L’ONU intraprende un primo passo concreto affinché Israele sia ritenuto responsabile per le violazioni dei diritti umani dei palestinesi

Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, stringe la mano ai delegati prima dell’apertura della trentaseiesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, nella sede europea delle Nazioni Unite. Grazie a: Laurent Gillieron/AP

 

L’ONU intraprende un primo passo concreto affinché Israele sia ritenuta responsabile per le violazioni dei diritti umani dei palestinesi

 

27 settembre 2017 — Informazioni pubblicate oggi dai media hanno rivelato che l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani due settimane fa ha iniziato a inviare lettere a 150 aziende in Israele e nel mondo, avvertendole che potrebbero essere aggiunte a una banca dati delle aziende complici che fanno affari nelle colonie illegali israeliane basate nella Cisgiordania palestinese occupata, compresa Gerusalemme Est.

Le lettere hanno ricordato a queste aziende che le loro attività nelle e con le colonie illegali israeliane sono in violazione di “diritto internazionale e contrarie alle risoluzioni dell’ONU”. Inoltre hanno chiesto che queste aziende rispondano con chiarimenti riguardo a tali attività.

Secondo funzionari israeliani di alto livello, alcune delle aziende hanno già risposto all’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani dicendo che non rinnoveranno i loro contratti o non ne firmeranno di nuovi in Israele. “Questo potrebbe trasformarsi in una valanga”, ha detto con preoccupazione un funzionario israeliano.

Delle 150 aziende, circa 30 sono ditte americane e un certo numero sono di nazioni che includono la Germania, la Corea del sud e la Norvegia. La metà restante sono aziende israeliane, compreso il gigante farmaceutico Teva, l’azienda telefonica nazionale Bezeq, l’azienda di autobus Egged, l’azienda idrica nazionale Mekorot, le due maggiori banche del paese Hapoalim e Leumi, la grande azienda militare e tecnologica Elbit Systems, Coca-Cola, Africa-Israel, IDB e Netafim.

Le aziende americane che hanno ricevuto le lettere includono Caterpillar, Priceline.com, TripAdvisor e Airbnb.

A quanto riferito, l’amministrazione Trump sta cercando di impedire la pubblicazione della lista.

 

Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS, ha commentato:

Dopo decenni di deprivazione dei palestinesi e di occupazione militare e apartheid da parte di Israele, le Nazioni Unite hanno intrapreso un primo passo concreto e pratico per assicurare che Israele sia ritenuta responsabile per le sue continue violazioni dei diritti umani dei palestinesi. I palestinesi accolgono calorosamente questo passo.

Speriamo che il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU sia inflessibile e pubblichi la sua lista completa delle aziende che operano illegalmente nelle, o con, le colonie israeliane sulla terra palestinese rubata, e che elaborerà questa lista come richiesto dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU nel marzo 2016.

Può essere troppo ambizioso aspettarsi che questa misura coraggiosa dell’ONU concernente la responsabilità possa “fare scendere dal piedistallo” Israele, come il leader anti-apartheid sudafricano, arcivescovo Desmond Tutu ha richiesto una volta. Ma se attuata correttamente, questa banca dati dell’ONU sulle aziende che sono complici in alcune delle violazioni di diritti umani da parte di Israele può presagire l’inizio della fine dell’impunità criminale di Israele.

 

Il Comitato Nazionale BDS palestinese (BNC) è la più grande coalizione della società civile palestinese. Guida e sostiene il movimento globale di Boicottaggio, Divestimento e Sanzioni. Visitate il nostro sito Internet e seguiteci su Facebook e Twitter @BDSmovement.

 

thanks to:  Comitato Nazionale BDS palestinese (BNC)  

Traduzione di BDS Italia

 

 

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UN takes first concrete step to hold Israel accountable for violating Palestinian human rights

Zeid Ra’ad Al Hussein, UN High Commissioner for Human Rights, shakes hand with delegates before the opening of the 36th session of the Human Rights Council, at the European headquarters of the United Nations. Credit: Laurent Gillieron/AP

September 27, 2017  — Today’s media reports revealed that the UN High Commissioner for Human Rights began sending letters two weeks ago to 150 companies in Israel and around the globe, warning them that they could be added to a database of complicit companies doing business in illegal Israeli settlements based in the occupied Palestinian West Bank, including East Jerusalem.

The letters reminded these companies that their operations in and with illegal Israeli settlements are in violation of “international law and in opposition of UN resolutions.” They also requested that these companies respond with clarifications about such operations.

According to senior Israeli officials, some of the companies have already responded to the UN High Commissioner for Human Rights by saying they won’t renew their contracts or sign new ones in Israel. “This could turn into a snowball,” worried an Israeli official.

Of the 150 companies, some 30 are American firms, and a number are from nations including Germany, South Korea and Norway. The remaining half are Israeli companies, including pharmaceutical giant Teva, the national phone company Bezeq, bus company Egged, the national water company Mekorot, the county’s two biggest banks Hapoalim and Leumi, the large military and technology company Elbit Systems, Coca-Cola, Africa-Israel, IDB and Netafim.

American companies that received letters include Caterpillar, Priceline.com, TripAdvisor and Airbnb.

The Trump administration is reportedly trying to prevent the list’s publication.

Omar Barghouti, co-founder of the BDS movement, commented:

After decades of Palestinian dispossession and Israeli military occupation and apartheid, the United Nations has taken its first concrete, practical step to secure accountability for ongoing Israeli violations of Palestinian human rights. Palestinians warmly welcome this step.

We hope the UN Human Rights Council will stand firm and publish its full list of companies illegally operating in or with Israeli settlements on stolen Palestinian land, and will develop this list as called for by the UN Human Rights Council in March 2016.

It may be too ambitious to expect this courageous UN accountability measure to effectively take Israel “off the pedestal,” as South African anti-apartheid leader Archbishop Desmond Tutu once called for. But if implemented properly, this UN database of companies that are complicit in some of Israel’s human rights violations may augur the beginning of the end of Israel’s criminal impunity.

The Palestinian BDS National Committee (BNC) is the largest coalition in Palestinian civil society. It leads and supports the global Boycott, Divestment and Sanctions movement. Visit our website and follow us on  Facebook and Twitter @BDSmovement.

thanks to: BDSmovement

C’è un accordo tra ISIS e Stati Uniti?

 

Valentin Vasilescu, Reseau International 28 settembre 2017Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato le immagini riprese dai droni dall’8 al 12 settembre 2017, che mostrano il dispiegamento dei terroristi dello SIIL a nord di Dayr al-Zur in Siria. La sorpresa è la presenza di blindati Humvee-Hummer (HMMWV) delle forze speciali statunitensi nelle basi difensive dello SIIL presso Dayr al-Zur. Sulla mappa del Ministero della Difesa russo, appaiono sei schieramenti difensivi dello SIIL (per un totale di 1500 terroristi) in cui erano posizionati dei blindati statunitensi Humvee diretti verso la periferia di Dayr al-Zur. Il Ministro della Difesa russo affermava che i reggimenti curdi controllati dalle Forze Speciali degli Stati Uniti (SOF) e dalle Forze democratiche siriane (SDF) avanzavano senza ostacoli tra le posizioni dello SIIL sulla sponda orientale l’Eufrate, in direzione di Dayr al-Zur. Ad esempio, un’immagine aerea dell’8 settembre mostra una postazione di controllo fortificata dello SIIL situata a 23 km a sud-ovest di Jisr al-Shadadi, sulla strada per Dayr al-Zur. 3 autocarri statunitensi con 2 blindati e 5 Toyota dello SIIL erano fermi nella postazione di controllo. Allo stesso tempo, sulla strada, vi erano 4 tecniche delle SDF curde accompagnate da 1 Hummer statunitense.
Ciò che è incomprensibile è l’assenza di tracce di combattimenti tra SIIL e Forze democratiche siriane (SDF) e SOF. Le SOF non avevano creato pattuglie mobili come avanguardia delle colonne SDF per difenderle da un possibile attacco dello SIIL. Non ci sono crateri di proiettili di artiglieria e bombe della coalizione anti-SIIL guidata dagli Stati Uniti presso le fortificazioni dello SIIL in cui i veicoli di SDF e SOF stazionavano. Va inoltre osservato che tutte le fortificazioni dello SIIL erano circondate da campi minati. Alcun concentramento di mezzi di SDF e SOF aveva adottato un sistema di sorveglianza militare e di sicurezza, anche se erano nelle zone difensive dello SIIL. La conclusione del Ministero della Difesa russa è che “i soldati statunitensi si sentono al sicuro nelle aree controllate dai terroristi in Siria“.
Gli ufficiali russi riferivano che quando l’Esercito arabo siriano arrivò a Dayr al-Zur tra il 26 e il 28 agosto, molti elicotteri dell’esercito statunitense evacuarono 22 capi dello SIIL di origine europea con le loro famiglie da diverse aree a nord-ovest di Dayr al-Zur. Va osservato che al momento in cui le SDF scortate dalle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti (SOF) avanzavano per 100 km attraversando senza combattere le linee dello SIIL, nella zona industriale di Dayr al-Zur, i 600 terroristi dello SIIL presenti nelle nuove posizioni occupate dalle SDF, avviarono forti contrattacchi contro le truppe siriane sbarcate sulla sponda orientale dell’Eufrate. Non è una coincidenza che lo SIIL non si preoccupi dell’occupazione del suo territorio dalle SDF, concentrandosi nella lotta all’Esercito arabo siriano per impedirgli di liberare la provincia di Dayr al-Zur fino al confine con l’Iraq. Una provincia che gli Stati Uniti vogliono occupare con i loro alleati curdi delle SDF.
La stampa occidentale e rumena evita di riportare queste informazioni, suggerendo che sia una falsificazione o che, se vera, disturberebbe la percezione pubblica della lotta degli USA contro lo SIIL, infastidendo Casa Bianca e cancellerie europee.

 

thanks to: Alessandro Lattanzio

 

Quando gli USA usavano la bomba atomica contro i propri stessi cittadini!

 

Il portale svizzero di informazione progressista, sinistra.ch, riporta un interessante articolo scritto da Vittorio Zucconi sul quotidiano ‘La Repubblica’ nel 1993

da sinistra.ch

Riportiamo, ritenendolo interessante nel contesto di tensione sulla penisola coreana, questo articolo di Vittorio Zucconi, uscito sul quotidiano italiano “LaRepubblica” il 21 giugno 1993.
LAS VEGAS – Era il 1951 e tutti nel mondo dormivamo il sonno della ragione, rimboccati sotto la coperta nucleare della Guerra Fredda. Dormiva anche Martha Laird, in una notte di quel 1951. Una giovane mamma di 26 anni addormentata accanto al marito, ai due figli piccoli, alle sue pecore e ai suoi cavalli nelle colline del Nevada a ovest di Las Vegas, in un villaggio minuscolo chiamato Twin Springs, sorgenti gemelle.

“Ci svegliò un lampo di luce che ci scaldò il viso come se il sole fosse esploso davanti alla finestra” racconta adesso. “Dopo qualche secondo sentimmo arrivare da lontano il ruggito, come di un terremoto. La casa cominciò a tremare, le finestre si sbriciolarono, la porta volò via come un vecchio giornale. I bambini piangevano. Mio marito e io ci stringemmo uno all’altra, fino a quando il rombo si calmò e il sole di notte si spense. Non capimmo niente”.

Cominceranno a capire più tardi, quando il bambino più grande si ammalò di leucemia, il più piccolo di cancro alle ossa, il marito al pancreas e il neonato che Martha portava in sè nacque prematuro, di sei mesi, “con due strane appendici nere e contorte che gli penzolavano sotto la pancia, al posto delle gambe”. Visse cinque ore prima di morire anche lui, come i fratelli, come il padre, come i puledri deformi usciti dal ventre delle giumente che galoppavano via con gli occhi da matte, come se avessero paura di quel che avevano partorito. “Allora non sapevamo di essere i ‘downwinders’, il popolo-cavia che viveva ‘sottovento’ rispetto agli esperimenti nucleari nel poligono atomico del Nevada” dice Martha.

Ora, 40 anni dopo, lo sanno. Lo sa anche il governo americano che ha versato pochi giorni or sono a questa donna, e a migliaia di ‘sottovento’ come lei, 50 mila dollari a testa, per “risarcimento danni da radiazioni” secondo una legge finanziata con un fondo speciale voluto da Clinton di oltre 200 miliardi di lire annui.

Soltanto oggi, dopo anni di querele, cause, processi, inchieste e soprattutto morti orribili su morti orribili, la verità sulla guerra segreta condotta contro il popolo dei “Sottovento” comincia a venire a galla, sciolta dall’omertà della Guerra Fredda. Le 104 bombe all’idrogeno fatte esplodere all’aria aperta nel deserto del Nevada fra il 1951 e il 1963, quando Kennedy firmò la messa al bando degli esperimenti atmosferici, e poi le oltre 800 detonate nelle caverne sotterranee fino a ieri hanno fatto più vittime di Chernobyl, qui nell’enorme regione fra l’ Arizona, lo Utah e il Nevada coperta dalla nuvola del ‘fallout’ nucleare.

Il loro numero esatto è ancora un segreto di Stato. Forse 50 mila, come in Vietnam. Eppure Clinton sta meditando di autorizzare altri quattro test nucleari, entro il 1996. Come tutto quel riguarda l’atomo, anche di questo orrore non v’ è segno visibile altro che nelle conseguenze. Bisogna cercare gli effetti nella famiglia Laird, distrutta dalla ricaduta della bomba ‘Harry’ (ogni esperimento aveva un suo nome, Harry, Bob, Frank, John, per umanizzarlo. Anche quella che distrusse Hiroshima era detta simpaticamente ‘Fat Boy’, ciccione).

L’impronta di quella guerra interna sta nei 100 mila indiani della nazione Navajo impiegati come minatori d’ uranio per scavare il minerale necessario alle bombe, sterminati dai tumori al polmone e morti senza neppure poter dare un nome a ciò che li uccideva: in lingua Navajo non c’è una parola che esprima il concetto di ‘radioattività’. La chiamavano la “morte che consuma”.

Per anni, il silenzio ufficiale fu assoluto, feroce. Nel paese di St. George, un villaggio fra i mormoni dello Utah, un medico del posto scoprì a metà degli anni ’60 quantità mostruose, inspiegabili di tumori, 25 volte più della media nazionale… perchè? chiese alle autorità, perchè tanta mortalità fra questa gente sana, in uno degli angoli più belli e vergini d’ America? Come risposta gli arrivò a casa un agente dello FBI: lei non è per caso un comunista? Una spia russa? Il medico lasciò perdere.

Non ci sono monumenti, medaglie, eroi di quella guerra segreta di Americani contro altri Americani. Solo cimiteri. Solo il nulla sinistro e gigantesco di roccia e deserto che fu il ‘Nevada Test Site’, il poligono atomico. Di quell’inferno oggi resta soltanto un cartello – “Warning! Attenzione! State entrando nel poligono nucleare del Nevada!” – a poco più di un’ ora d’auto da Las Vegas. Non è proibito entrarci, ma molti dicono che sia stupido. La polvere che ricopre la strada è forse ancora ‘calda’, radioattiva e lo sarà per 400 anni.

A bassa voce, per non disturbare i turisti, i vecchi del posto ti suggeriscono di viaggiare coi finestrini della macchina ben chiusi, la ventilazione bloccata e le mascherine di carta sulla bocca per non respirare la ‘morte che consuma’ . Quella stessa morte che uccise anche John Wayne e tutta la gente che lavorava con lui sul set di un western realizzato da queste parti. Nessuno della troupe di quel film girato accanto al poligono nucleare è scampato. Tutti sono morti qualche tempo dopo aver lavorato qui per

4 settimane, tutti di cancro al polmone. Dissero che erano le sigarette.

Allora non sapevamo quel che sappiamo ora, si difendono le autorità, eravamo sprovveduti, ingenui. Ma non è vero. Sapevano benissimo. Quando il vento spirava dal poligono in direzione di Las Vegas e di Los Angeles, rimandavano gli esperimenti. Aspettavano che il vento girasse e portasse la polvere verso le Montagne Rocciose, a est, nelle zone poco abitate, verso i disgraziati che vivevano sparsi nei villaggi sottovento, come Martha e i suoi figli.

Il Pentagono le chiamava “popolazioni marginali”. Diciamo pure la parola: cavie. Sapevano, eccome sapevano. Da Las Vegas si vedevano benissimo i ‘funghi’ stagliarsi contro l’orizzonte ad appena 100 chilometri. I giocatori si alzavano dai tavoli del ‘Blackjack’, si staccavano dalle slot machines per correre sui tetti a vedere ‘the mushroom’, il fungone. Le scuole distribuivano pasticche di iodio ai bambini per combattere l’effetto delle radiazioni. Dicevano ai genitori che erano “vitamine”. Ai soldati che in 250 mila vennero piazzati a pochi chilometri dal ‘ground zero’, il punto della detonazione, veniva data paga doppia, come agli scienziati che lavoravano agli esperimenti. Dunque il rischio era ben noto.

“Li pagavano profumatamente e gli dicevano che era un lavoro patriottico, indispensabile per difendere l’ America dalle bombe dei comunisti” racconta la vedova di un cow-boy del Nevada. Suo marito aveva il compito di portare vacche vicino alla bomba per studiare gli effetti. Alle bestie usciva una schiuma purpurea dalle narici, gli occhi si gonfiavano fino a cadere dalle orbite. Qualche volta anche ai vaccari. E le vedove zitte. “Non una parola con nessuno, mi disse mio marito vomitando abbracciato alla tazza del cesso, dopo un esperimento”. Morì sei mesi dopo.

Lungo la ‘Frontiera della Bomba’ oggi non c’è più niente di vivo. Deserto doppio. Vedo, dal finestrino ben chiuso della mia macchina, la carcassa di un vecchio carro armato bianco, calcinato dall’esplosione. Rottami di autobus, macchine, tronconi sbriciolati di ponti in cemento armato, pezzi di rotaia divelti, usati per misurare l’effetto-bomba, tutti coperti da quella polvere candida e finissima che viaggiava per centinaia, per migliaia di chilometri. A volte ricadeva fitta come neve sui villaggi e i bambini correvano fuori a tuffarvisi dentro, ridendo e respirando. La notte vomitavano, la mattina apparivano le prime piaghe e i capelli cominciavano a cadere 48 ore dopo. Le madri pregavano per loro. Prima perché guarissero. Poi perchè morissero in fretta.

La gente si fidava. La propaganda funzionava e la ‘Bomba’ non dispiaceva affatto. Quel fungo enorme contro il cielo terso del West era una bandiera, un segno di trionfo. Era l’America. Miss Nevada 1953 vinse il titolo indossando un costumino da bagno fatto di bambagia a forma di fungo atomico. Parve una gran trovata. Il due pezzi rivelatore non si chiamava forse ‘Bikini’ , l’atollo della prima Bomba H? Nel deserto del Nevada, spuntavano gli ‘Atomic Bar’ , ‘Atomic Restaurant’ , ‘Atomic Casinò’ . Le prostitute di Reno offrivano ai clienti ‘The Atomic Fuck’ , la scopata atomica. Le famiglie andavano a fare i pic-nic sulle colline per guardare il ‘sole a mezzanotte’ attraverso gli occhiali affumicati. L’esercito distribuiva e proiettava nei paesi sottovento del Nevada, dell’Arizona, dello Utah un filmino rassicurante intitolato “Il Cappellano e la Bomba”. Anno: 1956. Recitava il cappellano: “Domani assisterai in prima linea a un esperimento nucleare, hai paura?”. Il soldato: “Un po’ sì, Padre”. “Non averne, figliolo. Non c’ è alcun pericolo. Vedrai un grande lampo, sentirai il calore sul viso come quando prendi il sole al mare, avvertirai la terra tremare, il vento alzarsi. E poi vedrai un fungo di colori meravigliosi volare verso i cieli, verso il Signore. Sarà bellissimo”. “Sì padre, ora sono tranquillo”.

Vedo nel deserto resti di enormi gabbie, come grandi voliere sparse qua e là. Erano le gabbie per gli animali collocate a varie distanze dal “ground zero”. I più vicini venivano polverizzati. I più sfortunati, quelli più lontani, vivevano un giorno o due. Reason Wareheim, un ex Marine di servizio nel Poligono che oggi ha 67 anni ed è sopravvissuto a un tumore al polmone, ricorda ancora le grida e gli ululati strazianti di quelle bestie, lasciate a morire sotto il cielo del deserto. Sopravvivevano solo scorpioni e scarafaggi. Bisognava farlo. C’era la Guerra Fredda. Stalin e Kruscev. Budapest e Cuba. Il giorno dell’Olocausto atomico sembrava inevitabile, imminente. Gli esperti parlavano di “deterrenza” nucleare fra Usa e URSS per garantire la pace. Forse milioni di vite furono risparmiate. Certamente migliaia di vite furono consumate in silenzio, qui nel Selvaggio West della Bomba coperto dalla polvere portata dal vento del Nevada che lasciava in bocca “un sapore metallico, come leccare la lama di un coltello”. E il ‘fallout’ radioattivo arrivava sino a New York, dicono le carte segrete.

Racconta ancora Martha Laird: “Poco prima di morire mio figlio alzò la testa dal letto dove stava tutto avvolto in un guscio di gommapiuma perchè le sue ossa erano ormai diventate così fragili per il tumore che si spezzavano solo a muoversi. Mugolava come un cane… mamma sento il vento arrivare… mamma ferma il vento… Credevo che delirasse”. Martha ha messo in cornice l’ assegno del governo. Giura che non incasserà mai quei soldi portati dal vento del Nevada, come la morte senza nome che consumò tutti i suoi figli.

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Sorgente: Quando gli USA usavano la bomba atomica contro i propri stessi cittadini! – World Affairs – L’Antidiplomatico

Usa, oltre 140 mila persone firmano petizione per dichiarare Soros terrorista

I firmatari chiedono al governo che dichiari “George Soros e tutte le sue organizzazioni e i loro membri dei terroristi”

da Sputnik Italia
Più di 140 mila persone hanno firmato una petizione richiedendo al presidente Donald Trump di dichiarare il miliardario americano George Soros un terrorista.

Il testo della petizione è sul sito della Casa Bianca. Affinché la petizione venga presa in considerazione dalla Casa Bianca sono necessarie 100 mila firme entro il 19 settembre 2017. Nel testo della petizione si legge che “George Soros ha intenzionalmente e perennemente cercato di destabilizzare e compiere atti di violenza contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini”.

A questo proposito, come dicono i firmatari della petizione, “il governo federale degli USA e il Ministero della Giustizia devono immediatamente dichiarare George Soros e tutte le sue organizzazioni e i loro membri dei terroristi” e “confiscare tutti i suoi beni personali nel rispetto della legge sulla confisca civile delle proprietà”.

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Sorgente: Usa, oltre 70 mila persone firmano petizione per dichiarare Soros terrorista – World Affairs – L’Antidiplomatico

Quello che i media non vi stanno raccontando sui test missilistici della Corea del Nord

di Mike Whitney – CounterPunch

Qui di seguito quello che i media non vi stanno dicendo sui recenti test missilistici della Corea del Nord.

Lo scorso lunedì, la Repubblica popolare di Corea ha lanciato un missile di media gittata Hwasong-12 sopra l’isola giapponese di Hokkaido. Il missile è atterrato in acqua senza causare danni a persone o proprietà. I media hanno immediatamente condannato il testo come un “atto provocatorio” che mostra come la Corea del Nord sfidi apertamente le risoluzioni Onu e “minacci i suoi vicini”. Il Presidente Trump ha fermamente criticato il test dichiarando:

“Azioni di minaccia e di destabilizzazione aumentano solo l’isolamento internazionale del regime di Kim nella regione e nel resto del mondo. Tutte le opzioni sono sul tavolo”.

Quello che i media non vi hanno raccontato è che, per tutte le ultime tre settimane, Giappone, Corea del Sud e Usa, sono stati impegnati in operazioni di simulazioni militari nell’Isola di Hokkaido e in Corea del Sud. Queste provocazioni di guerre non necessarie servono a simulare uno scenario di invasione della Corea del Nord e l’operazione per la “decapitazione” per rimuovere il regime.

 

Il leader supremo della Corea del Nord, Kim Jong-un ha ripetutamente chiesto agli Stati Uniti di porre fine a queste esercitazioni militari, ma gli Usa hanno sempre rifiutato, riservandosi il diritto di minacciare tutti, in ogni momento e in ogni luogo. E’ parte del cosiddetto “eccezionalismo” americano.

[…]
Il test missilistico di lunedì  è stato condotto poche ore dopo che i giochi di guerra di Usa e i suoi alleati erano finiti. Il messaggio è chiaro: il Nord non è disposto ad essere umiliato pubblicamente e mettersi da parte senza rispondere. Invece che mostrare debolezza, il Nord ha chiarito di essere disposto a difendersi contro ogni aggressione straniera. In altre parole, il test NON è stato un “atto provocatorio” (come affermano i media) ma una modesta e ben pensata risposta di una nazione con un’esperienza di 64 anni di sanzioni, demonizzazione e minacce continue da parte di Washington. Il Nord ha risposto perché il livello raggiunto dagli Usa richiedeva una risposta. Fine della storia.
E lo stesso vale per i test dei tre missili di breve gittata della scorsa settimana (due dei quali apparentemente sono esplosi dopo il lancio). Questi test sono una risposta alle tre settimane di esercitazioni militari della Corea del Sud e i suoi alleati che ha coinvolto  75,000 truppe da combattimento accompagnate da centinaia di carri armati, veicoli armati, artiglieria pesante, una intera flotta navale e squadroni di jet e bombardieri strategici. Doveva il Nord stare seduto e aspettare che la brutale forza militare prendesse forma proprio sotto il suo naso???
Chiaramente no.  Immaginate per un momento se la Russia iniziasse la stessa operazione al confine del Messico. Con la flotta russa che compie queste esercitazioni a tre miglia dalla baia di San Francisco, quale sarebbe la reazione di Trump?
E quindi perché il doppio standard è così palese perché si parla della Corea del Nord?
La Corea del Nord dovrebbe essere applaudita per mostrare al mondo di non lasciarsi intimidire dai bulli.Kim sa che ogni confronto con gli Usa finirà male per il Nord, ciononostante, non è crollato o si è arreso ai brulicanti colpi di guerra della Casa Bianca.
A proposito, la risposta di Trump al test missilistico di lunedì è stata appena coperta nei media mainstream e a buona ragione. Ecco cosa è successo due giorni dopo:
Mercoledì, una flotta aerea Usa di F-35B, F-15 e bombardieri B-1B, ha condotto operazioni militari su un campo di addestramento a est di Seoul. I B-1B, che sono bombardieri nucleari a bassa quota, hanno lasciato cadere le loro bombe al sito e poi sono ritornate alla loro base madre. La spettacolarità era destinata a inviare un messaggio a Pyongyang: Washington non è felice del test balistico del Nord ed è disposto ad usare armi nucleari se non si piegherà in futuro ai diktat Usa.
E quindi, realmente, gli Usa sono disposti ad utilizzare la forza nucleare contro la Corea del Nord per imporgli il loro diktat?
Sembra così, ma chi lo sa davvero? In ogni caso Kim non ha altra scelta che la fermezza. Se mostra qualche segno di debolezza, sa che finirà come Saddam e Gheddafi. E questo, naturalmente, è quello che guida la retorica iperbolica; il Nord vuole evitare lo scenario di Gheddafi a tutti i costi. (il motivo per cui Kim ha minacciato di lanciare missili nelle acque che circondano Guam è perché Guam è la casa della Anderson Airforce Base che è il punto di origine dei bombardieri nucleari B-1B che minacciano da tempo la penisola. Il Nord sente di dover rispondere a quella minaccia esistenziale).
Non sarebbe d’aiuto se i mezzi di comunicazione avessero accennato a questo fatto o è per la loro agenda meglio far apparire che sia Kim che stia abbaiando come un pazzo contro gli “Stati Uniti assolutamente innocenti”, un paese che cerca solo di preservare la pace ovunque va?
È così difficile trovare qualcosa nei media che non rifletta la polarizzazione e l’ostilità di Washington. L’unico articolo decente che sono riuscito a trovare è stato pubblicato dalla CBS News la scorsa settimana ed è stato scritto da un ex ufficiale dell’intelligence occidentale con decenni di esperienza in Asia. È l’unico articolo che ho trovato che spiega con precisione cosa sta andando oltre la propaganda.
“Prima dell’arrivo del presidente Trump, la Corea del Nord ha chiarito che era disposta a dare alla nuova amministrazione americana il tempo per rivedere la propria politica e trovare una soluzione migliore del presidente Obama. L’unica richiesta era che se gli Stati Uniti  avessero proseguito a pieno ritmo con i loro esercizi congiunti annuali con la Corea del Sud (specialmente se accompagnato dalla solita retorica di “decapitazione” e dai voli di bombardieri strategici sulla penisola coreana), il Nord avrebbe reagito fortemente.
In breve, gli Usa li hanno fatti e il Nord ha reagito.
Dietro le quinte i contatti sono saliti e scesi, ma non hanno potuto ottenere risultati. In aprile, il leader del Nord Corea Kim Jong Un ha lanciato nuovi missili come avvertimento, senza alcun effetto. Il regime ha lanciato i nuovi sistemi, uno dopo l’altro. Ancora, l’approccio di Washington non è cambiato “(Analisi: la vista di Pyongyang sulla crisi della Corea del Nord-Usa”, CBS News)
Ecco, quindi abbiamo la verità: il Nord ha fatto del suo meglio ma è tornata sui suoi passi quando Washington ha dimostrato di non voler negoziare e ha scelto di rafforzare l’embargo e minacciare la guerra. Questa è la soluzione di Trump. Qui altri estratti dello stesso articolo:
“Il 4 luglio, dopo il lancio del primo missile balistico intercontinentale di successo della Corea del Nord (ICBM), Kim ha inviato un messaggio pubblico che il Nord avrebbe potuto mettere i programmi nucleari e missilistici sul tavolo se gli Usa avessero cambiato il loro approccio.
Gli Stati Uniti non lo hanno fatto, così il Nord ha lanciato un altro ICBM,  deliberatamente come avvertimento per gli Stati Uniti che dovevano essere presi seriamente. Tuttavia, altri bombardieri B-1 hanno volato sopra la penisola e il Consiglio di sicurezza ONU ha approvato nuove sanzioni “.
Quindi, il Nord era pronto a fare qualche pesante concessione nella negoziazione, ma gli Stati Uniti non hanno accettato. Kim probabilmente ha avuto fiducia in quello che poteva essere cambio di marcia con Trump e aveva capito che potevano lavorare su qualcosa. Ma non è accaduto. Trump si è rivelato una sfinge più grande di Obama, che già era stato pessimo. Non solo si rifiuta di negoziare, ma manda minacce bellicose quasi ogni giorno. Non è ciò che aspettava il Nord. Stavano aspettando un leader “non interventista” con cui arrivare ad un compromesso.
La situazione attuale ha lasciato Kim senza buone opzioni. Può terminare il suo programma missilistico, o aumentare la frequenza dei test e sperare di aprire la strada ai negoziati. Kim ha scelto quest’ultima.
Ha fatto una cattiva scelta?
Può essere.
E’ una scelta razionale?
Si.
Il Nord sta scommettendo che i suoi programmi di armi nucleari saranno preziosi nei futuri negoziati con gli Stati Uniti. Il Nord non ha intenzione  colpire la costa occidentale degli Stati Uniti. È ridicolo! Non ci guadagna nulla. Quello che vogliono è salvaguardare la loro sovranità, procurarsi garanzie di sicurezza da Washington, rimuovere l’embargo, normalizzare i rapporti con il Sud, cacciare gli Stati Uniti dagli affari politici della penisola e (speriamo) di porre fine all’ irritante e infinitamente provocatoria occupazione americana che dura da 64 anni.
Il Nord è pronto all’accordo. Vogliono i negoziati. Vogliono porre fine alla guerra. Vogliono mettere tutto questo incubo dietro di loro e continuare con la loro vita. Ma Washington non lo farà perché gli Usa desiderano mantenere lo status quo. Washington vuole la sua permanenza perenne nella Corea del Sud in modo da poter circondare la Russia e la Cina con i sistemi missilistici e ampliare la sua presa geopolitica portando il mondo più vicino all’Armageddon nucleare.
Questo è ciò che vuole Washington e per questo la crisi della penisola continuerà a bollire.

Traduzione de l’AntiDiplomatico

Notizia del:

Sorgente: Quello che i media non vi stanno raccontando sui test missilistici della Corea del Nord – World Affairs – L’Antidiplomatico

Sette giorni di sconfitte per Washington e il vecchio ordine mondiale

 

Sette giorni di sconfitte per Washington e il vecchio ordine mondiale

 

 di Federico Pieraccini

Sette giorni di sconfitte per Washington e il vecchio ordine mondiale
1. Cina e India in vista della riunione dei BRICS hanno messo fine alla disputa sul confine tra i due paesi nei pressi di Donglang Caochang. Un altro sogno dei policy maker americani, un conflitto tra le due nazioni, svanisce.

2. L’obbligo di inviare ulteriori truppe in Afghanistan dopo 16 anni di guerra, senza alcuna possibilità di cambiare il corso degli eventi. Una seconda dimostrazione palese, dopo l’Iraq, della inefficienza bellica americana nel controllare un paese dopo averlo bombardato ed invaso.

3. Il test nucleare Coreano ribadisce il deterrente nucleare di Pyongyang che impedisce aggressioni nordamericane in stile libico. Gli strateghi US sanno di non avere alcuna opzione militare e schiumano di rabbia.

4. La liberazione di Der Ezzur segna la fine simbolica del conflitto Siriano su grande scala e rappresenta l’inizio della fine per tutte le forme di terrorismo nel paese. Il tentativo maldestro e disumano di spezzare l’asse della resistenza è fallito e con esso le ambizioni americane israeliane britanniche e saudite di ridisegnare il Medio Oriente.

5. La riunione dei BRICS riassume e amplifica tutti questi recenti eventi e capitalizza sulle debolezze di un occidente diviso. La presenza di paesi come il Messico manda un segnale inequivocabile sulle ambizioni dei 5 paesi BRICS di accelerare la transizione pacifica ad un ordine mondiale multipolare.Mentre negli Stati Uniti prosegue una latente guerra civile, compresi assalti politici inediti alla presidenza, il resto del mondo si evolve tentando, con successo, di risolvere i numerosi conflitti lasciati in eredità da Washington.

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Sorgente: Sette giorni di sconfitte per Washington e il vecchio ordine mondiale – World Affairs – L’Antidiplomatico

Washington e Riyad chiedono all’opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria

Washington e Riyad chiedono all'opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria
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USA e l’Arabia Saudita hanno sollecitato l’opposizione, da loro sponsorizzata, ad accettare il ruolo di Bashar al-Assad nel futuro della Siria. Lo riferisce ‘The Associated Press’.

L’Associated Press (AP) ha riferito, citando fonti in condizione di anonimato, che sono in contatto con i cosiddetti gruppi di opposizione siriani al di fuori del paese arabo.

“Mentre Damasco ha invertito le perdite militari in gran parte strategicamente importante nella zona  occidentale del paese e dal momento che gi Stati Uniti hanno interrotto il supporto alle forze ribelli, i diplomatici da Washington a Riyad stanno chiedendo ai rappresentanti dell’opposizione siriana di raggiungere un accordo con il presidente Bashar al-Assad sulla sua sopravvivenza politica”, è l’incipit dell’articolo dell’AP.

Inoltra, nell’articolo si ricorda che le forze militari e pro-governative siriane hanno un vantaggio irreversibile sul campo di battaglia contro le bande armate e altri avversari mentre i cosiddetti  ribelli appoggiati dai loro alleati regionali e occidentali sono più concentrati sulla promozione dei propri interessi, piuttosto che ottenere il cambiamento di governo a Damasco.

Attualmente, il governo siriano controlla la maggior parte occidentale popolata, mentre i terroristi dell’ISIS (Daesh, in arabo) e Al-Qaeda, i curdi sostenuti dagli Stati Uniti e le milizie sostenute dalla Turchia controllare le restanti parti del Nord, est e sud. Inoltre, una zona sicura è stata creata nel sud dove non c’è quasi nessun combattimento. Questa situazione è un vantaggio per Damasco.

L&# 39;ex ambasciatore USA in Siria, Robert Ford, che è ampiamente considerato come una delle menti delle guerre civili create da Washington in diverse parti del mondo e istigatore chiave nel 2011 del conflitto siriano già escluse, alcuni mesi fa, la possibilità di cacciare via Assad, sottolineando che “non c’è alcun allineamento militare concepibile che sarà in grado di rimuoverlo (…) Tutti, compresi gli Stati Uniti, hanno riconosciuto che Assad resta al potere.”

Secondo la fonte consultata da AP, i principali sponsor del principale alleanza di opposizione siriana, l’Alto Comitato dei negoziati (ACN o HNC) stanno spingendo il gruppo ad adattarsi alle nuove realtà. In particolare, il cancelliere saudita, Adel al-Yubeir, ha detto all’opposizione che è giunto il momento di formulare “una nuova versione”.

“Lui non ha detto esplicitamente che Bashar [Al Assad] deve restare, ma se si legge tra le righe, se dici che devi avere una nuova visione, qual è la questione più controversa? È se Bashar resta”, ha spiegato la fonte che ha chiesto di rimanere anonimo, aggiungendo che diversi gruppi di opposizione stanno parlando tra di loro per raggiungere una posizione comune, ma che hanno comunque profonde divergenze sul futuro politico di Assad in Siria.

Fonte: The Associated Press
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Le foto dello Yemen che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita non vogliono che tu veda

Le foto dello Yemen che gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita non vogliono che tu veda
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L’Arabia Saudita mantiene un blocco mediatico tale che i giornalisti non possono documentare le atrocità commesse nello Yemen con la complicità statunitense.

Le immagini come quelle che accompagnano l’articolo pubblicato martedì scorso sul quotidiano statunitense ‘The New York Times’, scritto da Nicholas Kristof non appaiono sugli schermi televisivi e raramente nei quotidiani occidentali, in parte perché l’Arabia Saudita blocca con successo l’accesso di giornalisti stranieri nello Yemen.

Il giornalista Nicholas Kristof nel suo articolo pubblicato ha denunciato di aver cercato per quasi un anno di raggiungere aree devastate dagli attacchi sauditi nello Yemen senza successo perché il regime saudita lo ha impedito.

Kristof ha poi riferito che l’unico modo per accedere alle aree dello Yemen soggetto a continue attacchi aerei è attraverso voli charter organizzati dalle Nazioni Unite e gruppi umanitari, in quanto i voli commerciali sono vietati.

Tuttavia, gli aerei militari sauditi controllano questo spazio aereo e vietano qualsiasi volo dove c’è un giornalista a bordo. L’ONU “non sta assumendo rischi” e considera questo divieto di imbarcare i giornalisti molto seriamente, ha raccontato il giornalista.

“Ciò è pazzesco: l&# 39;Arabia Saudita obbliga le Nazioni Unite ad escludere i giornalisti per evitare la copertura delle atrocità saudita”, ha spiegato Kristof.

L’autore dell’articolo ha sottolineato che il governo saudita commette crimini di guerra nello Yemen con le complicità statunitensi e del Regno Unito.

I Sauditi regolarmente bombardano i civili e, peggio ancora, hanno chiuso lo spazio aereo e hanno imposto un blocco per sottomettere la popolazione yemenita. Ciò significa che i civili dello Yemen, compresi i bambini, se non muoiono nei bombardamenti, li fanno morire alla fame. Kristof ha citato il caso di Buthaina, una ragazza di 4 o 5 anni che è stata l’unica della sua famiglia che è riuscita a sopravvivere ad un attacco saudita.

Secondo Kristof gli statunitensi devono fermare tutti i trasferimenti di armi in Arabia Saudita finché non finisce il blocco e il bombardamento del regno contro lo Yemen.

Uno degli effetti devastanti di questa aggressione è la peggiore epidemia globale del colera che è scoppiata in Yemen, dove molte persone sono malnutrite. Ogni giorno 5000 yemeniti contraggono il colera.

Fonte: The New York Times
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The “H-Bomb” Hurricane

Hurricane Irma is one of the most powerful Atlantic hurricanes ever: what we know

Irma is on track to hit the Eastern Caribbean and Puerto Rico Wednesday. Its path later in the week is still uncertain.

Updated by Sep 6, 2017, 6:32pm EDT

Hurricane Irma is already one for the record books.

As a Category 5 with sustained winds of 185 miles per hour, Irma now ranks among the most powerful hurricanes (as measured by wind speed) ever recorded. Irma has sustained these 185 mph winds for more than 24 hours, a record length of time. And it’s one of the most powerful cyclones to ever make landfall.

On Wednesday, the fierce storm hit the leeward (i.e. northeastern) Caribbean islands, moving through Barbuda and St. Martin. The New York Times reports widespread damage to property, homes, and infrastructure on these and other islands. Gaston Browne, the prime minister of Antigua and Barbuda told reporters Barbuda “is totally destroyed — 90 percent at least.” And there’s reports of at least one death on the island.

Later today, the eye of Irma will pass just north of Puerto Rico, where evacuations are underway and where there are fears the storm could disrupt the power supply for months. On Thursday, Irma is expected to graze by the Dominican Republic and Haiti. By late Thursday, it will be near Turks and Caicos and the southeastern Bahamas. All of these islands can expect tropical-storm force winds (at least), heavy rainfall, and coastal storm surge.

Even if these island do not receive a direct hit, it’s still a dangerous situation. “Hurricane-force winds extend outward up to 50 miles from the center and tropical-storm-force winds extend outward up to 185 miles,” the National Hurricane Center reports.

It’s still unclear if the storm will make landfall in Florida or elsewhere in the continental United States (it wouldn’t reach Florida until Saturday or Sunday). But it’s possible a huge “potentially catastrophic” category 4 or 5 storm will impact Florida. The forecast will grow more certain in the next few days. And local officials are already preparing for the worst. There are also chances of impacts in the Carolinas, depending on which direction the storm shifts in the coming days. Even the best forecasts are uncertain where Irma might land this weekend, meteorologist Eric Berger explains on Space City Weather.

According to the NWS, Irma is the strongest storm ever in the Atlantic (not counting those that reached the Caribbean and Gulf of Mexico). And it’s not far off from the all-time record hurricane wind speed of 190 mph.

While the exact forecast, size, and path of Irma will change, know this: Irma poses a threat to life and property from the Eastern Caribbean to the Gulf Coast. Here’s the situation.

It’s still unclear if Irma will hit the mainland United States. But the forecast is ominous.

The forecast track leaves a landfall in mainland Florida or the Florida Keys a possibility. Though much is still uncertain. “The threat of direct hurricane impacts in Florida over the weekend and early next week has increased,” the National Hurricane Center says. “Hurricane watches could be issued for portions of the Florida Keys and the Florida peninsula on Thursday.” It all depends whether the storm shifts further to the east or west.

In any case, the center stresses vigilance for those in the potential path of the storm, and to make sure safety, preparedness, and evacuation plans are known and in place.

Florida and Puerto Rico have already declared states of emergencies in preparation, freeing up resources for shelters, evacuations, and deploying National Guard members to help respond to the powerful storm. Mandatory evacuation orders are underway in the Florida Keys. Officials in Miami-Dade and Broward counties in Florida are preparing for or ordering evacuations.

“We can rebuild your home, but we cannot rebuild your life,” Florida Gov. Rick Scott said on CNN Wednesday. “Take what you need, but only what you need.”

Don’t just focus on wind speed. Even if Irma downgrades, it’s still a dangerous storm.

Irma is currently churning with sustained 185 mph winds, and is gusting even higher. But wind speed alone does not completely describe the risk of a hurricane. These storms are made dangerous by a mix of three factors: floods from storm surge, heavy rainfall, and damaging winds. A Category 5 storm hits intensely on all three. (The greatest threat to loss of life in most hurricanes is storm surge and coastal flooding — not wind.)

The incredibly intense winds of Category 5 storms can completely destroy homes, uproot trees, and knock out power utilities for months. The National Hurricane Center reports that “some fluctuations in intensity are likely during the next day or two, but Irma is forecast to remain a powerful Category 4 or 5 hurricane during the next couple of days.”

But don’t focus solely on the category number. The Saffir-Simpson scale is ranked purely on wind speed. As we saw with Hurricane Harvey, even a downgraded hurricane or tropical storm can cause massive destruction and chaos. Even if Irma downgrades, it’s still dangerous.

The National Center for Atmospheric Research has a hurricane severity scale that factors in wind speed, hurricane size, and forward speed (whether it stalls or not) to rate the potential destructiveness of a storm 1-to-10 scale. Irma now rates at a 5.3. On this scale, Hurricane Katrina would have scored a 6.6.

Zachary Crockett/Vox

Harvey dumped 50-plus inches of rain over parts of Houston and Louisiana, creating devastating floods (mostly because the storm stalled over the Gulf Coast after it made landfall). Irma, so far, is not expected to be such a devastating rain event. Currently isolated forecast totals top out at 15 inches.

The US is still reeling from the impacts of Hurricane Harvey. Parts of Houston are still under water, thousands are still living in shelters, and cleanup efforts have barely begun. Needless to say, another catastrophic storm in a two-week period would add salt to a wound and further strain the disaster relief resources of the federal government and groups like the Red Cross already stretched thin with the response to Harvey.

Even if this storm does not have major impacts to the mainland US, it is poised to unleash havoc on the countries in the Caribbean in its path. Recall in 2016, Hurricane Matthew killed more than 500 in Haiti while largely sparing the United States.

The beginning of September is peak hurricane season. Already, two other storms — Jose and Katia — have formed. Follow those storms here.

How to follow Hurricane Irma:

  • The National Hurricane Center has a page updating every few hours with the latest watches and warnings for Harvey. Check it out.
  • Follow the San Juan branch of the National Weather Service on Twitter. And the Miami and Florida Keys branches too.
  • Follow the Capital Weather Gang’s Twitter account. These folks tend to live-tweet storm updates.
  • Here’s a Twitter list of weather experts via meteorologist Eric Holthaus. These experts will give you up-to-the second forecasts and warnings.

 

thanks to: Vox

Amnesty International, un’altra ONG al servizio del Dipartimento di Stato USA

da Mision Verdad

Un nuovo attacco di Amnesty International contro il Venezuela arriva attraverso la campagna ‘Acción Mundial Emergente’. Il documento detta le azioni da compiere, una sorta di vademecum per le ONG, sullo strano caso Tumeremo. L’approccio di questa organizzazione globale risponde direttamente ai dettami del Dipartimento di Stato (USA N.d.T.), e pertanto riprende la narrazione della «crisi umanitaria» nella sua concezione destituente. Per questo bisogna controllare i precedenti di questo agente non statale.

Amnesty International si definisce come movimento a livello globale che monitora in maniera disinteressata il rispetto dei diritti umani. Dal 1962, quando l’avvocato inglese Peter Benenson rilasciò il primo comunicato sotto forma di storia giornalistica avvenuta nel Portogallo di Salazar, e apparve il primo reclamo che sembrava genuino, ha compiuto un salto organizzato rilevante. Società finanziarie e istituzioni governative indirizzarono la rotta verso gli interessi del Dipartimento di Stato nordamericano e altri gruppi di decisione. Con una parola d’ordine chiara ereditata da Benenson: «Il modo più rapido per aiutare i prigionieri di coscienza è [con] la pubblicità».

Così, anche se Amnesty International copre mediatamente i suoi finanziatori, le menzogne emergono quando le ONG vogliono mantenere uno status pubblico ‘indipendente’. Giocano nell’ombra nel contesto dell’agenda globale dettata dal Pentagono e dagli altri centri militari sparsi in Occidente.

Due soggetti giuridici, Amnesty International Limited e Amnesty International Charity Limited, si occupano di ricevere i finanziamenti per la ripartizione delle risorse ai suoi operatori. Sempre dietro le belle parole sui diritti umani così come vengono intesi dai think-thank dominanti insieme alle lobby corporative e parlamentari. Amnesty International opera in oltre 150 paesi, dove compila report per giustificare «guerre umanitarie» ed edulcorare, o difendere (in questo caso è lo stesso in quanto propaganda), le invasioni della NATO nel suo dispiegamento militare-territoriale.

Oltre a distorcere selettivamente l’opinione pubblica sui diritti umani e il suo concetto, assegna risorse e mobilita operatori nel quadro delle missioni per i diritti umani, soprattutto in paesi che non seguono le direttive del Dipartimento di Stato (USA), le centrali di intelligence e i gruppi finanziari. Amnesty International è il riferimento obbligato ideologico e fattuale di chi prende le grandi decisioni in seno all’oligarchia globale.

Uno dei più grandi finanziatori di Amnesty International è George Soros. Uno speculatore criminale, la cui ragion d’essere è accumulare ed espandersi. Utilizza la Open Society Foundations come fondo di distribuzione, di risorse e capitali per ONG in punti chiave come Ucraina, Russia, Medio Oriente e dintorni, Venezuela, Cuba ed Europa nella sua totalità. Anche il governo britannico e la Commissione Europea sono due importanti finanziatori.

I report di Amnesty International si basano su presunte testimonianze compilate da gruppi di opposizione a governi proBRICS e processi di emancipazione, finiti nel mirino degli interessi imperialistici. Ha avuto ai suoi vertici ex operatori politici del Dipartimento di Stato come Suzanne Nossel, che è stata direttrice di Amnesty International negli Stati Uniti. Nossel coniò il termine Smart Power per i think-thank democratici e affini, e fu segretaria di Hillary Clinton nel 2012-2013. Zbigniew Brzezinski, già cervello geopolitico di Obama, fu consulente della direzione esecutiva di Amnesty International.

L’analista Tony Cartalucci definisce Amnesty International attore propagandista del Dipartimento di Stato. I diritti umani sono un mezzo per soddisfare interessi diversi da ciò che predicano. I diritti umani come mercanzia.

La politica R2P (dottrina Responsibility to Protect), strettamente legata alle dinamiche della NATO, è la divisa di Amnesty International. (…) Avalla invasioni militari e metodi di Guerra non convenzionale. Ha fatto campagna contro Yugoslavia, Irak, Libia, Siria e Venezuela.

Mentre il Dipartimento di Stato e gli alleati finanziano e organizzano gruppi terroristi in Medio Oriente, Amnesty International fa propaganda contro Russia e Siria nell’ambito di un’operazione mediatica di vasta portata. Il crimine addossato all’altro come operazione psicologica, lo descrive in un altro articolo Cartalucci. L’operatività di Amnesty International consiste nel lanciare missioni di osservazione, che raccolgono testimonianze, affinché le ONG possano preparare dei dossier come fatto contro il governo Assad senza alcuna prova.

Le contraddizioni nei rapporti si accentuano quando viene toccato il tema dei «prigionieri politici» a Cuba, mentre i paesi finanziatori sono molto più severi nella loro giurisprudenza rispetto alle associazioni tra individui o gruppi che ricevono finanziamenti dall’estero a fini politici o parapolitici.

Operando come ONG che denuncia abusi dei diritti umani dello Stato venezuelano, nel 2014 si è pronunciata a favore dei ‘guarimberos’ e Leopoldo Lopez, nulla di strano essendo Amnesty International un attivo cartellone pubblicitario di Wall Street. Le ONG in territorio venezuelano replicano quanto enunciato da Amnesty International come fosse dottrina. Amnesty funge anche da ‘copertura teorica’ e ‘indipendenza giornalistica’ per gli argomenti di Provea e Foro Penal Venezolano. Missino Verdad ha spiegato i metodi e il vero ruolo delle ONG, i legami finanziari con la NED, Open Society Foundations e altre istituzioni e società al servizio dell’1%.

(…)

La merce chiamata diritti umani utilizza l’arena mediatica per diffondere quanto pensato e scritto dai think-thank al servizio di Pentagono e CIA, dai laboratori di guerra, e con l’assedio finanziario di schiera contro il paese e il popolo venezuelano. Amnesty International gioca un ruolo attivo a livello internazionale, in quelle zone dove vanno definendosi i futuri scenari geopolitici nell’ambito della guerra mondiale-societaria in corso. Il Venezuela ha un ruolo nodale in questo schema, dove si sviluppa uno scenario golpista che ha come proscenio politico e istituzionale l’Assemblea Nazionale controllata dalla MUD e l’offensiva economica condotta contro l’esecutivo guidato da Nicolas Maduro.

(…)

La propaganda contro il Venezuela si intensifica quando il chavismo avanza con mosse strategiche per smontare la guerra. Non bisogna sottovalutare i nodi imperiali che convergono con ingenti risorse in questa Guerra Non Convenzionale con un volto «civico», come lo sono ONG come Amnesty International.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Notizia del: 14/08/2017

Sorgente: Amnesty International, un’altra ONG al servizio del Dipartimento di Stato USA – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico

Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela

Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela

Viviamo una dittatura mediatica globale. Che dobbiamo combattere in un nuovo scenario di guerra asimmetrica

di José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación – Cubainformazione

La presunta “ingerenza di Cuba in Venezuela” è stato un messaggio ricorrente della stampa di ultra-destra (1) nei 18 anni di Rivoluzione Bolivariana (2).

 

Oggi, in uno scenario di vessazione viscerale al governo di Nicolás Maduro, il messaggio ha già condizionato l’intero sistema mediatico (3).

 

Ricordiamo che, nel 2003, Cuba trasferì decine di migliaia di professionisti nelle zone più povere del Venezuela, principalmente nella  Missione sanitaria comunitaria Barrio Adentro (4). Attualmente, Cuba ha 46000 cooperanti nei 24 stati del paese, in quasi 20 programmi sociali (5). Per citare solo un dato di impatto, la cooperazione sanitaria cubana, in Venezuela, ha salvato 1700000 vite (6).

 

Ma, in questi 14 anni, ai media internazionali non gli è interessato mostrare il cambiamento operato nella vita di milioni di persone grazie a questi programmi (7). Le uniche storie di vita pubblicabili sono state quelle di una minoranza di cooperanti cubani che, per accedere ad una migliore retribuzione, decisero aderire al programma di asilo politico negli USA (8). A proposito, eliminato, in gennaio, questo programma, da Barack Obama, oramai leggiamo poche notizie su “medici cubani disertori” (9).

 

Ma l’attuale scenario di violenta guerra psicologica ha bisogno di storie più forti circa il “fattore cubano” in Venezuela.

 

Pochi giorni fa, il presidente Donald Trump parlava, apertamente, di un ipotetico intervento militare nel paese (10). L’opposizione venezuelana, quasi due giorni dopo, emetteva un comunicato in cui, senza neanche menzionare gli USA, accusava “la dittatura di Maduro di convertire il paese in una minaccia regionale” e  -incredibilmente- l’ “intervento” che respingeva era quello”cubano”! (11)

 

Su questa presunta “ingerenza cubana” possiamo ora leggere centinaia di articoli d’opinione, editoriali, reportage e notizie nei principali media di tutto il mondo: da “The Washington Post” (USA) (12) sino a Deutsche Welle (Germania) (13), passando per “El Mundo” (14) o “ABC” (Spagna) (15).

 

Naturalmente, è la stampa venezuelana quella che porta il tema al parossismo. Pochi giorni fa, il quotidiano “El Nacional”, diceva che con la nuova Assemblea Nazionale Costituente, “Venezuela e Cuba saranno un solo paese” (16).

 

Il messaggio è già universale: Maduro è “il burattino di coloro che davvero comandano in Venezuela: i cubani” (17). “Il regime venezuelano oggi si mantiene grazie ad un apparato repressivo (…) e d’intelligence (…) controllato da ufficiali e funzionari cubani” (18), al fine di garantire “il petrolio che gli fornisce” Caracas. Tutto ciò lo leggiamo nel quotidiano spagnolo “El País”, la cui linea editoriale sul Venezuela è marcata da Moisés Naim (19).

 

 

Moisés Naim, che oggi afferma che il suo paese è “una succursale del regime di Raúl Castro” (20) fu -ricordiamo- il ministro venezuelano del Commercio e dell’Industria  che, nel 1989, cedette tutta la sovranità economica al Fondo Monetario Internazionale, e attuò un duro pacchetto neoliberale. Migliaia di persone povere, allora, scesero in piazza e assaltarono negozi alimentari, in quello che è conosciuto come il Caracazo (21).

 

Chi oggi parla della “sofferenza di milioni di venezuelani” (22) fu il ministro che portò il suo paese ad avere l’80% di povertà ed il 58% di povertà estrema, con diversi milioni di persone senza servizi sanitari o di istruzione (23).

 

Chi oggi sostiene quello che definisce “la resistenza nelle strade” (24), vale a dire, la violenza dell’opposizione che ha bruciato vive più di 20 persone per essere “chaviste” (25), fece parte del governo che impose la legge marziale e autorizzò a sparare con munizioni da guerra. Il saldo: più di 3000 morti (26).

 

Ma non solo è l’amnesia storica e la doppia morale. Oggi, da tutto l’apparato mediatico viene chiesto, spudoratamente, pressioni (27), sanzioni (28) e persino un intervento in Venezuela (29): “Sì, intervenire: non c’è perché spaventarsi. Il diritto di ingerenza umanitaria, in un caso come il venezuelano, reclama il suo esercizio”, leggiamo in “El País”(30).

 

Qualcuno può argomentare che tutto questo è pubblicato nella sezione “Opinione” di detti giornali. O tra virgolette di notizie e reportage. Che non è, necessariamente, l’opinione dei media. Una fallacia, perché oggi la censura di qualsiasi articolo di opinione, di linea contraria è assoluta e implacabile (31).

 

Per questo  smettiamo con le banalità. Viviamo una dittatura mediatica  globale. Che dobbiamo combattere in un nuovo scenario di guerra asimmetrica. Con metodi anche … asimmetrici.

(Traduzione di Francesco Monterisi)

Pubblichiamo su gentile concessione dell’autore

  1. http://www.abc.es/internacional/20130926/abci-injerencia-cubana-ejercito-venezuela-201309251956.html

  2. http://www.telesurtv.net/news/Venezuela-celebra-18-anos-de-la-primera-juramentacion-de-Chavez-20170202-0022.html

  3. https://www.lavozdegalicia.es/noticia/internacional/2014/02/26/oposicion-exige-fin-injerencia-cuba-venezuela/0003_201402G26P23991.htm

  4. http://ceims.mppre.gob.ve/index.php?option=com_content&view=article&id=39:mision-barrio-adentro-i-ii-iii-iv

  5. http://www.telesurtv.net/news/Maduro-llego-a-Cuba-para-revisar-acuerdos-bilaterales-20160317-0074.html

  6. http://minci.gob.ve/201

    7/04/venezuela-alcanza-cifras-historicas-materia-salud/

  7. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/56041-162-ataques-a-medicos-cubanos-en-venezuela-no-han-sido-noticia-no-eran-cooperantes-europeos

  8. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/64383-medicos-cubanos-desertores-en-colombia-marionetas-desechables-contra-el-dialogo-cuba-eeuu-y-de-paso-contra-venezuela

  9. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/72954-para-justificar-los-privilegios-de-la-emigracion-cubana-la-prensa-se-moja-hasta-los-pies

  10. https://elpais.com/internacional/2017/08/12/estados_unidos/1502489697_592906.html

  11. http://www.el-nacional.com/noticias/oposicion/mud-rechazamos-injerencia-cubana-amenazas-invasion-militar_198563

  12. https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/fidel-castros-venezuela-obsession/2016/11/26/5a3d3e9c-b405-11e6-8616-52b15787add0_story.html?utm_term=.313b9f96e8de

  13. http://www.dw.com/es/qu%C3%A9-futuro-le-ve-a-venezuela/a-40015546

  14. http://www.elmundo.es/opinion/2017/08/15/5991d326468aebea428b45f3.html

  15. http://www.abc.es/internacional/abci-cuba-controla-venezuela-traves-centro-escuchas-electronicas-201704050306_noticia.html

  16. http://www.el-nacional.com/noticias/columnista/venezuela-cuba-seran-solo-pais_185285

  17. https://elpais.com/elpais/2017/05/13/opinion/1494697154_543336.html

  18. https://elpais.com/elpais/2017/08/04/opinion/1501856720_135011.html

  19. http://www.cubainformacion.tv/index.php/lecciones-de-manipulacion/56246-moises-naim-el-pais-ofrece-columna-diaria-para-denigrar-a-venezuela-y-cuba-a-un-criminal-del-caracazo

  20. http://www.dw.com/es/qu%C3%A9-futuro-le-ve-a-venezuela/a-40015546

  21. http://www.rebelion.org/noticia.php?id=164505

  22. https://elpais.com/elpais/2017/05/13/opinion/1494697154_543336.html

  23. http://www.forodebatemarxista.com/index.php?option=com_content&view=article&id=559:s-sesui&catid=4:internacional&Itemid=7

  24. http://www.infobae.com/america/venezuela/2017/07/29/moises-naim-venezuela-paso-de-ser-un-petroestado-a-ser-un-narcoestado/

  25. http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/07/22/la-oposicion-ha-quemado-vivas-al-menos-23-personas-en-venezuela/#.WZLz-lFLeig

  26. http://www.telesurtv.net/articulos/2014/02/27/el-caracazo-y-el-derrumbe-del-golpe-fascista-3177.html

  27. http://www.elmundo.es/internacional/2017/08/05/598464ea22601d385f8b465f.html

  28. https://www.republica.com/en-el-anden/2017/08/01/maduro-chavez-y-la-invasion-consentida/

  29. http://www.laprensa.com.ni/2017/08/05/editorial/2274926-el-factor-cubano-en-venezuela

  30. https://elpais.com/elpais/2017/08/04/opinion/1501856720_135011.html

  31. https://forocontralaguerra.org/2017/08/09/como-no-dar-una-noticia-paraperiodistas-espanoles-ante-la-constituyente-venezolana/

 

Notizia del: 20/08/2017

Sorgente: Il fattore Cuba: guerra psicologica e guerra asimmetrica contro il Venezuela – World Affairs – L’Antidiplomatico

La scoperta di armi chimiche degli Stati Uniti in Siria è la prova che l’Occidente sostiene i terroristi

Alcuni paesi si impegnano, da un lato, verbalmente per il diritto internazionale, ma da un altro armano i terroristi con sostanze vietate, ha affermato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo.

La scoperta di armi chimiche di produzione statunitense e britannica in Siria è la prova che i paesi occidentali, direttamente o indirettamente sostengono i terroristi. Lo ha affermato Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Russia.

“È giunto il tempo in cui, dopo diversi anni di guerra in Siria, è stato portato alla luce ciò che è stato discusso molte volte in tutti i livelli”, ha dichiarato la portavoce nel corso di un programma della radio russa Vesti, e citata da TASS.

“Sì, è così. I paesi occidentali e le potenze regionali hanno fornito direttamente o indirettamente sostanze tossiche vietate ai ribelli,ai terroristi ed estremisti che sono sotto il loro comando nel territorio della Siria”, ha spiegato Zakharova, aggiungendo si sommano ad altre forme di assistenza, comprese le armi, il denaro e il supporto informatico.

Dopo citato anche una serie di fatti e fornito prova confermate da esperti internazionali, la portavoce ha aggiunto che i paesi responsabili per il sostegno al terrorismo “verbalmente sono impegnati a rispettare i principi democratici e del diritto internazionale, ma in realtà forniscono tutto il necessario per gli estremisti affinché sostengono la loro lotta armata nel territorio sovrano della Siria. “

L’ONU come testimone

Zakharova ha sottolineato che le Nazioni Unite hanno ricevuto molti di queste prove, ed sono state testimone di alcune delle discussionisu questo argomento.

“Alcuni di questi dati sono stati comunicati alle Nazioni Unite, e sono stati discussi nel corso di negoziati bilaterali, per esempio, tra gli Stati Uniti e la Russia”, ha precisato la portavoce.

Da parte sua, il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vasili Nebenzia ha sostenuto che la fornitura di agenti tossici per le forze ribelli in Siria costituisce una violazione della Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche.

Sostanze proibite

Ieri,il vice ministro degli esteri siriano, Faisal Mekdad, aveva dichiarato che nella parte orientale di Damasco sono state trovate “bombe a mano e munizioni per lanciagranate” dotate di gas irritanti tossici CS e CN, realizzato da aziende statunitensi e inglesi.

Fonte: Tass

Notizia del: 17/08/2017

 

 

Lanciarazzi Usa per la difesa della democrazia in Ucraina

I documenti mostrano che la società americana «AirTronic USA», vicina al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha concluso l’11 novembre scorso un contratto con la compagnia statale ucraina “Spetstehnoeksport” per la fornitura di 100 lanciarazzi a propulsione

di Giuseppe Acciaio

I primi di agosto sono stati diffusi alcuni documenti ufficiali attestanti che gli USA riforniscono l’Ucraina con armi letali (www.southfront.org/documents-confirm-the-us-already-delivered-lethal-weapons-to-ukraine-exclusive).  Quello che sconvolge di più è la loro destinazione, non vengono adoperati per garantire la sicurezza nazionale, ma vanno direttamente alle unità militari della Guardia Nazionale che si sono distinte durante i combattimenti per la loro eccessiva crudeltà, come ad esempio il reggimento di Azov – composto esclusivamente dai neonazisti e mercenari.

I documenti mostrano che la società americana «AirTronic USA», vicina al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha concluso l’11 novembre scorso un contratto con la compagnia statale ucraina “Spetstehnoeksport” per la fornitura di 100 lanciarazzi a propulsione PSRL-1 (vale a dire RPG-7 Sovietico modificato). Le armi sono state consegnate all’Ucraina nell’aprile di questo anno.

Questo contratto fu la risposta al governo di Kiev per le numerose richieste di Juvelin americano – missile terra-aria spalleggiabile. Tali richieste sono state rese note durante la visita negli USA del parlamentare ucraino Andrey Parybij. Purtroppo Juvelin è un giocattolo troppo costoso per lo stato Ucraino rispetto al semplice PSRL-1, la differenza è notevole: un solo missile terra-aria spalleggiabile costa 100 000 $ rispetto agli economici PSRL-1 dove la fornitura dei 100 pezzi è costata al bilancio ucraino solo 544000 $. La mossa astuta sia per l’economia che per la sicurezza ucraina, poiché l’arrivo di Juvelin veniva subito notato, invece PSRL-1 sono identiche ai RPG-7 Sovietici senza destare troppi sospetti sulla loro provenienza.

La cosa più bizzarra è che tutto ciò accadde sullo sfondo delle discussioni accese al Congresso americano proprio sulla questione Ucraina, e probabili forniture delle armi letali “per la difesa della democrazia” (quelle non letali vengono fornite già da moltissimo tempo).

Già nei primi giorni di agosto, il Pentagono ha ufficialmente dichiarato le proprie intenzioni al Congresso sull’esito positivo della proposta di fornitura delle armi letali. Il capo della Commissione sulla difesa John McCain ha insistito personalmente sulla loro approvazione, egli è ben noto per la sua ostilità contro la Mosca sul territorio post-sovietico.

Tuttavia questa confusione è servita a distrarre l’opinione pubblica, le forniture sono già in atto da tempo. Le armi americane sono dirette nelle mani dei nazionalisti, come quelli del reggimento dellAzov, i quali sono disposti a continuare la guerra in Donbass nonostante tutti gli accordi di pace sottoscritti.

Alcuni degli esperti occidentali si sono espressi sull’argomento, dichiarando che le forniture sono state fatte sulla commissione dell’amministratore di Barack Obama, per compromettere la posizione del neoeletto presidente Trump, poiché all’epoca si supponeva che egli cercava di ristabilire i rapporti con la Mosca.

Adesso, dopo l’approvazione delle nuove sanzioni e la nomina del “falco” nella persona di Kurt Volker (ex dipendente di McCain) e la sua nomina come l’inviato speciale del presidente degli USA in ucraina, portano via l’ultima speranza sulla risoluzione della crisi ucraina.

Washington e Kiev vogliono risolvere il conflitto delle repubbliche del Donbass con la forza.

Come possiamo ben vedere le relazioni degli USA con la Corea del Nord e dell’Iran, questo metodo sembra l’unico adoperato da Trump.

 

Notizia del: 19/08/2017

 

Sorgente: Lanciarazzi Usa per la difesa della democrazia in Ucraina – World Affairs – L’Antidiplomatico

Lebanon finds US-made arms left by Nusra terrorists

This Photo purportedly shows a discovered weapons cache left behind by Takfiri Jabhat Fateh al-Sham militants in northeastern Lebanon.
This Photo purportedly shows a discovered weapons cache left behind by Takfiri Jabhat Fateh al-Sham militants in northeastern Lebanon.

The Lebanese army has discovered a weapons cache left behind by defeated militants from the Jabhat Fateh al-Sham terror group, formerly known as al-Nusra Front, in the northeast of the country.

The Lebanese National News Agency (NNA), citing an unnamed official from Lebanon’s General Directorate of General Security, reported on Friday that a patrol of the intelligence agency had found an ammunition and missile cache in Wadi Hamid Valley east of the border town of Arsal, without providing further details.

However, Reuters quoted an unnamed security source as saying on Friday that the cache contained at least a surface-to air missile (SAM) and a number of US-made TOW anti-tank missiles as well as plenty of other types of shells and rockets.

The following photos of the cache were provided by the security source.

On July 29, commanders of Lebanon’s Hezbollah resistance movement said the group had successfully concluded a week-long military offensive against al-Nusra on the outskirts of Arsal and the adjacent town of Flita in Syria, seizing land in the rugged, mountainous area and killing about 150 terrorists.

This photo taken on August 17, 2017, during a tour guided by the Lebanese army shows soldiers holding a position in a mountainous area near the eastern village of Ras Baalbek during an operation against terrorists. (Via AFP)

In August 2014, the al-Nusra and Daesh Takfiri terrorist groups overran Lebanon’s northeastern border town of Arsal, killing a number of Lebanese forces. They took 30 soldiers hostage, most of whom have been released.

Since then, Hezbollah and the Lebanese military have been defending Lebanon on the country’s northeastern border.

Friday’s development come as the Lebanese army has been targeting Daesh hideouts along the Syrian border over the past several days, regaining more areas from the terror group. It also comes after Syria accused the US and the UK of supplying chemical weapons to terrorists in the country.

Sat Aug 19, 2017 2:19AM

Sorgente: PressTV-Lebanon finds US-made arms left by Nusra terrorists

White cop punching black man repeatedly

http://PressTV.com/Default/Embed/532179

A dashcam video of a traffic stop, which shows a white cop punching a black man, contradicts what Ohio police have previously said about the August 12 incident in Euclid.

The video shows the officer with a history of disciplinary issues repeatedly punching Richard Hubbard III after his car was stopped by police officers who then ordered him to get off the vehicle.

His car was pulled over on suspicion of having a suspended driver’s license, according to the initial statement from police in the Cleveland suburb of Euclid.

The statement also added that he refused orders given by Officer Michael Amiott to “face away,” after he got out of the car.

However, the video obtained this week in a public records request shows that Amiott did not give Hubbard even a chance to comply, Hubbard’s attorney said Friday.

“Your own two eyes and common sense can lead to only one reasonable conclusion as to the propriety of the level of force used for a basic traffic stop and whether or not my client had a chance to comply,” attorney Christopher McNeal said.

Almost a second after Amiott gave Hubbard the order, the video shows the officer grabbing Hubbard’s arms and wrestled him to the ground in the middle of a street.

Amiott is shown bashing Hubbard’s head against the pavement several times and then starting to punch him in the head more than a dozen times while Hubbard is trying to defend himself.

His girlfriend, who jumped out of the car to calm down the officers, told them that Hubbard is unarmed.

The 25-year-old man was finally handcuffed with the help of another officer and then taken to jail.

Later, he was examined and then released but was charged with resisting arrest and driving with a suspended license, police said.

The police union that represents Amiott said they “stand with Officer Amiott,” expressing hope that “people will not rush to judgment, but rather will understand the literally-split-second decision and response required of our police and will let the administrative review process play out.”

Meanwhile, the American Civil Liberties Union of Ohio and the Cleveland branch of the NAACP issued a statement saying they are “profoundly concerned.”

“We are appalled by the brutality seen in these videos,” ACLU Executive Director J. Bennett Guess said. “This behavior underscores a disturbing pattern of extreme use of force by police in our state and across our nation.”

US police have been criticized, on numerous occasions, for brutally treating people of color, including African Americans and so far there have many mass protests against police brutality across the country.

Sorgente: PressTV-Video: White cop punching black man repeatedly

Siria accusa USA e Regno Unito di aver inviato armi chimiche ai terroristi

Le sostenza chimiche tossiche trovate nei depositi dei terroristi provengono da USA e Regno Unito ha dichiarato il vice ministro della Siria, Faisal Mekdad in una conferenza stampa a Damasco.

“Tutti i proietti e le granate trovate, armati con sostanze chimiche tossiche CS e CN, sono state prodotte dalla compagnia “Federal Laboratories” in USA… Mentre le sostanze chimiche al loro interno dalla “Cherming Defence UK” (UK) e dalla “NonLethal Technologies” (USA)” ha detto Mekdad.

I depositi dei terroristi contenenti questi armamenti sono stati trovati ad Aleppo e nelle periferie orientali liberate di Damasco.

Mekdad ha ricordato che secondo il quinto articolo della Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche, queste possono essere usate solo nelle sommosse e nei disordini, e non in guerra.

“Quindi possiamo affermare con certezza che gli Stati Uniti e il Regno Unito, nonché i loro alleati nella regione, violano la Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche, dando supporto alle organizzazioni terroristiche sul territorio siriano. Essi hanno fornito ai guerriglieri non solo armamenti convenzionali ma anche quelli illegali” ha aggiunto Mekdad.

Il rappresentate ufficiale del Ministero degli esteri della Russia, Maria Zakharova ha commentato questa dichiarazione. “Ecco a voi tutto l’impegno per il diritto internazionale e per il trionfo della democrazia. Nascondendosi dietro le foto dei bambini uccisi, forniscono armi chimiche ai terroristi, al limite dell’assurdo” ha scritto sulla sua pagina Facebook.

In precedenza la coalizione capeggiata dagli USA contro lo Stato Islamico non han registrato uso di armi chimiche da parte dei guerriglieri, nonostante abbiano accusato Damasco di questo.

Le autorità siriane a loro volta hanno sottolineato di non aver mai usato armi chimiche contro civili o terroristi, e che l’arsenale di armi chimiche del paese è stato portato via dal paese sotto il controllo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC).

Sorgente: Siria accusa USA e Regno Unito di aver inviato armi chimiche ai terroristi – Sputnik Italia

Are Jews White?

In his latest radio segment Rabbi Yaakov Shapiro brings down compelling arguments on the topic “Are Jews White?”.
Here is a summary of the Rabbi’s show. In case you missed it you can listen to the recording below.

Tune in December 22nd from 9:30-10pm to Rabbi Shapiro’s latest segment “Is Jerusalem the Jewish Capital?” live on WSNR 620 AM or by calling 616-597-1984.

“Are Jews White?” with Rabbi Yaakov Shapiro

Recently, in Texas, a “Rabbi” representing Hillel (a Zionistic Jewish campus organization) lost an argument with a Neo-Nazi… about Judaism. Richard Spencer, the leader of the National Policy Institute (a USA-based white supremacist organization) was giving a speech about his desire for the United States to become a white supremacist nation, one that excludes Black people, Jews, Mexicans, and any other racial minority.

The “Rabbi” stood up in the middle of Spencer’s speech and said to him: “You are teaching radical exclusion, I teach radical inclusion, let’s learn Torah together.”. Spencer quickly replied: “Do you really want radical inclusion in the State of Israel? Be honest… Jews have continued to exist because of radical exclusion; they refused to intermarry with the gentiles. I respect that, you have a culture and that is what I want for my people (white people)”. The “Rabbi” stumbled and did not have a rebuttal for Spencer.

Basically what Richard Spencer argued was that the State of Israel does not want Jews to be a minority. They want to have a Jewish majority to keep their culture “pure”. If you believe that there should be a Jewish state in Israel then why can’t the white supremacists have a WASP (White, Anglo-Saxon, Protestant) state over here? The Jewish people are their model as they have succeeding in creating a State for themselves.

The “Rabbi” did not have an answer for Spencer. The next day he told reporters that he simply isn’t an experienced debater. He squashed his argument in 30 seconds- The Neo-Nazi destroyed the “Rabbi’s” argument using a coherent argument.

The Rabbi was not actually talking to the Neo-Nazi about Judaism- he was talking about Zionism. Jews and Nazis agree on one thing: Israel represents the Jews and the Jews are a religion/nation/race. What does Israel have to do with Torah Judaism? The Jews did not create the state, the Zionists did. Jews are members of a religion – Zionists are members of a political movement. When one of Rabbi Shapiro’s student’s was in law school, a professor said that in Israel they allow torture. A religious, Jewish student argued that torture is against Judaism. Everyone was confused and thought that Israeli law is Jewish law. It’s not.

Many articles have been written recently by various Zionists claiming that the Jewish people are not white- they are an ethnicity called Jewish. The truth is that Jews are not an ethnicity, you can’t convert to an ethnicity. Jews can be Black, White, Asian, etc. The Jewish people are only a people because of the Torah. If we didn’t have the Torah we wouldn’t be Jews. The only reason we exist as Jews is because of our religion. For thousands of years this is how the Jewish people understood themselves.

Then came the Zionists who said that the Jewish people are not a religion. They wanted to be atheists but we still want to be “Jews”. Herzl had an idea that in order to fix the Jews he will convert all the Jews to Christianity. He quickly realized that it was easier to assimilate then to stage a mass coversion. Assimilation didn’t work because the non-Jews persecuted them anyway, even though they weren’t religious. When the assimilated saw that it didn’t work, they came up with Plan-B: Zionism.

Zionism means that Jews are going to become a nation with a culture. However, Torah Jews don’t have a culture, there are all kinds of different Jewish cultures. Yemenite Jews, Hungarian Jews, Moroccan Jews, etc. We don’t even have a common language as most Jews do not speak biblical Hebrew. The only thing that we have in common is our religion. We don’t even have a common land as we are in exile.

The founders of Zionism created a language, which is a national characteristic (Ivrit) because they wanted to create a culture. They created a land- “Israel”. They rewrote Jewish history and said they are now the real Jews; the nation of Israel.

Many people (Zionists included) don’t realize that you can’t be an atheist Jew just like you can’t be an atheist Muslim or Christian. However, if you asked an atheist what makes you a Jew they may say “I’m a national Jew” – do you live in Israel “no” they what makes you a Jew? “Well I’m an ethnic Jew” but there are Chinese Jews. Jews have no ethnic characteristics. There are Zionists that say Judaism is a tribe. That can’t be though because tribal affiliations go by the father. But if that’s the case then why does Judaism go through the mother?

The Nazis also wanted the Jews to be a race, not a religion. Nazis are racist antisemites and they want to exclude Jews from their countries. They view them as an ethnic minority. The Zionists and the antisemites have common ground. They say that Judaism is a race. Torah authorities say that those who believe in Jewish Nationalism are idol worshippers. You could even eat kosher, put on tefillin, you are still an idol worshipper. It’s a terrible thing. The nazis where nationalists. We learned how horrible it is because of the Jews who were the victims of this. It is treason against the Jewish people and Hashem (G-d) to believe in Jewish nationalism. The Zionists rewrote history.

When the Zionists started their movement they changed the definition of Judaism. Unfortunately both the Rabbi in Texas and Neo-Nazi Richard Spencer believe in the concept as Jews as a nation.

At the end of the day this is what we have: this new neo-Nazi movement wants to take over the United States and exclude Jews and other minorities. Never mind that the movement is disgusting, the idea that Jews are not white, but are a specific nationality is a racist idea and a Zionist idea. Neo-Nazis quote that in the 1700’s, the beginning of the United States, only free white people were allowed to immigrate. They fail to mention that Jews were included in the founding fathers definition of free white people.

thanks to: True Torah Jews

Yom HaShoah In “Israel” – The Art Of Fabrication

Holocaust Remembrance Day is a national holiday in “Israel”, one replete with official ceremonies which are, of course, sufficiently solemn. “Never again!” is liberally sprinkled like confetti at a parade. Officials stand by with folded hands at memorial sites looking, again, sufficiently solemn.

In truth, “standing by with folded hands” is precisely what the nascent State of “Israel’s” first leaders did before, during and after the dark years of World War II. The only difference is that then they weren’t passively standing at memorials, they were accomplices at crime scenes.

Yom HaShoah is, at best, a limp attempt at salving the collective guilty conscious of the Zionist Establishment and, at worst, a blatant and cumbersome piece of propaganda. Someone must have forgotten to tell the “Israeli” government. Fiction needs to be plausible.

Though pontificating might somehow satisfy this writer’s outrage at “Israel’s” presumption to commemorate the suffering of European Jewry, their own words should be adequate condemnation.

American rabbi Abraham Jacobson once said,

“’How many times have we heard the impious wish uttered in despair over the apathy of American Jews to Zionism that a Hitler descend upon them? Then they would realize the need for Palestine.”
(New Palestine. Abraham Jacobson)

When the only way to convince someone of your political views is mass murder by proxy, you’re on very shaky ground indeed.

“Israel’s” first president, Chaim Weizmann, sympathized (so to speak),

“The only dignified and really effective reply to all that is being inflicted upon the Jews of Germany is the edifice erected by our great and beautiful work in the land of Israel.”
(Weizmann – Last of the Patriarchs, p. 182)

Considering saving the Jews of Germany and other European countries was apparently neither dignified nor effective.

Perhaps one of the most unabashed statements was made by Enzo Sereni, a World War II era, prominent Italian Zionist and co-founder of Kibbutz Givat Brenner.

“We have nothing to be ashamed of in the fact that we used persecution of the Jews in Germany for upbuilding of Palestine.”
(Zionism Today)

Rabbi Michoel Ber Weissmandel, of blessed memory, a Slovakian rabbi who almost single-handedly saved thousands of Jews during the Holocaust, wrote a letter in 1942(?) to the Jewish Agency in Switzerland pleading for money to stop transports of Czech Jewry to the gas chambers in Auschwitz. Nathan Schwalb, then serving as the Agency’s representative in Zurich, had this to say:

“As to the cry that comes from your country, we must be aware that all the nations of the Allies are spilling much blood and if we do not bring sacrifices, with what will we achieve the right to sit at the table when they make the distribution of nations and territories after the war? And so it would be foolish and impertinent on our side to ask the nations whose blood is being spilled for permission to send money into the land of their enemies in order to protect our own blood. Because only through blood will the land be ours. As to yourselves – members of the group – you will get out, and for this purpose we are providing you with funds by this courier.”

The Temple of Zionism requires “sacrifices” be brought to its altar.

In 1948, Rabbi Weissmandel published his “10 Questions to The Zionists”. Below are his questions.

1. IS IT TRUE that in 1941 and again in 1942, the German Gestapo offered all European Jews transit to Spain, if they would relinquish all their property in Germany and Occupied France; on condition that:
a) none of the deportees travel from Spain to Palestine; and
b) all the deportees be transported from Spain to the USA or British colonies, and there to remain; with entry visas to be arranged by the Jews living there; and
c) $1000.00 ransom for each family to be furnished by the Agency, payable upon the arrival of the family at the Spanish border at the rate of 1000 families daily.

2. IS IT TRUE that the Zionist leaders in Switzerland and Turkey received this offer with the clear understanding that the exclusion of Palestine as a destination for the deportees was based on an agreement between the Gestapo and the Mufti.

3. IS IT TRUE that the answer of the Zionist leaders was negative, with the following comments:
a) ONLY Palestine would be considered as a destination for the deportees.
b) The European Jews must accede to suffering and death greater in measure than the other nations, in order that the victorious allies agree to a “Jewish State” at the end of the war.
c) No ransom will be paid.

4. IS IT TRUE that this response to the Gestapo’s offer was made with the full knowledge that the alternative to this offer was the gas chamber.

5. IS IT TRUE that in 1944, at the time of the Hungarian deportations, a similar offer was made, whereby all Hungarian Jewry could be saved.

6. IS IT TRUE that the same Zionist hierarchy again refused this offer (after the gas chambers had already taken a toll of millions).

7. IS IT TRUE that during the height of the killings in the war, 270 Members of the British Parliament proposed to evacuate 500,000 Jews from Europe, and resettle them in British colonies, as a part of diplomatic negotiations with Germany.

8. IS IT TRUE that this offer was rejected by the Zionist leaders with the observation “Only to Palestine!”

9. IS IT TRUE that the British government granted visas to 300 rabbis and their families to the Colony of Mauritius, with passage for the evacuees through Turkey. The “Jewish Agency” leaders sabotaged this plan with the observation that the plan was disloyal to Palestine, and the 300 rabbis and their families should be gassed.

10. IS IT TRUE that during the course of the negotiations mentioned above, Chaim Weizmann, the first “Jewish statesman” stated:

“The most valuable part of the Jewish nation is already in Palestine, and those Jews living outside Palestine are not too important.”

Weizmann’s cohort, Greenbaum, amplified this statement with the observation,

“One cow in Palestine is worth more than all the Jews in Europe”.

thanks to: True Torah Jews

US-led coalition used banned white phosphorus on civilians in Syria – Damascus to UN

US-led coalition used banned white phosphorus on civilians in Syria – Damascus to UN

FILE PHOTO © Rodi Said / Reuters

The Syrian foreign ministry has, in correspondence to the United Nations, accused the US-led coalition of new atrocities against its civilians. It includes an attack on hospital in Raqqa and the use of “internationally banned white phosphorus munitions” against the Syrian people.

Renewing its calls to “immediately dissolve” the coalition which Damascus considers illegitimate, the ministry wrote two letters; one addressed to the UN Secretary General and the other to the Chairman of the UN Security Council, Syria’s state news agency SANA reported Sunday.

Citing the ministry statement, the report said the military alliance led by Washington had bombed residential neighborhoods and civilian houses, as well as destroying a national hospital in Raqqa, where the coalition is extensively backing the fight against the Islamic State (IS, formerly ISIS/ISIL) terrorist group.

Damascus also claimed the coalition had violated international humanitarian law by deploying white phosphorus munitions in its attacks which targeted “innocent Syrian people in the provinces of Raqqa, Hasaka, Aleppo, Deir Ezzor and other Syrian cities,” SANA reported.

Such actions represent war crimes and crimes against humanity, the agency cited the ministry as saying in its communication to the UN.

Syria renews its call to immediately dissolve the coalition which was established outside the framework of the UN and without requesting permission from the Syrian government,” the statement added.

Responding to the allegations, the coalition said it “routinely conducts strikes” on IS terrorists in Raqqa and also uses white phosphorus in its operations, the US Combined Joint Task Force Operation Inherent Resolve (CJTF–OIR) acknowledged in an emailed statement to RT.

However, its deployment of the weapons is not against international norms, the joint task force claimed.

In accordance with the law of armed conflict white phosphorus rounds are used for screening, obscuring, and marking in a way that fully considers the possible incidental effects on civilians and civilian structures,” the CJTF–OIR statement read.

It added that allegations of civilian casualties are being assessed and will be published in a monthly civilian casualty report.

On Saturday, a new series of attacks by the US-led coalition resulted in more civilian deaths in Raqqa, SANA reported. At least 43 civilians were reportedly killed and dozens more injured after airstrikes hit residential neighborhoods in the Syrian city, the news agency said. Mostly women, children and the elderly were among the victims, SANA added.

In its latest assessment of civilian casualties from airstrikes in Iraq and Syria released earlier this week, the US-led coalition claimed 624 people were “unintentionally killed” since the start of the campaign against IS in the region in 2014.

However, the UK-based Airwars group which monitors airstrikes and civilian casualties in Iraq, Libya and Syria based on open-source reports and military figures, contradict this claim. It suggests the civilian death toll in the bombing campaign is much higher. The data collated by the group indicates that more than 4,350 civilians have been killed in US-led military operations since June 2014.

thanks to: RT

Venezuela, una giovane donna alla guida dell’Assemblea Costituente. Il popolo ha votato per la pace

Venezuela, una giovane donna alla guida dell'Assemblea Costituente. Il popolo ha votato per la pace

 

 
Ieri, tra slogan e danze, un fiume di rosso e bandiere ha accompagnato i 545 costituenti in Parlamento. Da un confronto che si preannuncia lungo e che potrebbe innervare l’Anc nella società bolivariana “in modo permanente”, nascerà la Carta Magna n. 27 nella storia della Repubblica

di Geraldina Colotti

Onesimo contro el Cimarron. Si può anche leggere così la presa di posizione del Vaticano contro l’Assemblea Nazionale Costituente. Lo schiavo che ritorna contro lo schiavo fuggiasco delle comuni libere e ribelli che, nella Haiti di Toussaint Louverture interroga i principi di “Liberté, égalité, fraternité”: com’è possibile “che la nostra schiavitù sostenga la libertà dell’Europa”?

Onesimo di Bisanzio, poi santificato, era uno schiavo del ricco Filemone, già convertito al cristianesimo da Paolo di Tarso i cui precetti cercava di applicare. Dopo aver rubato, Onesimo scappò a Roma per fuggire alla punizione. Lì si incontrò con Paolo, in carcere in attesa del giudizio dell’imperatore. Si mise al suo servizio.

Paolo, benché amasse Onesimo “come un figlio”, decise di rispettare le leggi romane sulla schiavitù e di rimandarlo dal padrone: al quale scrisse la famosa Lettera a Filemone. Gli chiedeva di accogliere lo schiavo pentito “come un fratello” perché sarebbe stato “utile” a entrambi, alla religione e al sistema sociale (utile è infatti il significato greco di Onesimo).

Il messaggio di Bergoglio all’interno del Vaticano rispetto al Venezuela, arriva fino a questo punto. Il figlio del falegname, invece, dice al ricco: “Vendi tutto e seguimi”. Ma il giovane di buona famiglia scuote la testa e se ne va triste “perché aveva molte ricchezze”. I comunisti, invece, fanno le rivoluzioni per rovesciare i rapporti di forza tra le classi e costruire qualcosa di simile al messaggio del Cristo originario: anche camminando a fianco dei cristiani conseguenti, ma senza subirne l’egemonia.

La questione – per i cultori del “forse di qua ma forse anche di là” – sta in questi termini anche in un paese come il Venezuela, laico per costituzione eppure intriso della cultura della “pace e dell’incontro”. Incontro da pari a pari. Pace con giustizia sociale: per conseguirla, bisogna lottare. Per difenderla, bisogna battersi, decidere, scontentare, lasciarne alcuni per strada mantenendo comunque uno spiraglio aperto. Il chavismo ha deciso di “distruggere lo Stato borghese” incamminandosi verso il socialismo: guidato dal “potere originario”, quello popolare, che gli ha dato mandato pieno con oltre 8 milioni di voti.

Ieri, tra slogan e danze, un fiume di rosso e bandiere ha accompagnato i 545 costituenti in Parlamento. Da un confronto che si preannuncia lungo e che potrebbe innervare l’Anc nella società bolivariana “in modo permanente”, nascerà la Carta Magna n. 27 nella storia della Repubblica.

La giunta direttiva è guidata da una giovane donna, la ex ministra degli Esteri Delcy Rodriguez. Primo vicepresidente, il professor Aristobulo Isturiz (afrodiscendente), secondo Isaias Rodriguez, ex Procuratore generale e attuale ambasciatore del Venezuela in Italia, poeta e fine conoscitore della cultura europea.

“Votando per la Costituente – ha detto Delcy Rodriguez – il popolo ha inviato molti messaggi. Il primo è quello di esigere la pace. Il secondo è che, se le destre non prendono il cammino della pace, dev’essere garantita la giustizia”. Lo ha detto rivolgendosi al Padre Numa Molina, gesuita e amico personale del papa Bergoglio, presente alla cerimonia. Ieri una sentenza del Tsj ha sollevato dall’incarico la Fiscal General Luisa Ortega.

In una seguitissima trasmissione giovanile, Zurda Conducta, sono stati presentati vari video sulle violenze delle destre – ormai ridotte a pochi focolai nei quartieri bene della capitale – e anche uno che evidenzia la corruzione ai massimi livelli decisionali del Ministerio Publico che Ortega ha diretto: la zuffa di due alti funzionari per la spartizione di una tangente.

 

Ortega avrebbe cambiato casacca per evitare le sanzioni Usa alle proprietà e alle società gestite negli Stati uniti dalla sua famiglia. Dopo il suo “pronunciamento critico” nei confronti del chavismo, infatti, il suo nome non è comparso fra quelli a cui Trump ha imposto nuove sanzioni finanziarie, in primis il blocco dei beni e dei visti negli Usa. Beni che gli altri leader chavisti hanno smentito di avere, denunciando l’azione di discredito condotta “dall’impero”. Le sanzioni colpiscono però soprattutto l’istituzione che i “puniti” dirigono, come il Consejo Nacional Electoral, e le società che hanno rapporti commerciali con l’istituzione.

Una pressione che potrebbe spiegare la fuga e le affermazioni di Antonio Mugica, rappresentante di Smartmatic, l’impresa che fornisce il sistema informatico elettorale. Un’impresa diventata leader del settore che risulta finanziata da George Soros. Dopo aver smentito se stesso e centinaia di osservatori internazionali che hanno definito il sistema elettorale venezuelano a prova di frodi, Mugica ora si è aggiunto al coro di quanti, dagli Usa all’Europa, passando per il Vaticano, vogliono invalidare l’Anc accusando i Cne di frodi.

“La verità si può verificare, le ceneri no”, ha chiosato Isaias Rodriguez riferendosi al “plebiscito” dell’opposizione, organizzato il 16 luglio fuori dalla legalità e dal Cne e per il quale le destre hanno sostenuto di aver ricevuto oltre 7 milioni di voti. Poi hanno bruciato le schede “per motivi di privacy”.

I costituenti hanno giurato “di essere liberi, sovrani e indipendenti”: per Bolivar e per Chavez. “Di lottare per rompere le catene che schiavizzano il popolo, fedeli, leali e conseguenti anche a costo della vita”. Bill Nelson, senatore dello Stato della Florida, negli Usa, ha applaudito il Dipartimento del Tesoro della Casa Bianca per le sanzioni imposte a Maduro e ha chiesto di sospendere completamente le importazioni di petrolio dal Venezuela.

In un incontro con i media comunitari internazionali, si sono analizzati i meccanismi dell’informazione manipolata, mettendo a confronto la stessa foto di prima pagina, pubblicata contro il Venezuela dai più grandi quotidiani privati di mezzo mondo lo stesso giorno. Un “cartello mediatico” che opera per rendere invisibile il popolo venezuelano, ha detto il ministro della Comunicazione, Ernesto Villegas, in una intervista a Rt: “In Venezuela – ha affermato – si sta producendo una mega fake news, si sta sperimentando una ricetta ucraina rafforzata”. Le immagini che amplificano i fatti più cruenti servono a riattizzare le violenze “quando le manifestazioni si stanno estinguendo”.

L’opzione violenta o quella elettorale? Il cartello di opposizione – Mesa de la Unidad Democratica (Mud) – si azzuffa: vi sono quelli che vogliono agire su più tavoli, gli oltranzisti delle “guarimbas” e i più concilianti, che intanto vogliono pensare alle elezioni regionali, e poi alle comunali e alle presidenziali. Altro paio di maniche sarà però scegliere un candidato che metta d’accordo tutte le infuocate correnti di potere.

 

Notizia del: 05/08/2017

“La Oscura Causa”: un documentario sul Venezuela

 

“La Oscura Causa”: un documentario sul Venezuela

Questo mio documentario non è un lavoro circostanziale. Continuerà ad avere un senso finché gli Stati Uniti persisteranno nell’idea di abbattere la Rivoluzione Bolivariana in atto in Venezuela, nell’obbiettivo di impadronirsi del petrolio e delle altre risorse naturali.

Nel 1902, l’Inghilterra, la Germania ed altre nazioni europee vollero conquistare il Venezuela. Gli argomenti e le pratiche di destabilizzazione di quell’epoca lontana sono quasi le stesse di quelle di oggi.

Questo documentario è basato su interviste a studiosi venezuelani che, con un linguaggio semplice e didattico, ci raccontano una storia che i grandi media insistono a nascondere o tergiversare.

Versione con sottotitoli in italiano:

 

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Catalano

thanks to: Hernando Calvo Ospina

Pressenza

Venezuela: in otto milioni alle urne sfidando le violenze della destra

Nella giornata dedicata al voto per l’Assemblea costituente, barricate, omicidi, minacce e guarimbas di Mud e gruppi paramilitari per far prevalere l’astensione. Il paese rischia di trasformarsi in una Siria latinoamericana. Forte il rischio di un intervento militare statunitense o colombiano giustificato da ragioni umanitarie.

di David Lifodi

Più di otto milioni di venezuelani, su un elettorato di circa 19, ieri si sono recati al voto per eleggere l’Assemblea costituente. Difficile capire cosa accadrà adesso. La percentuale dei votanti, il 41,5%, non è altissima. Probabilmente, per mettere a tacere l’opposizione, la partecipazione elettorale avrebbe dovuto essere senz’altro maggiore, ma, al tempo stesso, considerando che la Mesa de Unidad Democrática (Mud) ha fatto di tutto, dalle barricate alle minacce, passando per gli omicidi mirati e gli assalti ai seggi, pur di far prevalere l’astensionismo, otto milioni di persone alle urne non sono nemmeno un risultato da disprezzare. Chi si è recato a votare lo ha fatto consapevole che avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua vita. Il paese risulta diviso a metà, ma, aldilà delle immagini televisive che mostrano solo ed esclusivamente scontri e violenze e non le lunghe file ai seggi per votare, si teme un’ulteriore salto di qualità da parte di Stati uniti e opposizione “democratica”, che da giorni invocano la cosiddetta “Ora 0”, leggi rovesciamento del governo bolivariano.

Un aspetto su cui in pochi si sono soffermati nella giornata di ieri è stato il rifiuto di riconoscere la validità delle elezioni, a prescindere, da parte di stati quali Colombia, Messico, Argentina, Brasile, Perù. Si tratta di paesi che sono politicamente vicini agli Stati uniti e sostenitori della dottrina Usa della “sicurezza democratica”, quindi non sorprende che abbiano avallato la votazione farsa promossa due settimane fa dalla Mud e ritengano irregolare a priori quella per la Costituente. È stato lo stesso direttore della Cia, Pompeo, ad annunciare recentemente che stava lavorando con Messico e Colombia per aiutare i venezuelani a liberarsi di Maduro. Da tempo, per la sua posizione strategica, lo stato venezuelano del Táchira, al confine con la Colombia, si è trasformato in un campo militare privilegiato per le operazioni della destra neofascista e dei paramilitari colombiani, i quali stanno dando man forte alla Mud per spazzare via la rivoluzione bolivariana. È da questo stato, non a caso, che sono partiti la maggior parte di attacchi e sabotaggi condotti da gruppi paramilitari allo scopo di “trasformare il Venezuela in una nuova Siria e lo stato di Táchira in una nuova Aleppo”, come ha dichiarato il ministro della difesa venezuelano Vladimir Padrino López. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, nonostante abbia ricevuto il Nobel per la Pace (immeritato) per i negoziati (in fase di stallo) con la guerriglia delle Farc, si è trasformato, al tempo stesso, in facilitatore delle campagne della destra venezuelana e si è già proposto per eventuali operazioni di assistenza umanitaria. Sotto questa copertura, la stessa che più volte è servita per giustificare gli interventi degli Stati uniti in altri paesi, Santos ha sposato in pieno la causa dell’operazione Venezuela Freedom-2, sponsorizzata dal Pentagono. Non solo. Il legame tra uno dei leader della Mud, Henrique Capriles (governatore dello stato di Miranda) e Santos è tale che tra gli uomini vicini al presidente e, al tempo stesso, consulente dell’opposizione venezuelana, c’è Germán Medina, già collaboratore dell’ex presidente colombiano Uribe e sostenitore di Capriles nel 2013, quando quest’ultimo fu sconfitto alle presidenziali da Maduro. Tra coloro che appoggiano la Mud anche Jorge Quiroga, vecchio esponente dell’estrema destra boliviana, e Vicente Fox, ex presidente messicano alfiere di primo piano del neoliberismo.

Le immagini di ieri, che hanno mostrato volutamente un paese nel caos e in preda di scontri, testimoniano comunque che in Venezuela è in corso un colpo di stato permanente e continuato. Del resto, è stato uno dei dirigenti più oltranzisti della Mud, Freddy Guevara, ad invocare modalità di guerra non convenzionali promosse dagli Stati uniti e ad augurarsi uno scenario simile a quello libico o siriano. Fa parte di questo piano il tentativo di paralizzare la società civile venezuelana tramite l’utilizzo di una violenza totale e indiscriminata contro i civili. Lo stesso numero di morti di questi ultimi mesi, che ha raggiunto purtroppo la cifra di circa 120 persone, è stato acriticamente imputato al governo bolivariano. In realtà, come ha evidenziato Luis Hernández Navarro su La Jornada, i gruppi di incappucciati che hanno messo a ferro e a fuoco Caracas e definiti frettolosamente come esponenti dei colectivos, appartengono in realtà a organizzazioni paramilitari vicine all’opposizione. Ad alcuni sostenitori del chavismo hanno appiccato il fuoco, come accaduto a maggio al giovane Orlando José Figueras, altre persone sono state aggredite con pietre e bastoni pur non essendo militanti bolivariani e in alcuni casi sono stati gli stessi “ribelli” a morire o a provocarsi gravi ferite utilizzando ordigni atti a devastare o a incendiare edifici pubblici. Sempre Navarro ha definito i membri dell’opposizione come apprendisti tropicali dell’Isis ed ha sottolineato come la maggior parte delle vittime della Mud siano afrodiscendenti, segnale della trasformazione della destra venezuelana in una sorta di versione sudamericana del Ku Klux Klan. Anche in occasione dei disordini e delle violenze di ieri, si è parlato di morti e feriti, ma in pochissimi hanno evidenziato che tra gli omicidi compiuti nella giornata del voto a morire è stato un candidato alla Costituente fatto fuori in casa propria da uomini armati a seguito di un’irruzione. Tutto ciò non per fare una macabra conta di morti da attribuire all’una o all’altra fazione, ma per mostrare il livello di intossicazione della comunicazione a proposito di quanto sta accadendo in Venezuela, paese vittima di una feroce guerra mediatica.

È stato lo stesso dissidente della Mud, Enrique Ocha Antich, ad ammettere che l’opposizione punta a creare un potere parallelo a quello istituzionale, allo scopo di far crescere la già forte polarizzazione sociale che da anni sta attraversando il paese e giustificare un intervento di potenze straniere mascherato da motivazioni umanitarie. La destra venezuelana ha compiuto un salto di qualità: sotto le bandiere della non violenza e della battaglia per la democrazia, veicolate da una stampa embedded, ha promosso in realtà le peggiori azioni, a partire dagli incendi dei magazzini dove erano conservati alimenti di prima necessità per i quartieri popolari all’insegna di quella che Luis Hernández Navarro definisce “pedagogia del fuoco”. Peraltro,  quella bolivariana è una dittatura ben strana, visto che gli oppositori possono permettersi di assaltare basi militari, supermercati, ministeri e molto altro senza che la Guardia nazionale bolivariana non faccia nient’altro se non difendersi. Lo stesso Leopoldo López, il leader del partito di ispirazione fascista Voluntad Popular, lo scorso 8 luglio ha ottenuto gli arresti domiciliari e, quando è uscito di prigione, dove in molti avevano diffuso la voce che fosse stato torturato, è sembrato in realtà in ottima forma, tanto da mostrare  un fisico da vero e proprio culturista.

La crescita esponenziale della violenza politica, unita a tentativi sistematici  e quotidiani di destabilizzazione, non permette al governo bolivariano di poter avere un futuro roseo in un paese oggettivamente diviso. Sia detto provocatoriamente, ma l’unico motivo per augurarsi la fine della rivoluzione bolivariana, sarebbe quello di vedere all’opera, con funzioni di governo, un’opposizione divisa su tutto, accomunata solo dall’odio contro il chavismo, ma senza uno straccio di programma. Nel caso in cui questa eventualità, tutt’altro che scontata, si verifichi, è probabile l’apertura di uno scenario non troppo dissimile a quello honduregno, all’insegna della repressione indiscriminata. In quel caso la stampa internazionale griderà ugualmente tutto il suo sdegno? La risposta, purtroppo, è scontata.

L’immagine è di Vincenzo Apicella

Le basi segrete Usa in Siria svelate dall’agenzia turca Anadolu

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Pentagono ha espresso forte preoccupazione dopo che l’agenzia di stampa di stato turca, Anadolu, ha rivelato la localizzazione di tutte (o molte) postazioni e basi delle forze militari statunitensi nel nord della Siria. L’agenzia Anadolu ha pubblicato lunedì un rapporto dettagliato sulla posizione delle strutture militari e in alcuni casi persino il numero degli effettivi statunitensi che cvi sono schierati.

Anadolu ha aggiunto che le basi – 2 aerodromi e 8 basi avanzate (FOB) – sono utilizzate per sostenere il Partito dell’Unione democratica (Pyd) e il suo braccio armato, le Unità di Protezione Popolare (Ypg) che costituiscono la struttura portante delle Forze Democratiche Siriane (FDS), movimento sostenuto da Washington che combatte l’Isis e sta liberando Raqqa inglobando anche milizie tribali arabe.

La dettagliata infografica pubblicata da Anasdolu rivelava inoltre che 200 militari delle forze speciali USA e 75 francesi operano sul fronte di Raqqa da un avamposto situato una trentina di chilometri a nord della capitale dello Stato Islamico per il 30% liberata dalle milizie delle FDS.

Washington e Ankara hanno da tempo rapporti molto tesi a causa dell’iniziativa statunitense di sostenere le FDS che Ankara teme possano costituire un’entità autonoma curda nel nord della Siria a ridosso dei confini con la Turchia.

La Turchia, che considera l’Ypg un “gruppo terroristico” alleato del PKK.  Il portavoce del Pentagono, il maggiore Adrian Rankine-Galloway, ha dichiarato che la diffusione di “informazioni militari sensibili” espone le forze della Coalizione a rischi non necessari e potrebbe potenzialmente compromettere le operazioni contro lo Stato Islamico.

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“Anche se non possiamo verificare in modo indipendenti le fonti che hanno contribuito a questo articolo, saremmo molto preoccupati se responsabili di un alleato Nato mettessero di proposito a rischio le nostre forze diffondendo informazioni sensibili”, ha detto il portavoce. “Abbiamo già espresso questi timori al governo della Turchia”, ha sottolineato pur rifiutandosi, per ragioni di sicurezza, di chiarire se le informazioni diffuse dall’Anadolu fossero veritiere.

Le autorità di Ankara hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella pubblicazione.

“Non si tratta di informazioni fornite dal nostro governo”, ha assicurato in una conferenza stampa, Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan.

“L’agenzia Anadolu ha scritto queste informazioni basandosi sulle proprie fonti” ha detto il portavoce aggiungendo che “siamo stati informati di questo articolo dopo la sua pubblicazione”.

Resta in ogni caso difficile credere, specie con il rigido controllo sui media in vigore in Turchia, che Anadolu abbia potuto ottenere e pubblicare delicate infiormazoni di carattere militare senza che il governo ne fosse informato.

 

Foto: Anadolu e Getty Images

Sorgente: Le basi segrete Usa in Siria svelate dall’agenzia turca Anadolu – Analisi Difesa

La CIA chiude il programma di sostegno ai ribelli siriani

 

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(aggiornato il 22 luglio ore 13,20)

La Cia avrebbe deciso di mettere fine al programma di sostegno ai ribelli siriani che combattono contro il presidente Bashar Assad: lo riferisce il Washington Post ricordando che questo programma avviato quattro anni fa ha avuto solo un impatto limitato, in particolare dopo l’ingresso nel conflitto delle forze armate russe al fianco delle truppe fedeli al regime di Damasco.

Il programma di aiuti statunitensi ha firnito in questi anni fondi, supporto logistico, addestramento e armi, inclusi missili anticarro Tow (nella foto), ai ribelli cosiddetti “moderati”.

Il presidente Donald Trump avrebbe preso la decisione di fermare il programma circa un mese fa, dopo un incontro con il capo della Cia, Mike Pompeo, e il suo consigliere per la sicurezza nazionale, il generale H. R. McMaster, riferisce il Washington Post.

La Casa Bianca e la Cia non hanno voluto commentare l’articolo ma il WP ritiene che l’eliminazione di questo programma di sostegno ai ribelli siriani riflette l’interesse del presidente degli Stati Uniti “di trovare modi per lavorare con la Russia”, così come il “riconoscimento dei limiti di influenza di Washington” in quel conflitto che pare ormai vinto da Assad e dai suoi alleati russi e iraniani.

Questa decisione giunge dopo che Stati Uniti e Russia hanno negoziato un cessate il fuoco nel Sud-Ovest della Siria, che copre parte della zona dove operano alcune delle formazioni di ribelli sostenute da Washington.

L’interruzione del programma della Cia è stato confermato il 21 luglio dal generale Tony Thomas, comandante delle forze speciali americane, chiarendo – nel corso di una conferenza ad Aspen, Colorado – che “non si è trattato in alcun modo di una concessione alla Russia” ma di una decisione presa “credo, sulla base di una valutazione della natura del programma, e di ciò che stiamo cercando di realizzare”.

Foto TYT via Youtube

Sorgente: La CIA chiude il programma di sostegno ai ribelli siriani – Analisi Difesa

Sono stati gli Stati Uniti a decidere di intodurre i vaccini obbligatori in Italia

(Foto di TorinoToday)

L’Italia sarà capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale e guiderà nei prossimi cinque anni le campagne vaccinali nel mondo. È quanto deciso al Global Health Security Agenda (GHSA) che si è svolto alla casa bianca, Washington, 26 settembre 2014.

Sentiamo la necessità di esprime il nostro parere sul decreto Lorenzin e sull’obbligo vaccinale da questo previsto.

Ci teniamo a premettere che non siamo contro i vaccini, e che sappiamo perfettamente che in alcune condizioni socio-sanitarie, questi si rendono necessari ed hanno aiutato il progresso e lo sviluppo umano. Noi stessi abbiamo partecipato, come volontari, in paesi dei continenti africano e asiatico, e sappiamo per esperienza diretta di cosa stiamo parlando. All’epoca già grandi e vaccinati.

Tuttavia, almeno attualmente, l’Italia ed il resto d’Europa non si trovano, dal punto di vista socio-sanitario, nelle condizioni in cui versavano quei paesi.

Scriviamo questa lettera diretta a chi vorrà ascoltarci perchè siamo contro il decreto Lorenzin. Evidenziamo che il tema non è : “vaccini si vaccini no” ; ma è vaccini Come ?Quando e Quali?

Come genitori siamo preoccupati delle conseguenze sulla salute dei nostri figli, e come cittadini crediamo che un trattamento sanitario obbligatorio sia una misura non giustificata e lesiva dei diritti alla persona.

Nessuno, infatti, può obbligare ad assumere un farmaco contro la propria volontà.

I vaccini sono farmaci, e come tali hanno pro e contro,  controindicazioni e avvertenze, e finché esista qualche tipo di rischio non si può obbligare un genitore a vaccinare il proprio figlio, quando per di più non è previsto alcun tipo di analisi pre-vaccinale.

Il decreto Lorenzin, approvato  dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio scorso, porta da 4 a 12 il numero delle vaccinazioni obbligatorie per i bambini dai zero ai sei anni.

Rende obbligatorie 12 vaccinazioni: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatite virale B (già obbligatorie), anti-pertosse, anti-meningococco B e C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella e il vaccino contro l’Haemophilus influenzae. Il tutto, secondo il calendario vaccinale, nei primi 15 mesi di vita.

Se il bambino non avrà tutte le vaccinazioni richieste non potrà essere iscritto all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia. A questa limitazione, per chi non farà vaccinare i bambini si aggiunge anche una sanzione di 7.500 euro.

L’Italia sarà capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale e guiderà nei prossimi cinque anni le campagne vaccinali nel mondo. È quanto deciso al Global Health Security Agenda (GHSA) che si è svolto alla casa Bianca, Washington, 29 settembre 2014.

Questo invece che onorarci ci preoccupa , nessun paese ha mai fatto sulla popolazione quello che è previsto oggi sui nostri figli. Chi ci garantisce che questi Signori sappiamo quali saranno gli effetti sulla massa visto che non ci sono dati perché fin ora nessuno prima degli Italiani lo ha sperimentato sulla propria pelle?

Ci pare evidente che una legge di questo tipo mina in profondità la Libertà di Cura ed il Diritto all’Istruzione ed è lesiva dei diritti umani.

Molti giuristi in Italia l’hanno già definita anticostituzionale.Ma nonostante tutto Il Presidente della Repubblica in data 7 giugno 2017 ha firmato il decreto.

Osserviamo un vuoto formativo, informativo e culturale che però non può essere riempito da una coercizione, da un obbligo, misura violenta e poco adatta a creare coscienza su un argomento così delicato.

Non capiamo la motivazione di tutti i vaccini in elenco e la tempistica del calendario vaccinale.

Il Ministero della Salute, che non ha informato i cittadini delle motivazioni evidentemente emergenziali di una campagna vaccinatoria così imponente, ci dovrebbe adesso illustrare i motivi per cui dovremmo sottoporre a vaccinazione un bimbo di tre mesi, ad esempio per:

– il tetano: è una malattia infettiva ma non contagiosa, e per la quale non è valida neanche la scusa dell’immunità di gregge: un bimbo a tre mesi non si arrampica sui reticolati, si presuppone non sappia camminare aspettiamo almeno che sia in grado di farlo.

http://www.epicentro.iss.it/problemi/tetano/tetano.asp

– la rosolia: la maggior parte delle popolazione non sa nemmeno di averla avuta. Riportiamo di seguito un link del portale epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità dove si dice chiaramente che: […] “In un numero elevato di casi, i sintomi della rosolia possono passare inosservati”. […] Di solito benigna per i bambini, diventa pericolosa durante la gravidanza perché può portare gravi conseguenze al feto”.

http://www.epicentro.iss.it/problemi/rosolia/rosolia.asp

– l’epatite B: la sua trasmissione è parenterale, ed è quindi quasi impossibile che un bimbo di tre mesi possa venirne a contatto. La vaccinazione potrebbe essere prevista solo in alcuni casi.

http://www.epicentro.iss.it/problemi/rosolia/epatite.asp

-il meningocco B , vaccino è sottoposto dall’AIFA a monitoraggio addizionale, siamo sicuri che vada bene per una vaccinazione di massa?

http://www.agenziafarmaco.gov.it/content/medicinali-sottoposti-monitoraggio-addizionale

http://www.assis.it/il-vaccino-antimeningococco-b/

 
Siamo contro questo decreto che dal punto di vista giuridico fa acqua da tutte le parti, ed è inutile riportare qui tutti gli articoli che verranno violati. Ricordiamo solo in questa sede che, ragionando con il buon senso, va da sè che non si può far firmare ad un genitore il consenso informato e allo stesso tempo obbligare ad un trattamento sanitario: o l’una o l’altra cosa!

Senza entrare però troppo nei meriti scientifici, nelle questioni mediche e nei tecnicismi giuridici, semplicemente come cittadini di questa società civile, come genitori e come Persone, portiamo avanti la nostra lotta nonviolenta nella prospettiva futura del bene comune e reclamiamo il diritto ad avere:

Vaccini puliti, liberi dai metalli pesanti. Che la ricerca vada verso una migliore qualità! Il mercurio è stato già eliminato nel 2016 adesso tocca all’alluminio e tutti gli altri inquinanti!

Anamesi accurata e analisi pre e post-vaccinali. La Medicina sta andando sempre di più verso una visione ad personam: anacronistico è pensare ed agire in termini di “massa”.

Una farmacovigilanza attiva al servizio della popolazione.

Una maggiore chiarezza da parte dei medici e degli operatori sanitari sui rischi e sugli effetti collaterali dei vaccini. Un impegno in tal senso dei pediatri di base.Si è generato un clima di caccia alle streghe con la radizione del Dott. Miedico e del Dott. Gava: chi non è d’accordo è fuori dall’ordine? Questo è antidemocratico !

Criteri meno stringenti che tengono conto dei casi singoli e delle criticità personali, se ad esempio una famiglia non ha necessità di mandare il bimbo al nido o alla materna nel primo anno di vita non capiamo il motivo dell’obbligo.

Libertà di cura: in un paese democratico e anti fascista, è nostro dovere persuadere il governo ad andare in questa direzione.

Nessuna speculazione economica sulla salute pubblica. Scienza e Legge libere da padroni e interessi economici: perchè solo così avanzerà il superamento del dolore nella società umana.

Infine ma non meno importante siamo contro questo decreto perché:

 Consideriamo l’essere umano come valore massimo al di sopra del denaro, dello Stato, della religione, dei modelli e dei sistemi sociali. 

Diamo impulso alla libertà di pensiero. 

Propugnamo l’uguaglianza di diritti e l’uguaglianza di opportunità per tutti gli esseri umani. 

Riconosciamo e incoraggiamo la diversità di costumi e di culture. 

Ci opponiamo ad ogni discriminazione.


Consacriamo la giusta resistenza ad ogni forma di violenza fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, psicologica e morale.

Date voce alla nostra voce

Alessandra Rinaldi, Saverio Ragonesi, Federica Fratini, Romina Savio, Stefano Santini

thanks to: Pressenza

 

Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis”

Migliaia di persone sono scese in piazza a Tehran per omaggiare le vittime dei brutali attentati terroristici che hanno colpito la città.  “Morte all’Arabia Saudita”. “Morte agli Stati Uniti”. I cori pià frequenti. Del resto, i leader della Repubblica islamica hanno accusato Washington e Riad di supportare gli attacchi che hanno ucciso 17 persone.

 

Questo venerdì, il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha sostenuto come gli attentati aumenteranno solo l’odio dell’Iran verso gli Stati Uniti e i suoi “tirapiedi” come l’Arabia Saudita. L’attacco “non intaccherà la determinazione della nazione iraniana e il risultato sarà quello di aumentare l’odio verso il governo degli Stati Uniti e i suoi tirapiedi nella regione come l’Arabia Saudita“, ha dichiarato partecipando ai funerali. Lo riportano i media nazionali.

Durante il funerale, il Presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani ha definito gli Stati Uniti la versione “internazionale” dell’Isis. Larijani ha anche accusato Washington di scambiare democrazia con i soldi, in riferimento alle immense vendite di armi che il paese ha pattuito con l’Arabia Saudita.

La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha sostenuto in un comunicato che ci sia l’Arabia Saudita dietro gli attacchi terroristici a Teheran. “Quest’attacco terrorista avviene una settimana dopo l’incontro tra il presidente degli Usa (Donald Trump) e i leader sauditi che supportano i terroristi. Il fatto che lo Stato Islamico abbia rivendicato prova che sono coinvolti negli attentati“, si legge nella nota, citata da Reuters.
In precedenca il Generale Hossein Salami, vice comandante della Guardia rivoluzionaria, aveva promesso ritorsioni per l’attacco. “Non c’è alcun dubbio che avremo vendetta per gli attacchi di oggi a Teheran, sui terroristi, sui loro compari e su chi li sostiene”, ha dichiarato. Lo riporta l’agenzia Mehr.

 

 

Notizia del: 09/06/2017

Sorgente: Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis” – World Affairs – L’Antidiplomatico

La relazione di codipendenza tra USA e Israele

PIC. “Dobbiamo guardarci indietro di venticinque anni per realizzare quanto è diminuito il sostegno del mondo verso Israele”, scrisse il celebre studioso ebreo e sociologo dell’università di Harvard Nathan Glazer nel 1976.

Negli ultimi quarant’anni, da quando Glazer scrisse il suo articolo, scoperto e diffuso da Philip Weiss, la perdita di supporto globale di Israele è andata molto oltre. Il Paese, che una volta attraeva sia il capitalismo americano sia il socialismo dell’Unione Sovietica, è, sì, forte dal punto di vista militare, ma politicamente isolato dallo scenario internazionale.

La percezione fuorviante che Israele sia un “faro” tra le nazioni è svanita. Ancor peggio, l’ultima volta che questa frase è stata pronunciata a livello internazionale è stato ad opera di Geert Wilders, un politico danese populista di destra percepito da molti come razzista e islamofobico.

Inoltre, quanto più Israele si isola, quanto più cresce la sua dipendenza dagli Stati Uniti.

“Sostenere Israele non rientra negli interessi dell’America”, scrisse Weiss. “Infatti Israele rappresenta uno svantaggio strategico per gli USA. Questo fa dell’influenza degli ebrei d’America l’ultimo baluardo per la sopravvivenza di Israele”.

Sebbene i sionisti spesso parlino di un legame storico tra gli Stati Uniti e il popolo ebraico, niente può essere più lontano dalla verità.

Il 13 maggio 1939, ad una nave carica di centinaia di ebrei tedeschi fu proibito di raggiungere le coste statunitensi e fu rispedita in Europa.

Quello non fu un caso fortuito di politica estera. Tre mesi prima, nel febbraio 1939, i membri del Congresso avevano rigettato un progetto di legge che aveva lo scopo di permettere a 20.000 bambini ebrei di giungere negli USA dalla Germania al fine di sfuggire alla guerra e al possibile sterminio per mano nazista.

Non solo il Congresso respinse la proposta, ma anche da parte del pubblico non c’era alcun interesse nella questione, dal momento che, a quel tempo, fare entrare gli ebrei negli Stati Uniti era alquanto impopolare.

Andando velocemente avanti di otto decadi, le cose sono cambiate solo nominalmente.

Nonostante la maggior parte degli ebrei americani continuino a sostenere Israele, si oppongono all’amministrazione Trump, da loro giustamente percepita come pericolosa e ostile nei confronti di tutte le minoranze, ebrei inclusi.

Tuttavia, Israele non sembra farsi molti scrupoli con la nuova amministrazione. Al contrario, i più ardenti rappresentanti del movimento sionista israeliano apprezzano particolarmente la combriccola trumpiana composta dai suoi spregevoli politici.

Pochi giorni dopo la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali statunitensi, i sionisti americani si sono mossi velocemente per assicurare che gli interessi di Israele fossero salvaguardati in toto dalla nuova amministrazione.

L’Organizzazione Sionista in America non ha sprecato un minuto del suo tempo a fraternizzare con individui accusati di portare avanti programmi contro gli ebrei. Il gala annuale dell’organizzazione ha ospitato, il 20 novembre, nientemeno che Steve Bannon, leader della cosiddetta “al-right” o “destra alternativa” (estrema, ndr), altrimenti conosciuta come “supremazia bianca” negli USA.

Sotto questa leadership, Breitbart, noto esponente del movimento, ha alimentato l’antisemitismo (così come tutte le altre forme di razzismo), come hanno sostenuto Alex Amend e Jonathan Morgan in Alternet.

L’osservare i maggiori dirigenti israeliani e leader della comunità ebraica degli Stati Uniti ospitare – sempre  in maniera così entusiasta – Bannon al gala annuale dell’Organizzazione Sionista d’America risulta per alcuni sconcertante.

Tuttavia i legami di Bannon con i sionisti risalgono a molto tempo prima della sorprendente vittoria di Trump alle elezioni.

In un articolo intitolato “La rete di stranezze di Steve Bannon: incontro con i bizzarri miliardari che stanno dietro al capo stratega del presidente eletto”, Heather Digby Patron ha fatto i nomi di alcuni di questi miliardari. Questi includevano Sheldon Adelson, un miliardario di destra proprietario di un impero del gioco d’azzardo, che “è singolarmente interessato alla questione dello Stato di Israele”.

La relazione di Adelson con Bannon (e Trump) è di gran lunga precedente alla vittoria di Trump, e sembra curarsi poco del fatto che Bannon e la sua cricca siano visti da molti ebrei americani come spaventosi, razzisti, antisemiti e con agende minacciose.

Ad Adelson, tuttavia, poco importa dei veri razzisti. La sua ossessione di proteggere l’agenda militante sionista israeliana ha surclassato tutte le altre apparenti seccature.

Ad ogni modo, il magnate delle scommesse non rappresenta l’eccezione tra tutti i sionisti più potenti negli USA, e, nonostante la retorica ufficiale di Israele, il Paese non prende mai decisioni politiche basate sul bene pubblico della collettività ebraica.

Scrivendo su Mondoweiss, l’International Jewish Anti-Zionist Network ha spiegato: “Dagli zar russi ai nazisti, a Mussolini, all’impero coloniale britannico e alla Destra Cristiana – Sionisti Cristiani -, all’appoggio sionista a Trump, il rinomato e reazionario stratega politico, Steve Bannon, non è un’eccezione”.

Il commentatore israeliano Gideon Levy concorda.

In un articolo pubblicato da Haaretz il 21 novembre, Levy scrisse: “Quando l’amicizia con Israele è giudicata esclusivamente sulla base del sostegno dato all’Occupazione, allora Israele non ha amici se non i razzisti e i nazionalisti”.

Di conseguenza, non è una sorpresa che Adelson stia finanziando massicciamente ricche campagne e sfarzose conferenze per combattere l’influenza del movimento ‘Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni’ (BDS), sostenuto dalla società civile, mentre contemporaneamente complotta contro i palestinesi usando gli stessi elementi americani che considerano la parola ‘Ebreo’ una parolaccia nel proprio lessico sociale.

Mettendo al primo posto Israele e il movimento sionista, questi ricchi individui, potenti lobby politiche, centinaia di esperti, migliaia di reti in tutto il Paese e i loro alleati nella destra religiosa, sono ora i principali e più accaniti sostenitori di ogni questione concernente sia la politica estera statunitense nel Medio Oriente che gli interessi della sicurezza e della politica israeliana.

Senz’alcuna evidenza empirica, del resto, Israele insiste ancora sul legame tra gli interessi americani e il sostegno ad Israele.

Parlando dalla Casa Bianca il 15 febbraio, durante una conferenza stampa congiunta con il Presidente Trump, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ringraziò cordialmente Trump per la sua ospitalità, poi pronunciò queste parole: “Israele non ha miglior alleato degli Stati Uniti. E io vi voglio assicurare che gli Stati Uniti non hanno miglior alleato di Israele”.

Ma era soltanto una mezza verità. Gli USA sono stati, infatti, valorosi sostenitori di Israele, offrendogli oltre 3,1 miliardi di dollari in assistenza finanziaria ogni anno negli ultimi decenni, una somma che è drasticamente salita a 3,8 miliardi di dollari durante la presidenza di Barack Obama. Unitamente a centinaia di milioni in più concessi loro sotto forma di altri aiuti finanziari, di assistenza militare e ‘prestiti’, tutti prevalentemente non tracciabili.

Il peso di Israele non è soltanto finanziario, bensì anche strategico.

 

Sin dalla Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno lottato per raggiungere due principali obiettivi politici in quella zona del mondo: il controllo della regione e delle sue risorse, così come il sostegno dei suoi alleati, mantenendo, al contempo, un livello di ‘stabilità’ tale che gli Stati Uniti sono in grado di condurre i loro business senza alcun impedimento.

Nonostante tutto, Israele resta sul piede di guerra. Le guerre che Israele non poteva combattere da solo hanno richiesto l’intervento dell’America, come nel caso dell’Iraq. Il risultato è stato disastroso per la politica estera statunitense. Perfino i più incalliti uomini dell’esercito iniziarono a notare il cammino distruttivo scelto per difendere Israele.

 

A marzo 2010, il Generale David Petraeus, allora Capo dello United States Central Command, disse al Comitato delle Forze Armate del Senato, durante una deposizione, che Israele era diventata una peso per gli Stati Uniti e che rappresenta una sfida alla ‘sicurezza e alla stabilità’ che la sua nazione mirava a raggiungere.

Sebbene i recenti sondaggi abbiano mostrato che i giovani americani – specialmente tra i sostenitori del Partito Democratico e i giovani ebrei americani – stiano perdendo il loro entusiasmo per Israele e la sua ideologia sionista, la battaglia degli USA per rivendicare la propria politica estera e il senso della morale verso la Palestina e il Medio Oriente sembra essere lunga e ardua.

 

(Traduzione di Giusy Preziusi)

Sorgente: La relazione di codipendenza tra USA e Israele | Infopal

Teva ‘s $520M bribery settlement with the feds sparks shareholder lawsuit

Justice statue with sword and scales
Teva is starting the new year facing a shareholder lawsuit after it last month paid $520 million to resolve bribery charges in Russia, Ukraine and Mexico.

Just after forking over $520 million to resolve federal bribery charges relating to its operations in Russia, Ukraine and Mexico, Teva is starting the new year facing a shareholder lawsuit.

Ra’bcca Technologies has filed a petition for approval for a derivative suit against Teva and several of its current and former officers, including ex-board members Chaim Hurvitz, Shlomo Yanai, Dan Suesskind, and former chairman Phillip Frost, Israel’s Globes news service reports.

Last month, Teva agreed to pay nearly $520 million to the U.S. Department of Justice and Securities and Exchange Commission to resolve violations of the Foreign Corrupt Practices Act. The criminal fine to the DOJ totaled more than $283 million, while Teva ponied up $236 million to the SEC.

“The respondents, past and present officeholders in Teva, bear responsibility for Teva’s act and failure in violating U.S. law, and should therefore compensate Teva for all the damages caused to it,” Ra’bcca representatives said, according to Globes.

In announcements detailing Teva’s admitted violations, U.S. authorities say company execs and employees in Russia bribed an official there to boost the government’s purchases of its multiple sclerosis med Copaxone.  The government official made $65 million between 2010 and 2012 setting up the purchases, even as Russia sought to cut costs on foreign drugs, prosecutors said.

Between 2001 and 2011 in Ukraine, Teva bribed a top official in order to “influence” the government’s decisions on Teva drug approvals, prosecutors said, providing the “registration consultant” with $200,000 monthly through a fee and other expenses.

And in Mexico, a Teva subsidiary’s employees bribed doctors to prescribe Copaxone since “at least 2005,” according to the U.S. government’s release. The company additionally admitted it didn’t have an adequate control system in place to catch the violations, and hired managers “who were unable or unwilling to enforce” existing policies, according to prosecutors.

Teva’s settlement—the largest fine paid by a pharma company over FCPA violations—comes after years of investigations into its practices. The company in November notified the Tel Aviv Stock Exchange that it had set aside $520 million to cover expected expenses for the violations. Early in 2015, after conducting its own investigation, the company said it had “likely” violated FCPA in a number of countries.

Along with paying the fines, Teva agreed to continue to work with the feds and to boost its internal compliance efforts. Prosecutors said the company received a 20% discount from the low end of sentencing guidelines due to its “substantial cooperation and remediation.”

The FCPA probe wasn’t Teva’s only legal entanglement, however. Among a number of generics makers, the company now faces a Justice Department probe into possible price collusion.

thanks to: FiercePharma

 

Leaked Audio of US Secretary of State John Kerry Shows Obama Wanted ISIS to Grow

Wikileaks released a leaked audio of US Secretary of State John Kerry’s meeting with members of the Syrian opposition, which is an evidence of Trump’s assertion that Obama was the founder of ISIS.

US Secretary of State John Kerry (Photo: Getty Images / AFP / Louisa Gouliamak)

On Wednesday, Wikileaks released new evidence of US President-elect Donals Trump’s assertion that Barack Obama was the founder of ISIS – a leaked audio of US Secretary of State John Kerry’s meeting with members of the Syrian opposition at the Dutch Mission of the UN on September 22. The audio also is an evidence of the fact that mainstream media colluded with the Obama’s administration in order to push the narrative for regime change in Syria, hiding the truth about arming and funding ISIS by the US, as it exposed a 35 minute conversation that was omitted by CNN.

Kerry admits that the primary goal of the Obama’s administration in Syria was regime change and the removal of Syrian President Bahar al-Assad, as well as that Washington didn’t calculate that Assad would turn to Russia for help.

In order to achieve this goal, the White House allowed the Islamic State (IS) terrorist group to rise. The Obama’s administration hoped that growing power of the IS in Syria would force Assad to search for a diplomatic solution on US terms, forcing him to cede power.

In its turn, in order to achieve these two goals, Washington intentionally armed members of the terrorist group and even attacked a Syrian government military convoy, trying to stop a strategic attack on the IS, killing 80 Syrian soldiers.

“And we know that this was growing, we were watching, we saw that DAESH [the IS] was growing in strength, and we thought Assad was threatened,” Kerry said during the meeting.

“(We) thought, however,” he continued to say, “We could probably manage that Assad might then negotiate, but instead of negotiating he got Putin to support him.”

“I lost the argument for use of force in Syria,” Kerry concluded.

According to Wikileaks, “the audio gives a glimpse into what goes on outside official meetings. Note that it represents the US narrative and not necessarily the entire true narrative.”

Earlier the audio was published by the New York Times and CNN, however, the both outlets chose only some its part, reporting on certain aspects, and omitted the most damning comments made by Kerry. In fact, they tried to hide the statements that would allow public to understand what has actually taken place in Syria.

The full audio has never been published by the New York Times; the outlet released only selected snippets. CNN deleted the audio at all, explaining this with the request of some of the participants out of concern for their personal safety.

Sorgente: Leaked Audio of US Secretary of State John Kerry Shows Obama Wanted ISIS to Grow

The Israeli pharmaceutical giant Teva must pay over $520 million following corruption charges

Israeli drug firm fined for bribing officials in Russia, Ukraine & Mexico

A building belonging to generic drug producer Teva, Israel’s largest company with a market value of about $57 billion, is seen in Jerusalem. © Baz Ratner / Reuters

The Israeli pharmaceutical giant Teva must pay over $520 million following corruption charges made by the US Department of Justice (DOJ). The company breached the Foreign Corrupt Practices Act (FCPA) by bribing officials in Russia, Ukraine and Mexico.

Teva is the world’s largest manufacturer of generic pharmaceutical products. According to the DOJ, its fully-owned subsidiary Teva LLC (Teva Russia) bribed a top Russian official to increase sales of the multiple sclerosis drug, Copaxone, during drug purchase auctions held by the Russian Ministry of Health.

Between 2010 and at least 2012, Teva earned an extra $200 million from Copaxone sales in Russia. The Russian official allegedly received $65 million through inflated profit margins. His name and department were not disclosed.

Overall, Teva will pay $520 million which includes the US criminal and regulatory penalties for its illegal activity in Russia, Ukraine and Mexico.

In Ukraine, Teva hired a senior government official in the Ministry of Health as “registration consultant.” Between 2010 and 2011, the Israeli company paid him a monthly fee and covered his expenses, amounting to $200,000. In Mexico, Teva bribed doctors to prescribe Copaxone from at least 2005.

“Teva and its subsidiaries paid millions of dollars in bribes to government officials in various countries, and intentionally failed to implement a system of internal controls that would prevent bribery,” said Assistant Attorney General Caldwell.

“Companies that compete fairly, ethically and honestly deserve a level playing field, and we will continue to prosecute those who undermine that goal,” Caldwell added.

“As demonstrated by this case, the Foreign Corrupt Practices Act has a long reach. Teva’s egregious attempt to enrich themselves failed and they will now pay a tough penalty,” said William J. Maddalena, Assistan

thanks to: RT

Tappa per tappa: come gli Stati Uniti hanno creato l’Isis

“La cosa più importante da capire sullo Stato Islamico è che è stato creato dagli Stati Uniti”. Lo dichiarava nel 2014 lo storico Robert Freeman in un’intervista a Common Dreams molto utile da rileggere oggi alla luce del bombardamento ‘accidentale’ contro l’esercito siriano di venerdì scorso che ha fatto decine di morti e feriti, facilitando l’avanzata dell’Isis.

Secondo Freeman, la creazione dell’Isis da parte degli Stati Uniti ha attraversato tre fasi principali:

La prima fase della creazione del gruppo Stato islamico si è verificato durante la guerra in Iraq e il rovesciamento del governo laico di Saddam Hussein. Secondo l’autore, il regime di Hussein era “corrotto, ma stabilizzante” – durante il suo governo non c’era Al Qaeda, da cui ha avuto origine l’Isis. Inoltre, gli USA, prosegue lo storico, hanno lasciato il potere in Iraq ad un governo sciita, quando metà della popolazione del paese è sunnita, alimentando l’odio di quest’ultima. Il fatto che l’esercito iracheno e i curdi furono sconfitti dallo Stato Islamico è dipeso dal fatto che i sunniti preferirono schierarsi con i jihadisti piuttosto che con i loro “avversari religiosi” sciiti, prosegue lo storico.

La seconda tappa della creazione dell’Isis da parte degli Stati Uniti, prosegue Freeman, è stata la campagna contro il governo laico di Bashar al Assad in Siria. Il presidente siriano aveva una forza interna dovuta alla “pace relativa” che aveva garantito per molti anni tra le varie sette religiose all’interno del paese. Nei loro tentativi di destabilizzare il governo della Siria, gli Stati Uniti d’America hanno aiutato i “precursori” dello Stato islamico nel paese, tra cui, secondo l&# 39;autore, il Fronte Al-Nusra (Al-Qaeda in Siria).

La terza fase della formazione dello Stato Islamico da parte degli Stati Uniti ha avuto luogo quando “la Casa Bianca ha organizzato insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia il finanziamento e il sostegno dei ribelli in Siria”, che, secondo Freeman, erano già uno “stato proto-islamico”. L’Arabia Saudita è un paese che professa il wahhabismo, una delle versioni più “dure e aggressivamente anti-occidentale” dell’Islam. Questo spiega perché 15 dei 19 terroristi che hanno dirottato gli aerei del 11 settembre 2001 erano sauditi, e il leader di al Qaeda Osama bin Laden era dello stesso paese, principale alleato degli Stati Uniti.

Dopo aver creato lo Stato Islamico, gli Stati Uniti d’America mostrano fragilità quando dichiarano di combatterlo, a causa dell’assenza di una “strategia coerente”. In questo senso, i “ribelli moderati”, quelli che gli Stati Uniti hanno addestrato in Siria contro Assad ora si rifiutano di combattere contro lo Stato islamico, che, secondo l’autore, non è sorprendente, dal momento che questi ribelli condividono con i jihadisti la stessa visione di mondo. “Le forze più capaci per sconfiggere lo Stato islamico” nel breve periodo, conclude, sono la Russia, Siria e Iran, ma gli Stati Uniti preferiscono che la situazione peggiori più che per i terroristi per i “nemici degli Stati Uniti”. E quando la situazione peggiora per i terroristi e migliora per i “nemici” degli Stati Uniti, quest’ultimi intervengono e bombardamento direttamente l’esercito siriano per facilitare l’Isis.

FONTE: RT

Notizia del: 19/09/2016

 

Sorgente: Tappa per tappa: come gli Stati Uniti hanno creato l’Isis – World Affairs – L’Antidiplomatico

L’attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello più basso di sempre con le ‘culle di cartone’

Di nuovo all’attacco meschino, mediocre, basso e moralmente piccolo come solo le corporazioni neo-liberali da cui sono stipendiati sanno fare.

Protagonisti, come sempre, Omero Cia(i) su Repubblica e, chiaramente, il Fatto Quotidiano. Ma questo è noto, più triste che a questo gioco si presti anche Dacia Maraini su il Corriere della Sera.

Entrambi, ma non sono i soli nel triste panorama dell’informazione italiana, riportano la “notizia” dei bambini nati nei cartoni nell’ospedale di Barcelona in Venezuela e fanno girare questa foto per testimoniare la crisi umanitaria in corso nel paese e come dice apertamente e senza vergogna Cia(i) per chiedere un intervento esterno. Uno di quelli che piace tanto al giornalista italiano, ma molto meno alle popolazioni di Somalia, ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Ma questa è un’altra storia.

La foto è stata diffusa da tal Manuel Ferreira Guzman, avvocato dell’opposizione protagonista del colpo di stato contro Chavez del 2002 e del tentativo di colpo di stato del febbraio del 2014 noto come Guarimbas su Twitter e Facebook. Foto riprese da tutti i giornali spagnoli e italiani noti per le mire neo-coloniali sul petrolio venezuelano. Meglio di tutti, come spesso accade, fa il Fatto Quotidiano che addirittura trasforma il Guzman in un medico! Chiaramente così la ‘notizia’ assume più importanza. Siamo ai livelli della bufala più divertente dell’ultimo periodo, quella “dell’ultimo pediatra di Aleppo”.

Sulla foto molto probabilmente si scoprirà a breve che è un falso, come è stato per quest’altra su cui la propaganda neo-liberale ha basato i suoi attacchi, per poi scoprire che era stata scattata in un supermercato degli Stati Uniti.

Nessuno di questi giornali riporterà mai le parole più importanti sulla vicenda, quelle del direttore dell’ospedale in questione. José G. Zurbarán A. che attraverso Twitter ha definito la diffusione delle immagini del bebè come di un “attacco mediatico vergognoso” e le foto pubblicate dagli addetti del reparto maternità dell’ospedale che hanno diffuso le immagini del reparto natalità. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta interna per conoscere l’origine di questa foto.

Aquí mostramos las imágenes de nuestro hospital @ivsslasgarzas #IvssAnzoátegui Servicio de Neonatología pic.twitter.com/6KKdFDLxal

— IVSS (@ivssoficial) 21 settembre 2016

.@ivssoficial Ratificamos el profesionalismo y dedicación d nuestra #GenteIvss en la atencion del binomio #MadreHijo pic.twitter.com/6R7cFDcswL

— Hosp Guzmán Lander (@ivsslasgarzas) 21 settembre 2016

.@ivssoficial Se determina la presencia de 7 incubadoras en sala contigua de donde tomaron foto tendenciosa #Verdad pic.twitter.com/mHZecjDWSp

— Hosp Guzmán Lander (@ivsslasgarzas) 21 settembre 2016

Y al #Mundo decimos que es #Falso q en el @ivsslasgarzas nuestros niñ@s son atendidos en cajas de cartón @c_rotondaro

— José G. Zurbarán A. (@ZurbaranTrauma) 21 settembre 2016

Ma perché questi giornali italiani invece di occuparsi della sanità venezuelana non si occupano con la stessa ferocia degli 11 milioni di italiani che decidono di non curarsi perché non possono o delle condizioni della sanità greca dove semplicemente una sanità non esiste più? Dopo i colpi di stato contro Paraguay, Honduras e Brasile, il Venezuela è il perno dell’integrazione sovrana regionale dell’America Latina. L’ultimo bastione. Per questo l’attacco è così feroce e lo sarà sempre di più.

P.S Scorrete l’account twitter ufficiale dell’ospedale in questione, guardate le foto dei reparti e poi fatevi un’opinione

Notizia del: 24/09/2016

Sorgente: L’attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello pi basso di sempre con le ‘culle di cartone’ – World Affairs – L’Antidiplomatico

Police Killings from Charlotte to Tulsa Spark Calls for Boycotts and Justice

JAISAL NOOR, TRNN: African-American activists and community members gathered in Charlotte, North Carolina on Wednesday to express anger at the police shooting of Keith Scott that spurred mass protests the night before, with some calling for an economic boycott. Meanwhile a witness has come forward saying the 43-year old was shot despite complying with police orders, as the city’s mayor called for calm and peace following the overnight violence.TAHESHIA WILLIAMS: He’s standing there like this, telling them ‘I don’t have anything.’ When they did that, you hear four shots. Boom. boom. boom. boom boom. That man hit the ground and then they just stand there looking at him. I got it on video. I got it on the phone.KERR PUTNEY: I can tell you a weapon was seized, a handgun. I can also tell you we did not find a book that has been made reference to.TAHESHIA WILLIAMS: They replaced it with a gun. That’s what they did. They took the book and replaced it with a gun. That man, he sits out here every day. His son rides and goes to school with my daughter. That man sits out here every day and waits for his son to get off the bus. Do you understand how that baby had to come home to that?NOOR: This comes just days after unarmed black man Terence Crutcher was shot dead by Tulsa Oklahoma police despite having his hands up. That shooting was captured on video and has elicited a very different response from authorities. Meanwhile protesters rallied in Tulsa on Wednesday after the city council abruptly canceled a meeting on the creation of an African American commission, a key demand of the protest. More on the Crutcher shooting later in this story.During a news conference Wednesday, one Nation of Islam activist urged an economic boycott of Charlotte as protest to the latest in a series of police shootings over two years that inspired the Black Lives Matter movement.B.J. MURPHY: Our black manhood and our black people, who are being gunned down in the street. We don’t get no justice. So what I’m calling for and what we’re calling for is an economic boycott of the whole city of Charlotte. Since black lives do not matter for this city, then our black dollars shouldn’t matter. Keep our money in our pocket and let you feel see–we are watching a modern day lynching on social media, on television. It is affecting the psyche of black people. That’s what you saw last night.NOOR: A pastor from Kalamazoo, Michigan also called for a “mass exodus” of worshippers from both black and Caucasian churches that he said had failed to take an appropriate stand against police brutality.About a dozen officers and a handful of protestors were hurt during demonstrations that lasted for hours on Tuesday night. The chaos erupted after police shot dead Keith Lamont Scott, a black man authorities say had a gun when they approached him in a parking lot.But relatives maintain he was unarmed and reading a book inside his car, waiting for his son to be dropped off from school. This is the victim’s sister.SPEAKER: They jumped out they trucks. They said hands up. He got a gun, he got a gun. Pow, Pow, Pow, Pow, Pow. That’s it. He had no gun.NOOR: Police say the shooting happened as officers at this apartment complex were looking for a suspect with an outstanding warrant. They say officers saw Scott get out of his car with a gun. He was not the man police were looking for. His death is the latest in a string of police shootings involving black men that have sparked protests nationwide. According to the Guardian’s the Counted, Keith Scott was the 787th person police have killed this year. Another yet unidentified person has been killed since in Connecticut. Meanwhile A criminal investigation into a police officer in Oklahoma who shot and killed an unarmed black man seen on video with his hands in the air was underway, authorities said on Tuesday.Officer Betty Shelby shot Terence Crutcher, 40, after his sport utility vehicle broke down on Friday. A lawyer for the officer told media outlets that Shelby fired her weapon after Crutcher failed to comply with commands.Crutcher’s family called the shooting a criminal act and is seeking charges. The Justice Department has launched a separate civil rights investigation about the use of force by officers. SPEAKER: They weren’t in danger. As Attorney Solomon Simmons said, it was daylight. They had multiple officers out there. He was not accused of any crime and for the life of us we don’t know why the helicopter police officer thought that he was a big bad dude when they didn’t know anything about him. NOOR: 2016 marks 95 years since the destruction of Black Wall Street when mobs of whites and police attacked the Greenwood section of North Tulsa and 300 black people were killed. Black Wall Street was the economic and cultural center in the African American community in highly segregated Tulsa and a short distance from where Terence Crutcher was shot by officer Betty Shelby.With Kim Brown, this is Jaisal Noor.

Sorgente: Police Killings from Charlotte to Tulsa Spark Calls for Boycotts and Justice

Un F-35A s’incendia in una base dell’Idaho

Sputnik 24/09/2016 Un caccia F-35A s’è incendiato sulla Mountain Home Air Force Base, nello Stato dell’Idaho, informava l’US Air Force. “Il pilota è dovuto uscire dal velivolo all’avviamento del motore a causa dell’incendio a poppavia del velivolo“, dichiarava il portavoce dell’US Air Force capitano Mark Graff in una dichiarazione scritta fornita a Defense News. L’incidente è avvenuto verso mezzogiorno del 23 settembre. Secondo Graff, l’incendio è stato rapidamente spento e non ci sono stati feriti gravi. “Come misura precauzionale, quattro tecnici della 61.ma Unità di manutenzione, tre avieri del 366° Gruppo di manutenzione e un pilota del 61° Squadrone da caccia sono stati portati nel centro medico della base per una diagnosi”, dichiarava Graff. La causa dell’incendio viene indagata. Secondo Defense News, vi sono attualmente 7 F-35A della Luke Air Force Base, in Arizona, schierati nella Mountain Home AF Base per le manovre superficie-aria del 10-24 settembre.

Sorgente: Un F-35A s’incendia in una base dell’Idaho | Aurora

Parole contro prove satellitari: Smentite le menzogne di Obama e Ban Ki-moon

Aleppo. Il ministero della Difesa russo ha diffuso un video ripreso da un drone che mostra il convoglio di aiuti umanitari dell’ONU affiancato da un veicolo dei “ribelli moderati” dotato di un grosso lanciagranate.

I militanti alla guida di un pick-up con una copertura di mortaio hanno utilizzato il convoglio di aiuti  delle Nazioni Unite diretto nei pressi di Aleppo.

L’esercito russo ha mostrato ieri le immagini satellitari di un drone che monitorava il convoglio.  “L’analisi dei filmati attraverso il nostro drone monitora i movimenti del convoglio di aiuti attraverso le aree in attesa militanti ha contribuito a rivelare nuovi dettagli sulla vicenda”, ha dichiarato Konashenkov. “Il video mostra chiaramente come i terroristi si trasferiscono con un camioncino con un mortaio di grosso calibro. ”

Lunedi un convoglio umanitario composto da 31 camion è stato attaccato mentre si dirigeva verso Aleppo. Secondo la Croce Rossa, 20 civili e un operatore umanitario sono morti in seguito.

I primi rapporti dall’organizzazione hanno sostenuto che il convoglio era stato preso di mira da un attacco aereo. La Russia ha negato le accuse, e mostrato come la distruzione dei veicoli interessati non si . “Non ci sono crateri, mentre i veicoli hanno il loro telaio intatto e non sono stati gravemente danneggiati, come sarebbe accaduto in caso di un attacco aereo”, ha dichiarato Konashenkov. Le Nazioni Unite – al contrario della Casa Bianca che non mostra una prova satellitare al contrario del ministero russo – ha poi dovuto ritrattare martedì le sue affermazioni sul fatto che il convoglio sia stato colpito da aerei militari. “Non siamo in grado di determinare se erano in realtà attacchi aerei. Siamo in grado di dire che il convoglio è stato attaccato”, ha dichiarato il portavoce ‘umanitario’ delle Nazioni Unite Jens Laerke.

 

Fonte: RT

 

Notizia del: 21/09/2016

 

 

Sorgente: Parole contro prove satellitari: Smentite le menzogne di Obama e Ban Ki-moon – World Affairs – L’Antidiplomatico

La bufala per far dimenticare l’eccidio di 62 soldati siriani da parte dell’aviazione Usa

Ma perché mai Assad dovrebbe far bombardare un convoglio di aiuti umanitari, organizzato dalla Croce Rossa e diretto verso i -finalmente liberi dell’assedio jihadista – abitanti della periferia di Aleppo?  Si direbbe non se lo chieda nessuna TV o  giornale padronale, che con questa bufala, cercano di far dimenticare l’eccidio intenzionale di 62 soldati siriani da parte dell’aviazione USA.

Ma cosa è successo veramente al convoglio umanitario? I Russi, da parte loro, annunciando la pubblicazione di foto satellitari, negano non solo un coinvolgimento dell’aviazione siriana o russo ma anche l’ipotesi del bombardamento, considerando che non vi è traccia dei tipici crateri ad imbuto conseguenti ai bombardamenti aerei. E le ancora poche foto in circolazione si direbbero attestare che a colpire il convoglio siano stati RPG o missili a spalla, verosimilmente sparati da qualche tagliagole o “ribelle” che dir si voglia.
Ma che importa?!  La “Verità” l’hanno già gridata i media mainstream: é stato Assad! É stato Assad! Probabilmente, tra qualche giorno, una dettaglia inchiesta dimostrerà tutt’altro. Ma a chi volete che allora importi?

Francesco Santoianni

Notizia del: 20/09/2016

Sorgente: La bufala per far dimenticare l’eccidio di 62 soldati siriani da parte dell’aviazione Usa – I media alla guerra – L’Antidiplomatico

Siria. Usa e Israele in soccorso di Daesh e al Nusra

di Stefano Mauro

 

 

 

 

La tregua in Siria è finita. In effetti un reale cessate il fuoco, sancito dai due principali sponsor del conflitto (USA e Russia) senza un convinto appoggio e coinvolgimento delle numerose e incontrollate milizie jihadiste, non c’è mai stato.

 

La stessa amministrazione Obama, come avvenuto nel febbraio 2016, ha tentato nuovamente di correre in soccorso alle fazioni coalizzate contro il regime di Bashar Al Assad. La sospensione del conflitto, secondo alcuni analisti, è stata vista come un estremo tentativo da parte degli americani di fermare gli scontri, in maniera da far riorganizzare le milizie sostenute dagli USA. Del resto la stessa cosa era avvenuta in passato – a febbraio – con migliaia di nuove milizie salafite che entrarono in territorio siriano, dal permeabile confine con la Turchia, con rifornimenti e armi.

 

Quello che, però, è successo il 17 Settembre è stato un qualcosa di nuovo e inaspettato nel conflitto siriano. L’aviazione americana ha bombardato a Deir Ezzor una postazione dell’esercito siriano causando 60 morti e 100 feriti e favorendo l’avanzata delle milizie di Daesh, in una delle poche aree strategiche controllate dalle truppe lealiste. Il pentagono ha subito dichiarato che “si è trattato di un errore” e lo stesso Obama si è scusato con il governo di Damasco. Il ministro degli esteri russo, Lavrov, ha immediatamente etichettato l’episodio come “un chiaro sostegno militare ai terroristi di Daesh”. Lo stesso governo di Damasco ha dichiarato che “il raid americano è un’aggressione evidente e palese contro l’esercito regolare siriano e contro il territorio siriano”.

 

Le scuse e la successiva irritazione americana sono, in effetti, segni palesi dell’errore di valutazione fatto dall’amministrazione statunitense. Errore di valutazione e non, come ripetuto più volte, errore militare. Appare, infatti, impossibile che uno degli eserciti più potenti al mondo abbia commesso un simile sbaglio per diversi motivi.

 

Il primo è il “modus operandi” dell’operazione. Il raid è stato effettuato a 4 riprese per una durata complessiva di 45 minuti: non si tratterebbe, quindi, dello sbaglio di un singolo pilota.

 

Il secondo: l’obiettivo del raid. La collina di Jebel Tudar, occupa una posizione strategica particolare perché si trova lungo la strada verso l’aeroporto. Si tratta di una posizione che le truppe lealiste siriane difendevano da oltre un anno. Dopo l’attacco americano, con un tempestivo e strano “coordinamento”, le truppe di Daesh hanno non solo subito occupato la posizione, ma attraverso la loro agenzia stampa “Amaq” , hanno anche annunciato la conquista di Jebel Tudar.

 

Ultima anomalia: l’annuncio da parte dell’aviazione americana di essere intervenuta in quella zona a supporto dell’aviazione siriana. Sembra inverosimile una dichiarazione del genere perché in quel territorio la coalizione a guida statunitense non era mai intervenuta e tanto meno in supporto degli aerei di Damasco.

 

In conclusione l’attacco americano a Deir Ezzor, ultimo baluardo di Daesh se Raqqa cadrà, ha favorito le truppe jihadiste di Daesh fortificando una posizione strategica per le milizie di Al Baghdadi nelle vie di comunicazione tra la Siria orientale e l’Iraq.

 

L’esercito israeliano, invece, è intervenuto in sostegno alle milizie della coalizione di Fatah Al Sham (ex Al Nusra) nella parte meridionale dello stato siriano. A distanza di una settimana dalla battaglia di Qadissyat sono, ormai, numerosi e precisi i dettagli che riportano un coinvolgimento attivo da parte delle autorità di Tel Aviv. Secondo il quotidiano libanese Al Akbar, le truppe israeliane sono intervenute in quattro diverse occasioni: prevalentemente con aviazione, artiglieria e supporto logistico. Il sostegno si è anche materializzato con l’utilizzo di un ospedale da campo sionista e con il trasporto degli jihadisti più gravi negli ospedali israeliani della zona.

 

L’obiettivo della battaglia era quello di creare un corridoio per mettere in contatto due zone di controllo “ribelli” e conquistare il villaggio druso di Hadar nella zona del Golan occupato. Da diversi anni, infatti, quella zona è una vera spina nel fianco per le milizie salafite che non sono mai riuscite a “sfondare” le linee difensive siriane. L’esercito di Damasco ha avuto, inoltre, il sostegno della popolazione locale drusa che vive uno stato di occupazione sia da parte delle forze sioniste sia da parte di quelle jihadiste.

 

Secondo le fonti del quotidiano libanese As-Safir, la battaglia è durata oltre sei giorni. Durante gli scontri sono stati visti mezzi “ribelli” circolare indisturbati nella zona di controllo israeliana nel tentativo di effettuare una manovra a tenaglia. La reazione difensiva è stata veemente ed ha causato numerose perdite nei ranghi dei ribelli di Fatah Al Sham – circa 200 morti e 500 feriti. Nel tentativo di bombardare postazioni siriane in appoggio ai ribelli, l’esercito israeliano ha perso un caccia F-16 ed un drone (Fonte AFP, Sputnik), perdite ovviamente smentite dal governo di Tel Aviv.

 

Per complicare ulteriormente la situazione ieri un convoglio di aiuti della mezza luna rossa è stato attaccato causando la morte di oltre 20 persone. Secondo gli USA sarebbero stati i russi o l’aviazione siriana; secondo Mosca sarebbero stati i “ribelli” che stavano tentando una sortita sulle linee di Aleppo. Quest’ultima, secondo diversi media mediorientali, sarebbe la versione più convincente visto che in merito al bombardamento non ci sono segni di cratere sulla strada nel tragitto del convoglio.

 

In risposta a questi due episodi ed al recente bombardamento/fantasma, Damasco e Mosca sono state abbastanza chiare circa la loro posizione. Secondo Lavrov “non ci sono più margini per poter rinnovare la tregua che ha solamente permesso alle milizie ribelli di riarmarsi e di rinforzare le loro posizioni”. In un messaggio agli israeliani lo stesso Bashar Al Assad ha dichiarato che “la risposta alle incursioni israeliane in territorio siriano non è stata casuale” aggiungendo che “ci saranno altre risposte militari se l’entità sionista continuerà a sconfinare nel nostro territorio o sosterrà i ribelli”. La sicurezza di Damasco fa presagire che, se lo stato israeliano continuerà nel suo sostegno ai ribelli, si potrebbe aprire un nuovo fronte sulle alture del Golan.

 

Se da una parte il regime siriano sembra essersi rinforzato ed essere in grado di contrastare e rispondere ai numerosi fronti di combattimento, fino a rispondere alle truppe sioniste, dall’altra, però, sembra sempre più

 

( Fonte: Contropiano.org )

 

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I jet USA attaccano l’Esercito siriano e permettono all’ISIS di conquistare montagne strategica a Deir Ezzor. Replica del Governo siriano: “Questa la prova conclusiva che gli USA appoggiano l’ISIS”

Secondo quanto riferito da Al Masdar news, che cita fonti dell’Esercito siriano, la cosiddetta coalizione anti terrorismo degli Stati Uniti ha attaccato l’Esercito siriano nelle montagne di Thardeh, nel Governatorato di Deir Ezzor

Gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulle postazioni dell’esercito siriano hanno permesso all’ISIS diconquistare le montagne strategiche di Thardeh che erano sotto il controllo del governo siriano.

Secondo attivisti locali, gli Stati Uniti hanno attaccato le postazioni dell’esercito siriano con bombe al fosforo, uccidendo diversi soldati e spianando la strada all’ISIS per conquistare tutta l&# 39;area.

L’attacco è stato condotto da 4 aerei da guerra statunitensi che volavano ad ovest dal confine iracheno.

Questa è la seconda volta quest’anno che l’Air Force degli Stati Uniti ha attaccato l’esercito siriano nel Governatorato di Deir Ezzor.

Il Comando Generale delle Forze armate siriane ha definito questo atto un’aggressione grave e palese contro la Repubblica araba siriana ed il suo esercito, e costituisce la prova conclusiva che gli Stati Uniti ed i loro alleati sostengono l’ISIS e altre organizzazioni terroristiche, sottolineando che questo atto rivela la falsità della loro lotta al terrorismo.

Fonte: Al Masdar
Notizia del: 17/09/2016

Sorgente: I jet USA attaccano l’Esercito siriano e permettono all’ISIS di conquistare montagne strategica a Deir Ezzor. Replica del Governo siriano: “Questa la prova conclusiva che gli USA appoggiano l’ISIS” – World Affairs – L’Antidiplomatico

Il Myanmar decide

Nell’agosto 2016 la ministra degli Esteri del Myanmar e Consigliere di Stato (al vertice del governo), Aung San Suu Kyi visitava la Cina. Era la prima nella Repubblica Popolare Cinese nel nuovo ruolo, ottenuto con la vittoria del proprio partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), nelle elezioni parlamentari del 2015. Allora fu sollevata la seguente questione: quale politica estera sceglierà il “nuovo” Myanmar, filo-americana o filo-cinese? Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica al governo militare che era al potere nel Paese dal 1988, una combattente per i diritti umani e vincitrice del Nobel pezzo Premio del 1991, sembrava una figura filo-occidentale in quei giorni. Eppure, che ci crediate o no, in Cina è quotata piuttosto bene. Essendo una politica pragmatica, aveva de sempre compreso l’importanza delle relazioni tra Myanmar e Cina, contribuendone allo sviluppo con tutte le forze, a volte rischiando la reputazione di difensore dei diritti umani. Ad esempio, nel 2013, Aung San Suu Kyi a capo della commissione parlamentare che indagava sul caso della società cinese Wanbao, accusata di confiscare illegalmente terre dei cittadini del Myanmar per sviluppare una miniera di rame. In quel caso, Aung San Suu Kyi diede il permesso affinché Wanbao continuasse le attività. Pechino apprezzò il favore. I media cinesi pubblicarono numerosi commenti positivi sulla leader dell’opposizione del Myanmar e l’NLD vinse le elezioni del 2015 con il chiaro sostegno della Cina. Così, quando Aung San Suu Kyi è salita al potere, aveva il sostegno di Stati Uniti e Cina. Doveva sfruttare il passaggio tra questi due estremi, per il massimo vantaggio del Myanmar. Il fatto che il primo Paese visitato dalla nuova Consigliera di Stato fosse la Cina, che non è membro dell’ASEAN, evidenzierebbe la decisione presa. Va inoltre notato che il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi visitò il Myanmar il 5 aprile 2016, cinque giorni dopo la cerimonia di giuramento del nuovo governo del Myanmar dell’NLD. Fu il primo ministro degli Esteri a visitare il Myanmar dopo questo importante evento. Ciò testimonia come il Myanmar non solo si appoggi alla Repubblica popolare cinese, ma che la Cina sia interessata a sviluppare rapporti con questo Stato. Non sorprende: risorse naturali e posizione geografica del Myanmar ne fanno un territorio d’importanza strategica per la Cina, che prevede di ridurre la dipendenza dalle petroliere che passano lo stretto congestionato e pericoloso di Malacca. Il Myanmar ha ampie risorse di idrocarburi, e il suo territorio è utilizzato per il trasporto di petrolio dal Medio Oriente e del gas dai porti sull’Oceano Indiano. La Cina ha investito nell’industria e nelle infrastrutture petrolifere e gasifere del Myanmar da anni. Vi costruisce gasdotti e porti e finanzia diversi progetti. Negli ultimi 20 anni la Cina è il principale investitore nell’economia del Myanmar, per decine di miliardi di dollari. Il fatturato commerciale tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2015, per 20 miliardi di dollari. Va inoltre osservato che fino a poco prima (2010-2011), il Myanmar era sotto le sanzioni occidentali, contribuendo allo sviluppo delle relazioni con la Cina. Ora che un nuovo governo democratico è al potere, le società occidentali cominciano ad aver maggiore interesse sugli investimenti in vari progetti in Myanmar. Tuttavia, il Paese è già abituato a trattare con la Cina ed è tradizionalmente poco fiducioso verso i Paesi occidentali. Inoltre, il Myanmar è ora aperto agli investitori stranieri (oltre la Cina, Singapore, Thailandia, Hong Kong e Gran Bretagna sono tra i più significativi). Nonostante nulla impedisca alle imprese statunitensi d’investire nel Paese, vi è un altro fattore, il più importante tenendo conto degli interessi strategici, la Cina è pronta ad investire in Myanmar più di chiunque altro. Ciò supera tutti i fattori politici e culturali. Gli Stati Uniti, che hanno sostenuto NLD e Aung San Suu Kyi per molti anni, potranno sicuramente ricevere una calda accoglienza e varie preferenze in Myanmar, ma nel Paese possono contare solo sul secondo posto, la Cina sarà ancora prima. L’influenza statunitense in Myanmar può influenzarne i vari e talvolta poco chiari interessi militari e politici, ma la Cina mette al primo posto la sicurezza energetica, il che significa che è pronta ad assegnarvi più fondi.
Va notato che a fianco delle finanze, la Cina ha ancora una leva sul Myanmar, ancora più solida: i gruppi separatisti contro cui il governo del Myanmar ha combattuto per molti anni. La guerra civile ha devastato il Paese per 60 anni, dovuta al confronto tra governo e milizie comuniste. La guerra interessava varie minoranze etniche del Myanmar, che continuarono la lotta armata contro le forze di governo molti anni dopo la sconfitta dei comunisti e la loro deportazione in Cina. Durante la guerra, la guerriglia comunista e i suoi alleati, le bande etniche, apprezzarono il sostegno segreto della Repubblica Popolare Cinese. La guerra si esaurì con la Costituzione del 2008, che rispetta gli interessi di tutti i gruppi etnici fornendogli un’ampia autonomia. Ogni gruppo etnico ha l’opportunità di avere un partito rappresentato nel governo del Myanmar, mentre le forze armate illegali sono state amnistiate e arruolate nell’esercito del Myanmar. Tuttavia, piccoli conflitti continuano di tanto in tanto. Secondo alcune fonti, la maggior parte dei separatisti è strettamente legata alla Cina. Va ricordato che i territori vicino al confine cinese sono i più travagliati. Inoltre, le bande etniche delle minoranze nazionali del Myanmar sostengono di agire per conto dei cinesi. Nel 2015, le autorità del Myanmar riferirono ufficialmente che i separatisti cinesi nello Stato Shan venivano aiutati dalla Cina. Ciò deteriorò le relazioni del governo di allora con la Cina, e potrebbe aver contribuito al sostegno di Pechino all’opposizione nelle elezioni. Alcuni funzionari annunciarono che la Cina aveva usato l’influenza tra i separatisti per sabotare i colloqui di pace tra loro e l’allora governo del Myanmar. Ciò accadde poco prima delle elezioni del 2015, danneggiando gravemente la popolarità della leadership del Myanmar, uno dei motivi della sconfitta.
E’ probabile che la Cina intenda utilizzare i contatti con i ribelli per influenzare il nuovo governo del Myanmar. Secondo Aung San Suu Kyi, avrebbe discusso solo di questioni economiche con la leadership cinese durante la visita di agosto. Va ricordato che il 31 agosto 2016, subito dopo la visita in Cina, la Conferenza di pace di Naypyidaw iniziava, dove si riunivano i rappresentanti di tutti i gruppi etnici del Myanmar per discutere la nuova struttura federale del Paese e altri problemi che turbavano la coesistenza pacifica da molti anni. La presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon alla conferenza la dice lunga sull’importanza dell’evento. Se una pace stabile viene raggiunta da questa conferenza in Myanmar, sarà la maggiore vittoria di Aung San Suu Kyi e del suo governo, e il traguardo più importante nella storia del Myanmar. Si può supporre che la conferenza subito cominciata fosse la principale questione discussa tra il capo del governo del Myanmar e i suoi colleghi cinesi, tra cui le concessioni che il Myanmar doveva fare alla Cina affinché i ribelli filo-cinesi “si comportino bene” senza sabotare i colloqui, come nel 2015. La lotta tra Cina e Stati Uniti per l’influenza nella regione Asia-Pacifico è in corso da molti anni. Ogni Paese della regione è al centro del confronto. Sul Myanmar, Washington ovviamente perde, dato che ora dipende dalla buona volontà della Repubblica Popolare Cinese in molti modi.cqiylqkxgaadchx

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Israeli Arms Industry Faces Existential Threat in New US Aid Agreement

Israeli Arms Industry Faces Existential Threat in New US Aid AgreementSHARMINI PERIES, TRNN: Welcome to the Real News Network, I’m Sharmini Peries coming to you from Baltimore.On Tuesday, a new report was released by the Israel based human rights organization B’Tselem. The report criticizes Israel’s investigations into the killing of nearly 1,400 Palestinian civilians during the 2014 war on Gaza. This comes days after the United States and Israel signed a historic agreement granting Israel the largest military aid package in history. Today we’re going to take a continuing look into the agreement with political economist Shir Hever. Shir is a researcher for the Alternative Information Center based in Jerusalem [inaud.]. He joins us today from Germany. Thank you for joining us Shir. SHIR HEVER: Thanks for having me Sharmini.PERIES: Shir as you know we’ve been covering this MOU between Israel and the United States in a few interviews. The one that is on our site today with Larry Wilkerson as well as the agreement was signed we did an interview with Rania Khalek and Phyllis Bennis and I understand you would like to respond to some of the claims that were made but mainly something that Larry Wilkerson said in his interview that this was the largest aid package ever signed between Israel and the United States and also that Israel is a strategic liability to the US. Those two claims you wanted to address so please do.HEVER: Right so I think this aid agreement is very important and very telling about the development in the relations between Israel and the United States. The claim that this is the largest aid packet that Israel has ever received is nominally true but in real terms it’s actually not true because if we imagine what would’ve happened if the US would’ve kept this aid to Israel constant since 1973, not increased it but just kept it up to inflation, then today the aid would’ve been 16 billion dollars a year. Now instead the United States signed a deal with Israel for 3.8 billion dollars a year. 3.8 is more in nominal terms than the 3 billion that Israel received back in 1973 but it’s purchasing power is less than a quarter of what it was back then. I think that means there is an erosion in the aid and I think we can learn a lot form this ongoing erosion. What exactly is changing in the relation of the two countries. The main thing to understand is there is actually not one hegemonic interests in the US side and not one hegemonic interest on the Israeli side.PERIES: And what do you mean by that? Who else has interest in this MOU?HEVER: This brings me to the second argument that was made by Lawrence Wilkerson that Israel is a strategic liability for the United States. It’s a strategic liability for the United States military of course and for US foreign policy in the Middle East. That I completely agree. But for the US military industry, military industrial complex, the arms companies, Israel serves a very important role because they test and demonstrate the effectiveness of US weaponry and this is what the aid is about. It means that the United Sates gives Israel weapons. It’s a massive subsidy of the US taxpayers to the US arms companies which then sell their weapons at full price but the money’s paid by US tax payers. The weapons are used against Palestinians, against Syrians, against Lebanese by the Israeli military and then the US companies can learn from that and improve their weapons and also market them for better and so on. So for that, Israel is not a strategic liability but actually to borrow a term by Andrew Feistein a scholar of the arms industry, it turns Israel into the US shop window. So when customers of US weaponry want to see how US weapons function, they look at Israel and what Israel is doing with these weapons.PERIES: And while this is somewhat of a subside for the US military industrial complex, the political consequences to this decision to Israel in terms of eliminating subsidies for the Israel arms industry has great implications. Explain that tell us more about the consequences and the implications it will have.HEVER: Yea one Israeli journalist in [inaud.] was actually written that MOU is a way for President Obama to have this revenge on Netanyahu. Actually delivering a terrible deal and a humiliating deal that Netanyahu suffers from and indeed there is a lot criticism in Israel about this deal because of 3 points. The first point is indeed what I mentioned that in real terms the aid is not actually increasing. The second point is that there’s a clause in the term that makes it impossible for the Israeli government to seek additions when there’s a certain need and to appeal directly to congress in order to ask for more money. So they sign the deal and they take it as it is and only under extreme emergencies can they an extra request and they have to give them money back. So actually the aid is very clearly delineated. The third point which I think is the most important is that the Israel arms industry and that one is excluded from the aid deal. Now Israel is the large recipient of US military aid in the world. There is no contesting that. But Israel also has a privilege that no one other country in the world has. They can use a portion of that aid to finance their own arms industry. That means that a lot of companies in Israel are actually developing weaponry and other combat system which are designed to be used by the Israeli military but knocked some directly by the US military defense but rather through the [8] from the United States. This is a privilege that applies to 26% of the aid and Israel is the only country in the world that has that privilege. And that privilege is going to be revoked. And when Obama started the negotiations with Israel about the aid package and of course there was some expectation that the United States was going to increase aid as a kind of compensation for the [Iran] ordeal. Then President Obama made this comment. He said this privilege of the 26% that Israel can use for its own arms industry has to be canceled for the mutual interest of both sides. I think this is a very cynical statement. I think it was completely understood that it’s not a mutual interest of both sides. It’s only in the interest of the US arms companies that this privilege will be revoked. And for the Israeli military industry this is a threat to their very existence. Something that of course I don’t mourn that Israeli arms companies are at threat of disappearing. Of course I think that it would be a very good thing if Israel would stop producing weapons and exporting them. But one must understand that within the Israeli political system, the arms industry is extremely important. There’s no other country in the world with arms industry so important to the economy as it is for Israel. And that’s where we see a very interesting development within Israel that in this part of the economy and that part of the political sphere which is completely funded by the US aid and by the arms exports and the wars is now receiving a terrible blow. There’s no coincidence that shortly after President Obama made that statement that it’s in the interest of both sides to revoke the privilege that Netanyahu fired his Minister of Defense, Moshe Ya’alon who was very deeply embedded within that Israel security elite of the big arms manufacturers. So he was kicked out. Instead Netanyahu appointed a defense minister Avigdor Lieberman who is now part of that elite who is now tighter and who doesn’t care so much who’s going to be the leaders of the arms industry and he’s trying to push his own people there but he doesn’t promote people from inside the industry. As Netanyahu is now fighting to get rid of that influence of that military class, the military elite inside Israel and to push them out of political decision making process, the new MOU package means that this security elite is actually going to lose the branch that they’re sitting on. They’re going to lose their main source of income when the US will cut out that privilege. PERIES: Now Shir there’s another component to this that is rather interesting that this is a 10-year agreement. What implications does that have? I mean does President Obama obviously want to lock in this deal for 10 years? HEVER: The implications are first of all that no matter how the inflation in the United States is going to be and how much the dollar is going to lose its value, Israel cannot get more than 3.8 billion dollars a year. Second it means that during those 10 years the Israeli government is prevented from making appeals to the US government for extra aid. That’s not a small thing because if we look at the last couple of years, every year Israel made special appeal to the US congress asking more money for missiles or for anti-missile systems and so on. All these projects were kind of ways for pro-Israeli mainly republican congress people and senators to show their support for Israel by spending a few millions there, a few hundred millions over here and that’s got to be stopped for the next 10 years. That’s going to be prevented and Senator Graham has already made a statement to Netanyahu, how could you do this to us. How could you sign a deal that makes it impossible for us in the senate to show our support for Israel. And the third thing about such a long term agreement is that it allows this phasing out of Israeli special privilege to be spread out gradually. Not being one blow. So that means that politically it gives Netanyahu some time before the full ramifications of his decision are going to be felt and I think Netanyahu is really counting his days in office and really trying to make sure that he can get as many as possible and stay Prime Minister for as long as he can so if this is phased out he’s hoping maybe there won’t be mass layoffs and thousands of new unemployed people from the arms industry in Israel on his watch when he’s Prime Minister.PERIES: And further we should note that Netanyahu had actually asked for 50 billion dollars in aid but got 39 over 10 years. HEVER: Yea Netanyahu actually played a very interesting political trick with this 50 billion. Because what he did was he told the senior negotiators from the military industry, his big generals and arms manufacturers and he told them that you should go wild. Ask for whatever you want. Maybe the most outrageous demands of the US knowing full well that they’re not going to get their wish. But this way he can shift the blame a little bit on them and make their demands even reasonable and he’s trying to sell the Israeli public on this idea that he somehow got a good deal from the US when I think that it’s quite clear that he didn’t get a good deal at all.PERIES: Alright Shir. I thank you so much for your analysis and we’re looking forward to having you back very soon.HEVER: Thank you very much.PERIES: And thank you for joining us on the Real News Network.

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L’F-16 sionista abbattuto dalla difesa siriana sul Golan

ZiaZiad al-Fadil, Syrian Perspective 13/9/2016

Qunaytra: a sud-ovest della capitale provinciale di Qunaytra, tra i villaggi di al-Burayq e Bir al-Ajam, ad ovest di Sasa, la rete della Difesa Aerea Siriana poteva finalmente aprire il fuoco contro i bombardieri dei ratti sionisti. Questa volta, l’aggressore era un F-16 prodotto e fornito dagli USA ed orgoglio dello Stato colono sionista. L’uomo che ha dato l’ordine e preso le coordinate del lancio del missile S-300 contro l’avvoltoio invasore è il Capitano Rayan Dhahar, nipote di mia moglie. Ha confermato il suo ruolo chiamando Layth e fornendo informazioni generiche sull’attacco. Ho ricevuto informazioni a conferma anche dalla moglie di Munzar a Damasco, informando che Munzar era ad al-Baath e aveva visto con i propri occhi il bombardiere sionista abbattuto. Il pilota non fu visto lanciarsi, probabilmente è arrostito sul seggiolino dato che le bombe dell’aereo sono esplose con il missile antiaereo. L’aviogetto è caduto in una zona vicina alle posizioni di al-Qaida e si presume che i terroristi, aperti alleati del sionismo, restituiranno i resti carbonizzati ai loro padroni. I sionisti ora probabilmente studiano attentamente i relitti per trovare qualche parte del pilota nella tipicamente macabra, orribile e raccapricciante pratica sionista di salvare tutte le parti di un corpo. L’Alto Comando siriano ha anche annunciato l’abbattimento del bombardiere e di un drone senza pilota nel Golan occupato. Le Forze Armate siriane sono poste in piena allerta sul fronte occidentale. I sionisti l’hanno negato, indicando alcuna voglia di usare questo fatto come casus belli. L’attacco al bombardiere sionista è avvenuto intorno alla 1:00 del 13 settembre, Damasco. L’aggressore stava sparando su un avamposto dell’Esercito Arabo Siriano mentre i nostri soldati impiegavano l’artiglieria contro i movimenti dei ratti di al-Nusra/al-Qaida. Nel tentativo di sollevare il morale dei parassiti, i terroristi sionisti sono decollati per dimostrasi seri alleati di terroristi e Arabia Saudita.
Salutiamo il Capitano Rayan Dhahar per il suo eroismo nel difendere i cieli siriani e il nostro grande Esercito Arabo Siriano.
14358994 La decisione di far decollare gli F-16 per sostenere i terroristi di al-Qaida, alleati del sionismo, era dovuta agli eventi iniziati l’11 settembre 2016, quando i terroristi effettuarono un feroce attacco nella zona di Tal Hamriya, a sud di Hadhar. Il contrattacco dall’EAS distruggeva un autocarro carico di terroristi di al-Qaida, tutti carbonizzati. Tra i ratti arrostiti vi erano capi sul campo come:
Muhamad Yusuf al-Subayhi (alias Abu Qinwa, noto molestatore di bambini e feticista fecale. Era un capo di al-Qaida)
Ibrahim Umar al-Ahmad (capo della liwa al-Sibatayn, riferimento a due tribù: araba e ebraica)
In questo momento, l’esercito sionista ha inviato degli aiuti sul campo alle rabbiose iene di al-Qaida. Tuttavia, l’attacco è fallito e al-Qaida ha subito perdite molto consistenti in ratti e materiale; tuttavia poté ritirarsi sotto il pesante fuoco dell’artiglieria sionista. I terroristi si sarebbero lamentati di non ricevere aiuti adeguati nella lotta contro l’EAS. Le mie fonti dicono che il principe Muhamad Ibn Salman, Viceprincipe buffone ed architetto del disastro nello Yemen, aveva ricevuto un messaggio urgente da Abu Muthana al-Shami. Contattando i suoi “alleati” dello Stato dell’Apartheid sionista, ne mendicava l’intervento, subito effettuato il 13 settembre 2016. Da quella data, l’EAS ha effettuato un contrattacco eliminando i 3 principali capi sul campo di al-Qaida ed altri 9 capi alleati a Tal Hamriya:
Muhamad Amin Sulayman al-Hariri (tale pappone era il capo di un gruppo ex-ELS (firqat Amud Huran) ora coinvolto nella fantasia chiamata maraqat Qadisiyat al-Janub o battaglia di Qadisiya del Sud, che noia.
Abu Muthana al-Shami (un irsuto suino che comandava tutti i campi di Ahrar al-Sham nel sud, aveva contattato gli scarafaggi sauditi per tentare di aiutare i suoi ratti).
L’Esercito arabo siriano ha resistito sul Golan utilizzando le unità per operazioni speciali di Qutayfa colpendo lo snodo di Abu Hudayj, tra le colline di al-Jarajir nel Qalamun. La zona è controllata dallo SIIL. I commando dell’EAS erano entrati furtivamente in una casa di 2 piani in cui i ratti dormivano, uccidendo l’unica sentinella e collocandovi esplosivi. Quando la casa è andata in fumo, i camerati dei ratti in zona si precipitarono ad estrarre i cadaveri prima che fossero trasformati in pane tostato. Mentre i cameratti si riunivano presso la casa distrutta, i commando inviarono un messaggio riguardante la situazione e l’artiglieria dell’EAS bombardava l’area friggendo altri 11 ratti che, come si è scoperto, erano mercenari di lingua urdu.
A Dayr al-Zur, gli alleati di Obama dello SIIL commettevano un altro macabro atto sgozzando dei patrioti siriani dopo averli appesi a ganci da macellai, come pecore in un grottesco Ayd al-Adha. Erano accusati di spionaggio a favore dei nemici dello Stato islamico, di seguire i movimenti dei terroristi e fotografare i ratti islamisti urinare sul Corano:

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alalam_636093601467773725_25f_4x3Ecco i nomi dei patrioti il cui assassinio è stato trasmesso dalla TV dei terroristi:
1. Ibrahim Ali al-Musa
2. Jumah Jaasim al-Abid
3. Amir Faysal al-Yusuf
4. Ibrahim Taha al-Yusuf
5. Abdurahman Salih al-Ahmad
6. Salih Ahmad al-Abdullah
7. Bashar Ahmad al-Ajil
8. Qasim Qalil Alí al-Sulayman
9. Abdullah Muhamad al-Qalifa
10. Muhamad Ibrahim al-Uzaba
11. Abdulmaliq Hasan al-Uzaba
12. Haydar Muhamad al-Abdullah

Sorgente: L’F-16 sionista abbattuto dalla difesa siriana sul Golan | Aurora

‘Ban, ban, ban!’: Paralympians fall victim to US anti-Russian propaganda

The banning of the entire Russian team at the Paralympics in Rio is the latest example of how sport has become a front in the US-led propaganda war against Russia.

Sorgente: ‘Ban, ban, ban!’: Paralympians fall victim to US anti-Russian propaganda — RT Op-Edge

US, EU Accused of Paying Lip Service to Global Arms Treaty

UNITED NATIONS, Aug 22 2016 (IPS) – The Arms Trade Treaty (ATT), which was aimed at curbing the flow of small arms and light weapons to war zones and politically-repressive regimes, is being openly violated by some of the world’s arms suppliers, according to military analysts and human rights organizations.

 

The ongoing conflicts and civil wars in Iraq, Libya, Afghanistan, Syria, Yemen, South Sudan and Ukraine are being fueled by millions of dollars in arms supplies – mostly from countries that have either signed or ratified the ATT, which came into force in December 2014.

Dr. Natalie Goldring, UN Consultant for the Acronym Institute for Disarmament Diplomacy and a Senior Fellow with the Security Studies Program at Georgetown University, told IPS: “The Arms Trade Treaty is incredibly important. Put simply, if fully implemented, it has the potential to save lives.”

But if implementation is not robust, the risk is that “business as usual” will continue, resulting in continued violations of international humanitarian and human rights law, she warned.

“Recent and proposed arms sales by States Parties and signatories to the ATT risk undermining the treaty,” said Dr Goldring, who has closely monitored the 20 year long negotiations for the ATT, which was adopted by the UN General Assembly in April 2013.

The reported violations of the international treaty have coincided with a weeklong meeting in Geneva, beginning August 22 through August 26, of ATT’s second Conference of States Parties (CSP).

Recent reports from Amnesty International, Human Rights Watch, Control Arms, Forum on Arms Trade and other non-governmental organizations (NGOs) document the continued transfer of conventional weapons that may be used to violate international humanitarian and human rights law.

Brian Wood, Head of Arms Control and Human Rights at Amnesty International, said the ATT has the potential to save millions of lives, which makes it especially alarming when states who have signed or even ratified the treaty seem to think they can continue to supply arms to forces known to commit and facilitate war crimes, and issue export licenses even where there is an overriding risk the weapons will contribute to serious human rights violations.

“There must be zero tolerance for states who think they can just pay lip service to the ATT.”

He said the need for more effective implementation is painfully obvious: “from Yemen to Syria to South Sudan, every day children are being killed and horribly maimed by bombs, civilians are threatened and detained at gunpoint, and armed groups are committing abuses with weapons produced by countries who are bound by the treaty,” he noted.

Providing a list of “unscrupulous arms transfers,” Amnesty International pointed out that the US, which has signed the ATT, and European Union (EU) member states who have ratified it, including Bulgaria, the Czech Republic, France and Italy, have continued to lavish small arms, light weapons, ammunition, armoured vehicles and policing equipment on Egypt, “despite a brutal crackdown on dissent by the authorities which has resulted in the unlawful killing of hundreds of protesters, thousands of arrests and reports of torture by detainees since 2013.”

In 2014, France issued export licences that again included sophisticated Sherpa armoured vehicles used by security forces to kill hundreds of protesters at the Rabaa al-Adawiya sit in just a year earlier.

Arms procured from ATT signatories have also continued to fuel bloody civil wars, the London-based human rights organization said.

In 2014, Amnesty International said, Ukraine approved the export of 830 light machine guns and 62 heavy machine guns to South Sudan.

Six months after signing the ATT, Ukrainian authorities issued an export licence on 19 March 2015 to supply South Sudan with an undisclosed number of operational Mi-24 attack helicopters.

Three of those attack helicopters are currently in service with South Sudan government forces, and they are reportedly awaiting the delivery of another.

Additionally, in March 2015 the US State Department approved possible military sales of equipment and logistical support to Saudi Arabia worth over $24 billion, and between March 2015 and June 2016, the UK approved the export of £3.4 billion (approximately $4.4 billion) worth of arms to Saudi Arabia.

“These approvals were given when the Saudi Arabia-led coalition was carrying out continuous, indiscriminate and disproportionate airstrikes and ground attacks on civilians in Yemen, some of which may amount to war crimes,” Amnesty International said in a statement released August 22.

Jeff Abramson of the Forum on the Arms Trade said the Geneva meeting takes place during a time of ongoing conflict and controversy over the responsible transfer and use of conventional weapons.

He said key topics that may be addressed, either formally or informally, include better promoting transparency in the arms trade and arming of Saudi Arabia, in light of the humanitarian catastrophe in Yemen — including recent US notification of possible tank sales to Riyadh

Dr Goldring told IPS the US government recently proposed to sale of 153 M1A2 Abrams tanks to Saudi Arabia.

She said the written notification of the proposed sale notes that 20 of the tanks are intended as “battle damage replacements for their existing fleet.”

As Brookings Institution Scholar Bruce Riedel has noted, the Saudis are only using tanks in combat along the Saudi-Yemeni border.

“The US government’s response to apparent Saudi bombings of civilian targets is to sell them more weapons? This makes no sense. This is part of a pattern of continued arms transfers taking place despite a high risk that they will be used to violate international human rights and humanitarian law,. ” declared Dr Goldring.

She said States parties to the ATT are required to address the risks of diversion or misuse of the weapons they provide. But if this criteria are taken seriously, it’s virtually impossible to justify continued weapons deals with countries such as Saudi Arabia and Egypt.

Countries without strong export control systems have argued that it will take time to fully implement the ATT, while other countries such as the United States have domestic impediments to ratifying the treaty.

But one of the treaty’s strengths, Dr Goldring, argued is its specification of conditions under which arms transfers should be blocked. States do not have to wait for ratification or accession to the treaty to begin implementing such standards.

“The ATT is a new treaty, but we can’t afford to ‘ease into’ it. While we discuss the treaty, lives are being lost around the world. We need to aggressively implement the ATT from the start,” Dr Goldring said.

Another important issue in full implementation of the ATT, she noted, is making the global weapons trade transparent, so that citizens can understand the commitments their governments are making in their names.

“Governments should not be transferring weapons unless they are willing to take responsibility for them. Their opposition to openness and transparency raises questions about what they’re trying to hide,” she added.

But in the end, although it’s important to bring transparency to the discussion of these issues, the real issue is whether the transfers are being controlled. Recent sales raise significant concerns in this regard, Dr Goldring said.

“The Conference of States Parties that is being held this week in Geneva presents a critical opportunity to face these issues. To strengthen the Arms Trade Treaty, the conference must focus on this key substantive concern of the risks entailed in continuing business as usual. States should not allow their attention to be diverted to process issues,” said Dr Goldring who is currently participating in the Geneva meeting,

The writer can be contacted at thalifdeen@aol.com

Sorgente: US, EU Accused of Paying Lip Service to Global Arms Treaty | Inter Press Service

Wikileaks Says They Have 1,700 Emails Proving Hillary Clinton Knew about U.S. Military Weapons Shipments to Al Qaeda and ISIS

Wikileaks head Julian Assange says he has proof that Hillary Clinton lied under oath while giving a public testimony following the 2013 Benghazi terrorist attack. Assange says Wikileaks has 1,700 emails proving Clinton’s statements that she was not involved or aware of any sale of weapons to Syrian “rebels” were a lie. In fact, Assange notes that the former Secretary of State was fully aware of the United States’ involvement in arming rebels in Libya in a bid to help them overtake Qaddafi. Ultimately, it is alleged that those same weapons then made their way to the Islamic State in Syria.

In a Democracy Now interview, Wikileaks’ Julian Assange claimed that the first batch of Hillary Clinton emails was only the beginning. Assange made the bold claims that his organization has more Clinton emails and that the next batch will be even more damning for the former Secretary of State and presidential hopeful. Wikileaks says that the emails contain proof that Hillary Clinton has lied under oath and that she was fully aware of weapons shipments to Al Qaeda and the Islamic State rebels.

The National Review points out that Wikileaks seems to be honing in on statements made by then-Secretary of State Hillary Clinton following the 2013 Benghazi terrorist attack. In a public testimony, Secretary Clinton claimed that she had no knowledge of weapons transfers to Libya, Turkey, or Syria in the months leading up to the terrorist attack. Clinton said “I don’t have any information on that” when pressed about her personal knowledge of the weapons transfers.

She claimed to have no knowledge of any transfers of weapons from Libya to Turkey, Syria, or any other countries.

It was Senator Rand Paul that asked Clinton the damning question when he pointed out that there were news reports of ships leaving Libya with weapons and asked Clinton if she was aware of these transfers. He specifically asked if she or the United States had been involved in “any procuring of weapons, transfer of weapons, buying, selling, anyhow transferring weapons to Turkey out of Libya.” In response to the question, Clinton tried to deflect by saying “nobody has ever raised that with me.” However, upon further pressing, Senator Paul asked directly if Clinton personally knew of any such transfers which she flatly denied.

It is important to note that Hillary Clinton was under oath when she answered the question from Senator Paul; therefore, if her statements were proven false it would mean she was guilty of lying under oath. Therefore, Julian Assange’s claims that he has numerous emails which implicate Clinton in the weapons transfer, it could mean that the presidential hopeful may need to do some serious damage control.

 

The contents of the emails have not yet been released, but many say they are expecting an “October surprise” from Wikileaks and that the latest leak will happen very soon. If Assange is telling the truth, the leak could prove extremely detrimental to Clinton’s presidential bid as she is already struggling with voter trust following the first batch of emails showing the DNC had favored Clinton during the primaries.

 

What do you think about Wikileaks’ claims that they have proof Hillary Clinton lied under oath? If they have the information, should they release it quickly as the November general election is quickly approaching?

Sorgente: Wikileaks Says They Have 1,700 Emails Proving Hillary Clinton Knew about U.S. Military Weapons Shipments to Al Qaeda and ISIS | Global Research – Centre for Research on Globalization

Wikileaks: Hillary Clinton ha mentito sulla vendita di armi ad Al-Qaeda e ISIS

Nuovi documenti di Wikileaks rivelano che Hillary Clinton ha mentito al Congresso sul fatto che non fosse a conoscenza della vendita di armi ad Al-Qaeda e ISIS.

Il fondatore del portale Wikileaks, Julian Assange, ha dichiarato, ieri, il sito canadese Global Research, ha rivelato che dispone di 1700 messaggi di posta elettronica che mostrano la falsa testimonianza del candidato democratico alal Presidenza USA, quando davanti a una speciale commissione del Congresso ha affermato che non avevano partecipato o non era a conoscenza della vendita di armi ai “ribelli” siriani.

Assage ha spiegato che l’ex Segretario di Stato era pienamente consapevole della complicità degli Stati Uniti nella crisi libica quando sono state inviate armi agli insorti per porre fine al governo libico di Muammar Gheddafi. Si sostiene che queste armi sono  poi finite nelle mani del gruppo terroristico SISI (Daesh, in arabo).

In questo contesto, Assange ha sostenuto che Hillary Clinton ha mentito durante la sua apparizione al Congresso degli Stati Uniti, che si è tenuto dopo gli attacchi al consolato degli Stati Uniti a Bengasi l&# 39;11 settembre 2012. In tale riunione, Clinton ha giurato che non era a conoscenza dei trasferimenti armi verso la Libia, Turchia e Siria nei mesi prima degli attacchi.

Assange ha annunciato che Wikileaks che ha l’accesso alle altre e-mail che sono più “importanti” per il candidato alla presidenza degli Stati Uniti

La questione che Clinton sia stata informata sul dispiegamento di navi con armi in Libia è stata posta per la prima volta dal Senatore Rand Paul, che ha censurato l’intervento della NATO) in Libia nel 2011.

In numerose occasioni, Paul ha lamentato che le politiche della amministrazione del presidente Barack Obama e di alcuni politici statunitensi hanno aiutato la diffusione del terrorismo in Medio Oriente.

Fonte: Hispantv
Notizia del: 15/08/2016

Sorgente: Wikileaks: Hillary Clinton ha mentito sulla vendita di armi ad Al-Qaeda e ISIS – World Affairs – L’Antidiplomatico

Houthis reject Kerry’s peace initiative

Yemen’s Houthi Ansarullah movement has rejected an initiative put forth by US Secretary of State John Kerry to resolve the crisis in the war-torn country.

Mohammed Abdulsalam, the Ansarullah spokesman, said Saturday that the offer aims at depriving the Houthis of their arms in their fight of resistance against the Saudi invasion.

“Whoever has a greedy eye on our weapons, we will have a greedy eye on his life,” Abdulsalam wrote in a message posted on Facebook.

Kerry earlier called on Houthis to hand over their weapons including ballistic missiles and to pull back from the capital Sana’a. In return, the US secretary of state said Houthis and allies can have a share in Yemen’s future unity government.

The proposal comes amid reports that Houthis have stepped up missile attacks on border regions in Saudi Arabia over the past weeks. The attacks are carried out in reaction to deadly Saudi airstrikes that the regime in Riyadh says are meant to undermine Houthis and allies and to restore power to Abd Rabbuh Mansour Hadi, Yemen’s president who has resigned and fled the capital.

About 10,000 people have been killed across Yemen since the Saudi campaign started in March 2015.

The conflict in Yemen re-escalated after peace talks mediated by the United Nations and held in Kuwait collapsed earlier this month. The talks hit a snag after Houthis rejected a similar initiative proposed by the UN, saying it lacked any clear mechanism for transition of power.

Houthis had declared since the start of the talks in April that they were ready for disarmament and withdrawal from key areas they control in case a broad political agreement is reached in which Hadi would have no role.

Sorgente: PressTV-Houthis reject Kerry’s peace initiative

‘Filipino president ‘Duterte Harry’ won’t take orders from former colonial powers’

Duterte is concerned about the prospect that Washington, the former colonial power in the Philippines, might want to manipulate his country against China, Gerald Horne, historian, told RT. Brian Becker of the AntiWar coalition also joins the conversation.

Sorgente: ‘Filipino president ‘Duterte Harry’ won’t take orders from former colonial powers’ — RT Op-Edge

Why US nuked Japanese cities in 1945

The United States launched nuclear attacks on Hiroshima and Nagasaki in 1945 to demonstrate to the world, particularly to the Soviet Union, that they must obey the Empire’s demands in the future, an American activist and journalist says. 

Mike Billington, the Asia editor for the Executive Intelligence Review, made the remarks in a phone interview with Press TV on Tuesday when asked what message the United States wanted to convey to the world when it nuked the two Japanese cities in the final days of WWII.

This week marks 71 years since the US carried out nuclear strikes against Hiroshima and Nagasaki which killed more than 200,000 people.

In May, US President Barack Obama visited Japan but failed to apologize over the atomic bombings of Hiroshima and Nagasaki.

“There was, as it is very well-known, absolutely no need of the nuclear bombing of Japan. They had already sued for peace through the Vatican,” Billington said.

“It was done entirely as a demonstration to the world that the United States was crazy enough to mass incinerate tens of thousands of people, and as a warning to the Soviet Union in particular that, in fact, they must submit to . . . a pre-emptive nuclear attack on Russia if they did not essentially submit to a one world government based on the British and the United States,” he added.

“That demonstration of lunacy by launching those two nuclear attacks did not stop an invasion. The invasion would never have happened; they were suing for peace. We had MacArthur, the brilliant General [Douglas] MacArthur, [who] had correctly and competently cut off the supply of raw material to the Japanese homeland and they could not have sustained a war any longer,” the activist stated.

“So, the lesson for today is very, very clear which is that Obama is openly threatening to use nuclear weapons. He’s dedicated a trillion dollars to upgrading B-6112 nuclear weapons, and in the words of his military people, the purpose of those upgrading is to make those weapons more usable. That’s their term,” he noted.

“In other words, the old idea of mutual assured destruction (MAD) that the nuclear weapons capable of blowing each other up would prevent either the Russian side or the US side from using nuclear weapons, that’s being discarded in favor of a [policy of] usable nuclear weapon[s],” the analyst observed.

“And of course in the context of the US mass mobilization of forces on Russia’s border, both in Europe and Asia as part of the encirclement of China, and a massing of forces not seen since the time Hitler mobilized his forces on the border of the USSR preparing for the Operation Barbarossa,” he said.

“So we are in an extremely dangerous situation and in which the lesson that should have learned by insanity of the genocidal dropping the nuclear weapons back in 1945 has not been learnt,” he pointed out.

In his concluding remarks, Belington opined that President Franklin “Roosevelt would never have used those nuclear weapons, it’s [happened] only that because he died, sadly too early, and that Harry Truman, a weak puppet of Wall Street and London, was used at British instigation drop those nuclear weapons as a signal to Russia and to the Third World that they had better obeyed the Empire’s demands in the future.”

Sorgente: PressTV-Why US nuked Japanese cities in 1945

Russia: US-backed militants ‘animals’

Russia has lambasted the United States over its support for Takfiri militant groups that launch toxic gas attacks against civilians in Syria, referring to the militants as “animals.” 

“The United States is supporting these animals, who used poison gas against the civilian population,” Russian Foreign Ministry spokeswoman Maria Zakharova wrote in a statement posted to social media on Thursday.

She added, “Unfortunately it’s not the only tragedy which the ‘moderates’ backed by Washington stand behind.”

Zakharova was making reference to Tuesday’s chemical attack by US-backed Takfiri militants in the Old City of Aleppo, where artillery shells containing toxic gasses slammed into a residential neighborhood.

At least seven people died and 20 others sustained injuries in the shelling.

On Wednesday, Lieutenant-General Sergey Chvarkov, the director of the Russian Reconciliation Center in Syria, said Moscow had warned Washington about the use of toxic shells by the US-backed ‘moderate’ militant group a day prior to the attack.

The Russian diplomat further held the Nour al-Din al- Zinki terror outfit responsible for the recent chemical attack in the Salaheddine district of Aleppo.

A man receives treatment at a hospital following a Daesh chemical attack in the Sheikh Maqsood neighborhood of Syria’s northwestern city of Aleppo, April 7, 2016.

Members of the militant group are already involved in the beheading of a 12-year-old Palestinian boy, named Abdullah Tayseer al-Issa, in northern Aleppo.

The terrorists initially claimed in a video that the child had been fighting for the Syrian government in Aleppo, thought it was later revealed that the victim was a kidnapped Palestinian refugee from a poor family.

Zakharova also accused the US Air Force of indiscriminately bombing inhabited parts of the town of Ghandour, which lies more than 23 kilometers (14.2 miles) away from the violence-ridden city of Manbij, on July 28. At least 28 people, including seven children, lost their lives and dozens of others sustained injuries.

“If our Western colleagues and above all Washington do everything again not to notice these facts, then any of their talk about an end to bloodshed in Syria will simply become preposterous,” the Russian foreign ministry spokeswoman pointed out.

The US-led coalition has been conducting airstrikes against what are said to be Daesh positions inside Syria since September 2014 without any authorization from Damascus or a UN mandate.

The coalition has repeatedly been accused of targeting and killing civilians. It has also been largely incapable of fulfilling its declared aim of destroying Daesh.

Sorgente: PressTV-Russia: US-backed militants ‘animals’

New deterrence: US plans to upgrade its nuclear bomb

The National Nuclear Security Administration has given the go-ahead for work on upgrading the B61 airborne nuclear bomb, as the Pentagon is eager to embark on a multi-billion-dollar scheme to improve the US nuclear arsenal.

Sorgente: New deterrence: US plans to upgrade its nuclear bomb — RT America

No alle bombe nucleari in Italia

a cura di Pax Christi

“Settant’anni fa, il 6 e il 9 agosto del 1945, avvennero i tremendi bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki. A distanza di tanto tempo, questo tragico evento suscita ancora orrore e repulsione. Esso è diventato il simbolo dello smisurato potere distruttivo dell’uomo quando fa un uso distorto dei progressi della scienza e della tecnica, e costituisce un monito perenne all’umanità, affinché ripudi per sempre la guerra e bandisca le armi nucleari e ogni arma di distruzione di massa”.
Papa Francesco, 9 agosto 2015
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No alle bombe nucleari in Italia
APPELLO DEL CONVEGNO «IL RUOLO DELLA NATO NELLA GUERRA MONDIALE A PEZZI», promosso da Pax Christi, “Mosaico di pace”, Comunità Le Piagge, Unione suore domenicane S. Tommaso d’Aquino, Comitato No Guerra No Nato, S. Niccolò, PRATO, 11 GIUGNO 2016
Sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti – documenta la U.S. Air Force – le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Italia e altri paesi europei.
La B61-12 – documenta la Federazione degli scienziati americani (Fas) – non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con una potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima; un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
Le B61-12, che gli Usa si preparano a installare in Italia, sono armi che abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare dal nostro paese e lo espongono quindi a una rappresaglia nucleare.
Secondo le stime della Fas, gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano le B-61, destinate ad essere sostituite dalle B61-12.
Foto satellitari – pubblicate dalla Fas – mostrano che, per l’installazione delle B61-12, sono già state effettuate modifiche nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre.
L’Italia, che fa parte del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma – dimostra la Fas – anche piloti che vengono addestrati all’attacco nucleare con cacciabombardieri italiani sotto comando Usa.
L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, che all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
Chiediamo che l’Italia cessi di violare il Trattato di non-proliferazione e, attenendosi a quanto esso stabilisce, chieda agli Stati uniti di rimuovere immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinunciare a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.
Liberare il nostro territorio nazionale dalle armi nucleari, che non servono alla nostra sicurezza ma ci espongono a rischi crescenti, è il modo concreto attraverso cui possiamo contribuire a disinnescare l’escalation nucleare e a realizzare la completa eliminazione delle armi nucleari che minacciano la sopravvivenza dell’umanità.
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BOZZA DI MOZIONE DA PROPORRE AI PARLAMENTARI
Considerato che – secondo i dati forniti dalla Federazione degli Scienziati Americani (FAS) – gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180.
Considerato che – come documenta la stessa U.S. Air Force – sono in fase di sviluppo negli Stati Uniti le bombe nucleari B61-12, destinate a sostituire le attuali B61 installate dagli Usa in Europa.
Considerato che – come documenta la FAS – la B61-12 non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma nucleare, con un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.
Considerato che foto satellitari, pubblicate dalla FAS, mostrano le modifiche già effettuate nelle basi di Aviano e Ghedi-Torre per installarvi le B61-12.
Considerato che l’Italia mette a disposizione non solo il suo territorio per l’installazione di armi nucleari, ma anche piloti che – dimostra la FAS – vengono addestrati all’uso di armi nucleari con aerei italiani.
Considerato che l’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, il quale all’Art. 2 stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente».
I proponenti chiedono al Governo di rispettare il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, far sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari.

Sorgente: www.ildialogo.org No alle bombe nucleari in Italia,a cura di Pax Christi

‘West silence on crimes in Syria deafening’

Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif has lashed out at the West for its “deafening” silence on the atrocities committed by the Western-backed militants in Syria.

Zarif posted a tweet on Friday after a video emerged showing US-backed terrorists brutally beheading a child.

The Iranian foreign minister said such acts of brutalities by the Western-sponsored terrorists have turned into the norm in Syria.

The footage, circulated on social media on Tuesday, shows a member of the Nureddin al-Zenki opposition group cutting off the 12-year-old Palestinian boy’s head with a knife on a public road in Aleppo.

Nureddin al-Zenki, which is largely based in Syria’s Aleppo province, has received military support in the past from the United States as part of Washington’s backing for “moderate” militants in Syria.

Before being killed, the boy, identified by activists on social media as Mahmoud Issa, is seen on the back of a truck surrounded by militants who accuse him of being a spy and a member of al-Quds Brigades, the armed wing of the Palestinian Islamic Jihad resistance movement.

However, the Palestinian group issued a statement, strongly denying that Issa was a member and saying the boy was ill. It further said he was killed apparently as revenge by a “terrorist” who had lost his brother in battles near Handarat, north of Aleppo.

Takfiri terrorists have been carrying out horrific acts of violence, such as public decapitations and crucifixions, against all communities, including Shias, Sunnis, Kurds, and Christians, in areas they have overrun in the Arab country.

Sorgente: PressTV-‘West silence on crimes in Syria deafening’

Iran slams US abuse of banking system

Iran’s Ambassador to the United Nations has denounced a US Supreme Court ruling that allows for the seizure of frozen Iranian assets, describing the measure as a clear example of Washington’s political abuse of international financial networks to pressure the Iranian nation.

“The recent political decision of the US court to seize the properties of the Central Bank of Iran (CBI) is a clear example of abusing banking and financial networks for fake and unsubstantiated claims to pressure our nation,” Gholam-Ali Khoshrou said in New York on Thursday.

He added, “The Iranian government is committed to use all possible means at its disposal, including recourse to the International Court of Justice, to recover its properties illegally seized by the US authorities.”

The US Supreme Court ruled on April 20 that Iran’s assets frozen in a bank account, which are worth around $2 billion, should be turned over to American families of those killed in a 1983 bombing in Beirut and other attacks blamed on Iran. Tehran has denied any role in the attacks.

The money, which belongs to the CBI, had been blocked under US sanctions before the court ruling.

Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif later censured the seizure of the frozen assets as “highway robbery,” vowing that the Islamic Republic will retrieve the sum anyway.

This file photo shows the US Supreme Court building in Washington, DC, the United States.

“It is a theft. Huge theft. It is highway robbery. And believe you me, we will get it back,” Zarif told The New Yorker magazine in an interview published on April 25.

Countering terrorism

Khoshrou further pointed to the scourge of terror, warning that “violent extremism is the most critical challenge that the world is currently facing.

“The international community needs, first and foremost, to focus on this vicious ideology that seeks to instill hatred and anger in the hearts and minds of the youth everywhere in the world,” the Iranian UN ambassador underscored.

He also referred to the unlawful use of force, interference in the domestic affairs of other states, and foreign aggression and occupation as some of the factors that contribute to the spread of terrorism.

“Countering terrorism should be done in full conformity with the United Nations Charter, international law, international human rights and humanitarian law,” Khoshrou stated.

Sorgente: PressTV-Iran slams US abuse of banking system

China Slams US-South Korea Decision to Deploy THAAD Air Defense System

China expressed strong protest against the United States and South Korea agreement to deploy Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) missile defense system on the Korean peninsula, Chinese Foreign Ministry said Friday.

Sorgente: China Slams US-South Korea Decision to Deploy THAAD Air Defense System

Outrage as US police kill black man

There is growing outrage in the US over the killing of an African American man who was pinned to the ground and shot in the chest by two white police officers outside a convenience store in Baton Rouge, Louisiana.

The US Justice Department said on Wednesday it would investigate Tuesday’s killing of Alton Sterling, 37, the latest alleged police brutality against blacks.

A graphic video of the shooting recorded by a bystander shows an officer shooting Sterling five times at close range.

Hundreds of people gathered for a prayer vigil near the spot where Sterling was fatally shot, with activists urging people to protest the “excessive force” used by police against African Americans.

“I’m heartbroken. It’s outrageous. It’s crazy,” said Abdullah Muflahi, the owner of the Triple S Food Mart where Sterling was killed in the parking lot.

Muflahi  said he considered Sterling a friend and allowed him to sell CDs outside his store. He said police took a gun from Sterling’s pocket.

Protester march to the convenience store where Alton Sterling was shot and killed, July 6, 2016 in Baton Rouge, Louisiana. (AFP photo)

Video recorded on the bystander’s cell phone shows an officer approaching Sterling and ordering him to lie down. The two officers then tackle him to the ground, with one pulling a gun from his holster and pointing it at his chest.

The officers were responding to a call about a black man reported to have made threats with a gun, according to Baton Rouge Police Chief Carl Dabadie.

Dabadie told a news conference that the two police officers involved, Blane Salamoni and Howie Lake were both put on administrative leave.

Relatives and acquaintances described Sterling as jovial and friendly, a neighborhood fixture who had peddled copied CDs, DVDs and games in front of the Triple S Food Mart for years.

An image of Alton Sterling that has been widely circulated on US media.

Cameron Sterling, Alton’s 15-year-old son, broke down crying at a news conference as his mother spoke. “He was killed unjustly and without regard for the lives he helped raise,” said the mother, who did not give her name.

The latest police killing comes as law enforcement departments across the United States face increased scrutiny over allegations of excessive force against black people and other minority groups.

Police in the United States killed over 1,150 people in 2015, with the largest police departments disproportionately killing at least 321 African Americans, according to data compiled by an activist group that runs the Mapping Police Violence project.

Sorgente: PressTV-Outrage as US police kill black man

US Political Prisoners: What Washington Doesn’t Want You to Know

The United States holds over 25% of the world’s incarcerated, despite comprising just 5% of the planet’s population. The US doesn’t acknowledge having political prisoners, but political activists from the 1960s and 70s continue to languish in America’s prisons.

Radio Sputnik’s Loud and Clear spoke with Eddie Conway, a former political prisoner and journalist; Noelle Hanrahan, a journalist with Prison Radio who co-wrote and produced the documentary “Mumia: Long Distance Revolutionary” about Mumia Abu-Jamal; Ramona Africa of the MOVE Organization; and Cynthia Dunne, who works as co-counsel for the release of Native American activist Leonard Peltier.

MOVE is a militant organization, founded in 1972 and based in Philadelphia, that has been at the forefront of environmentalism, animal rights, veganism, and, as Africa puts it, “Anything dealing with life.” Their philosophies have, in the past, often put them at odds with the city authorities and, in particular, the notoriously racist Philadelphia mayor Frank Rizzo because, “those representing this system… they don’t care about life, they care about money. How much money they can make and how to keep this system going as it is.”

On May 13, 1985, using neighbor complaints as a pretext, Philadelphia police initiated a shootout and eventually bombed the MOVE house, killing 11 people, including five children. Africa asserts that the attack was in retaliation for the group’s work to the release the so-called MOVE 9, nine organization members who were imprisoned following a police attack in 1978. MOVE-member Africa was the only person to serve time after the 1985 bombing, on a “laundry list of charges,” including possession of explosives. “Because MOVE could not be bought off, bribed, intimidated or beat into submission, the government made a simple decision, that they could just kill us off if they could not control us…that’s what the bombing was about,” she said.

Conway was the minister of information for the Baltimore chapter of the Black Panther party. He was charged with ordering Panthers to shoot at police, and was imprisoned for 44 years, in what most consider to have been a kangaroo court. Conway said that, when it comes to political prisoners, the US says one thing and does another.

“Political prisoners really don’t get any excessive time, they get the same kind of time as other prisoners get. What happens is they’re treated differently,” he said. “If (political prisoners) get a life sentence, they are kept in solitary confinement for 29 or 30 years … the average person that gets a life sentence goes up for parole three or four times, then they get paroled. Political prisoners, because of their politics, can go up for parole 20 times and never get paroled.”

Conway stated that America “claim(s) there’s no political prisoners, but if you have that political label in your file, you’re treated differently no matter what the charge is, and no matter what the amount of time is.”

Hanrahan noted that activist Mumia Abu Jamal faced persecution, in part, because of his sympathetic coverage of the MOVE family. She said that recently Mumia has been denied treatment for Hepatitis C and that such negligence is typical for many prisoners, political prisoners especially.  “At any moment (prisoners) who are political experience this extra level of scrutiny and not getting released and it is very intense.”

Native-American Leonard Peltier was incarcerated for the 1973 shooting of two FBI officers at the Wounded Knee reservation, even though the bullets were shown not to have came from his gun. Dunne described the process for drafting a petition of clemency for Peltier. “We’re asking, because of the unique situation in this case and the government’s history and connection with his case and the American Indian Movement in general, that it’s in the interest of justice to allow Leonard Peltier, who has now served 40 years in maximum security prisons and 5 years in solitary confinement, to go home and live out his final years on the Turtle Mountain reservation where he has family and relatives he’s never met.”

Sorgente: US Political Prisoners: What Washington Doesn’t Want You to Know

‘Chilling’: US-Backed Syrian Groups’ Human Rights Atrocities Exposed

A new report from Amnesty International claims that US-backed groups are responsible for many “chilling” abuses.

The Levant Front, the Free Syrian Army’s 16th division, and the Nour al-Din Zanki movement, are named as culprits in the torture, kidnapping and execution of pro-government fighters, journalists and activists.

Philip Luther, director of Amnesty’s Middle East program said, “While some civilians in areas controlled by armed opposition groups may, at first, have welcomed an escape from brutal Syrian government rule, hopes that these armed groups would respect rights have faded as they have increasingly taken the law into their own hands and committed serious abuses.”

He added that “In Aleppo and Idleb today, armed groups have free rein to commit war crimes and other violations of international humanitarian law with impunity.”

The US often touts its vetting process for the foreign organizations it supports, but it appears that Washington often claims that groups are “moderate” when they have been documented as being violent.

Luther implores those in the US, and in other countries that support Syria, to intervene to stop the mistreatment and killing of innocent people. “States that are members of the International Syria Support Group, including the USA, Qatar, Turkey and Saudi Arabia, which are involved in negotiations over Syria, must pressure armed groups to end such abuses and comply with the laws of war,” he said. “They must also cease any transfer of arms or other support to groups implicated in committing war crimes and other gross violations.”

The report documents, between 2014 and 2015, five cases of people claiming they were tortured by the Nour al-Dine Zinki movement and Jabhat al-Nusra, after being abducted. The report also details 24 cases of abduction by armed groups in Idleb and Aleppo between 2012 and 2016. People were targeted due to their religion, or for being an ethnic minority, or writing articles against the opposition, and even playing music.

One activist, going by the pseudonym “Ibrahim,” claims he was kidnapped and tortured by Jabhat al-Nusra in Aleppo in April 2015. He said he was kidnapped in 2011 for organizing protests supporting the uprising.

He said that he was “..taken to the torture room. They placed me in the shabeh position, hanging me from the ceiling from my wrists so that my toes were off the ground. Then they started beating me with cables all over my body… After the shabeh they used the dulab [tire] technique. They folded my body and forced me to go inside a tire and then they started beating me with wooden sticks.” He was eventually dropped at the side of a road and left to fend for himself.

Luther stated that these incidents should be a top priority for world powers.

“It is critical that Russia and the USA, and the UN Special Envoy to Syria, prioritize detention by government forces and abduction by armed groups during their ongoing talks in Geneva,” he stated. “For its part, the UN Security Council must impose targeted sanctions on leaders of armed groups who are responsible for war crimes.”

Sorgente: ‘Chilling’: US-Backed Syrian Groups’ Human Rights Atrocities Exposed

US Military Personnel Have Committed Nearly 6k Crimes in Okinawa Since 1972

US military personnel have committed over 5,800 crimes on Japan’s Okinawa Islands since the territory was returned to Japan in 1972, according to police figures cited by protesters rallying against US presence in Japan’s southernmost prefecture.

Sorgente: US Military Personnel Have Committed Nearly 6k Crimes in Okinawa Since 1972

Noam Chomsky on the Breakdown of American Society and a World in Transition

Noam Chomsky addresses contemporary developments in both the United States and around the world and challenges prevailing views about class warfare, neoliberalism and the outcome of economic laws.

The US is facing uncertain times. While it remains the only global superpower, it is no longer able to influence events and outcomes to its liking, at least not for the most part. Frustration and worry about the risk of upcoming disasters seem to far outweigh US voters’ hopes for a more rational and just world order. Meanwhile, Noam Chomsky argues, the rise and popularity of Donald Trump is occurring due to the fact that US society is breaking down.

In this exclusive interview with Truthout, Noam Chomsky addresses contemporary developments in both the United States and around the world and challenges prevailing views about class warfare, neoliberalism as the outcome of economic laws, the role of the US as a global power, the status of emerging economies and the power of the Israel Lobby.

CJ Polychroniou: Noam, you have said that the rise of Donald Trump is largely due to the breakdown of American society. What exactly do you mean by this?

Noam Chomsky: The state-corporate programs of the past 35 or so years have had devastating effects on the majority of the population, with stagnation, decline and sharply enhanced inequality being the most direct outcomes. This has created fear and has left people feeling isolated, helpless, victims of powerful forces they can neither understand or influence. The breakdown is not caused by economic laws. They are policies, a kind of class war initiated by the rich and powerful against the working population and the poor. This is what defines the neoliberalism period, not only in the US but in Europe and elsewhere. Trump is appealing to those who sense and experience the breakdown of American society — to deep feelings of anger, fear, frustration, hopelessness, probably among sectors of the population that are seeing an increase in mortality, something unheard of apart from war.

Class warfare remains as vicious and one-sided as ever. Neoliberal governance over the last thirty years, regardless if there was a Republican or a Democratic administration in place, has intensified immensely the processes of exploitation and induced ever-larger gaps between haves and have-nots in American society. Moreover, I don’t see neoliberal class politics being on retreat in spite of the opportunities that opened up because of the last financial crisis and by having a centrist Democrat in the White House.

The business classes, which largely run the country, are highly class conscious. It is not a distortion to describe them as vulgar Marxists, with values and commitments reversed. It was not until 30 years ago that the head of the most powerful union recognized and criticized the “one-sided class war” that is relentlessly waged by the business world. It has succeeded in achieving the results you describe. However, neoliberal policies are in shambles. They have come to harm the most powerful and privileged (who only partially accepted them for themselves in the first place), so they cannot be sustained.

Neoliberal policies are in shambles. They have come to harm the most powerful and privileged, so they cannot be sustained.

It is rather striking to observe that the policies that the rich and powerful adopt for themselves are the precise opposite of those they dictate to the weak and poor. Thus, when Indonesia has a deep financial crisis, the instructions from the US Treasury Department (via the IMF) are to pay off the debt (to the West), to raise interest rates and thus slow the economy, to privatize (so that Western corporations can buy up their assets), and the rest of the neoliberal dogma. For ourselves, the policies are to forget about debt, to reduce interest rates to zero, to nationalize (but not to use the word) and to pour public funds into the pockets of the financial institutions, and so on. It is also striking that the dramatic contrast passes unnoticed, along with the fact that this conforms to the record of the economic history of the past several centuries, a primary reason for the separation of the first and third worlds.

Class politics is so far only marginally under attack. The Obama administration has avoided even minimal steps to end and reverse the attack on unions. Obama has even indirectly indicated his support for this attack, in interesting ways. It is worth recalling that his first trip to show his solidarity with working people (called “the middle class,” in US rhetoric) was to the Caterpillar plant in Illinois. He went there in defiance of pleas by church and human rights organizations because of Caterpillar’s grotesque role in the Israeli occupied territories, where it is a prime instrument in devastating the land and villages of “the wrong people.” But it seems not even to have been noticed that, adopting Reagan’s anti-labor policies, Caterpillar became the first industrial corporation in generations to break a powerful union by employing strike-breakers, in radical violation of international labor conventions. That left the US alone in the industrial world, along with apartheid South Africa, in tolerating such means of undermining workers’ rights and democracy — and now I presume the US is alone. It is hard to believe that the choice was accidental.

There is a widespread belief at least among some well-known political strategists that issues do not define American elections — even if the rhetoric is that candidates need to understand public opinion in order to woo voters — and we do know of course that media provide a wealth of false information on critical issues (take the mass media’s role before and during the launching of the Iraq war) or fail to provide any information at all (on labor issues, for example). Yet, there is strong evidence indicating that the American public cares about the great social, economic and foreign policy issues facing the country. For example, according to a research study released some years ago by the University of Minnesota, Americans ranked health care among the most important problems facing the country. We also know that the overwhelming majority of Americans are in support of unions. Or that they judged the war against terror to be a total failure. In the light of all of this, what’s the best way to understand the relation between media, politics and the public in contemporary American society?

It is well-established that electoral campaigns are designed so as to marginalize issues and focus on personalities, rhetorical style, body language, etc. And there are good reasons. Party managers read polls, and are well aware that on a host of major issues, both parties are well to the right of the population — not surprisingly; they are, after all, business parties. Polls show that a large majority of voters object, but those are the only choices offered to them in the business-managed electoral system, in which the most heavily funded candidate almost always wins.

Similarly, consumers might prefer decent mass transportation to a choice between two automobiles, but that option is not provided by advertisers — indeed, by markets. Ads on TV do not provide information about products; rather, they provide illusion and imagery. The same Public Relations firms that seek to undermine markets by ensuring that uninformed consumers will make irrational choices (contrary to abstract economic theories) seek to undermine democracy in the same way. And the managers are well aware of all of this. Leading figures in the industry have exulted in the business press that they have been marketing candidates like commodities ever since Reagan, and this is their greatest success yet, which they predict will provide a model for corporate executives and the marketing industry in the future.

The Obama administration has avoided even minimal steps to end and reverse the attack on unions.

You mentioned the Minnesota poll on health care. It is typical. For decades, polls have shown that health care is at or near the top of public concerns — not surprisingly, given the disastrous failure of the health care system, with per capita costs twice as high as comparable societies and some of the worst outcomes. Polls also consistently show that large majorities want a nationalized system, called “single payer,” rather like the existing Medicare system for the elderly, which is far more efficient than the privatized systems or the one introduced by Obama. When any of this is mentioned, which is rare, it is called “politically impossible” or “lacking political support” — meaning that the insurance and pharmaceutical industries, and others who benefit from the current system, object. We gained an interesting insight into the workings of American democracy from the fact that in 2008, unlike 2004, the Democratic candidates — first Edwards, then Clinton and Obama — came forward with proposals that at least begun to approach what the public has wanted for decades. Why? Not because of a shift in public attitudes, which have remained steady. Rather, [the] manufacturing industry has been suffering from the costly and inefficient privatized health care system, and the enormous privileges granted, by law, to the pharmaceutical industries. When a large sector of concentrated capital favors some program, it becomes “politically possible” and has “political support.” Just as revealing as the facts themselves is that they are not noticed.

Much the same is true on many other issues, domestic and international.

The US economy is facing myriad problems, although profits for the rich and corporations returned long ago to the levels they were prior to the eruption of the 2008 financial crisis. But the one single problem which most of academic and financial analysts seem to focus on as being of most critical nature is that of government debt. According to mainstream analysts, US debt is already out of control, which is why they have been arguing consistently against big economic stimulus packages to boost growth, contending that such measures will only push the US deeper into debt. What is the likely impact that a ballooning debt will have on the American economy and on international investor’s confidence in the event of a new financial crisis?

No one really knows. Debt has been far higher in the past, particularly after World War II. But that was overcome thanks to the remarkable economic growth under the wartime semi-command economy. So we know that if government stimulus spurs sustained economic growth, the debt can be controlled. And there are other devices, such as inflation. But the rest is very much guesswork. The main funders — primarily China, Japan, oil producers — might decide to shift their funds elsewhere for higher profits. But there are few signs of such developments, and they are not too likely. The funders have a stake in sustaining the US considerable economy for their own exports. There is no way to make confident predictions, but it seems clear that the entire world is in a tenuous situation, to say the least.

You seem to believe, in contrast to so many others, that the US remains a global economic, political and of course military superpower even after the latest crisis — and I do have the same impression, as well, as the rest of the world economies are not only not in any shape to challenge America’s hegemony but are looking toward the US as a savior of the global economy. What do you see as the competitive advantages that US capitalism has over the EU economy and the newly emerging economies in Asia?

The 2007-08 financial crisis in large measure originated in the US, but its major competitors — Europe and Japan — ended up suffering more severely, and the US remained the choice location for investors who are looking for security in a time of crisis. The advantages of the US are substantial. It has extensive internal resources. It is unified, an important fact. Until the civil war in the 1860s, the phrase “United States” was plural (as it still is in European languages). But since then the phrase has been singular, in standard English. Policies designed in Washington by state power and concentrated capital apply to the whole country. That is far harder in Europe. A couple of years after the eruption of the latest global financial crisis, the European Commission task force issued a report saying that “Europe needs new bodies to monitor systemic risk and co-ordinate oversight of financial institutions across the region’s patchwork of supervision,” though the task force, headed then by a former French central banker, “stopped well short of suggesting a single European watchdog” — which the US can have any time it wants. For Europe, it would be “an almost impossible mission,” the task force leader said. [Several] analysts, including the Financial Times, have described such a goal as politically impossible, “a step too far for many member states reluctant to cede authority in this area.” There are many other advantages to unity. Some of the harmful effects of European inability to coordinate reactions to the crisis have been widely discussed by European economists.

When a large sector of concentrated capital favors some program, it becomes “politically possible” and has “political support.”

The historical roots of these differences between Europe and the US are familiar. Centuries of … conflict imposed a nation-state system in Europe, and the experience of World War II convinced Europeans that they must abandon their traditional sport of slaughtering one another, because the next try would be the last. So we have what political scientists like to call “a democratic peace,” though it is far from clear that democracy has much to do with it. In contrast, the US is a settler-colonial state, which [murdered] the indigenous population and consigned the remnants to “reservations,” while conquering half of Mexico, then expanding beyond. Far more than in Europe, the rich internal diversity was destroyed. The civil war cemented central authority, and uniformity in other domains as well: national language, cultural patterns, huge state-corporate social engineering projects such as the suburbanization of the society, massive central subsidy of advanced industry by research and development, procurement and other devices, and much else.

The new emerging economies in Asia have incredible internal problems, unknown in the West. We know more about India than China, because it is a more open society. There are reasons why it ranks 130th in the Human Development Index (about where it was before the partial neoliberal reforms); China ranks 90th, and the rank could be worse if more were known about it. That only scratches the surface. In the 18th century, China and India were the commercial and industrial centers of the world, with sophisticated market systems, advanced health levels by comparative standards, and so on. But imperial conquest and economic policies (state intervention for the rich, free markets rammed down the throats of the poor) left them in miserable conditions. It is notable that the one country of the [global] South that developed was Japan, the one country that was not colonized. The correlation is not accidental.

Is the US still dictating IMF policies?

It’s opaque, but my understanding is that IMF’s economists are supposed to be, maybe are, somewhat independent of the political people. In the case of Greece, and austerity generally, the economists have come out with some strongly critical papers in the Brussels programs, but the political people seem to be ignoring them.

On the foreign policy front, the “war on terror” seems to be a never ending enterprise and, as with the Hydra monster, a new head pops when one is cut off. Can massive interventions of force wipe out terrorist organizations like ISIS?

Upon taking office, Obama expanded intervention forces and stepped up the wars in Afghanistan and Pakistan, just as he had promised he would do. There were peaceful options, some recommended right in the mainstream: in Foreign Affairs, for example. But these did not fall under consideration. Afghan president Hamid Karzai’s first message to Obama, which went unanswered, was a request to stop bombing civilians. Karzai also informed a UN delegation that he wanted a timetable for withdrawal of foreign (meaning US) troops. Immediately he fell out of favor in Washington, and accordingly shifted from a media favorite to “unreliable,” “corrupt,” etc. — which was no more true than when he was feted as our “our man” in Kabul. Obama sent many more troops and stepped up bombing on both sides of the Afghan-Pakistan border — the Durand line, an artificial border established by the British, which cuts the Pashtun areas in two and which the people have never accepted. Afghanistan in the past often pressed for obliterating it.

The entire world is in a tenuous situation, to say the least.

That is the central component of the “war on terror.” It was certain to stimulate terror, just as the invasion of Iraq did, and as resort to force does quite generally. Force can succeed. The existence of the US is one illustration. The Russians in Chechnya is another. But it has to be overwhelming, and there are probably too many tentacles to wipe out the terrorist monster that was largely created by Reagan and his associates, since nurtured by others. ISIS is the latest one, and a far more brutal organization than al-Qaeda. It is also different in the sense that it has territorial claims. It can be wiped out through massive employment of troops on the ground, but that won’t end the emergence of similar-minded organizations. Violence begets violence.

US relations with China have gone through different phases over the past few decades, and it is hard to get a handle on where things stand today. Do you anticipate future US-Sino relations to improve or deteriorate?

The US has a love-hate relation with China. China’s abysmal wages, working conditions, and lack of environmental constraints are a great boon to US and other Western manufacturers who transfer operations there, and to the huge retail industry, which can obtain cheap goods. And the US now relies on China, Japan and others to sustain its own economy. But China poses problems as well. It does not intimidate easily… When the US shakes its fist at Europe and tells Europeans to stop doing business with Iran, they mostly comply. China doesn’t pay much attention. That’s frightening. There is a long history of conjuring up imaginary Chinese threats. It continues.

Do you see China being in a position any time soon to pose a threat to US global interests?

Among the great powers, China has been the most reserved in use of force, even military preparations. So much so that leading US strategic analysts (John Steinbrunner and Nancy Gallagher, writing in the journal of the ultra-respectable American Academy of Arts and Sciences) called on China some years ago to lead a coalition of peace-loving nations to confront the US aggressive militarism that they think is leading to “ultimate doom.” There is little indication of any significant change in that respect. But China does not follow orders, and is taking steps to gain access to energy and other resources around the world. That constitutes a threat.

Indian-Pakistani relations pose clearly a major challenge in US foreign policy. Is this a situation the US can actually have under control?

To a limited extent. And the situation is highly volatile. There is constant ongoing violence in Kashmir — state terror by India, Pakistan-based terrorists. And much more, as the recent Mumbai bombings revealed. There are also possible ways to reduce tensions. One is a planned pipeline to India through Pakistan from Iran, the natural source of energy for India. Presumably, Washington’s decision to undermine the Nonproliferation treaty by granting India access to nuclear technology was in part motivated by the hope of undercutting this option, and bringing India to join in Washington’s campaign against Iran. It also may be a related issue in Afghanistan, where there has long been discussion of a pipeline (TAPI) from Turkmenistan through Afghanistan to Pakistan and then India. It is probably not a very live issue, but quite possibly is in the background. The “great game” of the 19th century is alive and well.

In many circles, there is a widespread impression that the Israel lobby calls the shots in US foreign policy in the Middle East. Is the power of the Israel lobby so strong that it can have sway over a superpower?

My friend Gilbert Achcar, a noted specialist on the Middle East and international affairs generally, describes that idea as “phantasmagoric.” Rightly. It is not the lobby that intimidates US high tech industry to expand its investments in Israel, or that twists the arm of the US government so that it will pre-position supplies there for later US military operations and intensify close military and intelligence relations.

When the lobby’s goals conform to perceived US strategic and economic interests, it generally gets its way: crushing of Palestinians, for example, a matter of little concern to US state-corporate power. When goals diverge, as often happens, the Lobby quickly disappears, knowing better than to confront authentic power.

I agree totally with your analysis, but I think you would also agree that the Israel lobby is influential enough, and beyond whatever economic and political leverage it carries, that criticisms of Israel still cause hysterical reactions in the US — and you certainly have been a target of right-wing Zionists for many years. To what do we attribute this intangible influence on the part of the Israel lobby over American public opinion?

That is all true, though much less so than in recent years. It is not really power over public opinion. In numbers, by far the largest support for Israeli actions is independent of the lobby: Christian religious fundamentalist. British and American Zionism preceded the Zionist movement, based on providentialist interpretations of Biblical prophecies. The population at large supports the two-state settlement, doubtless unaware that the US has been unilaterally blocking it. Among educated sectors, including Jewish intellectuals, there was little interest in Israel before its great military victory in 1967, which really established the US-Israeli alliance. That led to a major love affair with Israel on the part of the educated classes. Israel’s military prowess and the US-Israel alliance provided an irresistible temptation to combine support for Washington with worship of power and humanitarian pretexts… But to put it in perspective, reactions to criticism of US crimes are at least as severe, often more so. If I count up the death threats I have received over the years, or the diatribes in journals of opinion, Israel is far from the leading factor. The phenomenon is by no means restricted to the US. Despite much self-delusion, Western Europe is not very different — though, of course, it is more open to criticism of US actions. The crimes of others usually tend to be welcome, offering opportunities to posture about one’s profound moral commitments.

Under Erdogan, Turkey has been in a process of unfolding a new-Ottoman strategy towards the Middle East and Central Asia. Is the unfolding of this grand strategy taking place with the collaboration or the opposition of the United States?

Turkey of course has been a very significant US ally, so much so that under Clinton it became the leading recipient of US arms (after Israel and Egypt, in a separate category). Clinton poured arms into Turkey to help it carry out a vast campaign of murder, destruction, and terror against its Kurdish minority. Turkey has also been a major ally of Israel since 1958, part of a general alliance of non-Arab states, under the US aegis, with the task of ensuring control over the world’s major energy sources by protecting the ruling dictators against what is called “radical nationalism” — a euphemism for the populations. US-Turkish relations have sometimes been strained. That was particularly true in the build-up to the US invasion of Iraq, when the Turkish government, bowing to the will of 95% of the population, refused to join. That caused fury in the US. Paul Wolfowitz was dispatched to order the disobedient government to mend its evil ways, to apologize to the US and to recognize that its duty is to help the US. These well-publicized events in no way undermined Wolfowitz’s reputation in the liberal media as the “idealist-in-chief” of the Bush administration, utterly dedicated to promoting democracy. Relations are somewhat tense today too, though the alliance is in place. Turkey has quite natural potential relations with Iran and Central Asia and might be inclined to pursue them, perhaps raising tensions with Washington again. But it does not look too likely right now.

On the western front, are plans for the eastward expansion of NATO, which go back to the era of Bill Clinton, still in place?

One of Clinton’s major crimes in my opinion — and there were many — was to expand NATO to the East, in violation of a firm pledge to Gorbachev by his predecessors after Gorbachev made the astonishing concession to allow a united German to join a hostile military alliance. These very serious provocations were carried forward by Bush, along with a posture of aggressive militarism which, as predicted, elicited strong reactions from Russia. But American redlines are already placed on Russia’s borders.

What are your views about the EU? It is still largely a trailblazer for neoliberalism and hardly a bulwark for US aggression. But do you see any signs that it can emerge at some point as a constructive, influential actor on the world stage?

It could. That is a decision for Europeans to make. Some have favored taking an independent stance, notably De Gaulle. But by and large European elites have preferred passivity, following pretty much in Washington’s footsteps.

Copyright, Truthout. May not be reprinted without permission.

C.J. Polychroniou

C.J. Polychroniou is a political economist/political scientist who has taught and worked in universities and research centers in Europe and the United States. His main research interests are in European economic integration, globalization, the political economy of the United States and the deconstruction of neoliberalism’s politico-economic project. He is a regular contributor to Truthout as well as a member of Truthout’s Public Intellectual Project. He has published several books and his articles have appeared in a variety of journals, magazines, newspapers and popular news websites. Many of his publications have been translated into several foreign languages, including Croatian, French, Greek, Italian, Portuguese, Spanish and Turkish.

Sorgente: Noam Chomsky on the Breakdown of American Society and a World in Transition

Target Russia. Target China. Target Iran

Not a day goes by without US Think Tankland doing what it does best; pushing all sorts of scenarios for cold – and hot – war with Russia, plus myriad confrontations with China and Iran.

That fits into the Pentagon’s Top Five existential threats to the US, where Russia and China sit at the very top and Iran is in fourth place – all ahead of «terrorism» of the phony Daesh «Caliphate» variety.

Here I have come up with some concise realpolitik facts to counterpunch the hysteria – stressing how the Russian hypersonic missile advantage renders useless the whole construct of NATO’s paranoid rhetoric and bluster.

The US Aegis defense system has been transferred from ships to land. The Patriot missile defense system is worthless. Aegis is about 30% better than the THAAD system; it may be more effective but their range is also limited.

Aegis is not a threat at all to Russia – for now. Yet as the system is upgraded – and that may take years – it could cause Russia some serious concern, as Exceptionalistan is increasingly pushing them eastward, so near to Russia’s borders.

Anyway, Russia is still light-years ahead in hypersonic missiles. The Pentagon knows that against the S-500 system, the F-22, the awesomely expensive F-35 and the B-2 stealth airplanes – stars of a trillion-dollar fighter program – are totally obsolete.

So it’s back to the same old meme: «Russian aggression», without which the Pentagon cannot possibly fight for its divine right to be showered with unlimited funds.

Washington had 20,000 planners at work before WWII was ended, focused on the reconstruction of Germany. Washington had only six after the destruction of Iraq in 2003’s Shock and Awe.

That was no incompetence; it was «Plan A» from the get-go. The former USSR was deemed a mighty threat at the end of WWII – so Germany had to be rebuilt. Iraq was a war of choice to grab oil fields – mixed with the implementation of hardcore disaster capitalism. No one in Washington ever cared or even wanted to rebuild it.

«Russian aggression» does not apply to Iraq; it’s all about Eastern Europe. Russian Foreign Minister Sergey Lavrov anyway has made it clear that the deployment of the Aegis will be counterpunched in style – as even US corporate media starts to admit that the Russian economy is healing from the effects of the oil price war.

Take a look at my liquid asssets

Here my purpose was to show that China is not a House of Cards. Whatever the real Chinese debt to GDP ratio – figures vary from as low as 23% to 220% – that is nothing for an economy the size of the Chinese, especially because it is entirely internally controlled.

China keeps over $3 trillion in US dollars and other Western currencies in reserves while it gradually delinks its economy from the real House of Cards: the US dollar economy.

So under these circumstances what does foreign debt mean? Not much. China could – although they don’t do it yet – produce more yuan and buy back their debt, as much as the US with quantitative easing (QE) and the European Central Bank (ECB) as it asks certain ‘favorite countries’ (strong NATO supporters) to produce more than their share of euros.

And yet Beijing doesn’t really need to do this. China, Russia, the Shanghai Cooperation Organization (SCO) and what’s left of the BRICS (Brazil is on hold until at least 2018) are slowly but surely forging their own internal currency and currency transfer system (in China and Russia it works already internally) to sideline SWIFT and the Bank of International Settlements (BIS).

When they are ready to roll it out for the rest of the world to join them, then US dollar-based foreign debt will be meaningless.

US Think Tankland, as usual, remains clueless. As one of my Chinese sources explains, «whenever a Western big mouth mentions China’s debt ‘problem’ they quote a figure that seems to come out of thin air, and it includes all debts, central, provincial, city government levels, estimated all corporate debts, loans from banks outside China. Meanwhile, they compare this total number in China with those of Western countries and Japan’s central government debt alone».

The source adds, «China is operating with a balance sheet of the equivalent to $60 trillion. Loans from external sources is in the $11 trillion range while cash and equivalent is in the $3.6-4 trillion range. All this cash – or very liquid asset – is the biggest discretionary force in the hands of China’s leaders while nothing worth mentioning is in the hands of any other Western government».

Not to mention that globally, Beijing is betting on what the World Economic Forum calls the Fourth Industrial Revolution. China is already the central hub for global production, supply, logistics and value chain. Which leads us to One Belt, One Road (OBOR); all roads lead to the Chinese-driven New Silk Roads, which will connect, deeper and deeper, China’s economy and infrastructure all across Eurasia. OBOR will simultaneously expand China’s global power while geopolitically counterpunching the so far ineffective «pivot to Asia» – Pentagon provocations in the South China Sea included – and improving China’s energy security.

Sanctions, like diamonds, are forever

Another major Exceptionalistan fictional narrative is that the US is «worried» about the inability of European banks to do business in Iran. That’s nonsense; in fact, it’s the US Treasury Department that is scaring the hell out of any European bank who dares to do business with Tehran.

India and Iran have struck a $500 million landmark deal to develop the Iranian port of Chabahar – a key node in what could be dubbed the New India-Iran Silk Road, connecting India to Central Asia via Iran and Afghanistan.

Immediately afterwards the US State Department has the gall to announce that the deal will be «examined» – as the proverbial Israeli-firster US senators question whether the deal violates those lingering sanctions against Iran that refuse to go away. This happens in parallel to a mounting official narrative of «unrest» contaminating former Soviet republics in Central Asia – especially Kazakhstan and Tajikistan. CIA-paid hacks should know those sources of unrest well – as the CIA itself is fomenting it.

India doing business with Iran is «suspicious». On the other hand, India is more than allowed to formalize a historic military cooperation deal with the US hazily dubbed the «Logistics Support Agreement»  (LSA) – according to which the two militaries may use each other’s land, air and naval bases for resupplies, repairs and vaguely-defined «operations».

So it’s all hands on deck all over Exceptionalistan to counter Russia, China and prevent any real normalization with Iran. These localized offensives – practical and rhetorical – on all fronts always mean one thing, and one thing only; splitting and fracturing, by all means necessary, the OBOR Eurasian integration. Bets can be made that Moscow, Beijing and Tehran simply won’t be fooled.

Sorgente: Target Russia. Target China. Target Iran

IRAQ. Il mondo post-coloniale e la commissione Chilcot

Di Gian Paolo Calchi Novati

Roma, 12 luglio 2016, Nena News – Come ha scritto Chomsky, il mondo occidentale, grazie ai suoi valori e al suo sistema istituzionale, si distingue da altre civiltà perché è capace di riconoscere i massacri che commette o sono commessi in suo nome.  Avendo in mente questo postulato, la vicenda della Commissione Chilcot, che ha indagato sulle responsabilità del governo inglese nella guerra in Iraq del 2003, assume l’aspetto di un apologo che trascende gli eventi specifici.

Un organo espresso dall’establishment di una grande potenza occidentale, – che aveva appena compiuto il passo, falso secondo alcuni benpensanti gelosi di antichi privilegi, di far decidere al popolo il proprio futuro europeo – ha rivelato le falsità e in ultima analisi i crimini dello Stato e personalmente del capo del governo in occasione di un evento di grande portata, che non ha ancora finito di proiettare le sue tragiche conseguenze su tutti noi.

La Commissione era presieduta da un Lord. E anche chi comincia a temere, e persino a lamentare in pubblico, i rischi impliciti in pratiche troppo democratiche, davanti a un Lord non ha argomenti. Non si può neanche dire che gli ottimati hanno rimediato alla distrazione o alla connivenza del popolo. Il popolo di Londra, pur senza conoscere tutti i documenti, aveva già emesso il suo giudizio nella grande dimostrazione di quel “sabato” che Ian McEwan ha posto come proemio di un suo romanzo.

Negli anni bui dell’amministrazione di Bush junior, quando l’unipolarismo (sia pure “imperfetto”, come dimostrò Samuel Huntington in un saggio su Foreign Affairs) conferiva poteri assoluti agli Stati Uniti, che avevano vinto la guerra fredda e non mancavano di ricordarlo in tutte le occasioni, il New York Times identificò nell’opinione pubblica “la seconda potenza mondiale”. Allora c’era ancora spazio per una mobilitazione di massa.

 I rapporti di forza, nel 2003 come nel 2016, hanno impedito però e impediscono di trasformare la denuncia in un’azione politica adeguata. Persino la Brexit si è imposta facendo leva probabilmente su motivazioni tutt’altro che nobili. Un argomento forte per il Leave poteva essere proprio l’impotenza dell’Europa di fronte alla “linea rossa” della guerra che attraversa ormai incontrastata i nostri giorni.

 Le rimostranze tante volte espresse, soprattutto dall’Africa, per l’andamento a senso unico della giustizia penale internazionale trovano una conferma perfetta nell’”affare Blair”. L’incriminazione di Bechir o Gbagbo a confronto del trattamento riservato a Blair, chiamato ovunque per conferenze strapagate, e degli incarichi che gli sono stati conferiti a livello internazionale (addirittura nel Medio Oriente), e che forse svolge ancora, sembra fatta apposta per avallare l’impressione di un sistema che, in tutte le sue espressioni, garantisce all’Occidente un’impunità assoluta.

 Naturalmente Blair non fu mai escluso dal G7 o G8 e quando i disastri degli “errori” commessi in Iraq stavano ancora bruciando si improvvisò, con l’aiuto di Bono, benefattore dell’Africa.

Il costo dei privilegi concessi a Blair, come a Bush, ma anche ai capi di stato e di governo che hanno condotto la guerra contro la Serbia in Kosovo e che hanno via via dato vita a tanti interventi militari con o senza Onu in Asia e Africa, “terre vacanti” come ai tempi del colonialismo reale, si fa sentire pesantemente in tutte le crisi. La pax americana dei nostri giorni ricorda la pax britannica all’epoca della regina Vittoria: più di una guerra all’anno secondo la storia dell’imperialismo inglese di fine Ottocento. scritta da Niall Ferguson.

Di sicuro, quando l’anno prossimo l’Europa celebrerà in Campidoglio i 60 anni dei Trattati di Roma, il tema principale sarà la pace che l’unità dell’Europa ha assicurato. L’autoreferenzialità dell’Europa in un’epoca che si vorrebbe caratterizzata dalla globalizzazione nasconde una forma implicita di esclusività che è di per sé una causa di tensione. Che la sfida all’Occidente sia condotta da movimenti spesso di pura distruzione e al servizio di cause inaccettabili è un prodotto dei tempi. Anche nei nostri paesi la “protesta” degli ultimi o dei penultimi assume l’aspetto dell’”antipolitica”. Si deve andare ben oltre le degenerazioni dell’integralismo religioso o identitario per spiegare le forme che ha assunto il “populismo” dei “dannati della terra”.

Rabindranath Tagore, in un ciclo di conferenze pubblicato nel 1917 con il titolo Nationalism, aveva bollato la nazione come un ricettacolo di potere angusto e spietato, tendente a generare conformismo, e si augurava per l’India una fuoriuscita dalle concezioni basate su razza, etnia o religione. Se la coscienza nazionale non si trasformerà in coscienza sociale, scriveva Fanon, non ci sarà nessun riscatto.

Le contraddizioni che inceppano le sorti della storia impersonata dall’Europa portatrice oltremare di modernità e in ultima analisi di liberta ai popoli arabi, asiatici e africani recalcitranti, sono le stesse a cui Edward Said imputa la perdurante sottomissione dell’Oriente e in genere dei colonizzati all’impero reale o virtuale che detta le sue condizioni con la forza. La tragedia della resistenza del Sud e nel Sud contro il colonialismo e le altre forme di subordinazione, anche di quella che si presenta come nazionalista, è che «essa debba lavorare, almeno fino a un certo punto, per recuperare forme già stabilite, o quanto meno influenzate o infiltrate dalla cultura dell’impero».

La transizione post-coloniale e post-autoritaria nel sistema globale del Terzo mondo, esteso per l’occasione ai Balcani e al Caucaso, è inquinata dall’asimmetria coloniale. Colonizzato significa oggi essere cose potenzialmente anche molto diverse, in posti diversi e in epoche diverse, ma sempre inferiori.

Il mondo post-coloniale è un mondo dopo il colonialismo ma non senza il colonialismo.

Una delle ossessioni del colonialismo e in genere dell’Occidente nei suoi rapporti con le “aree esterne”– lo sanno bene gli storici indiani e dell’India – è la pretesa incapacità degli “indigeni” di organizzare la propria sovranità e di affrontare i problemi di stabilità o di sviluppo senza un contributo dal Centro. È così che i diritti dei popoli a regime illiberale, Kant avrebbe detto non repubblicani, sono alla mercé della “grande politica”.

Nel clima del post-bipolarismo, al posto del comunismo e della rivoluzione, come nemico dell’Occidente è subentrato il “terrorismo”, per il quale non può valere nessuna comprensione come in fondo poteva accadere per il marxismo o i movimenti di liberazione.

È essenziale (e in un certo senso auspicabile) per il sistema ideologico occidentale che si crei un abisso, anche di moralità, fra l’Occidente civilizzato e quanti per qualsiasi ragione non riescono ad apprezzare l’impegno dell’Occidente. Si è fatta ancora più insistita così la pretesa che solo l’azione, ormai pressoché puramente militare, di una o più potenze occidentali, può tirar fuori gli ex-sudditi degli imperi europei – senza differenze fra Iraq, Libia o Bangladesh – dall’arretratezza e dal pericolo per sé e per gli altri.

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Dangerous Maneuvers: What’s Behind NATO Military Buildup in Black Sea

The NATO buildup in the Black Sea is part of the alliance’s strategy to expand its military presence along Russia’s borders. The move would destabilize the situation in the region, analysts say.

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‘Big Mistake’: Germany Leads NATO Games Near Russia 75 Years After Nazis

The country’s ex-Chancellor Gerhard Schroeder blasted the Merkel administration for the threatening provocation that risks sparking a new Cold War or worse.

On Saturday, former German Chancellor Gerhard Schroeder called the build-up along the Russian border during the summer of hostilities a “serious mistake” only days after the country’s forces took the lead in NATO’s Anaconda-2016 war games on the 75th anniversary of the German invasion of the Soviet Union in June 1941.

The Anaconda War Games, billed as a response to “Russian aggression” by the United States and Allied Forces involves over 30,000 NATO troops in Poland and follows several rounds of war games along Russia’s border in recent months. The provocative wargames also constitute the single largest movement of foreign troops within Poland’s borders since World War II.

Last year, when American think-tanks first started to beat the drums of a new Cold War saying Russia may have designs on invading NATO countries, President Vladimir Putin attempted to dispel these concerns saying, “I think that only an insane person and only in a dream can imagine that Russia would suddenly attack NATO.”

The Obama administration appears to have indulged in the fantasy by increasing US defense appropriations along Russia’s border by fourfold to repel a prospective attack from Russian forces. More concerning, they have brought the rest of NATO’s membership along for the ride with Poland expected to call for permanent troops to be situated along their border and with a missile defense shield established in Romania and a new one under construction in Poland.

The former German Chancellor remains concerned to see that the beleaguered Merkel government, which recent polling shows carries less than a 25 percent approval rating, also fancies itself part of the new Cold War fantasy.

“Overall, the EU needs Russia and Turkey in terms of security policy,” said Schroeder blasting the government for outlandishly taking part of it the massive military buildup along Russia’s border on the anniversary of the Nazi invasion.

The Russian government has responded by developing the Yu-74 ultra-maneuverable hypersonic glide vehicle which military analysts confirm has the capacity to penetrate any missile defense system and has also looked to beat back US and NATO threats from the Baltic region with a series of “buzzing” incidents — flying fighter jets next to American battleships.

The Kremlin remains steadfastly opposed to being baited into massively increasing defense appropriations to ward off a threat that should not exist and continues to responsibly explore international avenues of diplomacy against the American and German-led provocations.

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L’Argentina scarica l’opposizione venezuelana. Dopo la sconfitta all’OSA gli Usa preparano la “Freedom-2”

Il 31 maggio, dopo l’intervento del Segretario Generale dell’OSA (1), Luis Almagro, l’opposizione venezuelana dichiarava che il governo del presidente Maduro doveva essere sostituito da “un governo di transizione”. Passate 48 ore, durante le quali Luis Almagro è stato criticato nel mondo intero, il quadro politico è totalmente cambiato.

L’Argentina ha bocciato la relazione di Almagro, il presidente del Consiglio Permanente dell’OSA ha cestinato il documento dell’opposizione con un categorico “no necesariamente sirve”, mentre le eccellenze della Casa Bianca, in preda ad una crisi isterica puntavano al tutto per tutto con la “Freedom 2”.

Giovedì sera, 2 di giugno, Henry Ramos Allup, il presidente del Parlamento venezuelano e capo indiscusso della coalizione di opposizione MUD (2), alla presenza dei corrispondenti esteri apostrofava con rabbia e volgarità il governo argentino di Maurizio Macri per aver scaricato l’opposizione venezuelana, dopo che il presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, l’ambasciatore argentino Juan José Arcuri, aveva sconfessato l’intervento del Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, che con una relazione riproponeva il 31 maggio il dossier del “Foro Penal Venezolano” – un gruppo di pressione creato e controllato da Freedom House (3).

Per l’opposizione venezuelana e, soprattutto per la Casa Bianca, la “reviravuelta” dell’ambasciatore argentino Juan José Arcuri è stata un brutto colpo, che in meno di 48 ore ha annullato il successo dell’operazione di sovversione istituzionale denominata “Freedom”, organizzata con molta pazienza dalla CIA e messa in campo dall’ambasciatore degli USA nell’OSA, Michael Fitzpatric.

Purtroppo, nonostante lo smacco, l’ambasciatore Michael Fitzpatric mandava una “velina” al “Washington Post” e al “Los Angeles Times”, in cui era riaffermata la necessità di continuare l’operazione “Freedom” attraverso il piano B “Freedom-2”, proprio come era stata pianificata dall’ex-comandante del South Atlantic Command John Kelly, e poi attualizzata dall’ammiraglio Kurt Tidd. Infatti, prevedendo il successo del Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, nella seduta del 31 maggio – a metà marzo l’ammiraglio Kurt Tidd aveva ordinato la mobilitazione preventiva della “Task Force Bravo”, nella base di Palmerola, a Comayaguas, in Honduras e quella dei reparti speciali della “Joint Interagency Task Force South Jafts” localizzati nelle basi di Rainha Beatriz (isola di Aruba), Hato Rey (isola di Curaçao) e in tutte le 6 basi FOL (Operazione Avanzate) che gli USA hanno in Colombia (Arauca, Florencia, Larandia, Leticia, Puerto Leguizamo e Tre Esquinas).

Nello stesso tempo, l’ammiraglio Kurt Tidd richiedeva anche l’eventuale trasferimento del Primo Battaglione 228 del reggimento aereo verso la base di Hato Rey, nell’isola di Curaçao che, tuttora, è un dominio olandese e quindi soggetto all’autorità militare della NATO. In questa base, che è poco distante dall’aeroporto internazionale della capitale, Willemstad, dovrebbero aver sostato i 18 aerei incursori RC-135 Combat, i 30 elicotteri UH-60 Blackhawak e i tradizionali CH-47 per il trasporto di truppe e della logistica militare.

Da ricordare che la base di Hato Rey , nell’isola di Curaçao, dista solo un centinaio di chilometri da Maracaibo, che oltre ad essere la seconda città del Venezuela, capitale dello stato di Zulia è, anche, il cuore dell’industria petrolifera del paese (4). Per questo, sfruttando il ruolo dell’Olanda nella NATO, l’uso della base di Hato Rey e “la collaborazione” dei militari olandesi è d’importanza strategica per garantire il funzionamento della “CME”. Vale a dire le “contromisure d’intercettazione elettronica”, con cui è possibile decifrare tutte le comunicazioni venezuelane militari e quelle considerate “confidenziali”, oltre a poter provocare il “caos nelle reti di comunicazione radio, telefoniche e internet” del Venezuela e, quindi riuscire a isolare i comandi delle Forze Armate di Caracas.

Queste informazioni, pubblicate oggi su quasi tutti i siti e giornali che si occupano di Venezuela, smentiscono apertamente la “grande stampa” statunitense e soprattutto quella spagnola, confermando quello che il presidente Nicolas Maduro e lo Stato Maggiore delle Forze Armate Bolivariane avevano detto a partire del 15 marzo denunciando “…la preparazione di un piano eversivo che si doveva concludere con l’intervento di unità degli Stati Uniti…”. E’ opportuno ricordare che autorevoli giornali come il The New York Times, il Wall Street Jornal ed El Pais come pure le televisioni CNN, FOX, BBC e quelle dei gruppi mediatici News Corporation di Rupert Murdoch e AOL Time Warner nei suoi editoriali dicevano che “…Il presidente Maduro aveva inventato la storia dell’intervento straniero per giustificare la realizzazione di un auto-golpe in Venezuela!”.

Oggi, invece, tutti sanno che l’operazione “Freedom” era e continua ad essere un progetto che giustifica l’intervento militare delle unità del South Atlantic Command per “…riordinare la società venezuelana dopo l’implosione della dittatura chavista!”.

Un’operazione che fa ricordare il blocco contro Cuba e le invasioni di Granada e poi di Haiti e che, oggi – nonostante sia stato smascherata dai giornali statunitensi -, a causa dell’instabilità nel Brasile e in funzione dello scontro elettorale tra Donald Trump e Hillary Clinton, ambedue nemici di sangue del governo chavista, continua inalterata con il suo piano B, “Freedom-2”, insistendo nella “strategia di accerchiamento e asfissia del governo bolivariano”.

Freedom – 2: la fiction e la realtà

Il lavoro di talpa dell’ambasciatore statunitense nell’OSA, Michael Fitzpatrick e quello del Segretario Generale dell’OSA, l’uruguaiano Luis Almagro, – considerato dalla diplomazia cinese un “tipo sospetto”, quando era ambasciatore dell’Uruguay a Pechino – oggi sembra una fiction fantapolitica, costruita nello stesso tempo in cui le antenne della CIA orchestravano in Brasile “l’impeachment” golpista contro la presidente Dilma Rousseff.

Infatti, il colpo di stato istituzionale in Brasile è servito per rompere l’asse geo-strategico che legava il paese di Lula al Venezuela bolivariano. Da ricordare che, il 2 dicembre del 2002, quando gli oligarchi venezuelani, dopo essersi appropriati della PDVSA e aver sabotato la centrale elettronica della rete di oleodotti, con la conseguente paralisi della distribuzione urbana dei prodotti raffinati (gas, benzina e nafta), proclamavano il “Grande Paro Petrolifero” chiedendo a Chavez di rinunciare. Fu, appunto il Brasile che salvò Chavez e il governo bolivariano con l’invio, durante una settimana, di una ventina di super-petroliere cariche di benzina, gas e nafta.

Di conseguenza, il rischio di un’esplosione popolare in Brasile, dove è in preparazione uno sciopero generale contro il golpe di Temer e contro l’ingerenza degli Stati Uniti e la possibile rivolta popolare in Venezuela contro i settori ricchi della società e il possibile intervento armato degli Stati Uniti, hanno determinato l’opportuna “reviravuelta” del governo di destra di Maurizio Macri.

A questo proposito bisogna ricordare che subito dopo la sua elezione, Maurizio Macri aveva raffreddato tutti i rapporti con il governo bolivariano, al punto di oscurare il segnale satellitare di Telesur, minacciando anche l’esclusione del Venezuela dal Mercosur. Da parte sua, la ministra degli esteri, Susanna Malcorra, pochi giorni prima di assumere l’incarico s’incontrava a Caracas con Diosdado Cabello per proporre un eventuale accordo con l’opposizione. Tanto che Diosdado Cabello, pubblicamente qualificò la ministra argentina come “…la personificazione fisica della CIA”.

Subito dopo rappresentanti del MUD, tra cui lo stesso Henry Ramos Allup, intrecciavano relazioni così forti con la presidenza e il ministro degli esteri dell’Argentina che molti politologi, tra i quali Leopoldo Puchi e Maryclén Stelling ammettevano che “…il ritorno degli USA in America Latina passa per il rafforzamento del governo di Maurizio Macri e della sua sfera di influenze nel continente, vista la situazione confusa del Brasile…”

Quindi per quali motivi l’ambasciatore argentino Juan José Arcuri, presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, rigettava la fiction dell’ambasciatore statunitense nell’OSA, Michael Fitzpatrick? Perché il presidente argentino, Maurizio Macri ha trasgredito l’ordine imperiale di Barack Obama? Perché il ministro degli esteri argentino, Susanna Malcorra, ha scaricato l’opposizione venezuelana, tanto osannata fino al 31 maggio?

Quello che è certo è che le ultime grandi manifestazioni realizzate dalla CTA e dalla CGT a Buenos Aires, Cordoba e Rosario, hanno dimostrato che il governo Macri continua in bilico tra governabilità e instabilità, considerando che il rischio di una ribellione popolare guidata dai peronisti è sempre presente. Per questo la ministra degli esteri, Susanna Malcorra, non ha voluto correre rischi ed ha ordinato all’ambasciatore argentino Juan José Arcuri, presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, di rigettare la “fiction” dell’ambasciatore statunitense nell’OSA, Michael Fitzpatrick.

D’altra parte erano le stesse “eccellenze” della CIA che, dopo il “Flop” del 2 giugno nell’OSA, dicevano in anteprima il rischio di una possibile ribellione popolare in Venezuela contro il settore privato che stava affamando il popolo. Nello stesso tempo le “eccellenze” della Casa Bianca criticavano le eterne divisioni dell’opposizione e si lamentavano per la quasi incomunicabilità tra i tre maggiori partiti oppositori (5).

Da segnalare che le rivelazioni sui legami dei differenti capi dell’opposizione con le attività dei gruppi mafiosi, dediti all’usura, al contrabbando e soprattutto alla speculazione sui prezzi dei generi di prima necessità e dei medicinali hanno sempre più allontanato dall’opposizione quei i settori popolari che nel passato mese di gennaio votarono per i candidati del MUD. Un sentimento che si è rafforzato quando le autorità e lo stesso presidente Maduro hanno denunciato la scoperta di magazzini strapieni di generi alimentari e di medicinali, che poi erano rivenduti a prezzi di usura in qualsiasi negozio privato meno che nei supermercati. Per esempio, secondo la giornalista Concepcion Barrero in una officina dell’Avenida Urdaneta, dove si riparano moto o automobili di lusso, i “Bachaqueros” avevano organizzato un posto di vendita per rivendere decine di prodotti “introvabili”, come per esempio dal latte in polvere, allo zucchero, dai pannolini infantili, agli antibiotici etc.

E’ evidente che i “Bachaqueros” sono un fenomeno di mafia locale che sfrutta la situazione di crisi per arricchirsi con la speculazione. Però è anche vero che questi “Bachaqueros” sono i tentacoli di un capitalismo arrogante – asservito alle multinazionali – che per anni ha truffato il governo bolivariano e che adesso si arricchisce con il “desabastecimiento”. Una classe di impresari, che pur sapendo di essere incapace di governare un paese come il Venezuela è altrettanto incapace di mobilitare in termini politici il popolo venezuelano contro il governo bolivariano. Una classe che, a tutti i costi, vuole annullare l’immagine e l’ideologia del chavismo spingendo il paese sempre più nel caos.

Un contesto complesso e compromettente che non è sfuggito al ministro degli esteri argentino, Susanna Malcorra, che ha subito appoggiato la proposta del presidente di UNASUR, Ernesto Samper secondo cui l’opposizione dovrebbe: “…riaprire il dialogo con il governo di Nicolas Maduro per risolvere i gravi problemi economici determinati negli ultimi mesi!”.

Il fenomeno del “desabastecimiento” e la complicità con l’opposizione

Un errore del chavismo è stato quello di credere che gli oligarchi dell’industria privata, della distribuzione commerciale, del sistema bancario e i rappresentanti delle multinazionali avrebbero rispettato la democrazia e la Costituzione bolivariana, poiché cittadini venezuelani. Cioè un grande patriota come Chavez non poteva immaginare che gli oligarchi, pur di arricchirsi, arrivassero al punto di tradire la patria venezuelana. Per questo il governo, in molti casi, ha finanziato i servizi eseguiti dalle imprese private così come gli introiti del petrolio erano usati per realizzare le riforme sociali e le infrastrutture per modernizzare il paese. L’industria privata non è stata mai pregiudicata dal chavismo e tantomeno il governo ha esercitato un controllo repressivo sul settore commerciale privato.

Comunque la ripetizione dei casi di corruzione obbligò il governo Chavez a essere più vigile e per questo nel 2011 cominciò a sospettare che alcuni settori dell’industria privata stessero truffando il governo. Però, l’euforia del prezzo del barile del petrolio salito fino a 120 dollari, minimizzò questi dubbi, poiché prevalse la certezza che si trattava di situazioni particolari e non di un progetto politico gestito dagli oligarchi della Federcamera (6).

In realtà, la truffa diventò progetto politico, subito dopo la quarta vittoria consecutiva di Chavez nelle elezioni presidenziali del 2012, quando il comandante, a causa del tumore, dovette ritirarsi gradualmente dalla scena politica, per poi morire nel 2013. Un periodo nel quale l’opposizione riprese forza con Henrique Capriles Randoski, governatore dello stato di Miranda fin dal 2008, Leopoldo Lopez, leader del partito “Voluntad Popular” e Henry Ramos Allup, a capo della vecchia ” Acciòn Democratica”.

Fu appunto nel 2012 che gli oligarchi dell’industria decisero di ridurre gradualmente la produzione, che però nel settore di paste alimentari – egemonizzato dalla multinazionale Cargill e dalle industrie venezuelane Empresas Alimentares Polar, Pastas Sindoni e Mary – soffrirà una immediata riduzione del 60%. Per questo, il governo dovette autorizzare un aumento di 6 miliardi di dollari nelle importazioni di generi di prima necessità che, nel 2012, passarono da 33 a 39 miliardi di dollari. Da non dimenticare che le imprese private legate alle importazioni erano tutte di proprietà della multinazionale Cargil, e dei gruppi venezuelani Empresas Alimentares Polar, Pastas Sindoni e Mary.

Quindi, e non per casualità, è nel 2012 che cominciano i primi problemi di “desabastecimiento”, dei prodotti alimentari, di quelli igienici e dei medicinali. Prodotti che le grandi imprese di distribuzione – come per esempio la Polar che oltre a produrre controlla il 31% della distribuzione dei generi alimentari – cominciano a nasconderli in magazzini lontani dalle città o addirittura lungo la frontiera colombiana associandosi ai narcos.

La scomparsa dei medicinali e dei prodotti per gli ospedali diventò drammatica nel 2013, quando le multinazionali Pfizer, Merck, Bayer, Abbot e Novartis pur avendo ricevuto dal governo il pagamento di 434 milioni di dollari, consegnarono alle farmacie e agli ospedali soltanto il 50,8% delle importazioni fatturate, il che equivale a una truffa di 213 milioni di dollari, realizzata dalle suddette imprese. Nel 2014, il governo Maduro, preoccupato con la mancanza di medicinali nelle farmacie e negli ospedali, decise di risolvere in maniera definitiva il “desabastecimiento” pagando alle imprese Pfizer, Merck, Bayer, Abbot e Novartis un totale di 500 milioni di dollari. Purtroppo il risultato fu lo stesso: il 60% dei medicinali acquistati non arrivavano nelle farmacie e negli ospedali!

Purtroppo nell’Encuesta de Condiciones de Vida del 2015, realizzata dall’Università Cattolica Andrés Bello, nella relazione della Red Defendamos la Epidemologia Nacional, nei dossier prodotti dal Foro Penal Venezolano, dal Observatorio Venezolano de Conflitividad Social e dalla Relatoria Especial para la Liberdad de Expresion del la CIDH (7) non si dice che queste imprese in soli due anni hanno truffato il governo per un valore di quasi 500 milioni di dollari, provocando negli ospedali decine e decine di decessi a causa della mancanza di medicine, soprattutto quelle che limitano la moltiplicazione delle cellule tumorali maligne nei bambini e negli anziani.

La mafia dei “Bachaqueros”

Pochi giorni dopo la scoperta nello stato di Aragua, nel mese di aprile, di immensi magazzini ripieni di medicinali e di prodotti di ogni tipo per gli ospedali – dai bisturi alle sedie a rotelle – il sindaco di uno dei municipi metropolitani di Caracas (8), Jorge Rodríguez, denunciava l’esistenza di una rete mafiosa, denominata dal popolo “Bachaqueros”.

Una rete costituita da impensabili punti vendita dove si esercita alla luce del giorno la vendita di tutti quei generi di prima necessità che per i media sono introvabili. La denuncia di Jorge Rodríguez, in realtà, ha aperto un nuovo capitolo sulla false tesi diffuse dai media, secondo cui la scarsità dei prodotti sarebbe stata causata dalla burocrazia e dall’incapacità delle cooperative di gestire le reti di distribuzione. In realtà, i gruppi mafiosi dei Bachaqueros, dopo aver ricevuto dalle industrie i prodotti, li nascondono all’interno del paese, per poi organizzare la vendita selettiva degli stessi con prezzi aumentati fino al 1000%. In questo modo i gruppi mafiosi hanno usato il progetto politico del “desabastecimiento” per moltiplicare i propri guadagni.

Infatti, Jorge Rodríguez spiega che tutti i generi alimentari e quelli di prima necessità nascosti e poi ridistribuiti dai Bachaqueros sono in vendita nelle ferramenta, nelle tintorie, nelle cartolerie, nelle officine, nei bar, nei ristoranti, cioè in tutti i tipi di negozi commerciali che non siano supermercati. Lì si trova di tutto, anche i medicinali, ma logicamente a prezzi di usura o in dollari. Per questo, il sindaco del municipio Libertador ricorda che “…Oggi, dopo due anni e mezzo di desabastecimiento, i gruppi mafiosi che in passato erano associati ai narcos colombiani per smerciare le bustine di cocaina nelle strade di Caracas, nelle spiagge di Maracaibo e nelle città di Valencia, Cumana, Maturin, Barquisimeto, Maracay e Petare, adesso controllano tutta la distribuzione clandestina dei generi di prima necessità. Però il “The New York Times” e lo spagnolo “El Pais” continuano a dire che c’è il desabastecimiento perché il governo ha nazionalizzato le fabbriche. Purtroppo l’errore che abbiamo fatto è stato proprio quello di non averle nazionalizzate come dicono!”.

Fino a quando durerà la pazienza dei chavisti?

Subito dopo il fallito tentativo di imporre al Venezuela l’articolo 20 della Carta Democratica dell’OSA, alcuni analisti della CIA confessavano ai giornalisti del “Washington Post” e del “Los Angeles Post” che, adesso, quello che più temevano era una ribellione generalizzata da parte delle vittime del “desabastecimiento”, non contro il governo Maduro, ma soprattutto contro chi aveva appoggiato, provocato e ridotto alla fame il popolo con il sabotaggio dell’economia, cioè gli impresari e la parte ricca della società venezuelana.

Nello stesso tempo il direttore della CIA, John O Brennan, aveva inviato alla Casa Bianca una relazione in cui si avvisava che: a) le relazioni all’interno dei gruppi dell’opposizione e dello stesso MUD nell’Assemblea Nazionale erano sempre più confuse e settarie, in seguito allo sganciamento del governo Macri e a causa delle rivelazioni sul piano “Freedom”; b) l’opposizione non è mai riuscita a bloccare con le sue manifestazioni la capitale, Caracas, soprattutto dopo il fallito tentativo di sollevazione popolare annunciato, in aprile, dal governatore di Miranda, Henrique Capriles Randoski; c) l’arresto dei 187 “guarimbas” e la confessione di essere stati pagati dal cassiere di “Voluntad Popular”, il partito di Leopoldo Lopez, anche lui in prigione, ha ridotto al minimo la possibilità di provocare la Polizia e, soprattutto le Forze Armate Bolivariane con fenomeni di guerriglia urbana: d) la dichiarazione del generale Cliver Alcalà, capo della REDIG (Rete Strategica di Difesa Integrale Guayana) secondo cui l’attuale ricerca dal parte del governo Maduro di un dialogo e di una pacificazione, in realtà era utilizzata dall’opposizione e dagli USA per promuovere sempre più il caos nel paese, era un avviso estremamente pericoloso per la futura sopravvivenza dell’opposizione; e) la relazione si concludeva con un’emblematica constatazione in base alla quale, John O Brennan sottolineava: “…Sappiamo che le Forze Armate Bolivariane non interverranno mai contro eventuali rivolte popolari dirette per riappropriarsi dei generi alimentari nascosti nei negozi dei Bachaqueros, per cui fino a quando gli abitanti dei Barrios e dei “Ranchos” più poveri di Caracas accetteranno in silenzio gli effetti del “desabastecimiento”?

Questa è una domanda a cui nessun analista del “Center for Intelligence George Bush” a Langley o nella Casa Bianca vuole o può rispondere, anche perché sanno che un “estalido popular”( 9) a Caracas può determinare altri “estalidos” con gravi ripercussioni soprattutto in Brasile, in Argentina, in Colombia e in Paraguay!

*Achille Lollo è giornalista di “Contropiano”, corrispondente in Italia di di “Brasil de Fato”, articolista del giornale “Correio da Cidadania” e editor del programma TV “Contrappunto Internazionale”. Collabora con la rivista “Nuestra America”.

Note:

(1) OSA, in italiano significa Organizzazione degli Stati Americani che è formata da 34 paesi, tra cui gli Stati Uniti. La sede della Segreteria Generale e del Consiglio Permanente è in Washington.

(2) MUD (Mesa de la Unidad Democratica – Tavolo dell’Unità democratica) fu creato nel 2008, ristrutturato nel 2009 con la partecipazione di 18 partiti dell’opposizione, a cui si sommano altri 15 gruppi oppositori anti-chavisti, che però non hanno accettato allinearsi con i partiti della destra di Henrique Capriles Radonski, Leopoldo Lopez e Henry Ramos Allup. Nel 30 luglio 2014 ci fu un’altra divisione con l’abbandono di Ramon Guillermo Aveledo dalla Segreteria Esecutiva del movimento.

(3) Freedom House è un’organizzazione (ufficialmente) non governativa, creata nel 1941 per affermare “la leadership americana negli affari internazionali che è essenziale per la causa dei diritti umani e della libertà“. Per questo 90% dei suoi finanziamenti provengono dal Dipartimento di Stato e il 10% dalle fondazioni statunitensi: Bradley , Smith Richardson Foundation, Nicholas B. Ottaway Foundation, John D. and Catherine T. MacArthur Foundation, John S. & James L., Knight Foundation e la John Hurford Foundation.

(4) La grande produzione di gas e petrolio (3,5 milioni di barili al giorno) a Maracaibo spinse la PDVSA a costruire la mega-raffineria di El Tablazo, dove oltre all’etanolo, al propano e al butano del gas naturale si producono fertilizzanti, alcool isopropilico ed una intera filiera di materie plastiche, tra cui il polietilene e il poli-vinile cloruro (PVC). C’è pure un’immensa miniera di carbone a cielo aperto. Più di 40% della struttura industriale del Venezuela è concentrata nella provincia di Maracaibo.

(5) L’opposizione è divisa in tre grandi partiti “Primero Justicia” del governatore dello stato di Miranda, Henrique Capriles Radonski, “Voluntad Popular” di Leopoldo Lopez e “Acciòn Democratica” e “Un Nuevo Tiempo” di , Henry Ramos Allup.

(6) Federcamera è l’equivalente venezuelana della Confindustria italiana.

(7) Queste ONGs sono state create in Venezuela con finanziamenti del Dipartimento di Stato e della Freedom House.

(8) Il “Municipio Bolivar Libertador” è uno de cinque municipi del Distretto Metropolitano di Caracas, di cui José Rodríguez è il sindaco .

(9) “Estalido” nel dialetto popolare di Caracas rappresenta l’inizio della rivolta popolare contri i ricchi della città. Infatti Caracas è circondata da due costoni interamente occupati da Barrios popolari e dai Ranchos, cioè le baraccopoli dei più poveri.

6 giugno 2016

Contropiano

“L’Argentina scarica l’opposizione venezuelana. Dopo la sconfitta all’OSA gli Usa preparano la Freedom-2pubblicato il 06-06-2016 in Contropiano, su [http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/06/argentina-opposizione-venezuelana-080083] ultimo accesso 07-06-2016.

 

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Thousands of Germans Participate in Anti-Drone Protest Near US Air Base

About 5,000 Germans protested against drone strikes near the US military air base located Germany, local media reported.

BERLIN (Sputnik) — Some 5,000 Germans protested on Saturday near the US military air base located in Ramstein, Germany against drone strikes, local media reported.

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In the Face of Russian Warnings, US Says It Will Remain in Black Sea

Russia has warned that the presence of the USS Porter in the Black Sea is a provocation, but the United States says it intends to stay.

The USS Porter, an Arleigh Burke-class destroyer, entered the Black Sea last month, sparking criticism from Moscow as being yet another example of the US military encroaching on Russia’s borders.

“American warships do enter the Black Sea now and then. Certainly, this does not meet with [Russia’s] approval and will undoubtedly lead to planning response measures,” said Andrey Kelin, head of the Russian Foreign Ministry’s European Cooperation Department.

“If a decision is made to create a permanent force, of course, it would be destabilizing, because this is not a NATO sea.”

But the US Navy has no intention of leaving the region. Speaking from the USS Mason in the Mediterranean, Navy Secretary Ray Mabus told reporters that the Western presence is necessary to prevent “Russian aggression.”

“We’re going to be there,” he said. “We’re going to deter. That’s the main reason we’re there – to deter potential aggression.”

Referring to the deployment of two US Navy aircraft carriers to the Mediterranean ahead of the NATO Summit in Warsaw next month, Mabus added that the Pentagon plays an important role in maritime security.

“We’ve been in the Mediterranean continuously for 70 years now, since World War II,” he said. “We’ve been keeping the sea lanes open…It’s what we do.”

With its own Black Sea Fleet operating out of Sevastopol, Russia views these maneuvers as the latest example of NATO’s eastward expansion. The alliance plans to station four new battalions in the Baltics and Poland, and has installed a new missile defense system in the region.

Any permanent stationing of a US warship in the waterway would be a violation of the Montreux Convention, which states that countries without a Black Sea coastline cannot keep military ships in the region for more than 21 days.

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