Activists win appeal against UK arms sales to Saudi

Displaced Yemeni children sit inside a tent at a make-shift camp for displaced people in the Haradh area, in the northern Abys district of Yemen. (Photo by AFP)

Displaced Yemeni children sit inside a tent at a make-shift camp for displaced people in the Haradh area, in the northern Abys district of Yemen. (Photo by AFP)

Activists campaigning to stop British arms sales to Saudi Arabia to prevent their use in Yemen have been granted an appeal against a High Court ruling allowing the UK to continue selling weapons to Riyadh.

Last July, the Campaign Against Arms Trade (CAAT) sought a High Court order to block export licenses for British-made fighter jets, bombs and other munitions it said were being used by Saudi forces in the war in Yemen. However, the court decided that the licenses were not unlawful.

Responding to the attempt by CAAT to overturn last summer’s verdict, the Court of Appeal said Friday the British government should “not grant a license if there is a clear risk that the items might be used in the commission of a serious violation of international humanitarian law.”

Campaigners will now be able to challenge the High Court decision that the government had not acted unlawfully or irrationally in refusing to block export licenses for sale and transfer of arms and military equipment to Saudi Arabia.

An activist with CAAT said his group believed the arms sales are immoral.

“The Saudi-led bombardment of Yemen has killed thousands of people and created one of the worst humanitarian disasters in the world,” Andrew Smith said after Friday’s judgment.

“Despite this, the Saudi regime has been armed and supported every step of the way by successive UK governments. We believe that these arms sales are immoral, and are confident that the Court of Appeal will agree that they are unlawful.”

Saudi Arabia and its Arab allies launched a war on Yemen in March 2015 to reinstall its former Riyadh-allied government. The military aggression has so far killed over 13,600 Yemenis.

The issue of Britain’s arms sales to Saudi Arabia, and its support for the Saudi aggression in Yemen, has become more controversial as the war has created the world’s worst humanitarian crisis.

The conflict has displaced more than 2 million people and caused a cholera epidemic that has infected about 1 million people. The United Nations says food shortages have created the world’s worst famine in Yemen.

British Prime Minister Theresa May has defended her government’s weapons exports to Saudi Arabia, saying all such sales are strictly regulated.

The issue has provoked heated debate in parliament, with the main opposition Labour Party accusing the government of being complicit in civilian deaths in Yemen.

“It cannot be right that the government is colluding in what the United Nations says is evidence of war crimes,” Labour leader Jeremy Corbyn told parliament in March.

Britain sells billions of pounds worth of arms to Saudi Arabia, by far its largest weapons buyer. There was a sharp increase last year in licenses that critics such as shadow foreign secretary Emily Thornberry described as being completed “behind closed doors, and shrouded in secrecy.”

The UK Department for International Trade said it would defend last July’s High Court verdict.

 

Sorgente: PressTV-Activists win appeal against UK arms sales to Saudi

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In Siria è emersa la verità. Sotto scacco la narrativa mainstream che non può fare altro che censurare tutto

A Ghouta è emersa la verità. Sotto scacco la narrativa mainstream che non può fare altro che censurare tutto

PICCOLE NOTE

Il governo siriano, dopo la caduta del quartiere di Ghouta, ha intensificato le campagne militari contro altri bastioni della resistenza, che sembra meno agguerrita di prima.

Dopo Ghouta, i ribelli hanno accusato il colpo, almeno momentaneamente. E ciò perché il quartiere Damasceno era la punta di diamante della resistenza, il suo cervello pulsante. Anche per questo è stata così cruenta la battaglia.

Abbiamo usato i termini usuali del mainstream, che identifica le forze che si oppongono a Damasco come “ribelli” e “resistenza”.

Sotto Ghouta

L’abbiamo fatto apposta, per far vedere quanto questa identificazione, parte fondante della narrazione che vede un regime sanguinario alle prese con un’opposizione libertaria, strida con quanto sta emergendo da Ghouta.

Anzitutto gli orrori. Li documenta un filmato siriano, certo di parte, ma che rimanda immagini che non possono esser frutto di manipolazione.
Nel filmato al quale rimandiamo (cliccare qui) si vedono gli orrori di Ghouta. Le immagini inquadrano la “prigione del pentimento”, dove si vedono le celle oscure e le gabbie interrate, esposte all’aperto. O l’attrezzo che mostriamo nella foto in alto, dove i prigionieri erano legati per essere torturati.

Non solo orrori. Un altro video (cliccare qui) mostra i tunnel scavati nel sottosuolo: un labirinto a quindici metri di profondità, che si snoda per chilometri e chilometri.

Si può notare dal video come, accanto alle immagini di tunnel scavati nella roccia,  si vedono gallerie larghe, ben illuminate. Prodotti di alta ingegneria. Che necessitano di mezzi sofisticati per lo scavo e le rifiniture.

Opere fatte in poco tempo, che non possono essere ascritte ai quattro straccioni armati asserragliati nel quartiere e ai loro schiavi, i poveri civili mandati sottoterra a scavare. No. Ci vuole ben altro. Macchine pesanti, ingegneri altamente qualificati. E tanti, tanti soldi. Milioni di euro. Soldi fluiti dall’estero: dai sauditi e dall’Occidente.

Le foto che invece mettiamo in calce all’articolo le abbiamo prese dal sito www.palaestinafelix.blogspot.co.uk

Anch’esso è decisamente schierato dalla parte del governo. E può essere tacciato di partigianeria. Ma le foto sono inequivocabili. E mostrano i prodotti chimici rinvenuti nei tunnel, provenienti dal mercato occidentale…

Vi risparmiamo le immagini degli arsenali bellici scoperti nel sottosuolo: armi pesanti, bombe, missili e quanto altro, a tonnellate. C’era una emergenza alimentare, dicevano le agenzie umanitarie, chiedendo l’apertura di corridoi per portare provvigioni (peraltro trovate immagazzinate). Allora come facevano ad arrivare tutte queste armi?

Lo scacco della narrazione mainstream

Quanto sta emergendo dice altro da quanto raccontato per anni. Come raccontano altro i sopravvissuti, che sono tornati a vivere nel Ghouta, sotto il controllo del governo.

Evidentemente non lo giudicano così sanguinario, se hanno preferito restare piuttosto che andar via con i miliziani jihadisti, come potevano.

Civili di Ghouta sui quali ci si stracciava le vesti, perché bersaglio delle bombe di Assad. E dei quali oggi non importa nulla a nessuno. Nessun cronista occidentale che vada a intervistarli.

Concludiamo questo articolo con un sondaggio del Corriere della Sera di ieri.

Solo l’11% ritiene che i raid in Siria sono stati “giusti”. Solo il 20% ritiene che Assad sia “responsabile delle centinaia di migliaia di morti” (evidentemente l’80% non ci crede, ma sul punto il Corriere tace).

Il 27% degli intervistati ritiene che “non ci siano prove” che l’attacco chimico di Ghouta sia opera di Damasco, mentre ben il 39% ritiene che sia solo “un pretesto per intervenire contro Assad”.

Un sondaggio che indica la debacle della narrativa corrente. E ciò nonostante sia stata propalata da tutti i media mainstream senza eccezione. E non certo per i troll russi o le Fake news. Semplicemente la gente ha visto troppe guerre giustificate con ogni mezzo in questi anni, dall’Iraq alla Libia a quanto altro.

Ci ha creduto una volta, due magari. Tertium non datur.

Notizia del:

Sorgente: A Ghouta è emersa la verità. Sotto scacco la narrativa mainstream che non può fare altro che censurare tutto


Siria, DOUMA: chi sono le milizie di « Jaych al Islam » che occupavano la città.

Siria, DOUMA: chi sono le milizie di « Jaych al Islam » che occupavano la città.

A cura di Enrico Vigna, 23 aprile 2018

In questi giorni in tutti i media, la città di Douma è salita all’attenzione del mondo, causa l’ennesima aggressione missilistica, da parte di una coalizione a guida USA con al fianco Gran Bretagna e Francia, con Israele che in fatti di guerra non manca mai, oltre al solito coinvolgimento logistico dell’Italia, confermato dal primo ministro Gentiloni, visto che alcuni sottomarini per l’attacco sono partiti da Napoli. Il turro giustificato dal presunto e finora non accertato uso di armi chimiche da parte dell’Esercito Arabo Siriano.

Penso che però, non tutti sono a conoscenza di chi siamo andati ad aiutare in loco, chi sono le milizie islamiste che occupavano la città, quali le loro pratiche e su cosa si fonda la loro proposta di una nuova società siriana.

Gli ultimi jihadisti rimasti nella città, ora liberata, erano appartenenti alla milizia di ” Jaych al Islam ??? ??????? (Armata dell’Islam), una formazione salafita che ha nel suo programma, l’abbattimento del governo laico siriano e l’instaurazione di uno Stato Islamico governato dalle leggi della Sharia.

La sua fondazione risale al 2011 e prima di finire nella Ghouta orientale e poi asseragliarsi nella città di Douma come ultimo caposaldo, aveva operato anche nell’area di Damasco, Aleppo. Homs e nel governatorato di Rif Dimachq.

La sua prima definizione fu Liwa al Islam ( Brigata dell’Islam), poi adottò l’attuale definizione, dopo la fusione con altri gruppi islamisti radicali. I suoi membri sono stati calcolati in circa 2/3.000 uomini.

Suo leader e fondatore era stato Zahran Allouche, 44 anni, figlio del predicatore Abdallah Allouche, membro dei Fratelli Mussulmani, rifugiatosi in Arabia Saudita. Zahran era stato arrestato nel 2009, perché seguace dei Fratelli Mussulmani e poi rilasciato nel giugno 2011 durante un’amnistia del governo siriano, tre mesi dopo l’inizio del conflitto.

Per anni Zahran Allouche aveva terrorizzato gli abitanti di Damasco dichiarando che avrebbe “ripulito” la città. Ogni venerdì annunciava attacchi che avrebbe sferrato alla capitale. Nel 2013 ad Adra rapì delle famiglie alawite, utilizzò i prigionieri come scudi umani e ne portò in giro rinchiusi in gabbie, un centinaio; poi giustiziò un centinaio degli uomini, perché gli “infedeli” sapessero quale sorte li aspettava.

Ucciso dall’Esercito Arabo Siriano nel 2015, alla sua morte gli subentrò un uomo d’affari, lo sceicco Isaam Buwaydani, detto “Abu Hamam al Boueidani, che ne prese il posto. Ma secondo la giornalista ed esperta di questioni mediorientali Lina Kennouche, de L’Orient- Le Jour , al-Boueidani, è un leader senza capacità né carisma, e di fatto è il religioso Abu Abdarrahman Kaaké che ha assunto la vera leadership del gruppo.

Questa formazione ha fatto parte di vari fronti islamisti e jihadisti : nel 2012-2013 del Fronte Islamico Liberazione Siria, poi dal 2013 al 2016 al Fronte Islamico e infine in Fatah Halab fino al 2017, infatti dopo la sconfitta della battaglia di Aleppo, liberata dall’Esercito Arabo Siriano, le varie componenti jihadiste sono andate ad una resa dei conti sanguinosa tra loro, con accuse reciproche che hanno sciolto il cartello jihadista.

Ha sempre rifiutato di entrare nell’Esercito Siriano Libero, non ritenendolo sufficientemente radicale. Ha ricevuto supporto, armi e finanziamenti in particolare dall’Arabia Saudita e dal Qatar; si tratta di diversi milioni di dollari di finanziamenti in armi e addestramento militare, come documentato da The Guardian , del 7 novembre 2013.

Fortemente dipendente dall’Arabia Saudita , Jaych al Islam è anti sciita, anti alawita e molto ostile all’Iran e a Hezbollah, al suo interno vi è anche una tendenza vicina ai Fratelli Musulmani nella loro componente più estrema.

Jaych al-Islam ha finora beneficiato anche di un fiume di soldi raccolti nei circoli salafiti dei paesi del Golfo, direttamente dal padre di Zahran Allouche. Questa disponibilità di denaro ha sempre permesso a Jaych al-Islam di imporsi agli altri gruppi criminali nella regione.

Una famiglia, quella Allouche, molto implicata nei giochi di guerra destabilizzanti la Siria. Il cugino di Zahrane Allouche, Mohamed, anche lui un jihadista salafita, ed anche leader del gruppo terrorista, era a Ginevra come invitato ai colloqui di pace nella veste di delegato del suo gruppo.

Nato nel 1970, Mohamed Allouche ha studiato legge islamica nella capitale Damasco, prima di continuare a perfezionare le sue conoscenze presso la famosa Università islamica di Medina, in Arabia Saudita. Questo cugino di Zaharan Allouche, Mohammed, si rese celebre in Siria, per la violenta repressione dei costumi. Creò il Consiglio Giudiziario Unificato, che impose a tutti gli abitanti della Ghouta la versione saudita della sharia. Ed è famoso, non solo per l’odio contro le donne, ma anche per aver organizzato esecuzioni pubbliche di omosessuali, lanciandoli dai tetti delle case. Costui è ora il rappresentante di Jeych al-Islam ai negoziati di pace dell’ONU….

Di lui il quotidiano belga di Bruxelles, La libre Belgique scrisse il 14 marzo 2016: “…una personalità piuttosto chiusa, Mohamed Allouche è uscito dall’ombra a fine gennaio, quando è stato nominato capo negoziatore per la coalizione principale dell’opposizione siriana. A 45 anni, questo ribelle siriano della regione di Damasco sarà sotto i riflettori a Ginevra, dove è previsto l’inizio delle discussioni tra il governo siriano e l’opposizione…”

“…La sua uscita dall’ombra, aggiunge il quotidiano di Bruxelles, Mohamed Allouche la deve, in un certo modo, alla morte del cugino Zahrane, il leader del gruppo ribelle Jaych al Islam, ucciso lo scorso 25 dicembre (…). La sua presenza nei negoziati, non resta senza critiche. Alcuni sono perplessi che la partecipazione ai negoziati sia gestita da un membro di un gruppo armato che bombarda la capitale siriana… “. La famiglia Allouche oggi vive confortevolmente a Londra.

Anche istruttori provenienti dal Pakistan sarebbero stati usati per aiutare a formare militarmente il gruppo.

L’accademico Fabrice Balanche su challenges.fr, scrive che, dopo essere stata indicata come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti alla fine del 2012, il Fronte al-Nusra…ha creato tatticamente nuovi piccoli gruppi con nomi falsi per continuare ad avere i finanziamenti USA. Il gruppo Jaych al-Islam è stato per esempio finanziato dagli Stati Uniti prima che fosse dimostrata la sua affiliazione con al-Qaeda“. Secondo lo scienziato accademico e politico libanese, Ziad Majed: “…L’Armata dell’Islam coopera con il Fronte al-Nusra, ramo di al-Qaeda in Siria, purché questo non cercasse di infiltrarsi nella Ghouta. Infatti in quest’area in questi anni ha sistematicamente liquidato qualsiasi altro gruppo di ribelli che potevano rivaleggiare con il suo predominio in questa regione…”.

Il 28 aprile 2016 vi furono violenti scontri nella Ghouta orientale tra Jaych al-Islam e Faylaq al-Rahman , la più grande brigata dell’Esercito Siriano Libero nella regione.

Poi Jaych al-Islam è entrata in guerra con Jaych al-Fustate, un’alleanza formata dal Fronte al-Nusra e dal Liwa Fajr al-Umma.

Dal 28 aprile al 17 maggio 2016, combattimenti sanguinosi tra loro e altri gruppi ribelli minori costarono più di 500 uccisi nella parte orientale di Ghouta; infatti Jaych al-Islam era dominante nell’est della regione, mentre altri gruppi avevano basi nella parte occidentale.

Il 25 maggio 2016, un cessate il fuoco fu raggiunto tra le varie fazioni ribelli, ma poi nuovi combattimenti mortali scoppiarono nell’aprile 2017.

Secondo Laure Stephan, giornalista ed esperto di medioriente di Le Monde, gli uomini di Jaych al-Islam “…hanno imposto la loro egemonia con un pugno di ferro feroce, non esitando a imprigionare o combattere i rivali, seppur anch’essi antigovernativi; utilizzando in città pratiche dispotiche; dai racket sul commercio e sulla gestione dei vari aspetti sociali, dell’uso dei tunnel che permettevano l’approvigionamento della città, taglieggiamento, reclutamento forzato, tortura sistematica, fucilazioni e imposizioni alla popolazione civile, alle donne, esecuzioni pubbliche …”.

Il gruppo è anche accusato di essere responsabile del rapimento e della scomparsa di una leader non violenta dell’opposizione siriana: Razan Zaitouneh.

Questa era una avvocatessa e giornalista, che dal 2001 si occupava in Siria della difesa dei diritti umani. Il 9 dicembre 2013, lei e altre tre persone: Waël Hamada, suo marito, Samira Al-Khali e Nazem Al-Hamadi, furono rapiti a Douma, dove si erano spostati dal marzo 2011. Secondo quanto denunciato da membri dei Comitati di coordinamento locali della Siria, una rete di attivisti dell’opposizione siriana, il rapimento e il loro assassinio furono compiuti dal gruppo Jaych al-Islam. Nel novembre 2015, come rappresaglia per un bombardamento governativo sulle loro postazioni, che causò decine di morti e centinaia di feriti, gli uomini di Jaych al-Islam radunarono centinaia di prigionieri, soldati siriani e civili, donne comprese, e dopo averli messi in gabbie, li dislocarono intorno, per servire da scudi umani contro gli attacchi governativi. Anche Human Rights Watch (HRW), ha denunciato, riportato da Le Figaro di Parigi, che: “… gruppi di ribelli siriani hanno usato ostaggi civili nella zona di Ghouta, come scudi umani per scoraggiare raid aerei. Non appartengono né a Daesh né a Nusra, ma all’esercito dell’Islam (“Jaich al-Islam”)…”.

Il 7 aprile 2016, un portavoce di Jaych al-Islam, Islam Allouche, ammise pubblicamente l’uso di armi chimiche “proibite” in scontri con le YPG curde, per il controllo del quartiere di Sheik Maksoud in Aleppo, costato la vita a 23 persone e il ferimento di altre 100, come riportato dal giornalista francese Bruno Rieth sul giornale “Marianne”, l’11 aprile 2016.

L’8 aprile la Croce Rossa curda accusava Jaych al-Islam di aver effettuato un attacco chimico a Sheikh Maqsud, ritenendo che, stante i sintomi, le armi contenessero in particolare del cloro .

Dopo la denuncia della CRCurda ed essendo di dominio pubblico, il gruppo per non farsi esautorare dai finanziamenti soprattutto USA, rilasciò una dichiarazione di autocritica, molto ambigua: “…il portavoce del gruppo siriano Jaych al Islam riconosce che durante “gli scontri con l’YPG per il controllo del distretto di Sheik Maksoud (…) uno dei leader di Jaysh al-Islam di Aleppo, ha utilizzato armi che non sono permesse e ciò costituisce una violazione delle regole interne del gruppo Jaysc al-Islam… il comandante è stato portato al tribunale militare interno per ricevere la punizione appropriata…”.

Come qui documentato i “nostri amici eroi” di Jaych al Islam ( nel senso dei paesi occidentali…), la sanno lunga circa l’uso di armi chimiche…

Comunque sia con la caduta della Ghouta orientale, sono stati liberati circa 200 prigionieri, unici sopravvissuti, che erano rinchiusi nelle carceri conosciute o clandestine di Jaych Al-Islam. Secondo l’OSDH, un organismo finanziato e supportato da varie Intelligence occidentali, e fortemente antigovernativo, almeno 3.500 persone, tra cui molte donne e bambini, sono state prigioniere di Jaych al-Islam. Ma altre fonti arrivano anche a cifre di oltre 6.000 prigionieri, a parte le esecuzioni compiute. In tutti questi anni il gruppo salafista ha fatto prigionieri, sia dissidenti dal suo operato o combattenti di fazioni rivali anti governative, che uomini e donne di altre fedi o leali al proprio governo e alla Siria. Una delle sue pratiche più ricorrenti erano i rapimenti, soprattutto di donne e bambini di altre fedi, ma anche di sunniti anti terroristi, fuori dai suoi territori, per poterli usare come ricatti o merce di scambio con il governo siriano. Vi è un forte timore e presentimento che, non appena l’area sarà ispezionata dalle forze dell’Esercito Arabo Siriano, saranno trovate molte fosse comuni e così capiremo dove sono finiti i prigionieri dei terroristi “moderati”, sponsorizzati dalle potenze occidentali. Una prima, è già stata trovata proprio in questi giorni, come documentato dai media, con oltre 30 corpi, ma che potrebbero diventare anche centinaia.

Il gruppo è classificato come organizzazione terrorista dalla Repubblica Araba siriana, dalla Russia, dall’Iran e dall’Egitto.

Nonostante questo, nello sforzo per trovare soluzioni negoziali e fermare la guerra in Siria, la Russia attraverso il suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che guida i negoziati internazionali per la pace, ha spinto per una presenza nei negoziati a Ginevra, di due rappresentanti dei ribelli armati, di Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham, che erano presenti ai colloqui. Invitati “a titolo personale” e non considerati come partner nei negoziati.

In questa pagina del sito del gruppo, il 15 marzo 2018, si può leggere una preghiera contro i non-sunniti, siano mussulmani sciiti o cristiani o ebrei che si conclude così: «Uccideteli. Dio li strazia per mezzo delle vostre mani. Dio vi concederà la vittoria».

A cura di Enrico Vigna – SOS Siria/CIVG – 23 aprile 2018

Notizia del: 23/04/2018

Sorgente – Siria, DOUMA: chi sono le milizie di « Jaych al Islam » che occupavano la città. – L’Antidiplomatico

Washington e Riyad chiedono all’opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria

Washington e Riyad chiedono all'opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria
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USA e l’Arabia Saudita hanno sollecitato l’opposizione, da loro sponsorizzata, ad accettare il ruolo di Bashar al-Assad nel futuro della Siria. Lo riferisce ‘The Associated Press’.

L’Associated Press (AP) ha riferito, citando fonti in condizione di anonimato, che sono in contatto con i cosiddetti gruppi di opposizione siriani al di fuori del paese arabo.

“Mentre Damasco ha invertito le perdite militari in gran parte strategicamente importante nella zona  occidentale del paese e dal momento che gi Stati Uniti hanno interrotto il supporto alle forze ribelli, i diplomatici da Washington a Riyad stanno chiedendo ai rappresentanti dell’opposizione siriana di raggiungere un accordo con il presidente Bashar al-Assad sulla sua sopravvivenza politica”, è l’incipit dell’articolo dell’AP.

Inoltra, nell’articolo si ricorda che le forze militari e pro-governative siriane hanno un vantaggio irreversibile sul campo di battaglia contro le bande armate e altri avversari mentre i cosiddetti  ribelli appoggiati dai loro alleati regionali e occidentali sono più concentrati sulla promozione dei propri interessi, piuttosto che ottenere il cambiamento di governo a Damasco.

Attualmente, il governo siriano controlla la maggior parte occidentale popolata, mentre i terroristi dell’ISIS (Daesh, in arabo) e Al-Qaeda, i curdi sostenuti dagli Stati Uniti e le milizie sostenute dalla Turchia controllare le restanti parti del Nord, est e sud. Inoltre, una zona sicura è stata creata nel sud dove non c’è quasi nessun combattimento. Questa situazione è un vantaggio per Damasco.

L&# 39;ex ambasciatore USA in Siria, Robert Ford, che è ampiamente considerato come una delle menti delle guerre civili create da Washington in diverse parti del mondo e istigatore chiave nel 2011 del conflitto siriano già escluse, alcuni mesi fa, la possibilità di cacciare via Assad, sottolineando che “non c’è alcun allineamento militare concepibile che sarà in grado di rimuoverlo (…) Tutti, compresi gli Stati Uniti, hanno riconosciuto che Assad resta al potere.”

Secondo la fonte consultata da AP, i principali sponsor del principale alleanza di opposizione siriana, l’Alto Comitato dei negoziati (ACN o HNC) stanno spingendo il gruppo ad adattarsi alle nuove realtà. In particolare, il cancelliere saudita, Adel al-Yubeir, ha detto all’opposizione che è giunto il momento di formulare “una nuova versione”.

“Lui non ha detto esplicitamente che Bashar [Al Assad] deve restare, ma se si legge tra le righe, se dici che devi avere una nuova visione, qual è la questione più controversa? È se Bashar resta”, ha spiegato la fonte che ha chiesto di rimanere anonimo, aggiungendo che diversi gruppi di opposizione stanno parlando tra di loro per raggiungere una posizione comune, ma che hanno comunque profonde divergenze sul futuro politico di Assad in Siria.

Fonte: The Associated Press
Notizia del:

Sorgente: Washington e Riyad chiedono all’opposizione di accettare il ruolo Assad nel futuro della Siria – World Affairs – L’Antidiplomatico

Le foto dello Yemen che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita non vogliono che tu veda

Le foto dello Yemen che gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita non vogliono che tu veda
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L’Arabia Saudita mantiene un blocco mediatico tale che i giornalisti non possono documentare le atrocità commesse nello Yemen con la complicità statunitense.

Le immagini come quelle che accompagnano l’articolo pubblicato martedì scorso sul quotidiano statunitense ‘The New York Times’, scritto da Nicholas Kristof non appaiono sugli schermi televisivi e raramente nei quotidiani occidentali, in parte perché l’Arabia Saudita blocca con successo l’accesso di giornalisti stranieri nello Yemen.

Il giornalista Nicholas Kristof nel suo articolo pubblicato ha denunciato di aver cercato per quasi un anno di raggiungere aree devastate dagli attacchi sauditi nello Yemen senza successo perché il regime saudita lo ha impedito.

Kristof ha poi riferito che l’unico modo per accedere alle aree dello Yemen soggetto a continue attacchi aerei è attraverso voli charter organizzati dalle Nazioni Unite e gruppi umanitari, in quanto i voli commerciali sono vietati.

Tuttavia, gli aerei militari sauditi controllano questo spazio aereo e vietano qualsiasi volo dove c’è un giornalista a bordo. L’ONU “non sta assumendo rischi” e considera questo divieto di imbarcare i giornalisti molto seriamente, ha raccontato il giornalista.

“Ciò è pazzesco: l&# 39;Arabia Saudita obbliga le Nazioni Unite ad escludere i giornalisti per evitare la copertura delle atrocità saudita”, ha spiegato Kristof.

L’autore dell’articolo ha sottolineato che il governo saudita commette crimini di guerra nello Yemen con le complicità statunitensi e del Regno Unito.

I Sauditi regolarmente bombardano i civili e, peggio ancora, hanno chiuso lo spazio aereo e hanno imposto un blocco per sottomettere la popolazione yemenita. Ciò significa che i civili dello Yemen, compresi i bambini, se non muoiono nei bombardamenti, li fanno morire alla fame. Kristof ha citato il caso di Buthaina, una ragazza di 4 o 5 anni che è stata l’unica della sua famiglia che è riuscita a sopravvivere ad un attacco saudita.

Secondo Kristof gli statunitensi devono fermare tutti i trasferimenti di armi in Arabia Saudita finché non finisce il blocco e il bombardamento del regno contro lo Yemen.

Uno degli effetti devastanti di questa aggressione è la peggiore epidemia globale del colera che è scoppiata in Yemen, dove molte persone sono malnutrite. Ogni giorno 5000 yemeniti contraggono il colera.

Fonte: The New York Times
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Sorgente: Le foto dello Yemen che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita non vogliono che tu veda – World Affairs – L’Antidiplomatico

Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis”

Migliaia di persone sono scese in piazza a Tehran per omaggiare le vittime dei brutali attentati terroristici che hanno colpito la città.  “Morte all’Arabia Saudita”. “Morte agli Stati Uniti”. I cori pià frequenti. Del resto, i leader della Repubblica islamica hanno accusato Washington e Riad di supportare gli attacchi che hanno ucciso 17 persone.

 

Questo venerdì, il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha sostenuto come gli attentati aumenteranno solo l’odio dell’Iran verso gli Stati Uniti e i suoi “tirapiedi” come l’Arabia Saudita. L’attacco “non intaccherà la determinazione della nazione iraniana e il risultato sarà quello di aumentare l’odio verso il governo degli Stati Uniti e i suoi tirapiedi nella regione come l’Arabia Saudita“, ha dichiarato partecipando ai funerali. Lo riportano i media nazionali.

Durante il funerale, il Presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani ha definito gli Stati Uniti la versione “internazionale” dell’Isis. Larijani ha anche accusato Washington di scambiare democrazia con i soldi, in riferimento alle immense vendite di armi che il paese ha pattuito con l’Arabia Saudita.

La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha sostenuto in un comunicato che ci sia l’Arabia Saudita dietro gli attacchi terroristici a Teheran. “Quest’attacco terrorista avviene una settimana dopo l’incontro tra il presidente degli Usa (Donald Trump) e i leader sauditi che supportano i terroristi. Il fatto che lo Stato Islamico abbia rivendicato prova che sono coinvolti negli attentati“, si legge nella nota, citata da Reuters.
In precedenca il Generale Hossein Salami, vice comandante della Guardia rivoluzionaria, aveva promesso ritorsioni per l’attacco. “Non c’è alcun dubbio che avremo vendetta per gli attacchi di oggi a Teheran, sui terroristi, sui loro compari e su chi li sostiene”, ha dichiarato. Lo riporta l’agenzia Mehr.

 

 

Notizia del: 09/06/2017

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Le conseguenze dell’aggressione saudita: UNICEF e OMS lanciano l’allarme sulla situazione sanitaria nello Yemen

Sempre più devastanti gli effetti dell’aggressione saudita sostenuta dagli USA contro il paese più povero del mediterraneo orientale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF hanno lanciato l’allarme sulla grave situazione sanitaria nello Yemen, affetto da una terribile epidemia di colera.

Dalla fine di aprile, lo Yemen è immerso in una grave crisi umanitaria e sanitaria a causa della seconda epidemia di colera che colpisce il paese da meno di un anno.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, circa 570 persone sono morte di colera, mentre il numero di potenziali pazienti è aumentato a 70.000.

Il portavoce dell’OMS, Tarik Jasarevic ha dichiarato che stanno cercando di aumentare la loro risposta all’epidemia con 150 mila vaccini per via endovenosa, una trentina di nuovi centri per il trattamento della diarrea e con 67 tonnellate di materiale medico.Inoltre, ha chiesto l’aiuto internazionale per affrontare questa emergenza.

Inoltre, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, UNICEF, ha avvertito che il colera si sta diffondendo in maniera incredibilmente veloce nello Yemen, e il dramma dei bambini sta diventando un disastro.

Secondo stime dell’OMS, milioni di yemeniti vivono in zone a rischio di trasmissione del colera, macerie e distruzione causata dai bombardamenti dell’Arabia Saudita, e il blocco totale imposto contro lo Yemen che impedisce l’arrivo di farmaci nel paese.

Fonte: Hispantv
Notizia del: 03/06/2017

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‘UK-Saudi arms deals against intl. law’

Leading poverty charity Oxfam has condemned the UK’s massive arms deals with Saudi Arabia, blasting the British government as “one of the most significant violators” of the international Arms Trade Treaty (ATT).

Last year, London approved the sale of more than £3 billion worth of weapons to the Riyadh regime, helping the Arab monarchy with its ruthless military aggression against Yemen which has killed about 10,000 people since it began in March 2015.

Oxfam says the war has put millions of people in the poverty-stricken country on the verge of a humanitarian crisis.

Penny Lawrence, deputy chief executive of Oxfam GB, is expected to censure Britain’s unconditional support for Saudi Arabia during a speech at the Second Conference of States Parties to the Arms Trade Treaty in Geneva, on Tuesday.

“Schools, hospitals and homes have been bombed in contravention of the rules of war,” she will say, referring to numerous Saudi airstrikes that have intentionally targeted civilians and critical infrastructure.

Last week, Doctors Without Borders (MSF) decided to pull its staff out of the war-torn country following a number of deadly Saudi airstrikes on MSF-run hospitals across Yemen.

A Yemeni man checks the ruins of buildings destroyed in a Saudi airstrike, in the Yemeni capital Sana’a, February 25, 2016. (AFP photo)

“The UK government is in denial and disarray over its arms sales to the Saudi-led coalition bombing campaign in Yemen,” Lawrence will continue. “It has misled its own parliament about its oversight of arms sales and its international credibility is in jeopardy as it commits to action on paper but does the opposite in reality.”

Britain is one of the key states backing Saudi Arabia’s war on its southern neighbor, which was launched as an attempt to undermine the Houthi Ansarullah movement and reinstate former President Abd Rabbuh Mansur Hadi, a staunch ally of its own.

Debris at the Queen Arwa University campus after a Saudi airstrike, in the Yemeni capital Sana’a,  January 30, 2016.  (AFP photo)

Under the ATT, signatories are required to block any arms deal if they have knowledge at the time of the sale that the weapons will be used against civilians.

A UN report leaked to the Guardian in January found “widespread and systematic” targeting of civilians in the Saudi-led strikes. The report found 119 strikes that it said violated international humanitarian law.

This is while, according to Amnesty International, the UK government sold 2,400 missiles and 58 warplanes to Saudi Arabia in 2015. London is also accused of providing the Saudis with banned weapons such as cluster bombs.

Sorgente: PressTV-‘UK-Saudi arms deals against intl. law’

Houthis reject Kerry’s peace initiative

Yemen’s Houthi Ansarullah movement has rejected an initiative put forth by US Secretary of State John Kerry to resolve the crisis in the war-torn country.

Mohammed Abdulsalam, the Ansarullah spokesman, said Saturday that the offer aims at depriving the Houthis of their arms in their fight of resistance against the Saudi invasion.

“Whoever has a greedy eye on our weapons, we will have a greedy eye on his life,” Abdulsalam wrote in a message posted on Facebook.

Kerry earlier called on Houthis to hand over their weapons including ballistic missiles and to pull back from the capital Sana’a. In return, the US secretary of state said Houthis and allies can have a share in Yemen’s future unity government.

The proposal comes amid reports that Houthis have stepped up missile attacks on border regions in Saudi Arabia over the past weeks. The attacks are carried out in reaction to deadly Saudi airstrikes that the regime in Riyadh says are meant to undermine Houthis and allies and to restore power to Abd Rabbuh Mansour Hadi, Yemen’s president who has resigned and fled the capital.

About 10,000 people have been killed across Yemen since the Saudi campaign started in March 2015.

The conflict in Yemen re-escalated after peace talks mediated by the United Nations and held in Kuwait collapsed earlier this month. The talks hit a snag after Houthis rejected a similar initiative proposed by the UN, saying it lacked any clear mechanism for transition of power.

Houthis had declared since the start of the talks in April that they were ready for disarmament and withdrawal from key areas they control in case a broad political agreement is reached in which Hadi would have no role.

Sorgente: PressTV-Houthis reject Kerry’s peace initiative

President al-Assad: The Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards and are now left with Aleppo battle card

Damascus, SANA – President Bashar al-Assad gave interview to Cuba’s official state news agency Prensa Latina in which he said the Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards on the battlefields in Syria and that Aleppo battle is their last card, affirming that there is strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba, on the political and historical levels and that hard work is needed in order to invigorate the different sectors of this relation.

 

The following is the full text of the interview:

 

Question 1: Mr. President, thanks for giving Prensa Latina this historic opportunity of conveying your point of view to the rest of the world about the reality in Syria, because as you know, there is a lot of misinformation out there about your country, about the foreign aggression that is taking place against this beautiful country.

 

Mr. President, how would you evaluate the current military situation of the external aggression against Syria, and what are the main challenges of Syrian forces on the ground to fight anti-government groups? If it is possible, we would like to know your opinion about the battles or combats in Aleppo, in Homs.

 

Aleppo battle is the last card for the Turks, Qataris and Saudis

 

President Assad: Of course, there was a lot of support to the terrorists from around the world. We have more than one hundred nationalities participating in the aggression against Syria with the support of certain countries like Saudi Arabia and Qatar with their money and Turkey with the logistical support, and of course with the endorsement and supervision of the Western countries, mainly the United States, France, and the UK, and some other allies. But since the Russians decided to intervene in supporting legally the Syrian Army in fighting the terrorists in Syria, mainly al-Nusra and ISIS and some other affiliated groups, the scales have been tipped against those terrorists, and the Syrian Army has made many advances in different areas in Syria. And we are still moving forward, and the Syrian Army is determined to destroy and to defeat those terrorists. You mentioned Homs and Aleppo. Of course, the situation in Homs, since the terrorists left Homs more than a year ago, the situation has been much, much better, more stable. You have some suburbs of the city which were infiltrated by terrorists. Now there is a process of reconciliation in those areas in which either the terrorists give up their armaments and go back to their normal life with amnesty from the government, or they can leave Homs to any other place within Syria, like what happened more than a year ago in the center of the city.

 

For Aleppo it is a different situation, because the Turks and their allies like the Saudis and Qataris lost most of their cards on the battlefields in Syria, so the last card for them, especially for Erdogan, is Aleppo. That is why he worked hard with the Saudis to send as much as they can of the terrorists – the estimation is more than 5,000 terrorists – to Aleppo.

 

President al-Assad-interview-Prensa Latina-Cuba 2

 

Question 2: Through the Turkish borders?

 

President Assad: Yes, from Turkey to Aleppo, during the last two months, in order to recapture the city of Aleppo, and that didn’t work. Actually, our army has been making advancement in Aleppo and the suburbs of Aleppo in order to encircle the terrorists, then, let’s say, either to negotiate their going back to their normal life as part of reconciliation, or for the terrorists to leave the city of Aleppo, or to be defeated. There’s no other solution.

 

Question 3: Thank you, thank you very much. Mr. President, which are the priorities of the Syrian Army in the confrontation with the terrorist groups? And we’re particularly interested, because in Cuba we had something similar in the past, in the role of the popular defense groups; what is the role that the popular defense groups are playing in the theater of operations?

 

Syrian army’s priority is to fight al-Qaeda-linked organizations of ISIS, al-Nusra, Ahrar al-Cham and Jaish al-Islam

 

President Assad: The priority of the Syrian Army, first of all, is to fight ISIS and al-Nusra and Ahrar al-Cham and Jaish al-Islam. These four organizations are directly linked to Al Qaeda through the ideology; they have the same ideology, they are Islamic extremist groups who want to kill anyone who doesn’t look or doesn’t feel or behave like them. But regarding what you called the popular militia groups, actually, at the beginning of the war, the terrorists started an unconventional war against our army, and our army is a traditional army, like any other army in the world, so the support of those popular defence groups was very important in order to defeat the terrorists in an unconventional way. That was very helpful to the Syrian Army, because those fighters, those national fighters, they fight in their regions, in their cities, in their villages, so they know the area very well, they know the region very well, I mean the pathways, the terrain, let’s say, very well. So, they can be very huge assets for the Syrian Army. That is their role.

 

Question 4: Mr. President, how does the resistance of the Syrian people take place in the economic front to foreign aggression, I mean the economy, and please, what is your opinion on which sectors of the Syrian economy have remained functioning despite the war, economic blockade, looting, and so forth?

 

President Assad: Actually, the war on Syria is a full-blown war; it is not only supporting terrorists. They support the terrorists, and at the same time they launched a political war against Syria on the international level, and the third front was the economic front, in which they dictate to their terrorists, to their surrogate mercenaries, to start destroying the infrastructure in Syria that helped the economy and the daily needs of the Syrian citizens.

 

At the same time, they started an embargo directly on the borders of Syria through the terrorists and abroad through the banking systems around the world. In spite of that, the Syrian people were determined to live as much normal life as they can. That prompted many Syrian businessmen or the owners of, let’s say, the industry, which is mainly medium and small industry, to move from the conflict areas and unstable areas toward more stable areas, on a smaller scale of business, in order to survive and to keep the economy running and to keep the needs of the Syrian people available. So, in that regard, most of the sectors are still working. For example, the pharmaceutical sector is still working in more than 60% of its capacity, which is very important, helpful, and very supportive to our economy in such circumstances. And I think now we are doing our best in order to re-expand the base of the economy in spite of the situation, especially after the Syrian Army made many advancements in different areas.

 

Question 5: Mr. President, let’s talk a little bit about the international environment, please give me your opinion about the role of the United Nations in the Syrian conflict, the attempts of Washington and its allies to impose their will on the Security Council and in the Geneva peace talks.

 

So far, there is no UN role in the Syrian conflict; there is only Russian and American dialogue

 

President Assad: Talking about the role of the United Nations or Security Council could be illusive, because actually the United Nations is now an American arm, where they can use it the way they want, they can impose their double standards on it instead of the Charter. They can use it like any other institution within the American administration. Without some Russian and Chinese stances in certain issues, it would be a full American institution. So, the Russian and Chinese role has made some balance within these institutions, mainly regarding the Syrian issue during the last five years. But if you want to talk about their role through their mediators or their envoys, like recently de Mistura, and before that Kofi Annan, and in between Brahimi, and so on. Let’s say that those mediators are not independent; they reflect either the pressure from the Western countries, or sometimes the dialogue between the main powers, mainly Russia and the United States. So, they’re not independent, so you cannot talk about the role of the United Nations; it is a reflection of that balance. That is why so far, there is no United Nations role in the Syrian conflict; there is only Russian and American dialogue, and we know that the Russians are working hard and seriously and genuinely in order to defeat the terrorists, while the Americans always play games in order to use the terrorists, not to defeat them.

 

Question 6: Mr. President, how do you see at the present time the coexistence among Syrian ethnic and religious groups against this foreign intervention? How do they contribute or not in this regard?

 

President Assad: The most important thing about this harmony between the different spectrums of the Syrian fabric, is that it is genuine, because that has been built up through the history, through centuries, so for such a conflict, it cannot destroy that social fabric. That is why if you go around and visit different areas under the control of the government, you will see all the colors of the Syrian society living with each other.

 

Intervention: I saw it in Damascus.

 

President Assad: Exactly. And I would say, I would add to this, that during the conflict, this harmony has become much better and stronger, and this is not rhetoric; actually, this is reality, for different reasons, because this conflict is a lesson. This diversity that you have, it is either to be a richness to your country, or a problem. There’s no something in the middle. So, the people learned that we need to work more on this harmony, because the first rhetoric used by the terrorists and by their allies in the region and in the West regarding the Syrian conflict at the very beginning was sectarian rhetoric. They wanted people to divide in order to have conflict with each other, to stoke the fire within Syria, and it didn’t work. And the Syrians learned that lesson, that we had harmony; we had had harmony before the conflict, in the normal times, but we have to work more in order to make it much stronger.

 

So, I can say without any exaggeration that the situation regarding this part is good. In spite of that, I would say the areas under the control of the terrorists – and as you know those terrorists are mainly extremist groups affiliated to Al Qaeda – in which they worked very hard in order to indoctrinate the young generation with their dark ideology, and they succeeded in some areas, this dark ideology with the killing and beheading and all these horrible practices. With the time, it is going to be more difficult to deal with this new generation of young people who have been indoctrinated with Al Qaeda and Wahabi doctrine and ideology. So this is the only danger that we are going to face regarding our society, harmony, and coexistence that you just mentioned.

 

Question 7: Mr. President, I would like to go again to the international arena. What is in your opinion the role of the U.S.-led international coalition in relation to the groups that operate in northern Syria, in particular regarding the Kurds group. I mean the bombing of the American airplanes and the coalition in the northern part of the country. What to do you think about that?

 

President Assad: You know, traditionally, the American administrations, when they had relations with any group or community in any country, it is not for the sake of the country, it is not for the interest of the people; it is for the agenda of the United States. So, that is what we have to ask ourselves: why would the Americans support any group in Syria? Not for Syria. They must have their agenda, and the American agenda has always been divisive in any country. They don’t work to unite the people; they work to make division between the different kinds of people. Sometimes they choose a sectarian group, sometimes they choose an ethnic group in order to support them against other ethnicities or to push them in a way that takes them far from the rest of the society. This is their agenda. So, it is very clear that this American support is not related to ISIS, it is not related to al-Nusra, it is not related to fighting terrorism, because since the beginning of the American intervention, ISIS was expanding, not shrinking. It has only started to shrink when the Russian support to the Syrian Army took place last September.

 

Question 8: Mr. President, what is your opinion about the recent coup d’état in Turkey, and its impact on the current situation in that country, and on the international level, and on the Syrian conflict also?

 

Coup in Turkey is a reflection of instability and disturbances within the country

 

President Assad: Such a coup d’état, we have to look at it as a reflection of instability and disturbances within Turkey, mainly on the social level. It could be political, it could be whatever, but at the end, the society is the main issue when you have instability. Regardless of who is going to govern Turkey, who is going to be the president, who is going to be the leader of Turkey; this is an internal issue. We don’t interfere, we don’t make the mistake to say that Erdogan should go or should stay. This is a Turkish issue, and the Turkish people have to decide.

 

Erdogan used the coup to implement his Muslim Brotherhood agenda

 

But what is more important than the coup d’état itself, we have to look at the procedures and the steps that are being taken by Erdogan and his coterie recently during the last few days, when they started attacking the judges; they removed more than 2,700 judges from their positions, more than 1,500 professors in the universities, more than 15,000 employees in the education sector. What do the universities and the judges and that civil society have to do with the coup d’état? So, that reflects the bad intentions of Erdogan and his misconduct and his real intentions toward what happened, because the investigation hasn’t been finalized yet. How did they take the decision to remove all those? So, he used the coup d’état in order to implement his own extremist agenda, Muslim Brotherhood agenda, within Turkey, and that is dangerous for Turkey and for the neighboring countries, including Syria.

 

Question 9: Mr. President, how do you evaluate the Syrian government’s relations with the opposition inside Syria? What is the difference between these opposition organizations and those based outside Syria?

 

“Oppositions” outside Syria are traitors…the real opposition is the one based inside and works for the Syrian people   

 

President Assad: We have good relations with the opposition within Syria based on the national principles. Of course, they have their own political agenda and they have their own beliefs, and we have our own agenda and our beliefs, and the way we can make the dialogue either directly or through the ballot boxes; it could be a different way of dialogue, which is the situation in every country. But we cannot compare them with the other oppositions outside Syria, because the word “opposition” means to resort to peaceful means, not to support terrorists, and not to be formed outside your country, and to have grassroots, to have real grassroots made of Syrian people. You cannot have your grassroots be the foreign ministry in the UK, France or the intelligence in Qatar and Saudi Arabia and the United States. This is not opposition, this is called, in that case, you are called a traitor. So, they call them oppositions, we call them traitors. The real opposition is the one that works for the Syrian people and is based in Syria and its agenda derived its vision from the Syrian people and the Syrian interests.

 

Question 10: Mr. President, how do you evaluate the insistence of the U.S. and its allies that you leave power in addition to the campaign to distort the image of your government? I mean, in the foreign environment. How do you see that insistence from them that you leave power?

 

President Assad: Regarding their wish for me to leave power, they have been talking about this for the last five years, and we never responded even with a statement. We never cared about them. Actually, this is a Syrian issue; only the Syrian people can say who should come and go, who should stay in his position, who should leave, and the West knows our position very well regarding this. So, we don’t care and don’t have to waste our time with their rhetoric. I am here because of the support of the Syrian people. Without that, I wouldn’t be here. That is very simple.

 

It is part of the American politics to demonize presidents

 

About how they defame, or try to demonize certain presidents, this is the American way, at least since the second World War, since they substituted British colonization in this region, and maybe in the world, the American administrations and the American politicians haven’t said a single honest word regarding anything. They always lie. And as time goes by, they are becoming more inveterate liars, so this is part of their politics. So, to demonize me is like how they tried to demonize President Putin during the last two years and they did the same with the leader Castro during the last five and six decades. This is their way. So, we have to know that this is the American way. We don’t have to worry about it. The most important thing is to have good reputation among your own people. That is what we have to worry about.

 

Question 11: Mr. President, what is your opinion on Syria’s relation with Latin America, particularly the historical links with Cuba

 

President al-Assad-interview-Prensa Latina-Cuba 1

 

President Assad: In spite of the long distance between Syria and Latin America, we are always surprised how much the people in Latin America, not only the politicians, know about this region. I think this has many reasons, but one of them is the historical similarities and commonalities between our region, between Syria and Latin America. Latin America was under direct occupation for long time ago but after that it was under the occupation of the American companies, and the American coup d’états and the American intervention.

 

Intervention: Yes, a lot of them.

 

Latin America People understand that the war in Syria is about independence…there is strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba

 

President Assad: So, they know what is the meaning of being independent or not to be independent. They understand that the war in Syria is about independence. But the most important thing is the role of Cuba. Cuba was the spearhead of the independence movement within Latin America and Fidel Castro was the iconic figure in that regard. So, on the political level and the knowledge level, there is a strong harmony between Syria and Latin America, especially Cuba. But I do not think we work enough to improve the other part of the relation; to be on the same level mainly on the educational and the economic level. That was my ambition before the crisis and that is why I visited Latin America, Cuba, Venezuela, Argentine and Brazil, in order to invigorate this relation. Then, we had this conflict started and it was a big obstacle to do anything in that regard, but I think that we have not to restrain the relation on the historical and the political levels. That is not enough. You have so many other sectors, people should know more about each other. The long distance could be an obstacle, but it shouldn’t because we have strong relations with the rest of the world, east and west. So, it is not an obstacle in these days. So, I think if we overcome this crisis and this war, we should work harder in order to invigorate the different sectors of this relation with Latin America and especially with Cuba.

 

Question 12: Mr. President, do you have an expectation for… I mean would you tell me your opinion about the electoral process in the United States mainly for the president? Now, we have two candidates; the Republican one is Mr. Donald Trump and the Democratic one is Mrs. Hillary Clinton; and we know her very well, but what is your opinion about this process, about the result of this process and how it could impact the conflict here, in the war in Syria?

 

No US president in the near future will come to make dramatic change in the politics of the United States

 

President Assad: We resumed our relation with the United States in 1974. Now, it has been 42 years since then and we witnessed many American presidents in different situations and the lesson that we have learned is that no one should bet on any American president, that is the most important thing. So, it is not about the name. They have institutions, they have their own agenda and every president should come to implement that agenda in his own way, but at the end he has to implement that agenda.
All of them have militaristic agendas, and the only difference is the way. One of them sends his army like Bush and the other one sends mercenaries and proxies like Obama, but all of them have to implement this agenda. So, I do not believe that the president is allowed completely to fulfill his own political convictions in the United States, he has to obey the institutions and the lobbies, and the lobbies have not changed and the institutions’ agenda has not changed. So, no president in the near future will come to make a serious and dramatic change regarding the politics of the United States.

 

Question 13: Mr. President, one final question: what message would you send using this interview with Prensa Latina to the governments and people of Latin America, the Caribbean, and also why not the American people, about the importance of supporting Syria against terrorism?

 

Message to Latin America: We have to keep our independence as the US will not stop trying to topple every independent government

 

President Assad: Latin America is a very good and important example to the world about how the people and their governments regain their independence. They are the backyard of the United States as the United States sees, but this backyard was used by the United States to play its own games, to implement its own agenda and the people in Latin America sacrificed a lot in order to regain their independence and everybody knows that.

 

After regaining their independence, those countries moved from being developing countries, or sometimes under-developed countries, to be developed countries. So, independence is a very important thing and it is very dear for every Latin American citizen. We think they have to keep this independence because the United States will not stop trying to topple every independent government, every government that reflects the vast majority of the people in every country in Latin America.
And again, Cuba knows this, knows what I am talking about more than any other one in the world; you suffered more than anyone from the American attempts and you succeeded in withstanding all these attempts during the last sixty years or more just because the government reflected the Cuban people.

 

So, holding strongly to this independence, I think, is the crucial thing, the most important thing for the future of Latin America. Regarding Syria, we can say that Syria is paying the price of its independence because we never worked against the United States; we never worked against France or the UK. We always try to have good relations with the West.
But their problem is that they do not accept any independent country and I think this is same for Cuba. You never tried to do any harm to the American people but they do not accept you as an independent country. The same is true for other countries in Latin America and that’s why you always have coup d’états mainly between the sixties and the seventies.

 

So, I think preserving the independence of a certain country is not only an isolated case; if I want to be independent, I have to support the independence in the rest of the world. So, the independence anywhere in the world, including Latin America, will support my independence. If I am alone, I will be weak. Supporting Syria will be mainly in the international arena. There are many international organizations, mainly the United Nation, in spite of its impotence, but at the end, their support could play a vital role in supporting Syria and, of course, the Security Council; it depends on who is going to be the temporary member in the Security Council, and any other organization supporting Syria will be very important.

 

Question 14: Mr. President, I know that you are a very busy person, that is why I appreciate very much your time that you have dedicated to Prensa Latina interview in this moment. I hope this would not be the last interview that we have with you.

 

President Assad: You are welcome anytime.

Sorgente: President al-Assad: The Turks, Qataris and Saudis lost most of their cards and are now left with Aleppo battle card – Syrian Arab News Agency