I bambini non vaccinati non presentano alcun rischio per nessuno, lo afferma l’immunologo di Harvard

11 Marzo 2019

I fatti:L’immunologo Tetyana Obukhanych ha scritto una lettera aperta ai legislatori che potrebbero pensare di rimuovere le esenzioni dal vaccino e hanno sostenuto che i bambini non vaccinati non presentano rischi per la salute maggiori rispetto ai bambini vaccinati.

Riflettere su:Possiamo usare il nostro discernimento per distinguere tra coloro che cercano la verità e coloro che cercano di nasconderlo quando si tratta di sicurezza ed efficacia dei vaccini?

via I bambini non vaccinati non presentano alcun rischio per nessuno, lo afferma l’immunologo di Harvard — Notizie dal Mondo

Annunci

Mentre il ministro degli esteri italiano va a fare la guerra in Polonia; Cuba, Cina, Russia, Turchia e addirittura Palestina inviano 933 tonnellate di materiale medico in Venezuela

14 febbraio 2019 Almeno 64 contenitori di medicinali provenienti dalle alleanze del Venezuela con altri governi hanno raggiunto i porti del paese sudamericano.

Un totale di 64 container con 933 tonnellate di materiale medico è arrivato questo mercoledì al porto di La Guaira in Venezuela.

Il ministro della salute venezuelano Carlos Alvarado ha spiegato che questi farmaci e materiale medico provengono dalle alleanze del venezuelano con , , , Palestina, Turchia, tra gli altri…

via Mentre il ministro degli esteri italiano va a fare la guerra in Polonia; Cuba, Cina, Russia, Turchia e addirittura Palestina inviano 933 tonnellate di materiale medico in Venezuela — Notizie dal Mondo

Bambino palestinese perde un occhio a causa di un cecchino israeliano

8 febbraioIl bambino palestinese Muhammad Al-Najjar (12) sta vivendo un grave shock psicologico dopo aver perso l’occhio destro a causa del proiettile di un cecchino israeliano, durante la sua partecipazione alle proteste della Grande Marcia del Ritorno, l’11 gennaio. Quando Muhammad è venuto a conoscenza del suo occhio, si è chiuso nella sua stanza e…

via Bambino palestinese perde un occhio a causa di un cecchino israeliano — Notizie dal Mondo

 

ONG / TUTTI GLI SQUALI NEI MARI DELLA “SOLIDARIETA’” – DA GATES A SOROS

Maurizio Blondet 5 Febbraio 2019 Volete sapere tutto sul mondo delle ONG, ossia le Organizzazioni Non Governative? Volete leggere quello che gli altri non scrivono sugli affari, le cifre, i protagonisti, le connection di quell’universo in gran parte sconosciuto e che macina milioni di euro e di dollari sulla pelle dei cittadini, soprattutto dei migranti? Di coloro…

via ONG / TUTTI GLI SQUALI NEI MARI DELLA “SOLIDARIETA’” – DA GATES A SOROS — Notizie dal Mondo

 

Fermiamo il cancro CETA

La protesta contro l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada ha portata continentale

stop-ttip-italia.net
Il 21 settembre il CETA ha compiuto un anno dalla sua entrata in vigore provvisoria, che ha fatto cadere oltre il 90% dei dazi in vigore e, a fronte di una crescita delle poche imprese esportatrici verso il Canada in linea con quanto ottenuto negli anni precedenti senza il CETA, ha messo al lavoro la ventina di Comitati riservati che stanno lavorando ai fianchi regole e standard importanti per la nostra salute e sicurezza. Per questo in Germania, Francia e anche in Italia, a Milano e Udine, oggi sabato 29 settembre migliaia di cittadini europei torneranno a farsi vedere e sentire per chiedere lo stop definitivo a questo e a tutti  i brutti fratelli del CETA.
In un’impeto promozionale, rispetto a un trattato che non vince a livello commerciale, e non convince a livello di diritti, la commissaria europea al commercio Cecilia Malmstrom è volata dal ministro al Commercio canadese Jim Carr per lanciare insieme, come grande passo avanti, l’inserimento nel testo del CETA di un passaggio in cui le parti si impegnano “Promuovere il sostegno reciproco delle politiche commerciali e climatiche”, in riferimento al loro impegno nei confronti dell’accordo di Parigi. Peccato che, come rilevato anche da autorevoli esperti, questi impegni come quelli già presenti nel capitolo del trattato dedicato allo Sviluppo sostenibile, sono pure parole senza impegni numerici ne’ meccanismi di controllo e sanzione nel caso non venissero rispettate.
Nel frattempo, invece, come abbiamo avuto modo anche di denunciare con questo Documento consegnato al Governo italiano nella seconda riunione della Task Force istituita presso il Mise per valutare opportunità e problemi dei negoziati commerciali in corso, i Comitati istituiti dal CETA attaccano standard e regole su temi importanti come pesticidi, Ogm e glifosate.
Come si può leggere nell’appunto, infatti, il 18 gennaio 2018 il Comitato sulla Cooperazione regolatoria (RCF) costituito dal trattato ha pubblicato una Call to action in cui chiunque poteva presentare una lista di proposte su regole diverse tra Europa e Canada da avvicinare nel futuro non in parlamento ma nell’ambito del Comitato stesso .
Il 27-28 Marzo nel primo Comitato sulla sicurezza sanitaria e fitosanitaria il Canada ha chiesto all’Europa di motivare formalmente il differente trattamento del glifosato in alcuni Paesi UE  come l’Italia, in cui ne è parzialmente vietato l’uso, poi il mancato rinnovo da parte dell’UE della commercializzazione per i prodotti contenenti Picoxystrobin, un fungicida considerato altamente rischioso per animali terrestri e acquatici, oltre all’annosa questione dei MRL (livelli residui dei pesticidi) tra i livelli tollerati in Eu, nei diversi Paesi e quelli (più di larga manica) protetti dal Codex Alimentarius.

Il 26 Aprile 2018 nel primo Dialogo sull’Accesso al mercato del biotech, reso obbligatorio dal CETA, il Canada ha espresso preoccupazioni sulle presunte “lungaggini burocratiche” che non permettevano una rapida autorizzazione dei loro Ogm in Europa. E sono solo pochi tra le decine di esempi che potremmo fare nel merito dell’impatto del CETA e dei suoi brutti fratelli sulla capacità dei nostri Paesi e dell’Europa stessa di difendere, di fronte
Per questo oggi 29 settembre in Germania, Francia, Madrid e per l’Italia a Milano e Udine  si terranno oltre 100 iniziative di protesta e sensibilizzazione contro il CETA e gli altri trattati.
A Milano il Comitato Stop TTIP/Stop CETA darà vita a una “Ruota della sfiga” in diretta Facebook dalla fabbrica recuperata RiMaflow. Qui il link con tutte le informazioni sull’evento di Milano: Link Qui il link per la diretta alla pagina Fb del Comitato di Milano: Link
A Udine il Comitato Stop TTIP/StopCETA organizza una conferenza stampa insieme a Coldiretti e Banca Etica per denunciare che c’è anche un formaggio friulano tra i falsi made in Italy causati dal CETA.
Ma l’autunno caldo dei Trattati tossici è appena cominciato: la ex relatrice delle Nazioni Unite per il diritto all’acqua, la canadese Maude Barlow, premio Nobel alternativo nel 2005 e co-fondatrice della più antica organizzazione ambientalista canadese Council of Canadians sarà in Italia il 15 e 16 ottobre nostra ospite a Roma per incontrare istituzioni e associazioni e unirsi alla nostra richiesta al Governo italiano e al Parlamento Europeo di fermare al più presto il CETA.

Notizia del:

È crisi umanitaria a Gaza stretta nel blocco di Israele ed Egitto

Il Cairo ha nuovamente chiuso il valico di Rafah gettando nella disperazione migliaia di palestinesi che attendevano da settimane il passaggio del confine. L’allarme dell’Oms per il sistema sanitario al collasso.

Gerusalemme, 28 febbraio 2018, Nena News – «È stato solo un inganno, gli egiziani dicevano che avrebbero aperto il transito di Rafah per quattro giorni e invece l’hanno chiuso dopo appena 24 ore». Jamil Hammouda, un giornalista che abbiamo raggiunto telefonicamente a Gaza, ci ha riferito della disperazione di migliaia di palestinesi che contavano di poter raggiungere il Cairo.

Persone gravemente ammalate, genitori che non vedono i figli da mesi, studenti diretti ad università in altri Paesi arabi. Dovranno aspettare ancora e per quanto non si sa. «E dall’altra parte ad El Arish – ha ricordato Hammouda – ci sono centinaia di persone che attendono da settimane di tornare a casa».

Il valico di Rafah, tra Gaza e il Sinai, è l’unica porta che due milioni di palestinesi hanno sul resto del mondo arabo. L’altro, quello di Erez a nord è accessibile solo a quei pochi che, dopo lunghe attese, riescono ad ottenere un permesso israeliano per superarlo. Il blocco di Gaza, anzi, è più giusto chiamarlo assedio, da parte di Israele ed Egitto è ferreo. E lo pagano oltre 2 milioni di civili e non, come affermano Tel Aviv e il Cairo, il movimento islamico Hamas che dicono di voler colpire.

L’Egitto ha motivato la chiusura di Rafah con la mancanza della necessaria sicurezza per i palestinesi in viaggio per il Cairo. «In realtà il valico è stato chiuso non appena sono transitati quei pochi che hanno potuto pagare tremila dollari (alle autorità egiziane, ndr)», ha spiegato Hammouda riferendosi alle “tariffe” che garantiscono il passaggio sicuro del valico.

Congelati gli accordi di riconciliazione tra Hamas e il partito Fatah del presidente dell’Anp Abu Mazen, Gaza sta precipitando in una crisi umanitaria devastante. Gli stessi israeliani nei giorni scorsi hanno lanciato un appello al finanziamento urgente di un loro piano per Gaza: con il blocco strangolano la Striscia e con le donazioni vorrebbero far respirare un territorio che hanno contribuito a trasformare in una enorme prigione.

Ben diverso è l’appello che ha lanciato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a favore del sistema sanitario di Gaza al collasso e su 1.715 palestinesi che stanno per morire tra cui 113 neonati, 100 pazienti in terapia intensiva e 702 in emodialisi. L’Oms chiede aiuti per 11,2 milioni di dollari necessari a soddisfare i bisogni di salute per i prossimi tre mesi. E solleva il velo dell’indifferenza sugli interventi chirurgici rimandati, sulle culle di terapia intensiva che ospitano talvolta quattro neonati, sui 6.000 operatori sanitari che da mesi ricevono il 40% del loro salario.

«Senza finanziamenti nel 2018 – avverte l’Oms – 14 ospedali e 49 strutture di cure primaria dovranno affrontare una chiusura totale o parziale, con un impatto su 1,27 milioni di persone». Tre ospedali e 13 cliniche di assistenza primaria hanno già chiuso per la mancanza di energia elettrica. Scarseggiano i farmaci salvavita.

Ad appesantire il quadro c’è lo stato di emergenza proclamato dai municipi di Gaza. Senza più fondi le amministrazioni locali sono state costrette a dimezzare i loro servizi fra cui la nettezza urbana e la gestione del sistema fognario e a vietare, per il forte inquinamento, i bagni in mare. L’erogazione dell’acqua nelle case è stata limitata ad un’ora appena al giorno.

E intanto resta alto il rischio di un nuovo conflitto con Israele che nei giorni scorsi, in risposta ad un attacco a una sua pattuglia lungo il confine, ha lanciato ripetuti raid aerei contro presunte postazioni di Hamas. Quello della scorsa settimana è stato l’attacco dal cielo più ampio dalla guerra del 2014. Il generale Yoav Mordechai ha avvertito che Israele reagirà con forza a nuove manifestazioni di protesta sul confine. Negli ultimi mesi 15 dimostranti di Gaza sono stati uccisi da fuoco israeliano.

Sorgente: È crisi umanitaria a Gaza stretta nel blocco di Israele ed Egitto

GAZA. Salute, un diritto negato o rimandato

Nel mese di ottobre la percentuale dei permessi israeliani per pazienti di Gaza è la più bassa in sette anni, riporta l’Oms. I più colpiti sono i pazienti oncologici che nella Striscia non trovano i medicinali adatti

di Rosa Schiano

Roma, 7 dicembre 2016, Nena News La percentuale dei permessi rilasciati da Israele a pazienti palestinesi di Gaza per l’attraverso del valico di Erez è la più bassa in sette anni, riferisce un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Delle 2.019 richieste inviate, infatti, solo il 44.08% sono state approvate:si tratta della percentuale più bassa dal mese di aprile 2009.

A 125 pazienti (6.19%) sono state negate le autorizzazioni di viaggio, tra questi vi erano cinque minori e sei persone anziane di età superiore ai 60 anni, mentre 1.004 pazienti (49.73%) non hanno ricevuto alcuna risposta, tra questi 265 minori e 116 anziani, secondo i dati dell’ufficio di collegamento palestinese.

Il 92.8% dei pazienti a cui sono state negate le autorizzazioni ad attraversare il valico – e che necessitavano di trattamenti in ortopedia, oncologia, neurochirurgia, chirurgia generale ed altre specialità – avevano appuntamenti presso ospedali a Gerusalemme est e in Cisgiordania, solo il 7.2% in ospedali in Israele.

Gli oltre 1.000 pazienti che non hanno ricevuto risposta – tra cui 265 minori – hanno perso i propri appuntamenti; la maggior parte di essi aveva bisogno di cure mediche in oncologia, ortopedia, pediatria, ematologia, oftalmologia, cardiologia, chirurgia vascolare.

Il ritardo nel rilascio dei permessi comporta il rimando di cure mediche anche urgenti. I pazienti di Gaza a volte fanno nuove richieste dopo che sono state loro negate le autorizzazioni o quando, avendo bisogno di cure nel più breve tempo possibile, non hanno ricevuto ancora risposta.

Inoltre, a coloro che inviano richieste di attraversamento del valico viene spesso chiesto dalle autorità israeliane di sottoporsi ad interrogatori della sicurezza. L’Oms riferisce che ad ottobre sono 14 i pazienti, tra cui sei donne, a cui è stato chiesto di sottoporsi ad interrogatori al valico diErez e soltanto ad uno dei pazienti è stato dato il consenso di attraversarlo.

Tra le varie specialità mediche, le richieste per trattamenti in oncologia restano le principali. Una situazione di cui soffrono soprattutto le donne colpite da cancro al seno. Difficile che siano disponibili nella Striscia farmaci essenziali, tra cui i chemioterapici, questo ha a volte comportato interruzioni dei cicli di chemioterapia, mentre la radioterapia non è disponibile, da qui la necessità per i pazienti di Gaza di trattamenti medici al di fuori della piccola enclave assediata. Nena News

Rosa Schiano è su Twitter: @rosa_schiano

Sorgente: GAZA. Salute, un diritto negato o rimandato

Il prezzo della salute

Il fatto che ci siano uomini che muoiono solo perché non possono accedere alle cure necessarie è un problema ampiamente dibattuto.

Il fatto che l’industria farmaceutica prediliga lo sviluppo di farmaci per la cura delle malattie tipiche dei paesi sviluppati che hanno un sistema sanitario funzionante, e trascuri, invece, i paesi a basso reddito costituisce un’ulteriore questione. L’abbondanza di medicinali per la cura di tutte le malattie reali e immaginarie delle popolazioni più ricche, pone sfide sempre maggiori sul piano economico per i nostri sistemi sanitari. Da un lato, a volte, si mettono in discussione i farmaci contro i sintomi del cambio di stagione, gli psicofarmaci per bambini iperattivi e lavoratori sotto stress o i tranquillanti per le popolazioni mentalmente instabili dei paesi sviluppati. Dall’altro, invece, la ricerca per una nuova cura per la tubercolosi è ferma al 1965 sebbene la vecchia terapia combinata spesso non sia efficace contro i germi multiresistenti e sia scarsamente tollerata. Ogni anno si ammalano di tubercolosi nove milioni di persone e ne muore un milione e mezzo. Si stima che i germi multiresistenti siano responsabili di 480.000 casi di infezione che non si risolvono con la terapia tradizionale. Ma questa è una malattia dei poveri.

viaPressenza – Il prezzo della salute.

Il prigioniero Akram ar-Rikhawi, in gravi condizioni di salute, continua a scioperare oltre il 92° giorno

Jasmine ar-Rikhawi fa sentire la sua voce, e lo fa solo per amore del padre Akram, al 92° giorno di sciopero della fame in una prigione israeliana. Le sue condizioni di salute si aggravano di ora in ora.

L’uomo, 40enne, è al centro delle preoccupazioni della sua famiglia perchè, da adesso, è entrato nel rischio della morte. Anche Akram sta segnando un altro record nella storia degli scioperi della fame tra i detenuti palestinesi.

Il detenuto si trova in un letto della prigione di Ramle, non può muoversi e, come accade nei casi più gravi, le autorità carcerarie israeliane stanno dimostrando  per lui come per tutti i detenuti palestinesi che si spengono nei letti dei suoi penitenziari.

Il ricordo dell’arresto. Ar-Rikhawi è sposato con 8 figli: 5 femmine e 3 maschi.
Yasmin oggi ha 26 anni e racconta il giorno dell’arresto del padre: “Era il 6 luglio 2004 quando mio padre fu bloccato ad Abu Huli, posto di blocco di collegamento tra il sud e il centro di Gaza. Gaza era ancora occupata dagli insediamenti israeliani. Israele lo condannò a 10 anni di carcere e, ad oggi, ne ha scontati otto. All’epoca avevo 18 anni e, da allora, non ho smesso di sognare di poterlo riabbracciare”.

Divieto di visita. Come il resto dei familiari dei detenuti di Gaza, anche ad ar-Rikhawi Israele vieta di ricevere le visite. Il divieto è stato sollevato dal 2006 e fu pensato come punzione collettiva per il sequestro dell’allora caporale israeliano Gil’ad Shalit.

“Cos’è se non la negazione di un dirittto fondamentale?”, si chiede Yasmin, oggi più ansiosa che mai perchè Akram, in sciopero da oltre 3 mesi, di recente ha anche avuto un ictus.

La malattia del padre. “Prima dell’arresto mio padre aveva sofferto di un dolore acuto al petto poi, in seguito all’arresto, continuò a stare male e fu portato all’ospedale della prigione di Ramle, ma lì il personale israeliano si è sempre rifiutato di fargli le iniezioni che già faceva prima dell’arresto”.

La negligenza medica sul problema di Akram insieme alla noncuranza israeliana su altri problemi di salute del detenuto, ne hanno peggiorato le condizioni di salute, facendolo diventare sofferente cronico. Da quando è in detenzione israeliana infatti, Akram è diventato diabetico e ha seri problemi di osteoporosi.

“Per le ripercussioni psicologiche che mio padre ha subito in detenzione dagli israeliani invece, le autorità carcerarie gli hanno somministrato fino a 29 farmaci al giorno. Prima dell’arresto mio padre pesava 70 Kg, ora pare sia arrivato a pesare 40 Kg. Praticamente vive su una sedia a rotelle”.

Ma ar-Rikhawi non sospende lo sciopero. Yasmin si dice sicura che, nonostate tutto, il padre sarà forte e non sospenderà lo sciopero come gli chiede di fare l’amministrazione carceraria israeliana.

Similmente a quanto avevano dichiarato risoluti molti altri detenuti nelle condizioni di Akram, giunto a questo punto, anche per lui vale il motto “libertà o martirio”.

Verso la fine dell’intervista, Ysmine confida un particolare di Akram. Il detenuto palestinese ama scrivere. “So che mio padre scriveva molto sulla condizione dei prigionieri, in particolare di quelli sofferenti e malati. Aveva scritto della sua esperienza nell’ospedale e della negligenza medica. Per questo Israele lo aveva punito, spedendolo in detenzione in isolamento”.

Per mettere in salvo la vita del padre, la ragazza si rivolge alla leadership dei prigionieri che avevano raggiunto un accordo con Israele alla presenza dell’ambasciatore egiziano. Il suo appello è indirizzato pure alle organizzazioni per i Diritti Umani.

Il silenzio dei mass media. A tutte le parti palestinesi Yasmine chiede impegno e pubblicizzazione del caso del padre. “Mi preoccupa molto l’inadeguatezza della copertura mediatica sul caso di mio padre. Essa non è proporzionale alla gravità del suo caso, né di tutti i prigionieri malati. Chiedo ai mezzi dell’informazione di porla invece in testa alle priorità e di fare luce su quanto accade realmente dietro le sbarre delle prigioni di Israele”.

Appello addameer.org

  • Firma questa lettera rivolta alle autorità israeliane per chiederne il rilascio qui.
  • Brigadier General Danny Efroni
    Military Judge Advocate General
    6 David Elazar Street
    Harkiya, Tel Aviv
    Israel
    Fax: +972 3 608 0366; +972 3 569 4526
    Email: arbel@mail.idf.il; avimn@idf.gov.il
  • Maj. Gen. Nitzan Alon
    OC Central Command Nehemia Base, Central Command
    Neveh Yaacov, Jerusalam
    Fax: +972 2 530 5741
  • Deputy Prime Minister and Minister of Defense Ehud Barak
    Ministry of Defense
    37 Kaplan Street, Hakirya
    Tel Aviv 61909, Israel
    Fax: +972 3 691 6940 / 696 2757
  • Col. Eli Bar On
    Legal Advisor of Judea and Samaria PO Box 5
    Beth El 90631
    Fax: +972 2 9977326
  • Firma questa lettera, diffusa da UFREE, ai membri del Parlamento europeo per richiedere un’azione per salvare la vita di Akram Rikhawi qui.
  • Partecipa a una protesta o a una manifestazione per i prigionieri palestinesi davanti a un consolato israeliano. Molti gruppi e organizzazioni stanno promuovendo eventi – partecipa a  uno di essi o contribuisci a organizzarne uno. Stai preparando un’azione, un evento o un forum sui prigionieri palestinesi nella tua città o campus? Utilizza questo modulo per contattarci e noi pubblicizzeremo ampiamente l’evento. Se hai bisogno di suggerimenti, materiali o oratori per l’iniziativa, contattaci all’indirizzo. (Ireland Palestine Solidarity Campaign ha ottimi materiali, disponibili a questo indirizzo).
  • Contatta i membri del tuo governo e chiedi la fine del silenzio internazionale e della complicità con la repressione dei prigionieri politici palestinesi.

 

 

Thanks to: Hala al-Hasanaa
              Infopal
              Forumpalestina
              Samidoun
              Addameer