Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

Feb 23, 2019
Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

GAZA – Il ministero della Sanità palestinese nella Striscia di Gaza assediata ha riferito che, venerdì pomeriggio, i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino e hanno ferito altri 41 palestinesi, tra cui un medico, durante la violenta repressione di proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Il dottor Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Sanità a Gaza, ha reso noto che un bambino, identificato come Yousef Sa’id ad-Daya, 14 anni, è stato colpito al cuore da proiettili israeliani e che i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Yousef si trovava nel quartiere di Zeitoun, nella città di Gaza.

Al-Qidra ha dichiarato che i soldati hanno sparato a 26 palestinesi con fuoco letale, aggiungendo che altri due hanno subito gravi ferite.

Uno dei palestinesi feriti è un medico volontario, identificato come Fares al-Qidra, che è stato colpito in testa da una bomba a gas a est di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Fonti dei media a Gaza hanno detto che i soldati hanno sparato raffiche di proiettili alla cieca, candelotti lacrimogeni contro i manifestanti  radunati nella parte orientale della Striscia, nella città di Gaza, a Jabaliya, nel campo profughi di al-Bureij, a Khan Younis e Rafah.

thanks to: Parstoday

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L’UNICEF condanna l’esercito israeliano per l’omicidio di bambini palestinesi

IMEMC. L’UNICEF è “profondamente rattristato” per la morte di due ragazzini di 13 e 17 anni, uccisi venerdì dall’esercito israeliano di occupazione, vicino alla barriera di confine nella Striscia di Gaza sotto assedio. “Le circostanze esatte della loro morte sono sotto indagine”, ha spiegato sabato l’UNICEF in una dichiarazione. “Dall’inizio dell’anno sono 4 i bambini…

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Bambino palestinese perde un occhio a causa di un cecchino israeliano

8 febbraioIl bambino palestinese Muhammad Al-Najjar (12) sta vivendo un grave shock psicologico dopo aver perso l’occhio destro a causa del proiettile di un cecchino israeliano, durante la sua partecipazione alle proteste della Grande Marcia del Ritorno, l’11 gennaio. Quando Muhammad è venuto a conoscenza del suo occhio, si è chiuso nella sua stanza e…

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Bambino di Gaza di appena quattro anni muore dopo giorni di agonia, era stato colpito da un cecchino sionista!

La foto mostra un medico che porta Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni, dopo che il bambino è stato ferito durante le proteste ad Est di Khan Younis il 7 dicembre. Il bambino è morto per le ferite quattro giorni dopo.

Il ministero della salute di Gaza ha annunciato la morte della persona più giovane uccisa durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni e 8 mesi, è morto martedì per le ferite riportate il venerdì precedente durante le proteste a Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza.

Un funzionario del ministero della Sanità ha detto al “Times of Israel” che il ragazzo “è stato colpito da proiettili di proiettile in faccia, al petto e allo stomaco durante una protesta” a seguito del fuoco israeliano.

Circa 180 palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e quasi 6.000 feriti da incendi vivi durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno lungo il perimetro orientale e settentrionale di Gaza dal 30 marzo. Quasi tre dozzine di quelli uccisi erano bambini.

Le vittime di bambini palestinesi a causa del fuoco israeliano sono aumentate nel 2018, con più di 50 morti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, una morte alla settimana in media.

Ahmad Abid è la prima morte della Grande Marcia del Ritorno del mese di dicembre.

thanks to: Palaestina Felix

Le incursioni israeliane a Gaza sono la regola, non l’eccezione

Secondo le Nazioni Unite, le truppe israeliane  sono entrate a Gaza oltre 70 volte quest’anno. E quelle sono solo le incursioni che si conoscono.

Henriette Chacar  – 13 novembre 2018

Foto di copertina: Soldati israeliani schierati lungo il confine di Gaza. (Miriam Alster / Flash90)

Da quando a Gaza domenica notte le forze speciali israeliane si sono  impegnate in un micidiale conflitto a fuoco con i commando di Hamas, Israele ha lanciato dozzine di bombe e missili sulla Striscia e Hamas ha lanciato centinaia di missili contro Israele.

Il New York Times ha definito il raid delle forze speciali come “la prima incursione israeliana a Gaza dai tempi dell’Operazione Margine Protettivo , nel luglio 2014”.

Ciò  non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Dall’inizio del 2015 fino alla fine dell’ottobre 2018, l’esercito israeliano ha compiuto 262 tra incursioni e operazioni di terra all’interno della Striscia di Gaza, di cui oltre 70 solo quest’anno. Questi numeri non includono le operazioni segrete come quella andata male domenica.

Come un generale israeliano in pensione ha spiegato alla televisione nazionale, tali incursioni segrete attraverso le linee nemiche sono in realtà di routine. “Attività di cui la maggior parte dei civili non è a conoscenza si svolgono ogni notte e in ogni regione”, ha detto Tal Russo al canale israeliano Channel 10 mentre si discuteva degli eventi di Gaza.

Secondo i dati ottenuti da +972 dall’Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) nei Territori Palestinesi occupati, nel 2014 Israele ha effettuato 21 incursioni a Gaza (esclusa la guerra di sette settimane). L’anno successivo, nel 2015, quel numero è più che raddoppiato, salendo a 56. Nel 2016 e nel 2017 si sono svolte rispettivamente 68 e 65 incursioni. Secondo i dati delle Nazioni Unite, alla fine dell’ottobre 2018, erano stati registrati 73 incidenti del genere.

Ciò che è eccezionale nell’azione di domenica non è che i soldati israeliani siano entrati a Gaza, ma che l’operazione militare sia stata scoperta-

Ibtisam Zaqout, responsabile del lavoro sul campo  del Centro Palestinese per i Diritti Umani ha spiegato a +972 che  il più delle volte, quando  le forze israeliane si infiltrano nell’enclave costiera, rimangono tra i 200 e i 300 metri dalla barriera di confine.

Solitamente i soldati non attraversano la barriera a piedi, ma con i bulldozer militari, principalmente per radere al suolo edifici e livellare la terra, così da mantenere sgombra la visuale nella “zona cuscinetto” mantenuta da Israele lungo il confine, ha aggiunto.

Israele non ha determinato il perimetro di questa area riservata agli accessi lungo la barriera con Gaza, e ha spesso impiegato una violenza letale per allontanare gli abitanti di Gaza. Secondo il rapporto Gisha pubblicato ad agosto, tra il 2010 e il 2017 le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso lungo la recinzione di Gaza-Israele almeno 161 Palestinesi e ne hanno feriti più di 3.000

Queste continue restrizioni di movimento vicino alla barriera, che il rapporto descrive come “arbitrarie” e “incoerenti”, non solo mettono in pericolo la vita delle persone, ma danneggiano anche gravemente i mezzi di sostentamento di decine di migliaia di agricoltori e di pastori di Gaza, soffocando lo sviluppo economico della Striscia.

La limitazione di movimento lungo la recinzione, oltre alle incursioni diurne e palesi che colpiscono gli agricoltori e i raccoglitori di rottami, sono solo due esempi dei modi in cui Israele continua a esercitare il controllo sui Palestinesi a Gaza nonostante il “disimpegno” del 2005. Da quando Hamas ha preso il controllo della striscia nel giugno 2007, Israele ha anche mantenuto un rigoroso blocco di terra, aria e mare.

L’incursione segreta di domenica sera dimostra qualcosa di ancora più ampio. Il raid è stato compiuto al culmine dei più seri colloqui di cessate il fuoco che  ci siano mai stati tra Israele e Hamas dal 2014. Inoltre si è verificato poche ore dopo che il primo ministro israeliano Netanyahu aveva dichiarato che stava facendo di tutto per evitare un’altra guerra, dichiarazione che suggerirebbe che Israele non avrebbe intenzione di innescare un’escalation. In altre parole, non c’era nulla di speciale nell’incursione transfrontaliera se non il fatto di aver lasciato sette persone morte.

Interrogato lunedì sulla frequenza delle incursioni a Gaza negli ultimi anni, un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che l’esercito “non discute tali questioni”.

[Nota dell’editore: in conformità con i nostri obblighi legali, questo articolo è stato inviato al Censor IDF per la revisione prima della pubblicazione. Non ci è consentito indicare se e dove l’articolo è stato censurato.]

thanks to:  972mag

Traduzione di Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

 

Fucilare i bambini palestinesi non è reato

Fucilare i bambini palestinesi non è reato
Li uccidono così, fucilandoli a freddo. Adulti e bambini senza distinzione, tanto sono palestinesi!

Sanno che per i loro continui crimini, anche se a volte configurabili come crimini di guerra, altre come crimini contro l’umanità non pagheranno alcun prezzo.

Chi sono questi serial killer finora impuniti? sono i soldati di Tsahal, le forze armate israeliane.

Ieri ne hanno uccisi sette di palestinesi inermi. Il più giovane non aveva ancora 12 anni, praticamente un cucciolo, il più vecchio ne aveva 26. Ma nessuna sanzione arriverà a fermare il grilletto dei killer, cecchini cui Israele ha dato mandato di colpire i palestinesi che manifestano lungo la linea dell’assedio.

Manifestano per rivendicare ciò che NON dovrebbe neanche essere chiesto, se l’ONU avesse un senso, perché è già loro dovuto.

Chiedono, anzi giustamente pretendono, il rispetto di due diritti essenziali e ritenuti tali da più Risoluzioni della Nazioni Unite, il diritto alla libertà e il diritto al ritorno nelle terre che furono costretti ad abbandonare.

Solo ieri i criminali israeliani ne hanno feriti circa 500 portando a oltre 20.000 il numero dei feriti complessivi della Grande marcia per il ritorno, e uccisi altri sette portando la strage di inermi, solo lungo il border, a quasi 200 martiri.

Numeri da guerra e non da due ore di manifestazione. Una vergogna insopportabile per uno Stato democratico, ma Israele non prova vergogna, perché Israele è uno Stato etnocratico e NON democratico. Sarebbe ora di dirlo a voce alta e di pretendere, dati alla mano, che le nostre istituzioni facciano altrettanto. La vergogna non appartiene a Israele se uccide o ferisce centinaia di “goym”, cioè di non ebrei, alias di non appartenenti al popolo eletto, a maggior ragione se questi sono “solo” dei palestinesi, ma appartiene a chi si riconosce nei valori democratici e per questo prova indignazione oltre che umano dolore.

Ma, al di là dell’indignazione che, in quanto democratici sinceri, proviamo davanti a tale efferata e non sanzionata violenza, cerchiamo di capire a cosa mira Israele. Non è sufficiente fermarsi all’osservazione sociologica di un dato incontestabile, e cioè ia sua sempre più evidente deriva verso una pratica a dir poco nazistoide, per dare una spiegazione convincente circa la strategia che determina tanta criminale violenza.

Netanyahu, all’assemblea dell’Onu di tre giorni fa, ha liquidato con disprezzo la questione palestinese, considerandola ormai risolta e si è tuffato sull’Iran e su Hezbollah. Ma Israele lo sa che sta rischiando e facendo rischiare molto grosso a tutto il Medio Oriente, e non solo?

Vorrà forse utilizzare una delle sue 137 o più bombe nucleari? Risulta difficile crederci. Allora cosa vuole Israele? e cosa vuol fare dei palestinesi, per restare nel tema che stiamo affrontando?

La violenza di cui stiamo parlando riguarda i palestinesi di Gaza, ma la Cisgiordania non è davvero risparmiata dagli abusi israeliani, al punto che perfino l’Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri, F.

Mogherini ha preso, almeno verbalmente, posizione (v. la minacciata demolizione della scuola di gomme e del villaggio di Khan al Ahmar). Forse, rispetto a Gaza, il suo è semplicemente un gioco criminale per testare Hamas e vedere se dopo tante provocazioni risponderà, fornendogli la possibilità di dire che è stato “costretto” ad attaccare massicciamente ancora una volta la Striscia e poterla usare, come ritenuto da alcuni analisti, come laboratorio per sperimentare nuove armi.

Non abbiamo la possibilità di verificarlo e quindi lo lasciamo nella sfera del dubbio. Ma una cosa sappiamo ed è di pubblico dominio: Israele ha già più volte usato fosforo bianco e cluster bombs contro i gazawi e non ha avuto per questo alcuna sanzione.

Perché l’ONU teme Israele? forse perché le voci di lobbies ebraiche che dagli USA governano il mondo non sono semplici fantasie?
Ma anche questo non basta a capire. C’è qualcosa che va indagato più a fondo, pena il rischio di liquidare tutto in una formula che chiama la religione ebraica a sostegno dell’agire israeliano al di fuori, al di sopra e contro ogni legalità, riducendo il Diritto e le Istituzioni internazionali in cenere.

Il problema vero non sarebbe comunque nel liquidare tutto a problema religioso, quanto le sue conseguenze circa il Diritto internazionale. Un danno che va ben oltre le violenze contro i palestinesi e lo sprezzo per i loro diritti. Un danno che per una specie di legge fisica tracima dalla Palestina e coinvolge il mondo. 

Questo consentire a Israele di agire impunito in una sorta di riconoscimento del suo essere “über alles” tollerando, o fingendo di ignorare o addirittura acclamando le sue illegalità è un problema enorme eppure i media mainstream seguitano a fornire copertura mediatica a questo Stato fuorilegge derubricando perfino le fucilazioni di bambini a “risultati degli scontri”. Scontri impossibili per definizione data la struttura del border.

Mentre trascrivo i nomi degli ultimi sette martiri per non lasciarli solo come numeri dell’eccidio, mi viene in mente il sermone del pastore protestante Niemoeller, poi ripreso nei versi di Brecht, “vennero a prendere i comunisti ma io non dissi niente, non ero comuniista. Poi vennero a prendere gli ebrei ma io non dissi niente, non ero ebreo. Vennero….. …poi vennero a prendere me, ma non c’era più nessuno che potesse parlare“.

Che ci pensino i nostri colleghi dei media mainstream, almeno quelli che si definiscono democratici, ci pensino. E non solo per sostenere la causa palestinese che noi riteniamo assolutamente giusta, ma per non lasciar decomporre quel che che resta dei valori democratici di cui troppo spesso a vuoto riempiono le loro pagine.

Oggi sono stati sepolti   Mohammed Nayef ,14 anni,  Iyad Khalil  20 anni,  Mohammed Walid Haniya, di 24 anni come  Mohammed Bassam Shaksa, il piccolo Nasser Azmi Musabeh di soli 12 anni, Mohammed Ali Anshasi, 18 anni e  Mohammed Ashraf Al-Awawdeh di 26 anni. Tutti fucilati ti senza processo da uno Stato che compiendo abitualmente questi crimini non può che essere definito CANAGLIA.

thanks to: Patrizia Cecconi – Milano 29 settembre 2018

Striscia di Gaza, 7 palestinesi uccisi e 500 feriti dalle forze israeliane

Gaza-PIC. Sette palestinesi sono stati uccisi e 506 sono stati feriti, venerdì, nelle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno in corso nella Striscia di Gaza. Il ministero della Sanità ha reso noto che 7 giovani sono stati uccisi dai soldati israeliani di stanza al confine con la Striscia di Gaza: Mohammed Nayef al-Hum (14 anni), di…

via Striscia di Gaza, 7 palestinesi uccisi e 500 feriti dalle forze israeliane — Infopal

L’odio ebraico continua a seminare morte

Nel villaggio di Nabi Saleh, assurto alcuni mesi fa agli onori della cronaca per l’arresto della giovane Ahed Tamimi, della mamma, colpevole di andare a chiedere sue notizie, della cugina, colpevole a sua volta di aver gridato contro i soldati occupanti e del cugino, colpito e devastato da un proiettile in pieno volto e poi arrestato, i soldati hanno fatto una nuova vittima in modo al tempo stesso assurdo e crudele.

Izz Abdelafez Tamimi, un ragazzino di 15 anni della stessa grande e sfortunata famiglia,  è stato colpito alla gola da un soldato israeliano.

E’ una morte di “routine”, non farebbe neanche notizia se il caso non ci avesse portato ad assistere all’incredibile dinamica che ha reso ancora una volta evidente la crudeltà dei soldati dell’esercito che, a nessun titolo, viene definito il più morale del mondo.

Incredibile non in sé, purtroppo la morte da queste parti è sempre in agguato, ma soltanto perché si tratta dell’azione di soldati di uno Stato che ambisce ad essere definito democratico. E’ vero che anche nei “democratici” States, di queste esecuzioni, generalmente contro uomini di origine africana ce ne sono a volontà e a nessuno viene in mente di privare gli USA della qualifica di nazione democratica, ma questo non impedisce, a chi al termine attribuisce un significato autentico, di notarne l’orrore e le contraddizioni.

Una cosa unisce gli USA ad Israele, anche mettendo da parte la protezione (ormai fattasi pubblicamente vera e propria connivenza) dei primi sul secondo. Ciò che li unisce è un sottile e sempre riaffiorante razzismo. Per gli Usa lo è verso i neri, come attestano i numerosi casi che riescono ad emergere grazie a chi questo razzismo lo detesta e lo denuncia filmandolo, per Israele lo è nei confronti dei palestinesi come mostrano i casi quotidiani, sia quando si tratta di immotivati assassinii, sia quando si tratta di arresti, sia quando si tratta di mortificazioni quotidiane come quelle cui abbiamo il “privilegio” di assistere stando qui, ad esempio tra la gente che prende i bus pubblici e che, se palestinese, è costretta a scendere a comando dei soldati per essere controllata fuori del bus, allineata come gregge alla mercé dei controllori e dei loro capricci.

Stamattina i soldati dell’IDF hanno dato ulteriore prova di questo loro sentire, non solo sparando al collo di un ragazzo colpevole di aver lanciato dei sassi contro le camionette che andavano a devastare il suo villaggio cercando la preda quotidiana, ma impedendo ai suoi familiari di soccorrerlo e portarlo in ospedale.

Video girati clandestinamente col cellulare, certo non di buona qualità, ma inattaccabili come testimonianza, mostrano la crudeltà inutile dei soldati in risposta al dolore e alla rabbia degli abitanti che gridano mustashfà, cioè ospedale, e che provano a ripetere in inglese, come fosse un problema di lingua, la richiesta di portare subito il ragazzo in ospedale. No, semmai verrà arrestato, perché non è la prima volta che i soldati israeliani arrestano ragazzi moribondi, ma tanto una ferita al collo è un colpo destinato ad uccidere e ci sarebbe stato poco da fare.

Quello che colpisce noi, osservatori casuali dell’omicidio, ma conoscitori da tanti anni della realtà palestinese, è la totale mancanza di pietas. Quel sovrappiù che si aggiunge alla già illegale e crudele occupazione e allo stesso omicidio, commesso come fosse la pratica burocratica di un annoiato impiegato del catasto.

Questa disumanizzazione dell’altro, tipica dei regimi di apartheid, occulta o manifesta che sia, non solo è un’officina di odio, ma ha un effetto specchio: disumanizzando la vittima, disumanizza il carnefice. Questo è ciò che si percepisce sempre di più vivendo nei Territori palestinesi occupati e quindi, per necessità, a continuo contatto con Israele.

L’omicidio del giovane Izz Abdel Tamimi, che forse verrà ignorato dai media mainstream, o forse verrà infilato nella categoria “scontri” sempre adatta a giustificare i killer, è un’ulteriore conferma di questa perdita costante di decenza  umana dalla quale Israele sembra ormai affetto senza possibilità di cura. Gli stessi, pochi israeliani, che manifestano contro questi avvenimenti vengono dileggiati o ignorati, e questo è un altro sintomo del male.

Per oggi da Ramallah è tutto, ma la giornata è ancora lunga e il nuovo martire non aiuta certo a sperare che la pace sia dietro l’angolo.

Sorgente: Da Ramallah. Ancora sangue e odio sparati su un ragazzino – Pressenza

La foto che inchioda Israele per il barbaro assassinio dell’infermiera palestinese di 21 anni Razan

di Paola Di Lullo

Ha fatto e continua a fare il giro del Web la foto della giovane infermiera Razan Ashraf al Najjar, 21 anni, assassinata da una cecchina dell’IDF, che si reca al border con le braccia alzate ed il camice bianco per prestare soccorso ai gazawi feriti.

Questa immagine, ove mai ce ne fosse bisogno, conferma quanto scritto dall’inizio della Great Return March. Israele spara per uccidere, non per difesa. Quale minaccia poteva rappresentare per i cecchini schierati al border una giovane infermiera, armata di volontà, determinazione, sorriso, garze, bende e mascherine? Per di più, con le mani alzate? Sparare ad una persona che alza le mani, quando si era già allontanata dal confine, ed in pieno petto, è omicidio, senza se e senza ma. È crimine di guerra. Senza appello, senza giustificazioni né possibili motivazioni. Israele non può invocare alcun diritto all’autodifesa, semplicemente perché Razan, e la postazione medica di cui faceva parte ed in cui si trovava quando è stata colpita, non costituivano una minaccia né incombente né remota, per i soldati israeliani.

Di quanto è accaduto venerdì, avevo scritto qui, ma oggi, corre l’obbligo di riportare, ancora, due articoli di due diverse Convenzioni Internazionali che condannano Israele senza processo.
Uno, della IV Convenzione di Ginevra del 1949, cui naturalmente Israele non ha aderito, ma che stabilisce in base al diritto umanitario internazionale, i comportamenti delle parti “belligeranti”.

Art. 18 :

Gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle Parti belligeranti,
Ed ancora, un paragrafo dell’articolo 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale, istituita dallo Statuto di Roma, firmato nel 1998, entrato in vigore nel 2002 e modificato nel 2010, allo scopo di istituire un tribunale sovranazionale in grado di tutelare e garantire la pace nel mondo. Israele, anche in questo caso, non ha aderito.

Art. 8 –  par. 2 – b 3
Agli effetti dello Statuto, si intende per «crimini di guerra»:
dirigere deliberatamente attacchi contro personale, installazioni materiale, unità o veicoli utilizzati nell’ambito di una missione di soccorso umanitario o di mantenimento della pace in conformità della Carta delle Nazioni Unite, nella misura in cui gli stessi abbiano diritto.

Ora, il fatto che Israele non abbia aderito alle più importanti Convenzioni Internazionali, non solo non lo scagiona, ma lo rende doppiamente colpevole, sebbene i membri della Knesset pensino di potersi scrivere articoli di diritto internazionale nelle loro riunioni di gabinetto. Ed è vero che Israele, in quanto stato, non può essere portato dinanzi alla CPI, ma i singoli, politici e vertici militari, sì.

E sarebbe ora che il presidente Abbas, eletto nel gennaio del 2005, con scadenza nel 2009, unilateralmente posticipata al 2010, ma ancora in carica, per sua unilaterale decisione, prendesse adeguate misure in merito alle denunce alla CPI.

È, invece, del tutto ridicolo inviare a l’Aia il primo ministro Rami Hamdallah allo scopo di denunciare Israele per crimini di guerra. È un farsa, un’ennesima presa in giro per un popolo che si sente non solo non rappresentato, ma tradito dalla leadership palestinese.

E mentre Gaza tutta si stringe intorno alla famiglia di Razan e piange la sua perdita, Israele fa sapere di aver aperto un’indagine sull’accaduto. Troppe ne hanno viste i palestinesi per poter credere che l’indagine sarà equa e giusta e non stabilirà, come sempre è accaduto, che i soldati hanno rispettato le regole.

I commentatori più maligni continuano a dare la colpa dei 118 morti e dei 13.300 feriti dei dieci giorni della Marcia ad Hamas, che userebbe il popolo di Gaza come scudo. Prescindendo per un attimo dal fatto che la Great Return March non è stata organizzata né voluta da Hamas, ma dal Coordinating Committee of the March of Return (Comitato di Coordinamento della Marcia di Ritorno), come già scritto qui e ripetuto decine di volte, prescindendo da ciò, dicevo, e dal fatto che vi abbiano aderito gazawi di tutte le fazioni politiche, di tutte le età ed estrazioni sociali, esattamente quali sarebbero le ragioni per incolpare Hamas se Israele spara per uccidere? Supponiamo che sia vero, che Hamas abbia chiamato a raccolta i gazawi e li abbia mandati al border, a manifestare pacificamente, ebbene questo giustificherebbe la reazione israeliana?  Basta nominare Hamas per assolvere Israele? Con cosa avrebbe armato i palestinesi, Hamas? Molotov, copertoni incendiari, fionde? Vogliamo davvero paragonarle alle armi del terzo esercito meglio armato al mondo? Li avete visti sparare contro civili o soldati israeliani, i palestinesi? Quanti ne hanno ammazzati? Nessuno. Contro 118.

Questa è malafede, ossia sionismo. Che nulla ha a che vedere con l’autodifesa perennemente invocata da Israele. Autodifesa da chi? Da un popolo ridotto allo stremo, dopo 11 anni di embargo totale e tre massicci bombardamenti? Da una ragazzina che prestava soccorso volontario, senza essere remunerata, perché credeva nelle istanze del suo popolo ed offriva il suo aiuto come più le era congeniale? Una ragazza che, ho dovuto leggere, forse era imbottita di esplosivo. Certo, per farsi saltare in aria tra i suoi connazionali! Cosa non ci si inventa pur di tutelare i sionisti. Se non funziona l’autodifesa, si gioca la carta dell’olocausto, quello stesso olocausto che i discendenti degli ebrei, uccisi dai nazisti nei campi di concentramento, stanno perpetrando da 70 anni contro i palestinesi.

E che fascino esercita l’IDF! Un’altra foto che sta facendo il giro del Web, mostra Rebecca, ebrea americana di Boston che ha scelto di vivere in Israele e di servire nell’ esercito. È lei la cecchina che ha ucciso con un colpo al petto Razan. Una vigliacca, a voler essere gentile, ben nascosta ed armata, cui auguro di sognare il dolce volto di Razan ogni notte della sua schifosissima vita.

Sorgente: La foto che inchioda Israele per il barbaro assassinio dell’infermiera palestinese di 21 anni Razan

VIDEO. Soldati israeliani colpiscono i medici che aiutavano palestinesi feriti

VIDEO. Soldati israeliani colpiscono i medici che aiutavano palestinesi feriti

Hispan TV

In un video divulgato dai media palestinesi si può vedere come diversi soldati del regime di Israele colpiscano e puntino le loro armi contro i medici che cercavano di assistere coloro che erano risultati feriti in una manifestazione in una zona occupata della Cisgiordania.

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Secondo quanto riporta questo sabato il portale South Front, l’incidente è occorso nella città cisgiordana di Al-Bireh e i fatti risalgono a metà marzo, quando centinaia di palestinesi partecipavano al funerale di un ragazzo di 19 anni assassinato da colpi di arma da fuoco dalle forze d’occupazione israeliane.

Il regime di Tel Aviv ha ricevuto la condanna della comunità internazionale per aver ucciso lunedì scorso, il giorno dell’insediamento molto discusso dell’Ambasciata Usa a Gerusalemme, 61 palestinesi e ferito 2900 nella zona di confine con la Striscia di Gaza.

Sorgente: VIDEO. Soldati israeliani colpiscono i medici che aiutavano palestinesi feriti