L’attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello più basso di sempre con le ‘culle di cartone’

Di nuovo all’attacco meschino, mediocre, basso e moralmente piccolo come solo le corporazioni neo-liberali da cui sono stipendiati sanno fare.

Protagonisti, come sempre, Omero Cia(i) su Repubblica e, chiaramente, il Fatto Quotidiano. Ma questo è noto, più triste che a questo gioco si presti anche Dacia Maraini su il Corriere della Sera.

Entrambi, ma non sono i soli nel triste panorama dell’informazione italiana, riportano la “notizia” dei bambini nati nei cartoni nell’ospedale di Barcelona in Venezuela e fanno girare questa foto per testimoniare la crisi umanitaria in corso nel paese e come dice apertamente e senza vergogna Cia(i) per chiedere un intervento esterno. Uno di quelli che piace tanto al giornalista italiano, ma molto meno alle popolazioni di Somalia, ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Ma questa è un’altra storia.

La foto è stata diffusa da tal Manuel Ferreira Guzman, avvocato dell’opposizione protagonista del colpo di stato contro Chavez del 2002 e del tentativo di colpo di stato del febbraio del 2014 noto come Guarimbas su Twitter e Facebook. Foto riprese da tutti i giornali spagnoli e italiani noti per le mire neo-coloniali sul petrolio venezuelano. Meglio di tutti, come spesso accade, fa il Fatto Quotidiano che addirittura trasforma il Guzman in un medico! Chiaramente così la ‘notizia’ assume più importanza. Siamo ai livelli della bufala più divertente dell’ultimo periodo, quella “dell’ultimo pediatra di Aleppo”.

Sulla foto molto probabilmente si scoprirà a breve che è un falso, come è stato per quest’altra su cui la propaganda neo-liberale ha basato i suoi attacchi, per poi scoprire che era stata scattata in un supermercato degli Stati Uniti.

Nessuno di questi giornali riporterà mai le parole più importanti sulla vicenda, quelle del direttore dell’ospedale in questione. José G. Zurbarán A. che attraverso Twitter ha definito la diffusione delle immagini del bebè come di un “attacco mediatico vergognoso” e le foto pubblicate dagli addetti del reparto maternità dell’ospedale che hanno diffuso le immagini del reparto natalità. Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta interna per conoscere l’origine di questa foto.

Aquí mostramos las imágenes de nuestro hospital @ivsslasgarzas #IvssAnzoátegui Servicio de Neonatología pic.twitter.com/6KKdFDLxal

— IVSS (@ivssoficial) 21 settembre 2016

.@ivssoficial Ratificamos el profesionalismo y dedicación d nuestra #GenteIvss en la atencion del binomio #MadreHijo pic.twitter.com/6R7cFDcswL

— Hosp Guzmán Lander (@ivsslasgarzas) 21 settembre 2016

.@ivssoficial Se determina la presencia de 7 incubadoras en sala contigua de donde tomaron foto tendenciosa #Verdad pic.twitter.com/mHZecjDWSp

— Hosp Guzmán Lander (@ivsslasgarzas) 21 settembre 2016

Y al #Mundo decimos que es #Falso q en el @ivsslasgarzas nuestros niñ@s son atendidos en cajas de cartón @c_rotondaro

— José G. Zurbarán A. (@ZurbaranTrauma) 21 settembre 2016

Ma perché questi giornali italiani invece di occuparsi della sanità venezuelana non si occupano con la stessa ferocia degli 11 milioni di italiani che decidono di non curarsi perché non possono o delle condizioni della sanità greca dove semplicemente una sanità non esiste più? Dopo i colpi di stato contro Paraguay, Honduras e Brasile, il Venezuela è il perno dell’integrazione sovrana regionale dell’America Latina. L’ultimo bastione. Per questo l’attacco è così feroce e lo sarà sempre di più.

P.S Scorrete l’account twitter ufficiale dell’ospedale in questione, guardate le foto dei reparti e poi fatevi un’opinione

Notizia del: 24/09/2016

Sorgente: L’attacco mediatico contro il Venezuela raggiunge il livello pi basso di sempre con le ‘culle di cartone’ – World Affairs – L’Antidiplomatico

Venezuela, perché non vi indignate per queste foto brutali?

Venezuela, perché non vi indignate per queste foto brutali?
di Alessandro Bianchi

Viviamo in un mondo al contrario. Chi gestisce i mezzi di comunicazione riesce a manipolare la vostra percezione al punto che quando sentite una menzogna alla terza volta fa già parte di voi, l’avete interiorizzata e siete disposti a difenderla come vostra anche nelle discussioni al bar o sui social.

Volete per un momento capire il livello di manipolazione che subite ogni giorno? Bene, vi chiediamo qualche minuto della vostra attenzione.

Guardate queste due foto:

ora questo video:

Altri pochi secondi di questo breve esercizio mentale. Prendiamo a riferimento altre due foto:

e

Le prime foto e il primo video si riferiscono all’opposizione violenta, fascista e protagonista, con finanziamenti e supporto dall’esterno (Usa), di svariati colpi di stato morbidi e pesanti in Venezuela. Per i nostri media “liberi” (quelli che leggete ogni giorno così interessati a cavalcare la guerra mediatica di Washington e Madrid contro il paese) e per le nostre trasmissione d'”informazione” si tratta di una lotta per la libertà e la democrazia. L’assalto al poliziotto in Venezuela è ricerca di democrazia. Non sapete, perché non ve lo dicono, che a Caracas da quasi due decenni si sono spezzate le catene di FMI, Banca Mondiale e Washington. Non sapete, perché non ve lo dicono, che in Venezuela ci sono oggi le maggiori risorse petrolifere del mondo e una via democratica, sovrana e indipendente non è accettata dai padroni della Terra che utilizzano tutte le tecniche illecite che conoscono, tra cui assalti violenti che i nostri media liberi trasformano in “primavere di democrazia”.

Le seconde foto rappresentano un regime, quello della Troika che ha appaltato il potere nel nostro paese, che reprime nel sangue il minimo dissenso sociale. Si tratta di due momenti di protesta contro la passerella di Renzi e il ministro Stefania Giannini presso il Cnr di Pisa dello scorso mese. Ma in Italia, come vi avevamo scritto in un articolo precedente, i titoli erano stati più o meno tutti: “Scontri tra polizia e “antagonisti”. Antagonisti, se lo meritano, e finisce tutto.

Con un titolo, con la presentazione della notizia in un certo modo cambia tutto, cambia la vostra percezione. Ma tutto questo fa parte dell’illusione di massa in cui viviamo ed è per questo che vi inducono ad indignarvi per una presunta lotta di democrazia di un paese che non conoscete, il Venezuela, e vi inducono a non interessarvi nulla delle manganellate del regime che muove le mani di Alfano e Renzi contro chi cerca di difendere dei diritti anche vostri.

La vostra indignazione, da un lato, serve gli interessi di chi si vuole riappropriare delle riserve petrolifere del mondo; la vostra non indignazione serve gli interessi di chi vuole levarvi i diritti sociali, Welfare e Costituzione. Questi interessi coincidono, sono le stesse persone, e controllano tutta la stampa libera che vi presenta le notizie ogni giorno. Domani, se di sfuggita leggerete nuovo fango sul Venezuela, pensateci. E’ il momento che spostiate il baricentro della vostra indignazione sui giusti bersagli. C’è poco tempo…. per i vostri ultimi diritti.

L’antisémitisme, arme d’intimidation massive

Dans un monde où le ressassement médiatique tient lieu de preuve irréfutable, certains mots sont des mots-valises, des signifiants interchangeables dont l’usage codifié à l’avance est propice à toutes les manipulations. De perpétuels glissements de sens autorisant le passage insidieux d’un terme à l’autre, rien ne s’oppose à l’inversion maligne par laquelle le bourreau se fait victime, la victime se fait bourreau, et l’antisionisme devient un antisémitisme, comme l’a affirmé Manuel Valls, premier chef de gouvernement français à avoir proféré une telle insulte. Au moment où « l’intifada des couteaux », en outre, est renvoyée par certains à la haine ancestrale pour les juifs, il n’est pas inutile de se demander pourquoi cette assimilation classique et néanmoins frauduleuse occupe une fonction essentielle dans le discours dominant.

Depuis soixante-dix ans, tout se passe comme si l’invisible remords de l’holocauste garantissait à l’entreprise sioniste une impunité absolue. Avec la création de l’Etat hébreu, l’Europe se délivrait miraculeusement de ses démons séculaires. Elle s’octroyait un exutoire au sentiment de culpabilité qui la rongeait secrètement pour ses turpitudes antisémites. Portant sur ses épaules la responsabilité du massacre des juifs, elle cherchait le moyen de se débarrasser à tout prix de ce fardeau. L’aboutissement du projet sioniste lui offrit cette chance. En applaudissant à la création de l’État juif, l’Europe se lavait de ses fautes. Simultanément, elle offrait au sionisme l’opportunité d’achever la conquête de la Palestine.
Ce rachat par procuration de la conscience européenne, Israël s’y prêta doublement. Il reporta d’abord sa violence vengeresse sur un peuple innocent de ses souffrances, puis il offrit à l’Occident les avantages d’une alliance dont il fut payé en retour. L’un et l’autre liaient ainsi leur destin par un pacte néo-colonial. Le triomphe de l’Etat hébreu soulageait la conscience européenne, tout en lui procurant le spectacle narcissique d’une victoire sur les barbares. Unis pour le meilleur et pour le pire, ils s’accordaient mutuellement l’absolution sur le dos du monde arabe en lui transférant le poids des persécutions antisémites. En vertu d’une convention tacite, Israël pardonnait à l’Europe sa passivité face au génocide, et l’Europe lui laissait les mains libres en Palestine.
Son statut exceptionnel, Israël le doit à ce transfert de dette par lequel l’Occident s’est défaussé de ses responsabilités sur un tiers. Parce qu’il fut l’antidote au mal absolu, qu’il plongeait ses racines dans l’enfer des crimes nazis, Israël ne pouvait être que l’incarnation du bien. Mieux encore qu’une sacralité biblique aux références douteuses, c’est cette sacralité historique qui justifie l’immunité d’Israël dans la conscience européenne. En y adhérant implicitement, les puissances occidentales l’inscrivent dans l’ordre international. Le résultat est indéniable : avalisée par les maîtres du monde, la profession de foi sioniste devient loi d’airain planétaire.
L’invocation du sacré démonisant toujours son contraire, cette sacralité d’Israël ôte alors toute légitimité aux oppositions qu’il suscite. Toujours suspecte, la réprobation d’Israël frôle la profanation. Contester l’entreprise sioniste est le blasphème par excellence, car c’est porter atteinte à ce qui est inviolable pour la conscience européenne. C’est pourquoi le déni de légitimité morale opposé à l’antisionisme repose sur un postulat simplissime dont l’efficacité ne faiblit pas avec l’usage : l’antisionisme est un antisémitisme. Combattre Israël, ce serait, par essence, haïr les juifs, être animé du désir de rejouer la Shoah, rêver les yeux ouverts de réitérer l’holocauste.
L’antisionisme a beau se définir comme un refus raisonné du sionisme, l’admettre comme tel serait encore faire un compromis avec l’inacceptable. Empreint d’une causalité diabolique, l’antisionisme est moralement disqualifié, mis hors jeu en vertu de l’anathème qui le frappe. On a beau rappeler que la Palestine n’est pas la propriété d’une ethnie ou d’une confession, que la résistance palestinienne n’a aucune connotation raciale, que le refus du sionisme est fondé sur le droit des peuples à l’autodétermination, ces arguments rationnels n’ont aucune chance d’être entendus. L’antisionisme s’inscrit depuis un siècle dans le champ politique, mais il se voit constamment opposer une forme d’irrationalité qui n’a décidément rien de politique.
L’assimilation frauduleuse de l’antisémitisme et de l’antisionisme, il est vrai, procure deux avantages symboliques. Le premier est à usage interne. Cette assimilation limite drastiquement la liberté d’expression, elle tétanise toute pensée non conforme en l’inhibant à la source. Elle génère une autocensure qui, sur fond de culpabilité inconsciente, impose par intimidation, ou suggère par prudence, un mutisme de bon aloi sur les exactions israéliennes. Mais cette assimilation mensongère est aussi à usage externe. Elle vise alors à disqualifier l’opposition politique et militaire à l’occupation sioniste. Cible privilégiée de cet amalgame, la résistance arabe se voit renvoyée à la haine supposée ancestrale qu’éprouveraient les musulmans pour les juifs.

Ce qui anime les combattants arabes relèverait d’une répulsion instinctive pour une race maudite, et non d’une aspiration légitime à la fin de l’occupation étrangère. La chaîne des assimilations abusives, en dernière instance, conduit à l’argument éculé qui constitue l’ultime ressort de la doxa : la « reductio ad hitlerum », la souillure morale par nazification symbolique, dernier degré d’une calomnie dont il reste toujours quelque chose. Terroriste parce qu’antisioniste, antisioniste parce qu’antisémite, la résistance arabe cumulerait donc les infamies. Les attaques au couteau ne seraient pas l’effet explosif d’une humiliation collective, dit-on, mais le fruit de la haine inextinguible pour les juifs. Seule force qui ne cède pas devant les exigences de l’occupant, la résistance, pour prix de son courage, subira alors le tir croisé des accusations occidentales et des brutalités sionistes. Et comme si la supériorité militaire de l’occupant ne suffisait pas, il faut encore qu’il se targue d’une supériorité morale dont ses crimes coloniaux, pourtant, attestent l’inanité.

 

Sorgente: TLAXCALA: L’antisémitisme, arme d’intimidation massive

Chomsky: così i gruppi mediatici insediano al potere chi vogliono. Il caso Argentina

Chomsky: così i gruppi mediatici insediano al potere chi vogliono. Il caso Argentina

La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione, consiste nel distogliere l’attenzione  del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti determinati dalle élites politiche ed economiche, mediante la tecnica del diluvio o inondazione continua di distrazioni o informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. «Mantenere l’attenzione del pubblico distante, lontana dai veri problemi sociali e rapita da questioni senza reale importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza tempo per pensare.  (citazione dal testo ‘Armi silenziose per guerre tranquille’)».

Creare problemi e dopo offrire soluzioni

Questo metodo è anche chiamato ‘problema-reazione-soluzione’. Si crea un problema, una ‘situazione’ programmata per causare una reazione nel pubblico, in modo che corrisponda alla principale delle misure che si desidera far accettare. Per esempio: lasciare che la violenza urbana si intensifichi, oppure organizzare attentati sanguinosi, in modo che le persone richiedano leggi e politiche securitarie a scapito della libertà. Altro esempio: creare una crisi economica per fare accettare come un male necessario la cancellazione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

Strategia di attuazione graduale

Per rendere accettabile una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, poco a poco, per anni consecutivi. In questo modo sono state imposte, durante le decadi 80′ e 90′, misure socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo). Stato ridotto ai minimi termini, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantiscono un reddito dignitoso. Così tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati attuati tutti insieme.

La strategia di differire

Un altro modo di far accettare una decisione impopolare è presentarla come ‘dolorosa e necessaria’, ottenendo l’accettazione pubblica, in quel momento, in vista della futura applicazione. É più facile accettare un sacrificio futuro che uno immediato. In primo luogo perché lo sforzo non è fatto al momento. Poi, perché la massa, ha sempre la tendenza a sperare in forma ingenua che «tutto andrà meglio domani» e che il sacrificio potrà essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

Rivolgersi al pubblico in forma infantile

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico utilizza discorsi, argomenti, personaggi e intonazioni particolarmente infantili, come se lo spettatore fosse un bambino o un disabile mentale.

Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tenderà ad adottare un tono infantile. Perché? «Se ci si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, in ragione della suggestionabilità, questa persona tenderà, con una certa probabilità, a una risposta o reazione priva di senso critico come se fosse una persona di 12 o meno». (vedi ‘Armi silenziose per guerre tranquille’).

Utilizzare l’aspetto emozionale piuttosto che la riflessione

Sfruttate l’aspetto emozionale è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale, ed infine al senso critico degli individui. Inoltre, l’uso del registro emozionale permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per l’impianto o l’innesto di idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti…

Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità

Rendere il pubblico incapace di comprendere le tecnologie e i metodi utilizzati per il suo controllo e riduzione in schiavitù. «La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e quelle superiori sia impossibile da colmare per le classi inferiori». (vedi ‘Armi silenziose per guerre tranquille’).

Stimolare il pubblico a essere indulgente con la mediocrità

Incoraggiare il pubblico a credere che sia di moda il fatto di essere stupidi, volgari e ignoranti…

Rafforzare il senso di colpa

Far credere all’individuo che è solamente lui il colpevole della propria disgrazia, causata da insufficiente intelligenza, capacità o sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si svaluta e si incolpa, circostanza che genera uno stato depressivo, di cui un effetto è quello di inibire la sua azione. E, senza azione, non c’è rivoluzione!

Conoscere gli individui alla perfezione

Negli ultimi 50 anni, i progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle competenze possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia e la psicologia applicata, il ‘sistema’ ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psicologicamente. Il è riuscito a conoscere gli individui meglio di essi stessi. Questo significa che, nella maggioranza dei casi, il sistema esercita un grande controllo e maggior potere sugli individui, maggiore di quello degli individui su essi stessi.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Fonte: paginapopular.net

L'”informazione” sulla Siria for puppets

L'informazione sulla Siria for puppets

di Paola di Lullo

– La morte dell’ultimo pediatra di Aleppo ha commosso il mondo. Muhammad Maaz, questo il suo nome, è rimasto sotto le rovine dell’ospedale al Quds presso il quale lavorava con altre trenta persone a causa di un bombardamento attribuito ad Assad.

Abbiamo accennato in altro articolo che tale ospedale non era stato segnalato a Damasco, anzi era «mimetizzato», esponendo i suoi medici a rischi del genere.

Una scelta fatta da Médecins sans frontières all’inizio di questa guerra, che forse andrebbe riconsiderata alla luce di quanto avvenuto. Quindi, al di là delle responsabilità del crimine, sulle quali ci sono dubbi (sono in molti a dire che sono stati i ribelli), non si è trattato di un attacco deliberato a una struttura sanitaria.( http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php… )

– L’altra volta gli avrebbero distrutto un reparto di ginecologia, ora gli avrebbero ucciso un pediatra. Certo che Médecins Sans Frontières ce la mette tutta per “dimostrare” che i suoi “ospedali” in Siria non sono centri di medicazione per i ribelli siriani.Ma anche se così fosse, basterebbe comunicare la loro localizzazione alle parti belligeranti per essere protetti almeno dalla Convenzione di Ginevra. Ma Médecins Sans Frontières – a differenza di TUTTE le altre organizzazioni genuinamente umanitarie che operano in teatri di guerra – non lo fa; e ne intende farlo per il futuro. Tenete a mente questo (e pure questo, e questo) la prossima volta che leggerete qualche altra denuncia di questa “organizzazione umanitaria”. (http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=15422 )

– Continuano a dilagare su Tv e giornali le accuse a senso unico contro l’aviazione siriana e russa che avrebbero distrutto l’ospedale Al Quds ad Aleppo con molti morti fra i quali “l’ultimo pediatra rimasto”. Come al solito non si dà spazio a ipotesi diverse e alle smentite secche da parte dei “colpevoli”. Né si sa ancora se l’ospedale fosse nascosto e non segnalato (come nel caso di febbraio). Riportiamo a tal riguardo una testimonianza proveniente da Aleppo; è di Nabil Antaki, medico, dei Fratelli Maristi, intervistato telefonicamente, il 1 maggio 2016, dalla giornalista Silvia Cattori.“Da tre giorni i media accusano il «regime di Assad» di aver bombardato e distrutto un ospedale sostenuto da Medici senza frontiere. Non c’è mai stato un ospedale di MSF ad Aleppo, nell’Est di Aleppo, dove avrebbe operato “l’ultimo pediatra rimasto in città”. Eppure abbiamo ancora molti pediatri qui in città. L’ospedale Al Quds menzionato non è sulla lista degli ospedali siriani realizzata prima della guerra dal ministero della Salute. Dunque, se esiste, è venuto dopo.Questo mostra bene che, per i media, conta solo questa sacca occupata dai ribelli, e che i tre quarti della città amministrati dallo Stato siriano, dove ci sono ancora diversi pediatri, non contano. Per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti, constato che i media main stream continuano a mentire per omissione. Fin dall’inizio della guerra ad Aleppo, 4 anni fa, non riferiscono i fatti nel loro insieme.“Qui ad Aleppo siamo disgustati dalla loro mancanza di imparzialità e oggettività. Parlano solo delle sofferenze e delle perdite di vite umane nella zona Est della città, controllata da Al Nusra, un gruppo terrorista affiliato ad Al Qaeda, che si continua a definire «ribelle», un modo per rendersi rispettabile. E restano muti sulle perdite e le sofferenze sopportate quotidianamente nei nostri quartieri occidentali, a causa dei tiri di mortaio da parte dei terroristi. E non parlano dell’embargo e delle interruzioni totali di acqua ed elettricità che i terroristici ci infliggono. (http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php…)

– ‪#‎Siria‬ A proposito dell’ultimo pediatra: Mio fratello lavora in un ospedale e Aleppo é piena di medici e pediatri! Basta bufale smettete di divulgare notizie false ‪#‎VivaAleppo‬ ( Naman Tarcha )

– Da un’intervista a Nabil Antaki (dei fratelli Maristi di Aleppo)”Aleppo è divisa in due parti, la parte est con 300.000 abitanti è nelle mani dei gruppi armati e la parte ovest con 2 milioni di abitanti è sotto il controllo dello Stato siriano; lì viviamo e operiamo noi. Noi non sappiamo quello che accade nell’altra parte della città, dunque io non posso né confermare né smentire, ma so due cose. La prima è che noi siamo bombardati quotidianamente dai ribelli e molti ospedali dalla nostra zona della città sono stati distrutti, bruciati o danneggiati dalla loro azione. La seconda è che siamo in una situazione di guerra ed è possibile che le bombe sganciate dall’esercito siriano abbiano toccato un ospedale, ma sicuramente non in modo intenzionale. Gli statunitensi e gli occidentali con le loro armi tanto sofisticate hanno spesso mancato i loro bersagli e causato dei ‘ danni collaterali ‘…Ciò che rimprovero a Medici senza frontiere è che danno conto delle sofferenze solo dell’altro lato della città, la parte ribelle, e mai delle sofferenze della nostra parte. I loro rapporti sono parziali.” ( http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=11811)

– #Siria ‪#‎Aleppo‬ 25 morti finora! Ospedale Dabbit clinica ostetrica completamente distrutto è stato colpito ora da razzo lanciato dai terroristi‪#‎MondoTace‬ #VivaAleppo ( Naman Tarcha )

– Questi quattro VIDEO vi mostrano le Bande armate finanziate da Nato e Unione Europea mentre devastano la Siria. (http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=15488)

– A fronte di quanto scritto finora, a che pro questa campagna di MSF?Chiediamo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di ribadire che ospedali, medici e pazienti non sono un bersaglio. Sei con noi? CONDIVIDI ‪#‎NotATargetOggi‬ i membri della Nazioni Unite voteranno una risoluzione per fermare futuri attacchi contro ospedali, pazienti e civili nelle zone di guerra. Dobbiamo assicurarci che sia la più efficace possibile!www.msf.it/…/a.151726297194.141735.6573…/10154956307327195/…

– In chiusura :”Il Regno Unito spende milioni di sterline per finanziare le operazioni mediatiche della cossiddetta “opposizione moderata siriana” nel contesto di quello che David Cameron definisce “propaganda di guerra” contro lo Stato islamico, riporta il Guardian. Il servizio stampa è controllato dal Ministero della Difesa del Regno Unito e ha lo scopo di produrre video, foto, rapporti militari, programmi radiofonici, e post sui social network con il logo dei gruppi di opposizione al fine di migliorare l’immagine delle fazioni ribelli che il governo britannico considera “opposizione armata moderata”. I materiali vengono fatti circolare sui media radiotelevisivi arabi e pubblicati on-line senza alcuna indicazione del coinvolgimento del governo britannico. L’operazione del Regno Unito a servizio di questi gruppi è iniziata dopo che il governo britannico non è riuscito a convincere il Parlamento a sostenere l’azione militare contro il presidente siriano Bashar Assad. Così, nell’ autunno del 2013, il Regno Unito ha deciso di agire dietro le quinte per influenzare il corso della guerra in Siria, in particolare plasmando la percezione dei gruppi di opposizione. ( http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=15510 )

FOTO Naman Tarcha

thanks to: l’Antidiplomatico

Russian Defense Ministry Refutes Claims of Strike on Syrian Hospital

The Russian Defense Ministry has denied reports that Russian forces delivered airstrikes on April 27 on a hospital in Syria’s Aleppo, Defense Ministry spokesman Igor Konashenkov said Wednesday.

n April, the international humanitarian group Doctors Without Borders (MSF) said that 50 people were killed in an airstrike which struck the al-Quds hospital in the Syrian city of Aleppo.

“The so-called news story about the bombing of a hospital in Al-Quds was picked up by many international media outlets as an example of failure of the Russian and US-agreed Syrian ceasefire. We checked this information; and today we will show you the real picture based on the reconnaissance data,” Konashenkov said.

One picture clearly shows the destroyed hospital, the general noted. “It’s an indisputable fact no one is denying.”

Al Quds hospital, April 2016
© Photo: Ministry of Defence
Al Quds hospital, April 2016

The second picture illustrates the hospital building with damage in identical places to the first photograph, however, this one was taken in October 2015.

Al Quds hospital, October 2015
© Photo: Ministry of Defence
Al Quds hospital, October 2015

“These photos clearly show that all alleged ‘eyewitness’ accounts of an airstrike on the hospital are fake. Further comments are unnecessary,” Konashenkov said.

Local sources blamed the attack on the Syrian government and Russia, which supports President Bashar Assad. However, the Russian Defense Ministry stated that he country’s planes did not carry out airstrikes in Syria in the past days, while Damascus put the blame on terrorist groups.

Sorgente: Russian Defense Ministry Refutes Claims of Strike on Syrian Hospital

La propaganda UE sui morti di Bruxelles

 

Orson Welles standing on stacks of newspapers in a scene from the film 'Citizen Kane', 1941. (Photo by RKO Radio Pictures/Getty Images)

 

Due documenti, in serie, sulla funzione dei media nella costruzione di una “opinione pubblica” che deve restare rigorosamente senza opinioni proprie, ma esclusivamete condividere quel che le viene propinato. Sono due documenti molto diversi, per impostazione riferimenti culturali, ma convergenti nell’illuminare l’orrore sottostante l’informazione mainstream e soprattutto l’orrore che vanno accompagnando.

L’imperialismo attuale, infatti, ha più il problema di controllare le proprie popolazioni che non piccoli o improbabili “nemici” militarmente così inferiori da non poter neanche esser presi in considerazione (dal Noriega di Panama, negli anni ’80, all’Isis, passando sui corpi di avversari davvero molto diversi fra loro: Milosevic, Saddam, Gheddafi, capi di stato o dittatori di diversi paesi dell’Africa settenrionale).

Per questo, fare continuamente il punto sull’avanzare delle metastasi nell’”informazione autorevole” è un compito decisivo. Che ovviamente nessuno può pensare di affrontare con le sue sole forze. Dopo Bruxelles, «La Stampa» e i sostenitori dei crimini di guerra, ecco dunque l’editoriale apparso su Resistenze.org.
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Enzo Pellegrin

27/03/2016

In un fotogramma di Quarto Potere, Orson Welles nei panni di Charles Foster Kane replica al suo interlocutore: “Lei si preoccupa di quello che pensa la gente? Su questo argomento posso illuminarla, io sono un’autorità su come far pensare la gente. Ci sono i giornali per esempio, io sono proprietario di molti giornali…”.
All’alba del Terzo Millennio non esistono solamente i giornali. Il parco dei mezzi di comunicazione di massa si è notevolmente ampliato, per forma, estensione e mezzo, ma il fine dei principali media mainstream è rimasto quello di Citizen Kane: indicare il modo in cui deve pensare la gente.
Nel mondo della comunicazione, il mezzo televisivo concorre con l’immediatezza di internet e dei social network. Nonostante una potenziale pluralità, la potenza della comunicazione mainstream è in grado di coprire ogni mezzo di diffusione, esercitando la propria capacità di orientare ma anche di silenziare o scoraggiare gli approfondimenti fastidiosi e le domande scomode.
Il doppio attentato terroristico di Bruxelles, con le bombe all’aereoporto di Zaventem ed alla stazione metro di Maellbeek si è rivelato ancora una volta banco di prova del più immediato mezzo di potere sulle opinioni dei cittadini.
Già alle ore 10:27, poco più di due ore dopo l’attacco, il media Derniere Heure DH.net.be del gruppo belga IPM “ha pubblicato i fermi immagine delle videocamere di sorveglianza alle 10:27 am, due ore e mezzo prima che venissero rilasciate ufficialmente dalla Polizia di Bruxelles: alle 12:58pm.” [1]. Dello stesso gruppo mediatico IPM fa parte del resto la testata La Libre, la quale ha avuto la sfrontatezza di soffiare sul fuoco della paura pubblicando addirittura “un falso video, asserendo che provenisse dalle telecamere di sorveglianza di Bruxelles, ma utilizzando invece un filmato di repertorio dell’attacco terroristico a Mosca del gennaio 2011.” [2].
Poche ore dopo l’attentato, i media mainstream avevano già dato precisi input su come dovesse essere considerato l’attentato: 1) è un attentato dell’Isis, 2) è un attentato contro l’Europa, 3) i terroristi viaggiano indisturbati nei nostri aeroporti e la vita di ognuno di noi è in assoluto pericolo.
La corrente del terrore era già partita. E non solo dagli attentatori.
Non intendiamo qui affrontare alcun pendio dietrologico o complottista. Piace a chi scrive analizzare fatti e non suggestioni. D’altronde, non si possiedono al momento sufficienti evidenze per una seria indagine.

Ciò che qui si vuole analizzare è la corrente di opinione veicolata dai media: dove si dirige, quali sono le sue mete.
Vale la pena di notare che – qualche giorno fa – questa corrente si trovava impegnata più nel silenziare che nel gridare.
Soprattutto sull’argomento Unione Europea.
Da parecchio tempo l’Unione Europea naviga in acque cattive. La crisi greca e la destabilizzazione dell’Ellade ha raggiunto ormai la cronicizzazione. Ogni giorno il paese è bloccato, continuano gli scioperi e gli scontri con le autorità governative che applicano la disumana ricetta d’austerità delle oligarchie plutocratiche dell’UE.
Su tutti i media europei, per la Grecia che brucia, c’è l’imposizione del silenzio quasi assoluto.
Silenzio imposto anche in Francia sugli imponenti cortei sindacali contro le riforme reazionarie imposte dall’UE per limitare i diritti dei lavoratori nel nuovo codice del lavoro. Le manifestazioni, sostenute dai principali sindacati e dalle organizzazioni studentesche, hanno portato in piazza diverse migliaia di persone in ogni grande città della Francia. In Spagna e Portogallo l’UE non riscuote miglior sorte ed il 23 di giugno dovrà svolgersi nel Regno Unito il referendum sulla permanenza nella UE.
Per gli italiani che hanno visto approvare la bestialità del jobs act senza uno sciopero serio, nel silenzio complice delle maggiori organizzazioni sindacali e nella risibile opposizione parlamentare, sembra di vedere un mondo della fantasia.

Poi accade in Spagna la tragedia dell’incidente al torpedone di studentesse.
Per i media mainstream è un’occasione da sfruttare per portare un po’ d’acqua al mulino di quell’Unione Europea così odiata nelle piazze di tutta Europa.
Se quei corpi che hanno tragicamente perso la vita sul bus fossero tornati da Gardaland, la stampa gli avrebbe riservato un trafiletto su La Nuova Provincia. Ma questi tornavano dal mitizzato Erasmus, quindi sulle loro povere membra si è esercitato il cordoglio pubblicitario e propagandistico dell’Europa come mito di caduta delle frontiere, opportunità e strenne di felicità. Nessuno si è chiesto come mai, nel magico capitalismo europeo, un povero anziano conducente di bus si trovasse ancora obbligato a faticare all’età di sessantotto anni e si vedesse costretto ad affrontare un viaggio notturno. Di questo occorreva chiedere conto all’Europa dell’Erasmus.

Poi ci sono Zaventem e Maelbeek.
Boato, fumo, corpi e membra lacerate. Paura.
E’ venuto il momento per i media mainstream di gridare e cavalcare un’enorme opportunità.
L’attacco al cuore dell’Europa esige che gli europei si stringano attorno ad uno stato che non c’è, che non è il loro, che li sfrutta e che li rende poveri. Ma dall’altra, per i media, c’è il terrore.
Allora è una scelta obbligata.
Allora silenzio e mani giunte: ci sono i morti.
Sventoli il sudario blu con le stelle d’oro.
Silenzio tutti gli altri.

Nel veloce succedersi degli eventi, nessuno si stupisce del fatto che – come in altri gravi attentati – poche ore dopo siano disponibili le foto degli attentatori e i loro nomi. Di uno di essi, grazie alle informazioni di un tassista che lo avrebbe accompagnato all’aeroporto, viene addirittura rinvenuto il computer portatile in un cestino della spazzatura, con una sorta di testamento.
Tutto chiaro o quasi.

Gli italiani ricorderanno una simile velocità di analisi in una delle loro cosiddette stragi di stato: il massacro di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Poco tempo dopo l’attentato, il questore Marcello Guida dava in pasto alle telecamere della Rai il capro espiatorio dell’anarchico Pietro Valpreda. Ed anche qui c’era un tassista, il famoso Rolandi che riconobbe Valpreda, solo perché altri simili non riusciva a vedere nei tre che gli avevano presentato: “Se non è lui qui non c’è”: era la caratura di quel riconoscimento. Anni più tardi le inchieste scagionarono l’anarchico e accertarono la responsabilità nell’attentato di settori dei servizi segreti insieme a personaggi dell’estrema destra eversiva.
Ciò che allora si doveva silenziare erano le rivendicazioni operaie nell’autunno caldo 1969.
Non si vuole qui gettare una suggestione per similitudini, ma quantomeno salvare l’operatività del dubbio.
D’altronde, lo studio delle condizioni storiche non è mai superfluo. E’ innegabile che oggi, in Europa, servono all’oligarchia dominante poche ed essenziali cose: 1) limitare la democrazia e la manifestazione del pensiero (lo si è prospettato e in parte attuato in Francia all’indomani degli attentati di Parigi) 2) legittimare le varie guerre di aggressione nel mondo, volte all’accaparramento delle risorse ed al dominio del mercato mondiale 3) creare un nemico e delle divisioni interne tra la maggioranza degli sfruttati.
Dopodiché ragioniamo, a mente aperta, su tutto.
Sul piano delle manifestazioni, a Bruxelles si è imposto, sull’onda degli eventi, un divieto assoluto dei cortei. E’ stato persino vietato un banale assembramento promosso da pacifisti. In questo clima di divieto si sono però lasciati arrivare, il giorno di Pasqua, sulla Piazza della Borsa, 250 sparuti manifestanti nazisti e di estrema destra, i quali hanno sfidato l’ordine pubblico a suon di sassate, macchine incendiate, commettendo reati di devastazione ed intimidazione violenta dei manifestanti pacifici che commemoravano i morti.
Uno degli obiettivi del patriottismo europeo agitato a piene mani sulle membra dei morti innocenti è quello di silenziare le vere cause della guerra del terrore. Diviene comodo agitare la bandiera del male assoluto, il fondamentalismo di Daesh contro la civiltà del progresso e della libertà.

Silenzio invece su chi presenta prove oggettive di responsabilità degli Stati occidentali, della Nato, dell’UE, di Israele e della Turchia nel finanziamento delle organizzazioni terroristiche come Isis e Daesh. Per una disamina dell’ingente materiale vedi M. CHOSSUDOVSKY, Is The ISIS Behind Brussels Attacks. Who is Behind The ISIS?, http://www.globalresearch.ca/is-the-isis-behind-the-brussels-attacks-who-is-behind-the-isis/5515765.
Silenzio invece sul ruolo dell’economia capitalista giunta al suo estremo grado di oligopolio globale, in grado di condizionare e limitare ogni sovranità statale, silenzio sulla necessità di questi oligopoli di condurre una guerra senza fine, destabilizzando interi stati e depredando le loro risorse.
Altrettanto silenzio sul ruolo dei servizi segreti e dei circoli di estrema destra nella pianificazione degli attentati terroristici in Europa.

Recentemente, Alex Lantier, ha documentato come una delle armi utilizzate negli attacchi di Parigi provenisse dalla Century Arms, fornitore d’armi della Florida in stretti rapporti con la Cia, già implicata in spedizioni d’armi al sanguinario regime guatemalteco attraverso il trafficante d’armi israeliano Ori Zeller. In aggiunta, Lantier riferiva come – nell’ambito dell’inchiesta per gli attentati di Parigi – la polizia francese ed il Parquet (Procura) di Lille avessero fermato “Claude Hermant, un ex membro del servizio d’ordine del Front National attivo nei circoli di estrema destra nel nord della Francia nonché informatore confidenziale di polizia e doganieri per chiedergli informazioni circa gli attacchi di gennaio a Charlie Hebdo e all’Hyper Cacher. La polizia ha ammesso che è stato trattenuto per chiedergli se ha venduto armi ad Amedy Coulibaly, lo sparatore dell’Hyper Cacher. Ciò ha confermato le iniziali notizie circa il fatto che la procura di Lille stesse indagando sui legami tra Hernant e gli attacchi di gennaio. Il ministro dell’interno francese Bernard Cazeneuve ha successivamente eccepito il segreto di stato per fermare queste indagini. In ogni caso, tale decisione e molti dettagli dell’indagine su Hernant sono comunque trapelati alla stampa. L’inchiesta di Lille sembra considerare la possibilità che Hernant stesso facesse semplicemente da mediatore in una più vasta rete coinvolta nella fornitura dell’arma allo sparatore.

Per un approfondimento vedi: A. LANTIER, Un’arma utilizzata negli attacchi di Parigi del 13 novembre proviene da un fornitore d’armi in stretto contatto con la CIA, resistenze.org, n. 570, 19.12.2015, http://www.resistenze.org/sito/te/po/fr/pofrfn19-017275.htm .

Il patriottismo veicolato ha anche obiettivi politici.
In Italia, rispondendo con molto zelo al comando proveniente da Bruxelles, il Ministro della Giustizia Orlando ha subito richiesto nuove cessioni di sovranità all’oligarchia tecnocratica della UE, chiedendo che venissero rafforzati azione e poteri della c.d. Procura Europea.
Sollecitare la cessione di sovranità nazionali sembra anche essere l’obiettivo delle sterili polemiche sull’asserita inefficienza della polizia belga, dimenticando che Bruxelles, prima ancora di essere un distretto dei poliziotti belgi, è la sede dell’UE e del Comando NATO.
I palazzi della NATO a Bruxelles sono uno dei luoghi dove sin dal 2011, in collaborazione con gli alti comandi turchi ed Israele, si è programmato l’intervento militare in Siria realizzato anche attraverso il reclutamento e l’addestramento di “freedom fighters” in tutto il mondo musulmano, sulla falsariga di ciò che venne fatto con i Muhjaeddin nel conflitto tra URSS e Afghanistan. Questi soggetti combattenti, come risulta da fonti israeliane ( www.debka.com/article/21207 cit. in M. Chossudovsky, Is the ISIS Behind the Brussels Attacks? Who is Behind the ISIS?,http://www.globalresearch.ca/is-the-isis-behind-the-brussels-attacks-who-is-behind-the-isis/5515765) dovevano combattere al fianco dei cosiddetti ribelli siriani per rovesciare il legittimo governo del Presidente Assad. Gli stessi combattenti sono stati poi integrati nelle organizzazioni terroristiche finanziate dagli USA e dai loro alleati, incluse Jabat Al Nusrah e l’ISIS. Quell’ISIS che si dice responsabile degli attacchi a Bruxelles.
Sempre in Italia, la stessa opposizione parlamentare ha prontamente silenziato i suoi pur deboli e populistici atteggiamenti critici nei confronti dell’UE. Nel corso del suo incontro con gli ambasciatori dei Paesi UE, il grillino Di Maio ha tenuto a far sapere che “la campagna grillina anti-euro non fu una fantastica idea, e se dipendesse da lui la lascerebbe nel cassetto: proprio ciò che a Bruxelles (e a Berlino) desiderano sentirsi dire. Tra i tanti populismi da cui l’Europa è afflitta, Francia e Germania comprese, quello grillino non viene considerato il pericolo numero uno.” [3]
Tra lo zelo al mainstream UE di maggioranza ed opposizione nelle poltrone parlamentari e l’odio miscelato in mille pericolosi modi dagli estremismi di destra, occorre armare l’intelletto di una task force a difesa della ragione e dell’indipendenza di giudizio, l’unico metodo che un popolo ha a propria disposizione per gettare i semi del proprio affrancamento e della propria autodeterminazione.

Note: 
[1] M. CHOSSUDOVSKY: Brussels Attacks: What Is True and What Is Fake?, http://www.globalresearch.ca/the-brussels-attacks-what-is-true-what-is-fake-three-daesh-suspects-at-brussels-airport/5516269, traduzione italiana sul sito www.resistenze.org.
[2] M. M. CHOSSUDOVSKY: cit. nota 1.
[3]http://www.lastampa.it/2016/03/24/italia/politica/cos-i-grillini-provano-a-sedurre-leuropa-m5RZSZmUdDaVNVvFMZrtrJ/pagina.html

da http://www.resistenze.org – pensiero resistente

thanks to: Contropiano

Presa Diretta fa propaganda OGM

mais ogmLa domanda se gli OGM fanno bene o fanno male posta alla trsmissione d’inchiesta Presa Diretta, è una domanda volutamente fuorviante per non affrontare i veri problemi e sostenere la tesi che c’è atteggiamento preconcetto e a scientifico verso gli OGM, da parte del mondo del biologico e gli ecologisti.

Siamo davvero rimasti allibiti guardando la puntata di Presa Diretta di ieri. Pensavamo che il programma fosse uno degli ultimi baluardi del giornalismo d’inchiesta. Quello che ascolta e da voce a tutti gli interlocutori, che sviscera, legge, approfondisce, conosce per riportare ai cittadini una visione a 360 gradi, offrendo gli strumenti per decidere al meglio da che parte stare.
Invece no, ieri sera Riccardo Iacona ha celebrato un bel funerale del giornalismo d’inchiesta. Seppellito sotto troppa superficialità, fretta, mancanza di conoscenza dei problemi reali, mancanza di contraddittorio, totale parzialità.
E ci auguriamo che i motivi siano solo questi e non altri, meno edificanti ma prassi per le lobby OGM.
Uno spot pro OGM, senza sé e senza ma. Nonostante avessimo chiesto con largo anticipo e con varie forme di essere ascoltati.
Nella puntata di ieri si è giocato inoltre molto sulla confusione. Accettando affermazioni che nulla hanno a vedere con la scienza come affermare che l’evoluzione naturale delle specie ha prodotto OGM e anche cadendo in continue contraddizioni. Ma saranno tutti matti allora i cittadini consumatori, ambientalisti e produttori, rappresentati da oltre 40 associazioni tra cui Coldiretti, CIA, slow food, Legambiente, Wwf ecc… che sono contrari agli Ogm? Sono tutti “traditori della scienza” i ricercatori che non credono negli organismi geneticamente modificati come soluzione per sfamare il mondo? Sono tutti incoscienti che vogliono affossare la ricerca i politici che hanno vietato la coltivazione di OGM? Sono tutti autolesionisti gli agricoltori che vogliono salvaguardare i loro terreni praticando metodi biologici e di tutela della biodiversità? E’ contro la scienza chi ricorda che il polline vola e contamina chi per norma non deve contenere OGM?
Come mai nessuno di loro è stato interpellato? Eppure non è difficile trovarli. Come mai l’unico agricoltore biologico intervistato era americano? Gli USA, sul biologico, si sa non hanno le nostre garanzie e le nostre tutele, anzi fanno saltare gli accordi commerciale se si osa mettere l’obbligo di dichiarazione in etichetta.
Come mai in riferimento al glifosate è stato solo molto fugacemente che lo IARC (Istituto per la ricerca su cancro dell’OMS) lo ha definito sicuro cancerogeno per animali e probabile cancerogeno per l’uomo e invece si è parlato solo del parere dell’EFSA che, con una dichiarazione a detta di molti scienziati, definita “truffaldina”, ha messo in discussione il parere dello IARC ? Perché nessuno ha fatto rilevare che l’80 degli OGM in commercio è resistente no alla siccità, no a parassiti ma al glifosate cancerogeno e inefficiente visto che molte piante infestanti sono diventate resistenti?
Lo sa Iacona che secondo uno studio americano , che ha analizzato 40 anni di ricerche scientifiche, il biologico e l’agricoltura sostenibile possono sfamare il mondo, salvaguardando l’ambiente e contrastando i cambiamenti climatici senza aggredire la salute dei consumatori? Perché non ha intervistato uno di questi scienziati? Possiamo passargli i contatti se è interessato. (link)
Insomma, i buchi di informazione e le contraddizioni sono stati davvero troppi. Fino alla fine quando si è parlato di cambiamenti climatici. Ma lo sanno Iacona e la Boschin che la maggior parte delle emissioni che incidono sui cambiamenti climatici vengono dall’agricoltura e dalla zootecnia intensiva? Hanno mai letto qualche documento serio riguardo a questo?
Lo sanno che la Pacha Mama avrebbe invece bisogno di rotazione dei terreni, di non essere avvelenata dai pesticidi che le coltivazioni OGM chiedono in forma massiccia, e che i cambiamenti climatici si contrastano soprattutto tutelando la biodiversità e abbandonando le monoculture?
Caro Iacona, ci auguriamo davvero con tutto il cuore di doverci ricredere sulla qualità del tuo programma e che quello di ieri sera sia stato solo un brutto scivolone. Può succedere purchè sia un errore e non un omaggio a qualcuno.
A questo punto però bisognerebbe interpellare tutti coloro che contro gli Ogm si battono da anni, in prima linea l’agricoltura biologica che , al contrario di tutti quelli che stanno distruggendo il pianeta per soldi, lavorano e si impegnano per salvaguardare davvero l’ambiente, le nostre eccellenze alimentari, il nostro ricco patrimonio di biodiversità e, sì certo, anche la nostra salute.
Perché anche se questo non è scientificamente dimostrato, la questione è controversa e quando c’è di mezzo la salute bisogna applicare il principio di precauzione.
Aspettiamo quindi con ansia di essere contattati quando parlerete di nuovo di questi temi
Grazie

Di Vincenzo Vizioli

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MITI DI ISRAELE: Un’intervista con Ramzy Baroud – Israeli Myths: An Interview with Ramzy Baroud

FEBRUARY 12, 2016 – di Soud Sharami(*)

muro

I palestinesi stavano meglio sotto il governo laburista che con il Likud?

Per molti anni la maggior parte del mondo occidentale ha compreso Israele in base ad un insieme di miti, dalle prime favole dei sionisti che facevano fiorire il deserto alla Palestina che si supponeva fosse una terra senza un popolo per un popolo senza terra.

Questa mitologia intricata e pubblicizzata si è evoluta negli anni, così come l’hasbara israeliana si è affannata ad elaborare una percezione di realtà che era necessaria per giustificare le sue guerre, la sua occupazione militare, la sua costante violazione dei diritti umani e tutti i crimini di guerra.

La propaganda insistente israeliana ha fatto uno splendido lavoro per preservare l’immagine di Israele in modo internazionale, malgrado la marea sia iniziata alcuni anni fa con la prima grande guerra a Gaza del 2008.

Naturalmente, l’hasbara israeliana non sarebbe sopravvissuta un giorno, se i media occidentali avessero avuto la volontà o l’audacia di presentare senza vergogna la verità sulla situazione in Palestina.

Ho parlato con il dott. Ramzy Baroud, giornalista e scrittore, per spiegare i miti e le realtà dello Stato israeliano: la democrazia liberale con le maggiori divisioni fra la destra e la sinistra.

Ramzy Baroud:  Un aspetto della percezione occidentale di Israele è che lo Stato “ebraico”, che è anche una democrazia, ha sperimentato una battaglia fra ideologi di destra e forze liberali che si sono prodigate per preservare gli ideali democratici israeliani. Sostenendo questo non sense, l’immagine di Israele è stata largamente preservata come una società democratica, dove le forze del bene e del male, democratici e non, destra, sinistra e centro, spesso coesistono, e all’interno di tale coesistenza la democrazia rifiorisce.

Soud Sharabani: Per quello che concerne il trattamento dei palestinesi ci sono state sostanziali differenze tra le colombe di sinistra e i falchi della destra?

Ramzy Baroud. Questi travisamenti sono sempre in contrasto con la realtà. Prendi qualsiasi aspetto della Storia israeliana che molti, persino nell’emisfero occidentale, vedono come immorale ed inumano. Per esempio la pulizia etnica dei palestinesi, il massacro del 1947-’48, il razzismo contro i palestinesi che è rimasto nell’Israele di oggi dopo l’esodo/Nakba, l’occupazione illegale della West Bank e Gaza, l’annessione illegale di Gerusalemme Est, la costruzione di insediamenti illegali, la costruzione del muro dell’apartheid, e più recentemente, le guerre su Gaza che hanno ucciso più di 4.000 persone dal 2008. Se uno oggettivamente guarda al governo che ha governato e continua a governare Israele e che ha diretto questi eventi orribili, abbandonerebbe immediatamente la nozione che le élite che governano sono divise fra falchi e colombe. Il fatto è che il Partito Mapai, a cui si sono unite altre forze, si suppone “progressiste” e unite al Partito Laburista negli anni ’80, è stato responsabile per la maggior parte della sanguinosa pulizia etnica e pratiche illegali che hanno spinto la situazione fino a questo grado di disperazione.

Soud Sharabani. Quando le forze di destra hanno raggiunto il potere in Israele?

Ramzy Baroud. L’ala di destra in Israele non ha raggiunto una supremazia fino agli ultimi anni ’60. Prima Israele era stato governato esclusivamente da governi laburisti. Gli ufficiali dell’attuale governo di destra di Netanyahu sono assolutamente crudeli e non umanitari, e la realtà è che questo comportamento ha le radici nel passato politico. Tutte le idee razziste, richiami alla violenza ed alla pulizia etnica, e agendo contro la pace hanno anche loro radici nelle pratiche del governo laburista del passato e spesso i partiti di centro e di sinistra sono più o meno d’accordo, spesso pubblicamente. In altre parole, mentre l’élite d’Israele può non essere d’accordo su argomenti interni, c’è poco disaccordo sull’occupazione, l’uso di forze militari, gli insediamenti e il sostegno alla superiorità razziale degli ebrei sui non ebrei. Quello che differisce largamente è l’espressione dei loro discorsi politici, non i risultati.

Soud Sharabani. Allora perché nell’Occidente la gente ancora pensa che il Partito laburista sia tutto per la pace?

Ramzy Baroud. Detto ciò, la ragione fondamentale per cui alcuni insistono nel mantenere questo mito – che il Partito Laburista ama la pace – è che alcuni promuovono ancora l’idea che Israele è governato fa forze democratiche, Partiti che amano la pace etc, il che permette ai governi occidentali tempo e spazio per ignorare la situazione critica dei palestinesi. Leaders di destra come Netaniyahu e i suoi razzisti sicari come Moche Yaalon, Silvan Shalon, Aylet Shaked e Naftali Bennet, che urlano sempre dichiarazioni razziste e violente sono un imbarazzo per l’Europa – che è ancora un difensore di Israele – e rendono ancora più difficili per gli Stati Uniti sostenere la farsa del processo di pace. L’Occidente anela per i giorni in cui Israele era governato da leader meno belligeranti, a prescindere dai loro violenti ordini del giorno.

Soud Sharabani. Mi spieghi cosa ha fatto il governo laburista per guadagnarsi il titolo di governo che ama la pace?

Ramzy Baroud. I laburisti non hanno propensione per la pace.

I governi laburisti in Israele, sia quelli che hanno governato negli anni ’40 e ’50, sia quelli sotto la leaderships di Yitzhak Rabin, Ehud Barak e così via, non hanno mai mostrato segni tangibili che la fine dell’occupazione e la garanzia ai palestinesi per una forma di reale sovranità, fosse nelle loro agende. Non credere alla montatura.

A Rabin è stato assegnato il premio nobel per la pace dopo il 1993, anno in cui sono stati firmati gli accordi di Oslo, nonostante il fatto che Oslo non ha dato ai palestinesi  sovranità o addirittura auto-determinazione. Invece ha tagliato la West Bank in varie zone controllate dall’esercito israeliano; e ha truffato alcune élite palestinesi con falsi titoli, VIP cards e denaro per stare al gioco. Rabin è stato ucciso da un fanatico di destra perché, per quello che riguardava gli ultranazionalisti religiosi, anche la “concessione” di una bandiera palestinese e l’inno nazionale, tra le altre “conquiste” simboliche offerte ai palestinesi da Oslo, erano ancora considerate un tabù.

 

Soud Sharabani. Raccontaci della costituzione delle colonie nella West Bank e Gaza: sono state la creazione del Governo di destra o dei Laburisti?

Ramzy Baroud. A causa della formazione dei governi di destra, noi pensiamo sempre che i partiti religiosi siano interamente opera del likud. Il fatto è che è stato il Partito Laburista ha dare prevalenza al campo religioso. Subito dopo la guerra del 1967, i laburisti hanno scatenato la costruzione di colonie nella West Bank e a Gaza. Le prime colonie avevano fini strategicamente militari, l’intento era quello di creare abbastanza colonie israeliane e presenza sul terreno per alterare la natura di futuri processi di pace. Tutto ciò accadde con il “piano Allon”, che ha preso il nome di Yigal Allon, un generale e ministro nel governo israeliano che si prese il compito di tracciare una visione israeliana per i nuovi territori occupati palestinesi. Questo piano voleva annettere più del 30% della West Bank e tutta Gaza per scopi di sicurezza. Stipulava l’istituzione di un “corridoio di sicurezza” lungo il fiume Giordano, fuori dalla “linea verde”, una demarcazione unilaterale dei suoi confini con la West Bank. Il piano pensava all’incorporazione di tutta la Striscia di Gaza in Israele, e voleva restituire parti della West Bank alla Giordania, come primo passo per incrementare “l’opzione Giordana” per i rifugiati palestinesi. In effetti, questo non è stato altro che una pulizia etnica insieme alla creazione di una “terra patria alternativa” per i palestinesi. Evidentemente il piano fallì, ma non interamente. I nazionalisti palestinesi assicurarono che non sarebbe stata realizzata nessuna “madre patria alternativa”, ma il sequestro, la pulizia etnica e l’annessione di terra occupata fu un successo.

Soud Sharabani. Quindi il governo laburista non ha mai avuto intenzione di restituire  i territori occupati?

Ramzy Baroud. Quello che era importante e consequenziale, è che il piano Allon ha fornito un segnale inequivocabile che il governo laburista di Israele aveva ogni intenzione di avere il potere, soprattutto in grandi parti della West Bank e tutta Gaza, e che non aveva nessuna intenzione di rispettare la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Per sfruttare al meglio le “allettanti” politiche di insediamento del governo in West Bank, un gruppo di religiosi ebrei affittò in Hebron, città della Palestina, un hotel per passare la Pasqua alla Grotta dei Patriarchi e semplicemente si rifiutò di lasciare, scatenando la passione biblica di religiosi israeliani ortodossi in tutto il paese, riferendosi alla West Bank con i  nomi biblici, Giudea e Samaria. Ciò fece infuriare i palestinesi, che videro in totale disperazione la loro Terra conquistata, rinominata e poi abitata da estranei. Nel 1970, per “pubblicizzare” la situazione, il governo israeliano costruì l’insediamento di Kiryat Arba alla periferia della città araba, che fece arrivare ancor più ebrei ortodossi a Hebron.

Il piano Allon era stato inteso per motivi strategici e politici, ma subito dopo ciò che era strategico si mescolò con ciò che divenne religioso e spirituale.

Indipendentemente da ciò, in ultima analisi, i palestinesi stavano perdendo la loro terra ad una velocità rapida, per un processo che avrebbe portato a grandi trasferimenti di popolazione israeliana, inizialmente a Gerusalemme est – che era in sé illegalmente annessa poco dopo la guerra del 1967 – e, infine, nel  resto dei territori occupati.

Negli anni la strategica crescita delle colonie fu completata da espansione motivata religiosamente, sostenuta da un forte movimento, e aiutata a raggiungere i suoi obiettivi da Gush Emunim (movimento politico messianico sionista israeliano) nel 1974. Il movimento aveva la missione di colonizzare la West Bank con gruppi di fondamentalisti.

(*)Souad Sharabani per 30 anni è stato un giornalista radiofonico indipendente con sede a Toronto in Canada. Ha lavorato per la CBC e BBC, così come per PEN INTERNATIONAL.

trad: Invictapalestina – Maria Tarsia e G.Pasi

Fonte: http://www.counterpunch.org/2016/02/12/israeli-myths-an-interview-with-ramzy-baroud/


Israeli Myths: An Interview with Ramzy Baroud

Were the Palestinians better off under Labor government than under Likud?

For many years, much of the Western world understood Israel based on a cluster of myths, from the early fables of the Zionists making the desert bloom, to Palestine supposedly being a land without people for a people without land. That intricately constructed and propagated mythology evolved over time, as Israeli hasbara labored to provide a perception of reality that was needed to justify its wars, its military occupation, its constant violations of human rights and its many war crimes. Persistent Israeli propaganda did a splendid job of preserving the image of Israel internationally, although the tide began turning a few years ago starting with the first major war on Gaza in 2008. Of course, the Israeli hasbara would not have survived a day if Western mainstream media had the willingness or the audacity to unabashedly present the truth about the situation in Palestine.

I talked to Dr. Ramzy Baroud a writer and a journalist to explain the myths and realities of Israeli State: the liberal democracy with major divisions between the Right and the Left.

Ramzy Baroud: One aspect of the Western perception of Israel is that the ‘Jewish-state’, which is also a ‘democracy’, has been experiencing a battle between rightwing ideologues, and liberal forces that have labored to preserve Israel’s democratic ideals. By advocating such nonsense, Israel’s image was largely preserved as that of a democratic society, where forces of good and evil, democratic and otherwise, right, left and center, often co-exist, and within that co-existence, democracy blossoms.

Souad Sharabani: As far as the treatment of Palestinians is concern have there been substantial differences between the Left/the Doves and the Right/ the Hawkes?

Ramzy Baroud: Such misrepresentations are always grossly at odds with the reality. Take any aspect of Israeli history that many even in the western hemisphere now see as immoral and inhumane – for example, the ethnic cleansing of the Palestinians, the massacres of 1947-48, the racism against Palestinians who remained in today’s Israel after the exodus/Nakba, the illegal occupation of the West Bank, and Gaza, the illegal annexation of East Jerusalem, the construction of the illegal settlements, the building of the Apartheid Wall, and, more recently, the wars on Gaza which killed over 4,000 people since 2008. If one objectively looks into which governments ruled and continue to rule Israel, and which have directed these horrific events, one would immediately abandon the notion that the Israeli ruling elites are divided between doves and hawks. The fact is it was the Mapai Party, which was later joined by other supposedly ‘progressive’ forces and joined the Labor Party in the 1960s, that has been responsible for most of the bloodletting, ethnic cleaning and illegal practices that have pushed the situation to this degree of desperation.

Souad Sharabani: When did the rightwing parties gain power in Israel?

Ramzy Baroud: The rightwing in Israel did not achieve prominence until the late 1970s. Prior to that Israel was ruled exclusively by Labor governments. Benjamin Netanyahu’s current rightwing government officials are by no means short of exacting utter cruelty in inhumaneness, and the reality is that this behavior is rooted in a political past. All of their racist ideas, militant outlooks, calls for violence and ethnic cleansing, and anti-peace agendas are either rooted in Labor government practices in the past, or are more or less agreed upon, often publically, by the current center and left parties. In other words, while Israeli elites may disagree on internal matters, there is hardly much disagreement on the occupation, the use of military force, the illegal settlements and the overall advocacy for racial superiority of Jews over non-Jews. What largely differs is the expression of their political discourses, never the outcomes.

Souad Sharabani: So why in the west people still believe the Labor Party was all about Peace?

Ramzy Baroud: That said, the fundamental reason why some insist on maintaining that myth – of the peace-loving Labor Party – is that some are still frenziedly promoting the idea that Israel is still governed by democratic forces, peace-loving parties and so on, which allows Western governments time and space to ignore the plight of the Palestinians. Rightwing leaders like Netanyahu and his utterly racist goons like Moshe Yaalon, Silvan Shalon, Ayelet Shaked and Naftali Bennet, who are constantly mouthing off racist and violent statements are an utter embarrassment to Europe – still a major supporter of Israel – and they make it very difficult for the United States to even sustain the charade of its peace process. The West longs for the days when Israel was governed by less belligerent sounding leaders, regardless of their violent agendas.

Souad Sharabani: Please explain to me what has Labor done to deserve the title Peace Loving Government?

Ramzy Baroud: Labor has no traction for Peace.

Labor governments in Israel, whether those that existed in the late 40s and 50s, or those that ruled under the leaderships of Yitzhak Rabin, Ehud Barak and so on, never truly showed any genuine sign that ending the occupation and granting Palestinians a form of real sovereignty was ever on their agendas. Don’t believe the hype. Rabin was given a Nobel Peace Prize after the 1993 signing of the Oslo accords despite the fact that Oslo did not give Palestinians sovereignty or even self-determination. Instead, it sliced up the West Bank into various zones, ultimately controlled by the Israeli army; and bribed some within the Palestinian elites with fake titles, VIP cards and mounds of money to play along. Rabin was killed by a rightwing zealot because as far as the religious and ultra nationalist camps in Israel were concerned, even such ‘concessions’ as a Palestinian flag and a national anthem, among other symbolic ‘achievements’ offered to the Palestinians by Oslo, were still considered a taboo.

Souad Sharabani: Tell us about the construction of Settlements in The West Bank and Gaza; were they the creation of the Right Wing Government or of Labor?

Ramzy Baroud: Due to most formations of rightwing governments, we always assume that the religious parties are entirely the work of the Likud. The fact is it was the Labor that gave the religious camp its prominence. Soon after the 1967 war, the Labor-led Israeli government unleashed settlement construction throughout the West Bank and Gaza. The early settlements had strategic military purposes, for the intent was to create enough Israeli settlements and presence on the ground to alter the nature of any future peace processes. Thus came into effect the Allon plan, named after Yigal Allon, a former general and minister in the Israeli government who took on the task of plotting an Israeli vision for the newly conquered Palestinian territories.

This plan sought to annex more than 30 percent of the West Bank and all of Gaza for security purposes. It stipulated the establishment of a “security corridor” along the Jordan River, as well as outside the “Green Line”, a one-sided Israeli demarcation of its borders with the West Bank. The plan envisioned the incorporation of all of the Gaza Strip into Israel, and was meant to return parts of the West Bank to Jordan as a first step toward implementing the “Jordanian option” for Palestinian refugees. In effect, this was nothing but ethnic cleansing coupled with the creation of an ‘alternative homeland’ for Palestinians. Evidently, the plan failed, but not in its entirety. Palestinian nationalists ensured that no alternative homeland was ever to be realized, but the seizure, ethnic cleansing and annexation of occupied land was a resounding success.

Souad Sharabani: So returning the newly occupied territories was never the intention of the Labor government?

Ramzy Baroud: What was important and consequential, is that the Allon plan provided an unmistakable signal that the Labor government of Israel had every intention of retaining power, particularly in large parts of the West Bank and all of Gaza, and it further had no intention of honoring United Nations Security Council Resolution 242.

To capitalize on the government’s ‘alluring’ settlement policies in the West Bank, a group of religious Jews rented a hotel in the Palestinian town of Hebron to spend Passover at the Cave of the Patriarchs, and simply refused to leave, sparking the Biblical passion of religious orthodox Israelis across the country, who referred to the West Bank by its Biblical names, Judea and Samaria. Their move ignited the ire of Palestinians, who watched in complete dismay as their land was conquered, renamed and later settled on by outsiders. In 1970, to ‘diffuse’ the situation, the Israeli government constructed the Kiryat Arba settlement at the outskirts of the Arab city, which invited even more orthodox Jews to Hebron.

Allon’s plan may have been intended for strategic purposes, but soon after, what was strategic and political intermingled with what became religious and spiritual. Regardless, in the final analysis, Palestinians were losing their land at a rapid speed, a process that would eventually lead to major Israeli population transfers, initially to occupied East Jerusalem – which was itself illegally annexed shortly after the 1967 war – and eventually to the rest of the occupied territories. Over the years, the strategic settlement growth was complemented by the religiously motivated expansion, championed by a vibrant movement, and exemplified in the finding of Gush Emunim (Bloc of the Faithful) in 1974. The movement was on a mission to settle the West Bank with legions of fundamentalists.

Soud Sharabani for 30 years has been a freelance radio journalist based in Toronto Canada. She has worked for the CBC and BBC, as well as for PEN INTERNATIONAL.

thanks to: Invicta Palestina

counterpunch

Parlamentare britannico: Israele ha costruito a tavolino la storia degli accoltellamenti, il Partito Conservatore è influenzato dal “denaro ebraico”

Il Parlamentare laburista Sir Gerald Kaufman ha accusato Israele di aver inventato alcuni recenti episodi di accoltellamento e ha denunciato l’influenza del “denaro ebraico” sul Partito conservatore, nel corso di un discorso tenuto in Parlamento.

A riportarlo è il Jewish Chronicle: Kaufman, Parlamentare per la circoscrizione Manchester Gorton e Father of the House alla Camera dei Comuni, ha dichiarato, nel corso di un evento organizzato dal Palestine Return Centre, che il Governo si è spostato su posizioni decisamente più filo-israeliane negli ultimi anni, a causa di donazioni elargite da gruppi ebraici.

“Alle elezioni di maggio, i Conservatori hanno goduto di cospicue donazioni e del sostegno del Jewish Chronicle” ha continuato.

“Esiste un consistente gruppo di parlamentari conservatori che sono filo-israeliani a prescindere dalle azioni del governo: non si curano di ciò che Israele e il suo governo commettono.”

Ha poi aggiunto: “Non sono interessati al regime di oppressione in cui vivono i Palestinesi, o al fatto che possano essere uccisi in qualunque momento. Solo negli ultimi giorni, gli Israeliani ne hanno uccisi 52, nell’indifferenza generale e questo governo non sembra minimamente interessato.”

Kaufman si è spinto oltre e ha dichiarato che “oltre la metà” degli episodi di accoltellamento avvenuti in Cisgiordania, a Gerusalemme e sul resto del territorio israeliano sarebbero stati inventati di sana pianta, secondo quanto riportato dal blogger David Collier.

Leggendo una mail di un amico che vive a Gerusalemme Est, Kaufman ha aggiunto: “Più della metà degli accoltellamenti è frutto della fantasia. Per quanto riguarda l’altro 50%, alcuni casi erano veri, in altri è impossibile stabilirlo perché i Palestinesi sono stati giustiziati”.

“Sono arrivati al punto di uccidere persone dai tratti somatici arabi; negli ultimi giorni, hanno ucciso due ebrei israeliani e un eritreo scambiandoli per arabi.”

“Anche in quel caso, hanno provato a dire che si trattava di tentativi di accoltellamento, prima che si scoprisse che le vittime non erano Palestinesi.”

Kaufman si riferiva a un episodio accaduto recentemente, quando un uomo eritreo è stato ucciso da una folla inferocita, che credeva erroneamente che l’uomo fosse il complice di un terrorista arabo.

Il Palestine Return Centre, che ha organizzato la tavola rotonda a cui Kaufman ha partecipato, è un’organizzazione che si dedica alle questioni legate ai Palestinesi in diaspora e al loro diritto al ritorno.

Kaufman è parlamentare dal giugno 1970, quindi attualmente è il membro più anziano della Camera dei Comuni. È ebreo, ma da sempre si mostra molto critico nei confronti di Israele e del governo israeliano.

Trad: Romana Rubeo

Fonte: http://www.intifada-palestine.com/2015/12/british-mp-israel-fabricated-knife-attack-stories-conservative-party-influenced-by-jewish-money

Sorgente: Parlamentare britannico: Israele ha costruito a tavolino la storia degli accoltellamenti, il Partito Conservatore è influenzato dal “denaro ebraico” |

Giornata della Memoria – La verità dietro i cancelli di Auschwitz

David Cole è uno storico revisionista ebreo, e in quanto tale più difficilmente attaccabile dalla critica e agevolato nello studiare l’olocausto senza il timore di essere bollato come antisemita.

 

 

OLOCAUSTO: ASCOLTIAMO ENTRAMBE LE PARTI
di Mark Weber

HolocaustCartoon.jpg

(La vignetta tradotta:

1° commento: “Non penso siano ebrei”

2° commento: noi DOBBIAMO arrivare a 6.000.000, in OGNI caso)

Tutti noi abbiamo sentito dire che il regime nazista uccise sistematicamente circa sei milioni di ebrei durante la II Guerra Mondiale, in gran parte attraverso le camere a gas. Lo sentiamo dire in continuazione dalla televisione, dai film, dai libri e dagli articoli che compaiono su giornali e riviste. I corsi di informazione sull’Olocausto sono obbligatori in molte scuole. In tutto il paese si tengono ogni anno cerimonie di commemorazione dell’Olocausto. Ogni grande città americana possiede almeno un museo dedicato all’Olocausto. A Washington, DC, il Museo Memoriale dell’Olocausto attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.

Gli studiosi contestano la storia dell’Olocausto

Ma non tutti accettano la versione ufficiale dell’Olocausto. Fra gli scettici possiamo citare il Dr. Arthur Butz della Northwestern University, Roger Garaudy e il Prof. Robert Faurisson in Francia, e lo storico britannico David Irving, autore di vari bestseller.

Questi autori revisionisti non “negano l’Olocausto”. Essi riconoscono la catastrofe subita dagli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale. Non discutono il fatto che un gran numero di ebrei sia stato crudelmente strappato alle proprie case, rinchiuso in ghetti sovraffollati o deportato verso i campi di concentramento. Riconoscono che molte centinaia di migliaia di ebrei europei sono morti o sono stati uccisi, spesso in circostanze orribili.

Ma allo stesso tempo gli storici revisionisti presentano una quantità imponente, sebbene spesso ignorata, di prove a sostegno del proprio punto di vista, secondo il quale non vi sarebbe stato alcun progetto di sterminare gli ebrei d’Europa da parte dei tedeschi, le testimonianze relative agli omicidi di massa nelle “camere a gas” sarebbero spesso fasulle e la cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra sarebbe un’esagerazione.

Molte affermazioni sull’Olocausto sono state abbandonate

Dalla II Guerra Mondiale la storia dell’Olocausto è cambiata un bel po’. Molte affermazioni relative allo sterminio, che un tempo erano largamente accettate, sono state lasciate cadere nel dimenticatoio.

Dachau_gas-chamber-never-used-mai-usata.jpgAd esempio, si è affermato per anni con sicurezza che gli ebrei venivano uccisi in camere a gas a Dachau, Buchenwald e in altri campi di concentramento sul territorio tedesco.

(nella foto la targa UFFICIALE posta dentro la ex “camera a gas” di Dachau)

Questa parte del racconto dello sterminio si è rivelata così insostenibile che è stata abbandonata ormai da molti anni. Nessuno storico serio dà oggi credito all’esistenza, che un tempo si riteneva provata, di “campi di sterminio” nel Reich germanico pre-1938. Perfino il celebre “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal ha dovuto riconoscere che “non ci furono campi di sterminio in territorio tedesco” (1)

I principali storici dell’Olocausto affermano oggi che un gran numero di ebrei fu gasato in soli sei campi, situati in quella che è oggi la Polonia: Auschwitz, Majdanek, Treblinka, Sobibor, Chelmno e Belzec.

Tuttavia, le prove relative alle gasazioni in questi sei campi non sono qualitativamente diverse da quelle, oggi ritenute senza fondamento, presentate a suo tempo per le presunte “gasazioni” in territorio tedesco.

Durante il grande processo di Norimberga del 1945-46 e nel decennio successivo alla fine della II Guerra Mondiale, Auschwitz (soprattutto Auschwitz-Birkenau) e Majdanek (Lublino) furono considerati i due più importanti “campi della morte”.

Auschwitz_plaque_4mil.jpgA Norimberga le vittoriose forze alleate accusarono i tedeschi di aver ucciso quattro milioni di ebrei ad Auschwitz e un altro milione e mezzo a Majdanek. Oggi nessuno storico serio accetta queste cifre assurde. (2)

Inoltre, negli anni recenti, sono state raccolte prove incontrovertibili che non si conciliano con le testimonianze di attività di sterminio di massa in questi campi. Per esempio, alcune dettagliate fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau, scattate in diversi giorni del 1944 – all’apice delle presunte attività di sterminio – non mostrano tracce di mucchi di cadaveri, ciminiere fumanti o masse di ebrei in attesa della morte, tutte cose che sarebbero chiaramente visibili se le voci che parlano di sterminio all’interno del campo fossero vere.

La “confessione” postbellica del comandante di Auschwitz, Rudolf Höss, citata spesso come prova fondamentale nella storia dell’Olocausto, si è rivelata essere una falsa testimonianza ottenuta con la tortura. (3)(Sulla tale “confessione” si legga QUI l’analisi di Carlo Mattogno)

Altre affermazioni assurde sull’Olocausto

Per un certo periodo si è seriamente sostenuto che i tedeschi ricavavano sapone dai cadaveri degli ebrei (4) e che sterminavano metodicamente gli ebrei col vapore e l’elettricità.

A Norimberga gli ufficiali americani accusarono i tedeschi di aver ucciso gli ebrei a Treblinka non nelle camere a gas, come si afferma oggi, ma facendoli bollire fino alla morte in “camere a vapore. (5)

Boris Polevoi- Russian Jewish writer Boris Polevoi-1945-elettroesecuzione-articolo-pravda.jpg(In foto, Boris Polevoi ,giornalista propagandista ebreobolscevico della Pravda che,il 2 Febbraio 1945 ,5 giorni dopo l’occupazione russa dell’ abbandonato lager di Auschwitz, inventò, in un articolo l’elettro esecuzione nel KL di Auschwitz, evidentemente DOPO aver ascoltato i SOPRAVVISSUTI lì rimasti, che EVIDENTEMENTE non sapevano di CAMERE a GAS e della carneficina di “4.000.000” di ebrei appena conclusasi ! )

Qui sotto quello che dovrebbe essere stato il sistema di sterminio nella fantasia giudeobolscevica

 auschwitz-elettroesecuzione-maggio-1945-pravda-pavlov-ebreo.jpg

 Il 2 febbraio1945 la Pravda pubblicò un articolo del suo corrispondente Boris Poljevoi intitolato «Il complesso della morte ad Auschwitz», nel quale, tra l’altro, si legge quanto segue:

«Essi [i Tedeschi] spianarono la collina delle cosiddette “vecchie” fosse nella parte orientale, fecero saltare e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico (eljektrokonvjeijera) dove erano stati uccisi centinaia di detenuti alla volta con la corrente elettrica (eljektriceskim tokom); i cadaveri venivano messi su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e scorreva fino a un forno a pozzo (sciachtnuju pje­), dove i cadaveri bruciavano completamente»(consulta la fonte coi riferimenti, cliccando QUI)

I giornali americani, citando il rapporto di un testimone sovietico dall’appena liberato campo di Auschwitz, raccontarono nel 1945 ai lettori che i metodici tedeschi avevano ucciso gli ebrei utilizzando una grata elettrificata su cui centinaia di persone potevano essere fulminate simultaneamente [e] poi spostate verso i forni. Esse venivano cremate quasi immediatamente, ricavando dai loro corpi fertilizzante per i vicini campi di cavoli”. (6)

Queste e molte altre bizzarrie riguardanti l’Olocausto sono state silenziosamente abbandonate col passare degli anni.

Le malattie uccisero molti detenuti

Tutti conoscono le terribili fotografie dei detenuti morti o moribondi trovati in campi di concentramento come Bergen-Belsen e Nordhausen, liberati dalle truppe americane e britanniche nelle ultime settimane della guerra in Europa. Molte persone accettano queste fotografie come prova dell’”Olocausto”.

In realtà, questi detenuti morti o moribondi furono le sfortunate vittime delle malattie e della malnutrizione provocate dal totale collasso della Germania negli ultimi mesi della guerra. Se davvero ci fosse stato un sistematico programma di sterminio, gli ebrei trovati vivi dagli alleati alla fine della guerra sarebbero stati molti di meno. (7)

Di fronte all’avanzare delle truppe sovietiche, una gran quantità di ebrei, negli ultimi mesi di guerra, venne evacuata dai campi e dai ghetti orientali verso i restanti campi della Germania occidentale. Questi campi divennero ben presto tremendamente sovraffollati, il che vanificò gli sforzi di prevenire la diffusione delle malattie. Inoltre, il collasso del sistema dei trasporti tedesco rese impossibile rifornire i campi del cibo e delle medicine necessarie.

Testimonianze inattendibili

vrba_wetzler1.jpgGli storici dell’Olocausto si affidano soprattutto ai cosiddetti “testimoni sopravvissuti” per sostenere la versione ufficiale. Ma simili “prove” sono notoriamente inattendibili e sono ben pochi i sopravvissuti che affermano di aver assistito a omicidi di massa.

Il direttore degli archivi dello Yad Vashem, il Museo israeliano dell’Olocausto, ha confermato che buona parte delle 20.000 testimonianze di sopravvissuti conservate nel museo sono “inattendibili.

Molti sopravvissuti, desiderando “sentirsi parte della storia”, hanno dato sfogo alla propria immaginazione, afferma il direttore Shmuel Krakowski. (8) (Cliccando QUI si leggerà di 2 falsari olocaustici,ebrei,per eccellenza,foto sopra!)

Il prof. Arno Mayer dell’Università di Princeton, ha scritto:

Le fonti per lo studio delle camere a gas sono, al contempo, rare e inattendibiliNon è possibile negare le molte contraddizioni, ambiguità ed errori delle fonti esistenti”. (9)

Documenti tedeschi confiscati

Haavara_in_inglese.jpg(A sin un documento originale INCONTESTABILE: il PATTO di COLLABORAZIONE tra ebrei sionisti tedeschi e III° Reich sulla EMIGRAZIONE ebraica dalla Germania,firmato il 25 Agosto 1933!)

Alla fine della II Guerra Mondiale gli alleati confiscarono un’enorme quantità di documenti tedeschi relativi alla politica della Germania verso gli ebrei durante il periodo di guerra, che viene spesso definita “soluzione finale”. Ma non è mai stato trovato un solo documento che si riferisca a un programma di sterminio. Al contrario, i documenti trovati mostrano che la “soluzione finale” era un programma di emigrazione e deportazione, non di sterminio.

Uno dei documenti più importanti è un memorandum del Ministero degli esteri tedesco, datato 21 agosto 1942. (10) “L’attuale guerra offre alla Germania l’opportunità e anche il dovere di risolvere la questione ebraica in Europa”, si legge nel documento. La politica “di promuovere l’evacuazione degli ebrei in stretta cooperazione con il Reichsführer SS [Heinrich Himmler] è ancora in vigore”. Il memorandum nota che il numero di ebrei così deportati verso Est non basta a soddisfare le locali richieste di manodopera”.

Il memorandum cita il Ministro degli Esteri von Ribbentrop, affermando che “alla fine di questa guerra tutti gli ebrei dovranno aver lasciato l’Europa. Questa è stata un’irremovibile decisione del Führer [Hitler] ed è anche l’unico modo di affrontare questo problema, poiché l’unica soluzione possibile è quella globale e generale, mentre le misure individuali non sarebbero di gran giovamento”.

Il memorandum si conclude con l’affermazione che “le deportazioni [degli ebrei dell’Est] sono un passo ulteriore sulla strada di una soluzione definitiva… La deportazione verso il Governo Generale [polacco] è una misura provvisoria. Gli ebrei saranno in seguito trasferiti verso i territori occupati dell’Est [sovietico], non appena le condizioni tecniche lo permetteranno”.

Hitler e la “soluzione finale”

[Sul “problema” (per gli olosterminazionisti in S.P.E.) dell’ORDINE (mancante!) di sterminio di Adof Hitler, si legga il CAPITOLO V dello studio “Hilberg e le conoscenze della storiografia olocausticasul Führerbefehl all’inizio degli anni Ottanta. Bilancio di due convegni storici” di Carlo Mattogno, cliccando QUI]

Non c’è nessuna prova documentale che Hitler abbia mai dato l’ordine di sterminare gli ebrei. Al contrario, i documenti evidenziano che il leader tedesco voleva che gli ebrei lasciassero l’Europa, con l’emigrazione, se possibile, o con la deportazione, se necessario.

Schlegelberger document marzo-aprile1942.JPGUn documento (foto, German Federal Archives (BA) file R.22/52) confidenziale trovato dopo la guerra nei registri del Ministero della Giustizia del Reich rivela il suo pensiero. Nella primavera 1942, il Segretario di Stato Schlegelberger annotava in un memorandum che il capo della Cancelleria di Hitler, Hans Lammers, lo aveva informato che il Führer [Hitler] gli ha detto ripetutamente [a Lammers] che vuole che la soluzione del problema ebraico venga rinviata a dopo la fine della guerra”. (11)

E il 24 luglio 1942, Hitler confermò a persone a lui vicine la propria determinazione a rimuovere dall’Europa tutti gli ebrei dopo la fine della guerra:

Gli ebrei sono interessati all’Europa per ragioni economiche, ma l’Europa deve respingerli, non fosse altro che nel proprio interesse, visto che gli ebrei sono razzialmente più forti. Dopo che la guerra sarà finita, mi atterrò rigorosamente a questo progetto… Gli ebrei dovranno andarsene ed emigrare verso il Madagascar o in qualche altro stato nazionale ebraico”. (12)

Le SS di Himmler e i campi

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(Nella foto alcuni internati del lager di Campo di concentramento di Mittelbau-Dora ,addetti alla produzione di componenti per missili V2, CliccandoQUI maggiori informazioni su tale attività)

Il 28 dicembre 1942 la direzione amministrativa dei campi SS inviò una direttiva a tutti i campi di concentramento, compreso Auschwitz, criticando con durezza l’alta incidenza della morte per malattia fra i detenuti e ordinando che

“i medici dei campi utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione per ridurre in modo significativo il tasso di mortalità nei vari campi.

Veniva inoltre ordinato:

I dottori dei campi dovranno controllare più frequentemente che in passato la nutrizione dei prigionieri e, coordinandosi con l’amministrazione, proporre soluzioni migliorative ai comandanti di campo… I dottori di campo dovranno vigilare affinché le condizioni operative nei diversi luoghi di lavoro siano le migliori possibili.

Infine, la direttiva sottolineava che il Reichsführer SS [Himmler] ha ordinato che il tasso di mortalità venga ridotto ad ogni costo. (13)

Sei milioni

La cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra, che ci viene incessantemente ripetuta, è un’esagerazione. Uno tra i principali giornali della neutrale Svizzera, il quotidiano Baseler Nachrichten, stimava nel giugno 1946 che non più di 1,5 milioni di ebrei europei potevano essere morti sotto il dominio tedesco durante la guerra. (14) In effetti, milioni di ebrei sopravvissero al dominio tedesco durante la II Guerra Mondiale, compresi molti di coloro che erano stati internati ad Auschwitz e in altri “campi di sterminio”.

“Olocaustomania” a senso unico

holokauszt.holocash.jpgBenché la II Guerra Mondiale sia finita più di 60 anni fa, non c’è stata tregua nel flusso costante di film aventi per tema l’Olocausto, di cerimonie di “commemorazione dell’Olocausto” e di corsi d’informazione sull’Olocausto.

Il rabbino capo d’Inghilterra, Immanuel Jakobovits, ha appropriatamente descritto la propaganda sull’Olocausto come una vera e propria industria, con profitti notevoli per scrittori, ricercatori, registi, costruttori di monumenti, progettisti di musei e perfino politici”. Ha anche aggiunto che diversi rabbini e teologi sono “partner di questo lucroso affare”. (16)

holocaustianità-auschwitziana-delirio-pazzia-demenza-paranoia-ebraica-ebrei-juden-jews.jpgPer molti ebrei, l’Olocausto è praticamente una nuova religione. Il rabbino Michael Goldberg parla di “culto dell’Olocausto” con “i suoi articoli di fede, i suoi riti, i suoi santuari”. (17) In questa campagna propagandistica – che lo storico ebreo-americano Alfred Lilienthal chiama “olocaustomania” – gli ebrei vengono ritratti come vittime assolutamente incolpevoli e i non ebrei come esseri moralmente retrogradi che possono trasformarsi da un momento all’altro in nazisti assassini.

Per molti ebrei, la principale lezione che deriva dall’Olocausto è che i non ebrei, in un certo senso, sono tutti da guardare con sospetto. Se un popolo così istruito ed evoluto come quello tedesco può rivoltarsi contro gli ebrei, allora nessuna nazione non ebraica può essere del tutto degna di fiducia.

Alle vittime non ebree non viene riservato lo stesso trattamento. Ad esempio, in America non vi sono memoriali, centri di studi o cerimonie annuali per le vittime del dittatore sovietico Stalin, che fece di gran lunga più vittime di Hitler, o per le decine di milioni di vittime del dittatore cinese Mao Zedong.

L’Olocausto che semina odio

La storia dell’Olocausto viene utilizzata spesso per fomentare odio e ostilità, soprattutto contro il popolo tedesco, gli europei dell’est e la Chiesa Cattolica.

Elie Wiesel Holocaust -hoaxer.jpgIl noto scrittore ebreo Elie Wiesel (nel fotomontaggio) è un ex detenuto di Auschwitz che ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Holocaust Memorial Council americano. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Questo sionista fervente ha scritto nel suo libro Legends of Our Time:

Ogni ebreo, da qualche parte del proprio essere, dovrebbe riservare una zona all’odio – un odio forte, virileper ciò che il tedesco rappresenta e per ciò che continua ad esistere in ogni tedesco. (18)

(Su tale wiesel elie ,sulle sue  storie si sedicente sopravvissuto, la demolizione sistematica di un VERO ex internato ,nello studio dedicato di Carlo Mattogno,cliccare QUI)

Cui prodest?

La campagna di commemorazione dell’Olocausto è di vitale importanza per gli interessi di Israele, che deve la propria esistenza agli enormi finanziamenti annuali pagati dai contribuenti americani. Serve a giustificare il massiccio sostegno offerto dagli USA a Israele e a giustificare le altrimenti ingiustificabili politiche israeliane.

Paula E. Hyman, insegnante di storia ebraica moderna all’Università di Yale, ha osservato:

arbeit-macht-frei-palestinian-holocaust.jpgPer ciò che riguarda Israele, l’Olocausto può essere usato per mettere a tacere le critiche politiche e sopprimere il dibattito; esso rafforza il sentimento degli ebrei di essere un popolo eternamente perseguitato che può confidare unicamente in se stesso per la propria difesa. L’evocazione della sofferenza patita dagli ebrei sotto il nazismo sostituisce spesso gli argomenti razionali e serve a convincere i dubbiosi della legittimità dell’attuale politica del governo israeliano”. (19)

(nella foto un esempio della scellerata e genocida attività criminale dell’entità sionista di Palestina che si VUOLE e DEVE  giustificare e coprire)

Norman Finkelstein, professore ebreo che insegna alla DePaul University di Chicago [insegnava, purtroppo, ora è stato fatto licenziare, NdT], scrive nel suo libro L’industria dell’Olocausto che

“invocare l’Olocausto” è “un espediente per delegittimare ogni critica verso gli ebrei”. Aggiunge:

“Attribuendo agli ebrei la totale esenzione da ogni colpa, il dogma dell’Olocausto immunizza Israele e la comunità ebraica americana dalle legittime critiche… L’Organizzazione Ebraica Americana ha sfruttato l’Olocausto nazista per sviare le critiche verso Israele e le sue politiche moralmente indifendibili”.

germany-pays.gifFinkelstein parla anche dello sfacciato “ladrocinio” ai danni della Germania, della Svizzera e di altri paesi da parte di Israele e della comunità ebraica internazionale

allo scopo di estorcere miliardi di dollari (20)

Un altro motivo per cui la leggenda dell’Olocausto si è rivelata così durevole sta nel fatto che i governi delle principali potenze hanno un forte interesse a tenerla viva. Le potenze uscite vincitrici dalla II Guerra Mondiale – Stati Uniti, Russia e Inghilterra – hanno tutto da guadagnare nel dipingere lo sconfitto regime hitleriano il più negativamente possibile. Più si fa apparire quel regime come malvagio e satanico, più facilmente la causa alleata – e i mezzi che furono usati per perseguirla – potrà essere presentata come giustificata e perfino nobile.

Conclusione

$apone ebraico,$hoah must go on,6.000.000 ... $ei milioni ?,aaa-cerca$i camere a ga$,accordo trasferimento,haavara agreement,adolf hitler,ansia,paranoia,delirio,prozac,articoli di g.l. freda,articoli di mark weber,au$chwitz fotografie aeree,au$chwitz olocau$to idolatria,au$schwitz : assistenza sanitaria,bla$femia olocau$tiane$imo,disordine da stress pre traumatico (dpts),endlösung: nisko plan,führerbefehl-ordine $terminio,gianluca freda,holoca$h,holocash,truffa,indu$tria dell'olocau$to,lager au$chwitz,lager buchenwald - dora,lager dachau,lager für holocaust revisionisten,madagascar,wannsee,deportazioni all'est,martin luther memorandum,repre$$ione revisionismo,schlegelberger documento,soluzione finale - endlösung,ss-obersturmbannführer r. höss,testimoni falsi e falsari,verità politicamente scorrette,wiesel elie (il sedicente),wiesenthal simonIn molti paesi, lo scetticismo sull’Olocausto è messo a tacere o perfino espressamente vietato.(“REATO” che si vuole perseguire anche in Italia ,cliccare QUI,da parte di tale pacifici riccardo,ebreo di Roma)(nella foto : pacifici riccardo)

Negli Stati Uniti, molti insegnanti sono stati licenziati per avere espresso punti di vista eretici su questo argomento. In Canada, negli Stati Uniti e in Francia, accade spesso che energumeni aggrediscano gli scettici dell’Olocausto.

Uno di questi ultimi è stato perfino ucciso per le sue opinioni. (21)

In alcuni paesi, tra cui Francia e Germania, la “negazione dell’Olocausto” è un reato. Molte persone sono state incarcerate, pesantemente multate o costrette all’esilio per avere espresso dubbi su certi aspetti della versione ufficiale dell’Olocausto.

Nonostante le leggi contro la “negazione dell’Olocausto”, la pubblica censura, le intimidazioni, le incessanti campagne di “commemorazione dell’Olocausto” e perfino le aggressioni fisiche, un documentato scetticismo riguardo la versione ufficiale dell’Olocausto sta rapidamente espandendosi in tutto il mondo.

Questa tendenza è salutare. Ogni capitolo della storia, compreso quello del trattamento riservato agli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale, dovrebbe essere oggetto di studi critici obbiettivi. Un dibattito senza vincoli e uno scetticismo documentato sulle vicende storiche – perfino su quelle “ufficiali” – è essenziale in una società libera, aperta e matura.

 Note

1. Books & Bookmen (Londra), Aprile 1975, p. 5; “Gassings in ,” Stars and Stripes (edizione europea), 24 gennaio 1993, p. 14; “Wiesenthal Re-Confirms: ‘No Extermination Camps on German Soil’”, in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1993, pp. 9-11.
( http://www.ihr.org/jhr/v13/v13n3p-9_Staff.html )

2. Allied indictment at Nuremberg Tribunal. International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 1, p. 47; Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews (Holmes & Meier [3 voll.], 1985), p. 1219; Peter Steinfels, “Auschwitz Revisionism,” The New York Times, Nov. 12, 1989.

3. Rupert Butler, Legions of Death ( Inghilterra: 1983), pp. 235-237; R. Faurisson, “How the British Obtained the Confessions of Rudolf Höss,” in The Journal of Historical Review, Winter 1986-87
( http://www.ihr.org/jhr/v07/v07p389_Faurisson.html ).

4. Mark Weber, “Jewish Soap”, in The Journal of Historical Review, Estate 1991, pp. 217-227.
( http://www.ihr.org/jhr/v11/v11p217_Weber.html )

5. Documento di Norimberga PS-3311 (USA-293). International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 32, pp. 153-158; IMT, Vol. 3, pp. 566-568; Vedi anche: M. Weber, Treblinka,” in The Journal of Historical Review, Estate 1992, pp. 133-158
( http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p133_Allen.html )

6. Washington (DC) Daily News, 2 febbraio 1945, pp. 2, 35. (dispaccio della United Press da Mosca).

7. Vedi: M. Weber, “Bergen-Belsen Camp: The Suppressed Story,” in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1995, pp. 23-30.
( http://www.ihr.org/jhr/v15/v15n3p23_Weber.html)

8. B. Amouyal, “Doubts Over Evidence of Camp Survivors”, in The Jerusalem Post (Israele), 17 agosto 1986, p. 1.

9. Arno J. Mayer, Why Did the Heavens Not Darken? (Pantheon, 1989), pp. 362-363.

10. Documento di Norimberga NG-2586-J. Tribunale Militare di Norimberga (NMT) “green series,” Vol. 13, pp. 243-249.

11. Documento di Norimberga PS-4025. Citato in: D. Irving, Hitler’s War (Focal Point, 2002), p. 497. Facsimile alle pagine 606 e 607.
(Pubblicato anche sul sito http://www.fpp.co.uk/Himmler/Schlegelberger/DocItself0342…)

12. H. Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier (Stoccarda, 1976), p. 456.

13. Documento di Norimberga PS-2171, Annex 2; A. de Cocatrix, Die Zahl der Opfer der nationalsozialistischen Verfolgung (Arolsen: International Tracing Service/ICRC, 1977), pp. 4-5; Nazi Conspiracy and Aggression (NC&A) “red series,” Vol. 4, pp. 833-834.

14. Baseler Nachrichten, 13 giugno 1946, p. 2.

15. Vedi: M. Weber, “Wilhelm Höttl and the Elusive ‘Six Million’” in The Journal of Historical Review, sett.-dic. 2001
( http://www.ihr.org/jhr/v20/v20n5p25_Weber.html)

16. H. Shapiro, “Jakobovits”, in The Jerusalem Post (Israele), 26 novembre 1987, p. 1.

17. M. Goldberg, Why Should Jews Survive? (Oxford Univ. Press, 1995), p. 41.

18. Legends of Our Time (New York: Schocken Books, 1982), Cap. 12, p. 142.

19. P. E. Hyman, “New Debate on the Holocaust”, su New York Times Magazine, 14 settembre1980, p. 79.

20. Norman G. Finkelstein, The Holocaust Industry (Verso, 2003), pp. 37, 52, 130, 149.

21. Vedi: R. Faurisson, “Jewish Militants: Fifteen Years, and More, of Terrorism in ”, in The Journal of Historical Review, Marzo-Aprile 1996, pp. 2-12
( http://www.ihr.org/jhr/v16/v16n2p-2_Faurisson.html) ;
M. Weber, The Zionist Terror Network ( http://www.ihr.org/books/ztn.html)

 N.B.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale
http://olo-truffa.myblog.it/adolf-hitler/

Il ventesimo anniversario del rapporto Leuchter

INTERVISTA CON FRED LEUCHTER

Di Richard A. Widmann

Forse il più importante di tutti gli studi revisionisti, Il Rapporto Leuchter: Un rapporto tecnico sulle presunte camere a gas di esecuzione di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia, celebra quest’anno il ventesimo anniversario della sua pubblicazione. Sebbene la maggior parte dei revisionisti conoscano bene la gestazione di questo lavoro pionieristico, è bene fare un breve riassunto.

Nel 1988 Ernst Zündel si trovò sotto processo per aver violato in Canada una legge contro la diffusione di “false notizie”. Il “crimine” di Zündel era quello di aver pubblicato un opuscolo che contestava la versione ortodossa dell’Olocausto, Did Six Million Really Die? [Ne sono morti davvero sei milioni?], di Richard Harwood. In seguito alla raccomandazione del professor Robert Faurisson, il team di legali di Zündel cercò un esperto delle camere a gas che potesse fornire una valutazione sulle presunte camere a gas in Polonia e riferire sulla loro capacità omicida.

Bill Armontrout, il direttore del penitenziario di stato del Missouri disse che Fred Leuchter era il solo esperto degli Stati Uniti nella progettazione, nel funzionamento e nella manutenzione delle camere a gas. Dal 1979 al 1988, Leuchter lavorò con la maggior parte degli stati americani che effettuavano esecuzioni capitali. Si specializzò nella progettazione e nella fabbricazione di attrezzature di esecuzione, inclusi sistemi di elettrocuzione, di iniezione di sostanze letali, di impiccagione, e di attrezzature per camere a gas. Leuchter era la scelta giusta: era infatti il solo esperto di camere a gas negli Stati Uniti, e credeva nel genocidio nazista degli ebrei.

A Leuchter venne chiesto dal team di Zündel di andare in Polonia e di intraprendere un’ispezione e un’analisi forense delle presunte camere a gas. Il 25 Febbraio del 1988, Leuchter si recò in Polonia per esaminare le presunte camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek. Leuchter esaminò gli edifici descritti nella letteratura specializzata come camere a gas omicide. Condusse anche un’ispezione forense, per la quale vennero presi dei campioni di mattoni e di malta, che vennero portati negli Stati Uniti per essere sottoposti ad analisi chimica.

Il risultato delle scoperte di Leuchter venne sottoposto al Tribunale canadese. Leuchter scrisse nel suo rapporto che “il sottoscritto non ha trovato prove che nessuna delle strutture normalmente ritenute camere a gas omicide siano mai state utilizzate come tali e, inoltre, ritiene che a causa della progettazione e della costruzione di tali strutture, queste non possano essere state utilizzate come camere a gas omicide”.

Il giudice, Ron Thomas, decise che Leuchter era qualificato come esperto nella progettazione, costruzione, manutenzione e funzionamento della camere a gas. A Leuchter venne permesso di fornire il suo parere sul funzionamento e l’idoneità delle dette strutture ad operare come camere a gas omicide. Il suo Rapporto, però, non venne ammesso come prova. Sebbene il Rapporto non venne accettato dalla Corte, ebbe però un effetto sbalorditivo. A causa delle sue scoperte molte persone diventarono scettiche della versione comunemente accettata dell’Olocausto.

Forse l’impatto più importante del lavoro di Leuchter fu quello che ebbe sullo storico inglese David Irving. Poco dopo aver visto il Rapporto per la prima volta, Irving scrisse: “Mi sono state mostrate queste prove per la prima volta quando sono stato chiamato come perito al processo Zündel a Toronto nell’Aprile del 1988, i rapporti di laboratorio erano sconvolgenti”. Prosegue Irving: “Nessuna traccia significativa [di composti di cianuro] venne trovata negli edifici…definiti come le famigerate camere a gas del campo. Né, come l’autore spaventosamente ferrato del rapporto mette in chiaro, la progettazione e la costruzione di questi edifici rendevano fattibile il loro utilizzo come camere a gas omicide” (Leuchter Report: Focal Point Edition p.6).

Nonostante sia stato universalmente riconosciuto quale esperto nel campo delle attrezzature di esecuzione, Leuchter ora si ritrova sotto attacco per la sua testimonianza. Si può dire che è stata la forza del Rapporto Leuchter, l’analisi scientifica irrefutabile e la credibilità del suo autore a spingere coloro che difendono la versione ortodossa dell’Olocausto ad attaccarlo nel modo maligno con cui hanno agito. Vennero fatte minacce ai funzionari delle carceri che avevano scelto di lavorare con Leuchter. Venne calunniato sui giornali e in televisione. Vennero utilizzati cavilli legali per impedirgli di lavorare. Contro di lui venne impiegata anche la repressione giudiziaria.

Non c’è dubbio che Fred Leuchter ha pagato un prezzo estremamente alto per difendere la libertà di Ernst Zündel. Fred, tuttavia, è uno di quei rari soggetti che capiscono che quando è in pericolo la libertà di una persona, è in pericolo la libertà di tutti. Fred conosce anche l’importanza della verità storica. Il suo Rapporto non era motivato dall’interesse personale. Non era ispirato dall’inimicizia contro qualcuno e non era il frutto di un’agenda nascosta, nonostante quello che i suoi detrattori vorrebbero far credere. Allora, come adesso, Fred Leuchter è un vero personaggio. Germar Rudolf l’ha definito “un pioniere”. Io direi che è un eroe.

Il 30 Giugno di quest’anno, Fred Leuchter mi ha permesso di fargli la seguente intervista:

Widmann: Signor Leuchter, il suo lavoro, il “Rapporto Leuchter” ha vent’anni. In esso lei ha espresso la sua opinione di tecnico, basata su anni di esperienza come tecnico in attrezzature di esecuzione, che “le presunte camere a gas nei siti ispezionati non potevano essere, allora come adesso, utilizzate come camere a gas di esecuzione”. Lei è ancora di quest’opinione e, in caso affermativo, perché?

Leuchter: Quella era e rimane la mia opinione di tecnico. Il tempo ha solo cementato quell’opinione. Il laboratorio della Polizia di Stato polacca, Germar Rudolf, Walter Lüftl, e molti altri hanno proseguito le mie indagini e hanno confermato le mie scoperte. Se qualcuno contestava all’epoca le mie risultanze e la mia opinione, ora non può. Io certamente non lo faccio. Non presi le mie indagini alla leggera. Ho fatto lo stesso lavoro diverse altre volte negli Stati Uniti relativamente ad attrezzature di esecuzione difettose e a condanne a morte eseguite malamente. Prendo il mio lavoro e la mia reputazione molto seriamente. Le presunte camere a gas non furono né allora né mai della camere a gas di esecuzione.

Widmann: Lei ha pagato un prezzo molto alto per il suo coinvolgimento nel revisionismo dell’Olocausto. Se lei potesse rifare tutto daccapo, rifarebbe adesso quel suo viaggio, diventato famoso, nei campi di concentramento in Polonia?

Leuchter: Non mi piace quello che mi è accaduto! Non potrei in buona coscienza prendere le distanze da Zündel, non lo,potevo allora e neppure adesso. Aveva diritto alla migliore difesa possibile e quella difesa era imperniata su di me. Inoltre, credo che chiunque abbia diritto alla libertà di parola e di pensiero. Sì, lo farei di nuovo.

Widmann: Si tiene al corrente degli studi e delle opinioni dei revisionisti? In particolare, ha letto il rapporto di Germar Rudolf, che sostanzialmente conferma la maggior parte delle conclusioni del suo rapporto? In tal caso, qual è la sua opinione del lavoro di Rudolf?

Leuchter: Sì, mi tengo al corrente. E sì, ho letto il suo rapporto. Credo che il rapporto di Germar sia un lavoro eccellente. Germar è un chimico e come tale il suo approccio alla questione è differente dal mio. Quello che ci differenzia è secondario e deriva da questioni disciplinari. Sono onorato che Germar Rudolf sia d’accordo con il mio lavoro e che lo abbia confermato!

Widmann: Qual è la sua opinione sulla legislazione anti-revisionista di gran parte dell’Europa, che ha messo fuori legge i punti di vista alternativi sull’Olocausto?

Leuchter: Credo che questa legislazione sia esiziale per il libero pensiero e per la libertà di parola e quei paesi e quei politici che la sostengono dovrebbero vergognarsi. Gli elettori di quei paesi dovrebbero vergognarsi che una tale legislazione sia stata approvata e rafforzata in loro nome e dovrebbero rimuovere i politici che ne sono responsabili. Stanno creando un Gulag nei loro stessi paesi.

Widmann: Che consiglio darebbe per quei giovani che possono trovarsi a fronteggiare una forma tremenda di ostilità contro idee e ideali che essi sentono, e sanno, essere giusti? Dovrebbero prendere posizione anche alla luce di una forte ostilità?

Leuchter: Non sono sicuro che questa sia una domanda da fare a me, a Zündel, a Faurisson, a Germar o a chiunque altro che è stato preso dalla lotta, e che è stato punito così duramente per aver detto la verità. Tutti noi, diremmo, in modo inequivocabile, “Prendete posizione, e combattete”. Più duro è il combattimento, più tosti dobbiamo essere.

Widmann: Sicuramente la sua è stata una vita interessante e qualcuno direbbe anche sorprendente. Ha pensato di scrivere le sue memorie?

Leuchter: Forse. Veda se riesce a trovare qualcuno che faccia un’offerta!

 

http://www.codoh.com/author/portraits/port2leu.htmlhttp://www.nizkor.org/hweb/people/l/leuchter-fred/ihr-v12n4.html

hitbush.jpgPrescott Sheldon Bush (bisnonno di George W. Bush), Come i suoi discendenti, fu membro della Skull & Bones, società che gli permise di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker, formatesi anch’esse all’universita di Yale. L’unione con Dorothy Walker, figlia del ricco industriale George Herbert Walker, era destinata anche a generare grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei Walker (sempre sotto l’ala protettrice degli Harriman, Rotshilds e dei Rockefeller, famiglie di origine ebrea).

Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della UBC in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti.

Prescott Bush era allora azionista e direttore dell’UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l’abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.

Il 28 ottobre 1942, Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che contribuivano ad armare Hitler, la Holland American Trading Corporation e la Seamless Equipment Corporation, entrambe amministrate dalla banca di proprietà della famiglia Harriman, di cui era allora direttore Bush.Tanto per fare un esempio, per Hitler e Stalin sarebbe stato molto più complicato sostenere una guerra aperta se la banda Harriman-Bush-Walker non avesse allo stesso tempo armato Hitler fino ai denti e rifornito di carburante le truppe russe. Era dagli anni Venti che la famiglia Walker estraeva petrolio da Baku (Azerbaigian) per poi rivenderlo all’Armata Rossa.Prima che scoppiasse la Seconda Guerra Mondiale, e ancora durante il conflitto, una joint venture legava la Standard 0il, di proprietà della famiglia Rockefeller, alla I.G. Farben, un’imponente industria chimica tedesca. Molti degli stabilimenti comuni alla Standard Oil e alla I.G. Farben situati nelle immediate vicinanze dei campi di concentramento nazisti – tra cui Auschwitz, per esempio – sfruttavano il lavoro dei prigionieri per produrre un’ampia gamma di prodotti chimici, tra cui il Cyclon-B, gas letale molto diffuso nei lager per sterminare le stesse persone che erano costrette a produrlo.

E nonostante il bombardamento sistematico con cui rasero al suolo moltissime città tedesche durante la guerra, le truppe statunitensi agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire zone in prossimità di questi stabilimenti chimici. Nel 1945 la Germania era sotto un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti erano tutti intatti. Quando fu eletto vicepresidente nel 1980, George Bush senior incaricò un personaggio misterioso, tale William Farish III, di amministrare e gestire tutti i suoi beni. Il sodalizio tra i Bush e i Farish si colloca molto indietro nel tempo, addirittura prima dello scoppio della seconda guerra mondiale: William Farish dirigeva negli Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey (l’attuale Exxon) e la I.G. Farben di Hítler. Fu precisamente questo consorzio a determinare l’apertura del campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 allo scopo di produrre gomma sintetica e nafta dal carbone. All’epoca, quando questa notizia cominciò a diffondersi agli organi di stampa, il Congresso statunitense apri un’inchiesta. Se si fosse davvero spinta fino alle ultime conseguenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso il clan Rockefeller. Ma non avvenne nulla di tutto ciò: ci si limitò a silurare il direttore esecutivo della Standard Oil, William Farish I. In occasione di quel congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con la Hamburg-Amerika Line , di proprietà dei Walker e dei Bush. Tra quegli “scienziati” vi era anche il principale fautore delle teorie razziste durante il regime di Hitler, lo psichiatra Ernst Rüdin, che conduceva a Berlino studi sulle razze finanziati dalla famiglia Rockefeller.
La Shoah da ricorrenza storica è diventata negli anni “retorica e dogma”. Intorno ad essa girano molti interessi ed anche tanti soldi, senza che vi sia un vero avanzamento nella ricerca storica e, soprattutto, nella valutazione obiettiva delle nuove forme di negazione dei diritti umani e di persecuzione etnica e razziale.
La mera possibilità di esprimere liberamente un proprio punto di vista critico, anche dentro un contesto “non-negazionista”, viene impedita dal timore di essere tacciati di antisemitismo.

Col tempo si è imposta in Italia, come in altri paesi europei, una forma di tacita e diffusa autocensura.

Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti.«La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta.

Perchè famiglie Ebree finanziarono i loro maggiori persecutori? Perchè esiste una legge che impedisce di ricostruire i fatti storici in merito all’olocausto?

A voi la sentenza. Pace alle vittime di ogni guerra, contro ogni male e ed ogni ingiustizia.

 

Israele vuole cancellare la Costituzione italiana?

Il totale asservimento dei media italiani ai governi guerrafondai di Israele, proprio in questi giorni, ha trovato una nuova conferma: i direttori di alcuni fra i più autorevoli organi di stampa, come Repubblica, Rainews e Corriere della Sera, hanno subito pressioni (presumiamo da ambienti filoisraeliani molto influenti, perché solo questi hanno la forza di fare questo) per licenziare decine di giornalisti colpevoli – citiamo direttamente dal sito di Progetto Dreyfus licenziamenti di massa nelle redazioni  – “di aver riportato, in forme totalmente stravolte, gli attentati commessi dai terroristi palestinesi in Israele”.
L’articolo di cui sopra pubblicato sul sito di Progetto Dreyfus, megafono della Comunità ebraica romana – quella stessa che lo storico Diego Siragusa ha definito come la “sezione italiana dell’estrema destra israeliana” -, è un vero e proprio attacco alla libertà di stampa, sia pure maldestramente camuffato dietro la richiesta di una più corretta informazione. Continuiamo a leggere l’articolo:‘’La disinformazione, al limite della propaganda, perpetrata da questi ultras dalla penna vicina ai terroristi palestinesi è finalmente terminata. Si è infatti interessato persino il presidente dell’ordine dei giornalisti che ha minacciato di ritirare diversi tesserini, di rispedire alcuni dei titolisti a corsi di formazione di giornalismo con particolare focus sull’etica ed escludere come estrema ratio dall’ordine alcuni degli autori più recidivi’’ 1.
Siamo di fronte ad affermazioni molto gravi e lesive dei principi che sono alle fondamenta della nostra Costituzione e in particolare di quell’articolo specifico che garantisce la piena libertà e il pluralismo dell’informazione.
In parole povere, secondo questi signori, chi fornisce un’ informazione non gradita al governo israeliano e al Likud dovrebbe essere allontanato o licenziato dai giornali per cui lavora e addirittura cacciato dall’ordine dei giornalisti. Si tratta di una minaccia ben precisa, un modo subdolo per rovinare la vita (non solo professionale) di decine se non centinaia di persone che cercano di fare al meglio il proprio lavoro. Tutto lascia dunque supporre che le redazioni di alcuni giornali verranno sfoltite a causa di licenziamenti politici, perché di questo si tratterebbe. Domanda: La “sinistra” italiana si mobiliterà in difesa di questi lavoratori forse prossimi al licenziamento (per ragioni politiche, è bene sottolinearlo) e per difendere il sacrosanto diritto alla libertà di stampa e di opinione così palesemente sotto attacco da parte dei gruppi di potere sionisti? Oppure tutto ciò passerà in sordina, dal momento che, da SEL fino al PCL, sembrano decisamente più impegnati ad occuparsi di “diritti civili, femminismo, liberalizzazione dei costumi e istanze lgbt” piuttosto che di conflitto sociale, lavoro e antimperialismo? Verranno licenziati, espulsi dall’Ordine dei Giornalisti o peggio ancora mediaticamente “linciati” dei giornalisti critici di Israele? Questioni secondarie. La “sinistra capitalista” ha ben altre urgenze e priorità….
Ma qual è l’agghiacciante tesi di Progetto Dreyfus, un sito che, fra le altre cose, trasuda islamofobia da tutti i pori (è sufficiente dargli un’occhiata per rendersene conto), sul conflitto in corso? Leggiamo: “L’unica cosa che contava per questi pseudo giornalisti era riportare il numero dei morti, alto da parte palestinese perché tanti, oltre 150, sono stati gli attentatori. Allo stesso tempo era basso, circa 25 in totale, il numero di persone barbaramente uccise con coltelli e macchine che hanno investito donne e bambini da parte israeliana”.
E chi sarebbero questi pericolosi attentatori, questi ‘’terroristi’’? Forse Afula di Asraa Abed, una donna indifesa, accerchiata dai militari israeliani, fino a che non le hanno sparato diverse pallottole. Per il giornalista di Haaretz, Gideon Levy, questo è “palesemente un assassinio. Quei poliziotti erano troppo codardi o assetati di vendetta e perciò meritano di essere processati, non encomiati” 2. Per un giornalista israeliano, certamente di Sinistra e democratico, quei soldati erano solo dei codardi che “meritano di essere processati”, mentre per i sionisti, quegli assassini sono degli ‘’eroi’’.
La Palestina è chiaramente sotto occupazione, definire ‘’terrorista’’ chi difende il proprio diritto alla libertà, all’indipendenza e a una dignitosa esistenza libera dalla dominazione neocoloniale, dovrebbe suscitare profonda indignazione. Un’ indignazione di massa che purtroppo tarda ad arrivare. E’ possibile restare in silenzio di fronte alle minacce e al terrorismo mediatico di Israele? E chi sarebbero poi i ‘’terroristi’’? Scrive ancora Levy: ‘’Ancor più macabra è l’esecuzione di Fadi Alon a Gerusalemme. Dopo che ha gettato a terra il coltello con cui aveva ferito un giovane ebreo, ha cercato di scappare dalla folla inferocita verso un poliziotto, che la gente incitava con parole volgari ad ucciderlo. Rispondendo alla richiesta della marmaglia, il poliziotto ha sparato a morte al ragazzo, senza motivo, e poi ha fatto rotolare il suo corpo in strada’’. Altri video dimostrano che una gran parte delle azioni dell’IDF (l’esercito israeliano) sono semplici atti di crudeltà, che hanno origine nel razzismo e nel particolarismo etnico e religioso ormai da tempo egemone in Israele.
Vogliamo parlare di Gaza ? Ashraf al-Qadra, membro del ministero della Salute palestinese, documenta che: ”L’occupazione persiste nell’utilizzo di armi non convenzionali contro i cittadini di Gaza, essa ne ha fatto uso in passato e continua tuttora”. 3 E continua: “Le tipologie delle ferite, curate negli ospedali della Striscia di Gaza in seguito agli attacchi israeliani, provano che l’occupazione ha usato armi incendiarie e non convenzionali, vietate a livello internazionale. Ciò si evince dai corpi delle vittime, che arrivano negli ospedali di Gaza con ustioni di grandi dimensioni e amputazioni in molte parti del corpo, oltre alle lacerazioni dei tessuti interni delle vittime. Tutto ciò dimostra che vi è un uso eccessivo della violenza contro i civili di Gaza, e che l’occupazione colpisce deliberatamente le aree popolate per aumentare il numero delle vittime tra i civili”. Il risultato è questo: oltre 43.000 persone, oggi a Gaza, vivono in condizioni di disabilità 4. E’ inutile girarci attorno: solo una persona in malafede può mettere sullo stesso piano un sasso lanciato da un ragazzo palestinese (o anche una coltellata sferrata con rabbia e disperazione), con i bombardamenti al fosforo e le bombe dirompenti dei cacciabombardieri israeliani.

Quello israeliano è un chiaro progetto di pulizia etnica, una sorta di lento e silenzioso genocidio portato avanti anche grazie all’impunità di cui gode Israele che, oltre a rappresentare una costante minaccia per i popoli arabi e/o mussulmani, sta mettendo in campo una strategia per attentare, come abbiamo appena visto, alle più elementari libertà democratiche – fra cui la libertà di stampa ed di informazione – in Europa.
Solo poche settimane fa la presentazione a Roma del libro di Alan Hart, “Sionismo, il vero nemico degli Ebrei“, è stata boicottata, come spiega nel suo blog lo storico Diego Siragusa l’Anpi siamo anche noi , traduttore e autore della prefazione, al punto tale che anche l’ANPI provinciale di Roma ha deciso di annullare l’evento. E’ lecito pensare a pressioni”, spiega Siragusa nel suo articolo, e non possiamo che condividere la sua ipotesi.
Insomma, siamo di fronte ad una vera e propria violazione del diritto che si traduce nel tentativo (ma è molto di più di un semplice tentativo) di mettere il bavaglio alla libera informazione, di zittire con le minacce i giornalisti non allineati al pensiero unico e ovviamente di orientare e condizionare la politica estera del paese (come se non fosse già del tutto prona agli interessi degli USA e di Israele). Tutto ciò dimostra peraltro, qualora ce ne fosse bisogno, quale sia il tasso di autonomia politica di questo paese .
E ancora: a chi giova l’iranofobia fomentata dai media filoisraeliani? La domanda è complessa e per questo, escludendo di rivolgerla (perché sarebbe del tutto inutile) ad un qualsiasi “funzionario mediatico” di regime, la giriamo alla giornalista Tiziana Ciavardini, colta ed esperta conoscitrice della Repubblica Islamica dell’Iran:
Dall’Islamofobia crescente in Occidente intensificatasi dopo i recenti attacchi terroristici in Francia e nei paesi mediorientali il senso di paura patologica nei confronti dell’IRAN fortunatamente sta in parte sta cambiando. La mia esperienza ultra decennale nella Repubblica Islamica dell’Iran mi ha portato ad avere una visione della cultura e della società contemporanea prettamente in contrasto con quelle che sono le notizie spesso capziose e confuse che i mass media ormai da anni stanno cercando di divulgare. Mi rivolgo in particolare a quella ‘paura dell’IRAN’ quella ‘IRANOFOBIA’ che vedeva nell’IRAN il male assoluto. Negli ultimi decenni l’Iran é stato piú volte presentato come un paese insicuro e da evitare caratterizzato da problemi politici interni che le cronache hanno inevitabilmente evidenziato creando un latente pregiudizio ancora oggi difficile da superare. Con l’elezione del Presidente Hassan Rohani l’Iran sta vivendo peró, un cauto cambiamento. Nello scenario mediorientale oggi questo Paese rappresenta l’unico Stato con una elevata stabilità politica ed istituzionale e rappresenta l’unica superpotenza regionale con una propria specifica identità. Purtroppo in Occidente siamo ancora ancorati al nostro etnocentrismo, convinti che la nostra civiltà occidentale si sia sparsa e imposta in tutto il mondo grazie alla superiorità morale del sistema democratico-parlamentare su altri sistemi politici. In realtá il sistema politico iraniano é troppo complesso e difficilmente comprensibile da un punto di vista occidentale e lo sbaglio maggiore é quello di voler attribuire regole e decisioni ad una sola persona quando non é esattamente cosí. L’Iran sta aprendo le proprie porte a nuove sorprendenti dinamiche un motivo in piú per intensificare il dialogo

La lobby sionista: vietato parlarne?

Ma c’è anche un’altra domanda a cui siamo chiamati a rispondere: esiste la lobby israeliana (sionista), cioè un centro (o vari centri) di potere impegnato(i) a difendere lo Stato di Israele e la sua politica di sostanziale e anche formale apartheid nei confronti del popolo palestinese? La risposta è semplice: sì, esiste. Cerchiamo di inquadrare il problema ripercorrendo le opinioni di importanti studiosi appartenenti alla Sinistra antimperialista italiana. Anche perché, molto spesso la sinistra confonde il “sionismo” con l’ “ebraismo”,eppure i rabbini Neturei Karta sono contrari allo Stato ebraico. . La destra, oggigiorno, è filosionista: condivide con questo sia l’imperialismo economico e politico che la sua funzione “messianica”.
Secondo lo storico marxista Mauro Manno “Non solo esiste ma è forte e, fatto grave, non ha oppositori o persone che ne denuncino la pericolosità’ 5. Il Partito Radicale (Pannella e Bonino in testa … ) così come il quotidiano La Repubblica (solo per citarne alcuni perchè l’elenco sarebbe infinitamente più lungo) sono apertamente schierati dalla parte di Israele.
Per il filosofo “post-marxista”, Costanzo Preve, nessuna persona intellettualmente onesta potrebbe negare l’esistenza della lobby filoisraeliana, “però anche solo fare un riferimento a questa realtà incontrovertibile, è immediatamente assimilato all’antisemitismo, identificato nel simbolismo comune mediatico manipolato con l’approvazione, esplicita o implicita, ai crimini sterministici di Hitler. Il tradimento degli intellettuali consiste nel non denunciare questo fatto…” 6.
Quindi, come mettere al riparo l’informazione e la libertà di stampa da questa progressiva involuzione antidemocratica? In regime capitalistico chi possiede i mezzi di produzione controlla e possiede anche i mezzi di informazione: egemonia di classe e costruzione del consenso camminano di pari passo. Israele è un paese imperialista (al vertice della catena di comando insieme a Usa e Gran Bretagna ), mentre l’Italia è un paese sub-imperialistico a sovranità limitata. I rapporti di forza fra questi stati rendono proni i governanti e i giornalisti italiani alle classi dirigenti americane e israeliane.
Lo storico Diego Siragusa ci ha spiegato molto bene come “Decisiva è, quindi, la tecnica dell’inganno. Il motto del MOSSAD, il famigerato servizio segreto israeliano, è questo “PER MEZZO DELL’INGANNO FAREMO LA GUERRA”. In modo esplicito gli israeliani confessano il loro metodo fondamentale col quale hanno costruito il loro stato e la loro potenza: la disinformazione sistematica come la quintessenza del loro progetto sionista. Possedere il controllo dell’informazione planetaria è la condizione necessaria per il successo dell’inganno” 7.Fino a quando tale inganno avrà successo? Da più di sessant’anni a questa parte a fare le spese degli appetiti di questa potenza imperialista cinica, arrogante e aggressiva sono i popoli dell’area mediorientale e in particolare quello palestinese.
La battaglia per ristabilire una verità storica e oggettiva su Israele, sui suoi crimini e sulla natura imperialista del sionismo, deve diventare quindi una priorità per chiunque sia animato da uno spirito democratico e da onestà intellettuale.

1)http://www.progettodreyfus.com/stop-alla-disinformazione-licenziamenti-di-massa-nelle-redazioni-dei-quotidiani-online/

2)http://www.bocchescucite.org/la-pena-di-morte-illegale-e-senza-processo-di-israele-e-accolta-dagli-applausi-delle-masse/

3)http://www.infopal.it/fonte-ufficiale-palestinese-israele-ha-trasformato-gaza-in-un-campo-di-sperimentazione-per-armi-vietate-a-livello-globale/

4)http://www.infopal.it/piu-di-43-600-disabili-a-gaza/

5)http://palestinanews.blogspot.it/2009/02/in-ricordo-di-mauro-manno-esiste-la.html

6)http://www.comunismoecomunita.org/?p=4115

7)http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=308%3Ala-disinformazione-e-la-formazione-del-consenso-attraverso-i-media&catid=2%3Anon-categorizzato&Itemid=101

thanks to: l’interferenza

“Pro-Democracy Terrorism”: The Syrian Observatory for Human Rights is a Propaganda Front funded by the EU

The NYT admits fraudulent Syrian human rights group is UK-based “one-man band” funded by EU and one other “European country.”

In reality, the Syrian Observatory for Human Rights has long ago been exposed as an absurd propaganda front operated by Rami Abdul Rahman out of his house in England’s countryside. According to a December 2011 Reuters article titled, “Coventry – an unlikely home to prominent Syria activist,” Abdul Rahman admits he is a member of the so-called “Syrian opposition” and seeks the ouster of Syrian President Bashar Al Assad:

After three short spells in prison in Syria for pro-democracy activism, Abdulrahman came to Britain in 2000 fearing a longer, fourth jail term.

“I came to Britain the day Hafez al-Assad died, and I’ll return when Bashar al-Assad goes,” Abdulrahman said, referring to Bashar’s father and predecessor Hafez, also an autocrat.

Sorgente: “Pro-Democracy Terrorism”: The Syrian Observatory for Human Rights is a Propaganda Front funded by the EU | Global Research – Centre for Research on Globalization

Gli aggrediti diventano aggressori, i morti pesano diversamente a seconda di quale versante del Muro abitano. Ecco come la grande stampa mistifica la situazione in Palestina

Association France Palestine solidarité. Traduzione silestminuit

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Escalationsi verifica ogni volta che un israeliano viene ucciso. Ci vogliono centinaia di palestinesi uccisi prima che si evochi un’escalation.

Civile: parola non utilizzata per i palestinesi, compresi i bambini. Al contrario viene utilizzata per riferirsi a coloni armati e soldati riservisti e la possibilità di estendere l’uso di questo termine ai soldati occupanti in attività è attualmente allo studio.

Sicurezza: diritto riservato esclusivamente agli israeliani e che serve a giustificare qualsiasi cosa, compresi i bombardamenti indiscriminati, i massacri, un muro nei territori palestinesi occupati, arresti arbitrari di massa, incursioni, esecuzioni extragiudiziali, le demolizioni case e altre punizioni collettive, tra cui l’assedio di oltre 1,8 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza in corso da più di 7 anni.

Ripresa della violenza: termine che permette di mettere nello stesso sacco gli occupanti e il popolo occupato, trascurando le cause per concentrarsi esclusivamente sulle conseguenze, ciò che permette di sollevare la potenza occupante dalle sua responsabilità come fonte principale e istigatrice di violenza.

Territori palestinesi occupati: E’ lì dove dove quasi tutto succede senza che nessuno lo spieghi chiaramente. Se volete parlare di un colono che vive illegalmente nel territorio palestinese occupato è meglio che parliate di un civile senza localizzazione geografica.

Occupazione: come, non capisco! Termine troppo complesso, da evitare per non creare confusione circa la situazione corrente. Evocare soltanto “le due parti” o “i palestinesi e gli israeliani”. Allo stesso modo, i termini “oppressione” e “negazione dei diritti” si applicano a tutti gli altri contesti, ma non al Medio Oriente.

Resistenza: a quanto pare proibito in tutte le sue forme dal diritto internazionale per quanto riguarda i palestinesi e considerata un diritto per tutti gli altri popoli del mondo. I palestinesi hanno solo il diritto di ricorrere a dei negoziati.

Trattative: dialogo attraverso il quale Israele spiega, armia alla mano, tutti i motivi per cui non può fermare le attività di insediamento, né porre fine all’occupazione, né affrontare il tema del ritorno dei profughi palestinesi, né consentire ai palestinesi di controllare i propri confini, né discutere il destino di Gerusalemme che deve rimanere occupata, mentre denuncia l’intransigenza palestinese.

BDS: Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni, una campagna che è stata determinante nel porre fine all’apartheid e considerato eroica quando è stata lanciata contro l’apartheid in Sud Africa, ma è puro e semplice antisemitismo invocarla contro l’apartheid israeliano.

Pace: significa che i palestinesi devono mantenere la calma mentre l’occupazione si intensifica, i loro diritti vengono violati e le loro terre rubate. Ogni rivolta contro l’occupazione minaccia gli sforzi di pace, mentre l’occupazione e la colonizzazione sono pienamente compatibili con gli sforzi di pace.

Copertura mediatica: Per i palestinesi è come la lotteria, hanno una possibilità su un milione di vincere.

thanks to: POP OFF

US’ Anti-Russian Propaganda Training Program to Resemble Soros-Funded Media

Geroge Soros, long an advocate of imposing more taxes on the wealthy, has himself amassed a massive fortune by delaying those very tax payments - but the bill may be about to come due.

Amid Western fears of the spread of dangerous “Russian propaganda,” the US State Department is launching a disinformation campaign of its own in the Baltics. Funneling half a million dollars into “training” Russian-language journalists, the project is meant to follow the same schematics as billionaire George Soros’ ProPublica.

US’ Anti-Russian Propaganda Training Program to Resemble Soros-Funded Media / Sputnik International.

Wikileaks Sony Hack Reveals Hollywood’s Hand In Repairing Israel’s Broken Image

zionist-dictionary
WikiLeaks released a searchable archive of leaked internal emails and documents on April 16. Investigation of the archive shows a pattern of support for Israel and its violent Zionist policies both during and after the 2014 assault on Gaza by Sony employees and other important members of the film industry.

Wikileaks Sony Hack Reveals Hollywood’s Hand In Repairing Israel’s Broken Image.

Netanyahu è Israele

di Michele Giorgio

 


L’affermazione ottenuta dal Likud dice che la grande maggioranza degli israeliani ebrei si identifica totalmente con le idee del primo ministro. Il dissenso esiste, la società è complessa ma Netanyahu senza alcun dubbio rappresenta Israele

Il grande sconfitto Yitzhak Herzog, leader laburista e della lista Campo Sionista, promette, «solennemente», che un giorno in Israele arriverà il «cambiamento». Ora però Israele è con Benyamin Netanyahu e Netanyahu è Israele. La vittoria schiacciante – un vero e proprio referendum sulla sua persona – ottenuta due giorni fa dal primo ministro, dice in modo inequivocabile che gran parte di Israele si identifica con lui e la destra radicale. Crede alle sue idee, Israele contro tutto e tutti, che non esita a farla pagare cara ai suoi nemici e a punire gli alleati che dissentono troppo, come il presidente Barack Obama, umiliato a casa sua dal discorso pronunciato il 3 marzo da Netanyahu davanti al Congresso contro l’accordo sul programma nucleare iraniano che gli Usa stanno negoziando con Tehran. A Netanyahu per vincere le elezioni è bastato lanciare l’allerta sul «pericolo palestinese», sugli insidiosi arabo israeliani che martedì, fatto “gravissimo”, andavano alle urne in gran numero, e sul centro sinistra «che mette a rischio la sicurezza di Israele». per ritrovarsi dietro più della metà dell’elettorato. È stato sufficiente dire di no allo Stato di Palestina e annunciare una colonizzazione incessante a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, per portare dalla sua parte tanti coloni e sostenitori dell’ultradestra. Il distacco inflitto ai principali avversari, 29 seggi per il Likud e 24 per Campo Sionista, è frutto del fiuto politico del premier.

Case troppo care e insufficienti, affitti elevati, carovita, famiglie indebitate e che non arrivano alla fine del mese. Netanyahu su questi temi le elezioni le aveva davvero perdute, i sondaggi precedenti al voto non ci hanno raccontato una realtà virtuale. Fino a una settimana fa Netanyahu era sconfitto. Poi ha pronunciato la parola magica: sicurezza. E ha vinto. Il caso del “progressista” David Grossman spiega come funziona in Israele la costruzione del consenso. Grossman passa la vita tra carte, libri e la tastiera del computer e non sa nulla di centrifughe, arricchimento dell’uranio e di plutonio. Eppure qualche giorno fa non ha esitato ad affermare con determinazione che è vero quello che dice Netanyahu: l’Iran si sta costruendo la bomba atomica. Sebbene queste affermazioni siano in forte contrasto con quello che spiegano il generale Uzi Eilam, ex capo dell’agenzia israeliana per l’energia atomica, e tanti altri comandanti militari e dei servizi di sicurezza. L’ex capo del Mossad, Meir Dagan, che pure ha inviato i suoi agenti a Tehran ad ammazzare non pochi ingegneri nucleari iraniani, denuncia l’allarmismo di Netanyahu, smentisce le teorie del primo ministro che ritiene propaganda politica. Eppure lo scrittore pacifista Grossman non ha dubbi: Netanyahu ha ragione, l’Iran è sul punto di assemblare ordigni atomici e l’accordo internazionale va impedito.

Sicurezza nazionale e politica un connubio micidiale che ha regalato il trionfo a Netanyahu e inflitto una sconfitta umiliante a Herzog e alla sua alleata Tzipi Livni, ha ridimensionato le ambizioni dei centristi Yair Lapid (Yesh Atid) e Moshe Kahlon (Kalanu) e ha quasi fatto sparire il Meretz, la sinistra sionista. Netanyahu Tel Aviv non è riuscito a conquistarla ma è andato giù come una valanga a Gerusalemme, perenne feudo della destra e dei religiosi, dove il Likud si è aggiudicato il 24 per cento dei voti lasciando un altro 48 per cento a quattro liste confessionali ideologicamente alleate. Nelle periferie di Israele e nelle colonie la destra ha dilagato sotto la spinta degli appelli lanciati dal premier. Ad Ariel, il secondo più grande insediamento colonico in Cisgiordania, il Likud ha rastrellato metà dei voti. Risultati molto simili si sono registrati in un’altra colonia, la più grande, Maaleh Adumim. Interessante il dato elettorale del sud di Israele. Nei centri urbani ha dominato il Likud. Invece i kibbutz adiacenti a Gaza, che pure erano stati la scorsa estate tra i bersagli dei razzi lanciati dalla Striscia in risposta ai bombardamenti israeliani, hanno dato gran parte dei loro voti a Campo Sionista e, in misura minore, a Yesh Atid e al Meretz. Scontate le percentuali bassissime ottenute dal Likud a Nazareth, Umm al Fahem e negli altri centri abitati arabo israeliani, dove la minoranza palestinese ha votato in massa per la Lista Araba Unita. I partiti arabi sul filo di lana ha ottenuto un 14esimo seggio, cogliendo un successo senza precedenti che l’ha portata a diventare il terzo gruppo alla Knesset (ci sono altri 4 deputati arabi ma sono stati eletti in liste diverse). Voti che rappresentanto una risposta alle discriminazioni e un rifiuto delle politiche, della destra e non solo, verso i cittadini arabi.

I riflessi regionali ed internazionali della vittoria elettorale di Benyamin Netanyahu sono stati immediati. Tra le prime reazioni c’è, naturalmente, quella dell’Amministrazione Obama. Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha detto che alla luce dell’esito delle legislative in Israele, gli Stati Uniti valuteranno la strada da seguire per portare avanti il processo di pace in Medio Oriente. Washington insiste nonostante Netanyahu abbia dichiarato la sua totale opposizione alla nascita di uno Stato palestinese, annullando in un colpo solo la soluzione dei “Due Stati”, Israele e Palestina, pilastro per anni del negoziato mediato dagli americani. Tra la Casa Bianca e il primo ministro israeliano è sempre gelo. Obama ieri sera non si è ancora congratulato con Netanyahu. Fanno sentire la loro voce anche le Nazioni Unite attraverso il Segretario Generale Ban Ki moon secondo il quale solo l’adesione al processo di pace garantirà che Israele resti una democrazia in futuro. Netanyahu non ha risposto. Ha preferito ribadire che in 2-3 settimane formerà il suo nuovo governo con i partiti nazionalisti e religiosi, un vero e proprio “gabinetto di guerra”.

( Fonte: IlManifesto )

 

20-3-15_Netanyahu-e-Israele.

Italia: come diventare schiavi degli ebrei

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Oggi 10.02.15, abbiamo assistito a quello che voleva essere un dibattito al massimo livello sulla legge anti-“negazionismo”. ( evidentemente volevamo farci del male!). Nel palco del pubblico l’ebreo gattegna renzo, presidente dell’unione delle comunità ebraiche d’Italia, ed altri.

Che dire? Dire miseria, povertà estrema, preparazione da film-libretti-video da Youtube, come preparazione/argomentazione nello specifico tema è dir poco! Banalità, luoghi comuni, quieto vivere, paura del politicamente scorretto a vagonate. Anche qualche lacrima, che non guasta mai. Attori di una recita di infima qualità. Condivisi ampiamente la motivazione/giustificazione che “è l’Europa che lo chiede“… il “Protocollo aggiuntivo di Budapest (vedere qui), un classico dello scaricabarile, fino ai 14 o 18 “paesi” europei che già hanno adottato tale insana legge liberticida!

Stranamente, si fa per dire, nessuno ha fatto presente l’esistenza di una precisa presa di distanza da tali leggi “anti-negazioniste“, dell’Human Rights Committee (Commissione per i Diritti Umani) delle Nazioni Unite, adottata nella riunione, a Ginevra, nei giorni 11÷ 29 luglio 2011, quindi BEN DOPO il 2008!… qui il testo con link:

(…) “Le leggi che penalizzano l’espressione di opinioni su fatti storici sono incompatibili con gli obblighi che il Patto impone agli Stati membri in relazione al rispetto per la libertà di opinione e di espressione. Il Patto non permette la proibizione pubblica dell’espressione di un’opinione erronea o di una interpretazione inesatta di eventi del passato. Restrizioni al diritto alla libertà di opinione non dovrebbero mai essere imposte e, riguardo alla libertà di espressione esse non dovrebbero oltrepassare ciò che è permesso nel paragrafo 3 o richiesto in base all’articolo 20″….

Il testo originale integrale, in inglese, è disponibile qui.

Evidentemente la posta in gioco è tanto grande che si può disattendere la “direttiva” dell’Human Rights Committee (Commissione per i Diritti Umani) delle Nazioni Unite e il diritto alla “Libertà di espressione” !

Solo un paio di eccezioni, le voci fuori dal coro: Buemi e Scilipoti. Appare, a meno di inattesi cambi di direzione, una generale,  voglia di votare a favore dell’approvazione. Domani mattina la continuazione della “discussione”, che in pratica non discute di alcunchè, ma, che solo tenta di evitare la discussione sul tema! D’altra parte il diario “di” anna frank, oggi citato, serve a nulla per dimostrare il preteso olocau$to!

________________________Pubblicato il 10.02.15 alle ore 21,17

sollecito,senatori,legge,anti-negazionismo,09.02.2015

Oggi 10.02.2015 dalle 16,30 il Senato Italiano discuterà il DDL-54 amati et alii detto  anche “anti-negazionismo” o più realmente legge ultima chance! Ultima chance  per lo sterminazionismo.
Disegno di legge che ha come unico scopo, non dichiarato, quello di impedire la libertà di espressione dei cittadini, sancita dal mai soppresso articolo 21 della Costituzione Italiana,  e la divulgazione delle risultanze di indagini storiche su uno, ed uno SOLO, fatto storico!

Già il metodo di “tutelare” un fatto storico con una legge dedicata è sintomatico di una insufficiente documentazione a supporto del fatto che si vuole (deve) rendere TABU’, ed è sinonimo di “verità di stato” o di “gruppo-lobby” dominante…

In aggiunta abbiamo l’imbarazzante aggravante che il testo di legge NON precisa COSA sia innegabile o “minimizzabile”!
Dopo 3 anni di sforzi dei massimi esperti di Storia non si è arrivati ad individuare, descrivere, fissare, COSA sarà vietato dire ai cittadini italiani, quindi punibile con anni di carcere! L’indeterminatezza porta il giudice all’interpretazione personale e non c’è per il cittadino comune certezza alcuna del suo diritto di espressione!
Si istituisce, di fatto, il reato di leso SARCHIAPONE!
Sembrano tornati i bei tempi di Galileo!
In pratica gli storici, incapaci di documentare “quel” fatto storico, si sono verognosamente dileguati ed il legislatore, sollecitato ossessivamente, istericamente, deve scrivere una legge che impone al giudice di non fare il proprio mestiere, ma,… di scrivere la Storia!
Scrittura, lo ripetiamo, mai riuscita ad alcun storico professionista!
Crediamo sia il colmo del ridicolo e della presa per i fondelli di 60.000.000 di Italiani e degli  onorevoli per primi!

________________________Pubblicato il 10.02.2015 alle ore 00,01

Siti revisionisti

AAA OLODOGMA _PICCOLISSIMOQuesta “pagina” contiene un elenco di siti, blogs, con contenuti revisionisti, contiene pure siti e blogs non prevenuti verso la ricerca storica non olo-conformista

1) http://studirevisionisti.myblog.it/

2) http://olo-truffa.myblog.it/

3) http://robertfaurisson.blogspot.it/

4) http://mauriziodangelo.blogspot.it/

5) http://andreacarancini.blogspot.it/

6) http://www.rinascita.eu/

7) http://antisionista-antigiornale.blogspot.it/

8) http://robertfaurisson.blogspot.it/

9) http://ita.vho.org/LIBRI.htm

10) http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html

11) http://civiumlibertas.blogspot.it/

12) http://thule-italia.com/wordpress/

13) http://www.ariannaeditrice.it/_storia_controstoria.php

14) http://www.uomolibero.com/

15) http://ultimachance.myblog.it/

16) https://www.scribd.com/acarancini

L’elenco non è definitivo, sono gradite segnalazioni di luoghi di discussione aperti al revisionismo storico. Non verranno inseriti siti o blogs con “temi” diversi dal revisionismo storico.

Il nostro recapito:

Email…………. olodogma@gmail.com

thanks to: Olodogma Olodogma Olodogma

Quando gli ebrei dettavano legge

Legge Reale (Mancino) 13 ottobre 1975, n.654, modificazioni varie fino alla discriminazione! Approvata in Senato.

Semplicemente discriminatorio che nel testo del DDL 54 “amati et alii” (legge anti negazionismo o “ultima chance“) proposto ieri 10.02.15 al Senato Italiano ci sia la CHIARA evidenziazione della negazione della “$hoah” rispetto agli anonimi e non definiti altri “stermini”! Lo sterminio Pellerossa, Armeni, Afghanistan, Costa d’Avorio, Georgia, Guinea, Iraq, Palestina, Darfur, Libia, Uganda, Serbia, etc…sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” ? Se si, perchè non sono stati elencati? Sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” di serie B? Evidentemente si!

Non sono degni di una misera menzione nel DDL 54? O più banalmente NON HANNO lo SPONSOR GIUSTO ?

Ma il vero problema che sorge, praticamente, è:
– CHI stabilisce il significato di “istiga”?
– CHI si sente oggetto ricevente?
– UN membro della propaganda sionista, il Fantozzi hasbariota  in turno di guardia, monitoraggio, degli stolti Gojim (tutti i non ebrei, secondo gli ebrei)?
– UN  Centro di Documentazione Favolocau$tica Contemporanea?

Oggi 11.02.15 alle ore 09,30 il secondo tempo della “discussione” al Senato. Gli interessati possono seguire la diretta video sul canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jo1h16NC3nk

Aggiornamento del 11.02.15, ore 12,30

Il testo sotto riprodotto è stato approvato a larga maggioranza alle ore 12,12 del 11.02.2015. Alleghiamo lo screenshot del tabellone coi risultati della votazione

Legge anti-negazionismo, votazione al senato, 11.02.15, ore 12,12, approvataIl testo ora passerà alla Camera dei Deputati, dove si è ipotizato di discuterne in una Commissione in sede deliberante, un espediente tecnico strategico che evita il dibattito pubblico!

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TESTO della legge Reale-Mancino (elaborazione di Olodogma)  con le aggiunte di Amati et alii (in ROSSO)

 

LEGGE13 ottobre 1975, n.654

Art. 1  ( resta immutato) ,   Art. 2  (resta immutato)

Art. 3

1.  Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, e’ punito:

[a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;]

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

   b)  con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo,  istiga   a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

 3.  E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attivita’, e’ punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio’ solo, con la reclusione da uno a sei anni.

<<3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232>>

  Art. 4  (resta immutato)

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Le modifiche apportate dal DDL 54 Amati del 10 Gennaio 2015 sono (testo ufficiale):

<< 1. All’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera a), dopo le parole: «ovvero istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

b) al comma 1, lettera b), dopo le parole: «, in qualsiasi modo, istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

c) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

«3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232».

2. All’articolo 414, primo comma, numero 1, del codice penale la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «tre».>>

________________________Pubblicato il 11.02.15 alle ore 09,36

thanks to: Olodogma

Regione Veneto, assessore razzista usa Charlie Hebdo per fare propaganda

11.01.2015 Luca Cellini
La radice della violenza

(Foto di Archivio Pressenza)

C’è una circolare datata 9 Gennaio,  proveniente direttamente dall’Assessorato all’Istruzione della Regione Veneto firmata da Elena Donazzan ed indirizzata a tutti i dirigenti scolastici della Regione.

Nell’oggetto si legge: “Terrorismo islamico parliamone soprattutto a scuola”.

La comunicazione Inizia con il classico cappello ideologico in cui si citano i principi fondanti della nostra civiltà basati su fondamenti  di tolleranza, uguaglianza libertà e fratellanza.

Terminato il dovuto antefatto, la circolare comincia col  sottolineare l’enorme distanza culturale fra la nostra civiltà e quella degli Stati a matrice islamica, ponendo l’accento,  sulla pericolosa vicinanza geografica che abbiamo con essi.

Si continua marcando le differenze e  parlando di  “una cultura (chiaramente riferita a quella islamica) che predica l’odio verso la nostra cultura, la nostra mentalità, il nostro stile di vita,” odio che si manifesta  “fino ad arrivare all’estremo gesto terrorista”.

Poco dopo si ribadisce che “solo una forte presa di coscienza” di quanto detto sopra “potrà farci arginare un pericolo tanto grave e imprevedibile”.

Nelle righe successive si rafforza il concetto di, islamico uguale violento, associando la disgrazia  del padre di un ragazzino veneto che è stato accoltellato da un 14enne tunisino, mentre difendeva il figlio da atti di bullismo.

Si discrimina palesemente affermando “soprattutto a loro (riferito agli immigrati)  dobbiamo rivolgere il messaggio di richiesta di una condanna di questi atti, perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori”.

Si scivola poi  quasi nel ridicolo con frasi deliranti che fanno riferimento al fallimento del modello d’integrazione proposto  e s’invita a un cambio,dove il primo cambio di rotta é una ferma condanna senza alcun distinguo tra italiani, francesi o islamici se questi ultimi vogliono veramente essere considerati diversi dai terroristi che agiscono gridando “Allah è grande”.

Infine si chiude il cerchio del postulato, islamico uguale terrorista,  affermando che “non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi ma che è vero però che tutti i terroristi sono islamici”.

La “circolare” conclude appellandosi alla popolazione invitandola a ritrovare la forza per indignarsi, reagire e  condannare moralmente.

Chiunque, con un minimo di senso civico e democratico,  leggendo e ragionando su queste affermazioni  credo resti esterrefatto, basito, non solo per i continui richiami al concetto: islamico uguale terrorista, ma per il richiamo a reagire e condannare.

Così, se da una parte tutti hanno ovviamente e giustamente condannato la strage di Charlie Hebdo, dall’altra leggendo la comunicazione  viene da domandarsi:  i destinatari finali della circolare, ovvero gli studenti e le loro famiglie, contro chi si dovrebbero indignare? Forse contro  gli altri studenti  presenti nelle nostre scuole e provenienti da paesi di matrice islamica?

E ancora, contro chi si dovrebbe reagire con forza? Forse contro le loro famiglie, semplicemente perché di fede islamica?

E così invece di passare una circolare scolastica dove si invita a parlare della violenza in generale e delle forme per prevenirla si coglie l’occasione della strage e la si usa come un piede di porco  per fare un parallelismo, musulmano  uguale violento, uguale terrorista e così colpevolizzare tutti gli studenti di provenienza islamica e le loro famiglie presenti nel nostro territorio.  Come se loro fosse la colpa della tremenda strage perpetrata da 3 individui che d’islamico nulla avevano eccetto che il nome.

I contenuti della comunicazione oltre che altamente discriminatori e razzisti, instillano paura, diffidenza, soffiano sul fuoco e appaiono come un forte e preciso atto di accusa, formulato nei confronti di colpevoli da condannare e dai quali difendersi, colpevoli che pur non avendo commesso nulla, lo sono comunque, in quanto appartenenti alla cultura islamica o più semplicemente ancora, identificati come persone e famiglie violente, avendo come unica colpa quella di discendere da una determinata etnia.

Allo stesso modo mi domando, perché una circolare simile non è stata già fatta in precedenza quando ci sono state innumerevoli stragi? Ad esempio in occasione delle 77 vittime della strage di Utoya in Norvegia, realizzata da un biondo e occidentale  norvegese che si rifaceva ad un’ideologia dichiaratamente nazista, e ancora in ordine cronologico:

Svizzera,  27 settembre 2001, dove durante una sessione dell’assemblea locale un uomo armato uccide 14 membri del parlamento e del governo del cantone di Zug.

Francia,  27 marzo 2002, dove  un uomo aprendo il fuoco sui membri del consiglio municipale di Nanterre, uccide 8 persone e ne ferisce altre 19.

Germania 26 aprile 2002, dove un diciannovenne di Erfurt entra in un liceo e uccide 16 persone, di cui 12 insegnanti.

Finlandia, 7 novembre 2007, dove un diciottenne uccide alcune persone in un liceo di Tuusula (sud), prima di togliersi la vita.

Finlandia, 23 settembre 2008, dove uno studente di 22 anni fa irruzione in un istituto professionale di Kauhajoki e uccide 9 studenti e un insegnante.

Germania, 11 marzo 2009, dove un giovanissimo diciassettenne, ex studente dell’istituto, irrompe armato in un collegio di Winnenden e uccide  15 persone, 9 studenti e 3 insegnanti, e inoltre 3 passanti.

Gran Bretagna, 2 giugno 2010, dove un tassista in Cumbria Inghilterra travolge e uccide 12 persone, durante una folle corsa in macchina.

E perché non cogliere l’occasione di una circolare di denuncia quando gli eserciti occidentali in nome della nostra “democrazia”  hanno commesso stragi  infami come  quella di Falluja in Iraq  dove migliaia di persone sono morte atrocemente bruciate vive, oppure quando tutti i bambini di uno scuolabus Afgano sono morti centrati da un missile del nostro “fuoco amico” (come se si potesse distinguere tra un missile amico e un missile nemico) o ancora perché non passare una circolare sui generis ogni volta che viene compiuta una strage ai danni delle popolazioni palestinesi, curde, cecene, bosniache, kosovare.

La mia opinione è che, affermazioni sui generis come quelle che si sente ripetere a più riprese da partiti come la lega o come  alcune contenute in questa circolare, hanno forti richiami al fascismo, all’autoritarismo più bieco che portò il mondo intero in guerra per affermare quale fosse l’ideologia, la cultura o la razza superiore alle altre. E come dimenticare i fatti della ex-Jugoslavia dove sono stato testimone prima, durante e dopo la guerra, in cui ho visto coi miei stessi occhi come e con quali strumenti è stato possibile prima dividere la popolazione instillare in essa le radici della violenza, della discriminazione, dell’odio etnico e poi rifornire le persone di armi e scatenare una  sanguinosissima guerra civile che produsse 250.000 morti, più di 2 milioni di profughi oltre alla disgregazione del paese.

Ciò che più è  preoccupante  è il salto di livello di questo razzismo strisciante, che è evidente in quanto la comunicazione viene direttamente da un assessorato Regionale ed è  indirizzata a tutte le scuole Statali della Regione Veneto. Credo inoltre ci siano gli estremi affinché il nostro ministero dell’istruzione possa intervenire e impedire che una tale comunicazione ufficiale e istituzionale possa circolare all’interno delle scuole statali italiane.

I corpi dei ragazzi di Charlie Hebdo non sono ancora stati seppelliti che già si comincia ad usarli per gettare benzina sul fuoco e seminare sentimenti di odio, diffidenza, condanna e discriminazione, proprio quello che questi coraggiosi giornalisti hanno sempre combattuto. 

Si arriva al surreale citando prima concetti d’uguaglianza, tolleranza, fratellanza e libertà, pretendendo grazie a questi principi di poter mettere la nostra cultura occidentale in una posizione ideologica predominante rispetto alle altre culture, salvo poi contraddire questi ideali d’uguaglianza fratellanza e tolleranza, disconoscendoli solo poche righe dopo.

Come non dare ragione all’amico Karim  Metref  che solo due giorni fa  nella sua bellissima lettera, io non mi dissocio, scriveva,  “in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena. Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia e anche gli establishment europei che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio per far rientrare le pecore spaventate nel recinto”.

La cruda realtà che ostinatamente  non si vuol vedere è che la violenza dilaga, perché si è costantemente seminato violenza, una violenza che non è solo quella fisica  ma è anche discriminatoria, economica, religiosa, etnica, culturale, psicologica. Non c’è modo di fermare questa violenza che è stata seminata negli anni e instillata negli animi delle persone, non c’è difesa, né argine esterno, né condanna, né principio formale che la possano fermare.

Soltanto noi possiamo fermare la violenza, interrompendone la radice che è già  dentro di noi,  invertendo la rotta, smettendo di discriminare, di isolare, di giudicare, di approfittarsi del prossimo e delle sue disgrazie.  Solo all’interno di ognuno di noi è possibile disinnescare questa bomba ad orologeria, non dando più forza alla paura, rifiutando la diffidenza verso il  prossimo, verso il  “diverso”.

L’amara ironia  è che c’è un principio universale, un profondo e antico messaggio di pace e nonviolenza che ritroviamo espresso all’interno di tutte le religioni, filosofie e dottrine universali e che si racchiude nelle  frasi, “Non uccidere”, “Ama il prossimo tuo come ami te stesso”, “Custodisci e proteggi la vita”, “Sii compassionevole”, “Tollera e perdona a fondamento di tutti i diritti umani”,  “Se vuoi la pace prepara la pace”,  “Tratta gli altri come vorresti essere trattato”.

Principi,  questi che basterebbe semplicemente mettere in pratica a partire da noi stessi per far rientrare l’onda di odio, violenza e paura che sta montando.

Chiudo con una semplice proposta, invece di aspettare la prossima strage, qualunque matrice essa possa avere, perché non istituire in tutte le scuole, un’ora settimanale dove si parli delle radici della violenza, di come essa si manifesti in tutte le sue forme e di come prevenirla parlando di pace, nonviolenza, non discriminazione e solidarietà?      

Qui la petizione dell’Associazione Studenti Universitari che chiede le dimissioni di Elena Donazzan.

thanks to: pressenza

Intervista al poeta israeliano Aharon Shabtai

«È un’occasione di propaganda, per questo io, israeliano, non sarò al Salone di Parigi»
Il poeta Aharon Shabtai declina l’invito a partecipare all’evento culturale francese e accusa la deriva di destra del suo paese, che solo un intervento dell’Europa potrà arginare.

Per le sue traduzioni dei Tragici, dal greco classico all’ebraico moderno, gli fu attribuito nel 1993 il Premio del primo ministro israeliano. Era il periodo del processo di pace di Oslo e Aharon Shabtai credeva che il governo fosse intenzionato a fare la pace con i palestinesi. Accettò l’ambìto riconoscimento. Qualche settimana fa invece il poeta, uno dei più famosi nello Stato ebraico, ha declinato l’invito rivoltogli a partecipare al Salone del libro di Parigi. Nato nel 1939 a Tel Aviv, autore di una ventina di raccolte di poesie e conosciuto all’estero soprattutto per «J’accuse» – in cui si scaglia contro il governo e la società del suo paese – è uno dei più radicali nella pattuglia di intellettuali «dissidenti». Secondo Shabtai, che ha risposto al telefono alle domande del manifesto, lo Stato ebraico sarebbe in preda a una deriva di destra che potrebbe essere arginata solo da un intervento dell’Europa, il Continente dei Lumi che dovrebbe aiutare «l’apartheid israeliana» a compiere una svolta come quella impressa al Sudafrica dall’ex presidente De Klerk.

Aharon Shabtai, perché ha rifiutato l’invito di Parigi a partecipare al Salone del libro?

Perché ritengo che si tratti di un’occasione di propaganda, in cui Israele si metterà in mostra come uno Stato con una cultura, dei poeti, ma nascondendo che in questo momento sta compiendo dei terribili crimini contro l’umanità. Lo stesso presidente Shimon Peres, responsabile del massacro di dieci anni fa a Kfar Kana (in Libano), parteciperà. Per me sarebbe stato impossibile andare a leggere i miei testi a Parigi.

Qual è l’immagine dell’altro – del palestinese – riflessa dalla letteratura israeliana?

Nel sionismo – uno dei frutti del nazionalismo dell’800 – c’erano elementi positivi: l’idea che gli ebrei, reduci dalle persecuzioni in Europa, venissero qui in Israele acquistando libertà e indipendenza. Ma ora ci siamo trasformati in uno stato coloniale, con i giornali che fanno propaganda razzista contro gli arabi e i musulmani. Siamo un popolo avvelenato da questa propaganda. La maggior parte della letteratura «mainstream» è completamente egocentrica: non è interessata all’altro, rappresenta la vita della borghesia e si occupa di problemi psicologici. La nostra letteratura non ha a cuore i problemi morali cruciali di questo momento storico. Si configura soprattutto come intrattenimento borghese. In questo contesto la maggior parte degli scrittori si dichiara in termini generali «per la pace», ma quando c’è da prendere una decisione per fare qualcosa di «aggressivo» si schiera col governo, come durante l’ultima guerra in Libano, quando Yehoshua, Grossman e Oz hanno scritto sui giornali che si trattava di un conflitto giusto.
All’estero dipingono l’immagine di un Israele liberale, ma sono parte integrante del sistema.

Ma il governo israeliano è ufficialmente impegnato in colloqui di pace con l’Autorità nazionale palestinese e ammette l’urgenza di dare ai palestinesi uno stato, anche se solo in una parte del 22% della Palestina storica.

Il problema non è lo Stato, ma la terra. Qui i giornali ne parlano apertamente, ogni giorno, molto più che in Italia e in Europa: gli insediamenti, la confisca di territorio, il controllo dell’acqua da parte delle autorità israeliane aumentano di giorno in giorno. Questi sono i fatti, molto diversi dalla propaganda utilizzata dal governo: i palestinesi non hanno più un territorio.

Che significato ha per lei il 60° anniversario della fondazione dello Stato ebraico?

Dopo sessanta anni ci troviamo di fronte a un bivio: o continuare a essere uno stato coloniale e proseguire con la guerra, mettendo seriamente in pericolo il futuro d’Israele perché – non dobbiamo dimenticarlo – viviamo in Medio Oriente, non in California. L’alternativa è fare come (l’ex presidente sudafricano) De Klerk: invertire la rotta e provare a dare ai palestinesi pieni diritti sulla loro terra, cercando di creare un uovo sistema di pace. Altrimenti non sopravvivremo né da un punto di vista morale, né come stato, perché la guerra si espanderà a tutto il Medio Oriente.

Alcuni gruppi della sinistra italiana sono pronti a boicottare la Fiera del libro di Torino, mentre la sinistra istituzionale si oppone perché, sostiene, il boicottaggio va contro i principi stessi della cultura, provoca reazioni negative e gli intellettuali non sono responsabili delle azioni dei loro governi.

Quello che affermano è assurdo: durante il periodo hitleriano o durante l’apartheid intellettuali come Brecht e tanti altri si univano per combattere il fascismo e il segregazionismo. Gli intellettuali, assieme alle organizzazioni di base, contribuirono alla fine dell’apartheid. Gli intellettuali – che devono essere liberi – dovrebbero partecipare al boicottaggio. Un aiuto dall’Europa, che boicotti Israele non in quanto tale, ma in quanto establishment politico militare che sostiene l’occupazione, è l’unica possibilità di salvare i palestinesi e noi, gli ebrei d’Israele.

Da dieci anni, dal tramonto del movimento pacifista, siete fermi a un migliaio di «dissidenti» che manifestano contro la guerra. Perché non riuscite a raggiungere un’audience più ampia?

Perché in Israele tutte le televisioni e tutti i giornali educano la gente al nazionalismo, con un lavaggio del cervello quotidiano. Ora sono seduto, qui nel mio appartamento, e posso sentire distintamente il mio vicino che sta dicendo: «Gli arabi non sono un popolo, sono barbari, avremmo dovuto colpirli con la bomba atomica». Quello che afferma l’ha imparato dai mass media, che creano panico e rabbia mentre i politici collaborano con l’establishment militare.
Viviamo in una situazione orwelliana: ogni giorno la tv ripete quanto sia terribile vivere a Sderot, dove quasi nessuno viene ucciso. A due passi dalla cittadina israeliana c’è l’inferno di Gaza, che è diventata un ghetto.

Ma cosa possiamo augurarci in un futuro prossimo?

Io spero nell’aiuto degli europei, che i discendenti di Voltaire e Rousseau aiutino Israele, perché Israele non finirà l’occupazione fin quando l’Europa non gli dirà «basta», perché Israele dipende dall’Europa e dagli Stati Uniti. Solo una pressione da parte dei paesi civili e democratici può cambiare la situazione e riportarci la felicità. La situazione attuale – in cui a dettar legge è l’esercito – non può essere cambiata dall’interno. Per i valori di cui è portatrice, l’Europa non può continuare a collaborare con Israele. Io spero che in un anno o due l’Europa possa cambiare rotta.

Due poesie di Aharon Shabtai
Cultura
Il segno di Caino non apparirà
sul soldato che spara
alla testa di un bambino
da una collina sopra il recinto
intorno a un campo profughi
poiché sotto l’ elmetto
parlando in termini concettuali
la sua testa è fatta di cartone.
D’altra parte,
l’ufficiale ha letto L’uomo in rivolta,
la sua testa è illuminata,
per questo non crede
nel segno di Caino.
Ha passato il suo tempo nei musei
E quando punta
il fucile verso il bambino
come un ambasciatore di cultura,
lui aggiorna e ricicla
le acqueforti di Goya
e Guernica.
Se mi chiedete
Se mi chiedete
Di dare la caccia a un ragazzo
A 150 metri di distanza
Con un fucile a cannocchiale,
Se mi chiedete di sedermi in un tank e
Dalle altezze della moralita’ ebraica,
Fare penetrare un obice
Nella finestra di una casa,
Mi togliero’ gli occhiali
E borbottero’ cortesemente:
‘No, signori!
Rifiuto di spogliarmi
Per sguazzare con voi
In un bagno di sangue’.
Se mi chiedete
Di tendere le orecchie
Perche’ voi ci caghiate dentro,
Scusandomi, diro’:
‘no, grazie!
Le vostre parole puzzano,
Preferisco sedermi
Sull’asse del mio cesso!’
Meglio dunque che la smettiate,
Perche’ se vi ostinate,
Se continuate a insistere
Che io mi unisca alla vostra muta,
Per grugnire insieme,
Perche’ insieme ci rotoliamo
E ci facciamo tutti crescere addosso
Setole di porco,
E insieme affondiamo
Le nostre narici di lupi
Nella carne cruda,
Perdero’ la pazienza
E rispondero’ con fermezza:
‘Signor Primo Ministro,
Onorevole Generale,
Sua Eccellenza Deputato..
Sua Santita’ il Rabbino,
Baciatemi il culo!’

 

 

thanks to: Michelangelo Cocco

Il Manifesto 2008/02/05

ISM Italia

Gli intellettuali israeliani

Haaretz 2008/07/27 Sul contratto tra gli intellettuali israeliani e il loro ministero degli esteri di Yitzhak Laor

Titolo originale: “Putting out a contract on art”
traduzione a cura di ISM-Italia

Alcuni anni fa fui invitato a un festival di poesia a Barcellona. Ero felice. Dopo aver tradotto i miei poemi in due lingue – in catalano e castigliano – li inviai con cura via fax e controllai tutto quello che potevo controllare.
Poi, durante il dialogo via-fax, l’accordo fu cancellato e l’invito ritirato – per ragioni di budget, mi dissero.

Fui turbato da tutto questo fino a che arrivò, dal Festival di Sydney, l’invito successivo. Allora io già conoscevo i trucchi e, dopo l’eccitazione all’altro estremo della linea, io dissi che non era sicuro che il ministero avrebbe “contribuito alle mie spese,” usando il linguaggio educato di quelli che gestiscono gli affari culturali dello stato, cioè del sistema internazionale di “schnorr” (scrocco) di cui Israele riesce a beneficiare, specialmente nei periodi di crisi dei budget delle istituzioni culturali. Gli organizzatori di Sydney mi dissero di stare tranquillo, perchè l’anno prima il mio amico Ronny Someck, che parla molto di pace e coesistenza, era stato lì e il suo biglietto era stato pagato dal ministero degli esteri israeliano, così dissi loro di fare un tentativo. Perchè no?
Dopotutto, il denaro sarebbe venuto fuori dalle mie tasse.

Così iniziammo le procedure, e alla fine, dopo numerose e-mail e conversazioni telefoniche, il dialogo con Sydney si andò esaurendo e poi, naturalmente, arrivò la cancellazione. So che possono sempre smentire; che il fondamento del potere di un governo è il fatto che è difficile metterlo con le spalle al muro.

Nessuna discussione seria sulla “accettazione”, anche in Israele nei decenni recenti, può limitarsi solo a ciò che accade nel triangolo senza significato “scrittore-recensione-lettore”, come se questa relazione mistica fosse valida ovunque. Anche l’Istituto per la Traduzione della Letteratura Ebraica, con la sua migliore traduttrice dall’ebraico in inglese, Dalya Bilu, e la sua staff dedicata, non può in pratica contribuire al successo delle sue traduzioni senza tournée all’estero degli scrittori che traduce. Gli editori all’estero sanno queste cose molto meglio dei festival artistici, che nella loro innocenza pensano che la Divisione per gli Affari Culturali e Scientifici del ministero degli esteri sia l’equivalente del Goethe Institute, o dell’Istituto Dante Alighieri o dell’Alliance Francaise. Ma non è questo il caso.

Segue il testo del contratto che autori e artisti firmano con il ministero degli esteri in cambio dei fondi per la componente più importante nella loro carriera internazionale: i loro viaggi per eventi culturali e letterari, inclusi i festival di cinema, teatro e danza. Il contratto (che risale al 2007) mi è stato inviato via email da qualcuno che preferisce rimanere anonimo. Le abbreviazioni nel corpo del testo sono utilizzate per risparmiare
al lettore il verboso linguaggio legale.

“Contratto

Tra lo Stato di Israele, tramite il Ministero degli Esteri, Divisione per gli Affari Culturali e Scientifici, a cura del direttore della divisione DCSA e del ragioniere del Ministero (in seguito, ‘il Ministero’), da una parte, e il Sig./Signora/Società/Organizzazione … (in seguito, ‘the service provider’), dall’altra.”

Subito nella introduzione, il contratto stabilisce:

“The service provider si impegna a indicare il nome del Ministero e/o della rappresentanza israeliana, nei paesi successivamente indicati, in ogni publicazione relativa ai servizi da lui forniti, in Israele e all’estero. Egli deve anche impegnarsi a fornire al Ministero un rapporto dettagliato della fornitura di servizi da parte sua, inclusi esempi e prove, come stabilito nel sottoparagrafo C, (in seguito, ‘i servizi’).”

Ora che la relazione tra il governo israeliano e gli artisti che manda all’estero è stata definita, il contratto prosegue:

“Premesso che il Ministero è interessato ad acquisire dal service provider i seguenti servizi culturali/artistici/educativi/scientifici ….
“Il service provider con la presente dichiara di avere l’esperienza, la competenza, i titoli e le conoscenze per eseguire i servizi.”

Ora arriva la parte principale:

“Egli è interessato a fornire servizi al Ministero.” (Il service provider deve essere dotato, naturalmente, di tutti i documenti legali, in modo che lo stato non si troverà a pagare qualcuno che sta ingannando le autorità preposte alla tassazione dei redditi, per esempio, o il segretario delle Organizzazioni Nonprofit.)”

Paragrafo 5:
“In considerazione della fornitura di servizi da parte del service provider come definito nel contratto, e nel rispetto delle leggi, il Ministero pagherà al service provider la somma (in seguito – ‘il corrispettivo’) di …. [questa cifra varia, in funzione del contratto], per le voci seguenti. Il corrispettivo sarà pagato dal Ministero, in parte direttamente al service provider, e in parte direttamente a terze parti [queste includono le organizzazioni estere che hanno fatto gli inviti, come festival cinematografici e editori], come specificato di seguito:

“A. L’acquisto di biglietti aerei di classe turistica per il service provider, da parte del Ministero, tramite una agenzia viaggi scelta dal Ministero; in alternativa, con l’approvazione preventiva del Ministero, il rimborso delle spese per l’acquisto dei biglietti aerei da parte del service provider, a fronte della presentazione di ricevute adeguate.

“B. Il rimborso delle spese di vitto e alloggio, fino alla somma di …. NIS/$US/euro, secondo le procedure del Ministero e a fronte di ricevute.

“C. Il cachet dell’artista, nella misura di ….. NIS/$US/euro, IVA inclusa.

“D. Il rimborso per viaggi di terra, fino alla somma di ….. NIS/$US/euro, a fronte di ricevute conformi.

“E. L’imballaggio e la spedizione via aerea o mare (incluso/non incluso il trasporto a terra) del bagaglio del service provider, richiesto per la fornitura del servizio, tramite una compagnia di spedizioni scelta dal Ministero; alternativamente, con l’approvazione preventiva del Ministero, il rimborso di spese effettuate per quanto detto dal service provider, fino alla somma di ……NIS/$US/euro. (Questa clausola si applica agli artisti,
alle compagnie teatrali e alle squadre sportive sponsorizzate dal ministero degli esteri).

“F. Rimborso di spese, o pagamento a terze parti, per pubblicità, pubbliche relazioni e pubblicazioni relative alla fornitura dei servizio al Ministero da parte del service provider, a fronte di ricevute e fino alla somma di ….. NIS/$US/euro.”

E’ importante capire che questa procedura richiede una notevole flessibilità di budget. L’ambasciata e l’attachè culturale determinano il valore di ogni artista e la grandezza di un audience favorevole che possono attrarre con l’autore X o l’autore Y. Questo determina il valore dell’hotel, dei voli, e naturalmente del cachet pagato per la presentazione, un altro aspetto di quel budget.

Un contratto è una lettura noiosa, così io salto al paragrafo 12 e al nocciolo della questione:

“Il service provider si impegna ad agire lealmente, responsabilmente e con il massimo impegno per assicurare al Ministero servizi del più alto livello professionale. Il service provider è consapevole che l’obiettivo di affidargli servizi è di promuovere gli interessi politici dello Stato di Israele tramite la cultura e l’arte, incluso il contribuire a creare un’immagine positiva di Israele.”

Per nascondere quanto sopra – dopo tutto, cultura è “cultura”, senza interventi, senza meccanismi, senza macchine per la traduzione sponsorizzate dallo stato – il paragrafo 13 sottolinea:

“Il service provider non presenterà se stesso come agente, emissario e/o rappresentante del Ministero.”

Il paragrafo 15 contiene anche un avvertimento:

“Il Ministero è autorizzato a porre termine a questo contratto, o a parte di esso, immediatamente e a discrezione unica del Ministero, se il service provider non fornisce al Ministero i servizi e/o non adempie agli obblighi previsti in questo contratto e/o non adempie ai suoi obblighi con piena soddisfazione del Ministero, e/o fornisce i servizi in modo non adeguato e/o devia dal programma e/o se il Ministero non ha bisogno dei servizi del service provider per qualsiasi ragione e/o per ragioni di budget, organizzative o di sicurezza e/o politiche, e il service provider non farà reclami, domande o azioni legali basate sull’annullamento del contratto da parte del Ministero.”

Ne segue, non è necessario sottolinearlo, che gli artisti presenteranno la nostra democrazia in completa libertà.

Haaretz 2006/08/11 by Tom Segev Someone to fight with – Qualcuno contro cui combattere

Un mattino di Shabbat Amos Oz telefonò al suo amico Oron, membro della Knesset (Meretz), e lo informò che era venuto il tempo di mettere fine alla guerra. Egli e altri due eminenti autori Israeliani, A.B. Yehoshua e David Grossman, volevano firmare una dichiarazione pubblica a
questo scopo, e avevano il denaro per pagare l’annuncio pubblico sui giornali.

Oron ricevette il testo, disse che era d’accordo, e domandò se non sarebbe stata una buona idea raccogliere altre firme. Oz rispose negativamente: ciascuno avrebbe incominciato a cambiare la redazione esistente, ciascuno avrebbe voluto fare modifiche – non c’era tempo. La guerra doveva finire immediatamente. Oron tirò le fila e riuscì a far pubblicare l’annuncio nella edizione in ebraico di Ha’aretz della domenica. Tuttavia, come poi risultò, il leader degli Hezbollah Hassan Nasrallah non lesse Ha’aretz quel giorno: i suoi Katyushas continuarono a bombardare il nord.

Fra una correzione di bozza e l’altra, i tre scrittori furono molto pignoli nel virgolettare. Le parole chiave apparvero due volte. La prima volta inserirono la domanda: “Noi facciamo appello al governo Israeliano perché acconsenta a un reciproco cessate il fuoco”. La seconda volta non
c’era accenno al governo, ma fu aggiunta una nota di urgenza: “Noi facciamo appello per un immediato accordo per un reciproco cessate il fuoco”. Sembrò quasi un compromesso suggerito da qualche commissione incaricata della redazione. Tutto il resto del testo era a favore della
guerra: Israele doveva muoversi per difendersi, le sue azioni erano moralmente giustificate.

I tre scrittori redassero il loro annuncio come se stessero lavorando nel dipartimento legale del Ministero degli Esteri: misero in evidenza che l’aggressione di Hezbollah “era stata portata all’interno del territorio Israeliano”; la reazione israeliana “era stata fatta in conformità con il
diritto internazionale di autodifesa di fronte alla aggressione da parte di un paese nemico”.
Inoltre, i morti libanesi furono presentati come un’entità legale – come “molti cittadini di un paese nemico”- e non come esseri umani, prima e innanzitutto.

Come si conviene ad un governo che si rispetta, i tre riconoscono solo il Libano, non il partito Hezbollah. Hezbollah opera “sotto l’egida delle autorità Libanesi”, essi scrissero, affermando: ”Il popolo libanese non ha diritto a chiedere che la sua sovranità sia riconosciuta se rifiuta di assumersi la piena responsabilità per tutti i suoi cittadini e tutto il suo territorio”.

Non è chiaro come il trio si fosse accorto che qualcuno aveva chiesto al “popolo Libanese “ se volesse “prendersi piena responsabilità” per Hezbollah e quando esattamente “aveva rifiutato” di farlo. Ma evidentemente gli scrittori conoscono tante cose: non solo che questa guerra aveva scopi ”ragionevoli e raggiungibili” – ma che questi ultimi “erano già stati raggiunti”. Perciò “non c’è giustificazione per provocare ulteriori sofferenze e spargimento di sangue da entrambe le parti per obiettivi che non sono raggiungibili e che non meritano queste sofferenze.

Allora sopravvenne una specie di acme possibile soltanto nella grande letteratura: “La determinazione d’Israele a difendere aggressivamente i suoi confini e i suoi cittadini è stata resa, secondo noi, sufficientemente chiara al popolo del Libano, e perciò non c’è bisogno di aggiungere ulteriore sofferenza per noi e per loro.” Ciò che è sempre stato: dai primi giorni del Sionismo, era stato necessario rendere “chiara” la situazione agli Arabi, dal momento che, da nativi ignoranti quali sono, non lo capiscono senza che ciò sia spiegato loro. E questa volta noi abbiamo avuto
successo. E la situazione era senz’altro stata resa chiara. E ne valeva la pena. E questo giustifica assolutamente l’uso di un importante avverbio congiuntivo, come quello che conclude l’argomentazione di una parte della Dichiarazione d’Indipendenza: “perciò”.

Quattro settimane dopo che tutto ciò era iniziato, sembra che più a lungo dura questa guerra di logoramento, più essa sembra giustificarsi, portando alla conclusione che debba finire – e se non ora, allora in qualche altro momento. O forse è vero il contrario: più a lungo continua, più aumenta il senso di fallimento del governo nel prevenirla. Possiamo chiedere che essa continui finché il Libano sia spazzato via dalla faccia della terra, e possiamo chiedere che finisca, perché non c’era giustificazione nel coinvolgersi nella guerra già all’inizio, e perché non poteva essere vinta.

L’ordine del trio letterario di finirla perché ha raggiunto i suoi obiettivi è completamente strambo.
Traduzione a cura di ISM-Italia

Haaretz 2007/08/06 L’immaginazione letteraria aiuta le pubbliche relazioni di Shiri Lev-Ari

Negli ultimi tre anni la letteratura israeliana è fiorita all’estero e ha stretto buone relazioni pubbliche. Scrittori hanno viaggiato, sono rientrati in patria, hanno vinto premi e i loro lavori sono stati tradotti in molte lingue. Una delle persone maggiormente responsabili di tutto ciò è Dan Orian, che fino alla settimana scorsa lavorava come capo del Dipartimento per la letteratura presso la Divisione per gli affari culturali e scientifici (DCSA) del ministero degli esteri. Dopo aver completato il suo servizio in quella posizione, ha assunto il suo nuovo incarico di console presso l’ambasciata israeliana di Copenhagen.

La cooperazione tra scrittori israeliani e il ministero degli esteri è basata su un interesse reciproco: gli scrittori e i poeti cercano all’estero la massima visibilità per i loro lavori e il ministero degli esteri vuole usarli per presentare il volto sano e attraente d’Israele.

“Qui ci sono scrittori magnifici che sanno anche come parlare e che hanno qualcosa da dire, e per me va benissimo che abbiano opinioni politiche differenti dalla posizione ufficiale d’Israele” dice Orian.

“Non c’è dubbio che David Grossman o Sami Michael siano molto a sinistra nella mappa politica. Il messaggio che viene trasmesso è che siamo un paese pluralistico nel quale a ognuno è data la possibilità di esprimere le proprie opinioni. Amos Oz partecipa in Grecia a un evento per lanciare “A tale of love and darkness” e 1.500 persone vi partecipano”, cita come esempio Orian. “Yehudit Rotem, Aharon Appelfeld, Ronny Someck appaiono all’estero e ottengono una risonanza incredibile. Queste sono le cose che restano, alla fine”.

Orian vede la letteratura israeliana come parte dello sforzo di pubbliche relazioni prodotto da Israele. “ La cultura è uno strumento magnifico per aiutare la carretta a correre liscio”. Orian sarà sostituito entro due mesi da Sylvia Berladski, e molte persone sperano che lei continui il successo del Dipartimento.

Orian, 41 anni, sposato e padre di tre figli, è nato e cresciuto a Gerusalemme. Nell’esercito ha fatto parte dell’intelligence e poi si è laureato in studi slavi all’Università ebraica. Per cinque anni è stato attacché culturale a Mosca e tre anni fa è approdato al DCSA, che considerava l’anello meno prestigioso del ministero degli esteri.

“All’inizio non volevo quell’incarico – racconta -. Volevo un posto da diplomatico, ma col senno di poi quella posizione si è dimostrata non solo importante, ma della massima influenza. Quando vai a parlare con qualcuno del futuro della Striscia di Gaza o del percorso della barriera di separazione, risulta molto importante ciò che questa persona ha nella mente riguardo a Israele. E alle volte, se ha letto l’ultima traduzione di Grossman o Appelfeld, o è stato a un concerto di una filarmonica israeliana presso il teatro Gesher, la conversazione prende una piega totalmente differente”.

Il Dipartimento di letteratura presso il DCSA opera attraverso diversi canali: finanzia in parte o completamente i viaggi all’estero degli scrittori o dei poeti israeliani, abitualmente dopo la pubblicazione di uno dei loro libri; aiuta ad ospitare scrittori ospiti e fornisce assistenza finanziaria per tradurre lavori in altre lingue.

Pare che alcuni scrittori viaggino molto e altri meno. Come fa il ministero a scegliere quali aiutare?

“Generalmente mandiamo (all’estero) gli scrittori in prossimità dell’uscita di un loro libro tradotto in lingua straniera” dice Orian. “Spesso ci arrivano richieste da una casa editrice estera, da un festival o da una fiera del libro che vuole invitare certi scrittori. Sono sicuro che ci siamo dimenticati di qualcuno”.

“A volte ci sono progetti speciali” aggiunge Orian. “Per esempio, abbiamo mandato tre scrittrici alla Settimana del libro di Singapore: Savyon Liebrecht, Noga Algom e Alona Frankel. Due volte all’anno, in primavera e autunno, una delegazione di scrittori israeliani si reca negli Stati Uniti. Quest’autunno toccherà a Michal Govrin e Sami Michael. Michael sarà onorato da un grande evento a Stanford”.

In quale misura la letteratura esportata dal ministero degli esteri deve essere in linea col consenso politico israeliano?

“L’idea è quella di mostrare che Israele è molto di più della battaglia tra israeliani e palestinesi su un pezzo di terra. Quando Zeruya Shalev va in Germania, c’è gente anche fuori all’auditorium per ascoltarla. Noi siamo percepiti come aggressivi, come quelli che impongono le chiusure sui Territori, e improvvisamente appare un’autrice che parla delle relazioni all’interno della famiglia e il cui modo di scrivere è veramente non politico. Questo può cambiare l’intera percezione della società israeliana”.

“Due mesi fa Sami Michael è andato in Romania, il giorno dopo ne è stata data notizia dalla stampa e 5.000 copie di “A trumpet in the Wadi” sono state vendute in pochi giorni. Agi Mishol è andato negli Stati Uniti e Raquel Chalfi è stata pubblicata sulla American Jewish Poetry. Abbiamo tra 50 e 100 scrittori e poeti che stanno dialogando col mondo”.

E, nonostante questo, il budget del Dipartimento per la letteratura presso il DCSA è piuttosto piccolo: poche centinaia di migliaia di shekels all’anno. “Mandiamo all’estero una media di 120 scrittori all’anno e generalmente paghiamo il loro biglietto aereo” dice Orian. “Le spese di soggiorno sono sostenute dai loro editori all’estero. Con l’aggiunta di altri 200.000 dollari sarebbe possibile mandare all’estero altri 50 scrittori e tradurre altri 100 libri e questa sarebbe una differenza significativa”.

E aggiunge: “Diamo aiuto per la traduzione della letteratura israeliana in lingue straniere, circa 2.000 dollari per traduzione. Per le traduzioni chiediamo anche aiuto a uomini d’affari che hanno interesse a contribuire a questo sforzo. Quest’anno, per esempio, siamo riusciti a raccogliere 13.000 dollari grazie ai quali sono stati tradotti in polacco sette libri israeliani. Abbiamo un progetto assieme alla casa editrice Abbasi di Haifa per tradurre i libri israeliani in arabo. Abbasi ha pubblicato Amos Oz, David Grossman e Ruth Almog in arabo”.

Uno dei progetti a cui Orian ha contribuito è “Gente del mondo scrive la Bibbia”, grazie al quale cittadini di diversi paesi scrivono un capitolo della Bibbia ebraica nella loro lingua e calligrafia. Il progetto, incominciato dalla ong Bible Valley, guidata da Amos Rolnik, opera in venti paesi, e i primi sei libri (inclusi due da Singapore e Taiwan) usciranno presto. Saranno esposti nella Bible House, da costruire nella regione di Adullam vicino a Gerusalemme.

Un’altra iniziativa è stata una mostra di illustrazioni da libri per bambini israeliani esposta nelle fiere del libro in giro per il mondo. Sedici grandi poster con illustrazioni colorate di Liora Grossman, Alona Frankel, Ora Eitan, Yossi Abolafia, Naama Benziman, David Polonsky, Rutu Modan, Batia Kolton e altri sono stati mostrati nei padiglioni israeliani. “La vista dei grandi poster ha attirato l’attenzione sui libri dei nostri bambini” dice Orian, che recentemente ha scritto un libro per bambini che sarà pubblicato dalla casa editrice Korim.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

“Non scarto la possibilità di tornare al DCSA” dice. “Ma voglio avere un posto diplomatico in futuro e forse guidare una legazione israeliana”.

Traduzione di Michelangelo Cocco

thanks to: ISM Italia

Torino: sulla campagna Boycott Israel e le strumentalizzazioni de La Stampa

Torino: sulla campagna Boycott Israel e le strumentalizzazioni de La Stampa | Palestina Rossa.

Riportiamo il comunicato del collettivo Boycott Israel di Torino in risposta a un articolo comparso ieri sulle pagine online de La Stampa: nel pezzo, firmato dal noto Massimo Numa, si strumentalizza con falsità e imprecisioni un presidio organizzato lunedì dal collettivo Boycott Israel per informare della campagna avviata in questi giorni in merito ai festival musicali di MiTo e Torino Danza.

All’interno delle due rassegne, infatti, sono previsti concerti che ospiteranno artisti israeliani, alcuni dei quali organizzati con il diretto sostegno dell’ambasciata di Israele. Massimo Numa non è certo nuovo a questo tipo di strumentalizzazioni (cui oggi sono seguiti i cori di indignazione del sindaco Fassino) e noto per il disprezzo con cui è solito trattare le vicende che riguardano i movimenti sociali nonché le mobilitazioni a sostegno della Palestina, spesso e impropriamente tacciate di antisemitismo grazie a inesattezze e deliri di “escalation” e “campagne d’odio”. Di seguito il comunicato del collettivo Boycott Israel che fa chiarezza sull’iniziativa e, al fondo, il volantino di presentazione della campagna di boicottaggio.

In primo luogo ringraziamo Massimo Numa e gli altri redattori per l’ampio risalto dato all’iniziativa del 2 settembre di boicottaggio contro Israele negli spettacoli di MiTo e Torino Danza.

In merito a quanto pubblicato, dichiariamo la nostra totale estraneità a qualunque iniziativa di boicottaggio di negozianti ebrei in quanto tali, di cui peraltro, a Torino, non siamo a conoscenza. Ci risulta che una simile iniziativa sia stata presa a Roma da un gruppo neofascista: ma noi, come tutti coloro che appoggiano l’appello palestinese per il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele), consideriamo la battaglia contro fascismo e antisemitismo base fondante del nostro lavoro.

A maggior ragione sottolineiamo ancora una volta che Ebraismo (un’antica religione) e Israele (uno stato razzista) non possono essere identificati: nel mondo migliaia di ebrei hanno preso posizione contro la politica genocida dei governi israeliani, esprimendo la propria solidarietà ai palestinesi divenuti “vittime delle vittime”.

Constatiamo che invece Beppe Segre, presidente della comunità ebraica torinese, continua a operare perentoriamente questa identificazione, sostenendo che “la comunità ebraica appoggia completamente la posizione dello stato di Israele”. Invitiamo i membri di coscienza della Comunità a prendere posizione contro questo arbitrario arruolamento.

In generale quanto riportato su La Stampa non è altro che il frutto di una profonda disinformazione e pregiudizio attribuendo a quanti si battono per la fine dell’occupazione in Palestina una campagna di odio verso Israele. Il Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS) è una campagna che utilizza strumenti non violenti per costringere il governo di Israele a porre fine al regime di occupazione e di apartheid come è successo con il Sud Africa. Il BDS viene appoggiato e sostenuto da intellettuali ebrei quali lo storico Ilan Pappe, la sociologa scomparsa Tanya Reihnardt , la filosofa Judith Butler e tanti altri che qui non è possibile citare insieme a artisti e intellettuali non ebrei, ad esempio Ken Loach, Roger Waters, Elvis Costello, Naomi Klein, diversi premi Nobel e chiese e università americane ed europee.

L’ultima cruenta aggressione a Gaza, che ha provocato oltre 2100 morti, di cui oltre 500 bambini, ma a cui la popolazione ha resistito eroicamente con tutti i mezzi, deve essere per tutte le persone sensibili uno sprone in più a sostenere la campagna BDS fino alla realizzazione dei suoi obbiettivi:

La fine dell’occupazione e del blocco di Gaza
La fine dell’apartheid
Il diritto al ritorno dei profughi palestinesi cacciati dalle loro case più di 60 anni fa.

In particolare riteniamo importante continuare a dedicarsi al boicottaggio culturale, un punto particolarmente sensibile per Israele perchè smaschera la falsa immagine positiva che questo stato cerca di fornire di sè. Nel 2009 infatti Arye Mekel del Ministero degli affari esteri israeliano disse: ”Manderemo ovunque i più noti scrittori e romanzieri, compagnie teatrali, mostre. In questo modo sarà mostrato il volto più grazioso di Israele, così che non siamo più pensati solo in un contesto di guerra”.

Collettivo Boycott Israel – Torino

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La guerra di propaganda

Quasi tutti gli utenti di internet hanno ricevuto della posta che descrive oltraggiosi litigi e
ricompense che avvengono “Only in America”. Una delle storie che sono circolate e’ stata
quella di un uomo che ha vinto 74.000 $ dopo che la sua mano fu investita mentre rubava
copertoni dall’auto del suo vicino. Queste false storie nascono da se’ e vengono comunemente
ritenute leggende metropolitane. E’ sorprendente che migliaia di persone ci credano, ma
questo fa capire quanto il pubblico sia credulone e suscettibile alla disinformazione.
Nessun argomento e’ piu’ pervaso di false informazioni come il Medioriente. Il nostro governo
e’ certamente colpevole di tali pratiche e ha messo in motouna imponente macchina di falsita’
allo scopo di dare dignita’ al suo attacco all’Iraq. Gli instancabili supporters di Israele nei media
ed al governo creano storie che non stanno in piedi. Ma, una volta fabbricate, esse cominciano
a vivere di vita propria e l’ “uomo della strada” le ripete senza fallo. Diamo un’occhiata solo ai
piu’ comuni di questi miti metropolitani.

ISRAELE E’ STATO SPESSO ATTACCATO DAI SUOI NEMICI E SI DIFENDE
SEMPLICEMENTE

In realta’ Israele e’ stato quasi sempre l’aggressore. Di solito ha dichiarato che tali aggressioni
erano “provocate”, ma si trattava di bugie e disinformazione in gran parte dei casi. Nel 1956,
Israele attacco’ l’Egitto, conquistando il Sinai e Gaza, e fu costretto al ritiro dal Presidente
Eisenhower.
Nel 1967, lancio’ un’aggressione contro Egitto, Siria e Giordania, annunciando di essere stato
attaccato. Israele utilizzo’ come giustificazione una serie di esercitazioni militari egiziane nel
Sinai , ma, in seguito, ammise di aver lanciato una guerra “preventiva”. Nessuno si chiese,
allora, il perche’ di una bugia se Israele era nel giusto e, soprattutto, come mai, se l’Egitto
aveva effettivamente attaccato Israele, l’intera aeronautica egiziana era stata distrutta a terra.
In seguito fu dimostrato che l’attacco del 1967 era stato lungamente pianificato (vedi “Body of
Secrets”, pag 139-239, dell’ex operatore dell’NSA, James Bamford), e serviva ad Israele per
conquistare la Cisgiordania, con Gerusalemme, e le sue risorse d’acqua.
Quando l’Egitto, nel 1973, attacco’ Israele nel Sinai per riconquistare i suoi territori presi da
Israele nel 1967, stava, in realta’, attaccando il suo territorio occupato, non Israele.
Nel 1978, Israele invase e occupo’ il Libano del sud, che controllo’ per 22 anni. Nel 1982, si
spinse fino a Beirut, facendo 30.000 morti nel corso dell’invasione.
Dunque, indipendenti della retorica dello “spingerli in mare” e “morte agli arabi”: chi fu
l’aggressore, qui?
Israele e’ stato l’aggressore in quasi tutte le guerre del Medioriente: a volonta’ ha bombardato
Iraq, Libano, Giordania, Siria, Egitto, Tunisia e persino gli USA, attraverso l’attacco alla nave
USS Liberty nel giugno 1967. Esso cerco’ di affondare la Liberty perche’ temeva che la nave
spia americana avesse monitorato le comunicazioni mediante cui i generali israeliani
adescarono Siria e Giordania nella guerra del 1967, e avesse visto i crimini di guerra commessi
nel Sinai contro i prigionieri egiziani. Nessuno di questi paesi ha mai bombardato Israele, se si
escludono alcuni Scud lanciati dall’Iraq durante la prima Guerra del Golfo e che, peraltro, non
ebbero alcuna conseguenza.

ISRAELE VUOLE LA PACE CON I PALESTINESI E LE SUE GENEROSE OFFERTE
VENGONO OGNI VOLTA RIFIUTATE

E’ Israele ad aver fatto naufragare qualsiasi cosiddetto “accordo di pace”. Gli originali Accordi
di Camp David, durante l’amministrazione Carter, con i quali il Sinai fu restituito all’Egitto,
avrebbero dovuto mettere fine alla politica di insediamento coloniale israeliano in Cisgiordania.
Da allora, invece, migliaia di nuove colonie sono state costruite.
La cosiddetta “generosa offerta” di Barak, due anni fa, ha cominciato a vivere di vita propria
come modo standard di giudicare la “follia palestinese”. La verita’ di questa “generosa offerta”,
tra l’altro mai messa per iscritto, puo’ essere sintetizzata come segue:
a) Negava ai palestinesi il controllo sulle proprie frontiere, spazio aereo e risorse idriche
mentre legittimava ed espandeva le colonie illegali israeliane.
b) Dava un ritocco cosmetico all’occupazione militare, mantenendo a “tempo indeterminato” gli
avamposti militari per proteggere le colonie.
c) Richiedeva l’annessione di quasi il 9% dei Territori Occupati in cambio di solo l’1%
dell’attuale territorio d’Israele e un aggiuntivo 10% dei Territori Occupati sotto forma di “affitto
a lungo termine”.
d) Divideva la Palestina in quattro cantoni separati e accerchiati: Cisgiordania del Nord, del
Sud e Centrale e Gaza, obbligando al controllo israeliano il movimento di popolazione e merci
all’interno del paese.
Questa e’ la “generosa offerta”, che nessun leader palestinese sano di mente poteva accettare.

I PALESTINESI NON RICONOSCONO IL DIRITTO DI ISRAELE AD ESISTERE

I palestinesi fecero questo passo nel 1988 e lo ribadirono in diverse altre occasioni, inclusa
Madrid nel 1991 e Oslo nel 1993. Israele non ha ancora riconosciuto il diritto dei palestinesi.

NON E’ RAGIONEVOLE INSISTERE SUL DIRITTO AL RITORNO DEI PALESTINESI,
POICHE’ ESSO METTEREBBE IN PERICOLO LA SICUREZZA DI ISRAELE

E’ sorprendente che ebrei di tutto il mondo, che non hanno alcun legame ne’ geografico ne’
ancestrale con la Palestina, abbiano “ereditato” il “diritto al ritorno”, mentre i palestinesi, che
hanno legami fisici, storici e ancestrali con la terra da migliaia di anni, non abbiano tale diritto.
Il problema dei profughi palestinesi non e’ mai stato discusso a Camp David perche’ Barak
dichiaro’ che Israele non aveva alcuna responsabilita’ ne’ nei confronti dei profughi, ne’ della
legge internazionale, ne’ delle Risoluzioni ONU.

I PALESTINESI NON VOGLIONO LA PACE

I palestinesi hanno sempre dichiarato di accettare una soluzione basata sul rispetto della legge
internazionale e sulle Risoluzioni ONU 242 e 338. Israele no.

IL GOVERNO ISRAELIANO VUOLE LA PACE

Il partito Likud, di cui Sharon e’ il leader, non ha mai nascosto la sua piattaforma politica: no
ad uno stato palestinese; rafforzamento degli insediamenti coloniali in Cisgiordania e Gaza;
mantenimento del controllo israeliano sulle risorse idriche in Cisgiordania; confine orientale di
Israele da ritenersi il fiume Giordano; Gerusalemme capitale “indivisa” di Israele. Cosa resta ai
palestinesi?

I PALESTINESI SONO UN POPOLO DI TERRORISTI

E’ stato invece Israele ad introdurre il terrorismo in Medioriente. Negli scritti di Menahem
Begin, egli racconta di come i palestinesi furono “etnicamente ripuliti” mediante azioni di
terrorismo, le quali permisero ad Israele di conquistare circa il 40% di territorio in piu’ di
quanto consigliato dal “piano di partizione” dell’ONU.Israele vorrebbe farci credere che attivita’ sponsorizzate dallo stato, quali assassinii,
demolizioni di case, confisca di proprieta’, deportazioni di massa e miriadi di altre umilianti
violazioni dei diritti umani siano legali e giustificabili come auto-difesa. La resistenza a questi
crimini, ovviamente, e’ terrorismo

L’IDEA CHE GLI EBREI CONTROLLINO I MEDIA NON E’ CHE UN’ ALTRA
MANIFESTAZIONE DI ANTI-SEMITISMO

Sembra che alcuni membri della comunita’ ebraica stiano cercando di perpetuare il mito dei
media. Lo scorso anno, il colosso dei media CanWest Global Communications Corp., posseduta
da Israel Asper e famiglia, annuncio’ che, dal 12 dicembre 2001, non uno ma tre editoriali a
settimana sarebbero stati scritti nei Quartieri Generali della corporazione a Winnipeg, ed
imposti a 14 giornali, inclusi il Vancouver Sun and province, il Calgary Herald ed il Montreal
Gazette. CanWest possiede inoltre il 50% del quotidiano nazionale National Post, soggetto
anch’esso alle nuove direttive.
Inoltre, in aggiunta agli editoriali imposti, tutti gli articoli della colonna dell’editoriale sarebbero
stati obbligati a riflettere il punto di vista della CanWest Global Corporation. CanWest lo scorso
anno divenne la piu’ importante catena di quotidiani con l’acquisto della Southam News Inc.,
con cui ottenne il possesso di 14 quotidiani metropolitani e 128 quotidiani locali in tutto il
paese.
La storia venne alla luce nel programma radiofonico Canadian Broadcasting Corporation’s As It
Happens. Bill Marsden, un reporter investigativo del Montreal Gazette, affermo’ che il suo
editore aveva detto che la CanWest era “molto sensibile” al contenuto editoriale. Marsden
spiego’, parafrasando le direttive, che “cio’ equivale a dire: niente critiche ad Israele. Nel
nostro giornale non pubblichiamo articoli che esprimano critiche verso Israele e cio’ che sta
facendo in Medioriente. Non abbiamo il dibattito libero che dovrebbe esserci su queste
questioni”.
A cio’ si aggiunga la dichiarazione di Sharon alla Knesset riguardo le preoccupazioni
americane: “Noi possediamo le banche ed i media. Senza di noi sono un popolo di stupidi”.
Sembra che questo stereotipo abbia alcuni forti sponsors ebraici.

LA RESPONSABILITA’ DEI PALESTINESI RICADE SUI LORO FRATELLI ARABI

Questo e’ un tema caro ai “fachi” israeliani, che intendono con cio’ trasferire ai loro vicini il
problema che essi hanno creato. Gli “arabi” ed i “palestinesi” non sono un’entita’ indistinta,
come questi falchi amano credere. La lingua e la religione comuni non definisce dei gruppi
etnici o nazionali. E’ solo un altro tentativo di far apparire gli israeliani come la vittima, un
popolo assediato sotto la minaccia di essere sopraffatto da orde di arabi-musulmani. Quando
Israele si insedio’ in Palestina, nel 1948, si stima che quasi il 35% della popolazione
palestinese fosse cristiana. Moltissimi tra essi sono stati scacciati o hanno preferito andarsene
piuttosto che finire sotto occupazione.
Persino adesso, se dobbiamo credere ai sondaggi, gli israeliani approvano il “transfer”
(eufemismo per pulizia etnica) dei palestinesi dai Territori occupati. L’avidita’ di territorio e’ al
picco massimo tra i membri ed i seguaci del Likud, come puo’ testimoniare la terribile offensiva
contro la popolazione indigena. Per quale altro motivo, se non per forzare un popolo a lasciare
la sua terra, Israele dovrebbe demolire case, sradicare orti, sparare e terrorizzare civili
innocenti, privare i vecchi, i feriti ed i malati delle cure mediche, distruggere le infrastrutture
dell’Autorita’ palestinese, schiacciare ogni automobile sotto le ruote dei carrarmati, colpire e
distruggere le ambulanze?

ISRAELE E’ L’UNICA DEMOCRAZIA DEL MEDIORIENTE

Gli apologeti di Israele amano strombazzare la nozione secondo cui Israele e’ circondato da
regimi repressivi, mentre esso e’ un chiaro esempio di democrazia in movimento. Il test reale di una democrazia resta l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte allo stato. In realta’, in questa
supposta democrazia, oltre un milione di israelo-palestinesi costituiscono una vasta sottoclasse
di cittadini di seconda categoria.
Essi sono discriminati dalla loro controparte ebraica in svariati modi: negazione dei permessi di
costruzione, di possesso della terra, documenti di identificazione speciali, discriminazioni
nell’impiego e nel movimento, etc. Elezioni libere non significano democrazia, poiche’, se
questa e’ la misura, Turchia e Libano si qualificano ottimamente come democrazie. Al
massimo, Israele e’ una teocrazia, una nazione basata sul concetto di “ebraicita’ “, un concetto
che, ovviamente, cozza contro i principi democratici.
Questo e’ il caso contro i propagandisti israeliani e le loro coorti. Non e’ ne’ complicato ne’
complesso. Israele ha dipinto una trama di paura ed odio in Medioriente, descrivendo se’
stesso come la vittima ed i palestinesi come terroristi, invece che come popolo dispossessato.
Dai giornali e dagli spettacoli op-ed in TV, i quali ripetono pappagallescamente variazioni dei
miti che abbiamo riportato, si capisce che, negli USA, la grande bugia e’ viva e gode di ottima
salute.

traduzione a cura di http://www.arabcomint.com
YellowTimes.org

thanks to: Raff Ellis

YellowTimes.org

http://www.arabcomint.com

La propaganda israeloamericana non si smentisce: folli, sempre folli, fortissimamente folli.

Dopo le lettere propagandistiche inviate alla rivista medica internazionale The Lancet da parte di fantomatici accademici ebrei sionisti, israeliani, statunitensi e canadesi, farneticando false accuse di mancata imparzialità tra morti palestinesi e carnefici israeliani da parte della stessa, gli “eletti” ci riprovano.

L’illustre rivista, rea di aver pubblicato una lettera aperta a firma della prof.ssa Paola Manduca ed altri che condanna i massacri e gli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile, il personale e le strutture sanitarie della Striscia di Gaza da parte di Israele e condanna la mancanza di solidarietà da parte della stragrande maggioranza degli accademici israeliani è stata bersagliata da innumerevoli critiche, minacce e addirittura attacchi personali all’editore Richard Horton.

Non soddisfatti gli “hasbariti” hanno cominciato ad usare il tipo di propaganda più odioso, quello della falsa empatia.

In quest’articolo di Daphna Canetti, Brian J Hall, Talya Greene, Jeremy C Kane e Stevan E Hobfoll, gli autori denunciano gli effetti “dell’escalation tra Hamas ed Israele” come causa di disturbi psichici tra “gli israeliani e i palestinesi”, in particolar modo il PTSD. Cercando di addossare le cause del conflitto in corso alla fragile stabilità psichica dei contendenti e tentando di attribuire la mancanza di accordo tra i negoziatori a distress psicologico.

Sono dunque pazzi questi ebrei?

Anche i nazisti vengono definiti “pazzi” in questi giorni.

Sarà forse un modo per stigmatizzare la folle e disumana crudeltà mostrata durante massacri di uguale gravità come Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Fosse Ardeatine e Striscia di Gaza? E’ difficile credere che degli esseri umani siano capaci di colpire a morte delle creature innocenti come quelle che in queste ore vengono ammazzate a migliaia nella martoriata Gaza.

Ma se pensiamo al moto martellante con il quale i soldati israeliani e i loro sostenitori vengono bersagliati dalla propaganda sionista non riesce difficile credere che c’è chi gioisca alla morte dei bambini palestinesi.

Ed ogni strumento è utile alla causa sionista pur di affermare il falso. Anche la mielosa compassione mostrata nei confronti dei palestinesi dagli autori dell’articolo su citato. “I civili palestinesi ed israeliani, esposti a violenza politica, nell’attuale conflitto, sono ad elevato rischio di sviluppare disordine post traumatico da stress e depressione maggiore, due disordini mentali che occorrono comunemente in seguito all’esposizione a violenza politica” sostengono. Ma si tratta solo di un trucco per paragonare le vittime palestinesi alle presunte vittime israeliane.

Goebbels diceva che una bugia ripetuta cento, mille, un milione di volte diventa una verità.

Quali vittime israeliane?

Sono proprio “pazzi” questi ebrei.

 

 

 

Il rapporto segreto che aiuta Israele a nascondere i fatti

I portavoce israeliani hanno il loro bel da fare nello spiegare come hanno ucciso più di 1000 Palestinesi in Gaza, molti dei quali civili, a confronto con appena tre civili uccisi in Israele dai razzi e mortai di Hamas. Ma in televisione, nelle radio e sui giornali, i portavoce del governo israeliano, come Mark Regev, appaiono furbi e meno aggressivi rispetto ai loro predecessori, che spesso erano visibilmente indifferenti a quanti palestinesi erano stati uccisi.

C’è una ragione per questo miglioramento delle competenze di PR (Public Relation n.d.t) dei portavoce israeliani. Stando a quello che si dice, il copione che stanno utilizzando è uno studio professionale, ben studiato e riservato, su come influenzare i media e l’opinione pubblica in America e in Europa. Scritto dall’esperto sondaggista repubblicano e stratega politico, il dottor Frank Luntz, lo studio è stato commissionato cinque anni fa da un gruppo chiamato Il Progetto Israele, con uffici negli Stati Uniti e in Israele, per l’utilizzo da parte di coloro “che sono in prima linea nella lotta contro la guerra mediatica per Israele “.

Ognuna delle 112 pagine del libretto è contrassegnata “non per la distribuzione o la pubblicazione” ed è facile capire il perché. La relazione Luntz, ufficialmente intitolata ” Il Dizionario della Lingua Globale del Progetto Israele 2009“, è trapelata quasi subito aNewsweek online, ma la sua vera importanza è stata raramente riconosciuta. Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti, specialmente i giornalisti, interessati a qualsiasi aspetto della politica israeliana riguardo alle sue “fare e non fare” per i portavoce israeliani.

Questi sono molto illuminanti per il divario tra ciò che i funzionari e i politici israeliani credono davvero, e quello che dicono, quest’ultimo modellato nei minimi dettagli con sondaggi per determinare quello che gli americani vogliono ascoltare. Certo, nessun giornalista che intervista un portavoce israeliano può farlo senza leggere questa anteprima di molti dei temi e frasi utilizzate dal signor Regev e dai suoi colleghi.

Il libretto è pieno di consigli sostanziosi su come si dovrebbero modellare le loro risposte per diversi tipi di pubblico. Ad esempio, lo studio afferma che “gli americani concordano sul fatto che Israele ha diritto a frontiere difendibili”. Ma non si dice nulla di preciso per definire esattamente come dovrebbero essere quei confini. Evitare di parlare di confini in termini di pre-o post-1967, perché serve solo a ricordare agli americani la storia militare di Israele. Soprattutto a sinistra questo ti danneggia. Ad esempio, il supporto per il diritto di Israele a confini difendibili cade da un esaltante 89 per cento a meno del 60 per cento quando si parla in termini di 1967.

Cosa dire riguardo al diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi che sono stati espulsi o sono fuggiti nel 1948 e negli anni successivi, e che non sono autorizzati a tornare alle loro case? Qui il dottor Luntz offre sottili consigli per i portavoce, dicendo che “il diritto al ritorno è un problema difficile da comunicare efficacemente per gli israeliani perché gran parte del linguaggio israeliano suona come le parole ‘separati ma uguali’ dei segregazionisti negli anni ’50 e ’80 sostenitori dell’apartheid. Il fatto è che gli americani non amano, non credono e non accettano il concetto di ‘separati ma uguali’. ”

Come dovrebbero regolarsi i portavoce con quello che il libretto ammette essere una domanda difficile? Dovrebbero fare una “domanda”, sulla base del fatto che gli americani non amano le persone che fanno domande”. Poi dicono ‘ i Palestinesi non si sono accontentati del proprio stato. Ora stanno chiedendo territorio all’interno di Israele’”. Altre proposte per una effettiva risposta israeliana includono l’affermazione che il diritto al ritorno potrebbe diventare parte di una accordo definitivo “a un certo punto in futuro”.

Dr Luntz osserva che gli americani nel loro complesso hanno paura dell’immigrazione di massa negli Stati Uniti, così parlare di “immigrazione palestinese di massa” in Israele questa non sarà accolta favorevolmente dagli americani. Se non altro funziona dire che il ritorno dei palestinesi potrebbe “deviare gli sforzi per raggiungere la pace”.

La relazione Luntz è stata scritta all’indomani dell’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008 e gennaio 2009, quando 1.387 palestinesi e nove israeliani furono uccisi.

C’è un intero capitolo su “isolare l’Iran sostenuta da Hamas come un ostacolo alla pace”. Purtroppo, all’arrivo dell’attuale operazione Protective Edge, che ha avuto inizio il 6 luglio, c’è stato un problema per i propagandisti israeliani perché Hamas aveva litigato con l’Iran sulla guerra in Siria e non ha avuto contatti con Teheran. Relazioni amichevoli sono stati ripresi solo negli ultimi giorni – grazie alla invasione israeliana.

Gran parte del consiglio del dottor Luntz è di circa il tono e la presentazione del caso israeliano. Dice che è assolutamente cruciale per trasmettere empatia per i palestinesi: “Persuadables [sic] non si curano di quanto si sa fino a che non sanno quanto vi preoccupate. Mostrate empatia per entrambi i lati! “Questo potrebbe spiegare perché un certo numero di portavoce israeliani sono quasi lacrimosi per le difficoltà dei palestinesi martellati da bombe e proiettili israeliani.

In una frase in grassetto, sottolineato e scritto in minuscolo, il dottor Luntz dice che il portavoce o leader politici israeliani non devono mai, mai giustificare “il massacro deliberato di donne e bambini innocenti” e devono aggressivamente sfidare coloro che accusano Israele di un tale crimine. Il portavoce israeliano ha lottato per essere fedele a questa prescrizione quando 16 palestinesi sono stati uccisi in un rifugio delle Nazioni Unite a Gaza lo scorso Giovedi.

C’è una lista di parole e frasi da utilizzare e una lista di quelle da evitare. Schmaltz è molto richiesto: “Il modo migliore, l’unico modo, per raggiungere la pace duratura è quello di raggiungere il rispetto reciproco.” Soprattutto, il desiderio di Israele per la pace con i palestinesi va sottolineato in ogni momento, perché questo è quello che la stragrande maggioranza degli americani vuole che accada. Ma ogni influenza su Israele per fare effettivamente la pace può essere ridotta affermando “un passo alla volta, un giorno alla volta”, che sarà accettato come “un approccio di buon senso per l’equazione terra in cambio di pace”.

Dr Luntz cita come un esempio un “efficace slogan israeliano” che recita: “In particolare voglio raggiungere le madri palestinesi che hanno perso i loro figli. Nessun genitore dovrebbe seppellire il proprio bambino”.

Lo studio ammette che il governo israeliano non vuole veramente una soluzione a due stati, ma dice che questo dovrebbe essere mascherato, perché il 78 per cento degli Americani lo vuole. Le speranze per il miglioramento economico dei palestinesi devono essere sottolineate.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu è citato con vigore quando dice che è “tempo per qualcuno di chiedere ad Hamas: Che cosa stai facendo per portare prosperità al tuo popolo?”. L’ipocrisia di questo tizio convince: sono i sette anni di assedio economico israeliano che hanno ridotto Gaza alla povertà e alla miseria.

In ogni occasione, la presentazione degli eventi dei portavoce israeliani è orientata a dare agli Americani ed Europei l’impressione che Israele vuole la pace con i palestinesi ed è disposto a compromessi per raggiungere questo obiettivo, quando tutte le prove dicono che non è così. Anche se non era nelle intenzioni, alcuni studi più rivelatori sono stati scritti in tempo di guerra e di pace sul moderno Israele.

The Israel Project’s 2009 GLOBAL LANGUAGE DICTIONARY (Pdf versione italiana)

titolo originale: The secret report that helps Israel hide facts

di Patrick Cockburn pubblicato su www.independent.co.uk

Traduzione di Davide Amerio http://www.tgvallesusa.it/?p=10214

( Fonte:Contropiano.org )

Israel’s propaganda machine is finally starting to misfire

Israel’s ‘dream of Israeli and Palestinian children playing together’ is somewhat hypocritcal when you look at the 230 children killed in Gaza

 

 

To many readers the New York Times coverage of the war in Gaza comes across as neutered or as having a pro-Israeli bias. But not to Ron Dermer, the Israeli ambassador in Washington, who lambasts the paper for failing “to mention that a million Israelis were in bomb shelters yesterday as 100 rockets were fired at our civilian population.”

Mr Dermer is considered so close to Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu that he has been called “Bibi’s brain”. He is also a former student and employee of Frank Luntz, the Republican strategist who produced a confidential booklet in 2009, promptly leaked, advising Israeli spokesmen how best to manipulate American and European public opinion. “Don’t confuse messages with facts,” Dr Luntz advises the spokesmen as he explains how facts should be selected and best presented to make Israel’s case.

It is a sophisticated document based on wide-ranging opinion polls, suggesting, for instance, that the removal of Israeli settlements from the West Bank should be denounced as “a kind of ethnic cleansing”. Dr Luntz stresses that spokesmen must demonise Hamas, but above all emphasise that they feel for the sufferings of Palestinians as well as Israelis. As a sample of what they should say, he gives: “The day will come when Israeli children and Palestinian children will grow up together, play together, and work together side-by-side not just because they have to but because they want to.”

The problem about this approach is that it sounds particularly hypocritical when, according to Unicef, 230 children have been killed in Gaza, an average of ten a day, and 2,000 have been wounded by Israeli bombs, shells and bullets. Israeli spokesmen are now denying their responsibility for the most notorious and televised atrocities such as the strike on the UN hospital last week. This is an old PR tactic, though not one recommended by Dr Luntz, which is sometime referred to as “first you say no story, then you say old story”. In other words, deny everything in the teeth of the evidence on day one and, by the time definitive proof of the massacre comes through, nobody notices when you have to admit responsibility.

A problem here is that propaganda that works in a short war comes back to haunt you in a longer one. This is now happening in Gaza. Israeli air and artillery strikes and Hamas mortars and rockets are often presented as if they balanced each other out in terms of lethality. But the most important statistic here is that some 1,100 Palestinians have been killed as opposed to three civilians in Israel.

Despite his tutoring by Dr Luntz, Mr Dermer only speaks these days to the converted. Attending a Christians United for Israel Summit in Washington he replied to protesters who called him a “war criminal” by saying that “the truth is that the Israeli Defence Forces should be given a Nobel Peace Prize”. Stuff like this may explain why a Gallup poll shows that among Americans aged between 18 and 29 some 51 per cent said Israel’s actions were unjustified while only 23 per cent said they were.

For all the good advice of Dr Luntz there are signs of Israeli leaders getting rattled. Mr Netanyahu complained on CNN that Hamas wants “to pile up as many civilian dead as they can” and “to use telegenically dead Palestinians for their cause.” Even the best propaganda machine cannot explain away massacres of civilians as happened in Lebanon at Sabra and Shatila in 1982 and at Qana in 1996 and 2006.

thanks to: Patrick Cockburn

The Independent

Una lettera aperta al sindaco di Milano sui fatti del 25 aprile

di Ugo Giannangeli

 

Caro Giuliano, solo ora leggo il Corriere della sera del 29 Aprile perché sono stato impegnato a Venezia per il lancio della campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.

Ci conosciamo da molti anni e non credo che tu mi ritenga un imbecille.

Sappi che quando ci siamo incontrati il 25 Aprile in piazza Duomo e mi hai calorosamente salutato io avevo da poco finito di contestare in piazza S. Babila, insieme agli altri compagni/e, la presenza delle bandiere israeliane nel corteo.

Sei stato più volte in Palestina, una volta tanti anni fa anche con me.

Sai bene che la forza di Israele non sta tanto nel suo armamento atomico quanto nella propaganda: dalla fine degli anni ’70 Israele porta avanti un progetto (“hasbara”) che consiste nella costruzione di una immagine positiva di Israele nella opinione pubblica occidentale (ricordi il nostrano ministero della propaganda?).

Nella realtà Israele è uno stato che si regge sulla menzogna e sulla mistificazione, dal famoso vecchio falso della “terra senza un popolo per un popolo senza terra” in poi.

Si regge anche sulla speculazione sull’olocausto (vedi: “L’industria dell’olocausto” di Norman Finkelstein, autore certamente non annoverabile tra gli antisemiti).

Ogni occasione è buona per i sionisti per fare propaganda, spacciandosi per l’unica democrazia del Medio Oriente quando è invece uno stato occupante, colonialista e razzista.

Da anni sfruttano anche la ricorrenza del 25 Aprile. Noi quel giorno festeggiamo la liberazione dal fascismo e dalla occupazione nazista. Loro, i sostenitori di un Paese occupante, che cosa c’entrano? Imbecilli sono coloro che consentono la loro presenza favorendo una bieca operazione propagandistica.

Ed infine: hai letto sul Corriere le dichiarazioni di Pacifici? Il prossimo anno salirà da Roma a Milano e porterà con sé quelle squadracce che a Roma hanno aggredito lo spezzone palestinese. Così festeggeremo il 25 Aprile 2015 con i fascisti nel corteo antifascista!

Un altro colpo alla nostra vacillante democrazia. La caparbia difesa dell’indifendibile Israele sta contribuendo alla dissoluzione dei principi democratici in Italia.

Un cordiale saluto

thanks to: forumpalestina

Noam Chomsky, “ecco 10 modi per capire tutte le menzogne che ci dicono”

mid-noam_chomsky_2011_interview_part_4-ogvNoam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (Bruno Vespa é un maestro).

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse ad un bambino. Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi delle trasmissioni generaliste. Il motivo? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà ad una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di 12 anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno ad ignorarlo, a meno che non si rivolgano direttamente ad Internet.

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati é molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla pubblicità sono funzionali a questo progetto.

9) L’autocolpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema economico che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, é colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) I media puntano a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore ne sappia nulla) più di quanto essi stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

thanks to: Osservatorio Globale

Top Secret Jewish Propaganda Manual

In this period we had seen a lot of western media reports about Gaza bombing, but these reports focused their attention on the rockets slumped over Israel emphasizing the distress of Israeli population, without take care that Israel attacked Gaza first by its missiles, killing 164 people, injuring more of 1000, bombing hospitals, TV, civilian houses, a bank, the government building and creating an ambience of end of the world in GazaStrip.
But why western people must know only a part of the facts and don’t understand the real truth about Palestinian-Israeli situation?
The answer is easy, because there is someone that want it.
On the Middle Ages in some european Jewish settlements in particular in Askenazi settlements of Germany and Italy circulated some pamphlets about anti-christian rituals like the “Toledot Jeshu” a manual about the murder rituals practiced on Passover, killing christian babies and eating their blood.
The germany versions of this little book, written in Yiddish, was trasmitted only to the members of the Jewish communities, only to the men and only whom could preserve the secrecy.
It was a top secret Jewish propaganda manual.
Today there are much propaganda manuals.
The Israel Project, an american pro-isreali organization, writed once not for distribution or publication.
In this guide, Global Language Dictionary, there are all the words that work to do propaganda to the advantage of Israel.
Its author, Dr. Frank Luntz, in the preface, remember us that it’s not what you say that counts. It’s what people hear.
In particular about Gaza situation he focus specifically on public opinion about Israel’s right to defend itself from rocket attacks.

Right to defend itself? But the public opinion is stupid? Don’t watch the Palestinian murders? They are 164, almost all civilian. Right to defende means to do a massacre? No, they don’t watch it because the western media don’t show it or if they report the number of Palestinians murdered they say that are casualities, collateral murders.
But why Israel bombs to defend itself from attacks? Why Israel doesn’t stop itself to bomb Gaza? Israel started to bomb Gaza first and then Hamas fired rockets over Israel. If Israel stops to bomb Gaza, Hamas doesn’t fire rockets.
Yes but Israel needs that Hamas fires rockets. Israel needs an enemy.
The Israelis live in an atmosphere of propaganda, they believe that Israel is the only democracy of the Middle East surrounded from states that want its destruction.
This is FALSE and everyone in the world knows that Israel isn’t a democracy because it is the only state of the world without a Costitution, because it hasn’t modern rules but halakha, the ancient Jewish laws, because their citizens can’t partecipate everyone to elections and to be voted for and anyone wants its destruction because Israel is the third nuclear power of the world with 400 atomic bombs that could use in every moment. Indeed the western media don’t say these things when they refer to Israel.
The Israelis are afraid of their neighboring populations because the propaganda everyday say them to be afraid.
On January there are new elections in Israel and who uses the fear to have votes needs to operate.
In the “Israel’s Sacred Terrorism” Livia Rokach reports the Moshe Sharett’s Personal Diaries that explains us how the propaganda works. Moshe Sharett was First Minister of Israel on the 1950s and he said that terrorism was been imported in the Middle East from Jews. He reported the method that Jews used to make terrorism together to propaganda. In particular he reported some events when Israelis killed Muslims to provocate a reply from Palestinians and then strike Palestinians charging them to started first. Or when Israelis killed Jews and accused Palestinians of killing to strike them in a second moment.
The propaganda is a powerful tool to circumvent people but there is a method to defend himself or herself, to know it.