Xylella, Ue conferma la tesi del M5s: “Api a rischio col pesticida scelto dal governo Gentiloni”. E sul decreto legge dà ragione a Diem25

La conferma ai pericoli dell’Imidacloprid, già bocciato dall’Unione europea insieme ad altri due pesticidi, è arrivata da Bruxelles in risposta a un’interrogazione presentata dall’eurodeputata del Movimento 5 stelle Rosa D’Amato. L’esecutivo Ue ha anche dato ragione al movimento Diem25 di Yanis Varoufakis che aveva chiesto il blocco del decreto, ritenuto illegittimo perché mai notificato alla Commissione.

“Rischi per le api in caso di usi esterni dell’Imidacloprid“, il pesticida che il governo Gentiloni ha scelto per combattere la diffusione della Xylella in Puglia. È questo l’allarme lanciato dalla Commissione europea in risposta a un’interrogazione presentata dall’eurodeputata del Movimento 5 stelle Rosa D’Amato il 23 aprile scorso. Un pericolo, quello derivante dall’Imidacloprid, confermato dalle relazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

“Le autorità italiane erano tenute a presentare dati di conferma per gli usi ancora consentiti” del pesticida, si legge nella risposta di Bruxelles, “inoltre era previsto un riesame dei nuovi dati scientifici relativi ai rischi per le api derivanti dall’uso di Imidacloprid entro due anni”. Riesame che non ha impedito al precedente esecutivo guidato da Paolo Gentiloni di emanare il “decreto Martina“, che porta il nome dell’ex ministro all’Agricoltura e attuale segretario reggente del Pd e che prevede l’obbligo di utilizzare i insetticidi nella Puglia meridionale. Su questo, il movimento Diem25 fondato da Yanis Varoufakis ha presentato un esposto chiedendo il blocco del decreto, ritenuto illegittimo perché mai notificato a Bruxelles. Un vero e proprio paradosso, se si pensa che nell’aprile scorso l’Unione europea (con il voto favorevole dell’Italia) ha vietato l’uso di tre insetticidi dannosi, fra cui l’Imidacloprid, proprio perché ritenuto dannoso per le api.

“Le nostre denunce sono state confermate”, ha dichiarato l’eurodeputata D’Amato. “Questo pesticida è nocivo per le api e di conseguenza comporta gravi rischi per l’agricoltura e l’economia del territorio. La vicenda dimostra ancora una volta come, fin dal principio, le autorità italiane si siano piegate alle lobby dei pesticidi – continua la pentastellata – Abbiamo più volte denunciato i rischi connessi all’uso intensivo di queste sostanze, oggi i fatti e la stessa Efsa ci danno ragione. Serve un cambiamento di paradigma per affrontare davvero la crisi dell’agricoltura e dell’economia pugliesi, concentrando le misure per combattere la xylella sulla promozione di trattamenti e coltivazioni biologiche. Il nuovo governo rimedierà agli errori del precedente”, ha concluso D’Amato.

La risposta dell’Ue all’esposto di Diem25 – Nella serata del 5 giugno un portavoce dell’esecutivo Ue ha fatto sapere che “le autorità italiane avrebbero dovuto notificare alla Commissione europea l’inserimento di un pesticida soggetto a restrizioni nell’elenco delle sostanze potenzialmente utilizzabili contro la cicala vettore della xylella fastidiosa contenuto nel decreto del febbraio 2018 sulle misure di emergenza contro il batterio”. Una conferma di quanto sostenuto da Diem25 e dall’associazione The Good Lobby nell’esposto presentato alla Commissione. Il portavoce ha poi aggiunto che l’esecutivo “è a conoscenza del fatto che nel decreto ministeriale in questione l’imidacloprid è elencato tra le sostanze che potrebbero essere usate” contro l’insetto vettore. “Tuttavia – prosegue – questo utilizzo richiederebbe innanzitutto un’autorizzazione specifica da parte delle autorità italiane, che non è stata ancora emessa, pertanto il suo uso è vietato. Esiste inoltre l’obbligo per le autorità italiane di notificare la misura alla Commissione”.

 

Sorgente: Xylella, Ue conferma la tesi del M5s: “Api a rischio col pesticida scelto dal governo”. E sul decreto legge dà ragione a Diem25 – Il Fatto Quotidiano

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Epitaffio agli ulivi

ulivi del salento Autore: Luciano Manna Fonte: peacelink

Quando guardi qualcosa fin da quando sei piccolo è difficile pensare che possa scomparire così, da un giorno all’altro.
E tuo nonno l’aveva mostrato a tuo padre e lui a te e quella cosa era lì fin da prima, era lì da secoli.
Questo è ciò che devono aver visto gli occhi pieni di lacrime del contadino del Salento.
Una gran ferita è stata inferta oggi a coloro che vivono la splendida terra pugliese e a coloro che ne sono lontani.
Perché quando da lontano pensi alla tua terra la immagini sempre a metà tra come te la ricordi e come vorresti che fosse e fino a ieri gli ulivi facevano parte della prima categoria.
Non starò qui a spiegare la gravissima ingiustizia che è stata commessa, è stato già fatto da PeaceLink, dalle associazioni del Salento che si sono battute perché il sapere dei contadini e delle università venisse considerato all’interno della vicenda xylella, perché finora è stato solo imposto ai contadini senza che nessuno avesse chiesto mai il loro parere.
E l’Europa ci ha ascoltati.
L’Europa aveva avvisato, aveva concesso tempo.
Come hanno osato persone così piccole distruggere qualcosa di così grande?
Malgrado autorità superiori avessero detto loro di aspettare.
Una tragedia greca in pura salsa italiana.
Ebbene, noi siamo stati universalmente riconosciuti una terra splendida, siamo l’avanguardia di un meridione d’Italia che vuole risorgere.
I tarantini, i salentini si battono, si sono battuti e si batteranno in prima fila.
National Geographic ci ha inserito tra le migliori mete al Mondo.
Ad Ostuni abbiamo scoperto Delia, ominide di sesso femminile del paleolitico, conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale.
La Puglia ha dato al mondo la più antica madre della storia, i primi consanguinei di cui si ha traccia dell’intera storia dell’umanità.
Taranto è l’unica colonia spartana della storia ed ha avuto il governante che Platone, ovviamente studiato a livello mondiale, prese ad esempio, Archita da Taranto.
I Bizantini favorirono l’immigrazione dei Greci nel sud del Salento, per ripopolarlo. Sopravvivono. Nell’isola linguistica della Grecìa salentina, si parla ancora una lingua estremamente simile al greco antico, il griko.
Il Salento è terra di taranta, di pizzica, di tradizioni studiate attentamente da paesi più attenti e consapevoli del nostro.
Di Taranto parla Orazio: “E se il destino avverso mi terrà lontano allora cercherò le dolci acque del Galeso caro alle pecore avvolte nelle pelli, e gli ubertosi campi che un dì furono di Falanto lo Spartano.”
Brindisi, crocevia culturale, diede i natali al poeta Marco Pacuvio, il più grande tragediografo latino, nipote del leccese Quinto Ennio, considerato da Cicerone il “padre della letteratura latina”.
Ed il Salento, nel 1480, sotto gli Aragonesi, diede ancora prova del suo valore, Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, con l’eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all’Islam.
“Poiché abbiamo discorsa l’antica Italia fino a Metaponto, ci convien ora parlar del rimanente; e prima di tutto seguita la Japigia. Gli Elleni la chiamano anche Messapia; e gli abitanti in parte si chiamano Salentini (e son quelli intorno al promontorio Japigio), in parte Calabri. Al di sopra di costoro verso il settentrione stanno i Peucezii, poi quelli che nel greco linguaggio sono denominati Daunii: ma i nativi di quella regione chiamano Apulia tutto il paese al di là dei Calabri. Alcuni poi de’ popoli onde son abitati que’ luoghi si dicono anche Pedicli, principalmente i Peudicizii.” (Strabone)
Strabone è di età romana, ma l’Apulia esisteva già.
Certo la memoria da tenere viva è millenaria e non è facile, ma siamo antichi almeno quanto gli ulivi.
Siamo lo stesso popolo che li ha visti nascere, che oggi li piange e che li ripianterà ancora.
Un popolo millenario non si può abbattere, annientare gli ulivi, non può permettere di annientare la memoria, la dignità ed il valore di un popolo che ha bisogno dalle lacrime di riscoprirsi ancora più consapevole di se stesso.

La dignità degli ulivi è la nostra. Ora abbatteteci tutti.

Antonio Caso

Hebron, coloni israeliani sradicano 1200 olivi – Jewish settlers uproot over 1,200 fruitful trees

Israeli settlers have uprooted on Sunday 1,200 olive trees, tens of almond, nut trees in the West Bank city of Al-Khalil.

Hebron, coloni israeliani sradicano 1200 olivi | InfopalInfopal.

Jewish settlers uproot over 1,200 fruitful trees | Days of Palestine

Days of Palestine
Days of Palestine
Days of Palestine
Days of Palestine
Jewish settlers uproot over 1,200 fruitful trees
Jewish settlers uproot over 1,200 fruitful trees
Jewish settlers uproot over 1,200 fruitful trees
Jewish settlers uproot over 1,200 fruitful trees

Progetto “L’ulivo, pianta della memoria”

L’idea:

La commissione Progetti educativi dell’associazione Amal, che realizza da tempo attività di scambio tra bambini italiani e bambini palestinesi, intende promuovere in Italia il progetto “L’ULIVO, PIANTA DELLA MEMORIA” come continuazione del progetto già attivato “SEMI DI PACE”, legando entrambi ad una campagna di sensibilizzazione rivolta ad adulti e istituzioni che potrebbero con l’associazione condividere una raccolta di fondi per la realizzazione di campi d’ulivo nel territorio di Betlemme.

Partendo dalla felice immagine dell’orgoglioso popolo palestinese di un tempo, è nata in seno alla nostra associazione l’idea di un nuovo progetto educativo, finalizzato a ricucire le relazioni intergenerazionali tra bambini e anziani di questo territorio.
Scoprendo i mestieri che riguardano l’utilizzo della terra, i contadini più vecchi avrebbero potuto stabilire un dialogo con i più giovani abitanti, favorendo il sorgere di un nuovo e forte legame di appartenenza alla cultura del proprio popolo.


Destinatari:

I destinatari del progetto sono i bambini che durante l’anno trascorrono i pomeriggi nella nostra sede di Betlemme e che normalmente, all’interno della loro comunità, non hanno molte occasioni di conoscere altre persone con cui confrontarsi.
I loro ambienti di crescita sono il villaggio o il campo profughi, la scuola o il nostro centro AMAL. Tali circostanze, contestuali e relazionali, finiscono per restringere l’ambiente di vita di questi bambini che sono così penalizzati nel loro processo di crescita sociale e intellettuale.


Esperienze sul campo:

Nel corso delle attività previste dal progetto educativo, attivato nell’anno 2008/09 e denominato “SEMI DI PACE” sono state organizzate uscite di gruppo con modalità di lavoro strettamente legate all’esplorazione nel territorio naturale circostante.

Grazie alla presenza dei volontari dell’Associazione AMAL, che ormai da sei anni si recano dall’Italia in Palestina, questi bambini, aiutati da un’educatrice locale, hanno potuto vivere diversi momenti
durante i quali sviluppare nuove relazioni interpersonali, anche con i nuovi amici italiani, e hanno avuto l’opportunità di aumentare la conoscenza del loro territorio circostante, mai esplorato perché esterno ai luoghi della loro quotidianità. Soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, sono stati programmati incontri con esperti di agricoltura, che hanno saputo dar loro consigli pratici circa il lavoro di semina, in relazione alle diverse tipologie di terreno
e delle condizioni climatiche. I nostri bambini del centro, durante le loro uscite, sono così entrati in contatto con alcuni anziani
agricoltori che non solo hanno saputo dare esaurienti spiegazioni circa la semina e il modo di lavorare la terra, ma che hanno saputo affascinarli con narrazioni ricche di testimonianze che riguardavano la vita passata e le abitudini di un tempo.

I racconti hanno suscitato nei giovani esploratori molto interesse e in alcuni di loro anche incredulità, in quanto descrivevano situazioni che nessun adulto di riferimento aveva mai narrato.
Tornati al centro i bimbi hanno cominciato a disegnare prati e piante, ma l’albero dell’ulivo prevaleva su tutti gli altri…

Emergeva come l’ulivo stava diventando per tutti un simbolo di appartenenza!


Finalità e Obiettivi:

Dalle premesse sopra esposte nasce il presente progetto, da rivolgere al gruppo di ragazzi più grandi che frequentano il nostro centro (10 / 13 anni). Il progetto intende valorizzare le esperienze svolte sul campo e svilupparle con l’approccio della ricerca-azione, promuovendo un lavoro di ricostruzione della memoria, inteso come attività partecipativa del gruppo di ragazzi, orientato alla scoperta della storia del loro territorio e delle loro tradizioni: semplici cose che possono rivelarsi significative per riflettere sul loro senso di identità e sicurezza, fattori indispensabili per potersi poi confrontare e rapportare con l’altro,chiunque esso sia.

Non possiamo ancora sapere come si potranno sviluppare le successive fasi di ricostruzione della storia del luogo, ma siamo certi che questa modalità di intervento non intende lavorare esclusivamente sul trauma, sulla compensazione del dolore, o sul far emergere situazioni di difficoltà, bensì sulla necessità che ogni bambino ha di costruire la propria identità e la propria rete di relazioni in rapporto al proprio territorio, all’ambiente e alla società cui appartiene e cui è destinato un giorno a partecipare.

Il progetto ha tre obiettivi generali. Il primo riguarda la sfera educativa-pedagogica, il secondo la sfera simbolica e di costruzione dei significati, il terzo riguarda la sfera delle relazioni (anche con bimbi italiani, coinvolti in un rapporto comunicativo di scambio di esperienze).

Per quanto riguarda l’aspetto pedagogico-educativo, l’obiettivo è quello di sviluppare in ciascun bambino il desiderio di prendersi cura di una pianta, impegnandolo in un progetto di responsabilità a lungo termine. Intraprendendo questa attività del saper operare con le mani, il bambino avrà modo di vedere il frutto del proprio “lavoro”, osservando e curando personalmente tutte le fasi di crescita della pianta che gli è stata assegnata.

Circa l’aspetto simbolico, l’obiettivo è quello lavorare sul significato dell’albero di ulivo, coltivazione tipica della tradizione palestinese. L’ulivo è infatti un simbolo del popolo palestinese e il lavoro su questa immagine consente ai bambini di ripercorrere e ricostruire percorsi di memoria interrotti, riscoprire usi e costumi della propria terra e creare un nuovo legame con essa. Il progetto coinvolgerebbe anche gli agricoltori locali che avrebbero il compito di aiutare i bambini, come in un grande laboratorio territoriale, a prendersi cura delle piante di ulivo. L’idea di coinvolgere diverse figure, per età, professione, posizione sociale, genere, è quella di offrire l’opportunità di creare un contatto intergenerazionale di cui la terra costituisca l’elemento fondante.

Terzo obiettivo è quello di sviluppare la capacità di confrontarsi con la differenza e con “l’altro da me”, continuando perciò con la modalità dello scambio di esperienze tra i bambini palestinesi e quelli italiani, che avranno vissuto esperienze simili. Un aspetto degno di nota sul quale il progetto svilupperà profonde riflessioni riguarda l’uso dell’acqua e del suo utilizzo responsabile. In Palestina infatti vi sono gravi problemi di scarsità idrica: i bambini palestinesi, e indirettamente quelli italiani, attraverso questa attività avrebbero modo di imparare a considerare l’acqua come un bene prezioso che va utilizzato responsabilmente.

Segui l’evoluzione del progetto documentata sul suo blog

L’aiuola del centro cambia colore…

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L’albero di Silvia in Palestina

L’olivo di Silvia ha messo le sue radici…
…ora non resta che prendersi cura di lui, affinché cresca e doni i suoi frutti!

I bambini di Amal hanno voluto ricordare la nostra sostenitrice ed amica Silvia, che si spenta lo scorso anno.

Cara Silvia, adesso il tuo alberello d’olivo crescerà rigoglioso in Palestina, terra che ha sempre dimorato nel tuo cuore e che adesso manterrà vivo il tuo ricordo attraverso il simbolo della sua memoria, della sua cultura e della sua instancabile resistenza… quella che ti ha contraddistinto fino al tuo ultimo respiro.

Ciao Silvia, che la terra ti sia lieve!

 

Amal friends

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