Roma, bandiere e kefiah, il corteo per la Palestina libera

thanks to: IRIB

Hamid Masoumi Nejad

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A due giorni dalla Naqba, i palestinesi della diaspora scendono in piazza

(Foto di Pressenza)

12.05.2018 Patrizia Cecconi

Oggi 12 maggio la Palestina sarà in piazza nelle maggiori città italiane.

Roma ospiterà la manifestazione nazionale ed una manifestazione analoga si terrà a Milano, entrambe avranno come focus la condanna della dichiarazione del presidente Trump tesa a rinforzare la pretesa fuorilegge di Israele di scavalcare l’ONU ed annettere illegalmente Gerusalemme est al proprio Stato.

Lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, è infatti previsto proprio per il giorno che i palestinesi ricordano come la “naqba” cioè la catastrofe che cacciò dalle proprie case circa 700.000 arabi di Palestina e ne uccise molte centinaia. Uccisioni e cacciata furono ad opera dei miliziani del nascente Stato di Israele che appunto, nello stesso giorno, festeggia la sua nascita.

Il Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia, l’API (Associazione dei Palestinesi in Italia) e l’UDAP (Unione Democratica Arabo Palestinese in Italia) hanno invitato tutti gli italiani a manifestare perché – scrivono nel loro appello – “ogni violazione della Legalità Internazionale è una minaccia grave alla Libertà di ogni Paese ed un attentato alla pacifica convivenza dei Popoli. Un mondo in cui le ragioni del Diritto sono soppiantate dall’arbitrio della forza non sarà mai pacificato.”

In realtà la dichiarazione di Trump ha calpestato la Risoluzione Onu 178/80 ed ha mostrato al mondo il suo essere protettore e “padrino” di Israele facendo perdere di fatto e de jure agli Stati Uniti la possibilità di essere arbitro nel conflitto tra lo Stato di Israele da una parte e il popolo palestinese e le istituzioni che lo rappresentano dall’altra.

Tra due giorni ricorrerà il settantesimo anniversario dell’autoproclamazione, per bocca di Ben Gurion, della nascita dello Stato di Israele al di fuori dei termini indicati dalla Risoluzione 181/47 dell’ONU e non seguendo le indicazioni della stessa, come

erroneamente molti sostengono, e da quel giorno ad oggi le condizioni del popolo palestinese sono andate regolarmente peggiorando sebbene non si sia mai verificata l’errata profezia di Ben Gurion che “i vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno“. Questo lo prova il fatto che a 70 anni di distanza la resistenza palestinese è ancora viva e, in particolare nella Striscia di Gaza, ancora fortemente vitale come dimostra la tenuta della “Grande marcia del ritorno” la quale, nonostante 54 morti e circa 6000 feriti, va avanti dal 30 marzo e che Israele, nonostante la benevola tolleranza della maggior parte dei governi e dei media internazionali, non riesce a fermare.

L’appello si rivolge alla società civile italiana, ai sindacati, ai partiti democratici, alle associazioni e a tutte le forze democratiche e progressiste affinché si attivino collettivamente per impedire ogni forma di accordo militare tra lo Stato italiano e Israele. Gli organizzatori della manifestazione, in prima persona, chiedono al Governo italiano di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese, per mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su quello Stato e perché si rispettino le risoluzioni ONU e quindi non vengano trasferite le ambasciate a Gerusalemme. Chiedono la fine dell’assedio di Gaza, lo smantellamento delle colonie israeliane nei territori palestinesi, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi come previsto dalla risoluzione 194 dell’Onu, la libertà di tutti i prigionieri politici nelle carceri israeliane, il rispetto della legalità internazionale e di tutte le Risoluzioni ONU che riguardano la Palestina, infine il rispetto all’autoderminazione dei popoli che porti alla costruzione di uno Stato libero, democratico e laico in Palestina con Gerusalemme est sua capitale.

Sicuramente una parte importante nella riuscita di questa manifestazione l’avrà l’eco che arriva da Gaza circa la determinazione e la partecipazione numerosa e trasversale alle fazioni politiche con cui i palestinesi della Striscia stanno portando avanti la loro lotta per rompere l’assedio e ottenere il rispetto della Risoluzione 194 che riguarda tutti i palestinesi della diaspora sia interna che esterna.

La lezione politica che sta arrivando dalla Striscia non necessariamente toccherà il cuore politico dei vertici dell’Anp e di Hamas, ma la base sembra aver capito che solo facendo fronte unito sarà forse possibile dare una svolta a questo interminabile conflitto tra lo Stato d’Israele, che ha uno degli eserciti  più importanti del mondo, e il popolo palestinese che, pur non riuscendo ancora ad avere un proprio Stato, né il rispetto dei basilari diritti umani, seguita a resistere alla violenza dell’occupante.

Israele anche ieri ha ucciso, sia nella Striscia di Gaza che nei Territori Occupati, altri giovani disarmati che non sopportano più di essere chiusi in gabbia, Anche ieri dei coloni israeliani hanno tentato di dar fuoco ad un’abitazione palestinese, hanno fatto aggredire dai propri cani un gregge nei pressi di Hebron ed hanno investito un ragazzo sulla strada ma i media occidentali  tacciono e le Istituzioni internazionali lasciano fare senza rendersi conto che quando un popolo non ha più molto da perdere, la sicurezza del suo oppressore non troverà mai misure sufficienti per essere completa.

La riuscita o meno della manifestazione di oggi sarà la cartina di tornasole per capire se il popolo italiano è sensibile alle richieste di legalità e di giustizia del popolo palestinese o se questo tema non lo interessa più e lascia i palestinesi soli nella loro legittima lotta.

 

Sorgente: A due giorni dalla Naqba, i palestinesi della diaspora scendono in piazza – Pressenza

La giornata delle Resistenze! La festa della Liberazione! Ieri, oggi, domani: Antifascisti Sempre!

25 aprile 1945-25 aprile 2016

Lunedi 25 Aprile  ore 10,00

CORTEO dal Colosseo a Porta San Paolo
tappa al “Ponte di Ferro”, conclusione ad Ararat (via di Monte Testaccio)

Gli anni passano ma la memoria dei partigiani, della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo ci accompagna ed è ancora viva e presente nella nostra città e nel nostro paese. E allora il 25 aprile diventa come ogni anno l’occasione per scendere in piazza tutte e tutti insieme, i partigiani di ieri e gli antifascisti di oggi, per festeggiare il 25 Aprile delle Resistenze!

Un 25 aprile in cui si ritroveranno tutti coloro che si oppongono alla chiusura degli spazi sociali, agli sfratti, agli sgomberi, alla disoccupazione, al precariato e allo sfruttamento sui posti di lavoro, ovvero alle scelte scellerate di chi amministra la città come fosse un nuovo “podestà” di fascista memoria. Un 25 aprile delle Resistenze internazionali contro la guerra imperialista e il sionismo, al fianco dei popoli che resistono all’oppressione e combattono per la propria terra, vita e libertà. Un 25 aprile delle Resistenze di chi lotta per i diritti di tutte e tutti senza guardare al passaporto o all’orientamento sessuale.

Un 25 aprile delle Resistenze  per denunciare la politica di un’Unione Europea sempre più razzista e securitaria, preoccupata esclusivamente si soddisfare gli appetiti delle lobbies economiche e di chiudere le proprie frontiere a chi fugge dalle guerre e dalla fame.

Per questo invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza il prossimo 25 aprile al fianco dell’ANPI e delle altre associazioni partigiane, per tutti i popoli che resistono, come quelli palestinese e curdo, per i migranti che intraprendono il loro viaggio alla ricerca di una nuova e dignitosa vita, per la solidarietà che vorremmo incontrassero sulla loro strada, per le lotte sociali in difesa dei diritti per tutte e tutti. Contro razzismo, omofobia e ogni fascismo, per non dimenticare Renato Biagetti nel decimo anniversario del suo omicidio.

Il corteo sfilerà per le strade di Roma partendo dal Colosseo e raggiungendo Porta San Paolo, luogo storico della liberazione a Roma, per poi fare tappa al “Ponte di Ferro” per rendere omaggio alle dieci donne, fucilate per rappresaglia contro l’assalto al forno Tesei nell’aprile del 1944, e terminare la manifestazione presso il  centro socio-culturale curdo Ararat, per una moratoria immediata contro sfratti e sgomberi.

Partigiani e antifascisti sempre!
Contro ogni fascismo #IonondimenticoRenatoBiagetti

Comunità Palestinese di Roma e del Lazio; Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila; Comitato Con la Palestina nel cuore; Forum Palestina; Comitato per non dimenticare il diritto al ritorno; Fronte Palestina (Roma); UDAP; Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese; associazione “Amici dei prigionieri palestinesi”; Rete Romana di solidarietà con il Popolo Palestinese; CIRC Internazionale; PCL; PRC; PCdI; Rete dei Comunisti; CARC; JVP Srilanka (comitato in Italia); USB; Piattaforma Sociale Eurostop; Spazio Sociale “Roberto Scialabba”; Osservatorio Sulla Repressione; Umangat-Migrante Roma (Filippine); Carovana Antifascista; Rete Antirazzista di Piazza Vittorio; associazione “Amici del Libano”; associazione “Oltre il Mare”.

Per adesioni: 25aprile2016@gmail.com

thanks to: forumpalestina.it

Roma, incontro con Abla Sa’adat, militante e moglie del segretario del FPLP

Registrazione dell’incontro organizzato dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) sulla condizione dei prigionieri politici palestinesi tenutosi venerdì 12 giugno 2015, presso la Sala Cobas di Viale Manzoni.

Ospite Abla Sa’adat, militante politica, membro dell’Unione dei Comitati delle Donne Palestinesi e moglie del Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa’adat, recluso nelle carceri dell’Autorità Nazionale Palestinese dal 2002 al 2006, e dal 2006 ad oggi nelle carceri sioniste, condannato a 30 anni per il suo impegno politico.
Interventi della compagna Abla Sa’adat e di rappresentanti dell’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP).

In Palestina sono soprattutto le persone politicamente impegnate ad esser prese di mira dall’occupazione; ovviamente non vengono risparmiati gli esponenti delle forze politiche palestinesi, difatti ben 14 membri del Consiglio Legislativo Palestinese sono rinchiusi nelle carceri sioniste. Uno di questi è Ahmad Saadat, segretario del FPLP.
Da oltre due mesi anche la compagna Khalida Jarrar, da sempre impegnata a difesa dei prigionieri, è entrata a far parte della lunga lista di detenuti amministrativi, ossia dei circa 600 che stanno scontando periodi di detenzione amministrativa, una pratica utilizzata durante il andato britannico in Palestina e attraverso la quale l’entità sionista arresta e detiene senza alcuna giustificazione legale, nessuna accusa, rinnovando a propria discrezione la carcerazione di 6 mesi in 6 mesi.
Dal 1967 ad oggi circa un milione di palestinesi è passato per le carceri israeliane il ché significa che un palestinese su quattro è stato arrestato almeno una volta nella sua vita. Centinaia le donne arrestate, tra queste 24 ancora sono recluse; si consideri anche la detenzione dei minori, in violazione di tutte le leggi e le convenzioni internazionali: ad oggi, tra i 6.000 prigionieri palestinesi, 240 sono minorenni, 25 di questi non hanno neppure compiuto il 16esimo anno d’età. Il duro regime carcerario non risparmia neppure i prigionieri con gravi malattie incurabili, alcuni dei quali molto anziani; diversi i casi di negligenza medica che hanno portato al decesso di prigionieri malati.

thanks to: forumpalestina

La Sapienza: Je suis Charlie? No Je suis grattachecca.

Comunicato stampa

La libertà di espressione vale solo per le vignette, non se si parla di Palestina

L’iniziativa che doveva tenersi Mercoledì 4 marzo, nell’aula 10 della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma La Sapienza, con la proiezione del film THE FADING VALLEY (La valle che muore), della regista israeliana Irit Gal, non si terrà più. Il film, in cui si parla della fertile Valle del Giordano nella Cisgiordania occupata, dove i pascoli dei contadini palestinesi sono stati dichiarati zona militare, i loro pozzi sono sigillati e l’acqua deviata alle colonie israeliane avrebbe testimoniato la vita di questi agricoltori i cui diritti sono stati spazzati via e che sono considerati “illegali” nella propria terra.

È bastata una telefonata dall’ambasciata israeliana e la protesta di qualche studente perché il preside della facoltà si adeguasse, negando l’aula e così anche la possibilità di far conoscere agli studenti e al pubblico questa realtà della Palestina.

L’episodio è sconcertante e fa seguito ad uno analogo di alcuni giorni fa allorché, il rettore dell’Università Roma 3, ritirò l’autorizzazione già concessa all’uso di una delle proprie sedi per una conferenza di Ilan Pappe, storico israeliano e professore all’Università di Exeter, autore del libro La pulizia etnica della Palestina, insieme ad altri accademici italiani e internazionali.

L’iniziativa a La Sapienza era organizzata dal Comitato No all’Accordo Acea Mekorot, che si oppone alla collaborazione tra la società idrica di Roma e la israeliana Mekorot, responsabile del furto di acqua, come documentato da Amnesty International, e come ben illustrato nel film. Essa rientrava tra le iniziative per la Settimana internazionale contro l’Apartheid Israeliana, che si organizza da 10 anni nei campus universitari in tutto il mondo.

Non essendo in grado di giustificare le sue ampiamente documentate violazioni dei diritti della popolazione palestinese, Israele cerca di azzittire sempre di più le iniziative negli spazi pubblici e mette in marcia la macchina della propaganda, come sta facendo attraverso il proprio padiglione a Expo2015 di Milano in cui si magnificano le sue presunte capacità di trasformazione di una terra arida in campi fertili, laddove in realtà l’agricoltura palestinese già fioriva da decenni.

È intollerabile che la sua ambasciata intervenga così pesantemente nelle scelte delle università italiane. Peggio ancora, è disonorevole e vergognoso che le istituzioni accademiche italiane si adeguino ai suoi diktat.

Tutto ciò ci sprona ancora di più a lottare affinché l’università recuperi il suo ruolo di formazione-informazione e si affermi la libertà di espressione in questo paese, e a mobilitarci per dare voce alla Palestina.

Comitato No all’Accordo Acea Mekorot
bdsitalia.org/no-mekorot
fuorimekorotdallacea@gmail.com

thanks to: BDS Italia

Ilan Pappé: Un ospite che occupa la casa è un invasore

“Non importa se l’ospite sia una brava o una cattiva persona. Nel momento in cui si mette in testa che la casa in cui è ospitato è la sua casa, diventa un invasore” Così lo storico israeliano Ilan Pappé nel corso del suo intervento al convegno EUROPA E MEDIO ORIENTE:DIALOGHI CON ILAN PAPPE’, tenutosi a Roma il 16 febbraio

estratto video:

“L’antisionismo non ha nulla che vedere con l’antisemitismo ma con l’anticolonialismo” – ha sottolineato il professore, docente di storia presso l’Università di Exeter (UK) – “di questo dovrebbero parlare gli accademici: di cose di cui è difficile parlare e non di cose di cui i politici vogliono che loro parlino. E se gli intellettuali non vogliono utilizzare i termini giusti per descrivere la realtà, non possiamo stupirci che non lo facciano i media e neppure i politici”

estratto video:

All’incontro anche l’intervento di Moni Ovadia, artista, attore e cantante e intellettuale ebreo,che ha invitato a presentare una petizione al Presidente della Repubblica Mattarella per denunciare il divieto imposto ad Ilan Pappé di parlare all’Università di Roma Tre a causa del veto imposto dalla comunità ebraica. “Dobbiamo denunciare questa censura. Perché se non dai spazio al dialogo muore tutto e il dialogo è il confronto vibrante e vigoroso. Questo sedicente ‘sionismo’ – ha spiegato Ovadia – sta distruggendo l’animo più alto e più nobile della cultura dell’ebraismo”

estratto video:

“Dobbiamo uscire dalla logica che accusa di essere antisemita chiunque voglia porre problemi sulla questione palestinese. Dobbiamo in modo perentorio e fermo rifiutare le accuse di antisemitismo, che sono solo uno strumento di aggressione per impedire la libertà del discorso. Dobbiamo denunciare questa censura”.”Grazie a Ilan Pappé ho avuto un ribattesimo”, ha detto ironizzando, “ero stato battezzato come ‘ebreo antisemita’ ho scoperto di essere solo un ‘ebreo anticolonialista’”
estratto video:
La Palestina espulsa
di Moni Ovadia
Il manifesto 15 feb. 201\515
Un blackout della democrazia, quando si tappa la bocca a priori. Domani all’Università di Roma Tre si sarebbe dovuto tenere l’incontro «Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi», a cui avrebbero preso parte, oltre a me, la professoressa palestinese Ruba Saleh, l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini e lo storico israeliano Ilan Pappè. Pare che il rettore abbia negato la sala dietro presunte pressioni dell’ambasciata israeliana e della comunità ebraica romana. Ci siamo organizzati: si terrà al Centro Congressi Frentani. Ma ciò non intacca il mio profondo sgomento. Seppur non abbia le prove di tale censura preventiva, il divieto di parlare è una prassi troppo ricorrente. Pappè è ospite in un paese che si millanta democratico. Ma è da lungo tempo che una parte delle comunità ebraiche ritiene che non si debba nemmeno trattare la questione palestinese. Qualsiasi che sia il comportamento del governo o dell’esercito israeliano, non ci si limita a negare il diritto di critica. Ci si spinge tanto oltre da anelare al silenzio totale. Nei grandi media la questione israelo- palestinese è off limits. C’è una censura comparabile solo a quella imposta dallo stalinismo e durante l’epoca fascista. La censura è tanto più grave perché viene compiuta per mano di un ateneo, luogo del sapere e del dibattito. Quanto accaduto è una catastrofe per la democrazia italiana, sì, per noi, ma anche per coloro che impongono il silenzio senza rendersi conto di censurare il pensiero prima che questo venga espresso. Negare la libertà di parola è l’anticamera della dittatura. Impedire a Pappè di dibattere all’università è il risultato di un cortocircuito psicopatologico che colpisce persone terrorizzate dal confronto e dall’opinione diversa. Temono il dibattito a prescindere e impongono una censura plumbea, colonna del pensiero fascista. Altro che cortina di ferro, questa è una cortina di titanio che danneggia, per primo, chi si erge a censore. Censura  chi ha paura.

28 febbraio. La piazza di Roma. Mai con Salvini e i fascio/leghisti

28 febbraio. La piazza di Roma. Mai con Salvini e i fascio/leghisti

Appuntamento per tutte e tutti alle 14.00 a Piazza Vittorio, corteo fino a Campo de’ Fiori. Ripudiamo Salvini e il suo codazzo di fascio/leghisti.

Secondo le autorità di pubblica sicurezza sono più di 3000 gli agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza schierati da ieri nella capitale ‘per garantire l’ordine’. In realtà sembra che la principale preoccupazione della Questura e delle altre autorità di pubblica sicurezza sia impedire ogni possibile contestazione alla manifestazione convocata dalla Lega Nord in Piazza del Popolo alle 15, e alla quale parteciperanno anche Casapound, Fratelli d’Italia e altri gruppi di estrema destra. Una preoccupazione evidente fin da questa mattina presto, quando gli abitanti della zona di Piazza Vittorio, dove i “fascisti del terzo millennio” hanno tenuto uno sparuto presidio per difendere “l’italianità del quartiere” (!), hanno assistito alla blindatura delle strade. Sotto l’occhio vigile delle forze di sicurezza degli operai hanno montato delle barriere di metallo alte più di due metri a protezione in particolare della sede neofascista di Via Napoleone III. Le foto che stanno rimbalzando sui social network parlano da sole.

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Di seguito invece alcune foto delle cariche di ieri a Piazza del Popolo e a Piazzale Flaminio, dove i celerini hanno più volte respinto e sgomberato, con l’uso dei manganelli e dei lacrimogeni, alcune centinaia di manifestanti che protestavano contro la concessione del centro di Roma alla provocazione di Salvini. La giornata si è saldata con alcuni feriti, alcuni contusi e anche cinque fermati tra i manifestanti.

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Roma. "Mai con Salvini". Cariche a Piazza del Popolo, sgomberata chiesa occupata

Come se non bastasse approfittando dell’arrivo a Roma di estremisti di destra da varie regioni italiane alle 18, nel quartiere Prati, alcune organizzazioni neofasciste commemoreranno Mikis Mantakas, un militante neofascista greco morto a Roma quarant’anni fa. Incredibilmente, a neanche duecentometri da piazza del Popolo la questura ha autorizzato un presidio critico nei confronti della Lega dei fascisti di Castellino.

Scrive il Collettivo Militant a proposito dei fatti di ieri e del senso della giornata di oggi a Roma:
“Le cariche violente, indiscriminate, illegali di stasera a Roma sono il segno di un potere che garantisce le sue opposizioni ideali e spazza via tutto il resto. Salvini, da questo punto di vista, è l’alternativa perfetta al sistema “democratico”. Populista abbastanza per coagulare attorno a sé l’opposizione di centrodestra in questa fase di vuoto di potere, ma privo di quella credibilità necessaria ad esprimere la volontà di una “maggioranza”, ad essere insomma un competitor effettivo al governo “democratico”. Salvini è l’assicurazione sulla vita del governo Renzi, motivo per cui viene e verrà sempre più difeso oltre ogni legalità democratica. La prova l’abbiamo avuta per l’appunto oggi, quando è stato messo in campo un tentativo sicuramente determinato ma in fin dei conti pacifico e dimostrativo di occupare simbolicamente la Piazza del Popolo. Evidentemente, la possibilità di esprimere effettivamente il proprio dissenso non viene prevista dalla Questura romana, che da un lato domani garantirà ai neonazisti di Casapound di manifestare nella stessa piazza dove partirà il corteo dei movimenti, mentre oggi vieta con la violenza agli stessi movimenti di presenziare simbolicamente, e il giorno prima, la piazza scelta per la manifestazione fascio-leghista. La più trita dinamica dei due pesi e delle due misure. Mai nella storia di questo paese ad un’organizzazione neofascista era stata concessa la stessa piazza delle forze democratiche, nello stesso giorno e con solo due ore di scarto, sugellando la direzione politica di una polizia incontrollabile, vero potere politico parallelo a quello ufficiale. Succede oggi, testimoniando la resa di ogni possibile discorso sui diritti e sulla natura “antifascista” della Costituzione e delle istituzioni. Chiacchiere spazzate via dai manganelli di poche ore fa a piazzale Flaminio, dove circa 500 manifestanti del percorso “MaiConSalvini” si erano dati appuntamento. Roma non vuole Salvini, così come non vorrà l’infame Le Pen ad aprile, e questo rifiuto non potrà continuare ad essere gestito solo attraverso l’ordine pubblico, le cariche, mentre dall’altro lato si legittimano le formazioni neofasciste di tutta Europa. Siamo di fronte ad un cambio di paradigma per la storia politica del paese. La legittimazione democratica e antifascista sta crollando sotto i colpi della marginalità di un movimento incapace di assumersi l’onere degli eventi, mentre dall’altro lato il sistema “democratico” legittima le opposizioni reazionarie in quanto funzionali al suo sistema di potere. La storia corre veloce di questi tempi, e quando si sarà riassestata attorno ad un paradigma post-antifascista anche nelle forme, ci ritroveremo più deboli di prima. Tutti quanti, nessuno escluso. Le cariche di stasera non sarebbero state possibili un tempo. Oggi lo sono, con il consenso unanime del quadro parlamentare”. (da www.militant-blog.org).

Assai inquietante invece il breve ma duro commento del giornalista del quotidiano ‘La Stampa’ Mattia Feltri, che sull’edizione online odierna scrive:
“Da stamattina Roma è in movimento. La città è percorsa da camionette di forze dell’ordine e sorvolata da elicotteri. Ha un senso tutto questo? Era proprio necessario autorizzare cortei dichiaratamente ostili l’uno all’altro nella stessa giornata? Non era meglio rinviarne uno dei due? Il sindaco e il prefetto sono sicuri di aver fatto un buon lavoro? Per le risposte, ci si risente stasera”. 
Indovinate secondo il quotidiano padronale quale delle due manifestazioni andava proibita? E quel “ci si risente stasera” non sembra promettere niente di buono…

thanks to: contropiano

#NataleApartheidFree – un mese di azioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Con l’acquisto dei prodotti israeliani ti rendi complice della violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e finanzi l’occupazione, l’oppressione e l’apartheid israeliane.

Con un gesto etico puoi dire NO a questa economia di guerra e sostenere il popolo palestinese.

Partecipa al Mese di Mobilitazione per un #NataleApartheidFree: dal 29 Novembre al 24 Dicembre 2014! Organizza iniziative di boicottaggio e sensibilizzazione nella tua città: banchetti con volantinaggio, flash mob dentro centri commerciali/negozi, canti natalizi riadattati.

» Scarica il volantino finta pubblicità con i prodotti da boicottare

» Evento Facebook

Azioni in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Varese. Dettagli coming soon.

» Comunica le iniziative a BDS Italia per essere elencate sul nostro sito: bdsitalia@gmail.com

Di seguito i prodotti da boicottare e link a volantini, immagini e altro materiale.

QUESTO NATALE FAI LA TUA PARTE: NON REGALARE L’APARTHEID!

Sodastream: Ditta israeliana che vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto e si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Nonostante l’annuncio di chiudere questa fabbrica, che attenda una conferma nei fatti, SodaStream rimane gravemente implicata nella violazione dei diritti umani del popolo palestinese. Infatti, il nuovo stabilimento a Lehavim è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Negev, dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà.
» Volantini e immagini

TEVA: La multinazionale israeliana del farmaco Teva, ormai leader mondiale dei farmaci “generici”, fa affluire in Israele i suoi enormi entroiti, e le relative tasse,  finanziando così il regime colonialista di Apartheid israeliana. Rifiutando di acquistare medicinali TEVA, Ratiopharm o Dorom (consociate di TEVA), rifiuti di dare il tuo appoggio a chi contribuisce alla sofferenza del popolo palestinese. Basta chiedere al farmacista di sostituire il medicinale TEVA-Ratiopharm-Dorom con un altro equivalente di altre case farmaceutiche, spiegando il perché lo si fa.
» Cartoline e lettere per farmacisti e pazienti.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Infatti, i contadini palestinesi sono in prima linea nell’affrontare l’impatto delle confische di terra, delle demolizioni e del furto di acqua da parte di Israele e quelli che hanno ancora accesso alla terra e all’acqua affrontano sistematiche restrizioni e violenze. Inoltre, l’assedio a Gaza  impedisce loro di accedere alle attrezzature basilari, rende quasi impossibile l’esportazione di prodotti freschi, e li costringe a subire i continui attacchi dei militari israeliani. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Hadiklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.
» Volantino sui prodotti agricoli e sui datteri.

Hewlett Packard: Multinazionale che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. In Italia, i computer, stampanti e inchiostro HP si vendono nelle maggiori catene di elettronici.
» Poster per la campagna

Ahava: L’impianto produttivo dell’impresa di cosmetici Ahava si trova a Mitzpe Shalem vicino al Mar Morto e a sud della città palestinese di Gerico, in una colonia israeliana illegale nella Cisgiordania occupata. Perciò, in base alle nuove linee guida dell’Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani, Ahava è stata esclusa dai progetti di ricerca europei e non riceverà più finanziamenti dall’Europa. Nel 2011, i giurati alla sessione di Londra del Tribunale Russell sulla Palestina hanno affermato che Ahava è responsabile per il “saccheggio” delle risorse palestinesi. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

Sabon: La società di saponi e cosmetici Sabon trae profitto dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Le sue fabbriche hanno sede a Kiryat Gat; una città costruita sui villaggi etnicamente puliti di al Falluja e l’Iraq al-Manshiyya. Inoltre, mentre ai Palestinesi ne viene negato l’accesso, Sabon può sfruttare a suo piacimento la ricchezza e l’estrazione minerale del Mar Morto. In Italia, dove si sta aggressivamente promuovendo come regalo di Natale, Sabon ha negozi a Roma, Milano, Napoli, Firenze e Lecce.

Azioni Online:

1. Segui @bdsitalia su twitter e tweeta con l’hashtag #NataleApartheidFree

2. Firma la petizione a Esselunga: Togli il premio SODASTREAM dal tuo catalogo premi Fidaty

3. Invia un messaggio all’amministratrice della HP: Basta complicità con l’occupazione e l’apartheid israeliane:

4. Aderisci alla campagna italiana contro Sodastream firmando l’appello

5. Partecipa all’evento Facebook

6. Crea una Pagina Facebook per gli eventi organizzati nella tua città e tagga BDS Italia

7. Segui e condividi la campagna BDS Italia.

Idee per Azioni locali:

Risorse online, video e foto di azioni dimostrative organizzate negli anni passati:
http://usceio.tumblr.com/tagged/sodastream2013

A Roma canti natalizi contro Sodastream
http://www.youtube.com/watch?v=FUYPOaV1u7c

A Brisbane danzano contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=ajQCUSoMr3Y

A Melbourne flash mob dentro centro commerciale
https://www.youtube.com/watch?v=qegS4iXeQ2c

A Vancouver canti natalizi contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=a2RX_HdqxIw

thanks to: BDS-Italia

Tor Sapienza, la violenza razzista spacciata per “guerra tra poveri”

Annamaria Rivera

In Italia ormai dilaga la caccia, simbolica o reale, ai capri espiatori di sempre: rom e sinti, migranti e rifugiati. Pur variando luoghi e personaggi, comune è lo schema narrativo, avallato anche da quotidiani mainstream. A giustificare o sminuire la violenza dei “residenti” e dei “cittadini comuni” si propalano spesso leggende e false notizie, spacciate come vere anche da organi di stampa prestigiosi.

torsapienza  {}

tor sapienza  {}

Ciò che è accaduto nella borgata romana di Tor Sapienza costituisce un precedente assai grave. Mi riferisco al trasferimento forzoso, a furor di plebe, dei minorenni ospitati dal Centro di prima accoglienza, collocato in una struttura che include anche uno Sprar (Servizio protezione richiedentiasilo e rifugiati). Questa prima tappa della chiusura totale della struttura, pur essendo una misura prudenziale, si configura oggettivamente come cedimento istituzionale al violento ricatto razzista.

I facinorosi che, incappucciati e al grido di “bruciamoli tutti!”, a più riprese hanno attaccato il Centro, con lanci di pietre, petardi e perfino una molotov, per alcuni giorni sono stati rappresentati, anche dalla grande stampa, come poveri “cittadini esasperati”. E le dicerie a proposito di scippi, aggressioni, tentati stupri – dei quali non v’è traccia di prova, né denunce formali sono state puntualmente riprese senza alcuna verifica.

I minori stranieri che hanno provato a tornare a Tor Sapienza

Chi è rimasto nel Centro Morandi ancor oggi è a rischio. Ciò nonostante, di queste persone, deumanizzate e perseguitate, neppure si rispetta il diritto alla privacy: giornali e telegiornali, infatti, ne hanno mostrato i volti non oscurati, esponendole ancor di più al pericolo.

Tra i pochi che hanno osato violare tempestivamente lo schema narrativo di cui ho detto vi sono l’Arci, la Comunità di Sant’Egidio e, tra gli organi d’informazione, Il Redattore Sociale che già l’11 novembre svelava il segreto di Pulcinella: l’istigazione di estrema destra delle spedizioni punitive. A strumentalizzare frustrazione, senso di abbandono, disagio economico e sociale, dirottandoli verso gli alieni, v’è la presenza di “gruppi neofascisti e figure, vecchie e nuove, dell’estrema destra”, dichiarava al Redattore Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio, riferendosi a questo e ad altri casi analoghi.

E sono rari, fra i commentatori che hanno insistito – a ragione, certo sul sentimento collettivo di segregazione e insicurezza che vivono i residenti, quelli che si sono soffermati a considerare le biografie, la condizione, i sentimenti dei capri espiatori: persone fuggite da povertà, persecuzioni e violenze, approdate rischiosamente in Europa dopo viaggi da incubo, private di casa e affetti, e oggi, di nuovo, rifiutate, minacciate, terrorizzate. Fra loro, trentasei minorenni soli e bisognosi di tutela, che erano impegnati in un percorso di formazione e inserimento professionale e che oggi sono dispersi in altri centri.

Si legga, a tal proposito, la toccante “Lettera aperta dei rifugiati del Centro Morandi”, ai quali finalmente qualcuno restituisce la parola.

Ancor meno sono, fra i giornalisti che hanno raccontato di questa vicenda, quelli che hanno citato il mélange, tutto nostrano, di attività illecite, spaccio, infiltrazioni mafiose e di estrema destra che caratterizza questo come altri quartieri romani di periferia. Contro il quale mai, per quel che ne sappiamo, i “residenti esasperati” hanno fatto barricate.

Lo schema che ho citato s’intreccia con un’altra retorica abusata: quella, in apparenza nonrazzista, della “guerra tra poveri”, secondo la quale, in sostanza, aggressori e aggrediti sarebbero vittime simmetriche. E’ un luogo comune purtroppo condiviso anche da una parte della sinistra, effetto della vulgata di un sociologismo di bassa lega. E’ da un buon numero di anni che chi scrive cerca di smontarla, quella retorica, e di mostrarne l’infondatezza, la superficialità, la fallacia; ma con risultati alquanto scarsi.Maggiore lucidità si ritrova altrove. Un comunicato sui fatti di Tor Sapienza della già citata Comunità di Sant’Egidio punta il dito proprio contro questa retorica: “Più che di un presunto disagio sociale o di una ‘guerra tra poveri’ che si vorrebbe innescare ad arte, si tratta spesso di episodi violenti a sfondo razzista”.

Esemplare in tal senso è ciò che è accaduto alla Marranella, quartiere romano del Pigneto-Tor Pignattara, dopo l’assassinio di Muhammad Shahzad Khan, il pakistano di ventotto anni, mite e sventurato, massacrato a calci e pugni da un diciassettenne romano, la notte del 18 settembre scorso. Subito dopo, un centinaio di persone improvvisarono un corteo di solidarietà verso il giovane arrestato, non senza qualche accento di rammarico per “questa guerra tra poveri”, insieme con cartelli e slogan quali “Viva il duce” e “I negri se ne devono andare”.

marranella con daniel (7)

Daniel è il diciassettennearrestato per l’omicidio di Muhammad Shahzad Khan

Più tardi, un circolo politico decisamente di sinistra, presente nel quartiere, si è spinto fino ad affermare incautamente che l’omicida e l’ucciso sarebbero vittime dello stesso dramma della povertà e del degrado. Come se il livello di potere, la posizione sociale, la responsabilità morale fossero i medesimi, tra il bullo di quartiere che uccide, istigato e spalleggiato dal genitore fascista (poi arrestato anche lui), e la sua vittima inerme: già annientata dalla solitudine, dalla perdita del lavoro e dell’alloggio, dal terrore di perdere pure il permesso di soggiorno, dalla lontananza dalla moglie e da un figlio di tre mesi che mai aveva potuto vedere. Una perfetta illustrazione, quel delitto, di guerra contro i più inermi tra i poveri.

https://i2.wp.com/static.fanpage.it/romafanpage/wp-content/uploads/sites/2/2014/11/medium_141018-213449_Too181014Cr_0294.jpg https://i0.wp.com/www.euroroma.net/public/articoli/3475salvini.jpg

Certo, Roma è paradigmatica per le cattive politiche che nel corso degli anni hanno prodotto ghettizzazione e degrado urbano di tanta parte dell’hinterland. E, si sa, più che mai in tempi di crisi, il disagio economico e sociale, il senso di abbandono, l’indebolimento della socialità alimentano risentimento e ricerca del capro espiatorio. Ma a manipolare e deviare il rancore collettivo verso falsi bersagli c’è sempre qualche attore politico: solitamente di destra e di estrema destra, da Casa Pound alla Lega Nord di Salvini e Borghezio. Per non dire del sempre fascista Alemanno, egli stesso responsabile più di altri dello stato attuale delle cose, il quale dal suo blog incita a “liberare le periferie romane da un vero e proprio assedio incontrollato di nomadi e immigrati”.

Che la giunta Marino, come altre giunte “democratiche”, ne prenda atto e provveda, prima che sia troppo tardi. Che la sinistra politica e sociale nelle periferie ritorni, come un tempo, a fare lavoro politico.

Versione modificata e ampliata dell’articolo comparso sul manifesto del 14 novembre 2014

https://newsoftheworldnews.files.wordpress.com/2014/11/db3a1-borghezio.jpg

thanks to: Tlaxcala

“Light for Gaza”: Stefano Bollani a Roma per la Palestina

Foto Sunshine4Palestine

 

L’eclettico Stefano Bollani con il suo Piano Solo e l’associazione no–profit Sunshine4Palestine insieme per una serata di raccolta fondi destinati alla realizzazione di pannelli fotovoltaici per il Charitable Hospital di Jenin

Il 3 Novembre 2014 non sarà una serata come le altre. Al Teatro Argentina di Roma si esibirà dalle 21.30 l’eclettico Stefano Bollani con il suo concerto Piano Solo. Bollani è un puzzle di musica, di simpatia, di estemporaneità che si fondono in continuazione per poi cogliere e plasmare i suoni in un continuo dialogo fra improvvisazione e canzone, pubblico e pianista.

Piano Solo è un viaggio nella sua musica interiore, nelle sue emozioni, passando dal Brasile alla canzone degli anni’40 fino ad arrivare ai bis a richiesta in cui mescola 10 brani come se fosse dj. Un viaggio incredibile, dove Bollani sembra prendere per mano ogni spettatore per portarlo accanto a sè, nella sua musica piena di sentimento e di divertimento. Destrutturando e ricostruendo ogni volta in modo diverso i brani che spesso ritroviamo nei suoi dischi.

L’improvvisazione, la genialità, il piacere non sono gli unici leit motiv della serata, patrocinata dal Comune di Roma. Ad essi si affiancherà la beneficenza perché i proventi del concerto saranno devoluti all’associazione non–profit Sunshine4Palestine (S4P), ideatrice dell’evento.

“I fondi che riusciremo a raccogliere grazie alla serata – racconta Barbara Capone, presidente di S4P – sono destinati ad ultimare il progetto al quale stiamo lavorando dal 2011, il nostro “progetto zero”, che consiste nel dotare il Charitable Hospital di Jenin, nella Striscia di Gaza, dell’energia necessaria al suo funzionamento con la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto della struttura. Un impianto che convertirà sole in vite umane”.

L’impianto è suddiviso in tre moduli, che possono essere installati l’uno indipendentemente dall’altro. Grazie alle numerose donazioni pervenute negli anni passati, ad eventi culturali organizzati con la collaborazione di Radiodervish, Saro Cosentino, Nicola Alesini, Valentina Lupi, Matteo Scannicchio, Antonio Rezza, i Luf e ad un finanziamento della Fondazione Vik Utopia Onlus, il primo dei tre moduli è stato istallato nel gennaio 2014.  L’istallazione ha permesso un aumento del 181% del numero di pazienti trattati dal nosocomio.

Per coprire il fabbisogno energetico dell’ospedale, tutti e tre i moduli sono necessari, ma grazie all’istallazione e messa in opera del primo modulo, Sunshine4Palestine è riuscita a fornire sufficiente energia alla struttura per operare in situazioni di emergenza. Allo stato corrente, l’impianto permette il funzionamento di uno dei piani dell’ospedale per 16 ore al giorno, rispetto alle 4 ore precedenti. Il piano ospita il Pronto Soccorso, la clinica ginecologica, il laboratorio di analisi e la farmacia dell’ospedale. L’impianto ha resistito agli attacchi di luglio/agosto 2014 e, a seguito della distruzione della sola centrale elettrica di Gaza, è ora più che mai impellente completarne la realizzazione.

“Crediamo che con questo progetto – continua Barbara Capone – potrà essere offerta energia sostenibile per aiutare a mantenere funzionante ed affidabile un servizio sanitario pubblico, la cui attività è essenziale per lo sviluppo pacifico di quelle terre. Ringraziamo Stefano Bollani e il Teatro Argentina che hanno creduto nella nostra associazione da subito. Per noi è un onore inimmaginabile aver ricevuto questa accoglienza per un progetto che è nato partendo da un sogno, un foglio di carta ed una matita”.

INFO e PREVENDITA BIGLIETTI

Teatro Argentina

Largo di Torre Argentina, 52, 00186 Roma

06 6840 00311

http://www.teatrodiroma.net

thanks to: pressenza

14.10.14 Roma – Crimini di guerra a Gaza, incontro con Richard Falk

1372503951

AssoPacePalestina & Sezione Internazionale Fond. L.L.Basso

invitano

14 OTTOBRE ORE 18
FONDAZIONE BASSO
Via della dogana vecchia, 5 – Roma

incontro con Richard Falk,
membro della Giuria Tribunale Russell sulla Palestina

La guerra di Gaza (2014) e la legislazione Internazionale.
I crimini israeliani, responsabilità e risposta della Comunità Internazionale

esaminati nella sessione speciale su Gaza
il 24 settembre a Bruxelles.

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/705184742889971/
info: lmorgantiniassopace@gmail.com
tel. 3483921465

MANIFESTAZIONE PER LA PALESTINA, UNA SCOMMESSA VINTA

Roma, Manifestazione per la pace in Palestina

Il timore che, ormai spenti i riflettori su Gaza, cessati i bombardamenti e senza un attacco in corso, la manifestazione “Terra, pace e diritti per il popolo palestinese” si risolvesse in un flop si è immediatamente dissolto di fronte al corteo colorato, combattivo e festoso di oltre diecimila persone che ieri ha invaso la capitale, con la partecipazione da tutta Italia di palestinesi e di attivisti, arrivati da Napoli (sei pullman!), Milano, Salerno, Bari, Brindisi, Abruzzo e Molise, Carrara, Viareggio, Firenze, Emilia-Romagna, Pesaro, Varese e tante altre città con la consapevolezza che la solidarietà con la Palestina non resta circoscritta alla contingenza di un momento di emergenza.

Il popolo della Palestina è sceso in piazza sfidando il silenzio tombale dei media sull’appuntamento di ieri, a testimoniare un salto di qualità e una diffusa maturità nell’impegno: la questione che tutti si sono assunti il compito di denunciare è l’occupazione sionista della Palestina, che deve finire; tutti insieme, italiani e palestinesi, hanno gridato a gran voce la parola d’ordine dello striscione d’apertura: “Fine dell’occupazione israeliana – Palestina libera”, prime fra tutte le comunità palestinesi che aprivano il corteo, poi man mano i vari spezzoni (compreso quello degli Ebrei contro l’Occupazione), ognuno con la propria caratterizzazione, ma solidali con la parola d’ordine “basta occupazione”.

Gli interventi conclusivi, dell’ambasciatrice palestinese Mai Al-Kaila e di Nabeel Khair, coordinatore delle comunità palestinesi in Italia, hanno ribadito la volontà di proseguire nella denuncia e nella lotta, e hanno espresso la grande soddisfazione di tutti per la riuscita della manifestazione.

Due considerazioni finali.
1) Si è rivelata vincente la scelta delle comunità palestinesi di assumersi integralmente la responsabilità della costruzione della manifestazione: il neonato coordinamento delle comunità palestinesi in Italia si è rimboccato le maniche e ha chiamato a confronto i palestinesi di tutta Italia, simpatizzanti di tutti gli schieramenti politici palestinesi; tutte le comunità si sono sentite investite del compito di dare il loro contributo attivo alla riuscita della manifestazione, nell’interesse comune e della Palestina. Dal confronto interno sono nati un appello e una piattaforma unitari con cui è stata lanciata la manifestazione del 27 settembre.

2) La piattaforma ha convinto la grandissima maggioranza delle realtà italiane solidali con la Palestina; dagli incontri che i promotori hanno tenuto a Roma e in tutta Italia con comitati e associazioni pro-Palestina, forze politiche, organizzazioni sindacali, è nata quella vastissima lista di adesioni (vedi http://www.forumpalestina.org/news/2014/Settembre14/27-09-14_Manifestazione-Nazionale_ADESIONI.htm) che ha dato coraggio agli organizzatori e ha conquistato loro anche una serie di preziose collaborazioni concrete. L’unità di fondo non ha impedito, a chi lo abbia voluto, di caratterizzarsi ieri in piazza con parole d’ordine più articolate, una ricchezza in più per la manifestazione.
La prima manifestazione indetta e interamente organizzata dai palestinesi in Italia è stata innegabilmente un successo. Il Coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia ha dimostrato di saper lavorare con determinazione e intelligenza politica, e ha dato anche agli italiani un’occasione importante, che ci auguriamo possa ripetersi in futuro. Il Forum Palestina è orgoglioso di aver portato il suo contribuito.

Rassegna foto e video manifestazione del 27 settembre

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/9/27/42484-in-diecimila-al-corteo-di-solidarieta-con-il-popolo/

http://www.romacapitalenews.com/movimenti-a-roma-sabato-corteo-per-la-pace-in-palestina/

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/09/27/a-roma-corteo-per-la-palestina_1eddeca2-4b7f-4f37-a55b-44dba878ac27.html

http://www.youreporter.it/video-foto/roma-manifestazione-palestina

http://www.lapresse.it/foto/cronaca/roma-manifestazione-per-la-pace-in-palestina-1.584936

https://www.youtube.com/watch?v=uX894ztm3ro&list=UUb1dUDjQgfZqP4Z_LlSjNmQ (Hamid Masoumi Nejad)

Rassegna giornali:


la repubblica:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/09/27/news/cortei_i_movimenti_piazza_in_marcia_per_la_pace_in_palestina-96784328/?rss

il manifesto (edizione di domenica 28 settembre):

«Terra, pace, giustizia e libertà» per il popolo palestinese

Geraldina Colotti, ROMA, 27.9.2014

Roma. Circa 10mila persone in piazza su invito delle comunità.Associazioni, partiti, centri sociali hanno manifestato in modo unitario contro l’occupazione israeliana e gli accordi bellici dell’Italia

La Palestina nel cuore di Roma. Una Roma inclusiva e solidale, ma anche visibile nei suoi contenuti forti: antifascista e avversa alle forme del dominio necoloniale. Questo il senso della bella e generosa manifestazione che, da Piazza della Repubblica a Piazza
Santi Apostoli ha riunito ieri circa 10.000 persone. Una manifestazione nazionale, indetta dal Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia, a cui hanno partecipato partiti, associazioni e movimenti che difficilmente incrociano le proprie pratiche su un terreno comune: dall’Altra Europa per Tsipras, ai Carc, dai Comunisti italiani all’Usb, ai Cobas, ai centri sociali. Tutti hanno risposto all’invito per chiedere
«Terra, pace, giustizia, libertà per il popolo palestinese», senza nessuno sconto alla cruda realtà delle cose: l’occupazione israeliana, che dura dal 1948, e il diritto del popolo palestinese alla propria autodeterminazione. Determinante l’apporto dei Giovani palestinesi in Italia.
Il Fronte Palestina ha però scelto di partecipare con una propria piattaforma: «Tra gli obiettivi della piattaforma — hanno scritto
riferendosi al testo di convocazione — si fa accenno al diritto dei palestinesi alla Resistenza, e viene difficile capire come questo
obiettivo si concili con la collaborazione in Cisgiordania tra l’Autorità nazionale palestinese e i sionisti e i loro accordi sulla sicurezza (di Israele) frutto, il tutto, del famigerato accordo di Oslo e di quelli successivi». Con il loro spezzone «Palestina: una, multietnica, indivisibile e antisionista» hanno tenuto il centro del corteo, insieme a molte realtà giovanili e dei centri sociali, connotando il proprio
internazionalismo tra l’asse del Novecento e quello odierno.
«Il segnale che viene da questa manifestazione, per la prima volta unitaria — dice Bassam Saleh, è che sono i palestinesi a dover
decidere il proprio futuro, le nostre discussioni contano fino a un certo punto». Un orientamento condiviso, con accenti diversi,
dal Segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, da Yousef Salman, della Mezzaluna rossa e anche da Luisa
Morgantini, di Assopace: «La cosa urgente — dice Morgantini — è che si metta fine a questa nakba infinita, che l’Europa si assuma le
proprie responsabilità e che vengano perseguiti i crimini contro il popolo palestinese». Della «catastrofe del ’48, che ha reso profughi oltre due terzi della popolazione» parla anche il volantino della Rete Eco, Ebrei contro l’occupazione, venuti a manifestare «solidarietà ai nostri fratelli e sorellepalestinesi». La deputata del Pd, Marietta Tidei, è invece venuta«a titolo personale», fa parte della Delegazione parlamentare all’Assemblea Osce, e promette di sollevare anche in quella sede la questione della Palestina.

Cartelli e striscioni ricordano con cifre e immagini i costi dei ripetuti massacri che hanno colpito i palestinesi: «Cartellino rosso a Israele — recita uno striscione — un paese che si macchia di crimini di guerra non può ospitare Euro 2020». «Acqua, terra e libertà», dice quello del Forum Palestina. E un altro: «Italia, basta armare Israele». Una denuncia ripetuta in molti spezzoni del corteo, che suggeriscono «il boicottaggio contro uno stato d’apartheid». Da Varese, attivisti e operai sono venuti a ricordare gli accordi di Alenia Aermacchi con Israele, e a promuovere il boicottaggio dei prodotti farmaceutici Teva.

«El pueblo unido, jamas sera vencido», cantano dal Fronte Palestina.. Una canzone opportuna data la forte presenza di associazioni di sostegno all’America latina socialista, come la Rete nazionale di sostegno alla rivoluzione bolivariana, “Caracas Chiama”: «Dalla Palestina, a Cuba, al Venezuela, la resistenza ha lo stesso nemico», dice Luciano della Rete dei comunisti. E Alessandro, della rete Noi saremo tutto, parla di «un nuovo internazionalismo», mentre sfila dietro lo striscione di “Donbass antifascista”.
Una giovanissima del collettivo Cagne sciolte denuncia che il «Pinkwashing di Israele non cancella il colonialismo», in solidarietà «ai queer palestinesi». C’è il collettivo Lucha y siesta. E c’è Erika, di Free Palestine: che è qui «anche per Nunzio, Luca, Paolo e Maurizio, i compagni antifascisti arrestati, ai quali hanno rivolto un saluto anche dal campo profughi di Aida Camp».

Roma, Manifestazione per la pace in Palestina

Roma. Palestina in piazza.

di Sergio Cararo

Tante, inaspettatamente e opportunamente tante persone sono scese in piazza a Roma a sostegno dei diritti del popolo palestinese nella manifestazione convocata dall’appello lanciato dal Coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia.

Le preoccupazioni della vigilia, soprattutto per un corteo nazionale convocato quando l’onda emotiva dei bombardamenti e del massacro di Gaza sono stati ormai ampiamente rimossi dall’agenda politica e dall’attenzione di mass media, sono state fugate dalla partecipazione determinata e convinta di più di diecimila persone venute da tante città italiane a denunciare che l’occupazione israeliana della Palestina non è affatto cessata con la tregua che ha messo fine ai bombardamenti su Gaza.

Un bel corteo con tanta gente, tante bandiere e tanti striscioni di solidarietà con il popolo palestinese e di condanna della politica israeliana di occupazione e apartheid con inviti al boicottaggio, sanzioni e disinvestimento come azione concreta che può cambiare le cose sul campo a fronte dell’inerzia o, peggio, della complicità dei governi e della comunità internazionale con l’occupazione israeliana.

Un lungo corteo ha attraversato il centro di Roma aperto da un camion con l’amplificazione che servirà poi da palco finale in piazza SS Apostoli, un lunghissimo bandierone palestinese e lo striscione delle comunità palestinesi che si sono mobilitate da tante regioni per venire a Roma. E’ stato questo forse a fare la differenza. Questa manifestazione l’hanno voluta fortemente i palestinesi in Italia e l’hanno costruita con un processo inclusivo che ha consentito a tutti di sentire questa manifestazione come la loro. Una piattaforma a nostro avviso adeguata alla posta in gioco e agli obiettivi di questa fase del movimento di resistenza palestinese, ha fatto il resto.

Sfilano uno dietro l’altro gli striscioni delle realtà, delle reti e delle associazioni di solidarietà con il popolo palestinese, sfilano i partiti e le organizzazioni della sinistra e comunista, sfilano i sindacati di base e il colpo d’occhio rivela una diffusione significativa di questa solidarietà con la resistenza palestinese. Non vorremmo essere nei panni dell’ambasciatore israeliano o dei gruppi sionisti in Italia, che adesso dovranno giustificare agli occhi dei loro superiori il fatto che in un paese che Israele considera complice a tutti i livelli si sia potuta realizzare una manifestazione per la Palestina di queste dimensioni. E’ decisamente un brutto colpo per i sostenitori del sionismo reale in Israele e in Italia e un risultato significativo per i palestinesi. Durante il corteo lungo via Cavour, un ragazzo dal marciapiede ha provato a provocare esibendo una bandiera israeliana ma è stato allontanato. Un episodio che magari verrà amplificato oltre ogni misura dai soliti apparati ideologici israeliani, ma è stato l’unico episodio di tensione durante una manifestazione grande, tranquilla e partecipata e, tutto sommato, due sberle se le è andate a cercare e non poteva che trovarle.

Dal palco intervengono le comunità palestinesi e l’ambasciatrice. La soddisfazione per la riuscita della manifestazione è visibili dai volti sul camion palco e dalle parole. Sul palco, finalmente, solo quelli che dovevano esserci e nessuna “vetrina”.

Ci sarà il tempo per valutazioni più complete ma il segnale inviato dalla manifestazione di questo sabato a Roma è che la rimozione della questione palestinese dall’agenda politica, istituzionale ma anche dall’agenda dei movimenti non sarà più possibile, anche quando la sfera emotiva che ha spinto tanta gente in piazza in pieno agosto per Gaza sembrava essersi affievolita di fronte alle telecamere spente dei mass media e alla distrazione delle forze politiche, anche a sinistra. I palestinesi innanzitutto hanno messo un piede nella porta che si voleva chiudere e l’hanno dimostrato chiamando in piazza le tante e i tanti che ne condividono e rispettano la dignità e la resistenza, bandendo ogni equidistanza tra occupanti e occupati, tra colonialismo e autodeterminazione, tra Israele e Palestina. L’equidistanza è un aspetto della complicità con l’occupante. Le televisioni palestinesi e mediorientali hanno ripreso la manifestazione e trasmessa nei loro paesi. Il popolo palestinese ha avuto la conferma che in Italia c’è una società migliore e più solidale dei governi passati e di quello in carica.

 

thanks to: forumpalestina.org

contropiano.org

Il quinto dice “Non devi rubare”. Ebrei smemorati.

Sono dieci, tra cui il direttore generale dell’ospedale Israelitico, Antonio Mastrapasqua, gli indagati nell’indagine che ipotizza una maxitruffa ai danni del Sistema sanitario. Anche due funzionari della Regione Lazio già coinvolti nel procedimento madre, non legati all’attuale amministrazione e 7 dipendenti dell’ospedale. Perquisizioni in alcuni uffici della Regione Lazio, nella sede dell’ospedale Isrealitico e in uffici di Asl.

Una truffa pari “a milioni di euro per centinaia di trattamenti sanitari”. Così i pm della Procura di Roma definiscono il presunto raggiro. Concorso in truffa e falso i reati contestati oltre che al dg dell’ospedale Israelitico anche ad alti dirigenti del nosocomio tra cui il direttore sanitario Luigi Antonio Spinelli e il vice direttore amministrativo Tiziana D’Agostino. Secondo i pm Corrado Fasanelli e Maria Cristina Palaia, gli indagati “avrebbero attestato falsamente, nella documentazione trasmessa agli uffici della Regione Lazio competenti al pagamento delle prestazioni sanitarie in convenzione con il ssn, interventi sanitari”.

Raggiro in settore ortopedico e oncologico – Le irregolarità nei rimborsi ai quali ha avuto accesso l’Ospedale Israelitico, oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma riguarderebbero i settori di ortopedia, per gli interventi all’alluce valgo, e le prestazioni di assistenza domiciliare integrata e di assistenza domiciliare oncologica. Analoghe irregolarità erano già emerse in passato nel settore odontoiatrico. Per l’attività di ortopedia sono “stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero”, in realtà effettuate “in regime di day hospital o day surgery, remunerato con 4.629 euro anzichè con 2.759 euro e altresì interventi sanitari che avevano riguardato biopsie trans perineali erano stati inseriti a rimborso come prestazioni di ricovero e remunerati rispettivamente 1.459 euro e 1.331 euro invece di 238 euro e 151”.

Inchiesta su dg Ospedale Israelitico Mastrapasqua – L’indagine è lo sviluppo dell’inchiesta che coinvolse nel gennaio scorso l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, nella sua veste di direttore generale dell’ospedale Israelitico. L’inchiesta madre riguarda fatti risalenti al 2009 quando un controllo dell’Asl Roma D su prestazioni dell’Ospedale Israelitico portò alla luce incongruenze: fatture per semplici interventi odontoiatrici per i quali venivano richiesti alla Regione rimborsi onerosi da intervento con ricovero.

Dai controlli successivi emerse che tra il 2006 e il 2009 la richiesta di rimborsi alla Regione Lazio per “interventi fantasma” da parte dell’Ospedale Israelitico accadeva nella stragrande maggioranza dei casi verificati, il 94% delle cartelle cliniche. La Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti perciò sospese il pagamento di 15,5 milioni di euro in fatture all’Ospedale Israelitico, e congelò i due protocolli d’intesa che la vecchia amministrazione stipulo’ con la struttura sanitaria nel 2011 e nel 2012.

Pm, indagati sapevano in anticipo ispezioni Asl – Erano arrivati a modificare “lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte” in modo da “indurre in errore” gli ispettori della Regione. Viene contestato anche questo agli indagati per una presunta maxi truffa al Ssn da parte dell’ospedale Israelitico. I pm scrivono che alcuni “avendo appreso in anticipo dell’ispezione svolta da personale dell’Asl Rmd, alteravano lo stato dei luoghi, la destinazione degli ambienti dell’ospedale e delle attività sanitarie svolte, in modo tale da indurre in errore il personale ispettivo”. Nel decreto viene citato anche un’altro episodio relativo ad una ispezione della Regione “finalizzata al controllo delle prestazioni di assistenza domiciliare integrata (Adi) e di assistenza domiciliare oncologica (Ado)”. Gli indagati, tra cui anche due primari, “hanno fornito decine di false cartelle cliniche di anziani in regime di Adi e Ado in precedenza mai compilate e facevano giustificativi, falsi nel contenuto e nella data, in relazione alla mancanza di documentazione sanitaria di assistiti in regime di Adi e Ado”.

Il Codacons si costituirà parte offesa. “Se saranno confermati gli illeciti contestati dalla Procura, chiederemo un mega risarcimento danni in favore degli utenti della sanità pubblica” afferma il Presidente Carlo Rienzi. “Il settore sanitario, infatti – prosegue – risulta tra i più colpiti dai tagli di spesa decisi a livello nazionale e regionale, che hanno avuto ripercussioni negative sui servizi resi all’utenza. Per tale motivo una truffa al Ssn, se confermata, configurerebbe un enorme danno economico e morale per i cittadini, perché ha sottratto soldi pubblici destinati alla collettività, e la costituzione di parte offesa del Codacons mirerà proprio a far ottenere agli utenti il giusto risarcimento” – conclude Rienzi.

thanks to: ANSA