Boicottaggio Israele, studiosi del Medio Oriente contro alcune università italiane: “Violati dibattito e libertà accademica”

Boicottaggio Israele, studiosi del Medio Oriente contro alcune università italiane: “Violati dibattito e libertà accademica”

L’associazione di studiosi di Medio Oriente più importante al mondo, ha scritto al ministro dell’Istruzione Giannini per esprime “profonda preoccupazione” sugli episodi che hanno visto i rettori delle Università di Roma (La Sapienza), Cagliari, Catania e Torino censurare e/o ostacolare iniziative volte a discutere il movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni

Sul tavolo del ministro all’Istruzione Stefania Giannini è arrivata una lettera di Beth Baron, presidente della Middle East Studies Association of North America (Mesa) l’associazione di studiosi di Medio Oriente più importante al mondo. La Commissione sulla libertà accademica attivata dagli statunitensi esprime “profonda preoccupazione” sugli episodi che hanno visto i rettori delle Università di Roma (La Sapienza), Cagliari, Catania e Torino censurare e/o ostacolare iniziative volte a discutere il movimento Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (Bds) contro Israele. Gli statunitensi scrivono che se sono “consapevoli che il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane è un argomento estremamente teso, mettere a tacere una discussione libera e aperta su di esso nei campus universitari costituisce una grave violazione della libertà accademica”. Infatti, “in ciascuno di questi casi, il rettore dell’università ha negato o revocato l’accesso alle strutture universitarie” – oppure ostacolato, come nel caso de La Sapienza, a Roma.

Violate norme elementari del dibatto democratico
Nel sottolineare la preoccupazione che così facendo si possa “creare un ambiente ostile”, nella lettera si ribadisce che “La libertà accademica di impegnarsi e promuovere la discussione e il dibattito sull’occupazione israeliana della terra palestinese è un diritto fondamentale, e la sua violazione, attraverso qualsiasi forma di soppressione della discussione aperta sulla questione boicottaggio viola le norme più elementari di espressione democratica”. La lettera dei 3000 studiosi di Mesa si conclude con un’”esortazione”, rivolta anche alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), a “sostenere una discussione e un dibattito aperti sul BDS presso le università italiane”. Un diritto per le università e per gli studenti – chiudono.

La lettera statunitense è la più pesante, ma non è la sola: si sono espressi già pubblicamente gli studiosi della British academics for the Universities of Palestine (Bricup) e gli Accademici irlandesi per la Palestina. Tutti insistono sullo stesso punto: non si tratta di sostenere o meno il BDS, ma di dare spazio al dibattito. E dettagliano la situazione italiana durante la settimana dell’Israeli Apartheid Week.

“BDS? la galera”
Non è passato inosservato il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, dichiarandosi favorevole (Pagine Ebraiche, 23 febbraio 2016) alla perseguibilità penale dei sostenitori BDS, a cui non ha “intenzione di lasciare spazio (…)”. Perché è “fondamentale affermare che l’odio è incompatibile con lo spirito e i valori accademici (…)”.

I primi segnali, scrivono britannici e irlandesi, sono del 2015, quando l’Università di Roma Tre all’ultimo minuto revocò l’aula allo storico israeliano Ilan Pappe, ma “la drammatica soppressione e demonizzare del dibattito sull’attivismo in solidarietà con la Palestina” ha raggiunto il suo culmine nella condanna ai promotori della Campagna Stop Technion – scrive Bricup.

A Cagliari, il rettore ha minacciato le vie legali, ma gli studenti hanno proseguito nell’azione, rilanciando il loro appoggio alla Campagna Stop Technion. E così a Torino, stessa dinamica. A Catania, invece, dove il mese scorso si sono ritrovati gli studiosi della Società Italiana di Studi sul Medio Oriente (SESaMO), per il loro meeting annuale, il rettore Giacomo Pignataro ha censurato il panel sul BDS, anche se era stato già approvato dal board scientifico. E 93 studiosi (praticamente metà associazione) si sono ribellati. Risultato: molti panel sono saltati, mentre altri sono stati trasformati in occasioni di dibattito sul BDS stesso, sulla libertà accademica o su quella d’espressione. E alla fine è proprio in Sicilia che è nato il primo Comitato per la libertà accademica italiano.

Molte le voci sulle pressioni dell’ambasciatore d’Israele. A Roma sono state rivendicate da Pagine Ebraiche: “Ogni eventuale decisione in merito (allo svolgimento dell’Israeli Apartheid Week, ndr), compresa la possibilità che l’incontro sia annullato, spetterà adesso al rettore Eugenio Gaudio (cui si è rivolto anche l’ambasciatore israeliano Naor Gilon e che proprio in questi minuti si starebbe confrontando sul da farsi con i suoi più stretti collaboratori)”. A Cagliari, è stata fatta domanda di accesso agli atti, perché è forte il sospetto che l’ambasciata non abbia solo “telefonato”, voce dei primi momenti, ma abbia scritto – del resto, nel caso Trieste è l’ambasciatore stesso a far pensare a una prassi consolidata.

Il BDS sta vincendo
La crescente preoccupazione israeliana ha preso corpo nella prima conferenza (organizzata a Gerusalemme da Ynet, sito che fa capo a Yedioth Ahronoth) dedicata al contrasto del BDS. Stando ai report delle testate israeliane +972 e Mondoweiss si è svolta all’insegna di un messaggio paradosso: “Il BDS non è una minaccia, ma va preso molto sul serio”. Gli unici a parlar chiaro sono stati gli industriali: i danni ci sono. Ma a dare corpo alla preoccupazione è stata la presenza di tutti i ministri più importanti – Esteri e istruzione per esempio – di personalità della cultura, dei maggiori imprenditori israeliani, dei giornalisti e dell’intelligence – speaker che si sono susseguiti per tutto il giorno di fronte a un migliaio di persone.

E che ha visto nelle parole del ministro per i Trasporti e l’Intelligence, Yisrael Katz, il momento più grave. Lo segnala, tra gli altri, Euro-Mediterrean Monitor, che ha tra i suoi garanti il giurista Richard Falk, ex Rapporteur Onu per i territori occupati. Quando Katz ha parlato di “sforzo mirato di prevenzione civica” contro gli attivisti BDS, “isolandoli e passando informazioni su di loro alle agenzie di intelligence di tutto il mondo” per Ramy Abdu, capo di Euro-Monitor, è un invito a eliminare gli attivisti – “pericoloso e senza precedenti”. Tra i più nominati durante tutta la giornata anti-BDS, Omar Barghouti, il portavoce più in vista del movimento palestinese.

Per Ron Lauder, capo del Congresso mondiale Ebraico, il BDS “avvelena le menti dei giovani ebrei americani”. E ha giurato di rendere illegali i boicottaggi economici”, indicando nella Francia lo stato apripista, dal momento che è l’unico paese europeo dove il boicottaggio sia reato. Le pressioni israeliane, anche su questo aspetto, sono fortissime anche negli Stati Uniti – come ormai ampiamente documentato -, ma data la “sacralità” del Primo emendamento si concretizzano, da un lato, in liste di proscrizione, azioni legali, di discredito e di intimidazione contro gli attivisti, dall’altro, nel proporre disegni di legge e risoluzioni che svantaggino le aziende che decidano di interrompere il commercio con gli insediamenti illegali (come richiede, ad esempio, l’Europa).

thanks to: Ilfattoquotidiano

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Campagna contro la Technion di Haifa – Politecnico di Torino

Politecnico di Torino, Enrico Bartolomei (ricercatore all’Università di Macerata) racconterà le sue ricerche sulle collaborazioni con l’apparato militare israeliano del Technion di Haifa, Angelo Tartaglia e Massimo Zucchetti, entrambi professori del Politecnito, introdurranno l’argomento soffermandosi sul rapporto fra scienza ed etica.

Per info e contatti: progettopalestina@autistici.org

Torino, Studenti Indipendenti sulla revoca dell’aula: Solidarietà a Progetto Palestina

Il comunicato approvato dalla maggioranza del Consiglio studenti ieri, per esprimere solidarietà verso i ragazzi di Progetto Palestina. Il testo è stato inviato al Rettore e al direttore della Scuola di scienze giuridche, politiche ed economico-sociali Professor Ferrara.

Gentilissimi,

Con la presente ci rivolgiamo a voi per esprimere la nostra riprovazione per i fatti recentemente occorsi in relazione alla richiesta del collettivo Progetto Palestina di ospitare presso un’aula del Campus Luigi Einaudi un’assemblea sul tema del bds (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) nei confronti dello Stato di Israele. Come Consiglio Studenti non possiamo che dirci sorpresi e fortemente contrari alla decisione della Scuola di revocare la concessione dell’aula per l’assemblea, il cui svolgimento è previsto in data giovedì 3 marzo 2016.

Non vediamo infatti, nella richiesta di Progetto Palestina, nulla che non soddisfi le richieste della Scuola in merito al profilo dell’assemblea e degli invitati (uno dei quali è docente incardinato presso il Dipartimento di Culture, politica e società); allo stesso modo non comprendiamo la giustificazione data dalla Scuola per motivare la revoca dello spazio inizialmente concesso: la presenza di un contradditorio, ci pare, non rappresenta prerequisito necessario per un dibattito per altro non di carattere puramente informativo ma politico e programmatico; non comprendiamo inoltre come l’assemblea possa danneggiare il decoro dell’Università degli studi di Torino, dal momento che non aveva lo scopo di propagandare messaggi o contenuti in alcun modo violenti o, per citare il Professor Volli sulla cronaca torinese della Stampa di oggi “antisemiti” quanto piuttosto ricordare le inumane condizioni patite dal popolo palestinese e immaginare un percorso aperto, democratico e condiviso in materia di boicottaggio di prodotti e istituzioni israeliane (pratica per altro fatta propria da diversi enti universitari e pubblici nel mondo).

In merito poi alle accuse di antisemitismo e al paragone con una delle pagine più buie della storia del mondo, quella di cui il Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi si rese responsabile tra il 1933 e il 1945, ci teniamo ad esprimere piena vicinanza a Progetto Palestina. Riteniamo inaccettabile una simile presa di posizione contro un gruppo di studenti pacifici attivi nell’opera di sensibilizzazione e nel praticare una solidarietà attiva verso il popolo palestinese.

Ci teniamo inoltre a chiedere che a Progetto Palestina venga concessa nuovamente l’aula richiesta: riteniamo sarebbe un gesto di vera liberalità e rispetto di tutte le opinioni al contrario di quanto accaduto oggi.

In attesa di una vostra cortese risposta, che auspichiamo essere pubblica, porgiamo

Cordiali saluti,
Studenti Indipendenti

A Gabriele Boccaccini e a Stalker Teatro

A Gabriele Boccaccini e a Stalker Teatro

Buongiorno, ci risulta che il 29 e 30 maggio alle 21 presso le Officine Caos di piazza Montale a Torino è in programma l’esibizione di una compagnia teatrale israeliana, Clipa Theater.

Come saprete in tutto il mondo è in atto una campagna di Boicottaggio Disinvestimenti e Sanzioni (BDS) verso Israele, stato illegale e razzista, che include anche il campo artistico e culturale.

Prendendo esempio dalla vittoria del movimento anti-apartheid sudafricano nel secolo scorso, varie associazioni promuovono il boicottaggio degli artisti israeliani che non si schierano apertamente contro l’occupazione delle terre palestinesi, contro l’apartheid e per il diritto al ritorno per i profughi, sancito da un diritto internazionale che riconosce anche il diritto alla resistenza di un popolo occupato.

Da una breve ricerca su internet non risulta che Clipa Theater si sia mai distinta per un particolare attivismo anti-apartheid!

Esprimiamo quindi perplessità per la vostra scelta di ospitare la compagnia nelle sere del 29 e 30 maggio.

Preghiamo di inoltrare agli artisti la lettera aperta allegata

Grazie e cordiali saluti

Collettivo Boycott Israel – per uno stato unico in Palestina

Lettera aperta agli artisti israeliani di Clipa Theater

Scriviamo a proposito della vostra esibizione del prossimo 29 e 30 maggio a Torino.

Pensiamo che ogni artista israeliano, così come ogni artista di tutto il mondo, non possa accettare in silenzio la perdurante occupazione da parte di Israele di terre palestinesi, inclusi gli insediamenti e avamposti per soli ebrei costruiti in violazione della legge internazionale; il Muro dell’Apartheid nella West Bank, costruito espropriando altre terre palestinesi, anche in violazione del diritto internazionale; la demolizione da parte di Israele di case palestinesi (oltre 24.000 dal 1967); le terribili aggressioni israeliane contro la popolazione della Striscia di Gaza (Piombo Fuso, 2008 – 2009; Colonna di Fumo, novembre 2012; Margine Protettivo, 2014).

Prendendo esempio dalla vittoria del movimento anti-apartheid sudafricano nel secolo scorso, promuoviamo il boicottaggio degli artisti israeliani che non si schierano apertamente contro l’occupazione delle terre palestinesi, contro l’apartheid e per il diritto al ritorno per i profughi, sancito da un diritto internazionale che riconosce anche il diritto alla resistenza di un popolo occupato.

Come ha affermato l’arcivescovo sudafricano anti-apartheid Desmond Tutu, “Se sei neutrale in situazioni di ingiustizia ti sei schierato dalla parte dell’oppressore.”

Confidiamo che voi non siate “neutrali in una situazione di ingiustizia” e che risponderete a questa lettera esprimendo appoggio alla campagna di boicottaggio di Israele, per la fine dell’occupazione e dell’apartheid e per il Diritto al Ritorno dei profughi nelle terre da cui furono scacciati nel 1948.

Grazie per l’attenzione

27 maggio 2015

Collettivo Boycott Israel – per uno stato unico in Palestina

Open letter to israeli artists of Clipa Theater

We are writing to you because of your exhibition in Torino scheduled for next May 29th and 30 th.

We think that Israeli artists, as well as artists all over the world, cannot accept silently Israel’s ongoing occupation of Palestinian lands, including Israel’s Jewish-only settlements and “outposts” built on Palestinian land in violation of international law, Israel’s apartheid wall in the West Bank that further expropriates Palestinian land, also in violation of international law, Israel’s demolition of over 24,000 Palestinian homes since 1967, Israel’s terrible massacres against the population of Gaza Strip (Cast Lead, 2008-2009; Pillar of Clouds, november 2012; Protective Edge, 2014).

Taking an example from the success of the anti-apartheid movement in South Africa last century, we call to boycott Israeli artists who don’t take a stand against the occupation of Palestinian lands, against Apartheid and for the Right to Return of the Palestinian refugees, a right stated by international law, which also recognizes to an oppressed population the right to resistance.

As South-African anti-apartheid Archbishop Desmond Tutu said: “If you are neutral in situations of injustice, you are on the side of the oppressor”.

We trust that you won’t be “neutral in a situation of injustice” and will reply to this letter expressing solidarity to the Boycott Israel Campaign, for the end of the occupation and apartheid and the Right to Return of Palestinians in the lands stolen since 1948.

Thank you for your attention

27/05/2015

Boycott Israel Group – for One Democratic State in Palestine

thanks to: Indymedia Piemonte

NON DANZIAMO CON L’APARTHEID!

NON DANZIAMO CON L’APARTHEID!

BOICOTTIAMO IL “BEL REGALO”

DI YASMEEN GODDER E DELL’AMBASCIATA D’ISRAELE

Manderemo ovunque i più noti scrittori e romanzieri, compagnie teatrali, mostre. In questo modo verrà mostrato il volto più grazioso di Israele, così che non siamo più pensati solo in un contesto di guerra”.

Arye Mekel, funzionario del Ministero degli Esteri israeliano, 2009

Giovedi 28 maggio 2015 alle Fonderie Limone di Moncalieri, nell’ambito del Festival di Danza Contemporanea Interplay, è prevista l’esibizione di Francesca Foscarini nella performance “Gut Gift” (Bel Regalo) della coreografa israeliana Yasmeen Godder, con il sostegno dell’Ufficio Culturale dell’ambasciata di Israele in Italia.

Ancora una volta le istituzioni israeliane trovano la complicità di enti culturali torinesi e mandano in giro i loro artisti e le loro produzioni per nascondere dietro la maschera della cultura il volto dell’apartheid e del razzismo dello stato sionista, mentre in Palestina gli artisti vengono perseguitati e continuano le uccisioni, gli arresti, le violenze, i soprusi quotidiani.

Respingiamo al mittente il Bel Regalo dell’ambasciata israeliana, uniamoci agli attivisti di tutto il mondo e ai numerosi artisti che boicottano Israele!

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PER LA FINE DELL’EMBARGO NELLA STRISCIA DI GAZA

PER LA FINE DELL’OCCUPAZIONE E DELL’APARTHEID

DIRITTO AL RITORNO PER I PROFUGHI PALESTINESI

PRESIDIO c/o FONDERIE LIMONE

V. PASTRENGO 88 MONCALIERI (TO)

GIOVEDI 28 MAG DALLE 19,30

Siti utili: www.forumpalestina.orgwww.ism-italia.orgwww.infopal.ithttp://www.freedomflotilla.it Fipvsottavio20torinomag2015

thanks to: Indymedia Piemonte

Omar Barghouti a Torino

(Primo video di InvictaPalestina)

Primo video dell’incontro di giovedì 19 marzo a Torino con Omar Barghouti e Moni Ovadia

  Moni Ovadia è per il boicottaggio come forma di lotta a sostegno delle rivendicazioni palestinesi escludendo però quello accademico che lui chiama “boicottaggio culturale”. Omar Barghouti risponde e spiega perché invece è necessario. Boicottaggio No, Boicottaggio Si, risposta di Omar Barghouti a Moni Ovadia

Sinagoga di Torino #Ebrei di #Torino BOICOTTIAMO #ISRAELE

Di seguito il testo diffuso la mattina di sabato 22 novembre davanti alla sinagoga di Torino all’indomani delle proteste di alcuni esponenti della comunità ebraica per la mostra sui rifugiati palestinesi allestita al Museo della Resistenza. Al sit-in hanno partecipato una decina di compagni/e.


“RESISTERE ALL’OCCUPAZIONE, COSTRUIRE LA PACE

E’ lo slogan che compare sull’home page del sito dell’ICAHD (www.icahd.org) il comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi, con sede a Gerusalemme, diretto dal dott. Jeff Halper.
Il comitato in un comunicato del 18 novembre, all’indomani dell’attacco della Resistenza palestinese alla sinagoga di Har Nof, afferma tra l’altro:

“Israele non è “ nella condizione di un assalto terroristico”, come il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha affermato nella sua conferenza stampa di stasera; si trova invece in una condizione di inutile violenza generata dalla disperazione e dalla repressione. I palestinesi sono stati ridotti a ribellarsi, avendo perso la speranza che finisca l’occupazione e quella di ottenere un minuscolo proprio Stato, imprigionato in minuscole isole del loro paese, vittimizzati, impoveriti, mancandogli quel minimo di diritti individuali e collettivi, deportati, addirittura demolite le loro case, il solo luogo dove rifugiarsi (circa 48.000 case palestinesi sono state demolite dal 1967 nei Territori Occupati). Le minacce alla Moschea di Al Aqsa – e vi sono concrete minacce che provengono dalla destra israeliana che vuole la divisione del luogo sacro come ha fatto con la Moschea d’Abramo a Hebron – rendono pericoloso quello che finora è stato un conflitto politico risolvibile, che potrebbe trasformarsi in una guerra di religione non più controllabile”.

Nel frattempo a Torino a quanto si apprende dai giornali alcuni esponenti della comunità ebraica nei giorni scorsi si sono lamentati della mostra Il lungo viaggio della popolazione palestinese rifugiata, allestita presso il Museo della Resistenza di Torino dal 14 novembre al 4 gennaio, qualcuno in particolare auspicandone la chiusura perché costituisce una “oggettiva propaganda politica anti-Israele”.
A queste persone si può replicare che, se una mostra sull’attività dell’agenzia ONU per i rifugiati in Palestina dal 1948 è un’oggettiva propaganda anti-Israele, visitandola potrebbero cogliere l’occasione per mettersi in discussione e sviluppare un’autocritica rispetto al loro cocciuto sostegno verso questo stato razzista e coloniale, nato attraverso una feroce pulizia etnica perpetrata sin dal 1948, e tuttora in corso, a causa della quale oggi vi sono milioni di rifugiati palestinesi sparsi in Medioriente e nel resto del mondo.
Infatti sono sempre più numerosi gli ebrei che maturano posizioni antisioniste, cioè capiscono che lo stato di Israele è illegittimo e rappresenta un problema per gli ebrei di tutto il mondo, e dovrà essere abolito per essere sostituito da un’altra forma politica, probabilmente una confederazione democratica in cui tutti popoli che abitano la Palestina storica abbiano uguali diritti, a prescindere dall’etnia o dalla fede religiosa. (Quest’ultima soluzione, denominata One Democratic State, contempla il Diritto al Ritorno dei rifugiati palestinesi che ne facciano richiesta alle terre da cui furono scacciati sin dal 1948, affinchè il loro terribile “lungo viaggio” abbia finalmente un lieto fine).
Per chi è lontano da quelle terre e non può partecipare in prima fila alla Resistenza all’occupazione sionista che quotidianamente il popolo palestinese conduce, vi è l’importante strumento del boicottaggio di Israele (economico, accademico, culturale, politico), che ha permesso di sconfiggere l’apartheid in Sudafrica e così potrà fare anche in Palestina.

PER IL DIRITTO AL RITORNO DEI RIFUGIATI
PER UNO STATO UNICO IN PALESTINA
BOICOTTIAMO ISRAELE

thanks to: forumpalestina

Università di Torino, Daniela Santus si è rifiutata di presiedere la seduta di laurea di due studentesse che presentavano una tesi sulla Palestina

Questa mattina abbiamo appreso dai quotidiani locali che una docente della facoltà di Lingue dell’Università di Torino, Daniela Santus, si è rifiutata di presiedere la seduta di laurea di due studentesse che presentavano una tesi sulla Palestina (qui un articolo sulla vicenda).

 
Alcuni anni fa – era il 2005 – organizzammo diverse iniziative e petizioni perché fosse impedito l’invito di rappresentanti istituzionali di Israele a iniziative o lezioni organizzate dalle facoltà di Torino. 
La nostra posizione era un chiaro rifiuto alla presenza di sionisti e oppressori promotori dell’apartheid in Palestina: per noi non esiste l’ebreo o il non ebreo – solo l’oppresso e l’oppressore – per cui critichiamo ogni governo e ogni Stato che riproduca al suo interno le forme moderne dell’oppressione sociale, le stesse che sono alla radice di un presente di precarietà e crisi che mette a repentaglio le vite di noi giovani.
Una docente, in particolare, tentò in tutti i modi di alzare il livello delle tensioni in università, invitando in ateneo alcuni membri dell’allora governo Sharon (quello che fece costruire il muro della vergogna in Cisgiordania) e richiedendo una militarizzazione di tipo cileno all’interno di Palazzo Nuovo.
E’ triste vedere come, a distanza di anni, quella stessa docente faccia sfoggio della sua intolleranza e incapacità di dialogo rifiutandosi addirittura di ascoltare la tesi di due studentesse, colpevoli evidentemente di non pensarla come lei.

Ma come, l’università non è forse il luogo della libera espressione, della circolazione di idee e del confronto intellettuale?
Forse, per qualcuno che sostiene l’oppressione di un popolo come modello democratico da esportare, probabilmente no.

 
Collettivo Universitario Autonomo – Torino

Una prima riflessione sulla Manifestazione ed il Convegno

Nelle due giornate di Torino, sabato 30 novembre e 01 dicembre sono stati raggiunti con coerenza gli obbiettivi che l’Assemblea Nazionale si era prefissata: dire no al vertice bilaterale Italia-Israele, sostenere la resistenza palestinese.

Nonostante il boicottaggio subito (del quale non sono ancora completamente chiari i dettagli per poter riportare esplicitamente le responsabilità), in particolare proprio nella città di Torino dove tra l’altro nevicava come in molte altre città del nord Italia, circa un migliaio di persone ha scelto di essere presente in un corteo contraddistinto da molte bandiere rosse oltre che palestinesi, con un chiaro e determinato carattere internazionalista. Un corteo che ha scelto in che modo schierarsi in sostegno alla cosiddetta “causa palestinese”: dalla parte di chi lotta e resiste contro l’occupazione. Le realtà presenti, provenienti da tutta Italia, sono le stesse che hanno condiviso il percorso dell’assemblea nazionale “Dalla solidarietà alla lotta internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese” che ha visto tre convegni in Italia (Milano, Firenze e Torino) nei quali si sono potute condividere un’analisi politica ed una piattaforma di lotta chiara e priva di quell’approccio umanitario e di solidarietà fine a se stessa verso un popolo che soffre, perché i palestinesi prima di tutto sono un popolo che resiste all’oppressione da oltre sessant’anni.

La manifestazione è stata costruita su vari obiettivi: primo tra tutti quello di dire no al vertice intergovernativo Italia-Israele, perché non vogliamo essere complici dei crimini perpetrati dal sionismo contro i palestinesi, calpestandone interrottamente i diritti nel totale silenzio della comunità internazionale; si voleva inoltre protestare contro il Piano Prawer (un’altra testimonianza del razzismo sionista e del suo progetto di pulizia etnica della Palestina, che con questo piano vuole deportare le comunità beduine che vivono nel deserto del Negev) nella settimana che i palestinesi hanno definito “della rabbia”; infine volevamo dare un chiaro segnale che un nuovo fermento in Italia sta dando vita ad un movimento di solidarietà con la Palestina che ha scelto di sostenere la Resistenza palestinese, sempre più abbandonata dalla sua leadership che invece insegue vane se non dannose trattative che portano solo ad una resa incondizionata (considerando che il chiaro progetto espansionistico di Israele non prevede uno Stato Palestinese indipendente); per ultimo, non per importanza, la manifestazione è stata un’occasione per dimostrare che la solidarietà internazionalista va costruita in ogni circostanza, per questo il corteo ha chiesto anche la liberazione del compagno Bahar, catturato dalla polizia italiana a seguito di un mandato d’accusa internazionale della Turchia e che il lunedì successivo avrebbe affrontato la seconda udienza davanti al tribunale di Brescia

Chi ha partecipato alla manifestazione di Torino ha scelto di inserirsi in un contesto antagonista alle scelte del governo italiano sempre più fantoccio e privo di sovranità. E’ ormai evidente la direzione che sta prendendo il nostro paese, sempre più abile e coeso nel rafforzare la militarizzazione ed il controllo sulla popolazione e che trova un valido partner in Israele, paese sempre più spinto a destra verso un fascismo etnocratico e coloniale. Gli accordi tra questi due stati hanno principalmente due obiettivi: favorire le borghesie attraverso il libero scambio commerciale (proviamo ad immaginare a beneficio di chi, non certo della popolazione italiana) e usare l’Italia come ponte per l’Europa di cui Israele non è membro, ma in cui riesce a trovare modi e forme per essere sempre presente ed estendere la sua influenza anche nell’ottica di mistificare la sua immagine di paese tutt’altro che democratico.

Proprio per approfondire questi aspetti, il primo dicembre, il giorno dopo la manifestazione, è stato tenuto sempre a Torino un Convegno/Seminario sul Sionismo in cui grazie all’altissimo profilo delle relazioni e ai contributi apportati da esperti in materia di accordi tra Italia e Israele (anche attraverso minuziose ricerche che hanno rivelato le complicità e le implicazioni di intellettuali, ricercatori, politici, etc) è stato possibile sviscerare molte delle problematiche innescate da tali accordi e approfondire come questi si riflettano sulla popolazione italiana (*).

Continueremo a costruire la solidarietà con i popoli che lottano per la libertà e la giustizia sociale, contro l’imperialismo e la sua aggressione militare e culturale, contro le borghesie che tessono rapporti con esso trovando i modi per difendere i propri interessi a danno delle classi sfruttate, denunciando i complici e provando ad esercitare la nostra egemonia in contrasto alle opzioni antidemocratiche del nostro paese.

VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE!
VIVA LA PALESTINA LIBERA!

(*) In queste righe non approfondiremo esplicitamente e non dettaglieremo con le dovute argomentazioni quanto emerso dal seminario, ma invitiamo i lettori interessati a consultare il sito palestinarossa.it per reperire il materiale che sarà messo a disposizione.

l’Assemblea Nazionale
dalla solidarietà alla Lotta internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese


Di seguito riportiamo il nostro intervento
davanti alla prefettura in piazza Castello:

Care compagne e cari compagni, oggi siamo scesi in piazza con una piattaforma chiara e trasparente: contro i criminali accordi tra l’Italia e lo stato fascista israeliano e l’assoluto sostegno alla resistenza palestinese. Non quindi una generica solidarietà umanitaria verso “un popolo che soffre”, ma verso un popolo che resiste da oltre 65 anni.

Proprio per questo vogliamo innanzitutto ricordare tre compagni, tre nostri fratelli che certo sarebbero stati qui con noi.

Vogliamo ricordare Stefano Chiarini, giornalista de Il Manifesto, di lui ricordiamo la tenacia, la testardaggine con la quale ha imposto di riportare la questione palestinese su questa terra, togliendola dall’oblio degli opportunisti. I martiri di Sabra e Chatila oggi rivivono grazie a lui, alla sua lucida testardaggine:
siamo qui, Stefano.

Vogliamo ricordare Juliano Mer Khamis assassinato a Jenin, quella terra palestinese che lo vide sempre dalla parte degli ultimi, voglio ricordare il coraggio di assumere su di se tutte le sue origini e di scegliere di stare dalla parte della resistenza all’occupazione.
Siamo qui, Juliano.

Vogliamo ricordare Vittorio Arrigoni, la coerenza di una umanità accogliente che sapeva trascinarti fin dove lui arrivava. La coerenza con cui seppe mostrare e denunciare i crimini sionisti, ma anche quelli di chi dovrebbe stare con il proprio popolo e non cercare accordi con gli israeliani o con altri paese reazionari. Anche Vittorio vive in questa piazza.
Siamo qui, Vittorio.

Tutti e tre hanno condiviso l’orgoglio dei palestinesi del 1948 cui non è mai stato concesso di essere assenti, hanno vissuto l’orgoglio dei presenti che sono considerati assenti. Siamo qui con la Resistenza palestinese, senza se e senza ma.

Da quando abbiamo voluto esprimere questa scelta siamo stato attaccati perché usiamo un linguaggio duro, quando è semplicemente esplicito. Esplicito perché crediamo che oggi bisogna tornare ad esprimere quello che pensiamo e che riteniamo giusto senza la paura degli anatemi di chi mantiene l’occupazione.

I nostri nemici, i governi, quelli americani come quelli italiani, quelli sionisti o di altri paesi europei, non si nascondono dietro parole fumose, ma esprimono con atti e concetti chiari la loro determinazione a portare fino alle estreme conseguenze la pulizia etnica della Palestina.

Oggi siamo qui per dire che l’incontro tra Italia ed Israele è un’ulteriore occasione per consolidare l’alleanza tra il nostro governo e quello sionista, complici nell’occultare i crimini perpetrati contro i palestinesi, calpestandone interrottamente i diritti. Negli ultimi anni i rapporti tra le reciproche dirigenze ed istituzioni si sono rafforzati, tutti i governi che si sono succeduti in Italia hanno dovuto “far tappa” a Tel Aviv per l’approvazione, ma non solo i governi centrali, anche quelli di grandi città come Torino o Milano, con sindaci assolutamente servi e collusi con l’occupazione sionista.
Noi non ci stiamo!

Se la leadership palestinese insegue trattative vane e dannose per il suo stesso popolo, se tace e non si pronuncia contro gli accordi intergovernativi tra gli occupanti ed i paesi imperialisti conniventi con le politiche coloniali e di apartheid israeliane.
Noi non ci stiamo!

Se tutti continuano a tacere sui crimini israeliani, sulle loro politiche di razzismo o sui piani di deportazione coatta contro la popolazione palestinese come il Piano Prawer.
Noi non ci stiamo!

Le “trattative” sono una resa incondizionata: oltre a non arrestare il furto di terra palestinese e la conseguente pulizia etnica a favore della creazione di uno Stato “ebraico” di stampo razziale, rappresentano per l’occupazione gli strumenti per mascherare la sua vera natura, come nel caso dei prigionieri palestinesi “rilasciati” (in un perenne clima di arresti) e incarcerati nuovamente poco dopo, se non addirittura assassinati.
Noi non ci stiamo!

Perché abbiamo scelto di stare dalla parte della Resistenza palestinese che continua a lottare per la dignità, per l’autodeterminazione, per la liberazione della sua terra e per i diritti del suo popolo. Senza piegarsi a dinamiche di corruzione e di “scambio”, perché resta salda anche nel proteggere il Diritto al Ritorno e nel sostenere le battaglie dei prigionieri.

Noi ci siamo ed invitiamo tutta la solidarietà con la Palestina e chiunque si riconosca nei valori partigiani e di difesa del territorio a dire forte e chiaro che non ci deve essere nessun accordo con gli stati criminali che violano impunemente il Diritto Internazionale. Per denunciare la complicità del governo Letta e per ribadire il nostro NO alle trattative con lo Stato sionista. Costruiamo nel paese una vera solidarietà verso la resistenza palestinese. Facciamo crescere il BDS in tutto il paese, anche se Abu Mazen, presidente decaduto, dice di non essere d’accordo nel boicottare Israele.

Ricordiamo la piattaforma approvata dalle assemblee che hanno indetto questa manifestazione:

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
  • Unità del popolo palestinese nella lotta contro la colonizzazione sionista
  • Rigetto degli accordi di Oslo
  • Sostegno al BDS, applicazione del Diritto al Ritorno, sostegno alla Resistenza ed alle lotte dei prigionieri
  • Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici e militari, nonché culturali tra l’Italia e lo stato d’Israele

thanks to: PALESTINAROSSA

#Gaza #Palestina #Italia #Manifestazione #Nazionale a #Torino dal 30 novembre al 2 dicembre.

Torino 30/nov - 2/dic contro il vertice italia-israele

Resistenza quotidiana. (Gaza, Palestina): Qualche buona ragione per essere a Torino dal 30 novembre al 2 dicembre (prima parte).

Qualche buona ragione per essere a Torino dal 30 novembre al 2 dicembre (seconda parte).

Qualche buona ragione per essere a Torino dal 30 novembre al 2 dicembre (terza parte).

Qualche buona ragione per essere a Torino dal 30 novembre al 2 dicembre (quarta parte).

MANIFESTAZIONE NAZIONALE contro gli accordi bilaterali Italia-Israele

APPELLO: no agli accordi bilaterali tra Italia e Israele
CON LA RESISTENZA PALESTINESE

Il 2 dicembre si svolgerà a Torino l’incontro intergovernativo Italia-Israele: un’occasione per consolidare l’alleanza tra il nostro governo e quello sionista, complici nell’occultare i crimini perpetrati contro i palestinesi, calpestandone interrottamente i diritti. Negli ultimi anni i rapporti tra le reciproche dirigenze ed istituzioni si sono rafforzati, tutti i governi che si sono succeduti in Italia hanno dovuto “far tappa” a Tel Aviv per l’approvazione.

NOI NON CI STIAMO

Se la leadership palestinese insegue trattative vane e dannose per il suo stesso popolo, se tace e non si pronuncia contro gli accordi intergovernativi tra gli occupanti ed i paesi imperialisti conniventi con le politiche coloniali e di apartheid israeliane.

NOI NON CI STIAMO

Le “trattative” sono una resa incondizionata: oltre a non arrestare il furto di terra palestinese e la conseguente pulizia etnica a favore della creazione di uno Stato “ebraico” di stampo razziale, rappresentano per l’occupazione gli strumenti per mascherare la sua vera natura, come nel caso dei prigionieri palestinesi “rilasciati” (in un perenne clima di arresti) e incarcerati nuovamente poco dopo, se non addirittura assassinati.

NOI NON CI STIAMO

Perché abbiamo scelto di stare dalla parte della Resistenza palestinese che continua a lottare per la dignità, per l’autodeterminazione, per la liberazione della sua terra e per i diritti del suo popolo. Senza piegarsi a dinamiche di corruzione e di “scambio”. Salda nel proteggere il Diritto al Ritorno e nel sostenere le battaglie dei prigionieri.

NOI CI SIAMO

ed invitiamo tutta la solidarietà con la Palestina e chiunque si riconosca nei valori partigiani e di difesa del territorio a dire forte e chiaro che non ci deve essere nessun accordo con gli stati criminali che violano impunemente il Diritto Internazionale. Per denunciare la complicità del governo Letta e per ribadire il nostro NO alle trattative con lo Stato sionista, insieme al coordinamento “Mai complici di Israele”, parteciperemo alla

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
30 novembre 2013 – Torino

Riportiamo di seguito la piattaforma su cui si baserà la tre giorni di dissenso ed il link all’appello del coordinamento cittadino torinese “Mai complici di Israele”: https://www.facebook.com/events/724053264275056

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
  • Sostegno alla lotta del popolo palestinese per il suo Diritto al Ritorno e all’Autodeterminazione
  • Rigetto degli Accordi di Oslo
  • Campagna BDS come alternativa alla cooperazione Italia-Israele
  • Sostegno alla resistenza ed alle lotte dei prigionieri
  • Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici, militari e culturali tra l’Italia e Israele

L’assemblea nazionale
“Dalla solidarietà alla lotta internazionalista – a fianco della Resistenza palestinese”

info e adesioni: coordinamento [dot] palestina [dot] milano [at] gmail [dot] com www.palestinarossa.it

Allegato Dimensione
appello manifestazione nazionale 30 novembre 2013 torino.pdf 59.86 KB

Verso la Manifestazione Nazionale – 30 novembre 2013, Torino

APPELLI e COMUNICATI:

Appello alla partecipazione del coordinamento torinese “Mai complici di Israele”


Appello per uno spezzone sulla Resistenza Palestinese dell’Assemblea Nazionale “Dalla solidarietà alla Lotta Internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese”


Con la Resistenza Palestinese – Pullman da Milano a Torino verso la Manifestazione Nazionale del 30 novembre


Pullman da Roma per la Manifestazione Nazionale del 30 novembre a Torino


Appello alla mobilitazione in preparazione della Manifestazione dell’ISM-Italia
(riportato nei commenti per unificare gli appelli in un’unica pagina)


Verso il terzo Convegno dell’Assemblea Nazionale a Torino


VIDEO: Netanyahu a Roma. Verso la manifestazione nazionale contro il vertice Italia-Israele a Torino


Qualche buona ragione per essere a Torino dal 30 novembre al 2 dicembre (prima parte – di Silvia Todeschini)


Qualche buona ragione per essere a Torino dal 30 novembre al 2 dicembre (seconda parte – Silvia Todeschini)


Report del terzo convegno “Dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – A fianco della Resistenza Palestinese”


Altri documenti ed articoli contro il vertice Italia-Israele

UNA COLLABORAZIONE INFAME alla quale ci ribelliamo – Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Decolonizzare la Palestina storica Documento sull’incontro bilaterali Italia/Israele del 2 dicembre 2013 – ISM Italia

Shoah e Nabka esperienze universali comuni del popolo ebraico e palestinese – Patrizia Buffa

Sempre più stretti i rapporti commerciali tra i due Paesi, in vista del vertice del 2 dicembre. Il silenzio del governo sulla questione palestinese e la campagna degli attivisti. – Giovanni Vigna

(riportati nei commenti per unificare gli appelli in un’unica pagina)

INIZIATIVE, INCONTRI ed EVENTI:

[11 ottobre 2013]
Palestina e Medio Oriente – Milano


[26 ottobre 2013]
Terzo incontro dell’assemblea nazionale: verso la manifestazione del 30 novembre


[30 ottobre 2013]
Il ruolo dell’Italia all’interno dei rapporti con Israele nell’attule situazione in MO


[07 novembre 2013]
No agli accordi Italia-Israel! Nessuna complicità con l’occupazione della Palestina!


[08 novembre 2013]
Verso la Manifestazione Nazionale del 30 novembre a Torino – CPA e Cantiere sociale Cienfuegos, Firenze


[08 novembre 2013]
A  venti anni dagli Accordi di Oslo – Contestare i complici


[09 novembre 2013]
Verso la Manifestazione Nazionale – Cena palestinese e concerto live degli Egin


[09 novembre 2013]
Verso la Manifestazione Nazionale a Torino del 30 novembre – Pistoia


[11 novembre 2013]
Per il popolo palestinese, verso il 30 novembre – GC Torino


[14 novembre 2013]
Verso la Manifestazione Nazionale del 30 novembre a Torino – CSOA Gabrio


[15 novembre 2013]
Verso la Manifestazione Nazionale a Torino – incontro con la compagna palestinese Fathiyya Hussein


[16 novembre 2013]
INCONTRO DELLE REALTA’ DEL CENTRO-SUD SOLIDALI CON LA RESISTENZA PALESTINESE
Napoli in vista del 30 novembre/ 1-2 dicembre a Torino


[16 novembre 2013]
Verso la Manifestazione Nazionale del 30 novembre contro il vertice Italia-Israele – Centro Politico 1921 (Livorno)


[22 novembre 2013]
Verso la manifestazione nazionale del 30 novembre a Torino. NO AGLI ACCORDI Italia-Israele! – Spazio Donna, sito in piazza Ferrovia Salerno

thanks to:

Verso il terzo Convegno dell’Assemblea Nazionale a Torino

In vista del 2 dicembre, giorno della conferenza intergovernativa Italia-israele, a Torino come altrove si stanno moltiplicando le iniziative volte a promuovere, diffondere e creare coscienza e consapevolezza legate ai rischi che derivano da questi incontri.

I sionisti non sono tutti ebrei e non tutti gli ebrei sono sionisti. Si calcola che al mondo ci sono circa 75-80 milioni di sionisti a vario titolo. Da questo si evince che la stragrande maggioranza di essi non sono ebrei o israeliani ma sono i vari Napoletano o Fassino, Fini o Vendola, Casini e Berlusconi, etc. Questi però sono quelli che hanno avuto responsabilità di governo almeno negli ultimi 20 e in questa veste hanno anche la responsabilità della israelizzazione/sionistizzazione del paese Italia. Difatti, se la Palestina funge come un campo di sperimentazione di nuove armi e metodi repressivi, i palestinesi rappresentano solo “la cavia”. Il passo successivo, come vediamo sulla nostra pelle qui in Italia, è l’assimilazione di queste politiche e prassi repressive.

In parallelo con le inziative promosse dal comitato torinese “Mai complice di israele” si stanno moltiplicando le iniziative anche a livello nazionale in vista della manifestazione del 30 novembre proprio qui a Torino. E nell’ottica di miglior coordinamento si è optato di tenere la terza assemblea del coordinamento delle forze marxiste “dalla solidarietà alla lotta internazionalista a sostegno della lotta palestinese“.

Si tratta di costituire un fronte il più ampio possibile delle forze che condividono l’impostazione di una lotta antimperialista e anticapitalista allo scopo di sostenere quella palestinese. Abbiamo, nelle due assemblee precedenti discusso il progetto, la sua fattibilità e le basi politiche su cui lanciarlo.

A torino si vorrà dare una impostazione sul che fare in concreto: su questo i compagni palestinesi già intervenuti alle assemblee precedenti hanno dato un’indicazione precisa, unità nella lotta antimperialista di tutte le forze comuniste nel mondo. Tutto questo sembra scontato ma nella situazione di marginalità delle forze comuniste occorre costruire percorsi privi delle ambiguità politiche che hanno portato le stesse forze ad appiattire le loro posizioni a quelle delle forze “pacifiste, ambientaliste, della lotta non-violenta, clericali etc…”

Kutaiba Younis

Nota: è prevista una pausa pranzo poi gli interventi conclusivi, chi desidera fermarsi a pranzo è pregato indicarlo scrivendo all’indirizzo email: kutaiba [at] libero [dot] it

Contro il vertice Italia-Israele. Torino, 30 novembre, 1 e 2 dicembre

mai_complici_di_israeleIl 2 dicembre si svolgerà a Torino l’incontro inter-governativo tra Italia-Israele. Un occasione per il nostro governo di stringere una ancora più stretta alleanza con quello sionista, ignorando i crimini che quotidianamente vengono perpetuati contro la popolazione palestinese.

Le ricadute di questi accordi coinvolgono anche il nostro territorio, con l’importazione di sistemi di sorveglianza, test di nuove armi da guerra che poi vengono utilizzate contro i palestinesi, importazioni di prodotti provenienti dagli insediamenti sionisti considerati illegali anche dalla Comunità Europea, ecc…
Il Comitato Mai Complici di Israele propone un percorso di iniziative per arrivare alla data di mobilitazione nazionale del 30 novembre, in cui una manifestazione a Torino ribadirà un forte no a questi accordi della vergogna.
Qui di seguito trovate l’appello e una
prima bozza del calendario delle iniziative.
Mai Complici di Israele!

Contro il vertice Italia-Israele
A distanza di due mesi dal suo insediamento, il governo delle larghe intese si precipita ad inviare in Israele il suo primo ministro, come sua prima visita fuori dall’Europa, con l’obiettivo di confermare la continuità della politica italiana sulle questioni mediorientali ed il suo sostegno incondizionato ad Israele.
Israele, grazie all’altissimo numero di aziende create nei settori dell’innovazione tecnologica e della ricerca, viene considerato come la nazione start up per eccellenza. “Abbiamo molto da imparare da Israele”, dichiara Enrico Letta durante il suo colloquio col premier israeliano, che lo riceve il 1° luglio 2013 nel suo ufficio a Gerusalemme. L’Italia vuole più innovazione nella propria economia e per questo intende rafforzare la cooperazione con Israele. “Ho avuto l’opportunità di vedere quanto è intensa e profonda la cooperazione bilaterale tra i nostri due paesi ma ho anche capito come possiamo rafforzare questa cooperazione… Abbiamo fissato come data il 2 dicembre per il vertice bilaterale, il quarto… In quell’occasione si cercherà di finalizzare accordi già in essere in campo universitario ma anche energetico sul quale oggi abbiamo avuto una conversazione interessante”.
Il tanto atteso incontro intergovernativo si terrà il 2 dicembre a Torino. “Sarà un’opportunità per capire come costruire anche noi una start up nation”, dice il Presidente del Consiglio.
Ormai è da anni che i rapporti fra Italia e Israele sono sempre più stretti.
Ad oggi, l’Italia, è il quarto partner commerciale di Israele ed è diventata, in base ad accordi di cooperazione legati a turismo, ambiente, energie rinnovabili, acqua e trasporti, il secondo partner mondiale del governo israeliano nel campo delle materie scientifiche. Il governo delle larghe intese sta offrendo ad Israele nuovi scambi scientifici con trasferimento di know-how italiano nell’ambito della ricerca universitaria (attraverso accordi e progetti congiunti in settori più o meno dichiaratamente militari) e nell’ambito della compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del Muro dell’Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano!).

Le operazioni militari congiunte tra i due paesi, nel deserto del Naqab e a Decimomannu in Sardegna, sono ormai azioni di routine. Sempre in Sardegna, da anni, gli aerei da guerra israeliani testano le loro nuovi armi che vengono poi sistematicamente impiegati contro i palestinesi. Inoltre, sembra che nella base militare di Camp Darby in provincia di Livorno vengano stoccate le famigerate DIME (Dense Inert Metal Explosive); esplosivi usati durante l’operazione Piombo Fuso contro la Striscia di Gaza nel 2008 – 2009.
A livello commerciale, l’Italia è diventata la porta d’ingresso principale per lo smistamento delle merci israeliane nella Comunità Europea. Molte di queste merci provengono dai Territori Occupati nel ’67 e sono prodotte da aziende che hanno sede negli insediamenti sionisti considerati illegali dalla stessa Comunità Europea. Rispetto a merci equivalenti ma provenienti da altri paesi non-comunitari i prodotti israeliani hanno molte agevolazioni doganali.
Grazie agli scambi “culturali” fra i due paesi e al sostegno garantito da tutte le istituzioni italiane, gli intellettuali israeliani hanno accesso libero a tutti i mezzi di informazione con le immaginabili conseguenze.
Praticamente: il governo Letta pone lo stato di austerità in Italia destinando sempre più fondi alla cooperazione con Israele.
Tutto ciò avviene mentre “l’Oasi democratica del Medioriente” accresce in modo esponenziale la sua politica razzista e aggressiva nei confronti del popolo palestinese.

La colonizzazione sionista della Palestina e la pulizia etnica vanno avanti. Dopo aver espropriato più del 75% del territorio palestinese per insediarvi il “loro stato” i sionisti continuano con i piani di deportazione forzata della popolazione palestinese. Grazie al Piano Prawer i beduini del Naqab, al sud della Palestina, verranno trasferiti in modo coatto nei “Centri di Raccolta”. La stessa sorte sta toccando ai palestinesi residenti al sud della città di Hebron, nella Valle del Giordano e attorno a Gerusalemme.
Mentre il Muro dell’Apartheid continua a frammentare la presenza palestinese nei Territori Occupati l’esercito israeliano e i coloni continuano indisturbati nelle loro azioni di rastrellamento e di assedio. La demolizione delle case dei palestinesi, lo sradicamento e l’incendio degli alberi come l’arresto dei palestinesi sono ormai fatti di ordinaria amministrazione. Un recente dossier dell’ONU rivela che dal 2002 ad oggi 7 mila bambini palestinesi sono stati malmenati, arrestati, minacciati di morte e violentati nelle prigioni israeliane. La loro colpa? Aver lanciato sassi contro i coloni o i blindati dell’esercito israeliano.

La Striscia di Gaza continua a vivere assediata, chiusa nella morsa ermetica del suo carceriere sionista: è una striscia di terra, palestinese, che Israele cerca di soffocare esercitando il controllo de facto delle frontiere:
•dal cielo attraverso il controllo militare dello spazio aereo;
•dal mare attraverso il controllo delle acque territoriali;
•da terra attraverso il controllo perimetrale con sbarramento del territorio (si sta parlando di una vera e propria barriera, costituita da recinzioni di filo elettrificato con pali, sensori e “zone cuscinetto” lungo i terreni confinanti con Israele e in muri di acciaio o calcestruzzo sui terreni confinanti con l’Egitto, che circonda completamente la Striscia di Gaza).
Circa 5 milioni di palestinesi continuano a vivere da ormai 60 anni nei più di 50 Campi Profughi disseminati in tutto il medio-oriente.
È possibile che il Primo Ministro delle larghe intese non sia a conoscenza di questi fatti ormai noti a tutti.
Stringendo la mano al premier israeliano Benjamin Netanyahu, Letta sottolinea la sua fiducia che “il processo di pace” fra israeliani e palestinesi “possa avere risultati importanti e positivi”!
Per noi “MAI COMPLICI DI ISRAELE” la vera pace in Palestina può avvenire solo dicendo:
• No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
• Sostegno alla lotta del popolo palestinese per il suo Diritto al Ritorno e all’Autodeterminazione
• Rigetto degli Accordi di Oslo
• Campagna BDS come alternativa alla cooperazione Italia-Israele
• Sostegno alla resistenza ed alle lotte dei prigionieri
• Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici, militari e culturali tra l’Italia e Israele.

Comitato Mai Complici di Israele

Ecco, invece, il calendario (in via di definizione) delle numerose iniziative.

mercoledì 16 ottobre ore 21 presso Sala Antico Macello (Via Matteo Pescatore 7) : Torino, assemblea cittadina aperta alle realtà e ai soggetti interessati a sostenere la campagna

venerdì 25 ottobre ore 17,30 presso Palazzo Nuovo (università degli Studi di Torino): presentazione ufficiale della campagna con Gianni Vattimo, Massimo Zucchetti e Comitato Mai Complici di Israele

sabato 9 novembre: serata benefit organizzazione campagna con cena presso Csoa Askatasuna (Corso Regina Margherita 47, Torino) ore 20,30 e concerto live degli Egin.

sabato 30 novembre: Torino, MANIFESTAZIONE NAZIONALE contro il vertice Italia-Israele

Domenica 1 dicembre: seminario sul sionismo

Lunedì 2 dicembre: presidio cittadino in concomitanza al vertice.

per maggiori info o comunicarci iniziative a livello nazionale a sosstegno della campagna andare alla pagina facebook https://www.facebook.com/events/724053264275056/

 

thanks to: INFOaut

Dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – A fianco della Resistenza palestinese – TERZO INCONTRO

Dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – A fianco della Resistenza palestinese

TERZO INCONTRO

In Italia a partire dal mese di giugno è iniziato un percorso, prospettato da più realtà che lavorano a sostegno della resistenza palestinese, che ha l’intento di costruire in maniera chiara e netta una rete di condivisione dell’analisi politica e degli obiettivi, nonché una piattaforma di solidarietà, lotta e resistenza.
Sono stati organizzati due convegni che hanno rappresentato i primi passi per la costruzione di tale percorso e durante i quali tutti i partecipanti hanno manifestato la volontà di essere coinvolti personalmente e in maniera attiva. Nei dibattiti che hanno avuto luogo i soggetti si sono confrontati discutendo gli argomenti proposti nell’invito ed approvando due mozioni, una a sostegno dei prigionieri ed una riferita all’indizione di una manifestazione nazionale in cui ribadire le posizioni emerse negli incontri:

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina;
  • Unità del popolo palestinese nella lotta contro la colonizzazione sionista e per l’autodeterminazione;
  • Rigetto degli accordi di Oslo;
  • Sostegno al BDS, applicazione del Diritto al Ritorno, sostegno alla Resistenza ed alle lotte dei prigionieri;
  • Interruzione dei rapporti commerciali, economici, politici, militari e culturali tra l’Italia ed Israele.

La risposta alla crisi del sistema capitalista, da parte dell’imperialismo, passa attraverso la creazione di un “nuovo grande Medio Oriente” ad esso funzionale sia per la destabilizzazione dell’area sia per la creazione di nuovi equilibri economici, politici e militari su scala planetaria. In questo contesto il 2 dicembre a Torino il governo italiano terrà un incontro con i vertici dell’entità sionista, per stringere nuove cooperazioni ed ancora più forti accordi di tipo economico, scientifico e militare, candidandosi così a rafforzare il suo ruolo di co-protagonista nell’aggressione imperialista ai popoli arabi.
In vista di quest’incontro bilaterale si è proposto all’assemblea di organizzare la manifestazione nazionale nel capoluogo piemontese il 30 novembre, insieme al coordinamento torinese “Mai complici di Israele”, per chiedere la sospensione di ogni relazione con Israele finché non rispetterà i diritti dei palestinesi e per denunciare chiunque collabori con l’oppressore, favorendo la colonizzazione e l’Apartheid in Palestina.
Nei primi due appuntamenti si è ribadita sia l’intenzione di uscire dal settarismo e dal protagonismo (che spesso hanno portato, nell’ambito della solidarietà con la Palestina, ad una parcellizzazione delle iniziative a tutto vantaggio del progetto sionista) sia l’intenzione di prendere le distanze da quella solidarietà fine a se stessa (che non dà nessun sostegno concreto alla lotta per la liberazione della Palestina). Tutte le realtà sono state quindi invitate a mobilitarsi fin d’ora per ottenere più adesioni possibili sia per la manifestazione nazionale, sia per le successive scadenze.
Alla luce di ciò, e con la volontà di proseguire negli intenti della campagna intrapresa dall’assemblea, invitiamo al terzo incontro che si terrà a Torino il 26 ottobre alle ore 10.30, al circolo Arci Fuoriluogo in corso Brescia 14, con la presenza del compagno Raja Eghbarieh, leader storico della sinistra marxista leninista nei territori palestinesi del ’48.
p.s. Per quanto possibile invitiamo le compagne ed i compagni del sud Italia, che per ragioni logistiche non riusciranno a prender parte all’incontro, ad organizzarne e promuoverne uno parallelo in una città del sud, in modo da agevolare la partecipazione a più forze; nell’eventualità si potesse tenere lo stesso giorno si potrà prevedere un collegamento Skype in diretta tra i due incontri.
Un caro saluto,

Rete di Solidarietà con la Palestina – Milano

per info: coordinamento.palestina.milano@gmail.comhttp://www.palestinarossa.it

Report degli scorsi incontri: PRIMO CONVEGNOSECONDO CONVEGNO

Stephen Hawking versus David Grossman

Questo è il testo del volantino che sarà distribuito oggi all’ingresso del Salone del Libro di Torino in segno di protesta per l’incontro con Grossman, fissato per le ore 12.30 (vedi http://www.forumpalestina.org), in occasione della pubblicazione di “Caduto fuori dal tempo”, così presentato sul sito del Salone: “Il punto più alto del percorso letterario di uno dei maggiori scrittori del nostro tempo, il resoconto di una dura lotta contro la distruzione, la cancellazione l’oblio, per riconsegnare la memoria alla vita”.

Stephen Hawking versus David Grossman

Stephen Hawking boicotta la conferenza di Shimon Peres

Il fisico Stephen Hawking ha deciso di non partecipare alla conferenza presidenziale organizzata da Shimon Peres a Gerusalemme.
La notizia è stata data dal quotidiano Guardian: Hawking cancella l’invito per le giornate del 19 e 20 giugno perché ha ascoltato i suggerimenti dei colleghi accademici palestinesi e l’invito dell’organizzazione che in Gran Bretagna promuove il boicottaggio degli atenei israeliani.
Lo scienziato è andato in Israele e in Cisgiordania quattro volte a parlare nelle università, l’ultima nel 2006.
La guerra a Gaza del 2009 lo ha indotto a criticare lo Stato ebraico:
“La reazione militare è sproporzionata – ha detto in un’intervista ad Al Jazeera
-. La situazione è come quella del Sudafrica prima del 1990 e non può continuare”.


David Grossman sostiene il furto di terra palestinese

David Grossman, Amos Oz e Abraham B. Yehoshua contribuiscono invece a perpetuare la patina sofisticata (vedi retro), tesa a camuffare gli atti di pulizia etnica e di genocidio israeliani. Dopo 20 anni dagli accordi di Oslo continuano a sostenere la “soluzione due popoli – due stati”, cioè il furto sistematico di quanto rimane della Palestina storica ai palestinesi e a negare il diritto al ritorno dei profughi.
L’eventuale Stato palestinese sarebbe costituito da un insieme di bantustan, tra loro separati, sul 10-15& della Palestina storica. David Grossman, Amos Oz e Abraham B. Yehoshua sono tre ladroni (di terra palestinese)
sionisti patinati, sostenitori di tutte le guerre israeliane.

Segue la lettera, inviata il 27 aprile 2013 a Stephen Hawking, che lo ha convinto a non partecipare.

Caro professor Hawking,
Come colleghi studiosi e accademici, siamo sorpresi e profondamente delusi di sapere che ha accettato l’invito a partecipare alla Conferenza presidenziale di Israele nel mese di giugno. È del tutto naturale voler accettare un invito a un evento di alto profilo di questo tipo. Tuttavia intendiamo chiederle di riflettere ulteriormente prima di prendere quella decisione.
Israele ha molte caratteristiche particolari che dovrebbero far meditare, e che anzi stanno già convincendo molti accademici e figure culturali a non collaborare con le istituzioni ufficiali israeliane. Ecco alcune di loro:

La discriminazione contro i palestinesi: Israele discrimina sistematicamente i palestinesi, i quali costituiscono il 20 per cento della sua popolazione, in modi che
sarebbero illegali in Gran Bretagna.

Violazioni sistematiche della legislazione internazionale umanitaria e dei diritti umani: La missione d’inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza 2008-09 ha
concluso che il blocco di Gaza iniziato in precedenza equivale a “punizione collettiva” del popolo di Gaza. Inoltre ha mostrato che l’offensiva israeliana
“Piombo Fuso” ha comportato numerose violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra, e la probabilità che siano stati commessi “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

Insediamento illegale: Israele ha sistematicamente trasferito coloni ebrei nei territori occupati nel 1967. Questi trasferimenti violano la Quarta Convenzione di
Ginevra (1949).

Accesso all’istruzione superiore: Israele pone molteplici ostacoli, di carattere fisico, finanziario e giuridico, alla istruzione superiore sia dei propri cittadini palestinesi sia
di quelli sotto l’occupazione.

Israele ha un nome per la promozione della sua posizione culturale e scientifica – ‘Brand Israel’ (Marchio Israele). Si tratta della deliberata politica di camuffare i propri atti di oppressione dietro una patina sofisticata.

Dal 2005, le organizzazioni che compongono la quasi totalità della società civile palestinese hanno invitato studiosi stranieri a entrare in contatto con i singoli accademici
israeliani, se lo desiderano, ma a non avere nulla a che fare con le istituzioni israeliane finanziate dallo Stato.
Prestando attenzione alla loro richiesta noi, e lei, possiamo offrire un sostegno morale ai nostri colleghi palestinesi le cui attività didattiche e di ricerca sono state gravemente compromesse da molteplici politiche israeliane. In questo modo possiamo anche mostrare all’opinione pubblica israeliana che la partecipazione alla comunità globale comporta degli obblighi.

L’arcivescovo Desmond Tutu ha definito la difficile situazione dei palestinesi sotto il controllo israeliano come “peggiore dell’apartheid”. [Lo scrittore] Iain Banks questo mese ha scritto del popolo palestinese che “collettivamente abbiamo girato le spalle alla loro sofferenza per troppo tempo”. Ci auguriamo vivamente che lei vorrà rifiutare questo invito.

Firmato da:
David Elworthy, Mohamed El Gomati, Colin Green, Nigel Harris, Nick Humphrey, Gabriel Khoury, Ailsa
Land, Frank Land, Malcolm Levitt, FRS Moshe Machover, Mary Midgely, David Mond, Malcolm Povey,
Martin Richards, Steven Rose, Jonathan Rosenhead, Tim Shallice, FRSDavid Pegg, David Wield, Noam
Chomsky e da numerosi altri docenti delle università inglesi.


Centro Falastin – Collettivo Boycott Israel – ISM-Italia
fotocopiatoinpropriocorsosanmaurizio53to20130517


www.ism-italia.org/wp-content/uploads/Torino-18-maggio-2013-volantino-stephen-hawking-versus-david-grossman.pdf

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