Impatto storico dell’”Aiuto Umanitario” statunitense sul mondo

Negli ultimi 25 anni, gli Stati Uniti hanno giustificato il proprio intervento in altri paesi con il pretesto dell’”aiuto umanitario”.

Diversi media e fonti internazionali hanno voluto sottolineare l’importanza del presunto “aiuto umanitario” inviato dagli Stati Uniti in Venezuela, per non parlare del forte blocco economico e commerciale applicato dalla nazione americana al popolo venezuelano, che danneggia la qualità della vita dei suoi cittadini.

Recentemente, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha avvertito che l’aiuto umanitario degli Stati Uniti è uno spettacolo per nascondere le sue intenzioni di dominio e per appropriarsi della ricchezza della nazione sudamericana.

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Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (S) e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan stringono la mano ai margini di un summit siriano nella città turistica russa di Sochi il 14 febbraio 2019. (Foto IRNA)14 febbraio 2019

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani si è scagliato contro gli Stati occidentali, in particolare gli Stati Uniti…

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Putin fa pagare a Netanyahu la morte degli aviatori russi ospitando Hamas e premendo per la ricomposizione del fronte della Resistenza palestinese!

Una delegazione del Movimento Palestinese di Resistenza Hamas é stata accolta ieri sera con tutti gli onori nella capitale russa. Hamas è determinato a cercare una via d’uscita dall’attuale situazione palestinese, ha detto al suo arrivo il membro dell’Ufficio politico di Hamas, Mousa Abu Marzouq. In un comunicato stampa, Abu Marzouq ha aggiunto che la…

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Latinoamerica oggi

Congreso de los Pueblos Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione…

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Controllare il messaggio, controllare il mondo: Dal Vietnam al Venezuela

Scott Patrick 12 febbraio 2019 Nel 2019, un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti sta avendo luogo in America Latina contro il…

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La strage di Strasburgo è opera di un ribelle moderato

La strage di Strasburgo è opera di un ribelle moderato?

PICCOLE NOTE 

Anche questo dicembre l’Agenzia del Terrore festeggia il fatidico 11, mettendo a segno un attentato a Strasburgo. Al mercatino di Natale, come avvenuto lo scorso dicembre a Berlino, dato che l’esoterismo satanico che nutre il Terrore ha nel Natale cristiano un target.

Come un target è ovviamente anche il Parlamento europeo che a Strasburgo ha sede.

La strage di Strasburgo e i gilets gialli

Invece le autorità francesi rigettano “con disgusto” tesi complottiste volte a collegare l’attentato alla mobilitazione dei gilets gialli, che proprio ieri avevano segnato il loro primo grande successo, costringendo Macron a piegarsi.

Ieri la Francia si interrogava sulle prossime mosse del movimento in giallo, per nulla convinto dalle concessioni. La variabile del Terrore, sempre pronta a intervenire nelle criticità, ha creato nuove priorità. Nessun complottismo, mera registrazione dei fatti.

Per quanto riguarda l’attentato, si potrebbe tranquillamente riportare quanto scritto in altri casi di genere, tanto si reiterano certi elementi di scena.

L’attentatore è stato individuato subito. Stavolta non perché ha dimenticato un documento sulla luogo del crimine, ma perché la mattina doveva essere arrestato per altro crimine minore. E la polizia, irrompendo nella sua abitazione, non aveva trovato lui ma degli ordigni esplosivi.

Resta il giallo del perché non abbia usato quegli ordigni ai mercatini, optando per una meno efficace pistola. Certo, la zona dove ha fatto strage era controllata, ma come ha beffato la sicurezza con la pistola e un pugnale, poteva farlo anche con una bomba.

Giallo che ovviamente sarà chiarito. Così riportiamo Stefano Montefiori sul Corriere della Sera: “Il sindaco di Strasburgo, Rolando Ries, ha detto che il terrorista è inspiegabilmente riuscito a entrare armato nel cuore della zona del mercato”.

La zona, spiega il sindaco e riporta Mntefiori, è “una bolla di sicurezza con misure draconiane”, sigillata dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre.

Lo stragista attenzionato distrattamente

Va aggiunto che lo stragista è stato più volte arrestato e detenuto per reati minori.

Ed era, come altri attentatori pregressi, attenzionato dalla sicurezza perché radicalizzato. La sua scheda riportava la sigla “S”, era cioè una “minaccia alla sicurezza nazionale”.

La reiterazione di attentatori attenzionati distrattamente sconcerta. Pare che il problema sia che gli individui classificati come radicali pericolosi sono troppi, qualche migliaio. Ma non si capisce allora perché non rispedirli da dove sono venuti.

Di solito le potenziali minacce si allontanano da sé: non si tengono in casa ordigni esplosivi, specie se non si può controllare se sono innescati o meno. Non siamo patiti per i rimpatri, anzi, ma questo è un altro discorso, che appartiene alla sicurezza e non all’accoglienza.

Ma al di là, resta poi l’altro giallo legato alla caccia all’attentatore, il quale, secondo le cronache odierne, per almeno due volte è sfuggito alla caccia all’uomo dopo il crimine, nonostante l’area fosse pesantemente presidiata da polizia e servizi segreti. E ciò nonostante sia stato ferito.

Un vero fenomeno questo ladruncolo. Oppure, forse anche in questo caso magari le forze dell’ordine non sono state all’altezza.

Detto questo, come da copione, l’attentatore ha gridato “Allah Akbar“, almeno questo riferisce il Procuratore di Strasburgo, particolare assente dalle testimonianze dirette raccolte dai giornali.

Resta lo sconcerto per quanto si è consumato e le domande su quanto ciò influirà sul futuro della Francia. Se cioè il Terrore avrà l’effetto di un ritorno all’ordine repubblicano, auspicio espresso da tanti supporter di Macron nella giornata di ieri, o meno.

Una Postilla. In Siria. a Idlib sono incistate le milizie di al Nusra, ex al Qaeda. Damasco da tempo morde il freno per attaccare, ma l’Occidente si oppone con veemenza. Tra i fan dei miliziani di Idlib spicca la Francia. 

Per agevolare questa ardita presa di posizione, i valorosi guerrieri di al Qaeda vengono definiti ribelli e non terroristi, come invece li chiama Damasco. 

Per coerenza, si dovrebbe dire che la strage di Strasburgo è opera di un ribelle moderato. Oppure si dovrebbe spiegare ai familiari delle vittime il perché di tale evidente discrasia.

Notizia del:

La Siria denuncia i massicci saccheggi di reperti antichi da parte di Stati Uniti e Francia

La Siria denuncia i massicci saccheggi di reperti antichi da parte di Stati Uniti e Francia

La Siria denuncia il ruolo degli Stati Uniti, Francia e curdi nel massiccio saccheggio del patrimonio archeologico nel nord del territorio e dei suoi alleati.

Le truppe Usa, Francia e le cosiddette ‘Forze Democratiche siriane’ (FDS) stanno conducendo “scavi illegali” nella città di Manbij ha avvertito il direttore della Direzione Generale delle Antichità e dei Musei di Siria, Mahmud Hamud, citato dall’agenzia di stato siriana SANA.

Hamud ha spiegato che i militari stranieri ed i loro sostenitori locali stanno utilizzando varie squadre tecniche per scoprire un territorio ricco di reperti antichità nelle località di Um al-SARJ vicino Manbij.

Le truppe guidate dagli Usa, aggiunge l’agenzia, stanno portando operazioni appena simili nel “vecchio mercato” e altri siti storici nella provincia settentrionale di Aleppo ora controllata da milizie curde supportate da Washington.

“Gli scavi, saccheggi e rapine si verificano anche nelle tombe archeologiche ad est della città di Manbij”, ha aggiunto Hamud, sostenendo che queste operazioni sono una grave violazione della sovranità siriana e delle convenzioni e standard internazionali.

“Speriamo che l’esercito siriano restituisca presto pace e sicurezza in tutte quelle aree, perché è l’unica forza in grado di proteggere la nostra eredità”, ha aggiunto il funzionario.

Hamud ha anche messo in guardia su un aumento di scavi archeologici in aree controllate da organizzazioni terroristiche nella provincia di Idlib, così come nella regione di Afrin, nord di Aleppo, dominato da gruppi armati sostenuti dalla Turchia.

Fonte: SANA – FOTO Reuters
Notizia del:

Israele. La pacchia è finita

I generali israeliani si precipitano a Mosca

Amikam Norkin (a sin.) con la delegazione israeliana a Mosca, 20 settembre.

“24 ore dopo  aver abbattuto l’Il-20, il capo supremo dell’aviazione israeliana, generale Amikam Norkin, ha annunciato di correre in volo a Mosca con una delegazione per spiegare “Le conclusioni dell’inchiesta di Tsahal” e  “le informazioni precedenti la missione”. Il che lascia trasparire,  diciamo, un insolito nervosismo dei militari di Sion  (che mai hanno giustificato con altre potenze le loro azioni criminali) e un certo sforzo di non lasciar degradare le relazioni con Mosca.

“La delegazione militare israeliana a Mosca è stata gettata fuori in 21 minuti 21

(Dell’immagine di sentore antisemita è responsabile Hal Turner, il giornalista radiofonico)

http://halturnerradioshow.com/index.php/news/world-news/3182-israeli-military-delegation-to-moscow-thrown-out-by-russians-after-21-minutes

...The Russians then abruptly interrupted.  They told Israel that Israeli fighter jets “sneakily shadowed” the much larger Russian aircraft to use it as radar cover for Israeli missile launches.  They said the Israelis did this on purpose;  then threw the Israelis out of the meeting after a grand total of . . . . 21 minutes.

The Israeli military members described the meeting as “tense and very threatening.”

Incontro teso e  molto minaccioso..

La Russia chiude il Mediterraneo orientale al traffico marittimo e  aereo

il NOTAM ( “NOtice To AirMen”) con cui Mosca ha annunciato il non-sorvolo.

Mosca ha annunciato che nell’ampia zona (attorno a Cipro,  le coste del Libano e  della Siria) nessuna nave o aereo devono entrare  fino a mercoledì perché vi sono in corso esercitazioni militari. Di fatto, si pensa che navi e  ricognitori russi stiano passando al pettine fine la zona dove è caduto l’Iliushin, per recuperare i corpi dei loro piloti ed ogni altro residuo in vista di una seria indagine : hanno infatti accusato i caccia israeliani di essersi “nascosti” dietro lo Il-20. Gli ebrei accusano la contreaerea siriana di incapacità (chutzpah accolto come offesa gravissima, dato che è addestrata dai russi).

Gli aerei israeliani devono cessare fino a mercoledì i loro tipici svoli in violazione degli spazi aerei e siriani.  Ma sono stati presi di sorpresa anche gli americani, che hanno nella zona del Golfo la portaerei Truman (6 mila uomini d’equipaggio e 9 squadriglie di caccia-bombardieri) con la sua squadra d’appoggio, comprendente incrociatori lanciamissili.

Le forze navali presenti nell’area

F-16 israeliani intercettati nel cielo del Libano da aerei da caccia russi che li hanno forzati a rientrare in Israele. 

Si ritiene che i caccia israeliani abbiano voluto mettere alla prova le intenzioni russe, volando sul Libano però sopra i 19 mila piedi, dove il traffico civile è permesso (a quella quota si è comunque facile preda della contraerea siriana)

I due F-16 israeliani si sono visti affrontare da due Su-34, caccia-bombardieri di armamento decisamente superiore.  Che li hanno intercettati nei cieli del Libano –  ed è forse la prima volta in anni che i russi lo fanno – costringendoli a tornare indietro.

Gli israeliani hanno guadagnato dalla loro bravata  – ira dei russi e  una interdizione dallo spazio aereo libano-siriano che rende molto rischiosi i loro svolazzi e puntate offensive contro obiettivi nel territorio della Siria.

http://halturnerradioshow.com/index.php/news/world-news/3184-israeli-f-16-s-intercepted-by-russian-war-planes-over-lebanon-forced-back-to-israel

Per dirla con un motto d’attualità, la pacchia è finita.

Aerei cargo russi stanno arrivando alla base aerea di Latakia praticamente non -stop.

Russian Air Force cargo planes are arriving almost non-stop into Latakia air base and covert Intelligence reports what they are delivering.

thanks to: Maurizio Blondet

Israele ha violato l’accordo con la Russia sulla Siria

Sputnik 23.09.2018

L’aviazione israeliana ha ingannato la Russia fornendo informazioni errate sull’area degli attacchi aerei pianificati in Siria il 17 settembre, impedendo così all’Il-20 russo di recarsi in una zona sicura, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggior-Generale Igor Konashenkov. Il 17 settembre, il Generale Igor Konashenkov forniva ulteriori dettagli sull’abbattimento dell’aeromobile militare Il-20 russo vicino la Siria. “Oggi, condividiamo informazioni dettagliate sulla caduta dell’aereo Iljushin Il-20 delle forze aerospaziali russe vicino le coste siriana del 17 settembre. Presenteremo un resoconto minuto per minuto di tale tragico incidente sulla base letture radar oggettive, incluse del sistema di visualizzazione delle informazioni aeree Plotto”, affermava. Secondo Konashenkov, l’aviazione israeliana diede alla Russia informazioni fuorvianti sull’ubicazione dei suoi attacchi aerei sulla Siria, impedendo al comandante dell’aereo Il-20 di trasferirsi in una zona sicura e portandolo alla distruzione. “Nei negoziati col canale di de-escalation, il rappresentante del Comando dell’Aeronautica israeliana riferì che gli obiettivi assegnati agli aerei israeliani si trovavano nella Siria settentrionale… Come potete vedere sulla mappa, gli aviogetti israeliani attaccarono Lataqia, provincia occidentale del paese, e non nel nord della Repubblica araba siriana. Lataqia si trova sulle coste. Le informazioni fuorvianti dell’ufficiale israeliano sull’area degli attacchi impedirono all’aereo Il-20 russo di recarsi tempestivamente in un’area sicura”, dichiarava Konashenkov.

Israele notificò alla Russia troppo tardi
Konashenkov riferiva che l’aviazione militare israeliana aveva notificato alla Russia gli attacchi pianificati contro obiettivi siriani contemporaneamente al loro inizio, invece di farlo in anticipo, violando gli accordi bilaterali del 2015 per impedire tali incidenti nello spazio aereo siriano. “Israele non avvertì le forze russe sulle operazioni, ma piuttosto lanciò un avvertimento simultaneamente all’inizio degli attacchi, violando gli accordi. Tali azioni sono una chiara violazione degli accordi russo-israeliani del 2015, volti ad impedire gli scontri tra le nostre forze armate, dentro e sulla Siria, i raggiunti dal gruppo di lavoro congiunto”, dichiarava Konashenkov, aggiungendo che l’IAF aveva più volte creato situazioni pericolose per le forze russe in Siria, sottolineando che Mosca aveva avvertito Tel Aviv sulle sue operazioni aeree nel Paese devastato dalla guerra almeno per 12 volte.

Registrazione audio dell’avvertimento
Konashenkov osservava che il ministero possiede la registrazione audio che dimostrava che l’IAF avvertì i russi del previsto attacco aereo su obiettivi in Siria solo quando l’Il-20 russo fu abbattuto. “La frase era in russo, il Ministero della Difesa russo ne ha la registrazione”, notava.

Israele dimostra negligenza criminale o incapacità
Secondo le nuove informazioni, l’equipaggio dell’Il-20 iniziò un atterraggio d’emergenza dopo essere stato colpito da un missile, coi piloti dei caccia F-16 israeliani che l’utilizzavano come “scudo” contro le difese aeree siriane. Konashenkov spiegava che un aereo israeliano si avvicinò all’Il-20, considerato un altro attacco dai sistemi di difesa aerea siriana. Inoltre smentiva le affermazioni dell’IDF secondo cui i loro aviogetti erano già nello spazio aereo israeliano quando l’esercito siriano lanciò i missili che colpirono l’aereo russo, dicendo che gli F-16 lasciarono l’area solo 10 minuti dopo aver ricevuto le informazioni sull’abbattimento. “I dati oggettivi presentati testimoniano che le azioni dei piloti dei caccia israeliani, che portarono all’omicidio di 14 militari russi, mancavano di professionalità o erano a dir poco dei negligenti criminale. Pertanto, riteniamo che la colpa per la tragedia dell’aereo Iljushin Il-20 russo ricade interamente sulle forze aeree israeliane e su chi decise di compiere tali azioni”, sottolineava Konashenkov. Il portavoce del ministero continuava indicando che gli aviogetti israeliani poteva rappresentare una minaccia per gli aerei di linea quando l’Il-20 fu abbattuto, e notava che la Russia non ha mai violato l’accordo sui voli in Siria con Israele. “Così, gli aviogetti israeliani minacciavano direttamente qualsiasi aereo da trasporto o passeggeri che avrebbe potuto essere in quel momento divenendo vittime dell’avventurismo dei militari israeliani”, aggiungeva Konashenkov.

Golan
Numerose forze filo-iraniane e 24 sistemi lanciarazzi multipli furono ritirati dalle alture del Golan con l’assistenza militare russa, avevaa detto Konashenkov, aggiungendo che ciò permise a Tel-Aviv di escludere completamente il bombardamento del territorio israeliano dall’area contesa. “Attualmente, sei posti di osservazione della polizia militare delle Forze Armate della Federazione Russa sono schierati lungo la linea Bravo, garantendo la sicurezza per il personale della missione ONU”, affermava. I commenti arrivarono pochi giorni dopo che le truppe russe e il personale del Centro di riconciliazione russo per la Siria erano stati schierati nelle zone di disarmo della Siria per contribuire a sicurezza e cessate il fuoco sulle alture del Golan tra Damasco e Tel Aviv.

Abbattimento dell’Il-20
L’Il-20 scomparve dagli schermi radar sul Mar Mediterraneo il 17 settembre dopo essere stato colpito da un missile terra-aria S-200 siriano vicino la base aerea di Humaymim, in coincidenza coi bombardamenti aerei degli F-16 israeliani su obiettivi siriani nella provincia di Lataqia. Poco dopo l’incidente, il Ministero della Difesa russo accusava l’aviazione israeliana di utilizzare l’aereo russo come scudo contro le difese aeree siriane. Mentre esprimeva le condoglianze per la morte dei 14 militari a bordo, Israele accusava ancora la Siria del tragico incidente. Nel frattempo, affrontando l’incidente, il Presidente Vladimir Putin dichiarava che Israele non aveva abbattuto l’aereo russo, ma che una “catena di tragiche circostanze accidentali” aveva portato al disastro. “Le misure di risposta della Russia sull’abbattimento dell’Il-20 saranno dirette principalmente a rafforzare la sicurezza dei militari russi in Siria e delle nostre strutture militari nella Repubblica araba siriana, e saranno passi che tutti noteranno”, sottolineava.

Criminale disinteresse nei rapporti Russia-Israele
RussiaToday 23 settembre 2018

Un resoconto minuto per minuto dal decollo dell’Il-20 mostra la colpevolezza d’Israele e la mancanza di apprezzamento da parte dei suoi capi militari dei rapporti con Mosca, o di controllo degli ufficiali comandanti, dichiarava il Ministero della Difesa russo. “Riteniamo che la colpa della tragedia del velivolo Il-20 russo ricada interamente sull’aviazione israeliana”, dichiarava il portavoce Generale Igor Konashenkov, prima di rivelare un resoconto dettagliato degli eventi che hanno portato all’abbattimento dell’aereo militare russo Il 17 settembre. L’aereo fu abbattuto dalle unità della difesa aerea siriane mentre gli F-16 israeliani l’usavano come copertura durante l’attacco alla Siria. Il rapporto include dati radar e dettagli sulle comunicazioni tra forze militari russe e israeliane e concludeva che “la leadership militare d’Israele non apprezza le relazioni con la Russia, o non ha alcun controllo sui comandi o non comprendono che le loro azioni portarono alla tragedia”. La sera del 17 settembre, l’Iljushin Il-20 russo con 14 membri d’equipaggio sorvolava la zona di de-escalation d’Idlib per una missione di ricognizione, quando 4 caccia israeliani F-16 lasciarono lo spazio aereo del loro Paese sorvolando le acque neutrali del Mediterraneo verso le coste siriane. L’aviazione israeliana diede ai russi meno di un minuto di avvertimento prima di sganciare le bombe plananti guidate, non lasciando il tempo per alcuna manovra di sicurezza, dichiarava Konashenkov, definendo tali azioni “chiara violazione degli accordi russo-israeliani del 2015”. Inoltre, i militari israeliano non diedero l’ubicazione dei propri aerei né specificarono correttamente i loro obiettivi, sostenendo che avrebbero attaccato diverse “strutture industriali” nel nord della Siria, vicino all’area operativa dell’Il-20. La disinformazione spinse il Comando russo a ordinare all’aereo di ricognizione di atterrare sulla base aerea di Humaymim. Gli aviogetti israeliani invece attaccarono immediatamente la provincia siriana occidentale di Lataqia. Le informazioni fuorvianti fornite dagli ufficiali israeliano sull’area degli attacchi non permisero all’aereo Il-20 russo di cambiate tempestivamente per un’area sicura. Una volta che le difese aeree siriane risposero all’attacco, gli aviogetti israeliani attivarono il blocco radar e si ritirarono, apparentemente preparandosi ad un altro attacco. Uno degli aviogetti si avvicinò alla costa siriana, e all’aereo russo che si preparava ad atterrare.
Il pilota israeliano era ben consapevole che l’Il-20 ha una sezione trasversale radar molto più ampia del suo F-16, divenendo “obiettivo preferito” per le unità della difesa aerea siriane, che usano diversi sistemi non compatibili con quelli russi, dichiarava Konashenkov. Quindi, per i siriani, l’aereo da ricognizione poteva apparire come un gruppo di aviogetti israeliani. “Gli aviogetti israeliani videro l’Iljushin Il-20 russo e l’usarono come scudo contro i missili antiaerei, mentre continuavano le manovre nella regione”, dichiarava Konashenkov. Le azioni dei piloti di caccia israeliani, che portarono alla perdita 15 vite russe, sono incapaci o criminalmente negligenti, per usare un eufemismo. Infine, gli aviogetti israeliani portarono a termine le loro manovre nelle immediate vicinanze della base aerea di Humaymim, utilizzata da aerei militari e civili, anche passeggeri, osservava il portavoce del ministero, dicendo che le azioni sconsiderate dei piloti israeliani potrebbero anche minacciare ogni aereo passeggeri o da trasporto nelle vicinanze in quel momento.

Israele ha “violato la linea delle relazioni civili” con “una risposta ingrata”
Il comportamento negligente d’Israele equivale a una flagrante violazione dello spirito di cooperazione tra i Paesi, affermava Konashenkov notando che la Russia non ha mai violato l’impegno nei confronti dell’accordo di deconflitto: ha sempre informato Israele delle proprie missioni in anticipo e non ha mai usato la sua difesa aera contro gli israeliani, anche se i loro attacchi mettevano in pericolo i militari russi. La Russia aveva inviato 310 notifiche al Comando dell’aviazione israeliana, mentre quest’ultima era riluttante a mostrare pari impegno, notificando solo 25 volte, anche se i suoi aviogetti effettuarono più di 200 attacchi contro obiettivi in Siria solo negli ultimi 18 mesi. “Questa è una risposta estremamente ingrata a tutto ciò che è stato fatto dalla Federazione Russa per Israele e il popolo israeliano”, dichiarava Konashenkov. I militari russi sostennero l’operazione militare siriana sulle alture del Golan per “assicurare che non ci fossero più bombardamenti del territorio israeliano”, permettendo così alla missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite di riprendere il pattugliamento del confine contestato tra Siria e Israele dopo “una pausa di sei anni”. La Russia garantì anche il ritiro dei gruppi sostenuti dall’Iran dalle alture del Golan a una “distanza di sicurezza per Israele”, più di 140 chilometri ad est, affermava il portavoce, aggiungendo che ciò avvenne su richiesta di Tel Aviv. “1050 militari, 24 MLRS e missili tattici, oltre a 145 mezzi furono ritirati dall’area”, dichiarava Konashenkov. Il Ministero della Difesa russo aveva permesso la conservazione di luoghi sacri e tombe ebraici nella città di Aleppo. Mettendo in pericolo la vita dei soldati delle forze speciali russe, organizzando la ricerca dei resti di alcuni militari israeliani morti nei conflitti in un’area in cui le forze siriane combattevano i terroristi dello Stato islamico al momento. In considerazione di ciò, le azioni ostili dell’aviazione israeliana contro il velivolo Ilyushin Il-20 russo violano la linea delle relazioni civili.
Se Israele diceva di piangere la morte dei militari russi, la dichiarazione delle IDF dopi l’incidente dava la colpa a Damasco e ai suoi alleati iraniani e libanesi.

Come il capo dell’aeronautica israeliana si giustificava a Mosca sull’abbattimento dell’Il-20

Rusnext 21/09/2018

Arrivava a Mosca dopo la tragedia dell’aereo da ricognizione russo Il-20 sul Mar Mediterraneo, il comandante dell’aeronautica militare d’Israele, generale Amikam Norkin. Per le trattative col Ministero della Difesa della Federazione Russa fu accompagnato da un’intera coorte di specialisti militari e civili. Anche prima dell’arrivo nella capitale della Russia, la stampa israeliana “disse” che presumibilmente intendeva vedere il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, e poi il Presidente Vladimir Putin. Tuttavia, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov affermava che “secondo il programma dal leader russo non valeva la pena d’incontrare Norkin”. Non ci fu un incontro con Shojgu. E questo dal punto di vista della “diplomazia educata” è un segnale abbastanza chiaro che il generale israeliano ha avuto l’appropriato “livello di accoglienza”. Era chiaramente prevista una conversazione su un piano di parità. Pertanto, da parte russa il Generale-Colonnello Sergej Surovikin, comandante in capo delle Forze Aeree e Spaziali (VKS) della Russia, fu presente ai colloqui. L’incontro delle delegazioni (circa 15 persone presenti) si svolse in una sala del Ministero della Difesa. La fonte aveva detto all’editorialista militare del KP come procedevano i negoziati. Ecco una registrazione della nostra conversazione.

Come iniziarono i negoziati?
Col fatto che Surovikin e Norkin si salutarono, si strinsero la mano e insieme agli accompagnatori si sedettero l’uno di fronte all’altro su lunghi tavoli. Notai che tutta la nostra gente aveva visi molto sei e gli israeliani non fecero sorrisi diplomatici. Tutti capivano che la situazione non era distesa: la conversazione fu molto difficile. Norkin per prima espresse le condoglianze ai parenti e amici dell’equipaggio caduto dell’Il-20, e poi riferì che la parte israeliana era pronta a fornire ai russi tutti i dati necessari sulla situazione del nostro aereo. Davanti a lui c’era una cartella piena di documenti. Questi erano i risultati di un’indagine condotta dall’IDF dopo l’incidente. Come informazioni di prevolo dei quattro F-16 israeliani apparsi in tale tragedia. Penso che fossero cinquanta pagine.

E come reagì Surovikin?
Dicono, ringraziò per i documenti, ma dovevamo comprenderli a fondo. Poiché anche noi conduciamo le nostre indagini, abbiamo i nostri documenti oggettivi. Ci sono anche i siriani …

Bene, e allora come sono andati i negoziati?
E poi Norkin definì la visione della tragica situazione del nostro Il-20 da parte israeliana. Parlò a lungo, posso dirvi solo alcuni punti fondamentali. Era già noto che non avremmo sentito nulla di fondamentalmente nuovo. C’era una serie di argomenti già sentiti a Tel Aviv, dal ministero della Difesa d’Israele …

E cosa?
Bene, per esempio, Israele scarica la responsabilità al regime di Assad per l’abbattimento dell’Il-20. Quando sentimmo questo, molti volevano esclamare: “E che c’entra Assad?” La solita demagogia! Sì, sì! Gli israeliani accusavano sul serio il regime di Bashar Assad della tragedia, affermando che fu la difesa aerea siriana che abbatté l’aereo. Qualcuno dei nostri tagliò corto ironicamente: “Se i vostri F-16 non si è fossero introdotto nello spazio aereo della Siria, non avrebbe provocato la difesa aerea siriana e quindi non sarebbe accaduta alcuna tragedia”.

E come reagì la delegazione israeliana?
Di nuovo la stessa insopportabile demagogia. Dissero, l’aviazione israeliana attaccò obiettivi dell’esercito siriano, che (con riserva – presumibilmente!) produrrebbe armi per Hezbollah, che (presumibilmente!) destinate contro Israele, intensificando le minacce…

Ma Surovikin cosa disse?
Aveva detto che tutto ciò richiede prove concrete e non ipotesi. Perciò non era possibile andare lontano. I militari operano sui fatti, non sulle versioni. In risposta, gli israeliani mostrarono immagini satellitari delle aree che gli F-16 colpirono. E di nuovo iniziarono la litania: secondo tali immagini, si concluderebbe che si trattava di impianti militari per la produzione di missili, e non d’impianti di alluminio, come sostiene il regime di Assad. Qualcuno dei nostri di nuovo li interruppe: disse che si potevano trarre conclusioni diverse… compreso la falsificazione… Ci avvicinammo al punto. Ma di nuovo sentimmo: “Israele crede che Iran ed Hezbollah siano responsabili di tale tragico incidente”. Qui, Surovikin pose a Norkin sue domande. E di nuovo chiarì che le azioni dell’aviazione israeliana avevano provocato la tragedia. E ancora una volta ricordò agli ospiti le parole di Shojgu: “La colpa per l’aereo russo abbattuto e la morte dell’equipaggio ricade interamente sugli israeliani”. Questa è la nostra posizione da subito.

E cosa disse Norkin?
Gli israeliani si agitarono: “Quando l’esercito siriano ha lanciato i missili sull’aereo russo, gli aerei dell’aeronautica israeliana erano già sul territorio israeliano”. E questo, perciò, durante l’attacco dell’aeronautica israeliana, l’aereo russo fu colpito, ma non nella zona delle loro operazioni.

E quale fu la nostra risposta?
E da parte nostra mostrammo subito che abbiamo ben altri dati. Altri documenti, anche del comando di difesa aerea siriana. Qui è necessario verificare accuratamente i dati. Letteralmente minuti e secondi.

E la domanda sul perché gli israeliani c’informarono solo un minuto prima che i loro caccia facessero irruzione nel cielo siriano?
Certo! Secondo l’espressione dei delegati israeliani, apparve ovvio che fosse una domanda molto, molto spiacevole. Inoltre, Surovikin e i nostri ufficiali gli ricordarono i nostri accordi del 2015, sulle “regole del gioco”.

E come reagirono gli israeliani?
In modo infingardo. Perfino l’interprete capì le lopro parole con difficoltà. E quando dissero che “le batterie antiaeree siriane sparavano indiscriminatamente” e poi “anche noi israeliani, purtroppo, non ci preoccupammo di assicurarci che non ci fossero aerei russi”, i nostri ufficiali qui caddero dalla sedia! Questo sarebbe il famoso e modernissimo sistema radar israeliano che “non vede” sotto il suo naso un aero come l’Il-20? Neanche uno scolaro israeliano ci crederebbe. Ripetemmo fermamente la nostra posizione: i piloti israeliani misero l’Il-20 nel mirino dell’S-200 siriano. In generale, si ebbe l’impressione che Norkin e il suo entourage, ne i momenti di punta dei colloqui, cercassero di evitare specifici problemi tecnici relativi al nostro Il-20, spingendo assolutamente su altro. Il fatto che l’Iran, ad esempio, voglia rafforzare la presenza militare in Siria e trasferire armi ad Hezbollah. Ma cosa importa se eravamo interessati solo alla cosa principale: gli israeliani riconoscono che le azioni dei loro caccia F-16 provocarono la tragedia?

E cosa hanno concluso i negoziati?
Surovikin ha nuovamente ricordato alla delegazione israeliana il punto di vista del Ministero della Difesa della Russia, che Shoigu aveva espresso bene, su come continuare i contatti. Disse anche che dopo una tale tragedia, devono essere apportati seri emendamenti agli accordi russo-israeliani di tre anni fa.

La Russia considerava ostili le azioni d’Israele e affermava di riservarsi il diritto ad azioni di risposta adeguate. Era questo il tema dei colloqui?
No.

Ma tali azioni ci saranno?
Siamo militari. Abbiamo il Comandante Supremo, c’è il Ministro della Difesa. Qualsiasi ordine riceveremo da loro, lo eseguiremo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurorasito