Rapporto ONU sull’apartheid israeliano

Rapporto Onu: Pratiche israeliane nei confronti del popolo palestinese e questione dell’Apartheid di Richard Falk e Virginia Tilley Dal 10 al 17 marzo 2019 sarà in Italia e in Slovenia (Torino, Lubiana, Trieste, Bologna, Roma) per una serie di incontri la Prof. Virginia Tilley, co-autrice, insieme al giurista Richard Falk, del rapporto commissionato dall’ONU

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Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo

Ciò che interessa al governo israeliano e a molti dei suoi sostenitori non è la lotta del tutto giustificata contro l’antisemitismo. Copertina – Benyamin Netanyahu alla commemorazione della retata del Velodromo d’hivèr, 16 luglio 2017.

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Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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Controllare il messaggio, controllare il mondo: Dal Vietnam al Venezuela

Scott Patrick 12 febbraio 2019 Nel 2019, un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti sta avendo luogo in America Latina contro il…

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Accademici al servizio dell’impero

James Petras, Internationalist 360°, 5 maggio 2018Introduzione
Nell’ultimo mezzo secolo sono stato impegnato in ricerche, ho tenuto conferenze e lavorato con movimenti sociali e governi di sinistra in America Latina. Ho intervistato funzionari e think tank statunitensi a Washington e New York. Ho scritto decine di libri, centinaia di articoli professionali e ho presentato numerosi articoli in occasione di riunioni professionali. Nel corso della mia attività ho scoperto che molti accademici spesso s’impegnano in ciò che i funzionari del governo chiamano “de-briefing”! Gli accademici si incontrano e discutono sul campo di lavoro, sulla raccolta di dati, sui risultati delle ricerche, sulle osservazioni e sui contatti personali durante il pranzo presso l’ambasciata con funzionari del governo degli Stati Uniti o a Washington con funzionari del dipartimento di Stato. I funzionari del governo degli Stati Uniti aspettano con ansia questi “commenti”; l’accademico fornisce un utile accesso alle informazioni che altrimenti non potrebbero ottenere da agenti d’intelligence o collaboratori locali. Non tutti gli informatori accademici sono in ottima posizione od investigatori competenti. Tuttavia, molti forniscono utili informazioni, specialmente sui movimenti di sinistra, partiti e i leader avversari antimperialisti reali o potenziali. I costruttori dell’impero statunitense, sia che svolgano attività politiche o militari, dipendono da informazioni in particolare su chi sostenere e chi sovvertire; chi dovrebbe ricevere supporto diplomatico e chi dovrebbe ricevere risorse finanziarie e militari. Gli accademici interrogati identificano avversari ‘moderati’ e ‘radicali’, così come vulnerabilità personali e politiche. I funzionari sfruttano spesso problemi di salute o bisogni familiari per “trasformare” le sinistre in spie imperialiste. I funzionari degli Stati Uniti sono particolarmente interessati agli accademici ‘gate-keeper’ che escludono critiche all’imperialismo, attivisti, politici e funzionari governativi. A volte, funzionari del dipartimento di Stato degli Stati Uniti dichiarano di essere simpatizzanti ‘progressisti’ che si oppongono ai “neanderthaliani” nelle istituzioni, al fine di avere informazioni privilegiate dagli informatori accademici di sinistra. Il debriefing è una pratica diffusa e coinvolge numerosi accademici provenienti da importanti università e centri di ricerca, così come “attivisti” non governativi e redattori di riviste e pubblicazioni accademiche. Gli accademici che partecipano al debriefing spesso non pubblicizzano i loro rapporti col governo. Molto probabilmente condividono i rapporti con altri informatori accademici. Tutti affermano semplicemente di condividere le ricerche diffondendo informazioni per la “scienza” e per promuovere “valori umani”. Gli informatori accademici giustificano sempre la loro collaborazione fornendo un’immagine chiara e più equilibrata ai “nostri” responsabili politici, ignorando i prevedibili risultati distruttivi che potrebbero derivarne.

Accademico al servizio dell’impero
Gli informatori accademici mai studiano, raccolgono ricerche e pubblicizzano rapporti sulle politiche statunitensi segrete, palesi e clandestine, in difesa delle multinazionali e dell’élite latinoamericana che collaborano coi costruttori dell’impero.

Piantare il “Regime Change” in Venezuela
I funzionari degli Stati Uniti sono desiderosi di conoscere tutti i rapporti sui “movimenti dal basso”: chi sono, quanta influenza hanno, suscettibilità a tangenti, ricatti e inviti dal dipartimento di Stato, da Disneyland o dal Wilson Center di Washington. I funzionari statunitensi finanziano ricerche accademiche su sindacati, movimenti sociali agrari, minoranze femministe ed etniche impegnate nella lotta di classe e attivisti e leader antimperialisti, poiché tutti sono obiettivi della repressione imperiale. I funzionari sono anche appassionati dei rapporti accademici sui cosiddetti collaboratori “moderati” che possono essere finanziati, consigliati e reclutati per difendere l’impero, minare la lotta di classe e dividere i movimenti. Gli informatori accademici sono particolarmente utili nel fornire informazioni personali e politiche su intellettuali, accademici, giornalisti, scrittori e critici di sinistra latinoamericani permettendo ai funzionari statunitensi di isolare, calunniare e boicottare gli antimperialisti, così come gli intellettuali che possono essere reclutati e sedotti con concessioni di fondi e inviti al Kennedy Center di Harvard. Quando i funzionari statunitensi hanno difficoltà a comprendere le complessità e conseguenze dei dibattiti ideologici e divisioni nei partiti o regimi di sinistra, gli informatori accademici d’ex-sinistra, che raccolgono documenti e interviste, forniscono spiegazioni dettagliate e forniscono ai funzionari un quadro politico per sfruttare ed esacerbare divisioni e guidare la repressione, minando gli avversari impegnati nella lotta antimperialista e di classe. Il dipartimento di Stato degli USA lavora a stretto contatto con centri di ricerca e fondazioni nel promuovere riviste che evitino ogni menzione dell’imperialismo e dello sfruttamento della classe dirigente; promuovono “questioni speciali” su politiche di identità “senza classe”, teorizzazioni postmoderne e conflitti etnico-razziali e conciliazioni. In uno studio sulle due principali riviste di scienze politiche e sociologiche, si nota che in cinquanta anni hanno pubblicato meno dello 0,01% sulla lotta di classe e l’imperialismo USA. Gli informatori accademici non hanno mai riferito sui legami del governo degli Stati Uniti con governanti narco-politici. Gli informatori accademici non studiano l’ampia e lunga collaborazione israeliana cogli squadroni della morte in Colombia, Guatemala, Argentina e El Salvador, a causa della lealtà a Tel Aviv e nella maggior parte dei casi perché il dipartimento di Stato non è interessato ai rapporti che espongono alleati e complicità.

Informatori accademici: cosa vogliono e cosa ottengono?
Gli informatori accademici s’impegnano nel debriefing per vari motivi. Alcuni lo fanno semplicemente perché condividono politica ed ideologia dei costruttori imperialisti e sentono che è un loro “dovere” servire. La stragrande maggioranza sono accademici affermati con legami coi centri di ricerca che informano perché ingrassano il loro curriculum vitae, aiutando a garantirsi borse di studio, appuntamenti prestigiosi e premi. Gli accademici progressisti che collaborano hanno un approccio da Giano bifronte; parlano alle conferenze pubbliche di sinistra, in particolare agli studenti. e in privato riferiscono al dipartimento di Stato degli USA. Molti studiosi ritengono di poter influenzare e cambiare la politica del governo. Cercano d’impressionare i funzionari autodichiariati “progressisti” con le loro conoscenze interne su come “trasformare” i critici latini in collaboratori moderati. Inventano innocue categorie e concetti accademici per attirare studenti per l’ulteriore collaborazione coi colleghi imperialisti.

La conseguenza del debriefing accademico
Gli informatori accademici ex di sinistra sono frequentemente citati dai mass media come “esperti” affidabili e competenti per calunniare governi, accademici e critici antimperialisti. Gli accademici di ex-sinistra spingono gli studiosi emergenti dalla prospettiva critica ad adottare critiche ragionevoli “moderate”, a denunciare ed evitare gli “estremisti” antimperialisti e a screditarli come “ideologi polemici”! Gli informatori accademici in Cile hanno aiutato l’ambasciata USA ad identificare i militanti di quartiere poi consegnati alla polizia segreta (DINA) durante la dittatura di Pinochet. Informatori accademici statunitensi in Perù e Brasile hanno fornito all’ambasciata piani di ricerca che identificavano ufficiali nazionalisti e studenti di sinistra successivamente epurati, arrestati e torturati. In Colombia, gli informatori accademici statunitensi furono attivi nel fornire rapporti sui movimenti dei ribelli rurali che portarono a una repressione di massa. Collaboratori accademici fornirono rapporti dettagliati all’ambasciata in Venezuela sui movimenti di base e le divisioni politiche tra il governo chavista e gli ufficiali al comando di truppe. Il dipartimento di Stato degli USA finanziava accademici che lavoravano con organizzazioni non governative che identificano e reclutano giovani della classe media come combattenti di strada, narcogangster e indigenti per impegnarli in violente lotte per rovesciare il governo eletto e paralizzare l’economia. Rapporti accademici sul regime “violento” e “autoritario” servivano da foraggio propagandistico per il dipartimento di Stato ed imporre sanzioni economiche, impoverendo la gente, fomentando il colpo di Stato. Collaboratori accademici statunitensi hanno arruolato i colleghi latini per firmare le petizioni che spingono i regimi di destra nella regione a boicottare Venezuela. Quando gli informatori accademici affrontano le conseguenze distruttive dell’imperialismo, sostengono che non era loro “intenzione”; che non erano i loro contatti col dipartimento di Stato a portare avanti le politiche regressive. La più cinica affermazione è che il governo avrebbe fatto il lavoro sporco a prescindere dal debriefing.

Conclusione
Ciò che è chiaro in quasi tutte le esperienze note è che i de-briefing degli informatori accademici rafforzano gli imperialisti e completano il lavoro mortale degli operatori professionisti di CIA, DEA e National Security Agency.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Palestina, decolonizzazione e libertà accademica

Ilan Pappe e Ruba Salih il 2 marzo all’Università di Salerno: “Palestina, decolonizzazione e libertà accademica”

Ritorna la rassegna Femminile palestinese, quest’anno alla quinta edizione, curata da Maria Rosaria Greco e promossa dal Centro di Produzione Teatrale Casa del Contemporaneo. Il 2018 inizia con la presenza dello storico israeliano Ilan Pappe (University of Exeter) e dell’antropologa palestinese Ruba Salih (SOAS – School of Oriental and African Studies, University of London) per un approfondimento su “Palestina, decolonizzazione e libertà accademica” in collaborazione con l’Università degli studi di Salerno.

L’incontro si tiene il 2 Marzo 2018, alle ore 10.30, presso l’Aula Vittorio Foa del DSPSC (Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione) dell’Università di Salerno.

Insieme a Ilan Pappe e Ruba Salih intervengono Giso Amendola, Sociologia del diritto (Università di Salerno) e Gennaro Avallone, Sociologia urbana (Università di Salerno). Per gli studenti del corso di studi di sociologia sono riconosciuti 2 cfu.

L’incontro è aperto a tutti.

Dettagli nel comunicato QUI

Per informazioni contattare l’agenzia Nena News all’indirizzo nenanewsagency@gmail.com

 

 

 

Sorgente: 3-3-18_Decolonizzazione-e liberta-accademica

Palestina: Aiutiamo a studiare Basil, Mahmud, Ameed, Sami e Mohammed, cinque giovani del villaggio di At Tuwani

Per Basil, Mahmud, Ameed, Sami e Mohammed sono iscritti all’ Università ma non riescono a pagarne le tasse. Con il tuo aiuto possiamo farlo per loro!

At Tuwani 2

At Tuwani, villaggio esempio di resistenza nonviolenta nelle colline a Sud di Hebron, Palestina.

Lo abitano famiglia di pastori e contadini, ridotti a pascolare nelle parti più aride delle loro terre.  Le buone terre coltivate o dove maturavano le ciliege di proprietà della famiglia Huraini, sono state confiscate  dall’esercito israeliano per far posto a colonie abitate da fanatici ebrei arrivati da ogni parte del mondo “perchè questa terra è nostra per “diritto divino”.

Quando Mahmoud del villaggio vicino di Al Muffaqarah venne in italia, per raccontare la loro situazione, guardava, con gioia e invidia, le pecore del Lazio pascolare in prati verdi e  sussurrava con voce trasognata “come sono fortunate le pecore qui”. Lui, che ancora vive in grotta e tende perchè Israele vieta la costruzione di qualsiasi tipo di casa , pensava alle sue pecore affamate e assetate.

La storia di AtTuwani è un grande  esempio di resilienza -sumud – a partire dall’evacuazione subita nel 1989 al loro ritorno (grazie anche all’intervento di Bets’elem, associazione israeliana per la difesa dei diritti umani). Giorno dopo giorno hanno resistito, costruito le prime case, demolite dall’esercito ma loro ancora a rifarle ed oggi scuola e case sono lì a manifestare la volontà degli abitanti di AtTuwani di rimanere sulla loro terra .

Ci siamo  stretti intorno ad At Tuwani, palestinesi, israeliani, internazionali.

La scuola è usata anche dai bambini dei villaggi vicini, e dal 2004 gli angeli di Operazione Colomba sono con loro per proteggerli e monitorare le violenze dell’esercito e dei coloni. Si perchè i bambini palestinesi che vanno a scuola passano di fianco agli insediamenti  e i coloni li attaccano con pietre o bastonate. Dopo tanti anni in cui i bambini hanno subito vessazioni e abusi, ed in modo specifico dopo il ferimento da parte di un colono di un volontario inglese, il Tribunale israeliano ha emesso la sentenza:  nessun colono è stato condannato, ma i soldati israeliani avrebbero accompagnato a scuola i bambini.

Quegli stessi soldati che arrestano, picchiano i loro padri o fratelli, sequestrano gli animali che vanno a pascolare, sequestrano i trattori, dovrebbero proteggere i bambini palestinesi.

Ei bambini continuano però ad andare a scuola, e alcuni di loro in questi anni sono cresciuti 5 di loro dallo scorso anno sono iscritti all’Università di Hebron e di Yatta.

Davvero una cosa straordinaria, dal villaggio beduino, i giovani sfidano il destino che è stato dei nonni e dei genitori, non solo pastori, vogliono diventare avvocati, giornalisti, insegnanti, medici, ingegneri, agronomi.

Le loro famiglia sono povere e i ragazzi al mattino presto vanno a pascolare, lo hanno sempre fatto  fin da piccoli; sostituiscono il padre, il fratello più grande che a volta trovano giornate  di lavoro dai coloni che gli hanno rubato la terra, devono dare da mangiare ai figli, ormai il raccolto è poco, la lana di pecora non si vende più.

In una delle visite ad At Tuwani,  con i viaggiatori  di AssopacePalestina, uno dei 5 giovani, si è avvicinato chiedendo, timidamente, se fosse possibile aiutarlo a pagare le tasse universitarie, per la sua famiglia non era possibile, già c’erano i trasporti, i libri, per mangiare pane e hommus.

 E’ sempre difficile decidere di aiutare una persona sola, perchè lui e non altri, magari altri hanno più bisogno di lui.

Così abbiamo chiesto quanti fossero i ragazzi o ragazze di At Tuwani, che si erano iscritti all’Università in quell’anno. Sono cinque, purtroppo ancora nessuna ragazza, ma vedremo il prossimo anno se ci sono ragazze tra i diplomati.

Ci è sembrato naturale decidere  che non avremmo aiutato uno solo dei ragazzi ma i cinque che si sono iscritti all’Università.

L’ abbiamo fatto pensando a quanto importante sia mantenere lo spirito di solidarietà nel villaggio, al fatto  che le famiglie sono tutte bisognose e che studiare è un arma potente anche contro l’occupazione militare.

Ora dobbiamo mantenere quella promessa che ha rallegrato i cuori delle famiglie e le ha sollevate dal peso enorme dell’indebitamento.

Potete o volete contribuire?

Come sapete la mancata istruzione è una ferita per l’umanità, con il vostro aiuto però pensiamo di potercela fare, il costo delle tasse per l’anno scolastico 2016-2017 per tutti e cinque i ragazzi ammonta a 7.600 euro.

E’ quanto vorremmo raccogliere entro pochissimo tempo. La scadenza è fine settembre.

Per donazioni

AssoPace Palestina

Banca Unipol

IBAN  IT 50 O 03127 74610 00000 0001527 (il terzo carattere è una O e non zero)

BIC BAECIT2B

causale At Tuwani – Studenti

oppure pagamento con PAY PAL tramite il sito www.assopacepalestina.org

Per informazioni

lmorgantiniassopace@gmail.com  – tel +393483931465

thanks to: Assopace Palestina

Academic boycott of Israel takes off in Italy

An image from a January 2014 jobs fair at Israel’s Technion, which featured numerous arms companies to which the university has close ties. Hundreds of Italian academics are urging a boycott of Israeli institutions, in particular Technion. (Source: Facebook)

An image from a January 2014 jobs fair at Israel’s Technion, which featured numerous arms companies to which the university has close ties. Hundreds of Italian academics are urging a boycott of Israeli institutions, in particular Technion. (Source: Facebook)

There have been major breakthroughs in Italy for the campaign to boycott Israeli academic institutions.

More than 200 academics from 50 Italian universities have signed a call for the boycott of Israeli academic institutions until Israel complies with international law.

This is the first time a significant number of Italian academics have taken a public stand in support of the Palestinian-led campaign of boycott, divestment and sanctions (BDS).

The move comes just months after Italian Prime Minister Matteo Renzi lashed out at the BDS movement as “stupid and futile” in a speech to the Israeli parliament.

The Italian scholars join more than 1,500 of their colleagues in the United Kingdom, Belgium, South Africa, Ireland and Brazil who have endorsed similar pledges in recent months.

The scholars endorsing the Italian call, which echoes the pledge signed by UK academics last October, are committing to refuse invitations from Israeli academic institutions and not to act as referees or participate in conferences funded, organized or sponsored by Israeli institutions.

Consistent with the guidelines set out by the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), which targets institutions not individuals, the academics clarify that they will “continue to work and cooperate with [their] Israeli colleagues individually.”

They also reiterate the anti-racist nature of the boycott campaign.

“History teaches us”

“I signed because I consider BDS to be of utmost importance. It has demonstrated its ability to have an impact and obtain results,” Patrizia Manduchi, associate professor at the University of Cagliari, told The Electronic Intifada.

“This will be an essential tool in raising awareness among the academic community, who often simply do not know what is happening.”

A professor of history, Manduchi also stressed the importance of “studying the historical record, the origins and evolution of the conflict, which are often forgotten.” She added that “history teaches us.”

Andrea Domenici, an assistant professor in computer engineering, told The Electronic Intifada, “I believe that those who have the privilege of a university education and of working as a researcher have responsibilities toward human society, and among them is a duty not to collaborate with institutions participating in systems of oppression.”

Military ties

The call is also focused on ending ties between Italian universities and Technion, the Haifa-based Israeli technical university.

According to research done by the European Coordination of Committees and Associations for Palestine, Technion is slated to receive more than $18 million in European funding under the EU Horizon 2020 research program.

While all Israeli academic institutions play an integral role in developing and perpetuating Israeli policies that deny Palestinians their fundamental rights, Technion was chosen as a focus due to its involvement “more than any other university in the Israeli military-industrial complex.”

Technion boasts “exceptionally close ties” with the Israeli defense ministry and military as well as the country’s top weapons producers, including Israel Aerospace Industries, Rafael Advanced Defense Systems and Elbit Systems.

The boycott call notes that Elbit Systems “manufactures the drones used by the Israeli army to fire on civilians in Lebanon in 2006 and in Gaza in 2008–2009 and in 2014.”

According to a report by Defense for Children International-Palestine, Israeli forces “directly targeted children” in Gaza, where 164 children were killed by drone-fired missiles in the summer 2014 attacks.

Elbit Systems is destined to become Israel’s largest weapons producer as the only bidder in the running for the purchase of Israel Military Industries as part of a privatization plan. The acquisition would add advanced rockets, airborne bombs and precision multi-purpose tank shells to Elbit’s already deadly product range.

Groomed

Examples of Technion students being groomed for and hired by Israel’s weapons industry and military abound.

These include campus job fairs, joint academic programs, scholarships, projects and research centers and even family and recruitment days sponsored by the military and weapons companies.

Last year, Technion developed a program tailored for professionals interested in developing Israel’s defense exports industry, where, according to one of the lecturers, “the sky is the limit.”

The Italian scholars urge their colleagues to suspend “all forms of academic and cultural cooperation, collaboration or joint projects with Technion.”

Eight Italian universities currently have cooperation agreements with Technion, including in Turin, Milan, Florence, Perugia, Rome and Cagliari.

A 2005 military cooperation agreement between Italy and Israel provides for research and development of weapons systems and commits each country to “encourage their industries to search for projects and equipment with mutual interest for both Parties.”

Protesting

The academics’ pledge also urges student associations to join the campaign to suspend agreements between Technion and Italian universities.

Students have been doing just that.

Last October, students and workers at the University of Turin and Turin’s Polytechnic, which both have agreements with Technion, organized protests during a two-day event featuring Technion aimed at “exploring new areas of collaboration to strengthen the cooperation” between the universities.

On the Italian island of Sardinia, a number of student groups and associations launched a petition calling for the suspension of “all cooperation agreements” between the University of Cagliari and Israeli academic institutions, in particular Technion.

Roberto Vacca, an organizer with the student union UniCa 2.0, told The Electronic Intifada, “Today we’re relaunching our efforts for an immediate end to these cooperation agreements so that our city and our university are not complicit in the horrors perpetrated on the Palestinian people by the Israeli government and institutions.”

Progetto Palestina, a Turin student group, told The Electronic Intifada, “We’re convinced that organizing academic boycott campaigns is crucial because Israeli universities are far from independent apolitical subjects but rather are perfectly integrated and involved in the state policies that oppress Palestinians on a daily basis.”

Reversing a trend

In yet another Italian first, the Italian Society for Middle Eastern Studies will host a panel discussion in mid-March on the BDS movement and academic boycott campaigns.

Panel coordinator and independent researcher Enrico Bartolomei told The Electronic Intifada he sees this Sicily-based event, along with the academics’ pledge, as reversing a trend.

“Despite increasing support on campuses and among professional organizations worldwide for endorsement of the boycott of Israeli academic institutions, academics in Italy have remained largely silent or set up even wider collaboration with Israeli institutions closely linked to Israel’s military-industrial complex and complicit in violations of international law and Palestinian rights,” Bartolomei said.

Bartolomei notes this “marks the first time an Italian academic association will openly discuss the BDS and PACBI campaigns.”

The academics’ pledge states that Israel’s vast military-industrial complex “largely depends on the willingness of governments, companies and research centers around the world to collaborate with universities and research centers in Israel.”

Italian scholars and students are working to raise awareness – and to turn that willingness into a liability in order to convince institutions to sever their ties.

Stephanie Westbrook is a US citizen based in Rome, Italy. Her articles have been published by Common Dreams, Counterpunch, The Electronic Intifada, In These Times and Z Magazine. Twitter: @stephinrome

 

thanks to: The Electronic Intifada

L’università di Southampton cancella una conferenza su Israele

Lo storico israeliano Ilan Pappè: “le lobby ebraiche nel Regno Unito hanno usato ancora una volta l’intimidazione per colpire la libertà di parola”.

A un mese e mezzo dalla decisione dell’Università di Roma Tre di cancellare l’incontro con Ilan Pappè sul tema “Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi” che già aveva fatto discutere e aveva dato il via ad una lettera aperta firmata da migliaia di docenti e ricercatori delle università di tutto il mondo, l’Università di Southampton decide di cancellare il ciclo di incontri dal titolo: “Diritto Internazionale e lo Stato di Israele: Legittimazione, Responsabilità e Eccezioni” che si sarebbe dovuto tenere dal 17 al 19 aprile presso gli spazi dell’importante accademia inglese.

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