US has sent 5,000 trucks of arms to Syria: Erdogan

US forces, accompanied by Kurdish People's Protection Units (YPG) fighters, drive their armored vehicles near the northern Syrian village of Darbasiya on April 28, 2017. (Photo by AFP)
US forces, accompanied by Kurdish People’s Protection Units (YPG) fighters, drive their armored vehicles near the northern Syrian village of Darbasiya on April 28, 2017. (Photo by AFP)

Turkish President Recep Tayyip Erdogan says the US and its allies have been providing free weapons to Kurdish militants operating in northern Syria in a move that poses a threat to Turkey’s security.

In an interview with the Turkish NTV news channel on Saturday, Erdogan accused the US and its allies of refusing to sell weapons to Ankara while arming the outlawed Kurdish forces.

“We cannot buy weapons from the US with our money, but unfortunately, the US and coalition forces give these weapons, this ammunition, to terrorist organizations for free,” he said. “So where does the threat come from? It comes primarily from strategic partners.”

The Turkish president also noted that Washington continues to dispatch arms convoys to Syria. “The US sent 5,000 trucks loaded with weapons to northern Syria,” he said.

The US views the Kurdish People’s Protection Units (YPG) as an ally in Syria. The militant group forms the backbone of the so-called Syrian Democratic Forces (SDF) which is being trained, equipped and protected by the Americans.

Last December, US President Donald Trump approved providing weapons worth $393 million to what Washington calls partners in Syria, including the YPG.

The following month, the US announced plans to create a 30,000-strong force comprised of Kurdish militants, which would be deployed along the Turkish border.

The US measures infuriated Ankara, which views the YPG as the Syrian branch of the outlawed Kurdistan Workers’ Party (PKK).

Erdogan accused Washington of planning to form a “terror army” in Syria. On January 20, Turkey launched an operation against the YPG in the Syrian city of Afrin.

Afrin fell to Turkish forces in March, with Erdogan warning that the military campaign may be extended along the whole Syrian border.

The Afrin operation, codenamed Operation Olive Branch, has strained relations between the US and Turkey. Ankara has threatened to advance on the SDF-held town of Manbij, where US troops are stationed.

About 2,000 US troops are deployed in northeast Syria in territories under the control of Kurdish militants.

Turkey has been sounding the alarm about Washington’s alliance with Kurdish fighters in Syria. The country, which has the second-biggest army in NATO, has been coordinating with Russia and Iran to ensure a political transition, leaving Washington out of the negotiations.

Marcus Montgomery, a fellow at the Arab Center Washington DC, has said Trump and his aides do not seem to understand the gravity of Turkey’s concerns.

Washington’s former ambassador to Syria Robert Ford echoed Montgomery’s comments, saying that the administration had done “nothing” to ease the worries of the Turks.

“The American position in northern Syria is strategically foolish and operationally dangerous,” Ford told Middle East Eye news portal.

Sorgente: PressTV-US has sent 5,000 trucks of arms to Syria: Erdogan

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La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense

Il 10 febbraio, aerei israeliani attaccavano diverse aree in Siria, ma la difesa aerea siriana abbatteva 2 aviogetti dell’IAF (1 F-16I Sufa e 1 F-15I Baaz), sul nord d’Israele, impiegando missili del sistema di difesa aereo S-125 Pechora-2M. I piloti si eiettavano, ma uno decedeva in seguito alle ferite. Gli israeliani avevano tentato di attaccare le postazioni dell’EAS utilizzando missili da crociera, senza avvicinarsi allo spazio aereo siriano. Le difese aeree siriane (SyAAD) abbattevano i missili più pericolosi, lasciando andare quelli che non avrebbero causato danni in territorio siriano. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv veniva chiuso e le sirene antiaeree suonavano nelle alture del Golan e nella Galilea. Subito dopo gli israeliani, per “rappresaglia”, attaccavano le postazioni dell’EAS nella regione meridionale della Siria, mentre le difese aeree siriane sventavano il nuovo attacco. “Il nemico israeliano all’alba aveva attaccato una postazione militare nella regione centrale, e le difese aeree siriane respingevano l’attacco colpendo più di un aereo”. In seguito gli israeliani attaccavano alcune postazioni nella regione meridionale, che le difese aeree respingevano ancora una volta. In seguito, le autorità israeliane facevano appello alla Russia per contribuire a ridurre le tensioni al confine con la Siria; questo a seguito di un incontro urgente tra il Primo ministro, il ministro della Difesa e altri alti funzionari israeliani. Il disinformatore Magnyer tentava di spacciare la tesi che gli aviogetti israeliani siano stati abbattuti da missili iraniani Shaheen, cercando di giustificare a livello mediatico la propaganda sionista. Ma il sistema di difesa Shaheen è la copia iraniana del sistema statunitense Hawk, ed è quindi incompatibile con la rete dei sistemi di difesa aerea siriana d’impronta sovietica-russa.
Tutto questo avveniva poche ore dopo che l’Esercito arabo siriano spazzava via ogni residua presenza di al-Qaida e Stato Islamico dai governatorati di Hama ed Aleppo, liquidando in poche settimane una sacca di 1100 kmq con 500 terroristi intrappolati dentro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane dichiarava lo sradicamento dei terroristi dello SIIL e dei gruppi affiliati nelle aree tra Qanasir, Aleppo, Sinjar e Sinah. Inoltre, la bufala della strage di soldati siriani nel bombardamento statunitense su Tabiyah e Qasham, presso Dayr al-Zur, svanisce con l’ammissione dello stesso Mattis che le forze d’occupazione statunitensi avevano colpito solo 2 carri armati delle milizie tribali governative siriane; probabilmente si trattava di due autoveicoli civili, dato che le autorità siriane riferivano di 40 civili uccisi o feriti. I timori negli USA riguardo a un coinvolgimento in Siria sono sempre più acuti; il senatore degli Stati Uniti Tim Kaine, membro del comitato per le relazioni estere e i servizi armati del Senato, criticava l’attacco degli Stati Uniti, “Anche se sono grato che nessun membro degli Stati Uniti o della coalizione sia stato ferito nell’attacco, sono gravemente preoccupato dall’amministrazione Trump che volutamente s’infila in un grande conflitto, senza il voto del Congresso ed obiettivi chiari“. Mattis stesso mostrava dei dubbi sugli eventi a Dayr al-Zur, definendola “situazione di perplessità“, non potendo dare “alcuna spiegazione sul perché” forze filogovernative avrebbero attaccato una base delle SDF. Come affermano chiaramente le fonti governative siriane, non c’è mai stata alcuna operazione siriana contro il territorio occupato dalle SDF, ma un’operazione di ricognizione contro le infiltrazioni dello SIIL nel governatorato di Dayr al-Zur.
Va notato che almeno un paio di presunti ‘giornalisti freelence’ in Siria, un presunto corrispondente russo e un noto mercenario statunitense, hanno amplificato e spacciato tale operazione da guerra psicologica e di disinformazione. Il falso corrispondente russo arrivava a dire che nell’azione statunitense erano morti “130 mercenari russi” della compagnia Wagner (!?), mentre il mercenario statunitense, due ore prima dell’attacco statunitense, aveva tweettato che forze siriane stavano per attaccare obiettivi detenuti dalle SDF nella regione, lanciando alle forze militari del proprio Paese un preallarme. Le autorità siriane dovrebbero mostrare estrema attenzione verso coloro che si presentano come amici, solo per poi monitorare con metodi, modalità e scopi poco chiari, le aree del territorio siriano sottoposte a maggior conflitto.

Nel frattempo, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Yaman, e cinque sue guardie del corpo, venivano uccisi presso Jisr al-Shughur, a sud d’Idlib, da disertori della stessa organizzazione terroristica, mentre un elicottero d’attacco turco Agusta/TAI T-129B ATAK veniva abbattuto dalle YPG ad al-Qudah, presso Raju, a nord-ovest d’Ifrin. I due piloti restavano uccisi. Un’unità dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra su Tal Hadada, ad est di Qinsiba, a nord di Lataqia, eliminando l’intero gruppo. Ad est di Damasco, tra Irbin e Harasta, la 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano liberava diversi edifici, numerose trincee e cinque tunnel occupati dai terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham. Inoltre, un distaccamento delle Forze di Difesa Nazionali (NDF) liquidava 12 terroristi dello SIIL, e ne sequestrava l’autocarro che trasportava missili anticarro AGM-114 Hellfire e dispositivi per il controllo dei missili.
Note
Anàlisis Militares
Global Security
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SANA

via La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense — Aurora

Le basi segrete Usa in Siria svelate dall’agenzia turca Anadolu

BASI SEGRETE USA IN SIRIA Andolu

Pentagono ha espresso forte preoccupazione dopo che l’agenzia di stampa di stato turca, Anadolu, ha rivelato la localizzazione di tutte (o molte) postazioni e basi delle forze militari statunitensi nel nord della Siria. L’agenzia Anadolu ha pubblicato lunedì un rapporto dettagliato sulla posizione delle strutture militari e in alcuni casi persino il numero degli effettivi statunitensi che cvi sono schierati.

Anadolu ha aggiunto che le basi – 2 aerodromi e 8 basi avanzate (FOB) – sono utilizzate per sostenere il Partito dell’Unione democratica (Pyd) e il suo braccio armato, le Unità di Protezione Popolare (Ypg) che costituiscono la struttura portante delle Forze Democratiche Siriane (FDS), movimento sostenuto da Washington che combatte l’Isis e sta liberando Raqqa inglobando anche milizie tribali arabe.

La dettagliata infografica pubblicata da Anasdolu rivelava inoltre che 200 militari delle forze speciali USA e 75 francesi operano sul fronte di Raqqa da un avamposto situato una trentina di chilometri a nord della capitale dello Stato Islamico per il 30% liberata dalle milizie delle FDS.

Washington e Ankara hanno da tempo rapporti molto tesi a causa dell’iniziativa statunitense di sostenere le FDS che Ankara teme possano costituire un’entità autonoma curda nel nord della Siria a ridosso dei confini con la Turchia.

La Turchia, che considera l’Ypg un “gruppo terroristico” alleato del PKK.  Il portavoce del Pentagono, il maggiore Adrian Rankine-Galloway, ha dichiarato che la diffusione di “informazioni militari sensibili” espone le forze della Coalizione a rischi non necessari e potrebbe potenzialmente compromettere le operazioni contro lo Stato Islamico.

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“Anche se non possiamo verificare in modo indipendenti le fonti che hanno contribuito a questo articolo, saremmo molto preoccupati se responsabili di un alleato Nato mettessero di proposito a rischio le nostre forze diffondendo informazioni sensibili”, ha detto il portavoce. “Abbiamo già espresso questi timori al governo della Turchia”, ha sottolineato pur rifiutandosi, per ragioni di sicurezza, di chiarire se le informazioni diffuse dall’Anadolu fossero veritiere.

Le autorità di Ankara hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella pubblicazione.

“Non si tratta di informazioni fornite dal nostro governo”, ha assicurato in una conferenza stampa, Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Recep Tayyip Erdogan.

“L’agenzia Anadolu ha scritto queste informazioni basandosi sulle proprie fonti” ha detto il portavoce aggiungendo che “siamo stati informati di questo articolo dopo la sua pubblicazione”.

Resta in ogni caso difficile credere, specie con il rigido controllo sui media in vigore in Turchia, che Anadolu abbia potuto ottenere e pubblicare delicate infiormazoni di carattere militare senza che il governo ne fosse informato.

 

Foto: Anadolu e Getty Images

Sorgente: Le basi segrete Usa in Siria svelate dall’agenzia turca Anadolu – Analisi Difesa

La Turchia s’infiltra in Siria, la Russia avvia grandi manovre

Alessandro Lattanzio, 26/8/2016 Il Ministero degli Esteri russo, in merito all’invasione turca in Siria, dichiarava “Mosca è seriamente preoccupata per gli sviluppi sul confine siriano-turco, ed è particolarmente allarmata dalla prospettiva che la situazione nella zona del conflitto continui a deteriorarsi, con conseguente maggiori perdite civili e accresciute tensioni etniche tra arabi e curdi. Crediamo fermamente che la crisi siriana può essere risolta esclusivamente sulla solida base del diritto internazionale attraverso il dialogo intra-siriano tra tutti i gruppi etnici e religiosi, tra cui i curdi, sulla base del Comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012 e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui la risoluzione 2254, avviato dal Gruppo internazionale di sostegno alla Siria“. Va ricordato che nel febbraio 2016, Erdogan definì “risibile” l’accusa della Russia che la Turchia stesse preparando l’invasione della Siria. “Trovo questa dichiarazione russa ridicola… ma è la Russia che è attualmente impegnata nell’invasione della Siria“, aveva detto Erdogan, che affermava anche che la Russia va ritenuta responsabile delle persone uccise in Siria, e che Mosca e Damasco erano responsabili di 400000 morti. Parlando a una conferenza stampa congiunta con l’omologo senegalese, durante una visita in Senegal, Erdogan aveva anche detto che la Russia invadeva la Siria per creare uno “Stato boutique” per il Presidente Bashar al-Assad. “La Turchia non ha alcun piano o pensiero per attuare una campagna militare o incursione in Siria“, dichiarava un funzionario turco, “La Turchia è parte di una coalizione, collabora con i suoi alleati, e continuerà a farlo. Come abbiamo più volte detto, la Turchia non agisce unilateralmente“. “I russi cercano di nascondere i loro crimini in Siria“, dichiarava l’ex-primo ministro turco Ahmet Davutoglu, “Semplicemente distolgono l’attenzione dai loro attacchi ai civili di un Paese già invaso. La Turchia ha tutto il diritto di prendere tutte le misure per proteggere la propria sicurezza“. Intanto, un capo del gruppo terroristico filo-turco Faylaq al-Sham, entrato nella città di Jarablus nel nord della Siria nell’ambito di un’operazione supportata da carri armati e forze speciali turchi e aerei da guerra degli USA, riferiva che la maggior parte dei terroristi dello Stato Islamico che occupavano Jarablus si erano ritirati e alcuni si erano arresi. Ma nonostante ciò, solo la metà della città era sotto il controllo dei terroristi neo-ottomani. “I jihadisti dello Stato islamico si sono ritirati da diversi villaggi alla periferia di Jarablus e si sono diretti a sud verso la città di al-Bab“.
Mentre il primo ministro turco Binali Yildirim affermava che “Il nostro esercito continuerà l’operazione finché i terroristi saranno completamente cacciati da questa regione e le forze armate turche forniscono supporto logistico alle forze dell’esercito libero siriano“, il rappresentante della Repubblica Araba di Siria presso le Nazioni Unite, Bashar al-Jafari, dichiarava che “E’ impossibile sconfiggere lo Stato islamico in Siria senza prima sconfiggerlo in Turchia. Come può la Turchia dire che combatte lo SIIL a Jarabulus se essa stessa ne ha permesso la creazione e lo sviluppo rifornendolo di migliaia di autoveicoli Toyota e di altre marche, già dotati di armi? Inoltre, coi fondi dal Golfo Persico gli ha acquistato armi da Ucraina, Croazia, Bulgaria, ecc. Non c’è dubbio che ci sia pressione russo-iraniana su Ankara per farle cambiare politica verso la Siria. La Turchia dice una cosa ma ne fa un’altra. Sentiamo buoni interventi ogni giorno, ma non vediamo nessuna azione reale. Se ci fossero azioni coerenti con le dichiarazioni, non avrebbe iniziato l’operazione a Jarabulus. Gli Stati Uniti usano la Turchia, il braccio armato del PKK, al-Nusra e altri. Questo è noto. Il diplomatico di più basso rango alle Nazioni Unite sa già cosa accade in Siria e Iraq. La lotta al terrorismo può avvenire solo creando una equa coalizione internazionale, in coordinamento con le autorità siriane. Lo sosterrò, ma non senza il consenso del governo siriano. Noi viviamo nel 21° secolo, non nella foresta. Si dimentica che esiste il diritto internazionale“. Sergej Balmasov, dell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente, dichiarava che “Gli statunitensi ancora perseguono il loro obiettivo principale, indebolire il governo di Bashar Assad. Tutte le coalizioni supportate dagli Stati Uniti sono temporanee“, e l’intervento della Turchia trascinerà ulteriormente la guerra in Siria destabilizzando la regione, mentre Ruslan Pukhov, del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie, dichiarava che “Tenendo conto dei legami tra Ankara e Washington al minimo nelle ultime due settimane, tale operazione serve ad distogliere l’attenzione da Fethullah Gulen e mostrare che Stati Uniti e  Turchia rimangono alleati strategici“.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa della Federazione Russa avviava ampie esercitazioni a sorpresa di prontezza al combattimento delle Forze Armate nei Distretti Militari meridionale, occidentale e centrale, così come delle Flotte del Nord, del Mar Nero e del Caspio, e delle principali basi delle VDV, ovvero le forze aerotrasportate. Il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu annunciava, “Oggi, in conformità con la decisione del comandante supremo delle Forze Armate, un’altra ispezione improvvisa è iniziata. Le truppe e i mezzi delle forze dei Distretti Militari Meridionale, Occidentale e Centrale, la Flotta del Nord, l’Alto Comando delle Forze Aerospaziali, il comando delle truppe Aerotrasportate dalle 0700 sono in allerta completa“. Le manovre si svolgono dal 25 al 31 agosto. Inoltre, il Distretto Militare del Sud avviava le esercitazioni strategiche “Caucaso-2016“; “I corpi di amministrazione militare, le unità militari e le formazioni di combattimento, sostegno speciale e logistico compiranno 12 esercitazioni specifiche volte ad affrontare i problemi nello schieramento avanzato del completo sistema di supporto delle truppe“, dichiarava il ministro. Più di 4000 effettivi e 300 mezzi della Flotta del Mar Nero e della Flottiglia del Caspio partecipavano alle manovre. Il Ministero della Difesa russo informava che anche 15 navi da combattimento della Flotta del Mar Nero e 10 della Flottiglia del Caspio aderivano alle esercitazioni, assieme a 8000 militari e oltre 2000 mezzi del Distretto Militare Meridionale, a 1000 militari e circa 200 mezzi della base russa nella Repubblica dell’Ossezia del Sud, e ai caccia-intercettori del Distretto Militare Occidentale che pattugliano i confini occidentali della Russia, “gli aerei da combattimento pattugliano costantemente lo spazio aereo nelle zone di confine“.1023573257Fonti:
al-Arabiya
Fort Russ
MID
New Cold War
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TASS

Sorgente: La Turchia s’infiltra in Siria, la Russia avvia grandi manovre | Aurora

President al-Assad: The Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards and are now left with Aleppo battle card

Damascus, SANA – President Bashar al-Assad gave interview to Cuba’s official state news agency Prensa Latina in which he said the Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards on the battlefields in Syria and that Aleppo battle is their last card, affirming that there is strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba, on the political and historical levels and that hard work is needed in order to invigorate the different sectors of this relation.

 

The following is the full text of the interview:

 

Question 1: Mr. President, thanks for giving Prensa Latina this historic opportunity of conveying your point of view to the rest of the world about the reality in Syria, because as you know, there is a lot of misinformation out there about your country, about the foreign aggression that is taking place against this beautiful country.

 

Mr. President, how would you evaluate the current military situation of the external aggression against Syria, and what are the main challenges of Syrian forces on the ground to fight anti-government groups? If it is possible, we would like to know your opinion about the battles or combats in Aleppo, in Homs.

 

Aleppo battle is the last card for the Turks, Qataris and Saudis

 

President Assad: Of course, there was a lot of support to the terrorists from around the world. We have more than one hundred nationalities participating in the aggression against Syria with the support of certain countries like Saudi Arabia and Qatar with their money and Turkey with the logistical support, and of course with the endorsement and supervision of the Western countries, mainly the United States, France, and the UK, and some other allies. But since the Russians decided to intervene in supporting legally the Syrian Army in fighting the terrorists in Syria, mainly al-Nusra and ISIS and some other affiliated groups, the scales have been tipped against those terrorists, and the Syrian Army has made many advances in different areas in Syria. And we are still moving forward, and the Syrian Army is determined to destroy and to defeat those terrorists. You mentioned Homs and Aleppo. Of course, the situation in Homs, since the terrorists left Homs more than a year ago, the situation has been much, much better, more stable. You have some suburbs of the city which were infiltrated by terrorists. Now there is a process of reconciliation in those areas in which either the terrorists give up their armaments and go back to their normal life with amnesty from the government, or they can leave Homs to any other place within Syria, like what happened more than a year ago in the center of the city.

 

For Aleppo it is a different situation, because the Turks and their allies like the Saudis and Qataris lost most of their cards on the battlefields in Syria, so the last card for them, especially for Erdogan, is Aleppo. That is why he worked hard with the Saudis to send as much as they can of the terrorists – the estimation is more than 5,000 terrorists – to Aleppo.

 

President al-Assad-interview-Prensa Latina-Cuba 2

 

Question 2: Through the Turkish borders?

 

President Assad: Yes, from Turkey to Aleppo, during the last two months, in order to recapture the city of Aleppo, and that didn’t work. Actually, our army has been making advancement in Aleppo and the suburbs of Aleppo in order to encircle the terrorists, then, let’s say, either to negotiate their going back to their normal life as part of reconciliation, or for the terrorists to leave the city of Aleppo, or to be defeated. There’s no other solution.

 

Question 3: Thank you, thank you very much. Mr. President, which are the priorities of the Syrian Army in the confrontation with the terrorist groups? And we’re particularly interested, because in Cuba we had something similar in the past, in the role of the popular defense groups; what is the role that the popular defense groups are playing in the theater of operations?

 

Syrian army’s priority is to fight al-Qaeda-linked organizations of ISIS, al-Nusra, Ahrar al-Cham and Jaish al-Islam

 

President Assad: The priority of the Syrian Army, first of all, is to fight ISIS and al-Nusra and Ahrar al-Cham and Jaish al-Islam. These four organizations are directly linked to Al Qaeda through the ideology; they have the same ideology, they are Islamic extremist groups who want to kill anyone who doesn’t look or doesn’t feel or behave like them. But regarding what you called the popular militia groups, actually, at the beginning of the war, the terrorists started an unconventional war against our army, and our army is a traditional army, like any other army in the world, so the support of those popular defence groups was very important in order to defeat the terrorists in an unconventional way. That was very helpful to the Syrian Army, because those fighters, those national fighters, they fight in their regions, in their cities, in their villages, so they know the area very well, they know the region very well, I mean the pathways, the terrain, let’s say, very well. So, they can be very huge assets for the Syrian Army. That is their role.

 

Question 4: Mr. President, how does the resistance of the Syrian people take place in the economic front to foreign aggression, I mean the economy, and please, what is your opinion on which sectors of the Syrian economy have remained functioning despite the war, economic blockade, looting, and so forth?

 

President Assad: Actually, the war on Syria is a full-blown war; it is not only supporting terrorists. They support the terrorists, and at the same time they launched a political war against Syria on the international level, and the third front was the economic front, in which they dictate to their terrorists, to their surrogate mercenaries, to start destroying the infrastructure in Syria that helped the economy and the daily needs of the Syrian citizens.

 

At the same time, they started an embargo directly on the borders of Syria through the terrorists and abroad through the banking systems around the world. In spite of that, the Syrian people were determined to live as much normal life as they can. That prompted many Syrian businessmen or the owners of, let’s say, the industry, which is mainly medium and small industry, to move from the conflict areas and unstable areas toward more stable areas, on a smaller scale of business, in order to survive and to keep the economy running and to keep the needs of the Syrian people available. So, in that regard, most of the sectors are still working. For example, the pharmaceutical sector is still working in more than 60% of its capacity, which is very important, helpful, and very supportive to our economy in such circumstances. And I think now we are doing our best in order to re-expand the base of the economy in spite of the situation, especially after the Syrian Army made many advancements in different areas.

 

Question 5: Mr. President, let’s talk a little bit about the international environment, please give me your opinion about the role of the United Nations in the Syrian conflict, the attempts of Washington and its allies to impose their will on the Security Council and in the Geneva peace talks.

 

So far, there is no UN role in the Syrian conflict; there is only Russian and American dialogue

 

President Assad: Talking about the role of the United Nations or Security Council could be illusive, because actually the United Nations is now an American arm, where they can use it the way they want, they can impose their double standards on it instead of the Charter. They can use it like any other institution within the American administration. Without some Russian and Chinese stances in certain issues, it would be a full American institution. So, the Russian and Chinese role has made some balance within these institutions, mainly regarding the Syrian issue during the last five years. But if you want to talk about their role through their mediators or their envoys, like recently de Mistura, and before that Kofi Annan, and in between Brahimi, and so on. Let’s say that those mediators are not independent; they reflect either the pressure from the Western countries, or sometimes the dialogue between the main powers, mainly Russia and the United States. So, they’re not independent, so you cannot talk about the role of the United Nations; it is a reflection of that balance. That is why so far, there is no United Nations role in the Syrian conflict; there is only Russian and American dialogue, and we know that the Russians are working hard and seriously and genuinely in order to defeat the terrorists, while the Americans always play games in order to use the terrorists, not to defeat them.

 

Question 6: Mr. President, how do you see at the present time the coexistence among Syrian ethnic and religious groups against this foreign intervention? How do they contribute or not in this regard?

 

President Assad: The most important thing about this harmony between the different spectrums of the Syrian fabric, is that it is genuine, because that has been built up through the history, through centuries, so for such a conflict, it cannot destroy that social fabric. That is why if you go around and visit different areas under the control of the government, you will see all the colors of the Syrian society living with each other.

 

Intervention: I saw it in Damascus.

 

President Assad: Exactly. And I would say, I would add to this, that during the conflict, this harmony has become much better and stronger, and this is not rhetoric; actually, this is reality, for different reasons, because this conflict is a lesson. This diversity that you have, it is either to be a richness to your country, or a problem. There’s no something in the middle. So, the people learned that we need to work more on this harmony, because the first rhetoric used by the terrorists and by their allies in the region and in the West regarding the Syrian conflict at the very beginning was sectarian rhetoric. They wanted people to divide in order to have conflict with each other, to stoke the fire within Syria, and it didn’t work. And the Syrians learned that lesson, that we had harmony; we had had harmony before the conflict, in the normal times, but we have to work more in order to make it much stronger.

 

So, I can say without any exaggeration that the situation regarding this part is good. In spite of that, I would say the areas under the control of the terrorists – and as you know those terrorists are mainly extremist groups affiliated to Al Qaeda – in which they worked very hard in order to indoctrinate the young generation with their dark ideology, and they succeeded in some areas, this dark ideology with the killing and beheading and all these horrible practices. With the time, it is going to be more difficult to deal with this new generation of young people who have been indoctrinated with Al Qaeda and Wahabi doctrine and ideology. So this is the only danger that we are going to face regarding our society, harmony, and coexistence that you just mentioned.

 

Question 7: Mr. President, I would like to go again to the international arena. What is in your opinion the role of the U.S.-led international coalition in relation to the groups that operate in northern Syria, in particular regarding the Kurds group. I mean the bombing of the American airplanes and the coalition in the northern part of the country. What to do you think about that?

 

President Assad: You know, traditionally, the American administrations, when they had relations with any group or community in any country, it is not for the sake of the country, it is not for the interest of the people; it is for the agenda of the United States. So, that is what we have to ask ourselves: why would the Americans support any group in Syria? Not for Syria. They must have their agenda, and the American agenda has always been divisive in any country. They don’t work to unite the people; they work to make division between the different kinds of people. Sometimes they choose a sectarian group, sometimes they choose an ethnic group in order to support them against other ethnicities or to push them in a way that takes them far from the rest of the society. This is their agenda. So, it is very clear that this American support is not related to ISIS, it is not related to al-Nusra, it is not related to fighting terrorism, because since the beginning of the American intervention, ISIS was expanding, not shrinking. It has only started to shrink when the Russian support to the Syrian Army took place last September.

 

Question 8: Mr. President, what is your opinion about the recent coup d’état in Turkey, and its impact on the current situation in that country, and on the international level, and on the Syrian conflict also?

 

Coup in Turkey is a reflection of instability and disturbances within the country

 

President Assad: Such a coup d’état, we have to look at it as a reflection of instability and disturbances within Turkey, mainly on the social level. It could be political, it could be whatever, but at the end, the society is the main issue when you have instability. Regardless of who is going to govern Turkey, who is going to be the president, who is going to be the leader of Turkey; this is an internal issue. We don’t interfere, we don’t make the mistake to say that Erdogan should go or should stay. This is a Turkish issue, and the Turkish people have to decide.

 

Erdogan used the coup to implement his Muslim Brotherhood agenda

 

But what is more important than the coup d’état itself, we have to look at the procedures and the steps that are being taken by Erdogan and his coterie recently during the last few days, when they started attacking the judges; they removed more than 2,700 judges from their positions, more than 1,500 professors in the universities, more than 15,000 employees in the education sector. What do the universities and the judges and that civil society have to do with the coup d’état? So, that reflects the bad intentions of Erdogan and his misconduct and his real intentions toward what happened, because the investigation hasn’t been finalized yet. How did they take the decision to remove all those? So, he used the coup d’état in order to implement his own extremist agenda, Muslim Brotherhood agenda, within Turkey, and that is dangerous for Turkey and for the neighboring countries, including Syria.

 

Question 9: Mr. President, how do you evaluate the Syrian government’s relations with the opposition inside Syria? What is the difference between these opposition organizations and those based outside Syria?

 

“Oppositions” outside Syria are traitors…the real opposition is the one based inside and works for the Syrian people   

 

President Assad: We have good relations with the opposition within Syria based on the national principles. Of course, they have their own political agenda and they have their own beliefs, and we have our own agenda and our beliefs, and the way we can make the dialogue either directly or through the ballot boxes; it could be a different way of dialogue, which is the situation in every country. But we cannot compare them with the other oppositions outside Syria, because the word “opposition” means to resort to peaceful means, not to support terrorists, and not to be formed outside your country, and to have grassroots, to have real grassroots made of Syrian people. You cannot have your grassroots be the foreign ministry in the UK, France or the intelligence in Qatar and Saudi Arabia and the United States. This is not opposition, this is called, in that case, you are called a traitor. So, they call them oppositions, we call them traitors. The real opposition is the one that works for the Syrian people and is based in Syria and its agenda derived its vision from the Syrian people and the Syrian interests.

 

Question 10: Mr. President, how do you evaluate the insistence of the U.S. and its allies that you leave power in addition to the campaign to distort the image of your government? I mean, in the foreign environment. How do you see that insistence from them that you leave power?

 

President Assad: Regarding their wish for me to leave power, they have been talking about this for the last five years, and we never responded even with a statement. We never cared about them. Actually, this is a Syrian issue; only the Syrian people can say who should come and go, who should stay in his position, who should leave, and the West knows our position very well regarding this. So, we don’t care and don’t have to waste our time with their rhetoric. I am here because of the support of the Syrian people. Without that, I wouldn’t be here. That is very simple.

 

It is part of the American politics to demonize presidents

 

About how they defame, or try to demonize certain presidents, this is the American way, at least since the second World War, since they substituted British colonization in this region, and maybe in the world, the American administrations and the American politicians haven’t said a single honest word regarding anything. They always lie. And as time goes by, they are becoming more inveterate liars, so this is part of their politics. So, to demonize me is like how they tried to demonize President Putin during the last two years and they did the same with the leader Castro during the last five and six decades. This is their way. So, we have to know that this is the American way. We don’t have to worry about it. The most important thing is to have good reputation among your own people. That is what we have to worry about.

 

Question 11: Mr. President, what is your opinion on Syria’s relation with Latin America, particularly the historical links with Cuba

 

President al-Assad-interview-Prensa Latina-Cuba 1

 

President Assad: In spite of the long distance between Syria and Latin America, we are always surprised how much the people in Latin America, not only the politicians, know about this region. I think this has many reasons, but one of them is the historical similarities and commonalities between our region, between Syria and Latin America. Latin America was under direct occupation for long time ago but after that it was under the occupation of the American companies, and the American coup d’états and the American intervention.

 

Intervention: Yes, a lot of them.

 

Latin America People understand that the war in Syria is about independence…there is strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba

 

President Assad: So, they know what is the meaning of being independent or not to be independent. They understand that the war in Syria is about independence. But the most important thing is the role of Cuba. Cuba was the spearhead of the independence movement within Latin America and Fidel Castro was the iconic figure in that regard. So, on the political level and the knowledge level, there is a strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba. But I do not think we work enough to improve the other part of the relation; to be on the same level mainly on the educational and the economic level. That was my ambition before the crisis and that is why I visited Latin America, Cuba, Venezuela, Argentine and Brazil, in order to invigorate this relation. Then, we had this conflict started and it was a big obstacle to do anything in that regard, but I think that we have not to restrain the relation on the historical and the political levels. That is not enough. You have so many other sectors, people should know more about each other. The long distance could be an obstacle, but it shouldn’t because we have strong relations with the rest of the world, east and west. So, it is not an obstacle in these days. So, I think if we overcome this crisis and this war, we should work harder in order to invigorate the different sectors of this relation with Latin America and especially with Cuba.

 

Question 12: Mr. President, do you have an expectation for… I mean would you tell me your opinion about the electoral process in the United States mainly for the president? Now, we have two candidates; the Republican one is Mr. Donald Trump and the Democratic one is Mrs. Hillary Clinton; and we know her very well, but what is your opinion about this process, about the result of this process and how it could impact the conflict here, in the war in Syria?

 

No US president in the near future will come to make dramatic change in the politics of the United States

 

President Assad: We resumed our relation with the United States in 1974. Now, it has been 42 years since then and we witnessed many American presidents in different situations and the lesson that we have learned is that no one should bet on any American president, that is the most important thing. So, it is not about the name. They have institutions, they have their own agenda and every president should come to implement that agenda in his own way, but at the end he has to implement that agenda.
All of them have militaristic agendas, and the only difference is the way. One of them sends his army like Bush and the other one sends mercenaries and proxies like Obama, but all of them have to implement this agenda. So, I do not believe that the president is allowed completely to fulfill his own political convictions in the United States, he has to obey the institutions and the lobbies, and the lobbies have not changed and the institutions’ agenda has not changed. So, no president in the near future will come to make a serious and dramatic change regarding the politics of the United States.

 

Question 13: Mr. President, one final question: what message would you send using this interview with Prensa Latina to the governments and people of Latin America, the Caribbean, and also why not the American people, about the importance of supporting Syria against terrorism?

 

Message to Latin America: We have to keep our independence as the US will not stop trying to topple every independent government

 

President Assad: Latin America is a very good and important example to the world about how the people and their governments regain their independence. They are the backyard of the United States as the United States sees, but this backyard was used by the United States to play its own games, to implement its own agenda and the people in Latin America sacrificed a lot in order to regain their independence and everybody knows that.

 

After regaining their independence, those countries moved from being developing countries, or sometimes under-developed countries, to be developed countries. So, independence is a very important thing and it is very dear for every Latin American citizen. We think they have to keep this independence because the United States will not stop trying to topple every independent government, every government that reflects the vast majority of the people in every country in Latin America.
And again, Cuba knows this, knows what I am talking about more than any other one in the world; you suffered more than anyone from the American attempts and you succeeded in withstanding all these attempts during the last sixty years or more just because the government reflected the Cuban people.

 

So, holding strongly to this independence, I think, is the crucial thing, the most important thing for the future of Latin America. Regarding Syria, we can say that Syria is paying the price of its independence because we never worked against the United States; we never worked against France or the UK. We always try to have good relations with the West.
But their problem is that they do not accept any independent country and I think this is same for Cuba. You never tried to do any harm to the American people but they do not accept you as an independent country. The same is true for other countries in Latin America and that’s why you always have coup d’états mainly between the sixties and the seventies.

 

So, I think preserving the independence of a certain country is not only an isolated case; if I want to be independent, I have to support the independence in the rest of the world. So, the independence anywhere in the world, including Latin America, will support my independence. If I am alone, I will be weak. Supporting Syria will be mainly in the international arena. There are many international organizations, mainly the United Nation, in spite of its impotence, but at the end, their support could play a vital role in supporting Syria and, of course, the Security Council; it depends on who is going to be the temporary member in the Security Council, and any other organization supporting Syria will be very important.

 

Question 14: Mr. President, I know that you are a very busy person, that is why I appreciate very much your time that you have dedicated to Prensa Latina interview in this moment. I hope this would not be the last interview that we have with you.

 

President Assad: You are welcome anytime.

Sorgente: President al-Assad: The Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards and are now left with Aleppo battle card – Syrian Arab News Agency

Una diga per mettere fine al Kurdistan

Un piano da 32 miliardi di dollari per modificare il corso dei bacini di Tigri ed Eufrate e riprendere i sogni industriali di Ataturk. Ma il progetto di Erdogan rischia di spazzare via per sempre il patrimonio culturale e ambientale del Kurdistan settentrionale

Si chiama Güneydoğu Anadolu Projesi (Gup), traducibile con “Progetto per l’Anatolia Sud Occidentale”, e viene spacciato come un piano di proporzioni bibliche da 32 miliardi di dollari per trasformare gli alti bacini dei fiumi Tigri ed Eufrate con la realizzazione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche.

Pensato da Kemal Ataturk, il fondatore dell’attuale Turchia, come un grimaldello per rifondare lo Stato in chiave moderna, spingendolo verso una industrializzazione forzata, nelle mani del presidentissimo Recep Tayyip Erdogan, il Gup è stato trasformato in un vero e proprio strumento di genocidio per sommergere sotto tonnellate d’acqua le città, i villaggi, i luoghi di resistenza e di memoria di quei curdi che continuano a resistere alla dittatura.

La fase attuativa del progetto è cominciata a cavallo degli anni ’80 e ’90, con la costruzione di due di queste dighe: la Karayak e la Ataturk. Per l’alto costo dell’operazione e per i risultati raggiunti – la Turchia non avrebbe necessità di altra energia -, sembrava che il Gup fosse arrivato alla sua conclusione. Era chiaro a tutti gli investitori che il gioco non valeva la candela. Il Governo turco si trovò senza più finanziatori, con oltre 90 mila sfollati da ricollocare e bersagliato dalle critiche degli ambientalisti di tutto il mondo per la distruzione di inestimabili tesori archeologici di origine persiana, romana, greca ed hittita. La censura della Comunità Europea – per quanto tardiva – favorì l’accantonamento del Gup che fu ultimato solo per un decimo scarso di quanto previsto inizialmente.

Con l’ascesa al potere di Erdogan, il Gup ha ripreso vita ma in funzione decisamente anti curda. L’Anatolia Sud Occidentale, cui fa riferimento il progetto, altro è che quel Kurdistan. Termine geografico che, a queste latitudini, non puoi neppure pronunciare a meno che tu non voglia finire dritto in galera, anche se sei avvocato, anche se sei giornalista, anche – o meglio, soprattutto se, – sei deputato.

E così sono ripresi i lavori di realizzazione di altre dighe come quella di Birecik che ha sommerso l’antica città di Zeugma. Lavori che hanno portato vantaggi pressoché nulli all’economia turca ma che, in compenso, hanno causato perdite irreparabili al patrimonio artistico che, ricordiamolo, non appartiene mai ad una solo Paese ma all’intera umanità.

La prossima vittima, con la ventilata realizzazione della diga di Ilisu, sarà Hasankeyf, antichissima cittadine con duemila abitanti che tutti gli archeologi sono concordi nel giudicare uno dei siti più promettenti al mondo per studiare i primi insediamenti umani alle radici della preistoria. Una città dove la storia si respira ad ogni passo e dove ad ogni passo si possono ammirare resti assiri, urartiani, persiani, romani, bizantini, omayyadi, abassidi, artuquidi… Tutto questo sta per scomparire ad opera di un uomo che l’Unione Europea ha eletto a suo alleato.

Il totale disprezzo per Erdogan nei confronti di tutti i reperti che non siano conducibili a quella disgrazia storica di cui lui si crede erede che è stato l’Impero Ottomano (che ha fatto per il Medio Oriente quello che la colonizzazione europea ha fatto per l’Africa) non è la sola chiave interpretativa per giustificare la diga di Ilisu.

Secondo gli attivisti, nelle mani di Erdogan, il Gup va inserito di una più vasta operazione che mira a genocidiare il popolo curdo. Non solo sommergendo i luoghi della sua memoria storica ma anche di abbattendo le principali roccaforti dove si nasconde la resistenza del Pkk, sommergendo i villaggi che sostengono i guerriglieri e quei sentieri di montagna dove i combattenti curdi si sono dimostrati invincibili. “I migliori amici di un curdo – recita un proverbio – sono le sue montagne”.

E proprio queste, sono le montagne che Erdogan vuole sommergere.

Il tutto, sotto l’ottica di una trasformazione radicale del territorio che prevede l’allontanamento dei pastori curdi per fare spazio ad una nuova economia fondata sull’agricoltura, affidando le nuove terre a quei contadini turchi di bassa estrazione sociale che sono la colonna vertebrale dell’elettorato di Erdogan. E magari, trasferire sulle sponde dei nuovi bacini idrici, anche qualche migliaio di quei profughi siriani per paura dei quali l’Unione Europea ha letteralmente venduto l’anima al diavolo.

Un vero e proprio “patto col diavolo”, questo che l’Europa ha sottoscritto con Erdogan, in virtù del quale i lavori alla diga di Ilsu sono stati recentemente ripresi, dopo l’abbandono a metà degli anni ’90 per le incursioni del Pkk, l’opposizione della popolazione che si era rifiutata di collaborare in qualsiasi modo alla realizzazione dell’opera e le determinate prese di posizione di associazioni ambientaliste e, all’epoca, pure di tanti Governi esteri.

Adesso le cose sono cambiate e l’Europa vede in Erdogan solo un alleato disposto a far barriera contro quelle “invasioni di profughi” che, numeri alla mano, non hanno nessun riscontro reale ma che le destre sanno cavalcare così bene. Un prezioso alleato per i cui servigi val la pena di chiudere un occhio ad ogni azione discutibile.

E così Erdogan può impunemente arrestare giornalisti ed oppositori, massacrare popolazioni, fare affari con gli stessi integralisti che afferma di voler contrastare.

E, infine, anche “atlantidizzare” una intera regione piena di storia, arte, cultura e di combattenti che resistono in nome di quella stessa libertà e quella stessa democrazia che dovrebbero essere anche le bandiere di una Europa dei popoli e non delle banche.

Sorgente: Pressenza – Una diga per mettere fine al Kurdistan

Hillary’s Secrets: What Was Hidden in Clinton’s Emails

U.S. presidential candidate and former Secretary of State Hillary Clinton speaks with the media after sitting down with workers and management of Whitney Brothers children's toy and furniture factory during a round table while campaigning for the 2016 Democratic presidential nomination in Keene, New Hampshire April 20, 2015

Former Secretary of State Hillary Clinton is the frontrunner to win the US Democratic Party’s presidential nomination. However, her triumphant march to the White House might be overshadowed by her email scandal.

Here are some controversial facts we’ve learned from emails addressed to and sent by US presidential candidate Hillary Clinton:

Revelation 1: Google and Al-Jazeera interfered in the Syrian events and collaborated with each other in an attempt to overthrow Syrian President Bashar-al-Assad.

According to an email from the head of “Google Ideas” Jared Cohen, received by the US State Department in 2012, the company was trying to support insurgents by urging representatives of Syrian power structures to take the side of the opposition.

“Given how hard it is to get information into Syria right now, we are partnering with Al-Jazeera who will take primary ownership over the tool we have built, track the data, verify it, and broadcast it back into Syria,” Cohen wrote in the e-mail.

Revelation 2: Following the 2011 Libyan intervention, France decided to seize the country’s oil industry and “reassert itself as a military power”.

An e-mail on the issue was written by Clinton family friend Sidney Blumenthal. He wrote that France was trying to establish control over Libyan oil immediately after the coup in 2011. Moreover, France was exerting pressure on the new Libyan government and demanding exclusive rights to 35% of the country’s oil industry in exchange for political support.

“In return for this assistance, the DGSE officers indicated that they expected the new government of Libya to favor French firms and national interests, particularly regarding the oil industry in Libya,” the email said.

Revelation 3: The US tried to conceal the fact that it helped Turkey to fight the Kurdistan Workers’ Party.

An email addressed to Clinton said that the US government tried to exert pressure on the Washington Post to amend an article on cooperation between American and Turkish intelligence in the fight against Kurdish rebels.

“Despite our efforts, WaPo will proceed with its story on US-Turkey intel cooperation against PKK,” the message said, referring to the Kurdistan Workers’ Party. “They will not make redactions we requested so expect the Wikileaks cables to be published in full.”

Revelation 4: The last revelation is more of a personal nature and concerns Clinton’s poor knowledge of modern technology. Thus, her email correspondence shows that she frequently needed assistance with daily activities such as faxing, charging her iPad or searching for a Wi-Fi network.

thanks to: Sputniknews

Pestati e uccisi: così la Turchia accoglie i siriani in fuga

Roma, 11 maggio 2016, Nena News – Faisal chiede aiuto per girare il corpo martoriato dai pestaggi di un rifugiato senza vita: «Questa persona è morta mentre attraversava il confine verso la Turchia. Sai com’è morta? Non per una pallottola, ma per le botte». Lui, siriano, si trova da mesi al confine per aiutare chi scappa dalla guerra. Il video pubblicato lunedì da Human Rights Watch è terrificante: si vedono le guardie di frontiera turche picchiare siriani in fuga, si vedono cadaveri, si sentono le voci di chi è sopravvissuto e ora racconta gli abusi subiti prima per strada e poi nelle caserme.

L’organizzazione dà un bilancio degli ultimi due mesi, marzo e aprile: 5 morti (tra cui un bambino) e 14 feriti. Sono i numeri della politica di Ankara per gestire il flusso di rifugiati in fuga dalla guerra civile siriana e di quella dell’Unione Europea che insiste a descrivere la Turchia come un paese sicuro in cui confinare i profughi: ad oggi sono 2,7 milioni i rifugiati siriani in territorio turco, costretti ai margini, tra campi profughi e periferie delle città.

 

Dall’agosto 2015 le frontiere sono ufficialmente chiuse e chi riesce ad entrare lo fa con l’aiuto di trafficanti di uomini o attraversando illegalmente il confine, a rischio della vita: «Mentre i funzionari turchi dicono di accogliere i rifugiati siriani con confini aperti e braccia aperte, le loro guardie di frontiera li uccidono e li picchiano – spiega Gerry Simpson, ricercatore di Hrw – Sparare a uomini, donne e bambini traumatizzati che scappano da un contesto di guerra è orrendo».

 

E se con una mano Bruxelles copre i crimini dell’alleato turco, dall’altra le forze della coalizione occidentale anti-Isis realizzano il sogno che il presidente turco Erdogan ha nel cassetto da un po’: una zona cuscinetto al confine con la Siria, ovviamente in territorio siriano, con cui tenere alla larga i rifugiati e allo stesso tempo isolare i kurdi di Rojava dal Kurdistan turco. Secondo quanto riportato dal quotidiano turco Yeni Safak, l’operazione militare è già partita: l’obiettivo, per ora, è svuotare un’area lunga 18 km e larga 8 nella regione siriana di Jarablus, a nord ovest, zona calda negli ultimi mesi perché target sia del Pyd kurdo-siriano che dei miliziani dello Stato Islamico. Ma è target anche della Turchia che l’ha sempre definita la linea rossa, invalicabile per i kurdi e per le loro ambizioni di autonomia politica. A sostenere l’operazione, aggiunge il quotidiano, saranno Stati Uniti e Germania.

 

Il nord della Siria resta al momento il cuore dello scontro militare e diplomatico. Aleppo ne è modello e vittima: dopo aver pianto 300 morti in meno di due settimane, da giovedì la seconda città siriana vive nel limbo, tra una tregua rinnovata di due giorni in due giorni e scontri che proseguono in periferia. Lunedì sera, dopo un incontro a Parigi a margine del meeting delle opposizioni e gli “Amici della Siria” (Unione Europea, Gran Bretagna, Germania, Italia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania, Turchia), Stati Uniti e Russia si sono accordati per prolungare di altre 48 ore il cessate il fuoco su Aleppo.

 

Poche ore dopo l’esercito del governo di Damasco ne dava l’annuncio, spostando la lancetta alle 23.59 di oggi, quando – senza ulteriori accordi – si tornerà a far parlare le armi. È quanto successo lunedì, giorno di violenza tra una cessazione delle ostilità e l’altra: la parte nord della città è stata teatro di scontri mentre le due super potenze ribadivano in Francia l’impegno alla pace. Così Mosca ha fatto sapere che avrebbe minimizzato le azioni aeree per continuare a colpire i gruppi esclusi dalla tregua, al-Nusra e Isis: un’operazione complessa perché gli islamisti – soprattutto i qaedisti – sono concentrati in zone dove sono presenti anche le opposizioni etichettate come legittime.

 

Nelle stanze della diplomazia mondiale si insiste nel definire la tregua di Aleppo lo strumento per far ripartire il negoziato di Ginevra, sepolto sotto montagne di precondizioni poste da governo, opposizioni e rispettivi sponsor internazionali. Ieri il segretario di Stato Usa Kerry ha annunciato per il 17 maggio un nuovo incontro internazionale a Vienna.

 

A mostrare più coraggio di tutti gli attori coinvolti è la popolazione civile che tenta di riprendersi Aleppo: nonostante scontri non troppo sporadici, le famiglie che erano fuggite dalla città tentano un faticoso ritorno nelle proprie case, le scuole riaprono insieme ai piccoli esercizi commerciali necessari a mantenere viva una città devastata.

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

thanks to: Nena News

ISIS ‘Department of Artifacts’ document exposes antique loot trade via Turkey

A new trove of documents, obtained by an RT Documentary crew who recently uncovered details of illicit ISIS oil business with Turkey, sheds light on jihadists’ lucrative trade of looted antiquities along their well-established oil and weapons transit routes.

Sorgente: ISIS ‘Department of Artifacts’ document exposes antique loot trade via Turkey (RT EXCLUSIVE) — RT News

RT Exclusive Documentary Reveals Financial Tracks of Turkey-Daesh Oil Trade

While gathering material for its new film on Daesh’s activities in the north of Syria and its ties to the illegal oil trade with Turkey, the RT Documentary crew came across bundles of unique documents, which reveal the scope of the illicit business and the revenue it provided; the crew also interviewed some residents who were directly involved.

Sorgente: RT Exclusive Documentary Reveals Financial Tracks of Turkey-Daesh Oil Trade