Razzi lanciati da Gaza atterrano a Tel Aviv dopo aver eluso il sistema missilistico Iron Dome di Israele

Almeno due razzi lanciati dalla Striscia di Gaza assediata sono atterrati nella capitale israeliana Tel Aviv, eludendo il sistema missilistico Iron Dome per segnare l’ennesima imbarazzante sconfitta di una delle forze militari più costose del mondo. L’attacco di giovedì sera ha fatto scattare l’allarme missilistico in tutto il centro di Israele, hanno riferito i media…

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Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

Feb 23, 2019
Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

GAZA – Il ministero della Sanità palestinese nella Striscia di Gaza assediata ha riferito che, venerdì pomeriggio, i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino e hanno ferito altri 41 palestinesi, tra cui un medico, durante la violenta repressione di proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Il dottor Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Sanità a Gaza, ha reso noto che un bambino, identificato come Yousef Sa’id ad-Daya, 14 anni, è stato colpito al cuore da proiettili israeliani e che i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Yousef si trovava nel quartiere di Zeitoun, nella città di Gaza.

Al-Qidra ha dichiarato che i soldati hanno sparato a 26 palestinesi con fuoco letale, aggiungendo che altri due hanno subito gravi ferite.

Uno dei palestinesi feriti è un medico volontario, identificato come Fares al-Qidra, che è stato colpito in testa da una bomba a gas a est di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Fonti dei media a Gaza hanno detto che i soldati hanno sparato raffiche di proiettili alla cieca, candelotti lacrimogeni contro i manifestanti  radunati nella parte orientale della Striscia, nella città di Gaza, a Jabaliya, nel campo profughi di al-Bureij, a Khan Younis e Rafah.

thanks to: Parstoday

Abspp onlus: Alleviamo la sofferenza dei pazienti. Unità di dialisi per pazienti di insufficienza renale

 

A cura dell’Abspp onlus. Alleviamo la sofferenza dei pazienti. Unità di dialisi per pazienti con insufficienza renale. L’ABSPP onlus in Italia dona un apparecchio per i pazienti nefropatici nella Striscia di Gaza. L’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese in Italia continua a portare avanti i suoi progetti umanitari e di soccorso nella Striscia…

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L’UNICEF condanna l’esercito israeliano per l’omicidio di bambini palestinesi

IMEMC. L’UNICEF è “profondamente rattristato” per la morte di due ragazzini di 13 e 17 anni, uccisi venerdì dall’esercito israeliano di occupazione, vicino alla barriera di confine nella Striscia di Gaza sotto assedio. “Le circostanze esatte della loro morte sono sotto indagine”, ha spiegato sabato l’UNICEF in una dichiarazione. “Dall’inizio dell’anno sono 4 i bambini…

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Bambino di Gaza di appena quattro anni muore dopo giorni di agonia, era stato colpito da un cecchino sionista!

La foto mostra un medico che porta Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni, dopo che il bambino è stato ferito durante le proteste ad Est di Khan Younis il 7 dicembre. Il bambino è morto per le ferite quattro giorni dopo.

Il ministero della salute di Gaza ha annunciato la morte della persona più giovane uccisa durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni e 8 mesi, è morto martedì per le ferite riportate il venerdì precedente durante le proteste a Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza.

Un funzionario del ministero della Sanità ha detto al “Times of Israel” che il ragazzo “è stato colpito da proiettili di proiettile in faccia, al petto e allo stomaco durante una protesta” a seguito del fuoco israeliano.

Circa 180 palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e quasi 6.000 feriti da incendi vivi durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno lungo il perimetro orientale e settentrionale di Gaza dal 30 marzo. Quasi tre dozzine di quelli uccisi erano bambini.

Le vittime di bambini palestinesi a causa del fuoco israeliano sono aumentate nel 2018, con più di 50 morti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, una morte alla settimana in media.

Ahmad Abid è la prima morte della Grande Marcia del Ritorno del mese di dicembre.

thanks to: Palaestina Felix

L’acqua potabile contaminata di Gaza fa diffondere la “Sindrome del Bambino Blu”

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Al-Jazeera, Imemc. Di Il medico con le occhiaie e la barba incolta entra nel reparto pediatrico dell’ospedale Al-Nassar nella città di Gaza. E’ un giovedì sera, quasi il fine settimana. Il reparto è deserto e stranamente silenzioso, si sente solo il lamento occasionale di qualche bambino.

In ogni letto, separato dall’altro con una tenda, si assiste alla stessa scena: un bambino è sdraiato, collegato a tubi, a fili e ad un generatore, mentre una madre siede accanto come un testimone silenzioso.

Il dott. Mohamad Abu Samia, direttore di Medicina pediatrica dell’ospedale, scambia alcune parole sommesse con una delle madri, poi solleva dolcemente la vestaglia del bambino rivelando una cicatrice dovuta ad un intervento chirurgico al cuore, lunga quasi quanto la metà del suo corpo.

Il posto-letto successivo è occupato da una bambina che soffre di una grave malnutrizione. E’ sdraiata immobile, con il suo piccolo corpo collegato ad un respiratore. Dato che l’elettricità a Gaza funziona solo per quattro ore al giorno, la bambina deve stare qui dove i generatori la possono mantenere in vita.

“Abbiamo troppo lavoro -, afferma sopraffatto il medico -. I bambini soffrono di disidratazione, vomito, diarrea, febbre”. La percentuale altissima di pazienti con diarrea, il secondo più importante killer al mondo di bambini fino ai cinque anni, è sufficiente per far scattare l’allarme.

Ma negli ultimi mesi il dott. Abu Samia ha assistito ad un brusco aumento di gastroenteriti, malattie renali, cancro pediatrico, marasma – una malattia dovuta a grave malnutrizione che compare nei bambini –  e alla “sindrome del bambino blu”, un disturbo che rende labbra, viso e pelle bluastre, e sangue color cioccolato.

Fino ad ora, ha affermato il medico, vedeva “uno o due casi” di sindrome del bambino blu ogni cinque anni. Ora accade il contrario – cinque casi all’anno.

A chi gli chiede se ha a disposizione studi sui quali basarsi che sostengano la sua affermazione, dice: “Viviamo a Gaza, in una situazione di emergenza… Abbiamo solo tempo di mitigare il problema, non di effettuare delle ricerche”.

Tuttavia, le cifre del ministero della Sanità palestinese supportano le conclusioni del medico. Esse mostrano un “raddoppiamento” dei casi di diarrea, arrivata ormai a livello epidemico, così come i picchi dell’estate scorsa di salmonella e persino di febbre tifoidea.

Riviste mediche indipendenti e specializzate hanno documentato, inoltre, l’aumento della mortalità infantile, dell’anemia ed una “dimensione allarmante” nell’arresto della crescita tra i bambini di Gaza.

Uno studio della Rand Corporation ha rivelato che la cattiva qualità dell’acqua è una delle principali cause di mortalità infantile a Gaza.

In parole semplici, i bambini di Gaza stanno affrontando un’epidemia mortale di proporzioni tali che non si erano mai viste in precedenza.

“Tanta sofferenza. E’ una questione di vita o di morte”, dice il dott. Abu Samia.

Le cause di questa crisi sanitaria sono da ricercare in vari fattori, ma gli esperti di medicina concordano su quello che ritengono essere uno dei principali colpevoli: l’acqua potabile di Gaza è scarsa e contaminata, a causa dell’assedio economico di Israele, del suo ripetuto bombardamento di infrastrutture idriche e fognarie e di una falda acquifera in pessime condizioni e di scarsissima qualità, e che, pertanto, il 97% dei pozzi di acqua potabile di Gaza è al disotto degli standard minimi di salute per il consumo umano.

Il dott. Majdi Dhair, direttore della Medicina di prevenzione del ministero della Sanità palestinese, riferisce di un “enorme incremento” delle malattie trasmesse con l’acqua che afferma siano “collegate direttamente all’acqua potabile” e alla contaminazione con le acque fognarie non trattate che vanno a finire, senza alcuna depurazione, direttamente nel Mediterraneo.

Una visita presso il campo rifugiati densamente abitato di Shati’ (o “Spiaggia”) di Gaza aiuta a spiegarne il motivo. Qui, 87.000 rifugiati con le famiglie al seguito – scacciati dalle loro case e villaggi nel 1948 durante la creazione di Israele – sono racchiusi in mezzo chilometro quadrato in strutture di blocchi di cemento, di fianco al Mediterraneo.

“Acqua ed elettricità”? Dimenticatevele, afferma Atef Nimnim che vive con madre, moglie e due generazioni più giovani – 19 Nimnim in tutto – in una piccola abitazione di tre stanze, a Shati’.

L’acqua dell’acquedotto di Gaza che esce dai rubinetti è troppo salata, quasi nessuno a Gaza la beve ancora. Per l’acqua potabile il figlio quindicenne di Atef carica bidoni di plastica su una sedia a rotelle e le porta in una moschea, dove li riempie, “per gentile concessione di Hamas”.

La maggior parte delle famiglie, anche nei campi rifugiati, spende fino a metà del modesto reddito che ha a disposizione nell’acqua desalinizzata proveniente dai pozzi non regolamentati di Gaza. Ma anche questo sacrificio ha un costo.

Contaminazione fecale.

I test dell’Autorità Palestinese per l’Acqua dimostrano che fino al 70% dell’acqua desalinizzata consegnata da un piccolo esercito di camion privati, ed immagazzinata nei contenitori situati sopra ai tetti del campo, è soggetta a contaminazione fecale.

Anche microscopiche quantità di E.Coli possono far sviluppare gravi crisi sanitarie.

La ragione di questo, come spiega Gregor von Medeazza, esperto dell’UNICEF per l’acqua e le infrastrutture igieniche di Gaza, è che maggior tempo l’E.Coli rimane nell’acqua, più “inizia a svilupparsi” e quindi la situazione non fa che peggiorare. Ciò provoca la diarrea cronica, che a sua volta può portare alla scarsa crescita nei bambini di Gaza, come ha documentato di recente una rivista medica britannica. Uno degli effetti, aggiunge von Medeazza, è sullo “sviluppo cerebrale” con un “effetto rilevabile sul QI” dei bambini affetti.

Gli alti livelli di salinità e di nitrati presenti nella malridotta falda acquifera di Gaza, sovra-pompata talmente male da farvi confluire anche acqua di mare – sono alla radice di molti dei problemi sanitari presenti a Gaza. Elevati livelli di nitrati provocano ipertensione e malattie renali, e sono legati direttamente all’incremento della sindrome del bambino blu. Malattie collegate all’acqua, come la diarrea infantile, salmonella e febbre tifoidea, sono provocate dalla contaminazione fecale –  sia dall’acqua desalinizzata immagazzinata sui tetti che dai 110 milioni di litri di liquami grezzi o scarsamente trattati che ogni giorno finiscono nel Mediterraneo.

A causa dell’elettricità che resta staccata per 20 ore al giorno, l’impianto fognario di Gaza è praticamente inutilizzabile, pertanto i liquami arrivano direttamente al mare attraverso lunghe tubature, 24 ore al giorno per 7 giorni, proprio in una spiaggia che si trova a nord della città di Gaza. Nonostante ciò, durante l’estate i bambini continuano a nuotare lungo tutte le spiagge di Gaza.

Nel 2016 Mohammad Al-Sayis, 5 anni, ingoiò acqua di mare contaminata dalle acque reflue, ingerendo batteri fecali che gli provocarono un’infezione fatale al cervello. Mohammad è stato il primo bambino deceduto accertato a Gaza causato dai liquami.

A peggiorare le cose, i missili e le granate israeliane hanno danneggiato o distrutto le torri e le condutture dell’acqua, pozzi ed impianti di depurazione causando danni stimati in circa 34 milioni di dollari. Ciò ha ulteriormente paralizzato la fornitura di acqua pulita e sicura, facendo peggiorare la catastrofe sanitaria di questo luogo. Un impatto ancora maggiore deriva dal blocco economico di Israele, che il dott. Abu Samia ritiene diretto responsabile della dilagante malnutrizione presente a Gaza.

Le gravi carenze di acqua ed elettricità, assieme all’aumento della povertà, hanno danneggiato i livelli nutrizionali, afferma il dott. Abu Samia.

“Sta colpendo i bambini”.

Prima dell’assedio, dice, non aveva nessun paziente malnutrito.

Ora gli capita frequentemente di visitare bambini con malattie dovute alla malnutrizione.

“Stiamo vedendo bambini che soffrono di marasma” – una grave malattia nutrizionale. “Negli ultimi due anni è sempre di più in aumento”.

Gli abitanti di Gaza ricordano molto bene le ciniche parole del ministro israeliano Dov Weissglas pronunciate nel 2006, quando ha tristemente paragonato il blocco ad “un incontro con un dietologo… Dobbiamo farli diventare più magri, ma non troppo da farli morire”.

Gaza diverrà inabitabile dal 2020.

A parte le centinaia di morti dovute ai razzi, missili e proiettili durante le ultime tre guerre scatenate contro Gaza, ora i bambini si ammalano e muoiono anche a causa delle acque contaminate e per le malattie infettive da esse causate.

“L’occupazione e l’assedio sono i principali ostacoli al miglioramento della salute pubblica nella Striscia di Gaza”, ha riportato uno studio del 2018 su Lancet, che parla di “effetti significativi e deleteri sull’assistenza sanitaria”.

Senza un maggiore intervento da parte della comunità internazionale, ed in tempi brevi, le associazioni umanitarie avvertono che Gaza diverrà inabitabile dal 2020 – a mala a pena poco più di un anno da ora.

Il mancato intervento urgente comporterà “un enorme collasso”, dice Adnan Abu Hasna, il portavoce dell’UNRWA a Gaza, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, alla quale l’amministrazione Trump ha recentemente tagliato tutti i finanziamenti degli USA.

In caso contrario Abu Hasna aggiunge che, in meno di due anni, “Gaza non sarà più un posto vivibile”.

E comunque, vivibile o no, la grande maggioranza dei due milioni di abitanti di Gaza non ha altro posto dove andare. Molti di loro stanno semplicemente cercando di vivere la vita nel modo più normale possibile in circostanze estremamente anomale.

Nel crepuscolo di una notte d’estate, su uno sperone di roccia e terra nel mezzo del porto di Gaza, cinque di quei due milioni di persone cercano di godersi qualche minuto di tranquillità.

Attorno ad Ahmad e Rana Dilly ed ai loro tre bambini, il porto si riempie di vita. I pescatori tirano a riva le loro reti. I bambini si mettono in posa per scattare dei selfie su blocchi di cemento distrutti e tondini di ferro – resti di un ormai passato bombardamento.

Rana versa succo di mango; Ahmad insiste nel voler distribuire alcuni wafer al cioccolato.

“Tu stai con i Palestinesi”, sorride, respingendo quelli che li rifiutano.

I loro tre bambini piccoli sgranocchiano le patatine.

La famiglia Dilly ha gli stessi problemi che hanno molte altre famiglie di Gaza.

Ahmad, che lavora come cambiavalute, ha dovuto ricostruire il suo negozio nel 2014 dopo che un missile israeliano lo aveva distrutto.

Come molti altri gazawi, anche questa famiglia deve fare i conti con l’acqua salata che esce dai rubinetti e con i rischi intrinseci delle malattie dovute all’acqua rifornita dai camion sulla quale fanno affidamento. Ma questi problemi sono niente se confrontati con il loro desiderio di sentirsi al sicuro e di poter godere di fugaci momenti di vita come una famiglia normale.

“So che la situazione è orribile, ma io desidero solo che i miei figli possano usufruire di qualche piccolo cambiamento di volta in volta” afferma Ahmad. “Voglio che vedano qualcosa di diverso, voglio che la mia famiglia si senta al sicuro”.

In lontananza echeggia il rumore di un’esplosione. Ahmad si ferma per un breve momento, poi lo ignora.

Aggiunge “Sono venuto qui al mare per dimenticarmi di tutto il resto”.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

La 1ª parte dell’articolo è reperibile qui.

thanks to: Infopal

Le incursioni israeliane a Gaza sono la regola, non l’eccezione

Secondo le Nazioni Unite, le truppe israeliane  sono entrate a Gaza oltre 70 volte quest’anno. E quelle sono solo le incursioni che si conoscono.

Henriette Chacar  – 13 novembre 2018

Foto di copertina: Soldati israeliani schierati lungo il confine di Gaza. (Miriam Alster / Flash90)

Da quando a Gaza domenica notte le forze speciali israeliane si sono  impegnate in un micidiale conflitto a fuoco con i commando di Hamas, Israele ha lanciato dozzine di bombe e missili sulla Striscia e Hamas ha lanciato centinaia di missili contro Israele.

Il New York Times ha definito il raid delle forze speciali come “la prima incursione israeliana a Gaza dai tempi dell’Operazione Margine Protettivo , nel luglio 2014”.

Ciò  non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Dall’inizio del 2015 fino alla fine dell’ottobre 2018, l’esercito israeliano ha compiuto 262 tra incursioni e operazioni di terra all’interno della Striscia di Gaza, di cui oltre 70 solo quest’anno. Questi numeri non includono le operazioni segrete come quella andata male domenica.

Come un generale israeliano in pensione ha spiegato alla televisione nazionale, tali incursioni segrete attraverso le linee nemiche sono in realtà di routine. “Attività di cui la maggior parte dei civili non è a conoscenza si svolgono ogni notte e in ogni regione”, ha detto Tal Russo al canale israeliano Channel 10 mentre si discuteva degli eventi di Gaza.

Secondo i dati ottenuti da +972 dall’Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) nei Territori Palestinesi occupati, nel 2014 Israele ha effettuato 21 incursioni a Gaza (esclusa la guerra di sette settimane). L’anno successivo, nel 2015, quel numero è più che raddoppiato, salendo a 56. Nel 2016 e nel 2017 si sono svolte rispettivamente 68 e 65 incursioni. Secondo i dati delle Nazioni Unite, alla fine dell’ottobre 2018, erano stati registrati 73 incidenti del genere.

Ciò che è eccezionale nell’azione di domenica non è che i soldati israeliani siano entrati a Gaza, ma che l’operazione militare sia stata scoperta-

Ibtisam Zaqout, responsabile del lavoro sul campo  del Centro Palestinese per i Diritti Umani ha spiegato a +972 che  il più delle volte, quando  le forze israeliane si infiltrano nell’enclave costiera, rimangono tra i 200 e i 300 metri dalla barriera di confine.

Solitamente i soldati non attraversano la barriera a piedi, ma con i bulldozer militari, principalmente per radere al suolo edifici e livellare la terra, così da mantenere sgombra la visuale nella “zona cuscinetto” mantenuta da Israele lungo il confine, ha aggiunto.

Israele non ha determinato il perimetro di questa area riservata agli accessi lungo la barriera con Gaza, e ha spesso impiegato una violenza letale per allontanare gli abitanti di Gaza. Secondo il rapporto Gisha pubblicato ad agosto, tra il 2010 e il 2017 le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso lungo la recinzione di Gaza-Israele almeno 161 Palestinesi e ne hanno feriti più di 3.000

Queste continue restrizioni di movimento vicino alla barriera, che il rapporto descrive come “arbitrarie” e “incoerenti”, non solo mettono in pericolo la vita delle persone, ma danneggiano anche gravemente i mezzi di sostentamento di decine di migliaia di agricoltori e di pastori di Gaza, soffocando lo sviluppo economico della Striscia.

La limitazione di movimento lungo la recinzione, oltre alle incursioni diurne e palesi che colpiscono gli agricoltori e i raccoglitori di rottami, sono solo due esempi dei modi in cui Israele continua a esercitare il controllo sui Palestinesi a Gaza nonostante il “disimpegno” del 2005. Da quando Hamas ha preso il controllo della striscia nel giugno 2007, Israele ha anche mantenuto un rigoroso blocco di terra, aria e mare.

L’incursione segreta di domenica sera dimostra qualcosa di ancora più ampio. Il raid è stato compiuto al culmine dei più seri colloqui di cessate il fuoco che  ci siano mai stati tra Israele e Hamas dal 2014. Inoltre si è verificato poche ore dopo che il primo ministro israeliano Netanyahu aveva dichiarato che stava facendo di tutto per evitare un’altra guerra, dichiarazione che suggerirebbe che Israele non avrebbe intenzione di innescare un’escalation. In altre parole, non c’era nulla di speciale nell’incursione transfrontaliera se non il fatto di aver lasciato sette persone morte.

Interrogato lunedì sulla frequenza delle incursioni a Gaza negli ultimi anni, un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che l’esercito “non discute tali questioni”.

[Nota dell’editore: in conformità con i nostri obblighi legali, questo articolo è stato inviato al Censor IDF per la revisione prima della pubblicazione. Non ci è consentito indicare se e dove l’articolo è stato censurato.]

thanks to:  972mag

Traduzione di Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

 

Striscia di Gaza, i bombardamenti israeliani hanno ucciso 13 palestinesi, ferito 28 altri e danneggiato e distrutto centinaia di edifici

14/11/2018

Gaza-PIC e Quds Press. Il capo dell’Ufficio informazioni del governo palestinese nella Striscia di Gaza, Salama Maaruf, ha affermato che 13 palestinesi sono stati uccisi e 28 altri sono rimasti feriti da domenica 11 novembre, inizio dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza.

Da domenica sono stati effettuati 150 raid aerei israeliani durante i quali sono stati presi di mira 80 edifici e istituzioni, incluse strutture governative e civili.

Prendere di mira le aree civili, ha affermato Maaruf, “è un chiaro crimine di guerra che ha bisogno di un intervento internazionale urgente”.

Il ministro dei Lavori pubblici e degli alloggi a Gaza, Mufid al-Hasayneh, ha confermato che le stime preliminari dell’aggressione israeliana a Gaza indicano che 880 unità abitative sono state danneggiate, parzialmente o totalmente distrutte dalle forze di occupazione.

“Le stime preliminari dei danni agli edifici, dopo le visite sul campo, ammontano a 80 unità abitative completamente demolite, 50 parzialmente danneggiate e 750 parzialmente e moderatamente danneggiate“, ha detto in una dichiarazione martedì sera.

Ha sottolineato che l’80% dei danni si concentra nella Città di Gaza, sottolineando che i macchinari del ministero dei Lavori pubblici e degli alloggi hanno iniziato a rimuovere le macerie. 

Al-Hasayneh ha confermato che il ministero ha iniziato l’inventario iniziale dei danni alle strutture residenziali.

thanks to: Infopal

OLP: Israele totalmente responsabile escalation di violenza a Gaza

Ramallah-Ma’an. Martedì, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) ha dichiarato che ritiene Israele interamente responsabile per la “pericolosa escalation di violenza nella Striscia di Gaza”. 232 altre parole

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