Come darsi la zappa sopra i piedi e perdere le elezioni

I deliri di Salvini in Israele

I deliri di Salvini in Israele

“Sono appena stato ai confini nord col Libano, dove i terroristi islamici di Hezbollah….”. Questo capolavoro di geopolitica è parte di uno pseudo comunicato pubblicato su Twitter dal ministro degli interni (e degli esteri?) del governo italiano.

I “terroristi” islamici di Hezbollah sono coloro che hanno evitato che l’Isis e i fratelli di Al-Qaeda prendessero possesso della Siria. Insieme all’Iran e all’intervento russo chiaramente. Ma il ruolo degli Hezbollah è stato decisivo. Sappiamo, del resto, qual è la posizione sulla Siria di Salvini e il suo sostegno all’ideologia wahabita, responsabile anche del massacro in Yemen, è in linea del resto con il suo asservimento totale al regime di Israele. Regime che Salvini ha il coraggio di definire“il baluardo di democrazia in Medio Oriente”. Su quest’ultima frase non scriviamo nulla per non offendere ulteriormente la vostra intelligenza.

Essendo la prima visita di un esponente del governo Conte nei territori occupati di Palestina, attendiamo presto prese di distanze immediate. Il silenzio assenso ai deliri di Salvini sarebbe imperdonabile.

P.s. Dopo la visita di Salvini in Israele gli Hezbollah avranno sicuramente iniziato a tremare di paura….

Notizia del:
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Deficit di sinistra

reincantareSe piegano la testa allora vuol dire che sono come Tsipras, se invece resistono ai ricatti come è successo con la Nota di agiornamento al Def e la resa del ministro Tria, sono invece dei pericolosi sovversivi o magari Tsipras di destra. Se di fonte alla disubbidienza europea del governo Conte è assolutamente scontata la reazione scomposta e rabbiosa degli ambienti euro finanziari e dell’asse politico che da esso dipende in via diretta, diciamo dalla Meloni alla Boldrini frequentatrici assidue del bar Quirinale, non è altrettanto scontato il giudizio negativo di quella galassia della sinistra italiana che ambirebbe a riconquistare i ceti popolari, ma che quando si passa dalle parole ai fatti sembra smarrirsi e ritrovarsi assieme al padrone a recitare la preghiera mattutina davanti alle borse. La si ritrova  a chiedersi se la disubbidienza ai diktat europei che sottraggono risorse e diritti alle classi popolari non susciti una reazione vendicativa che finirà per colpire i più poveri. Tutto questo è davvero straordinario perché è l’esatto contrario della politica: se sei costretto a ubbidire a un sistema costruito sulla disuguaglianza, illudersi che questa possa essere smussata all’interno di tale paradigma, è semplicemente un non senso, una fuga dalla razionalità e dalle responsabilità. O molto più spesso un autoinganno per giustificare un’ incombente vacuità.

Qui non si tratta di dare un giudizio positivo o negativo del governo, di valutarne la coerenza interna o di discutere se il leggero allentamento unilaterale del deficit e dunque della spesa pubblica, ( peraltro praticato in silenzio e sottobanco fin dal 2015, ma qui è la frattura ufficiale che conta) andrà a favore dei ricchi o dei ceti popolari: tutti questi elementi ovviamente contano, così come pesa il fatto che molti provvedimenti governativi appaiono ambigui e/o abborracciati. Tuttavia in questa fase tali fattori sono del tutto marginali di fronte al coraggio o alla disperazione della disubbidienza aperta e senza gli infingimenti degli anni passati ai poteri oligarchici di Bruxelles che sono la causa prima oltreché la causa efficiente  dell’impoverimento e della devastazione dei diritti. Una disubbidienza che nessuno si aspettava davvero e che è calata col rumore di un maglio su chi sperava che alla fine si trattava solo di un gioco delle parti. Capisco che una certa sinistra rosichi nel constatare di essersi lasciata sfuggire la primogenitura, di aver da tempo perso i contatti con le classi di riferimento, di sentirsi protagonista di un gioco da tavolo piuttosto che della realtà, ma invece di fare ciò che le sarebbe proprio, ovvero combattere perché l’aumento di deficit vada a favore di chi è stato trascinato nel vortice della povertà e della non rappresentanza, se la prende col deficit stesso finendo per essere sulle stesse posizioni di Junker e dell’establishment.

La cosa è ancora più grave perché le decisioni governative non sono certo la vittoria definitiva, ma solo l’inizio di una battaglia che sarà lunga, difficoltosa e richiederà scelte radicali che probabilmente gli attuali protagonisti non sono in grado di fare o di concepire, fatto salvo l’intervento di Padre Pio. Ma non si può negare un elemento significativo che va ben al di là di Di Maio e di Salvini che di certo non sono Cavour: la scelta di resistere ai diktat di Bruxelles e di diventare degli eretici  della teologia finanziaria berlinese, piuttosto che orientarsi su una resa ammantata di belle parole o di finte ribellioni come da 20 anni a questa parte, significa che il clima nel Paese  è profondamente cambiato e la calata di braghe non paga più.

A fronte di questo vediamo una sinistra che nella sua  nella sua fuzzy logic si divide nella sostanza alla ricerca di future unità di forma elettorale: il segretario di Rifondazione, Maurizio Acerbo, per esempio, ha promosso un appello contro l’adesione a Potere al popolo, cercando alleanze per le elezioni europee con De Magistris e soprattutto con  l’Altra Europa che ha ancora Tsipras fra i suoi eroi, ovvero in un possibile coacervo dove l’unica cosa certa è la contraddizione. Se davvero ci crede si vede che non ha capito proprio niente, se invece cerca una cadrega personale ha proprio capito tutto. Ma ormai parecchi spezzoni della sinistra italiana che in qualche modo avevano un senso in contrasto dialettico con una grande formazione genericamente a sinistra come furono il Pds e per breve tempo i Ds, con l’avvento del veltronismo e del renzismo, hanno cessato di esprimere una posizione politica per diventare una questione freudiana.

thanks to:  ilsimplicissimus

#DecretoSalvini contro l’immigrazione selvaggia

E’ fondamentale regolare l’immigrazione. In Palestina gli ebrei sono arrivati come richiedenti asilo, perchè scappavano dai pogrom dell’est Europa. Una volta sul territorio palestinese hanno cominciato ad organizzarsi, ad armarsi, hanno attaccato i Palestinesi e li hanno cacciati dal loro paese. In Italia ci sono quasi 7 milioni di immigrati. Sono troppi. E’ già un numero pericoloso. Bisogna fermarli finchè siamo in tempo altrimenti faremo la fine dei Palestinesi.

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A cura di Parallelo Palestina.

Da “La pulizia etnica della Palestina” , di Ilan Pappe, pag. 106-111.

La Consulta aveva esaminato la bozza del Piano Dalet nella seconda metà di febbraio del 1948. Secondo il diario di Ben Gurion, era domenica 29 febbraio anche se uno storico militare israeliano riporta la data del 14 febbraio81. Il Piano Dalet fu completato agli inizi di marzo. In base ai ricordi di molti generali dell’esercito di quel periodo, la storiografia israeliana in genere afferma che il marzo del 1948 fu il più difficile nella storia della guerra. Ma questa valutazione si basa solo su un aspetto del conflitto imminente: gli attacchi dell’ALA ai convogli ebraici verso i loro insediamenti isolati che agli inizi di marzo sortirono un certo effetto. Inoltre, alcuni ufficiali dell’ALA cercarono a quel tempo di resistere alle offensive ebraiche nei villaggi misti oppure facendo delle rappresaglie e terrorizzando le zone ebraiche con una serie di miniraid. Due di questi attacchi diedero al pubblico la (falsa) impressione che dopo tutto l’ALA avrebbe potuto organizzare una certa resistenza in vista di un attacco ebraico.

Infatti, nel marzo del 1948, iniziò l’ultimo tentativo militare palestinese di breve durata per proteggere la propria comunità.

Le forze ebraiche non erano ancora sufficientemente ben organizzate per poter reagire immediatamente e con successo a ogni contrattacco, e questo spiega il senso di sconforto in alcune parti della comunità ebraica. Tuttavia, la Consulta aveva sempre la situazione sotto controllo. Quando si riunirono di nuovo agli inizi di marzo, non presero nemmeno in esame il contrattacco dell’ALA né pensarono che la situazione in generale fosse particolarmente preoccupante. Invece, sotto la guida di Ben Gurion, stavano preparando un master plan finale.

Alcuni membri della Consulta proposero di continuare con la pulizia etnica come mezzo più efficace per difendere le strade che portavano agli insediamenti isolati. La più pericolosa era la strada Tel Aviv-Gerusalemme, ma Ben Gurion stava già pensando a qualcosa di più ampio. La conclusione che egli aveva tratto dal periodo tra la fine di novembre del 1947 e gli inizi di marzo del 1948 era che, malgrado tutti i tentativi giunti dall’alto, mancasse ancora un comando capace sul terreno. A suo avviso, i tre piani precedenti preparati dall’Haganà per l’occupazione della Palestina mandataria – uno del 1937, gli altri due del 1946 – dovevano essere aggiornati. Quindi ordinò una revisione dei piani, e i due più recenti assunsero il nome in codice di Piano B e Piano C.

Non sappiamo quello che disse Ben Gurion a proposito della pulizia etnica alla Consulta nel regolare incontro del mercoledì pomeriggio, il 10 marzo 1948, ma abbiamo il piano che essi misero a punto, che fu approvato dall’Alto Comando dell’Haganà e successivamente inviato come ordine militare alle truppe in Campo.

Il nome ufficiale del Piano Dalet era piano Yehoshua. Yehoshua Globerman era nato nel 1905 in Bielorussia e imprigionato negli anni Venti per attività anticomunista; fu rilasciato dopo aver trascorso tre anni in una prigione sovietica quando Massimo Gorki, amico dei suoi genitori, intervenne in suo favore.

Globerman fu comandante dell’Haganà in varie zone della Palestina e fu ucciso da sconosciuti che gli spararono in macchina nel dicembre del 1947. Era destinato a diventare uno dei comandanti in Capo dell’esercito israeliano, ma la sua morte prematura significò che il suo nome sarebbe stato associato non alle sue capacità militari ma al master plan sionista per la pulizia etnica della Palestina. Era talmente stimato dai colleghi che gli fu conferito alla memoria il grado di generale dopo la creazione dello Stato ebraico.

Pochi giorni dopo l’uccisione di Globerman, l’unità dei servizi segreti dell’Haganà preparo le bozze di un piano per i mesi seguenti. Col nome in codice di Piano D, esso conteneva sia i parametri geografici di un futuro Stato ebraico (quel 68 per cento a cui mirava Ben Gurion), ma anche il destino di un milione di palestinesi che vivevano in quella zona:

Queste operazioni potranno essere svolte in uno dei seguenti modi: o distruggendo i villaggi (incendiandoli o facendoli saltare in aria e poi mettendo delle mine nei detriti), soprattutto i centri abitati che sono difficili da controllare in modo permanente; oppure con operazioni di setacciamento e controllo con le seguenti modalità: si accerchia il villaggio e si fanno perquisizioni. Se c’è resistenza, le milizie armate dovranno essere eliminate e la popolazione espulsa al di fuori dei confini dello Stato.82 I villaggi dovevano essere completamente evacuati o perché si trovavano in luoghi strategici oppure perché poteva verificarsi una qualche forma di resistenza. Questi ordini furono dati quando fu chiaro che l’occupazione avrebbe sempre provocato una certa resistenza e che quindi nessun villaggio sarebbe stato risparmiato, o a causa della sua posizione o a causa del rifiuto all’occupazione. Questo fu il master plan per l’espulsione di tutti i villaggi nella Palestina rurale. Istruzioni simili furono date, in termini quasi identici, per le azioni che avevano come obiettivo i centri urbani palestinesi.

Gli ordini che arrivavano alle unità sul campo erano più specifici. Il paese era diviso in zone secondo il numero di brigate; per cui le quattro brigate originali dell’Haganà divennero dodici in modo da facilitare la realizzazione del piano. Ogni comandante di brigata ricevette un elenco dei villaggi o quartieri da occupare, distruggere e da cui espellere gli abitanti, con date precise.

Alcuni comandanti mostrarono un eccesso di zelo nell’eseguire gli ordini e presero di mira anche altre località. Alcuni ordini, d’altra parte, si rivelarono troppo ambiziosi e non fu possibile eseguirli nei tempi prestabiliti. Questo significò che alcuni villaggi lungo la costa che avrebbero dovuto essere occupati in maggio non furono distrutti fino a luglio. E i villaggi nella zona Wadi Ara -la vallata che collegava Hadera a Marj Ibn Amir (Emeq Izrael) e Afula (oggi Route 65) – riuscirono a sopravvivere ai ripetuti attacchi ebraici durante tutta la guerra. Ma erano l’eccezione: infatti 531 villaggi, 11 quartieri urbani e città furono distrutti e gli abitanti espulsi per ordine preciso della Consulta, emanato nel marzo del 1948. Allora erano gia stati eliminati 30 villaggi.

Pochi giorni dopo la messa a punto del Piano D, esso fu distribuito ai comandanti delle dodici brigate ora incorporate nell’Haganà.L’elenco che ogni comandante ricevette comprendeva una descrizione dettagliata dei villaggi di sua competenza e la loro sorte: occupazione, distruzione ed espulsione. I documenti israeliani rilasciati dagli archivi IDF alla fine degli anni Novanta indicano chiaramente che, contrariamente a quanto hanno affermato storici come Morris, il Piano Dalet fu inviato ai Comandanti delle brigate non come generiche linee guida da eseguire, ma come precisi ordini operativi83,

A differenza delle bozze generali inviate ai leader politici, gli elenchi dei villaggi che i comandanti militari ricevettero non davano indicazioni dettagliate riguardo l’esecuzione della distruzione o dell’espulsione. Non veniva specificato come i villaggi avrebbero potuto salvarsi, ad esempio con una resa incondizionata, che era invece contemplata nel documento generale. Appare anche un’altra differenza tra la bozza inviata ai politici e quella ricevuta dai comandanti militari: la bozza ufficiale indicava che il piano sarebbe stato attivato solo dopo la fine del Mandato; gli ufficiali in campo ricevettero l’ordine di iniziare le operazioni pochi giorni dopo la sua adozione. Questa dicotomia è tipica del rapporto che esiste in Israele tra l’esercito e i politici ancora oggi. Spesso l’esercito non dà ai politici le giuste informazioni relative alle proprie intenzioni: e quanto fecero Moshe Dayan nel 1956, Ariel Sharon nel 1982 e Shaul Mofaz nel 2000.

Ma la versione politica del Piano Dalet e le direttive militari avevano in comune l’obiettivo generale del piano. In altre parole, anche prima che gli ordini arrivassero alle truppe dispiegate, esse sapevano gia cosa avrebbero dovuto fare. Quella coraggiosa e stimata sostenitrice israeliana dei diritti civili, Shulamit Aloni, a quel tempo ufficiale dell’esercito, ricorda che ufficiali politici speciali andavano di persona a incitare le truppe demonizzando i palestinesi e invocando l’Olocausto come punto di riferimento per le operazioni future, spesso proprio il giorno successivo alla seduta di indottrinamento84.

Dopo l’approvazione della Consulta del Piano Dalet, il capo di Stato maggiore, Yigael Yadin, convocò gli ufficiali dell’intelligence dell’Haganà nella sede del servizio sanitario pubblico, Kupat Holim, in via Zamenhof a Tel Aviv (ancora oggi sede del servizio, di fronte a un noto ristorante indiano). Centinaia di ufficiali affollarono una Sala che normalmente è quella di ricevimento per i pazienti.

Yadin non li informò del Piano Dalet: gli ordini erano stati impartiti quella settimana ai Comandanti delle brigate, ma egli comunicò loro un’idea generale che non doveva lasciare dubbio alcuno sulla capacità delle loro truppe di eseguire il Piano. Gli ufficiali dell’intelligence erano anchein un certo senso politruk (“Commissari politici”), e Yadin si rese conto che doveva spiegare la discrepanza tra le dichiarazioni pubbliche della leadership sull’imminente “secondo Olocausto” e la realtà che le forze ebraiche non avrebbero incontrato resistenza nell’evacuazione pianificata di un territorio che sarebbe stato trasformato nel loro Stato ebraico. Yadin, teatrale come sempre, cercò di colpire i suoi ascoltatori: poiché a loro sarebbero stati impartiti ordini di occupare, conquistare ed espellere una popolazione, meritavano di ricevere una spiegazione sul da farsi, visto poi che si leggeva sui giornali e si sentiva dire dai politici che essi stessi erano “in pericolo di annientamento”. Yadin, alto e snello, che sarebbe diventato una figura ben conosciuta a tutti gli israeliani, informò con orgoglio il pubblico: “Oggi abbiamo tutte le armi che ci servono; sono già state imbarcate e gli inglesi se ne stanno andando via, e appena avremo queste armi la situazione sulle frontiere cambierà del tutto85.

In altre parole, mentre Yigael Yadin descrive le ultime settimane di marzo del 1948 come il periodo più duro della guerra, potremmo invece pensare che la comunità ebraica in Palestina non correva in realtà il pericolo di annientamento: stava solo affrontando alcuni ostacoli sul percorso del piano di pulizia etnica. Queste difficoltà erano la relativa mancanza di armi e l’isolamento di insediamenti ebraici all’interno dello Stato arabo. Particolarmente vulnerabili risultavano alcuni insediamenti nella Cisgiordania e quelli nelle zone nord-occidentali del Negev (Negba, Yad Mordechai, Nizanim e Gat). Questi quattro insediamenti sarebbero rimasti isolati anche dopo l’entrata dell’esercito egiziano in Palestina che li occupò per breve tempo.

Anche alcuni insediamenti nell’alta Galilea non poterono essere raggiunti o difesi facilmente poiché erano circondati da molti villaggi palestinesi che ebbero la fortuna di essere protetti da diverse centinaia di volontari dell’ALA. Lnfine, la Strada per Gerusalemme fu sottoposta a un pesante fuoco di cecchini palestine si, tanto da far si che in quel mese si diffondesse un senso di assedio nelle zone ebraiche della città.

Il mese di aprile del 1948, secondo la storiografia ufficiale israeliana, fu un momento di svolta. Secondo questa Versione, la comunità ebraica isolata e minacciata in Palestina si spostava dalla difesa all’attacco, dopo essere scampata alla sconfitta. La realtà della situazione non avrebbe potuto essere più diversa: lo squilibrio militare, politico ed economico delle due comunità era tale che non solo la maggioranza degli ebrei non correva alcun pericolo, anzi, tra gli inizi del dicembre del 1947 e la fine di marzo del 1948, il loro esercito aveva portato a termine la prima fase della pulizia etnica in Palestina, ancora prima che il master plan fosse messo in pratica. La svolta in aprile fu lo spostamento da attacchi e contrattacchi sporadici contro la popolazione civile palestinese verso la sistematica megaoperazione di pulizia etnica che sarebbe seguita.

thanks to: Infopal

#DecretoSalvini

Scacco al re

Prima di tutto: tanto di cappello a Di Maio.  Ha colto il momento in cui Mattarella, sotto accusa da giuristi ed osservatori internazionali, dal Wall Street Journal al Washington Post, ha cominciato a farsela sotto seriamente, ed ha teso la mano allo sconfitto e spaventato. DiMaio è riuscito anche  a convincere Salvini – ovviamente tentato dalle elezioni, dove avrebbe  trionfato –   a riprendere il Contratto e il progetto.  Atteggiamento nobile di Salvini. Abbiamo il governo migliore possibile,  data la situazione. Se il professor Savona, col suo caratteraccio,  ha accettato il ministero degli Affari UE, vuol dire che non si sente diminuito, e da quella posizione può sparare altrettanto bene. Quanto al ministro dell’economia, Giovanni Tria,  che dire? Era difficile pescare un personaggio di caratura paragonabile a Savona, e di idee altrettanto chiare. Ci sono riusciti. Ecco uno dei suoi articoli che circola sul web:

Vi spiego la competizione truccata in Europa che favorisce la Germania

30/12/2016

http://formiche.net/2016/12/competizione-truccata-europa-germania/#pq=3FjnfN

(i passi salienti, che copio e incollo dal tweet di “OraBasta”)

“Abbandonare i tabù e prepararsi a soluzioni alternative”:

La Germania trucca la competizione:

Il professor Tria non dice che l’Italia deve uscire dall’euro: dice che è la Germania che deve uscire dall’euro, in perfetto accordo con Savona e Giorgio La Malfa, “eminenti economisti” con cui “concorda in pieno”. .

Salvini all’Interno, e Di Maio al Lavoro, e  nello stesso tempo vicepresidenti del Consiglio a fianco del Ministro Conte, è per me un  segno incredibile di serietà e onestà politica (anche se Riotta, Giannino, Severgnini e la Gruber diranno che sono lì per controllare Conte, il loro fantoccio…) vuol dire che si espongono, mettono la faccia sul progetto.  Nell’insieme, mi sembra il governo più affollato di competenti veri (nessuna Fedeli, nessuna Lorenzin, nessuno Scalfarotto…) che abbiamo mai avuto.

Agli Esteri, Moavero Milanesi:  già ministro  di Mario Monti, servo-atlantista e NATO. Ma bisognava pur acquetare “gli americani”, che a quanto pare non hanno fatto mancare una mano  (coi dazi che colpiscono Berlino, e non solo).

Persino Zingales, l’economista liberista, proclama ormai che occorre scegliere la democrazia, non i mercati :

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

The Italian president’s decision to reject an elected government makes neither economic nor political sense.

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

Di fronte a questa compagine che si appresta a una difesa dell’Italia nella UE, in una crisi in cui necessiterebbe che tutti, anche le opposizioni, cominciassero ad adottare il  motto “Right or Wrong, My Country”,   ecco che cosa  sente il bisogno di sputare Graziano Delrio, capogruppo del PD, ex ministro:

Dopo 90 giorni e più di 200 mld di danni ai risparmiatori, alle famiglie ed alle imprese Salvini continua a fare il bullo sulla pelle degli italiani. Traditi i loro elettori, i partiti della minoranza pericolosa Lega5-Stelle tengono ancora in ostaggio il paese

Insomma hanno scelto i mercati invece della democrazia, i piddini.  No, siete voi che avete tenuto in ostaggio il paese. Per troppi anni.  Ormai lanciate fake news (200 miliardi di danni!)  dal cesso della storia. Quanto a Berlusconi e alle sue escort, ammutoliti,  non possono nemmeno capire quel che è successo. Se infine decideranno di votare contro un simile governo, firmeranno il proprio status di incapaci circonvenuti.

Juncker: “Gli italiani lavorino di più e siano meno corrotti”

Sorgente: IL GOVERNO MIGLIORE POSSIBILE. Grazie a Di Maio, e a Salvini. – Blondet & Friends

COMINCIA LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DEL POPOLO ITALIANO

Ormai è chiaro a tutti. Non si tratta del debito pubblico, del rating, o dell’euro. Si tratta della lotta di liberazione di un popolo dalle oligarchie plutocratiche, costituitesi in dittatura. Sarà una lotta dura, perché i nemici della libertà hanno tutti i poteri in mano e li abbiamo già visti, fin dalla Grecia, capaci di ogni disumanità. E’ la Resistenza che attende la vostra generazione, giovani. Acoltate lo straordinario discorso d Di Maio.

thanks to: Maurizio Blondet

Traditore! Farai la fine di Mussolini

Vertici M5S: si ragiona su impeachment Mattarella © ANSA

2018-05-28

I vertici del M5S, a quanto apprende l’ANSA, stanno ragionando sull’impeachment nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel Movimento si fa riferimento all’art. 90 della Costituzione secondo il quale “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”. Nessun commento viene dal Quirinale sulle ipotesi avanzate da alcune forze politiche di ricorrere nei confronti di Mattarella con uno stato di Accusa, ovvero con l’impeachment.

– “Non esiste mandare nel caos il paese per fini ideologici. Credo sia arrivato il momento per #impeachment a #Mattarella. È una strada obbligata e coerente”. Lo sostiene su twitter il deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia.

Se veto Fdi chiede stato Accusa Mattarella  – “Si dice che il Presidente della Repubblica abbia messo il veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, se questa notizia fosse confermata avrebbe dell’incredibile. E se questo veto fosse confermato sarebbe drammaticamente evidente che il Presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque Fdi nel caso in cui questo veto impedisca la formazione del nuovo Governo chiederà al Parlamento la messa in stato d’Accusa del Presidente per alto tradimento”. Lo afferma Giorgia Meloni

“Per il governo che ha in mano il futuro dell’Italia decidono gli italiani, se siamo in democrazia. Se siamo in un recinto dove possiamo muoverci ma abbiamo la catena perché non si può mettere un ministro che non sta simpatico a Berlino, vuol dire che quello +è ministro giusto e vuol dire che se ci sono ministri che si impegnano ad andare ai tavoli europei” a difendere gli interessi italiani “parte il governo, se il governo deve partire condizionato dalle minacce dell’Europa il governo con la Lega non parte”. Così Matteo Salvini a Terni.

“Noi non siamo al ricatto di nessuno. Se abbiamo la certezza di poter lavorare liberamente da domani mattina sono ufficio. Ma se qualcuno mi dice vai in ufficio ma con calma e poi vediamo lo spread, i vincoli, allora no: così non si può lavorare bene. Se siamo in democrazia e rimane solo una cosa da fare restituire la parola agli italiani”. Lo ha detto Matteo Salvini in comizio a Terni.

“Non lo conoscevo, ho trovato in Di Maio una persona ragionevole”. Lo ha detto Matteo Salvini, in un comizio a Terni.

“Noi Ce l’abbiamo messa tutta, se qualcuno si prenderà la responsabilità di non far nascere un governo pronto domani mattina, lo vada a spiegare a 60 milioni di italiani”. Lo afferma da Terni il leader della Lega Matteo Salvini.

“Eravamo riusciti a mettere nella lista dei ministri che in questi minuti il presidente incaricato sta consegnando al presidente della Repubblica un elenco di idee, di nomi e cognomi, di gente che da domani vorrebbe o avrebbe voluto cominciare a lavorare e trasformare in realtà la speranza di milioni di italiani. Però abbiamo un principio che viene prima di tutto, per l’Italia, per i nostri figli e per gli italiani decidono solo gli italiani, non decidono tedeschi”.

‘La scelta di Mattarella è incomprensibile. Allora inutile votare, governi li decidono sempre gli stessi’. Così il leader M5S Luigi Di Maio su Fb commenta l’esito della crisi di Governo. ‘Avevamo espresso Conte come presidente del consiglio, avevamo una squadra di ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no perché il problema è che le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia. Allora diciamocelo chiaramente che è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating, le lobby finanziare e bancarie, sempre gli stessi”. “Sono stato grande stimatore Mattarella ma questa scelta è incomprensibile”. Lo ha detto il leader M5s Luigi Di Maio nel corso di una diretta su Facebook.

“Per noi l’Italia è sovrana: se si vuole impedire un governo del cambiamento allora ce lo devono dire chiaramente. Sono molto arrabbiato”. Così il leader M5s Luigi Di Maio in una dichiarazione su Fb dove aggiunge: “stiamo lavorando da decine e decine di giorni, dalla mattina alla sera, per assicurare un governo a questo Paese: ma la verità è che stanno facendo di tutto per non mandare il M5s al governo di questo paese”. “In questo Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi essere Alfano, puoi avere fatto reati contro la pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare ma se hai criticato l’Europa non puoi permetterti neanche di fare il ministro dell’Economia in Italia. Ma non finisce qui”.

Di Maio rivela composizione “squadra” governo – “Questa era la squadra che poteva giurare al Quirinale”. Luigi Di Maio svela in diretta Fb quella che avrebbe potuto essere la “squadra” di un governo tra M5s e Lega. Con Giuseppe Conte alla presidenza del consiglio, Di Maio e Salvini avrebbero avuto il ruolo di vicepresidenti e rispettivamente l’incarico allo Sviluppo economico e agli Interni. Paolo Savona sarebbe andato all’economia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarebbe stato Giancarlo Giorgetti. Per Di Maio era previsto anche l’incarico al ministero del Lavoro e affari sociali. Quanto ai ministeri: ai rapporti con il Parlamento: Riccardo Fraccaro; alla Pa: Giulia Bongiorno; agli Affari regionali ed autonomie: Enrica Stefani; al Sud: Barbara Lezzi; al ministero per la Disabilità: Lorenzo Fontana; agli Esteri: Luca Giansanti; alla Giustizia: Alfonso Bonafede; alla Difesa: Elisabetta Trenta; alle Politiche agricole: Gianmarco Centinaio; alle Infrastrutture: Mauro Coltorti; all’ Istruzione: Marco Bussetti; ai Beni culturali e turismo: Alberto Bonisoli; alla Salute: Giulia Grillo.

thanks to: ANSA

GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio.

Da quel che ho capito io, Mattarella non vuole i ministri che gli propone l’alleanza di governo. Dicono che continua  telefonare a Draghi per avere, diciamo, istruzioni o pareri: “Conti ti va?”.  Draghi: Per carità, e chi lo conosce. E’  incompetente. E’ un tecnico (i media ripetono: incompetente, troppo tecnico, ha falsato il suo curriculum)

NON ABBASTANZA competente.

Mattarella:  “Mi propongono Paolo Savona lo accetti? Draghi: “Di male in peggio, quello è troppo competente. E’ anche uno del sistema, quindi non possiamo attaccarlo come un barbaro invasore.  Ex direttore generale di Confindustria e ministro dell’Industria del governo Ciampi, lunghi anni a fianco di Guido Carli, che da ministro del Tesoro firmò per l’Italia il trattato di Maastricht. Sperimentato. La sa troppo lunga. Riuscirebbe a pilotare l’uscita concordata dall’euro. Sa come fare. Nelle trattative metterebbe in difficoltà Merkel e  Macron. No no, proprio no”.

TROPPO competente.

I media strombazzano:  Paolo Savona è anti-euro, non va bene.  Ci vuole un ministro non critico dell’euro, altrimenti l’Europa si sente offesa. Altri spiegano: Paolo Savona è interno al Sistema, dunque in contraddizione col populismo. Bocciato.

Mattarella mette il veto.

Il presidente Mattarella si prende tempo. Continua a ricevere messaggi dalla cosiddetta Europa: “L’Italia  rispetti gli impegni”; “Presidente, non permetta che i  barbari distruggano lo splendido lavoro che abbiamo fatto a Bruxelles”.

Centocinquanta economisti tedeschi  firmano un documento  di fuoco in cui esigono che l’Italia esca dall’euro. Cosa che dimostra lo stato di confusione mentale in cui li abbiamo sprofondati: prima, quando l’opzione di uscita dall’euro era comparsa nella bozza Lega-M5S, tutti a strillare che è uno scandalo! E obbligano a cancellare quella opzione. Poi la stessa opzione compare con la firma di 150 economisti germanici, e va bene.

E Mattarella che fa? Aspetta. Aspetta che Salvini e Di Maio gli propongano i ministri giusti. Giusti  secondo gli europeisti e i media. Si capisce che sarebbe contento se Salvini e Di Maio gli proponessero: come presidente del  consiglio, vogliamo assolutamente Gentiloni. Come ministro dell’economia, scegliamo di nostra iniziativa, Padoan. Agli Esteri, Alfano. La Fedeli all’Istruzione…

Quello sarebbe il governo giallo-verde ideale, per Mattarella. Il quale continua a far ripetere ai media che è sua prerogativa presidenziale scegliere i ministri.

C’è addirittura qualche media che sostiene: la pretesa dei vincitori alle elezioni di volersi scegliere i ministri è contraria alla Costituzione.  Corrado Augias comincia a scrivere che al punto in cui siamo, per salvare la democrazia, bisogna vietare le elezioni: è il pensiero ricorrente della cultura di sinistra. Su Il Foglio, il direttore neocon Claudio Cerasa lancia un appello disperato a Berlusconi e a Renzi: sciolgano PD e Forza Italia e  li fondino in una sola “opposizione propositiva pro Occidente, pro mercato, pro Europa” contro il governo giallo-verde votato dal popolo.

Insomma non sanno più cosa inventarsi. Hanno una gran voglia di golpe. Sperano moltissimo in un aumento dello spread. Invocano l’aiuto dei “mercati”: non vedete l’immane debito pubblico italiano?  Chiedete di più di interessi! Rovinate gli italiani che hanno votato  male!

Al che un operatore finanziario domanda: se – come credono i media – c’è una correlazione fra debito grosso  e spread, come mai il Giappone che ha un rapporto debito/Pil del 235 per cento, ha uno spread nullo, anzi “NEGATIVO rispetto ai bund tedeschi, e non è sotto la minaccia dei mercati?

Il Giappone: rapporto  debito/Pil è  al 235%, ma i “mercati” non si allarmano. Perché ha la moneta sovrana.

Cosa volete, rispondere  a questa domanda sarebbe imbarazzante: il Giappone non allarma i mercati perché non è nell’euro, ha una moneta sovrana  e una banca centrale sua, che garantisce di pagare tutti li yen che servono per servire gli interessi sul debito.

Si potrebbe dedurre che i nostri problemi di spread dipendano dalla UE  e dall’euro.  Un’idea malsana e barbara. Omofoba e antisemita.

Quindi, gli sguardi si volgono di nuovo a Mattarella. Gli danno suggerimenti. Come nota Massimo D’Antoni, professore di scienza delle finanze a Siena:  “I giornali continuano a scrivere che al Quirinale il problema sarebbe la proposta di un ministro [Paolo Savona]  che ha dei dubbi sull’euro. Non so se sia vero. Mi rifiuto di crederci, perché se così fosse sarebbe una motivazione a dir poco sconcertante”:

Già. Avremmo un presidente della repubblica che censura preventivamente le idee politiche di un economista  assolutamente rispettato,  che è stato ministro, banchiere, boiardo di Stato, persino Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica….

Mattarella come presidente che mette il veto – non motivandolo –  su un tale nome, concordato dalle forze che rappresentano la maggioranza in parlamento, “introdurrebbe un precedente pesantissimo” (D’Antoni).  Il precedente si chiama golpe. Qui, diciamolo chiaro, c’è una grande tentazione di golpe. Lo chiede il PD. Lo chiede Forza Italia. Lo chiedono i media. Ce lo chiede l’Europa.

Forse Draghi ha trovato una via d’uscita. Telefona a Mattarella: “Dì che scelgano Di Maio. Quello è un novizio, non capisce niente di finanza monetaria, non sa le lingue, riusciamo a intimidirlo nei vertici UE …e lo facciamo su”. (non cito letteralmente: Fare su, è un mio milanesismo per imbrogliare).

I media cominciano a scrivere: si torna a pensare a un politico come presidente del consiglio. Di Maio, perché no?

 

Resta da mettere qualche puntino sulle i. Il professor Conti,che prima non andava bene  perché “un  perfetto sconosciuto”, poi non va bene perché ha difeso una famiglia che voleva far curare sua figlia malata con la Stamina:  occorre precisar che un avvocato difende anche un omicida, senza essere necessariamente un promotore dell’assassinio? Ma la cosa più  incredibile è che i media e il PD continuino a dire che”ha taroccato” il curriculum.. Che ha millantato una laurea presa a New York, come un qualunque Oscar Giannino, e che l’Università di New York dice che non è mai stato iscritto. In realtà, ecco cosa Conti ha scritto nel suo curriculum:

Vuol  dire che il professore è stato ad ascoltare lezioni all’università – ciascuno può farlo, l’ingresso è libero – per   ascoltare oratorie in un bell’inglese,  migliorare la propria comprensione della lingua, impratichirsi della terminologia giuridica. Io stesso l’ho fatto ormai decenni fa alla Tulane University di New Orleans.  Certo, andare in una università straniera per migliorare la propria competenza linguistica, è un tipo di problematica che non ha mai interessato la Fedeli, con la sua terza elementare, messa dal PD a fare la ministra dell’Istruzione: e  in quel caso, Mattarella ha trovato  che le competenza della vecchia rossa bastano e avanzano. Non ha trovato nulla da ridire sulla competenza scientifica della Lorenzin, una liceale, messa alla Sanità, con potere vacinale dittatoriale. Nè ha avuto dubbi sulle competenze di Alfano, che non sa alcuna lingua, come  ministro degli Esteri. Se si obbedisce all’Europa, non c’è bisogno di essere cervelli, di sapere qualcosa, di imparare: basta eseguire gli ordini.

 

Il debito pubblico: “Il governo giallo-verde lo farà aumentare! Bisogna impedirglielo!”: così  esclamano le sinistre  che in dieci anni di governo hanno aumentato  il debito pubblico così:

 

 

(Guardate come cresce dal 2011, ossia dal “competente” Mario Monti)

Stefano Fassina, nel  PD uno dei più a sinistra ma oggi cane sciolto e spirito libero, approva Paolo Savona:

Stefano Fassina (@StefanoFassina) ha twittato alle 10:16 AM on mar, mag 22, 2018:
Paolo #Savona come ministro economia e finanze @MEF_GOV è competente e equilibrata coerenza con voto @M5S_Camera @M5S_Senato e @LegaSalvini il 4 Marzo. Savona da tempo fa analisi fondate su mercato unico e €-zona e ne rileva insostenibili effetti di svalutazione del lavoro.
(https://twitter.com/StefanoFassina/status/998840059033014277?s=03)

BERLINO:  non sapeva come rifutare i programmi  di Macron  sulla messa in comune di profitti e perdite come in una vera area monetaria.  Adesso ha colto la palla al balzo  per stoppare tutto. “Finché l’Italia non finisce di fare le sue riforme. E siccome non le fa più…”,.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-21/governo-m5s-lega-timori-tedeschi-ora-stop-riforme-dell-area-euro–124559.shtml?uuid=AEKSmwrE&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

“La Germania, da sempre contraria alla condivisione dei rischi in Eurozona, coglie la palla al balzo per dire che… non vuole la condivisione dei rischi” (Luciano Barra Caraccio)

Per i più esperti, propongo l’articolo seguente:

COSA PONE VERAMENTE IN PERICOLO L’EUROZONA. IL CONTO CHE LA GERMANIA NON PAGHERA’ MAI

https://orizzonte48.blogspot.it/2018/05/cosa-pone-veramente-in-pericolo.html

E’ la comune spoliazione dell’Italia il vero collante della “unità” franco-tedesca, che altrimenti sarebbe divergente.

“La verità sta proprio nel fatto che l’Italia “allarma” non per la sua debolezza ma per la sua forza, la cui rivendicazione farebbe crollare la grande costruzione oligarchica del capitalismo finanziario che culmina nell’euro.”

Sorgente: GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio. – Blondet & Friends