I bambini non vaccinati non presentano alcun rischio per nessuno, lo afferma l’immunologo di Harvard

11 Marzo 2019

I fatti:L’immunologo Tetyana Obukhanych ha scritto una lettera aperta ai legislatori che potrebbero pensare di rimuovere le esenzioni dal vaccino e hanno sostenuto che i bambini non vaccinati non presentano rischi per la salute maggiori rispetto ai bambini vaccinati.

Riflettere su:Possiamo usare il nostro discernimento per distinguere tra coloro che cercano la verità e coloro che cercano di nasconderlo quando si tratta di sicurezza ed efficacia dei vaccini?

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La Germania chiudera’ tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera’ solo energia rinnovabile

It’s also an important signal for the world that Germany is again getting serious about climate change: a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off Claudia Kemfert, German Institute for Economic Research Berlin Neanche questa notizia arrivera’ sul fossilizzato Corriere della Sera o sara’ oggetto dei petrol-editoriali di…

via La Germania chiudera’ tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera’ solo energia rinnovabile — Notizie dal Mondo

I falsi ebrei

La mitologia del moderno Israele

La mitologia del moderno Israele
(Foto di Leopoldo Salmaso)

di Tariq Ali 1

Questo articolo è la trascrizione da una conferenza tenuta presso la Rothko Chapel

 

“…

Al fine di creare un mito per giustificare l’esistenza dello stato di Israele, i leader sionisti avevano due argomenti:
– uno, che queste erano terre bibliche storicamente appartenenti al popolo ebraico;
– e in secondo luogo, queste terre erano concentrate in quella che oggi è la Palestina.

Quindi l’occupazione della Palestina e la creazione di Israele in questo particolare territorio era assolutamente essenziale.

Ora, sapete, molti di noi hanno confutato la loro tesi, e anche loro confutano lenostre, ma… non è questo il punto.

Quello che interessa qui è che uno storico ebreo molto illustre, o dovrei dire uno storico israeliano, perché lui preferisce essere definito storico israeliano, Shlomo Sand dell’Università di Tel Aviv, ha scritto un libro molto interessante che ha scatenato una tempesta. Il suo libro, che è stato scritto inizialmente in ebraico, è diventato un best-seller in Israele, ha travolto il paese come un uragano. Ci volle un po’ di tempo prima che venisse pubblicato in Occidente, ma alla fine lo fu, prima in Francia e poi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Ha suscitato un grande dibattito ed è stato molto interessante il fatto che Shlomo Sand ha essenzialmente decostruito tutti i miti del sionismo, con molta calma. Ha detto: “Guardate, non dovremmo usare questi miti per giustificare l’esistenza di Israele”.

Israele è qui per restare. Penso che tutti i cittadini di Israele, siano essi ebrei o palestinesi, arabi, cristiani, musulmani, dovrebbero avere gli stessi diritti. E dovremmo bloccare la legge per cui, se sei ebreo, puoi tornare in questa terra. È pazzesco, ha detto, perché dovremmo farlo ancora? Ma per far valere questo argomento egli ha fatto davvero molto lavoro storico e antropologico, e ha sostenuto che, dopo la distruzione del tempio nel 70 d.C., contrariamente alla mitologia non ci sono state espulsioni di ebrei dalla regione. (Shlomo) ha giustamente sottolineato che i romani non avevano l’abitudine di espellere le popolazioni dalle terre che avevano conquistato, perché erano molto intelligenti e avevano bisogno di coltivatori e persone che lavoravano in quelle terre, perché le legioni romane non lo facevano.

E lui (Shlomo) ha detto che non solo non c’erano espulsioni, ma, allo stesso tempo, c’erano sltre comunità ebraiche che contavano 4 milioni di persone, cioè un numero enorme per quei tempi, in Persia, Egitto, Asia Minore e altrove, che erano e sono rimaste fuori (dalla Palestina).

Egli ha anche sostenuto che l’idea che la fede ebraica, dopo la separazione da essa del movimento riformatore conosciuto come cristianesimo, non credesse nel proselitismo è del tutto falsa: ne fecero di proselitismo, molte persone si convertirono; alcuni si convertirono spontaneamente, mentre gli ebrei askenazisti in particolare nacquero dalle conversioni di massa ai margini del Mar Caspio, tra il VII e il X secolo, fra i Kazari, che finalmente adottarono l’ebraismo e si convertirono all’ebraismo in massa (per decreto regale -NdT), e questi sono gli ebrei ashkenazisti che popolarono l’Europa, e i ghetti d’Europa, e che soffrirono sotto l’Olocausto e tutto il resto.

Queste sono le persone che discendono dai Kazari. Loro in particolare, come dice Shlomo, costituivano la maggior parte del movimento sionista, non avevano assolutamente alcun legame con le terre arabe. Poi lui si è spinto oltre e ha detto: se la Palestina non è l’unica patria ancestrale degli ebrei, che cosa è successo a tutti gli ebrei in questi paesi? E qui trova una spiegazione devastante: dice che in larga maggioranza si sono convertiti all’Islam. Si sono convertiti all’Islam, la maggior parte di loro, non tutti, come molti altri popoli di quella regione all’epoca.

E dice che i palestinesi che abbiamo espulso e oppresso sono i diretti discendenti degli ebrei che un tempo vivevano, vivevano realmente in questa terra. È un libro notevole, e ha creato un enorme dibattito, e il dibattito, dice, non è in Israele. Ed è interessante questo: la maggior parte degli storici israeliani accettano che questa ricostruzione storica è accurata, ma dicono che la loro risposta alla scienza è: “beh, sai, ogni nazione crea la propria mitologia, quindi qual è il grande problema?”. Anche questo è vero, tra l’altro, ma questa mitologia è molto potente, e molto efficace perché questa mitologia è stata diffusa e opera ancora.

Voglio dire, a nessuno importerebbe la mitologia se tutto fosse stato sistemato e se fosse stato raggiunto un accordo, ma poiché non lo è stato, diventa una forza dirompente. E lo stesso Shlomo Sand non è affatto una figura radicale. Dice: “io non sono un sionista hardcore ma credo in Israele, però penso che tutti i cittadini dovrebbero avere gli stessi diritti e non si può dire ai palestinesi: “non tornate in terre che vi sono state portate via”, e intanto continuare a dire agli ebrei, ovunque si trovino in qualsiasi parte del mondo: “potete tornare quando volete”. E ha detto che è per questo che lui ha scritto il libro: per lottare per l’uguaglianza. E i grandi attacchi al libro sono arrivati dalla diaspora. Voglio dire che il New York Times ne ha fatto una grande, grande recensione, il che ha creato un’enorme controversia. E in Francia e in Gran Bretagna non ci sono state polemiche, nel complesso si è accettato che ciò che lui sosteneva fosse vero. Intendo dire che tutti gli storici che hanno recensito il libro hanno detto che è accurato, sapete, non si può estrometterlo dalla storia, perché noi accettiamo le sue tesi. Ma la diaspora era arrabbiata anche solo per il fatto che fossero state esposte, così Sand rispose in modo molto acuto: “Beh, se siete così ansiosi di dire che ho torto e che quello che sto facendo danneggia Israele, perché non mettete i vostri soldi dove avete messo la bocca, e lasciate la diaspora e venite a stabilirvi in Israele?

Ha detto: “Se siete così appassionati per Israele, perché non venite a vivere qui? Noi viviamo qui e sappiamo come viviamo”. E ha detto ancora: “non viviamo bene, né noi né i non ebrei di quella parte del mondo, ed è per questo che ho scritto il mio libro”.

Ora, Shlomo è un tipo molto coraggioso, tra l’altro non è l’unico: molti storici israeliani hanno scritto libri di questo tipo, ma hanno avuto qualche impatto sui governanti del mondo o sui governanti di Israele?

E qui penso che la risposta sia no.

Una delle cose interessanti che Shlomo Sand cita nel suo libro è una dichiarazione di David ben Gurion, uno dei padri fondatori di Israele, nel 1918, dove ben Gurion scrive: “Sapete, la gente chiede cosa è successo agli ebrei che vivevano in questa regione. Erano fedeli alla terra e per rimanere in questa terra, dice, la maggior parte degli ebrei sono diventati musulmani”. Così lui lo sapeva, e loro lo sapevano, i capi di Israele, che questa mitologia che si stava creando sulla base delle citazioni dell’Antico Testamento era in gran parte mitologia, non basata su alcuna realtà storica.

Ecco quindi un esempio di abuso della storia, un abuso che scatena un dibattito enorme e molto creativo, ma naturalmente i soli dibattiti e i libri, anche se forti e potenti come quello scritto da questo storico israeliano, non influenzano le menti dei politici o dei governanti perché alla fine non governano sulla base dei miti. I miti servono per tenere le persone in riga, essi governano per altri motivi: per mantenersi al potere, per mantenere il controllo della società così com’è, e questo non vale solo per Israele, si applica alla maggior parte dei governanti delle diverse parti del mondo, del mondo di oggi.

…“.

 

1 Tariq Ali è uno scrittore, giornalista, storico, regista, attivista politico e intellettuale pubblico. E’ membro del comitato editoriale della New Left Review e di Sin Permiso, e contribuisce a The Guardian, CounterPunch e alla London Review of Books. Insegna Filosofia Politica ed Economica all’Exeter College, Oxford.

È autore di diversi libri, tra cui ‘Pakistan: regime militare o potere al popolo (1970); ‘Il Pakistan può sopravvivere? Morte di uno Stato’ (1983); ‘Scontro di fondamentalismi: crociate, jihad e modernità’ (2002); ‘Bush a Babilonia’ (2003); ‘Conversazioni con Edward Said’ (2005); ‘Pirati dei Caraibi: Asse della speranza’ (2006); ‘Un banchiere per tutte le stagioni’ (2007); ‘Il duello’ (2008); ‘La sindrome di Obama’ (2010); e ‘Il centro estremo: Un avvertimento’ (2015).

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso


The Mythology of Modern Israel

The Mythology of Modern Israel
(Image by Flickr, modified)

by Tariq Ali1

This article is a transcription extracted from a conference at Rothko Chapel.

 

“…
In order to create a myth to justify the existence of the state (Israel), the Zionist leaders of Israel had two arguments:
– one, that these were biblical lands historically belonging to the Jewish people;
– and secondly, these lands were concentrated in what is now Palestine.

Therefore the occupation of Palestine and the creation of Israel in this particular territory was absolutely essential.

Now, you know, many of us argued against, and they would say they argue too, but… we don’t matter.
What is interesting now is that a very distinguished Jewish historian, or I should say an Israeli historian because that is: he prefers being referred to as an Israeli historian, Shlomo Sand at the University of Tel Aviv, wrote a very interesting book which created a storm. And his book, which was written initially in Hebrew, became a best-seller in Israel, just took the country by storm. It took some time before it was published in the West but it finally was, first in France and then in Britain and the United States. It created a big debate and what was very interesting was that Shlomo Sand essentially deconstructed all the myths of Zionism, quite calmly, and he said: “look, we shouldn’t use these myths to justify the existence of Israel”.
Israel is here to stay. I think all the citizens of Israel, whether they’re Jews or Palestinians, Arabs, Christians, Muslims, should have the same rights. And we should stop the right that, if you’re a Jew, you can come back to this land. It’s crazy, he said, why should we do this anymore? But in order to put this argument forward he really did a lot of historical and anthropological work, and he argued that, after the destruction of the temple in AD 70, contrary to mythology there were no expulsions of Jews from the region. He pointed out correctly that the Romans were not in the habit of expelling populations from lands that they conquered, because they were very intelligent and they needed cultivators and people working the areas, because the Roman legions didn’t do that.

And he (Shlomo) said not only were there no expulsions but, at the same time, there were Jewish communities numbering 4 million people, which is a huge amount for those times, in Persia, Egypt, Asia Minor and elsewhere, who stayed out.

And he then argued that the notion that the Jewish faith, after the separation of the reform movement known as Christianity from it, didn’t believe in proselytization is totally false: they did (proselitism), many people were converted; some converted themselves, and the Ashkenazi Jews in particular grew out of the mass conversions on the edge of the Caspian Sea, between the seventh and tenth centuries, off the khazars, who finally adopted Hebrew and converted to Judaism wholesale, and these are the Ashkenazi Jews who peopled Europe, and the ghettos of Europe, and who suffered under the Holocaust and all that.

These are those people descending from the khazars so he (Shlomo) said they in particular, who formed the bulk of the Zionist movement, had absolutely no connection with the Arab lands at all. Then he went even further so he said: if Palestine is not the unique ancestral homeland of the Jews, what happened to all the Jews in these countries? And here he comes up with a devastating explanation: he says by and large in their majority they converted to Islam, they converted to Islam, most of them not all of them, as many other people did in that region at the time.

And he says that the Palestinians whom we have been expelling and oppressing are the direct descendants of the Jews who used to live, actually live in this land. It’s a remarkable book, and it has created a huge debate, and the debate, he says, is not in Israel. And it’s interesting this: most Israeli historians accept that this is accurate, but they say their response to science is to say: well, you know, every nation creates its own mythology so what’s the big deal? But you know this is also true, by the way, but this mythology is very potent, and very powerful because this thing that is unleashed is still going on.

I mean, no one would mind the mythology if everything had been settled and some agreement had been reached, but because it hasn’t, it becomes a very disruptive force. And Shlomo Sand himself is by no means a radical figure. He says: I’m not a hardcore Zionist but I believe in Israel, except that I think all citizens should have equal rights and you can’t say to the Palestinians: “don’t come back to lands that were taken away from you”, as long as you keep saying to Jews, wherever they may be in whichever part of the world: “you can come back whenever you want”. And he said that’s why he wrote the book: to fight for equality. And the big attacks on the book have come from the Diaspora. I mean the New York Times ran a big, big review of it, which created a huge controversy. And in France and in Britain there was no controversy at all, by and large it was accepted that what he argued was true. I mean all the historians who reviewed the book said it’s accurate, you know, you can’t sort of catch him out of history, because we accept this. But the Diaspora was angry that this had even been said, to which Sand replied very very sharply: “well, if you’re so keen to say that I’m wrong and what I’m doing is harming Israel, why don’t you put your money where your mouth is, and leave the diaspora and come and settle in Israel?”.

He said: “if you’re that keen on the country, why don’t you come and live here, we live here and we know how we live”. And he said that: “how we live is not good, either for us or for the non-jews in that part of the world, and that is why I’ve written my book”.

Now, he’s a very courageous guy, by the way he’s not the only one: many Israeli historians have written books of this sort but do they have any impact on the rulers of the world or the rulers of Israel?
And here I think the answer is no.

And one of the interesting thing Shlomo Sand quotes in his book is a statement from David ben Gurion, one of the founding fathers of Israel, in 1918, where ben Gurion writes: “you know, people ask what happened to the Jews who lived in this region. They were loyal to the land and in order to stay in this land, he says, most of the Jews became Muslims”. So he knew it, and they knew it, the leaders of Israel, that this mythology that was being created on the basis of quotations from the Old Testament was largely mythology, not based on any historical reality at all.

So here you have an example of history being abused, but at the same time the abuse triggering off a huge and very creative debate, but of course debates alone and books, even as strong and powerful as the one written by this Israeli historian, do not sway the minds of politicians or rulers because ultimately they do not rule on the basis of the myths. The myths are to keep people in line, they rule for other reasons: to keep themselves in power, to keep control of the society as it is, and this doesn’t just apply to Israel, it applies to most of the rulers of different parts of the world, of the world today.
…”

Tariq Ali is a BritishPakistani writer, journalist, historian, filmmaker, political activist, and public intellectual. He is a member of the editorial committee of the New Left Review and Sin Permiso, and contributes to The Guardian, CounterPunch, and theLondon Review of Books. He reads PPE at Exeter College, Oxford.
He is the author of several books, including Pakistan: Military Rule or People’s Power (1970), Can Pakistan Survive? The Death of a State (1983), Clash of Fundamentalisms: Crusades, Jihads and Modernity (2002), Bush in Babylon (2003), Conversations with Edward Said (2005), Pirates Of The Caribbean: Axis Of Hope (2006), A Banker for All Seasons (2007), The Duel (2008), The Obama Syndrome (2010) and The Extreme Centre: A Warning (2015).


La mitología de Israel moderno

La mitología de Israel moderno
(Imagen de Flickr, modificado)

Por Tariq Ali[1]

Este artículo es una transcripción extraída de una conferencia en la Capilla Rothko.

“…

Para crear un mito que justificara la existencia del Estado (Israel), los líderes sionistas de Israel tenían dos argumentos:

– uno, que estas eran tierras bíblicas que pertenecían históricamente al pueblo judío;

– y, en segundo lugar, estas tierras estaban concentradas en lo que ahora es Palestina.

Por lo tanto, la ocupación de Palestina y la creación de Israel en este territorio en particular eran absolutamente esenciales.

Ahora, ustedes saben, muchos de nosotros discutimos en contra, y ellos dirían que ellos también lo hacen, pero… no nos importa.

Lo que es interesante ahora es que un historiador judío muy distinguido, o debería decir un historiador israelí, porque eso es: prefiere que se le llame historiador israelí, Shlomo Sand, de la Universidad de Tel Aviv, escribió un libro muy interesante que creó una tormenta. Y su libro, que fue escrito inicialmente en hebreo, se convirtió en un best-seller en Israel, simplemente tomó el país por asalto. Pasó algún tiempo antes de que se publicara en Occidente, pero finalmente lo fue, primero en Francia y luego en Gran Bretaña y los Estados Unidos. Creó un gran debate y lo que fue muy interesante fue que Shlomo Sand esencialmente deconstruyó todos los mitos del sionismo, con bastante calma, y dijo: “Mira, no deberíamos usar estos mitos para justificar la existencia de Israel”.

Israel está aquí para quedarse. Creo que todos los ciudadanos de Israel, ya sean judíos o palestinos, árabes, cristianos, musulmanes, deberían tener los mismos derechos. Y debemos detener el derecho de que, si eres judío, puedes volver a esta tierra. Es una locura, dijo, ¿por qué deberíamos seguir haciendo esto? Pero para poder presentar este argumento, él realmente hizo mucho trabajo histórico y antropológico, y argumentó que, después de la destrucción del templo en el año 70 d.C., contrariamente a la mitología, no hubo expulsiones de judíos de la región. Señaló correctamente que los romanos no tenían la costumbre de expulsar a las poblaciones de las tierras que conquistaron, porque eran muy inteligentes y necesitaban cultivadores y gente que trabajara en las zonas, porque las legiones romanas no lo hacían.

Y él (Shlomo) dijo que no sólo no hubo expulsiones, sino que, al mismo tiempo, hubo comunidades judías de 4 millones de personas, lo cual es una cantidad enorme para aquellos tiempos, en Persia, Egipto, Asia Menor y otros lugares, que se quedaron fuera.

Y luego argumentó que la idea de que la fe judía, después de la separación del movimiento de reforma conocido como cristianismo, no creía en el proselitismo es totalmente falsa: ellos lo hicieron (proselitismo), muchas personas se convirtieron; algunos se convirtieron a sí mismos, y los judíos ashkenazis en particular surgieron de las conversiones masivas al borde del Mar Caspio, entre los siglos VII y X, de los khazars, que finalmente adoptaron el hebreo y se convirtieron al judaísmo al por mayor, y estos son los judíos ashkenazis que poblaron Europa y los guetos de Europa, y que sufrieron a causa del Holocausto y de todo eso.

Estas son las personas que descienden de los kázaros, así que él (Shlomo) dijo que ellos en particular, que formaban el grueso del movimiento sionista, no tenían absolutamente ninguna conexión con las tierras árabes en absoluto. Luego fue aún más lejos y dijo: si Palestina no es la única patria ancestral de los judíos, ¿qué pasó con todos los judíos de estos países? Y aquí viene con una explicación devastadora: dice que en su mayoría se convirtieron al islam, se convirtieron al islam, la mayoría de ellos, no todos, como muchas otras personas lo hicieron en esa región en ese momento.

Y dice que los palestinos a los que hemos estado expulsando y oprimiendo son los descendientes directos de los judíos que solían vivir, en realidad, viven en esta tierra. Es un libro notable, y ha creado un gran debate, y el debate, dice, no está en Israel. Y es interesante esto: la mayoría de los historiadores israelíes aceptan que esto es correcto, pero dicen que su respuesta a la ciencia es la siguiente: bueno, ya sabes, cada nación crea su propia mitología, así que, ¿cuál es el gran problema? Pero ustedes saben que esto también es cierto, de hecho, pero esta mitología es muy potente, y muy poderosa porque esta cosa que se desata todavía está en marcha.

Quiero decir, a nadie le importaría la mitología si todo se hubiera resuelto y se hubiera llegado a algún acuerdo, pero como no se ha logrado, se convierte en una fuerza muy perturbadora. Y el propio Shlomo Sand no es en absoluto una figura radical. Dice: No soy un sionista duro, pero creo en Israel, excepto que creo que todos los ciudadanos deben tener los mismos derechos y no se puede decir a los palestinos: “No vuelvas a las tierras que te fueron arrebatadas”, mientras sigas diciéndole a los judíos, dondequiera que estén en cualquier parte del mundo: “puedes volver cuando quieras”. Y dijo que por eso escribió el libro: para luchar por la igualdad. Y los grandes ataques al libro han venido de la diáspora. Quiero decir que el New York Times hizo una gran, gran revisión de la misma, lo que creó una gran controversia. Y en Francia y en Gran Bretaña no hubo ninguna controversia en absoluto, en general se aceptó que lo que él argumentaba era cierto. Quiero decir que todos los historiadores que revisaron el libro dijeron que es exacto, ya sabes, no puedes sacarlo de la historia, porque aceptamos esto. Pero la diáspora se enfadó porque esto ya se había dicho, a lo que Sand respondió de forma muy contundente: “Bueno, si estás tan ansioso por decir que estoy equivocado y que lo que estoy haciendo es dañar a Israel, ¿por qué no pones tu dinero donde está tu boca, dejas la diáspora y vienes a instalarte en Israel?”.

Él dijo: “Si te gusta tanto el campo, ¿por qué no vienes a vivir aquí?, nosotros vivimos aquí y sabemos cómo vivimos”. Y él dijo que: “La forma en que vivimos no es buena, ni para nosotros ni para los no judíos de esa parte del mundo, y por eso he escrito mi libro”.

Ahora bien, es un tipo muy valiente, por cierto, no es el único: muchos historiadores israelíes han escrito libros de este tipo, pero ¿tienen algún impacto en los gobernantes del mundo o en los gobernantes de Israel?

Y aquí creo que la respuesta es no.

Y una de las cosas interesantes que Shlomo Sand cita en su libro es una declaración de David ben Gurion, uno de los padres fundadores de Israel, en 1918, donde Ben Gurion escribe: “Sabes, la gente pregunta qué pasó con los judíos que vivían en esta región. Eran leales a la tierra y para permanecer en ella, dice, la mayoría de los judíos se convirtieron en musulmanes”. Así que él lo sabía, y ellos lo sabían, los líderes de Israel, que esta mitología que se estaba creando sobre la base de citas del Antiguo Testamento era en gran parte mitología, no se basaba en ninguna realidad histórica en absoluto.

Así que aquí tenemos un ejemplo de cómo se abusa de la historia, pero al mismo tiempo el abuso desencadena un debate enorme y muy creativo, pero, por supuesto, los debates por sí solos y los libros, incluso los tan fuertes y poderosos como el escrito por este historiador israelí, no influencian las mentes de los políticos o gobernantes porque, en última instancia, no gobiernan sobre la base de los mitos. Los mitos son mantener a la gente en línea, ellos gobiernan por otras razones: para mantenerse en el poder, para mantener el control de la sociedad tal como es, y esto no sólo se aplica a Israel, se aplica a la mayoría de los gobernantes de diferentes partes del mundo, del mundo de hoy.

…”

[1] Tariq Ali es un escritor, periodista, historiador, cineasta, activista político e intelectual británico paquistaní. Es miembro del comité editorial de New Left Review y Sin Permiso, y contribuye con The Guardian, CounterPunch y London Review of Books. Es profesor de EPP en el Exeter College de Oxford.

Es autor de varios libros, entre ellos, Pakistán: Military Rule or People’s Power (1970), Can Pakistan Survive? The Death of a State (1983), Clash of Fundamentalisms: Crusades, Jihads and Modernity (2002), Bush in Babylon (2003), Conversations with Edward Said (2005), Pirates Of The Caribbean: Axis Of Hope (2006), A Banker for All Seasons (2007), The Duel (2008), The Obama Syndrome (2010) y The Extreme Centre: A Warning (2015).

thanks to: Redazione italiana di Pressenza

Acqua Gran Sasso: indagati vertici Infn e Strada dei Parchi

Un rubinetto di una cucina – RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Ad un anno dall’avvio dell’inchiesta sul sistema Gran Sasso, in seguito ai presunti sversamenti di sostanze inquinanti, la Procura di Teramo ha iscritto nel registro degli indagati 10 persone tra vertici dell’Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti, tutte accusate di inquinamento ambientale. Ad essere raggiunti dall’avviso di garanzia il presidente dell’Infn Fernando Ferroni, il direttore dei Laboratori Stefano Ragazzi, il responsabile del servizio ambiente dei Laboratori Raffaele Adinolfi Falcone, il responsabile della divisione tecnica dei Laboratori Dino Franciotti, il presidente di Strada dei Parchi Lelio Scopa, l’amministratore delegato di Strada dei Parchi Cesare Ramadori, il direttore generale di Strada dei Parchi Igino Lai, il presidente della Ruzzo Reti Antonio Forlini, il responsabile dell’Unità operativa di esercizio della Ruzzo reti Ezio Napolitani e il responsabile del servizio acquedotto della Ruzzo Reti Maurizio Faragalli.

“Su questa vicenda la scienza si è comportata in maniera anti-scientifica, basandosi sull’ipse dixit, ovvero sul fatto che andava tutto bene perché nei laboratori c’erano gli scienziati. Anche gli scienziati a volte sbagliano e la scienza non si fonda sull’oscurantismo, ma sull’analisi dei fatti e sull’apertura mentale”. Così Augusto De Sanctis, del Forum H2o.

L’esponente del Forum H2o definisce “allucinante la situazione che è emersa e che coinvolge il più grande laboratorio di fisica nucleare del mondo. Parliamo di mancanza di impermeabilizzazione, degrado, abbandono – rimarca De Sanctis – e di esperimenti condotti contra legem, perché lo stoccaggio di migliaia di tonnellate di sostanze chimiche pericolose era irregolare fin dall’inizio, visto che la prima legge in materia è del 1988”. L’esponente ambientalista mette in luce anche “le carenze sull’aspetto gestionale, ad esempio sul rispetto della direttiva Seveso per la sicurezza, senza contare che dal 2011 manca il Piano di emergenza per la popolazione”.

L’inchiesta, scrivono i magistrati nel capo di imputazione, avrebbe fatto emergere un “permanente pericolo di inquinamento ambientale e, segnatamente, il pericolo di compromissione o deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee del massiccio del Gran Sasso”. L’inchiesta, affidata ad un pool di magistrati composta dai pm Stefano Giovagnoni, Greta Aloisi e Davide Rosati e coordinata dal procuratore capo Antonio Guerriero, aveva riunito due differenti fascicoli, con gli accertamenti affidati agli uomini del Noe, coordinati dal maggiore Antonio Spoletini, aperti entrambi dopo alcuni episodi di presunto inquinamento dell’acqua rilevati tra il 2016 e il 2017. L’ultimo a maggio dello scorso anno, quando fu dichiarata la non potabilità, per 32 comuni del Teramano, dell’acqua proveniente dall’invaso del Gran Sasso. Una non potabilità durata appena 12 ore ma che gettò nel panico i cittadini.

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) conferma piena fiducia nella magistratura e massimo impegno a collaborare. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, ha fatto partire una richiesta urgente di chiarimenti ai vertici dell’Infn.

thanks to: RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

VACCINI – UN PARERE SCIENTIFICO. Società Italiana di Psico neuro endocrino immunologia

LA POSIZIONE DELLA SIPNEI SULLA LEGGE SUI VACCINI E SUL DIBATTITO ANCORA IN CORSO

Abbiamo atteso a prendere una posizione, sia come Società scientifica sia come singoli, perché, a nostro avviso, s’è infiammato un dibattito di scarso valore scientifico, tendenzioso e, a tratti, estremamente violento. La responsabilità della bagarre è di chi rifiuta i vaccini tout court con motivazioni extra-scientifiche (“è l’industria che condiziona il governo”) e, talvolta, schiettamente antiscientifiche (“I vaccini causano solo danni alla salute”), ma, lo diciamo con rammarico, è anche di chi avrebbe dovuto collocare la discussione pubblica su un terreno pacato, razionale e confortato da prove. Istituzioni scientifiche, professionali e singole personalità, con l’amplificazione dei media, hanno dato una pessima prova, adottando un atteggiamento paternalistico, dogmatico e, a un tempo, di allarme sociale, bollando con marchio d’infamia tutti coloro che, anche in sede professionale e scientifica, hanno espresso valutazioni articolate e di merito sui singoli vaccini (efficacia, dinamica, costi-benefici etc.), fino al punto da sottoporre a procedimento disciplinare, conclusosi con la radiazione dagli Albi, alcuni medici critici.

Non condividiamo questo comportamento e invitiamo le istituzioni scientifiche e professionali, i docenti e gli operatori a svolgere con misura e rigore il loro insostituibile ruolo di autorevoli e indipendenti agenzie di informazione scientifica al servizio della collettività.

Segnaliamo inoltre che, nel furore della polemica, alcuni esponenti dell’Accademia hanno diffuso una visione della scienza di stampo dogmatico, con il risultato paradossale, a nostro avviso, di produrre un rafforzamento, invece che un indebolimento delle convinzioni di tipo anti-scientifico presenti nella popolazione.

In questo modo, è stato prodotto un danno enorme alla diffusione della cultura scientifica del nostro Paese, che già soffre di ritardi storici a livello di massa. Non si difende e non si diffonde la cultura scientifica adottando il modello medievale dell’“ipse dixit”, dell’autorevolezza della cattedra, bensì mostrando la bellezza del metodo scientifico, che è uno dei migliori esempi di pensiero critico, dialettico, democratico, aperto e, per queste caratteristiche, dotato di grande forza persuasiva.

Solo una scienza che ottenga i suoi risultati adottando una procedura trasparente e che li condivida con la società tutta, è in grado di conquistare la partecipazione convinta dei cittadini alle proposte di politica sanitaria che ispira. È comunque un dato oggettivo che i vaccini siano una risorsa di prevenzione sanitaria assolutamente preziosa. La storia mondiale delle malattie infettive lo dimostra con forza, con il debellamento di malattie importanti come il vaiolo, la poliomielite e la difterite. Altri vaccini non ancora disponibili (come ad esempio quelli per la malaria e per l’AIDS) sono oggetto di intensa ricerca e sarebbero altamente auspicabili.

 UN’ANALISI CRITICA DELLE PROCEDURE E DELLE DECISIONI POLITICHE SUI VACCINI

La decisione governativa di estendere l’obbligatorietà delle vaccinazioni che, in una prima fase, è stata scagliata come un diktat sulla società, minacciando di estendere ai genitori critici le stesse pene inflitte ai medici critici e cioè la sospensione della potestà genitoriale, anche nella versione modificata uscita dal dibattito parlamentare, che pur ha tagliato le unghie al furore della Ministra della salute, a nostro avviso, non regge ad un esame ravvicinato dei dati e delle premesse su cui si fonda.

 I dati

La premessa su cui si fonda la decisione governativa è che saremmo in presenza di forti rischi per la collettività essendosi pericolosamente abbassati i tassi di copertura vaccinale, che non garantirebbero la cosiddetta “immunità di gregge”. I dati portati a sostegno riguardano la diffusione del morbillo nel nostro Paese, che nello scorso anno e nell’anno in corso sarebbero a livelli eccezionalmente alti. La serie storica dei dati degli ultimi anni e il suo paragone con paesi europei simili, pur senza sottovalutare l’andamento dell’infezione, non confermano l’eccezionalità dell’attuale diffusione del morbillo. Al 16 luglio 2017 (ultimo dato disponibile al momento della redazione di questo documento) si sono registrati 3672 casi1 , in tutto il 2013 i casi sono stati di meno (2258), ma nel 2011 sono stati di più (4671). C’è da notare che il massimo della copertura vaccinale si è registrato tra il 2008 e il 2012. In Francia nel 2011 ci sono stati quasi 15.000 casi di morbillo con una copertura vaccinale superiore al 90% e ad oggi il morbillo è endemico in molti paesi europei tra cui Germania, Belgio, Svizzera, Francia, Polonia, Romania e altri.

Non risulta che Francia, Germania, Svizzera, Belgio abbiano introdotto l’obbligatorietà della vaccinazione MPR (Morbillo Parotite Rosolia), pur essendo attivamente impegnati nel controllo della diffusione di questi agenti infettivi.

L’immunità di gregge

La premessa scientifica, su cui si fonda la decisione dell’estensione dell’obbligatorietà vaccinale, che è costituita dalla cosiddetta “Immunità di gregge”, secondo cui “è necessario raggiungere il 95% della copertura vaccinale per ottenere l’effetto gregge” e cioè la protezione totale della popolazione, presenta molte falle. In primo luogo, i vaccini non sono tutti uguali. Ci sono vaccini per patologie che non sono trasmissibili da soggetto a soggetto, come il tetano (ad eccezione del caso rarissimo della trasmissione madre-neonato). Quindi il vaccino antitetanico non genera immunità di gregge essendo l’agente infettivo non trasmissibile per contagio interindividuale. In secondo luogo, ci sono vaccini, che, sia per la bassa immunogenicità (che quindi causa una quota rilevante di vaccinati che non rispondono) sia per la scarsa durata dell’immunizzazione anche nei responders, non sono in grado di bloccare la trasmissione dell’agente infettivo. Al riguardo, un esempio molto studiato è il vaccino acellulare contro la pertosse, che presenta un elevato numero di non responders, la cui efficacia negli stessi responders svanisce già dopo 2-3 anni dalla vaccinazione2 . Ma anche il caso del morbillo, che pure ha un’elevata trasmissibilità e che stimola una forte risposta anticorpale, non consente di concludere che una copertura vaccinale del 95%, che è quella indicata per il cosiddetto “effetto gregge”, possa bloccare la trasmissione virale, come dimostrano alcuni casi riportati in letteratura.

Per esempio: la Cina, che ha una copertura vaccinale del 97%, segnala ancora focolai di morbillo 3 ; il Belgio, dove un recente focolaio di morbillo è intervenuto in Vallonia, una zona del Paese ad elevata copertura vaccinale (superiore al 95%) 4  . Emblematici gli esempi del Portogallo 5 e della Repubblica Ceca. In Portogallo il recente focolaio si è manifestato in regioni ad altissima copertura vaccinale, dopo 12 anni di scomparsa dei casi di morbillo, al punto che nel 2015 e 2016 il Portogallo era stato dichiarato libero dal morbillo. Interessante, al riguardo, segnalare che sono state infettate sia persone non vaccinate sia persone vaccinate, con due o più richiami per MPR o singolo.

Stessi fenomeni si sono registrati negli Stati Uniti d’America che, dal lontano 2000, erano stati dichiarato liberi dal morbillo e che invece registrano casi di morbillo sia in non vaccinati che in vaccinati6 . Così come in Corea, dichiarata libera dal morbillo nel 20147 . Questi dati pongono interrogativi sia sull’effetto gregge (i non vaccinati in questo caso non sono stati protetti dal gregge vaccinato) sia sull’efficienza e sulla durata della protezione immunitaria offerta dal vaccino antimorbillo. Al riguardo, esemplare è il caso della Repubblica Ceca, che ha introdotto la vaccinazione antimorbillosa nel 1969. Uno studio recente8 mostra che solo la quota della popolazione ante-vaccinazione (con più di 50 anni di età) ha una presenza di anticorpi specifici (IgG) che riguarda praticamente tutte queste classi di età (>96%). Queste persone non vaccinate avevano incontrato l’agente infettivo, sia manifestando che non manifestando il quadro sintomatologico del morbillo, ma registrando tutte un’immunizzazione naturale, persistente nel tempo. Le persone vaccinate invece, presentavano un’immunizzazione che oscilla tra il 61 e il 75%: quindi nei trentenni e quarantenni, vaccinati per il morbillo nell’infanzia, 3-4 persone su 10 non producono una risposta adeguata all’infezione. Insomma, anche il vaccino antimorbillo, con gli anni, tende a perdere la sua efficacia, come dimostra l’altro dato di questa ricerca relativo alla classe di età 18-29 anni che mostra sieropositività dell’81%, che poi viene perduta nel tempo.

Questo fondamentalmente perché l’immunizzazione naturale, a differenza di quella indotta dal vaccino, causa una stimolazione immunitaria prolungata nel tempo9,10 , che consente al linfocita B di adattare il recettore con la massima affinità per l’antigene, selezionando una popolazione di cellule B memoria a lunga vita, capaci di rispondere in modo rapido ed efficace al successivo incontro con l’agente infettivo.

Sempre riguardo alla vaccinazione antimorbillo, segnaliamo un dato che meriterebbe una riflessione specifica: in tutti i focolai identificati in Europa e in USA, c’è sempre una quota di bambini infettati con meno di un anno di vita, un’età a rischio, in cui ancora non è raccomandata e praticata la vaccinazione antimorbillo. Il bambino, in questo periodo critico, può ricevere una protezione dalla madre che gli trasmette i suoi anticorpi antimorbillo. Il fatto è che le donne immunizzate naturalmente trasmettono una quantità di anticorpi nettamente superiore a quella delle donne vaccinate. La differenza della presenza di anticorpi anti morbillo, in bambini nati da madri che hanno subito il contagio rispetto ai nati dalle vaccinate, è netta e rintracciabile per lo meno fino all’età di 5 mesi. Quindi, donne che, nella loro infanzia, si sono vaccinate contro il morbillo potrebbero non trasmettere un’adeguata protezione anticorpale ai propri figli nel primo anno di vita, a differenza delle donne che hanno contratto un’immunizzazione naturale11 . Infine, in aggiunta agli argomenti sopra indicati, occorre registrare che l’informazione che è stata

, sulle percentuali di copertura vaccinale necessarie per raggiungere il cosiddetto “effetto gregge”, è assolutamente parziale e quindi, sostanzialmente, non veritiera. Secondo fonti ufficiali (Organizzazione mondiale della sanità e Istituto Superiore di Sanità), le coperture vaccinali critiche per l’immunità di gregge sono altamente variabili: il fatidico 95% viene indicato solo per il morbillo. Come abbiamo già notato, questa soglia non garantisce in modo assoluto l’effetto gregge, ma è bene sapere che per la poliomielite, le istituzioni citate danno come copertura necessaria 80-86%; per la parotite 75-86%; per la rosolia 83-85%; per l’ Hemophilus infl. B il 70%12,13 .

 CONCLUSIONE SULLA LEGGE.

Pur scontando il fatto che,  se attorno al bambino non immunizzato per un certo agente infettivo esistono numerose persone non immunizzate, la probabilità del bambino stesso di contrarre quell’infezione sono maggiori, da qui non si può trarre la conclusione dell’obbligo per 10 vaccini, che, da quanto argomentato, si mostra non solo inopportuna, ma anche infondata sul piano scientifico, poiché lo Stato può chiedere alla persona (o al suo tutore) la violazione della libertà individuale, riguardo alla propria salute, se dimostra che le misure obbligatorie servono a scongiurare un rischio collettivo riferito ai singoli vaccini proposti. Da quanto abbiamo scritto, è errato mettere tutti vaccini sullo stesso piano: alcuni di loro non producono alcun “effetto gregge”, altri conferiscono un’immunità che deperisce nel tempo. Ma per proporre una strategia vaccinale all’altezza delle conoscenze attuali, occorre prendere in esame altre problematiche.

PROBLEMATICHE RELATIVE AI VACCINI E AI LORO EFFETTI IMMEDIATI E DI LUNGO PERIODO

Come abbiamo visto, il grado di efficacia dei vaccini è molto variabile, dobbiamo tenere presente altresì che nessun vaccino è mai completamente sicuro. È una verità elementare, che, se si nega, si fa offesa alla scienza e al buon senso e, al tempo stesso, non si convincono i refrattari alle vaccinazioni, che anzi dalla negazione dell’evidenza traggono maggior forza. Gli effetti avversi delle vaccinazioni sono un dato di fatto. Le revisioni della letteratura più affidabili dimostrano che gli effetti avversi gravi ci sono e soprattutto che gli studi sulla sicurezza di vaccini come il trivalente MPR pre e post-marketing sono largamente inadeguati14 . Anche in Italia, pur scontando un sistema di sorveglianza che è un eufemismo definire scarsamente efficiente, le segnalazioni all’AIFA di effetti avversi, successivi alle vaccinazioni, nel 2014 sono state 8.873, di cui una quota (con diverse centinaia di casi) classificata grave (con alcuni decessi). Secondo il Rapporto dell’AIFA15 , il vaccino Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) ha un tasso di segnalazioni di effetti avversi gravi tra i più alti: 201 su 100.000 dosi per un totale di 479 casi nello scorso anno, la cui quota maggioritaria spetta all’abbinamento del trivalente con il vaccino contro la varicella (MPR+V oppure MPRV). Tuttavia, anche l’esavalente ha un tasso elevato di segnalazioni gravi: 166 ogni 100.000. Ora, a fronte di questi numeri, ci pare temerario escludere in modo categorico ogni correlazione causale con i vaccini, come fa l’AIFA nel Rapporto citato, anche in considerazione della scarsa propensione, soprattutto dei medici di riferimento, i pediatri, alla segnalazione, aggravata dall’ assenza di un sistema di sorveglianza strutturato, capillare e affidabile. Tuttavia, ci preme segnalare un aspetto più di fondo, che è stato trascurato o banalizzato nel dibattito pubblico e che invece attiene alla salute della popolazione in tutte le fasce di età: gli effetti dei vaccini sul sistema immunitario del bambino.

I vaccini e il sistema immunitario infantile

Un paradosso dell’attuale scienza dei vaccini è che, mentre da un secolo ferve la ricerca farmacologica sui singoli prodotti, con innovazioni che danno risposte sempre più articolate e diversificate, l’oggetto di questi farmaci è sostanzialmente negletto: pochissimi e recenti sono gli studi sul sistema immunitario del bambino e sull’impatto che i vaccini hanno sul suo sviluppo.

Tutti concordano sul fatto che il sistema immunitario del neonato non è come quello dell’adulto e che, per raggiungere un assetto simile, deve attraversare un processo di maturazione non breve. Ma perché è diverso da quello dell’adulto? Dove stanno le principali criticità? Secondo studi molto recenti16, la principale diversità non starebbe tanto nella composizione cellulare del sistema immunitario neonatale, quanto nel mantenimento dell’assetto precedente alla nascita, l’assetto fetale. In gravidanza, infatti, è essenziale che sia il sistema immunitario materno che quello fetale adottino una posizione di tolleranza reciproca, con il fine di mandare a compimento la gravidanza, che potrebbe essere compromessa da una iperreattività immunitaria verso antigeni non self costituiti da tessuti (madre-bambino) che sono geneticamente parzialmente diversi. A questo fine, oltre che in quello materno, anche nel sistema immunitario fetale abbondano le cellule regolatrici e cioè di moderazione della risposta immunitaria (T regolatori in primis, ma, a livello placentare, anche cellule della linea mieloide) e si struttura un particolare assetto dei linfociti T: depressione del circuito Th1 a favore del circuito Th2. Questo assetto fetale permane anche nei successivi mesi dopo la nascita. Ricordiamo che il circuito Th1 è molto infiammatorio ed è particolarmente efficace verso le infezioni virali, mentre il circuito Th2 è meno infiammatorio (soprattutto in presenza di un forte circuito regolatorio) ed è più attivo verso le infezioni batteriche. Quindi, il sistema immunitario delle prime fasi della vita è naturalmente collocato sul Th2 e deve ancora maturare un efficiente circuito Th1. Che effetti hanno le vaccinazioni su questo assetto neonatale? La letteratura scientifica ci dice che l’alluminio, l’adiuvante più utilizzato non solo nei vaccini per l’infanzia, ma anche per quelli dell’adolescente (come il vaccino contro il Papilloma Virus, HPV), ha un documentato effetto Th217 . A questi effetti di aggravamento dello squilibrio fisiologico neonatale, prodotti dall’alluminio, occorre aggiungere gli analoghi effetti del vaccino MPR, che, di per sé, ha un effetto di ritardo della maturazione del Th1 con persistenza del Th2 18 . Attualmente, pur con tutte le incertezze che sono parte integrante della scienza, che per l’appunto non è dogmatica, la comunità degli immunologi e dei ricercatori pediatri concorda nel relazionare l’iper-reattività del Th2 alla comparsa di allergie, sia di tipo respiratorio (asma, bronchiti, riniti) sia tipo cutaneo e gastrointestinale19 . Squilibrio immunologico che può favorire l’insorgenza nel tempo anche di altre patologie a dominanza Th2, di tipo infettivo, autoimmune e neoplastico. In particolare, questi effetti negativi vengono amplificati in neonati pretermine, in quelli nati con un parto cesareo, nei non allattati al seno, che, in vario grado, presentano uno squilibrio del microbiota, anch’esso in formazione, che ormai sappiamo essere deciso nella costruzione di un sistema immunitario pienamente competente20

PER UNA BUONA POLITICA DI PREVENZIONE PRIMARIA DENTRO CUI PREVEDERE UN USO RAZIONALE ED EFFICIENTE DELLE VACCINAZIONI

I vaccini, nelle diversità di efficacia e protezione sopra delineata – che pertanto, a nostro avviso, richiedono una riformulazione dei programmi di loro utilizzo evitando la scorciatoia autoritaria dell’obbligo generalizzato – sono farmaci che possono essere di grande utilità, se collocati all’interno di un robusto quadro di politiche di prevenzione primaria applicate alle prime fasi della vita. Quello che proponiamo è un salto su qualità nella prevenzione a partire dallo studio delle prime fasi della vita, sapendo che una serie di misure in gravidanza e dopo la nascita possono porre su nuove basi non solo la salute del bambino, ma anche la suscettibilità alle stesse infezioni, verso cui ad oggi non c’è protezione, tra cui non solo il morbillo (la cui vaccinazione è prevista non prima dei 12 mesi di età), ma anche il temibile Virus respiratorio sinciziale, causa di patologie respiratorie anche gravi del neonato e che ha come effetto un ulteriore squilibrio del sistema immunitario neonatale in senso Th2. Il fumo in gravidanza e/o negli ambienti dove vive il neonato, la dieta infiammatoria della donna gravida e che allatta, l’uso di antibiotici in gravidanza, durante il parto e nel neonato, con conseguente disbiosi materna e infantile, il tipo di parto (se vaginale o cesareo), l’inquinamento dell’ambiente di vita, le condizioni di stress causate da incertezza e povertà economica della famiglia, sono tutti potenti fattori di alterazione del sistema immunitario infantile. È illogico, sotto il profilo scientifico (ma forse logico per istituzioni troppo adese all’industria e alle corporazioni professionali), destinare somme ingenti al finanziamento di un inedito e iper-esteso obbligo vaccinale e non intervenire in modo organico sulla protezione della gravidanza, sulla promozione sistematica dell’allattamento al seno, sulla drastica riduzione dei parti cesarei (che in tutto l’Occidente riguardano circa un terzo delle nascite, con alcune regioni italiane, tra cui Campania, Sicilia e Lazio con percentuali ancora maggiori) anche mettendo in campo risoluti interventi restrittivi a livello del servizio sanitario nazionale, sul sostegno psicologico ed economico alla famiglia che ha avuto un bambino. Vaccinazioni. Conoscere e rispettare la diversità.

Non solo i vaccini sono diversi tra loro in termini di utilità sociale, ma anche i bambini sono diversi tra loro, talvolta in modo rilevante. La genetica e l’epigenetica ci dicono che ogni individuo è un essere peculiare e che questa peculiarità è di grande rilievo quando il nuovo essere si forma nel corso del tempo, prima e dopo

la nascita. Del resto, la medicina più avanzata si sta orientando sulla personalizzazione della cura, che si gioverà dei progressi in campo genetico ed epigenetico. Di questo cambio di paradigma, che mette al centro la variabilità umana, dovrà tenere conto anche la politica vaccinale. Basti pensare alle nascite prima del tempo, che sono in crescita in tutto l’occidente. L’Italia sembra particolarmente colpita dal fenomeno, con oltre 40.000 bambini che ogni anno, secondo l’OMS, nascono prima della trentasettesima settimana di gestazione. Il sistema immunitario e il microbiota di questi bambini, soprattutto se nati con un cesareo e non allattati al seno, sono particolarmente squilibrati in senso allergico e infiammatorio21. Nei programmi vaccinali, non ha alcun senso scientifico trattare questi bambini prematuri come se fossero nati a tempo. L’effetto probabile delle vaccinazioni potrebbe essere quello di alterare ulteriormente il sistema immunitario. Da qui la necessità di programmi ad hoc per questi bambini che dovrebbero essere seguiti e studiati personalmente da un pediatra competente sull’assetto del sistema immunitario infantile e sugli effetti dell’ambiente e dei farmaci in soggetti prematuri. Ma pensiamo che in linea generale ogni bambino andrebbe studiato adeguatamente dal proprio pediatra prima di essere inviato a un programma vaccinale, che dovrebbe tenere conto delle sue peculiarità e della sua storia clinica e di vita. Ciò rimanda a politiche vaccinali flessibili e che ripensino

l’uso delle formulazioni multiple, sia perché, come abbiamo argomentato, non tutti i vaccini hanno la stessa utilità sociale, sia perché non ci risultano studi controllati, che valutino gli effetti epigenetici della formulazione multipla sul sistema immunitario infantile. Per esempio, sappiamo che l’alluminio e alcuni vaccini hanno l’effetto epigenetico di demetilare i geni che comandano la produzione di cellule Th2, favorendone l’espansione22. Che effetti epigenetici hanno 6 vaccini insieme, seguiti a breve da 4 vaccini insieme? Sotto questo profilo, la “tesi” che non c’è alcun problema a somministrare diversi antigeni insieme, poiché il bambino ogni giorno incontra centinaia di antigeni senza danno, ci sembra non regga ad un esame anche non troppo approfondito, poiché il solo buon senso ci consente di comprendere che gli antigeni multipli, che immettiamo con i vaccini, non sono banali, ma componenti di aggressivi agenti infettivi, che è alquanto irreale incontrare tutti insieme in natura. Il fatto è che nessuno fino ad ora, a nostra conoscenza, ha prodotto dati certi sugli effetti delle formulazioni multiple sul sistema immunitario del neonato e dell’infante. Del resto anche il Parlamento ha previsto l’uso dei vaccini monodose reclamando, contro la granitica convinzione della Ministra della salute, la supremazia del legislatore sulle necessità produttive dell’industria. Il tema dei rapporti delle Istituzioni pubbliche con le industrie produttrici di farmaci, che sta avvelenando la discussione sui vaccini e sulla farmacologia in generale23 , richiede una discussione più ampia, che in varie sedi come SIPNEI abbiamo affrontato e che affronteremo ancor più nel prossimo periodo. Restando al tema vaccinazioni, pensiamo che servirebbe molto alla scienza e alla ricostruzione di un rapporto di fiducia con ampie fasce della popolazione, l’istituzione di una Commissione di valutazione e controllo sui vaccini indipendente e cioè composta da ricercatori, scienziati ed esperti di politica sanitaria che non abbiano legami con l’industria e con le associazioni professionali, spesso molto adese all’industria. Una Commissione sul modello della Task Force statunitense che si occupa di valutazione delle politiche preventive (USTFP), senza legami con l’industria e con le corporazioni professionali. Occorre cioè proteggere la società dalle infezioni, ma anche dagli interessi di parte. In questo quadro, siamo contrari alle vaccinazioni obbligatorie (in linea con tutti i paesi europei più avanzati e da alcuni anni in Veneto, con ottimi risultati), bensì proponiamo una riorganizzazione delle politiche vaccinali, che a livello statale dovrebbe selezionare le priorità epidemiologiche e, a livello territoriale, dovrebbero avere come perno il pediatra, che ha in cura fin dalla nascita il bambino, che verrebbe inserito in finestre di opportunità vaccinale, anche utilizzando i vaccini monodose, in base alle caratteristiche del bambino. Del resto, i genitori dei bambini in età da vaccino, già si sono spontaneamente mossi in questo senso. Come ha documentato la USL 20 di Verona, in un contesto senza obbligo vaccinale come quello veneto, se si controlla la popolazione a 14 anni di età, si nota che, per la poliomielite, la copertura è al 95,51% e, per il morbillo, è al 94%24 .

Siamo convinti che una politica di promozione attiva, centrata sulla flessibilità dei programmi vaccinali, nel quadro di politiche di protezione della gravidanza e di promozione della salute dell’infanzia, permetterebbe un salto in avanti nella prevenzione primaria, da sempre trascurata nel nostro Paese, e porrebbe su basi nuove le relazioni tra cittadini e scienza e tra curati e curanti.

 Il Consiglio direttivo nazionale della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia

Roma 29.07.2017

Francesco Bottaccioli presidente onorario, professore a contratto nella formazione post- laurea delle Università dell’Aquila e di Torino

Mauro Bologna presidente, professore ordinario di Patologia generale, Università dell’Aquila

David Lazzari past-president, membro dell’Esecutivo nazionale dell’Ordine degli psicologi, direttore del servizio di psicologia clinica dell’Azienda ospedaliera S. Maria di Terni

Marina Risi vice-presidente, professoressa a contratto nel Master in PNEI Università dell’Aquila

Franco Cracolici responsabile del comitato di coordinamento delle sezioni territoriali SIPNEI, medico responsabile nel Servizio di medicina integrata dell’Ospedale di Pitigliano (GR)

Letizia Ferrante psicologa psicoterapeuta, responsabile del coordinamento delle sezioni SIPNEI del meridione d’Italia

Massimo Fioranelli professore associato di Fisiologia, Università G. Marconi, Roma

 Andrea Minelli professore associato di Fisiologia, Università di Urbino

Elisa Paravati neuropsicologa, responsabile del coordinamento delle sezioni SSIPNEI del nord Italia

 

(Per le note che corredano questo parere scientifico,  rimando alla pagina del SIPNEI, http://sipnei.it/wp-content/uploads/2017/07/SIPNEI-SULLA-LEGGE-SUI-VACCINI.pdf

Sorgente: VACCINI – UN PARERE SCIENTIFICO. Società Italiana di Psico neuro endocrino immunologia – Blondet & Friends