Perché il chavismo è tornato a vincere in Venezuela?

“Il chavismo ha vinto allora”

di Marco Teruggi – Telesur 

(traduzione di Francesco Monterisi)

Alcune analisi di destra e di sinistra concordano su un punto: il chavismo non avrebbe più la forza di combattere. Il movimento storico sarebbe un’immagine sbiadita di ciò che fu, con capacità per alcuni ultimi sganassoni a vuoto in una lotta già persa,  o al punto di cadere per un furioso KO o sovraccumulazione di colpi. Così lo ripetono, da diversi anni, sempre più sicuri, e da questa certezza derivano conclusioni che scrivono in articoli o proiettano in piani per il definitivo ritorno al potere politico.

La realtà, invece, nelle elezioni elettorali, gli toglie ragione e capacità politica: il chavismo non solo ha forza, ma ottiene anche immense vittorie elettorali. Questa domenica è stata una nuova prova di ciò,  al rimanere nelle sue mani 18 dei 23 governatori in gioco. Un risultato contrario alle previsioni ripetute da un’opposizione trionfalista, dai mezzi di comunicazione dominanti che avevano fatto il vuoto intorno alla gara elettorale, e ora non sanno come spiegare quanto successo, se non con -la prevedibile ed insostenibile- denuncia di frode o il non riconoscimento dei voti fino al riconteggio. Diranno che ci sono state frodi lì dove hanno perso e riconosceranno i risultati dove hanno vinto?

Il chavismo ha vinto allora. L’iniziativa politica è dalla sua parte: ha l’Assemblea Nazionale Costituente in esercizio, con la legittimità d’origine di più di otto milioni di voti e una mappa di governatorati a suo favore. La destra è stata duramente colpita. Da un lato, l’ala insurrezionale/armata, centralmente  Voluntad Popular (VP) e Primero Justicia (PJ), ha aggiunto la sua sconfitta di ieri a quella di luglio. VP è rimasta senza governatorato e PJ ha perso Miranda, lo stato governato dal suo principale, dirigente Capriles Radonski. Per quanto riguarda l’Acción Democrática, più propensa ad una strategia elettorale, è rimasta con quattro governatorati, senza divenire un’alternativa/minaccia al chavismo.

Significa che la destra ha sofferto due sconfitte consecutive in tre mesi, le sue due ali sono rimaste ferite gravemente ed i suoi leader hanno dimostrato di non avere leadership. La sua dipendenza dagli USA ed alleati, come l’Unione Europea, diventa allora maggiore. I segnali da là si sono messi in moto ancor prima di domenica – già anticipavano il risultato? – con l’installazione dell’illegale Corte Suprema di Giustizia nella sede dell’Organizzazione degli Stati Americani. È una certezza: il chavismo combatte contro gli USA. Se fosse solo una questione nazionale l’avversario politico sarebbe piccolo, quasi senza possibilità.

Questo non significa sottovalutare le possibili reazioni che possano scatenarsi all’interno del Venezuela, articolate a livello internazionale. La mappa dei governatorati mostra che la destra è rimasta con zone strategiche: di confine e petrolifere. In uno schema di logoramento ed assalto, dove gli attacchi alternano tra l’economia e la violenza politica, ciò può indicare che, in questi territori e nodi economici, potrebbero approfondirsi alcuni dei colpi più forti. È certo che attaccheranno di nuovo, il conflitto alterna tra le sue forme, mai si ferma.

Il chavismo, da parte sua, rimane con la ratifica dell’iniziativa politica nelle sue mani e l’urgenza di risolvere la guerra/crisi economica. Il risultato di ieri ha dimostrato che il tempo della politica può imporsi sul tempo dell’economia al momento di votare, ma  tale logoramento economico rappresenta un’erosione permanente nella vita della gente comune, nelle soggettività, nella battaglia cultura. E così come la direzione ha ratificato la capacità di risolvere il conflitto politico e portarlo ai voti piuttosto che alla morte, ha anche dato segnali della sua grave difficoltà nel risolvere tali necessità economiche. È a causa di un problema di modello, di corruzione, di attacchi internazionali? Una miscela di tutto questo?

È qui che si deve porre forza, la rettificazione interna e le alleanze internazionali – quest’ultimo sembra più avanzato, in particolare con le alleanze russe/cinesi/indiane. La maggioranza della popolazione, come dicono i voti, vuole che sia questo governo, questo progetto storico, quello che risolva i problemi che il paese deve affrontare. La destra continua senza poter costruirsi  come una valida alternativa, come una proposta di paese credibile, una soluzione alle difficoltà, prodotto della sua propria incapacità politica, di leggere la società venezuelana, capire le ragioni del chavismo, i territori e passioni da dove è nato e si rinnova questo movimento storico.

Se si misura in termini elettorali, non c’è molto tempo. Le elezioni dei sindaci dovrebbero essere a breve e le elezioni presidenziali entro un anno. Con i risultati dei governatorati come indicativi, significa che il chavismo ha la possibilità di mantenersi – l’economia sarà chiave – e la destra è di fronte a più incertezze che certezze. Ciò potrebbe tradursi nel fatto che cerchino di accelerare le azioni, sia per riprovare un’uscita di forza, o per acutizzare il logoramento della popolazione, il caos nella vita quotidiana. Uno dei piani della destra è peggiorare il quadro generale per arrivare alle battaglie elettorali con il maggior logoramento possibile e  tradurre il malcontento in voti. Finora ha funzionato solo nelle elezioni legislative del 2015 – non è l’unica spiegazione di quei risultati.

Come si sa, le elezioni sono un momento dentro il progetto bolivariano, che mira a costruire il socialismo del XXI secolo -un orizzonte sfuocato in questa fase. Vale a dire che la rivoluzione è più delle indispensabili vittorie alle urne, è centralmente una costruzione di potere popolare territoriale, economico, di una nuova istituzionalizzazione comunitaria. Lì deve tornare a porsi lo sguardo e articolarlo insieme con quello economico. Il popolo venezuelano ha dimostrato aver la capacità di resistere alle provocazioni armate della destra, affrontare il peso dell’economia e fare i primi passi per la società a venire. Radicalizzare la democrazia potrebbe essere uno dei compiti di questa fase.

Il Venezuela, contro le previsioni di coloro che poetizzavano la sua caduta -riprendendo l’immagine scritta da José Martí-, è in piedi e ha dato una storica lezione: si può affrontare questa nuova forma di guerra e vincere. Ciò rappresenta una vittoria nel soggettivo, un messaggio verso l’esterno, un altro segno che l’eredità di Hugo Chávez ed il percorso da protagonista della rivoluzione si sono radicati nelle profondità del popolo umile e da quelle zone nasce la forza nei momenti più difficili.

Notizia del:
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L’America Latina invisibile

Alfredo Serrano Mancilla

Temer continua ad essere presidente del Brasile senza un voto nelle urne. Macri, quello dei Panama Papers, tiene Milagro Sala in un carcere argentino come prigioniera politica. Santos è coinvolto nello scandalo della Odebrecht perché nel 2014 avrebbe ricevuto un milione di dollari per la sua campagna presidenziale in Colombia. Per quanto riguarda la gestione di Peña Nieto, in Messico sono stati assassinati 36 giornalisti, per aver fatto il proprio lavoro di informazione. L’anno scorso Kuczynski ha governato il Perù con 112 decreti evitando così di passare attraverso il potere legislativo.

Nonostante ciò, nulla di questo è importante. L’unico paese che richiama l’attenzione è il Venezuela. I panni sporchi che macchiano le democrazie di Brasile, Argentina, Colombia, Messico e Perù sono assolti da quella che viene chiamata comunità internazionale. L’asse conservatore è esente dal dover dare spiegazioni di fronte alla mancanza di elezioni, alla persecuzione politica, agli scandali di corruzione, alla mancanza di libertà di stampa o alla violazione della separazione dei poteri. Possono fare ciò che vogliono perché nulla sarà trasmesso in pubblico. Tutto rimane del tutto sepolto dai grandi media e da molte organizzazioni internazionali autoproclamatesi guardiane degli altri. E anche senza la necessità di essere sottoposti a nessuna pressione finanziaria internazionale; piuttosto, tutto il contrario.

In questi paesi la democrazia ha troppe crepe per dare lezioni all’estero. Una concezione di bassa intensità democratica gli permette di normalizzare tutte le proprie mancanze senza la necessità di dare molte spiegazioni. E nella maggioranza delle occasioni questo è accompagnato dall’avallo e dalla propaganda di determinati indicatori enigmatici che non sappiamo nemmeno come siano ottenuti.

Uno dei migliori esempi è quello calcolato dalla “prestigiosa” Unità di Intelligence del The Economist che ottiene il proprio “indice di democrazia” sulla base di risposte corrispondenti alle “valutazioni di esperti”, senza che lo stesso rapporto dia dettagli né precisazioni circa loro. Così la democrazia è circoscritta ad una cassa nera nella quale vince chi ha più potere mediatico.

Ma c’è ancor di più: questo blocco conservatore non può nemmeno vantarsi della democrazia nell’ambito economico. Non ci può essere reale democrazia in paesi che escludono tanta gente dalla soddisfazione dei diritti sociali fondamentali per godere di una vita degna. Più di otto milioni di poveri in Colombia, più di 6,5 milioni in Perù, più di 55 milioni in Messico, più di 1,5 milioni di nuovi poveri nell’era Macri, e circa 3,5 milioni di nuovi poveri in questa gestione di Temer. Il fatto curioso del caso è che questi aggiustamenti (tagli, ndt) contro la cittadinanza nemmeno gli servono a presentare modelli economici  efficaci. Tutte queste economie sono in recessione e senza barlumi di recupero.

Questa America Latina invisibilizzata non deve servirci da scusa per non occuparci delle sfide all’interno dei processi di cambiamento. Nonostante ciò, in questa epoca di grande fibrillazione geopolitica, dobbiamo far sì che l’invisibile non sia sinonimo di inesistente. Quell’altra America Latina fallita deve essere messa allo scoperto e problematizzata.

14 agosto 2017

Cubadebate

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Alfredo Serrano MancillaLa América Latina invisible” pubblicato il 14-08-2017 in Cubadebatesu [http://www.cubadebate.cu/opinion/2017/08/14/la-america-latina-invisible/#.WZVGIK1abBK] ultimo accesso 30-08-2017.

Sorgente: L’America Latina invisibile «

Amnesty International, un’altra ONG al servizio del Dipartimento di Stato USA

da Mision Verdad

Un nuovo attacco di Amnesty International contro il Venezuela arriva attraverso la campagna ‘Acción Mundial Emergente’. Il documento detta le azioni da compiere, una sorta di vademecum per le ONG, sullo strano caso Tumeremo. L’approccio di questa organizzazione globale risponde direttamente ai dettami del Dipartimento di Stato (USA N.d.T.), e pertanto riprende la narrazione della «crisi umanitaria» nella sua concezione destituente. Per questo bisogna controllare i precedenti di questo agente non statale.

Amnesty International si definisce come movimento a livello globale che monitora in maniera disinteressata il rispetto dei diritti umani. Dal 1962, quando l’avvocato inglese Peter Benenson rilasciò il primo comunicato sotto forma di storia giornalistica avvenuta nel Portogallo di Salazar, e apparve il primo reclamo che sembrava genuino, ha compiuto un salto organizzato rilevante. Società finanziarie e istituzioni governative indirizzarono la rotta verso gli interessi del Dipartimento di Stato nordamericano e altri gruppi di decisione. Con una parola d’ordine chiara ereditata da Benenson: «Il modo più rapido per aiutare i prigionieri di coscienza è [con] la pubblicità».

Così, anche se Amnesty International copre mediatamente i suoi finanziatori, le menzogne emergono quando le ONG vogliono mantenere uno status pubblico ‘indipendente’. Giocano nell’ombra nel contesto dell’agenda globale dettata dal Pentagono e dagli altri centri militari sparsi in Occidente.

Due soggetti giuridici, Amnesty International Limited e Amnesty International Charity Limited, si occupano di ricevere i finanziamenti per la ripartizione delle risorse ai suoi operatori. Sempre dietro le belle parole sui diritti umani così come vengono intesi dai think-thank dominanti insieme alle lobby corporative e parlamentari. Amnesty International opera in oltre 150 paesi, dove compila report per giustificare «guerre umanitarie» ed edulcorare, o difendere (in questo caso è lo stesso in quanto propaganda), le invasioni della NATO nel suo dispiegamento militare-territoriale.

Oltre a distorcere selettivamente l’opinione pubblica sui diritti umani e il suo concetto, assegna risorse e mobilita operatori nel quadro delle missioni per i diritti umani, soprattutto in paesi che non seguono le direttive del Dipartimento di Stato (USA), le centrali di intelligence e i gruppi finanziari. Amnesty International è il riferimento obbligato ideologico e fattuale di chi prende le grandi decisioni in seno all’oligarchia globale.

Uno dei più grandi finanziatori di Amnesty International è George Soros. Uno speculatore criminale, la cui ragion d’essere è accumulare ed espandersi. Utilizza la Open Society Foundations come fondo di distribuzione, di risorse e capitali per ONG in punti chiave come Ucraina, Russia, Medio Oriente e dintorni, Venezuela, Cuba ed Europa nella sua totalità. Anche il governo britannico e la Commissione Europea sono due importanti finanziatori.

I report di Amnesty International si basano su presunte testimonianze compilate da gruppi di opposizione a governi proBRICS e processi di emancipazione, finiti nel mirino degli interessi imperialistici. Ha avuto ai suoi vertici ex operatori politici del Dipartimento di Stato come Suzanne Nossel, che è stata direttrice di Amnesty International negli Stati Uniti. Nossel coniò il termine Smart Power per i think-thank democratici e affini, e fu segretaria di Hillary Clinton nel 2012-2013. Zbigniew Brzezinski, già cervello geopolitico di Obama, fu consulente della direzione esecutiva di Amnesty International.

L’analista Tony Cartalucci definisce Amnesty International attore propagandista del Dipartimento di Stato. I diritti umani sono un mezzo per soddisfare interessi diversi da ciò che predicano. I diritti umani come mercanzia.

La politica R2P (dottrina Responsibility to Protect), strettamente legata alle dinamiche della NATO, è la divisa di Amnesty International. (…) Avalla invasioni militari e metodi di Guerra non convenzionale. Ha fatto campagna contro Yugoslavia, Irak, Libia, Siria e Venezuela.

Mentre il Dipartimento di Stato e gli alleati finanziano e organizzano gruppi terroristi in Medio Oriente, Amnesty International fa propaganda contro Russia e Siria nell’ambito di un’operazione mediatica di vasta portata. Il crimine addossato all’altro come operazione psicologica, lo descrive in un altro articolo Cartalucci. L’operatività di Amnesty International consiste nel lanciare missioni di osservazione, che raccolgono testimonianze, affinché le ONG possano preparare dei dossier come fatto contro il governo Assad senza alcuna prova.

Le contraddizioni nei rapporti si accentuano quando viene toccato il tema dei «prigionieri politici» a Cuba, mentre i paesi finanziatori sono molto più severi nella loro giurisprudenza rispetto alle associazioni tra individui o gruppi che ricevono finanziamenti dall’estero a fini politici o parapolitici.

Operando come ONG che denuncia abusi dei diritti umani dello Stato venezuelano, nel 2014 si è pronunciata a favore dei ‘guarimberos’ e Leopoldo Lopez, nulla di strano essendo Amnesty International un attivo cartellone pubblicitario di Wall Street. Le ONG in territorio venezuelano replicano quanto enunciato da Amnesty International come fosse dottrina. Amnesty funge anche da ‘copertura teorica’ e ‘indipendenza giornalistica’ per gli argomenti di Provea e Foro Penal Venezolano. Missino Verdad ha spiegato i metodi e il vero ruolo delle ONG, i legami finanziari con la NED, Open Society Foundations e altre istituzioni e società al servizio dell’1%.

(…)

La merce chiamata diritti umani utilizza l’arena mediatica per diffondere quanto pensato e scritto dai think-thank al servizio di Pentagono e CIA, dai laboratori di guerra, e con l’assedio finanziario di schiera contro il paese e il popolo venezuelano. Amnesty International gioca un ruolo attivo a livello internazionale, in quelle zone dove vanno definendosi i futuri scenari geopolitici nell’ambito della guerra mondiale-societaria in corso. Il Venezuela ha un ruolo nodale in questo schema, dove si sviluppa uno scenario golpista che ha come proscenio politico e istituzionale l’Assemblea Nazionale controllata dalla MUD e l’offensiva economica condotta contro l’esecutivo guidato da Nicolas Maduro.

(…)

La propaganda contro il Venezuela si intensifica quando il chavismo avanza con mosse strategiche per smontare la guerra. Non bisogna sottovalutare i nodi imperiali che convergono con ingenti risorse in questa Guerra Non Convenzionale con un volto «civico», come lo sono ONG come Amnesty International.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Notizia del: 14/08/2017

Sorgente: Amnesty International, un’altra ONG al servizio del Dipartimento di Stato USA – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela

Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela

Viviamo una dittatura mediatica globale. Che dobbiamo combattere in un nuovo scenario di guerra asimmetrica

di José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación – Cubainformazione

La presunta “ingerenza di Cuba in Venezuela” è stato un messaggio ricorrente della stampa di ultra-destra (1) nei 18 anni di Rivoluzione Bolivariana (2).

 

Oggi, in uno scenario di vessazione viscerale al governo di Nicolás Maduro, il messaggio ha già condizionato l’intero sistema mediatico (3).

 

Ricordiamo che, nel 2003, Cuba trasferì decine di migliaia di professionisti nelle zone più povere del Venezuela, principalmente nella  Missione sanitaria comunitaria Barrio Adentro (4). Attualmente, Cuba ha 46000 cooperanti nei 24 stati del paese, in quasi 20 programmi sociali (5). Per citare solo un dato di impatto, la cooperazione sanitaria cubana, in Venezuela, ha salvato 1700000 vite (6).

 

Ma, in questi 14 anni, ai media internazionali non gli è interessato mostrare il cambiamento operato nella vita di milioni di persone grazie a questi programmi (7). Le uniche storie di vita pubblicabili sono state quelle di una minoranza di cooperanti cubani che, per accedere ad una migliore retribuzione, decisero aderire al programma di asilo politico negli USA (8). A proposito, eliminato, in gennaio, questo programma, da Barack Obama, oramai leggiamo poche notizie su “medici cubani disertori” (9).

 

Ma l’attuale scenario di violenta guerra psicologica ha bisogno di storie più forti circa il “fattore cubano” in Venezuela.

 

Pochi giorni fa, il presidente Donald Trump parlava, apertamente, di un ipotetico intervento militare nel paese (10). L’opposizione venezuelana, quasi due giorni dopo, emetteva un comunicato in cui, senza neanche menzionare gli USA, accusava “la dittatura di Maduro di convertire il paese in una minaccia regionale” e  -incredibilmente- l’ “intervento” che respingeva era quello”cubano”! (11)

 

Su questa presunta “ingerenza cubana” possiamo ora leggere centinaia di articoli d’opinione, editoriali, reportage e notizie nei principali media di tutto il mondo: da “The Washington Post” (USA) (12) sino a Deutsche Welle (Germania) (13), passando per “El Mundo” (14) o “ABC” (Spagna) (15).

 

Naturalmente, è la stampa venezuelana quella che porta il tema al parossismo. Pochi giorni fa, il quotidiano “El Nacional”, diceva che con la nuova Assemblea Nazionale Costituente, “Venezuela e Cuba saranno un solo paese” (16).

 

Il messaggio è già universale: Maduro è “il burattino di coloro che davvero comandano in Venezuela: i cubani” (17). “Il regime venezuelano oggi si mantiene grazie ad un apparato repressivo (…) e d’intelligence (…) controllato da ufficiali e funzionari cubani” (18), al fine di garantire “il petrolio che gli fornisce” Caracas. Tutto ciò lo leggiamo nel quotidiano spagnolo “El País”, la cui linea editoriale sul Venezuela è marcata da Moisés Naim (19).

 

 

Moisés Naim, che oggi afferma che il suo paese è “una succursale del regime di Raúl Castro” (20) fu -ricordiamo- il ministro venezuelano del Commercio e dell’Industria  che, nel 1989, cedette tutta la sovranità economica al Fondo Monetario Internazionale, e attuò un duro pacchetto neoliberale. Migliaia di persone povere, allora, scesero in piazza e assaltarono negozi alimentari, in quello che è conosciuto come il Caracazo (21).

 

Chi oggi parla della “sofferenza di milioni di venezuelani” (22) fu il ministro che portò il suo paese ad avere l’80% di povertà ed il 58% di povertà estrema, con diversi milioni di persone senza servizi sanitari o di istruzione (23).

 

Chi oggi sostiene quello che definisce “la resistenza nelle strade” (24), vale a dire, la violenza dell’opposizione che ha bruciato vive più di 20 persone per essere “chaviste” (25), fece parte del governo che impose la legge marziale e autorizzò a sparare con munizioni da guerra. Il saldo: più di 3000 morti (26).

 

Ma non solo è l’amnesia storica e la doppia morale. Oggi, da tutto l’apparato mediatico viene chiesto, spudoratamente, pressioni (27), sanzioni (28) e persino un intervento in Venezuela (29): “Sì, intervenire: non c’è perché spaventarsi. Il diritto di ingerenza umanitaria, in un caso come il venezuelano, reclama il suo esercizio”, leggiamo in “El País”(30).

 

Qualcuno può argomentare che tutto questo è pubblicato nella sezione “Opinione” di detti giornali. O tra virgolette di notizie e reportage. Che non è, necessariamente, l’opinione dei media. Una fallacia, perché oggi la censura di qualsiasi articolo di opinione, di linea contraria è assoluta e implacabile (31).

 

Per questo  smettiamo con le banalità. Viviamo una dittatura mediatica  globale. Che dobbiamo combattere in un nuovo scenario di guerra asimmetrica. Con metodi anche … asimmetrici.

(Traduzione di Francesco Monterisi)

Pubblichiamo su gentile concessione dell’autore

  1. http://www.abc.es/internacional/20130926/abci-injerencia-cubana-ejercito-venezuela-201309251956.html

  2. http://www.telesurtv.net/news/Venezuela-celebra-18-anos-de-la-primera-juramentacion-de-Chavez-20170202-0022.html

  3. https://www.lavozdegalicia.es/noticia/internacional/2014/02/26/oposicion-exige-fin-injerencia-cuba-venezuela/0003_201402G26P23991.htm

  4. http://ceims.mppre.gob.ve/index.php?option=com_content&view=article&id=39:mision-barrio-adentro-i-ii-iii-iv

  5. http://www.telesurtv.net/news/Maduro-llego-a-Cuba-para-revisar-acuerdos-bilaterales-20160317-0074.html

  6. http://minci.gob.ve/201

    7/04/venezuela-alcanza-cifras-historicas-materia-salud/

  7. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/56041-162-ataques-a-medicos-cubanos-en-venezuela-no-han-sido-noticia-no-eran-cooperantes-europeos

  8. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/64383-medicos-cubanos-desertores-en-colombia-marionetas-desechables-contra-el-dialogo-cuba-eeuu-y-de-paso-contra-venezuela

  9. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/72954-para-justificar-los-privilegios-de-la-emigracion-cubana-la-prensa-se-moja-hasta-los-pies

  10. https://elpais.com/internacional/2017/08/12/estados_unidos/1502489697_592906.html

  11. http://www.el-nacional.com/noticias/oposicion/mud-rechazamos-injerencia-cubana-amenazas-invasion-militar_198563

  12. https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/fidel-castros-venezuela-obsession/2016/11/26/5a3d3e9c-b405-11e6-8616-52b15787add0_story.html?utm_term=.313b9f96e8de

  13. http://www.dw.com/es/qu%C3%A9-futuro-le-ve-a-venezuela/a-40015546

  14. http://www.elmundo.es/opinion/2017/08/15/5991d326468aebea428b45f3.html

  15. http://www.abc.es/internacional/abci-cuba-controla-venezuela-traves-centro-escuchas-electronicas-201704050306_noticia.html

  16. http://www.el-nacional.com/noticias/columnista/venezuela-cuba-seran-solo-pais_185285

  17. https://elpais.com/elpais/2017/05/13/opinion/1494697154_543336.html

  18. https://elpais.com/elpais/2017/08/04/opinion/1501856720_135011.html

  19. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/56246-moises-naim-el-pais-ofrece-columna-diaria-para-denigrar-a-venezuela-y-cuba-a-un-criminal-del-caracazo

  20. http://www.dw.com/es/qu%C3%A9-futuro-le-ve-a-venezuela/a-40015546

  21. http://www.rebelion.org/noticia.php?id=164505

  22. https://elpais.com/elpais/2017/05/13/opinion/1494697154_543336.html

  23. http://www.forodebatemarxista.com/index.php?option=com_content&view=article&id=559:s-sesui&catid=4:internacional&Itemid=7

  24. http://www.infobae.com/america/venezuela/2017/07/29/moises-naim-venezuela-paso-de-ser-un-petroestado-a-ser-un-narcoestado/

  25. http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/07/22/la-oposicion-ha-quemado-vivas-al-menos-23-personas-en-venezuela/#.WZLz-lFLeig

  26. http://www.telesurtv.net/articulos/2014/02/27/el-caracazo-y-el-derrumbe-del-golpe-fascista-3177.html

  27. http://www.elmundo.es/internacional/2017/08/05/598464ea22601d385f8b465f.html

  28. https://www.republica.com/en-el-anden/2017/08/01/maduro-chavez-y-la-invasion-consentida/

  29. http://www.laprensa.com.ni/2017/08/05/editorial/2274926-el-factor-cubano-en-venezuela

  30. https://elpais.com/elpais/2017/08/04/opinion/1501856720_135011.html

  31. https://forocontralaguerra.org/2017/08/09/como-no-dar-una-noticia-paraperiodistas-espanoles-ante-la-constituyente-venezolana/

 

Notizia del: 20/08/2017

Sorgente: Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela – World Affairs – L’Antidiplomatico

Il punto di vista della Cina sul Venezuela

Raúl Zibechi

Conoscere i criteri che usa la potenza emergente sull’America Latina, e in particolare sul Venezuela, è sommamente importante giacché raramente i loro mezzi di comunicazione lasciano intravedere le opinioni che circolano nel governo cinese. Il 1° agosto la rivista cinese  Global Times ha pubblicato un esteso editoriale intitolato “Venezuela un microcosmo dell’enigma latinoamericano” (goo.gl/ksmY77).

Il Global Times appartiene all’organo ufficiale del Partito Comunista della Cina, Quotidiano del Popolo, ma si focalizza su temi internazionali e le sue opinioni hanno maggiore autonomia del media che lo patrocina.

L’articolo analizza le recenti elezioni dell’Assemblea Costituente mostrando un certo sostegno al progetto ma, allo stesso tempo prendendo le distanze. Riserva le sue maggiori critiche alla Casa Bianca, dicendo che “Washington si preoccupa solo di prendere il controllo del continente, come suo cortile posteriore, e non è interessata ad aiutarli”.

Evidenza che gli obiettivi degli Stati Uniti consistono nella “eliminazione di Maduro e nella distruzione dell’eredità politica di Chávez”, ma precisa anche che tutti i governi di sinistra del continente hanno una relazione “scomoda” con Washington.

Secondo il Global Times, “senza un’industrializzazione pienamente sviluppata, le economie latinoamericane dipendono in gran misura dalle risorse”, ragione per cui molti paesi presentano forti spaccature sociali e di ricchezza, come succede in Venezuela, dove i contadini e i poveri urbani appoggiano il governo mentre la classe media ricca sostiene l’opposizione.

Finora non ci sono novità. Ma a questo punto comincia un’analisi che svela le posizioni del governo cinese. “Il sistema politico che hanno adottato dall’Occidente non è riuscito ad affrontare questi problemi”, spiega il Global Times.

La rivista, pertanto, dice che “indipendentemente da chi vinca, il Venezuela avrà difficoltà a vedere la luce alla fine del tunnel. Le divisioni sociali non possono essere risolte, e l’intervento degli Stati Uniti non si fermerà. Il Venezuela può essere trascinato in un prolungata battaglia politica”. Con totale trasparenza, la dirigenza cinese pensa che il paese si incammini verso maggiori conflitti.

In secondo luogo, sostiene che il Venezuela sia un “importante socio della Cina”. Difende le relazioni di cooperazione “indipendentemente da chi governa il paese”, perché “il commercio con la Cina sarà utile ai venezuelani”. Per quello stimano di mantenere delle relazioni fluide e strette che “in Venezuela trascendono gli interessi di partito”.

I cinesi aprono l’ombrello e avvertono che le relazioni non sono subordinate ai governi di turno, ossia, che sono di lunga durata e non rinunceranno a quelle anche se cadrà il governo di Nicolás Maduro.

Il terzo punto è chiave: “Le sommosse politiche significano rischi per gli investimenti cinesi e la Cina deve apprendere ad affrontarle. La Cina non può rinunciare alla sua presenza economica in America Latina solo per la sua instabilità politica”, afferma l’articolo.

Alla fine, sostiene che la presenza della Cina in America Latina “non ha una motivazione geopolitica”, cosa anche troppo dubbia, ma afferma anche che la “Cina non interferirà nel processo politico del Venezuela o di qualsiasi altro paese latinoamericano”, qualcosa che finora è completamente vero.

Anche se circospetta, l’analisi cinese rivela tre questioni centrali. La presenza cinese nella regione è giunta per rimanere, è chiaro che c’è un conflitto con gli Stati Uniti, e non interferiranno nelle relazioni destra-sinistra, perché -anche se lo negano- la loro presenza è di carattere strategico.

In un altro momento, bisognerà riflettere sul “sistema politico” che la Cina propone, indirettamente, ai paesi amici del mondo che, evidentemente, non assomiglia alle democrazie elettorali di tipo occidentale.

Le relazioni della Cina con la regione abbracciano una vasta gamma di temi, dagli investimenti economici fino agli accordi militari e ai crescenti legami culturali con l’apertura di centinaia di centri di studio di lingua cinese. In vari paesi sono state installate industrie, in particolare di montaggio e costruzione di automobili, fatto che amplia i loro investimenti focalizzati in un prima fase sulle materie prime.

Richiama l’attenzione la potenza delle relazioni economiche. La Cina è  uno dei principali soci commerciali dei paesi della regione e ha sostituito, dal 2005 al 2016, la Banca Mondiale e la BID (Banca Interamericana di Sviluppo) come principale fonte di prestiti, con 141 miliardi di dollari rovesciati sull’America Latina e i Caraibi, secondo l’Inter-American Dialogue (goo.gl/8iuAR7).

Il Venezuela assorbe quasi la metà del totale dei prestiti, con 62,200 miliardi di dollari, seguito dal Brasile con 36,800 miliardi, e abbastanza più indietro l’Ecuador e l’Argentina. Gli investimenti in Venezuela ebbero un picco nel 2010 e dopo sono discesi considerevolmente, ma continuano ad occupare un posto rilevante. Il grosso dei suoi investimenti sono destinati ad energia, ossia a idrocarburi, ma anche alle attività minerarie e alle infrastrutture.

Gli investimenti più notevoli sono stati destinati al terminal marittimo della petrolchimica Pequiven e all’impresa mista Sinovensa, costituita da PDVSA e dalla Compagnia Nazionale Cinese del Petrolio, creata dopo la nazionalizzazione della Faglia Petrolifera dell’Onirico, nel 2007. Grazie ai 4 miliardi di dollari investiti dalla Cina, la Sinovensa è passata dal produrre 30 mila barili quotidiani di petrolio a 170 mila barili (goo.gl/9QDaCp).

L’ultimo prestito importante si è registrato nel novembre del 2016, con 2,200 miliardi di dollari nel settore petrolifero, per portare nei prossimi anni la produzione sino-venezuelana a 800 mila barili quotidiani (goo.gl/MZE7nZ).

Proseguendo su questa strada, la Cina finirà con il sostituire gli Stati Uniti come principale mercato del petrolio venezuelano, che è il paese che ostenta le maggiori riserve mondiali di greggio. Questa realtà, più che il “socialismo del XXI secolo”, spiega i motivi di Washington per abbattere Maduro.

4 agosto 2017

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Raúl Zibechi, “La mirada de China sobre Venezuela” pubblicato il 04-08-2017 in La Jornadasu [http://www.jornada.unam.mx/2017/08/04/politica/017a1pol#texto] ultimo accesso 12-08-2017.

Sorgente: Il punto di vista della Cina sul Venezuela «

Venezuela, una giovane donna alla guida dell’Assemblea Costituente. Il popolo ha votato per la pace

Venezuela, una giovane donna alla guida dell'Assemblea Costituente. Il popolo ha votato per la pace

 

 
Ieri, tra slogan e danze, un fiume di rosso e bandiere ha accompagnato i 545 costituenti in Parlamento. Da un confronto che si preannuncia lungo e che potrebbe innervare l’Anc nella società bolivariana “in modo permanente”, nascerà la Carta Magna n. 27 nella storia della Repubblica

di Geraldina Colotti

Onesimo contro el Cimarron. Si può anche leggere così la presa di posizione del Vaticano contro l’Assemblea Nazionale Costituente. Lo schiavo che ritorna contro lo schiavo fuggiasco delle comuni libere e ribelli che, nella Haiti di Toussaint Louverture interroga i principi di “Liberté, égalité, fraternité”: com’è possibile “che la nostra schiavitù sostenga la libertà dell’Europa”?

Onesimo di Bisanzio, poi santificato, era uno schiavo del ricco Filemone, già convertito al cristianesimo da Paolo di Tarso i cui precetti cercava di applicare. Dopo aver rubato, Onesimo scappò a Roma per fuggire alla punizione. Lì si incontrò con Paolo, in carcere in attesa del giudizio dell’imperatore. Si mise al suo servizio.

Paolo, benché amasse Onesimo “come un figlio”, decise di rispettare le leggi romane sulla schiavitù e di rimandarlo dal padrone: al quale scrisse la famosa Lettera a Filemone. Gli chiedeva di accogliere lo schiavo pentito “come un fratello” perché sarebbe stato “utile” a entrambi, alla religione e al sistema sociale (utile è infatti il significato greco di Onesimo).

Il messaggio di Bergoglio all’interno del Vaticano rispetto al Venezuela, arriva fino a questo punto. Il figlio del falegname, invece, dice al ricco: “Vendi tutto e seguimi”. Ma il giovane di buona famiglia scuote la testa e se ne va triste “perché aveva molte ricchezze”. I comunisti, invece, fanno le rivoluzioni per rovesciare i rapporti di forza tra le classi e costruire qualcosa di simile al messaggio del Cristo originario: anche camminando a fianco dei cristiani conseguenti, ma senza subirne l’egemonia.

La questione – per i cultori del “forse di qua ma forse anche di là” – sta in questi termini anche in un paese come il Venezuela, laico per costituzione eppure intriso della cultura della “pace e dell’incontro”. Incontro da pari a pari. Pace con giustizia sociale: per conseguirla, bisogna lottare. Per difenderla, bisogna battersi, decidere, scontentare, lasciarne alcuni per strada mantenendo comunque uno spiraglio aperto. Il chavismo ha deciso di “distruggere lo Stato borghese” incamminandosi verso il socialismo: guidato dal “potere originario”, quello popolare, che gli ha dato mandato pieno con oltre 8 milioni di voti.

Ieri, tra slogan e danze, un fiume di rosso e bandiere ha accompagnato i 545 costituenti in Parlamento. Da un confronto che si preannuncia lungo e che potrebbe innervare l’Anc nella società bolivariana “in modo permanente”, nascerà la Carta Magna n. 27 nella storia della Repubblica.

La giunta direttiva è guidata da una giovane donna, la ex ministra degli Esteri Delcy Rodriguez. Primo vicepresidente, il professor Aristobulo Isturiz (afrodiscendente), secondo Isaias Rodriguez, ex Procuratore generale e attuale ambasciatore del Venezuela in Italia, poeta e fine conoscitore della cultura europea.

“Votando per la Costituente – ha detto Delcy Rodriguez – il popolo ha inviato molti messaggi. Il primo è quello di esigere la pace. Il secondo è che, se le destre non prendono il cammino della pace, dev’essere garantita la giustizia”. Lo ha detto rivolgendosi al Padre Numa Molina, gesuita e amico personale del papa Bergoglio, presente alla cerimonia. Ieri una sentenza del Tsj ha sollevato dall’incarico la Fiscal General Luisa Ortega.

In una seguitissima trasmissione giovanile, Zurda Conducta, sono stati presentati vari video sulle violenze delle destre – ormai ridotte a pochi focolai nei quartieri bene della capitale – e anche uno che evidenzia la corruzione ai massimi livelli decisionali del Ministerio Publico che Ortega ha diretto: la zuffa di due alti funzionari per la spartizione di una tangente.

 

Ortega avrebbe cambiato casacca per evitare le sanzioni Usa alle proprietà e alle società gestite negli Stati uniti dalla sua famiglia. Dopo il suo “pronunciamento critico” nei confronti del chavismo, infatti, il suo nome non è comparso fra quelli a cui Trump ha imposto nuove sanzioni finanziarie, in primis il blocco dei beni e dei visti negli Usa. Beni che gli altri leader chavisti hanno smentito di avere, denunciando l’azione di discredito condotta “dall’impero”. Le sanzioni colpiscono però soprattutto l’istituzione che i “puniti” dirigono, come il Consejo Nacional Electoral, e le società che hanno rapporti commerciali con l’istituzione.

Una pressione che potrebbe spiegare la fuga e le affermazioni di Antonio Mugica, rappresentante di Smartmatic, l’impresa che fornisce il sistema informatico elettorale. Un’impresa diventata leader del settore che risulta finanziata da George Soros. Dopo aver smentito se stesso e centinaia di osservatori internazionali che hanno definito il sistema elettorale venezuelano a prova di frodi, Mugica ora si è aggiunto al coro di quanti, dagli Usa all’Europa, passando per il Vaticano, vogliono invalidare l’Anc accusando i Cne di frodi.

“La verità si può verificare, le ceneri no”, ha chiosato Isaias Rodriguez riferendosi al “plebiscito” dell’opposizione, organizzato il 16 luglio fuori dalla legalità e dal Cne e per il quale le destre hanno sostenuto di aver ricevuto oltre 7 milioni di voti. Poi hanno bruciato le schede “per motivi di privacy”.

I costituenti hanno giurato “di essere liberi, sovrani e indipendenti”: per Bolivar e per Chavez. “Di lottare per rompere le catene che schiavizzano il popolo, fedeli, leali e conseguenti anche a costo della vita”. Bill Nelson, senatore dello Stato della Florida, negli Usa, ha applaudito il Dipartimento del Tesoro della Casa Bianca per le sanzioni imposte a Maduro e ha chiesto di sospendere completamente le importazioni di petrolio dal Venezuela.

In un incontro con i media comunitari internazionali, si sono analizzati i meccanismi dell’informazione manipolata, mettendo a confronto la stessa foto di prima pagina, pubblicata contro il Venezuela dai più grandi quotidiani privati di mezzo mondo lo stesso giorno. Un “cartello mediatico” che opera per rendere invisibile il popolo venezuelano, ha detto il ministro della Comunicazione, Ernesto Villegas, in una intervista a Rt: “In Venezuela – ha affermato – si sta producendo una mega fake news, si sta sperimentando una ricetta ucraina rafforzata”. Le immagini che amplificano i fatti più cruenti servono a riattizzare le violenze “quando le manifestazioni si stanno estinguendo”.

L’opzione violenta o quella elettorale? Il cartello di opposizione – Mesa de la Unidad Democratica (Mud) – si azzuffa: vi sono quelli che vogliono agire su più tavoli, gli oltranzisti delle “guarimbas” e i più concilianti, che intanto vogliono pensare alle elezioni regionali, e poi alle comunali e alle presidenziali. Altro paio di maniche sarà però scegliere un candidato che metta d’accordo tutte le infuocate correnti di potere.

 

Notizia del: 05/08/2017

La Rai mente sapendo di mentire

Oggi, il Televideo RAI ha pubblicato una notizia totalmente falsa sul Venezuela.

Ultim’ora delle 22:15 del 4 agosto 2017, il Televideo della RAI scrive che a Caracas c’è altissima tensione dopo l’insediamento dell’Assemblea Costituente. E prosegue: “La Guardia Nazionale Bolivariana ha lanciato gas lacrimogeni contro un gruppo di oppositori che ha organizzato una imponente manifestazione davanti al Parlamento“.


Più avanti, continua: “Tutta l’area è blindata e le forze di sicurezza impediscono la protesta“.


Innanzitutto, all’autore della nota mi viene da chiedere: “La manifestazione c’è stata o non c’è stata? E’ stata dispersa dal lancio dei lacrimogeni della “Guardia Nazionale Bolivariana” o l’area era blindata?” Chi ha scritto la nota, prima di tutto dovrebbe essere più chiaro: non può fare una affermazione e subito dopo, nella stesa nota, fare un’altra affermazione che smentisce la prima!

La stessa notizia, o meglio la stessa “fake news” è ribadita da Televideo nella parte dedicata agli esteri (pagina 150 e seguenti). Nella pagina 151, pubblicata alle 23:40, quindi una ora e 25 minuti dopo l’Ultim’ora si riporta, testuali parole: “All’esterno, imponente manifestazione degli oppositori“.

Io ero davanti al Parlamento venezuelano nel momento dell’insediamento della Costituente e nelle ore successive e posso testimoniare che le affermazioni di Televideo sono totalmente infondate; non c’è stata nessuna manifestazione dell’opposizione davanti al parlamento.

Si tratta di una notizia falsa, anzi una triplice falsità: prima di tutto nel centro di Caracas, all’ovest e nella gran parte della città non c’era tensione, ma era tutto tranquillo; davanti al Parlamento c’era tantissima gente allegra, tutti sostenitori della Costituente e non c’era nessuna manifestazione imponente degli oppositori; e per finire, non c’è stata nessuna repressione e nessun lancio di bombe lacrimogene come afferma Televideo, per la semplice ragione che non c’erano manifestazioni di opposizione né imponenti, né microscopiche davanti al Parlamento.

Una manifestazione degli oppositori c’è stata, ma nella zona dei quartieri ricchi, nell’est di Caracas, che non ha avuto nessun effetto sul resto della città.

Nel video dell’Agenzia AVN, l’installazione della Costituente all’interno del Parlamento ed immagini delle manifestazioni popolari all’esterno. Non si vedono disordini

Le immagini di Telesur trasmesse in diretta dalla Piazza Bolivar di Caracas

Durante gran parte del giorno sono stato a “passeggiare” con mia moglie nel centro di Caracas. Abbiamo assistito all’ingresso dei deputati eletti alla Costituente ed alla imponente partecipazione popolare che ha accompagnato gli eletti; poi abbiamo continuato la passeggiata, arrivando alla Piazza Diego Ibarra, a meno di cento metri dal Parlamento, dove abbiamo visto il recente inaugurato “Parco acquatico” per il diletto dei bambini (ho postato anche un video in youtube); abbiamo mangiato pure un gelato in una gelateria italiana e siamo passati nuovamente dal Parlamento, che si trova ad un angolo della centralissima Piazza Bolivar.



Quindi sono stato nelle vicinanze del Parlamento prima, durante e dopo l’insediamento dell’Assemblea Costituente e posso asserire senza timore di essere smentito da nessun giornalista o funzionario di Televideo RAI che non c’è stata nessuna manifestazione di opposizione e meno che meno lancio di bombe lacrimogene.

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Il parlamento venezuelano circondato da una folla di sostenitori della Costituente


Conati di violenza, comunque con una partecipazione sempre più ridotta da parte degli oppositori, ci sono stati nell’est di Caracas, come accennato sopra. L’opposizione è sempre più spaccata ed una parte consistente ha deciso di abbandonare le manifestazioni violente di questi ultimi mesi per partecipare alle elezioni.

Il Venezuela viene accusato di essere una dittatura, ma è una strana dittatura dove si vota molto spesso (22 o 23 elezioni negli ultimi 18 anni) e l’opposizione vince anche: ha vinto le ultime elezioni parlamentari del 2015, vinse un referendum costituzionale, ha eletto governatori, sindaci, consiglieri regionali, comunali.

Il 30 luglio si è votato per la Costituente e fra qualche mese, quando termineranno i lavori ci sarà un referendum per l’approvazione definitiva della nuova costituzione; poi si dovranno eleggere tutti i poteri. Il Presidente della Repubblica al momento di attivare la Costituente ha rimesso il mandato a disposizione. In ogni caso l’elezione del Presidente è prevista per l’autunno del 2018. 

Intanto quest’anno ci sarà l’elezione dei governatori degli stati e lunedì saranno presentati i candidati. Molti partiti di opposizione hanno deciso di abbandonare la via della violenza e partecipare ai vari processi elettorali che ci saranno nei prossimi mesi.

Anche le grandi imprese sembrano decise ad abbandonare la guerra economica, uno dei fattori che ha inciso sulla scarsità di beni nel mercato venezuelano, accanto alla crisi economica generale, alla caduta del prezzo del petrolio ed altri. Molte imprese hanno prima ridotto e poi sospeso totalmente l’attività produttiva o distributiva per incrementare la scarsità di beni nel mercato ed alimentare il malessere della popolazione verso il governo; i grandi media privati hanno avuto il compito di diffondere l’idea che la causa della scarsità era da attribuire solamente all’inefficienza del governo.

La multinazionale Colgate, per esempio, poche ore fa ha annunciato che riattiva la produzione dei suoi prodotti, in particolare del dentifricio, prodotto che negli ultimi mesi era introvabile in Venezuela.

Quindi la situazione del Venezuela sta decisamente cambiando, nel senso che si sta riducendo il clima di violenza e settori dell’opposizione hanno deciso di partecipare alle elezioni, cercando di conquistare il potere per la via elettorale. A quanto pare alcuni media, come la RAI non hanno capito che c’è una nuova situazione in Venezuela. Per esempio, nell’Ambasciata spagnola, o meglio nella residenza dell’Ambasciatore spagnolo in Venezuela, con la mediazione dell’ex capo del Governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, è stata portata avanti una trattativa, rimasta segreta fino a ieri, fra governo e MUD, ossia l’opposizione. Con questa trattativa l’opposizione o parte dell’opposizione alla fine è stata convinta ad abbandonare la violenza e partecipare alle elezioni. L’esistenza di questa negoziazione è stata rivelata ieri (3 agosto) dal giornalista Kico Bautista.

Intanto, proprio il 3 di agosto l’Ambasciata spagnola a Caracas è stata oggetto di un attentato con bombe molotov. Chi c’è dietro questo attentato? Qualcuno che non era d’accordo con queste trattative?

Ricapitolando la situazione in Venezuela sta cambiando ed a quanto pare alcuni media, come la RAI, non si sono ancora resi conto di questo cambiamento in atto e continuano ad attaccare il Venezuela con notizie false, come questa di una imponente manifestazione dell’opposizione davanti al Parlamento.

La RAI, come tanti altri media italiani, è impegnata da anni a manipolare le informazioni riguardanti il Venezuela. Tra le tante fake news della RAI, ricordo che qualche anno fa, nella puntata di “Italia chiama Italia” trasmessa da RAI International il 5 di ottobre del 2011 e dedicata interamente alla violenza in Venezuela, intitolata appunto “Venezuela violento”, la conduttrice di quel programma, Benedetta Rinaldi, parlò di seimila omicidi al giorno solo a Caracas! Chiunque, facendo un semplice calcolo matematico, poteva rendersi conto che si trattava di una bugia bella grossa, di un tentativo di manipolare e disinformare, di un tentativo di screditare il Venezuela. Se in una città di 3 milioni di abitanti, come Caracas o Roma, ci fossero 6.000 omicidi al giorno la città rimarrebbe senza popolazione dopo meno di un anno e mezzo. E’ semplice matematica!

thanks to: attilio folliero

“La Oscura Causa”: un documentario sul Venezuela

 

“La Oscura Causa”: un documentario sul Venezuela

Questo mio documentario non è un lavoro circostanziale. Continuerà ad avere un senso finché gli Stati Uniti persisteranno nell’idea di abbattere la Rivoluzione Bolivariana in atto in Venezuela, nell’obbiettivo di impadronirsi del petrolio e delle altre risorse naturali.

Nel 1902, l’Inghilterra, la Germania ed altre nazioni europee vollero conquistare il Venezuela. Gli argomenti e le pratiche di destabilizzazione di quell’epoca lontana sono quasi le stesse di quelle di oggi.

Questo documentario è basato su interviste a studiosi venezuelani che, con un linguaggio semplice e didattico, ci raccontano una storia che i grandi media insistono a nascondere o tergiversare.

Versione con sottotitoli in italiano:

 

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Catalano

thanks to: Hernando Calvo Ospina

Pressenza

Rete No War sul Venezuela: ci dissociamo dai paesi guerrafondai

 

Rete No War sul venezuela: ci dissociamo dai paesi guerrafondai

In Italia il governo, i parlamentari, i media, accodandosi agli Stati uniti e sulla base di fonti del tutto di parte, hanno prese di posizione inaccettabili rispetto al Venezuela. Matteo Renzi accusa Maduro di «distruggere libertà e benessere di un popolo che muore di violenza e di fame». Una volta di più, con la loro ingerenza, i politici e i media occidentali rischiano di rendersi responsabili di una nuova tragedia.
Gentiloni, Renzi, Trump & C.: per voi il popolo venezuelano è rappresentato dall’oligarchia di destra e dagli incendiari di esseri umani? Da oltre 100 giorni, gruppi dell’oligarchia bruciano vive persone, uccidono, distruggono beni comuni, mettono a ferro e fuoco i quartieri, usano armi, provocano scontri con la polizia, rifiutano il dialogo.
La situazione del Venezuela non è facile, anche a causa di una guerra economica evidente oltre che del retaggio di cento anni di estrattivismo. Ma come potete dire che l’opposizione – dei ricchi – vuole pace e pane?
Come potete considerare “oppositori perseguitati” due golpisti di lunga data come Ledesma e Lopez, che non hanno  mai condannato i crimini contro l’umanità compiuti dagli squadroni dell’opposizione nei mesi scorsi
Come potete parlare di “dittatura” in un paese dove si vota continuamente? Il 30 luglio, i venezuelani si sono recati in massa a eleggere un’Assemblea costituente, dopo oltre cento giorni di violenze istigate e perpetrate dall’oligarchia. Ma l’Italia ha già detto che non riconoscerà la Costituente.

Rete No War si dissocia dal governo e dai politici italiani. Come  piccolo gruppo attivo contro gli inferni provocati dai paesi dell’Asse della guerra Nato-Golfo, abbiamo un debito di riconoscenza con il Venezuela e gli altri paesi del gruppo Alba (Cuba, Bolivia, Nicaragua, Ecuador): attivi in tutte le sedi contro le guerre di aggressione e le destabilizzazioni messe in atto dall’ asse della guerra Nato-Golfo.

 
Rete No War Roma

Sorgente: Pressenza – Rete No War sul venezuela: ci dissociamo dai paesi guerrafondai

Tutto quello che devi sapere sull’Assemblea Costituente in Venezuela (e il mainstream ti ha censurato)

Il presidente Nicolás Maduro ha convocato un’Assemblea Nazionale Costituente. In cosa consiste l’inaspettata mossa del governo venezuelano?

di Nazareth Balbás – RT

«Convoco il potere costituente originario del popolo, è il momento, questo è il cammino. Non ci hanno lasciato alternative», ha dichiarato il presidente Nicolás Maduro.

La possibilità di una Costituente, già ventilata qualche settimana fa, si è concretizzata nel corso della massiccia mobilitazione del chavismo per la Festa dei Lavoratori nel centro di Caracas. In parallelo, l’opposizione ha organizzato un’altra giornata di proteste contro il presidente, cercando di giungere – senza permesso e senza successo – fino alla sede del Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ), ubicata nella stessa zona dove si trovava la marcia pro-governativa.

L’escalation di violenza nelle strade, prodotto degli appelli allo scontro dell’opposizione, così come delle reiterate accuse a Maduro di essere un «dittatore», hanno creato uno scenario dove l’obiettivo è legittimare  il carattere democratico del «potere costituente originario» per risolvere la congiuntura politica. Ma in cosa consisterà questo processo?

Qual è l’obiettivo dell’Assemblea Nazionale Costituente?

Secondo l’articolo 327 della Costituzione, il popolo venezuelano – depositario del potere costituente – può convocare un’Assemblea Nazionale Costituente per «trasformare lo Stato, creare un nuovo ordinamento giuridico e redigere una nuova Costituzione».

Maduro può convocare un’Assemblea Nazionale Costituente?

Sì. Secondo l’articolo 348 della Costituzione Bolivariana, il presidente ha la facoltà di convocarla.

L’opposizione può partecipare all’Assemblea Nazionale Costituente?

Sì. Tra 200 e 250 costituenti, di qualsiasi segno politico, saranno eletti a scrutinio diretto, universale e segreto per formare un assemblea, incaricata di redigere il nuovo testo costituzionale.

Cosa succede adesso?

Una volta annunciato il processo, dev’essere approvato il decreto di convocazione dell’Assemblea Nazionale Costiuente. Il presidente Maduro lo ha firmato lunedì notte.

Che ruolo gioca il Consiglio Nazionale Elettorale?

Il Potere Elettorale deve verificare che la convocazione sia sta effettuata correttamente.

Cosa accadrà all’Assemblea Nazionale?

Il Parlamento cesserà le sue funzioni, dal momento che l’Assemblea Costituente sarà incaricata di legiferare.

Il testo costituzionale sarà sottoposto a votazione?

Sì, tutto quello che sarà deciso dall’Assemblea Costituente sarà sottoposto all’approvazione del popolo.

Quale organismo può opporsi alle decisioni dell’Assemblea Costituente?

Quanto approvato dall’Assemblea Nazionale dev’essere coerente con la Costituzione vigente. Se, per esempio, viene proposto un articolo che introduce la pena di morte, questo entra in contraddizione con i principi dell’attuale Costituzione, pertanto può essere attivato l’articolo 350 che abilita il Tribunale Supremo di Giustizia a decidere sulla questione.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Fonte: RT
Notizia del: 30/07/2017

Sorgente: Tutto quello che devi sapere sull’Assemblea Costituente in Venezuela (e il mainstream ti ha censurato) – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

Venezuela: in otto milioni alle urne sfidando le violenze della destra

Nella giornata dedicata al voto per l’Assemblea costituente, barricate, omicidi, minacce e guarimbas di Mud e gruppi paramilitari per far prevalere l’astensione. Il paese rischia di trasformarsi in una Siria latinoamericana. Forte il rischio di un intervento militare statunitense o colombiano giustificato da ragioni umanitarie.

di David Lifodi

Più di otto milioni di venezuelani, su un elettorato di circa 19, ieri si sono recati al voto per eleggere l’Assemblea costituente. Difficile capire cosa accadrà adesso. La percentuale dei votanti, il 41,5%, non è altissima. Probabilmente, per mettere a tacere l’opposizione, la partecipazione elettorale avrebbe dovuto essere senz’altro maggiore, ma, al tempo stesso, considerando che la Mesa de Unidad Democrática (Mud) ha fatto di tutto, dalle barricate alle minacce, passando per gli omicidi mirati e gli assalti ai seggi, pur di far prevalere l’astensionismo, otto milioni di persone alle urne non sono nemmeno un risultato da disprezzare. Chi si è recato a votare lo ha fatto consapevole che avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua vita. Il paese risulta diviso a metà, ma, aldilà delle immagini televisive che mostrano solo ed esclusivamente scontri e violenze e non le lunghe file ai seggi per votare, si teme un’ulteriore salto di qualità da parte di Stati uniti e opposizione “democratica”, che da giorni invocano la cosiddetta “Ora 0”, leggi rovesciamento del governo bolivariano.

Un aspetto su cui in pochi si sono soffermati nella giornata di ieri è stato il rifiuto di riconoscere la validità delle elezioni, a prescindere, da parte di stati quali Colombia, Messico, Argentina, Brasile, Perù. Si tratta di paesi che sono politicamente vicini agli Stati uniti e sostenitori della dottrina Usa della “sicurezza democratica”, quindi non sorprende che abbiano avallato la votazione farsa promossa due settimane fa dalla Mud e ritengano irregolare a priori quella per la Costituente. È stato lo stesso direttore della Cia, Pompeo, ad annunciare recentemente che stava lavorando con Messico e Colombia per aiutare i venezuelani a liberarsi di Maduro. Da tempo, per la sua posizione strategica, lo stato venezuelano del Táchira, al confine con la Colombia, si è trasformato in un campo militare privilegiato per le operazioni della destra neofascista e dei paramilitari colombiani, i quali stanno dando man forte alla Mud per spazzare via la rivoluzione bolivariana. È da questo stato, non a caso, che sono partiti la maggior parte di attacchi e sabotaggi condotti da gruppi paramilitari allo scopo di “trasformare il Venezuela in una nuova Siria e lo stato di Táchira in una nuova Aleppo”, come ha dichiarato il ministro della difesa venezuelano Vladimir Padrino López. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, nonostante abbia ricevuto il Nobel per la Pace (immeritato) per i negoziati (in fase di stallo) con la guerriglia delle Farc, si è trasformato, al tempo stesso, in facilitatore delle campagne della destra venezuelana e si è già proposto per eventuali operazioni di assistenza umanitaria. Sotto questa copertura, la stessa che più volte è servita per giustificare gli interventi degli Stati uniti in altri paesi, Santos ha sposato in pieno la causa dell’operazione Venezuela Freedom-2, sponsorizzata dal Pentagono. Non solo. Il legame tra uno dei leader della Mud, Henrique Capriles (governatore dello stato di Miranda) e Santos è tale che tra gli uomini vicini al presidente e, al tempo stesso, consulente dell’opposizione venezuelana, c’è Germán Medina, già collaboratore dell’ex presidente colombiano Uribe e sostenitore di Capriles nel 2013, quando quest’ultimo fu sconfitto alle presidenziali da Maduro. Tra coloro che appoggiano la Mud anche Jorge Quiroga, vecchio esponente dell’estrema destra boliviana, e Vicente Fox, ex presidente messicano alfiere di primo piano del neoliberismo.

Le immagini di ieri, che hanno mostrato volutamente un paese nel caos e in preda di scontri, testimoniano comunque che in Venezuela è in corso un colpo di stato permanente e continuato. Del resto, è stato uno dei dirigenti più oltranzisti della Mud, Freddy Guevara, ad invocare modalità di guerra non convenzionali promosse dagli Stati uniti e ad augurarsi uno scenario simile a quello libico o siriano. Fa parte di questo piano il tentativo di paralizzare la società civile venezuelana tramite l’utilizzo di una violenza totale e indiscriminata contro i civili. Lo stesso numero di morti di questi ultimi mesi, che ha raggiunto purtroppo la cifra di circa 120 persone, è stato acriticamente imputato al governo bolivariano. In realtà, come ha evidenziato Luis Hernández Navarro su La Jornada, i gruppi di incappucciati che hanno messo a ferro e a fuoco Caracas e definiti frettolosamente come esponenti dei colectivos, appartengono in realtà a organizzazioni paramilitari vicine all’opposizione. Ad alcuni sostenitori del chavismo hanno appiccato il fuoco, come accaduto a maggio al giovane Orlando José Figueras, altre persone sono state aggredite con pietre e bastoni pur non essendo militanti bolivariani e in alcuni casi sono stati gli stessi “ribelli” a morire o a provocarsi gravi ferite utilizzando ordigni atti a devastare o a incendiare edifici pubblici. Sempre Navarro ha definito i membri dell’opposizione come apprendisti tropicali dell’Isis ed ha sottolineato come la maggior parte delle vittime della Mud siano afrodiscendenti, segnale della trasformazione della destra venezuelana in una sorta di versione sudamericana del Ku Klux Klan. Anche in occasione dei disordini e delle violenze di ieri, si è parlato di morti e feriti, ma in pochissimi hanno evidenziato che tra gli omicidi compiuti nella giornata del voto a morire è stato un candidato alla Costituente fatto fuori in casa propria da uomini armati a seguito di un’irruzione. Tutto ciò non per fare una macabra conta di morti da attribuire all’una o all’altra fazione, ma per mostrare il livello di intossicazione della comunicazione a proposito di quanto sta accadendo in Venezuela, paese vittima di una feroce guerra mediatica.

È stato lo stesso dissidente della Mud, Enrique Ocha Antich, ad ammettere che l’opposizione punta a creare un potere parallelo a quello istituzionale, allo scopo di far crescere la già forte polarizzazione sociale che da anni sta attraversando il paese e giustificare un intervento di potenze straniere mascherato da motivazioni umanitarie. La destra venezuelana ha compiuto un salto di qualità: sotto le bandiere della non violenza e della battaglia per la democrazia, veicolate da una stampa embedded, ha promosso in realtà le peggiori azioni, a partire dagli incendi dei magazzini dove erano conservati alimenti di prima necessità per i quartieri popolari all’insegna di quella che Luis Hernández Navarro definisce “pedagogia del fuoco”. Peraltro,  quella bolivariana è una dittatura ben strana, visto che gli oppositori possono permettersi di assaltare basi militari, supermercati, ministeri e molto altro senza che la Guardia nazionale bolivariana non faccia nient’altro se non difendersi. Lo stesso Leopoldo López, il leader del partito di ispirazione fascista Voluntad Popular, lo scorso 8 luglio ha ottenuto gli arresti domiciliari e, quando è uscito di prigione, dove in molti avevano diffuso la voce che fosse stato torturato, è sembrato in realtà in ottima forma, tanto da mostrare  un fisico da vero e proprio culturista.

La crescita esponenziale della violenza politica, unita a tentativi sistematici  e quotidiani di destabilizzazione, non permette al governo bolivariano di poter avere un futuro roseo in un paese oggettivamente diviso. Sia detto provocatoriamente, ma l’unico motivo per augurarsi la fine della rivoluzione bolivariana, sarebbe quello di vedere all’opera, con funzioni di governo, un’opposizione divisa su tutto, accomunata solo dall’odio contro il chavismo, ma senza uno straccio di programma. Nel caso in cui questa eventualità, tutt’altro che scontata, si verifichi, è probabile l’apertura di uno scenario non troppo dissimile a quello honduregno, all’insegna della repressione indiscriminata. In quel caso la stampa internazionale griderà ugualmente tutto il suo sdegno? La risposta, purtroppo, è scontata.

L’immagine è di Vincenzo Apicella

Amnesty International e il Venezuela: una lettera critica al portavoce italiano R. Noury

Signor Riccardo Noury,
Portavoce e responsabile della comunicazione di Amnesty International Italia

con grande rammarico e preoccupazione apprendiamo come la sua organizzazione sia tornata a prestare il fianco all’offensiva delle destre contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. In un nuovo rapporto intitolato ‘Ridotti al silenzio con la forza: detenzioni arbitrarie e motivate politicamente in Venezuela’, Amnesty accusa le autorità venezuelane «di aver intensificato la persecuzione e le punizioni nei confronti di chi la pensa diversamente, in un contesto di crisi politica in cui le proteste che si susseguono in tutto il paese hanno dato luogo a diverse morti e a centinaia di ferimenti e arresti».

Si tratta di una ricostruzione falsa, tendenziosa e che getta ulteriore benzina sul fuoco delle violenze provocate da chi cerca, per la terza volta (2002 e 2014 i precedenti), di esautorare un governo legittimo con la violenza e con il terrorismo sulle strade.

I dirigenti dell’opposizione venezuelana hanno innescato una spirale di odio ormai sfuggito anche al loro stesso controllo. Gruppi di violenti – fascisti e mercenari con un tariffario preciso perlopiù – applicano con un’organizzazione paramilitare omicidi (che poi i media trasformano in “morti per la brutale repressione del regime”), rapine e devastazioni, oltre a veri e propri atti di terrorismo contro ospedali infantili, linciaggi in piazza, blocco di strade e distruzioni di edifici pubblici.

Se la situazione non fosse così grave per il futuro del Venezuela, suonerebbero quasi comiche le parole di Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe della sua organizzazione, che arriva a parlare di una «campagna diffamatoria sui mezzi d’informazione nei confronti di oppositori politici». Siamo oltre il farsesco.

Quale sarebbe, signor Noury, secondo Lei la reazione di un qualunque governo occidentale se i dirigenti dell’estrema destra del paese scendessero in piazza a coordinare le azioni dei violenti, spesso armati, come fatto da Freddy Guevara di Voluntad Popular? Il Partito estremista e violento di Gilbert Caro e Stelcy Escalona, che citate nel vostro rapporto. Il dirigente e la militante del partito guidato dal golpista Leopoldo Lopez, sono stati fermati di ritorno dalla Colombia e trovati in possesso di un fucile FAL calibro 7,62 mm, di proprietà della Forza Armata Nazionale Bolivariana con il numero di serie cancellato; un caricatore con 20 cartucce; 3 stecche di esplosivo C4. Ci sembra quanto meno arduo prendere le difese di chi viene trovato in possesso di un vero e proprio arsenale.

Quale sarebbe, signor Noury, secondo Lei la reazione di un qualunque governo occidentale se uno dei leader dell’estrema destra del paese in un’intervista alla BBC, certamente non un organo che può essere additato di simpatie con l’attuale governo venezuelano, invitasse testualmente l’esercito e la polizia del paese a compiere un colpo di stato non obbedendo più agli ordini dello Stato? E’ quello che ha fatto recentemente Julio Borges, altro leader della destra venezuelana.

Come nel caso di Honduras, Haiti, Paraguay e Brasile, in Venezuela è in corso un nuovo tentativo di “golpe morbido”. E i mezzi di comunicazione, purtroppo, si sono posti al servizio dei grandi interessi economici e politici, con l’intento di screditare il governo venenzuelano attraverso notizie false che servono a provocare il deterioramento generale del paese. “Quello che mi spaventa di più del Venezuela è l’opposizione, o una gran parte di essa. Credo che ci sia un clima di radicalizzazione che si è trasformata in irrazionale e che nel lungo periodo finisca per favorire la destra. Questo è molto pericoloso dato che c’è Trump negli Stati Uniti. Siamo ormai abituati alla retorica della difesa della democrazia, dei diritti umani, contro le armi di distruzione di massa. E dopo arriva sempre il terribile intervento armato degli Stati Uniti. Il peggio che possiamo fare come latinoamericani è fare da sponda all’interventismo. La radicalizzazione e quello che sta facendo Almagro nell’OSA è un pericolo, non solo per il Venezuela, ma per tutto il continente”. Sono le parole illuminanti di Pepe Mujica, ex Presidente dell’Uruguay.

Ecco, signor Noury, perché la sua organizzazione ha deciso di fare da “sponda all’interventismo”? Prevenire le guerre di aggressione, come le tante che l’Occidente ha condotto in questi decenni, è un modo sicuro per evitare oceani di dolore e il disfacimento di interi paesi, che poi costringe a moltiplicare le organizzazioni addette all’emergenza umanitaria, bellica e post-bellica. Per prevenire le guerre occorre anche combattere le menzogne che le favoriscono, perché creano il pretesto. Quando – e solo ogni tanto – le menzogne sono smascherate, è troppo tardi e un paese è già distrutto.

Le ripetiamo, signor Noury: perché la sua organizzazione ha deciso di fare da sponda all’interventismo contro il Venezuela aiutando a creare il “pretesto”? Dopo ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Ucraina, Siria… la sua organizzazione non ha già visto troppi morti e sofferenza nel mondo prodotti dalla furia cieca dell’ingerenza occidentale?

E, per concludere, Signor Noury, non provate rimorso nei confronti delle famiglie delle vittime riunite nel ‘Comitato vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuato’ che Lei, adducendo come motivazione la mancanza di tempo, ha rifiutato di incontrare l’anno scorso quando erano in visita in Italia? Sa signor Noury, quelle persone erano la testimonianza viva di quella violenza terrorista che oggi, come nel 2014, si ripete in Venezuela con gli stessi strumenti e protagonisti.

23 maggio 2017

Primi firmatari:

Adolfo Pérez Esquivel – Premio Nobel per la pace 1980. Carcerato e torturato dalla dittatura argentina.
Gianni Vattimo – Filosofo
Frei Betto – Teologo della liberazione brasiliano
Pino Cacucci – Scrittore
Gianni Minà – Giornalista e scrittore
Alessandra Riccio – Docente universitario e giornalista
Maïté Pinero – Giornalista 
Giorgio Cremaschi – Ex leader del sindacato Fiom 
Luciano Vasapollo – Docente universitario. Capitolo Italiano della Rete di Intellettuali in difesa dell’umanità

Adesioni:

Javier Couso – Europarlamentare 
Eleonora Forenza – Europarlamentare
João Pedro Stédile – Economista, Movimento dei Senza terra, Brasile 
Mariela Castro Espín, Direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba (CENESEX), Cuba
Carlos Aznárez – Giornalista, Resumen Latinoamericano, Argentina
James Petras – Professore emerito di sociologia alla Binghamton University, Stati Uniti
Emir Sader – Professore emerito di sociologia, Brasile
John Pilger – Giornalista, Australia
François Houtart – Docente universitario, Teologo, Sociologo, Belgio
Juan Melchor Roman – Docente, direzione politica nazionale CNTE, Messico
Andre Vltchek – Scrittore e documentarista, Libano
Christopher Black – Avvocato di diritto penale internazionale, Canada
Peter Koening – Economista (ex Banca Mondiale), Svizzera
Anita Leocadia Prestes – Storica e Docente universitaria, Brasile
Rev. Raúl Suárez – Reverendo battista, Direttore del Centro Memoriale Martin Luther King Jr, Cuba
Ricardo Rodríguez – Scrittore, Spagna
Quim Boix – Segretario generale della UIS (Unión Internacional de Sindicatos) de Pensionistas y Jubilados (PyJ), Spagna 
Richard Moretto – Sindaco di Sautel, Francia
Sergio Medina – Fotografo, Cineasta, Svizzera
Céline Meneses – La France Insoumise
Pepe Escobar – Saggista, analista geopolitico, Brasile
Valerio Evangelisti – Scrittore
Luciano Andrés Valencia – Scrittore e storico, Spagna
Leonidas Vatikiotis – Giornalista, documentarista, Grecia
Duci Simonovic – Filosofo, Serbia
Juan José García Del Valle – Giornalista, Spagna
Lucy Rodriguez Gangura – Sociologa, Spagna
Guido Piccoli – Giornalista e scrittore, Italia
Ana Corbisier – Sociologa, Brasile
José Luis Livolti – El MCL,movimiento campesino liberacion, Argentina
Randy Alonso Falcón – Giornalista, direttore di Cubadebate e del programma televisivo Mesa Redonda, Cuba
Ida Garberi – Giornalista, Cubainformacion, Cuba
Carlo Amirante – Già professore di diritto costituzionale, Italia
Fabio Marcelli – Dirigente dei Giuristi democratici, Italia

Notizia del: 02/06/2017

Sorgente: Amnesty International e il Venezuela: una lettera critica al portavoce italiano R. Noury – Notizia del giorno – L’Antidiplomatico

Manuale di stupidaggini sull’inflazione in Venezuela

L’economista Alfredo Serrano Mancilla svela la reale dinamica che porta alla formazione dei prezzi in Venezuela, smontando la lettura neoliberista della tematica

di Alfredo Serrano Mancilla – celag.org
Mi hanno definito finanche «primitivo» per aver affermato che l’inflazione non può essere spiegata esclusivamente dalla creazione di moneta. Lo torno a ripetere per quelli che non vogliono ascoltare né leggere: la massa monetaria influisce sul livello dei prezzi, ma questo non significa sia l’unica variabile determinante.

 

Nessuno nega che i prezzi in Venezuela siano un problema. Proprio per questo, la questione non può essere trattata con tanta leggerezza. La formazione dei prezzi è un problema infinitamente più complesso che una relazione univoca tra due variabili. I prezzi non cadono dal cielo, non sono determinati da nessun software matematico. La famosa mano invisibile non esiste. Ogni prezzo ha la sua ragione d’essere.

 

In Venezuela, da diversi decenni, l’inflazione di è costituita come componente strutturale dell’economia. L’inflazione media annua nel periodo 1989-1998 fu del 52,45%. Con l’arrivo del chavismo, questo valore si ridusse significativamente, con l’eccezione degli ultimi anni. Nel periodo 1999-2012, la crescita media annuale dei prezzi fu del 22%. A partire dal 2013 questa tendenza al ribasso scomparve. I prezzi tornarono a crescere con maggiore velocità. L’inflazione giunse al 56,2% nel 2013; 68,5% nel 2014; 180,9% nel 2015.

 

Per alcuni neoliberisti da manuale (monetaristi) tutto è dovuto al chavismo che utilizza troppo la macchina per stampare bolívares. Questo corrisponde a verità?  È tutta colpa dell’emissione monetaria? No. Assolutamente no. Non tutto è dovuto all’aumento degli aggregati monetari. Numericamente è molto semplice dimostrarlo. Basta dare uno sguardo ad alcuni casi per renderci rapidamente conto che non vi è alcuna relazione diretta. È vero che nel 2015 l’inflazione fu elevata (180,9%) così come anche l’emissione monetaria (100,66%). Tuttavia, non è stato sempre così. Osserviamo l’anno 2006: con maggiore creazione di denaro (104,34%), l’inflazione fu relativamente bassa (17%). Oppure guardiamo l’anno 1996, prima dell’avvento del chavismo al potere, l’inflazione giunse al 103% con una crescita della massa monetaria del 55%. Comunque si guardi la questione, non vi è alcuna relazione semplicistica tra prezzi e denaro in circolazione.

 

Inoltre possiamo trovare nel mondo infiniti esempi che mostrano come la massa monetaria non sia l’unica causa dell’inflazione. In Argentina, nel periodo 2007-2013, le tensioni inflazionistiche furono costantemente indipendenti dalla crescita della base monetaria. Negli Stati Uniti, tra il 2008 e il 2012, l’emissione monetaria fu di quasi il 160% e l’indice dei prezzi non sorpassò il 10,3% in questo periodo. Nel Regno Unito vi sono stati periodi in cui l’emissione ha sfiorato il 200% mentre i prezzi sono cresciuti del 16,4%. In Brasile con un’espansione monetaria del 123% i prezzi sono cresciuti del 27,6%. Nell’Unione Europea, dopo un’emissione senza paragoni, ad esempio 1,6 miliardi di euro in un anno e mezzo, l’inflazione resta al di sotto del 2%. Come si può vedere, la determinazione dei prezzi è molto più complessa di un’equazione riduzionista basata sul denaro in circolazione.

 

L’altro grande mantra è incolpare direttamente i lavoratori. Sarà vero che l’incremento salariale causa inflazione come afferma il manuale di stupidaggini del neoliberismo? Assolutamente falso. Ancora meno nel caso venezuelano. Gli aumenti salariali decisi dalla Rivoluzione Bolivariana in quest’ultimo periodo di tempo sono andati dietro ai prezzi. Hanno rincorso l’inflazione per non causare una perdita del potere d’acquisto. Questa spirale ha una determinata sequenza: prima, l’incremento dei prezzi, successivamente, gli aumenti salariali. Affermare il contrario è assolutamente falso; sarebbe ingiusto colpevolizzare il lavoratore per l’aumento dei prezzi. Implicita è l’intenzione di applicare la ricetta neoliberista: riduzione dei salari per abbassare la domanda, e quindi, controllare l’inflazione.

 

Alla luce di quanto visto, in Venezuela, per capire l’inflazione si dovrà ricorrere ad altre analisi economiche molto più ampie. Qui, sei punti fondamentali.

 

Innanzitutto, bisogna considerare che l’inflazione è il risultato di un’asta distributiva. Dietro ogni incremento di prezzo, vi sarà chi ottiene un maggior margine di profitto mentre allo stesso tempo un altro soffrirà una diminuzione del potere d’acquisto.

Se il consumatore ha bisogno di un bene, lo pagherà fino al punto che gli permetterà di raggiungere il suo salario. Vi sono beni che non saranno più consumati, ma non altri. I beni necessari che non hanno sostituti, sono quelli che pesano maggiormente nel calcolo dell’inflazione. Sono quelli che maggiormente colpiscono le tasche dei cittadini.

 

Indubbiamente, il costo di produzione è una variabile fondamentale. Nessun prezzo può essere inferiore al costo di produzione per l’imprenditore. Questo è qualcosa di logico. Ma non significa che il costo di produzione è un buco nero dove tutto è consentito. C’è sempre un’inflazione dei costi che si riverbera sul prezzo finale senza alcuna ragione. In Venezuela, dati alla mano, vi sono due elementi chiamati Costi di Prestazione dei Servizi e Altri Costi di Vendita, che non hanno bisogno di giustificazione, e che rappresentano circa il 25% del totale dei costi di produzione.

 

Altro aspetto fondamentale, dimenticato dal Manuale di stupidaggini sull’inflazione in Venezuela, è l’influenza della struttura oligopolistica dell’offerta sulla formazione dei prezzi. Sono poche (e grandi) le aziende private che hanno un tale potere di mercato da poter fissare i prezzi. La loro posizione dominante gli permette di vendere un prodotto a un prezzo eccessivo. Non vi è concorrenza sufficiente per mettere in discussione il prezzo esorbitante. O si acquista a quel prezzo o non si riesce a trovare il prodotto. La concentrazione industriale oltre ad essere ingiusta è notevolmente inefficace in materia di prezzi.

 

Non possiamo dimenticare il ruolo delle importazioni in un’economia fortemente dipendente dall’estero. Paradossale è che mentre l’economia mondiale si trova in una fase di prezzi bassi, in Venezuela i prodotti importati giungono a prezzi gonfiati. A cosa è dovuto? I prezzi di trasferimento sono la risposta. Si importa a prezzi superiori rispetto ai marcatori di riferimento internazionali. Da questa situazione traggono beneficio solo gli intermediari, mentre viene oltremodo penalizzata la popolazione venezuelana.

 

Anche la distribuzione ha molto da dire su questa problematica. Le catene distributive influenzano la formazione dei prezzi. Si innestano come attori fondamentali nella catena del valore e portano il prezzo molto al di sopra dei suoi veri costi. Raramente generano valore aggregato ma sono responsabili del 40% dell’incremento dei prezzi. Questo fenomeno è ancora poco studiato dall’economia convenzionale, nonostante i distributori siano importanti agenti economici con grandi margini di profitto (che si traducono in perdita del potere d’acquisto per la cittadinanza).

 

Per ultimo, ma non per questo meno importante, il Manuale di stupidaggini sull’inflazione in Venezuela non presta alcuna attenzione al comportamento di un indicatore illegale, fissato dall’Alabama (Stati Uniti), che si espande come la schiuma senza alcuna criterio economico. Dólar Today è cresciuto di quasi 1500 punti in meno di due mesi. Questo comportamento non corrisponde ad alcun cambiamento nelle variabili macroeconomiche del paese. Nemmeno risponde all’evoluzione del valore del tasso di cambio implicito (relazione tra bolívares in circolazione e riserve), che è rimasto stabile negli ultimi mesi (circa 450 bolívares/dollari). Possiamo trovare solo ragioni politiche dietro questi salti senza alcuna motivazione economica. Questo indicatore serve come scusa a pochi grandi imprenditori, che possono così fissare prezzi alti nonostante Dólar Today coinvolga solamente il 5% delle transazioni economiche nel paese. Cioè, viene utilizzato per fissare i prezzi della maggioranza degli acquisti, ma è presente in una percentuale marginale delle operazioni realizzate quotidianamente. Una vera e propria truffa utilizzata come traino inflazionario in Venezuela per destabilizzare l’economia del paese.

 

L’inflazione ha radici multiple. Non tutto è causato dall’emissione monetaria, dai salari o dagli investimenti sociali. Tutta la colpa non è nemmeno di Dólar Today, anche se negli ultimi tempi ha guadagnato importanza. I prezzi si formano a partire da una complessa serie di variabili che interagiscono in uno scenario nel quale vi sono correlazioni di forze economiche; e dove ci sono sempre interessi politici. Pertanto, per capire l’inflazione bisogna gettare quanto prima nella spazzatura questo Manuale di stupidaggini sull’inflazione in Venezuela.

 

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde) 

Sorgente: Manuale di stupidaggini sull’inflazione in Venezuela – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

Venezuela, Delcy Rodriguez denuncia: una vergogna che paesi imperialisti diano lezioni in materia di Diritti Umani

“Il modello che sostiene la Rivoluzione è messo costantemente sotto attacco, vogliono costringerci ad involvere, vogliono farci tornare nell’oscurità nel tentativo di ostacolare il progresso del nostro popolo. Si tratta di un modello che si è mantenuto intatto in momenti positivi e negativi”

 

“Il Venezuela segue una dottrina all’avanguardia, per noi l’individuo e la comunità hanno la stessa importanza; sosteniamo il diritto al futuro e allo sviluppo come diritto della comunità, lottiamo per la pace che guida il percorso di un paese. Sottolineo queste caratteristiche per mostrare la differenza tra il modello venezuelano e quello che prevale nel resto del mondo, un modello di sviluppo scorretto, che provoca infelicità e disuguaglianze, un modello capitalista che nega i diritti umani”.
Così ha esordito il Ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Delcy Rodríguez, durante una conferenza stampa in cui ha spiegato in dettaglio il dialogo sviluppato nel corso dell’Esame Periodico Universale (EPU) presso il Consiglio per i Diritti Umani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).
Oltre al Ministro degli Esteri, erano presenti anche Iris Valera, Ministro del Potere Popolare per il Servizio Penitenziario, Blanca Eekhout, Ministro del Potere Popolare per la Donna e l’Uguaglianza di Genere, Luisana Melo, Ministro del Potere Popolare per la Salute, Reinaldo Muñoz, Procuratore Generale della Repubblica, Anthony Coelho, Viceministro per la Politica Interna e la Sicurezza Giuridica e l’economista Pascualina Curcio. È stato ribadito come il modello inclusivo su cui si basa la Repubblica Bolivariana è un modello “irreversibile, una dottrina all’avanguardia, che non fadifferenza tra ruoli economici, politici o sociali. (…) I diritti umani in Venezuela non sono solo un tema di dibattito sociale, ma rappresentano la Rivoluzione stessa”.
Facendo riferimento alle raccomandazioni e agli impegni presi dal governo, il Ministro Rodríguez ha rimarcato come questi meccanismi siano finalizzati a rafforzare le conquiste ottenute dalla Rivoluzione Bolivariana, che si traducono poi in un successo per la nazione.

“Il modello venezuelano è preso come esempio. Dobbiamo adottare tutti i mezzi e gli strumenti che supportino l’evoluzione del nostro paese. I poteri forti ne sono usciti sconfitti, parte della Comunità Internazionale che non si sottomette alle falsità mediatiche internazionali scagliate contro il Venezuela riconosce i successi del nostro paese”.

Quarta Repubblica vs. Rivoluzione Bolivariana

Il Ministro Rodríguez ha poi analizzato le differenze tra la cosiddetta Quarta Repubblica –un modello costruito dai paesi imperialisti e dall’opposizione venezuelana- e la Rivoluzione Bolivariana, un modello di sviluppo sostenibile e inclusivo.
“Il modello che sostiene la Rivoluzione è messo costantemente sotto attacco, vogliono costringerci ad involvere, vogliono farci tornare nell’

oscurità nel tentativo di ostacolare il progresso del nostro popolo. Si tratta di un modello che si è mantenuto intatto in momenti positivi e negativi”.
Il Ministro Rodríguez, in seguito, ha ricordato che gli investimenti in ambito sociale tra il 1978 e il 1982 (durante la Quarta Repubblica) non arrivavano nemmeno al 40%, mentre nel 1999, con l’arrivo del Comandante Chávez e fino al 2015, -includendo il primo periodo del mandato del presidente Nicolás Maduro-, sono cresciuti fino al 71.4% e si prevede che entro il 2017 arrivino al 74%.
Inoltre, il Ministro ha informato che, in confronto alla Quarta Repubblica, il modello Bolivariano ha ottenuto progressi significativi in settori quali sicurezza sociale (che è aumentata di 29 punti), istruzione (+ 8 punti), la salute (+11 punti), edilizia (+7 punti); sviluppo sociale (+10 punti), mentre il bilancio per la scienza e la tecnologia è aumentato di 12 punti.
Il diplomatico venezuelano ha inoltre evidenziato i successi ottenuti in tema di riduzione delle disuguaglianze ricordando che, durante la Quarta Repubblica, il coefficiente Gini era di un punto, il che significava che esistevano profonde disuguaglianze, mentre oggi è il più basso della regione.

“Bisogna dirlo: il capitalismo produce disuguaglianze, è sinonimo di infelicità, crea povertà nella maggioranza della popolazione e ricchezza in un’ élite ristretta”.
Il Venezuela parla con i fatti

Di fronte agli attacchi di alcuni ministri degli esteri dell’America Latina che si sono espressi negativamente sui risultati ottenuti dal paese, il Ministro ha sottolineato che secondo l’UNESCO, il Venezuela è il secondo paese della regione e il 5° nel mondo per iscritti all’università, un chiaro indicatore della crescita raggiunta in materia di istruzione; inoltre anche altre organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO , hanno confermato i progressi del Venezuela nel campo dei diritti umani.

Il Ministro Delcy Rodríguez ha infine invitato l’opposizione venezuelana e i “loro padroni imperialisti” a capire che “la rivoluzione è un processo inarrestabile che mira alla formazione di un grande movimento mondiale che raggruppa i più deboli e i militanti della vita, tra cui anche noi”.

Sorgente: Venezuela, Delcy Rodriguez denuncia: una vergogna che paesi imperialisti diano lezioni in materia di Diritti Umani – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

L’attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello più basso di sempre con le ‘culle di cartone’

Di nuovo all’attacco meschino, mediocre, basso e moralmente piccolo come solo le corporazioni neo-liberali da cui sono stipendiati sanno fare.

Protagonisti, come sempre, Omero Cia(i) su Repubblica e, chiaramente, il Fatto Quotidiano. Ma questo è noto, più triste che a questo gioco si presti anche Dacia Maraini su il Corriere della Sera.

Entrambi, ma non sono i soli nel triste panorama dell’informazione italiana, riportano la “notizia” dei bambini nati nei cartoni nell’ospedale di Barcelona in Venezuela e fanno girare questa foto per testimoniare la crisi umanitaria in corso nel paese e come dice apertamente e senza vergogna Cia(i) per chiedere un intervento esterno. Uno di quelli che piace tanto al giornalista italiano, ma molto meno alle popolazioni di Somalia, ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Ma questa è un’altra storia.

La foto è stata diffusa da tal Manuel Ferreira Guzman, avvocato dell’opposizione protagonista del colpo di stato contro Chavez del 2002 e del tentativo di colpo di stato del febbraio del 2014 noto come Guarimbas su Twitter e Facebook. Foto riprese da tutti i giornali spagnoli e italiani noti per le mire neo-coloniali sul petrolio venezuelano. Meglio di tutti, come spesso accade, fa il Fatto Quotidiano che addirittura trasforma il Guzman in un medico! Chiaramente così la ‘notizia’ assume più importanza. Siamo ai livelli della bufala più divertente dell’ultimo periodo, quella “dell’ultimo pediatra di Aleppo”.

Sulla foto molto probabilmente si scoprirà a breve che è un falso, come è stato per quest’altra su cui la propaganda neo-liberale ha basato i suoi attacchi, per poi scoprire che era stata scattata in un supermercato degli Stati Uniti.

Nessuno di questi giornali riporterà mai le parole più importanti sulla vicenda, quelle del direttore dell’ospedale in questione. José G. Zurbarán A. che attraverso Twitter ha definito la diffusione delle immagini del bebè come di un “attacco mediatico vergognoso” e le foto pubblicate dagli addetti del reparto maternità dell’ospedale che hanno diffuso le immagini del reparto natalità. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta interna per conoscere l’origine di questa foto.

Aquí mostramos las imágenes de nuestro hospital @ivsslasgarzas #IvssAnzoátegui Servicio de Neonatología pic.twitter.com/6KKdFDLxal

— IVSS (@ivssoficial) 21 settembre 2016

.@ivssoficial Ratificamos el profesionalismo y dedicación d nuestra #GenteIvss en la atencion del binomio #MadreHijo pic.twitter.com/6R7cFDcswL

— Hosp Guzmán Lander (@ivsslasgarzas) 21 settembre 2016

.@ivssoficial Se determina la presencia de 7 incubadoras en sala contigua de donde tomaron foto tendenciosa #Verdad pic.twitter.com/mHZecjDWSp

— Hosp Guzmán Lander (@ivsslasgarzas) 21 settembre 2016

Y al #Mundo decimos que es #Falso q en el @ivsslasgarzas nuestros niñ@s son atendidos en cajas de cartón @c_rotondaro

— José G. Zurbarán A. (@ZurbaranTrauma) 21 settembre 2016

Ma perché questi giornali italiani invece di occuparsi della sanità venezuelana non si occupano con la stessa ferocia degli 11 milioni di italiani che decidono di non curarsi perché non possono o delle condizioni della sanità greca dove semplicemente una sanità non esiste più? Dopo i colpi di stato contro Paraguay, Honduras e Brasile, il Venezuela è il perno dell’integrazione sovrana regionale dell’America Latina. L’ultimo bastione. Per questo l’attacco è così feroce e lo sarà sempre di più.

P.S Scorrete l’account twitter ufficiale dell’ospedale in questione, guardate le foto dei reparti e poi fatevi un’opinione

Notizia del: 24/09/2016

Sorgente: L’attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello pi basso di sempre con le ‘culle di cartone’ – World Affairs – L’Antidiplomatico

La FAO smentisce le menzogne sul Venezuela

L’economista Miguel Angel Ferrer spiega attraverso TeleSur perché il parere della FAO a favore del Venezuela ha importanza capitale nella guerra mediatica contro la patria di Hugo Chávez

L’economista e professore di Economia Politica, fondatore e direttore del Centro Studi di Economia e Politica, il messicano Miguel Angel Ferrer, torna ad occuparsi Venezuela attraverso il suo blog ospitato da TeleSur. Ferrer scrive: «Con la dichiarazione del rappresentante in Venezuela della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) il quale ha affermato che il Venezuela non ha bisogno di aiuti umanitari, il governo del presidente Nicolás Maduro vince una nuova battaglia nella guerra mediatica scatenata dalla destra interna e dagli Stati Uniti contro il processo bolivariano in corso da quasi 20 anni».

 

L’economista spiega l’importanza della presa di posizione ufficiale della FAO: «Le parole del rappresentante della FAO rappresentano un solido baluardo contro i tentativi dell’oligarchia e dell’imperialismo di creare l’immagine di un Venezuela nel caos a causa della mancanza di alimenti per la popolazione. La creazione di questa immagine deve servire come giustificazione per un intervento straniero che abbia la facciata di un aiuto umanitario, ma con il chiaro proposito di rovesciare il governo bolivariano».

 

«Ciò che la FAO ha diplomaticamente affermato – spiega Miguel Angel Ferrer – è che in Venezuela non vi è scarsità di alimenti; l’apparente scarsità è frutto di due vecchie pratiche ben conosciute dal popolo messicano: l’occultamento e l’accaparramento volti alla speculazione commerciale alla ricerca di più elevati profitti.

E nel caso del Venezuela, con il proposito di destabilizzare e rovesciare con l’ausilio militare straniero il presidente Maduro e far deragliare la rivoluzione anticolonialista e antimperialista iniziata nel 1999 dal Simón Bolívar del XXI secolo, il Comandante Hugo Chávez».

 

I tempi sono cambiati in America Latina, quindi evidenzia Ferrer, «la destra venezuelana e internazionale (…) hanno ben chiaro che in Venezuela non esistono le condizioni per un golpe militare classico tipo Pinochet o Videla. Così come nemmeno per un golpe blando stile Ucraina o come quello ordito contro Hugo Chávez nel 2002», quindi hanno deciso di puntare tutte le proprie carte sulla guerra mediatica. «Da qui parte la dura campagna di bugie, esagerazioni, distorsioni e assolute invenzioni sulla situazione economica venezuelana. Per questo il parere della FAO acquista una importanza capitale».

Fonte: TeleSur
Notizia del: 22/07/2016

Sorgente: La FAO smentisce le menzogne sul Venezuela – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

Il nuovo Venezuela

 

Raúl Zibechi

Le crisi sistemiche di solito provocano mutazioni di lunga durata che non lasciano nessuno al proprio posto. La crisi della dominazione spagnola sul nostro continente si trasformò in una realtà completamente nuova. Le società che si stabilizzavano verso la seconda metà del XIX secolo poco avevano a che vedere con quelle esistenti verso il 1810, quando nel vicereame del Río de la Plata ci fu la Rivoluzione di Maggio.

Questi periodi critici permettono, anche, la nascita di relazioni sociali differenti da quelle egemoniche che sono, in ultima istanza, una delle chiavi di volta del cambiamento sociale. Non è durante il grigiore della stabilità che nasce il nuovo, ma in mezzo alle feroci tormente, sempre che siamo capaci di innovare, di lavorare creando.

In Venezuela sta succedendo qualcosa di simile. Dietro o sotto la crisi politica, l’offensiva dell’opposizione e di Washington, la paralisi del governo, la corruzione che attraversa tutto il paese, dall’alto in basso, la scarsezza e le interminabili code per comprare alimenti, pulsa un’altro paese. Un paese produttivo, solidale, dove le persone non lottano tra loro per appropriarsi di farina, zucchero e riso, un paese in cui possono condividere quello che c’è.

Un esteso ed intenso giro attraverso delle comunità degli stati del Lara e del Trujillo, dalla città di Barquisimeto fino alla regione andina, permette di verificare questa realtà. Si tratta di un’ampia rete di 280 famiglie contadine che sono membri di 15 organizzazioni cooperative, insieme a 100 produttori in via di organizzazione, che formano la Centrale Cooperativa dei Servizi Sociali del Lara (Cecosesola), che ogni settimana rifornisce i tre mercati urbani con 700 tonnellate di frutta e verdura, a prezzi del 30 per cento più bassi del mercato, giacché si sottraggono a coyote e intermediari.

La visita diretta a cinque cooperative rurali, alcune con più di 20 anni e altre in via di formazione, permette di comprendere che la cooperazione contadina ha una forza straordinaria. Una semplice cooperativa di 14 produttori nel Trujillo, a 2.500 metri di altezza, è riuscita a comprare tre camion, a costruire un magazzino, una casa contadina e un capannone, producendo essenzialmente patate e carote in modo manuale, senza trattori perché le loro terre erano in pendenza. Un piccolo miracolo che si chiama lavoro familiare e comunitario, perché tutte le cooperative hanno terre comuni che sono coltivate da tutti e tutte.

Lavoro e discussione per correggere errori. Questo che prima chiamavamo autocritica ed è stato dimenticato in qualche buco nero dell’ego maschile/militante. Le 3 mila riunioni annuali che fanno i 1.300 lavoratori associati della Cecosesola, aperte alla comunità, sono ampie, aspre e frontali, nelle quali non si nascondono gli scostamenti personali che pregiudicano il collettivo. Come diciamo al sud, non si presta attenzione alle bazzecole. Avvengono faccia a faccia, senza anestesia né diplomazia, fatto che non spacca ma consolida l’ambiente di affratellamento.

La rete di 50 organizzazioni comunitarie (15 rurali e 35 urbane) rifornisce più di 80 mila persone a settimana nei tre mercati di consumo familiare, che contano su 300 casse simultanee. In questi momenti di scarsezza, riforniscono la metà degli alimenti freschi di una città di un milione di abitanti, per cui si formano code perfino di 8 mila persone nel mercato centrale, il più frequentato di tutti, giacché il governo ha chiuso alcuni di suoi mercati per mancanza di prodotti.

Le cooperative rurali producono verdure e frutta; le unità urbane di produzione comunitaria preparano paste, miele, salse, dolci e articoli per l’igiene e la casa. In totale, sono 20 mila i soci dei settori popolari di Barquisimeto che sono direttamente coinvolti nella rete.

I risparmi nella produzione, i mercati e le collette gli hanno permesso di costruire il Centro Integrale Comunitario di Sanità, che ha avuto un costo di 3 milioni di dollari, conta su 20 letti e due sale operatorie dove vengono effettuate 700 chirurgie annuali a metà prezzo di quelle delle cliniche private, gestito da quasi 200 persone in modo orizzontale e assembleare. Hanno, inoltre, un fondo cooperativo (una specie di banca popolare) per finanziare raccolti, comprare veicoli, prodotti medici e altre necessità delle famiglie.

Tutto, assolutamente tutto, lo hanno ottenuto con il proprio lavoro e l’appoggio della comunità. Durante più di 40 anni non hanno ricevuto un solo bolívar dallo stato. Come lo hanno fatto? Alcuni documenti elaborati dalla rete lo spiegano in due concetti: etica e cooperazione comunitaria.

Non è che non ci siano problemi. Ci sono, e molti, con casi di vantaggio individualista, come da tutte le parti. Il documento Etica e rivoluzione, diffuso lo scorso marzo, dice: Nel nostro paese si sta acceleratamene imponendo una nuova forma di proprietà privata, cercando ciascuno di impadronirsi dello spazio di cui gli viene voglia secondo la propria convenienza. Di fronte a questo sono intransigenti. È il medesimo spirito che li porta a fissare i prezzi senza attendere quelli del mercato, ma attraverso accordi tra i produttori, a fare gli accordi attraverso il consenso, a eliminare le votazioni, a percepire tutti lo stesso stipendio e a lavorare per demolire le gerarchie di potere interne.

La guida non è il programma, né la relazione tattica/strategia, ma l’etica. Senza etica c’è rivoluzione? termina il citato documento. La storia ci dice che i settori popolari possono sconfiggere le classi dominanti, come dal 1917 è successo in mezzo mondo. Ciò che non è dimostrato è che possiamo stabilire modi di vita differenti dal capitalismo.

I lavoratori della Cecosesola possono portarsi via dai propri mercati la medesima quantità di prodotti del resto della comunità. Se c’è un chilo di farina a persona, è per tutti uguale, facciano parte o no della rete. Questo è etica. La scarsezza è per tutti. Senza privilegi.

Questo è il nuovo Venezuela. Dove l’etica è guida e nord. Anche se sono circondati da meschinità, continuano il proprio cammino. Non era questo lo spirito rivoluzionario?

10 giugno 2016 

desde Abajo

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Raúl ZibechiLa nueva Venezuela” pubblicato il 10-06-2016 in desde abajosu [http://www.desdeabajo.info/sociedad/item/28991-la-nueva-venezuela.html] ultimo accesso 12-06-2016.

 

thanks to: Comitato di solidarietà con i popoli dell’America Latina “Carlos Fonseca”

 

L’Argentina scarica l’opposizione venezuelana. Dopo la sconfitta all’OSA gli Usa preparano la “Freedom-2”

Il 31 maggio, dopo l’intervento del Segretario Generale dell’OSA (1), Luis Almagro, l’opposizione venezuelana dichiarava che il governo del presidente Maduro doveva essere sostituito da “un governo di transizione”. Passate 48 ore, durante le quali Luis Almagro è stato criticato nel mondo intero, il quadro politico è totalmente cambiato.

L’Argentina ha bocciato la relazione di Almagro, il presidente del Consiglio Permanente dell’OSA ha cestinato il documento dell’opposizione con un categorico “no necesariamente sirve”, mentre le eccellenze della Casa Bianca, in preda ad una crisi isterica puntavano al tutto per tutto con la “Freedom 2”.

Giovedì sera, 2 di giugno, Henry Ramos Allup, il presidente del Parlamento venezuelano e capo indiscusso della coalizione di opposizione MUD (2), alla presenza dei corrispondenti esteri apostrofava con rabbia e volgarità il governo argentino di Maurizio Macri per aver scaricato l’opposizione venezuelana, dopo che il presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, l’ambasciatore argentino Juan José Arcuri, aveva sconfessato l’intervento del Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, che con una relazione riproponeva il 31 maggio il dossier del “Foro Penal Venezolano” – un gruppo di pressione creato e controllato da Freedom House (3).

Per l’opposizione venezuelana e, soprattutto per la Casa Bianca, la “reviravuelta” dell’ambasciatore argentino Juan José Arcuri è stata un brutto colpo, che in meno di 48 ore ha annullato il successo dell’operazione di sovversione istituzionale denominata “Freedom”, organizzata con molta pazienza dalla CIA e messa in campo dall’ambasciatore degli USA nell’OSA, Michael Fitzpatric.

Purtroppo, nonostante lo smacco, l’ambasciatore Michael Fitzpatric mandava una “velina” al “Washington Post” e al “Los Angeles Times”, in cui era riaffermata la necessità di continuare l’operazione “Freedom” attraverso il piano B “Freedom-2”, proprio come era stata pianificata dall’ex-comandante del South Atlantic Command John Kelly, e poi attualizzata dall’ammiraglio Kurt Tidd. Infatti, prevedendo il successo del Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, nella seduta del 31 maggio – a metà marzo l’ammiraglio Kurt Tidd aveva ordinato la mobilitazione preventiva della “Task Force Bravo”, nella base di Palmerola, a Comayaguas, in Honduras e quella dei reparti speciali della “Joint Interagency Task Force South Jafts” localizzati nelle basi di Rainha Beatriz (isola di Aruba), Hato Rey (isola di Curaçao) e in tutte le 6 basi FOL (Operazione Avanzate) che gli USA hanno in Colombia (Arauca, Florencia, Larandia, Leticia, Puerto Leguizamo e Tre Esquinas).

Nello stesso tempo, l’ammiraglio Kurt Tidd richiedeva anche l’eventuale trasferimento del Primo Battaglione 228 del reggimento aereo verso la base di Hato Rey, nell’isola di Curaçao che, tuttora, è un dominio olandese e quindi soggetto all’autorità militare della NATO. In questa base, che è poco distante dall’aeroporto internazionale della capitale, Willemstad, dovrebbero aver sostato i 18 aerei incursori RC-135 Combat, i 30 elicotteri UH-60 Blackhawak e i tradizionali CH-47 per il trasporto di truppe e della logistica militare.

Da ricordare che la base di Hato Rey , nell’isola di Curaçao, dista solo un centinaio di chilometri da Maracaibo, che oltre ad essere la seconda città del Venezuela, capitale dello stato di Zulia è, anche, il cuore dell’industria petrolifera del paese (4). Per questo, sfruttando il ruolo dell’Olanda nella NATO, l’uso della base di Hato Rey e “la collaborazione” dei militari olandesi è d’importanza strategica per garantire il funzionamento della “CME”. Vale a dire le “contromisure d’intercettazione elettronica”, con cui è possibile decifrare tutte le comunicazioni venezuelane militari e quelle considerate “confidenziali”, oltre a poter provocare il “caos nelle reti di comunicazione radio, telefoniche e internet” del Venezuela e, quindi riuscire a isolare i comandi delle Forze Armate di Caracas.

Queste informazioni, pubblicate oggi su quasi tutti i siti e giornali che si occupano di Venezuela, smentiscono apertamente la “grande stampa” statunitense e soprattutto quella spagnola, confermando quello che il presidente Nicolas Maduro e lo Stato Maggiore delle Forze Armate Bolivariane avevano detto a partire del 15 marzo denunciando “…la preparazione di un piano eversivo che si doveva concludere con l’intervento di unità degli Stati Uniti…”. E’ opportuno ricordare che autorevoli giornali come il The New York Times, il Wall Street Jornal ed El Pais come pure le televisioni CNN, FOX, BBC e quelle dei gruppi mediatici News Corporation di Rupert Murdoch e AOL Time Warner nei suoi editoriali dicevano che “…Il presidente Maduro aveva inventato la storia dell’intervento straniero per giustificare la realizzazione di un auto-golpe in Venezuela!”.

Oggi, invece, tutti sanno che l’operazione “Freedom” era e continua ad essere un progetto che giustifica l’intervento militare delle unità del South Atlantic Command per “…riordinare la società venezuelana dopo l’implosione della dittatura chavista!”.

Un’operazione che fa ricordare il blocco contro Cuba e le invasioni di Granada e poi di Haiti e che, oggi – nonostante sia stato smascherata dai giornali statunitensi -, a causa dell’instabilità nel Brasile e in funzione dello scontro elettorale tra Donald Trump e Hillary Clinton, ambedue nemici di sangue del governo chavista, continua inalterata con il suo piano B, “Freedom-2”, insistendo nella “strategia di accerchiamento e asfissia del governo bolivariano”.

Freedom – 2: la fiction e la realtà

Il lavoro di talpa dell’ambasciatore statunitense nell’OSA, Michael Fitzpatrick e quello del Segretario Generale dell’OSA, l’uruguaiano Luis Almagro, – considerato dalla diplomazia cinese un “tipo sospetto”, quando era ambasciatore dell’Uruguay a Pechino – oggi sembra una fiction fantapolitica, costruita nello stesso tempo in cui le antenne della CIA orchestravano in Brasile “l’impeachment” golpista contro la presidente Dilma Rousseff.

Infatti, il colpo di stato istituzionale in Brasile è servito per rompere l’asse geo-strategico che legava il paese di Lula al Venezuela bolivariano. Da ricordare che, il 2 dicembre del 2002, quando gli oligarchi venezuelani, dopo essersi appropriati della PDVSA e aver sabotato la centrale elettronica della rete di oleodotti, con la conseguente paralisi della distribuzione urbana dei prodotti raffinati (gas, benzina e nafta), proclamavano il “Grande Paro Petrolifero” chiedendo a Chavez di rinunciare. Fu, appunto il Brasile che salvò Chavez e il governo bolivariano con l’invio, durante una settimana, di una ventina di super-petroliere cariche di benzina, gas e nafta.

Di conseguenza, il rischio di un’esplosione popolare in Brasile, dove è in preparazione uno sciopero generale contro il golpe di Temer e contro l’ingerenza degli Stati Uniti e la possibile rivolta popolare in Venezuela contro i settori ricchi della società e il possibile intervento armato degli Stati Uniti, hanno determinato l’opportuna “reviravuelta” del governo di destra di Maurizio Macri.

A questo proposito bisogna ricordare che subito dopo la sua elezione, Maurizio Macri aveva raffreddato tutti i rapporti con il governo bolivariano, al punto di oscurare il segnale satellitare di Telesur, minacciando anche l’esclusione del Venezuela dal Mercosur. Da parte sua, la ministra degli esteri, Susanna Malcorra, pochi giorni prima di assumere l’incarico s’incontrava a Caracas con Diosdado Cabello per proporre un eventuale accordo con l’opposizione. Tanto che Diosdado Cabello, pubblicamente qualificò la ministra argentina come “…la personificazione fisica della CIA”.

Subito dopo rappresentanti del MUD, tra cui lo stesso Henry Ramos Allup, intrecciavano relazioni così forti con la presidenza e il ministro degli esteri dell’Argentina che molti politologi, tra i quali Leopoldo Puchi e Maryclén Stelling ammettevano che “…il ritorno degli USA in America Latina passa per il rafforzamento del governo di Maurizio Macri e della sua sfera di influenze nel continente, vista la situazione confusa del Brasile…”

Quindi per quali motivi l’ambasciatore argentino Juan José Arcuri, presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, rigettava la fiction dell’ambasciatore statunitense nell’OSA, Michael Fitzpatrick? Perché il presidente argentino, Maurizio Macri ha trasgredito l’ordine imperiale di Barack Obama? Perché il ministro degli esteri argentino, Susanna Malcorra, ha scaricato l’opposizione venezuelana, tanto osannata fino al 31 maggio?

Quello che è certo è che le ultime grandi manifestazioni realizzate dalla CTA e dalla CGT a Buenos Aires, Cordoba e Rosario, hanno dimostrato che il governo Macri continua in bilico tra governabilità e instabilità, considerando che il rischio di una ribellione popolare guidata dai peronisti è sempre presente. Per questo la ministra degli esteri, Susanna Malcorra, non ha voluto correre rischi ed ha ordinato all’ambasciatore argentino Juan José Arcuri, presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, di rigettare la “fiction” dell’ambasciatore statunitense nell’OSA, Michael Fitzpatrick.

D’altra parte erano le stesse “eccellenze” della CIA che, dopo il “Flop” del 2 giugno nell’OSA, dicevano in anteprima il rischio di una possibile ribellione popolare in Venezuela contro il settore privato che stava affamando il popolo. Nello stesso tempo le “eccellenze” della Casa Bianca criticavano le eterne divisioni dell’opposizione e si lamentavano per la quasi incomunicabilità tra i tre maggiori partiti oppositori (5).

Da segnalare che le rivelazioni sui legami dei differenti capi dell’opposizione con le attività dei gruppi mafiosi, dediti all’usura, al contrabbando e soprattutto alla speculazione sui prezzi dei generi di prima necessità e dei medicinali hanno sempre più allontanato dall’opposizione quei i settori popolari che nel passato mese di gennaio votarono per i candidati del MUD. Un sentimento che si è rafforzato quando le autorità e lo stesso presidente Maduro hanno denunciato la scoperta di magazzini strapieni di generi alimentari e di medicinali, che poi erano rivenduti a prezzi di usura in qualsiasi negozio privato meno che nei supermercati. Per esempio, secondo la giornalista Concepcion Barrero in una officina dell’Avenida Urdaneta, dove si riparano moto o automobili di lusso, i “Bachaqueros” avevano organizzato un posto di vendita per rivendere decine di prodotti “introvabili”, come per esempio dal latte in polvere, allo zucchero, dai pannolini infantili, agli antibiotici etc.

E’ evidente che i “Bachaqueros” sono un fenomeno di mafia locale che sfrutta la situazione di crisi per arricchirsi con la speculazione. Però è anche vero che questi “Bachaqueros” sono i tentacoli di un capitalismo arrogante – asservito alle multinazionali – che per anni ha truffato il governo bolivariano e che adesso si arricchisce con il “desabastecimiento”. Una classe di impresari, che pur sapendo di essere incapace di governare un paese come il Venezuela è altrettanto incapace di mobilitare in termini politici il popolo venezuelano contro il governo bolivariano. Una classe che, a tutti i costi, vuole annullare l’immagine e l’ideologia del chavismo spingendo il paese sempre più nel caos.

Un contesto complesso e compromettente che non è sfuggito al ministro degli esteri argentino, Susanna Malcorra, che ha subito appoggiato la proposta del presidente di UNASUR, Ernesto Samper secondo cui l’opposizione dovrebbe: “…riaprire il dialogo con il governo di Nicolas Maduro per risolvere i gravi problemi economici determinati negli ultimi mesi!”.

Il fenomeno del “desabastecimiento” e la complicità con l’opposizione

Un errore del chavismo è stato quello di credere che gli oligarchi dell’industria privata, della distribuzione commerciale, del sistema bancario e i rappresentanti delle multinazionali avrebbero rispettato la democrazia e la Costituzione bolivariana, poiché cittadini venezuelani. Cioè un grande patriota come Chavez non poteva immaginare che gli oligarchi, pur di arricchirsi, arrivassero al punto di tradire la patria venezuelana. Per questo il governo, in molti casi, ha finanziato i servizi eseguiti dalle imprese private così come gli introiti del petrolio erano usati per realizzare le riforme sociali e le infrastrutture per modernizzare il paese. L’industria privata non è stata mai pregiudicata dal chavismo e tantomeno il governo ha esercitato un controllo repressivo sul settore commerciale privato.

Comunque la ripetizione dei casi di corruzione obbligò il governo Chavez a essere più vigile e per questo nel 2011 cominciò a sospettare che alcuni settori dell’industria privata stessero truffando il governo. Però, l’euforia del prezzo del barile del petrolio salito fino a 120 dollari, minimizzò questi dubbi, poiché prevalse la certezza che si trattava di situazioni particolari e non di un progetto politico gestito dagli oligarchi della Federcamera (6).

In realtà, la truffa diventò progetto politico, subito dopo la quarta vittoria consecutiva di Chavez nelle elezioni presidenziali del 2012, quando il comandante, a causa del tumore, dovette ritirarsi gradualmente dalla scena politica, per poi morire nel 2013. Un periodo nel quale l’opposizione riprese forza con Henrique Capriles Randoski, governatore dello stato di Miranda fin dal 2008, Leopoldo Lopez, leader del partito “Voluntad Popular” e Henry Ramos Allup, a capo della vecchia ” Acciòn Democratica”.

Fu appunto nel 2012 che gli oligarchi dell’industria decisero di ridurre gradualmente la produzione, che però nel settore di paste alimentari – egemonizzato dalla multinazionale Cargill e dalle industrie venezuelane Empresas Alimentares Polar, Pastas Sindoni e Mary – soffrirà una immediata riduzione del 60%. Per questo, il governo dovette autorizzare un aumento di 6 miliardi di dollari nelle importazioni di generi di prima necessità che, nel 2012, passarono da 33 a 39 miliardi di dollari. Da non dimenticare che le imprese private legate alle importazioni erano tutte di proprietà della multinazionale Cargil, e dei gruppi venezuelani Empresas Alimentares Polar, Pastas Sindoni e Mary.

Quindi, e non per casualità, è nel 2012 che cominciano i primi problemi di “desabastecimiento”, dei prodotti alimentari, di quelli igienici e dei medicinali. Prodotti che le grandi imprese di distribuzione – come per esempio la Polar che oltre a produrre controlla il 31% della distribuzione dei generi alimentari – cominciano a nasconderli in magazzini lontani dalle città o addirittura lungo la frontiera colombiana associandosi ai narcos.

La scomparsa dei medicinali e dei prodotti per gli ospedali diventò drammatica nel 2013, quando le multinazionali Pfizer, Merck, Bayer, Abbot e Novartis pur avendo ricevuto dal governo il pagamento di 434 milioni di dollari, consegnarono alle farmacie e agli ospedali soltanto il 50,8% delle importazioni fatturate, il che equivale a una truffa di 213 milioni di dollari, realizzata dalle suddette imprese. Nel 2014, il governo Maduro, preoccupato con la mancanza di medicinali nelle farmacie e negli ospedali, decise di risolvere in maniera definitiva il “desabastecimiento” pagando alle imprese Pfizer, Merck, Bayer, Abbot e Novartis un totale di 500 milioni di dollari. Purtroppo il risultato fu lo stesso: il 60% dei medicinali acquistati non arrivavano nelle farmacie e negli ospedali!

Purtroppo nell’Encuesta de Condiciones de Vida del 2015, realizzata dall’Università Cattolica Andrés Bello, nella relazione della Red Defendamos la Epidemologia Nacional, nei dossier prodotti dal Foro Penal Venezolano, dal Observatorio Venezolano de Conflitividad Social e dalla Relatoria Especial para la Liberdad de Expresion del la CIDH (7) non si dice che queste imprese in soli due anni hanno truffato il governo per un valore di quasi 500 milioni di dollari, provocando negli ospedali decine e decine di decessi a causa della mancanza di medicine, soprattutto quelle che limitano la moltiplicazione delle cellule tumorali maligne nei bambini e negli anziani.

La mafia dei “Bachaqueros”

Pochi giorni dopo la scoperta nello stato di Aragua, nel mese di aprile, di immensi magazzini ripieni di medicinali e di prodotti di ogni tipo per gli ospedali – dai bisturi alle sedie a rotelle – il sindaco di uno dei municipi metropolitani di Caracas (8), Jorge Rodríguez, denunciava l’esistenza di una rete mafiosa, denominata dal popolo “Bachaqueros”.

Una rete costituita da impensabili punti vendita dove si esercita alla luce del giorno la vendita di tutti quei generi di prima necessità che per i media sono introvabili. La denuncia di Jorge Rodríguez, in realtà, ha aperto un nuovo capitolo sulla false tesi diffuse dai media, secondo cui la scarsità dei prodotti sarebbe stata causata dalla burocrazia e dall’incapacità delle cooperative di gestire le reti di distribuzione. In realtà, i gruppi mafiosi dei Bachaqueros, dopo aver ricevuto dalle industrie i prodotti, li nascondono all’interno del paese, per poi organizzare la vendita selettiva degli stessi con prezzi aumentati fino al 1000%. In questo modo i gruppi mafiosi hanno usato il progetto politico del “desabastecimiento” per moltiplicare i propri guadagni.

Infatti, Jorge Rodríguez spiega che tutti i generi alimentari e quelli di prima necessità nascosti e poi ridistribuiti dai Bachaqueros sono in vendita nelle ferramenta, nelle tintorie, nelle cartolerie, nelle officine, nei bar, nei ristoranti, cioè in tutti i tipi di negozi commerciali che non siano supermercati. Lì si trova di tutto, anche i medicinali, ma logicamente a prezzi di usura o in dollari. Per questo, il sindaco del municipio Libertador ricorda che “…Oggi, dopo due anni e mezzo di desabastecimiento, i gruppi mafiosi che in passato erano associati ai narcos colombiani per smerciare le bustine di cocaina nelle strade di Caracas, nelle spiagge di Maracaibo e nelle città di Valencia, Cumana, Maturin, Barquisimeto, Maracay e Petare, adesso controllano tutta la distribuzione clandestina dei generi di prima necessità. Però il “The New York Times” e lo spagnolo “El Pais” continuano a dire che c’è il desabastecimiento perché il governo ha nazionalizzato le fabbriche. Purtroppo l’errore che abbiamo fatto è stato proprio quello di non averle nazionalizzate come dicono!”.

Fino a quando durerà la pazienza dei chavisti?

Subito dopo il fallito tentativo di imporre al Venezuela l’articolo 20 della Carta Democratica dell’OSA, alcuni analisti della CIA confessavano ai giornalisti del “Washington Post” e del “Los Angeles Post” che, adesso, quello che più temevano era una ribellione generalizzata da parte delle vittime del “desabastecimiento”, non contro il governo Maduro, ma soprattutto contro chi aveva appoggiato, provocato e ridotto alla fame il popolo con il sabotaggio dell’economia, cioè gli impresari e la parte ricca della società venezuelana.

Nello stesso tempo il direttore della CIA, John O Brennan, aveva inviato alla Casa Bianca una relazione in cui si avvisava che: a) le relazioni all’interno dei gruppi dell’opposizione e dello stesso MUD nell’Assemblea Nazionale erano sempre più confuse e settarie, in seguito allo sganciamento del governo Macri e a causa delle rivelazioni sul piano “Freedom”; b) l’opposizione non è mai riuscita a bloccare con le sue manifestazioni la capitale, Caracas, soprattutto dopo il fallito tentativo di sollevazione popolare annunciato, in aprile, dal governatore di Miranda, Henrique Capriles Randoski; c) l’arresto dei 187 “guarimbas” e la confessione di essere stati pagati dal cassiere di “Voluntad Popular”, il partito di Leopoldo Lopez, anche lui in prigione, ha ridotto al minimo la possibilità di provocare la Polizia e, soprattutto le Forze Armate Bolivariane con fenomeni di guerriglia urbana: d) la dichiarazione del generale Cliver Alcalà, capo della REDIG (Rete Strategica di Difesa Integrale Guayana) secondo cui l’attuale ricerca dal parte del governo Maduro di un dialogo e di una pacificazione, in realtà era utilizzata dall’opposizione e dagli USA per promuovere sempre più il caos nel paese, era un avviso estremamente pericoloso per la futura sopravvivenza dell’opposizione; e) la relazione si concludeva con un’emblematica constatazione in base alla quale, John O Brennan sottolineava: “…Sappiamo che le Forze Armate Bolivariane non interverranno mai contro eventuali rivolte popolari dirette per riappropriarsi dei generi alimentari nascosti nei negozi dei Bachaqueros, per cui fino a quando gli abitanti dei Barrios e dei “Ranchos” più poveri di Caracas accetteranno in silenzio gli effetti del “desabastecimiento”?

Questa è una domanda a cui nessun analista del “Center for Intelligence George Bush” a Langley o nella Casa Bianca vuole o può rispondere, anche perché sanno che un “estalido popular”( 9) a Caracas può determinare altri “estalidos” con gravi ripercussioni soprattutto in Brasile, in Argentina, in Colombia e in Paraguay!

*Achille Lollo è giornalista di “Contropiano”, corrispondente in Italia di di “Brasil de Fato”, articolista del giornale “Correio da Cidadania” e editor del programma TV “Contrappunto Internazionale”. Collabora con la rivista “Nuestra America”.

Note:

(1) OSA, in italiano significa Organizzazione degli Stati Americani che è formata da 34 paesi, tra cui gli Stati Uniti. La sede della Segreteria Generale e del Consiglio Permanente è in Washington.

(2) MUD (Mesa de la Unidad Democratica – Tavolo dell’Unità democratica) fu creato nel 2008, ristrutturato nel 2009 con la partecipazione di 18 partiti dell’opposizione, a cui si sommano altri 15 gruppi oppositori anti-chavisti, che però non hanno accettato allinearsi con i partiti della destra di Henrique Capriles Radonski, Leopoldo Lopez e Henry Ramos Allup. Nel 30 luglio 2014 ci fu un’altra divisione con l’abbandono di Ramon Guillermo Aveledo dalla Segreteria Esecutiva del movimento.

(3) Freedom House è un’organizzazione (ufficialmente) non governativa, creata nel 1941 per affermare “la leadership americana negli affari internazionali che è essenziale per la causa dei diritti umani e della libertà“. Per questo 90% dei suoi finanziamenti provengono dal Dipartimento di Stato e il 10% dalle fondazioni statunitensi: Bradley , Smith Richardson Foundation, Nicholas B. Ottaway Foundation, John D. and Catherine T. MacArthur Foundation, John S. & James L., Knight Foundation e la John Hurford Foundation.

(4) La grande produzione di gas e petrolio (3,5 milioni di barili al giorno) a Maracaibo spinse la PDVSA a costruire la mega-raffineria di El Tablazo, dove oltre all’etanolo, al propano e al butano del gas naturale si producono fertilizzanti, alcool isopropilico ed una intera filiera di materie plastiche, tra cui il polietilene e il poli-vinile cloruro (PVC). C’è pure un’immensa miniera di carbone a cielo aperto. Più di 40% della struttura industriale del Venezuela è concentrata nella provincia di Maracaibo.

(5) L’opposizione è divisa in tre grandi partiti “Primero Justicia” del governatore dello stato di Miranda, Henrique Capriles Radonski, “Voluntad Popular” di Leopoldo Lopez e “Acciòn Democratica” e “Un Nuevo Tiempo” di , Henry Ramos Allup.

(6) Federcamera è l’equivalente venezuelana della Confindustria italiana.

(7) Queste ONGs sono state create in Venezuela con finanziamenti del Dipartimento di Stato e della Freedom House.

(8) Il “Municipio Bolivar Libertador” è uno de cinque municipi del Distretto Metropolitano di Caracas, di cui José Rodríguez è il sindaco .

(9) “Estalido” nel dialetto popolare di Caracas rappresenta l’inizio della rivolta popolare contri i ricchi della città. Infatti Caracas è circondata da due costoni interamente occupati da Barrios popolari e dai Ranchos, cioè le baraccopoli dei più poveri.

6 giugno 2016

Contropiano

“L’Argentina scarica l’opposizione venezuelana. Dopo la sconfitta all’OSA gli Usa preparano la Freedom-2pubblicato il 06-06-2016 in Contropiano, su [http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/06/argentina-opposizione-venezuelana-080083] ultimo accesso 07-06-2016.

 

Sorgente: L’Argentina scarica l’opposizione venezuelana. Dopo la sconfitta all’OSA gli Usa preparano la “Freedom-2” «

Venezuela, perché non vi indignate per queste foto brutali?

Venezuela, perché non vi indignate per queste foto brutali?
di Alessandro Bianchi

Viviamo in un mondo al contrario. Chi gestisce i mezzi di comunicazione riesce a manipolare la vostra percezione al punto che quando sentite una menzogna alla terza volta fa già parte di voi, l’avete interiorizzata e siete disposti a difenderla come vostra anche nelle discussioni al bar o sui social.

Volete per un momento capire il livello di manipolazione che subite ogni giorno? Bene, vi chiediamo qualche minuto della vostra attenzione.

Guardate queste due foto:

ora questo video:

Altri pochi secondi di questo breve esercizio mentale. Prendiamo a riferimento altre due foto:

e

Le prime foto e il primo video si riferiscono all’opposizione violenta, fascista e protagonista, con finanziamenti e supporto dall’esterno (Usa), di svariati colpi di stato morbidi e pesanti in Venezuela. Per i nostri media “liberi” (quelli che leggete ogni giorno così interessati a cavalcare la guerra mediatica di Washington e Madrid contro il paese) e per le nostre trasmissione d'”informazione” si tratta di una lotta per la libertà e la democrazia. L’assalto al poliziotto in Venezuela è ricerca di democrazia. Non sapete, perché non ve lo dicono, che a Caracas da quasi due decenni si sono spezzate le catene di FMI, Banca Mondiale e Washington. Non sapete, perché non ve lo dicono, che in Venezuela ci sono oggi le maggiori risorse petrolifere del mondo e una via democratica, sovrana e indipendente non è accettata dai padroni della Terra che utilizzano tutte le tecniche illecite che conoscono, tra cui assalti violenti che i nostri media liberi trasformano in “primavere di democrazia”.

Le seconde foto rappresentano un regime, quello della Troika che ha appaltato il potere nel nostro paese, che reprime nel sangue il minimo dissenso sociale. Si tratta di due momenti di protesta contro la passerella di Renzi e il ministro Stefania Giannini presso il Cnr di Pisa dello scorso mese. Ma in Italia, come vi avevamo scritto in un articolo precedente, i titoli erano stati più o meno tutti: “Scontri tra polizia e “antagonisti”. Antagonisti, se lo meritano, e finisce tutto.

Con un titolo, con la presentazione della notizia in un certo modo cambia tutto, cambia la vostra percezione. Ma tutto questo fa parte dell’illusione di massa in cui viviamo ed è per questo che vi inducono ad indignarvi per una presunta lotta di democrazia di un paese che non conoscete, il Venezuela, e vi inducono a non interessarvi nulla delle manganellate del regime che muove le mani di Alfano e Renzi contro chi cerca di difendere dei diritti anche vostri.

La vostra indignazione, da un lato, serve gli interessi di chi si vuole riappropriare delle riserve petrolifere del mondo; la vostra non indignazione serve gli interessi di chi vuole levarvi i diritti sociali, Welfare e Costituzione. Questi interessi coincidono, sono le stesse persone, e controllano tutta la stampa libera che vi presenta le notizie ogni giorno. Domani, se di sfuggita leggerete nuovo fango sul Venezuela, pensateci. E’ il momento che spostiate il baricentro della vostra indignazione sui giusti bersagli. C’è poco tempo…. per i vostri ultimi diritti.

Operazione Condor 2.0: golpe contro il Venezuela

 

Nil Nikandrov  Strategic Culture Foundation 27/05/2016maduro-fanb-63003

Nei discorsi il Presidente venezuelano Nicolás Maduro ritorna costantemente sul tema del nuovo piano Condor che gli Stati Uniti cercano d’intraprendere in America Latina e nei Caraibi. Il nome in codice “Condor” fu usato la prima volta per camuffare l’oppressione orchestrata dalle giunte militari in Sud America (principalmente Cile, Brasile, Argentina, Bolivia, Uruguay e Paraguay) negli anni ’70-’80. Molto si sa oggi del sostegno attivo delle agenzie d’intelligence e del dipartimento di Stato degli USA a tali operazioni repressive. La campagna fu coordinata dal segretario di Stato del momento Henry Kissinger, e un tribunale penale internazionale ancora detiene i documenti che l’incriminano. Almeno 7000 persone furono uccise nelle operazioni Condor: politici, sindacalisti, personaggi pubblici, giornalisti, diplomatici, accademici… Il Venezuela è l’obiettivo principale del nuovo piano Condor. L’amministrazione Obama fa di tutto per precipitare il Paese nel caos e nella violenza sottoponendolo a terrorismo criminale, fame e saccheggio, cercando d’innescare l’intervento militare diretto. Pochi giorni fa il dipartimento di Stato ha ospitato un incontro di tre ore cui partecipavano l’uruguaiano Luis Almagro, segretario generale dell’OAS e filo-statunitense, e il comandante dell‘US Southern Command. Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro ha descritto la riunione tra “complici”, sottolineando che sa bene ciò di cui discutevano: “Sono ossessionati dal Venezuela. E perché? Perché non possono sopprimere la rivoluzione bolivariana”. Maduro sostiene che il Venezuela è sottoposto ad “aggressione mediatica, politica e diplomatica, così come da estremamente gravi minacce negli ultimi dieci anni”. Una strategia attuata per giustificare l’intervento straniero. La minaccia statunitense a indipendenza e sovranità del Venezuela appare molto più credibile. L’ordine esecutivo del presidente Obama nomina il Venezuela come Paese che pone una minaccia alla sicurezza nazionale degli USA, allarmando i leader bolivariani. Il Ministero degli Esteri russo ha risposto a tale ordine in modo simile, “ciò incoraggia direttamente la violenza e l’interferenza straniera negli affari interni del Venezuela”. L’appello dell’ex-presidente colombiano Alvaro Uribe affinché truppe straniere invadano il Venezuela è considerato dalla dirigenza bolivariana come l’ultimo capitolo della guerra delle informazioni “approvata da Washington” nel periodo che precede la guerra stessa. L’US Southern Command pianifica ulteriori sviluppi sul fronte del Venezuela, seguendo tale scenario.
Il sistema di difesa aerea del Venezuela ha registrato l’incremento delle attività di spionaggio del Pentagono. Nella conferenza stampa del 17 maggio il Presidente Maduro ha rivelato che i confini del Paese sono stati violati due volte da un Boeing 707 E-3 Sentry utilizzato dall’US Air Force per supportare le comunicazioni continue con unità armate nelle zone di conflitto o disattivare le apparecchiature elettroniche di governo ed esercito. Un portavoce del Pentagono ha smentito: “I nostri aerei volano minimo a 100 miglia dal confine del Venezuela”, aggiungendo che “i piloti statunitensi rispettano i confini nazionali riconosciuti a livello internazionale”. Nessuno in Venezuela crede a tale sfacciata menzogna del Pentagono sul “rispetto dei confini”, perché nessuno ha dimenticato gli attacchi contro Jugoslavia, Libia e Iraq. Le operazioni speciali della CIA sono anche un ricordo forte come il tentativo del 2004 d’infiltrare un distaccamento di “paramilitares” in Venezuela dalla Colombia per attaccare il palazzo presidenziale e assassinare il Presidente Hugo Chávez. La risposta del Venezuela è stata rafforzare le difese. Dopo l’incidente con l’aereo spia statunitense, esercitazioni su larga scala soprannominate Independencia II sono state lanciate coinvolgendo non solo i militari, ma anche le forze di difesa civile. La parlamentare Carmen Meléndez, già Ministra della Difesa durante l’amministrazione Chávez, ha dichiarato senza mezzi termini “Dobbiamo essere pronti a qualsiasi scenario”. Le esercitazioni sono state eseguite in sette Regioni della Difesa Integrale, 24 zone territoriali della Difesa Integrale e 99 aree della Difesa Integrale. 520000 soldati e miliziani bolivariani vi hanno preso parte. Il Ministro della Difesa Vladimir Padrino è stato categorico nella valutazione dei risultati delle esercitazioni: “Non c’è altra scelta se non trasformare il Venezuela in una fortezza inespugnabile, e questo può essere raggiunto attraverso un’alleanza civile-militare”. Alla luce della difficile situazione nel Paese, l’aggravarsi della crisi economica e l’aumento delle proteste di un segmento di pubblico influenzata dall’opposizione, il Presidente Maduro ha firmato un decreto che dà poteri di emergenza al governo. Il documento, valido per 60 giorni, espande l’autorità del governo nell’adottare ulteriori misure per garantire la sicurezza. I militari possono anche intervenire per puntellare l’ordine pubblico. Aziende, società, imprese, organizzazioni non governative con legami stranieri saranno soggette a controlli più rigorosi e i loro conti congelati, e anche i beni confiscati, se viene rilevata qualche attività sleale. Saranno forniti cibo ed energia elettrica alle classi più vulnerabili della popolazione. Il Ministero degli Esteri del Venezuela agisce per limitare il personale diplomatico degli Stati Uniti a 17-18 persone. Questo è molto scomodo per l’ambasciata degli Stati Uniti dato che le sue agenzie d’intelligence hanno bisogno di circa 180-200 diplomatici statunitensi attivi per lavorare. Per rappresaglia l’ambasciata degli Stati Uniti ha annunciato che non avrebbe più rilasciato visti turistici o di lavoro: “E’ impossibile mantenere il precedente standard di servizio per centinaia di migliaia di cittadini venezuelani che visitano l’ambasciata degli Stati Uniti di Caracas ogni anno”.
In preparazione per la seconda edizione del repressivo Piano Condor in Venezuela, le agenzie d’intelligence statunitensi hanno assegnato un ruolo importante all’intrattabile opposizione interna, che Chavez ha sempre dichiarato essere al servizio del governo degli Stati Uniti. Per le agenzie d’intelligence statunitensi e i gruppi di opposizione che controllano, le elezioni parlamentari in Venezuela del 6 dicembre 2015 aprono ulteriori opportunità per destabilizzare il Paese. L’opposizione ha promesso che dopo le elezioni le lunghe code e le carenze dei consumi sarebbero scomparse, ottenendo per la prima volta la maggioranza nell’Assemblea Nazionale dopo 17 anni. Tuttavia, il Paese non ci ha guadagnato nulla e l’opposizione ora utilizza il Parlamento per soffiare ancora sul fuoco dei disordini civili. Il Presidente Maduro ha dichiarato la disponibilità a dichiarare lo Stato di emergenza se la sovversione dell’opposizione continua. Per esempio, l’ultima marcia a Caracas dell’opposizione del Blocco di Unità Democratica (MUD) si è conclusa con scontri tra opposizione e polizia. Le forze dell’ordine, tra cui alcune donne, hanno riportato ferite quando sono stati spietatamente picchiate con barre di metallo. Alcuni aggressori sono stati rapidamente perseguiti e arrestati. Si è scoperto che la “protesta” era stata organizzata da Coromoto Rodríguez, capo della sicurezza del capo del parlamento Ramos Allup. Negli anni ’70 Rodríguez era un membro della polizia segreta (conosciuta come DISIP) coinvolto nelle torture dei prigionieri e poi nel servizio di sicurezza del presidente Carlos Andrés Pérez, mentre lavorava per la CIA. Gli arresti dei militanti ha permesso ai Sebin (servizi segreti bolivariani) di scoprire il ruolo di Rodríguez nell’istigare le rivolte a Caracas. Ora l’opposizione venezuelana si appresta a tenere un referendum per far dimettere il Presidente Maduro. Ai primi di maggio ha incaricato il Consiglio Nazionale Elettorale di verificare gli 1,85 milioni di firme (invece delle 200000 previste per legge) a una petizione per il referendum abrogativo. Tuttavia, il Vicepresidente Aristóbulo Istúriz ha affermato che ci sono molte irregolarità nella raccolta delle firme dell’opposizione e che il referendum non si terrà fino a che ognuno di quei nomi sarà verificato. I capi del MUD cercano di sfruttare la situazione per provocare “proteste spontanee” chiudendo strade, appiccando incendi e sabotando le linee elettriche e idriche e le forniture di cibo. Ma vi è una campagna molto più radicale di terrore all’orizzonte che potrebbe sostituire l’attuale torbida crociata dei radicali. Sempre più gli agenti dei Sebin e della polizia scoprono arsenali di armi da fuoco di fabbricazione statunitense, granate ed esplosivi a Caracas e in altre città.
Gli statunitensi da tempo alimentano una sete vendicativa per dare una lezione ai bolivariani, risalente a quando Hugo Chávez era ancora in vita, una volta che iniziò a perseguire una politica indipendente fin dall’insediamento nel 1999. Le sue iniziative per modernizzare l’America Latina a favore degli interessi dei latinoamericani furono sostenute da Cuba e abbracciate da una nuova generazione di leader latino-americani. Il dominio degli Stati Uniti sull’emisfero occidentale ha iniziato a indebolirsi. Chavez e i suoi sostenitori hanno combattuto per creare blocchi regionali unificati, spingendo a creare un’alleanza difensiva sudamericana, a usare il Sucre come valuta regionale e a sviluppare altri progetti senza input statunitensi. Ora il successore di Chávez, il Presidente Maduro, è oggetto di aspre accuse. I media filo-statunitensi l’accusano del fallimento del “modello economico bolivariano” citando statistiche fasulle su “indici di gradimento bassi” e propagandano aggressivamente l’idea di cacciare il presidente con la forza. I capi dell’opposizione, molti dei quali hanno parteciparono a precedenti iniziative per destabilizzare il regime, fanno appello direttamente alle Forze Armate del Paese chiedendo d’“intervenire”… Henrique Capriles Radonski, dagli stretti legami con la CIA, era soprattutto diretto. Ma il Ministro della Difesa Generale Padrino López ha esposto la posizione dell’esercito: “Il Presidente è la massima autorità dello Stato a cui abbiamo giurato lealtà e sostegno incondizionato”. I tentativi dell’opposizione di suscitare una ribellione tra i militari non hanno finora avuto successo. Gli ideali patriottici di Hugo Chavez sono ancora vivi sotto le armi e si spera che l’Operazione Condor faccia cilecca in Venezuela: i militari venezuelani rimarranno fedeli a costituzione bolivariana e Presidente.nicolas-maduro-miliciasLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

Sorgente: Operazione Condor 2.0: golpe contro il Venezuela | Aurora

Follow the Minerals: Why the US is Threatened by Venezuela’s ‘Blue Gold’

US PRESIDENT Obama generated international outcry after imposing further sanctions on Venezuela in March and claiming that Venezuela poses an “unusual and extraordinary threat” to US security. President Maduro of Venezuela fired back at Obama, saying the sanctions and executive order are an attempt to use force to control the country.

One forthright response to the US decree from Bolivian President Evo Morales demanded Obama to: “Stop turning the world into a battlefield.”

Is any threat posed by Venezuela merely an illusion created to oil the wheels of intervention?

What is real and tangible is the US’ increasing demand for the natural resources Venezuela has in superabundance.

Resource wealth can be a blessing and a curse. Not only is Venezuela the fifth largest oil exporting country in the world, with the second-largest reserves of heavy crude oil, but also add to that the country’s rich mineral reserves, plus a turbulent economy, and you have a recipe for ‘resource curse’.

Staving off the dreaded resource curse, Venezuela has paved a new road to success. Key to sustaining this progress is the country’s ability to maintain its own mineral wealth.

Venezuela sits on mineral reserves of gold, iron ore, diamonds, coal, uranium and the precious mineral coltan.

Coltan is Venezuela’s Oro Azul or ‘blue gold’. In 2009, President Hugo Chávezannounced the discovery of reserves worth $100 billion of “the blue gold of the 21st century” in the Amazon region of the country.

The price of this blue gold follows an increasing demand for a high-grade metal known as tantalum, processed from refined coltan. Demand for coltan is so intense, it fetches a higher price on the international market than even gold or diamonds.

Tantalum is the metal used in capacitors that store energy in modern electronics like smart phones and tablets. Tantalum capacitors are also essential in powering modern military weaponry because the metal resists corrosion and can withstand the extreme temperatures generated by the new military applications. Without it, weapons systems would overheat.

The US relies on tantalum to build the basic circuitry in guidance control systems in smart bombs, the on-board navigational systems in drones, anti-tank systems, robots and most weapons systems.

The metal is vital to US defense. Yet, it has no domestic source of coltan. Importing and stockpiling tantalum is its only recourse.

As the need for tantalum increases, smugglers move coltan from Venezuela to the US via Colombia and Brazil.

Paramilitary groups control the black market trade of coltan ore, raising insecurity in the region. South of Caicara del Orinoco in Bolívar state where the blue gold reserves are found, cattle ranchers are forced to flee their land.

The minerals trade fuels the conflict in the war-ravaged Congo. Violence in mining areas is proportionate to the demand for rare minerals like coltan. When tantalum shortages cause the price of coltan to soar, violence intensifies in these areas. The Congolese war has killed over six million people since 1996. Thus the term ‘conflict minerals’.

Mining destroys all life and its natural environment – killing vegetation, damaging the soil, waterways and biodiversity. The mining area at Venezuela’s border of the Amazon rainforest has the country’s highest proportion of indigenous peoples. It is home to at least 26 indigenous communities who rely on the natural environment for their ancestral ways of life.

In an attempt to fight illegal smuggling into Colombia, the Venezuelan government ordered a national crackdown on illegal miners and extended restrictions on the 2,200 kilometer border between Venezuela and Colombia.

In December, the Venezuelan government rescued a 30,000 square kilometer area in the country’s most loved national park, clearing it of illegal miners.

Critics of Chávez blame the violence on the ban he instituted in 2009. However, unregulated and illegal artisanal mining in the region goes back decades. And the growing appetite for coltan is only exacerbating the problem.

More importantly: what is driving illegal mining? Who is paying out for smuggled Venezuelan coltan ore, feeding the smelters, buying from refiners and stockpiling large quantities of tantalum?

Where the coltan goes, nobody knows. Tablets and smart phones amount to only a part of the coltan market. There is a documented demand for tantalum by the US defense industry. Could a crackdown on coltan smuggling in Venezuela pose a threat to the US?

A recent 60 minutes episode describes the ‘threat’ that China poses to US national security, not because of tantalum, but from other rare earth elements. China is the world’s single source of these elements. US defense systems depend on rare earth elements needed in manufacturing tomahawk cruise missiles, lasers and guidance systems on weapons. In other words, the US depends on China for its weaponry.

Following this logic, for Venezuela to derail coltan smugglers en route to the US via Colombia and Brazil, could jeopardize the Pentagon’s cache of tantalum from refined coltan.

If a top-rated US news programme portrays China as a threat because it possesses giant mineral reserves that the US needs for its defense industry, then what does this say about the blue gold wars raging across the Eastern Congo and northern Amazon?

Conflict-free advocacy overlooks the links between minerals and the weapons manufacturing industry, focusing narrowly on smart phones, laptops and tablets. It is doubtful defense companies will be seeking out conflict-free mines and transparent, traceable supply chains.

A conflict-free weapon is still an oxymoron.

Advances in military technology and the obsession with armed drones will not curb the craving for tantalum. All the more reason to follow the minerals.

Paramilitary armies traffic illegally mined coltan ore over supply lines to smelters and refiners that sell tantalum to the world’s warmongers, who then build more weaponry to further wage illegal wars.

Obama was half right. There is a real threat. And it’s turning the world into a battlefield. As US sanctions in the past have tended to foreshadow military intervention, Morales’ words ring true.

Sorgente: Follow the Minerals: Why the US is Threatened by Venezuela’s ‘Blue Gold’ | venezuelanalysis.com

Torna il golpismo in America Latina

Torna il golpismo in America Latina

 

Venezuela e Brasile sono lo scenario di un nuovo tipo di colpo di stato che farebbe arretrare l’agenda politica del continente ai suoi tempi peggiori. Intanto in Argentina avanza il brutale modello di demolizione della democrazia sostenuto dalla destra oligarchica continentale e dalle forze egemoniche dell’imperialismo degli Stati Uniti nella regione.

Come si vede nelle avvisaglie che mettono alla prova la memoria storica dei popoli del continente, è difficile accettare che i nuovi modelli di colpo di stato siano davvero più blandi e segreti di quelli che ha subito per tanto tempo l’America Latina.

Ciò che abbiamo visto finora in Argentina non ha nulla da invidiare, in termini di disprezzo per le masse, ai colpi di stato che hanno introdotto le dittature sanguinose ai tempi dell’Operazione Condor (il complesso di interventi, compreso il ricorso sistematico alla tortura e all’omicidio, con cui fu osteggiato l’avanzamento del socialismo in ogni stato dell’America Latina durante l’amminsitrazione Nixon-Kissinger -NDT).

In Venezuela il leader dell’opposizione nell’Assemblea Nazionale, Henry Ramos, apertamente dichiara che, data la gravità della crisi economica, egli non prevede che Maduro possa concludere il suo mandato e aggiunge che entro sei mesi si dovrà por fine al legittimo governo di Nicolas Maduro. Tanto gravi minacce non hanno indotto il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, a formulare la benché minima ricusazione, così si capisce che stiamo tornando ai tempi del golpismo aperto e brutale nel cortile degli Stati Uniti.

Intanto, in Argentina, il neo eletto presidente Mauricio Macri avvia l’attuazione del suo “modello democratico” con una demolizione brutale di tutto ciò che aveva fatto progredire la nazione dopo il crollo subito a causa della crisi economica e politica neoliberale, dalla quale era stata riscattata per opera dei successivi governi popolari di Nestor e di Cristina Kirchner.

La scrittrice e giornalista investigativa argentina Stella Calloni sottolinea che il colpo di stato in corso in Argentina iniziò il giorno stesso in cui è salito al potere Macri, un uomo d’affari di estrema destra che dal 2007 (secondo WikiLeaks) ha offerto i suoi servizi all’ambasciata degli Stati Uniti a Buenos Aires. “L’offensiva golpista è iniziata con i decreti che hanno instaurato istituzioni e misure assolutamente illegali, come la nomina per decreto di due giudici della Corte suprema. Tutte le misure economiche favoriscono i potenti e segnano un percorso di esclusione del popolo”, afferma la Calloni.

Violando la costituzione e le leggi, e governando per decreti di necessità e urgenza (DNU) dal dicembre 2015, Macri ha iniziato un percorso che mira evidentemente a distruggere un lavoro che valse all’Argentina ammirazione e rispetto da tutto il mondo, e a consegnare il paese al potere egemonico globale, ai sinistri piani del Fondo monetario internazionale e di altre agenzie, banche e istituzioni straniere. “L’opposizione negativa al Congresso in Venezuela è parte del colpo di stato che gli Stati Uniti e le loro marionette locali stanno compiendo contro quel paese”, dice la Calloni.

Mentre gli Stati Uniti e la loro rete di soci e dipendenti locali sostengono i decretacci incostituzionali di Macri, tanto applauditi dal potere egemonico, in Venezuela il decreto di “emergenza economica”, firmato dal presidente Nicolas Maduro è stato respinto dalla opposizione giudiziaria, con il compiacimento di quello stesso potere. Mai prima d’ora la destra è stata più disposta a violare la Costituzione e a chiamare alla rivolta, ha avvertito l’ex vice presidente e giornalista venezuelano Jose Vicente Rangel. “Raramente nel nostro paese era stato annunciato un colpo di stato in modo così chiaro e, allo stesso tempo, così sfuggente; l’opzione sarebbe l’impeachment, ma si allude solo di sfuggita a quella opzione che l’attuale costituzione prevede”.

Secondo Rangel, l’opposizione naviga su due acque dicendo, da un lato, che in sei mesi Nicolas Maduro sarà sloggiato dal Palazzo di Miraflores (sede del governo) con mezzi pacifici e costituzionali e, dall’altro, che non aspetterano la scadenza per scagliarsi contro il presidente.

“la destra è ringalluzzita per la vittoria elettorale dello scorso 6 dicembre. Ma ricorda ancora il fallito colpo di stato del 2002, un fallimento clamoroso che la costrinse a passare a mezzi pacifici per rovesciare il potere socialista, come apparentemente cerca di fare ora. “Ma non si possono fare impunemente né colpi morbidi, né mascherate carnevalesche usate per confondere, né golpe violenti”, conclude José Vicente Rangel.

Traduzione dallo spagnolo di Leopoldo Salmaso.
L’originale di Manuel E. Yepe Menéndez si trova qui

thanks to: pressenza

Venezuela: la realtà vs la narrazione dei media italiani

Venezuela: la realtà vs la narrazione dei media italiani

dossier a cura della Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

Verso le elezioni del 6 dicembre: come stanno le cose in Venezuela e perché i media italiani non raccontano la verità.

1. INTRODUZIONE

Il prossimo 6 dicembre, il processo bolivariano chiamerà alle urne il popolo venezuelano: sarà quindi la ventesima volta che la Revolución – iniziata con l’elezione del presidente Hugo Chávez al tramonto del ventesimo secolo – si sottoporrà al giudizio popolare.

Nonostante la sinistra rivoluzionaria abbia vinto diciotto delle diciannove elezioni indette finora, il governo di Maduro, così come quello precedente di Chávez, è costantemente attaccato dai più potenti mezzi d’informazione internazionali, proprietà delle grandi corporazioni private che governano il mercato globale. La narrazione è sempre la stessa: il governo bolivariano viene dipinto come una grottesca dittatura governata da caudillos corrotti che stanno affamando il popolo venezuelano e espandendo il modello castrista cubano, proprio in quel paese che era considerato area riservata agli affari statunitensi e che forniva, “senza troppe storie”, carburante a quella macchina drogata di crescita senza freni che è il capitalismo globalizzato.

Questa campagna mediatica diffamatoria e, come avremo modo di vedere, infondata, si è intensificata dopo la morte di Chávez.  In particolare, negli ultimi mesi e in concomitanza con la guerra economica e la strategia della violenza realizzata dalle oligarchie in combutta con i poteri del continente americano, la stampa internazionale parla spesso e male del Venezuela bolivariano.

L’obiettivo di questo piccolo dossier è quello di illustrare come la stampa italiana più influente sull’opinione pubblica abbia agito rispetto al Venezuela con scorrettezza e poca professionalità. Coerentemente con il potere economico italiano, che ha scelto di trasformare e svendere lo Stato italiano in funzione delle necessità della globalizzazione neoliberista, il latifondo mediatico ha scelto di trattare il caso venezuelano non in funzione del diritto all’informazione, ma servendo quell’architettura imperiale composta da entità economiche e finanziare con struttura planetaria che vedono nella Rivoluzione bolivariana una minaccia per i loro interessi economici.  Gli unici mezzi d’informazione che fino ad oggi hanno fatto luce sulla significativa e interessante realtà venezuelana sono infatti quelli che non hanno padroni. Tra questi, si consiglia di consultare: ALBAinformazione, L’Antidiplomatico, Contropiano, Il Manifesto, o il blog di Fabio Marcelli su Il Fatto Quotidiano: strumenti informativi che, lo ripetiamo, oltre ad essere attratti dalle conquiste sociali raggiunte in Venezuela, hanno potuto esprimersi onestamente e professionalmente grazie al fatto di non dipendere economicamente da nessuna grande impresa privata.

Con l’augurio di aver prodotto un piccolo ma utile manuale per movimenti, organizzazioni e associazioni che lottano per una trasformazione della realtà mondiale e per la costruzione di relazioni di amicizia e solidarietà tra i popoli del mondo, abbiamo scelto il caso delleGuarimbas: le già citate violenze organizzate dalla destra più reazionaria e antipopolare in Venezuela, come esempio della campagna diffamatoria di cui è vittima il processo bolivariano in Venezuela.

2. IL CASO GUARIMBAS: LA VIOLENZA FASCISTA CONTRO IL PROCESSO BOLIVARIANO

La Salida era il piano dell’estrema destra venezuelana, guidata da Leopoldo Lopez per deporre il legittimo presidente Maduro, eletto con  un regolare processo democratico, attraverso dei movimenti di piazza, sulla falsa riga delle “rivoluzione colorate” come quelle di Libia, Siria e Ucraina. Le manifestazioni di piazza, definite “pacifiche manifestazioni di giovani studenti democratici”, si sono presto trasformate in violenta guerriglia urbana, se non proprio in azioni militari con infiltrazioni di paramilitari stranieri nelle regioni confinanti con la Colombia, come il Tachira.

Queste azioni terroriste, in seguito chiamate “Guarimbas”[1] (barricate), implicavano il blocco e il controllo delle strade, azioni armate e incendiarie contro le istituzioni socialiste della Repubblica Bolivariana del Venezuela; mediante l’utilizzo di miguelitos (chiodi atti a creare incidenti stradali) e guayas, fili di acciaio posizionati all’altezza della testa da un lato all’altro di una carreggiata (con l’obiettivo di decapitare i motociclisti). Alcuni testimoni[2]parlano di veri e propri pedaggi che i normali cittadini erano costretti a pagare aiguarimberos per potersi spostare da una parte all’altra delle città. I bersagli delle azioni terroriste erano i simboli dello stato bolivariano: ospedali, centri di salute, ambulanze, scuole, asili, centri per il turismo, tv di stato. Supermercati e negozi erano spesso costretti a chiudere per portare la popolazione allo stremo. Tutto ciò avrebbe dovuto portare a legittimare un cambio di governo o un intervento esterno. Una specie di strategia della tensione all’interno di quello che viene definito un golpe continuado.

Solo nel 2014 in Venezuela, questi atti criminali, spesso sfociati nella “caccia al chavista”, hanno provocato la morte di 43 cittadini venezuelani e più di 800 feriti, tra cui non pochi membri delle forze di polizia e delle forze armate bolivariane. Non pochi di questi ultimi, hanno perso la vita a causa di colpi di arma da fuoco sparati da cecchini posti a poca distanza da loro; alcuni sono stati uccisi mentre cercavano di togliere le barricate costruite da gruppi paramilitari colombiani e venezuelani.

Insomma, le Guarimbas della destra fascista venezuelana, iniziate il 12 febbraio del 2014, subito dopo la vittoria di Nicolás Maduro alle elezioni presidenziali, avevano come fine la creazione del disordine, per poi accusare il Governo democratico venezuelano di violare i diritti umani in Venezuela. Tutto questo, attraverso “operazioni speciali”, sotto “falsa bandiera”, che compongono ciò che non pochi analisti chiamano: “Colpo di Stato continuato”; e cioè, la “guerra senza limiti” degli Stati Uniti contro il socialismo bolivariano, con la ratio di porre in essere il precedente (o meglio, il “casus belli”) e legittimare quindi un intervento militare di tipo simmetrico dei marines statunitensi nel paese andino – amazzonico.

3. LA NARRAZIONE TOSSICA DEI MEDIA ITALIANI

Durante le Guarimbas la stampa italiana è stata il bollettino ufficiale dell’opposizione antichavista. La Stampa, il Fatto Quotidiano per la penna di Cavallini, La Repubblica con Omero Ciai, Il Messaggero, L’internazionale, Panorama, il Giornale, Rainews hanno dato l’esclusiva mediatica al punto di vista dell’opposizione, un’opposizione di ultra-destra, neoliberale e sostenuta dagli Stati Uniti, che da sempre spingono verso un cambio di governo a Caracas, per porre fine una volta per tutte all’esperienza socialista della repubblica bolivariana. Una stampa che si riconferma totalmente organica alla macchina propagandistica dell’imperialismo, arma di punta della già citata guerra di IV generazione degli Usa.

Il piano eversivo denominato “la salida”, che mirava all’uscita di scena di Maduro attraverso la mobilitazione delle piazze, ha avuto come copertura mediatica la campagna internazionale SOS Venezuela, una campagna impostata su tre canali: la stampa, i social network e internet in generale, le ONG (in particolare Amnesty e Human Right Watchs).

Sulla sua pagina italiana di Facebook, Sos Venezuela si dichiara apertamente anticastrocomunista e volta ad abbattere il socialismo, che indica come la causa del “disastro” economico e sociale del paese.  Tuttavia assume delle connotazioni volte a far leva su un pubblico con una sensibilità di sinistra[3]: descrivono le guarimbas come giovani studenti, soprattutto donne, che manifestano pacificamente per la democrazia e la libertà. Le rivolte di destra, che mirano alla fine del socialismo e alla reintroduzione di rapporti economici capitalisti (e quindi, sostanzialmente a riportare il paese alla condizione di “cortile degli Usa”), sono mascherate come manifestazioni   antiautoritarie, antirepressive, democratiche e libertarie. Un copione già andato in scena in Libia, Siria e Ucraina[4], in quella che potrebbe chiamarsi strategia Usa del golpe permanente, volta al mantenimento della sua egemonia attraverso la destabilizzazione globale[5].

Lo slogan della campagna Sos Venezuela è: il Venezuela muore mentre l’Italia tace. Invece è esattamente il contrario. Gli attivisti antichavisti in italia stanno ovunque: nei salotti tv, nei tg e nelle trasmissioni radio, su blog e social network, col sostegno di ong e classe politica.

A non aver voce sono le altre parti in causa: il governo e il popolo venezuelano. Non essendoci una pluralità di fonti se non i bollettini dell’opposizione, ne risulta che il ruolo della stampa italiana è quello di cassa di risonanza dell’ultra-destra sostenuta dagli Usa. L’informazione ne riporta semplicemente la propaganda, non i fatti oggettivi. Questo perché la campagna mediatica è volta esattamente a capovolgere i fatti: mostrare una democrazia partecipata come una feroce dittatura, una parte politica progressista e popolare come reazionaria e antipopolare, le vittime delle violazioni dei diritti umani per carnefici e i carnefici per vittime. Per poter capovolgere la realtà ha bisogno di imporre una visione unica senza contraddittorio.

Così gli attivisti dell’ultra-destra di Leopoldo Lopez, come Marinellys Tremamunno[6], approdano sui nostri schermi parlando della loro lotta di liberazione contro la brutale dittatura di Maduro e lamentando il silenzio dell’Italia sul “genocidio” che è in corso in Venezuela. Schematizzando, i punti fondameli della loro campagna mediatica sono questi:

1.        Maduro ha vinto grazie ai brogli, il suo potere è illegittimo. Maduro è un dittatore.

2.        I giovani sono scesi spontaneamente in piazza per mandare via il dittatore attraverso pacifiche manifestazioni e ripristinare la democrazia.

3.        Il governo risponde alla piazza con la repressione violenta e brutale e la persecuzione politica degli oppositori, che vengono incarcerati per le loro idee, come Leopoldo Lopez.

4.        Anche la stampa dissidente viene perseguitata e oscurata.

5.        Il paese muore a causa di una brutale dittatura socialista che ha causato fame e miseria.

6.        Per questa ragione il popolo venezuelano (cioè gli attivisti legati a Voluntad Popular) chiede l’attenzione dei media e l’intervento esterno.

Queste verità sono quantomeno incomplete. La stampa italiana le propugna senza contrapporre il punto di vista delle altri parti in causa, il governo bolivariano e il resto del popolo venezuelano. Tace su dei fatti oggettivi.

1.        In Venezuela non c’è alcuna dittatura. Maduro ha preso il posto di Chávez prima ad interim in quanto vice, poi perché eletto democraticamente dal popolo venezuelano. Le elezioni sono avvenute regolarmente, in maniera trasparente[7]. L’opposizione denuncia brogli ma non presenta prove, per cui le sue accuse rimangono del tutto prive di fondamento reale.

La stampa italiana ha sempre cercato goffamente di mostrare la repubblica bolivariana come una dittatura. Ma non potendosi basare su alcun dato oggettivo, si è limitata a discreditare prima Chávez, definendolo un populista, un demagogo autoritario, caudillo o duce[8], poi Maduro definito poco carismatico[9], lasciando intendere l’inadeguatezza di un ex tramviere a guidare uno stato. Bisognerebbe ricordare a questo tipo di stampa, che le origini operaie di Maduro non significano che non è qualificato per il ruolo di presidente, ma soltanto che il popolo venezuelano ha scelto di essere rappresentato da un ex tranviere, piuttosto che da un avvocato o un uomo d’affari.

2.        Al contrario, la piazza di Lopez rappresenta un limitato gruppo sociale uscito sconfitto dal confronto elettorale, che adesso cerca di raggiungere il potere attraverso la destabilizzazione e la richiesta di un intervento esterno. La stampa italiana ha quindi l’onere di camuffare da manifestazione democratica un piano evidentemente eversivo, che spiega perché a) il governo di Caracas denuncia un golpe diretto da paesi stranieri b) perché Leopoldo Lopez si trova in carcere. E’ costretta a tacere sui 5 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno stanziato nel 2014 per sostenere le attività dell’opposizione[10], ovvero le cosiddette “manifestazioni spontanee”. Manifestazioni che peraltro hanno poco di pacifico.

3.        Ad attribuire la responsabilità delle violenze e delle violazioni dei diritti umani ai manifestanti sono proprio le stesse vittime dei disordini! E’ il comitato vittime delleGuarimbas e del Golpe Continuado[11] a denunciare i metodi violenti, i blocchi stradali, le imboscate, gli assalti a scuole, ospedali, supermercati, tv nazionali e le infiltrazioni paramilitari tra i manifestanti, soprattutto negli stati frontalieri con la Colombia in cui sarebbero presenti anche mercenari stranieri. Alcuni guarimberosriceverebbero un compenso di 3000 bolivar al giorno[12], altri sono politici legati all’estrema destra colombiana, come il sindaco della capitale del Tachira, San Cristobal[13].

Tra le vittime non ci sono solo soltanto elementi dell’opposizione, ma chavisti, forze dell’ordine, semplici cittadini che cercavano di togliere le barricate o che le difendevano, cittadini morti perché i soccorsi erano bloccati dalle barricate[14]. Non le manifestazioni di studenti, spontanee e pacifiche, di cui parla l’opposizione, ma uno scenario da guerra civile provocata da chi ha pianificato e sostenuto la Salida, ovvero Leopoldo Lopez e gli Stati Uniti.

4.        Non esiste nessuna sospensione della libertà di stampa. In Venezuela c’è un pluralismo mediatico non sottoposto al controllo del governo. Alcuni mezzi di comunicazione schierati con l’opposizione hanno manipolato foto di abusi delle forze dell’ordine avvenuti in Messico, Chile, Spagna e altri paesi, come violenze avvenute durante le manifestazioni di piazza. Per queste manipolazioni si sono aperte dei procedimenti giudiziari che hanno poi portato alla chiusura di emittenti e giornali[15]. La domanda che ci si dovrebbe porre è: perché i media manipolavano le immagini? Qui prodest?

5.        L’opposizione indica nel socialismo la causa della crisi del paese, per questo vorrebbe reintrodurre misure neoliberiste e libertà di mercato (che è forse l’unica libertà che realmente chiede!). Dello stesso parere non sembra essere la Fao, che più volte, ha premiato il Venezuela per i suoi risultati nella lotta alla fame e alla povertà. L’ultimo riconoscimento lo ha ricevuto proprio quest’anno per aver raggiunto l’obiettivo “sviluppo del millennio”, ovvero aver eliminato la fame grazie alle mission viviendas, e aver aiutato gli altri paesi ad uscire dalla povertà. Se il Venezuela è riuscito a ridurre il livello di povertà al 5,4% e ad eliminare la fame, è grazie alla nazionalizzazione del petrolio, una misura di politica economica socialista. Con i proventi del petrolio il Venezuela, oltre a dichiarare una lotta strutturale alla povertà, è riuscito a fornire servizi, strutture e trasporti pubblici al suo popolo e a garantire il diritto all’abitazione costruendo abitazioni popolari (sinora 800.000). La crisi è dovuta, in larga parte, a una guerra economica provocata da: guerra del prezzo del petrolio al ribasso, la speculazione sul bolivar, il contrabbando di merci ai confini della Colombia. Queste pressioni esterne, su una economia non ancora solidamente sviluppata inserita in un quadro di crisi economica globale, hanno creato problemi di inflazione e carenza di merci di prima necessità, oltre che una diminuzione della ricchezza generale. Il malcontento popolare generato da questa temporanea situazione di crisi, è strumentalizzato dalla stampa venezuelana (e italiana) legata agli interessi di Washington e dall’opposizione per destabilizzare il processo bolivariano e condizionare l’esito delle elezioni del 6 dicembre.

6.        Considerando questi aspetti ne esce un quadro diverso da quello servito in pasto al pubblico dagli “attivisti democratici” dell’ultra destra di Lopez: le Guarimbas sono state un’operazione con cui l’opposizione ha solo cercato di destabilizzare il potere di Caracas con la scusa dei diritti umani, per sostituire un governo legittimo, progressista e popolare a una élite politica reazionaria legata a interessi economici e politici esterni al Venezuela e contrapposti al suo popolo. In questo senso, la richiesta di un aiuto esterno e di sanzioni, era funzionale soltanto a fermare il processo bolivariano, esasperare la situazione economica e privare il popolo venezuelano della propria autodeterminazione e sovranità. Una situazione che ha costretto la stampa a manipolare o tacere sui fatti per poter mostrare la realtà capovolta come verità mediatica.

4. CONCLUSIONI

Quello che ci viene da chiedere è perché la legalità di uno stato democratico dev’essere rispettata in quest’Italia ingiusta e calpestata impunemente in Venezuela? In Venezuela si è arrivati al punto che un gruppazzo di ex presidenti è andato a fare lì una manifestazione. Che direbbero se Zapatero, Sarkozy o … Ahmadinejad venissero a manifestare davanti a Rebibbia per protestare contro i pestaggi dei poliziotti che riducono la gente nelle condizioni di Stefano Cucchi o contro le torture ai prigionieri politici o contro il 41 bis che sempre tortura è?

Come mai la stampa nostrana, che in Italia sta sempre dalla parte delle cariche della polizia, dei lacrimogeni, del diritto dello stato alla repressione dei manifestanti, in Venezuela (come prima in Libia, Siria e Ucraina) diventa improvvisamente sensibile alle aspirazioni di libertà e democrazia di “giovani studenti pacifici venezuelani”, della destra fascista anti-chavista filo Usa?

Se vincesse la destra – e cioè se quel 40% circa di oppositori diventasse maggioranza -, il Venezuela diventerebbe improvvisamente una democrazia gradita a questi giornali? E cosa definisce la tanto decantata democrazia (borghese) se non il feticcio elettorale?

Cosa direbbero questi giornali se il sindaco di Milano o di Roma si calasse il passamontagna come Daniel Ceballos (ex sindaco di San Cristobal) se ne andasse in giro ad attaccare la polizia? Perché qui in Italia, giornali come il Fatto Quotidiano e i suoi consimili chiedono galera per corrotti e mafiosi e in Venezuela difendono e coccolano golpisti e banchieri corrotti? Perché questi giornalisti tacciono sulla repressione che colpisce la dissidenza di sinistra italiana, come per esempio il movimento No Tav, ergendosi a paladini della legalità, e invece in Venezuela sostengono chi non rispetta una costituzione prodotta da una recente rivoluzione di nuova democrazia?

Forse la risposta è da trovare in quello che hanno fatto il governo di Chávez prima e quello di Maduro poi.  Allora, prima di concludere questo breve racconto, occorre illustrare e sottolineare alcune vittorie importanti raggiunte dal Venezuela socialista e bolivariano. Possiamo elencare 4 punti fondamentali in questo senso, 4 obiettivi già raggiunti dalla Rivoluziona Bolivariana che non può smontare o negare nemmeno il discorso ultrareazionario dell’opposizione:

1.        la Rivoluziona Bolivariana ha il grande merito di aver politicizzato una società lasciata completamente atomizzata dal modello di capitalismo rentier petrolifero promosso dal 1958, anno della restaurazione della “democrazia rappresentativa”. In altri termini, il processo bolivariano ha saputo rompere con il modello anteriore di democrazia formale, fossile e senza contenuti, che ricorda molto l’attuale modello decadente italiano, e realizzare una lenta ma effettiva transizione a un modello di democrazia sostanziale, partecipativa, popolare e basata sulle Comunas: organi di autogoverno locale che smantellano la burocrazia statale e le sue logiche esclusive ed alienanti.

2.        Il processo bolivariano ha messo i diritti sociali al centro del modello economico. Le missioni sociali e altri potenti programmi sociali realizzati dal Governo negli ultimi anni ricordano le politiche sociali realizzate dalle socialdemocrazie europee nel dopoguerra grazie alle conquiste del movimento operaio. Tuttavia, la grande differenza è che in Venezuela i programmi sociali –lontani dalle dinamiche assistenzialiste- prevedono spesso la più ampia e protagonista partecipazione possibile delle comunità, come per esempio la missione Barrio Adentro[16]. Più in generale, a differenza di quello che era il Welfare State, il governo bolivariano non chiede permesso al grande capitale per realizzare queste politiche finalizzate a pagare il “debito sociale” contratto dal capitalismo con il popolo venezuelano, e in particolare con le classi popolari. Infatti, la spesa sociale in Venezuela è esplosa quando la congiuntura macroeconomica era positiva, ma è continuata ad aumentare anche quando la crisi economica globalizzata ha avuto un forte impatto sull’economia nazionale, ancora dipendente dal petrolio. Quindi, nel Venezuela socialista le condizioni degli strati più vulnerabili non dipendono da quanti profitti può accaparrare comunque la borghesia, ma sono un obiettivo centrale e non negoziabile per il governo. Questa volontà politica ha fatto sì che negli ultimi 15 anni il Venezuela ha ridotto enormemente la povertà, e allo stesso tempo la disuguaglianza economica.

3.        Un’altra fondamentale questione che ha permesso grandi conquiste sociali è la nazionalizzazione del petrolio. Il Venezuela è tra i paesi più ricchi al mondo per riserve di greggio. Grazie alla volontà e determinazione del presidente Hugo Chávez il controllo del petrolio è stato strappato alle imprese multinazionali e messo a disposizione dello Stato e di un progetto di paese includente, democratico, solidale, al servizio di un orizzonte sociale socialista. In tal modo è stato possibile dal ’99 ad oggi dimezzare il livello di povertà, portandolo dal 10,8% al 5,4%, mentre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, si è assestata intorno al 5%[17]. La restituzione dei proventi derivanti dall’industria petrolifera al popolo, ha permesso l’accesso per tutti alle cure mediche, mentre ha garantito il diritto all’abitazione e all’alimentazione. La nazionalizzazione non ha soltanto consentito di diminuire la forbice tra ricchi e poveri, configurando una struttura sociale più equa, ma ha permesso di esportare una maggiore eguaglianza sociale negli altri paesi dell’ALBA. Fornendo il petrolio a condizioni vantaggiose, ha permesso l’indipendenza energetica di quei paesi dalle multinazionali del petrolio, che hanno perso un continente da saccheggiare. La stampa borghese urla al paternalismo e alla corruzione, per discreditare un modello di integrazione economica basato sulla cooperazione -non sulla concorrenza – e sulla socializzazione dei profitti, ovvero sulla restituzione del plusvalore alle classi che lo producono.

4.        Questo progetto socialista a livello interno si proietta fuori dai confini statali come un grido di dissenso alla logica imperiale della globalizzazione neoliberista. A livello regionale, il governo bolivariano è stato determinante per smontare il Consenso di Washington e costruire il Consenso Bolivariano, una nuova architettura sovranazionale antimperialista, che si è materializzata nell’istituzionalizzazione dell’ALBA: come progetto socialista d’integrazione regionale. Più in generale, a livello internazionale, il Venezuela rappresenta un pilastro essenziale per la costruzione di un mondo multipolare, un ordine internazionale per la prima volta nella storia senza imperi ne imperialismi, ma basato sull’autodeterminazione dei popoli e sulla convivenza tra diversi modelli politici e sociali.

Ovviamente, riconoscere questi grandi passi in avanti non vuol dire credere che il Venezuela sia oggi un paradiso, anzi. Non vuol dire non riconoscere che la Rivoluzione bolivariana deve ancora fare passi in avanti per democratizzare le forze di polizia o l’economia del paese. Oltre alla guerra economica messa in piedi dal potere economico, ci sono grandi ostacoli non ancora superati: primo tra tutti la dipendenza dal petrolio e del modello primario esportatore. Però, il governo bolivariano rimane l’unica forza politica democratica e rivoluzionaria capace di affrontare queste grandi sfide. Non solo, nonostante le contraddizioni e i problemi, il Venezuela bolivariano e socialista può e deve rappresentare un esempio per altri popoli e nazioni che stanno soffrendo la barbarie del capitalismo e la crudeltà del neoliberismo. Forse proprio per questo, uno dei grandi obiettivi delle corporazioni mediatiche è quello d’impedire che le sinistre mondiali e i movimenti anticapitalisti possano analizzare con obiettività e trasparenza l’attuale processo bolivariano. Disorientando e mentendo continuamente sulla realtà delle cose in Venezuela non solo si crea un’opinione pubblica internazionale consenziente a un’eventuale operazione militare, ma s’impedisce alla sinistra mondiale di fare dell’esperienza bolivariana una ricchezza teorica e pratica per altri progetti di trasformazione sociale.

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Note:

[1]              Per un maggior approfondimento sulle Guarimbas:
http://www.ivoox.com/artilleria-palabra-programa-7-11-2015-audios-mp3_rf_9301638_1.html

[2]              Testimonianze del comitato delle Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado:

[3]              L’opposizione in piazza unisce slogan anticomunisti a canti di tradizione comunista. Si “traveste” così da movimento per i diritti umani, per raccogliere il consenso generale e difendersi dalle accuse di fascismo che il governo le muove. http://www.ilgiornale.it/news/esteri/venezuela-muore-perch-litalia-tace-denuncia-quando-silenzio-1001989.html

[4]              Raul Castro denuncia una campagna sovversiva ordita dagli Stati Uniti, nei confronti dei governi che ostacolano gli interessi dello schieramento imperialista. Queste campagne si articolano con metodi “più sottili e camuffati, senza rinunciare alla violenza, per spezzare l’ordine interno e la pace” e impedire “ai governi di concentrarsi nella lotta per lo sviluppo economico e sociale”. https://actualidad.rt.com/actualidad/view/120688-raul-castro-venezuela-eeuu-ucrania

[5] http://albainformazione.com/2015/10/13/la-strategia-del-golpe-continuo/

[6] http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2014/04/11/venezuelani-paese-e-distrutto-38-morti_7d70441a-936f-4284-870a-93a34ecafad2.html
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-crisi-in-Venezuela-Presentata-una-petizione-al-parlamento-a-Roma-dagli-italo-venezuelani-Video-52742aef-60bc-4f8f-895f-d0b12b18676e.html

[7]              In Venezuela le votazioni avvengono con un sistema di “doppia identificazione”, in cui l’elettore deve registrarsi prima con un documento identificativo e poi con l’impronta digitale. Dopo di che, c’è quello della “doppia certificazione” del voto: effettuata prima elettronicamente e poi con il rilascio di uno scontrino, il quale va successivamente depositato nell’urna. Infine, l’intero processo è stato monitorato da tre grandi gruppi di osservatori internazionali: Unasur (Unione Nazioni del Sud – organismo latinoamericano), gli osservatori del Centro Carter e del CNE (Consiglio Nazionale Elettorale), oltre che a  rappresentanti di lista di entrambi gli schieramenti.

[8] http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/berlusconi-chavez-abbracci-frattini-gerarchi-fascismo-396411/

[9] http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/06/news/venezuela_maduro_successore_chavez-53958605/?ref=search

[10] http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/feb/18/venezuela-protests-us-support-regime-change-mistake

[11] http://albainformazione.com/2015/10/16/intervista-a-oscar-carrero/

[12] Aporrea denuncia la presenza di paramilitari e narcotrafficanti colombiani, oltre che i compensi elargiti ai dimostranti.   http://www.aporrea.org/oposicion/a187814.html

[13] http://ilmanifesto.info/elezioni-comunali-allombra-delle-guarimbas/

[14] http://www.aporrea.org/actualidad/n249080.html

[15] http://www.correodelorinoco.gob.ve/nacionales/venezuela-tomara-acciones-judiciales-contra-manipulacion-mediatica-hechos-violentos/

[16] http://lainfo.es/it/2015/04/16/12-anni-barrio-adentro/

[17] http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=13246

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