Boicottaggio Israele, studiosi del Medio Oriente contro alcune università italiane: “Violati dibattito e libertà accademica”

Boicottaggio Israele, studiosi del Medio Oriente contro alcune università italiane: “Violati dibattito e libertà accademica”

L’associazione di studiosi di Medio Oriente più importante al mondo, ha scritto al ministro dell’Istruzione Giannini per esprime “profonda preoccupazione” sugli episodi che hanno visto i rettori delle Università di Roma (La Sapienza), Cagliari, Catania e Torino censurare e/o ostacolare iniziative volte a discutere il movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni

Sul tavolo del ministro all’Istruzione Stefania Giannini è arrivata una lettera di Beth Baron, presidente della Middle East Studies Association of North America (Mesa) l’associazione di studiosi di Medio Oriente più importante al mondo. La Commissione sulla libertà accademica attivata dagli statunitensi esprime “profonda preoccupazione” sugli episodi che hanno visto i rettori delle Università di Roma (La Sapienza), Cagliari, Catania e Torino censurare e/o ostacolare iniziative volte a discutere il movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (Bds) contro Israele. Gli statunitensi scrivono che se sono “consapevoli che il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane è un argomento estremamente teso, mettere a tacere una discussione libera e aperta su di esso nei campus universitari costituisce una grave violazione della libertà accademica”. Infatti, “in ciascuno di questi casi, il rettore dell’università ha negato o revocato l’accesso alle strutture universitarie” – oppure ostacolato, come nel caso de La Sapienza, a Roma.

Violate norme elementari del dibatto democratico
Nel sottolineare la preoccupazione che così facendo si possa “creare un ambiente ostile”, nella lettera si ribadisce che “La libertà accademica di impegnarsi e promuovere la discussione e il dibattito sull’occupazione israeliana della terra palestinese è un diritto fondamentale, e la sua violazione, attraverso qualsiasi forma di soppressione della discussione aperta sulla questione boicottaggio viola le norme più elementari di espressione democratica”. La lettera dei 3000 studiosi di Mesa si conclude con un’”esortazione”, rivolta anche alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), a “sostenere una discussione e un dibattito aperti sul BDS presso le università italiane”. Un diritto per le università e per gli studenti – chiudono.

La lettera statunitense è la più pesante, ma non è la sola: si sono espressi già pubblicamente gli studiosi della British academics for the Universities of Palestine (Bricup) e gli Accademici irlandesi per la Palestina. Tutti insistono sullo stesso punto: non si tratta di sostenere o meno il BDS, ma di dare spazio al dibattito. E dettagliano la situazione italiana durante la settimana dell’Israeli Apartheid Week.

“BDS? la galera”
Non è passato inosservato il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, dichiarandosi favorevole (Pagine Ebraiche, 23 febbraio 2016) alla perseguibilità penale dei sostenitori BDS, a cui non ha “intenzione di lasciare spazio (…)”. Perché è “fondamentale affermare che l’odio è incompatibile con lo spirito e i valori accademici (…)”.

I primi segnali, scrivono britannici e irlandesi, sono del 2015, quando l’Università di Roma Tre all’ultimo minuto revocò l’aula allo storico israeliano Ilan Pappe, ma “la drammatica soppressione e demonizzare del dibattito sull’attivismo in solidarietà con la Palestina” ha raggiunto il suo culmine nella condanna ai promotori della Campagna Stop Technion – scrive Bricup.

A Cagliari, il rettore ha minacciato le vie legali, ma gli studenti hanno proseguito nell’azione, rilanciando il loro appoggio alla Campagna Stop Technion. E così a Torino, stessa dinamica. A Catania, invece, dove il mese scorso si sono ritrovati gli studiosi della Società Italiana di Studi sul Medio Oriente (SESaMO), per il loro meeting annuale, il rettore Giacomo Pignataro ha censurato il panel sul BDS, anche se era stato già approvato dal board scientifico. E 93 studiosi (praticamente metà associazione) si sono ribellati. Risultato: molti panel sono saltati, mentre altri sono stati trasformati in occasioni di dibattito sul BDS stesso, sulla libertà accademica o su quella d’espressione. E alla fine è proprio in Sicilia che è nato il primo Comitato per la libertà accademica italiano.

Molte le voci sulle pressioni dell’ambasciatore d’Israele. A Roma sono state rivendicate da Pagine Ebraiche: “Ogni eventuale decisione in merito (allo svolgimento dell’Israeli Apartheid Week, ndr), compresa la possibilità che l’incontro sia annullato, spetterà adesso al rettore Eugenio Gaudio (cui si è rivolto anche l’ambasciatore israeliano Naor Gilon e che proprio in questi minuti si starebbe confrontando sul da farsi con i suoi più stretti collaboratori)”. A Cagliari, è stata fatta domanda di accesso agli atti, perché è forte il sospetto che l’ambasciata non abbia solo “telefonato”, voce dei primi momenti, ma abbia scritto – del resto, nel caso Trieste è l’ambasciatore stesso a far pensare a una prassi consolidata.

Il BDS sta vincendo
La crescente preoccupazione israeliana ha preso corpo nella prima conferenza (organizzata a Gerusalemme da Ynet, sito che fa capo a Yedioth Ahronoth) dedicata al contrasto del BDS. Stando ai report delle testate israeliane +972 e Mondoweiss si è svolta all’insegna di un messaggio paradosso: “Il BDS non è una minaccia, ma va preso molto sul serio”. Gli unici a parlar chiaro sono stati gli industriali: i danni ci sono. Ma a dare corpo alla preoccupazione è stata la presenza di tutti i ministri più importanti – Esteri e istruzione per esempio – di personalità della cultura, dei maggiori imprenditori israeliani, dei giornalisti e dell’intelligence – speaker che si sono susseguiti per tutto il giorno di fronte a un migliaio di persone.

E che ha visto nelle parole del ministro per i Trasporti e l’Intelligence, Yisrael Katz, il momento più grave. Lo segnala, tra gli altri, Euro-Mediterrean Monitor, che ha tra i suoi garanti il giurista Richard Falk, ex Rapporteur Onu per i territori occupati. Quando Katz ha parlato di “sforzo mirato di prevenzione civica” contro gli attivisti BDS, “isolandoli e passando informazioni su di loro alle agenzie di intelligence di tutto il mondo” per Ramy Abdu, capo di Euro-Monitor, è un invito a eliminare gli attivisti – “pericoloso e senza precedenti”. Tra i più nominati durante tutta la giornata anti-BDS, Omar Barghouti, il portavoce più in vista del movimento palestinese.

Per Ron Lauder, capo del Congresso mondiale Ebraico, il BDS “avvelena le menti dei giovani ebrei americani”. E ha giurato di rendere illegali i boicottaggi economici”, indicando nella Francia lo stato apripista, dal momento che è l’unico paese europeo dove il boicottaggio sia reato. Le pressioni israeliane, anche su questo aspetto, sono fortissime anche negli Stati Uniti – come ormai ampiamente documentato -, ma data la “sacralità” del Primo emendamento si concretizzano, da un lato, in liste di proscrizione, azioni legali, di discredito e di intimidazione contro gli attivisti, dall’altro, nel proporre disegni di legge e risoluzioni che svantaggino le aziende che decidano di interrompere il commercio con gli insediamenti illegali (come richiede, ad esempio, l’Europa).

thanks to: Ilfattoquotidiano

Sugli ultimi avvenimenti all’Università La Sapienza, tra ingerenze e disinformazione

I compagni italiani ed arabi residenti a Roma denunciano il crescente clima di repressione venutosi a creare negli ultimi mesi in città rispetto a tutte le manifestazioni di solidarietà e sostegno alla causa palestinese.

Abbiamo assistito ad ingerenze, senza precedenti storici, da parte dell’ambasciata israeliana mobilitatasi con il fine di impedire e/o vietare il libero svolgimento di iniziative politiche su tema Palestina e Medio Oriente. Tale ostracismo ha addirittura riguardato la costruzione di dibattiti all’interno di Istituti pubblici di formazione, quali Università e scuole medie superiori. La censura ha riguardato in particolar modo, e la selezione non è casuale, tutte le espressioni di vicinanza e di vera informazione sull’occupazione sionista e sull’aggressione imperialista che, da oltre quattro anni, flagella la popolazione siriana.

Negli atenei de La Sapienza e di Roma 3, iniziative già autorizzate dai vertici accademici sono state in tutta fretta cancellate e, nella migliore delle ipotesi, trasferite in spazi privati dove si sono svolte in un’atmosfera tutt’altro che serena. Al solo richiamo dell’ambasciata d’Israele i rettori si sono sentiti costretti, a dispetto di ogni protocollo diplomatico, a revocare le autorizzazioni a poche ore dall’inizio degli incontri pubblici (COMUNICATO: INGERENZA SIONISTA SU CAMPAGNA “NO EXPO NO ISRAELE”).

Forte è la preoccupazione e lo sdegno, a seguito di questi gravi episodi, provato da molti compagni e amici della Palestina, i quali non hanno voce all’interno dei media mainstream, informazione chiaramente assoldata a tempo pieno nell’incessante diffusione della propaganda sionista ed imperialista.

Ci troviamo a fronteggiare un attacco disonesto che purtroppo non si esaurisce nell’ostile, quanto prevedibile, atteggiamento dell’apparato sionista in Italia. Come se non bastasse, falsi amici della causa palestinese veicolano questa propaganda interventista, promuovendo iniziative che contribuiscono ad amplificare la visibilità di giornalisti e tecnici della menzogna.

Nella medesima Università in cui permane un effettivo divieto di costruire spazi reali di confronto sulle complesse dinamiche del mondo arabo, hanno viceversa ampia agibilità una serie di manovre volte a confondere, strumentalizzare e disinformare studenti e studentesse.

Il giorno 3 marzo sono comparsi nell’atrio del dipartimento di Fisica, Università de La Sapienza, tazebao che pubblicizzano una “Iniziativa sulla Rivoluzione Siriana” prevista per il prossimo 12 marzo nel medesimo dipartimento. Ad accompagnare la locandina, è stata esposta la bandiera del cosiddetto Esercito Libero Siriano. Lo sfoggio di tali simboli ha creato e crea un clima pesante, all’interno delle mura universitarie e non, in quanto riconosciamo in essi la mistificazione, dietro una parvenza “rivoluzionaria”, dell’aggressione imperialista alla Siria, alla quale il nostro paese collabora sia direttamente che indirettamente.

Non ritenendo più tollerabile tutto questo, dopo un pacato tentativo di confronto con gli organizzatori dell’iniziativa, abbiamo quindi sentito la necessità di rimuovere questi simboli dagli spazi universitari. La stessa sera abbiamo affisso dei manifesti all’interno della città universitaria, allo scopo di fare chiarezza sulla posizione della sinistra palestinese riguardo l’aggressione imperialista in Siria.

Nel nostro manifesto, a dimostrazione del sentimento di amicizia tra il popolo palestinese e il popolo siriano, abbiamo scelto di prendere in prestito le parole della compagna Leila Khaled: ”Sto gridando con quanto fiato ho in corpo: siamo con l’esercito siriano e il popolo della Siria. Abbiamo fiducia nel popolo siriano, che ha offerto protezione a noi palestinesi e ci accoglie nella sua terra da oltre sessanta anni. Siamo sicuri che riusciranno a sormontare questo problema”.

Una frase come quella espressa dalla compagna Leila non avrebbe potuto in alcun caso né sorprendere né indignare nessun sincero sostenitore della causa palestinese. Tuttavia, i manifesti sono stati imbrattati con puerili insulti. Evidentemente, il nostro intervento ha fatto cadere la maschera a chi si è mimetizzato troppo a lungo all’interno dell’ambiente della solidarietà internazionale.

Condannando il gesto offensivo, diretto alla sinistra palestinese e ad uno dei suoi più autorevoli membri, Leila Khaled, continueremo con tutte le nostre forze a sostenere la Verità e ad alimentare un sincero spirito internazionalista che è poi quello che ci distingue da chi, consapevolmente o meno, si fa strumento dell’imperialismo e della sua propaganda.

Chiamiamo ad un confronto i compagni e le compagne interessate il giorno lunedì 9 marzo, ore 16:00, davanti al vecchio edificio di Fisica, Università La Sapienza. Successivamente alla discussione verrà effettuato un nuovo attacchinaggio (di gruppo) per coprire le scritte volgari, riutilizzando il manifestino originario.

Compagni italiani e arabi residenti a Roma

Una prima risposta degli studenti e delle studentesse dell’Università La Sapienza

Il Comitato del Martire Ghassan Kanafani, in sinergia con l’Unione Studenti Arabi ed Italiani, raccogliendo il malcontento di studenti e studentesse riguardo i recenti avvenimenti all’Università La Sapienza (link), ha chiamato ieri, lunedì 9 marzo, ad un’assemblea ospitata all’interno del Dipartimento di Fisica.

Diverse sono state le realtà, singoli studenti e studentesse che hanno risposto all’appello, segno evidente di una comune volontà di reagire e di non concedere più spazio di manovra all’opportunismo ed alla disinformazione sui temi che abbiamo a cuore. Nel corso dell’incontro è stata raggiunta una piena condivisione di intenti sulla necessità di un lavoro politico e di documentazione da iniziare assieme presso i nostri atenei che, lungi dall’essere ‘in rivolta’ (come a qualcuno piace pensare) ci appaiono piuttosto distratti ed abbandonati a loro stessi. Dopo questo proficuo scambio di considerazioni, abbiamo ristabilito il decoro per le vie interne della città universitaria con un attacchinaggio di gruppo (link al manifesto). Sono state quindi finalmente coperte le vergognose scritte e gli imbrattamenti effettuati qualche giorno fa. Naturalmente, gli autori del grave gesto che ha preso di mira la degna lotta del popolo palestinese e l’eroica resistenza di chi, senza concessioni, si batte contro l’imperialismo, ora si guardano bene dal manifestarsi alla luce del giorno assumendosi le proprie responsabilità.

Per quanto ci riguarda, garantendo una presenza costante e continuativa, assieme ai compagni italiani ed arabi che ci vorranno affiancare, ci impegniamo nelle prossime settimane in una campagna di vera informazione tramite volantinaggi, banchetti ed iniziative.

thanks to: kanafani.it

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