#NataleApartheidFree – un mese di azioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Con l’acquisto dei prodotti israeliani ti rendi complice della violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e finanzi l’occupazione, l’oppressione e l’apartheid israeliane.

Con un gesto etico puoi dire NO a questa economia di guerra e sostenere il popolo palestinese.

Partecipa al Mese di Mobilitazione per un #NataleApartheidFree: dal 29 Novembre al 24 Dicembre 2014! Organizza iniziative di boicottaggio e sensibilizzazione nella tua città: banchetti con volantinaggio, flash mob dentro centri commerciali/negozi, canti natalizi riadattati.

» Scarica il volantino finta pubblicità con i prodotti da boicottare

» Evento Facebook

Azioni in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Varese. Dettagli coming soon.

» Comunica le iniziative a BDS Italia per essere elencate sul nostro sito: bdsitalia@gmail.com

Di seguito i prodotti da boicottare e link a volantini, immagini e altro materiale.

QUESTO NATALE FAI LA TUA PARTE: NON REGALARE L’APARTHEID!

Sodastream: Ditta israeliana che vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto e si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Nonostante l’annuncio di chiudere questa fabbrica, che attenda una conferma nei fatti, SodaStream rimane gravemente implicata nella violazione dei diritti umani del popolo palestinese. Infatti, il nuovo stabilimento a Lehavim è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Negev, dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà.
» Volantini e immagini

TEVA: La multinazionale israeliana del farmaco Teva, ormai leader mondiale dei farmaci “generici”, fa affluire in Israele i suoi enormi entroiti, e le relative tasse,  finanziando così il regime colonialista di Apartheid israeliana. Rifiutando di acquistare medicinali TEVA, Ratiopharm o Dorom (consociate di TEVA), rifiuti di dare il tuo appoggio a chi contribuisce alla sofferenza del popolo palestinese. Basta chiedere al farmacista di sostituire il medicinale TEVA-Ratiopharm-Dorom con un altro equivalente di altre case farmaceutiche, spiegando il perché lo si fa.
» Cartoline e lettere per farmacisti e pazienti.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Infatti, i contadini palestinesi sono in prima linea nell’affrontare l’impatto delle confische di terra, delle demolizioni e del furto di acqua da parte di Israele e quelli che hanno ancora accesso alla terra e all’acqua affrontano sistematiche restrizioni e violenze. Inoltre, l’assedio a Gaza  impedisce loro di accedere alle attrezzature basilari, rende quasi impossibile l’esportazione di prodotti freschi, e li costringe a subire i continui attacchi dei militari israeliani. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Hadiklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.
» Volantino sui prodotti agricoli e sui datteri.

Hewlett Packard: Multinazionale che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. In Italia, i computer, stampanti e inchiostro HP si vendono nelle maggiori catene di elettronici.
» Poster per la campagna

Ahava: L’impianto produttivo dell’impresa di cosmetici Ahava si trova a Mitzpe Shalem vicino al Mar Morto e a sud della città palestinese di Gerico, in una colonia israeliana illegale nella Cisgiordania occupata. Perciò, in base alle nuove linee guida dell’Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani, Ahava è stata esclusa dai progetti di ricerca europei e non riceverà più finanziamenti dall’Europa. Nel 2011, i giurati alla sessione di Londra del Tribunale Russell sulla Palestina hanno affermato che Ahava è responsabile per il “saccheggio” delle risorse palestinesi. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

Sabon: La società di saponi e cosmetici Sabon trae profitto dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Le sue fabbriche hanno sede a Kiryat Gat; una città costruita sui villaggi etnicamente puliti di al Falluja e l’Iraq al-Manshiyya. Inoltre, mentre ai Palestinesi ne viene negato l’accesso, Sabon può sfruttare a suo piacimento la ricchezza e l’estrazione minerale del Mar Morto. In Italia, dove si sta aggressivamente promuovendo come regalo di Natale, Sabon ha negozi a Roma, Milano, Napoli, Firenze e Lecce.

Azioni Online:

1. Segui @bdsitalia su twitter e tweeta con l’hashtag #NataleApartheidFree

2. Firma la petizione a Esselunga: Togli il premio SODASTREAM dal tuo catalogo premi Fidaty

3. Invia un messaggio all’amministratrice della HP: Basta complicità con l’occupazione e l’apartheid israeliane:

4. Aderisci alla campagna italiana contro Sodastream firmando l’appello

5. Partecipa all’evento Facebook

6. Crea una Pagina Facebook per gli eventi organizzati nella tua città e tagga BDS Italia

7. Segui e condividi la campagna BDS Italia.

Idee per Azioni locali:

Risorse online, video e foto di azioni dimostrative organizzate negli anni passati:
http://usceio.tumblr.com/tagged/sodastream2013

A Roma canti natalizi contro Sodastream
http://www.youtube.com/watch?v=FUYPOaV1u7c

A Brisbane danzano contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=ajQCUSoMr3Y

A Melbourne flash mob dentro centro commerciale
https://www.youtube.com/watch?v=qegS4iXeQ2c

A Vancouver canti natalizi contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=a2RX_HdqxIw

thanks to: BDS-Italia

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Sodastream annuncia la chiusura della sua fabbrica nella colonia di Maale Adumim

di BDS Italia

 

A seguito di un’intensa campagna internazionale, il produttore israeliano di gasatori per l’acqua dal rubinetto Sodastream ha annunciato la chiusura della sua principale fabbrica di produzione nella colonia illegale di Maale Adumim. L’efficacia del boicottaggio si vede nel prezzo delle azioni Sodastream che continua a crollare e nella decisione della catena statunitense di grandi magazzini Macy’s che interrompe la vendita dei prodotti Sodastream.

 

Di seguito il comunicato degli attivisti BDS.

 

 

Comunicato del Comitato nazionale palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni,

 

SodaStream ha annunciato oggi che intende trasferire altrove la sua fabbrica principale sita un in insediamento israeliano illegale.

 

In risposta alla notizia, Rafeef Ziadah, una dei portavoce del Comitato nazionale palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, l’ampia coalizione di organizzazioni della società civile palestinese che lavora per sostenere il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), ha affermato:

 

L’annuncio di Sodastream di oggi dimostra che la campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) è sempre più in grado di chiamare a rispondere le aziende incriminate delle loro responsabilità nella partecipazione all’apartheid e al colonialismo israeliani.

 

Le campagne di pressione messe in atto da BDS hanno costretto i rivenditori di tutta Europa e del Nord America a cessare le vendite di SodaStream e il valore delle azioni della società è precipitato negli ultimi mesi a seguito del danno di immagine crescente arrecato al marchio SodaStream dal nostro movimento.

 

Anche se questa annunciata chiusura andrà avanti, SodaStream rimane implicata nell’espulsione dei palestinesi. Il suo nuovo stabilimento a Lehavim infatti è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Naqab (Negev), dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà. Sodastream, in qualità di beneficiario di questo piano, è complice di questa nuova violazione dei diritti umani.

 

Qualsiasi allusione al fatto che SodaStream dà lavoro per generosità ai palestinesi in un insediamento illegale israeliano su terra palestinese rubata è ridicola.

 

I lavoratori palestinesi sono pagati molto meno rispetto ai loro omologhi israeliani e SodaStream ha recentemente licenziato 60 palestinesi in seguito ad una disputa sul cibo per la rottura del digiuno del Ramadan. I lavoratori hanno detto in passato che sono trattati ‘come schiavi'”.

 

I palestinesi sono costretti a lavorare all’interno di insediamenti in condizioni inferiori agli standard, a causa della deliberata distruzione da parte di Israele dell’economia palestinese. C’è un urgente bisogno di creare posti di lavoro decenti e dignitosi all’interno dell’economia palestinese.

 

Tutti i principali sindacati palestinesi hanno chiesto il boicottaggio e fanno parte del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS, la coalizione della società civile che guida il movimento BDS e che ha contribuito a iniziare la campagna contro SodaStream.

 

Fonte: BDS Movement

 

Traduzione di BDS Italia

Wall Street: tonfo per SodaStream (-20,5%), deludono le stime di vendita

Wall Street e’ tutt’altro che frizzante per SodaStream. L’azienda israeliana di gasatori d’acqua e’ in picchiata di quasi il 20,5% sul Nasdaq, con azioni a poco meno di 22 dollari. La societa’ ha rilasciato stime sotto le aspettative per il terzo trimestre: il produttore prevede ricavi per 125 milioni di dollari, al di sotto dei 154 milioni previsti dagli analisti e dei 145 milioni messi a segno nello stesso periodo dell’anno scorso. Il ribasso fa seguito a vendite “deludenti” e spinte all’ingiu’ dal calo nei consumi di bevande gassate negli Stati Uniti.

Dopo i picchi di fine anni ’90, la maggiore educazione su rischi di diabete e obesita’ ha portato a una drastica riduzione della domanda e delle calorie impiegate nelle bibite. L’amministratore delegato Daniel Birnbaum ha spiegato che l’azienda potrebbe riposizionarsi su prodotti piu’ “naturali”, strizzando l’occhio alle linee per benessere e salute gia’ studiate da altri colossi del beverage come Coca Cola.

Il mercato, per ora, resta scettico. Le azioni sono calate del 44% dall’inizio dell’anno, dopo un rally del 10% che aveva accompagnato i risultati oltre le aspettative nel trimestre chiuso a giugno: ricavi su del 6,6% a 141,2 milioni, contro i circa 140 previsti da alcuni analisti.

( Fonte : Il Sole 24 Ore)

Lettera aperta di Stop SodaStream Italia: No alla pubblicità di Sodastream sulla RAI!

A Luigi Gubitosi, in qualità di Direttore Generale Rai,

A Fabrizio Piscopo, in qualità di Amministratore Delegato di Rai Pubblicità,

apprendiamo con stupore e profondo disappunto le notizie che vogliono i vostri palinsesti complici dell’illegale occupazione israeliana dei Territori Palestinesi.

Secondo quanto riportato, i prodotti SodaStream, commercializzati in Italia da SodaStream Italia, saranno oggetto, a partire dal 10 agosto, di importanti telepromozioni da 90” all’interno del programma “Reazione a Catena” e di spot tv da 20” nelle fasce precedenti e successivi ai principali programmi sui canali Rai1, Rai2, Rai3, Rai4, RaiNews24 e Rai Premium.

firma

SodaStream è un’azienda che opera in palese violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, e che trae profitto dal regime coloniale israeliano di apartheid e di occupazione a discapito del popolo palestinese.

Il principale sito produttivo della Sodastream si trova a Ma’ale Adumim, una tra le più grandi colonie israeliane costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. In questo contesto, SodaStream beneficia di terra e risorse idriche confiscate ai proprietari palestinesi, di forza lavoro palestinese sfruttata, di sgravi fiscali e di norme sul lavoro e sulla protezione dell’ambiente che non vengono applicate.

Inoltre, Sodastream, attraverso le imposte comunali, sostiene le finanze della colonia di Ma’ale Adumim, che è anche responsabile della gestione della discarica di Abu Dis, anch’essa costruita illegalmente sui terreni confiscati ai palestinesi, dove ogni giorno vengono scaricate più di 1.100 tonnellate di rifiuti provenienti da Gerusalemme e da altri insediamenti israeliani in territorio occupato.

In Italia, sia Legambiente che il WWF, che sono state coinvolte in iniziative di promozione della Sodastream, una volta venuti a conoscenza della complicità dell’azienda riguardo alle violazioni dei diritti umani, hanno interrotto i rapporti con l’azienda, così come anche il Comune di Trieste.

Inoltre, Oxfam Italia ha sospeso la propria collaborazione con Paola Maugeri a causa del suo ruolo di testimonial per Sodastream.

È del tutto inaccettabile che la RAI, azienda finanziata in parte con fondi pubblici, venda spazi pubblicitari e dia risalto ad una compagnia che trae profitto dall’occupazione militare e dalla sofferenza del popolo palestinese.

In proposito, recentemente l’Unione Europea ha diramato raccomandazioni che intendono sensibilizzare i cittadini e gli ambienti economici europei sui rischi associati alla conduzione di attività economiche e finanziarie negli insediamenti. Transazioni finanziarie, investimenti, acquisti, appalti e altre attività economiche (ivi compresi i servizi turistici) in insediamenti israeliani o che beneficiano insediamenti israeliani, comportano rischi di ordine legale ed economico derivanti proprio dal fatto che gli insediamenti israeliani, sempre secondo il diritto internazionale, sono costruiti su un territorio occupato e non sono riconosciuti quale parte legittima del territorio di Israele.

Pubblicizzando i prodotti SodaStream, non solo sarete sostenitori delle gravi violazioni del diritto internazionale che Israele commette quotidianamente, ma starete anche traendo indirettamente profitto da un regime coloniale che, praticando l’apartheid, nega i fondamentali diritti umani ad un intero popolo.

Ancora di più calcolando quanto viene detto nel Vs. Codice Etico, paragrafo 3.7, Rapporti con i Terzi – Pubblicità:

“In particolare, la pubblicità deve essere leale, onesta, veritiera e corretta, riconoscibile come tale e non ingannevole, non deve contenere elementi suscettibili di offendere le convinzioni morali, civili, religiose e politiche del pubblico ovvero il sentimento di appartenenza a gruppi etnici, razze, nazionalità, categorie sociali o professionali, evitando ogni discriminazione tra i sessi e nel rispetto della dignità della persona umana […]”

Alla luce di quanto documentato in questa lettera, e anche del massacro che sta avvenendo in questi giorni nella Striscia di Gaza ad opera di Israele, dove più di 1800 persone hanno perso la vita, vi invitiamo a riconsiderare la vostre politiche di promozione pubblicitaria e di evitare di dare risalto ad una azienda che, dietro alla maschera del “Greenwashing”, nasconde una verità composta da soprusi, discriminazioni e negazione dei diritti fondamentali.

Vi chiediamo di terminare immediatamente tutti i rapporti commerciali con Sodastream e di evitare qualsiasi attività promozionale dei suoi prodotti.

Stop Sodastream Italia
stopsodastream@gmail.com
bdsitalia.org/stop-sodastream

thanks to: bdsitalia

Euronics complice del massacro di Gaza

I popolari magazzini di elettronica Euronics la propongono in promozione in queste settimane. sui canali RAI, in questi mesi estivi andrà in onda una campagna pubblicitaria piuttosto articolata. Ci saranno anche degli spot di televendita all’interno del quiz “Reazione a Catena” condotto da Amadeus su RAI Uno. Stiamo parlando della israeliana SodaStream, la macchinetta che fa le bollicine dell’acqua e la rende più gradevole. La Sodastream ha una fabbrica in una tra le più grandi colonie israeliane costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Facciamo sentire alla RAI il nostro NO alla promozione da parte del “servizio pubblico” di una dittà che trae profitto dal regime coloniale israeliano di apartheid e di occupazione a discapito del popolo palestinese.

La Sodastream ha intensificato la sua campagna pubblicitaria, alla quale aveva prestato l’immagine l’attrice Scarlett Johansson, proprio per contrastare la campagna di boicottaggio che ha ottenuto risultati interessanti. Addirittura il Soros Fund Management, l’ufficio di famiglia dell’investitore miliardario George Soros, ha venduto la sua partecipazione azionaria in SodaStream (anche se il suo ufficio stampa smentisce di aver avuto delle azioni dell’azienda).

Per saperne di più sulla campagna contro la Sodastream, è utile documentarsi qua sotto su quanto denuncia la campagna internazionale Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) contro Israele.

L’acqua è limpida…gli affari di SODASTREAM in Palestina, NO!
Sodastream, ditta israeliana che produce gasatori per l’acqua di rubinetto, spacciati per prodotti “eco-chic”, nasconde delle brutte verità:

La sua principale fabbrica si trova in un insediamento israeliano nei Territori palestinesi occupati; gli insediamenti sono ritenuti illegali dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte Internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni europee.
Finanzia direttamente l’insediamento attraverso le tasse comunali che vengono utilizzate esclusivamente per sostenere la crescita e sviluppo.
Finanzia anche, tramite le tasse comunali, la famigerata discarica israeliana di Abu Dis, dove vengono scaricate 1100 tonnellate di rifiuti israeliani al giorno su terre rubate ai Palestinesi, inquinando corsi d’acqua e terre nelle vicinanze.
Sfrutta la manodopera palestinese, sottoponendola a condizioni di lavoro discriminatorie e a licenziamenti indiscriminati, come testimoniano gli stessi lavoratori. L’occupazione israeliana impedisce, del resto, lo sviluppo di un’economia palestinese.
FINTO AMBIENTALISMO. VERE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI

Con campagne pubblicitarie milionarie, in Italia Sodastream punta a coinvolgere persone, organizzazioni e enti locali che hanno a cuore l’ambiente. NON CI CASCHIAMO!

Legambiente, che aveva stipulato un contratto di sponsorizzazione con Sodastream, venuta a conoscenza delle violazioni dei diritti umani, ha rescisso il contratto. WWF, ignaro, coinvolto in un’iniziativa promozionale di Sodastream, ha negato l’uso del proprio logo. Oxfam Italia ha sospeso i rapporti con Paola Maugeri a causa del suo ruolo da testimonial per Sodastream. E il Comune di Trieste ha ritirato un prodotto Sodastream previsto come premio per un concorso sulla raccolta differenziata.

NO alle bollicine di Sodastream!

Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente e i diritti umani di vigilare e di attivarsi per impedire che gli enti locali e le organizzazioni intraprendano rapporti con Sodasatream.

Oltre 1400 persone, insieme a 30 comitati, ONG, associazioni e collettivi, hanno firmata la lettera ai rivenditori italiani chiedendo la sospensione della vendita dei prodotti Sodastream.

Sarà utile che in queste settimane i lettori di Contropiano si adoperino per informare di questa campagna i clienti della catena Euronics. Qui di seguito invece il testo di una lettera di protesta per la pubblicità a Sodrastream da inviare alla Rai.

Secondo quanto riportato, i prodotti SodaStream, commercializzati in Italia da SodaStream Italia, saranno oggetto, a partire dal 10 agosto, di importanti telepromozioni da 90” all’interno del programma “Reazione a Catena” e di spot tv da 20” nelle fasce precedenti e successivi ai principali programmi sui canali Rai1, Rai2, Rai3, Rai4, RaiNews24 e Rai Premium.

SodaStream è un’azienda che opera in palese violazione dei diritti umani e del diritto internazionale, e che trae profitto dal regime coloniale israeliano di apartheid e di occupazione a discapito del popolo palestinese.

Il principale sito produttivo della Sodastream si trova a Ma’ale Adumim, una tra le più grandi colonie israeliane costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. In questo contesto, SodaStream beneficia di terra e risorse idriche confiscate ai proprietari palestinesi, di forza lavoro palestinese sfruttata, di sgravi fiscali e di norme sul lavoro e sulla protezione dell’ambiente che non vengono applicate.

Inoltre, Sodastream, attraverso le imposte comunali, sostiene le finanze della colonia di Ma’ale Adumim, che è anche responsabile della gestione della discarica di Abu Dis, anch’essa costruita illegalmente sui terreni confiscati ai palestinesi, dove ogni giorno vengono scaricate più di 1.100 tonnellate di rifiuti provenienti da Gerusalemme e da altri insediamenti israeliani in territorio occupato.

È del tutto inaccettabile che la RAI, azienda finanziata in parte con fondi pubblici, venda spazi pubblicitari e dia risalto ad una compagnia che trae profitto dall’occupazione militare e dalla sofferenza del popolo palestinese.

In proposito, recentemente l’Unione Europea ha diramato raccomandazioni che intendono sensibilizzare i cittadini e gli ambienti economici europei sui rischi associati alla conduzione di attività economiche e finanziarie negli insediamenti.

Pubblicizzando i prodotti SodaStream, non solo sarete sostenitori delle gravi violazioni del diritto internazionale che Israele commette quotidianamente, ma starete anche traendo indirettamente profitto da un regime coloniale che, praticando l’apartheid, nega i fondamentali diritti umani ad un intero popolo.

Alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni nella Striscia di Gaza ad opera di Israele, dove più di 1800 persone hanno perso la vita, vi invitiamo a riconsiderare la vostre politiche di promozione pubblicitaria.

( Fonte: Contropiano.org )

Pubblicità e apartheid. Lettera di Roger Waters a Scarlett

Pubblicità e apartheid. Lettera di Roger Waters a ScarlettUn’altra mia veloce traduzione di una nota di Roger Waters pubblicata sulla sua pagina Facebook il primo febbraio. Waters scrive alla Johansson criticando la sua scelta di girare uno spot per la Soda Stream, azienda israeliana che ha sede nei Territori Occupati in Palestina. I pochi corsivi sono miei

Traduzione di Antonio Perillo
A note from Roger – February 1, 2014

Nei giorni scorsi ho scritto privatamente a Neil Young (una volta) e a Scarlett Johansson (un paio di volte). Queste lettere rimarranno private.
Tristemente, non ho ricevuto da loro alcuna risposta.
Così scrivo questa nota con una certa perplessità.
Neil? Devo ponderare molto bene quello che scrivo. Non ci conosciamo davvero, ma tu sei stato da sempre uno dei miei idoli. Sono confuso.
Scarlett? Ah, Scarlett. Incontrai Scarlett circa un anno fa. Credo fosse al concerto della reunion dei Cream al Madison Square Garden. Lei era, allora, per quanto ricordo, ferocemente contro i Neocon, genuinamente disgustata dalla Blackwater (l’esercito privato di Cheney in Iraq), avresti potuto pensare di trovarti di fronte ad una giovane donna con forza ed integrità, che credeva nella verità, nei diritti umani e nella legge, nell’amore. Confesso di esserne rimasto abbastanza colpito. Non c’è sciocco e credulone migliore di un vecchio sciocco come me.
Non molto tempo dopo, la scelta di Scarlett di rappresentare la Soda Stream al posto della Oxfam (Ong che lavora per i diritti umani anche in Palestina) è un tale voltafaccia politico, intellettuale e civile che quanti di noi hanno a cuore gli oppressi, gli sfruttati, gli occupati fanno davvero fatica a farsene una ragione.
Vorrei chiedere una cosetta o due a quella Scarlett più giovane che incontrai. Scarlett, ad esempio, sei a conoscenza del fatto che il governo di Israele ha raso al suolo un villaggio di Beduini nel deserto del Negev per 63 volte, l’ultima delle quali il 26 dicembre 2013? Questo villaggio è la casa dei Beduini. I Beduini sono, naturalmente, cittadini israeliani con pieni diritti di cittadinanza. Beh, forse non proprio pieni, perché nel “democratico” Israele ci sono 50 leggi che discriminano i cittadini non ebrei.
Non cercherò di elencare quelle leggi (che sono visibili a tutti nello statuto della Knesset, il parlamento israeliano) o tutte le gravi violazioni dei diritti umani compiute dalla politica interna o estera di Israele. Ci vorrebbe troppo spazio. Ma, ritornando alla mia amica Scarlett Johansson.
Scarlett, ho letto le tue risposte e giustificazioni, in esse affermi che i lavoratori palestinesi di quella fabbrica avrebbero pari paga e diritti. Davvero? Hanno pari diritti?
Hanno diritto di voto?
Hanno libero accesso alle strade?
Possono recarsi presso il proprio posto di lavoro senza aspettare per ore di passare attraverso i check point delle forze occupanti?
Hanno l’acqua potabile?
Hanno impianti fognari?
Hanno la cittadinanza?
Hanno diritto a non avere quel diffuso problemino di vedersi buttar giù a calci la porta nel cuore della notte e portar via i loro figli?
Hanno diritto ad appellarsi contro le carcerazioni a tempo indefinito ed immotivate?
Hanno diritto a rioccupare i terreni e le case abbandonati nel 1948?
Hanno diritto ad una normale e decente vita familiare?
Hanno diritto all’auto-determinazione?
Hanno diritto a continuare a sviluppare una cultura ricca ed antica come la loro?
Se queste domande ti mettono in imbarazzo, posso rispondere io per te. La risposta è NO.
I lavoratori della Soda Stream Factory non hanno alcuno di questi diritti.
Quali sono i “pari diritti” di cui parli?
Scarlett, sei innegabilmente carina, ma se pensi che la Soda Stream stia costruendo dei ponti verso la pace, allora innegabilmente non stai facendo attenzione.
Con amore, R.

thanks to: contropiano

7 dicembre, Giornata nazionale per il boicottaggio di Sodastream

Sabato 7 dicembre 2013 in tante città italiane (Firenze, Pisa, Roma, Milano, Trieste, Follonica) si svolgerà la giornata nazionale contro Sodastream, ditta israeliana produttrice di gasatori per l’acqua che trae profitti dall’occupazione israeliana.

Mentre Israele continua a negare l’accesso all’acqua al popolo palestinese, la campagna per il boicottaggio di Sodastream si sta intensificando in tutto il mondo. Con la giornata italiana, sono cinque i paesi ad organizzare giornate nazionali contro Sodastream negli ultimi mesi: Gran Bretagna, Canada e Francia, e prossimamente negli USA.

Sodastream sta dedicando una buona parte del suo budget pubblicitario europeo proprio all’Italia e punta sul periodo natalizio per vendere i suoi prodotti.

E con l’acquisto della romagnola CEM Industries, ora Sodastream Professional, la ditta complice della violazione dei diritti umani dei palestinesi cerca nuovi clienti tra bar e ristoranti italiani.

Ma non basta. Sodastream Professional sta infiltrando anche le case dell’acqua comunali. Però, a Trieste il Comune ha detto NO a Sodastream, assicurando che non sarà presente nelle case dell’acqua e ritirando il prodotto dai premi per la raccolta differenziata.

Non lasciare che Sodastream contamini l’acqua con l’Apartheid israeliana! Partecipa alla giornata nazionale per il boicottaggio di Sodastream.

Scrivi a stopsodastream@gmail.com per segnalare azioni in programma o per avere maggiori informazioni.

Il 7 dicembre, e tutti i giorni, boicotta Sodastream!

Stop Sodastream Italia
stopsodastream@gmail.com
http://bdsitalia.org/stop-sodastream

soda-7-12-640

Petizione contro Sodastream

FIRMATE PER FAVORE E FATE GIRARE

La petizione al Comune di Longiano, dove la giunta PD/PRC sembra voler procedere con l’installazione di una casa dell’acqua nonostante contenga componenti Sodastream.

 

No a Sodastream nelle “Case dell’Acqua” comunali

Scrivi al comune di Longiano (Forlì-Cesena) perché non installi un erogatore pubblico dell’acqua con componentistica acquistata dalla multinazionale israeliana con sede in una colonia illegale nei Territori palestinesi occupati.

Sodastream è una multinazionale israeliana che trae profitto dall’occupazione, grazie al suo principale stabilimento produttivo costruito nella colonia illegale di Mishor Adumin, in territorio palestinese.

Cosa c’entra con il comune di Longiano? Dal 2011 la multinazionale possiede una filiale in Italia, a Tavullia. Vi produce gasatori per acqua e bevande e alcune componenti che finiscono in diverse case dell’acqua installate dai comuni romagnoli sul proprio territorio.

A Longiano l’amministrazione di centrosinistra, PD e Rifondazione Comunista, ha deciso di installare una casa dell’acqua in una frazione del comune. Le ditte impegnate nel progetto sono Adriatica Acque, il colosso dei servizi Hera SpA, Romagna Acque e Unica Reti. Da una piccola indagine è emerso che parte della componentistica degli erogatori che installano è acquistata da Sodastream Professional, braccio italiano di Sodastream.

La lista civica Aria Fresca, con il sostengo della campagna Stop Sodastream di BDS Italia, ha presentato una mozione per chiedere di fermare il progetto finché non venga garantita una soluzione alternativa che elimini i componenti di Sodastream, o il ricorso ad altri fornitori attivi sul mercato.

A un mese dal protocollo della mozione e dalla lettera che Stop Sodastream ha spedito al comune, nessuna risposta è giunta dal sindaco o dagli assessori.

Apprendiamo invece dalla stampa la loro volontà di proseguire imperterriti. Il sindaco Ermes Battistini definisce “poco importante” l’apporto di Sodastream e si sofferma piuttosto sui benefici che ne trarrà la frazione, trincerandosi dietro l’alibi dell’interesse pubblico e il parere favorevole del consiglio di quartiere.

Crediamo che sia vergognoso, e persino ipocrita per una amministrazione che si richiama a valori pacifisti e organizza iniziative sul tema della pace, ignorare le responsabilità di chi calpesta impunemente i diritti di un popolo.

Il prossimo consiglio comunale è convocato per 27 settembre 2013 e si voterà la mozione che chiede una moratoria sull’installazione.

 

Scrivi al comune di Longiano, alle ditte coinvolte e ai consiglieri provinciali e regionali per chiedere di tener fuori Sodastream dalle case dell’Acqua comunali:

http://www.change.org/it/petizioni/no-a-sodastream-nelle-case-dell-acqua-comunali

Stop Sodastream scrive al Comune di Longiano: No a Sodastream nella “Casa dell’Acqua”

Al Comune di Longiano (Forlì-Cesena)

Caro Sindaco, cari Consiglieri Comunali,

vi scriviamo come campagna Stop Sodastream Italia per esprimere il nostro sostegno alla mozione presentata in data 21 agosto 2013 dalla lista civica Aria Fresca che chiede una moratoria all’installazione di un erogatore pubblico di acqua naturale e gasata da parte di Adriatica Acque, Romagna Acque, Hera SpA ed Unica Reti fino a quando vengano mantenute rapporti commerciali tra queste ditte e la Sodastream Professional, già CEM Industries.[1]

Sodastream, ditta privata israeliana, ha la sua principale fabbrica di produzione nell’insediamento illegale di Mishor Adumim nei Territori palestinesi occupati.Per questo motivo non solo trae profitti da una violazione del diritto internazionale ma rafforza e radica l’occupazione stessa.

Sodastream è perciò oggetto di una campagna internazionale di boicottaggio, che rientra nel più ampio movimento globale del BDS (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni) promosso dalla società civile palestinese per spingere Israele a rispettare le norme del diritto internazionale.[2]

In Italia, la campagna Stop Sodastream punta a far emergere gli aspetti poco etici di questa ditta e a promuoverne il boicottaggio dei prodotti. Già quasi 1400 persone, insieme a più di 30 gruppi, ONG e associazioni, hanno firmato un appello contro la vendita di prodotti Sodastream nei negozi italiani.[3] Le due principali organizzazioni ambientaliste, Legambiente e WWF, insieme ad Oxfam Italia, hanno interrotto i rapporti con la Sodastream a causa della sua complicità nella violazione dei diritti del popolo palestinese.[4]

In risposta alla campagna di pressione sull’opinione pubblica, la ditta ha scelto di non affrontare il problema della sua complicità ma di investire in campagne d’immagine per propagandarsi come azienda socialmente responsabile e ambientalista, che crea posti di lavoro per i palestinesi. In una recente intervista con un lavoratore palestinese nella fabbrica di Mishor Adumim, è stato smascherato questo uso cinico da parte di Sodastream dei suoi lavoratori palestinesi, costretti dall’occupazione a cercare lavoro nelle colonie israeliane, nel tentativo di “giustificare” il proprio ruolo all’interno del sistema coloniale israeliano.[5]

Sodastream ha anche cercato di sminuire l’importanza della fabbrica nell’insediamento per il proprio business. Un aggiornamento da parte di Who Profits, progetto della Coalizione delle Donne per la Pace in Israele che documenta il coinvolgimento delle imprese nell’occupazione israeliana, dimostra invece che la fabbrica di Mishor Adumim rimane il loro maggiore impianto produttivo nel mondo.[6]

Apprezziamo il desiderio del Comune di Longiano di incoraggiare l’utilizzo dell’acqua di rubinetto e la conseguente riduzione del  consumo di plastica. Confidiamo però che la giunta, anche a tutela dei propri cittadini, non vorrà in nessun modo che ciò avvenga a detrimento dei diritti fondamentali di un altro popolo, grazie al sostegno economico a una ditta che concorre a mantenere lo status quo di oppressione, occupazione e Apartheid.

Chiediamo quindi al Consiglio Comunale di Longiano di approvare la mozione in oggetto e, tramite i vostri rapporti con le ditte coinvolte nel progetto, di incoraggiarle ad interrompere tutti i rapporti con Sodastream.

Restiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Cordiali saluti,

Stop Sodastream Italia
BDS Italia

Note 

[1] http://www.ariafresca.org/wp-content/uploads/2013/08/Mozione_No_Sodastream.pdf/p>

[2] http://bdsitalia.org/index.php/campagna-bds/77-appello-bds

[3] http://bdsitalia.org/index.php/iniziative-stop-sodastream/273-sodastream

[4] http://bdsitalia.org/index.php/comunicati-stop-sodastream/508-cs-oxfam

[5] SodaStream “ci tratta come schiavi”, dice un operaio palestinese della fabbrica nella colonia israeliana http://bdsitalia.org/index.php/ultime-notizie-stop-sodastream1/732-sodastream-worker

[6] Aggiornamento di Who Profits: Sodastream opera (ancora) in una colonia illegale israeliana http://bdsitalia.org/index.php/ultime-notizie-stop-sodastream1/705-wp-soda-maggio2013

thanks to:

Lista civica Aria Fresca chiede moratoria sulla “Casa dell’Acqua”, possibili legami con Sodastream

A Longiano la giunta ha approvato l’installazione di una Casa dell’Acqua, con delibera n. 96 del 2013. Si tratta di un punto di prelievo pubblico dove i cittadini possono andare a rifornirsi di acqua naturale (gratuitamente) o gasata (a un piccolo prezzo), evitando di acquistare bottiglie di plastica, diminuendo la produzione di rifiuti e risparmiando… a patto di non andarci apposta in auto.

La lista civica Aria Fresca è favorevole al progetto. Anzi, Longiano è uno degli ultimi comuni della zona a non essersi ancora dotato di tale servizio. Purtroppo un problema di natura etica ci impone di chiederne, tramite mozione già depositata, lo stop momentaneo.

Qualche tempo fa ci siamo accorti che nelle Case dell’Acqua più recenti, come quella di Montiano, compare il marchio Sodastream sulla facciata dell’erogatore.

Sodastream è una multinazionale israeliana il cui principale sito produttivo ha sede nella colonia illegale di Mishor Adumin, costruita in territorio palestinese a pochi chilometri da Gerusalemme Est.

L’azienda è oggetto di una campagna internazionale di boicottaggio, promossa dall’associazione BDS, espressione della società civile palestinese, per spingere Israele al rispetto del diritto internazionale. Diritto che poibisce alla potenza occupante la deportazione della popolazione locale e l’insediamento di colonie sul suolo occupato.

Cosa che invece Israele pratica impunemente da anni, contravvenendo a numerose risoluzioni ONUall’art. 49.6 della IV Convenzione di Ginevra e all’art.8, secondo capitolo, dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

Sodastream, come le altre ditte che producono nelle colonie, contribuisce a rafforzare e accrescere l’occupazione e l’Apartheid: le tasse che paga alla municipalità rimangono direttamente nelle casse della colonia per soddisfarne bisogni e investimenti; la manodopera palestinese impiegata denuncia pratiche discriminatorie, oltre a ritrovarsi pendolari per andare a lavorare in quella che in un passato recente era casa propria.

Durante un’intervista Andrea Montanari, presidente di Adriatica Acque, la ditta che promuove l’installazione degli erogatori e li fornisce alle amministrazioni che ne facciano richiesta (in un progetto che la vede assieme a Romagna Acque, Unica Reti, Hera), ha confermato la presenza al loro interno di tecnologia Sodastream.

Adriatica Acque commissiona da tempo alcune parti dei suoi erogatori alla CEM Industries di Tavullia (PU), acquistata da Sodastream nel corso del 2011.

Ricevuta la segnalazione sulle responsabilità della multinazionale, il presidente di Adriatica Acque si è detto disponibile a porre la questione in consiglio di amministrazione, aggiungendo di essere già da tempo intenzionati a produrre in proprio tutti i componenti, per motivi di economicità dell’intervento.

Nella mozione depositata chiediamo alla giunta longianese di sospendere l’installazione dell’erogatore finchè non avvenga questa conversione.
Con ciò vogliamo contribuire ad appoggiare il boicottaggio come forma di pressione pacifica verso Israele, affinchè cessi l’occupazione, e verso Adriatica Acque perchè rompa al più presto con Sodastream.

Adriatica Acque non si occupa solo di fornire erogatori per punti di prelievo consistente, ma commercializza una gamma di prodotti che soddisfano le esigenze di alberghi, uffici, ristoranti. Ci auguriamo che questi siano già oggi liberi da tecnologia Sodastream.

In Italia associzioni come Pax Christi si sono già schierate per il boicottaggio. Altre come Legambiente, WWF e Oxfam hanno interrotto ogni rapporto con Sodastream o con i suoi collaboratori. Nel mondo fondi pensione disinvestono dalle aziende implicate nell’occupazione, unioni sindacali, conferenze di chiese cattoliche, associazioni universitarie, cantanti come Roger Waters, scienziati come Stephen Hawking aderiscono alle ragioni del boicottaggio.

Leggi anche la lettera a sostegno della mozione da parte della campagna Stop Sodastream

Per approfondire:

thanks to: Aria Fresca

Boicotta SodaStream: colonialismo frizzante, ecologia dell’occupante

Dal 4 luglio Sodastream ha lanciato in Italia una campagna pubblicitaria dei suoi prodotti, in TV e sui giornali arrivano le bollicine esplosive spacciate come idea innovativa e ambientalista.

Il rischio è che la gente, anche quella che nei mesi passati ha partecipato in massa alle mobilitazioni per l’acqua pubblica, più sensibile al sistema di “Riduco, Riuso, Riciclo” e consapevole degli enormi danni ambientali causati dalla plastica, ci caschi e lo consideri un modo sostenibile per non rinunciare alle bibite gassate o all’acqua frizzante.

Per questo ci sembra ancora più importante far girare queste informazioni e questo materiale, perché le persone, magari solidali con la popolazione palestinese, non si trovino ad essere sostenitori – inconsapevoli- delle politiche coloniali e razziste di Israele.
Qui potete vedere due bei video che evidenziano le vere responsabilità di Sodastream e dell’economia israeliana, cioè cosa c’è dietro quelle bollicine.

Nel testo della campagna di boicottaggio dei prodotti Sodastream  si legge che: “La sua principale fabbrica si trova in un insediamento israeliano nei Territori palestinesi occupati; gli insediamenti sono ritenuti illegali dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte Internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni europee.
Finanzia direttamente l’insediamento attraverso le tasse comunali che vengono utilizzate esclusivamente per sostenere la crescita e lo sviluppo dell’insediamento stesso.
Finanzia anche, tramite le tasse comunali, la famigerata discarica israeliana di Abu Dis, dove vengono scaricate 1100 tonnellate di rifiuti israeliani al giorno su terre rubate ai Palestinesi, inquinando corsi d’acqua e terre nelle vicinanze.
Ha sfruttato i lavoratori palestinesi, con paghe meno della metà del salario minimo, condizioni di lavoro terribili e licenziamenti per chi protesta, come documentato dall’organizzazione israeliana per i diritti dei lavoratori Kav LaOved.”

Qui il testo integrale della campagna.
Qui il volantino.
Qui lettere e comunicati vari sull’argomento.

BOICOTTA SODASTREAM, RIFIUTA L’APARTHEID!

thanks to: freepalestine.noblogs.org

New report by European groups highlights growing consensus for ban on Israeli settlement goods

A coalition of 22 European NGOs along with Richard Falk, the UN special rapporteur for human rights in the occupied Palestinian territories have in the last week released significant reports on financial links with illegal Israeli settlements.

Running into 35 pages, the report from European NGOs, titled Trading Away Peace, is the most wide-ranging report yet into the various forms of economic support for illegal Israeli settlements provided by European states and corporations.

Opening with an overview of the reality for Palestinians in the West Bank, the report highlights the inconsistency between the EU’s stated opposition to settlements and its failure to take action to halt economic activity that encourages their continued existence and expansion.

The report uses Israeli government estimates of the volume of settlement trade to estimate that the EU imports fifteen times more from the illegal settlements than from the Palestinians living in the occupied territories.

Complicit companies

Profiling Israeli companies exporting consumer goods from settlements such as Ahava, SodaStream and Mehadrin, the report recommends that European governments “ensure correct consumer labeling of all settlement products as a minimum measure” and “as a more comprehensive option, ban imports of settlement products, as called for by Ireland.”

The report also calls for action to prevent European corporations like Veolia and G4S from providing infrastructure to illegal Israeli settlements, the inclusion of illegal Israeli settlements in EU agreements and the purchase of property in settlements by European citizens. In all, its 12 recommendations cover many of the main forms of financial support for illegal Israeli settlements.

What’s especially significant and heartening about the report is how widely it has been endorsed. The 22 signatories from 11 European countries include the APRODEV network of Christian development organizations, the International Federation for Human rights (FIdH) and national churches in Sweden and the UK.

Call for boycott

In a report presented to the UN General Assembly on 25 October, the UN special rapporteur on human rights in the occupied Palestinian territories, Richard Falk, went even further, calling for a “boycott [of] businesses that profit from Israeli settlements.”

Advocates of the position that governments should tackle companies complicit in settlements and not just produce made in illegal settlements, including the Palestinian Boycott, Divestment and Sanctions National Committee (BNC), point out that any business with companies exporting from or operating in settlements supports their continued growth and expansion.

“In short, businesses should not breach international humanitarian law provisions. Nor should they be complicit in any breaches. If they do, they may be subject to criminal or civil liability. And this liability can be extended to individual employees of such businesses,” Falk explained when presenting his report (download the report in full here) (extract).

The report examines 13 companies, many of which are already targeted by the BDS movement over their complicity with Israeli violations, including G4S, Mehadrin, Veolia and Caterpillar, and details their infringements of the new UN Guiding Principles on Business and Human Rights.

Falk recommends BDS

The implementation of the guidelines by states and businesses is one of Falk’s main recommendations. The report also states that the special rapporteur is committed to following up with the corporations listed in the report and “may continue to gather information and report on the involvement of corporations in Israel’s settlement activities.”

Making specific mention of the Palestinian-initiated boycott, divestment and sanctions (BDS) movement, Falk urges civil society to “vigorously pursue initiatives to boycott, divest and sanction” the businesses highlighted in his report and calls on governments to “investigate the business activities of companies registered in their own respective countries… that profit from Israel’s settlements, and take appropriate action to end such practices and ensure appropriate reparation for affected Palestinians.”

UN Secretary-General Ban Ki-moon has faced demands from the Anti-Defamation League to distance himself from the report, while the US, Canada and Israel have all called for Falk’s resignation.

Popular pressure needed

The Irish foreign minister has declared himself supportive of an EU-wide ban on settlement trade and the Norwegian foreign minister has also spoken of the need to take concrete action.

However, in a recent meeting with campaigners, a senior EU official denied reports that the EU was considering a EU-wide settlement trade ban and said that countries like France and the UK instead supported a proposal that the EU should issue new guidance ensuring the correct labeling of settlement products.

Alistair Burt, the UK government minister responsible for Middle East policy echoed that view when he said the following in response to to a question in parliament about this new Trading Away Peace report and whether the UK government would implement a ban on settlement trade:

I have seen the report and I note that one of its main recommendations is to commend the United Kingdom on its policy of voluntary labelling and to encourage other European Union countries to do the same. There is active consideration in the EU about doing just that, and we are taking part in that. So far, however, I have not seen anything that would lead us to change our policy in relation to boycotts…

Official guidance requiring the correct labeling of products from illegal settlements, as implemented by the UK, Danish and South African governments, should be seen as a welcome step towards more restrictive measures. But as Palestinian human rights organization al-Haq has argued, states are legally obliged not to provide recognition or assistance to Israeli settlements, including by ending settlement trade. Labelling alone is not sufficient – turning economic support for the colonization of Palestine into an issue of consumer choice is not an acceptable long-term proposition.

While an EU-wide ban on settlement trade may not be a realistic short term goal, it does seem possible that an individual state or group of states – Ireland, Norway or South Africa, for example – could be successfully pressured to implement such a ban.

There is also potential for more retailers to be pressured into adopting the position of the UK Co-operative supermarket, which this year announced that it would no longer deal with companies operating in illegal settlements.

Years of determined grassroots campaigning and Israel’s continued violations of international law mean that demands to end financial support for settlements are now winning unprecedented levels of support, as these two new reports demonstrate.

The challenge now for all campaigners, including supporters of a full boycott of Israel, is to build campaigns capable of pressuring governments and more retailers to take effective action against companies operating in settlements, or at least products from illegal settlements. Further victories in this area would be hugely damaging not only to Israel’s settlement regime but the entirety of its apartheid system.

thanks to: Michael Deas

The Electronic Intifada