VIK. Gaza ricorda Vittorio, sette anni dopo

VIDEO. Come ogni anno i palestinesi commemorano l’attivista italiano, per anni voce della lotta per la libertà del popolo palestinese. Sette anni dopo nessuno lo ha dimenticato

L'albero piantato a Khan Younis in onore di Vittorio Arrigoni  (Foto: Michele Giorgio/Nena News)

L’albero piantato a Khan Younis in onore di Vittorio Arrigoni (Foto: Michele Giorgio/Nena News)

video di Michele Giorgio

Gaza City, 16 aprile 2018, Nena News – Ieri a Gaza, settimo anniversario dell’uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza, i pescatori, gli attivisti, gli amici si sono ritrovati per ricordarne la figura. Ancora oggi presente e viva, in Italia come in Palestina. Vi proponiamo alcuni video girati ieri a Gaza, al porto e nel Centro italiano intitolato a Vik. La vita di Vittorio a Gaza, la sua energia, il suo amore per la popolazione palestinese e la giustizia. Con le persone che gli erano vicine lo ricordiamo, insieme ai progetti in corso e alla vita di oggi a Gaza.

Al porto:

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A Qatatwa (Khan Yunis) con Patrizia Cecconi per il poliambulatorio e l’albero dedicato a Vittorio. Con la collaborazione della Fondazione Arrigoni:

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Nel centro culturale Vik con gli amici di Vittorio:

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Sorgente: VIK. Gaza ricorda Vittorio, sette anni dopo

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A Vik: “Non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli”

Oggi è il quinto anniversario della morte dell’attivista italiano Vik Arrigoni, ucciso a Gaza il 15 aprile 2011. Lo ricordiamo con una poesia che gli dedicò il poeta palestinese Ibrahim Nasrallah

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della redazione

Gerusalemme, 15 aprile 2016, Nena News – Sono già trascorsi cinque anni dalla brutale uccisione di Vittorio Arrigoni, nella Striscia di Gaza. Molti di noi probabilmente ricorderanno bene cosa stavano facendo e dove si trovavano quando arrivò la notizia del suo rapimento. E ricorderanno ancora meglio quando annunciarono il ritrovamento del suo corpo senza vita. Ci sentimmo tutti più soli, nudi, perché sentivamo di aver perso un amico, un compagno, un riferimento, un ispiratore che era tale anche per chi lo aveva conosciuto solo tramite i suoi articoli e le sue parole scritte.

Vittorio è stato per anni la voce di Gaza in Italia e non solo. Tramite i suoi scritti abbiamo conosciuto Piombo Fuso e ci siamo indignati, abbiamo conosciuto i pescatori di Gaza e i contadini. Ma abbiamo anche riscoperto il significato vero di lotta comune, l’ormai dimenticato internazionalismo: oltre le frontiere, ci sono i popoli. Ci siamo fatti forza con due parole semplici, ma potentissime, “Restiamo umani”, una spinta, un sostegno, un monito per ogni tipo di lotta necessaria contro l’oppressione senza perdere di vista la propria umanità o quella che qualcuno prima di lui chiamava tenerezza.

Lo ricordiamo con una poesia scritta per lui dal poeta e scrittore palestinese, rifugiato in Giordania, Ibrahim Nasrallah. Solo uno degli esempi che raccontano da soli l’enorme amore che il popolo palestinese ha sempre avuto e ha per Vik:

“Hanno ucciso tutti
Hanno ucciso tutti
hanno ucciso tutti i minareti
e le dolci campane
uccise le pianure e la spiaggia snella
ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.
Per te sia buono il mattino.
Non ti hanno conosciuto
non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli
e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno
e delicato stillare di corda
e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.
Per te sia buono il mattino.
Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla
e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana
e una bambina triste
per un sogno semplice e buono
che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.
Per te sia buono il mattino.
No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato
intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi
non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento
che gioiosi traboccano e svettano come palme.
Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea
nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia
con i soli di dio nell’uva di Hebron,
non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato
non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato
non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato
la loro notte non si espone al sole
alla nobile gioia.
Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?
Che cosa diremo al nostro mare?
Che cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?
Alla nostra lunga dura notte?
Dormi! Tutta questa morte basta
a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.
Dormi bel bambino”

‘A Gaza è un lento morire’- Intervista ad Egidia Beretta, madre dell’attivista Vittorio Arrigoni

di Maria Cristina Giovannitti

Nella Giornata della Memoria è bene ricordare il silente olocausto che si sta consumando nella Striscia di Gaza, nell’infinito conflitto israelo-palestinese dove a pagarne le spese è la preziosa vita dei civili e la violazione dei loro diritti umani. A denunciare questo ‘volontario orrore cinico’ è stato Vittorio Arrigoni, attivista, giornalista e blogger, assassinato a Gaza la notte tra il 14 e il 15 aprile 2011. Oggi a dargli voce, è sua madre, Egidia Beretta sul blog del giornale FanPage.

“Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini, a una stessa famiglia che è la famiglia umana” è questo uno dei suoi più bei pensieri messi per iscritto dal giovane attivista Vittorio Arrigoni, giornalista per ‘Il Manifesto’ e blogger per ‘Guerrillaradio’, arrivato a Gaza dopo anni ed anni di volontariato in altri Paesi in difficoltà. ‘Restiamo Umani’ era, oltre che l’omonimo libro, la chiusura di ogni pensiero, un motto che ha racchiuso il senso della sua vita in difesa dei diritti umani, a prescindere da territori e razze.

Così oggi, 27 gennaio Giornata della Memoria, mentre proliferano iniziative per ricordare l’olocausto degli ebrei e s’inneggia a slogan con scritte “Mai più genocidi”, è bene non dimenticare – come invece accade con troppa facilità – il più evidente olocausto silente che si consuma nella claustrofobica Striscia di Gaza, vittima dell’infinito conflitto israelo-palestinese. Aldilà delle motivazioni e delle ragioni, la guerra arabo-ebrea ha come unica grave conseguenza la morte dei civili e la violazione dei loro diritti umani. Così Vittorio Arrigoni parlava della Palestina: “Qualcuno deve arrestare questa carneficina, ho visto cose in questi giorni, udito fragori, annusato miasmi pestiferi, che difficilmente riuscirò a raccontare ai miei eventuali futuri figli. Sentirsi isolati e abbandonati è desolante non meno della vista di un quartiere di Gaza dopo una campagna di raid aerei”.

Le denunce in loco, scritte e documentate da Vittorio, saranno spente la notte tra il 14 ed il 15 aprile 2011 quando, rapito a Gaza, è stato ucciso barbaramente. Dopo di lui, fortunatamente sono ancora tanti i giovani attivisti che operano nella Striscia di Gaza. Intanto a raccontarci di Vittorio è la sua coraggiosa madre, Egidia Beretta, anche autrice de “Il viaggio di Vittorio”, Dalai editore, lì dove ricorda la storia di suo figlio.

Ci racconta delle esperienze e la formazione di Vittorio prima di arrivare a Gaza?

Il percorso di Vittorio è stato lungo. Vittorio non era arrivato a Gaza per caso. In lunghi anni, passando le estati, ma non solo, come volontario in campi di lavoro in molti paesi, era arrivato a capire che le ragioni del suo esistere, sempre inseguite, erano il mettersi al servizio specie dei più deboli, degli oppressi. Con le braccia e con la forte condivisione dei loro bisogni.

Poi sceglie la Palestina, perché?

In Palestina, Vittorio ha raggiunto la piena consapevolezza di essere arrivato nel luogo dove la sua umanità, assetata di giustizia, nutrita con gli ideali della Resistenza, avrebbe trovato il modo giusto per realizzarsi. L’anelito alla libertà di un popolo, l’amore per la terra depredata, erano i suoi, e così si è identificato con i fratelli Palestinesi e al loro fianco ha combattuto, con le sole armi della parola e della testimonianza, per difendere i loro diritti.

Sull’imbarcazione “Free Gaza”, Vittorio nel 2008 rompe l’embargo israeliano via mare. Un grande successo che da subito ha evidenziato la sua determinazione. Come le raccontava quel momento?

Con una gioia immane. La scelta definitiva era compiuta. Baciando quella terra, la sua utopia era diventata realtà. Poi la realtà divennero i pescatori e i contadini da proteggere, anche fisicamente, con i compagni dell’ISM, dagli attacchi giornalieri di un esercito e di una marina, israeliani, che volevano e vogliono tuttora impedire ai contadini di coltivare e ai pescatori di pescare in terre e acque palestinesi. La realtà divennero i giovani da affiancare e sostenere nella ricerca delle libertà negate. Indignandosi per i soprusi e scrivendo, sempre scrivendo e filmando ciò che accadeva, perché il mondo sapesse.

Ha sempre condiviso ogni sua scelta, seppur pericolosa?

Noi, che a casa seguivamo con trepidazione la sua vita, gli eravamo vicini e solidali, coscienti che Vittorio era là proprio dove avrebbe voluto essere. Io, in particolare, che l’ho nutrito a pane e ideali, l’ho sempre sostenuto e ammirato, ammonendolo alla prudenza, ma senza mai tentare di oppormi alle sue scelte.

Vittorio ha vissuto nell’inferno di Gaza, in condizioni di assoluta precarietà. Quando vi sentivate, c’erano episodi in particolare che lo turbavano e che le raccontava con particolare emozione?

Ciò che turbava Vittorio era la crudezza dell’assedio, il rendersi conto di quanto poco contasse la vita dei palestinesi. Non temeva per sé, quanto per i gazawi sottoposti ogni giorno ai soprusi israeliani. Raccontava poco dei pericoli ai quali anch’egli andava incontro, non ci voleva preoccupare. La volta, nel 2008, che rimase ferito a bordo di un peschereccio e gli ricucirono la schiena con dieci punti di sutura, ci informò dopo due giorni!

Ha mai ammesso di aver paura di vivere a Gaza e/o di rinunciare alla sua missione?

Paura mai, se non durante Piombo Fuso (fine dicembre 2008-gennaio 2009). Ma ciò non lo fece desistere dal rimanere, rifiutando l’invito del consolato italiano a uscire dalla Striscia, perché si rendeva conto quanto fosse importante sostenere, con i compagni dell’ISM, il lavoro dei medici e dei paramedici accompagnandoli sulle ambulanze e ancor più quanto fosse necessario scrivere quotidianamente, dall’interno, come testimone diretto della strage che si stava compiendo nella pressoché totale indifferenza del mondo.

Quando lo sentiva, invece, davvero felice?

Più che felice, lo sentivo appagato e contento. Ho fotografie che lo ritraggono con i giovani gazawi durante le manifestazioni. Nei suoi occhi leggevo la serenità di chi ha raggiunto la meta agognata.

Lo stesso Vittorio consigliava ai genitori di mettere il suo volume, ‘Restiamo Umani’, alla portata dei bambini. Educare ai diritti e all’amore fin da subito, così come ha fatto lei?

La nostra famiglia ha cercato di praticare la solidarietà, l’interessamento agli gli altri, sia vicini sia distanti. Credo che questo abbia costituito una delle base delle scelte che Vittorio ha compiuto, così come le sollecitazioni alla conoscenza, alla lettura, all’approfondimento di ciò che avveniva nella nostra società e nel mondo.

Alla violenza, Vik rispondeva con tantissimo amore fin dai suoi calorosi abbracci “grandi come il Mediterraneo che separandoci, ci unisce”. Lui, cittadino del mondo, non pensa sia una bella risposta a questa crescita del razzismo in Italia ed Europa?

La più bella risposta è quella che Vittorio stesso ha dato ricordandoci che quel suo “Restiamo Umani” è: “un invito a ricordarsi della natura dell’uomo. Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini, a una stessa famiglia che è la famiglia umana”.

Ha mai pensato che Vittorio potesse perdere la vita per i suoi ideali?

Non l’ho mai pensato. Forse lui sì, quando scriveva: “ci sono molte vite a perdere, la mia è una di queste”.

Con la sua morte, molti sono stati i palestinesi che hanno pianto e sofferto. Lei è in contatto con qualcuno di loro?

Pur non avendo molti contatti diretti, so che Vittorio è nel cuore dei Palestinesi nei quali ha accresciuto la spinta verso la libertà, la giustizia e la pace, so che lo considerano un eroe e un martire. Quando incontro, qui, qualche giovane palestinese, è un incalzare di espressioni di riconoscenza, di stima, di affetto e un grande rimpianto perché Vittorio non c’é più.

In ultimo, da mamma, che ricordo ha di ‘Vittorio figlio’ e cosa le manca di più di lui?

Non ho le parole per rispondere. O meglio, potrei inondarvi di parole, ma le tengo nel cuore.

Nel Giorno della Memoria è quindi fondamentale ricordare di ‘Restare Umani’ sempre.

thanks to: Fanpage

COMPAGNI ED AMICI IN ITALIA, ECCO L’ASILO “VITTORIO ARRIGONI” A GAZA

 

“promettiamo a tutti voi di tenere fede e mantenere i principi per i quali Vittorio il Ribelle ha vissuto e combattuto e vi promettiamo di insegnare ai nostri figli il patriottismo, il rispetto per l’umanità ed a resistere all’oppressione ovunque si trovi”

ghassan kanafani developmental association

27.10.2014

Compagni e amici in Italia,

I nostri calorosi saluti a tutti voi da Gaza, dalla terra della fermezza e dell’eroismo.
Calorosi saluti dai bambini della scuola materna “Vittorio Arrigoni” per l’anima di Vittorio Arrigoni, quei ragazzi ai quali, con il vostro sostegno, siamo riusciti a disegnare un sorriso sui volti.
A dispetto di tutte le circostanze difficili che abbiamo vissuto nella Striscia di Gaza, in particolare durante e dopo la guerra recente lanciata dalle forze di occupazione sioniste, siamo ora orgogliosi di dirvi che abbiamo completato la realizzazione del progetto che istituisce la scuola materna di Vittorio Arrigoni, che ha scuola materna iniziato i suoi lavori con l’apertura del nuovo anno accademico 2014/2015.
Abbiamo lavorato duramente subito dopo la guerra, al fine di procedere con il completamento della preparazione e del programma dell’ asilo, per l’accoglienza dei bambini, e abbiamo già assunto il personale per la scuola materna che consiste di sette donne. E come risultato della campagna di promozione per la scuola materna, attraverso manifesti e striscioni distribuiti nel campo profughi di Bureij per annunciare l’inizio delle iscrizioni nella scuola materna “Vittorio Arrigoni”, abbiamo registrato 98 bambini che ricevono i servizi della nostra scuola materna.
Da ultimo, ma non meno importante, promettiamo a tutti voi di tenere fede e mantenere i principi per i quali Vittorio il Ribelle ha vissuto e combattuto e vi promettiamo di insegnare ai nostri figli il patriottismo, il rispetto per l’umanità ed a resistere all’oppressione ovunque si trovi.

Associazione per lo sviluppo “Ghassan Kanafani”- GKD

Indirizzo: Bait Hanoun – Al Shawa suburb
Email: Ghassan_k1972@hotmail.com
Telfax 2482540

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thanks to: Freedom Flottilla Italia

 

‘La pace è guardarsi intorno e vedere se gli altri hanno ciò che hai tu’

Ferrara, la madre di Vik:

“Mio figlio, né eroe né martire”

di Matteo Pedrini


“Vorrei che Vittorio fosse considerato un buon compagno di viaggio, che vi aiuti a scegliere quando siete al bivio tra solidarietà ed egoismo”. Così Egidia Beretta, madre di Vittorio Arrigoni, alla presentazione del suo libro “Il viaggio di Vittorio” durante la tre giorni di “Re(si)stiamo umani”
16 settembre 2014

FERRARA – Come ci si pone di fronte al testa-coda della natura, all’inversione del corso ordinario della vita? Si pensa agli alberi. Loro sono abituati a sopravvivere ai propri frutti. Capita che essi si stacchino dal ramo e restino a consumarsi in pochi giorni a un passo da chi li ha generati. Oppure capita che intraprendano un viaggio che compensa con ampiezza e intensità la sua brevità. Ecco, Egidia Beretta ricorda una quercia scalfita dall’essere sopravvissuta alla propria preziosa ghianda, investita dalla tragedia stessa di una missione ora ragione di vita: portare in giro il patrimonio umano del figlio, Vittorio Arrigoni, attivista dell’Ism (International solidarity movement) che ha speso la pur breve esistenza per i civili palestinesi, scomparso nel 2011 a 35 anni in circostanze mai del tutto chiarite. L’occasione per incontrare la madre di Vik è stato l’evento conclusivo della tre giorni sulla Palestina dal titolo “Re(si)stiamo umani” organizzata dal neonato Coordinamento Ferrara per la Palestina, svoltosi il 14 settembre allo spazio Terraviva Bio, oasi bucolica a un passo dal centro di Ferrara. La città estense ha da sempre avuto un legame a filo doppio con Vittorio Arrigoni e gli ideali che incarnava e divulgava: è infatti del 2011 la fondazione della sezione Anpi di Ferrara intitolata a “Vik”. E proprio uno dei fondatori della sezione, Luca Greco, ha moderato l’incontro con Egidia Beretta, principalmente incentrato sulla presentazione del suo libro “Il viaggio di Vittorio” (edizioni Baldini e Castoldi). “L’idea del libro è stata di un editore (Michele Dalai, ndr) che sottolineò il rapporto particolare tra me e mio figlio – racconta Beretta –. Ho tirato fuori i vecchi quaderni in cui fin dall’infanzia Vittorio scriveva di pace e di portatori di pace. A 11 anni scrisse una frase di Martin Luther King che avrebbe segnato la sua intera vita: ‘La pace è guardarsi intorno e vedere se gli altri hanno ciò che hai tu’. Tutta la sua vita l’ho vista come un unico viaggio che ha avuto per meta dedicarsi anima e corpo alla Palestina”.

Mamma di Arrigoni: “Basta bombe. Restiamo umani”

Una manifestazione per la pace a Gaza. Associazioni, gruppi, comunità si sono date appuntamento al Broletto, nella piazza davanti al Duomo a Como per “far memoria e comprendere le tante cause e responsabilità del conflitto”. Lo hanno fatto attraverso gli interventi e le testimonianze di Safwat El Sisi dell’associazione ‘il Popolo Palestinese Onlus’, Serena Baldini di ‘Vento di Terra’ ed Egidia Beretta, la madre di Vittorio Arrigoni, reporter e attivista ucciso a Gaza il 15 aprile del 2011. “Finché non ci sarà giustizia, non ci sarà pace per la Palestina. Basta bombe su Gaza. Restiamo umani”. Queste sono le parole che pronuncia Beretta che ricorda: “L’Italia nell’Ue è il maggior fornitore di armi verso Israele. Serve, quindi, coerenza. Non si può dire ‘stop’ alla guerra, se poi si forniscono le armi”  di Stefano De Agostini

thanks to: il Fatto Quotidiano

Ciao Vik ya 7elwa ciao

Sono passati tre anni dal quel tragico 15 aprile 2011, quando Vittorio Arrigoni fu barbaramente assassinato a Gaza governata da Hamas, da un sedicente gruppo salafita. Il capo del gruppo, il giordano Adbel Rahman Breizat, e il suo braccio destro Bilal Omari, furono uccisi in uno scontro a fuoco con al polizia, mentre gli altri tre, condannati per il rapimento e l’assassinio di Vik, stanno scontando la pena nel carcere di Gaza City. Gli arrestati hanno raccontato che volevano solo dargli una “lezione”, punirlo per la sua frequentazione con ragazze islamiche, ma che sarebbero stati usati da Breizat il quale, invece, in cambio della liberazione di Vittorio avrebbe preteso la liberazione dello sceicco Maqdisi, teorico di Tawhid wal Jihad, incarcerato a Gaza. Resta il fatto che sul caso, sul perché Vittorio sia stato ucciso, non è mai stata fatta piena luce.

Attivista del Movimento di Solidarietà Internazionale (ISM nell’acronimo inglese), a Vittorio non piaceva la parola cooperante, il suo lavoro non era umanitario ma politico. Rifiutava anche parole come equidistanza e neutralità, è stato un combattente per la pace, per una pace con giustizia sociale. Fu assassinato in una casa abbandonata nella Striscia di Gaza, forse una di quelle che lui stesso contribuì ad evacuare durante i bombardamenti dell’esercito israeliano, in quella che fu definita operazione “Piombo fuso”, tra il 2008 e il 2009. Durante le tre settimane che durò l’operazione Vik restò sempre in prima linea a soccorrere i feriti, a consolare i familiari dei morti, a scattare foto, a raccontare la tragedia che si stava consumando contro la popolazione di palestinesi gazawi attraverso il suo blog Guerrilla Radio. Vittorio è stato lo straniero che più a lungo ha vissuto nella Striscia di Gaza, cercando di formare un gruppo stabile di attivisti che partecipassero alla resistenza non violenta dei palestinesi contro l’occupazione israeliana.

Nel 2003, dopo l’assassinio da parte dell’esercito israeliano di Rachel Corrie e Tom Hurndall, per motivi di sicurezza l’ISM decise di ritirare i suoi attivisti dalla zona. Vittorio all’epoca era impegnato in attività in Cisgiordania, non ha nessuna intenzione di andarsene ed inizia a lavorare alla formazione del nucleo originario del movimento “Free Gaza”, con l’obiettivo di rompere il blocco marittimo israeliano attraverso il passaggio di imbarcazioni che, partendo da Cipro cariche di giornalisti e attivisti, avrebbero raggiunto la costa della Striscia assediata. Nell’agosto del 2008 fece parte della traversata inaugurale della prima barca straniera che attraccava al porto di Gaza, era dal 1967, anno dell’inizio dell’occupazione israeliana, che non accadeva. Lì Vittorio e altri attivisti ISM cominciarono a stabilire contatti, a realizzare insieme ai palestinesi azioni di resistenza non violenta. Ogni giorno saliva sulle barche dei pescatori palestinesi per offrire loro la sua presenza e il suo passaporto come scudo umano, per evitare che le pattuglie israeliane sparassero, e quando ciò comunque avveniva Vittorio registrava tutto e lo raccontava al mondo.

Arrestato e torturato dall’esercito israeliano, Vik fu espulso e rimpatriato in Italia ma due settimane dopo riesce a tornare, via mare, a Gaza, dove ha continuato fino al suo ultimo giorno, attraverso il blog, pubblicazioni e videoregistrazioni, a denunciare la ferocia dell’occupazione israeliana e i diritti violati del popolo palestinese, con l’onestà di chi è disposto a perseguire fino in fondo i propri principi e le proprie convinzioni “restando umano”.

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