Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

Feb 23, 2019
Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

GAZA – Il ministero della Sanità palestinese nella Striscia di Gaza assediata ha riferito che, venerdì pomeriggio, i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino e hanno ferito altri 41 palestinesi, tra cui un medico, durante la violenta repressione di proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Il dottor Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Sanità a Gaza, ha reso noto che un bambino, identificato come Yousef Sa’id ad-Daya, 14 anni, è stato colpito al cuore da proiettili israeliani e che i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Yousef si trovava nel quartiere di Zeitoun, nella città di Gaza.

Al-Qidra ha dichiarato che i soldati hanno sparato a 26 palestinesi con fuoco letale, aggiungendo che altri due hanno subito gravi ferite.

Uno dei palestinesi feriti è un medico volontario, identificato come Fares al-Qidra, che è stato colpito in testa da una bomba a gas a est di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Fonti dei media a Gaza hanno detto che i soldati hanno sparato raffiche di proiettili alla cieca, candelotti lacrimogeni contro i manifestanti  radunati nella parte orientale della Striscia, nella città di Gaza, a Jabaliya, nel campo profughi di al-Bureij, a Khan Younis e Rafah.

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Tra Gaza e il mondo c’è Rafah. Parte seconda: Israele ed Egitto carcerieri

La Striscia di Gaza non ha aeroporto, l’uscita via mare è preclusa; via terra i valichi verso Israele sono agibili a discrezione del governo di Tel Aviv e a Rafah – punto di uscita verso l’Egitto –  vige l’arbitrio congiunto delle autorità egiziane e israeliane con la connivenza internazionale. Prigione a cielo aperto per 1.800.000 persone.

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Tra Gaza e il mondo c’è Rafah. Parte prima: I costi umani

Il confine fra la Striscia di Gaza e l’Egitto spacca la città di Rafah, un tempo tutta palestinese. Chiuso da più di cento giorni, il valico è stato riaperto il 4 e 5 dicembre.
Nell’urgente necessità di uscire: 25 mila persone. Titolari, in teoria, del diritto: stranieri, studenti, malati in espatrio per cure mediche. Effettivamente usciti: 658 persone.

In questa Parte Prima (*), la testimonianza di un giovane Palestinese che ha vissuto l’odissea del viaggio, fra stanchezza, attese, prevaricazioni.

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Aggiornamenti da Gaza di Rosa Schiano

5 luglio 2013 – Aggiornamenti da Gaza – Le autorità egiziane oggi hanno chiuso in entrambe le direzioni il valico di Rafah, alla frontiera tra Egitto e Striscia di Gaza. L’esercito egiziano ha comunicato che il valico verrà riaperto quando le condizioni di sicurezza miglioreranno.
La decisione è stata presa a seguito dell’attacco a militari egiziani avvenuto nella regione del Sinai, in cui 2 militari egiziani sono stati uccisi ed altri due feriti nel corso di diversi attacchi contro postazioni dell’esercito nel Sinai.
Hamas non ha dato un commento ufficiale sulla destituzione di Morsi, ma, secondo quanto riportato dall’AFP, il premier palestinese Ismail Haniyeh, considerando gli avvenimenti egiziani nel quadro delle primavere arabe, si è dimostrato fiducioso e si aspetta che possa nascere un qualcosa di positivo anche per la causa palestinese.
Continua intanto la crisi di carburante nella Striscia di Gaza, che costringe centinaia di palestinesi a sostare per ore alle stazioni di servizio e che incide anche sul lavoro dei pescatori palestinesi costretti a non poter lavorare per la mancanza di carburante.

UNADIKUM INTERNATIONAL BRIGADES

Nel 1936, quando il fascista Franco impugnò le armi contro la giovane repubblica spagnola, i governi dei paesi vicini rifiutarono nettamente di muoversi. Gli abitanti di questi paesi risposero in questo modo: “Noi tutti, combatteremo!”. Fu così che diedero vita alle International Brigates, una delle pagine più illuminanti dello spirito di solidarietà. Di fronte al vergognoso abbandono della difesa dei diritti dei Palestinesi da parte della maggior parte dei governi del mondo, lo stesso spirito di solidarietà ci spinge a chiamare ancora una volta le persone ad agire. Noi non ricorreremo alle armi, ma abbiamo un’arma molto efficace: fare da spalla alla popolazione palestinese, nei luoghi in cui vivono e quando fanno il loro lavoro, sfidando le forze d’occupazione israeliane, rivendicare la forza della solidarietà di fronte alla brutalità delle armi, e riportare tutto questo al mondo. E’ per questo motivo che ancora una volta ci diamo il nome di “International Brigades”.

Il nostro strumento: Unadikum Osservatorio dei Diritti Umani

Questo progetto creerà un Osservatorio permanente dei Diritti Umani, come servizio civile volto alla pace internazionale e all’incremento di attivisti non violenti. Il nostro impegno più importante, e prioritario, sarà la nostra presenza “sul campo” con quei palestinesi che direttamente si confrontano con le forze d’occupazione, il che significa essenzialmente: i contadini i cui campi sono tagliati da un muro separatorio e l’afferente “no-go zone”, ed i pescatori importunati da anni dalla marina militare israeliana.

I nostri principali obiettivi sono i seguenti:

  • Monitoraggio delle violazioni dei Diritti Umani nei confronti dei pescatori e dei contadini.
  • Studio ed Analisi all’interno dei campi di rifugiati, realizzando reports che alimentino l’inizio di una consapevolezza che contribuisca ad avviare campagne di sensibilizzazione e di pressione politica chiedendo il diritto al ritorno.
  • Assistenza ai prigionieri politici palestinesi nelle carceri d’Israele, sostegno alle loro famiglie e campagne per il loro rilascio e per il rispetto dei loro diritti fondamentali.
  • Supporto agli sfollati dai coloni sionisti, e lotta contro gli insediamenti illegali.

Tre Brigade sono già venute a Gaza durante la primavera del 2013, dimostrando la loro efficienza. La nostra intenzione, ora, è quella di organizzare una rotazione permanente di volontari a Gaza, come primo passo, fino ad estenderci poi verso la West Bank.

 

Call ai volontari per Gaza

Iniziando dal 25 Agosto, le rotazioni si effettueranno ogni 10 giorni. Non appena si forma un gruppo di almeno 8 o 10 persone, questa brigada entrerà a Gaza in una delle date indicate di seguito. I volontari possono restare 10 giorni, oppure ogni multiplo di 10 –  ciò significa che eventuali permanenze più lunghe sono ben accolte. L’unico vincolo è che la partenza da Gaza avverrà nelle date definite. Quest’organizzazione si occuperà di curare tutti gli aspetti del viaggio attraverso accordi collettivi dal Cairo fino al confine, e dunque fino a Gaza, e di ritorno al Cairo. I volontari devono essere, nondimeno, pronti ad ogni emergenza lungo il confine. Per entrare a Gaza dal confine egiziano di Raffah, le persone hanno bisogno di un permesso da parte dell’autorità egiziana. Il processo sarà dunque il seguente: a seguito dell’accettazione della loro domanda di adesione alle brigate, i volontari riceveranno un invito, più una lettera che dovranno inviare all’Ambasciata egiziana del loro Paese, che rilascerà loro un’autorizzazione a lasciare l’Egitto attraverso Rafah. Nota che questo processo richiede almeno un mese: il volontario deve inviare l’application per le brigades almeno un mese prima di aver pianificato la data d’arrivo.

Calendario di rotazione delle brigate per il 2013: 

Arrivo al Cairo Partenza dal Cairo
Domenica, 25 Agosto Mercoledì, 4 Settembre 1
Martedì, 3 Settembre Venerdì, 13 Settembre 2
Venerdì, 13 Settembre Lunedì, 23 Settembre 3
Lunedì, 23 Settembre Giovedì, 3 Ottobre 4
Venerdì, 4 Ottobre Lunedì, 14 Ottobre 5
Lunedì, 14 Ottobre Giovedì, 24 Ottobre 6
Venerdì, 25 Ottobre Lunedì, 4 Novembre 7
Lunedì, 4 Novembre Giovedì, 14 Novembre 8
Venerdì, 15 Novembre Lunedì, 25 Novembre 9
Lunedì, 25 Novembre Giovedì, 5 Dicembre 10
Giovedì, 5 Dicembre Domenica, 15 Dicembre 11
Domenica, 15 Dicembre Mercoledì, 25 Dicembre 12
Giovedì, 26 Dicembre Domenica, 5 Gennaio 2014 13

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From Egypt to Palestine “the oldest road in the world”

Copyright © 1920, by Egypt Exploration Society
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The Ancient Military Road between Egypt and Palestine
Author(s): Alan H. Gardiner
Source: The Journal of Egyptian Archaeology, Vol. 6, No. 2 (Apr., 1920), pp. 99-116
Published by: Egypt Exploration Society