’ Affair Scripale, dall’espulsione dei diplomatici e dalla battaglia in Siria per Ghouta-est, mentre si teneva un importante spettacolo di prestigiatori israeliani.

L’espulsione dei diplomatici ha sbalordito i russi. Per giorni sono andati in giro grattandosi la testa e cercando una risposta: cosa vogliono da noi? Dove vogliono arrivare? Troppi cose senza senso e non collegate tra loro. Perché l’amministrazione USA ha espulso 60 diplomatici russi? Vogliono rompere le relazioni diplomatiche, o è un primo passo verso un tentativo di far uscire la Russia dal Consiglio di Sicurezza, per cancellare il suo diritto di veto? Significa che gli USA stanno rinunciando alla diplomazia? (in quei momenti, la risposta “è la guerra” non era ancora passata per la loro mente).

I russi confusi hanno risposto bene. Hanno espulso anche loro 60 diplomatici, e ci hanno messo un carico sopra: tutti i diplomatici USA del dipartimento politico dell’ambasciata di Mosca erano nella lista dei non-grati. Il dipartimento politico era formato da tre sezioni, che si occupano di politica estera, politica interna russa e analisi militare; il centro più importante di raccolta di dati, di collegamento con i politici russi, di conseguenze militari, di Siria e Ucraina, di Corea del Nord e Cina: tutti gli ufficiali dell’intelligence, gente di prim’ordine e con le mani in pasta – sono tutti rientrati, compreso il loro ufficiale politico Christopher Robinson (POL ). I russi hanno espulso Maria Olson, nota portavoce dell’ambasciata, e l’interprete dell’Ambasciatore. Hanno chiuso il consolato di San Pietroburgo, un importante centro di collegamento, di influenza ed interazione con l’opposizione in questa “seconda capitale” della Russia. Gli Stati Uniti hanno perso molte persone che tenevano in mano Mosca, che conoscevano la Russia e che avevano sviluppato relazioni personali con gente importante. Ci vorrà un sacco di tempo e di sforzi per il Dipartimento di Stato e per le agenzie di intelligence per riprendersi le posizioni perse. Anche gli inglesi che hanno avviato le deportazioni hanno perso una cinquantina di persone dell’ambasciata di Mosca.

Sorprendentemente, la deportazione di massa di così tanti diplomatici russi ha fatto poca presa sul popolo russo, perché questa botta è stata neutralizzata da un altro evento doloroso, dal fuoco al Kemerovo Mall che ha ucciso 64 persone tra cui oltre 40 bambini. L’incendio, anche se non fosse stato un incendio doloso (non è stato ancora dimostrato) ha scatenato un folle assalto di notizie false e di troll su Internet contro il popolo della Russia. Un milione di ucraini sottosviluppati sono stati schierati dalla parte della guerra psicologica dell’occidente combattuta sul web, per dire ai russi che erano centinaia i bambini che erano rimasti bruciati e che le loro autorità mentivano. Questa operazione ha fatto comprendere quanto sia alto il livello di influenza e di integrazione delle agenzie di spionaggio occidentali in Russia.

Kemerovo è stata una buona scelta per questa operazione: si trova nell’unica regione di etnia-russa governata da un vecchio eroe locale sopravvissuto al passato, l’unica regione dove si è registrato un indecente (e irrealistico) sostegno a Putin nelle recenti elezioni, una zona deprimente con miniere e minatori ed un grande potenziale di problemi.

Putin ha gestito l’incidente piuttosto bene, venendo di persona e affrontando la situazione, prendendola di petto. Ha imparato le lezione nel 2000, quando, all’alba del suo primo mandato presidenziale, il sottomarino Kursk affondò con tutto il suo equipaggio. Putin restò lontano dalle famiglie dei marinai e fu insensibile, come disse la gente. “E’ affondato”, fu la risposta di Putin alla domanda “Cosa è successo al Kursk?” (Si dice che la USS Memphis abbia sparato un siluro al sottomarino, causando il disastro, ma il neo-presidente fu riluttante e non volle appesantire i rapporti con l’amministrazione Clinton) . Ora, nel 2018, è diventato molto bravo, pieno di empatia e di considerazione nel trasmettere forza e decisione.

Qualunque agenzia americana abbia realizzato la psyop  su Kemerovo, l’operazione ha avuto molto successo, ma questo successo ha minato un’altra operazione, quella dell’espulsione dei diplomatici russi. I russi si erano distratti pensando ai bambini bruciati.

La presunta ragione per le espulsioni, l’avvelenamento di Sergey Skripal e di sua figlia, non aveva molto senso. Anche se la vecchia spia avesse ancora dei sospesi con i suoi ex datori di lavoro, una reazione del genere sarebbe stata eccessiva in ogni caso. Non si tratto di un Napoleone (avvelenato dagli inglesi 200 anni fa), non è un principe di sangue nobile, non è un grande inventore e nemmeno una spia di successo. E’ una ex-spia in pensione, una spia sbiadita. Comunque lui non è morto, è solo malato, per un po’. Forse ha mangiato qualcosa che gli ha fatto male al pub. Questa è l’opinione di sua nipote, Victoria, che è l’unica persona viva che è stata in contatto con gli Skripal dopo il presunto ricovero in ospedale.

Questo affare è più oscuro della trama di un vecchio film di avventura. I giornalisti russi sono andati in giro per Salisbury e hanno notato molte incongruenze. Non è sicuro se gli Skripal siano stati avvelenati e dove si trovino. I loro animali domestici sono sopravvissuti al veleno mortale e poi sono stati distrutti.

Questo pezzo di umorismo nero  ha girato molto sulla rete russa :  Skripal è stato avvelenato da un veleno molto potente, 2 grammi ucciderebbero mezzo paese all’istante!     I russi:

– L’ hanno avvelenato al ristorante

– No, sulla panchina

– No, in macchina

– No, la maniglia della porta era avvelenata

– No, la valigia era avvelenata

– No, in casa tutto era avvelenato.

– Oh, era il grano che era avvelenato,

– Ma non sono morti all’istante, ma sono andati in giro da qualche parte per quattro ore,

– Ma il poliziotto che li ha scoperti è quasi morto sul colpo,

– Ma il veleno è stato identificato immediatamente,

– Ma hanno trovato subito un antidoto e Skripals e il poliziotto si sono salvati;

– Il poliziotto è stato dimesso il giorno dopo!

– Ma sono in coma e non si riprenderanno mai!

– Ma no, la figlia si è ripresa subito!

– Oh, e anche papà si è rianimato … un miracolo!

– e tutti e due si stanno riprendendo rapidamente, il veleno più potente non serve a niente.

– Il ristorante è stato circondato dalla polizia in tuta spaziale

– Il parco è stato circondato dalla polizia in tuta spaziale

– La casa è stata circondata dalla polizia in tuta spaziale

– Sono in tuta spaziale, perché il veleno è pericolosamente mortale, ma altri poliziotti, accanto a loro, sono senza nessuna tuta spaziale …

– La panchina è stata tagliata e rimossa: è un veleno così terribile che la panchina sarebbe rimasta tossica per due settimane;

– Ma il gatto è sopravvissuto nella casa avvelenata … mentre il poliziotto che aveva toccato Skripal è quasi era morto, e il gatto è sopravvissuto … e le cavie sono sopravvissute, ma se ne sono dimenticati tutti, e sono morte di fame in casa;

– e i loro resti sono stati immediatamente bruciati, perché avvelenati da un veleno fortissimo;

– Per due settimane le cavie sono state avvelenate da un veleno fortissimo e sono sopravvissute, e allora dovevano essere urgentemente cremate;

– Solo i porcellini d’India sono morti, il gatto è sopravvissuto a tutto questo veleno. Era stressato ed affamato, per questo lo hanno ucciso e cremato per star tranquilli che nessuno scoprirà il segreto ecc. ecc.

Il vero eroe della saga di Skripal è l’ex ambasciatore britannico  Craig Murray , che ha seguito gli sviluppi ed ha svelato molte incongruenze e menzogne. Si possono leggere i suoi articoli e i suoi tweet per i dettagli.

Julia Skripal ha fatto un passo ardito: ha chiamato sua cugina Viktoria a Mosca. La loro conversazione è un documento straordinario. Julia dice che lei e suo padre sono in buona salute; dubita che a Viktoria sia permesso andare a vederla. In effetti, il governo inglese ha rifiutato di concederle il visto. La sensazione è che Julia sia stata imprigionata.

Ho parlato con un ufficiale del controspionaggio russo in pensione che conosce l’argomento e mi ha detto che la Russia non ha mai avuto una sostanza tossica Novichok: questo è un nome, dato dal controspionaggio, all’A-232 per tracciare le fughe di quella sostanza. Ha funzionato: un uomo di nome Vil Mirzayanov,  amministratore dei laboratori chimici, ha fatto trapelare la storia del Novichok, e poi è stato preso e arrestato. L’A-232 fu prodotto in piccole quantità negli anni ’90, e qualche dose può essere stata rubata e venduta in quegli orribili anni, quando un colonnello dell’intelligence russa era costretto a fare il tassista di notte per integrare il suo misero salario mensile di $ 46. In quegli anni, effettivamente il veleno si poteva trovare e in qualche caso poteva essere usato da criminali. In teoria non è impossibile che parte di questo veleno possa essere stato conservato e riprodotto da qualche criminale; in alternativa si può dire che era a portata di mano per gli americani che smantellarono i laboratori nel 1992. Comunque non abbiamo prove non faziose che gli Skripals siano stati avvelenati da qualcosa. Se sopravvivono, se i servizi segreti inglesi e americani non li uccidono, forse ne sapremo di più. Possiamo sicuramente escludere la possibilità che agenti di stato russi se ne vadano in Gran Bretagna per avvelenare una vecchia spia che è già stata perdonata, anni fa,  dal presidente russo.

Anche se lavorasse nella produzione del file di Trump (“Golden Rain”) di Christopher Steele, i russi non avrebbero nessun motivo convincente per ucciderlo, e in aggiunta in un modo così strano. “Se dovessimo ucciderlo, lui resterebbe ucciso”, ha concluso il mio interlocutore.     

I dettagli del caso Skripal sono molto divertenti, ma non è necessario conoscerli bene. Il caso è stato usato per mettere nel cervello della gente una connessione tra avvelenamento chimico e Russia e questo non è giusto, perché i russi hanno distrutto tutti i loro veleni chimici sotto gli occhi degli ispettori dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), ma la vita spesso è ingiusta.

La connessione tra avvelenamento chimico e Russia era stata preparata per il prossimo evento: Ghouta-Est era una posizione importante e ben radicata dei ribelli siriani. Essendo facilmente raggiungibile dal centro di Damasco, ha fornito ai ribelli la possibilità di prendere il potere nella capitale siriana. Mentre l’esercito siriano con l’appoggio iraniano e russo avanzava verso Ghouta-Ovest, hanno scoperto i piani dei ribelli per mettere in scena un attacco con  false armi chimiche, come avevano già fatto altre volte in passato. Il presidente Putin ha parlato di questa possibilità nella sua conferenza stampa congiunta (con il presidente Erdogan e il presidente Rouhani) ad Ankara la scorsa settimana, pochi giorni prima del presunto attacco.

L’attacco non c’è mai stato, ma è stato debitamente segnalato dai media filo-occidentali. Così il cerchio si è chiuso. Lo Skripal Affair ha stabilito il collegamento tra Russia e armi chimiche e Ghouta-ovest ha permesso di usare questa connessione per attaccare la Russia.

Non dobbiamo ignorare l’importanza di questi eventi mediatici. Le principali potenze occidentali e i loro media si sono rifiutati di prendere in considerazione qualsiasi altra spiegazione, hanno rifiutato di aprire un’ inchiesta, hanno mirato alla giugulare. La Russia è stata demonizzata nel 2018, come la Germania fu demonizzata nel 1940. È stato un lavoro lungo e attento. Date un’occhiata a questo sito theday.co.uk – è un sito per i bambini delle scuole e per i loro insegnanti. Sarete sorpresi nello scoprire un fervente odio, contro la Russia e contro Putin, che viene pompato nei cuori e nelle teste delle giovani generazioni. Una pianificazione così a lungo termine non può dipendere solo da un evento come l’avvelenamento di una ex-spia e nemmeno dalla caduta di una fortezza sotterranea in Siria.

Chi pianifica una guerra contro la Russia ha usato la paura dell’antisemitismo per scopi propri. Ho chiamato questo metodo Anti-semitism Weaponised . Jeremy Corbyn, il leader laburista, è stato fermato con l’accusa di antisemitismo. Era l’unico leader in grado di fermare la discesa della Gran Bretagna in guerra contro la Russia. Altri parlamentari laburisti e attivisti sono stati attaccati per presunto antisemitismo e – che coincidenza! – praticamente tutti erano contro la demonizzazione della Russia; mentre gli amici di Israele – conservatori o laburisti – erano fanatici-anti-russi.

Questa è una correlazione di cui parleremo in un altro momento, ma è tutt’altro che ovvia. In Russia non c’è antisemitismo; il presidente russo è amico di Israele e del potente movimento ebraico Chabad . La Russia non ha nazionalismo bianco, e c’è poco estremismo-di-destra. Tuttavia, questa correlazione esiste. Potremmo spiegarlo con l’odio per gli ebrei della Chiesa ortodossa, perché questa Chiesa (attiva in Russia, Grecia, Palestina e Siria) non è stata giudeizzata. Oppure potremmo preferire una spiegazione più semplice: gli ebrei sono ben integrati nelle élite occidentali e promuovono e sostengono gli obiettivi di queste élite.

Comunque, le persone che possono resistere alle accuse di antisemitismo sono i nemici più forti del potere costituito; sono contro la guerra contro la Russia e contro l’attacco alla Siria, come ha spiegato il quotidiano Haaretz in un articolo intitolato I Suprematisti Bianchi Difendono Assad, e Diffidano Trump: Non lasciare che Israele ci obblighi alla guerra con la Siria. Poi l’articolo continua: “L’estrema-destra definisce l’attacco chimico di sabato nel sobborgo di Damasco un’operazione False-Flag, e afferma che questo è un tentativo di Israele e dei ‘globalisti’ per mantenere truppe USA in Medio Oriente” e  cita David Duke e altri intoccabili come le uniche persone che obiettano su quello che racconta Israele.

Non essendo un suprematista bianco (probabilmente non ne ho i requisiti), apprezzo ancora questi uomini coraggiosi quando dicono e fanno la cosa giusta. Essere sensibili all’accusa di antisemitismo è una forte vulnerabilità del carattere. Benché persone come Corbyn abbiano il cuore al posto giusto, sono deboli su questo punto, e il nemico usa questa debolezza per neutralizzarle. Ci sono persone a sinistra che non hanno paura di nessuna accusa, ma non ci sono molti che resistono al metum Judaeorum.

Speriamo e preghiamo che sopravvivremo al cataclisma che verrà.

Israel Shamir 
[email protected]
Prima pubblicazione di questo articole su  The Unz Review.

Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk

Link_ http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=168606

11 apr. 2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

 

Sorgente: I russi restano sbalorditi – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

Putin si ritira ed è scacco a Obama

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Mar 15, 2016

Se negli scacchi esiste il contropiede, Vladimir Putin lo pratica da gran maestro.L’annuncio del ritiro immediato delle truppe russe impegnate in Siria, a sei mesi dall’inizio della campagna contro le formazioni terroristiche e i ribelli anti-Assad e alla vigilia della terza tornata dei colloqui di pace di Ginevra, spiazza tutti proprio come tutti aveva spiazzato l’intervento militare russo.

C’è ovviamente un po’ di scenografia  in tutto questo, un atteggiamento da “veni, vidi, vici” che all’inquilino del Cremlino non sarà certo dispiaciuto accentuare. Intanto l’annuncio è stato dato nel quinto anniversario della guerra civile. E poi, ecco la puntigliosa evocazione dei successi russi sul campo, affidata a un fedelissimo come Sergej Shoigu, ministro della Difesa: 2 mila foreign fighters arrivati dalla Russia neutralizzati, tra i quali 17 comandanti; 209 impianti per la lavorazione del petrolio e 2 mila camion e autobotti distrutti; 400 aree abitate e 10 mila chilometri quadrati di territorio liberati. Soprattutto Putin si attribuisce il merito di aver rovesciato le sorti della guerra.

Evidentemente ben istruito, il presidente siriano Assad si dice “pronto a iniziare il processo politico”. Ed è evidente la sorpresa sia degli americani sia delle opposizioni siriane. A loro tocca, adesso, l’onere della prova. Barack Obama dovrà mettere le redini alla Turchia (che peraltro sembra assai meno bellicosa sulla Siria di qualche tempo fa e ha grossi problemi in casa propria) e soprattutto all’Arabia Saudita, che non ha mai smesso di appoggiare i jihadisti di Jaysh al-Islam. E dovrà anche mostrare,  ora che le truppe russo-siriane sisono molto avvicinate a Raqqa e Palmira, di voler davvero combattere e battere l’Isis sul campo.

Agli Usa e ai loro alleati, inoltre, tocca ora battere un colpo sui colloqui di pace. Una mossa i russi l’hanno fatta: si ritirano. E gli altri? Ginevra ci dirà qualcosa in proposito.

Sull’iniziativa di Putin, però, aleggiano due dubbi. Il primo: riconquistare l’intera Siria non è cosa che Assad possa pensare di fare da solo, e forse non poteva pensarlo nemmeno con l’aiuto della Russia. È possibile, dunque, che il nuovo scenario nasconda un accordo già negoziato tra Usa e Russia per una partizione della Siria, con l’area che va da Aleppo a Damasco ormai riconquistata e controllata dall’attuale regime.

Il secondo dubbio riguarda lo stesso Assad. Ho sempre pensato che un’eventuale successione potesse essere avviata solo dal Cremlino, a determinate condizioni di soddisfazione per la Russia. Che sia arrivato anche quel momento?

Fulvio Scaglione

thanks to: Gli Occhi della Guerra

 

Informazione Ucraina

di Patrick Boylan.

Da mesi i media denunciano “l’aggressione di Putin” contro l’Ucraina ed ora fanno vedere una controversa pistola fumante: presunte foto satellitari delle truppe russe. Quattro voci autorevoli, invece, ci invitano a ripensare la narrazione ufficiale. In Ucraina la NATO c’è anche se non si vede: vuole installare i suoi missili sulla frontiera russa, fermare il multipolarismo e ripiombarci nel bipolarismo della Guerra Fredda.

Lo scorso primo luglio, Henry Kissinger, ex Segretario di Stato USA e uomo politico notoriamente di destra, ha stupito tutti con un articolo sul Washington Post in cui chiedeva la cessazione delle ostilità tra le parti nell’est dell’Ucraina e tra Washington e Mosca. “Basta con la demonizzazione di Putin e la politica dello scontro, bisogna trattare” ha ammonito Kissinger (originale in ingleseresoconto in italiano).

Poi, nel mese di agosto, sono apparsi altri tre articoli sull’Ucraina dello stesso tenore, tutti scritti da esponenti autorevoli dell’establishment europeo e statunitense:

  • La via per uscire dalla crisi ucraina – la finlandizzazione” di Jeffrey Tayler, corrispondente da Mosca di The Atlantic, ritenuta una delle dieci pubblicazioni statunitensi più influenti in politica estera (12.08.2014: originale in inglesetraduzione Google );

  • “La crisi ucraina è colpa dell’Occidente – non di Putin” di John Mearsheimer, accademico e uno dei cervelli del Council on Foreign Relations, think tank che orienta la politica estera statunitense (Foreign Affairs, 23.08.2014: originale in ingleseresoconto su Megachip).

Questi esperti vanno addirittura oltre Kissinger e sfatano completamente il resoconto del conflitto ucraino finora propagandato nei mass media. Ossia, che sarebbe Vladimir Putin, spinto da una presunta brama di accaparrarsi sempre più paesi per ricreare l’ex impero sovietico, l’aggressore pericoloso che bisogna isolare e mettere in riga.

Apprendiamo, invece, che è stato l‘Occidente, tramite la NATO, il vero aggressore in Ucraina. Infatti, l’Occidente ha realizzato un colpo di stato armato a Kiev lo scorso febbraio, dietro la cortina fumogena delle manifestazioni in piazza, usando milizie ucraine filonaziste, addestrate nelle caserme NATO della Polonia, per prendere d’assalto il palazzo presidenziale e costringere alla fuga l’allora Presidente Janukovyč. Ciò ha consentito a Washington di prendere possesso del paese e di portare al potere, non le persone per le quali i manifestanti si stavano battendo in piazza, ma gli uomini voluti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale – e già scelti da tempo.

Scopo dell’operazione: 1) poter installare basi missilistiche NATO lungo la frontiera russa, minaccia che Kiev e Washington negano di voler attuare ma che viene confermata dalle dichiarazioni della Commissione NATO-Ucraina e dalle visite in Ucraina del Missile Defense Agency del Pentagono; 2) privare la Russia delle forniture delle industrie specializzate nell’est dell’Ucraina, dalle quali l’esercito russo dipende da sempre; 3) privare la Russia della sua base navale strategica in Crimea; 4) consentire all’FMI di ridurre l’Ucraina alla subalternità, attuando la sua (tristemente nota) terapia d’urto economica – quella che l’Italia ha fatto salti mortali per evitare finora.

L’accresciuta povertà degli ucraini che ne deriverà, darà poi ai paesi europei sviluppati (in particolare alla Germania) accesso ad un vasto bacino di manodopera a bassissimo costo – come quella del sud-est asiatico ma molto più vicina e più istruita. Inoltre consentirà il dumping in Russia, di prodotti europei prodotti e venduti sottocosto dalle filiali ucraine (guerra economica condotta per procura).

La crisi ucraina è stata provocata, dunque, non dalla Russia ma dall’Occidente che, per mettere la Russia in difficoltà militarmente ed economicamente, ha commesso due illegalità: ha violato le norme internazionali che vietano l’attuazione di golpi in paesi terzi e ha violato i Patti Fondativi del 1997 che prevedevano un’Ucraina neutra e fuori da ogni alleanza militare. Le contromosse di Putin – annettere la Crimea con la sua base navale e sostenere la ribellione nell’est dell’Ucraina – andrebbero dunque viste meno come “invasioni ingiustificate” compiute “dal famelico orso russo” e più come tentativi di salvare il salvabile dopo l’invasione dell’Ucraina – questa sì ingiustificata – da parte della NATO. Questo concetto è stato peraltro raffigurato in un cartello della Rete NoWar per una manifestazione tenutasi davanti all’ambasciata d’Ucraina il 17 maggio 2014: vedi sotto.

Ma proprio la consapevolezza della falsità della narrazione ufficiale degli eventi in Ucraina ci consente poi di uscire dal conflitto. Invece dell’inevitabilità dello scontro, ci accorgiamo della possibilità di un negoziato, nei termini ipotizzati da Kissinger il primo luglio e ripresi nel mese di agosto, con varianti, dai tre autori elencati sopra.

Secondo questi esperti, l’Occidente potrebbe rinunciare all’installazione di basi missilistiche in Ucraina e al blocco delle forniture dalle industrie nell’est, per ottenere dalla Russia la fine della ribellione nella zona orientale del paese e la rinuncia alla sovranità sulla Crimea – naturalmente, dietro meccanismi che garantiscono la permanenza della base navale russa sulla penisola. Da parte sua, la Russia potrebbe accettare l’entrata dell’Ucraina nella zona economica europea, purché rimanga neutra sul piano politico-militare (“finlandizzandosi”) e dietro garanzie adeguate anti-dumping per tutelare l’economia russa. A ciò potremmo aggiungere la concessione, non dell’indipendenza, ma di un’estesa autonomia regionale all’est, militare (con una Guardia Regionale al posto della temutissima Guardia Nazionale), economica (con il controllo sulle proprie esportazioni) e culturale (tutele linguistiche e religiose).

E sarebbe la pace.

Ecco dunque apparire all’improvviso nell’estate del 2014, in quattro pubblicazioni autorevoli, una visione nuova degli eventi in Ucraina, diametralmente opposta alla fuorviante narrazione ufficiale. Una visione che, svelando le vere poste in gioco, ci consente di muoverci per fermare le ostilità sul campo e tra governi. Ma come?

L’editoriale di Gabor Steingart ce lo indica: rievoca la figura di Willy Brandt, sindaco di Berlino (e poi Cancelliere) all’epoca della costruzione del Muro da parte dei sovietici nel 1961. Quel muro poteva significare la fine di qualsiasi dialogo tra Est e Ovest. E invece Brandt si è prodigato per la conciliazione tra le parti e, passo dopo passo, ci è riuscito. Rifiutando le rappresaglie. Riconoscendo lo status quo al fine di cambiarlo. Riconciliando gli interessi. Promuovendo il riavvicinamento. E, soprattutto, provando e facendo provare la compassione – anche verso i nemici.

Potrebbe Brandt servire da modello per i nostri leader di oggi – Merkel, Obama, Poro?enko, Putin – per quanto riguarda la crisi ucraina? Steingart sembra infatti incoraggiare la Cancelliera tedesca a seguire l’esempio del suo predecessore e già la Merkel sta mantenendo costanti contatti telefonici con i leader che meno si parlano tra loro (una tattica di Brandt). Putin, pur non rinunciando a fornire “assistenza” agli ucraini russofoni, ha dichiarato la sua disponibilità a trattare con tutti in qualsiasi momento. Persino Poro?enko ha accettato, a margine del vertice regionale di Minsk il 26 agosto, di trattare con Putin faccia a faccia per due ore – trattativa “dura e complessa”, ha poi confidato, ma che ha permesso ai due statisti di creare un gruppo di contatto permanente per proseguire con le trattative. Un inizio di dialogo, dunque. (Per ragguagli sulla possibile svolta a Minsk, vedi quest’analisi di Giulietto Chiesa.)

Ma che dire del quarto protagonista, il convitato di pietra a Minsk, Barack Obama?

Purtroppo, a Washington, i neocon, i consiglieri ultra-conservatori cacciati dalla Casa Bianca con la sconfitta di Bush jr, sono ormai rientrati dalla finestra e oggi spingono l’amministrazione Obama a promuovere, di nuovo, la bipolarizzazione del mondo (il celebre “O con noi o contro di noi” di Bush jr.). Proprio l’opposto della conciliazione.

I motivi per questa insistenza sulla bipolarizzazione del mondo sono due. In politica estera, i neocon (e i poteri forti che li sponsorizzano) non vedono di buon occhio il graduale avvicinamento avvenuto in questi ultimi anni tra l’Europa e la Russia, con la costruzione di sempre più oleodotti e gasdotti (“fili” che cuciono insieme i due continenti), con l’intensificarsi dei rapporti commerciali, con lo sviluppo congiunto delle nuove tecnologie, e via discorrendo. Perché tutto ciò porterà ad un autentico multipolarismo, vale a dire, ad un futuro “blocco euro-russo” avente lo stesso peso degli USA o della Cina. Attuando invece il golpe in Ucraina per istigare la Russia a reagire, i neocon e i loro sponsor sono riusciti ad ottenere lo scontro, a rilanciare la retorica bipolare della Guerra Fredda e a spezzare in parte i legami euro-russi tramite:

— le sanzioni economiche contro la Russia che interrompono una parte degli scambi economici e tecnologici dell’EU con quel paese, sostituendoli con gli scambi atlantici previsti nel quadro del TTIP, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti – una gabbia normativa che subordina le industrie europee alle multinazionali statunitensi e che sarà probabilmente approvato entro quest’anno;

il blocco della costruzione dei nuovi oleogasdotti Russia-UE, come il Southstream, sostituendoli con la fornitura di gas liquefatto americano, ormai prodotto in eccesso grazie al fracking (almeno, così si dice). Ciò significa che, accanto alla dipendenza economica (TTIP), l’Europa dipenderà dagli USA anche sul piano energetico.

In pratica, la politica estera neocon rigetta il multipolarismo e ridivide il mondo in due blocchi: da una parte la Russia, l’Iran e la Cina (la SCO: l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione); dall’altra, l’«Occidente», cioè tutti gli altri paesi dietro la leadership degli USA. La SCO diventa, dunque, il nuovo Asse del Male. E con “il Male” non si tratta.

Obama, dunque, rifiuta il dialogo con Putin e impone a Poro?enko di non trattare con i leader separatisti. Sostituisce il dialogo con le sanzioni, con l’esclusione della Russia dagli incontri occidentali, con la sospensione delle iniziative politiche e scientifiche congiunte e con l’incremento delle truppe NATO lungo le frontiere russe. Il 26 agosto c’è stato a Minsk il parziale disgelo a sorpresa tra Poro?enko e Putin e perciò, puntualmente, due giorni dopo, la NATO ha tirato fuori le ormai famose foto satellitari delle truppe russe (simili ad altre che aveva da tempo ma mai mostrate) e, istigando il Presidente ucraino ad interrompere il suo viaggio e a suonare l’allarme per “l’invasione russa”, ha minacciato la guerra. Di sforzi di conciliazione, di sforzi per capire le ragioni dell’altro, d’inviti alla calma, neanche l’ombra.

Questa bipolarizzazione del mondo e demonizzazione dell’avversario è anche funzionale alla politica interna statunitense voluta dai neocon. La SCO fornisce al governo statunitense un nemico di peso da additare – come fu l’URSS durante la Guerra Fredda – per giustificare uno stato di emergenza permanente e la creazione di uno stato poliziesco. Già grazie agli attentati dell’11 settembre, i neocon hanno potuto: (1.) far approvare il Patriot Act “per punire i terroristi” ma, in realtà, per poter incarcerare senza processo qualsiasi dissidente; (2.) potenziare la NSA per “scoprire i terroristi” ma in realtà per spiare ogni singolo cittadino; (3.) militarizzare le polizie locali “per impedire atti terroristici” ma in realtà per impedire qualsiasi protesta, come si è visto a Ferguson in agosto. Davanti alle presunte minacce di un nemico (la SCO) ancora più potente dei terroristi jihadisti, la repressione diventerà totale.

Sarà possibile invertire questa tendenza, arrestare la propaganda a favore della bipolarizzazione del mondo e spingere per accordi di pace in Ucraina e di libero scambio tra l’Europa e la Russia? Di certo non sarà facile, vista la disparità dei mezzi a disposizione (gli sponsor dei neocon hanno molto influenza nel mondo, sia presso i governi che nei mass media). Ma vale la pena tentare, anche con petizioni come quella di Alex Zanotelli e di Alfonso Navarra su PeaceLink.

Soprattutto ricordiamo ai nostri governanti il metodo della conciliazione messo in opera con successo da Willy Brandt, all’epoca del Muro di Berlino, come Steingart ha fatto sul Handelsblatt. Inoltre, chiediamo con insistenza ai nostri mass media, pena il boicottaggio, di smetterla con la ricorrente demonizzazione dei nostri avversari e di farci capire invece anche le loro ragioni. Rifiutiamo il voto a partiti che non hanno un’articolata politica estera e cerchiamo, da attivisti, di influire su quella degli altri.

Facciamo tutto ciò pur consapevoli che sarà assai più difficile oggi, rispetto al 1961, superare – con gli appelli alla conciliazione e alla comprensione reciproca – il nuovo muro di Berlino che si sta costruendo sulla frontiera est dell’Ucraina. Perché questa volta, a costruire il muro, siamo noi.
thanks to: megachip