The Israeli pharmaceutical giant Teva must pay over $520 million following corruption charges

Israeli drug firm fined for bribing officials in Russia, Ukraine & Mexico

A building belonging to generic drug producer Teva, Israel’s largest company with a market value of about $57 billion, is seen in Jerusalem. © Baz Ratner / Reuters

The Israeli pharmaceutical giant Teva must pay over $520 million following corruption charges made by the US Department of Justice (DOJ). The company breached the Foreign Corrupt Practices Act (FCPA) by bribing officials in Russia, Ukraine and Mexico.

Teva is the world’s largest manufacturer of generic pharmaceutical products. According to the DOJ, its fully-owned subsidiary Teva LLC (Teva Russia) bribed a top Russian official to increase sales of the multiple sclerosis drug, Copaxone, during drug purchase auctions held by the Russian Ministry of Health.

Between 2010 and at least 2012, Teva earned an extra $200 million from Copaxone sales in Russia. The Russian official allegedly received $65 million through inflated profit margins. His name and department were not disclosed.

Overall, Teva will pay $520 million which includes the US criminal and regulatory penalties for its illegal activity in Russia, Ukraine and Mexico.

In Ukraine, Teva hired a senior government official in the Ministry of Health as “registration consultant.” Between 2010 and 2011, the Israeli company paid him a monthly fee and covered his expenses, amounting to $200,000. In Mexico, Teva bribed doctors to prescribe Copaxone from at least 2005.

“Teva and its subsidiaries paid millions of dollars in bribes to government officials in various countries, and intentionally failed to implement a system of internal controls that would prevent bribery,” said Assistant Attorney General Caldwell.

“Companies that compete fairly, ethically and honestly deserve a level playing field, and we will continue to prosecute those who undermine that goal,” Caldwell added.

“As demonstrated by this case, the Foreign Corrupt Practices Act has a long reach. Teva’s egregious attempt to enrich themselves failed and they will now pay a tough penalty,” said William J. Maddalena, Assistan

thanks to: RT

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/2016.

Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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La Turchia s’infiltra in Siria, la Russia avvia grandi manovre

Alessandro Lattanzio, 26/8/2016 Il Ministero degli Esteri russo, in merito all’invasione turca in Siria, dichiarava “Mosca è seriamente preoccupata per gli sviluppi sul confine siriano-turco, ed è particolarmente allarmata dalla prospettiva che la situazione nella zona del conflitto continui a deteriorarsi, con conseguente maggiori perdite civili e accresciute tensioni etniche tra arabi e curdi. Crediamo fermamente che la crisi siriana può essere risolta esclusivamente sulla solida base del diritto internazionale attraverso il dialogo intra-siriano tra tutti i gruppi etnici e religiosi, tra cui i curdi, sulla base del Comunicato di Ginevra del 30 giugno 2012 e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui la risoluzione 2254, avviato dal Gruppo internazionale di sostegno alla Siria“. Va ricordato che nel febbraio 2016, Erdogan definì “risibile” l’accusa della Russia che la Turchia stesse preparando l’invasione della Siria. “Trovo questa dichiarazione russa ridicola… ma è la Russia che è attualmente impegnata nell’invasione della Siria“, aveva detto Erdogan, che affermava anche che la Russia va ritenuta responsabile delle persone uccise in Siria, e che Mosca e Damasco erano responsabili di 400000 morti. Parlando a una conferenza stampa congiunta con l’omologo senegalese, durante una visita in Senegal, Erdogan aveva anche detto che la Russia invadeva la Siria per creare uno “Stato boutique” per il Presidente Bashar al-Assad. “La Turchia non ha alcun piano o pensiero per attuare una campagna militare o incursione in Siria“, dichiarava un funzionario turco, “La Turchia è parte di una coalizione, collabora con i suoi alleati, e continuerà a farlo. Come abbiamo più volte detto, la Turchia non agisce unilateralmente“. “I russi cercano di nascondere i loro crimini in Siria“, dichiarava l’ex-primo ministro turco Ahmet Davutoglu, “Semplicemente distolgono l’attenzione dai loro attacchi ai civili di un Paese già invaso. La Turchia ha tutto il diritto di prendere tutte le misure per proteggere la propria sicurezza“. Intanto, un capo del gruppo terroristico filo-turco Faylaq al-Sham, entrato nella città di Jarablus nel nord della Siria nell’ambito di un’operazione supportata da carri armati e forze speciali turchi e aerei da guerra degli USA, riferiva che la maggior parte dei terroristi dello Stato Islamico che occupavano Jarablus si erano ritirati e alcuni si erano arresi. Ma nonostante ciò, solo la metà della città era sotto il controllo dei terroristi neo-ottomani. “I jihadisti dello Stato islamico si sono ritirati da diversi villaggi alla periferia di Jarablus e si sono diretti a sud verso la città di al-Bab“.
Mentre il primo ministro turco Binali Yildirim affermava che “Il nostro esercito continuerà l’operazione finché i terroristi saranno completamente cacciati da questa regione e le forze armate turche forniscono supporto logistico alle forze dell’esercito libero siriano“, il rappresentante della Repubblica Araba di Siria presso le Nazioni Unite, Bashar al-Jafari, dichiarava che “E’ impossibile sconfiggere lo Stato islamico in Siria senza prima sconfiggerlo in Turchia. Come può la Turchia dire che combatte lo SIIL a Jarabulus se essa stessa ne ha permesso la creazione e lo sviluppo rifornendolo di migliaia di autoveicoli Toyota e di altre marche, già dotati di armi? Inoltre, coi fondi dal Golfo Persico gli ha acquistato armi da Ucraina, Croazia, Bulgaria, ecc. Non c’è dubbio che ci sia pressione russo-iraniana su Ankara per farle cambiare politica verso la Siria. La Turchia dice una cosa ma ne fa un’altra. Sentiamo buoni interventi ogni giorno, ma non vediamo nessuna azione reale. Se ci fossero azioni coerenti con le dichiarazioni, non avrebbe iniziato l’operazione a Jarabulus. Gli Stati Uniti usano la Turchia, il braccio armato del PKK, al-Nusra e altri. Questo è noto. Il diplomatico di più basso rango alle Nazioni Unite sa già cosa accade in Siria e Iraq. La lotta al terrorismo può avvenire solo creando una equa coalizione internazionale, in coordinamento con le autorità siriane. Lo sosterrò, ma non senza il consenso del governo siriano. Noi viviamo nel 21° secolo, non nella foresta. Si dimentica che esiste il diritto internazionale“. Sergej Balmasov, dell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente, dichiarava che “Gli statunitensi ancora perseguono il loro obiettivo principale, indebolire il governo di Bashar Assad. Tutte le coalizioni supportate dagli Stati Uniti sono temporanee“, e l’intervento della Turchia trascinerà ulteriormente la guerra in Siria destabilizzando la regione, mentre Ruslan Pukhov, del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie, dichiarava che “Tenendo conto dei legami tra Ankara e Washington al minimo nelle ultime due settimane, tale operazione serve ad distogliere l’attenzione da Fethullah Gulen e mostrare che Stati Uniti e  Turchia rimangono alleati strategici“.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa della Federazione Russa avviava ampie esercitazioni a sorpresa di prontezza al combattimento delle Forze Armate nei Distretti Militari meridionale, occidentale e centrale, così come delle Flotte del Nord, del Mar Nero e del Caspio, e delle principali basi delle VDV, ovvero le forze aerotrasportate. Il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu annunciava, “Oggi, in conformità con la decisione del comandante supremo delle Forze Armate, un’altra ispezione improvvisa è iniziata. Le truppe e i mezzi delle forze dei Distretti Militari Meridionale, Occidentale e Centrale, la Flotta del Nord, l’Alto Comando delle Forze Aerospaziali, il comando delle truppe Aerotrasportate dalle 0700 sono in allerta completa“. Le manovre si svolgono dal 25 al 31 agosto. Inoltre, il Distretto Militare del Sud avviava le esercitazioni strategiche “Caucaso-2016“; “I corpi di amministrazione militare, le unità militari e le formazioni di combattimento, sostegno speciale e logistico compiranno 12 esercitazioni specifiche volte ad affrontare i problemi nello schieramento avanzato del completo sistema di supporto delle truppe“, dichiarava il ministro. Più di 4000 effettivi e 300 mezzi della Flotta del Mar Nero e della Flottiglia del Caspio partecipavano alle manovre. Il Ministero della Difesa russo informava che anche 15 navi da combattimento della Flotta del Mar Nero e 10 della Flottiglia del Caspio aderivano alle esercitazioni, assieme a 8000 militari e oltre 2000 mezzi del Distretto Militare Meridionale, a 1000 militari e circa 200 mezzi della base russa nella Repubblica dell’Ossezia del Sud, e ai caccia-intercettori del Distretto Militare Occidentale che pattugliano i confini occidentali della Russia, “gli aerei da combattimento pattugliano costantemente lo spazio aereo nelle zone di confine“.1023573257Fonti:
al-Arabiya
Fort Russ
MID
New Cold War
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
TASS

Sorgente: La Turchia s’infiltra in Siria, la Russia avvia grandi manovre | Aurora

‘Ban, ban, ban!’: Paralympians fall victim to US anti-Russian propaganda

The banning of the entire Russian team at the Paralympics in Rio is the latest example of how sport has become a front in the US-led propaganda war against Russia.

Sorgente: ‘Ban, ban, ban!’: Paralympians fall victim to US anti-Russian propaganda — RT Op-Edge

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sorgente: Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia | Aurora

Cyprus breaks with EU on Russia sanctions

The parliament in Cyprus has adopted a resolution, urging the government to help pave the way for the removal of EU sanctions on Russia.

The resolution drafted by members of the Progressive Party of Working People (AKEL) was supported by 33 MPs out of 54, with 17 abstentions on Thursday. No one voted against the resolution.

The document said the anti-Moscow embargoes “have negatively affected trade and economic relations between Cyprus and Russia during a period of continuing economic crisis.”

Referring to the ongoing standoff between Russia and the West over the deadly conflict in Ukraine, the resolution said EU sanctions had proven “counterproductive and in no way helped to resolve the crisis in Ukraine.”

The lawmakers also called for the implementation of Minsk peace deal reached last year between Kiev and the pro-Moscow forces operating in eastern Ukraine.

Meanwhile, the Russian Foreign Ministry has welcomed the vote, saying it reflected “the will of a sweeping majority of the people of Cyprus to restore mutually beneficial commercial and economic ties with Russia.”

Nicosia enjoys close relations with Moscow as a sizeable Russian community lives on the Mediterranean island.

On July 1, the EU formally extended anti-Russia sanctions by six months until the end of January 2017.

Russian President Vladimir Putin has also responded to the EU decision with signing a decree to extend the existing embargo on imports of agricultural produce, dairy, meat and most other foods from the West until December 31, 2017.

This is while major EU powers are now divided over the future of the sanctions policy towards Moscow. NATO wants the economic sanctions to remain on Russia until Moscow “changes its behavior” regarding the conflict in Ukraine.

However, German Foreign Minister Frank-Walter Steinmeier has recently slammed NATO for its bellicose policy towards Russia and urged the Western military alliance to consider lifting the anti-Moscow bans in phases.

His French counterpart Jean-Marc Ayrault also called on EU leaders to hold talks on possible offers for the easing of anti-Moscow bans if there is progress in the implementation of the peace deals on Ukraine.

The West’s sanctions against Russia were initially introduced after the Black Sea Crimean Peninsula declared independence from Ukraine and voted for reunification with the Russian Federation in March 2014.

Washington and its European allies accuse Moscow of destabilizing Ukraine. Moscow, however, rejects having a hand in the crisis gripping the Eastern European state.

Ukraine’s eastern provinces of Donetsk and Lugansk have witnessed deadly clashes between pro-Moscow forces and the Ukrainian army since Kiev launched military operations in April 2014 to crush pro-Moscow protests there. The crisis has left around 9,400 people dead and over 22,000 others injured.

Sorgente: PressTV-Cyprus breaks with EU on Russia sanctions

Putin: Russia will respond to ‘aggressive NATO rhetoric’

Russia will take adequate measures to counter NATO’s increasingly “aggressive rhetoric,” President Vladimir Putin told MPs at the closing session of the State Duma. He called to create an international security system open to all countries.

It’s necessary to create a collective security system void of “bloc-like thinking” and open to all countries, Putin said on Wednesday in Russia’s parliament.

Russia is ready to discuss this extremely important issue,” he said, adding that such proposals have been so far left unanswered by Western countries.

But again, as it was at the beginning of WWII, we don’t see any positive response,” he continued. “On the contrary, NATO ups its aggressive rhetoric and aggressive actions near our borders.

In this environment, we must pay special attention to strengthening our country’s defense capabilities,” he concluded.

Terrorism has become the major threat to international security, Putin said, comparing it to the rise of Nazism before WWII. Facing this challenge, the international community should work together rather than remain separated and divided, he said.

What kind of lessons are needed to get rid of old-fashioned ideological discord and geopolitical games and unite in the fight against international terrorism? This common threat is rising right in front of us,” Putin said.

Security issues should not prevail over economic growth and well being, the president warned: “Security and international affairs are equally important, but there is nothing more important than economy and welfare.

“These are indeed very complicated and tough issues, but our country’s future depends on how we will tackle them.”

NATO aims to feed fears by painting Russia as ‘treacherous enemy’ – Russian Defense Ministry

Putin’s keynote address comes amid NATO’s build-up in Eastern Europe. After Crimea’s re-unification with Russia in 2014, the bloc started deployment of troops, equipment and infrastructure to Poland and Baltic countries, arguing that it would protect the region from alleged “Russian aggression.”

At the upcoming Warsaw summit in July, NATO leaders are expected to green-light deployment of four battalions of up to 800 troops in each unit to the Baltic States and Poland, along with intensifying the scale and pace of multinational military exercises. Recent live-fire drills, Anakonda 2016, Saber Strike and BALTOPS, involved thousands of troops and hundreds of combat vehicles to simulate large-scale operations in Poland, Latvia, Lithuania and Estonia.

Moscow says NATO’s build-up and its hostile rhetoric towards Russia aren’t helping to improve security and stability in Europe, and have triggered reciprocal measures.

The State Duma, the parliament’s lower house, is expected to go into summer recess before the general election starts this autumn. MPs will spend two months in the summer visiting their constituencies to meet voters, gearing up for the Duma elections scheduled for September.

Addressing the lawmakers, President Putin said the race has to be fair and transparent, and free of foul play. “I would like to thank all of you for everything that has been done over the past years … and, of course, look forward to seeing what we will be doing together with the parliament in the future,” he told MPs.

Sorgente: Putin: Russia will respond to ‘aggressive NATO rhetoric’ — RT News

Target Russia. Target China. Target Iran

Not a day goes by without US Think Tankland doing what it does best; pushing all sorts of scenarios for cold – and hot – war with Russia, plus myriad confrontations with China and Iran.

That fits into the Pentagon’s Top Five existential threats to the US, where Russia and China sit at the very top and Iran is in fourth place – all ahead of «terrorism» of the phony Daesh «Caliphate» variety.

Here I have come up with some concise realpolitik facts to counterpunch the hysteria – stressing how the Russian hypersonic missile advantage renders useless the whole construct of NATO’s paranoid rhetoric and bluster.

The US Aegis defense system has been transferred from ships to land. The Patriot missile defense system is worthless. Aegis is about 30% better than the THAAD system; it may be more effective but their range is also limited.

Aegis is not a threat at all to Russia – for now. Yet as the system is upgraded – and that may take years – it could cause Russia some serious concern, as Exceptionalistan is increasingly pushing them eastward, so near to Russia’s borders.

Anyway, Russia is still light-years ahead in hypersonic missiles. The Pentagon knows that against the S-500 system, the F-22, the awesomely expensive F-35 and the B-2 stealth airplanes – stars of a trillion-dollar fighter program – are totally obsolete.

So it’s back to the same old meme: «Russian aggression», without which the Pentagon cannot possibly fight for its divine right to be showered with unlimited funds.

Washington had 20,000 planners at work before WWII was ended, focused on the reconstruction of Germany. Washington had only six after the destruction of Iraq in 2003’s Shock and Awe.

That was no incompetence; it was «Plan A» from the get-go. The former USSR was deemed a mighty threat at the end of WWII – so Germany had to be rebuilt. Iraq was a war of choice to grab oil fields – mixed with the implementation of hardcore disaster capitalism. No one in Washington ever cared or even wanted to rebuild it.

«Russian aggression» does not apply to Iraq; it’s all about Eastern Europe. Russian Foreign Minister Sergey Lavrov anyway has made it clear that the deployment of the Aegis will be counterpunched in style – as even US corporate media starts to admit that the Russian economy is healing from the effects of the oil price war.

Take a look at my liquid asssets

Here my purpose was to show that China is not a House of Cards. Whatever the real Chinese debt to GDP ratio – figures vary from as low as 23% to 220% – that is nothing for an economy the size of the Chinese, especially because it is entirely internally controlled.

China keeps over $3 trillion in US dollars and other Western currencies in reserves while it gradually delinks its economy from the real House of Cards: the US dollar economy.

So under these circumstances what does foreign debt mean? Not much. China could – although they don’t do it yet – produce more yuan and buy back their debt, as much as the US with quantitative easing (QE) and the European Central Bank (ECB) as it asks certain ‘favorite countries’ (strong NATO supporters) to produce more than their share of euros.

And yet Beijing doesn’t really need to do this. China, Russia, the Shanghai Cooperation Organization (SCO) and what’s left of the BRICS (Brazil is on hold until at least 2018) are slowly but surely forging their own internal currency and currency transfer system (in China and Russia it works already internally) to sideline SWIFT and the Bank of International Settlements (BIS).

When they are ready to roll it out for the rest of the world to join them, then US dollar-based foreign debt will be meaningless.

US Think Tankland, as usual, remains clueless. As one of my Chinese sources explains, «whenever a Western big mouth mentions China’s debt ‘problem’ they quote a figure that seems to come out of thin air, and it includes all debts, central, provincial, city government levels, estimated all corporate debts, loans from banks outside China. Meanwhile, they compare this total number in China with those of Western countries and Japan’s central government debt alone».

The source adds, «China is operating with a balance sheet of the equivalent to $60 trillion. Loans from external sources is in the $11 trillion range while cash and equivalent is in the $3.6-4 trillion range. All this cash – or very liquid asset – is the biggest discretionary force in the hands of China’s leaders while nothing worth mentioning is in the hands of any other Western government».

Not to mention that globally, Beijing is betting on what the World Economic Forum calls the Fourth Industrial Revolution. China is already the central hub for global production, supply, logistics and value chain. Which leads us to One Belt, One Road (OBOR); all roads lead to the Chinese-driven New Silk Roads, which will connect, deeper and deeper, China’s economy and infrastructure all across Eurasia. OBOR will simultaneously expand China’s global power while geopolitically counterpunching the so far ineffective «pivot to Asia» – Pentagon provocations in the South China Sea included – and improving China’s energy security.

Sanctions, like diamonds, are forever

Another major Exceptionalistan fictional narrative is that the US is «worried» about the inability of European banks to do business in Iran. That’s nonsense; in fact, it’s the US Treasury Department that is scaring the hell out of any European bank who dares to do business with Tehran.

India and Iran have struck a $500 million landmark deal to develop the Iranian port of Chabahar – a key node in what could be dubbed the New India-Iran Silk Road, connecting India to Central Asia via Iran and Afghanistan.

Immediately afterwards the US State Department has the gall to announce that the deal will be «examined» – as the proverbial Israeli-firster US senators question whether the deal violates those lingering sanctions against Iran that refuse to go away. This happens in parallel to a mounting official narrative of «unrest» contaminating former Soviet republics in Central Asia – especially Kazakhstan and Tajikistan. CIA-paid hacks should know those sources of unrest well – as the CIA itself is fomenting it.

India doing business with Iran is «suspicious». On the other hand, India is more than allowed to formalize a historic military cooperation deal with the US hazily dubbed the «Logistics Support Agreement»  (LSA) – according to which the two militaries may use each other’s land, air and naval bases for resupplies, repairs and vaguely-defined «operations».

So it’s all hands on deck all over Exceptionalistan to counter Russia, China and prevent any real normalization with Iran. These localized offensives – practical and rhetorical – on all fronts always mean one thing, and one thing only; splitting and fracturing, by all means necessary, the OBOR Eurasian integration. Bets can be made that Moscow, Beijing and Tehran simply won’t be fooled.

Sorgente: Target Russia. Target China. Target Iran

Dangerous Maneuvers: What’s Behind NATO Military Buildup in Black Sea

The NATO buildup in the Black Sea is part of the alliance’s strategy to expand its military presence along Russia’s borders. The move would destabilize the situation in the region, analysts say.

Sorgente: Dangerous Maneuvers: What’s Behind NATO Military Buildup in Black Sea

‘Big Mistake’: Germany Leads NATO Games Near Russia 75 Years After Nazis

The country’s ex-Chancellor Gerhard Schroeder blasted the Merkel administration for the threatening provocation that risks sparking a new Cold War or worse.

On Saturday, former German Chancellor Gerhard Schroeder called the build-up along the Russian border during the summer of hostilities a “serious mistake” only days after the country’s forces took the lead in NATO’s Anaconda-2016 war games on the 75th anniversary of the German invasion of the Soviet Union in June 1941.

The Anaconda War Games, billed as a response to “Russian aggression” by the United States and Allied Forces involves over 30,000 NATO troops in Poland and follows several rounds of war games along Russia’s border in recent months. The provocative wargames also constitute the single largest movement of foreign troops within Poland’s borders since World War II.

Last year, when American think-tanks first started to beat the drums of a new Cold War saying Russia may have designs on invading NATO countries, President Vladimir Putin attempted to dispel these concerns saying, “I think that only an insane person and only in a dream can imagine that Russia would suddenly attack NATO.”

The Obama administration appears to have indulged in the fantasy by increasing US defense appropriations along Russia’s border by fourfold to repel a prospective attack from Russian forces. More concerning, they have brought the rest of NATO’s membership along for the ride with Poland expected to call for permanent troops to be situated along their border and with a missile defense shield established in Romania and a new one under construction in Poland.

The former German Chancellor remains concerned to see that the beleaguered Merkel government, which recent polling shows carries less than a 25 percent approval rating, also fancies itself part of the new Cold War fantasy.

“Overall, the EU needs Russia and Turkey in terms of security policy,” said Schroeder blasting the government for outlandishly taking part of it the massive military buildup along Russia’s border on the anniversary of the Nazi invasion.

The Russian government has responded by developing the Yu-74 ultra-maneuverable hypersonic glide vehicle which military analysts confirm has the capacity to penetrate any missile defense system and has also looked to beat back US and NATO threats from the Baltic region with a series of “buzzing” incidents — flying fighter jets next to American battleships.

The Kremlin remains steadfastly opposed to being baited into massively increasing defense appropriations to ward off a threat that should not exist and continues to responsibly explore international avenues of diplomacy against the American and German-led provocations.

Sorgente: ‘Big Mistake’: Germany Leads NATO Games Near Russia 75 Years After Nazis

In the Face of Russian Warnings, US Says It Will Remain in Black Sea

Russia has warned that the presence of the USS Porter in the Black Sea is a provocation, but the United States says it intends to stay.

The USS Porter, an Arleigh Burke-class destroyer, entered the Black Sea last month, sparking criticism from Moscow as being yet another example of the US military encroaching on Russia’s borders.

“American warships do enter the Black Sea now and then. Certainly, this does not meet with [Russia’s] approval and will undoubtedly lead to planning response measures,” said Andrey Kelin, head of the Russian Foreign Ministry’s European Cooperation Department.

“If a decision is made to create a permanent force, of course, it would be destabilizing, because this is not a NATO sea.”

But the US Navy has no intention of leaving the region. Speaking from the USS Mason in the Mediterranean, Navy Secretary Ray Mabus told reporters that the Western presence is necessary to prevent “Russian aggression.”

“We’re going to be there,” he said. “We’re going to deter. That’s the main reason we’re there – to deter potential aggression.”

Referring to the deployment of two US Navy aircraft carriers to the Mediterranean ahead of the NATO Summit in Warsaw next month, Mabus added that the Pentagon plays an important role in maritime security.

“We’ve been in the Mediterranean continuously for 70 years now, since World War II,” he said. “We’ve been keeping the sea lanes open…It’s what we do.”

With its own Black Sea Fleet operating out of Sevastopol, Russia views these maneuvers as the latest example of NATO’s eastward expansion. The alliance plans to station four new battalions in the Baltics and Poland, and has installed a new missile defense system in the region.

Any permanent stationing of a US warship in the waterway would be a violation of the Montreux Convention, which states that countries without a Black Sea coastline cannot keep military ships in the region for more than 21 days.

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Russia Vows Countermeasures After US Vessel Enters Black Sea

Months after Russian jets responded to the USS Donald Cook in the Baltic, a US destroyer is now testing the waters of the Black Sea.

On Monday, the guided-missile destroyer USS Porter entered the Black Sea to participate in bilateral military exercises as part of Operation Atlantic Resolve.

“The United States continues to demonstrate its commitment to the collective security of our NATO allies and support for our partners in Europe,” reads a statement from the US Navy, adding that the ship’s operations are meant to “enhance maritime security and stability, readiness, and naval capability with our allies and partners.”

The Russian government has criticized the presence of a US warship near its borders as a provocation and has vowed to take necessary countermeasures.

“American warships do enter the Black Sea now and then. Certainly, this does not meet with [Russia’s] approval and will undoubtedly lead to planning response measures,” said Andrey Kelin, head of the Russian Foreign Ministry’s European Cooperation Department.

Kelin also expressed disapproval of the USS Harry S. Truman’s deployment to the Mediterranean, ahead of NATO’s Warsaw summit in July, a move he described as an obvious “show of power.”

“There is nothing special about the movement of US vessels in this case. We know that aircraft carriers are moving the Mediterranean Sea and elsewhere, they have a right to do so, this is freedom of navigation,” he said.

“But in general, this is a definite increase in [Russia-US] relations and all this is done ahead of the NATO summit in Warsaw – this is a demonstration of force.”

The USS Porter is expected to make port calls while operating in the Black Sea.

“We will see how things move forward,” Kelin said. “But overall, we can absolutely not give up on the most important channel of cooperation and dialogue.”

Speaking with radio Zvezda, military expert Viktor Murakhovsky also condemned the presence of American warships near Russia’s borders.

“Permanent deployment of US destroyers in the European theater of war is already a provocation,” he said, noting that there are four other similar US vessels permanently stationed at a Spanish naval base.

In April, the USS Donald Cook sailed near Russian waters in the Baltic Sea, resulting in its interception by a pair of Su-24 bomber jets. US officials described the jets’ maneuvers as “aggressive,” as well as “unsafe and unprofessional.”

Writing about the incident for The American Conservative, political commentator Pat Buchanan observed that “the Russian planes carried no missiles or bombs.” This, he argued, was an indication that their “message [was]: What are the Americans doing here?”

“US warships based in Bahrain confront Iranian subs and missile boats in the Gulf. Yet in each of these regions it is not US vital interests that are threatened, but the interests of allies who will not man-up to their own defense duties, preferring to lay them off on Uncle Sam,” Buchanan said.

“And America is beginning to buckle under the weight of its global obligations.”

Sorgente: Russia Vows Countermeasures After US Vessel Enters Black Sea

Togliete l’iPhone a Renzi: che figuraccia per l’Italia a S.Pietroburgo

Qualcuno dovrebbe avvertire lo spin doctor e il capo del cerimoniale di Renzi. Perché la figura fatta ieri dall’Italia a S.Pietroburgo è davvero magra, anzi magrissima. Perché un premier che utilizza il proprio iPhone in maniera compulsiva durante uno dei più importanti eventi economici internazionali, e di fronte a un capo di Stato che lo ha accolto come “ospite d’onore”, non si era mai visto. Eppure sul comportamento di Renzi al Forum economico di S.Pietroburgo nessun quotidiano italiano ha scritto una riga (meno male che era la stampa russa quella ad essere sotto stretta “dittatoriale”).

“Renzi crush saga”, come lo ha ribattezzato Irina Osipova su Facebook, dalla quale prende spunto questo post, ha colpito ancora. In Europa vota assieme a tutti gli altri a favore delle sanzioni alla Russia, tace sul loro rinnovo, si fa scippare il South-Stream (con Eni e Snam partner principali di Gazprom) a favore del North-Stream 2 (grazie al quale lavoreranno invece aziende tedesche e francesi), poi vola da Putin per firmare accordi per tra aziende italiane e russe, invoca al revisione delle sanzioni e si appella affinché il clima da “guerra fredda” finisca. L’ennesima figuraccia per il nostro paese. Chissà cosa sarebbe successo se al posto suo ci fosse stato Berlusconi.

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di · Pubblicato giugno 18, 2016 · Aggiornato giugno 18, 2016

thanks to: illiberale

L’Esercito arabo siriano, con il sostegno russo, lancia la grande offensiva per liberare Raqqa

Alex Gorka, Strategic Culture Foundation 04/06/2016

Qualche tempo fa era opinione diffusa che Aleppo fosse l’obiettivo chiave per mutare le sorti della guerra in Siria. Ora l’Esercito arabo siriano sembra a riconsiderare i piani, decidendo di liberare la capitale de facto dello Stato islamico (SIIL), Raqqa, grande città sotto il pieno controllo dei terroristi e loro importante base operativa, Va fatto e si può fare. La recente liberazione di Palmyra delle forze siriane supportate dai russi è d’ispirazione. Il 3 giugno, l’Esercito arabo siriano sostenuto dagli attacchi aerei russi, lanciava una profonda grande offensiva per cacciare da Raqqa lo SIIL, avvicinandosi a una regione in cui le milizie appoggiate dagli USA hanno attaccato il gruppo jihadista. Migliaia dei più esperti soldati dell’Esercito arabo siriano si erano concentrati nella città di Ithriya (a sud di Aleppo). Le Forze aerospaziali russe effettuavano attacchi aerei per colpire il territorio occupato dallo SIIL zone orientali della provincia di Hama, nei pressi della provincia di Raqqa, dove l’Esercito arabo siriano avanza. La mossa s’ispira anche all’inefficienza delle forze della coalizione a guida USA, coinvolte nei combattimenti che fanno fuggire i terroristi. Il 25 maggio, le forze curde guidate dalle Forze Democratiche Siriane (SDF), sostenute dagli attacchi dell’US Air force, iniziavano un’operazione militare per riconquistare grandi territori a nord di Raqqa, facendo dichiarazioni nette sull’operazione per liberare la provincia e la sua capitale, ma senza alcun risultato di cui vantarsi ottenuto finora. I rapporti parlano di combattimenti nei pressi di Manbij, nodo cruciale del nord della Siria, a 114 chilometri da Raqqa e quasi 70 km a nord-est di Aleppo, più vicino ad Aleppo che a Raqqa, l’obiettivo finale, e nessuno sa se l’avanzata su Manbij sia rilevante. In ogni caso, non c’è un progresso tangibile. La città è ancora nelle mani dei terroristi. L’impressione è che ci sia qualcosa di molto sbagliato nel coordinamento degli sforzi e la coalizione SDF sponsorizzata dagli USA non ha alcun piano preciso in Siria. La stessa cosa vale per la coalizione guidata dagli USA in Iraq. Dopo più di una settimana di operazioni volte a riconquistare Falluja, a soli 50 km ad ovest di Baghdad, l’esercito iracheno formato da militari, polizia e unità sciite sostenuti dalle forze aeree della coalizione guidata dagli Stati Uniti, ha potuto raggiungere il centro della città. Fin dall’inizio dell’operazione, il 22-23 maggio, i comandanti iracheni hanno affermato di aver eliminato decine di terroristi dello SIIL, ma sono riluttanti a dichiarare i dati sulle proprie perdite. L’offensiva su Mosul (2016), anche chiamata Operazione Fatah, è un’operazione congiunta delle forze governative irachene e delle milizie alleate del Kurdistan iracheno, con limitate forze di terra statunitensi e il supporto aereo degli Stati Uniti, iniziata il 24 marzo con 4000 soldati di due brigate della 15.ma Divisione dell’esercito irachena addestrata dagli Stati Uniti, tra cui combattenti tribali sunniti coinvolti nell’operazione che non ha portato ad alcun risultato. Basti pensare, a tale proposito, che non c’è stata alcuna avanzata in 10 settimane! E le forze guidate dagli USA hanno il vantaggio della supremazia aerea incontrastata! Infatti, questa operazione può difficilmente essere vista come esempio di efficacia e valore militari. Quale differenza stridente se si confrontano tali offensive con le operazioni delle truppe siriane supportate dai russi per liberare Palmyra a marzo! La missione fu un grande successo realizzato in sole 2 settimane e 4 giorni! Il nocciolo del problema è che ci sono due coalizioni in combattimento che perseguono la stessa missione, la liberazione di Raqqa dai terroristi dello SIIL. Il gruppo viene attaccato dalla coalizione pro-USA, da un lato, e dall’Esercito regolare siriano supportato dall’Aeronautica russa, dall’altro. In un certo senso ricorda l’offensiva su entrambi i lati contro la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. La differenza è che in quei giorni c’era un’alleanza formale tra l’Unione Sovietica e gli alleati occidentali, ma non è così oggi in Siria. E’ ridicolo che le due coalizioni non collaborino, o almeno coordinino le azioni. Suggerimenti per una cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia contro lo Stato islamico circolarono più volte da quando i due governi decisero all’inizio di quest’anno di guidare un comitato diplomatico che portasse alla soluzione politica della guerra civile. Gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di unire le forze con la Russia in Siria da quando Mosca ha lanciato la campagna aerea nel settembre dello scorso anno.
Prima che l’offensiva della coalizione guidata dagli USA per liberare Raqqa iniziasse, la Russia aveva ribadito di essere pronta a coordinarsi con Stati Uniti e forze curde. “Raqqa è uno degli obiettivi della coalizione antiterrorismo, proprio come Mosul in Iraq“, aveva detto il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov. “Siamo certi che queste città avrebbero potuto essere liberate in modo più efficace e veloce se i nostri ufficiali avessero iniziato a coordinare le azioni molto prima“. Gli Stati Uniti non avranno bisogno di alcun supporto russo su Raqqa contro lo SIIL, ed opereranno solo con le forze democratiche siriane (SDF) guidate dai curdi, aveva risposto il portavoce del dipartimento di Stato degli USA alle osservazioni del Ministro degli Esteri russo. Il portavoce del Pentagono, capitano Jeff Davis, aveva detto: “Non collaboriamo né ci coordiniamo con i russi sulle operazioni in Siria. Non abbiamo relazioni militari con la Russia“. Il rifiuto degli Stati Uniti della proposta russa è un esempio di politica dai doppi standard e dell’irresponsabilità. Tutte le dichiarazioni sulla volontà di raggiungere la pace in Siria sembrano nient’altro che vuote parole. Sembra che le operazioni dell’Esercito arabo siriano supportate dalla Russia siano l’unica speranza per il Paese devastato dalla guerra. Se le forze governative vincono, il popolo siriano e il mondo potranno vedere chiaramente chi opera seriamente e aiuta nei momenti di difficoltà e che si limita solo a fare dichiarazioni altisonanti senza tradurre le parole in fatti.13320612

Sorgente: L’Esercito arabo siriano, con il sostegno russo, lancia la grande offensiva per liberare Raqqa | Aurora

Gli USA vogliono la guerra con la Russia – United States wants war with Russia

20.05.2016 David Swanson

 

Gli USA vogliono la guerra con la Russia
(Foto di Whitehouse Media)

 

Dopo decenni di provocazioni alla Russia, il governo degli Stati Uniti sembra aver concluso che i russi sono tutti santi e ha deciso di intensificare le provocazioni confidando che nulla vada storto, per non andare sul nucleare.
O le cose stanno così, oppure il governo degli Stati Uniti vuole davvero la Terza Guerra Mondiale.

Questo articolo è stato prima pubblicato il 18/5/16 su American Herald Tribune

Traduzione di Leopoldo Salmaso da Pressenza.com
(NOTA: sono riprodotti i link originari, con l’avvertenza che portano a testi in inglese)

Io non tratterei un ratto malato come gli Stati Uniti trattano la Russia. Il governo russo ha esercitato un’incredibile moderazione al punto che gli Stati Uniti sembra abbiano deciso che possono permettersi di essere ancora più cattivi, una mossa che addetti ai lavori di Washington ora apertamente dicono essere guidata dagli affari sulle armi:
“Questa faccenda dell’esercito è come la storia di ‘Chicken-Little: sta cadendo il cielo’[1]“, ha detto un alto ufficiale del Pentagono. “Questi qua vogliono farci credere che i russi sono alti 3 metri. C’è una spiegazione più semplice: l’esercito cerca un pretesto e una fetta del bilancio più grossa. E il modo migliore per ottenerla è dire che i russi sono in grado di atterrare sul nostro retro e su entrambi i nostri fianchi allo stesso tempo. Che corbelleria!”

In realtà, gli Stati Uniti spendono oltre 8 volte più della Russia in armamenti, senza contare la “Sicurezza della Patria”, l’Energia, lo Stato, i Veterani, ecc. Il mondo contiene ancora armi nucleari sufficienti a distruggere la vita umana se solo una piccola frazione di esse vengono utilizzate, e il 93 per cento appartengono alla Russia e agli Stati Uniti.

Perché non sono sparite le armi nucleari, quando Gorbaciov era disposto a rinunciarvi?

Perché Reagan non era disposto a rinunciare a uno stupido, non funzionante, e fraudolento scudo tecnologico contro una minaccia che non sarebbe esistita se avesse fatto l’accordo. Quella tecnologia è di nuovo nelle sale cinematografiche e nei notiziari: Star Wars.

La guerra fredda continua. L’Unione Sovietica si è sciolta, la Germania si è riunificata, ma la guerra fredda continua al Pentagono. Il Patto di Varsavia si è sciolto, ma la NATO si espande. Quando la Germania si è riunificata, gli Stati Uniti promisero alla Russia che la NATO non si sarebbe mai allargata verso est. Da allora la NATO ha aggiunto nella sua alleanza Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovenia, Albania e Croazia. Dopo il colpo di stato in Ucraina sostenuto dagli Stati Uniti, e contro i desideri del popolo ucraino, la NATO sta spingendo per una partnership con l’Ucraina, e con la Georgia.

Immaginate se la Russia avesse promesso di non espandere il Patto di Varsavia e poi avesse aggiunto Groenlandia, Canada, Bermuda, Bahamas, Cuba e Messico. Se la Russia affermasse di aver fatto tutto quello per proteggersi dall’Iran, quanti esperti statunitensi considererebbero seria, non risibile, quella pretesa? E se la Russia avesse fatto un accordo con l’Iran in base al quale le ispezioni più rigorose che qualsiasi nazione abbia mai subito verifichino che l’Iran non ha armi minacciose, e la Russia si vantasse di questo accordo, ma intanto la Russia continuasse ad espandere il Patto di Varsavia, forse che gli Stati Uniti lo prenderebbero come quel gesto innocuo di amicizia che la NATO dice rappresentino le proprie azioni?

Anche la NATO è “alla ricerca di un pretesto” e si è precipitata a far guerra in Jugoslavia, Afghanistan e Libia. Gli Stati Uniti e alcuni suoi alleati della NATO stanno facendo guerre in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Libia, Siria, Somalia e Yemen. In alcuni di quei luoghi, guerre statunitensi di droni e guerre per procura si sono trasformate in guerre di terra, perfettamente innescate per un’ulteriore espansione. Eppure gli Stati Uniti dicono che i loro interventi sono “difensivi”, descrivono la Russia come aggressiva, e accusano falsamente la Russia di invadere l’Ucraina, un mito che Hillary Clinton ha usato facendo di Vladimir Putin l’equivalente di “Hitler”.

Ora gli Stati Uniti hanno inviato navi nel Mar Nero, carri armati in Georgia, hanno pianificato un’enorme “esercitazione” militare in Polonia, hanno aperto in Romania un sito di “difesa missilistica” che la Russia definisce una “minaccia diretta” (e una violazione del trattato sulle forze nucleari a medio raggio), e hanno iniziato a costruire un altro sito di “difesa missilistica” in Polonia. In occasione dell’apertura del nuovo sito in Romania, c’è un video on-line del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg che lo descrive come un “lavoro di squadra” che coinvolge Romania, Polonia, Spagna, Turchia, Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito. Il discorso ampolloso di Stoltenberg afferma ripetutamente che “La difesa missilistica è per la difesa. E’ difensiva”. Stoltenberg sostiene che i missili “di difesa missilistica” sono troppo vicini alla Russia per intercettare missili russi, e così non coglie il punto che la Russia vede i missili statunitensi come offensivi, altro che “difensivi”.

Perfino CBS News considera impossibile prendere completamente sul serio il controsenso della NATO:
“I funzionari USA dicono che lo scudo missilistico rumeno, che è costato 800 milioni di $, ha lo scopo di respingere le minacce missilistiche provenienti dall’Iran e non è rivolto contro la Russia. Ma la NATO nel gennaio 2015 ha deciso di istituire centri di comando e controllo in Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria entro la fine del 2016 – almeno in parte in risposta alle sfide provenienti dalla Russia e dagli estremisti islamici e per rassicurare i partner orientali”.

Quali minacce? In sostanza ‘i giganti di tre metri che atterrano sul retro e su entrambi i fianchi degli Stati Uniti contemporaneamente’ – in altre parole: soldi da fare.

Leggete con attenzione quest’altro pezzo da CBS News:
“Il presidente Obama e altri capi di Stato e di governo della NATO si sono incontrati a settembre e hanno deciso una revisione delle capacità e delle postazioni di difesa dell’Alleanza, chiamata Readiness Action Plan (Piano di Pronta Azione) o RAP, considerando l’annessione della penisola di Crimea e la presunta interferenza militare in Ucraina orientale da parte della Russia”.

La parola chiave è “presunta”. Sono passati anni dagli annunci settimanali che la Russia aveva invaso l’Ucraina, cosa che ovviamente non ha mai fatto. E naturalmente la gente di Crimea ha votato per unirsi alla Russia dopo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva agevolato un violento colpo di stato in Ucraina che ha installato un governo costituito in buona parte da nazisti. La CBS non può spingersi a commentare se c’è o non c’è qualche prova della “presunta interferenza militare”, allora la chiama “presunta” e spera che non troppe persone sappiano che cosa significa quella parola.

La Russia, che ci crediate o no, sta esprimendo un certo fastidio. Come racconta Jonathan Marshall: “Portavoce di Mosca hanno avvertito che la Romania potrebbe diventare ‘rovine fumanti’ se continua a ospitare il nuovo sito antimissile; hanno minacciato la Danimarca, la Norvegia e la Polonia che anche loro potrebbero essere attaccate; e hanno annunciato lo sviluppo di una nuova generazione di missili balistici intercontinentali progettati per penetrare lo scudo missilistico degli Stati Uniti”.

Aerei russi si sono avvicinati a navi e aerei degli Stati Uniti nelle ultime settimane, ma i rapporti degli Stati Uniti in genere non hanno specificato il fatto che tali navi e tali aerei erano abbastanza vicini ai confini della Russia. Questo sfiora l’inizio di una guerra tra le maggiori potenze nucleari del mondo e rappresenta una minaccia di gran lunga maggiore di quanto generalmente immaginato, perché la maggior parte dei cittadini statunitensi non ha nessun interesse ad avviare la Terza Guerra Mondiale e quindi non ci pensa, ma il governo degli Stati Uniti e la NATO vogliono il sangue. Il nuovo comandante (italiano – NDT) della Nato dice che vuole essere pronto immediatamente a combattere la Russia.

Donald Trump ha buttato là la soluzione di buon senso di abolire la NATO, ma ha subito fatto marcia indietro e si è contraddetto, come su tanti altri argomenti. Hillary Clinton ha pienamente sostenuto l’espansione della NATO fin dall’inizio, quando era First Lady. Bernie Sanders accetta in genere tutto ciò che l’esercito sta facendo, in modo da non agitare le acque, cosa che ancora potrebbe fare di lui il migliore dei tre in materia di politica estera, così come lui è con tutta evidenza in politica interna.

Molto può accadere in 8 mesi. Molto può accadere prima che venga eletto il nuovo presidente. E con tutti gli occhi puntati sulle elezioni, è più che mai probabile che accada. E quello che può accadere farebbe sembrare gestibili i cambiamenti climatici, al confronto.

[1] NDT: E’ simile alla storia di Pierino e il lupo, ma Chicken-Little dice la verità sin dall’inizio, solo non viene creduto.

David Swanson è un autore, attivista, giornalista e conduttore radiofonico. E ‘direttore di WorldBeyondWar.org e coordinatore della campagna RootsAction.org. Fra i suoi libri citiamo ‘War Is a Lie’ (La guerra è una menzogna). Tiene un blog su DavidSwanson.org e su WarIsACrime.org. Conduce Talk Nation Radio (Radio Parla Nazione). E’ Candidato 2015 e 2016 al premio Nobel per la Pace.

 


 

United States wants war with Russia
Obama meets with Prime Minister Vladimir Putin (Image by Whitehouse media)

After provoking Russia for decades, the United States government has apparently concluded that the Russians are all saints and decided to escalate the provocations with confidence that nothing will go wrong, or go nuclear. Either that or the U.S. government truly wants World War III.

By David Swanson, American Herald Tribune

I wouldn’t treat a diseased rat the way the United States treats Russia. The Russian government has exercised such incredible restraint that the United States has apparently decided it can get away with being even nastier, a move that is now openly described by Washington insiders as being driven by weapons profiteering:

“‘This is the “Chicken-Little, sky-is-falling” set in the Army,’ the senior Pentagon officer said. ‘These guys want us to believe the Russians are 10 feet tall. There’s a simpler explanation: The Army is looking for a purpose, and a bigger chunk of the budget. And the best way to get that is to paint the Russians as being able to land in our rear and on both of our flanks at the same time. What a crock.’”

In fact, the United States spends well over 8 times what Russia does on militarism, not counting “Homeland Security” or Energy or State or Veterans, etc. The world still contains enough nuclear weapons to destroy human life if just a small fraction of them are used, and 93 percent of them belong to Russia and the United States.

Why aren’t the nukes gone, when Gorbachev was willing to give them up?

Because Reagan was unwilling to give up a stupid, non-functioning, and fraudulent technological defense against a threat that would not have existed if he had. That technology is back in the movie theaters and back in the news: Star Wars.

The Cold War continued. The Soviet Union broke up. Germany reunified. And the Cold War still continued at the Pentagon. The Warsaw Pact went away. NATO expanded. When Germany reunited, the United States promised Russia that NATO would never expand eastward. NATO then added the Czech Republic, Poland, Hungary, Slovakia, Romania, Bulgaria, Lithuania, Latvia, Estonia, Slovenia, Albania, and Croatia to its membership. Since the U.S.-facilitated coup in Ukraine, and against the desires of the Ukrainian people, NATO has been pushing for a partnership with Ukraine, as well as with Georgia.

Imagine if Russia had promised not to expand the Warsaw Pact and then added to its membership Greenland, Canada, Bermuda, the Bahamas, Cuba, and Mexico. If Russia claimed to have done all that to protect itself from Iran, how many U.S. pundits would treat that as a serious, non-laughable claim? And if Russia made a deal with Iran under which more stringent inspections than ever endured by any nation would verify that Iran had no threatening weapons, and if Russia bragged about this deal, but if Russia went right on expanding the Warsaw Pact, would the United States take that as the harmless gesture of friendship that NATO depicts its actions as?

NATO has also been “looking for a purpose” and rushing off to wage wars in Yugoslavia, Afghanistan, and Libya. The United States and some of its NATO allies are waging wars in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Libya, Syria, Somalia, and Yemen. In a number of those places, drone wars and proxy wars have been turned into U.S. ground wars, perfectly primed for major expansion. Yet, the United States speaks of its actions as “defensive,” describes Russia as aggressive, and falsely accuses Russia of invading Ukraine, a mythical act that Hillary Clinton determined made Vladimir Putin the equivalent of “Hitler.”

Now the United States has sent ships to the Black Sea, sent tanks to Georgia, planned a huge military “exercise” in Poland, opened a “missile defense” site in Romania, which Russia calls a “direct threat” (and a violation of the Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), and begun building another “missile defense” site in Poland. There’s a video online of NATO Secretary General Jens Stoltenberg at the opening of the new site in Romania, describing it as a “team effort” involving Romania, Poland, Spain, Turkey, Germany, Denmark, the Netherlands, and the UK. Stoltenberg’s stilted speech claims repeatedly that “Missile defense is for defense. It is defensive.” Stoltenberg claims the “missile defense” missiles are too close to Russia to intercept Russian missiles, which misses the point that Russia views the U.S. missiles as offensive, not “defensive.”

Even CBS News finds it impossible to take NATO’s nonsense completely seriously:

“U.S. officials say the Romanian missile shield, which cost $800 million, is intended to fend off missile threats from Iran and is not aimed at Russia. But NATO decided in January 2015 to set up command-and-control centers in Latvia, Estonia, Lithuania, Poland, Romania and Bulgaria by the end of 2016 — at least partly in response to challenges from Russia and Islamic extremists and to reassure eastern partners.”

What challenges? Essentially the 10-foot giants landing in the U.S. rear and on both flanks simultaneously — in other words: money to be made.

Read this further bit from CBS News carefully:

“President Obama and other NATO heads of state and government met in September and ordered an overhaul of the alliance’s capabilities and defense posture, called the Readiness Action Plan, or RAP, to take into account Russia’s annexation of the Crimean Peninsula and purported military interference in eastern Ukraine.”

The key word there is “purported.” It’s been years now since the weekly announcements that Russia had invaded Ukraine, something it obviously never did. And of course the people of Crimea voted to join Russia after the U.S. state department facilitated a violent coup in Ukraine that installed a government significantly made up of Nazis. CBS can’t bring itself to comment on whether or not there is any evidence of the “purported military interference,” so it just calls it “purported” and hopes that not too many people know what that word means.

Russia, believe it or not, is expressing some annoyance. As Jonathan Marshall recounts: “Moscow spokesmen have warned that Romania could become a ‘smoking ruins’ if it continues to host the new anti-missile site; threatened Denmark, Norway and Poland that they too could become targets of attack; and announced development of a new generation of intercontinental ballistic missiles designed to penetrate the U.S. missile shield.”

Russian planes have come near U.S. ships and planes in recent weeks, although U.S. reports have generally failed to focus on the fact that those ships and planes were quite near Russia’s borders. These near misses at starting a war between the world’s major nuclear militaries present a far greater threat than is generally imagined, because most U.S. citizens have zero interest in starting World War III and so don’t think about it, but the U.S. government and NATO want blood. NATO’s new commander says he wants to be ready to fight Russia immediately.

Donald Trump blurted out the common sense solution of abolishing NATO but quickly backed off and reversed himself, as on so many other topics. Hillary Clinton has wholeheartedly supported NATO’s expansion from the beginning, when she was First Lady. Bernie Sanders generally accepts whatever the military is doing, so as not to rock the boat, which still might leave him the best of the three on foreign policy, as he so obviously is on domestic.

But a great deal can happen in 8 months. A lot can happen before anyone new is elected. And with all eyes focused on the election, it’s more likely than ever to do so. And what could happen makes climate change seem manageable by comparison.

David Swanson is an author, activist, journalist, and radio host. He is director ofWorldBeyondWar.org and campaign coordinator for RootsAction.org. Swanson’s books include War Is A Lie. He blogs at DavidSwanson.org and WarIsACrime.org. He hosts Talk Nation Radio. He is a 2015 and 2016 Nobel Peace Prize Nominee.

thanks to: Pressenza

Here’s the Most Dangerous Thing About US Missile Defense in Eastern Europe

Italian military analyst Manlio Dinucci explains what he believes is the biggest danger emanating from the US deployment of its missile defense network in Romania and Poland.

NATO officials’ explanations aside, everyone, including the Russian president, seems to understand perfectly well that the US’s shiny new Aegis Ashore missile defense system in Deveselu, Romania, and the one being built in Redzikowo, Poland are directed against Russia.

And the reason, writes Il Manifesto military analyst Manlio Dinucci, is not because the system threatens to intercept Russian ICBMs and put the nuclear balance of power in jeopardy. “The reality,” he writes, “is much worse.”

In the course of his meeting with leaders from Sweden, Denmark, Finland, Iceland and Norway in Washington last week, President Obama reiterated his ‘concerns’ “about Russia’s growing aggressive military presence and posture in the Baltic-Nordic region,” and reaffirmed Washington’s commitment to collective defense in Europe.

“This commitment,” Dinucci recalls, “was demonstrated a day earlier at Romania’s Deveselu air base in the form of the inauguration of the US Aegis Ashore land-based missile defense system.”

US Army personnel cleans the red carpet ahead an inauguration ceremony of the US anti-missile station Aegis Ashore Romania (in the background) at the military base in Deveselu, Romania on May 12, 2016

© AFP 2016/ DANIEL MIHAILESCU US Army personnel cleans the red carpet ahead an inauguration ceremony of the US anti-missile station Aegis Ashore Romania (in the background) at the military base in Deveselu, Romania on May 12, 2016

“NATO Secretary General Jens Stoltenberg, who was present at the ceremony along with US Deputy Secretary of Defense Robert Work and Romanian Prime Minister Dacian Ciaolos, thanked the United States, because with this facility, ‘the first-of-its-kind land-based missile defense installation’, would significantly increase ‘the capability to defend European allies against the proliferation of ballistic missiles from outside the Euro-Atlantic area.'”

The secretary general “also announced the start of work in Poland on another Aegis Ashore system similar to the one that came online in Romania. The two land-based facilities are an addition to four US Navy Aegis Ballistic Missile Defense ships based at the Spanish base of Rota and deployed across the Mediterranean, the Black and Baltic seas, the powerful Aegis radar installation in Turkey and a command center in Germany.”

Speaking at the ceremony, Stoltenberg sought to emphasize that “the site in Romania as well as the one in Poland are not directed against Russia. The interceptors are too few and located too far south or too close to Russia to be able to intercept Russian ICBMs.”

“And what is the technology Stoltenberg is referring to?” Dinucci asked. “Both the ship- and land-based Aegis systems feature the Lockheed Martin Mark 41 vertical launching system, using tubes (located in the belly of the ship or in an underground bunker), launching the SM-3 interceptor missile.”

Hence, the analyst notes, “this system, called a ‘shield’, actually has an offensive function. If the US managed to achieve a reliable ABM system, they could keep Russia under the threat of a nuclear first strike, relying on the ability of their ‘shield’ to neutralize any possibility of retaliation. In reality, this is not possible at this stage, because Russia and even China are now taking a series of measures to make it impossible to intercept all their nuclear warheads in a missile attack. What then, is the US really trying to achieve with its Europe-based Aegis system?”

In fact, Dinucci notes, “this is something Lockheed Martin itself openly explains. Illustrating the technical characteristics of the Mark 41 vertical launching system…the company stresses the ability to launch ‘missiles for every mission: anti-air, anti-ship, anti-submarine, and to attack ground targets.’ Launch tubes can be adapted for any missiles, including the type ‘used for defense against ballistic missile attack, and long-range [cruise].’ It even specifies the types: ‘the SM-3 [interceptor] and the Tomahawk cruise missile’.”

“In light of this technical explanation,” the analyst writes, “the justification provided by Stoltenberg – that the instillation at Deveselu is deployed ‘too close to Russia to intercept Russian ICBMs’ is anything but reassuring. Because no one can really know about what kind of missiles are actually deployed in the vertical launchers at the Deveselu base, or on the ships which sail near Russian territorial waters.”

Moscow, Dinucci adds, cannot even be certain that the missiles aren’t nuclear-armed.

Therefore, the military analyst argues, “the inauguration of the missile defense base at Deveselu may signal the end of the Treaty on Intermediate Nuclear Forces, signed by the US and the Soviet Union and 1987, which facilitated the elimination of land-based missiles with a range of between 500-5,500 km, including the Soviet RSD-10s and the US Pershing 2s and Tomahawks based in Germany and Italy.”

A bundle of three Soviet RSD-10 missiles prepared for demolition at the Kapustin Yar launch site. The missiles were destroyed in accordance with the INF Treaty.

© Sputnik/ Vladimir Rodionov A bundle of three Soviet RSD-10 missiles prepared for demolition at the Kapustin Yar launch site. The missiles were destroyed in accordance with the INF Treaty.

“In this way,” he warns, “Europe is reverting to the climate of the Cold War, to the advantage of the US, which can use such a climate to increase their influence on their European allies. It’s no coincidence that at the meeting in Washington, Obama highlighted the ‘European consensus’ on maintaining sanctions against Russia, and praised Denmark, Finland, and Sweden and their ‘strong support’ for the Transatlantic Trade and Investment Partnership, which the US wants to sign by the end of the year.”

It turns out “that the Lockheed Martin launchers also contain a TTIP missile,” Dinucci concludes.

Sorgente: Here’s the Most Dangerous Thing About US Missile Defense in Eastern Europe

With 4,000 US Cruise Missiles Pointed at Russia, How Will Moscow Respond?

Media and military experts have engaged in a discussion of the US military concept of a Prompt Global Strike (PGS), a system that would enable Washington to deliver precision-guided non-nuclear airstrikes anywhere in the world in less than an hour. Defense analyst Konstantin Sivkov discusses the idea, and Russia’s inevitable response.

In his analysis, published by the independent online newspaper Svobodnaya Pressa, Sivkov begins by recalling that the general media and expert appraisal of the concept is that it would be a danger to the entire world, if ever implemented.

“Generalizing the appraisals of the Prompt Global Strike program, it emerges that this is an extremely dangerous idea that would become a deadly threat for almost all nations. At the core of this idea is the assertion that precision conventional weapons can be comparable in their destructive power to nuclear weapons. Accordingly, their massed use against Washington’s foes could bring them to their knees.”

“But is this really the case?” Sivkov asks. “What is behind the concept of the Prompt Global Strike, and is it really possible to bomb an enemy into capitulation? How serious a threat is this concept with regard to its possible use against Russia?”

At its core, the doctor of military sciences recalls, the concept “involves the creation of a complete combat system, and apart from the strike component also requires subsystems including reconnaissance and surveillance, command and communications posts, as well as jamming systems.”

“The weapons used under this concept would include land- and sea-based ballistic missiles, as well as sea- and air-launched hypersonic long-range cruise missiles. In the long term, space-based platforms can also be used to launch attacks.”

Sivkov notes that ballistic missiles are currently the most likely candidate to meet the requirements laid out by the concept of the Prompt Global Strike. “They provide for the high-precision destruction of targets (with a CEP accuracy of 100-150 meters), a short delivery time (no more than 30-40 minutes), and high speed of the warhead in the target area, allowing them to destroy objects buried deep underground. Their large throw-weight (up to 3.5 tons) allows for the use of various types of warheads.”

“However, there are a number of issues that make the use of conventionally-equipped ballistic missiles problematic.”

To begin with, the analyst recalls, “the Russian missile surveillance system (and that of China, in the near future), may classify the group launch of such missiles (and the guaranteed destruction of a single object will require at least 2-3 such missiles) as a nuclear attack, leading to a retaliatory nuclear strike.”

“Secondly, the START treaties limit the total number of deployed ballistic missiles, and make no distinction between nuclear and conventionally equipped weapons. In other words, equipping ground and sea-based ballistic missiles with conventional warheads can only be done through a corresponding reduction in the number of deployed nuclear missiles.”

Therefore, another important component of the Prompt Global Strike initiative is the Boeing X-51A, a prospective missile expected to be capable of hypersonic flight at a speed of 6,500-7,500 km/h.

“However,” Sivkov notes, “tests of this system have not yet yielded the expected results. And while the X-51A program has not been closed, it can only be expected to appear in the medium term, and to be adopted into service in sufficient quantities only in the long term.”

“Therefore, the US military is not expected to receive any fundamentally new weapons systems giving the Prompt Global Strike initiative any operationally significant effect in the medium and even long term perspective.”

In this connection, the analyst says, “the US may in the medium term rely for the most part on sea- and air-launched cruise missiles, such as the Tomahawk, based on strategic, tactical and carrier aviation. The US Navy’s existing sea launched cruise missiles (SLCMs) have a range of up to 1,600 km, using 340-450 kg warheads with an accuracy of between 5-10 meters. These weapons can be launched from all modern vessels and submarines at the US’s disposal.”

12 such SLCMs can be placed on each of the 23 serving Los Angeles-class attack submarines. The same number can be launched from the Seawolf-class and Virginia-class subs (3 units and 9 units, respectively). “Under the program to convert Ohio-class submarines into carriers of Tomahawk missiles, each of the 4 subs were expected to carry 154 SLCMs. However, that program was closed.”

61 of the US’s new Arleigh Burke-class destroyers, and its 22 Ticonderoga-class cruisers are equipped with vertical launching systems, the Arleigh Burke-class featuring the 96-cell Mark 41 VLS, and the Ticonderoga a 122-cell system.

Therefore, Sivkov notes, the US surface fleet can theoretically carry a total of 4,000 surface-ship launched cruise missiles, plus another 1,000 onboard its submarines.

“However, realistically speaking, given the need to use part of the surface fleet for other purposes, and accounting for operational readiness, ships and submarines of the US Navy can actually deploy no more than 2,500-3,000 SLCMs” at any one time.

“In addition to the Navy, US long-range strategic bombers are also equipped with long-range cruise missiles. At present, the US Air Force is equipped with about 130 strategic bombers, capable of deploying a total of about 1,200 air launched cruise missiles (ALCMs). Thus, in total, all [US] carriers of cruise missiles are able to launch a total of 3,700-4,200 missiles.”

Moreover, “in addition to missiles, between 2,500-3,000 tactical and carrier-based aircraft capable of striking targets at a depth of up to 600 km from the border can also be used in a first strike.”

“This,” Sivkov notes, “is quite an impressive force, and absent an effective response, is capable of destroying (knocking out) 1,000 important sites of the opponent in the potential first strike.”

However, the analyst notes, this capability does really conform to the concept of the Prompt Global Strike, for several reasons.

“Firstly, such a strike would not, in fact, be ‘prompt’, since the preparations for such a large-scale attack would require a great deal of time – 2 months or more. At this time, the US would need to implement the strategic deployment of its air and naval forces in the area of the combat mission, to create the necessary inventories, and to conduct reconnaissance on the objects subject to attack. In other words, this would no longer be the kind of air attack proposed by the Prompt Global Strike concept, but an ordinary missile-based strike.”

“Second, if the impact of such an attack could really be devastating on small (or even medium-sized) countries, it will not fully deprive them of the opportunity to resist…Therefore, in the continuation of warfare, the US would, in one way or another, have to switch to the use of traditional means of warfare. In other words, the strike’s use makes sense only if it is part of a fairly large-scale military operation in coordination with the other branches of the armed forces, and this, again, means that it will not be ‘prompt’, nor global, but an ordinary missile strike as part of the first wave of an offensive.”

Russian experts, Sivkov says, “point to the serious threat such an attack poses to the Russian nuclear forces, the destruction of which would allow the US to move on to nuclear blackmail against our country, and the rest of the world. It is in this point that they see the main essence [and danger] of the Prompt Global Strike initiative.”

“Indeed,” the expert notes, “if Russia takes a passive position and does not adequately respond to the aggressor, the resulting blow could result in the destruction of 80-90% of our nuclear arsenal. However, taking account of actual conditions, it is clear that such a blow against Russia is extremely unlikely.”

For starters, “the US can decide on such a blow against Russia only in the case of a sharp aggravation of relations between our two countries.” This scenario, he suggests, may occur if forces come to power in one or the other country ready for open conflict. So long as the existing elites, particularly in Russia, remain capable of reaching compromise, “the US will not have any desire for such grand adventurism.”

“Secondly, such a strike would be preceded by a sufficiently long period [of buildup], long enough for retaliation to occur. In this case the success of the operation would be called into question.”

“Thirdly, the duration of such a strike would last for several hours (according to computer simulations – 4-6 hours). This means that after the first 20-30 minutes, when the Russian leadership realizes the scale of the aggression (even if the aggressor achieves complete operational surprise), a decision on a retaliatory nuclear strike can be made, while most nuclear forces are still in existence. That is, a massed US conventional strike would mean provoking a retaliatory nuclear strike.”

At the same time, Sivkov warns, “a completely different picture emerges if we are talking about strikes on certain critical facilities in order to achieve a localized goal with a relatively limited number of weapons. In this case long-term preparations would not be required. The blow can be made by combat-ready forces immediately after receiving the order.”

“Such a strike can be sudden, not only operationally or strategically, but also tactically, because the flight to the target by a limited number of cruise missiles can be performed at low or extremely low altitudes, outside the observation of land-based observation systems.”

Again however, “the speed, surprise, and ‘global’ nature of the strike (up to 60 minutes according to the Prompt Global Strike concept) can be achieved only if US naval and air force groups are present in the area. This means that when it comes to the prompt response [to any rapidly emerging threats], the US is presently capable of employing only very limited forces – a few dozen long-range cruise missiles.”

“These forces can damage or destroy 1-2 large or medium-sized facilities, or 2-3 objects of military or state administration, or 1-2 field objects, such as militant training camps, or 1-2 research centers.”

“In other words,” Sivkov notes, today and in the medium term, the concept of the Prompt Global Strike will only be capable of defeating local threats, such as the elimination of an individual political leader, the destruction of the leadership of an organization which has been labelled to be terrorist, or the deprivation of individual states’ capacity to implement programs considered a threat to US national security,” etc.

Ultimately, the analyst notes, “we can assert that in the current situation and in the medium term perspective, the concept of the Prompt Global Strike makes sense only in solving problems of an exclusively local character, against objects on the territory of states which cannot respond to the aggressor, and which have no security guarantees from a third, sufficiently powerful state.”

Sorgente: With 4,000 US Cruise Missiles Pointed at Russia, How Will Moscow Respond?

US missiles go live despite Russia warning

The United States is about to activate its missile systems across Europe, despite Russia’s warnings against a systematically increasing US-led arms deployment near its borders.

Almost after a decade of pledging to protect members of the North Atlantic Treaty Organization (NATO), Washington will on Thursday activate a web of missile systems it has deployed across Europe over the years.

American and NATO officials are slated to declare operational the so-called shield at a remote air base in Deveselu, Romania.

“We now have the capability to protect NATO in Europe,” said Robert Bell, a NATO-based envoy of US Defense Secretary Ashton Carter.

He claimed that the shield is supposed to protect Europe from an Iranian missile threat, a claim Moscow has repeatedly rejected, saying the missiles are aimed at Russia instead.

“The Iranians are increasing their capabilities and we have to be ahead of that. The system is not aimed against Russia,” Bell told reporters, adding that the system will soon be handed over to NATO command.

The US Aegis Ashore missile complex, Romania

He echoed US State Department spokesman John Kirby who had said the system “is defensive in nature” and therefore can’t be targeted “at anybody.”

Despite American assurances, Moscow accuses Washington of trying to neutralize its nuclear arsenal and buy enough time to make a first strike on Russia in the event of war.

Russia’s response

General Sergey Karakayev, commander of the Russian Strategic Missile Forces (SMF), downplayed the system’s impact, saying that the Russian military was paying “special attention” to enhance their weapons and overcome US missile defense systems.

“Threats from the European segment of the missile defense system for the Strategic Missile Forces (SMF) are limited and don’t critically reduce the combat capabilities of the SMF,” Karakayev (pictured below) said on Tuesday.

The general added that Russian ballistic missiles can carry new warheads and deliver them through energy-optimal trajectories in multiple directions, making their path difficult to predict for missile defense systems.

During a Senate hearing in April, US Principal Deputy Undersecretary of Defense for Policy, Brian McKeon, requested a budget boost for the Missile Defense Agency, saying the funding was crucial for upgrading US missile systems to counter Russian and Chinese missiles.

Russia does not look favorably upon the North Atlantic Organization Treaty (NATO)’s growing deployment of missiles and nuclear weapons near its borders, with the Russian President Vladimir Putin saying in June last year that if threatened by NATO, Moscow will respond to the threat accordingly.

Sorgente: PressTV-US missiles go live despite Russia warning

Crimea: sviluppi politici del 2015 e recenti conseguenze

BREVE SINTESI – Il 4 marzo 2014 la Repubblica autonoma di Crimea, tramite il Parlamento, approvò  – con 78 voti su 81 – l’annessione alla Federazione Russa. I passaggi successivi che portarono all’annessione definitiva e che avvennero coerentemente con i procedimenti internazionali furono: la dichiarazione unilaterale di indipendenza dell’11 marzo; il referendum popolare del 16 marzo, con quesito a scelta tra il ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale e il ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina; la legge del 21 marzo della Duma, che a seguito del risultato del referendum discusse ed approvò l’inserimento della Crimea all’interno della Federazione Russa. Per la penisola venne decisa la creazione di un intero distretto federale (separato dagli altri distretti originari), esattamente come per la città di Sebastopoli, che essendo situata sulla stessa penisola venne scelta come soggetto federale della Federazione Russa. Gli attuali progetti previsti per collegare la Crimea alla Federazione Russa, e renderla quindi parte effettiva dello Stato, sono quasi totalmente completati o a buon punto. Tra questi, i due più rilevanti sono:

  • Il ponte stradale lungo 19 chilometri che sostituirà gli unici collegamenti aerei e marittimi attualmente in vigore (l’unica porzione di terra che confina con la Crimea è territorio ucraino), e la cui inaugurazione è prevista per dicembre 2018;
  • Un ponte energetico.

Fig. 1 – Il ponte in costruzione che collegherà la Crimea al resto della Russia

LA QUESTIONE ENERGETICA – Il “ponte” o collegamento energetico che sostituirà la dipendenza elettrica dall’Ucraina con quella dalla Russia consiste in un cavo lungo circa 14 chilometri che transiterà lungo il fondale dello Stretto di Kerch collegando la regione Krasnodar alla Crimea. La creazione di questo “ponte energetico” consiste di due fasi: la prima (già terminata nel 2015) ha provveduto a fornire circa 400 MW (potenza a sua volta raggiunta tramite due step di circa 200 MW ciascuno); la seconda, il cui completamento è previsto entro la prossima estate, provvederà a portare la potenza a 800-840 MW, così da raggiungere il consumo medio invernale di 800-1000 MW tipico delle ore di punta. La quantità di energia fornita dalla Russia durante la prima fase, però, corrispondeva solo al 30% del totale, e il restante 70% doveva provenire dall’Ucraina, ma a seguito dell’intervento congiunto effettuato dal gruppo ucraino neonazista Settore Destro con attivisti Tatari, sono state bloccate le riparazioni alle linee elettriche ucraine che pochi giorni prima erano state fatte saltare tramite cariche esplosive, impedendo quindi che a novembre inoltrato la popolazione situata in Crimea potesse usufruire pienamente dell’energia. Il problema è stato inizialmente risolto solo l’8 dicembre scorso a seguito di un accordo tra Governo ucraino e attivisti Tatari-Settore Destro, permettendo quindi che la linea Kakhovsky-Titan-Krasnoperekopsk “colpevole” del blackout energetico in Crimea fosse pienamente ripristinata. In un’intervista precedente alla risoluzione del problema, il ministro dell’Energia russo Alexander Novak aveva dichiarato che la crisi energetica a danno della Crimea avrebbe potuto comportare gravi ripercussioni anche nei confronti della regione ucraina Kherson: la Russia infatti, avrebbe potuto decidere di tagliare i rifornimenti di carbone diretti alla centrale che alimenta tutta l’area. Per ovviare al problema, la Russia ha deciso di installare 300 generatori a diesel nella penisola, così da sopperire alle carenze energetiche provenienti dall’Ucraina. Basti pensare che nel 2014 la Russia ha esportato in Ucraina 5.6 milioni di tonnellate di carbone per produrre energia elettrica e 4.8 tonnellate di coke: la dipendenza dell’Ucraina dai rifornimenti di carbone russo è aumentata esponenzialmente sin da quando le auto-proclamate regioni orientali di Donetsk e di Luhansk (ricche di giacimenti di carbone,e quindi vitali per il fabbisogno energetico dell’intera Ucraina) hanno interrotto i rifornimenti a causa del conflitto con il Governo di Kiev. Attualmente l’Ucraina sta tenendo in funzione le centrali con l’antracite e i rifornimenti di carbone alternativi provenienti dal Sud Africa e, appunto, dalla Russia. A inizio gennaio, in risposta al sabotaggio iniziale, l’Assemblea Legislativa della Repubblica di Crimea ha deciso di rivolgersi all’ONU chiedendo di riconoscere il blocco energetico come violazione dei diritti umani e genocidio; i legislatori hanno chiesto al ministro degli Esteri russo di assisterli ad inoltrare questo documento all’Assemblea Generale ed al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, all’OSCE, al PACE (Parliamentary Assembly of the Council of Europe) e alle altri maggiori organizzazioni internazionali. L’Assemblea ha inoltre aggiunto che le azioni criminali dei politici ucraini sono documentate nei rapporti quotidiani dell’OSCE durante la missione di monitoraggio.

Fig. 2 – Il ministro russo dell’Energia, Alexander Novak

I TATARI DI CRIMEA E IL LORO COLLEGAMENTO AL BLACKOUT – I Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa (il noto FSB, servizio segreto erede del KGB) avviarono, alla fine dello scorso novembre, poco prima del ripristino del collegamento energetico tra Ucraina e Crimea, un’indagine sulle cause del blackout: a rivelarlo fu il primo procuratore generale della Repubblica autonoma di Crimea, Natalya Poklonskaya. Il crimine relativo al sabotaggio in Russia è sanzionato con pene che arrivano fino a 20 anni di carcere; l’indagine iniziale aveva rivelato che i fautori del sabotaggio erano attivisti provenienti dalla stessa penisola della Crimea, entrati in territorio ucraino proprio per commettere il crimine. I sospetti provenienti dall’indagine furono confermati e annunciati pubblicamente quando, qualche giorno prima della fine dell’anno, l’autoproclamato leader tataro della Crimea e responsabile del blackout energetico annunciò che il ministro della Difesa turco aveva aiutato ed incaricato la formazione di un battaglione tataro con scopo principale il sabotaggio della linea elettrica. In una serie di interviste ai media ucraini, Lenur Islyamov, il rappresentante dell’organizzazione non dichiarata “Mejlis of the Crimean Tatar People” (il corpo esecutivo più importante che rappresenta i tatari di Crimea), dichiarò che la Turchia aveva ed ha tuttora un ruolo attivo nella formazione del “battaglione Tataro”: «mentre il ministro della Difesa ucraino sta fermo a grattarsi la testa, quello turco ha iniziato a sostenerci; attualmente contiamo più di 100 persone tra le nostre file, tutti giunti come volontari, ma speriamo che il ministro della Difesa e le Forze armate ucraine creino e permettano ai Tatari di Crimea di avere un proprio battaglione nazionale all’interno delle Forze armate». Islyamov crede che questa nuova forza, che conta circa 560 combattenti, possa servire come una sorta di battaglione di “navy seals Tatari”, e il compito principale deve essere un mix di guerriglia e atti di sabotaggio interni alla Crimea. Islyamov ha incoraggiato a isolare ulteriormente la Crimea, e promesso di liberare i Tatari dalla Russia e il ritorno della penisola sotto la guida di Kiev entro un anno. Nel frattempo il movimento Tataro interregionale Qirim, attraverso una conferenza stampa, dichiarava di rinunciare agli autoproclamati leader tatari: «la deriva di Dzhemilev, Chubarov e Islyamov diretta alla cooperazione con i gruppi estremisti e condannata dall’intero mondo progressista, li ha privati del loro diritto a rappresentare i Tatari di Crimea. Da adesso in poi tutte le loro dichiarazioni ai dibattiti pubblici devono essere considerate opinioni personali». I delegati hanno anche condannato l’uso di simboli nazionali dei Tatari di Crimea, inclusa la bandiera, l’emblema e l’inno durante i barbari blocchi alla penisola: «I simboli dei Tatari di Crimea non sono degli strumenti per dei truffatori politici, nessuno può concedere loro il diritto di usarli a loro discrezione».

Lo stesso Presidente ucraino Petro Poroshenko ha ammesso di aver avuto un ruolo di coordinamento nelle azioni rivolte contro la penisola della Crimea, inclusi i continui blocchi energetici che erano stati compiuti dall’organizzazione nazionalista dei Tatari di Crimea: «incontro regolarmente i rappresentanti della comunità Tatara di Crimea, Mustafa Dzhemilev e Refat Chubarov esattamente come con altri attivisti non solo per sostenerli ma anche per coordinare le loro azioni».

Fig. 3 – Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko

IL SONDAGGIO – Il Presidente russo Vladimir Putin, prima dell’inizio del 2016, a seguito di ulteriori blackout avvenuti anche dopo quello che era stato il primo e principale, ha istruito il Centro Ricerche dell’Opinione Pubblica (VTsIOM) di effettuare un sondaggio telefonico tra gli abitanti della Crimea per conoscere l’opinione generale in merito alla connessione elettrica della penisola con l’Ucraina; il sondaggio includeva due domande:

  • La prima chiedeva se i crimeani sarebbero stati d’accordo con la stipulazione di un contratto per il rifornimento elettrico che indicava la Crimea e Sebastopoli parti integranti dell’Ucraina, sulla base quindi di quanto il Governo ucraino continuava a sostenere.

Novak ha tenuto a precisare che Mosca non è mai stata d’accordo nella stipulazione del suddetto contratto.

  • La seconda chiedeva se i crimeani fossero pronti a subire una carenza energetica per i successivi tre-quattro mesi nel caso in cui alla precedente domanda si fossero espressi contro la stipulazione del contratto.

L’esito ha mostrato che il 93% dei residenti si è espresso contro la stipulazione del contratto.

IL RUOLO DELLA CINA, L’EMBARGO E LA DECISIONE DELL’UNIVERSITÀ DI OXFORD – Altre azioni interessanti intraprese in Crimea riguardano senza dubbio il sistema di pagamento adottato: i sistemi Visa e Mastercard, forzati a lasciare la penisola a seguito delle sanzioni, sono stati rimpiazzati dall’UnionPay cinese, e la BaykalBank è stata la prima ad adottarla. La UnionPay opera in Russia sin dal 2013 ed è contro le sanzioni economiche internazionali che sono applicate dalla comunità internazionale nei confronti della Russia (e che hanno forzato Visa e Mastercard ad abbandonare il mercato della Crimea).

Fig. 4 – Il sistema di pagamento UnionPay ha rimpiazzato Visa in Crimea

Anche l’embargo russo entrato in vigore il 1° gennaio contro i beni alimentari provenienti dall’Ucraina, attuato in risposta al permanere delle sanzioni economiche e finanziarie applicate contro la Russia stessa, è senz’altro importante: l’introduzione di questo ulteriore embargo verso l’Ucraina è stata decisa poiché gli Stati europei sottoposti all’embargo alimentare russo e fautori delle sanzioni economiche, tentavano di importare in Russia attraverso l’Ucraina i beni alimentari sottoposti a blocco, così da limitare le perdite economiche provenienti da quelle vendite. Le perdite stimate per l’Ucraina e relative a questo nuovo embargo si attestano sui 600 milioni di dollari di esportazioni.
Infine un interessante sviluppo riguardante il riconoscimento della Crimea quale stato appartenente alla Federazione Russa è giunto all’inizio di ottobre 2015 dalla casa editrice appartenente all’Università di Oxford, Oxford University Press: la nuova edizione dei libri di testo di geografia per studenti indica la Crimea, appunto, come parte costituente della Federazione Russa. Dopo le proteste del Governo ucraino, tuttavia, la casa editrice ha riportato tutto com’era prima.

Giacomo Biscosi

Sorgente: Crimea: sviluppi politici del 2015 e recenti conseguenze

Se non è guerra fredda questa…

 

 

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Gli Usa starebbero preparando una provocazione contro la Russia da mettere in atto durante le prossime manovre Nato in Polonia. Questo il senso di una notizia pubblicata dal britannico The Independent, secondo cui il nuovo comandante in capo delle delle forze Nato in Europa, il generale yankee Curtis Scaparrotti vorrebbe “ripagare con la stessa moneta l’incidente delle settimane scorse con il cacciatorpediniere Donald Cook” che, incrociando in prossimità delle coste russe nel mar Baltico, con un elicottero polacco sul ponte di volo, era stato sorvolato a 30 metri d’altezza da un Su-24, peraltro privo di armamento, fotocopiando la scena di due anni prima, nelle acque del mar Nero, con lo stesso caccia lanciamissili Donald Cook.

Qualche giorno più tardi, gli USA si erano dichiarati “indignati” perché un loro aereo-spia RC-135 era stato affiancato “pericolosamente” da un SU-27 russo che gli aveva impartito, per ammissione della CNN, “lezioni di alto pilotaggio”, eseguendo un perfetto tonneau. Nell’occasione, il presidente della Commissione esteri della Duma, Aleksej Puškov aveva ironicamente notato come “mentre l’aereo-spia USA, tranquillamente e in maniera non aggressiva, ci stava spiando sul mar Baltico, il caccia SU-27 gli ha effettuato vicino una serie di “pericolose manovre”. Gli USA sono indignati”. “La Nato potrebbe dimostrare”, scrive ancora The Independent, “quanto siano serie le proprie intenzioni, durante le manovre estive in Polonia, cui prenderanno parte 25mila soldati, la qual cosa non farebbe che gettare olio sul fuoco delle paranoie russe”. Il giornale ripropone l’esempio delle manovre Nato del 1983 “Able Archer”, che costituirono “uno dei momenti più pericolosi nella storia della guerra fredda, allorquando il Cremlino pose le truppe in stato di massima allerta, nel timore che le manovre Nato potessero costituire il pretesto per un attacco nucleare su larga scala all’Unione Sovietica”.

In attesa dell’estate, intanto, scrive l’agenzia Novorosinform, il Congresso USA ha varato “l’occupazione dell’Europa, con l’aumento delle truppe USA e la sponsorizzazione dell’Ucraina”. In vista dell’approvazione del bilancio 2017 per il Pentagono, l’amministrazione Obama chiede lo stanziamento di 3,4 miliardi di $ (su 582,7 miliardi di $ totali del bilancio della difesa) da destinare al “rafforzamento della sicurezza europea, alla luce delle sempre più aggressive azioni russe”. E’ previsto il dislocamento permanente – non più a rotazione – di una terza brigata corazzata da destinare in vari paesi dell’Europa orientale, oltre allo stanziamento di 150 milioni di $ per l’Ucraina, a favore della quale lo stesso Scaparrotti avrebbe chiesto la fornitura di armi letali, principalmente razzi controcarro FGM-148 “Javelin”. E’ un fatto, che dal 1991, secondo dati del Ministero della difesa russo, la presenza di uomini e mezzi di terra Nato in Europa orientale, in particolare Paesi baltici, Polonia, Bulgaria e Romania, sia aumentata di 13 volte e 8 volte quella di mezzi aerei.

A questo proposito, Pravda.ru scrive che gli USA hanno inviato dalla Gran Bretagna in Romania altri due caccia multifunzione F-22 “Raptor” e un aereo cisterna KS-135, per il “rafforzamento del fianco orientale della Nato”, nell’ambito delle manovre “Atlantic Resolve”. L’estate scorsa il parlamento di Bucarest aveva approvato il dislocamento del sistema di difesa antimissilistica Nato sul proprio territorio e, in autunno, vascelli della VI flotta USA avevano preso parte a esercitazioni congiunte con naviglio rumeno nel mar Nero, per la scoperta e l’eliminazione di “minacce subacquee”, durante le quali il cacciatorpediniere USA Ross si era spinto fino alle acque territoriali russe al largo della Crimea. Il Ross era entrato ancora una volta nel mar Nero nel dicembre scorso, scortato dal cosiddetto “primo gruppo navale di allerta permanente” della Nato, le tre fregate lanciamissili Francisco de Almeida portoghese, Blas de Lezo spagnola e Winnipeg canadese.

Ma, secondo la rivista militare statunitense National Interest, nonostante i miliardi di dollari spesi da Washington in armamento nucleare e difesa antimissilistica, le corrispondenti armi russe superano di gran lunga quelle USA. Questo, pur nel quadro dello “Start III” per la limitazione delle armi offensive strategiche, che prevede la riduzione a 1.550 delle testate nucleari, a 700 i missili balistici intercontinentali dispiegati e i bombardieri strategici. Secondo il Dipartimento di stato, le parti sarebbero vicine al raggiungimento delle quote previste: 741 mezzi per il lancio di 1.481 testate da parte USA e, rispettivamente, 521 e 1.735 da parte russa.

I missili balistici intercontinentali USA con base a terra sono del tipo LGM-30G, ognuno dei quali monta una testata (ne può portare fino a tre) da 300 kilotoni; realizzati nel 1978 e più volte ammodernati, dovrebbero restare in servizio fino al 2030. Gli USA pianificherebbero di investire negli armamenti nucleari circa 350 miliardi di dollari entro il 2024. Mosca dispone di un largo spettro di missili intercontinentali RS-24, dislocati sia in silos, sia su mezzi mobili; si prevede che per il 2020 possa sostituire il famoso “Topol” (equivalente del LGM-30G USA) con nuovi modelli, in grado di eludere i sistemi antimissile nemici. Dispone anche del R-36M2, in grado di portare fino a 10 testate da 750 kilotoni l’una, che per il 2020 dovrebbe essere sostituito dal RS-28, in grado di viaggiare alla velocità di 7 km al secondo. Di un RS-26, con una gittata di oltre 6.000 km, si parla come arma per ora segreta.

Il raffronto complessivo dei dispositivi militari (dati del 2014; flotte escluse) statunitense e russo mostra come, a fronte di una popolazione rispettivamente di 320 milioni e 146 milioni, gli USA dispongano di 2.270mila uomini (riserve incluse) contro 4.250mila russi; 8.900 carri armati di modelli diversi, contro 20.800; 30.817 trasporti blindati, contro 36.000; 1.900 unità di artiglierie semoventi, contro 6.500; 1.270 sistemi razzi, contro 4.500; 900 obici trainati contro 7.000. Tra i mezzi aerei, gli USA disponevano nel 2014 di 2.000 elicotteri (da trasporto, attacco e tattici) contro 1.500 russi; 700 sistemi missilistici a corto raggio, contro 1.200 e 1.150 a media e lunga gittata, contro 2.800 russi; 1.945 caccia d’attacco o intercettori, contro 1.042; 154 bombardieri strategici, contro 94 russi. Complessivamente: al dicembre 2014 gli USA disponevano di 49.742 unità di mezzi terrestri e aerei, contro 81.436 russi.

Rispetto alle forze Nato in Europa, l’americana “War on the Rocks” scrive che, secondo i modelli della Rand Corporation, la Russia sarebbe superiore di alcune volte. In base alle simulazioni, ipotizzando un attacco russo ai Paesi baltici, Mosca in 10 giorni potrebbe dispiegare dai 30 ai 50mila soldati. Nei confronti delle forze Nato dislocate nella regione, che Mosca potrebbe distruggere in tre giorni, la superiorità russa è di 7:1 in carri armati, 5:1 per elicotteri e blindati, 4:1 in artiglieria da campo e 16:1 per quella a lunga gittata; 24:1 per sistemi antimissilistici a corto raggio e 17:1 per quelli a lunga distanza. I ricercatori della Rand Corporation notano anche come, oltre che per numero, i mezzi militari russi superino per qualità quelli della Nato; e anche per quanto riguarda le forze aeree, considerate la carta vincente della Nato, l’arsenale di razzi terra-aria russi è tale da renderle un facile obiettivo.

Simulazioni a parte, il Ministero della difesa lituano avrebbe “visto” la settimana scorsa una “autentica battaglia aerea” tra velivoli russi e Nato nei cieli sopra il mar Baltico. Secondo Vilnius, per ben tre volte caccia Nato si sarebbero levati in volo per intercettare apparecchi russi. Una prima volta, il 18 aprile scorso, pur “non avendo identificato gli aerei russi in volo da Kaliningrad, potrebbe essersi trattato di un Su-27 e due Su-24. Il 21 aprile, potrebbero esser stati due caccia-bombardieri Su-24” e infine “sarebbe” stato avvistato un bombardiere a largo raggio Tu-22. Tra un “potrebbe” e un “sarebbe”, a Mosca si dicono nient’affatto meravigliati degli “avvistamenti”: quasi non passa giorno, che sommergibili vengano “scoperti” lungo le coste baltiche, o paracadutisti russi vengano “visti” atterrare sulle spiagge lituane, per non parlare dei continui “intercettamenti” di aerei militari di Mosca. In breve, i lucreziani simulacri che, “quasi membrane staccate dalla superficie dei corpi, volteggian per l’aria qua e là”.

thanks to: Contropiano

How Russia is Smashing the Turkish Game in Syria

So why did Washington take virtually forever to not really acknowledge ISIS/ISIL/Daesh is selling stolen Syrian oil that will eventually find is way to Turkey? Because the priority all along was to allow the CIA – in the shadows – to run a “rat line” weaponizing a gaggle of invisible “moderate rebels”.

Sorgente: How Russia is Smashing the Turkish Game in Syria

La vendetta di Putin s’abbatte sul clan di Erdogan

La vendetta di Putin s’abbatte sul clan di Erdogan Stavolta non è la telecamera di Cumhuriyet a svelare le magagne del sultano, ma una sequela d’immagini satellitari che il ministero della Difesa russo mostra in pompa magna al proprio Stato maggiore e a giornalisti convocati per una conferenza stampa a Mosca. Le immagini evidenziano quello che tutti sapevano – a cominciare dal Pentagono intervenuto a palese difesa di Erdoğan – e si teneva celato: autobotti e cisterne turche fanno il pieno di petrolio nei territori occupati dal Daesh. Il presidente dalla dimora-reggia di Ankara tuona, affermando che qualora l’accusa venisse provata si dimetterebbe. Ma il servizio compiuto dagli apparati tecnologici della difesa russa sono molto più che una prova.

Sorgente: La vendetta di Putin s’abbatte sul clan di Erdogan – contropiano.org

Le guerre perdute di Washington: Siria, Iraq e Yemen

L’ex direttore generale della CIA, il Generale David Petraeus, suggeriva pubblicamente di armare al-Qaida contro il SIIL. Inoltre Barak Mendelsohn, professore di scienze politiche dell’Haverford College e del Foreign Policy Research Institute, ex-militare dell’esercito israeliano, sosteneva sulla rivista del Counsil on Foreign Relations, “Foreign Affairs”, che gli Stati Uniti dovevano sostenere al-Qaida, come già faceva Israele, per contrastare il SIIL e l’Iran. Turchia, Israele e Stati Uniti supportavano non solo Jabhat al-Nausra ma anche il SIIL contro il governo siriano, secondo il sito “Washington Blog” del 3 agosto 2015. Già il 15 agosto la Russia consegnava 6 intercettori Mikojan MiG-31 all’Aeronautica siriana (SAAF), presso la base aerea di Mazah, a Damasco. Inoltre 40 elementi della Fanteria di Marina russi sbarcavano a Tartus per addestrare, insieme a elementi della Guardia Rivoluzionaria Islamica iraniana (IRG), le reclute delle Forze di Difesa Nazionale sul nuovo equipaggiamento militare russo, presso i centri di addestramento di Sulunfah, ad est di Lataqia, Homs (Wadi al-Nasara) e Tartus (Masyaf e Safita). Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dichiarava, il 9 settembre, che “Abbiamo aiutato e continuiamo ad aiutare il governo siriano ad equipaggiare l’Esercito siriano di tutto ciò di cui ha bisogno per evitare il ripetersi dello scenario libico e di altri tristi eventi accaduti nella regione, perché alcuni dei nostri partner occidentali sono posseduti dall’idea di rimuovere i regimi indesiderati. Ci sono militari russi in Siria da diversi anni. La loro presenza è legata alle consegne di armi all’esercito siriano, pesando nella lotta al terrorismo dello Stato Islamico e altri gruppi estremisti“. Il comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), Maggiore-Generale Qasim Sulaymani descriveva, alla 18.ma riunione dell’Assemblea degli esperti di Teheran, il 1° settembre 2015, il SIIL come un’operazione degli Stati Uniti per fare pressione sulla comunità musulmana. “Gli Stati Uniti intendono proteggere il SIIL per legare i musulmani agli Stati Uniti e, infatti, ne hanno fatto una leva (contro i musulmani)“. Il comandante dell’IRGC informava i membri dell’Assemblea sulla situazione in Iraq e in Siria, dichiarando che le strategie degli Stati Uniti sono fallite. Inoltre, il Ministro degli Esteri iraniano Muhamad Javad Zarif accusava di doppiopesismo l’occidente e gli Stati Uniti, “Mettendo da parte le politiche del doppio standard che impediscono la lotta contro il SIIL e il terrorismo nella regione, si sosterrebbe la campagna anti-SIIL, mentre noi non ostacoliamo quei Paesi disposti a partecipare alla coalizione anti-SIIL, tale lotta ha bisogno della volontà politica“. Zarif così ribadiva che non è possibile combattere il SIIL in un Paese e aiutarlo in un altro, come fanno gli USA in Iraq e Siria. Affermazioni corroborate dalla pubblicazione statunitense “The Washington Free Beacon” del 28 agosto, secondo cui gli USA non attaccarono mai i 60 campi di addestramento del SIIL da cui uscivano almeno 1000 terroristi al mese. “Il Pentagono non ha condotto raid aerei contro i 60 campi di addestramento dello Stato islamico (IS) che forniscono migliaia di combattenti ogni mese al gruppo terroristico, secondo ufficiali della difesa e dell’intelligence. I campi sono diffusi in tutte le aree controllate dallo Stato islamico in Iraq e Siria e sono esclusi dai bombardamenti degli Stati Uniti per preoccupazioni sui danni collaterali”. Inoltre, il SIIL aveva aperto altri campi in Libia e Yemen. “L’incapacità di attaccare i campi di addestramento di Stati Uniti e alleati solleva interrogativi presso gli ufficiali della difesa e dell’intelligence statunitensi sull’impegno del presidente Obama e dei suoi collaboratori all’attuale strategia per degradare e distruggere il gruppo terroristico. “Se conosciamo la posizione di tali campi, e il presidente vuole distruggere il SIIL, perché sono ancora attivi? si chiede un ufficiale”. I campi erano considerati dagli analisti dell’intelligence degli USA elementi chiave dei successi del gruppo terroristico, il cui vantaggio principale era fornire di continuo nuovi combattenti. “Un portavoce della Casa Bianca s’è rifiutato di commentare il mancato bombardamento dei campi terroristici”, e anche il portavoce del Pentagono Maggiore Roger M. Cabiness si rifiutava di comunicare il motivo per cui i campi di addestramento non venivano bombardati. “Non posso entrare nei dettagli sulla nostra ricerca dei bersagli“.
IS-training-camps_risultato Secondo il sito del Comando Centrale dell’USAF, su 6419 attacchi aerei effettuati dal 7 agosto 2014, (3991 in Iraq e 2428 in Siria), lo 0,3 per cento fu effettuato contro i campi di addestramento, mentre sarebbero stati colpiti 119 blindati, 340 Humvee, 510 concentramenti, 3262 edifici, 2577 postazioni, 196 infrastrutture petrolifere e 3680 “altri” obiettivi non identificati. Diversi ufficiali della Defense Intelligence Agency (DIA) e dell’US Central Command, responsabile delle operazioni, affermarono che i rapporti dell’intelligence indicano che la strategia degli Stati Uniti contro il SIIL non funzionava e secondo le stime dell’intelligence statunitense, i terroristi del SIIL erano aumentati in un anno. Il sito “Long War Journal” pubblicava una mappa dei 100 campi di addestramento del SIIL attivi a Mosul, Raqah, Niniwa, Ayn al-Arab, Aleppo, Falluja e Baiji. Secondo “The Daily Beast”, ufficiali e agenti dell’intelligence degli Stati Uniti facevano pressioni sugli analisti del terrorismo per modificare le stime sullo Stato Islamico, ritraendolo più debole. Inoltre, 52 analisti dell’intelligence statunitense protestavano, ufficialmente, poiché i loro rapporti su SIIL e al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra) venivano alterati o censurati dagli ufficiali del Comando Centrale degli USA (CENTCOM). “Il cancro è nell’alto comando dell’intelligence”, dichiarava un funzionario della Difesa statunitense. Due analisti del CENTCOM presentavano denuncia scritta all’ispettorato generale del dipartimento della Difesa, nel luglio 2015, sostenendo che i rapporti venivano alterati per presentare i gruppi terroristici più deboli di quanto gli analisti stimassero. Le modifiche non autorizzate venivano apposte dai comandanti del CENTCOM in modo da supportare la linea dell’amministrazione Obama, secondo cui gli USA stessero sconfiggendo il SIIL in Siria. La denuncia veniva firmata da altri 50 analisti, che lamentavano inoltre la politicizzazione dei rapporti dell’intelligence statunitensi. Le denunce sostenevano che diversi aspetti chiave dei rapporti dell’intelligence venivano rimossi o anche volutamente alterati. Altri rapporti ritenuti troppo negativi sulla valutazione delle operazioni statunitensi contro il SIIL, venivano respinti dal comando o addirittura occultati.COxMic7W8AIUkBf.jpg largeSiria
Il 1.mo settembre basi del SIIL venivano bombardate da aerei da guerra siriani a Qalaydin, Daqman e al-Zaqum, nella provincia di Hama. Le forze siriane liberavano il villaggio di al-Savaqiah, presso Fua, occupato dai terroristi, distruggendo 1 carro armato dei taqfiristi e sequestrando grandi quantità di munizioni.
Il 2 settembre, ad al-Zabadani, la linea tenuta dai terroristi islamisti di haraqat Ahrar al-Sham, ELS e Jabhat al-Nusra crollava mentre la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS ed Hezbollah liberavano il quartiere al-Balad e la chiesa al-Rum, ponendo sotto controllo tutta la città. A sud di al-Zabadani, EAS ed Hezbollah assaltavano Madaya, base dei terroristi al confine libanese. Presso Qunaytra, l’Esercito arabo siriano eliminava decine di terroristi a Qrum al-Humriyah, Hadar e Qan Arnabah, mentre ad Homs l’EAS colpiva le posizioni dei terroristi ad al-Basari, al-Quraytin, Badiyah, Jazal, Jab Hamad, Habra al-Sharqiya, al-Gharbiya e Masharfah. Il 2 settembre, autobomba degli islamisti uccideva 10 civili e ne feriva 25. altri 6 civili furono uccisi dai terroristi nella provincia di Damasco.
Il 3 settembre, il SIIL attaccava l’aeroporto militare di Dair al-Zur, dal fianco orientale, e i villaggi al-Muriyah e al-Jafra, ma la 137.ma Brigata d’artiglieria della 17.ma Divisione dell’Esercito arabo siriano respingeva l’assalto, il secondo in una settimana, eliminando oltre 30 terroristi. Nel primo attacco ne erano stati eliminati altri 25. Ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, Hezbollah, il Partito nazionalista sociale siriano (SSNP) e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) liberavano la moschea al-Bayt eliminando 13 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham ed ELS. La ‘brigata meridionale’ dell’ELS e Jaysh al-Yarmuq attaccavano l’aeroporto militare di Thalah, nel Governatorato di al-Suwayda, ma NDF e SAAF respingevano l’attacco infliggendo pesanti perdite ai terroristi. La SAAF eliminava numerosi terroristi, tra cui ufficiali turchi, negli attacchi aerei sulle posizioni del Jabhat al-Nusra nella provincia di Idlib e nel Sahl al-Qab, a Marata, Qan Shayqun, Mhambal, Ariha, Tal Salmu, al-Qushayr, al-Mitala, al-Hamidiyah, Jisr al-Shughur e Ishtabraq.
Il 4 settembre, Jaysh al-Fatah riprendeva l’assalto alle città di Qafraya e al-Fua, nel Governatorato di Idlib. Prima dell’attacco i terroristi avevano sparato 40 granate di mortaio uccidendo due civili e ferendone altri 12. Presso le frazioni di Dair al-Zughab e Tal Qirbat, le Forze di Difesa Nazionale distruggevano tre tecniche ed eliminavano 37 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham respingendo l’attacco. A Bab al-Hawa, 161 terroristi del Jaysh al-Fatah venivano eliminati nei combattimenti per Zayzun contro le forze siriane che avevano circondato i terroristi. Nel tentativo di aprire una via di fuga ai terroristi accerchiati, Jaysh al-Fatah utilizzava tutta l’artiglieria a sua disposizione, consumando grandi quantità di munizioni fornite dai turchi, secondo Abu Muhamad al-Idlibi, capo locale dei terroristi, “Soffriamo carenze di veicoli e carburante. L’aiuto dalla Turchia non basta per poter svolgere i nostri compiti”. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, Hezbollah, il Partito sociale nazionalista siriano (SSNP) e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) liberavano il quartiere al-Nabwa ad al-Zabadani, liquidando 15 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham, ELS e Jabhat al-Nusra. Ad al-Suwayda i terroristi facevano esplodere un’autobomba uccidendo otto civili, tra cui shaiq Abu Fahd Wahid al-Balus, e ferendone altri 22. Balus aveva invitato i drusi a non farsi coinvolgere nelle dispute tra lo Stato e i terroristi.
Il 5 settembre, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, Hezbollah, SSNP e NDF smantellavano un grande tunnel di haraqat Ahrar al-Sham nel quartiere Bayt al-Dalati, alla periferia del sud di al-Zabadani, utilizzato dai terroristi per rifornirsi al centro di al-Zabadani. Le forze armate siriane e della resistenza libanese liberavano i quartieri Bayt al-Dalati e Dawar al-Salwan, mentre la SAAF effettuava 40 attacchi aerei sulle posizioni dei terroristi ad al-Zabadani e Madaya. Scontri tra SIIL e Ajnad al-Sham e Jaysh al-Islam sulla strada Qadam – Hajar al-Aswad, a sud di Damasco. 13 terroristi del SIIL vi restavano uccisi.
Il 6 settembre, presso Daraya, la Syrian Arab Air Force (SAAF) bombardava le posizioni dei terroristi di Ajnad al-Sham eliminando 13 terroristi, tra cui Abu Amar al-Qafr al-Susani, capo militare del Itihad al-Islami li-Ajnad al-Sham; tutti liquidati da un elicottero d’attacco Mil Mi-24 Hind della SAAF. Il SIIL attaccava le posizioni difensive delle Forze armate siriane a Dair al-Zur con due attacchi suicidi e 60 colpi di artiglieria sui quartieri al-Jubaylah, al-Sina, e al-Amal, distruggendo la moschea al-Fardus e uccidendo una dozzina di civili. Dopo l’attentato suicida, il SIIL attaccava le difese dell’Esercito arabo siriano nel quartiere al-Jubaylah, venendo respinto con l’eliminazione di 15 terroristi. Anche gli attacchi alle postazioni dell’EAS ad al-Sina e al-Amal fallivano, con l’eliminazione di 3 tecniche e 18 terroristi del SIIL. L’Aeronautica siriana distruggeva basi, veicoli e concentramenti di terroristi a Jazal, presso Tadmur, ed eliminava 14 terroristi a Dair al-Qubra. La SAAF colpiva le posizioni dei terroristi presso Idlib e Hama, a Mhambal e al-Furayqa, eliminando 6 autoveicoli e 11 terroristi di Jabhat al-Nusra, a Qushir, al-Majas, Fatira, Muzra e Jusif.
Il 7 settembre, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, Hezbollah, Forze di Difesa Nazionale (NDF) e Partito sociale nazionalista siriano (SSNP), liberavano la Banca Commerciale, dove i terroristi avevano il loro deposito di armi. Il SIIL attaccava Wadi al-Sahlah e al-Bayarat, presso Tadmur, ma la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito siriano arabo e le Forze di Difesa Nazionale (NDF) respingevano l’assalto eliminando oltre 43 terroristi e 6 tecniche. Quindi la 67.ma Brigata, in coordinamento con la Liwa Suqur al-Sahra liberava Jazal dopo due giorni di combattimento. Il SIIL attaccava nuovamente l’aeroporto militare di Dair al-Zur, venendo respinto dalla 137.ma Brigata d’artiglieria della 17.ma Divisione dell’Esercito arabo siriano che distruggeva 4 tecniche del SIIL. A sud-ovest di Dair al-Zur, la 113.ma Brigata dell’Esercito arabo siriano e la milizia Shaytat liberavano il pozzo petrolifero di al-Tayim eliminando 19 terroristi del SIIL. Presso Lataqia, l’EAS eliminava 31 terroristi e 6 autoveicoli.
L’8 settembre, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, Hezbollah, Forze di Difesa Nazionale (NDF) e Partito sociale nazionalista siriano (SSNP) liberavano i quartieri al-Ghabiyah e al-Mas eliminando 11 terroristi. Secondo il giornale libanese antisiriano “Daily Star”, ad al-Zabadani furono eliminati oltre 400 terroristi e altri 189 si erano arresi all’EAS. A Tal Qurdi, l’EAS eliminava 10 terroristi del Jaysh al-Islam.
Il 9 settembre, il SIIL attaccava nuovamente l’aeroporto militare di Dair al-Zur utilizzando un carro armato T-55 e un BMP, e 5 autoveicoli carichi di esplosivi contro l’ingresso orientale dell’aeroporto, seguiti dall’assalto dei terroristi su al-Muriyah, ad est della base siriana. Ma i soldati della 137.ma Brigata d’artiglieria e della 117.ma Brigata della 17.ma Divisione di riserva, della 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, e delle Forze di Difesa Nazionale (NDF), distruggevano quattro delle autobombe mentre l’ultima mancava il bersaglio. L’assalto su al-Muriyah falliva pure, con l’eliminazione in tutto di 300 terroristi e 40 autoveicoli del SIIL. Ad Abu Dhuhur, dopo 48 ore di scontri i terroristi di Jabhat al-Nusra e Jund al-Aqsa, avviati dall’ennesimo attacco suicida, entravano nella base aerea difesa da Liwa Suqur al-Dahar, Forze di Difesa Nazionale (NDF) e soldati dell’Esercito arabo siriano (EAS) che perdevano tra morti e prigionieri 18 effettivi, mentre 23 terroristi furono eliminati. La Liwa Suqur al-Dahar era composta da miliziani del Governatorato di Idlib guidati da Abu al-Jarah, ex-militare di Idlib. Ad al-Suwayda, le forze siriane arrestavano 25 terroristi. Le forze siriane ed Hezbollah terminavano le operazioni di rastrellamento di al-Zabadani.
Il 10 settembre, il Jaysh al-Islam eseguiva un attacco verso al-Zabadani, ai villaggi Alali e Muzat controllati da Hezbollah, nel tentativo di spezzare l’assedio ai terroristi da parte della 63.ma Brigata della 4.ta Divisione corazzata dell’EAS e di Hezbollah, ma l’attacco islamista falliva con l’eliminazione di 30 terroristi. L’assalto veniva sostenuto da un attacco aereo israeliano su una postazione dell’Esercito siriano presso Zabadani. La 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata e la Liwa Suqur al-Sahra dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di Difesa Nazionale (NDF), liberavano i giacimenti di Jazal, presso Tadmur, dopo aver eliminato 20 terroristi e 4 tecniche del SIIL. Ad Aleppo l’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni dei terroristi nei quartieri di al-Jadida, al-Ramusa, al-Ashrafyia, al-Rashidin, Shaiq al-Lutfi, al-Layramun, Bani Zayd, al-Amiryia, Shaiq Ahmad, al-Ridwanyia, al-Halabyia, Shaiq Qudir e Iqtar al-Bizar, mentre nella provincia di Hama, a Qafar Zita e ad al-Lataminah, l’EAS eliminava 26 terroristi.
L’11 settembre, presso Lataqia, ad al-Qabir e al-Atira, l’artiglieria dell’EAS bombardava un concentramento di terroristi, eliminandone 80.
Il 12 settembre la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata e la Liwa Suqur al-Sahra dell’Esercito arabo siriano liberavano completamente Jazal, a nord-ovest di Tadmur, e Tal Suda, eliminando 23 terroristi e 3 tecniche del SIIL. Ad Unq al-Hawa, nella provincia di Homs, unità dell’esercito e gruppi di difesa popolari eliminavano numerosi terroristi del SIIL, mentre 6 autoveicoli di un convoglio di Jabhat al-Nusra venivano distrutti presso Dair al-Ful. Unità dell’EAS effettuavano diverse operazioni contro le basi dei terroristi del Jaysh al-Fatah tra al-Latamanah e al-Arbain, nella provincia di Hama, eliminando diversi terroristi. Ad al-Zabadani, 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, Hezbollah, NDF e SSNP eliminavano 18 terroristi di haraqat Ahrar al-Sham, esercito libero siriano e Jabhat al-Nusra liberando il quartiere di al-Nabua. A Dair al-Zur le milizie delle tribù Shaytat eliminavano 18 terroristi del SIIL di fronte l’ospedale al-Hiqmat. La 137.ma Brigata d’artiglieria della 17.ma Divisione e la 104.ta Brigata aviotrasportata della Guardia repubblicana dell’EAS, in coordinamento con milizia Shaytat e NDF, eliminavano 37 terroristi nelle fattorie di al-Muriyah e sul jabal al-Bardah. Dopo due mesi e cinque assalti, i capi della ‘brigata meridionale’ dell’ELS ponevano fine alla cosiddetta operazione “Tempesta del Sud” contro il Governatorato di Dara, avendo subito pesantissime perdite nonostante i terroristi circondassero da tre lati la città difesa dalla 15.ma e dalla 285.ma Brigata dell’Esercito arabo siriano. Inoltre, a Balad al-Dara l’EAS eliminava diversi terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat al-Muthana. Le Forze armate siriane eliminavano decine di terroristi del Jaysh al-Islam alla periferia di Duma e ad Harasta. A Tal Maz, nella provincia di al-Suwayda, unità dell’esercito effettuavano un’operazione speciale contro le posizioni del SIIL dei terroristi, eliminandone diversi.
Il 12-13 settembre, a sud di Dara, a Gharaz, la 5.ta Divisione corazzata dell’EAS annientava il gruppo islamista Asifat al-Janub. Dopo aver ricevuto l’intelligence su un piano dell’ELS per tagliare le linee di rifornimento dell’esercito siriano e quindi circondare Dara con una manovra avvolgente da nord, gli aerei della SAAF bombardavano le posizioni dei terroristi presso Gharaz, al confine con la Giordania, mentre la 5.ta Divisione corazzata colpiva a sud di Dara un convoglio di pickup armati dei terroristi, eliminandone 89, ed investiva le 55 posizioni note di Jabhat al-Nusra e haraqat al-Muthana presso Dara, liquidando il capo di al-Muthana. A Duma, l’EAS liquidava un gruppo di terroristi giunti per coordinare le azioni tra Jaysh al-Islam e Faylaq al-Rahman contro le forze governative siriane. Furono eliminati 34 terroristi, ed altri 21 terroristi furono liquidati ad Harasta. Nella controffensiva su Harasta, Dhahiyat al-Assad e Duma, NDF, PLA e la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana dell’EAS eliminavano 250 terroristi. In quei giorni, il fronte meridionale dell’ELS, che doveva occupare Dara, invece si ritirava. A Daraya, dopo settimane di combattimenti per rompere le difese siriane nel Ghuta orientale, il piano degli islamisti falliva senza aver compiuto un qualsiasi progresso. Ad al-Zabadani, 1500 terroristi furono eliminati, sgombrando il Qalamun e il confine tra Libano e Siria dalla presenza dei taqfiriti sostenuti da Israele. 3500 terroristi rimanevano chiusi nelle sacche presso al-Qusayr, di Madaya e Wadi Barada. Il SIIL si ritirava dopo il fallimento dell’assalto all’aeroporto di Dair al-Zur.
Il 13 settembre, la SAAF compiva 7 attacchi aerei sulle posizioni del Jaysh al-Fatah nella base aerea di Abu Duhur, presso Idlib. Ad Aleppo, Jabhat al-Shamiyah e Jabhat al-Nusra attaccavano le postazioni difensive delle Forze armate siriane nel quartiere al-Ashrafīyah, ma furono respinti con pesanti perdite.COx__UbWcAEvUBX.jpg largeLe operazioni in Iraq, luglio-settembre 2015
Il 10 agosto raid aerei iracheni eliminavano 49 terroristi e 4 tecniche del SIIL nella provincia di Salahudin, mentre altri 12 furono liquidati dalle forze di sicurezza irachene ad Husaybah, ad est di Ramadi, nell’Anbar. Altri 7 terroristi furono eliminati dai combattenti delle unità di mobilitazione popolare ad Albu Shajal e al-Malahama, sempre nell’Anbar, assieme a 6 pickup armati del SIIL. 17 terroristi del SIIL furono eliminati ad al-Qarmah, 48 km ad ovest di Baghdad. A Baghdad, il 13 agosto, un autocarro-bomba veniva fatto esplodere nel mercato Jamila di Sadr City uccidendo 61 civili e ferendone altri 200. Intanto a Ramadi l’esercito iracheno e le forze popolari circondavano completamente i terroristi del SIIL. “Il SIIL è assediato da tutti i lati a Ramadi“, dichiarava il Generale di Brigata Ahmad al-Bilawi, “Le forze irachene a fianco della milizia Hashd al-Shabi avanzano contro i ribelli del SIIL da nord ed est di Ramadi“, dichiarava il capo del Comitato per la sicurezza del Consiglio di Qalidiyah, provincia di Anbar, Ibrahim Fahdawi. “Le forze sciite e dell’esercito iracheno avanzano dal fronte settentrionale contro i militanti raggiungendo la periferia di Jirashi, tra la zona di Abu Diab e il Comando operativo di Anbar. Le forze di sicurezza avanzano anche da est e dalle regioni di Husaybah e al-Madyaq“. L’esercito e le forze volontarie iracheni avevano liberato le colline strategiche ad oriente della città di al-Ramadi. Il 13 agosto le forze irachene distruggevano 3 autoveicoli del SIIL e liberavano al-Maziq, 9 chilometri ad est di Ramadi. L’aviazione irachena colpiva due basi del SIIL e un’officina per auto-bombe a Falluja, eliminando decine di terroristi, mentre le forze irachene eliminavano 10 altri terroristi negli scontri a nord-est di Falluja, tra cui 3 capi del SIIL di origine libica: Salam Darbu, Adnan Ibrahim al-Mashadani e Safyan bin Qamu. Le forze aeree irachene eliminavano 125 terroristi del SIIL nella provincia di Salahudin, con raid aerei sulle posizioni taqfirite presso al-Shirqat, a 250 chilometri a nord di Baghdad. Inoltre, il comandante della Polizia Federale, Tenente-Generale Raid Shaqir Judat, dichiarava che la polizia irachena aveva eliminato 29 terroristi ad Husaybah, 7 km ad est di Ramadi, mentre la 16.ma Brigata dell’Esercito iracheno liberava al-Humaria e le unità della mobilitazione popolare liberavano al-Malab, sempre nella provincia dell’Anbar, eliminando 10 terroristi. Il 15 agosto, almeno 50 terroristi del SIIL venivano eliminati dalla 5.ta Divisione dell’Esercito iracheno nella provincia di Salahudin, e il 16 agosto la 16.ma Brigata dell’Esercito liberava la stazione ferroviaria di Ramadi, dopo che i terroristi del SIIL avevano subito pesanti perdite nelle operazioni dell’esercito iracheno che avanzava fino ai quartieri meridionali al-Dabat e al-Baqr della città, e ad al-Malab, a sud di Ramadi. Il 19 agosto le forze irachene liberavano il quartiere al-Zaytun di Ramadi ed avanzavano su Huwaija al-Samara, mentre l’aeronautica irachena colpiva un convoglio del SIIL a Kirkuk, eliminando almeno 19 terroristi. Nell’operazione per la liberazione di Ramadi erano stati eliminati 150 terroristi del SIIL. Il 23 agosto, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL nella provincia di Anbar, a Dijla, 30 chilometri a nord di Baghdad, a Baiji, nella provincia di Salahudin, e a Tal Afar nella provincia di Niniwa. Il 29 agosto l’esercito iracheno eliminava 45 terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, presso al-Qalidiya, liberando Jubah, nel distretto di Hit nell’ambito dell’operazione per liberare Ramadi, capitale della provincia di Anbar, occupata dal SIIL dal maggio 2015. Il 30 agosto l’esercito iracheno avanzava nella provincia di Anbar verso al-Qalidiya, eliminando 45 terroristi del SIIL. Il SIIL giustiziava 112 propri membri a Niniwa, tra cui 18 capi, per aver tentato un “golpe” contro il capo dello Stato islamico Ibrahim al-Samarai, alias Abu Baqr al-Baghdadi, e pianificato l’eliminazione del capo del SIIL a Mosul Abu Abdulmajid Afar e l’invasione di Niniwa per poi dichiarare guerra al SIIL di Raqqa in Siria.
Il 3 settembre l’Esercito iracheno respingeva un’offensiva del SIIL sulla città di Samara, nella provincia di Salahudin, eliminando 58 terroristi. Inoltre, il SIIL aveva pianificato degli attentati suicidi a Samara, ma furono sventati. Le forze dell’Hashd al-Shabi respingevano l’attacco del SIIL sulla città di al-Qarmah nella provincia di Anbar, eliminando decine di terroristi. L’esercito iracheno e Hashad al-Shabi respingevano un’altra offensiva del SIIL su al-Baghdadi e Haditha, presso Ramadi, eliminando 112 terroristi, secondo il comandante della 7.ma Divisione dell’Esercito iracheno, Maggior-Generale Abdulzubayah Nauman. Il 6 settembre, le forze popolari irachene Hashd al-Shabi distruggevano 15 autoveicoli armati del SIIL presso Tal al-Mashihidah, presso Ramadi, mentre a nord di Ramadi, ad Albu Aytha, eliminavano altri 30 terroristi. Le forze irachene quindi tagliavano le linee di rifornimento del SIIL nella provincia di Kirkuk, liberando al-Havijah nell’ambito dell’operazione per liberare la città di Fallujah (provincia di al-Anbar). A Mosul l’aeronautica irachena bombardava le posizioni del SIIL eliminando circa 40 terroristi, tra cui Hasan Muhsan al-Jalabi, capo del campo di addestramento del SIIL di Tal Afar. Sempre a Mosul, Ahmad Qalil Wathiq, capo della sicurezza del SIIL di Mosul, veniva eliminato con le sue guardie del corpo nel corso di un attacco di forze tribali irachene. Il 9 settembre la 16.ma Divisione delle forze d’intervento rapido irachene liberava al-Naimiyah, a sud di Falluja. Il 12 settembre, le forze volontarie irachene eliminavano 28 terroristi del SIIL nel distretto di al-Qarmah, ad est di Falluja, provincia di Anbar.
Finora l’Iraq ha ricevuto 16 elicotteri d’attacco Mil Mi-35M e 11 Mil Mi-28NE. Il contratto firmato con la Russia prevede la fornitura di 43 elicotteri: 24 Mil Mi-35M e 19 Mil Mi-28NE. Intanto i consiglieri militari degli Stati Uniti avevano tentato “di evitare che le forze antiterrorismo irachene prendessero l’Università di Anbar, a Ramadi, ma senza riuscirci“, secondo Samir al-Shavili, consulente sull’antiterrorismo presso i media iracheni. Aveva osservato che gli statunitensi avevano descritto l’Università d Anbar come una trappola pericolosa tesa dai terroristi del SIIL, tentando di dissuadere le forze irachene dall’occuparla, dopo che il gruppo terroristico aveva usato il gas mostarda durante l’assedio della città. “Le truppe irachene furono esposte al gas mostarda delle munizioni sparate dal SIIL, mentre si avvicinavano all’Università di Anbar”.

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Il 2 settembre 2015, il SIIL effettuava un duplice attentato nella capitale Sana, uccidendo 28 civili e ferendone 75. Al-Qaida compiva sei attentati nel governatorato di al-Bayda e uno a Shabwa tra il 2 e il 4 settembre e gli aviogetti sauditi bombardavano 30 volte Sana e attaccavano l’aeroporto al-Dulaymi. Il 4 settembre l’esercito yemenita ed Ansarullah distruggevano un deposito di armi saudite nella regione di al-Musfaq, nella provincia del Jizan, oltre a 2 autoveicoli militari sauditi. L’unità missilistica dell’esercito yemenita bombardava le basi militari saudite di Abu al-Salul, Wadi al-Malah, al-Musfaq e al-Qujarah, nella provincia al-Tawal dell’Arabia Saudita. Nel bombardamento della base militare di Safar, presso Marib, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrayn avevano perso, soprattutto nell’esplosione di un deposito di armi, almeno 300 soldati e ufficiali (i filo-sauditi ne ammettevano 85), 12 carri armati Leclerc, 40 altri mezzi e 4 elicotteri d’attacco AH-64D Apache. Il quotidiano libanese al-Akhbar titolava, “Aden, cimitero dei carri armati AMX Leclerc, orgoglio dell’arsenale francese“. Dopo il bombardamento, le forze saudite, che secondo un soldato saudita fatto prigioniero dalle forze yemenite erano composte soprattutto da mercenari somali e sudanesi, cercavano di riprendersi la provincia di Marib, fallendo e subendo pesanti perdite, e questo nonostante il supporto tecnologico fornito dalle basi francesi di Gibuti e Shayq Zayad, ad Abu Dhabi. I mercenari “catturati sono di diverse nazionalità e prestano servizio nell’esercito degli Emirati Arabi Uniti“, affermava un comandante yemenita. “I Paesi arabi hanno reclutato mercenari da diversi Paesi, tra cui Sudan, Somalia e Nigeria dopo aver perso numerose truppe negli scontri con le forze yemenite“, aggiungeva il comandante. Infine, dopo l’attacco missilistico a Marib, terroristi del SIIL decapitavano decine di soldati degli EAU catturati dopo esser fuggiti dalla base bombardata.
CODVaA6WwAAhoVZIl 6 settembre gli aerei sauditi bombardavano Sana e le basi militari di Nahdayn e Faj Atan, uccidendo 27 persone. Il 7 settembre, attacchi aerei sauditi uccidevano 12 persone e ne ferivano altre 39 nella città di Yarim, provincia di Ib. Secondo Zayfulah al-Shami, dirigente di Ansarullah, l’ex-presidente yemenita Mansur Hadi aveva inviato 700 miliziani delle tribù della provincia di Marib in Arabia Saudita per ricevere l’addestramento militare, mentre ad agosto Hadi aveva incontrato il presidente sudanese Omar al-Bashir, che aveva inviato 3000 mercenari sudanesi che a giugno, assieme alle truppe saudite, invasero Aden. Il 12 settembre l’esercito yemenita prendeva il controllo di quattro basi militari saudite nelle province di Janub al-Dhahra e Asir, in Arabia Saudita, distruggendo 3 depositi di munizioni e almeno 19 autoveicoli militari sauditi. Nel frattempo Ansarullah bombardava le strutture militari saudite nelle regioni di al-Hajlah e Jabal al-Dud nella provincia del Jizan, sempre in Arabia Saudita.
Intanto, Riyadh riduceva le spese sociali ed emetteva altre obbligazioni per affrontare un deficit di bilancio record dovuto alla caduta dei prezzi del petrolio, da oltre 6 mesi al di sotto dei 50 dollari al barile. Il governo saudita aveva emesso altri buoni del tesoro per finanziare il deficit di bilancio che arrivava a 117 miliardi di euro nel 2015. L’Arabia Saudita aveva prelevato dalle riserve valutarie 82 miliardi di dollari passando a 650 miliardi  di riserva valutaria. Il Qatar inviava nello Yemen 1000 soldati dotati di 200 blindati VAB, MOWAG Piranha II e CCTS-90 e di 30 elicotteri. La forza d’invasione nello Yemen era formata da 3000 soldati degli Emirati Arabi Uniti, 1000 del Qatar, 1000 dell’Arabia Saudita, 6000 mercenari yemeniti addestrati dall’Arabia Saudita, 3000 mercenari sudanesi, 800 soldati di Egitto, Bahrayn, Quwayt, Giordania, Senegal e Marocco.

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Fonti:
Analisis Militares
Analisis Militares
Fars
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Fars
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Fars
Global Research
Moon of Alabama
Reseau International
RID
Sputnik
The Saker
Zerohedge

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Sorgente: Le guerre perdute di Washington: Siria, Iraq e Yemen | Aurora

L’intervento russo in Siria: i dettagli

Il mondo diplomatico è in fermento parlando dell’audace colpo di Vladimir Putin in Crimea, Ucraina e ora in Siria. Nonostante le chiacchiere anti-russe della stampa occidentale, un’istituzione sempre più ignorata e disprezzata dalla gente comune, i passi russi sono prevedibili e coerenti con l’insistenza palesemente giustificata della Russia a un mondo senza il monopolio unipolare degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra siriana, pianificata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia come rivelano Wikileaks e l’ex-ministro degli Esteri francese, e finanziata principalmente dalle kakocrazie saudita e qatariota, e supportata dal turco megalomane neottomano Recep Tayyip Erdoghan, la Russia impone con forza il principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi, posizione storicamente snobbata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Russia rifornisce la Siria di armamenti, senza violare una qualche risoluzione dell’UNSC, né rifornisce l’esercito siriano gratuitamente. I giorni i cui l’Unione Sovietica scaricava enormi quantità di armi agli alleati sono finiti. Oggi Mosca si aspetta che i suoi prodotti siano pagati, e oggi la Siria (che non aveva debiti nel marzo 2011) ha ipotecato la base navale di Tartus, accettando crediti da Mosca, e dipende dal suo più stretto alleato, l’Iran, per ulteriori aiuti. Sfruttando con intelligenza tutto questo il governo siriano può sopportare i crimini di guerra commessi dai sociopatici di Washington. La Siria è solida e la sua economia migliora nonostante la devastazione delle infrastrutture da parte dei terroristi stranieri e di certi traditori siriani il cui destino è segnato dal sangue siriano. Consiglieri russi rientrano nel rapporto tra la Siria e il gigantesco alleato a nord. Nuovi sistemi di armamenti vengono assorbiti senza inviare il personale tanto necessario in Russia per addestrarlo. La Russia invia semplicemente le armi via mare per lo più, assieme agli esperti per l’addestramento che arrivano in genere nella base aerea di Maza presso Damasco. Per un certo periodo, la Russia ha anche fornito consigli tattici all’alto comando siriano, basati sull’esperienza della Russia nella lotta al terrorismo in Afghanistan e Cecenia. Tale rapporto è stato interrotto per un breve periodo di tempo, quando il governo siriano sperimentò le nuove strategie del generale iraniano Qasim Sulaymani che non hanno prodotto i risultati attesi. Oggi la Russia è tornata. Perché?
La maggior parte di questo saggio si basa su prove reali prodotte da nostre fonti a Lataqia. C’è anche spazio per speculazioni studiate sui tempi dell’intervento russo. Non uso la parola “intervento” per suggerire che l’esercito russo sostituisce nella battaglia l’Esercito arabo siriano. Per nulla. Qui intervento significa che la Russia va oltre il sostegno meramente diplomatico e l’armamento del governo siriano. La Russia ha intrapreso un nuovo piano volto a far decollare i costi ai Paesi coinvolti nel terrorismo istituzionalizzato; cioè Stati Uniti, Regno Unito Francia, Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Tutto questo avviene con ampi indizi. Re Salman dell’Arabia Saudita programmava la tanto declamata visita a Mosca per discutere come i sauditi potessero sganciare la Russia dal Dr. Assad. Il re l’ha annullata citando cattive condizioni di salute. SyrPer ha appreso che il re del regno preistorico l’ha annullato perché Sergej Lavrov ha detto all’omologo di Riyadh, Adil al-Jubayr, noto burattino degli USA, che Putin non avrebbe discusso di nulla riguardo Assad, ma che sperava che i prezzi del petrolio fossero all’ordine del giorno. Anche se re Salman voleva discutere dei prezzi, voleva condizionarne la cooperazione all’abbandono russo del presidente siriano. (Ho detto nei precedenti saggi dell’ossessione saudita e turca per la cacciata di Assad). Un altro indizio di come il Presidente Putin la pensi s’è avuto due settimane fa, quando ha trascinato l’ambasciatore turco a Mosca dicendogli di dire ad Erdoghan di “andare all’inferno”. Ha detto all’ambasciatore, la cui mascella sarebbe caduta sul pavimento, che pensava di rompere le relazioni diplomatiche con Ankara se Erdoghan continua a sostenere i terroristi in Siria e Iraq. Concluse definendo Erdoghan un “Hitler”. La Turchia è ora avvisata che l’orso russo non è contento delle azioni del presidente turco. A giudicare dai risultati delle elezioni, anche il popolo turco si rivolge ora contro Erdoghan e il suo partito dei Fratelli musulmani. Anche il Generale Gerasimov, l’assai duro e aggressivo Capo di Stato Maggiore della Russia, ha pesato avvertendo Erdoghan che ci sono missili puntati dritti sulla sua camera da letto. Il generale non avrebbe mai fatto una tale affermazione, a meno che sapesse che il Cremlino non si oppone. Sergej Lavrov, che è di estrazione etnica georgiana e armena, comprende la mentalità ottomana di Erdoghan ed ha preparato il terreno per gli eventi che stiamo per discutere.
Si ricordi come la Russia abbia presumibilmente consegnato una squadriglia di MiG-31B Foxhound alla Siria. In realtà, e lo diciamo ai nostri lettori da anni, la Siria ha i MiG almeno dal 2007 ma gli era proibito usarli se non in una “guerra di teatro” contro lo Stato-Ghetto sionista. I MiG-31B sono depositati in hangar corazzati sotterranei in diverse basi aeree, in modo da evitarne qualsiasi distruzione totale. Non sono autorizzati a volare anche se la Siria ha violato l’accordo una volta quando i sionisti colpirono il complesso di Jamraya il 5 maggio 2013 sostenendo che colpivano sistemi d’arma destinati ad Hezbollah. La Siria rispose con un MiG-31B che volò dalla base nella provincia di Tartus, sul Mediterraneo, sparando missili contro il sito nucleare sionista di Dimona. La Russia annuncia anche nuove esercitazioni navali al largo della Siria per il 15 settembre. E’ un altro segno della crescente impazienza russa verso il temporeggiare di statunitensi, inglesi e francesi e l’ipocrisia della guerra al terrore. Per poter trasferire numerose truppe in Siria insieme ai nuovi mezzi, la Russia deve sorvolare vari Paesi su rotte specifiche. Ho già risposto a un lettore che si lamentava del rifiuto da parte del governo bulgaro a tali sorvoli. I bulgari hanno insistito sull’obbligo d’ispezionare gli aerei. La Russia ha detto al bulgari “niet” e si è assicurata altre rotte. La Bulgaria gioca con il fuoco nel tentativo di placare gli statunitensi il cui comportamento irrazionale implica una vera e propria paranoia su dove gli eventi che si svolgono in Siria li stanno trascinando. La Grecia ha permesso i sorvoli, tuttavia la rotta appare fuori discussione per ora. Ma l’opzione migliore è quella su Mar Caspio, Iran e Iraq, che non obiettano alla Russia l’uso del loro spazio aereo. Questo problema è stato risolto completamente. (Opzione migliore della Russia sarebbe la Turchia, ma la sua assurdità dovrebbe essere evidente a tutti). Possiamo confermare i seguenti fatti sul terreno: navi russe attraccano nei porti di Tartus e Lataqia. La Russia espande la base aerea nella pianura ad est di Lataqia. Questa base aerea è protetta da un’enorme costellazione di sistemi di difesa aerea comprendenti sistemi S-300 e Pantsir. Le piste vengono prolungate da ingegneri russi e siriani, e sarebbero destinate ad ospitare enormi aerei da trasporto, come l’Antonov An-124. Oltre a questo, un reggimento di truppe Speznaz sarebbe attualmente nella città di Salinfah, (città natale di mia moglie, dove non ci mancano le fonti), insieme a consiglieri militari. Un parente mi ha detto che ognuno impara un po’ di russo e che fin dall’arrivo, il turismo è aumentato grazie a stabilità e sicurezza dovute ai russi. La presenza di forze anti-insurrezionali Speznaz russe è rivelata dalla triste realtà emersa pochi giorni fa. Mi è stato detto da una fonte, Alì, che un cecchino assai qualificato, nei pressi della città di al-Rubayah, trattenne le truppe siriane per 4 settimane impedendogli di avanzare. Il comandante degli Speznaz appreso tale problema inviava un commando per liquidare tali cecchini. I russi eliminarono il cecchino nel giro di due ore causando costernazione tra i comandanti siriani. Si è scoperto, un ufficiale traditore dell’EAS è stato scovato ed arrestato. Aveva deliberatamente impedito alle nostre truppe di aggredire la posizione del cecchino. Le sue comunicazioni con al-Qaida ad Hatay, nella Siria occupata dalla Turchia, ha svelato la faccenda. Sarà giustiziato per tradimento.
Guardate attentamente la mappa. Scorrete per vedere il motivo per cui è stata scelta Salinfah. Sicuramente non solo per la sua incredibile bellezza. Si trova sulla cima più alta della catena montuosa, all’ombra di uno dei più potenti radiofari della Siria. E’ proprio la cima, se superata, provvede a una magnifica rotta per l’intera wadi al-Ghab che si presenta come una coperta a scacchi. Potete vedere tutto mentre volgete lo sguardo giù dalle vette fredde alla valle ventosa e calda di sotto. Jisr al-Shughur si trova appena sotto Haluz e Ghasaniya, i pittoreschi villaggi cristiani violati dagli sciagurati puzzolenti tunisini e libici che vi hanno portato il loro virulento ceppo sifilitico. La Russia sembra interessata alle zone confinanti con la Turchia. Sarà interessante vedere come l’attenzione su Erdoghan evolverà. Turchia ed entità sionista sembrano essere sempre più coinvolte nel conflitto. Ciò avviene men tre Cameron e Abbot hanno deciso d’intensificare il loro ruolo, nonostante le perplessità di milioni di concittadini. Tale cricca della cosiddetta guerra al SIIL è vista a Mosca come una campagna mal dissimulata per distruggere completamente la Siria e, infine, trasformarla nella Libia. Sergej Lavrov l’ha notato esattamente ieri, quando ha detto al mondo che la Siria non sarà un’altra Libia. Ricordo la rabbia ribollente a Mosca e Pechino per lo stratagemma giocatogli al Consiglio di sicurezza dell’ONU che ha portato alla distruzione dello Stato libico e all’insensato assassinio del suo leader da parte di un adolescente analfabeta, e tutto questo facendo finta di proteggere i civili. Ora c’è il SIIL creato dall’occidente per dargli la scusa necessaria per entrare e finirla con il governo di Damasco. Temo che i regimi paria di Washington e Londra avranno una grande sorpresa.
Questo è ciò che so della presenza russa in Siria. So che ci sono altri consiglieri che si recano a Damasco in quello che è l’affermazione dell’assoluta insistenza della Russia nel proteggere gli alleati. Con l’Iran ora fuori dall’embargo, che gli impediva di flettere completamente i muscoli, Mosca sa di avere la profondità e il sostegno necessari per aiutare il popolo siriano a liberarsi da tale piaga una volta per tutte.

Sorgente: L’intervento russo in Siria: i dettagli | Aurora

La Russia smaschera i piani segreti degli USA in Siria

742398Il problema dei profughi siriani maturava lentamente e costantemente fornendo il pretesto ideale per un”intervento umanitario’ degli Stati Uniti nel Paese. Ma la Russia arriva prima e il miglior piano statunitense va storto.
La politica degli Stati Uniti in Medio Oriente è ossessivamente fissata sul ‘cambio di regime’ in Siria da almeno un decennio, dall’invasione dell’Iraq nel 2003. (L’agenda neocon prevedeva cambi di regime in Iraq, Iran e Siria, ma è fallita quando i campi di sterminio in Iraq hanno deciso la geopolitica).

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Le tensioni si allentano in Ucraina, ma non negli USA

La partita finale in Ucraina sembra affermarsi. Il resoconto tedesco sulla riunione dei ministri degli Esteri del ‘Formato Normandia’ a Berlino sigla una nota positiva. ‘Progressi significativi’; ‘meno conflittuale’; ‘progressi in alcune cose importanti’; ‘molto vicino’; ‘ora va ulteriormente consolidato e assicurato’, sono le significative espressioni usate dal ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier alla conferenza stampa. (RFERL) Come mai tanto ottimismo? Alcune spiegazioni, prima. Torniamo a Vladivostok nell’Estremo Oriente russo, al 4 settembre, in occasione dell’Eastern Economic Forum. Tre importanti accordi energetici sono stati siglati quel giorno tra la Gazprom e partner europei:

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US’ Anti-Russian Propaganda Training Program to Resemble Soros-Funded Media

Geroge Soros, long an advocate of imposing more taxes on the wealthy, has himself amassed a massive fortune by delaying those very tax payments - but the bill may be about to come due.

Amid Western fears of the spread of dangerous “Russian propaganda,” the US State Department is launching a disinformation campaign of its own in the Baltics. Funneling half a million dollars into “training” Russian-language journalists, the project is meant to follow the same schematics as billionaire George Soros’ ProPublica.

US’ Anti-Russian Propaganda Training Program to Resemble Soros-Funded Media / Sputnik International.

I piani militari degli Stati Uniti contro la Russia

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Mentre la segretaria dell’aeronautica degli Stati Uniti Deborah James descrive la Russia “lamaggiore minaccia” agli interessi statunitensi, l’8 luglio l’ultima versione della “Strategia Nazionale Militare degli Stati Uniti” sembra riecheggiarla. Il documento ha già generato un’ondata di commenti. In Russia, l’attenzione dei media è puntata su due disposizioni, in particolare quella che definisce la Russia “potenza revisionista”. La nuova strategia militare degli Stati Uniti in primo luogo si propone di contrastare le “potenze revisioniste” che violano le norme dell’ordine mondiale. In secondo luogo, pretende di contrastare le organizzazioni estremiste che, come dimostra lo Stato Islamico dell’Iraq e Grande Siria (ISIS), possono creare unità armate. Entrambi i postulati sono accompagnati da discussioni sulla necessità di migliorare flessibilità, mobilità e tecnologia a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti. Tali disposizioni sono state ripetute innumerevoli volte nei documenti della pianificazione militare di USA. Il maggiore interesse è la nuova strategia militare nazionale suggerire che il pensiero strategico delle élite degli Stati Uniti (indipendentemente dal partito di appartenenza) si basi su una combinazione di due tendenze. La leadership statunitense vuole preservare le regole della cooperazione internazionale istituite dal 1991. Allo stesso tempo, la Casa Bianca percepisce che i meccanismi esistenti sono insufficienti per la sua protezione.

I piani militari degli Stati Uniti contro la Russia | Aurora.

Gli Stati Uniti provano a distruggere il mercato cinese perché i BRICS lanciano la Nuova Banca di Sviluppo?

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Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 07/13/20150a0bf9290f535eb177d0be089db0e3987a0c7998La marea muta, il mondo non è più dominato da Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il Gruppo degli Otto (G8), ritornato Gruppo dei Sette (G7) nel 2014, è stato sostituito dai BRICS, motivo per cui la Russia non è stata disturbata quando fu espulsa dal circolo della chiacchiera G8/G7 da Stati Uniti, Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Francia e Italia. Nel mondo, imprese e governi prevedono la normalizzazione del commercio con l’Iran, con o senza accordo nucleare tra Teheran e il gruppo permanente 5 + 1 (o EU3 + 3). I BRICS si istituzionalizzano superando la fase del forum di coordinamento tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. La Nuova Via della Seta della Cina accelera mentre l’Unione economica eurasiatica (UEE) è diventata realtà nel gennaio 2015. Inoltre, dopo quindici anni, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) si amplia.

viaCombattere la Comunità del destino russa e cinese | Aurora.

La Cina avverte la Russia dello “Stato di Guerra” con gli USA

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Il Ministero degli Esteri (MoFA) riporta oggi che la Federazione è stata informata dal Consiglio di Stato della Repubblica Popolare della Cina (PRC) dello stato “di Guerra” de facto esistente tra la nazione asiatica e gli Stati Uniti d’America. Secondo questo rapporto, a seguito di “disposizioni e protocolli” dell’Accordo russo-cinese sulla cyber-sicurezza dell’8 maggio 2015, che dichiara che un firmatario del patto che prevede le ostilità deve informare immediatamente la controparte in modo che provveda “ai preparativi di guerra” necessari per proteggere le infrastrutture critiche, quindi la PRC ha informato la Federazione che “ora esistono tali condizioni”. A portare a tale grave avvertimento della Repubblica popolare cinese, spiega la relazione, è stata la perdita catastrofica di oltre 3700 miliardi di dollari sui mercati azionari cinesi in due settimane, che hanno visto un crollo di oltre il 30% e portato il panico tra investitori finanziari e semplici cittadini. Sulle cause di tale devastante crollo, continua la relazione, gli esperti della RPC hanno dichiarato che “malvagie” forze di mercato erano vicine a rovinare l’economia cinese, sospettando “predatori” di investimenti occidentali in agguato dietro a disordini, citando anche il gigante bancario degli Stati Uniti Morgan Stanley. Inoltre, questa relazione rileva che cinque importanti professori universitari della Cina hanno ampiamente diffuso una lettera pubblica, il 2 luglio, sulle sinistre forze di mercato che sfruttano le debolezze del sistema finanziario cinese per profitto, paragonando la situazione in cui il “burattinaio” del presidente Obama, il finanziere George Soros, e altri, scommisero contro le valute asiatiche orientali durante la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998.

La Cina avverte la Russia dello “Stato di Guerra” con gli USA.

Russian Lawmakers Draft Appeal to End US Blockade of Cuba

MOSCOW, October 16 (RIA Novosti) – A draft appeal to the UN General Assembly on the necessity of ending the economic, commercial and financial blockade imposed by the United States against Cuba was introduced in Russia’s lower house, the State Duma, on Thursday.

“The State Duma is urging the United Nations General Assembly, the parliaments of Member States of the organization and international parliamentary organizations to call upon the United States of America to end the economic, commercial and financial blockade of the Republic of Cuba,” says the draft, prepared by the Duma’s Committee on Foreign Affairs.

For over 50 years the US economic, commercial and financial blockade of Cuba has been undermined the development of the country, which has the right to choose its own political, economic, social and cultural system, according to the document.

“In addition, the measures the United States has taken unilaterally bypass the UN, encroach on the rights and legitimate interests of Cuban nationals, residing in other countries, as well as third-country nationals,” the draft said.

The United States began its embargo on Cuba, which has become the longest economic blockade in history, on October 19, 1960, after Cuba nationalized properties belonging to US citizens and corporations.

The global community, including Washington’s allies Canada and the European Union, have long been opposed to the embargo. In 1996, Washington toughened the sanctions further by barring third countries’ commercial ships en route to and from the communist island from entering US ports.

thanks to: RIANOVOSTI

Washington Is Destroying the World

The aggressive and mindless position of Washington is destroying the world, Paul Craig Roberts believes.

ATLANTA, October 7 (RIA Novosti) – The aggressive and mindless stance Washington’s warmongers have taken toward Russia and China has shattered the accomplishment of Reagan and Gorbachev.

Reagan and Gorbachev ended the cold war and removed the threat of nuclear armageddon. Now the neocons, the US budget-dependent (taxpayer dependent) US military/security complex and the US politicians dependent on campaign funds from the military/security complex have resurrected the nuclear threat.

The corrupt and duplicitous Clinton regime broke the agreement that the George H.W. Bush administration gave Moscow in 1990. In exchange for Moscow permitting a reunified Germany to be a NATO member, Washington agreed that there would be no expansion of NATO to the east. Gorbachev, US Secretary of State James Baker, US ambassador to Moscow Jack Matlock and declassified documents all testify to the fact that Moscow was assured that there would be no expansion of NATO into Eastern Europe.

In 1999 President Bill Clinton made a liar of the administration of President George H.W. Bush. The corrupt Clinton brought Poland, Hungary, and the newly formed Czech Republic into NATO.

President George W. Bush also made a liar out of his father, George H.W. Bush, and his father’s trusted Secretary of State, James Baker. “Dubya,” as the fool and drunkard is known, brought Estonia, Latvia, Lithuania, Slovenia, Slovakia, Bulgaria, and Romania into NATO in 2004.  The corrupt and hopeless Obama regime added Albania and Croatia in 2009.

In other words, over the past 21 years three two-term US presidents have taught Moscow that the word of the US government is worthless.

Today Russia is surrounded by US and NATO military bases, with more to come in Ukraine (part of Russia for centuries), Georgia (part of Russia for centuries and the birthplace of Joseph Stalin), Montenegro, Macedonia, Bosnia-Herzegovina, and perhaps also Azerbaijan.

A large land expanse that was formerly part of the Soviet Empire is now part of Washington’s Empire. The “coming of democracy” simply meant the changing of masters.

Washington always picks the puppet who serves as Secretary General of NATO.  The latest is a former Norwegian politician and prime minister, Jens Stoltenberg.  On Washington’s orders, the puppet quickly antagonized Moscow with the statement that NATO has a powerful army that has a global policing role and can be deployed wherever Washington wishes. This claim is a total contradiction of NATO’s purpose and charter.

Igor Korochenko, a member of the Russian Defense Ministry Public Council replied to Washington’s puppet Stoltenberg: “Such statements run counter to the system of international security, as the NATO alliance poses a threat to Russia. Therefore, it will cause responsive measures.”

The responsive measures are what you would expect: enough nuclear capability to wipe out the United States and Europe many times over.

The arrogant fools in Washington, wallowing in their hubris as “the indispensable nation,” have provoked Moscow to the point that Russia now has more deployed nuclear weapons than the US. As a result of Washington breaking its word and putting ABM missile bases on Russia’s border, Russia has developed supersonic ICBMs that can rapidly change their trajectory and cannot be shot down by any missile defense system.  Of course, the US corporations making billions of dollars selling Washington a useless ABM system will deny this.

Moreover, those countries, such as Poland, whose governments are sufficiently stupid to accept US ABM bases, would be obliterated before the bases could function. The utter stupidity of Eastern Europe’s bought-and-paid-for governments to put trust in Washington is likely to be the main cause of WW III.

The happy participant in the new Armageddon is the American military/security complex. These [word expelled] – ”private corporations” whose revenues are entirely public funds – are guaranteed more money regardless of the potential cost in human life. Their US Senate spokesperson, Jim Inhofe, a member of the Senate Armed Services Subcommittee on Strategic Forces, has resurrected the argument from 60 years ago that America is falling behind in the arms race. Restarting the arms race is essential to the profits of the US military/security complex and to the campaign contributions of senators.

It is not only Russia’s strategic nuclear forces that the fools in Washington have revived and activated, but China’s as well.  Last year China released a pictorial description of how China’s nuclear forces could destroy the US.  This was China’s response to Washington’s insane plan of building new air and naval bases from the Philippines to Vietnam in order to control the flow of resources in the South China Sea.  What kind of idiotic government does America have that thinks China is going to put up with this kind of interference in China’s sphere of influence?

China has now added to its nuclear arsenal a new variant of one of its mobile ICBMs. Washington does not know much about this new missile, because the CIA is too busy arranging protests in Hong Kong.

Both Russia and China were content to be part of the world economy and to improve the economic situation of their citizens by developing their economies.  But along comes the neocon Unipower, a collection of arrogant psychopaths who declare that Washington will not permit any other country, not even Russia and China, to rise to a capability of exercising a foreign policy independent of Washington’s purposes.

Nuclear war is back into the picture. First Washington threatens those it perceives as rivals.  When the perceived rivals don’t submit, Washington demonizes them.

In the histories written by Washington’s court historians, the greatest demons of modern times are the WW II governments of Japan and Germany along with the post-WW II Soviet government of Joseph Stalin. These American court historians ignore the facts.

Japan was forced into war by Washington, which cut off Japan’s access to resources. Japan was then nuked twice while the Japanese government was trying to surrender.

All of US president Woodrow Wilson’s promises made to Germany in order to end WW I, such as no territorial loses and no reparations, were broken. Germany was torn apart and German territory was handed over to Poland, France, and Czechoslovakia. Despite US president Woodrow Wilson’s promise to the contrary, impossible reparations were imposed on Germany by the Treaty of Versailles. The prescient John Maynard Keynes declared that the reparations would result in a second world war. If memory serves, portions of Germany were also given to Belgium, Lithuania, and Denmark.

This humiliation of an industrious and powerful people, whose armies occupied foreign territories when WW I ended, demonstrated the mendacity of the so-called “Western powers.” The French, British, and Americans paved the way for Adolph Hitler. By 1935 Hitler was sufficiently ensconced to denounce the Versailles Treaty. If Hitler had not succumbed to hubris and sent the German armies marching off into Russia where they were destroyed, he, or his successors, would still be ruling Europe today.

The true history is so different from what Washington pretends and Americans are taught. The majority of Americans are blind enablers of Washington’s war on the world. If ebola and global warming don’t destroy humanity, the ignorance of the American people and Washington’s war for world hegemony surely will.

Paul Craig Roberts served as an Assistant Secretary of the Treasury in the Reagan Administration. He was associate editor and columnist for The Wall Street Journal and columnist for Business Week and the Scripps Howard News Service. In 1992 he received the Warren Brookes Award for Excellence in Journalism. In 1993 the Forbes Media Guide ranked him as one of the top seven journalists in the United States. He is also chairman of The Institute for Political Economy.

thanks to: Paul Craig Roberts

Ria Novosti

OPINION: Russia Could Station Missiles in Europe in Response to NATO Moves

Iskander missile system

17:42 07/05/2014

MOSCOW, May 7 (RIA Novosti) – Russia could deploy short-range Iskander missiles in the country’s westernmost Kaliningrad region if NATO decides to strengthen its military presence in Eastern Europe, Lt. Gen. Yevgeny Buzhinsky told RIA Novosti.

“Russia is a nuclear power,” he said. “If NATO becomes more active, we will deploy a division of Iskander missiles in Kaliningrad Region,” added Buzhinsky, who previously headed the department of international agreements in the Russian Defense Ministry.

US Air Force General Philip Breedlove said Tuesday that NATO will consider permanently stationing troops in parts of Eastern Europe following the increased tensions over Ukraine, Reuters reported.

“I think this is something we have to consider and we will tee this up for discussion through the leaderships of our nations to see where that leads,” he was quoted as saying.

Defense and foreign ministers of NATO member states as well as senior commanders are to examine the alliance’s presence in Europe prior to a summit of NATO leaders in Wales this September, Breedlove said.

“I don’t see any potential danger if a military conflict between NATO and Russia in Europe involving ground forces,” Buzhinsky told RIA Novosti. “There is no military threat [to Russia], this is an information war,” he said.

NATO Secretary General Anders Fogh Rasmussen said earlier the alliance will boost air patrols over Eastern Europe and dispatch extra ships to the Baltic and Mediterranean Seas due to the crisis in Ukraine. The Russian Foreign Ministry said that NATO was attempting to use the Ukrainian crisis as a pretext to unite the alliance’s members and to push for Moscow’s isolation.

Rasmussen also claimed last month that “Russia is speaking and behaving not as a partner, but as an adversary.”

Franz Klintsevich, Deputy Chairman of the State Duma Committee on Defense, told RIA Novosti that deployment of NATO infrastructure in Eastern Europe and in the Baltic States endangers these countries and Russia should diplomatically deliver this message to the leadership of these states.

“A serious object in the Lithuanian territory, any modern nuclear weapon – means Lithuania basically doesn’t exist anymore, and politicians should understand that, this is a serious issue,” Franz Klintsevich said.

 

thanks to: RIA Novosti

Un messaggio dal parlamento russo al parlamento italiano? « SibiaLiria

GUERRA CIVILE? “Non si può parlare in Siria di guerra civile perché le ingerenze esterne sono fortissime. In qualunque contesto, se mandate “aiuti”per tre miliardi di dollari e gente a combattere “per la democrazia” come ha fatto il Qatar finanziando gruppi armati, la guerra è assicurata” e si provoca “una libanizzazione della Siria” alla quale potrebbe succedere, in un allargamento del conflitto, quella che potremmo chiamare “sirizzazione del Libano”. A proposito, il Libano pur con le sue fragilità dimostra che la pace e la convivenza possono sempre tornare ma appunto occorre sostenere la pace e una soluzione politica, non il bagno di sangue”.

viaUn messaggio dal parlamento russo al parlamento italiano? « SibiaLiria.