La giornata delle Resistenze! La festa della Liberazione! Ieri, oggi, domani: Antifascisti Sempre!

25 aprile 1945-25 aprile 2016

Lunedi 25 Aprile  ore 10,00

CORTEO dal Colosseo a Porta San Paolo
tappa al “Ponte di Ferro”, conclusione ad Ararat (via di Monte Testaccio)

Gli anni passano ma la memoria dei partigiani, della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo ci accompagna ed è ancora viva e presente nella nostra città e nel nostro paese. E allora il 25 aprile diventa come ogni anno l’occasione per scendere in piazza tutte e tutti insieme, i partigiani di ieri e gli antifascisti di oggi, per festeggiare il 25 Aprile delle Resistenze!

Un 25 aprile in cui si ritroveranno tutti coloro che si oppongono alla chiusura degli spazi sociali, agli sfratti, agli sgomberi, alla disoccupazione, al precariato e allo sfruttamento sui posti di lavoro, ovvero alle scelte scellerate di chi amministra la città come fosse un nuovo “podestà” di fascista memoria. Un 25 aprile delle Resistenze internazionali contro la guerra imperialista e il sionismo, al fianco dei popoli che resistono all’oppressione e combattono per la propria terra, vita e libertà. Un 25 aprile delle Resistenze di chi lotta per i diritti di tutte e tutti senza guardare al passaporto o all’orientamento sessuale.

Un 25 aprile delle Resistenze  per denunciare la politica di un’Unione Europea sempre più razzista e securitaria, preoccupata esclusivamente si soddisfare gli appetiti delle lobbies economiche e di chiudere le proprie frontiere a chi fugge dalle guerre e dalla fame.

Per questo invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza il prossimo 25 aprile al fianco dell’ANPI e delle altre associazioni partigiane, per tutti i popoli che resistono, come quelli palestinese e curdo, per i migranti che intraprendono il loro viaggio alla ricerca di una nuova e dignitosa vita, per la solidarietà che vorremmo incontrassero sulla loro strada, per le lotte sociali in difesa dei diritti per tutte e tutti. Contro razzismo, omofobia e ogni fascismo, per non dimenticare Renato Biagetti nel decimo anniversario del suo omicidio.

Il corteo sfilerà per le strade di Roma partendo dal Colosseo e raggiungendo Porta San Paolo, luogo storico della liberazione a Roma, per poi fare tappa al “Ponte di Ferro” per rendere omaggio alle dieci donne, fucilate per rappresaglia contro l’assalto al forno Tesei nell’aprile del 1944, e terminare la manifestazione presso il  centro socio-culturale curdo Ararat, per una moratoria immediata contro sfratti e sgomberi.

Partigiani e antifascisti sempre!
Contro ogni fascismo #IonondimenticoRenatoBiagetti

Comunità Palestinese di Roma e del Lazio; Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila; Comitato Con la Palestina nel cuore; Forum Palestina; Comitato per non dimenticare il diritto al ritorno; Fronte Palestina (Roma); UDAP; Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese; associazione “Amici dei prigionieri palestinesi”; Rete Romana di solidarietà con il Popolo Palestinese; CIRC Internazionale; PCL; PRC; PCdI; Rete dei Comunisti; CARC; JVP Srilanka (comitato in Italia); USB; Piattaforma Sociale Eurostop; Spazio Sociale “Roberto Scialabba”; Osservatorio Sulla Repressione; Umangat-Migrante Roma (Filippine); Carovana Antifascista; Rete Antirazzista di Piazza Vittorio; associazione “Amici del Libano”; associazione “Oltre il Mare”.

Per adesioni: 25aprile2016@gmail.com

thanks to: forumpalestina.it

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Roma, incontro con Abla Sa’adat, militante e moglie del segretario del FPLP

Registrazione dell’incontro organizzato dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) sulla condizione dei prigionieri politici palestinesi tenutosi venerdì 12 giugno 2015, presso la Sala Cobas di Viale Manzoni.

Ospite Abla Sa’adat, militante politica, membro dell’Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi e moglie del Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa’adat, recluso nelle carceri dell’Autorità Nazionale Palestinese dal 2002 al 2006, e dal 2006 ad oggi nelle carceri sioniste, condannato a 30 anni per il suo impegno politico.
Interventi della compagna Abla Sa’adat e di rappresentanti dell’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP).

In Palestina sono soprattutto le persone politicamente impegnate ad esser prese di mira dall’occupazione; ovviamente non vengono risparmiati gli esponenti delle forze politiche palestinesi, difatti ben 14 membri del Consiglio Legislativo Palestinese sono rinchiusi nelle carceri sioniste. Uno di questi è Ahmad Saadat, segretario del FPLP.
Da oltre due mesi anche la compagna Khalida Jarrar, da sempre impegnata a difesa dei prigionieri, è entrata a far parte della lunga lista di detenuti amministrativi, ossia dei circa 600 che stanno scontando periodi di detenzione amministrativa, una pratica utilizzata durante il andato britannico in Palestina e attraverso la quale l’entità sionista arresta e detiene senza alcuna giustificazione legale, nessuna accusa, rinnovando a propria discrezione la carcerazione di 6 mesi in 6 mesi.
Dal 1967 ad oggi circa un milione di palestinesi è passato per le carceri israeliane il ché significa che un palestinese su quattro è stato arrestato almeno una volta nella sua vita. Centinaia le donne arrestate, tra queste 24 ancora sono recluse; si consideri anche la detenzione dei minori, in violazione di tutte le leggi e le convenzioni internazionali: ad oggi, tra i 6.000 prigionieri palestinesi, 240 sono minorenni, 25 di questi non hanno neppure compiuto il 16esimo anno d’età. Il duro regime carcerario non risparmia neppure i prigionieri con gravi malattie incurabili, alcuni dei quali molto anziani; diversi i casi di negligenza medica che hanno portato al decesso di prigionieri malati.

thanks to: forumpalestina

La Sapienza: Je suis Charlie? No Je suis grattachecca.

Comunicato stampa

La libertà di espressione vale solo per le vignette, non se si parla di Palestina

L’iniziativa che doveva tenersi Mercoledì 4 marzo, nell’aula 10 della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma La Sapienza, con la proiezione del film THE FADING VALLEY (La valle che muore), della regista israeliana Irit Gal, non si terrà più. Il film, in cui si parla della fertile Valle del Giordano nella Cisgiordania occupata, dove i pascoli dei contadini palestinesi sono stati dichiarati zona militare, i loro pozzi sono sigillati e l’acqua deviata alle colonie israeliane avrebbe testimoniato la vita di questi agricoltori i cui diritti sono stati spazzati via e che sono considerati “illegali” nella propria terra.

È bastata una telefonata dall’ambasciata israeliana e la protesta di qualche studente perché il preside della facoltà si adeguasse, negando l’aula e così anche la possibilità di far conoscere agli studenti e al pubblico questa realtà della Palestina.

L’episodio è sconcertante e fa seguito ad uno analogo di alcuni giorni fa allorché, il rettore dell’Università Roma 3, ritirò l’autorizzazione già concessa all’uso di una delle proprie sedi per una conferenza di Ilan Pappe, storico israeliano e professore all’Università di Exeter, autore del libro La pulizia etnica della Palestina, insieme ad altri accademici italiani e internazionali.

L’iniziativa a La Sapienza era organizzata dal Comitato No all’Accordo Acea Mekorot, che si oppone alla collaborazione tra la società idrica di Roma e la israeliana Mekorot, responsabile del furto di acqua, come documentato da Amnesty International, e come ben illustrato nel film. Essa rientrava tra le iniziative per la Settimana internazionale contro l’Apartheid Israeliana, che si organizza da 10 anni nei campus universitari in tutto il mondo.

Non essendo in grado di giustificare le sue ampiamente documentate violazioni dei diritti della popolazione palestinese, Israele cerca di azzittire sempre di più le iniziative negli spazi pubblici e mette in marcia la macchina della propaganda, come sta facendo attraverso il proprio padiglione a Expo2015 di Milano in cui si magnificano le sue presunte capacità di trasformazione di una terra arida in campi fertili, laddove in realtà l’agricoltura palestinese già fioriva da decenni.

È intollerabile che la sua ambasciata intervenga così pesantemente nelle scelte delle università italiane. Peggio ancora, è disonorevole e vergognoso che le istituzioni accademiche italiane si adeguino ai suoi diktat.

Tutto ciò ci sprona ancora di più a lottare affinché l’università recuperi il suo ruolo di formazione-informazione e si affermi la libertà di espressione in questo paese, e a mobilitarci per dare voce alla Palestina.

Comitato No all’Accordo Acea Mekorot
bdsitalia.org/no-mekorot
fuorimekorotdallacea@gmail.com

thanks to: BDS Italia

Ilan Pappé: Un ospite che occupa la casa è un invasore

“Non importa se l’ospite sia una brava o una cattiva persona. Nel momento in cui si mette in testa che la casa in cui è ospitato è la sua casa, diventa un invasore” Così lo storico israeliano Ilan Pappé nel corso del suo intervento al convegno EUROPA E MEDIO ORIENTE:DIALOGHI CON ILAN PAPPE’, tenutosi a Roma il 16 febbraio

estratto video:

“L’antisionismo non ha nulla che vedere con l’antisemitismo ma con l’anticolonialismo” – ha sottolineato il professore, docente di storia presso l’Università di Exeter (UK) – “di questo dovrebbero parlare gli accademici: di cose di cui è difficile parlare e non di cose di cui i politici vogliono che loro parlino. E se gli intellettuali non vogliono utilizzare i termini giusti per descrivere la realtà, non possiamo stupirci che non lo facciano i media e neppure i politici”

estratto video:

All’incontro anche l’intervento di Moni Ovadia, artista, attore e cantante e intellettuale ebreo,che ha invitato a presentare una petizione al Presidente della Repubblica Mattarella per denunciare il divieto imposto ad Ilan Pappé di parlare all’Università di Roma Tre a causa del veto imposto dalla comunità ebraica. “Dobbiamo denunciare questa censura. Perché se non dai spazio al dialogo muore tutto e il dialogo è il confronto vibrante e vigoroso. Questo sedicente ‘sionismo’ – ha spiegato Ovadia – sta distruggendo l’animo più alto e più nobile della cultura dell’ebraismo”

estratto video:

“Dobbiamo uscire dalla logica che accusa di essere antisemita chiunque voglia porre problemi sulla questione palestinese. Dobbiamo in modo perentorio e fermo rifiutare le accuse di antisemitismo, che sono solo uno strumento di aggressione per impedire la libertà del discorso. Dobbiamo denunciare questa censura”.”Grazie a Ilan Pappé ho avuto un ribattesimo”, ha detto ironizzando, “ero stato battezzato come ‘ebreo antisemita’ ho scoperto di essere solo un ‘ebreo anticolonialista’”
estratto video:
La Palestina espulsa
di Moni Ovadia
Il manifesto 15 feb. 201\515
Un blackout della democrazia, quando si tappa la bocca a priori. Domani all’Università di Roma Tre si sarebbe dovuto tenere l’incontro «Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi», a cui avrebbero preso parte, oltre a me, la professoressa palestinese Ruba Saleh, l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini e lo storico israeliano Ilan Pappè. Pare che il rettore abbia negato la sala dietro presunte pressioni dell’ambasciata israeliana e della comunità ebraica romana. Ci siamo organizzati: si terrà al Centro Congressi Frentani. Ma ciò non intacca il mio profondo sgomento. Seppur non abbia le prove di tale censura preventiva, il divieto di parlare è una prassi troppo ricorrente. Pappè è ospite in un paese che si millanta democratico. Ma è da lungo tempo che una parte delle comunità ebraiche ritiene che non si debba nemmeno trattare la questione palestinese. Qualsiasi che sia il comportamento del governo o dell’esercito israeliano, non ci si limita a negare il diritto di critica. Ci si spinge tanto oltre da anelare al silenzio totale. Nei grandi media la questione israelo- palestinese è off limits. C’è una censura comparabile solo a quella imposta dallo stalinismo e durante l’epoca fascista. La censura è tanto più grave perché viene compiuta per mano di un ateneo, luogo del sapere e del dibattito. Quanto accaduto è una catastrofe per la democrazia italiana, sì, per noi, ma anche per coloro che impongono il silenzio senza rendersi conto di censurare il pensiero prima che questo venga espresso. Negare la libertà di parola è l’anticamera della dittatura. Impedire a Pappè di dibattere all’università è il risultato di un cortocircuito psicopatologico che colpisce persone terrorizzate dal confronto e dall’opinione diversa. Temono il dibattito a prescindere e impongono una censura plumbea, colonna del pensiero fascista. Altro che cortina di ferro, questa è una cortina di titanio che danneggia, per primo, chi si erge a censore. Censura  chi ha paura.

28 febbraio. La piazza di Roma. Mai con Salvini e i fascio/leghisti

28 febbraio. La piazza di Roma. Mai con Salvini e i fascio/leghisti

Appuntamento per tutte e tutti alle 14.00 a Piazza Vittorio, corteo fino a Campo de’ Fiori. Ripudiamo Salvini e il suo codazzo di fascio/leghisti.

Secondo le autorità di pubblica sicurezza sono più di 3000 gli agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza schierati da ieri nella capitale ‘per garantire l’ordine’. In realtà sembra che la principale preoccupazione della Questura e delle altre autorità di pubblica sicurezza sia impedire ogni possibile contestazione alla manifestazione convocata dalla Lega Nord in Piazza del Popolo alle 15, e alla quale parteciperanno anche Casapound, Fratelli d’Italia e altri gruppi di estrema destra. Una preoccupazione evidente fin da questa mattina presto, quando gli abitanti della zona di Piazza Vittorio, dove i “fascisti del terzo millennio” hanno tenuto uno sparuto presidio per difendere “l’italianità del quartiere” (!), hanno assistito alla blindatura delle strade. Sotto l’occhio vigile delle forze di sicurezza degli operai hanno montato delle barriere di metallo alte più di due metri a protezione in particolare della sede neofascista di Via Napoleone III. Le foto che stanno rimbalzando sui social network parlano da sole.

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Di seguito invece alcune foto delle cariche di ieri a Piazza del Popolo e a Piazzale Flaminio, dove i celerini hanno più volte respinto e sgomberato, con l’uso dei manganelli e dei lacrimogeni, alcune centinaia di manifestanti che protestavano contro la concessione del centro di Roma alla provocazione di Salvini. La giornata si è saldata con alcuni feriti, alcuni contusi e anche cinque fermati tra i manifestanti.

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Roma. "Mai con Salvini". Cariche a Piazza del Popolo, sgomberata chiesa occupata

Come se non bastasse approfittando dell’arrivo a Roma di estremisti di destra da varie regioni italiane alle 18, nel quartiere Prati, alcune organizzazioni neofasciste commemoreranno Mikis Mantakas, un militante neofascista greco morto a Roma quarant’anni fa. Incredibilmente, a neanche duecentometri da piazza del Popolo la questura ha autorizzato un presidio critico nei confronti della Lega dei fascisti di Castellino.

Scrive il Collettivo Militant a proposito dei fatti di ieri e del senso della giornata di oggi a Roma:
“Le cariche violente, indiscriminate, illegali di stasera a Roma sono il segno di un potere che garantisce le sue opposizioni ideali e spazza via tutto il resto. Salvini, da questo punto di vista, è l’alternativa perfetta al sistema “democratico”. Populista abbastanza per coagulare attorno a sé l’opposizione di centrodestra in questa fase di vuoto di potere, ma privo di quella credibilità necessaria ad esprimere la volontà di una “maggioranza”, ad essere insomma un competitor effettivo al governo “democratico”. Salvini è l’assicurazione sulla vita del governo Renzi, motivo per cui viene e verrà sempre più difeso oltre ogni legalità democratica. La prova l’abbiamo avuta per l’appunto oggi, quando è stato messo in campo un tentativo sicuramente determinato ma in fin dei conti pacifico e dimostrativo di occupare simbolicamente la Piazza del Popolo. Evidentemente, la possibilità di esprimere effettivamente il proprio dissenso non viene prevista dalla Questura romana, che da un lato domani garantirà ai neonazisti di Casapound di manifestare nella stessa piazza dove partirà il corteo dei movimenti, mentre oggi vieta con la violenza agli stessi movimenti di presenziare simbolicamente, e il giorno prima, la piazza scelta per la manifestazione fascio-leghista. La più trita dinamica dei due pesi e delle due misure. Mai nella storia di questo paese ad un’organizzazione neofascista era stata concessa la stessa piazza delle forze democratiche, nello stesso giorno e con solo due ore di scarto, sugellando la direzione politica di una polizia incontrollabile, vero potere politico parallelo a quello ufficiale. Succede oggi, testimoniando la resa di ogni possibile discorso sui diritti e sulla natura “antifascista” della Costituzione e delle istituzioni. Chiacchiere spazzate via dai manganelli di poche ore fa a piazzale Flaminio, dove circa 500 manifestanti del percorso “MaiConSalvini” si erano dati appuntamento. Roma non vuole Salvini, così come non vorrà l’infame Le Pen ad aprile, e questo rifiuto non potrà continuare ad essere gestito solo attraverso l’ordine pubblico, le cariche, mentre dall’altro lato si legittimano le formazioni neofasciste di tutta Europa. Siamo di fronte ad un cambio di paradigma per la storia politica del paese. La legittimazione democratica e antifascista sta crollando sotto i colpi della marginalità di un movimento incapace di assumersi l’onere degli eventi, mentre dall’altro lato il sistema “democratico” legittima le opposizioni reazionarie in quanto funzionali al suo sistema di potere. La storia corre veloce di questi tempi, e quando si sarà riassestata attorno ad un paradigma post-antifascista anche nelle forme, ci ritroveremo più deboli di prima. Tutti quanti, nessuno escluso. Le cariche di stasera non sarebbero state possibili un tempo. Oggi lo sono, con il consenso unanime del quadro parlamentare”. (da www.militant-blog.org).

Assai inquietante invece il breve ma duro commento del giornalista del quotidiano ‘La Stampa’ Mattia Feltri, che sull’edizione online odierna scrive:
“Da stamattina Roma è in movimento. La città è percorsa da camionette di forze dell’ordine e sorvolata da elicotteri. Ha un senso tutto questo? Era proprio necessario autorizzare cortei dichiaratamente ostili l’uno all’altro nella stessa giornata? Non era meglio rinviarne uno dei due? Il sindaco e il prefetto sono sicuri di aver fatto un buon lavoro? Per le risposte, ci si risente stasera”. 
Indovinate secondo il quotidiano padronale quale delle due manifestazioni andava proibita? E quel “ci si risente stasera” non sembra promettere niente di buono…

thanks to: contropiano

#NataleApartheidFree – un mese di azioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Con l’acquisto dei prodotti israeliani ti rendi complice della violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e finanzi l’occupazione, l’oppressione e l’apartheid israeliane.

Con un gesto etico puoi dire NO a questa economia di guerra e sostenere il popolo palestinese.

Partecipa al Mese di Mobilitazione per un #NataleApartheidFree: dal 29 Novembre al 24 Dicembre 2014! Organizza iniziative di boicottaggio e sensibilizzazione nella tua città: banchetti con volantinaggio, flash mob dentro centri commerciali/negozi, canti natalizi riadattati.

» Scarica il volantino finta pubblicità con i prodotti da boicottare

» Evento Facebook

Azioni in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Varese. Dettagli coming soon.

» Comunica le iniziative a BDS Italia per essere elencate sul nostro sito: bdsitalia@gmail.com

Di seguito i prodotti da boicottare e link a volantini, immagini e altro materiale.

QUESTO NATALE FAI LA TUA PARTE: NON REGALARE L’APARTHEID!

Sodastream: Ditta israeliana che vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto e si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Nonostante l’annuncio di chiudere questa fabbrica, che attenda una conferma nei fatti, SodaStream rimane gravemente implicata nella violazione dei diritti umani del popolo palestinese. Infatti, il nuovo stabilimento a Lehavim è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Negev, dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà.
» Volantini e immagini

TEVA: La multinazionale israeliana del farmaco Teva, ormai leader mondiale dei farmaci “generici”, fa affluire in Israele i suoi enormi entroiti, e le relative tasse,  finanziando così il regime colonialista di Apartheid israeliana. Rifiutando di acquistare medicinali TEVA, Ratiopharm o Dorom (consociate di TEVA), rifiuti di dare il tuo appoggio a chi contribuisce alla sofferenza del popolo palestinese. Basta chiedere al farmacista di sostituire il medicinale TEVA-Ratiopharm-Dorom con un altro equivalente di altre case farmaceutiche, spiegando il perché lo si fa.
» Cartoline e lettere per farmacisti e pazienti.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Infatti, i contadini palestinesi sono in prima linea nell’affrontare l’impatto delle confische di terra, delle demolizioni e del furto di acqua da parte di Israele e quelli che hanno ancora accesso alla terra e all’acqua affrontano sistematiche restrizioni e violenze. Inoltre, l’assedio a Gaza  impedisce loro di accedere alle attrezzature basilari, rende quasi impossibile l’esportazione di prodotti freschi, e li costringe a subire i continui attacchi dei militari israeliani. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Hadiklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.
» Volantino sui prodotti agricoli e sui datteri.

Hewlett Packard: Multinazionale che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. In Italia, i computer, stampanti e inchiostro HP si vendono nelle maggiori catene di elettronici.
» Poster per la campagna

Ahava: L’impianto produttivo dell’impresa di cosmetici Ahava si trova a Mitzpe Shalem vicino al Mar Morto e a sud della città palestinese di Gerico, in una colonia israeliana illegale nella Cisgiordania occupata. Perciò, in base alle nuove linee guida dell’Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani, Ahava è stata esclusa dai progetti di ricerca europei e non riceverà più finanziamenti dall’Europa. Nel 2011, i giurati alla sessione di Londra del Tribunale Russell sulla Palestina hanno affermato che Ahava è responsabile per il “saccheggio” delle risorse palestinesi. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

Sabon: La società di saponi e cosmetici Sabon trae profitto dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Le sue fabbriche hanno sede a Kiryat Gat; una città costruita sui villaggi etnicamente puliti di al Falluja e l’Iraq al-Manshiyya. Inoltre, mentre ai Palestinesi ne viene negato l’accesso, Sabon può sfruttare a suo piacimento la ricchezza e l’estrazione minerale del Mar Morto. In Italia, dove si sta aggressivamente promuovendo come regalo di Natale, Sabon ha negozi a Roma, Milano, Napoli, Firenze e Lecce.

Azioni Online:

1. Segui @bdsitalia su twitter e tweeta con l’hashtag #NataleApartheidFree

2. Firma la petizione a Esselunga: Togli il premio SODASTREAM dal tuo catalogo premi Fidaty

3. Invia un messaggio all’amministratrice della HP: Basta complicità con l’occupazione e l’apartheid israeliane:

4. Aderisci alla campagna italiana contro Sodastream firmando l’appello

5. Partecipa all’evento Facebook

6. Crea una Pagina Facebook per gli eventi organizzati nella tua città e tagga BDS Italia

7. Segui e condividi la campagna BDS Italia.

Idee per Azioni locali:

Risorse online, video e foto di azioni dimostrative organizzate negli anni passati:
http://usceio.tumblr.com/tagged/sodastream2013

A Roma canti natalizi contro Sodastream
http://www.youtube.com/watch?v=FUYPOaV1u7c

A Brisbane danzano contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=ajQCUSoMr3Y

A Melbourne flash mob dentro centro commerciale
https://www.youtube.com/watch?v=qegS4iXeQ2c

A Vancouver canti natalizi contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=a2RX_HdqxIw

thanks to: BDS-Italia

Tor Sapienza, la violenza razzista spacciata per “guerra tra poveri”

Annamaria Rivera

In Italia ormai dilaga la caccia, simbolica o reale, ai capri espiatori di sempre: rom e sinti, migranti e rifugiati. Pur variando luoghi e personaggi, comune è lo schema narrativo, avallato anche da quotidiani mainstream. A giustificare o sminuire la violenza dei “residenti” e dei “cittadini comuni” si propalano spesso leggende e false notizie, spacciate come vere anche da organi di stampa prestigiosi.

torsapienza  {}

tor sapienza  {}

Ciò che è accaduto nella borgata romana di Tor Sapienza costituisce un precedente assai grave. Mi riferisco al trasferimento forzoso, a furor di plebe, dei minorenni ospitati dal Centro di prima accoglienza, collocato in una struttura che include anche uno Sprar (Servizio protezione richiedentiasilo e rifugiati). Questa prima tappa della chiusura totale della struttura, pur essendo una misura prudenziale, si configura oggettivamente come cedimento istituzionale al violento ricatto razzista.

I facinorosi che, incappucciati e al grido di “bruciamoli tutti!”, a più riprese hanno attaccato il Centro, con lanci di pietre, petardi e perfino una molotov, per alcuni giorni sono stati rappresentati, anche dalla grande stampa, come poveri “cittadini esasperati”. E le dicerie a proposito di scippi, aggressioni, tentati stupri – dei quali non v’è traccia di prova, né denunce formali sono state puntualmente riprese senza alcuna verifica.

I minori stranieri che hanno provato a tornare a Tor Sapienza

Chi è rimasto nel Centro Morandi ancor oggi è a rischio. Ciò nonostante, di queste persone, deumanizzate e perseguitate, neppure si rispetta il diritto alla privacy: giornali e telegiornali, infatti, ne hanno mostrato i volti non oscurati, esponendole ancor di più al pericolo.

Tra i pochi che hanno osato violare tempestivamente lo schema narrativo di cui ho detto vi sono l’Arci, la Comunità di Sant’Egidio e, tra gli organi d’informazione, Il Redattore Sociale che già l’11 novembre svelava il segreto di Pulcinella: l’istigazione di estrema destra delle spedizioni punitive. A strumentalizzare frustrazione, senso di abbandono, disagio economico e sociale, dirottandoli verso gli alieni, v’è la presenza di “gruppi neofascisti e figure, vecchie e nuove, dell’estrema destra”, dichiarava al Redattore Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio, riferendosi a questo e ad altri casi analoghi.

E sono rari, fra i commentatori che hanno insistito – a ragione, certo sul sentimento collettivo di segregazione e insicurezza che vivono i residenti, quelli che si sono soffermati a considerare le biografie, la condizione, i sentimenti dei capri espiatori: persone fuggite da povertà, persecuzioni e violenze, approdate rischiosamente in Europa dopo viaggi da incubo, private di casa e affetti, e oggi, di nuovo, rifiutate, minacciate, terrorizzate. Fra loro, trentasei minorenni soli e bisognosi di tutela, che erano impegnati in un percorso di formazione e inserimento professionale e che oggi sono dispersi in altri centri.

Si legga, a tal proposito, la toccante “Lettera aperta dei rifugiati del Centro Morandi”, ai quali finalmente qualcuno restituisce la parola.

Ancor meno sono, fra i giornalisti che hanno raccontato di questa vicenda, quelli che hanno citato il mélange, tutto nostrano, di attività illecite, spaccio, infiltrazioni mafiose e di estrema destra che caratterizza questo come altri quartieri romani di periferia. Contro il quale mai, per quel che ne sappiamo, i “residenti esasperati” hanno fatto barricate.

Lo schema che ho citato s’intreccia con un’altra retorica abusata: quella, in apparenza nonrazzista, della “guerra tra poveri”, secondo la quale, in sostanza, aggressori e aggrediti sarebbero vittime simmetriche. E’ un luogo comune purtroppo condiviso anche da una parte della sinistra, effetto della vulgata di un sociologismo di bassa lega. E’ da un buon numero di anni che chi scrive cerca di smontarla, quella retorica, e di mostrarne l’infondatezza, la superficialità, la fallacia; ma con risultati alquanto scarsi.Maggiore lucidità si ritrova altrove. Un comunicato sui fatti di Tor Sapienza della già citata Comunità di Sant’Egidio punta il dito proprio contro questa retorica: “Più che di un presunto disagio sociale o di una ‘guerra tra poveri’ che si vorrebbe innescare ad arte, si tratta spesso di episodi violenti a sfondo razzista”.

Esemplare in tal senso è ciò che è accaduto alla Marranella, quartiere romano del Pigneto-Tor Pignattara, dopo l’assassinio di Muhammad Shahzad Khan, il pakistano di ventotto anni, mite e sventurato, massacrato a calci e pugni da un diciassettenne romano, la notte del 18 settembre scorso. Subito dopo, un centinaio di persone improvvisarono un corteo di solidarietà verso il giovane arrestato, non senza qualche accento di rammarico per “questa guerra tra poveri”, insieme con cartelli e slogan quali “Viva il duce” e “I negri se ne devono andare”.

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Daniel è il diciassettennearrestato per l’omicidio di Muhammad Shahzad Khan

Più tardi, un circolo politico decisamente di sinistra, presente nel quartiere, si è spinto fino ad affermare incautamente che l’omicida e l’ucciso sarebbero vittime dello stesso dramma della povertà e del degrado. Come se il livello di potere, la posizione sociale, la responsabilità morale fossero i medesimi, tra il bullo di quartiere che uccide, istigato e spalleggiato dal genitore fascista (poi arrestato anche lui), e la sua vittima inerme: già annientata dalla solitudine, dalla perdita del lavoro e dell’alloggio, dal terrore di perdere pure il permesso di soggiorno, dalla lontananza dalla moglie e da un figlio di tre mesi che mai aveva potuto vedere. Una perfetta illustrazione, quel delitto, di guerra contro i più inermi tra i poveri.

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Certo, Roma è paradigmatica per le cattive politiche che nel corso degli anni hanno prodotto ghettizzazione e degrado urbano di tanta parte dell’hinterland. E, si sa, più che mai in tempi di crisi, il disagio economico e sociale, il senso di abbandono, l’indebolimento della socialità alimentano risentimento e ricerca del capro espiatorio. Ma a manipolare e deviare il rancore collettivo verso falsi bersagli c’è sempre qualche attore politico: solitamente di destra e di estrema destra, da Casa Pound alla Lega Nord di Salvini e Borghezio. Per non dire del sempre fascista Alemanno, egli stesso responsabile più di altri dello stato attuale delle cose, il quale dal suo blog incita a “liberare le periferie romane da un vero e proprio assedio incontrollato di nomadi e immigrati”.

Che la giunta Marino, come altre giunte “democratiche”, ne prenda atto e provveda, prima che sia troppo tardi. Che la sinistra politica e sociale nelle periferie ritorni, come un tempo, a fare lavoro politico.

Versione modificata e ampliata dell’articolo comparso sul manifesto del 14 novembre 2014

https://newsoftheworldnews.files.wordpress.com/2014/11/db3a1-borghezio.jpg

thanks to: Tlaxcala

“Light for Gaza”: Stefano Bollani a Roma per la Palestina

Foto Sunshine4Palestine

 

L’eclettico Stefano Bollani con il suo Piano Solo e l’associazione no–profit Sunshine4Palestine insieme per una serata di raccolta fondi destinati alla realizzazione di pannelli fotovoltaici per il Charitable Hospital di Jenin

Il 3 Novembre 2014 non sarà una serata come le altre. Al Teatro Argentina di Roma si esibirà dalle 21.30 l’eclettico Stefano Bollani con il suo concerto Piano Solo. Bollani è un puzzle di musica, di simpatia, di estemporaneità che si fondono in continuazione per poi cogliere e plasmare i suoni in un continuo dialogo fra improvvisazione e canzone, pubblico e pianista.

Piano Solo è un viaggio nella sua musica interiore, nelle sue emozioni, passando dal Brasile alla canzone degli anni’40 fino ad arrivare ai bis a richiesta in cui mescola 10 brani come se fosse dj. Un viaggio incredibile, dove Bollani sembra prendere per mano ogni spettatore per portarlo accanto a sè, nella sua musica piena di sentimento e di divertimento. Destrutturando e ricostruendo ogni volta in modo diverso i brani che spesso ritroviamo nei suoi dischi.

L’improvvisazione, la genialità, il piacere non sono gli unici leit motiv della serata, patrocinata dal Comune di Roma. Ad essi si affiancherà la beneficenza perché i proventi del concerto saranno devoluti all’associazione non–profit Sunshine4Palestine (S4P), ideatrice dell’evento.

“I fondi che riusciremo a raccogliere grazie alla serata – racconta Barbara Capone, presidente di S4P – sono destinati ad ultimare il progetto al quale stiamo lavorando dal 2011, il nostro “progetto zero”, che consiste nel dotare il Charitable Hospital di Jenin, nella Striscia di Gaza, dell’energia necessaria al suo funzionamento con la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto della struttura. Un impianto che convertirà sole in vite umane”.

L’impianto è suddiviso in tre moduli, che possono essere installati l’uno indipendentemente dall’altro. Grazie alle numerose donazioni pervenute negli anni passati, ad eventi culturali organizzati con la collaborazione di Radiodervish, Saro Cosentino, Nicola Alesini, Valentina Lupi, Matteo Scannicchio, Antonio Rezza, i Luf e ad un finanziamento della Fondazione Vik Utopia Onlus, il primo dei tre moduli è stato istallato nel gennaio 2014.  L’istallazione ha permesso un aumento del 181% del numero di pazienti trattati dal nosocomio.

Per coprire il fabbisogno energetico dell’ospedale, tutti e tre i moduli sono necessari, ma grazie all’istallazione e messa in opera del primo modulo, Sunshine4Palestine è riuscita a fornire sufficiente energia alla struttura per operare in situazioni di emergenza. Allo stato corrente, l’impianto permette il funzionamento di uno dei piani dell’ospedale per 16 ore al giorno, rispetto alle 4 ore precedenti. Il piano ospita il Pronto Soccorso, la clinica ginecologica, il laboratorio di analisi e la farmacia dell’ospedale. L’impianto ha resistito agli attacchi di luglio/agosto 2014 e, a seguito della distruzione della sola centrale elettrica di Gaza, è ora più che mai impellente completarne la realizzazione.

“Crediamo che con questo progetto – continua Barbara Capone – potrà essere offerta energia sostenibile per aiutare a mantenere funzionante ed affidabile un servizio sanitario pubblico, la cui attività è essenziale per lo sviluppo pacifico di quelle terre. Ringraziamo Stefano Bollani e il Teatro Argentina che hanno creduto nella nostra associazione da subito. Per noi è un onore inimmaginabile aver ricevuto questa accoglienza per un progetto che è nato partendo da un sogno, un foglio di carta ed una matita”.

INFO e PREVENDITA BIGLIETTI

Teatro Argentina

Largo di Torre Argentina, 52, 00186 Roma

06 6840 00311

http://www.teatrodiroma.net

thanks to: pressenza

14.10.14 Roma – Crimini di guerra a Gaza, incontro con Richard Falk

1372503951

AssoPacePalestina & Sezione Internazionale Fond. L.L.Basso

invitano

14 OTTOBRE ORE 18
FONDAZIONE BASSO
Via della dogana vecchia, 5 – Roma

incontro con Richard Falk,
membro della Giuria Tribunale Russell sulla Palestina

La guerra di Gaza (2014) e la legislazione Internazionale.
I crimini israeliani, responsabilità e risposta della Comunità Internazionale

esaminati nella sessione speciale su Gaza
il 24 settembre a Bruxelles.

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/705184742889971/
info: lmorgantiniassopace@gmail.com
tel. 3483921465

MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA, UNA SCOMMESSA VINTA

Roma, Manifestazione per la pace in Palestina

Il timore che, ormai spenti i riflettori su Gaza, cessati i bombardamenti e senza un attacco in corso, la manifestazione “Terra, pace e diritti per il popolo palestinese” si risolvesse in un flop si è immediatamente dissolto di fronte al corteo colorato, combattivo e festoso di oltre diecimila persone che ieri ha invaso la capitale, con la partecipazione da tutta Italia di palestinesi e di attivisti, arrivati da Napoli (sei pullman!), Milano, Salerno, Bari, Brindisi, Abruzzo e Molise, Carrara, Viareggio, Firenze, Emilia-Romagna, Pesaro, Varese e tante altre città con la consapevolezza che la solidarietà con la Palestina non resta circoscritta alla contingenza di un momento di emergenza.

Il popolo della Palestina è sceso in piazza sfidando il silenzio tombale dei media sull’appuntamento di ieri, a testimoniare un salto di qualità e una diffusa maturità nell’impegno: la questione che tutti si sono assunti il compito di denunciare è l’occupazione sionista della Palestina, che deve finire; tutti insieme, italiani e palestinesi, hanno gridato a gran voce la parola d’ordine dello striscione d’apertura: “Fine dell’occupazione israeliana – Palestina libera”, prime fra tutte le comunità palestinesi che aprivano il corteo, poi man mano i vari spezzoni (compreso quello degli Ebrei contro l’Occupazione), ognuno con la propria caratterizzazione, ma solidali con la parola d’ordine “basta occupazione”.

Gli interventi conclusivi, dell’ambasciatrice palestinese Mai Al-Kaila e di Nabeel Khair, coordinatore delle comunità palestinesi in Italia, hanno ribadito la volontà di proseguire nella denuncia e nella lotta, e hanno espresso la grande soddisfazione di tutti per la riuscita della manifestazione.

Due considerazioni finali.
1) Si è rivelata vincente la scelta delle comunità palestinesi di assumersi integralmente la responsabilità della costruzione della manifestazione: il neonato coordinamento delle comunità palestinesi in Italia si è rimboccato le maniche e ha chiamato a confronto i palestinesi di tutta Italia, simpatizzanti di tutti gli schieramenti politici palestinesi; tutte le comunità si sono sentite investite del compito di dare il loro contributo attivo alla riuscita della manifestazione, nell’interesse comune e della Palestina. Dal confronto interno sono nati un appello e una piattaforma unitari con cui è stata lanciata la manifestazione del 27 settembre.

2) La piattaforma ha convinto la grandissima maggioranza delle realtà italiane solidali con la Palestina; dagli incontri che i promotori hanno tenuto a Roma e in tutta Italia con comitati e associazioni pro-Palestina, forze politiche, organizzazioni sindacali, è nata quella vastissima lista di adesioni (vedi http://www.forumpalestina.org/news/2014/Settembre14/27-09-14_Manifestazione-Nazionale_ADESIONI.htm) che ha dato coraggio agli organizzatori e ha conquistato loro anche una serie di preziose collaborazioni concrete. L’unità di fondo non ha impedito, a chi lo abbia voluto, di caratterizzarsi ieri in piazza con parole d’ordine più articolate, una ricchezza in più per la manifestazione.
La prima manifestazione indetta e interamente organizzata dai palestinesi in Italia è stata innegabilmente un successo. Il Coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia ha dimostrato di saper lavorare con determinazione e intelligenza politica, e ha dato anche agli italiani un’occasione importante, che ci auguriamo possa ripetersi in futuro. Il Forum Palestina è orgoglioso di aver portato il suo contribuito.

Rassegna foto e video manifestazione del 27 settembre

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/9/27/42484-in-diecimila-al-corteo-di-solidarieta-con-il-popolo/

http://www.romacapitalenews.com/movimenti-a-roma-sabato-corteo-per-la-pace-in-palestina/

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/09/27/a-roma-corteo-per-la-palestina_1eddeca2-4b7f-4f37-a55b-44dba878ac27.html

http://www.youreporter.it/video-foto/roma-manifestazione-palestina

http://www.lapresse.it/foto/cronaca/roma-manifestazione-per-la-pace-in-palestina-1.584936

https://www.youtube.com/watch?v=uX894ztm3ro&list=UUb1dUDjQgfZqP4Z_LlSjNmQ (Hamid Masoumi Nejad)

Rassegna giornali:


la repubblica:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/09/27/news/cortei_i_movimenti_piazza_in_marcia_per_la_pace_in_palestina-96784328/?rss

il manifesto (edizione di domenica 28 settembre):

«Terra, pace, giustizia e libertà» per il popolo palestinese

Geraldina Colotti, ROMA, 27.9.2014

Roma. Circa 10mila persone in piazza su invito delle comunità.Associazioni, partiti, centri sociali hanno manifestato in modo unitario contro l’occupazione israeliana e gli accordi bellici dell’Italia

La Palestina nel cuore di Roma. Una Roma inclusiva e solidale, ma anche visibile nei suoi contenuti forti: antifascista e avversa alle forme del dominio necoloniale. Questo il senso della bella e generosa manifestazione che, da Piazza della Repubblica a Piazza
Santi Apostoli ha riunito ieri circa 10.000 persone. Una manifestazione nazionale, indetta dal Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia, a cui hanno partecipato partiti, associazioni e movimenti che difficilmente incrociano le proprie pratiche su un terreno comune: dall’Altra Europa per Tsipras, ai Carc, dai Comunisti italiani all’Usb, ai Cobas, ai centri sociali. Tutti hanno risposto all’invito per chiedere
«Terra, pace, giustizia, libertà per il popolo palestinese», senza nessuno sconto alla cruda realtà delle cose: l’occupazione israeliana, che dura dal 1948, e il diritto del popolo palestinese alla propria autodeterminazione. Determinante l’apporto dei Giovani palestinesi in Italia.
Il Fronte Palestina ha però scelto di partecipare con una propria piattaforma: «Tra gli obiettivi della piattaforma — hanno scritto
riferendosi al testo di convocazione — si fa accenno al diritto dei palestinesi alla Resistenza, e viene difficile capire come questo
obiettivo si concili con la collaborazione in Cisgiordania tra l’Autorità nazionale palestinese e i sionisti e i loro accordi sulla sicurezza (di Israele) frutto, il tutto, del famigerato accordo di Oslo e di quelli successivi». Con il loro spezzone «Palestina: una, multietnica, indivisibile e antisionista» hanno tenuto il centro del corteo, insieme a molte realtà giovanili e dei centri sociali, connotando il proprio
internazionalismo tra l’asse del Novecento e quello odierno.
«Il segnale che viene da questa manifestazione, per la prima volta unitaria — dice Bassam Saleh, è che sono i palestinesi a dover
decidere il proprio futuro, le nostre discussioni contano fino a un certo punto». Un orientamento condiviso, con accenti diversi,
dal Segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, da Yousef Salman, della Mezzaluna rossa e anche da Luisa
Morgantini, di Assopace: «La cosa urgente — dice Morgantini — è che si metta fine a questa nakba infinita, che l’Europa si assuma le
proprie responsabilità e che vengano perseguiti i crimini contro il popolo palestinese». Della «catastrofe del ’48, che ha reso profughi oltre due terzi della popolazione» parla anche il volantino della Rete Eco, Ebrei contro l’occupazione, venuti a manifestare «solidarietà ai nostri fratelli e sorellepalestinesi». La deputata del Pd, Marietta Tidei, è invece venuta«a titolo personale», fa parte della Delegazione parlamentare all’Assemblea Osce, e promette di sollevare anche in quella sede la questione della Palestina.

Cartelli e striscioni ricordano con cifre e immagini i costi dei ripetuti massacri che hanno colpito i palestinesi: «Cartellino rosso a Israele — recita uno striscione — un paese che si macchia di crimini di guerra non può ospitare Euro 2020». «Acqua, terra e libertà», dice quello del Forum Palestina. E un altro: «Italia, basta armare Israele». Una denuncia ripetuta in molti spezzoni del corteo, che suggeriscono «il boicottaggio contro uno stato d’apartheid». Da Varese, attivisti e operai sono venuti a ricordare gli accordi di Alenia Aermacchi con Israele, e a promuovere il boicottaggio dei prodotti farmaceutici Teva.

«El pueblo unido, jamas sera vencido», cantano dal Fronte Palestina.. Una canzone opportuna data la forte presenza di associazioni di sostegno all’America latina socialista, come la Rete nazionale di sostegno alla rivoluzione bolivariana, “Caracas Chiama”: «Dalla Palestina, a Cuba, al Venezuela, la resistenza ha lo stesso nemico», dice Luciano della Rete dei comunisti. E Alessandro, della rete Noi saremo tutto, parla di «un nuovo internazionalismo», mentre sfila dietro lo striscione di “Donbass antifascista”.
Una giovanissima del collettivo Cagne sciolte denuncia che il «Pinkwashing di Israele non cancella il colonialismo», in solidarietà «ai queer palestinesi». C’è il collettivo Lucha y siesta. E c’è Erika, di Free Palestine: che è qui «anche per Nunzio, Luca, Paolo e Maurizio, i compagni antifascisti arrestati, ai quali hanno rivolto un saluto anche dal campo profughi di Aida Camp».

Roma, Manifestazione per la pace in Palestina

Roma. Palestina in piazza.

di Sergio Cararo

Tante, inaspettatamente e opportunamente tante persone sono scese in piazza a Roma a sostegno dei diritti del popolo palestinese nella manifestazione convocata dall’appello lanciato dal Coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia.

Le preoccupazioni della vigilia, soprattutto per un corteo nazionale convocato quando l’onda emotiva dei bombardamenti e del massacro di Gaza sono stati ormai ampiamente rimossi dall’agenda politica e dall’attenzione di mass media, sono state fugate dalla partecipazione determinata e convinta di più di diecimila persone venute da tante città italiane a denunciare che l’occupazione israeliana della Palestina non è affatto cessata con la tregua che ha messo fine ai bombardamenti su Gaza.

Un bel corteo con tanta gente, tante bandiere e tanti striscioni di solidarietà con il popolo palestinese e di condanna della politica israeliana di occupazione e apartheid con inviti al boicottaggio, sanzioni e disinvestimento come azione concreta che può cambiare le cose sul campo a fronte dell’inerzia o, peggio, della complicità dei governi e della comunità internazionale con l’occupazione israeliana.

Un lungo corteo ha attraversato il centro di Roma aperto da un camion con l’amplificazione che servirà poi da palco finale in piazza SS Apostoli, un lunghissimo bandierone palestinese e lo striscione delle comunità palestinesi che si sono mobilitate da tante regioni per venire a Roma. E’ stato questo forse a fare la differenza. Questa manifestazione l’hanno voluta fortemente i palestinesi in Italia e l’hanno costruita con un processo inclusivo che ha consentito a tutti di sentire questa manifestazione come la loro. Una piattaforma a nostro avviso adeguata alla posta in gioco e agli obiettivi di questa fase del movimento di resistenza palestinese, ha fatto il resto.

Sfilano uno dietro l’altro gli striscioni delle realtà, delle reti e delle associazioni di solidarietà con il popolo palestinese, sfilano i partiti e le organizzazioni della sinistra e comunista, sfilano i sindacati di base e il colpo d’occhio rivela una diffusione significativa di questa solidarietà con la resistenza palestinese. Non vorremmo essere nei panni dell’ambasciatore israeliano o dei gruppi sionisti in Italia, che adesso dovranno giustificare agli occhi dei loro superiori il fatto che in un paese che Israele considera complice a tutti i livelli si sia potuta realizzare una manifestazione per la Palestina di queste dimensioni. E’ decisamente un brutto colpo per i sostenitori del sionismo reale in Israele e in Italia e un risultato significativo per i palestinesi. Durante il corteo lungo via Cavour, un ragazzo dal marciapiede ha provato a provocare esibendo una bandiera israeliana ma è stato allontanato. Un episodio che magari verrà amplificato oltre ogni misura dai soliti apparati ideologici israeliani, ma è stato l’unico episodio di tensione durante una manifestazione grande, tranquilla e partecipata e, tutto sommato, due sberle se le è andate a cercare e non poteva che trovarle.

Dal palco intervengono le comunità palestinesi e l’ambasciatrice. La soddisfazione per la riuscita della manifestazione è visibili dai volti sul camion palco e dalle parole. Sul palco, finalmente, solo quelli che dovevano esserci e nessuna “vetrina”.

Ci sarà il tempo per valutazioni più complete ma il segnale inviato dalla manifestazione di questo sabato a Roma è che la rimozione della questione palestinese dall’agenda politica, istituzionale ma anche dall’agenda dei movimenti non sarà più possibile, anche quando la sfera emotiva che ha spinto tanta gente in piazza in pieno agosto per Gaza sembrava essersi affievolita di fronte alle telecamere spente dei mass media e alla distrazione delle forze politiche, anche a sinistra. I palestinesi innanzitutto hanno messo un piede nella porta che si voleva chiudere e l’hanno dimostrato chiamando in piazza le tante e i tanti che ne condividono e rispettano la dignità e la resistenza, bandendo ogni equidistanza tra occupanti e occupati, tra colonialismo e autodeterminazione, tra Israele e Palestina. L’equidistanza è un aspetto della complicità con l’occupante. Le televisioni palestinesi e mediorientali hanno ripreso la manifestazione e trasmessa nei loro paesi. Il popolo palestinese ha avuto la conferma che in Italia c’è una società migliore e più solidale dei governi passati e di quello in carica.

 

thanks to: forumpalestina.org

contropiano.org

Il quinto dice “Non devi rubare”. Ebrei smemorati.

Sono dieci, tra cui il direttore generale dell’ospedale Israelitico, Antonio Mastrapasqua, gli indagati nell’indagine che ipotizza una maxitruffa ai danni del Sistema sanitario. Anche due funzionari della Regione Lazio già coinvolti nel procedimento madre, non legati all’attuale amministrazione e 7 dipendenti dell’ospedale. Perquisizioni in alcuni uffici della Regione Lazio, nella sede dell’ospedale Isrealitico e in uffici di Asl.

Una truffa pari “a milioni di euro per centinaia di trattamenti sanitari”. Così i pm della Procura di Roma definiscono il presunto raggiro. Concorso in truffa e falso i reati contestati oltre che al dg dell’ospedale Israelitico anche ad alti dirigenti del nosocomio tra cui il direttore sanitario Luigi Antonio Spinelli e il vice direttore amministrativo Tiziana D’Agostino. Secondo i pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia, gli indagati “avrebbero attestato falsamente, nella documentazione trasmessa agli uffici della Regione Lazio competenti al pagamento delle prestazioni sanitarie in convenzione con il ssn, interventi sanitari”.

Raggiro in settore ortopedico e oncologico – Le irregolarità nei rimborsi ai quali ha avuto accesso l’Ospedale Israelitico, oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma riguarderebbero i settori di ortopedia, per gli interventi all’alluce valgo, e le prestazioni di assistenza domiciliare integrata e di assistenza domiciliare oncologica. Analoghe irregolarità erano già emerse in passato nel settore odontoiatrico. Per l’attività di ortopedia sono “stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero”, in realtà effettuate “in regime di day hospital o day surgery, remunerato con 4.629 euro anzichè con 2.759 euro e altresì interventi sanitari che avevano riguardato biopsie trans perineali erano stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero e remunerati rispettivamente 1.459 euro e 1.331 euro invece di 238 euro e 151”.

Inchiesta su dg Ospedale Israelitico Mastrapasqua – L’indagine è lo sviluppo dell’inchiesta che coinvolse nel gennaio scorso l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, nella sua veste di direttore generale dell’ospedale Israelitico. L’inchiesta madre riguarda fatti risalenti al 2009 quando un controllo dell’Asl Roma D su prestazioni dell’Ospedale Israelitico portò alla luce incongruenze: fatture per semplici interventi odontoiatrici per i quali venivano richiesti alla Regione rimborsi onerosi da intervento con ricovero.

Dai controlli successivi emerse che tra il 2006 e il 2009 la richiesta di rimborsi alla Regione Lazio per “interventi fantasma” da parte dell’Ospedale Israelitico accadeva nella stragrande maggioranza dei casi verificati, il 94% delle cartelle cliniche. La Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti perciò sospese il pagamento di 15,5 milioni di euro in fatture all’Ospedale Israelitico, e congelò i due protocolli d’intesa che la vecchia amministrazione stipulo’ con la struttura sanitaria nel 2011 e nel 2012.

Pm, indagati sapevano in anticipo ispezioni Asl – Erano arrivati a modificare “lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte” in modo da “indurre in errore” gli ispettori della Regione. Viene contestato anche questo agli indagati per una presunta maxi truffa al Ssn da parte dell’ospedale Israelitico. I pm scrivono che alcuni “avendo appreso in anticipo dell’ispezione svolta da personale dell’Asl Rmd, alteravano lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte, in modo tale da indurre in errore il personale ispettivo”. Nel decreto viene citato anche un’altro episodio relativo ad una ispezione della Regione “finalizzata al controllo delle prestazioni di assistenza domiciliare integrata (Adi) e di assistenza domiciliare oncologica (Ado)”. Gli indagati, tra cui anche due primari, “hanno fornito decine di false cartelle cliniche di anziani in regime di Adi e Ado in precedenza mai compilate e facevano giustificativi, falsi nel contenuto e nella data, in relazione alla mancanza di documentazione sanitaria di assistiti in regime di Adi e Ado”.

Il Codacons si costituirà parte offesa. “Se saranno confermati gli illeciti contestati dalla Procura, chiederemo un mega risarcimento danni in favore degli utenti della sanità pubblica” afferma il Presidente Carlo Rienzi. “Il settore sanitario, infatti – prosegue – risulta tra i più colpiti dai tagli di spesa decisi a livello nazionale e regionale, che hanno avuto ripercussioni negative sui servizi resi all’utenza. Per tale motivo una truffa al Ssn, se confermata, configurerebbe un enorme danno economico e morale per i cittadini, perché ha sottratto soldi pubblici destinati alla collettività, e la costituzione di parte offesa del Codacons mirerà proprio a far ottenere agli utenti il giusto risarcimento” – conclude Rienzi.

thanks to: ANSA

“Potete legarmi mani e piedi”

Cari compagni e amici, in vista della manifestazione nazionale promossa dalle comunità palestinesi in Italia il 27 settembre a Roma, e a cui invitiamo a partecipare, inviamo una poesia del poeta palestinese Mahmoud Darwish.

Saluti fraterni.

Potete legarmi mani e piedi

Potete legarmi mani e piedi

togliermi il quaderno e le sigarette

riempirmi la bocca di terra

la poesia è sangue del mio cuore vivo

sale del mio pane,

luce dei miei occhi,

sarà scritta con le unghie,

lo sguardo

e il ferro.

La canterò nella cella della mia prigione

nella stalla

sotto la sferza

tra i ceppi

nello spasimo delle catene.

Ho dentro di me milioni di usignoli

per cantare la mia canzone di LOTTA.

Mahmoud Darwish

Scintilla Onlus sito web:  http://scintillaonlus.weebly.com email:  scintilla.onlus@gmail.com

Palestina. Una manifestazione nazionale a Roma per non permettere a Israele di “fare quello che fa”

 

Ha scelto come logo il personaggio di Handala con la bandiera palestinese e piano piano sta prendendo corpo con una serie di incontri preparatori in varie città la manifestazione nazionale per la Palestina convocata dalle Comunità Palestinesi in Italia per sabato 27 settembre a Roma. L’appuntamento per la partenza del corteo è prevista per le 14.30 in piazza della Repubblica, sul suo percorso c’è una trattativa in corso con la Questura.

Nonostante più di qualcuno tema l’effetto dei “riflettori spenti” dopo le giornate di tensione e mobilitazione di questa estate durante l’ennesimo mattatoio israeliano contro i palestinesi di Gaza, sono in molti a ritenere che sarebbe un errore clamoroso abbassare l’attenzione, la tensione e la mobilitazione intorno alla resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana. Gli inviati sono tornati a casa, i riflettori si sono spenti, di Gaza si poco parla poco, ma sarebbe sufficiente seguire con un minimo di attenzione quanto succede tutti i giorni nei territori palestinesi in Cisgiordania (arresti, uccisioni, nuovi insediamenti coloniali) per capire quale errore sarebbe quello di abbassare la guardia e – come ebbe a dire Ilan Pappe – “continuare a permettere ad Israele di fare quello che fa”.

Nata come proposta nel momento di massima emozione per quanto accadeva a Gaza, la manifestazione del 27 settembre mantiene tutta la sua validità, anche per dimostrare ai molti complici del sionismo e del colonialismo israeliano in Italia che “la nuttata non è passata” e tutto può tornare come prima. Non lo hanno accettato i palestinesi di Gaza sotto le bombe, rifiutando per ben due volte una tregua che si sarebbe rivelata del tutto inservibile a sbloccare l’assedio che dura ormai da otto anni.I ntorno alla manifestazione del 27 settembre stanno crescendo le adesioni e cominciano ad essere indicati gli appuntamenti dei pullman per andare a Roma. Per gli aggiornamenti è utile seguire il sito www.forumpalestina,org .

Le adesioni pervenute finora sono: Comitato con la Palestina nel cuore Roma, le comunità palestinesi di Roma e Lazio, Puglia, Campania, Toscana, Lombardia, Sardegna, Emilia Romagna, Abruzzo e Molise, Veneto, Associazione amici dei prigionieri palestinesi, Unione generale ingegneri e architetti palestinesi, Unione generale medici e farmacisti palestinesi, Mezza luna rossa palestinese, Associazione Amici della Mezza luna rossa Palestinese, Unione Democratica Arabo Palestinese- UDAP Italia, Fronte Palestina, Associazione Amicizia Sardegna Palestina, Partito dei comunisti italiani (Nazionale ), Rifondazione comunista (nazionale ), Rete dei Comunisti, Confederazione Cobas, Unione Sindacale di Base, Forum Palestina, Assopace Roma, Rete palermitana di solidarietà “Con la Palestina nel cuore” di Palermo, Rete romana di solidarietà con la Palestina, Piattaforma Comunista, I sindaci di Soriano nel Cimino (VT) e di Rieti, Ada Donno AWMR Italia – donne della Regione Mediterranea.

Qui di seguito il testo dell’appello di convocazione della manifestazione del 27 settembre a Roma:

Appello per una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese

L’aggressione Israeliana contro il popolo palestinese continua, dalla pulizia etnica del 1948, ai vari massacri di questi decenni, dal muro dell’apartheid, all’embargo illegale imposto alla striscia di Gaza e i sistematici omicidi mirati, per finire con il fallito tentativo di sterminio perpetuato in questi ultimi giorni sempre a Gaza causando più di 2000 morti ed oltre 10.000 ferite.

Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:

– per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese;

– per mettere fine all’occupazione militare israeliana;

– per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;

– per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;

– per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi;

– per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

– per uno stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu);

– l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra.

Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce contro ogni forma di accordi militari con Israele.

Chiediamo al Governo italiano e in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.

Il coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze politiche e sindacali e a tutti le associazioni e comitati che lavorano per la pace e la giustizia nel mondo di aderire alla nostra manifestazione inviando l’adesione al nostro indirizzo mail : comunitapalestineseitalia@hotmail.com

Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia

thanks to: Sergio Cararo

L’Italia alleva terroristi

di Luca Fiore

Sarà il caldo, sarà che d’estate mancano la maggior parte delle notizie di politica che d’inverno riempiono tg e giornali. Ma sembra proprio che in questi giorni ci sia stata un’impennata di femminicidi e di omicidi in ambito familiare.

Per lo più i media li trattano come mera cronaca, senza indagare veramente le cause di quelli che vengono descritti come improvvisi raptus e il contesto di una violenza contro le donne che sembra sempre più diffusa. Eppure ci sarebbe molto da indagare: da dove vengono le armi che certi personaggi hanno a portata di mano? Perché gente più volte denunciata per percosse, minacce e stalking gode della più completa libertà di continuare aggressioni sempre più violente nei confronti delle proprie mogli, fidanzate o ex senza che nessuno dei tanti corpi di Polizia intervenga? Perché in questo paese non esiste nessuna rete di prevenzione e assistenza di tipo psicologico che permetta di evitare che persone che, se correttamente seguite potrebbero gestite i propri problemi, si trasformino in efferati assassini?

Domande da un milione di euro a parte, uno degli episodi più efferati degli ultimi giorni ha attirato più di altri la nostra attenzione. Quello che ha avuto per protagonista Federico Leonelli, 35enne, che in una villa dell’Eur (quartiere ‘bene’ di Roma) ha ucciso e decapitato a colpi di mannaia la giovane colf ucraina Oksana Martseniuk. La polizia lo ha abbattuto a colpi di arma da fuoco, affermando che proprio non c’era altro modo per fermare la furia omicida del giovane vestito con pantaloni mimetici e mascherina sul viso. La Questura, con una nota, è intervenuta sulla vicenda precisando che gli agenti intervenuti sulla scena del delitto sono stati “costretti ad esplodere colpi d’arma da fuoco nei confronti del 35enne per difendersi dai fendenti a loro indirizzati”. Delle versioni della polizia si dovrebbe sempre dubitare vista la completa mancanza di trasparenza da parte degli apparati di sicurezza e il moltiplicarsi di casi di cosiddetta ‘malapolizia’. Di far luce su quanto è veramente accaduto all’Eur si incaricheranno, speriamo, la perizia balistica e le autopsie.

Anche sul movente non c’è molta chiarezza: un tentativo di stupro sfociato in omicidio, un raptus derivante dalla profonda depressione di cui si dice soffrisse Leonelli dopo la morte della fidanzata ormai due anni fa, oppure una fissazione per i giochi di guerra e i coltelli in particolare.

Fatto sta che dalle indagini coordinate dalla Procura di Roma è emerso ora che l’uomo appassionato per le lame – il che aveva anche originato discussioni con la colf poi vittima dell’omicidio – aveva una vera e propria ossessione per quanto sta accadendo a Gaza. Nessuna empatia per le vittime o sensibilità per i palestinesi aggrediti. Al contrario, una voglia irrefrenabile di ‘andare a combattere’ per e con Israele. Secondo quanto è emerso Leonelli aveva tentato più volte di ottenere il visto per andare a combattere contro i palestinesi insieme all’esercito israeliano. Richiesta frustrata però – pare – dalle autorità di Tel Aviv per ben due volte, il che avrebbe innescato la follia omicida del figlio di un alto ufficiale dell’esercito. Insieme forse al timore di essere mandato via da quella villa di Via Birmania che lo ospitava da due mesi dopo la scoperta del piccolo arsenale di coltelli che aveva acquistato, insieme ad abbigliamento di tipo militare, anche su un sito Internet israeliano. Racconta in alcune interviste pubblicate da quotidiani romani Giovanni Cialella, il proprietario della villa di Via Birmania: “Quando l’ho conosciuto era totalmente ateo, abbiamo parlato più volte di Dio ma diceva di non credere in niente, poi diceva di aver scoperto di essere di origini ebraiche, ha cominciato a studiare la storia, durante la notte sparava a tutto volume filmati sulla religione, parlavano alcuni rabbini, diceva di conoscerne uno anche a Roma, e si era convinto a voler andare in Israele per arruolarsi nell’esercito e combattere contro i palestinesi che lanciavano razzi contro Israele, aveva anche contattato il consolato”.
Nessuna morale dalla vicenda e nessuna pretesa di generalizzare. Solo molta, molta inquietudine…

 

thanks to: contropiano.org

forumpalestina

LE COMUNITA’ PALESTINESI IN ITALIA LANCIANO UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA PER IL 27 SETTEMBRE

Un appello è stato lanciato dalle comunità palestinesi in Italia chiedendo a tutte le forze solidali con il popolo palestinese e indignate per l’ennesimo mattatoio scatenato da Israele contro Gaza di mobilitarsi e indica una data, sabato 27 settembre, per una manifestazione nazionale a Roma.

Qui di seguito il testo dell’appello:

Terra, pace e diritti per il popolo palestinese. Fermiamo l’occupazione

Appello per una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese il 27 settembre a Roma

L’aggressione Israeliana contro il popolo palestinese continua, dalla pulizia etnica del 1948, ai vari massacri di questi decenni, dal muro dell’apartheid, all’embargo illegale imposto alla striscia di Gaza e i sistematici omicidi mirati, per finire con il fallito tentativo di sterminio perpetuato in questi ultimi giorni sempre a Gaza causando più di 2000 morti ed oltre 10.000 ferite.

Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:

– per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese;

– per mettere fine all’occupazione militare israeliana;

– per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;

– per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;

– per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi;

– per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

– per uno stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu);

– l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra.

Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce contro ogni forma di accordi militari con Israele.

Chiediamo al Governo italiano e in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.

Il coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze politiche e sindacali e a tutti le associazioni e comitati che lavorano per la pace e la giustizia nel mondo di aderire alla nostra manifestazione inviando l’adesione al nostro indirizzo mail comunitapalestineseitalia@gmail.com

Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia

Roma sede della HP Hewlett-Packard “Expanding Possibilities” in massacri, occupazione militare e colonialismo in Palestina

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Oggi 5 agosto un gruppo di antifascisti e antifasciste di roma solidali con la palestina è andato a trovare i lavoratori e le lavoratrice della società di informatica HP per denunciare la connivenza dell’azienda con l’occupazione e l’apartheid che lo Stato d’Israele perpetra da 66 anni sulla popolazione palestinese. L’HP è infatti complice nella fornitura di servizi di controllo ai check point, fornisce sistemi informatici all’esercito e alla marina israeliana, realizza carte biometriche per la schedatura di chi vive in Israele e in Palestina. Oggi è un mese dall’inizio dei bombardamenti dello stato d’Israele sulla popolazione inerme di Gaza. E’ anche un mese in cui in tutto il mondo si stanno svolgendo manifestazioni di solidarietà alla resistenza palestinese. Manifestazioni che si stanno concretizzando anche in azioni di protesta e boicottaggio. A Birmingham questa mattina hanno occupato la fabbrica della Elbit, produttrice di armi israeliane, in Italia lanciamo una campagna di boicottaggio dei prodotti della HP, computer, stampanti, scanner finchè la multinazionale non romperà ogni contratto ed ogni fornitura a chi opprime, uccide e imprigiona la popolazione palestinese.

no agli accordi militari tra italia e israele
rifiuta l’apartheid

antifascisti e antifasciste

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Hewlett-Packard
“Expanding Possibilities”
in massacri, occupazione militare e colonialismo in Palestina

Un mese di bombardamenti incessanti, un massacro dalle proporzioni incalcolabili.
Oltre i numeri delle persone assassinate o ferite, oltre disastri e distruzioni che avranno effetto anche quando droni, motovedette, carri armati e caccia bombardieri finiranno di tormentare e spezzare le vite della popolazione palestinese a Gaza, l’assedio ed il progetto coloniale di Israele continueranno a “bassa intensità”, per nascondersi davanti la comunità internazionale.

E’ proprio nel quotidiano di violenze e angherie volte all’espansione coloniale sionista, che la Hewlett-Packard trae profitto, fornendo sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania.
L’attrezzatura HP è in dotazione al sistema carcerario e all’esercito israeliano, oltre ad essere impiegata nello sviluppo tecnologico delle colonie, ad esempio con il progetto “Smart City” ad Ariel.
Chissà cosa racconteranno a chi lavora nelle sedi come questa, per una Multinazionale che utilizza competenze e scienza per rifornire un esercito impegnato in 66 anni di massacri e pulizia etnica.

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Oggi siamo qui per disturbare la normalità con la quale Hewlett-Packard trae profitto dall’economia di guerra e dall’oppressione israeliana, forti di numerose iniziative simili a questa in tutto il mondo, come l’occupazione, di questa mattina, della sede di Elbit Systems a Birmingham, fornitrice di armi e sistemi di controllo.

Dal 2005, la popolazione palestinese ha fatto appello a tutti coloro che non vogliono essere complici, in silenzio, del sistema di Apartheid israeliano e dell’occupazione militare della Palestina.
L’appello al boicottaggio è un grido che sta risuonando nelle coscienze di migliaia di persone che, smettendo di acquistare i prodotti ed informando il prossimo, stanno arrecando danni economici e d’immagine a tutte le compagnie che scelgono di “firmare” l’oppressione israeliana.
Il logo del “HP” inizia ad essere associato a qualcosa di semplicemente rinunciabile e sostituibile con altri centinaia di marchi.

Continueremo a proporre il boicottaggio di ogni prodotto Hewlett-Packard, finché la multinazionale non romperà ogni contratto ed ogni fornitura a chi opprime, uccide ed imprigiona la popolazione palestinese.

Con Gaza e la Palestina intera nel cuore

Boicottiamo Israele – Boicottiamo Hewlett-Packard
Rifiutiamo l’Apartheid – BDS fino alla vittoria

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Hewlett-Packard “Expanding Possibilities”

imageOn August 5, a group of anti-fascist activists in solidarity with Palestine paid a visit to HP headquarters in Rome to denounce the computer company’s complicity with the occupation and apartheid policies that the State of Israel has been imposing on the Palestinian people for 66 years. HP’s complicity includes providing identification systems for Israeli checkpoints, computer hardware and software for the Israeli army and navy and manufacturing biometric ID cards used in profiling Palestinian residents of Israel.

The date also marked one month since the beginning of Israel’s bombing campaign on the population of Gaza, a month in which people all over the world have been demonstrating in solidarity with the Palestinian resistance, including direct actions and boycotts. In Birmingham this morning activists occupied a factory of the Israeli weapons manufacturer Elbit and in Italy a campaign was launched to boycott HP products, including computers, printers and scanners, until the multinational company interrupts all ties with those who oppress, kill and imprison the Palestinian people.

No to military cooperation between Italy and Israel
Refuse Apartheid
Anti-fascist Activists – Rome

Leaflet distributed:

imageHEWLETT PACKARD: “EXPANDING POSSIBILITIES” IN MASSACRES, MILITARY OCCUPATION AND COLONIALISM IN PALESTINE

A month of incessant bombing, a massacre of incalculable proportions. In addition to the number of people killed or injured, and the disaster and destruction that will continue to take form long after the drones, naval ships, tanks and fighter jets cease tormenting and cutting short the lives of the Palestinian people of Gaza, Israel’s siege and settlement project will continue in “low intensity” mode, passing below the radar of the international community.

It is, in fact, from the everyday violence and harassment of Zionist colonial expansion that Hewlett-Packard turns a profit, providing computer systems to the Israeli Defense Ministry and technologies for control of movement at checkpoints in Gaza and the West Bank.

HP equipment is supplied to the Israeli prison system and the military, as well as being used in the technological development of settlements, for example, with the “Smart City” project in Ariel.

One can only wonder what they tell the people working in locations such as the offices in Rome, for a multinational company that uses technology and knowledge to supply a military engaged in 66 years of massacres and ethnic cleansing. Today we are here to disturb the normalcy with which Hewlett-Packard profits from the Israeli economy of war and oppression, encouraged by the many initiatives just like this taking place all over the world, including the occupation in Birmingham, UK, this morning of a factory of the Israeli weapons and control systems manufacturer Elbit.

Since 2005, the Palestinian people have called on all those who refuse to be complicit, in silence, with Israel’s system of Apartheid and military occupation of Palestine to act. The call for boycotts is resonating in the conscience of thousands of people, who have stopped buying Israeli products and are informing others, causing economic and reputational damage to those companies that choose to “endorse” Israeli oppression.

The “HP” logo is starting to be seen as something to be avoided or replaced by hundreds of other brands.

imageWe will continue to call for boycotts of all Hewlett-Packard products until the multinational company interrupts all ties with those who oppress, kill and imprison the Palestinian people.
With Gaza and all of Palestine in our hearts.
Boycott Israel – Boycott Hewlett-Packard
Refuse Apartheid – BDS until victory

thanks to: FREE PALESTINE ROMA

Una lettera aperta al sindaco di Milano sui fatti del 25 aprile

di Ugo Giannangeli

 

Caro Giuliano, solo ora leggo il Corriere della sera del 29 Aprile perché sono stato impegnato a Venezia per il lancio della campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.

Ci conosciamo da molti anni e non credo che tu mi ritenga un imbecille.

Sappi che quando ci siamo incontrati il 25 Aprile in piazza Duomo e mi hai calorosamente salutato io avevo da poco finito di contestare in piazza S. Babila, insieme agli altri compagni/e, la presenza delle bandiere israeliane nel corteo.

Sei stato più volte in Palestina, una volta tanti anni fa anche con me.

Sai bene che la forza di Israele non sta tanto nel suo armamento atomico quanto nella propaganda: dalla fine degli anni ’70 Israele porta avanti un progetto (“hasbara”) che consiste nella costruzione di una immagine positiva di Israele nella opinione pubblica occidentale (ricordi il nostrano ministero della propaganda?).

Nella realtà Israele è uno stato che si regge sulla menzogna e sulla mistificazione, dal famoso vecchio falso della “terra senza un popolo per un popolo senza terra” in poi.

Si regge anche sulla speculazione sull’olocausto (vedi: “L’industria dell’olocausto” di Norman Finkelstein, autore certamente non annoverabile tra gli antisemiti).

Ogni occasione è buona per i sionisti per fare propaganda, spacciandosi per l’unica democrazia del Medio Oriente quando è invece uno stato occupante, colonialista e razzista.

Da anni sfruttano anche la ricorrenza del 25 Aprile. Noi quel giorno festeggiamo la liberazione dal fascismo e dalla occupazione nazista. Loro, i sostenitori di un Paese occupante, che cosa c’entrano? Imbecilli sono coloro che consentono la loro presenza favorendo una bieca operazione propagandistica.

Ed infine: hai letto sul Corriere le dichiarazioni di Pacifici? Il prossimo anno salirà da Roma a Milano e porterà con sé quelle squadracce che a Roma hanno aggredito lo spezzone palestinese. Così festeggeremo il 25 Aprile 2015 con i fascisti nel corteo antifascista!

Un altro colpo alla nostra vacillante democrazia. La caparbia difesa dell’indifendibile Israele sta contribuendo alla dissoluzione dei principi democratici in Italia.

Un cordiale saluto

thanks to: forumpalestina

“La piazza del 25 Aprile è la piazza della libertà, della giustizia, di tutti i popoli” La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio sugli scontri al corteo del 25 Aprile a Roma

Comunicato-Comunita-Palestinese.

COMUNICATO STAMPA

La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio
sugli scontri al corteo del 25 Aprile a Roma:
“La piazza del 25 Aprile è la piazza della libertà,
della giustizia, di tutti i popoli”

Anche in questo 25 Aprile, come è già accaduto in altri anni, la Comunità Palestinese di Roma e del Lazio ha voluto sentirsi vicina al popolo italiano nella giornata della Liberazione dal nazifascismo, partecipando al corteo del 25 Aprile a Roma. Insieme anche a molti attivisti per la Palestina, muniti di bandiere della Palestina, mentre ci si accingeva a marciare nel corteo, siamo stati attaccati da un gruppo di facinorosi sionisti, prima verbalmente, poi fisicamente, che volevano impedire la nostra partecipazione al corteo. Le forze del’ordine hanno circondato e bloccato il nostro spezzone per un lungo periodo, finché poi non si è potuto riprendere il corteo e finire la manifestazione.
Impedire di manifestare a chi oggi combatte per la liberazione del proprio Paese e che si sente quindi vicino allo spirito che contraddistinse la lotta di liberazione dal nazifascismo, contraddice in pieno quelli che sono i valori della Resistenza.
A chi ha sottolineato l’inopportunità della presenza palestinese e soprattutto delle sue bandiere, contrapponendola invece alla presenza ebraica in quanto le Brigate Ebraiche furono parte della Resistenza, poniamo una domanda, una sola: se bandiere al di fuori di quelle storiche delle Resistenza non debbono esserci, cosa c’entrano le bandiere dello Stato di Israele, che abbiamo visto sventolare, con la Brigata Ebraica, che aveva invece tutt’altra bandiera? Le Brigate Ebraiche (uomini e donne che hanno lottato per la libertà e che meritano tutto il rispetto), è giusto e ovvio che siano presenti: hanno lottato per liberare l’Italia dalla morsa del nazifascismo. Fare però di questa partecipazione l’ennesima occasione di propaganda sionista, anche questo contraddice i valori per cui si è combattuto e che oggi ricordiamo.
La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio esprime quindi tutto il suo disappunto per l’ennesimo caso di intolleranza, condannando la strumentalizzazione che la Comunità ebraica di Roma ne ha voluto fare. Stigmatizziamo altresì tutta quella stampa che nel riportare i fatti ha voluto fare un’operazione di parte, abdicando al ruolo altissimo di informazione libera che dovrebbe essere di ogni giornalista.
Pensiamo che un giorno in cui si ricorda la liberazione dell’Italia dal nazifascismo sia una giornata di tutti gli uomini e le donne che lottano per la libertà.
Pensiamo che la piazza del 25 Aprile non debba veder riprodursi l’apartheid propria del sionismo, ma debba essere la piazza della libertà, della giustizia, di tutti i popoli.

La Comunità Palestinese di Roma e del Lazio
Roma, 26 aprile 2014

Il mostro silenzioso del Mediterraneo, Roma, giovedì 13 marzo 2014 ore 19

Roma, giovedì 13 marzo 2014 ore 19, Nuovo Cinema Palazzo (Piazza dei Sanniti, 9/A). Osservatorio Iraq e il Nuovo Cinema Palazzo vi invitano a un evento per raccontare una vicenda le cui conseguenze vanno molto al di là delle onde elettromagnetiche.

viaIl mostro silenzioso del Mediterraneo | Osservatorio Iraq – Medioriente e Nordafrica.

Campagna Open Shuhada street

Tour italiano di due rappresentanti dell’Youth Against Settlement di Hebron 

OPEN Shuhada Street-LogoIl 25 Febbraio 2014 ricorre l’anniversario del massacro di palestinesi in preghiera, compiuto dal colono di Kiryat Arba, Baruch Goldstein, nella moschea della Tomba del Patriarca a Hebron. Risultato del massacro è stato un accordo tra Israele e l’ANP che lascia il controllo della città vecchia di Hebron sotto il controllo israeliano. Per la “sicurezza” dei coloni Shuhada Street è chiusa per auto e pedoni palestinesi. Da cinque anni ogni anno contemporaneamente alle manifestazioni che si tengono in Palestina si manifesta anche a livello internazionale affinché venga riaperta ai palestinesi la strada centrale della città.

YAS

Izzat KARAKI, 24 anni, nato a Hebron  è nel gruppo da piu’ di cinque anni, una famiglia di militanti, di lavoro fa il fabbro. Izzat volontariamente con lo Yas, installa le reti e le barriere di ferro per difendere gli abitanti della città vecchia dagli assalti dei coloni ed è uno dei fondatori di una scuola materna, Sumud in Via Shuhada. Nel gruppo si occupa dei media. Ha subito spesso l’attacco dei coloni, un colono lo ha attaccato con spray al peperoncino, diverse volte arrestato dai soldati

 Jawad Abu Aisha, 40 anni, nato a Hebron vive a Tel Rumeida e lui e la sua famiglia sono costantemente attaccati dai coloni. Jawad è stato un leader  fin dalla prima Intifadah, cosi come nella seconda. Da quattro anni ha scelto di lottare nella resistenza popolare nonviolenta con lo YAS ed anche lui è  tra i fondatori della scuola di materna di Shuhada street.
Durante gli incontri verrà proiettato il video girato da Livia Parisi, giornalista di Assopacepalestina di Roma sulla resistenza nonviolenta dai giovani dello YAS e altri  brevi video  che realizzati da Izzat e Jawwad.

Calendario e città degli incontri

17 Febbraio – Roma
18 Febbraio  Rieti
19 Febbraio  Milano
20 Febbraio  Bologna
21 Febbraio  Firenze
22 Febbraio  Perugia
23 Febbraio   Venezia
24 Febbraio    Brescia
25 Febbraio    Roma
26 Febbraio    Foligno
27 Febbraio    Cagliari

 Per informazioni

Luisa Morgantini –  3483921465

La strategia della distrazione. Tante teste pochi cervelli.

Ebrei, recapitati tre pacchi con teste di maiale: uno all’ambasciata d’Israele

Ebrei: testa di maiale davanti Sinagoga, indignazione unanime

Reazioni di condanna del gesto e di vicinanza alla comunità ebraica

Roma, la Memoria oltraggiata
Teste di maiale contro gli ebrei

Ebrei: testa di maiale davanti Sinagoga, indignazione unanime

Roma, teste di maiale contro gli ebrei
in Sinagoga, all’ambasciata e a una mostra

Pacco con testa di maiale alla Sinagoga di Roma
Il sindaco: «Un insulto al giorno della Memoria»

Altra testa maiale a mostra su ebrei

 

 

In 3 anni avrebbe frodato dalle casse pubbliche 85 milioni in rimborsi illeciti

Ospedale israelitico,

Mastrapasqua sotto tiro per ricoveri inappropriati

Secondo ‘La Repubblica’, il presidente Inps sarebbe indagato dai pm di Roma per truffa ai danni dello Stato. Da una prima analisi, avrebbe contraffatto e gonfiato cartelle cliniche e fatture della struttura sanitaria privata. Il sistema sarebbe stato messo a punto per ottenere indennizzi non dovuti dalla Regione Lazio

L’attuale presidente dell’Inps, scrive La Repubblica, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma.

Dal 2005 consigliere e vice-presidente esecutivo di Equitalia e dal 2012  presidente di Idea Fimit Sgr Spa (società di gestione del risparmio specializzata in fondi di investimento immobiliare), Antonio Mastrapasqua, uno degli uomini più potenti d’Italia, è sotto inchiesta per migliaia di cartelle cliniche taroccate e fatture gonfiate all’Ospedale Israelitico, di cui è direttore generale da tredici anni.

Si tratterebbe di 85 milioni in totale: 14 milioni sarebbero rimborsi «non dovuti» ma richiesti lo stesso alla Regione Lazio. Gli altri 71 sono un presunto «ingiusto vantaggio» conseguito dal nosocomio ebraico  di San Bartolomeo all’Isola dal 2011 al 2013. E al vaglio dei magistrati c’è pure la cessione all’Inps di una parte di questo credito «non esigibile », servita a sanare i conti della struttura romana.

L’indagine è partita da una denuncia dei Nas di Roma del 16 settembre 2013, nella quale i carabinieri ricostruiscono la sospetta truffa: migliaia di semplici interventi ambulatoriali nel reparto di Odontoiatria si sono trasformati, nelle cartelle cliniche, in “operazioni invasive e con notevole carico assistenziale effettuate in ortopedia”. Nella relazione dei carabinieri si contano 12.164 cartelle cliniche falsificate.

thanks to: grr.rai

DOMENICA 26 GENNAIO A ROMA PROIEZIONE DI “SHOOT” E SERATA A SOSTEGNO DELLA REALIZZAZIONE DELL’ASILO “VITTORIO ARRIGONI”

LEAVE THE KIDS ALONE#2_WeAreAllGaza::: DALLE ORE 19.00

ANGELO MAI ALTROVE OCCUPATO
Via delle Terme di Caracalla, 55a

Serata a sostegno di Freedom Flotilla Italia per la realizzazione di un asilo per bambini e bambine a Gaza e del progetto Gaza’s Ark

Foto, video, street art, graphic journalism, reading, musica, cena e…

Proiezione del film “SHOOT” di Samantha Comizzoli e incontro con Hakima Hasan Motlaq (fondatrice e direttrice della Fondazione Retai delle donne palestinesi di Asira) e Odai Qaddomi (fotoreporter)

Presentazione del progetto per l’asilo “Vittorio Arrigoni” a Khan Younis

A seguire:


*Fotografi Senza Frontiere_Windows From Gaza [video-promo di presentazione del progetto]
*Windows from Gaza for Contemporary Art_Shareef Sarhan_Majed Shala_Basel El Maqousi [arte in resistenza]
*Simona Ghizzoni_Afterdark [foto_proiezione]
*William Parry_AGAINST THE WALL.The art of resistence in Palestina [street art_proiezione]
*Joe Sacco_Palestina [graphic journalism_expo]
*Guy Delisle_Cronache di Gerusalemme [graphic journalism_expo]
*Maximilien Le Roy_Saltare il muro [graphic journalism_expo]
*Bluemotion [reading]
*Music For Gaza_LIVE con ospiti molto a sorpresa
*L’Osteria di Pina_We are all Gaza! [cena]

Link consigliati:
http://www.freedomflotilla.it
http://www.gazaark.org
http://www.shootthefilm.com
http://www.fotografisenzafrontiere.org
http://www.artwfg.ps

////DOCUMENTARI////

SHOOT di Samantha Comizzoli

Questo documentario nasce da immagini catturate con videocamera e telefonino durante i tre mesi di attivismo per i diritti umani che l’autrice ha svolto in Palestina con l’International Solidarity Movement.
E’ una testimonianza sulla resistenza palestinese non violenta e sui crimini perpetrati da Israele.
Il documentario dura all’incirca novanta minuti ed è arricchito da alcuni filmati del reporter palestinese Odai Qaddomi, fotografo e videoreporter nelle manifestazioni di Kuffr Qaddum.
Due protagonisti della Resistenza palestinese saranno presenti per il tour del documentario: Murad per Kuffr Qaddum e Hakima per Asira.Hakima Hasan Motlaq, 35 anni, sposata, fondatrice e direttrice della Fondazione Retai delle donne palestinesi di Asira. Murad è coordinatore del Comitato di Resistenza Popolare a Kuffr Qaddum, come lavoro è responsabile delle pubbliche relazioni e dei media al Ministero dell’istruzione nel distretto di Qalqilya.
Il titolo “Shoot” (sparo) si riferisce a ciò che ha colpito l’autrice.

Hakima Motlaq Hassan di Asira, Nablus. Co- protagonista del documentario SHOOT.
Hakima è la fondatrice e presidente del Retaj Women Center di Asira. Il centro per Donne è nel centro di Asira, un bellissimo villaggio con molte rovine storiche (romane ed ottomane). Questo luogo viene attaccato quotidianamente dai coloni e dall’esercito israeliano, ma Asira Resiste. Un ulteriore invito ad andarsene da parte di israele è arrivato anche quando hanno tolto l’acqua al villaggio. Asira dal 1992 è senz’acqua. Ma gli abitanti, Hakima e le Donne Resistono.
Al Retaj Centre si svolgono workshop, seminari, corsi e le Donne producono artigianato palestinese che Hakima porterà per il tour in Italia. Sempre presso il Retaj si svolgono corsi e workshop anche per i bambini.
Hakima è una Donna palestinese molto forte che con il suo operato Resiste all’occupazione israeliana e nel contempo affronta i problemi sociali della Palestina, è un eroe della Resistenza Palestinese, di grande onestà itellettuale ed un esempio per tutte le Donne.

Odai Qaddomi, fotoreporter di Kuffr Qaddum. Ha gentilmente fornito alcuni video per il documentario SHOOT.
Odai è un fotoreporter che svolge il suo operato a titolo di volontariato presso Kuffr Qaddum. Il villaggio di Kuffr Qaddum è sotto occupazione israeliana da 10 anni, da quando israele ha chiuso la strada principale per costruirci un insediamento illegale. Da quasi tre anni tutti i venerdì il villaggio manifesta contro a tutto questo, ma la Resistenza di Kuffr Qaddum non è solo il venerdì così come non lo è solo l’occupazione israeliana che si manifesta ogni giorno. Kuffr Qaddum è al momento il luogo dove avvengono più episodi di violenza israeliana in tutta la West Bank.
Odai Qaddomi ha un ruolo fondamentale: documenta con la videocamera cosa accade. E’ grazie ai suoi video che si sono avute le prove per vincere processi e dimostrare la violenza israeliana. I giornalisti palestinesi non vengono riconosciuti da israele, pertanto ogni volta che si presentano rischiano l’arresto e gli spari che avvengono sovente.

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FOTOGRAFI SENZA FRONTIERE_WINDOWS FROM GAZA [video-promo di presentazione del progetto]
«Nelle situazioni più disperate, che sembrano le più estreme e senza via d’uscita, sempre l’uomo più cosciente è che dietro l’angolo può esserci la sconfitta, lo scacco, eppure ci prova lo stesso, con tenacia, con la fede assoluta nell’uomo e nell’arte che l’uomo è capace di esprimere.» (Andrea Camilleri).
Basel, Majed, Shareef e Samah sono quattro artisti. Sono pittori, fotografi, performers e organizzatori di eventi e di corsi di formazione artistica che vivono a Gaza, una striscia di terra assediata e tagliata fuori dal mondo: tutt’in torno, lungo i confini territoriali e marittimi, c’è l’assedio dell’esercito israeliano che, nel segno della lotta al terrorismo, costituisce una costante minaccia militare per la popolazione civile e ne impedisce i rifornimenti; all’interno, c’è il governo di Hamas, integralista, totalitario, oltranzista e autoritario, che esercita un rigido controllo sulla vita pubblica e sul pensiero; sulle teste e negli animi dei cittadini di Gaza, regna perenne lo stato di guerra e la costante minaccia di distruzione e morte.
In questa difficile e complicata situazione, che date le contingenze assurge a simbolo assoluto dell’oppressione e della mancanza di libertà, Basel e gli altri membri del collettivo di artisti “Finestre da Gaza” cercano di portare avanti la propria esistenza d’insegnanti d’arte e di artisti, dedicandosi ogni giorno a farsi portatori di un messaggio e di una propria visione del mondo in una dimensione in cui i problemi quotidiani legati alla vita in famiglia, alle relazioni sociali e al proprio lavoro – soprattutto, al proprio lavoro di artisti — si presentano come ostacoli insormontabili.
La quotidianità di questi uomini e di queste donne è costantemente condizionata dalle privazioni e dal controllo: assenza della libertà di movimento, incostanza delle forniture energetiche, difficile reperibilità di beni di prima necessità e di materie prime per lavorare, complessità nel trovare spazi per riunirsi e lavorare, mancanza di libertà di espressione.
Basel, Majhed, Shareef e Samah sono artisti, ma sono anche gazaui, abitanti di una città che nell’immaginario di chi la osserva solo dall’esterno e attraverso la lente dei mezzi di comunicazione di massa rappresenta il posto peggiore del mondo, un vero inferno in Terra.
È nel cuore sofferente di questo inferno che, attraverso il loro affaccendarsi, Basel, Majhed, Shareef e Samah con la loro attività ci aprono una finestra su un universo vitale e prolifico fatto di artisti, sportivi, intellettuali e cittadini appassionati alla cultura e dediti al libero pensiero. Per le strade di Gaza si aggira un vero e proprio cosmo umano fatto di dedizione e impegno creativo, passione e disciplina lavorativa, ricerca e libertà di espressione. Si tratta di donne e uomini pittori, grafici, fotografi, videomakers, media-attivisti, musicisti, cantanti, rappers, teatranti, parkouristi, pugili, giocatori di basket, skaters, filosofi, scrittori, promotori di eventi, poeti. Si tratta di un’ignota parte della società civile di Gaza che, nonostante la guerra e la repressione, ha scelto di sopravvivere nella disperazione e di reagire alla tragedia con le armi pacifiche della propria forza espressiva e del proprio talento.
Per Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte è innanzitutto uno strumento per esprimersi e comunicare: per porsi, da un lato, in costante relazione con il prolifico mondo culturale che anima la striscia di Gaza e alimentarlo con le proprie idee e le proprie opere; dall’altro, per entrare in rapporto col mondo esterno attraverso le pagine internet dei social networks parlando con una voce propria e mostrando una propria visione del mondo. Per Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte è uno strumento per rompere i pregiudizi e recuperare la propria dignità di esseri umani, uno strumento per salvare il proprio equilibrio psicologico e per raccontare la vita di Gaza oltre gli stereotipi.
Laddove ciò che è umano sembra non avere più cittadinanza ed è represso e annichilito, con Basel, Majhed, Shareef e Samah l’arte diventa un formidabile strumento di sopravvivenza e allo stesso tempo di reazione, che permette, nonostante tutto, di recuperare e dare vita concretamente a ciò che è umano, «con la fede assoluta nell’uomo e nell’arte che l’uomo è capace di esprimere».

////ARTE IN RESISTENZA////

WINDOWS FROM GAZA
The space around us is limited, the ideas in us are unlimited. We came together to think about how we could break out from here and reach the outside; and how we could open small windows and breathe fresh air. In this restricted/cramped space -Gaza – we express ourselves in a cultural-bound artistic language, when we talk to others. A language, that is part of us. Gaza is rich in details, that we try to illustrate using new, descriptive colours. A group of young artists, bound to a specific, geographic area, in which ideas converge. Deeply believing in collective co-operation, they try to develop together the creative aspects in the art movement. They are looking at the most recent contemporary art, that serves them to fully express their artistic abilities and put them into form. The ideas and reflections of the group come to a synthesis, that is brought to public attention by regularly holding meetings, exhibitions and workshops, in which both local and international artists participate. Each of them has taken part in numerous international events in support of their culture, their art concept, and their effort to interplay.

Shareef Sarhan
Born in Gaza in 1976, Sharif Sarhan works as an artist, professional photographer and free-lance designer. He is a founding member of the Windows from Gaza for Contemporary Art group and an active member of the Association of Palestinian Artists . Sarhan has a diploma in arts from the University of ICS in the United States. He had participated in several art training courses and workshops. He was involved in the activities of the September Dara Academy of Jordanian Arts from 2000 to 2003 under the supervision of the German from a Syrian origin artist; Marwan Kassab Bashi. Sarhan had introduced his works in many individual and group exhibitions in Gaza in the Arts and Crafts village, the Port Gallery, and exhibited some of his works in Ramallah, Bethlehem, Jerusalem, Amman, Britain, the United States, Sharjah and Cairo.

Majed Shala
Born in 1960 in Gaza, Shala graduated with a Master of Arts from Scranton University, USA in 2001. Shala’s work has been shown in a number of solo exhibitions, including Suwar min Gaza, in Beirut, Lebanon (2004) and Gaza Hanin il Makan, at the Arts and Crafts village in Gaza (2003). Between 2000 and 2001, he attended Jordan’s Daaret Al Funun academy. His international exhibitions have included in the Middle East ,USA, South Africa, Hungary, Brazil, Amman Jordan, and Qatar. Most recently he has participated in exhibitions in Italy and Norway and also with the United Nations.

Basel El Maqousi
Born in Gaza City in 1971, Plastic artist and free lance photographer Basel is a painter, photographer and video artist. He attended in 2000, 2001 and 2003 the summer Academy of Arts of Darat al Funun-Khalid Shoman Foundation in Jordan, run by Syrian-German artist Marwan Qassab-Bashi; and completed an arts course at the Gaza City YMCA in 1995. In 2003 he was awarded the Charles Asprey Award for Palestinian artists, was short listed for the A.M. Qattan Foundation’s Artist of the Year Award, and spent one month art residency in Bangalore – India. Magoussi participated in a number of local and international solo and group exhibitions, and teaches art at the Jabalya Rehabilitation Center for deaf and dome children. General observer for the games program of the UNRWA summer camps 2007. Winner of the bronze price for the best photo from the Union of Arab photographers – Europ, Germany 2008 After and before the war against Gaza, Basel did participate in several Arab and International exhibitions. He also won the Oscar of bianli Nile culture TV in Cairo on 2009 Because of the closure imposed over the Gaza Strip, Basel could not participate in 7 international art workshops in EUROE and some Arab countries during the years 2008 – 2009. Maqousi is a founder of (Windows from Gaza For Contemporary Art)

////FOTOGRAFIA////

SIMONA GHIZZONI_AFTERDARK [proiezione]
I reached the Occupied Palestinian Territories for the first time in 2010, on assignement to document the condition of Palestinian women in the Gaza Strip.
At that time, I had the access to the Gaza Strip denied by the Israeli Government.
So, I decided to spend a couple of months in Jerusalem and the West Bank in order to research and study the Israeli-Palestinian conflict.
That was the beginning of my long-term project about the consequences of war on women’s life, Afterdark.
A few months later I got the permission to enter the Gaza Strip, where I stayed as a whole around three months., documenting the aftermath of Cast Lead Operation (ended in 2009), especially focusing on the everyday life of women in the extremely complex context of the Strip.
Women in Gaza suffer of a double pressure: the isolation from the outside world imposed by the Israeli blockade, with all the economical, physical and psychological consequences, and, on the other hand, the worsening of women’s human rights condition under Hamas government, which is pushing the society towards an effective gender separation.
The latest trip was in December and January 2012-13 right after the Operation Pillar of Defense on the Gaza Strip (14 to 21 November 2012). During the course of the operation, the IDF struck more than 1.500 sites in the Gaza Strip, including rocket launchpads and cache sites, Hamas command posts, the Hamas run interior ministry and other government buildings, as well as dozens of houses and apartment blocks. More than 180 Palestinians died in the operation, a half of them being civilians. An additional 1.200-1.300 Palestinians were heavily injured.
Civilians paid the highest toll during this 8 days operation, mainly women and children who didn’t recover yet from the traumas of Cast Lead Operation .
Through the stories of the women I met, I’m trying to understand what really happens when a military operation is declared “a success”: how the return to a normal everyday life can be possible, and which sort of “normality” can actually be restored, during a long-term conflict, such as the Israeli-Palestinian one.

////STREET ART////

WILLIAM PARRY_AGAINST THE WALL. The art of resistence in Palestina [proiezione]
This stunning book of photographs captures the graffiti and art that have transformed Israel’s wall into a living canvas of resistance and solidarity.
Featuring the work of artists Banksy, Ron English, Blu, and others, as well as Palestinian artists and activists, these photographs express outrage, compassion, and touching humor. They illustrate the wall’s toll on lives and livelihoods, showing the hardship it has brought to tens of thousands of people, preventing their access to work, education, and vital medical care.
Mixed with the images are portraits and vignettes, offering a heartfelt and inspiring account of a people determined to uphold their dignity in the face of profound injustice.

Artists Arofish | Banksy | Blu | ericailcane | Sam3 | Filippo Minelli | How&Nosm | Irish | Peter Kennard | Ron English | Vin Seven | Wisam Salsaa | and others

/////GRAPHIC JOURNALISM/////

CRONACHE DA GERUSALEMME [expo]
Agosto 2008: un volo notturno porta Guy Delisle a Gerusalemme, dove il fumettista e la sua famiglia trascorreranno un anno della propria vita per dare modo a Nadège, la compagna di Guy, di partecipare a una missione di Medici Senza Frontiere. Vivranno a Beit Hanina, un quartiere nella zona est della città che sin dalla prima passeggiata si mostrerà, in tutta la sua desolazione, decisamente diverso dalla Gerusalemme propagandata dalle guide turistiche; e si destreggeranno più o meno goffamente in una quotidianità fatta di checkpoint e frontiere – teatro di perquisizioni e infiniti quanto surreali interrogatori –, delle mille sfumature di laicità e ultraortodossia, di tensioni feroci e contrasti millenari, e della disperata speranza, della rabbia e della frustrazione del popolo palestinese, in lotta ogni giorno contro l’occupazione, devastato dall’atrocità di un attacco (la tristemente nota Operazione Piombo Fuso) di cui l’autore si trova a essere basito spettatore. Una quotidianità condizionata dunque da grandi questioni, eppure fatta, come ogni altra, di piccoli momenti, narrati con stile impeccabile e travolgente potenza espressiva dall’autore di Pyongyang, Cronache birmane e Shenzen.

GUY DELISLE (Quebec City, 1966), è un fumettista canadese e un professionista dell’animazione. Ha seguito per diverso tempo la lavorazione di prodotti animati in Francia, Germania, Canada e in Asia: la sua esperienza in Cina e in Corea del Nord è ampiamente documentata in Pyongyang e Shenzen. Per seguire invece sua moglie, amministratrice presso Medici Senza Frontiere, Delisle ha vissuto a Myanmar, descritta in Cronache Birmane, e ha vissuto un anno a Gerusalemme, esperienza da cui nasce questo libro. È comunemente ritenuto, insieme con Joe Sacco, tra i migliori rappresentanti del graphic journalism. Vive nel sud della Francia con sua moglie e i suoi figli.

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PALESTINA [expo]
Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992 Joe Sacco ha trascorso due mesi in Israele e nei Territori Occupati, viaggiando e prendendo appunti. Ha vissuto nei campi palestinesi, condividendone la vita (o meglio, la loro sopravvivenza) in mezzo al fango, in baracche di lamiera arrugginita, tra coprifuoco e retate dell’esercito israeliano. Risultato del suo meticoloso lavoro d’inchiesta è questo volume che, combinando la tecnica del reportage di prima mano con quella della narrazione a fumetti, riesce a dare espressione a una realtà tanto complessa e coinvolgente come quella del Medio Oriente.
Ogni pagina racconta in modo approfondito chiaro i molti aspetti dell’ occupazione: le uccisioni, i ferimenti, le torture le detenzioni amministrative, le confische delle terre, la distruzione delle case. Senza la pretesa di dare giudizi, Palestina offre così al lettore una testimonianza ricca, articolata e diretta delle condizioni del popolo palestinese.

JOE SACCO (1960) è un fumettista e giornalista maltese, che vive e lavora negli Stati Uniti.
Dopo un primo periodo da fumettista satirico e da narratore di viaggi, Sacco trova la sua vera dimensione con Palestine (Palestina), una raccolta di racconti a fumetti più o meno brevi che fotografano i viaggi, gli incontri e le storie ascoltati dall’autore durante il suo soggiorno nei territori palestinesi e in Israele. Il volume gli è valso l’American Book Award nel 1996.
Negli anni successivi Sacco produce diverse altre opere di graphic journalism tra cui Safe Area Goražde (Goražde Area Protetta) con cui vince un Eisner Award e The Fixer (Neven, una storia da Sarajevo), entrambe sul conflitto serbo bosniaco. Nel 2009 pubblica Footnotes in Gaza (Gaza 1956).

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SALTARE IL MURO [expo]
Saltare il Muro racconta la vita di Mahmoud, un giovane palestinese che vive la situazione di ogni prigioniero, quella di non poter uscire fuori dalle mura che lo tengono rinchiuso all’interno della Palestina occupata. L’unico luogo in cui si sente veramente libero è la sua mente e attraverso questo artificio ripercorre la sua storia: quella di rifugiato palestinese, recluso dietro un muro di cemento e filo spinato, all’ombra delle torrette di vigilanza dell’occupazione.
I prigionieri, talvolta, ricevono delle visite. Mahmoud è sensibile al fascino delle belle straniere, ma decide di aprire la sua porta anche a Maximilien, un ragazzo venuto dalla Francia che disegna, sa vedere e ascoltare. Saltare il Muro è il risultato dell’incontro di questi due giovani ventiduenni, che insieme disegnano le immagini di una libertà per ora inaccessibile.
Maximilien e Mahmoud, distruggono simbolicamente non solo il muro in Palestina, ma tutti i muri che imprigionano gli uomini e li separano gli uni dagli altri. Uno dei migliori reportage a fumetti usciti nel 2010 in Francia

MAXIMILIEN LE ROY (1985) giovane disegnatore francese, si dedica interamente al fumetto e ai viaggi. Intrecciando le due passioni, viaggia attraverso Rwanda, India, Palestina, Europa e Vietnam utilizzando i viaggi come approfondimento e ispirazione per i suoi lavori.
Durante la guerra di Gaza coordina l’opera collettiva Gaza, un pavé dans la mer.
Nel 2008 è in Palestina dove conosce Mahmoud Abu Srournel abitante del campo profughi di Aida. Da questo incontro nasce, nel 2010, Faire le Mur (Saltare il muro), un racconto, una testimonianza della vita quotidiana di un ragazzo che vive in un territorio occupato; con la partecipazione grafica di Maya Mihindou.
Lo stesso anno realizza, con l’illustratore e scrittore Soulman, Les chemins de traverse l’incontro di due storie vere, quella di un israeliano e quella di un palestinese.

Memoria corta: squadristi ebrei armati di mazze e spranghe setacciano Roma alla ricerca di giovani vittime.

“Pestati da una banda al ghetto ebraico di Roma”.
Pacifici: “Qui non ci sono ronde”

di Lorenzo Galeazzi e Tommaso Rodano | 17 gennaio 2014

Una denuncia che suona come un refrain. Ancora un’aggressione, ancora una squadraccia e ancora al quartiere ebraico di Roma. Era il 18 novembre 2012 quando il FattoTv raccolse e pubblicò la testimonianza di alcuni attivisti del Teatro Valle vittime, qualche giorno prima, di un pestaggio ad opera di ignoti nei vicoli dell’antico ghetto della Capitale. “Sabato scorso la storia si è ripetuta”, raccontano quattro ragazzi finiti malconci al pronto soccorso. Simile, se non uguale, la reazione del presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici: “Le ronde da noi non esistono. Abbiamo un servizio d’ordine composto da genitori e nonni che operano congiuntamente alle forze dell’ordine”.

Ma la ricostruzione dei quattro ragazzi racconta un’altra storia e assomiglia in maniera inquietante all’episodio dell’autunno 2012. “Erano circa le quattro del mattino e, dopo una serata trascorsa in un locale in centro, siamo andati a mangiare una pizzetta in un forno aperto di notte dalle parti di via del Portico d’Ottavia”, racconta Vladimiro, una delle vittime. Dopo lo spuntino i giovani si incamminano verso casa e si imbattono in un cartello con scritto “Sharon uno di noi” dedicato all’ex premier israeliano scomparso proprio quel giorno. A quel punto il ragazzo, inconsapevole delle conseguenze del suo gesto, ha una pessima idea: strappa dal muro l’epitaffio in memoria dell’anziano leader. “Dopo neanche un minuto – spiega Andrea, un’altra vittima – ci siamo visti piombare addosso una quindicina di giovani armati di mazze da baseball, spranghe di ferro e un martello”.

Prima le minacce, poi le botte. “Ci intimidiscono al grido di ‘da qui non uscite vivi’ e ‘vi spacchiamo la faccia‘ – continua Vladimiro – In seguito ci intimano di inginocchiarci, ma subito dopo di andarcene. Quando tentiamo la fuga sono iniziate le mazzate”. Contusioni pesanti, tutte refertate dai medici del pronto soccorso. Il protagonista dell’azione contro il manifesto di Sharon subisce il colpo più duro: una mazza gli apre una ferita sulla nuca ricucita con alcuni punti di sutura. Gli altri se la cavano con ematomi, lividi e escoriazioni sulla schiena e sugli arti. Di corsa riescono a raggiungere il gabbiotto dei Carabinieri di fronte alla Sinagoga, i militari li soccorrono, chiamano il 118 e in ambulanza arrivano all’ospedale.

Sono finalmente al sicuro e sanno che poteva andare molto peggio, rimane lo spavento e una serie di interrogativi. Primo su tutti l’identità degli aggressori: “Non avevano simboli politici, ma barbe folte e alcuni di loro indossavano la kippah (tradizionale copricapo ebraico, ndr)”, ricostruisce Vladimiro che continua: “La cosa che più ci ha colpito, a parte la violenza, è il fatto che sembrava un’azione coordinata e premeditata, come se ci stessero aspettando. Il capobanda a un certo punto ha intimato ai suoi sgherri di andare a prendere altre spranghe nascoste in un’auto posteggiata lì vicino”.

A differenza del pestaggio di novembre 2012, le vittime non sono riuscite a filmare l’aggressione e, in assenza di immagini, le uniche prove sono i loro ricordi. Infatti per il numero uno della comunità ebraica sono “episodi tutti da verificare, sarà stata una rissa da sabato sera”. Poi Pacifici si lancia in un paragone quanto mai azzardato: “Se qualcuno va a togliere una bandiera sotto Casa Pound, secondo lei cosa succede? La provocazione viene fatta passare indenne?”. Come se la sede dei fascisti del terzo millennio e le vie di un rione di Roma fossero la stessa cosa, luoghi in cui all’occorrenza si può anche fare valere la legge del taglione.

“Non avrei dovuto strappare quel manifesto e mi assumo la responsabilità del mio gesto”, ammette Vladimiro che però non riesce a capacitarsi “come nel 2014 certa gente possa considerare parte della città ‘roba loro’ tanto da auto-organizzare gang di delinquenti”. In attesa delle indagini dei Carabinieri, ai quali le vittime hanno sporto denuncia, la risposta la fornisce sempre Pacifici: “Questa è una comunità che in qualche maniera si deve tutelare. Conosciamo bene i gruppi neonazisti di Roma. Se vengono qui trovano qualcuno che li aspetta, fa parte del gioco”. Ma non chiamatele ronde.

thanks to: ilfattoquotidiano

Leggere anche:

LA MILIZIA VOLONTARIA PER LA SICUREZZA NAZIONALE
I torturatori fascisti
Moni Ovadia: “Ora la comunità ebraica deve scindersi: troppe differenze”

Roma, 19-22 dicembre: spettacolo teatrale “Mi chiamo Omar”

19\22 Dicembre 2013

“Mi Chiamo Omar”

Spettacolo teatrale-Regia Luisa Guarro

Un’intervista lunga e accorata al protagonista Omar Suleiman ha condotto alla scrittura di uno spettacolo che, sin dalla sua struttura scenica vuole riportare la potenza della comunicazione orale: su un telo che “filtra le parole” si fanno, in diversa forma, le immagini evocate dal racconto, mentre gli spettatori – invitati a cena, accolti sul palco e immersi nella scena, assistono al tramutarsi di quelle parole in suggestioni che, nell’impossibilità di eguagliare il reale accaduto, diventano disegni, ombre e immagini rarefatte.

Lo stupore, poi, quando si scopre che quelle immagini trovano riscontro, se non nella realtà puntuale di quei ricordi, nella realtà emotiva di chi li custodisce e se ne “commuove”.

Una memoria delicata infonde ammirazione e insieme un senso di inadeguatezza, è più forte di qualsiasi denuncia politica o filosofica; parla di una casa in un remoto villaggio della Palestina, terra di battaglie e soprusi e violenze, di cui quasi nel racconto non c’è traccia, se non come melanconico sottofondo nella consapevolezza di chi ascolta.
Viene mostrata una vita quotidiana, lontana, altra, lenta, primordiale, da osservare e ascoltare, per uscire dalla convinzione che il proprio sia l’unico mondo possibile, l’unico plausibile.
Omar cammina e attraversa due mondi e non ha più modo di fermarsi!
Ciò lo rende speciale e capace di una visione che supera di gran lunga quella di chi vive chiuso nella sua realtà; perchè ogni mondo presuppone le verità che cerca di dimostrare e cammina in tondo, tornando ottusamente al punto di partenza, come immobile.
Luisa Guarro

Scritto e diretto da Luisa Guarro
Interpretato da
Omar Suleiman, Dalal Suleiman, Sara Schiavo, Silvia Montieri, Gaetano Battista, Antonella Mahieux.
Disegno luci Paco Summonte
Suoni Paolo Petraroli 
Illustrazioni Irene Servillo e Antonio Ruberto 
Progetto video Alessandro Papa
Foto di scena Alfonso Fierro.

Info e prenotazione :
Teatro La casa delle culture CASA Delle Culture ROMA
via Crisogono, 45
(piazza sonnino-trastevere)
info:0658333353
www.casadelleculture.net
botteghino@casadelleculture.net

3404618909

Roma, 13 dicembre: iniziativa a sostegno dell’ospedale Al Awda di Gaza

IL GIORNO 13 DICEMBRE 2013, PRESSO LA CASA DEL POPOLO DI TORPIGNATTARA, VIA BORDONI 50, NICOLA LOFOCO TERRA’ UNO SPETTACOLO SU PIAZZA FONTANA.

INTERVERRANNO STEFANIA LIMITI E SERGIO CARARO CHE RICORDERANNO IL CLIMA GEOPOLITICO DEL PERIODO E LE IMPLICAZIONI CHE DOPO QUELLA STRAGE ANCORA PESANO SULLA SOCIETA’ DEL NOSTRO PAESE

INGRESSO A SOTTOSCRIZIONE 7,00 EURO COMPRESA PICCOLA CENA

L’INCASSO SARA’ DEVOLUTO ALL’OSPEDALE AL AWDA DI GAZA

L’INIZIATIVA E’ A SOSTEGNO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA CHE SI RECHERA’ A GAZA IL 28 DICEMBRE PROSSIMO.

Tavola rotonda: ANTISEMITISMO/ANTISIONISMO – QUANDO UN TERMINE STRAVOLGE UNA LOTTA

Venerdì 6 dicembre 2013 ore 17.00

Aula 18 – Piano Terra

Via Ostiense 234- Roma


Tavola rotonda:

ANTISEMITISMO/ANTISIONISMO
QUANDO UN TERMINE STRAVOLGE UNA LOTTA

Intervengono
Giovanni Franzoni, Giacomo Marramao, Moni Ovadia

Coordina
Francesca Koch

INCONTRO DELLE REALTA’ DEL CENTRO-SUD SOLIDALI CON LA RESISTENZA PALESTINESE

SABATO 16 NOVEMBRE A ROMA, IN VIA BALDASSARE ORERO N. 61, INCONTRO DELLE REALTA’ DEL CENTRO E DEL SUD ITALIA SOLIDALI CON LA RESISTENZA PALESTINESE.

NO ALLA COMPLICITA’ CON I CRIMINI ISRAELIANI
SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL POPOLO PALESTINESE
PER IL DIRITTO AL RITORNO E ALL’AUTODETERMINAZIONE

La manifestazione del prossimo 30 novembre a Torino in occasione dell’incontro intergovernativo Italia-Israele è un passaggio del percorso avviato con i convegni dei mesi scorsi a Milano, Firenze e Torino. Un percorso teso a ridefinire l’iniziativa internazionalista e di solidarietà con il popolo palestinese, adeguandola alle esigenze di una realtà profondamente mutata, dove la coazione a ripetere non serve a nulla e dove la necessità è quella di individuare le forme ed i modi opportuni per essere realmente di sostegno alla resistenza ed alla lotta di liberazione.

E’ sulla base di questa consapevolezza che dichiariamo che “Le “trattative” sono una resa incondizionata: oltre a non arrestare il furto di terra palestinese e la conseguente pulizia etnica a favore della creazione di uno Stato “ebraico” di stampo razziale, rappresentano per l’occupazione gli strumenti per mascherare la sua vera natura, come nel caso dei prigionieri palestinesi “rilasciati” (in un perenne clima di arresti) e incarcerati nuovamente poco dopo, se non addirittura assassinati”.

Denunciare la complicità del governo Letta – come di quelli che lo hanno preceduto – con i crimini israeliani ed affermare nelle piazze il diritto del popolo palestinese e di tutti i popoli arabi alla dignità, all’autodeterminazione ed alla liberazione della propria terra è un elemento essenziale per la costruzione di un movimento di solidarietà all’altezza della situazione che stiamo vivendo.

Per questi motivi, prendendo atto delle difficoltà logistiche che rendono problematica la partecipazione di molte realtà centro-meridionali alla giornata del 30 novembre e della necessità di manifestare con la maggior forza possibile la protesta e l’indignazione per la subordinazione della politica italiana nei confronti dello Stato di Israele, vogliamo verificare la possibilità o di “raddoppiare” la mobilitazione, convocando a Roma una manifestazione in contemporanea ed in collegamento con quella di Torino, o di organizzarci per creare una forte adesione anche dal sud Italia.

Facciamo quindi appello a tutte le realtà del centro-sud solidali con la resistenza palestinese e che si riconoscano nella piattaforma di convocazione della manifestazione del 30 novembre a partecipare all’incontro che si terrà sabato 16 novembre, dalle ore 10.00, a Roma, in Via Baldassarre Orero n. 61 (zona Casal Bertone).

Per info e adesioni: roma [at] freedomflotilla [dot] it

Coordinamento Freedom Flotilla Italia

Assemblea nazionale
“Dalla solidarietà alla lotta internazionalista – a fianco della Resistenza palestinese”

11 novembre 2013, anniversario della scomparsa di Yasser Arafat

A Roma, appuntamento alle 17 in piazza dell’Immacolata

Il prossimo 11 novembre ricorrerà il nono anniversario della scomparsa del Padre della Patria palestinese, il Presidente-simbolo Yasser Arafat: una ferita aperta nel cuore di ogni palestinese.

Noi non dimentichiamo e invitiamo tutti a commemorarlo e ricordarlo con noi, lunedì 11 novembre alle ore 17.00 in piazza dell’Immacolata (quartiere San Lorenzo) a Roma.

Comunicato stampa – Al Fatah Italia
Anniversario della scomparsa di Yasser Arafat

Roma: 8 giugno, Contro la Coppa Uefa Under 21 in Israele. Calcio Under Apartheid.

ROMA, SABATO 8 GIUGNO ORE 17.30
PIAZZA DEL POPOLO

Spettacolo di teatro di strada: Calcio Under Apartheid

Sabato 8 giugno, giorno della partita Italia–Israele della coppa Uefa Under 21, a Roma, in Piazza del Popolo, la campagna Cartellino Rosso all’Apartheid Israeliana organizza un presidio di protesta contro l’uso dello sport per legittimare gravi violazioni dei diritti umani.

Mentre gli azzurrini scendono in campo in Israele, ai giovani palestinesi sono negati i diritti fondamentali di studiare, muoversi, partecipare allo sport, e di vivere. Le brutali politiche di Israele non risparmiano nessun aspetto della vita dei palestinesi, lo sport incluso.

Più volte infrastrutture sportive e stadi palestinesi sono stati distrutti sotto le bombe di Israele, calciatori professionisti e ragazzini che giocavano a pallone vicino a casa sono stati uccisi, restrizioni sul movimento ostacolano le possibilità di allenarsi e di gareggiare, le donne e gli uomini sportivi palestinesi vengono arrestati e detenuti senza capi d’accusa. I calciatori Mohammad Nimr e Omar Abu Rois sono attualmente nelle carcere israeliane.

Questo è il quadro in cui si svolge il campionato UEFA Under 21. Ma non basta. Le quattro città israeliane che ospitano le partite, Gerusalemme, Tel Aviv, Netanya e Petah Tikva, sono state costruite o si sono estese al di sopra di alcuni dei 532 villaggi palestinesi distrutti tra il ‘47 e il ‘48, e cancellati dalla faccia della terra, in quella che è chiamata la Nakba (catastrofe). Gli abitanti, 750.000, ma secondo alcune fonti 900.000, furono cacciati con la forza o uccisi.

L’Uefa, e anche la Federcalcio, sono rimaste sorde ai tantissimi appelli che chiedevano di spostare il campionato da Israele, provenienti sia dal mondo dello sport palestinese, che da personaggi come Desmond Tutu e Ken Loach, da giocatori come Frédéric Kanouté, dallo sport popolare e da tifosi del calcio e dei diritti umani.

Lasciare che Israele ospiti gli Europei significa, di fatto, negare quanto accade ormai da decenni in Palestina e premiare uno stato che ha fatto dell’abuso e della violenza verso i palestinesi la prassi, riconoscendogli una qualche forma di legittimazione.

Essere al fianco del popolo palestinese, sentirsi vicini ad una storia di diritti violati, di abusi e violenze, di negazione dell’identità è una questione di civiltà.

Cartellino Rosso all’Apartheid Israeliana
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo palestinese
Comunità Palestinese di Roma e del Lazio
Associazione nazionale Italia Palestina

Per adesioni: cartellino.rosso.bdsitalia@gmail.com

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STOP INFOWAR: fuori la guerra dall’università!

Il 19 Giugno 2013 si terrà nell’aula magna de “La Sapienza” la quarta conferenza sulla cyber warfare, la seconda ospitata dall’università. La conferenza è organizzata da centri di ricerca del “La sapienza” e dell’università di Firenze, unitamente a partner privati tra cui, Vitrociset (Finmeccanica) e Maglan (ideatrice e finanziatrice). Tra i vari e numerosi relatori interverranno ad esempio il Colonello Giandomenico Taricco (II Reparto [Informazioni e Sicurezza] dello Stato Maggiore Difesa), specialisti del ministero dell’interno, esponenti del ministero della difesa, insomma il fior fiore dell’industria bellica, della difesa e dell’esercito italiani.

Benché il titolo della conferenza “Protezione Cibernetica delle Infrastrutture Nazionali” non sembri nulla di pericoloso l’intero ciclo di queste conferenze mira a rafforzare e propagandare il sodalizio tra l’università pubblica e applicazioni belliche. Il tema trattato, l’information warfare, è infatti l’ultima frontiera della guerra tecnologica, ovvero delle applicazioni informatiche e tecniche utilizzate nel conflitto globale, sia che esso riguardi un nemico esterno, come una nazione estera, o interno, come l’opinione pubblica o eventuali dissidenze.

La guerra dell’informazione è articolata in vari punti applicativi: raccolta di informazioni tattiche, propaganda e disinformazione (allo scopo di manipolare sia il nemico sia il pubblico), guerra psicologica, economica e il cyberwarfare.

Proprio queste tematiche sono state al centro degli incontri precedenti, tra cui quello in aula magna”La Sapienza” dello scorso 8 Novembre: nel convegno a porte chiuse sono stati presentati i più avanzati strumenti tecnologici in materia di distruzione delle infrastrutture critiche di un paese (sistemi di distribuzione idrica ed energetica, telecomunicazioni, ecc.) attraverso attacchi cibernetici.
Lo scenario descritto è molto simile a quello che abbiamo davanti ai nostri occhi nell’attuale scenario di guerra in Siria e nel precedente conflitto in Libia.
Attraverso il sito del convegno (www.infowar.it) i partecipanti ci comunicano che un cyber-attacco massicciamente destabilizzante (una sorta di “11 settembre 2001 cibernetico”), portato avanti anche tramite azioni più subdole di manipolazione ed “eterodirezione” della sua opinione pubblica e leadership politica, produce una situazione di diffusa e intensa incertezza che indebolisce le capacità dello Stato aggredito di contrastare l’escalation di una eventuale crisi.

L’incontro è finalizzato a rafforzare la “sinergia” tra ricerca tecnologica pubblica e privata. L’accordo, già firmato dal “Magnifico rettore Frati”, punta non solo a garantire una costante entrata di fondi privati nell’ambito della ricerca, direzionandola secondo le esigenze di mercato ed in particolare verso quelle militari, ma, soprattutto, a garantire una formazione adeguata ai nuovi lavoratori della guerra.

A tal scopo è stato fondato a “La Sapienza” un apposito centro di ricerca, il CIIS (Cyber Intelligence and Information Security), collaborazione tra vari dipartimenti e facoltà, in particolare ingegneria e informatica. Un centro di ricerca, come dichiara in un’intervista uno dei dirigenti Finmeccanica, “finalizzato a produrre tecnici in costruzione di armi cibernetiche”.

Questo è il regalo lasciatoci da una serie di riforme universitarie che hanno determinato l’ingente entrata dei privati sia come finanziatori, sia come partner operativi di ricerca.

Nel caso specifico le aziende che partecipano a quest’”avventura scientifica” sono Finmeccanica, il primo produttore di armi in Italia e la Maglan, società israeliana di difesa ed informazione, leader nel settore della cyber-guerra: controllo dei droni, coordinamento di operazioni offensive, raccolta di informazioni tattiche ecc.

La Maglan è ideatore e principale finanziatore dell’intera operazione: questa azienda stanzia circa un milione di euro l’anno per favorire collaborazioni con enti di ricerca pubblici internazionali, da affiancare ai suoi laboratori nei dintorni di Tel Aviv.

Su questa collaborazione Shai Blitzblau, il fondatore della Maglan nel 1998, ha dichiarato:
“Lo sviluppo rapido della cyberguerra pone delle sfide di difesa e di intelligence che esigono delle reazioni rapide nello spazio cibernetico. C’è un bisogno costante di trovare e sviluppare tecnologie di punta innovative, tattiche di difesa, d’attacco e di raccolta di risorse cibernetiche. La ricerca Universitaria è per ora disconnessa dalla cyberguerra operativa. Noi speriamo che quest’iniziativa possa mettere in piedi un programma di ricerca pratico che fornirà una piattaforma flessibile per la promozione della ricerca e sviluppo nel campo della cyberguerra, in particolare di provenienza di altri ambienti rispetto a quello universitario classico. Più allargheremo la nostra riserva di conoscenze tecnologiche sulla base di strumenti di ricerca attuali,. Più saremo in grado di offrire armi molto innovative per la difesa del cyber spazio.”

Da una rapida consultazione del materiale che questi stessi figuri rendono disponibile attraverso il loro sito, diventa lampante come la ricerca per scopi dichiaratamente bellici sia fondamentale per l’attuazione del nuovo conflitto globale; è inoltre spaventoso prendere coscienza delle nuove frontiere della guerra tecnologica e dei “problemi” che essa si pone: Legittima difesa preventiva, armi ad energia diretta, accomunazione di concetti come militari-miliziani-civili-insorgenti in previsione di conflitti asimmettrici (il confronto militare tra un esercito “ordinario” e operazioni di guerriglia attuate da popolazioni insorgenti e resistenze popolari)

L’università, collaborando con la Maglan, contribuisce attivamente allo sviluppo di strumenti volti al massacro di migliaia di esseri umani, al controllo sociale, addomesticamento e distruzione del dissenso.

Se la collaborazione con un’azienda bellica israeliana non fosse sufficiente a testimoniare l’impianto guerrafondaio e repressivo dell’intera operazione, per avere un’idea dell’ideologia che permea questi centri di ricerca, si può fare visita al sito del CSSII, il corrispettivo fiorentino del CIIS di Roma. Sul suddetto sito, infatti, è possibile ammirare i link che inneggiano alla liberazione di Girone e La Torre, i due Marò responsabili dell’uccisione di due pescatori indiani.
La lista delle aziende private che sostengono l’iniziativa è purtroppo lunga e agghiacciante:un altro partecipante è la ELT, azienda che produce i software per guidare aerei militari.

E’ scandaloso veder organizzare, per di più all’interno di un’università, la sfilata delle più potenti aziende militari che si fanno pubblicità e arruolano cervelli per i lori sporchi interessi, il tutto patrocinato dal Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Difesa, Ministero dell’Interno, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministro per la Pubblica, Amministrazione e l’Innovazione, Polizia di Stato e con niente meno che l’adesione del Presidente della Repubblica.
Ci teniamo a ribadire che i loro scopi, travestiti (male) da intenti vaghi e generici di “difesa delle infrastrutture nazionali”, mirano a migliorare l’arsenale tecnologico-militare per estendere il dominio sui territori, il controllo sociale e il profitto.
Non è un caso che la sede di questa conferenza dopo Unicredit e Confidustria, sia già dallo scorso anno l’università la Sapienza: infatti il percorso di privatizzazione e militarizzazione dell’università, unito alla svalutazione dei lavoratori della ricerca, resi sempre più ricattabili e soggetti al controllo esterno dei privati, sta portando velocemente al monopolio della ricerca da parte di aziende come Finmeccanica.
Inoltre c’è il problema, enorme, della mancata presa di coscienza e posizione da parte di studenti e lavoratori della ricerca. Troppo spesso si sente dire che la scienza è neutra e che è un mero strumento, il cui utilizzo non riguarda il ricercatore. Il problema, purtroppo, non è solo sociale o politico. Lavorare per Finmeccanica in un università significa, nella realtà, partecipare a progetti di sterminio, dominio e controllo, chiudendo entrambi gli occhi per racimolare un magrissimo stipendio spesso guadagnato in condizioni di lavoro miserevoli. É ovvio che la ricattabilità e la svalutazione di questi lavoratori dà una grossa spinta a coloro che non si fanno scrupoli a lavorare per la guerra rispetto a chi vorrebbe poter fare altro. Chi crede in un ruolo diverso della ricerca, al servizio della conoscenza, dell’utilità e del benessere collettivo deve misurarsi con questa situazione che non fa che peggiorare di anno in anno. Ma senza prendere posizione, senza far sentire almeno la propria voce, non cambierà alcunché  Lo viviamo, ogni giorno, come studenti e ricercatori precari.

Ci fa incazzare non poco vedere sua altezza il monarca mafioso Luigi Frati, imbellettato per l’occasione, dare il benvenuto e calarsi le braghe verso l’industria della guerra offrendo in sacrificio centinaia di ricercatori precari, incoscienti quanto ignavi, utilizzati come supporto tecnico del braccio armato.

Alla luce di tutto questo in primo luogo è per noi importante rendere noti a tutti questi progetti già in atto, di cui fanno parte anche iniziative di facciata come questa conferenza. Non è la prima e non sarà l’ultima. Vogliamo inoltre stimolare un dibattito e una presa di coscienza “interna” all’università, da parte di studenti, ricercatori e professori. Questi problemi non sono secondari e troviamo urgente un confronto che risulti, alla fine, in una presa di posizione, che per noi è già chiara: non c’è spazio, e non deve avere spazio la ricerca bellica, tanto meno in un università.

Ma scoperchiare il “vaso di Pandora” dell’industria tecno-militare in collaborazione con l’università e la ricerca evidentemente non basta, occorre organizzarsi per impedire che queste iniziative abbiano luogo.
Finché non troverà un opposizione, questa gente continuerà nella più totale tranquillità.

No alla ricerca di guerra!

Fuori la guerra dall’università!

STOP INFOWAR

thanks to: officinafisica.noblogs.org

I Romani odiano i Rom

Dopo l’ennesima denuncia di Amnesty International nei confronti dell’Italia per gli abusi e le discriminazioni subite dalla popolazione Rom e quella del mese di maggio da parte del Consiglio d’Europa per i comportamenti razzisti e xenofobi nei confronti di Rom, Musulmani, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, i Romani ci riprovano.

Il pluripregiudicato, già tre volte arrestato ed incarcerato, sindaco di Roma, Giovanni Alemanno, detto Alemagno, in calo di consensi per le continue e ripetute vicessitudini giudiziarie che lo hanno visto partecipe, direttamente ed indirettamente, rispolvera la strategia della tensione. Come per il di lui padrino e suocero, Pino Rauti, stragista morale della strage di Piazza della Loggia, l’importante è tenere sotto tensione il cittadino comune, non farlo ragionare, inducendolo ad avere paura anche quando non ci sono motivi reali per averne. A meno che non ne vengano creati ad arte alcuni.
È questo il caso dei Rom.

Come durante il periodo precedente alla sua elezione, l’attuale “magnaccione” del Campidoglio, ripropone il suo cavallo di battaglia. Temendo il malcontento dei cittadini romani già indignati per la malversazione di assessori e consiglieri regionali e al fine di non essere esautorato dall’attuale carica istituzionale per i misfatti dei propri assessori e consiglieri, tenta di spostare l’attenzione da essi impegnandosi nella spettacolarizzazione dell’ennesima miserrima caccia alle streghe.

Prodigo di telecamere ed assoldati i commedianti cerca di porre rimedio ad uno dei problemi più annosi che attanagliano la città di Roma. Il traffico? L’immondizia? I parenti proliferi? I Rom.

“Questi pericolosi criminali, nemici della nazione e della stirpe italica, si aggirano indisturbati per le regie vie della nostra capitale, colpevoli di impudico accattonaggio e di pietosa miseria. Per fortuna il “paladino de’ noantri” adornato di masculinea tenacia e temprato dal duro lavoro delle messi riesce a cacciarli  in tempo dal sacro suolo della nostra penisola.”

Così facendo, il giorno 28 settembre 2012 si assiste all’abbattimento del decimo campo nomadi di Roma, quello di Tor de’ Cenci, da più di vent’anni in loco, dove vivevano 400 persone e allo sgombero forzato delle stesse.

Ancora una volta, in violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, gli attuali eredi di Mussolini, danno prova della loro mancanza di rispetto nei confronti della dignità umana, sovrapponendo i loro interessi elettorali alla ben più importante humanitas che il caro sindaco, durante la frequentazione dei salotti mondani, si vanta di avere.

Amnesty International ha emesso un appello, che tutti possono sottoscrivere, indirizzato all’attuale primo ministro italiano Mario Monti affinchè vengano interrotti gli episodi di segregazione, discriminazione e sgombero forzato ai danni dei Rom in tutto il territorio italiano.

All’appello unisci anche una richiesta formale per la rimozione forzosa del sindaco di Roma. Mandiamolo sul Gran Sasso, mandiamolo sul Lago di Garda, mandiamolo a…