PsyOps: come manipolare l’opinione pubblica

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I retroscena della guerra

PsyOps

Si chiamano Psychological Operations (PsyOps) e servono a manipolare l’opinione pubblica. I principali obiettivi delle PsyOPs oggi sono (paradossalmente) proprio i pacifisti. Come reagire? Diventanto esperti di fact checking, entrando nel vivo delle informazioni militari per verificarle con sistematicità, con metodo e con una buona dose di dubbio.
10 maggio 2018 – Alessandro Marescotti

Si chiamano Psychological Operations (PsyOps) e servono a manipolare l’opinione pubblica. Prima di una guerra o di un attacco militare entrano in funzione e in tanti ci cascano. Funzionano esattamente come la pubblicità, con l’aggravante che molte informazioni che le PsyOps diffondono sono impossibili da verificare per il comune cittadino. Ma PeaceLink ha scelto come mission di verificare le menzogne di guerra, possibilmente in tempo reale. All’inizio le PsyOps erano rivolte soprattutto a conquistare le menti sul campo di battaglia, ma da quando l’opinione pubblica è diventata importantissima nel rifiutare o nell’accettare una guerra (e assuefarsi), ecco allora che le PsyOps sono diventate uno strumento di “conquista delle menti” fuori dal campo di battaglia.

Attenzione a non pensare che le PsyOps siano destinate a manipolare solo i creduloni e gli sprovveduti.

Non è così.

L’acquisizione del consenso o l’instillazione del dubbio paralizzante sono obiettivi strategici soprattutto se hanno come obiettivo la parte più attenta e critica dell’opinione pubblica, che è stata tradizionalmente quella di orientamento pacifista.

Oggi pertanto i principali obiettivi delle PsyOPs oggi sono (paradossalmente) proprio i pacifisti. Una volta manipolati e paralizzati i gruppi dirigenti della associazioni nonviolente e pacifiste il gioco è fatto.

Così ha funzionato per la Libia e così tentano di fare con la Siria.

Un esempio di PsyOp è quello che ha provocato l’intervento in Libia.

Una bufala a cui i gruppi dirigenti delle principali associazioni pacifiste hanno creduto cadendo nella paralisi. Paradossalmente invece di protestare contro l’intervento militare nel 2011 protestarono in piazza contro Gheddafi.

Sono le PsyOps e il movimento pacifista deve saperle riconoscerle velocamente, come nel caso dell’uso armi chimiche in Siria, di cui fino ad ora gli ispettori inviati ad aprile dall’ONU non hanno trovato neppure una prova. Viceversa sono emersi testimonianze circa la “messa in scena del panico” causato dal presunto uso della armi chimiche l’8 aprile scorso. A quelle scene di panico mandate in diretta dai mass media di tutto il mondo è seguito un lancio di missili da parte di Usa, Francia e GB sulla Siria, mentre il movimento pacifista era dilaniato fra mille dubbi e alcuni quasi quasi ci avevano creduto all’uso delle armi chimiche da parte di Assad. L’esortazione a esporre la bandiera della pace non aveva il chiaro obiettivo, come nel 2003, di fermare un’aggressione militare illegale sotto il profilo del diritto internazionale ma era solo, piuttosto genericamente, quello di “fermare la guerra” ponendosi in una posizione di equidistanza fra la Siria e le nazioni che stavano per sferrare un attacco militare.

Parlare delle PsyOps è scomodo, difficile, rischioso. Ci si deve assumere il tremendo compito di compiere quel fact checking – con tutte le responsabilità e con tutti i rischi di sbagliare – per arrivare a dire: “è una bufala” o, almeno, “non ci sono le prove”.

Come reagire? Diventanto esperti di fact checking, entrando nel vivo delle informazioni militari per verificarle con sistematicità, con metodo e con una buona dose di dubbio.

Sorgente: PsyOps

 

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Venezuela, Padre Numa, il “prete dei poveri”: “L”aiuto umanitario’ della Caritas è solo uno show, una montatura”

Venezuela, Padre Numa, il prete dei poveri: L''aiuto umanitario' della Caritas è solo uno show, una montatura

“La Conferenza episcopale è divenuta portavoce delle destre. La mattina, Trump parla contro il Venezuela. Il pomeriggio parla la destra sullo stesso tenore. La sera si pronuncia la Conferenza episcopale. E i tre testi risultano allineati.

di Geraldina Colotti

Caracas, 19 maggio 2018

Si definisce “un lottatore per i diritti umani e un prete dei poveri”, il gesuita venezuelano Numa molina. Lo abbiamo incontrato a Caracas alla vigilia delle elezioni, tra microfoni, fili e computer della Comunicacion Popular (Conaicop).

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Cosa significa essere un prete dei poveri in Venezuela?

Significa essere mal visto dalla chiesa istituzionale, ma essere molto amato dalla gente del popolo, che scommette sul proceso bolivariano.

Come spiega questo appello della gerarchia ecclesiastica contro le elezioni presidenziali del 20 maggio?

Sin dal principio si sono fatti manipolare dalla destra e hanno finito per esserne se non i portavoce, sicuramente concordanti con la linea della destra. Abbiamo così constatato una cosa ben strana: la mattina, Trump parla contro il Venezuela. Il pomeriggio parla la destra sullo stesso tenore. La sera si pronuncia la Conferenza episcopale. E i tre testi risultano allineati. I veschovi dovrebbero cautelarsi, invece non lo fanno, si espongono: significa che sono a favore di quella linea, la linea che sta opprimento i popoli, la linea di quelli che ci stanno lasciando senza medicine e provocano una crisi economica così terribile. Le gerarchie ecclesiastiche sono a favore della guerra economica e stanno facendo tanto danno al popolo. Pensa che questa settimana ci hanno bloccato 7 milioni di dollari che servivano per pagare medicine ai 15.000 pazienti con dialisi. Medicine salvavita, senza le quali un paziente in quelle condizioni, muore. Chi permette questo è responsabile di genocidio. Nel diritto internazionale questo si chiama crimine di lesa umanità. Come posso io come cristiano, come Conferenza episcopale dichiarare con tanta leggerezza contro il governo e non rendermi conto che sto andando contro i più poveri?

Caritas e Ong parlano di crisi umanitaria e dicono che è il governo a violare i diritti umani perché rifiuta gli aiuti.

Io avrei preferito che più che parlare di crisi umanitaria, agissero per evitarla, perché quel che importa sono le opere. “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”, ha detto Gesù. Non sono beati quelli che l’ascoltano e la ripetono come pappagalli senza viverla. Visto che parlano tanto di aiuto umanitario e incolpano il governo di non voler ricevere le medicine, voglio rivelare per la prima volta un fatto. Ho assistito a una riunione riservata tra il precedente presidente della Conferenza episcopale venezuelana, Monsignor Padron, Nicolas Maduro e i suoi più stretti collaboratori. Il presidente venezuelano non ha rifiutato nessuna delle proposte di Padron.

Ha anzi messo a disposizione un camion della Guardia Nazionale con relativa scorta militare per ricevere le medicine dall’arrivo a destinazione. Dopo due o tre giorni , ho chiesto all’allora ministro incaricato di questo, Elias Jaua, se fossero arrivati i container di medicine promessi dalla Caritas e lui mi ha risposto che era arrivata solo una piccola cassa che poteva entrare nel cofano di una macchina. Era solo uno show, una montatura. Di fronte a tanta falsità ho deciso di rivelare questo episodio. Maduro non ha chiuso nessuna porta alla Caritas. Solo ha chiesto che non venisse usata l’espressione aiuto umanitario perché in concreto significa ingerenza da parte degli Usa, sinonimo di invasione.

Le gerarchie ecclesiastiche si comportano come un partito politico. Fanno campagna. Cacciano i fedeli chavisti dalle chiese, benedicono il fascismo in piazza, tuonano dall’altare contro “la dittatura” durante una processione come quella della Vergine di Coromoto. Come lo spiega?

Mi colpisce questa mancanza di rispetto alla religiosità popolare. Non si può usare a fini politici l’immagine di un santo dietro il quale hanno camminato generazioni di persone unite nella fede. Bisogna rispettare la spiritualità popolare, non manipolarla a fini politici malsani, perversi. Non vorrei che venisse usata un’immagine religiosa per nessuna parte politica, men che meno per una ideologia che non rispetta il povero, come quella lavoratrice che era venuta a pregare nel giorno del suo compleanno e ha detto al parroco che non era d’accordo sui suoi sermoni politici, ed è stata cacciata in malo modo dai collaboratori del parroco. Perché? E’ una figlia di Dio e la devo rispettare, si tratta del più elementare dei diritti umani.

A proposito del Venezuela, il papa Bergoglio sembra a volte avere una posizione diversa da quella ufficiale del Vaticano. Come amico personale del pontefice, qual è la sua opinione?

Con Bergoglio ho avuto alcune conversazioni particolari. Un anno fa, ho celebrato con lui una messa a Santa Marta. E prima, nel 2013, ho conversato un’ora con lui. Mi ha colpito quando, dopo essere rimasti in silenzio divisi da un piccolo tavolo di accoglienza mentre lui celebrava messa con la punta delle dita, mi ha detto: “in America Latina è in gioco il sogno di Bolivar, il sogno di San Martin: la Patria grande”. Così pensa Bergoglio, ma è assediato dalla destra vaticana e da quella mondiale. Da qui gli arriva una montagna di notizie false. Un giornalista che risponde alla Conferenza Episcopale, Ramon Antonio Pérez, tutti i giorni invia notizie negative ai media del Vaticano. E tu sai quante notizie di questo genere compaiono quasi quotidianamente sui grandi giornali italiani. Notizie di questo genere bersagliano Francesco ogni giorno e per questo io lo ammiro per non aver ceduto alle pressioni della Segreteria di Stato. Lo stesso Segretario di Stato è stato nunzio in Venezuela, amico delle più grandi famiglie oligarchiche venezuelane. Le incontrava, pranzava con loro. Questo è il Segretario che abbiamo. Dunque, grazie papa Francisco non per essere chavista o di destra, ma per aver evitato di pronunciare parole negative contro il Venezuela. L’unica cosa che ha fatto è stata quella di promuovere il dialogo. Mi ha mandato a promuovere il dialogo: “Vai a promuovere il dialogo, digli che dialoghino”, ha detto.

Sorgente: Venezuela, Padre Numa, il “prete dei poveri”: “L”aiuto umanitario’ della Caritas è solo uno show, una montatura”

Tornando a Caracas. Contro il nuovo Piano Condor e i nuovi emissari del FMI: “Vamos Nico”

di Geraldina Colotti,

Caracas, 15 maggio 2018

Tornando a Caracas a qualche mese di distanza dall’ultimo viaggio, non si può non notare la differenza in termini di cura delle strade e della raccolta dei rifiuti. Visibili anche i miglioramenti realizzati nello stato Miranda, lasciato in stato di abbandono negli anni in cui ha governato la destra nella persona di Henrique Capriles, più propenso a mostrarsi alla stampa che ai cittadini. La sindaca di Caracas, Erika Farias, storica attivista del movimento LGBT, è nota per essere “una gran lavoratrice e una amministratrice efficiente”. Il giovane governatore chavista Hector Rodriguez, stile sobrio e diretto, capace di coniugare con perizia il dato particolare al generale, sta dando priorità ai problemi economici dei quartieri popolari, al lavoro e al tessuto produttivo, sia delle comunas che della zona economica speciale con cui si spera di rilanciare gli investimenti. Da mesi gli operai sono al lavoro per riparare le voragini del manto stradale e la “polizia di prossimità” sta gradatamente cambiando il segno al problema della sicurezza.

Tornando nella capitale, colpisce però anche l’anarchia dei prezzi, che sembra sfuggire a ogni controllo. Con arroganza, il commerciante di un esercizio “elegante” può imporre un prezzo (già alto) a un prodotto e quello di fronte lo può quadruplicare senza vergogna. Quanto può durare una sistuazione simile? Ci sarà modo di rimetter mano ai meccanismi impazziti dell’economia venezuelana?

Commercianti, speculatori e classi medio-alte, ripetono la litania delle destre: “Stiamo morendo di fame” mentre sciorinano le meraviglie dei loro viaggi all’estero, come abbiamo ascoltato in aereo e in moltissime altre conversazioni, in Italia e in Venezuela. “Stiamo facendo morire di fame”, dovrebbero dire invece, ammettendo la loro criminale parte in commedia nella strategia del “caos costruttivo” con la quale il Pentagono ha infettato il corpo sociale venezuelano per rendere ingovernabili tutte le sue ferite (errori e corruzione compresi). Una strategia che si è intensificata con la vittoria di Nicolas Maduro alle elezioni del 2013, seguite alla morte di Chavez. I problemi, però, sono cominciati con l’inizio del proceso bolivariano, quando è apparso chiaro che Chavez non era il solito caudillo manipolabile, ma il risultato di un tentativo collettivo di portare a sintesi un modello di paese alternativo al capitalismo.

Se un lettore italiano ha conservato l’ormai introvabile guida Edt sul Venezuela (ultima edizione 2010) potrà rendersi conto di questo, scorrendo i luoghi comuni, i giudizi e gli “apprezzamenti” sulle politiche economiche di Chavez. All’epoca, ogni cittadino – anche quelli che prima non avevano nemmeno la possibilità di nutrirsi – poteva disporre di 3000 dollari a cambio agevolato per recarsi all’estero.

Una misura che ha dato la stura all’esercito di “raspacupo”, che svuotavano illegalmente le carte di credito per poi cambiare i dollari al mercato parallelo, speculando e dissanguando il paese. Epperò la guida considera normale assumere la “protesta dei cittadini” perché i 3000 dollari erano pochi… E si potrebbe continuare. Quali “cittadini”? Quelli che “muoiono di fame” viaggiando e speculando tra Caracas e Miami…Quelli che, in Italia e in Europa lasciano che i propri governi impongano sanzioni al popolo venezuelano, mediante un blocco economico-finanziario che ha come unico obiettivo spazzare via un governo ostinato nel declinare in concreto una parola che si vorrebbe bandire dalla storia delle classi popolari: socialismo.

Ieri il ministro della Salute venezuelano Luis Lopez ha denunciato accoratamente che la Banca Mondiale ha bloccato un pagamento di 7 milioni di dollari destinati all’acquisto di medicine e apparati medici destinati ai pazienti in dialisi, che sono 15.000. Periodicamente, si scoprono depositi clandestini di medicine accaparrate. In questi giorni sono stati inaugurati 18 centri di salute a Caracas, ma come farli funzionare se le politiche criminali degli stati capitalisti impediscono l’arrivo degli anestetici, delle medicine salvavita che le industrie farmaceutiche locali non riescono a produrre in quantità sufficiente?

L’Italia è complice. Il ministro Ernesto Villegas ha denunciato che la banca Intesa San Paolo sta bloccando l’invio di finanziamenti destinati alla partecipazione del Venezuela alla decima Biennale di Venezia, che apre il 26 di maggio. Nonostante la guerra economica, il Venezuela continua a finanziare massicciamente la cultura, a differenza di quel che si fa in Italia. In ogni fiera, in ogni iniziativa culturale, risuonano le parole di José Marti: “Essere colti per essere liberi”. A 200 anni dalla nascita di Marx, la cultura serve a capire da che parte della barricata ci si vuole situare. Serve a smascherare i meccanismi della guerra economica e i sepolcri imbiancati che la sostengono mediante l’intossicazione ideologica e mediatica.

“Darò la vita per il rinascimento economico, da costruire insieme”, ha detto il presidente Nicolas Maduro nell’atto di chiusura della campagna elettorale nel Tachira. Dal Tachira, stato di frontiera e crocevia di traffici di ogni tipo, partono gli attacchi dei paramilitari. Anche questa volta l’allerta è massima a ridosso delle elezioni del 20 maggio che Trump e i suoi vassalli cercano con ogni mezzo di impedire. Ha lanciato l’allarme anche il presidente boliviano Evo Morales. Il Venezuela sarà il nuovo Vietnam dell’America Latina? Nonostante il boicottaggio, il governo bolivariano ha invitato qui una pletora di “accompagnanti” internazionali di ogni tendenza politica. Arriveranno anche dall’Italia.

Il sistema elettorale venezuelano, altamente automatizzato e considerato a prova di frodi, ha concluso la prima fase di 14 verifiche incrociate. Contro Maduro, che si ricandida per un nuovo mandato, sostenuto dal Partito comunista e da tutto l’arco delle sinistre in Venezuela, si presenta Henry Falcon. Il suo modello di paese è quello che governa in Nordamerica, in Europa e nei paesi capitalisti dell’America Latina. I suoi consulenti sono gli economisti della scuola di Chicago, tristemente nota negli anni del Piano Condor e dei dittatori latinoamericani. I supporter dei Fondi avvoltoio, emissari del Fondo Monetario internazionale, pronto a intervenire nell’economia venezuelana. Come? Come stanno facendo Macri in Argentina e il golpista Temer in Brasile, azzerando le leggi del lavoro, le pensioni, e privatizzando nuovamente l’economia bolivariana. Per questo, in questi giorni la classe operaia moltiplica le assemblee, dentro e fuori i luoghi di lavoro, si mobilitano i 79 rappresentanti eletti dai lavoratori nell’Assemblea Nazionale Costituente. Per rieleggere come presidente l’ex operaio del metro Nicolas Maduro al grido di “Vamos, Nico”. Per chi vuole manifestare il proprio sostegno nelle reti sociali, l’hastag è #Tod@sConMaduro

Sorgente: Tornando a Caracas. Contro il nuovo Piano Condor e i nuovi emissari del FMI: “Vamos Nico” – L’Analisi – L’Antidiplomatico

La stampa italiana bugiarda e vile

di Giorgio Cremaschi *


Ho appena sentito il GR2 della RAI chiedere ad un “esperto” dell’università privata Luiss il suo autorevole parere sulla strage di palestinesi. Costui ha spiegato che i palestinesi, soprattutto quelli legati ad Hamas, fanno troppi figli e poi li mandano al massacro alle frontiere di Israele che, magari con qualche eccesso, si difende. Questo schifo è ciò che gran parte di stampa e tv italiane dicono sulla strage.

Se un massacro di ben lunga inferiore a questo ci fosse stato in uno dei paesi che l’Occidente considera nemici dei diritti e della democrazia, noi saremmo bombardati da titoli di giornali e servizi tv di condanna. Invece Israele per la nostra stampa ha licenza di uccidere. Se uccide quotidianamente senza troppo clamore, allora si censura. Se il sangue deborda e la strage è colossale allora si mistifica. È la rabbia dei palestinesi, naturalmente senza altre spiegazioni che la loro naturale cattiveria, fomentata dai terroristi di Hamas, la causa di tutto. I palestinesi sono responsabili dello loro stesse morti.

I soldati vili e criminali che dal sicuro dei loro nascondigli con fucili di precisione assassinano i manifestanti, adulti e bambini, non sono terroristi, ma “tutori dell’ordine”. Le bombe d’artiglieria e degli aerei, i gas, sì i gas sulla popolazione civile sono “legittima difesa”. I volti sorridenti nel mare di sangue della famiglia Trump e di Netanyahu non fanno orrore, essi sono “diplomazia amica”.

Tutto viene falsato, distorto, coperto. La stampa italiana diventa complice degli assassini di Israele nel modo più disgustoso. E tacciono i difensori di regime dei diritti umani, i Saviano e compagnia, che qui si tappano bocca, occhi, orecchie.

Tutto questo a me provoca il vomito, per questo mi tappo la bocca, lo faccio contro la vergogna della stampa italiana e dei suoi maestri di pensiero. Nessuno che abbia coperto o attenuato i crimini di Israele ha più ragione morale di parlare di diritti e democrazia. Falsi e ipocriti vergognatevi.

Mi tappo un attimo la bocca davanti al vostro schifo, ma poi riprenderò ad urlare: abbasso l’apartheid assassino di Israele, viva la Resistenza del popolo di Palestina.

* Potere al Popolo

( Fonte: Contropiano.org )

In Siria è emersa la verità. Sotto scacco la narrativa mainstream che non può fare altro che censurare tutto

A Ghouta è emersa la verità. Sotto scacco la narrativa mainstream che non può fare altro che censurare tutto

PICCOLE NOTE

Il governo siriano, dopo la caduta del quartiere di Ghouta, ha intensificato le campagne militari contro altri bastioni della resistenza, che sembra meno agguerrita di prima.

Dopo Ghouta, i ribelli hanno accusato il colpo, almeno momentaneamente. E ciò perché il quartiere Damasceno era la punta di diamante della resistenza, il suo cervello pulsante. Anche per questo è stata così cruenta la battaglia.

Abbiamo usato i termini usuali del mainstream, che identifica le forze che si oppongono a Damasco come “ribelli” e “resistenza”.

Sotto Ghouta

L’abbiamo fatto apposta, per far vedere quanto questa identificazione, parte fondante della narrazione che vede un regime sanguinario alle prese con un’opposizione libertaria, strida con quanto sta emergendo da Ghouta.

Anzitutto gli orrori. Li documenta un filmato siriano, certo di parte, ma che rimanda immagini che non possono esser frutto di manipolazione.
Nel filmato al quale rimandiamo (cliccare qui) si vedono gli orrori di Ghouta. Le immagini inquadrano la “prigione del pentimento”, dove si vedono le celle oscure e le gabbie interrate, esposte all’aperto. O l’attrezzo che mostriamo nella foto in alto, dove i prigionieri erano legati per essere torturati.

Non solo orrori. Un altro video (cliccare qui) mostra i tunnel scavati nel sottosuolo: un labirinto a quindici metri di profondità, che si snoda per chilometri e chilometri.

Si può notare dal video come, accanto alle immagini di tunnel scavati nella roccia,  si vedono gallerie larghe, ben illuminate. Prodotti di alta ingegneria. Che necessitano di mezzi sofisticati per lo scavo e le rifiniture.

Opere fatte in poco tempo, che non possono essere ascritte ai quattro straccioni armati asserragliati nel quartiere e ai loro schiavi, i poveri civili mandati sottoterra a scavare. No. Ci vuole ben altro. Macchine pesanti, ingegneri altamente qualificati. E tanti, tanti soldi. Milioni di euro. Soldi fluiti dall’estero: dai sauditi e dall’Occidente.

Le foto che invece mettiamo in calce all’articolo le abbiamo prese dal sito www.palaestinafelix.blogspot.co.uk

Anch’esso è decisamente schierato dalla parte del governo. E può essere tacciato di partigianeria. Ma le foto sono inequivocabili. E mostrano i prodotti chimici rinvenuti nei tunnel, provenienti dal mercato occidentale…

Vi risparmiamo le immagini degli arsenali bellici scoperti nel sottosuolo: armi pesanti, bombe, missili e quanto altro, a tonnellate. C’era una emergenza alimentare, dicevano le agenzie umanitarie, chiedendo l’apertura di corridoi per portare provvigioni (peraltro trovate immagazzinate). Allora come facevano ad arrivare tutte queste armi?

Lo scacco della narrazione mainstream

Quanto sta emergendo dice altro da quanto raccontato per anni. Come raccontano altro i sopravvissuti, che sono tornati a vivere nel Ghouta, sotto il controllo del governo.

Evidentemente non lo giudicano così sanguinario, se hanno preferito restare piuttosto che andar via con i miliziani jihadisti, come potevano.

Civili di Ghouta sui quali ci si stracciava le vesti, perché bersaglio delle bombe di Assad. E dei quali oggi non importa nulla a nessuno. Nessun cronista occidentale che vada a intervistarli.

Concludiamo questo articolo con un sondaggio del Corriere della Sera di ieri.

Solo l’11% ritiene che i raid in Siria sono stati “giusti”. Solo il 20% ritiene che Assad sia “responsabile delle centinaia di migliaia di morti” (evidentemente l’80% non ci crede, ma sul punto il Corriere tace).

Il 27% degli intervistati ritiene che “non ci siano prove” che l’attacco chimico di Ghouta sia opera di Damasco, mentre ben il 39% ritiene che sia solo “un pretesto per intervenire contro Assad”.

Un sondaggio che indica la debacle della narrativa corrente. E ciò nonostante sia stata propalata da tutti i media mainstream senza eccezione. E non certo per i troll russi o le Fake news. Semplicemente la gente ha visto troppe guerre giustificate con ogni mezzo in questi anni, dall’Iraq alla Libia a quanto altro.

Ci ha creduto una volta, due magari. Tertium non datur.

Notizia del:

Sorgente: A Ghouta è emersa la verità. Sotto scacco la narrativa mainstream che non può fare altro che censurare tutto


Siria, DOUMA: chi sono le milizie di « Jaych al Islam » che occupavano la città.

Siria, DOUMA: chi sono le milizie di « Jaych al Islam » che occupavano la città.

A cura di Enrico Vigna, 23 aprile 2018

In questi giorni in tutti i media, la città di Douma è salita all’attenzione del mondo, causa l’ennesima aggressione missilistica, da parte di una coalizione a guida USA con al fianco Gran Bretagna e Francia, con Israele che in fatti di guerra non manca mai, oltre al solito coinvolgimento logistico dell’Italia, confermato dal primo ministro Gentiloni, visto che alcuni sottomarini per l’attacco sono partiti da Napoli. Il turro giustificato dal presunto e finora non accertato uso di armi chimiche da parte dell’Esercito Arabo Siriano.

Penso che però, non tutti sono a conoscenza di chi siamo andati ad aiutare in loco, chi sono le milizie islamiste che occupavano la città, quali le loro pratiche e su cosa si fonda la loro proposta di una nuova società siriana.

Gli ultimi jihadisti rimasti nella città, ora liberata, erano appartenenti alla milizia di ” Jaych al Islam ??? ??????? (Armata dell’Islam), una formazione salafita che ha nel suo programma, l’abbattimento del governo laico siriano e l’instaurazione di uno Stato Islamico governato dalle leggi della Sharia.

La sua fondazione risale al 2011 e prima di finire nella Ghouta orientale e poi asseragliarsi nella città di Douma come ultimo caposaldo, aveva operato anche nell’area di Damasco, Aleppo. Homs e nel governatorato di Rif Dimachq.

La sua prima definizione fu Liwa al Islam ( Brigata dell’Islam), poi adottò l’attuale definizione, dopo la fusione con altri gruppi islamisti radicali. I suoi membri sono stati calcolati in circa 2/3.000 uomini.

Suo leader e fondatore era stato Zahran Allouche, 44 anni, figlio del predicatore Abdallah Allouche, membro dei Fratelli Mussulmani, rifugiatosi in Arabia Saudita. Zahran era stato arrestato nel 2009, perché seguace dei Fratelli Mussulmani e poi rilasciato nel giugno 2011 durante un’amnistia del governo siriano, tre mesi dopo l’inizio del conflitto.

Per anni Zahran Allouche aveva terrorizzato gli abitanti di Damasco dichiarando che avrebbe “ripulito” la città. Ogni venerdì annunciava attacchi che avrebbe sferrato alla capitale. Nel 2013 ad Adra rapì delle famiglie alawite, utilizzò i prigionieri come scudi umani e ne portò in giro rinchiusi in gabbie, un centinaio; poi giustiziò un centinaio degli uomini, perché gli “infedeli” sapessero quale sorte li aspettava.

Ucciso dall’Esercito Arabo Siriano nel 2015, alla sua morte gli subentrò un uomo d’affari, lo sceicco Isaam Buwaydani, detto “Abu Hamam al Boueidani, che ne prese il posto. Ma secondo la giornalista ed esperta di questioni mediorientali Lina Kennouche, de L’Orient- Le Jour , al-Boueidani, è un leader senza capacità né carisma, e di fatto è il religioso Abu Abdarrahman Kaaké che ha assunto la vera leadership del gruppo.

Questa formazione ha fatto parte di vari fronti islamisti e jihadisti : nel 2012-2013 del Fronte Islamico Liberazione Siria, poi dal 2013 al 2016 al Fronte Islamico e infine in Fatah Halab fino al 2017, infatti dopo la sconfitta della battaglia di Aleppo, liberata dall’Esercito Arabo Siriano, le varie componenti jihadiste sono andate ad una resa dei conti sanguinosa tra loro, con accuse reciproche che hanno sciolto il cartello jihadista.

Ha sempre rifiutato di entrare nell’Esercito Siriano Libero, non ritenendolo sufficientemente radicale. Ha ricevuto supporto, armi e finanziamenti in particolare dall’Arabia Saudita e dal Qatar; si tratta di diversi milioni di dollari di finanziamenti in armi e addestramento militare, come documentato da The Guardian , del 7 novembre 2013.

Fortemente dipendente dall’Arabia Saudita , Jaych al Islam è anti sciita, anti alawita e molto ostile all’Iran e a Hezbollah, al suo interno vi è anche una tendenza vicina ai Fratelli Musulmani nella loro componente più estrema.

Jaych al-Islam ha finora beneficiato anche di un fiume di soldi raccolti nei circoli salafiti dei paesi del Golfo, direttamente dal padre di Zahran Allouche. Questa disponibilità di denaro ha sempre permesso a Jaych al-Islam di imporsi agli altri gruppi criminali nella regione.

Una famiglia, quella Allouche, molto implicata nei giochi di guerra destabilizzanti la Siria. Il cugino di Zahrane Allouche, Mohamed, anche lui un jihadista salafita, ed anche leader del gruppo terrorista, era a Ginevra come invitato ai colloqui di pace nella veste di delegato del suo gruppo.

Nato nel 1970, Mohamed Allouche ha studiato legge islamica nella capitale Damasco, prima di continuare a perfezionare le sue conoscenze presso la famosa Università islamica di Medina, in Arabia Saudita. Questo cugino di Zaharan Allouche, Mohammed, si rese celebre in Siria, per la violenta repressione dei costumi. Creò il Consiglio Giudiziario Unificato, che impose a tutti gli abitanti della Ghouta la versione saudita della sharia. Ed è famoso, non solo per l’odio contro le donne, ma anche per aver organizzato esecuzioni pubbliche di omosessuali, lanciandoli dai tetti delle case. Costui è ora il rappresentante di Jeych al-Islam ai negoziati di pace dell’ONU….

Di lui il quotidiano belga di Bruxelles, La libre Belgique scrisse il 14 marzo 2016: “…una personalità piuttosto chiusa, Mohamed Allouche è uscito dall’ombra a fine gennaio, quando è stato nominato capo negoziatore per la coalizione principale dell’opposizione siriana. A 45 anni, questo ribelle siriano della regione di Damasco sarà sotto i riflettori a Ginevra, dove è previsto l’inizio delle discussioni tra il governo siriano e l’opposizione…”

“…La sua uscita dall’ombra, aggiunge il quotidiano di Bruxelles, Mohamed Allouche la deve, in un certo modo, alla morte del cugino Zahrane, il leader del gruppo ribelle Jaych al Islam, ucciso lo scorso 25 dicembre (…). La sua presenza nei negoziati, non resta senza critiche. Alcuni sono perplessi che la partecipazione ai negoziati sia gestita da un membro di un gruppo armato che bombarda la capitale siriana… “. La famiglia Allouche oggi vive confortevolmente a Londra.

Anche istruttori provenienti dal Pakistan sarebbero stati usati per aiutare a formare militarmente il gruppo.

L’accademico Fabrice Balanche su challenges.fr, scrive che, dopo essere stata indicata come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti alla fine del 2012, il Fronte al-Nusra…ha creato tatticamente nuovi piccoli gruppi con nomi falsi per continuare ad avere i finanziamenti USA. Il gruppo Jaych al-Islam è stato per esempio finanziato dagli Stati Uniti prima che fosse dimostrata la sua affiliazione con al-Qaeda“. Secondo lo scienziato accademico e politico libanese, Ziad Majed: “…L’Armata dell’Islam coopera con il Fronte al-Nusra, ramo di al-Qaeda in Siria, purché questo non cercasse di infiltrarsi nella Ghouta. Infatti in quest’area in questi anni ha sistematicamente liquidato qualsiasi altro gruppo di ribelli che potevano rivaleggiare con il suo predominio in questa regione…”.

Il 28 aprile 2016 vi furono violenti scontri nella Ghouta orientale tra Jaych al-Islam e Faylaq al-Rahman , la più grande brigata dell’Esercito Siriano Libero nella regione.

Poi Jaych al-Islam è entrata in guerra con Jaych al-Fustate, un’alleanza formata dal Fronte al-Nusra e dal Liwa Fajr al-Umma.

Dal 28 aprile al 17 maggio 2016, combattimenti sanguinosi tra loro e altri gruppi ribelli minori costarono più di 500 uccisi nella parte orientale di Ghouta; infatti Jaych al-Islam era dominante nell’est della regione, mentre altri gruppi avevano basi nella parte occidentale.

Il 25 maggio 2016, un cessate il fuoco fu raggiunto tra le varie fazioni ribelli, ma poi nuovi combattimenti mortali scoppiarono nell’aprile 2017.

Secondo Laure Stephan, giornalista ed esperto di medioriente di Le Monde, gli uomini di Jaych al-Islam “…hanno imposto la loro egemonia con un pugno di ferro feroce, non esitando a imprigionare o combattere i rivali, seppur anch’essi antigovernativi; utilizzando in città pratiche dispotiche; dai racket sul commercio e sulla gestione dei vari aspetti sociali, dell’uso dei tunnel che permettevano l’approvigionamento della città, taglieggiamento, reclutamento forzato, tortura sistematica, fucilazioni e imposizioni alla popolazione civile, alle donne, esecuzioni pubbliche …”.

Il gruppo è anche accusato di essere responsabile del rapimento e della scomparsa di una leader non violenta dell’opposizione siriana: Razan Zaitouneh.

Questa era una avvocatessa e giornalista, che dal 2001 si occupava in Siria della difesa dei diritti umani. Il 9 dicembre 2013, lei e altre tre persone: Waël Hamada, suo marito, Samira Al-Khali e Nazem Al-Hamadi, furono rapiti a Douma, dove si erano spostati dal marzo 2011. Secondo quanto denunciato da membri dei Comitati di coordinamento locali della Siria, una rete di attivisti dell’opposizione siriana, il rapimento e il loro assassinio furono compiuti dal gruppo Jaych al-Islam. Nel novembre 2015, come rappresaglia per un bombardamento governativo sulle loro postazioni, che causò decine di morti e centinaia di feriti, gli uomini di Jaych al-Islam radunarono centinaia di prigionieri, soldati siriani e civili, donne comprese, e dopo averli messi in gabbie, li dislocarono intorno, per servire da scudi umani contro gli attacchi governativi. Anche Human Rights Watch (HRW), ha denunciato, riportato da Le Figaro di Parigi, che: “… gruppi di ribelli siriani hanno usato ostaggi civili nella zona di Ghouta, come scudi umani per scoraggiare raid aerei. Non appartengono né a Daesh né a Nusra, ma all’esercito dell’Islam (“Jaich al-Islam”)…”.

Il 7 aprile 2016, un portavoce di Jaych al-Islam, Islam Allouche, ammise pubblicamente l’uso di armi chimiche “proibite” in scontri con le YPG curde, per il controllo del quartiere di Sheik Maksoud in Aleppo, costato la vita a 23 persone e il ferimento di altre 100, come riportato dal giornalista francese Bruno Rieth sul giornale “Marianne”, l’11 aprile 2016.

L’8 aprile la Croce Rossa curda accusava Jaych al-Islam di aver effettuato un attacco chimico a Sheikh Maqsud, ritenendo che, stante i sintomi, le armi contenessero in particolare del cloro .

Dopo la denuncia della CRCurda ed essendo di dominio pubblico, il gruppo per non farsi esautorare dai finanziamenti soprattutto USA, rilasciò una dichiarazione di autocritica, molto ambigua: “…il portavoce del gruppo siriano Jaych al Islam riconosce che durante “gli scontri con l’YPG per il controllo del distretto di Sheik Maksoud (…) uno dei leader di Jaysh al-Islam di Aleppo, ha utilizzato armi che non sono permesse e ciò costituisce una violazione delle regole interne del gruppo Jaysc al-Islam… il comandante è stato portato al tribunale militare interno per ricevere la punizione appropriata…”.

Come qui documentato i “nostri amici eroi” di Jaych al Islam ( nel senso dei paesi occidentali…), la sanno lunga circa l’uso di armi chimiche…

Comunque sia con la caduta della Ghouta orientale, sono stati liberati circa 200 prigionieri, unici sopravvissuti, che erano rinchiusi nelle carceri conosciute o clandestine di Jaych Al-Islam. Secondo l’OSDH, un organismo finanziato e supportato da varie Intelligence occidentali, e fortemente antigovernativo, almeno 3.500 persone, tra cui molte donne e bambini, sono state prigioniere di Jaych al-Islam. Ma altre fonti arrivano anche a cifre di oltre 6.000 prigionieri, a parte le esecuzioni compiute. In tutti questi anni il gruppo salafista ha fatto prigionieri, sia dissidenti dal suo operato o combattenti di fazioni rivali anti governative, che uomini e donne di altre fedi o leali al proprio governo e alla Siria. Una delle sue pratiche più ricorrenti erano i rapimenti, soprattutto di donne e bambini di altre fedi, ma anche di sunniti anti terroristi, fuori dai suoi territori, per poterli usare come ricatti o merce di scambio con il governo siriano. Vi è un forte timore e presentimento che, non appena l’area sarà ispezionata dalle forze dell’Esercito Arabo Siriano, saranno trovate molte fosse comuni e così capiremo dove sono finiti i prigionieri dei terroristi “moderati”, sponsorizzati dalle potenze occidentali. Una prima, è già stata trovata proprio in questi giorni, come documentato dai media, con oltre 30 corpi, ma che potrebbero diventare anche centinaia.

Il gruppo è classificato come organizzazione terrorista dalla Repubblica Araba siriana, dalla Russia, dall’Iran e dall’Egitto.

Nonostante questo, nello sforzo per trovare soluzioni negoziali e fermare la guerra in Siria, la Russia attraverso il suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che guida i negoziati internazionali per la pace, ha spinto per una presenza nei negoziati a Ginevra, di due rappresentanti dei ribelli armati, di Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham, che erano presenti ai colloqui. Invitati “a titolo personale” e non considerati come partner nei negoziati.

In questa pagina del sito del gruppo, il 15 marzo 2018, si può leggere una preghiera contro i non-sunniti, siano mussulmani sciiti o cristiani o ebrei che si conclude così: «Uccideteli. Dio li strazia per mezzo delle vostre mani. Dio vi concederà la vittoria».

A cura di Enrico Vigna – SOS Siria/CIVG – 23 aprile 2018

Notizia del: 23/04/2018

Sorgente – Siria, DOUMA: chi sono le milizie di « Jaych al Islam » che occupavano la città. – L’Antidiplomatico

Scegli la pillola rossa – La storia delle False Flag siriane

DI TYLER DURDEN
“Se prendi la pillola rossa …  ti faccio scoprire dove arriva la tana del coniglio.”

La famigerata battuta del film “The Matrix” – dove Morpheus dà a Neo un’idea di cosa sia la  “vera” realtà, che non è quella “fabbricata” da chi governa e che vuole che fargli vedere – non potrebbe essere una analogia migliore di quello che un coraggioso (che deve essere chiaramente un sedizioso troll russo che dovrebbe essere bandito da tutti i social media per sempre) utente di Twitter mostra qui di seguito.

 Jad@jadinho123  –  Ho cercato di far girare questo messaggio per tanto tempo, ma poi avrebbero cominciato a dire che sono un diavolo e che sto dalla parte di Assad, ma io volevo solo farvi vedere l’altra parte della storia. Senza dover credere ai media occidentali.

Ricordate questa foto del bambino che giace accanto ai genitori “morti” “ammazzati” da Assad, che è diventata virale ed è stata retweettata migliaia di volte facendo piangere la gente su Twitter?

Bene…

 

Oh vi ricordate anche di questa foto del bambino che stava dentro un’ambulanza dopo essere stato probabilmente attaccato da Assad e dal suo regime???   pic.twitter.com/tzoFiMbK5S

Bene…

  Jad@jadinho123     Provate a guardare questo VIDEO

pic.twitter.com/jw1HzWCXzV

 Ma questo è peggio …..

e peggio ancora  …

 

            Enrique 🇨🇱@garoukike

Qui c’è un   VIDEO  che spiega meglio le cose😏
E ancora peggio   …
Poi un piccolo make-up per rendere meglio …

 

E poi una prova generale per un attacco chimico False Flag …..

 The Golden Emperor of China, original king🐣@Ookalyptus  2013 Syria   —

Gli jihadisti del FSA addestrano bambini a  mostrare falsi sintomi di avvelenamento da gas nervino per un attacco FALSE FLAG pre-fabbricato 

 Ricordate la ragazza “che corre a scappare alla morte e tutta la sua famiglia che è stata uccisa …”
 Beh, era una clip da un video musicale !! …

VEDI       al min. 3’50”


  Jad@jadinho123    

Oh, e vi ricordate quel video del bambino siriano che “salva” la sorella dalle forze di Assad?

Bene è una bugia pure quella …  Ecco il VIDEO

https://twitter.com/jadinho123/status/984926842208612352/video/1

e la Troupe norvegese che lo ha registrato

Ci si deve chiedere se questa sia stata una “coincidenza” o se questa ragazza abbia solo avuto un fortuna sfacciata?

Ma alla CNN va bene  tutto …

 

Ricordate questa scena straziante dalla Siria?

Beh, era Gaza …

 

Vi ricordate di Bana?

La giovane ragazza siriana che vive in Siria che avrebbe pubblicato dei video che danno la colpa ad  Assad e al suo regime per la morte dei suoi familiari?    Bene , questo è il padre..

Ed ecco Bana che incontra il Presidente Turco, Erdogan, uno dal cuore tenero che finanzia ISIS , un innocentino. Non è vero ???

h/t @Jadinho123

E alla fine ecco due bombe di verità che sono arrivate fino ai media mainstream …

 Mark Weisbrot@MarkWeisbrot  

 Due minuti di intervento di Jeffrey Sachs sulla Siria, vale la pena fare un click

E adesso andatevene  a cena e date retta al vostro ignorantemente disinformato, discordante e indiscutibile “patriottismo” e accettate qualsiasi cosa vi venga detta … non importa quante prove esistano che si tratta di menzogne e di manipolazioni come quelle che avete appena visto.

****

Fonte : https://www.zerohedge.com

Link: https://www.zerohedge.com/news/2018-04-15/take-red-pill-history-syrian-false-flags-exposed  

15.04.2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Sorgente: Scegli la pillola rossa – La storia delle False Flag siriane – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

DI COLPO, L’UOMO DI DAESH IN USA MINACCIA L’ITALIA

Il tweet  (grazie all’amico Umberto che me l’ha segnalato)  è un atto d’accusa inequivocabile: “L’Italia è stato il più  grosso ostacolo  nell’Unione Europea  al far pagare Russia, Iran ed Assad per i crimini passati e presenti in Siria. L’Europa deve fare  molto di più  su questo. Mai più momenti di vergogna”.   L’autore  accusa in particolare il nostro paese di aver ricevuto il capo dei servizio di Damasco, Ali Mamlouk, “che è nella lista nera in Europa. Inoltre hanno di loro iniziativa  le sanzioni contro Iran e Russia per quello che   hanno fatto in Siria. E posso continuare”.

Effettivamente, Mamlouk è stato in segreto a Roma a gennaio, a parlare col capo dei nostri servizi, ASI. L’incontro segreto è stato poi spifferato da Le Monde due mesi dopo.

Mouaz Moustafa
@SoccerMouaz
Italy has been the biggest obstacle to holding Russia and Iran and Assad accountable for past and ongoing crimes in #Syria in the European Union. Europe should be doing much more about this #NeverAgain moment shame…

Il tweet  è firmato Mouaz Moustafa. Chi sarà  mai?, avete il diritto di  domandarvi. Vi chiarisce tutto la foto  del  2013  in cui appare.   E’ quello a destra:

“unidentified” è Moufaz Moustafa, l’agente d i collegamento fra McCain e i terroristi.

E’ quella in cui il senatore McCain si è fatto fotografare  con i caporioni di Al Qaeda in procinto di trasformarsi  i caporioni dell’ISIS (Daesh)  e della “opposizione democratica” ad Assad.  Mouaz Moustafa è quello a  destra, nella foto indicato come “non identificato”.

Insomma è l’uomo che ha fatto incontrare McCain con i capi terroristi. L’agente di collegamento tra i centri di sovversione Usa e la guerriglia anti-Assad. L’uomo che conosce tutte   le  personalità della guerriglia e della sovversione clandestina in Siria.

Siriano, nato a Damasco, abitante in USA, formalmente si dice “direttore esecutivo del SETF, Syrian Emergency Task Force, più dell  UFS (United For a Free Syria),   membro direttivo della Coalition for a Democratic Syria (CDS)”.  Ha lavorato al Congresso nello staff di due senatori,  ma è molto più che un portaborse. Infatti ha lasciato brevemente l’incarico “per lavorare con l’opposizione in Egitto” (insomma come mestatore ed agente Usa per la “primavera” che portò al potere  al Cairo i Fratelli Musulmani), e poi “per la rivoluzione della Libia”, insomma fu uno degli agenti statunitensi che hanno rovesciato Gheddafi creando  e armando i gruppi jihadisti.

Washington DC Staff

http://www.syriantaskforce.org/washington-dc-staff/embed/#?secret=HjIz4JCN64

(Vedi https://www.theislamicmonthly.com/the-man-who-took-john-mccain-into-syria/)

Moufaz  ha accompagnato McCain nei numerosi viaggi  semi-segreti che il senatore ha fatto in Siria per incontrare i terroristi armati dagli Usa e – secondo la sua portavoce – “valutare le condizioni dinamiche sul terreno”.

Il fatto è che, come ha  documentato il giornalista Alex Christoforou (The Duran), “ogni volta che McCain fa un viaggio segreto in Siria, seguono attacchi con armi chimiche” ovviamente addebitati ad Assad.

Il senatore ha fatto il primo viaggio, dove ha incontrato  il futuro  Al Baghdadli, il 27 maggio  2013. Il 21 agosto si verificò il  preteso attacco  chimico a Goutha.

Il 20 febbraio 2017 McCain è tornato in Siria del Nord passando per la Turchia, e il 4 aprile dello stesso anno ci fu il  molto reclamizzato dai Caschi Bianchi attacco al gas ad Idlib; quel  false flag che spinse Trump a lanciare la  prima volata di missili Tomahawk  nel nulla, un anno fa.

Adesso, il 9 aprile 2018, McCain ha accusato Trump di aver “imbaldanzito Assad” annunciando di voler ritirare le truppe americane dal Nord Siria, per cui è seguito  l’attacco chimico che ha indotto Trump,Macron, May ad attaccare ancora una volta con missili la Siria.

 

Dati i precedenti, quando un personaggio come Mouaz Moustafa comincia ad  alzare la voce contro l’Italia, c’è da preoccuparsi. Il nostro Paese finora è stato risparmiato dal terrorismo “islamico” stragista.

Adesso che  il successo elettorale dell’ala “sovranista” può portare ad un governo meno servile,  magari Daesh (sconfitto in Siria e Irak) si farà vivo in Italia?  C’è da chiederselo perché abbiamo avuto altre minacce  “di gravi conseguenze”  da note fonti nei giorni scorsi. Dal giornale israeliano di Torino  La Stampa,

La Casa Bianca al futuro governo: “Non togliete le sanzioni a Mosca”

Parla Volker, inviato dell’amministrazione Trump in Ucraina. “La Lega sbaglia, le misure europee vanno casomai rafforzate”
«L’Italia non può togliere le sanzioni alla Russia senza subire gravi conseguenze».

Si aggiunga il discorso appena tenuto da Macron davanti al Parlamento Europeo, dove, a nome dell’ideologia sovrannazionale  e dei suoi banchieri, ha annunciato iniziative di ostilità  contro ogni populismo e sovranismo che vede crescere. “è un dubbio sull’Europa che attraversa i nostri Paesi, sta emergendo una sorta di guerra civile europea ma non dobbiamo cedere al fascino dei sistemi illiberali e degli egoismi nazionali».   E’ chiaro che  si sta organizzando  la repressione, anzi una vera guerra,contro la volontà popolare dovunque si esprima in termini sgraditi ai poteri transnazionali. Moufaz , l’uomo di collegamento con l’ISIS, di colpo si accorge di noi. E’ meglio saperlo.

Sorgente: DI COLPO, L’UOMO DI DAESH IN USA MINACCIA L’ITALIA – Blondet & Friends

La Russia porterà all’Onu la testimonianza di Hamid, il ragazzo icona “dell’attacco chimico di Assad”

La Russia porterà all'Onu la testimonianza di Hamid, il ragazzo icona dell'attacco chimico di Assad

Si sgretola la propaganda che ha coperto il bombardamento di Francia, Regno Unito e Siria

Nell’ospedale di Douma entra la troupe di RT ed emergono nuovi elementi sul presunto attacco “chimico” preso a pretesto da Francia, Gran Bretagna e Usa per i bombardamenti illegali della settimana scorsa di Francia, Usa e Gran Bretagna.

La troupe di RT è riuscita ad intervistare il ragazzo che nei video diventati virali prima del bombardamento si è trasformato in una delle icone del “massacro con armi chimiche di Assad”. E’ nota la propaganda “umanitaria” che serve a far tollerare quello che è umanamente non è tollerabile: le bombe. Conosciamo la storia che si ripeta dalla Jugoslavia ad oggi. Ma è incredibile come un numero sempre minore ma comunque consistente di persone possano ancora dar fede ai vari Saviano, Littizzetto, Volo e compari.

Ebbene, Hassan Diab, ragazzino di 11 anni, tremante nel video diffuso dai media mainstream dopo essere stato pubblicato dal gruppo Douma Revolution su Facebook, racconta la sua versione dei fatti di quel

L’organizzazione in questione, insieme alla controversa “Elmetti Bianchi”, è stata tra le principali fonti delle accuse contro il governo siriano. Nel tentativo di far luce sulla storia,RT ha intervistato il giovane, che è stato ritratto come una “vittima” nel filmato. Hassan Diab sostiene che era con sua madre quando sono stati invitati a correre verso l’ospedale. “Siamo stati portati fuori e ci hanno detto a tutti di andare all’ospedale. Sono stato immediatamente portato al piano superiore, e hanno iniziato a riversarmi acqua addosso”, ha ricordato il ragazzo.

“I medici hanno iniziato a filmarci qui [nell’ospedale], stavano versando acqua e facendo video”, ha aggiunto. Il padre di Hassan più tardi si è precipitato in ospedale. “Sono rimasto molto sorpreso e ho chiesto cosa fosse successo, perché gli occhi di mio figlio erano così rossi. Ho scoperto che era acqua, ma faceva freddo, avrebbe potuto ammalarsi. Ed era stato spogliato”, ha raccontato l’uomo a RT.

L’emittente russa VGTRK è stata la prima a trovare il ragazzo e suo padre e ha fatto circolare la storia. Ora, Mosca ha in programma di mostrare il video su Hassan alla prossima riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Lo ha annunciato oggi l’inviato delle Nazioni Unite in Russia, Vassily Nebenzia.

Nonostante i dubbi, la mancanza di prove, i post dei social media non confermati da nessuna autorità e la non attendibilità manifesta dei famigerati White Helmets, tre paesi hanno ritenuto di poter bombardare la Siria. La verità inizia ad emergere e l’ennesimo crimine internazionale di membri della Nato resterà impunito come quelli precedenti.

Notizia del:

Sorgente: La Russia porterà all’Onu la testimonianza di Hamid, il ragazzo icona “dell’attacco chimico di Assad”

SIRIA. Opac ferma, giornalista Usa smentisce attacco chimico a Douma

di Michele Giorgio   il Manifesto

Gerusalemme, 19 aprile 2018, Nena News – James Mattis voleva l’approvazione del Congresso al raid contro la Siria lanciato ‎sabato scorso dagli Stati Uniti. La richiesta del Segretario alla difesa però fu ‎respinta da Donald Trump, intenzionato a non attendere i tempi della politica e a ‎colpire Damasco subito in risposta al mai accertato attacco con armi chimiche su ‎Douma del 7 aprile, attribuito dall’opposizione siriana all’aviazione governativa. ‎Mattis comunque avrebbe strappato al presidente il sì a lanci di missili limitati a tre obiettivi, per evitare di colpire le postazioni russe in Siria. A scriverlo è stato il New ‎York Times rivelando il retroscena dell’attacco e le differenze in seno ‎all’Amministrazione sulla politica Usa nei confronti della crisi siriana. Il Pentagono ‎ha negato tutto bollando la rivelazione del Nyt come falsa. ‎

‎ La questione è di scarso rilievo. Ciò che conta è che Washington, assieme a Londra e Parigi, ha aggredito la Siria senza avere attendere la foglia di fico di una risoluzione Onu e senza permettere lo svolgimento di indagini per accettare cosa sia accaduto il 7 aprile. L’incertezza intanto si fa sempre più fitta mentre Trump, ‎Emmanuel Macron e Theresa May nei giorni scorsi parlavano di uso certo di armi ‎chimiche.

Dopo il giornalista britannico Robert Fisk che ha riferito di non aver ‎trovato a Douma conferme di un attacco con gas velenosi a danno della popolazione ‎civile, anche un reporter americano, Pearson Sharp, di One America News – ‎network tv conservatore che ha appoggiato la campagna elettorale di Trump – ha espresso forti dubbi. Sharp ha detto di aver intervistato dieci abitanti e nessuno di essi ha avvalorato la tesi di un lancio di ordigni con gas.

Sharp ha aggiunto di essere ‎entrato nel quartier generale di Jaysh al Islam, il gruppo jihadista finanziato ‎dall’Arabia saudita che fino a qualche giorno fa aveva il controllo di Douma, ‎trovandoci migliaia di proiettili di mortaio e ingenti quantitativi di armi.‎

Tra lo scetticismo di Trump e dei suoi alleati, gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) si dicono pronti a fare luce sull’accaduto. ‎Ma non hanno cominciato il loro lavoro. Giunti a Damasco il 14 aprile, aspettano ‎ancora il via libera dei responsabili della sicurezza delle Nazioni Unite per avviare ‎le indagini. Ieri il direttore dell’Opac, Ahmet Uzumcum, è stato perentorio quando ‎ha affermato che la missione diventerà operativa solo se le sarà consentito l’accesso ‎illimitato a tutte le aree di indagine. Peraltro ieri a Douma si sono sentiti degli spari e questo ha frenato ulteriormente il via libera degli uomini della sicurezza dell’Onu.

Ad alcuni chilometri di distanza da Douma, le forze armate siriane intanto hanno intensificato la pressione attorno al campo profughi palestinese di Yarmuk – la sua ‎popolazione in gran parte è fuggita negli anni passati – e ai vicini sobborghi di Hajar ‎al Aswad e Babila, fuori dal controllo governativo da sei anni e dal 2015 nelle mani ‎dei miliziani dello Stato islamico che qualche settimana fa sono entrati anche a ‎Qadam, sempre a ridosso di Damasco, abbandonato dai rivali qaedisti di an Nusra. ‎Sconfitti intorno alla capitale, i jihadisti hanno provato ieri a cogliere di sorpresa ‎l’esercito siriano a Quba al Kurdi, a sud di Hama, un’area strategica in ci sono ‎stanziate le forze governative e i miliziani. I combattimenti in quella zona ora sono ‎intensi.

Con il ritorno di una calma relativa in diverse aree del Paese, si accentua il rientro a casa dei siriani fuggiti in Giordania, Libano e Turchia. 462 rifugiati da anni ‎ospitati nella località meridionale libanese di Shabaa, ieri a bordo di autobus hanno ‎attraversato la frontiera e si sono diretti verso Beit Jinn, sulle pendici orientali delle ‎Alture del Golan occupate da Israele. ‎Nena News

 

Sorgente: SIRIA. Opac ferma, giornalista Usa smentisce attacco chimico a Douma

After visiting Douma, western media begin to question ‘gas attack’ narrative

After visiting Douma, western media begin to question ‘gas attack’ narrative
After speaking with eyewitnesses on the ground in Syria, even mainstream media are beginning to cast doubt on the West’s narrative of an alleged gas attack in Douma, as medics tell French, German and UK media it never happened.

Agence France-Presse (AFP), the world’s third largest news agency, and the Independent, a British online newspaper, have each published stories that question whether chlorine or any other chemical was used against Syrians in Eastern Ghouta on April 7.

In a French language video report, AFP spoke with Marwan Jaber, a medical student who witnessed the aftermath of the alleged attack.

“Some of [the victims] suffered from asthma and pulmonary inflammation. They received routine treatment and some were even sent home,” Jaber told AFP. “They showed no symptoms of a chemical attack. But some foreigners entered while we were in a state of chaos and sprinkled people with water, and some of them were even filming it.”

Jaber’s testimony is consistent with claims made by a Douma doctor who spoke with veteran UK journalist Robert Fisk. Although Dr. Assim Rahaibani did not personally witness what happened in the medical clinic, he said that “all the doctors” he works with “know what happened.”

According to Rahaibani, intense shelling had created dust clouds that seeped into the basements and cellars where people lived. “People began to arrive here suffering from hypoxia, oxygen loss. Then someone at the door, a ‘White Helmet’, shouted ‘Gas!’, and a panic began. People started throwing water over each other. Yes, the video was filmed here, it is genuine, but what you see are people suffering from hypoxia – not gas poisoning.”

Writing in the Independent, Fisk noted that locals he spoke with “never believed in” the gas attack stories – and that tales of President Bashar Assad’s chemical atrocities had been spread by armed Islamist groups who had imprisoned and enslaved thousands of people in Ghouta before the town was liberated by Syrian forces in April.

Meanwhile, a report aired by the German RTL Group-owned channel n-tv says it’s unclear whether the attack took place at all, given that most of the locals told them on camera they didn’t smell any chemicals at all, one local told them he remembers a “weird smell” and was fine after a glass of water, and one man, who didn’t want to show his face, insisted there was a “smell of chlorine.”

However, a local doctor told the channel: “Saturday, a week ago, we treated people with breathing problems, but chlorine or gas poisoning – no, those are different symptoms.”

All of these stories published by different outlets corroborate testimony from two men who appeared in the “gas attack” footage spread far and wide by western media and governments. Interviewed by the Russian military, the two men said they were unknowing accomplices in the gas attack ruse. “We were working and did not pay attention to who was filming us,” the first eyewitness said. “They were filming us, and then a man came in and started screaming that this was a chemical attack…People got scared and started spraying each other with water and using inhalers. Doctors told us that there was no chemical poisoning.”

Doctors and medical workers questioned by the Russian Center for Reconciliation confirmed that there had been no reports of patients suffering from chemical poisoning in Douma during the timeframe of the alleged gas attack.

The French and British media reports seem to contradict statements made by Paris and London, which have both stated unequivocally that the chemical attack did take place – and that Assad was responsible.

French President Emmanuel Macron said before Saturday’s missile strike against Syria that he had proof that Syrian President Bashar al-Assad had used chlorine to attack civilians in a militant-held enclave of Eastern Ghouta.

For her part, British Prime Minister Theresa May insisted that a “significant body of information including intelligence indicates the Syrian Regime is responsible for this latest attack.”

 

Sorgente: After visiting Douma, western media begin to question ‘gas attack’ narrative — RT World News

Fallito attacco missilistico: perché gli USA mentono sui loro “successi”

Il segretario PCcino ‘Ponzio Pelato’ non ha mai letto il Che fare? di Nikolaj Lenin, ma il Chi? di Alfonso Signorini.

Il Ministero della Difesa russo dichiarava che 95 dei 105 missili lanciati da Stati Uniti, Regno Unito e Francia furono intercettati dalle difese aeree della Siria, impiegando sistemi di difesa aerea S-125, Buk e Kvadrat di fabbricazione sovietica, proteggendo integralmente 4 principali basi aeree siriane; infatti. i 12 missili lanciati sull’aeroporto militare di al-Dumayr furono tutti intercettati, così come i 18 missili contro l’aeroporto militare di Bulayl, i 12 missili contro l’aeroporto militare di Shayrat, i 9 missili contro l’aeroporto militare di Mazah e i 16 missili contro l’aeroporto militare di Homs. Dei 30 missili lanciati su Barzah e Jaramana, a Damasco, solo 7 colpivano l’edificio per la ricerca farmaceutica. Ovviamente, il Pentagono, per nascondere tale imbarazzante fallimento, si esibiva nella conferenza stampa il tenente-generale Kenneth McKenzie, propalando dichiarazioni grottesche tese a nascondere i fatti e a celebrare dei successi che, se fossero veri, sarebbero le mera illustrazione di un piano operativo delirante. “Riteniamo che tutti i nostri missili abbiano raggiunto i loro obiettivi“, dichiarava McKenzie; e cosa significa tale affermazione?
1. I missili lanciati dagli USA colpivano “fabbriche e depositi di armi chimiche” senza preoccupazioni sull’eventuale diffusione di agenti chimici nelle vicine aree abitate; gli USA sapevano che non c’era nulla all’interno. Soprattutto ciò avveniva poco prima che gli ispettori sulle armi chimiche iniziassero le indagini presso Damasco.
2. Gli USA avrebbero sparato 105 missili contro solo tre obiettivi; tale affermazione si commenta da sé. Ovvero, i siriani avevano abbattuto il 90% di tali missili, perciò gli Stati Uniti parlavano di aver voluto attaccare solo i tre obiettivi che erano riusciti effettivamente a colpire, e questo con ben tre ondate di lanci di missili eseguiti con intervalli di circa un’ora…
3. Tre missili “fortunati” avevano colpito fabbriche di armi chimiche di cui gli Stati Uniti non avevano mai parlato in 7 anni (poiché erano nel territorio occupato dai terroristi fino a ieri). Volevano essere sicuri di cancellare le prove?La forza d’aggressione alla Siria era composta da 2 cacciatorpediniere e 1 incrociatore statunitensi, 1 fregata francese, 4 cacciabombardieri Tornado inglesi e 2 bombardieri B-1B statunitensi. L’incrociatore Monterrey aveva lanciato 30 missili Tomahawk, il cacciatorpediniere Higgins 23 Tomahawk, il cacciatorpediniere Laboon 7 Tomahawk, il sottomarino John Warner 6 Tomahawk, i 2 bombardieri B-1 21 missili JASSM, i 4 cacciabombardieri Tornado GR4 16 missili Storm-shadow. Si era parlato di aerei francesi, ma non è vero, poiché di francese c’erano solo i missili Storm-shadow usati dagli inglesi.Secondo gli statunitensi, i 3 impianti “obiettivi ufficiali” furono colpiti da ben 105 missili da crociera:
– 76 missili contro il centro di ricerca di Barzah, a Damasco
– 22 missili contro una non ben definita struttura “chimica”
– 7 missili contro un non ben definito “bunker chimico”
Gli ultimi due si trovavano fino a pochi giorni prima in territorio controllato dai terroristi armati e finanziati da USA, Regno Unito, Francia, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita…
Il Centro ricerche di Barzah:Ciò che McKanzie diceva era che questi 3 edifici del centro furono colpiti da 76 missili da crociera!!! “Affermazione ridicola e senza la minima credibilità”. Sarebbero stati colpiti nel modo seguente:In Siria furono attaccate strutture simili con un missile da crociera per edificio. Si può pensare di voler essere sicuri? 2 o 3 andavano bene per edificio; ma qui gli Stati Uniti affermano di averne lanciato 76 contro 3 edifici…
Gli altri due obiettivi attaccati, secondo gli Stati Uniti, erano un deposito ad Him Shinshar:Sempre secondo gli statunitensi, la struttura sarebbe stata colpita da 22 missili da crociera!!! Altra affermazione ridicola e senza la minima credibilità. Tanto più che a differenza di Barzah, si trattava di 3 capannoni in lamiera, cioè strutture fragilissime. Un missile per struttura bastava. Per capire di cosa si parla, si guardi questa foto elaborata per mostrare cosa significherebbe lanciarvi 22 missili da crociera:Come si può vedere dalle immagini satellitari, gli Stati Uniti mentono quando affermano che il sito fu colpito da 22 missili da crociera.Il terzo dei bersagli attaccati, secondo gli Stati Uniti, era il bunker “chimico” di Him Shinshar:Secondo gli statunitensi, l’installazione sarebbe stata colpita da 7 missili da crociera!!! Ancora un’affermazione senza la minima credibilità. Ecco la foto ritoccata per mostrare cosa significherebbero 7 missili da crociera su quest’installazione:Come si può notare non ci sono 7 impatti di missili da alcuna parte.In realtà, la difesa aerea siriana è interconnessa con quella russa che, attraverso i sistemi di collegamento, incrementava l’efficienza della difesa aerea della Siria basata sui sistemi aggiornati Buk, Pantsir, S-200 e S-125 Pechora-M, coordinati da moltiplicatori di forza come aerei AWACS, sistemi ECM, sistemi radar e sistemi delle navi russe. Ad esempio, gli inglesi avevano lanciato i loro missili su Homs, ma furono tutti abbattuti dai sistemi di guerra elettronica siriani. Gli inglesi vi perdevano 50 milioni di dollari di armamenti, e senza colpire nulla. Infine, i sistemi di difesa aerea siriani impiegati per abbattere i missili da crociera statunitensi furono i seguenti: Pantsir-S1, Buk-M2E, S-125/S-125M, Osa, S-75 e cannoni antiaerei, che riuscivano ad abbattere circa 97 missili. Non furono impiegati i missili S-200.Conclusione
Ma ciò che infastidisce più di tutto sono gli espertidiminkia, dai generaloni della NATO-in-pensione-e-in-TV, agli esperti in geominkiate di regime, ospiti fissi dei talk show piddiotizzanti, fino ad arrivare al circo delle pulci neo-ottomaniaci, i paggetti erdoganisti pseudo-eurasiatici che mentre abbaiano contro Egitto e India, che condannano l’aggressione alla Siria, osannano il sultano pazzo Erdogan che invece partecipava a tale aggressione alla Siria. Ebbene, tale ammasso di ciarpame, pur avendo sbattuto la faccia contro i fatti (dalla testa dura) e non sapendo come rigirarsi tale sonora pedata al culo ricevuta dal popolo e dall’esercito della Siria, cerca ogni modo di deformare i fatti e giustificare le proprie avventatezze ideologiche scalando pareti vetrate di grattacieli, pur di non dire che i supermen che albergano al Pentagono, come insegna la propaganda di Raiset-La47, hanno racimolato l’ennesima bastonata, travisata sempre da vittoria dalla suddetta propaganda, con tanto di coretto di corvi catastrofisti filo-imperialisti che, camuffati da eterni finti filo-russi e filo-siriani, sempre denigrano la Russia per l’“immobilismo” mostrato in Siria.
Un esempio? Sono i geniacci che ci dicono che l’attacco era ‘concordato’ tra Trump e Putin; ebbene tale scherzo comprendeva 105 missili da crociera, al modico prezzo di 1,5 milioni di dollari al pezzo. Si facciano i calcoli, e si dica che tale spesa era solo intesa a tirar su uno ‘scherzo’ che copre di ridicolo il Pentagono, la NATO, i governi di tre potenze occidentali, il complesso militar-industriale degli USA, l’intero apparato mediatico del ‘libero’ occidente, ecc.; e non si badi a cosa certi “communists”, col vitalizio e sempre in prima linea nei talk shaw berlusconiani, arrivano a dire (“i russi hanno disattivato le difese antimissile in Siria”) pur di denigrare l’operato dell’alleanza russo-siriana e celebrare i “successoni” immaginari degli USA. Non possono che dire questo, pena l’esclusione dai salotti televisivi da dove condurre una novella immaginosa ‘rivoluzione d’ottobre’…
L’unico scherzo in tutto questo, non è l’attacco missilistico alla Siria, ma l’indecoroso spettacolo messo su da tale torma di geocazzari d’ogni risma e tendenza, affratellati dal comune odio per la Russia e dal tentativo di salvare il grugno lesionato di Trump; nonostante perfino il segretario alla Difesa Mattis e il Capo di Stato Maggiore statunitense Dunford, relazionando sull’attacco missilistico, abbiano chiarito che qualsiasi responsabilità su tutto questo, anche futura, ricadeva solo su Trump, con implicita presa di distanza.

Fonti:
Analisi Militares
Bolshaja Igra
The Duran
Wail al-Russi

Alessandro Lattanzio, 15/04/2018

Sorgente: Fallito attacco missilistico: perché gli USA mentono sui loro “successi”

ISRAELE: “MISSIONE INCOMPIUTA. RIFARE”

L’ostinazione con cui il giornale israeliano di Torino La  Stampa insiste a  pubblicare   storie di  fanciulli – tutti  fotogenici –  “sfuggiti alle bombe chimiche di Assad”, e tutta la narrativa di propaganda ormai screditatissima   e dimostrata falsa, può  rivelare due cose: o imperturbabile chutzpah, o estremo disappunto.   Perché il tentativo di Netanyahu di trascinare USA ed Europa nella guerra decisiva in Siria appare fallimentare. Il gratuito e limitato attacco dei tre aggressori, USA, Francia, Gran Bretagna, sembra essersi risolto in un danno: politico, militare, d’immagine e psicologico.

Narrativa” made in Israel.

La stessa ridda di informazioni contraddittorie  sui fatti  che  esce dalle tre capitali dimostra la confusione che regna i  quel campo.  Il generale Mattis, capo del Pentagono, che annuncia “il nostro è un colpo isolato”;  Nikki Haley, l’ambasciatrice all’Onu, che  decreta nuove e durissime sanzioni contro la Russia, evidentemente   a nome della lobby, scontenta dei  troppo simbolici lanci di missili; Macron che dichiara che ha  convinto Trump a lasciare  soldati americani in  Siria (ossia ciò che vuole  Netanyahu), e viene subito smentito dalla Casa Bianca. Si aggiunga che  prima esce l’indiscrezione che Trump voleva bombardare siti iraniani e russi ma Mattis s’è fermamente opposto, seguita poi dal dettaglio  contraddittorio  che  Trump,  posto di fronte a tre opzioni di attacco in Siria, ha scelto la meno dispendiosa, limitare l’attacco ai tre siti che la fantasia  occidentale ha definito “fabbriche e depositi clandestini”  di armi chimiche  di Assad – e di cui il  principale, la palazzina di Berzah, era un laboratorio farmaceutico  visitato regolarmente  dagli osservatori  dell’OPWC (Organisation for the Prohibition of chemical weapons) .

La “fabbrica clandestina” era regolarmente ispezionata dalll’OPCW

“Trump sta abbandonando Israele?”

Netanyahu. Lo stato d’animo del governo sionista dopo l’attacco, è rivelato dal titolo del Jerusalem Post: “Trump sta abbandonando Israele?”.  Ci limitiamo a due frasi. “Senza una presenza americana in Siria per aiutarci a contenere il regime di Assad, Israele può sentirsi obbligata ad aumentare il livello e la letalità delle sue azioni unilaterali  per proteggere i suoi confini”. “E’ un grave smacco strategico per la leadership americana e la sicurezza israeliana. I governanti dello stato ebraico  non possono  fare a meno di chiedersi se Washington gli parerà il didietro se decide un colpo preventivo contro la minaccia dell’Iran basata in Siria”.  La sola speranza è John Bolton, “che ha molti amici in Israele”, da cui l’ordine  alla  lobby di far pressioni sul baffuto consigliere.

http://www.jpost.com/Opinion/Washington-Watch-Is-Trump-abandoning-Israel-549817

Macron è diventato il Piccolo

Emmanuel Macron, partecipando all’attacco, ha danneggiato la sua posizione internazionale che credeva di migliorare.  Il suo governo ha emanato un documento (Evaluation Nationale) che pretende di  portare le “prove” delle violazioni siriane (attacco chimico) onde giustificare “giuridicamente”  l’attacco bellico  al regime di Damasco.  Senza il mandato ONU.   Ossia, come ha riconosciuto persino una tv francese, TV5 Monde, “violare il diritto internazionale per farlo rispettare”.  Ovviamente, le opposizioni, da Marine Le Pen a Melenchon passando per Les Republicains, gli sono saltate alla gola: è la prima volta dal 1945 che la Francia esce dalla legalità internazionale.  Ora, già questo fatto indica che  il giovanotto ha subito una pressione “talmudica”:  non riconoscere i trattati internazionali, lo jus publicum aeroropaeum che riconosce anche nello stato  nemico un justus hostis, è proprio del diritto  talmudico. La superpotenza americana lo fa dall’11 settembre, dichiarandosi (con la dottrina Bush) pronta ad aggredire ogni Stato che a suo giudizio disturbi il proprio interesse nazionale, ossia senza riconoscere allo stato aggredito la legittimità di esistere.  Che possa farlo Parigi, è dubbio.  Macron rischia di finire come Sarkozy, che è sotto processo  in relazione alla sua aggressione  alla Libia per far uccidere Gheddafi, il pagatore della sua campagna elettorale. In ogni caso,  Macron si è isolato dalla UE  e la “relazione speciale” che sperava di approfondire con la Germania per guidare a due l’Unione, si allontana.   Anche la posizione di Parigi come onesto mediatore in questione internazionali, dal Medio Oriente  all’Iran,  è intaccata, e così nell’Africa Francofona. 

Ha perso l’appoggio della UE. I 28 ministri degli esteri, riunitisi due giorni dopo l’attacco,  hanno invocato il dialogo con la Russia in Siria. Altrimenti, la UE si spaccava, ha detto un anonimo presente alla riunione: “Bisogna evitare che ogni paese faccia la sua politica autonoma di fronte a Mosca.  E’ importante perché  la UE esista”.  Mettete in conto a Salvini anche questo successo.

«Deux jours après les frappes, les pays européens appellent au dialogue avec la Russie en Syrie ». 

Anche l’opinione pubblica francese –  mentre i media inneggiavano a Macron “chef de guerre” –  è rimasta fra l’irritazione, l’ironica incredulità (“Abbiamo convinto Trump a restare in Siria-  chi, lui?”)  e la derisione:  specie quando dopo tutte le accuse “la  Russia è colpevole”, si è saputo che la Francia ha preavvisato la Russia dei luoghi e delle ore in cui avrebbe voluto colpire.  Macron torna ai problemi interni (scioperi, opposizione di massa alle sue “riforme”  liberiste)  molto rimpicciolito. Le Monde, a nome dei  Rotschild, titola: “Missione Incompiuta”.

Militarmente, l’attacco è stato un clamoroso insuccesso. Su questo sono d’accordo gli esperti militari francesi come quelli americani. Sull’autorevole sito Sic Semper Tyrannis,  un “Publius Tacitus” (pseudonimo sotto cui si nasconde un generale o un ammiraglio in servizio, obbligato all’anonimato) giudica che “il generale Mattis e il generale Dunford [il capo degli stati maggiori riuniti] si sono disonorati a prestarsi a questa mascherata”.

Il generale Dominique Delawarde è sarcastico. Riporta la versione russa  – 103 missili su sei obiettivi  (di cui quattro aeroporti militari siriani) dei quali 71 sono stati intercettati dalla contraerea siriana, senza che quella russa sia intervenuta.

E la versione americana: 105 missili su 3 “installazioni clandestine di armi chimiche”. Tutti andati a segno.

Il generale Delawarde commenta con ricordi personali: “Gli americani hanno fornito foto satellitari   «Battle Damage Assessment»  (stima dei danni inflitti dopo un bombardamento).  Anche nel dicembre 98, al tempo dell’Operazione DeseertFox, gli americani avevano colpito e fornito questo tipo di foto satellitari.  Il nostro satellite francese, molto preciso, dava dei  risultati molto diversi dai loro. Erano rimasti sorpresi di come li avevamo colti in flagrante menzogna” .  E “mi ricordo personalmente delle menzogne quotidiane del portavoce della NATO sulle false perdite dei serbi in Kossovo da marzo a maggio 1990. La NATO dichiarava più di 800 materiali importanti distrutti al 78 mo giorno di bombardamento. Il conteggio reale effettuato dopo il cessate il fuoco,  risultò di una trentina. Tutti i MiG distrutti a Pristina il primo giorno di guerra, una ventina, al momento del cessate il fuoco sono usciti dai sotterranei ed hanno decollato tranquillamente  per Belgrado. Questa coalizione ha troppo mentito negli anni passati per essere  credibile oggi”.

https://reseauinternational.net/frappes-sur-la-syrie-resultats-consequences/

Dunque il generale francese tende a credere  alle stime russe. Anche se, onde fosse vero che il 70% dei missili sono stati intercettati, “i risultati sarebbero semplicemente catastrofici per i tre aggressori. Significa che se fosse intervenuti i S-400 russi, nessun missile di Usa, Regno Unito e Francia avrebbe raggiunto nemmeno il territorio siriano”.

Con un caveat e un’eccezione: tutti i 19 missili  JASSM-ER a bassa tracciabilità, lanciati dai bombardieri B-1B e usati per la prima volta in un conflitto, non sono stati nè intercettati né visti dai radar russi.  Ed hanno raggiunto il bersaglio. I russi dovranno lavorarci.

Erdogan s’è rimesso nei guai. Tradendo di nuovo.

Prima dell’attacco, il suo ministro degli Esteri ha applaudito ai lanci di missili e lui, applaudendo gli attacchi occidentali, ha di nuovo  dichiarato che Assad deve essere cacciato.

https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-turkey/turkeys-erdogan-welcomes-western-attack-on-syria-says-operation-a-message-to-assad-idUSKBN1HL0W9

Erdogan insomma ha scelto di tornare “con la NATO” senza essere informato della natura limitata dell’attacco; insomma  la NATO  continua a non parlargli.  In quste ore, tace. Come chi s’è messo unpiede in bocca. Infatti adesso ha perso anche la fiducia di Mosca e Teheran, che lo avevano accettato  nella nuova  coalizione per la sistemazione della Siria e l’integrità territoriale siriana; i due alleati gli hanno lasciato occupare Afrin, chiudendo un occhio sulla sua avidità. Adesso la posizione del turco presso Mosca e Teheran è scaduta – può dare addio agli S-300 – mentre l’Alleanza non lo ha recuperato e non gli perdonerà il suo flirt con la Russia.

Il saudita Mohamed Bin Salman ha commesso lo stesso errore: si aspettava che i missili contro Assad  fossero il preludio   automatico a una guerra contro l’Iran (deve averglielo assicurato  Netanyau).  Ora, il suo appoggio all’attacco alla Siria gli sarà ripagato in Yemen  dall’Iran;   le buone relazioni con Mosca, che ha tanto cercato, sono di nuovo al gelo. Adesso il regno wahabita è il solo alleato di Sion nell’area: posizione imbarazzante. Del resto, anche Netanyahu s’è giocato la  buona relazione  personale con Putin: “S’è dimostrato come il vero istigatore della guerra contro la Russia. Mosca ha preso nota”, scrive il sito Geopolitka. Ru

L’Egitto non si è unito al coro anti-Assad, né ha commesso l’errore di farsi nemica Mosca. Ciò mette Il Cairo in una posizione futura di guida del mondo sunnita, specie dopo che Erdogan, con le sue oscillazioni, è scaduto.

Nell’insieme, il risultato dell’attacco agli occhi delle capitali del  Medio Oriente (ma non solo Teheran,  e gli emirati di Golfo  filo-americani, ed anche di Cina, India, Pakistan) è interpretato come una dimostrazione di debolezza, inconcludenza, inaffidabilità e confusione mentale del dominio delle potenze globaliste occidentali.

Naturalmente, Israele ritenterà.  Intraprenderà le sue aggressioni unilaterali  e sempre più letali in Siria.   Ma oggi è più scoperta e i suoi alleati, da Macron alla May a Bin Salman, hanno perso e dimostrato la loro inefficacia anche militare.

Sorgente: ISRAELE: “MISSIONE INCOMPIUTA. RIFARE” – Blondet & Friends

Dichiarazione di Putin sugli attacchi statunitensi, francesi e inglesi

Il Ministero della Difesa russo trovava i partecipanti al video del presunto attacco chimico a Duma e ne raccoglieva la testimonianza, dichiarava Igor Konachenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo, secondo cui vi sono due medici che lavorano nell’ospedale locale, nel pronto soccorso. Igor Konashenkov inoltre riferiva che il video del presunto attacco chimico a Duma fu girato in un ospedale locale. Secondo il portavoce del Ministero della Difesa russo, le “vittime” del presunto attacco a Duma non avevano tracce di sostanze chimiche tossiche ed dissero come fu girato il video. “Siamo riusciti a trovare i partecipanti alle riprese di tale video e ad interrogarli. Oggi vi presentiamo l’intervista a costoro. La gente di Duma ha raccontato in dettaglio come si svolse la messinscena e in quali episodi prese parte“. Halil Ajij, studente che lavora nell’ospedale centrale di Duma, ha detto che quando un edificio fu bombardato l’8 aprile e un incendio vi scoppiò, andò al pronto soccorso. Fu allora che un uomo che non conosceva si presentò e disse che era un “attacco con sostanze tossiche”: “Avevamo paura, i parenti dei feriti cominciarono a versarsi acqua l’uno sull’altro. Chi non aveva formazione medica iniziò a spruzzare nella bocca dei bambini le cure per l’asma. Non abbiamo visto pazienti con sintomi da intossicazione chimica“. “Fummo filmati e c’era un uomo che era venuto urlando che si trattava di un attacco chimico. Costui, estraneo, disse che la gente era vittima di armi chimiche. La gente spaventata iniziò a versarsi acqua l’una sull’altra, ad inalare“, aveva detto un altro partecipante alla messinscena.
Negli ultimi giorni, la situazione in Siria diveniva seriamente tesa. I Paesi occidentali sostengono che un attacco chimico è avvenuto il 7 aprile a Duma, vicino la capitale siriana. La Russia smentiva le notizie su una bomba al cloro presumibilmente sganciata dalle forze governative siriane. I militari russi definivano false le foto di vittime del presunto attacco chimico a Duma pubblicate dai “White Helmets” sui social network. Mosca ritiene che lo scopo di tale disinformazione fosse proteggere i terroristi e giustificare qualsiasi azione esterna. Damasco definiva le accuse all’Esercito arabo siriano non convincenti. La Siria ripetutamente sottolineava che il proprio arsenale chimico fu rimosso nel 2014 dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW).Traduzione di Alessandro Lattanzio

thanks to: Aurora

Siria, e se Trump colpisce un deposito di armi chimiche che succede?

Le armi chimiche sono armi di distruzione di massa. Se un solo deposito chimico fosse colpito l’effetto sarebbe devastante. Dato che ciò non sembra essere avvenuto questa notte, è lecito pensare che gli obiettivi colpiti siano solo ad uso di propaganda.

E’ molto chiaro che questo attacco sia illegittimo. E’ infatti un atto compiuto in violazione dell’articolo 2 della Carta dell’ONU che recita: “I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”.

Ma si potrebbe pensare che il fine giusto può giustificare mezzi illegali.

Vediamo allora qual è lo scopo dichiarato dell’attacco: eliminare le armi chimiche. Ma se davvero vi fossero depositi di armi chimiche nascoste dal governo siriano (infatti l’arsenale di Assad è stato già eliminato ufficialmente da un precedente accordo internazionale) cosa accadrebbe? Si sprigionerebbe una enorme nube chimica letale che causerebbe migliaia di morti, per lo più civili.

Se Usa, GB e Francia fossero sicure della localizzazione di queste armi avrebbero già chiesto ispezioni e fornito prove.

Quanto all’effettivo uso di armi chimiche è interessante leggere quanto scritto su un sito specializzato, Analisi Difesa, da Gianandrea Gaiani: “Notizie e immagini di attacchi chimici vengono subito diffuse dalle tv arabe appartenenti alle monarchie del Golfo, cioè agli sponsor dei ribelli, per poi rimbalzare quasi sempre in modo acritico in Occidente. Basti pensare che in sette anni di guerra la fonte da cui tutti i media occidentali attingono è quell’Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra, vanta una vasta rete di contatti in tutto il paese di cui nessuno ha mai verificato l’attendibilità, è schierato con i ribelli cosiddetti “moderati” ed è sospettato di godere del supporto dei servizi segreti anglo-americani”.

Ma scendiamo nell’aspetto militare: la armi chimiche non vengono usate in un conflitto per uccidere qualche decina di persone. Per fare una strage di cento persone basta un bombardamento spietato con aerei, e Assad li ha e ha anche l’appoggio di quelli russi. Per cui è assolutamente idiota usare armi chimiche che invece sono usate per produrre effetti devastanti su decine di migliaia di persone (e infatti sono classeificate fra le “armi di distruzione di massa”).

Questo fatto lo ha sottolineato Gaiani su Analisi Difesa con chiarezza:

“Il presidente siriano è certo uomo senza scrupoli ma non ha alcun interesse a usare armi chimiche che sono, giova ricordarlo, armi di distruzione di massa idonee a eliminare migliaia di persone in pochi minuti non a ucciderne qualche decina: per stragi così “limitate” bastano proiettili d’artiglieria e bombe d’aereo convenzionali”.

Gaiani (che non è un pacifista ma un esperto di cose militari) suggerisce prudenza nell’avvalorare tesi prove di sufficienti prove o basate sul sospetto: “La cautela – scrive infatti – dovrebbe quindi essere d’obbligo, specie dopo la figuraccia rimediata dal ministro degli Esteri britannico Boris Johnson che sulla responsabilità russa nel “caso Skripal” è stato smentito dal direttore dei laboratori militari di Sua Maestà”.

Ma in questo momento la ricerca della verità non interessa. Interessa lanciare una prova di forza militare. Chi si vuole arruolare in questa manovra lo faccia, ben sapendo però che se un solo deposito chimico fosse colpito l’effetto sarebbe devastante. Dato che ciò non sembra essere avvenuto questa notte, è lecito pensare che gli obiettivi colpiti siano solo ad uso di propaganda.

14 aprile 2018 – Alessandro Marescotti

thanks to: Peacelink

Come si dice gas in russo?

DI ISRAEL SHAMIR

Il Presidente Trump è tanto incazzato per come sta andando lo Stormy affair che quasi preferirebbe una buona vecchia guerra, piuttosto che subire un’altra umiliazione. Cosa che andrebbe bene sia ai suoi nemici che ai suoi amici (anche se non ai suoi elettori). Si trova di fronte ad una scelta difficile che ha bisogno di tutto il suo coraggio, ma che deve scegliere? Mettere a rischio il benessere del suo paese e sfidare i missili russi, o rischiare di dare  un dispiacere alle élite e cacciare Mueller?  Sarebbe tentato di fare la cosa facile. Così è stato spinto verso acque profonde da una potente coalizione di inglesi ed ebrei, le stesse persone che ci hanno regalato le ultime due guerre mondiali.

Il suo tentativo di buonsenso, quando voleva liberarsi della patata bollente siriana (“Desidero fortemente il ritiro delle nostre forze dalla Siria“, aveva tweettato) è stato respinto dall’indomito Netanyahu. Non ci pensare nemmeno, ha tuonato l’omone di Tel Aviv durante la sua tesa conversazione telefonica con Donny . Non puoi andartene dalla Siria, c’è ancora da combattere iraniani e russi. E non ti scordare dei bambini siriani, ha aggiunto l’omone ancora bagnato del sangue dei 2.500 palestinesi feriti o ammazzati, la scorsa settimana, come da suoi ordini . Il Pentagono e le agenzie di intelligence americane prendono i loro ordini direttamente da Tel Aviv, o sono li ricevono dall’AIPAC, così si stanno già preparando tutti per un lungo soggiorno in Siria, malgrado quello che aveva detto Donny.

Gli ebrei sono andati in pallone nel sentire che  Trump voleva lasciare la Siria. Gli scrivani del WaPo e del NY Times hanno detto che quelle erano parole suggerite dai russi. “L’editorialista del Washington Post e la commentatrice della CNN Catherine Rampell hanno detto che “Putin deve essere andato in estasi” nel sentire che Trump vuole iniziare a pianificare un ritiro dalla regione. Si dimenticano che sarebbe strano che tutte le decisioni di politica estera prese da un presidente si non si possono basare su ciò che infastidisce o non infastidisce la Russia.   – Perché la Rampell non  pensa piuttosto a quanto piacerebbe a tanti soldati americani tornare finalmente dalle loro famiglie, o come si possono spendere a livello nazionale, tutte le risorse finora spese all’estero? ” – ha osservato – un giornalista dei media. Questo è stato il motivo dell’entrata a gamba tesa di Mueller negli affari di Cohen. Bisogna dare una spinta al vecchio pazzo, se non lo capisce da solo, hanno deciso.

L’America con il suo background puritano è l’unico paese in cui i costumi sessuali sono così severi da portare alla guerra. Clinton fece guerra alla Jugoslavia per un pompino, mentre Trump forse distruggerà il mondo per la scappatella di una notte.

Non sarebbe strano che un attacco alla Siria provocherebbe una risposta russa. Per lo meno, ci sarebbe una deflagrazione locale, un teatrino, una prova di forza e di caparbietà. Chi sa come andrà a finire? La stessa manfrina nel 2013 fu rinviata, quando l’armata USA salpò verso le coste della Siria per vendicare un altro presunto attacco chimico. Scrissi  su quel fatidico incontro, forse troppo ottimisticamente, un pezzo intitolato The Cape of Good Hope.

“Fu una toccata e fuga, rischiosa quanto la crisi dei missili cubani del 1962. Le possibilità di una guerra mondiale erano tanto alte, quanto le dure intenzioni dell’America e dell’ Eurasia che avevano attraversato il Mediterraneo orientale. L’evento più drammatico del settembre 2013 fu la situazione di attesa di mezzogiorno vicino alle spiagge di Levante, con cinque cacciatorpediniere USA con i loro Tomahawk puntati verso Damasco e di fronte la flottiglia russa di undici navi guidate dalla Cruiser-porta-Missili-killer, Moskva e le navi da guerra cinesi. Sembra che un paio di missili furono lanciati verso la costa siriana, ed entrambi non riuscirono a raggiungere la loro destinazione. (Ritorneremo su questi due missili in seguito).

Dopo questo strano incidente, non cominciò nessuno scontro, dal momento che il Presidente Obama si tirò indietro e rinfoderò le pistole. Questo fatto fu preceduto da un voto inaspettato del Parlamento britannico: questa venerabile istituzione declinò l’onore di unirsi all’attacco proposto dagli Stati Uniti. E’ stata la prima volta in duecento anni che il parlamento britannico ha votato una proposta sensata prima di cominciare una guerra; di solito gli inglesi non possono resistere alla tentazione. Questa disavventura fu pagata con l’egemonia americana, la supremazia e l’eccezionalità.  “Il Destino Manifesto era finito. ”

Come vediamo ora, il mezzogiorno-di-fuoco è stato posticipato di cinque anni, e ora sta per arrivare. Il Primo ministro inglese Theresa May ha deciso di non aver bisogno dell’approvazione del parlamento, il presidente Trump ha deciso che non ha bisogno di un’approvazione del Congresso. Quindi questi freni non ci sono più.

E ora torniamo a quei due missili del 2013.  Li spararono gli israeliani, sia che stessero tentando di dar fuoco alla miccia, sia che stessero semplicemente guardando le nuvole, come dicono loro. I missili non arrivarono mai a destinazione, abbattuti dal sistema di difesa terra-aria russo a bordo delle navi, o forse resi inoffensivi dai disturbatori-GPS russi.

Avanti veloce fino al 2018: La notte del 10 aprile, prima dell’alba, il campo aereo siriano T-4 è stato attaccato da otto missili aria-terra; cinque sono stati abbattuti dalla difesa siriana, tre (o due) hanno raggiunto il loro obiettivo e hanno ucciso alcune persone che vi lavoravano. Per un po’ si è pensato ad un attacco americano, ma poco dopo  “la Russia ha bloccato Israele”, come riporta Haaretz. Israele ha cercato di dissimulare, in un primo momento affermando di aver informato Putin e di aver avuto il suo okay. Quando il portavoce di Putin l’ha negato, Israele ha detto di aver agito su richiesta USA. Facile che abbiamo solo provato a far salire di più la tensione.

Ora, con la US Navy sul posto, con l’appoggio di Inghilterra e Francia, sembra che il conto alla rovescia per un confronto sia cominciato. I russi si stanno preparando seriamente per la battaglia, sia essa locale o globale, e si aspettano che cominci da un momento all’altro.

La strada per questo Mezzogiorno-di-Fuoco è passata dall’ Affair Scripale, dall’espulsione dei diplomatici e dalla battaglia in Siria per Ghouta-est, mentre si teneva un importante spettacolo di prestigiatori israeliani.

L’espulsione dei diplomatici ha sbalordito i russi. Per giorni sono andati in giro grattandosi la testa e cercando una risposta: cosa vogliono da noi? Dove vogliono arrivare? Troppi cose senza senso e non collegate tra loro. Perché l’amministrazione USA ha espulso 60 diplomatici russi? Vogliono rompere le relazioni diplomatiche, o è un primo passo verso un tentativo di far uscire la Russia dal Consiglio di Sicurezza, per cancellare il suo diritto di veto? Significa che gli USA stanno rinunciando alla diplomazia? (in quei momenti, la risposta “è la guerra” non era ancora passata per la loro mente).

I russi confusi hanno risposto bene. Hanno espulso anche loro 60 diplomatici, e ci hanno messo un carico sopra: tutti i diplomatici USA del dipartimento politico dell’ambasciata di Mosca erano nella lista dei non-grati. Il dipartimento politico era formato da tre sezioni, che si occupano di politica estera, politica interna russa e analisi militare; il centro più importante di raccolta di dati, di collegamento con i politici russi, di conseguenze militari, di Siria e Ucraina, di Corea del Nord e Cina: tutti gli ufficiali dell’intelligence, gente di prim’ordine e con le mani in pasta – sono tutti rientrati, compreso il loro ufficiale politico Christopher Robinson (POL ). I russi hanno espulso Maria Olson, nota portavoce dell’ambasciata, e l’interprete dell’Ambasciatore. Hanno chiuso il consolato di San Pietroburgo, un importante centro di collegamento, di influenza ed interazione con l’opposizione in questa “seconda capitale” della Russia. Gli Stati Uniti hanno perso molte persone che tenevano in mano Mosca, che conoscevano la Russia e che avevano sviluppato relazioni personali con gente importante. Ci vorrà un sacco di tempo e di sforzi per il Dipartimento di Stato e per le agenzie di intelligence per riprendersi le posizioni perse. Anche gli inglesi che hanno avviato le deportazioni hanno perso una cinquantina di persone dell’ambasciata di Mosca.

Sorprendentemente, la deportazione di massa di così tanti diplomatici russi ha fatto poca presa sul popolo russo, perché questa botta è stata neutralizzata da un altro evento doloroso, dal fuoco al Kemerovo Mall che ha ucciso 64 persone tra cui oltre 40 bambini. L’incendio, anche se non fosse stato un incendio doloso (non è stato ancora dimostrato) ha scatenato un folle assalto di notizie false e di troll su Internet contro il popolo della Russia. Un milione di ucraini sottosviluppati sono stati schierati dalla parte della guerra psicologica dell’occidente combattuta sul web, per dire ai russi che erano centinaia i bambini che erano rimasti bruciati e che le loro autorità mentivano. Questa operazione ha fatto comprendere quanto sia alto il livello di influenza e di integrazione delle agenzie di spionaggio occidentali in Russia.

Kemerovo è stata una buona scelta per questa operazione: si trova nell’unica regione di etnia-russa governata da un vecchio eroe locale sopravvissuto al passato, l’unica regione dove si è registrato un indecente (e irrealistico) sostegno a Putin nelle recenti elezioni, una zona deprimente con miniere e minatori ed un grande potenziale di problemi.

Putin ha gestito l’incidente piuttosto bene, venendo di persona e affrontando la situazione, prendendola di petto. Ha imparato le lezione nel 2000, quando, all’alba del suo primo mandato presidenziale, il sottomarino Kursk affondò con tutto il suo equipaggio. Putin restò lontano dalle famiglie dei marinai e fu insensibile, come disse la gente. “E’ affondato”, fu la risposta di Putin alla domanda “Cosa è successo al Kursk?” (Si dice che la USS Memphis abbia sparato un siluro al sottomarino, causando il disastro, ma il neo-presidente fu riluttante e non volle appesantire i rapporti con l’amministrazione Clinton) . Ora, nel 2018, è diventato molto bravo, pieno di empatia e di considerazione nel trasmettere forza e decisione.

Qualunque agenzia americana abbia realizzato la psyop  su Kemerovo, l’operazione ha avuto molto successo, ma questo successo ha minato un’altra operazione, quella dell’espulsione dei diplomatici russi. I russi si erano distratti pensando ai bambini bruciati.

La presunta ragione per le espulsioni, l’avvelenamento di Sergey Skripal e di sua figlia, non aveva molto senso. Anche se la vecchia spia avesse ancora dei sospesi con i suoi ex datori di lavoro, una reazione del genere sarebbe stata eccessiva in ogni caso. Non si tratto di un Napoleone (avvelenato dagli inglesi 200 anni fa), non è un principe di sangue nobile, non è un grande inventore e nemmeno una spia di successo. E’ una ex-spia in pensione, una spia sbiadita. Comunque lui non è morto, è solo malato, per un po’. Forse ha mangiato qualcosa che gli ha fatto male al pub. Questa è l’opinione di sua nipote, Victoria, che è l’unica persona viva che è stata in contatto con gli Skripal dopo il presunto ricovero in ospedale.

Questo affare è più oscuro della trama di un vecchio film di avventura. I giornalisti russi sono andati in giro per Salisbury e hanno notato molte incongruenze. Non è sicuro se gli Skripal siano stati avvelenati e dove si trovino. I loro animali domestici sono sopravvissuti al veleno mortale e poi sono stati distrutti.

Questo pezzo di umorismo nero  ha girato molto sulla rete russa :  Skripal è stato avvelenato da un veleno molto potente, 2 grammi ucciderebbero mezzo paese all’istante!     I russi:

– L’ hanno avvelenato al ristorante

– No, sulla panchina

– No, in macchina

– No, la maniglia della porta era avvelenata

– No, la valigia era avvelenata

– No, in casa tutto era avvelenato.

– Oh, era il grano che era avvelenato,

– Ma non sono morti all’istante, ma sono andati in giro da qualche parte per quattro ore,

– Ma il poliziotto che li ha scoperti è quasi morto sul colpo,

– Ma il veleno è stato identificato immediatamente,

– Ma hanno trovato subito un antidoto e Skripals e il poliziotto si sono salvati;

– Il poliziotto è stato dimesso il giorno dopo!

– Ma sono in coma e non si riprenderanno mai!

– Ma no, la figlia si è ripresa subito!

– Oh, e anche papà si è rianimato … un miracolo!

– e tutti e due si stanno riprendendo rapidamente, il veleno più potente non serve a niente.

– Il ristorante è stato circondato dalla polizia in tuta spaziale

– Il parco è stato circondato dalla polizia in tuta spaziale

– La casa è stata circondata dalla polizia in tuta spaziale

– Sono in tuta spaziale, perché il veleno è pericolosamente mortale, ma altri poliziotti, accanto a loro, sono senza nessuna tuta spaziale …

– La panchina è stata tagliata e rimossa: è un veleno così terribile che la panchina sarebbe rimasta tossica per due settimane;

– Ma il gatto è sopravvissuto nella casa avvelenata … mentre il poliziotto che aveva toccato Skripal è quasi era morto, e il gatto è sopravvissuto … e le cavie sono sopravvissute, ma se ne sono dimenticati tutti, e sono morte di fame in casa;

– e i loro resti sono stati immediatamente bruciati, perché avvelenati da un veleno fortissimo;

– Per due settimane le cavie sono state avvelenate da un veleno fortissimo e sono sopravvissute, e allora dovevano essere urgentemente cremate;

– Solo i porcellini d’India sono morti, il gatto è sopravvissuto a tutto questo veleno. Era stressato ed affamato, per questo lo hanno ucciso e cremato per star tranquilli che nessuno scoprirà il segreto ecc. ecc.

Il vero eroe della saga di Skripal è l’ex ambasciatore britannico  Craig Murray , che ha seguito gli sviluppi ed ha svelato molte incongruenze e menzogne. Si possono leggere i suoi articoli e i suoi tweet per i dettagli.

Julia Skripal ha fatto un passo ardito: ha chiamato sua cugina Viktoria a Mosca. La loro conversazione è un documento straordinario. Julia dice che lei e suo padre sono in buona salute; dubita che a Viktoria sia permesso andare a vederla. In effetti, il governo inglese ha rifiutato di concederle il visto. La sensazione è che Julia sia stata imprigionata.

Ho parlato con un ufficiale del controspionaggio russo in pensione che conosce l’argomento e mi ha detto che la Russia non ha mai avuto una sostanza tossica Novichok: questo è un nome, dato dal controspionaggio, all’A-232 per tracciare le fughe di quella sostanza. Ha funzionato: un uomo di nome Vil Mirzayanov,  amministratore dei laboratori chimici, ha fatto trapelare la storia del Novichok, e poi è stato preso e arrestato. L’A-232 fu prodotto in piccole quantità negli anni ’90, e qualche dose può essere stata rubata e venduta in quegli orribili anni, quando un colonnello dell’intelligence russa era costretto a fare il tassista di notte per integrare il suo misero salario mensile di $ 46. In quegli anni, effettivamente il veleno si poteva trovare e in qualche caso poteva essere usato da criminali. In teoria non è impossibile che parte di questo veleno possa essere stato conservato e riprodotto da qualche criminale; in alternativa si può dire che era a portata di mano per gli americani che smantellarono i laboratori nel 1992. Comunque non abbiamo prove non faziose che gli Skripals siano stati avvelenati da qualcosa. Se sopravvivono, se i servizi segreti inglesi e americani non li uccidono, forse ne sapremo di più. Possiamo sicuramente escludere la possibilità che agenti di stato russi se ne vadano in Gran Bretagna per avvelenare una vecchia spia che è già stata perdonata, anni fa,  dal presidente russo.

Anche se lavorasse nella produzione del file di Trump (“Golden Rain”) di Christopher Steele, i russi non avrebbero nessun motivo convincente per ucciderlo, e in aggiunta in un modo così strano. “Se dovessimo ucciderlo, lui resterebbe ucciso”, ha concluso il mio interlocutore.     

I dettagli del caso Skripal sono molto divertenti, ma non è necessario conoscerli bene. Il caso è stato usato per mettere nel cervello della gente una connessione tra avvelenamento chimico e Russia e questo non è giusto, perché i russi hanno distrutto tutti i loro veleni chimici sotto gli occhi degli ispettori dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW), ma la vita spesso è ingiusta.

La connessione tra avvelenamento chimico e Russia era stata preparata per il prossimo evento: Ghouta-Est era una posizione importante e ben radicata dei ribelli siriani. Essendo facilmente raggiungibile dal centro di Damasco, ha fornito ai ribelli la possibilità di prendere il potere nella capitale siriana. Mentre l’esercito siriano con l’appoggio iraniano e russo avanzava verso Ghouta-Ovest, hanno scoperto i piani dei ribelli per mettere in scena un attacco con  false armi chimiche, come avevano già fatto altre volte in passato. Il presidente Putin ha parlato di questa possibilità nella sua conferenza stampa congiunta (con il presidente Erdogan e il presidente Rouhani) ad Ankara la scorsa settimana, pochi giorni prima del presunto attacco.

L’attacco non c’è mai stato, ma è stato debitamente segnalato dai media filo-occidentali. Così il cerchio si è chiuso. Lo Skripal Affair ha stabilito il collegamento tra Russia e armi chimiche e Ghouta-ovest ha permesso di usare questa connessione per attaccare la Russia.

Non dobbiamo ignorare l’importanza di questi eventi mediatici. Le principali potenze occidentali e i loro media si sono rifiutati di prendere in considerazione qualsiasi altra spiegazione, hanno rifiutato di aprire un’ inchiesta, hanno mirato alla giugulare. La Russia è stata demonizzata nel 2018, come la Germania fu demonizzata nel 1940. È stato un lavoro lungo e attento. Date un’occhiata a questo sito theday.co.uk – è un sito per i bambini delle scuole e per i loro insegnanti. Sarete sorpresi nello scoprire un fervente odio, contro la Russia e contro Putin, che viene pompato nei cuori e nelle teste delle giovani generazioni. Una pianificazione così a lungo termine non può dipendere solo da un evento come l’avvelenamento di una ex-spia e nemmeno dalla caduta di una fortezza sotterranea in Siria.

Chi pianifica una guerra contro la Russia ha usato la paura dell’antisemitismo per scopi propri. Ho chiamato questo metodo Anti-semitism Weaponised . Jeremy Corbyn, il leader laburista, è stato fermato con l’accusa di antisemitismo. Era l’unico leader in grado di fermare la discesa della Gran Bretagna in guerra contro la Russia. Altri parlamentari laburisti e attivisti sono stati attaccati per presunto antisemitismo e – che coincidenza! – praticamente tutti erano contro la demonizzazione della Russia; mentre gli amici di Israele – conservatori o laburisti – erano fanatici-anti-russi.

Questa è una correlazione di cui parleremo in un altro momento, ma è tutt’altro che ovvia. In Russia non c’è antisemitismo; il presidente russo è amico di Israele e del potente movimento ebraico Chabad . La Russia non ha nazionalismo bianco, e c’è poco estremismo-di-destra. Tuttavia, questa correlazione esiste. Potremmo spiegarlo con l’odio per gli ebrei della Chiesa ortodossa, perché questa Chiesa (attiva in Russia, Grecia, Palestina e Siria) non è stata giudeizzata. Oppure potremmo preferire una spiegazione più semplice: gli ebrei sono ben integrati nelle élite occidentali e promuovono e sostengono gli obiettivi di queste élite.

Comunque, le persone che possono resistere alle accuse di antisemitismo sono i nemici più forti del potere costituito; sono contro la guerra contro la Russia e contro l’attacco alla Siria, come ha spiegato il quotidiano Haaretz in un articolo intitolato I Suprematisti Bianchi Difendono Assad, e Diffidano Trump: Non lasciare che Israele ci obblighi alla guerra con la Siria. Poi l’articolo continua: “L’estrema-destra definisce l’attacco chimico di sabato nel sobborgo di Damasco un’operazione False-Flag, e afferma che questo è un tentativo di Israele e dei ‘globalisti’ per mantenere truppe USA in Medio Oriente” e  cita David Duke e altri intoccabili come le uniche persone che obiettano su quello che racconta Israele.

Non essendo un suprematista bianco (probabilmente non ne ho i requisiti), apprezzo ancora questi uomini coraggiosi quando dicono e fanno la cosa giusta. Essere sensibili all’accusa di antisemitismo è una forte vulnerabilità del carattere. Benché persone come Corbyn abbiano il cuore al posto giusto, sono deboli su questo punto, e il nemico usa questa debolezza per neutralizzarle. Ci sono persone a sinistra che non hanno paura di nessuna accusa, ma non ci sono molti che resistono al metum Judaeorum.

Speriamo e preghiamo che sopravvivremo al cataclisma che verrà.

Israel Shamir 
[email protected]
Prima pubblicazione di questo articole su  The Unz Review.

Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk

Link_ http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=168606

11 apr. 2018

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

 

Sorgente: I russi restano sbalorditi – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

Siria, il fact checking dei video dell’ennesimo presunto “attacco chimico di Assad”. Stesse identiche incongruenze delle bufale precedenti

“Attenzione le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra intelligenza”

“ATTENZIONE. LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’” Forse, sarebbe stato più logico per Repubblica (che, come moltissimi altri siti mainstream, ha diffuso i due video) sostituire i termini “ la vostra sensibilità” con “la vostra intelligenza”, considerando che solo i gonzi potrebbero considerare reale questa messinscena (già preannunciata dalle autorità russe) finalizzata a spianare un ancora più sanguinario attacco da parte dell’Occidente per difendere i suoi “ribelli”, finalmente stanati da Douma come dal resto della Siria.

Ci riferiamo alla ennesima bufala dei “bombardamenti con il cloro” che sarebbero stati sferrati (non si sa perché) dall’aviazione siriana e russa contro “inermi civili” a Douma e che, secondo il farlocchissimo Osservatorio siriano per i diritti umani (prima sbugiardato da Repubblica, poi rivalutato d’imperio) avrebbe ucciso “nelle loro case” più di 100 civili.

Ma vediamo da vicino il primo di questi due video che ripropone le identiche incongruenze dei tanti altri video, inerenti attacchi chimici, prodotti dai “ribelli siriani” e presi come Vangelo dai media occidentali. (per una analisi di questi si veda la linkografia in calce all’articolo)

 

Mostra dei bambini, irrorati d’acqua, nessuno dei quali mostra i tipici segni di esposizione al cloro: tosse, bava alla bocca, occhi arrossati, convulsioni…; per di più, nessun bambino risulta svestito degli indumenti che presumibilmente indossava al momento dell’esposizione al” cloro” che, così, ha la possibilità di diffondersi nel locale chiuso. Pretende di rendere la scena credibile una massa di uomini che si agitano e urlano senza fare praticamente nulla (tranne un tizio che, chissà perché, passa uno straccio per terra) mentre delle madri (o dei genitori), che ci si aspetterebbe vedere accanto ai loro figli intossicati, non se ne vede traccia. Un ultimo appunto. Su chi possano essere questi bambini utilizzati (e spesso uccisi di proposito) per realizzare i video dei “ribelli” date una occhiata a questo video che analizza l’ormai famosa strage con il gas ad Idlib

 

E passiamo al secondo video postato da Repubblica.

 

Mostra, nella prima parte, dei tizi che corrono immersi in una nube di polvere (presumibilmente, proveniente da qualche palazzo colpito e crollato) che, secondo il giornalista che commenta, “rende evidente l’attacco chimico”. Nella seconda parte viene riproposto il primo video.

Vista la miseria di questa documentazione, i TG ora stanno rimpolpando i loro servizi sui “bombardamenti con il cloro a Douma” con una valanga di altri video, foto, “testimonianze” dichiarazioni di “esperti”… Spazzatura che sarà il caso analizzare insieme.

 

Continuate a seguirci

 

Francesco Santoianni

 

– – – –

Breve linkografia sulle analisi di presunti “bombardamenti con il gas” attuati in Siria

 

Cloro, si. Cloro no. I dilemmi di una Commissione di indagine ONU in Siria.

Goutha. Rapporto di ISTEAMS (International Support Team for Mussalaha in Syria)

I gas di Assad: ancora bufale per distruggere la Siria

Il cloro di Assad

Il video che smaschera la bufala di Idlib

L’ecumenica bufala del “Cloro di Assad”: da “Il Foglio” a “Il Fatto Quotidiano”

L’ennesima bufala dei “bombardamenti con il Cloro”

La nuova bufala del mainstream contro la Siria si chiama “bombardamenti al cloro”

Lo scandalo del Rapporto bufala dell’ONU sul “bombardamento con Sarin” a Khan Sheikhun.

Sarin in Siria. Complimenti, Médecins Sans Frontières!

Siria, armi chimiche e il doppio standard delle “indagini” Onu

Siria: il veleno nella coda. Il Rapporto degli ispettori ONU sui gas a Ghouta

 

Notizia del:

Sorgente: Siria, il fact checking dei video dell’ennesimo presunto “attacco chimico di Assad”. Stesse identiche incongruenze delle bufale precedenti

La propaganda che avvicina la guerra in Siria: il cloro e il ruolo degli “esperti” megafono dei jihadisti

La parola agli “Esperti”.

E tra gli innumerevoli video e foto che i “ribelli siriani” stanno inviando ai media mainstream per “documentare” l’attacco con il cloro sferrato da Assad, concentriamoci su quanto attestato sul profilo Twitter di Ahmet S. Yayla, Professore Associato di Criminologia alla “prestigiosa” Georgetown University (uno dei principali think tank della CIA), Former Counterterrorism Police Chief e autore di celebrati libri. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che con questi altisonanti titoli, la bufala della bomba al cloro sul letto stia troneggiando su tutti i media.

 

A documentarla, una serie di foto e un video. 

Tralasciando il tizio bardato con la maschera antigas, tanto per fare scena, concentriamoci sulla “bomba”. Intanto, come avrebbe fatto a spappolare il soffitto in cemento armato senza neanche ammaccarsi. E perché mai sta, non già sulla verticale del foro nel soffitto, ma ad un paio di metri sul letto? Ma si tratta davvero di una bomba? Perché mai dovrebbe essere dotata di una valvola che ospita l’alloggiamento per una manopola? In realtà è una bombola da autorespiratore rivestita di ferraglia. Una sbracata bufala in confronto alla quale (e qui faccio mie le parole di Ugo Maisto che me l’ha segnalata) i realizzatori della bufala di Timisoara appaiono come i curatori degli effetti speciali di Guerre Stellari.


Ma, visto che ci siamo, due parole sul cloro che sarebbe stato usato dall’aviazione siriana o russa.

Chi mai userebbe oggi cloro per un attacco chimico, quando, oggi, miscelando sostanze comunemente in commercio si riescono ad ottenere gas con effetti spaventosi? Certo, spulciando negli archivi si trova pure qualcuno che si industria con il cloro (che, rispetto ad altre sostanze, velenose ha una letalità relativamente modesta) per i suoi attacchi terroristici. Ma si tratta, di scalcagnate organizzazioni terroristiche, non certo di stati o di eserciti moderni. Perché mai l’aviazione siriana o russa dovrebbe utilizzare ordigni così primitivi? A pensarci bene questa storia del cloro usato da Assad fa da contraltare ad un’altra bufala: quella dei “barili carichi di esplosivo e chiodi”, che andava per la maggiore qualche anno fa. Lo scopo è sempre lo stesso: presentare Assad che pure ha spiazzato l’Occidente consegnando tutto il suo arsenale di armi chimiche (abominevoli gas nervini, altro che cloro!) come un terrorista che continua a costruire di nascosto “ordigni artigianali”, e per questo ancora più “efferati” agli occhi dell’opinione pubblica. Una minaccia che fa da pendant con i sempre più numerosi attentati “artigianali” che stanno terrorizzando l’opinione pubblica europea. È la teoria di Goebbels: trasformare il nemico in una minaccia per la popolazione. Che approverà così qualunque cosa. Anche una guerra.

 

Francesco Santoianni

Sorgente: La propaganda che avvicina la guerra in Siria: il cloro e il ruolo degli “esperti” megafono dei jihadisti

Cina, Global Times: Le espulsioni dei diplomatici russi indicano le reali intenzioni occidentali

Cina, Global Times: Le espulsioni dei diplomatici russi indicano le reali intenzioni occidentali
Tali azioni non sono altro che una forma di bullismo occidentale che minaccia la pace e la giustizia globali

Global Times

Il 26 marzo, Stati Uniti, Canada e diversi paesi dell’Unione Europea hanno espulso diplomatici russi dalle loro rispettive ambasciate e consolati stranieri per rappresaglia contro il presunto avvelenamento da parte della Russia dell’ex agente doppiogiochista Sergei Skripal e sua figlia. Al momento, 19 paesi, tra cui 15 Stati membri dell’UE, hanno dimostrato il loro sostegno alla Gran Bretagna applicando tali misure.

Il 4 marzo, Skripal e sua figlia Yulia sono stati portati di corsa in ospedale dopo essere stati trovati svenuti in un parco di Salisbury. In seguito è stato riferito che il padre e la figlia erano entrati in contatto con un oscuro agente nervino. Funzionari del governo britannico hanno detto che gli Skripal sono stati attaccati con il “Novichok”, un potente agente nervino chimico dell’era sovietica usato dai militari.

Il governo britannico non ha fornito prove che collegassero la Russia al crimine ma si è detto convinto fin dall’inizio che non ci sarebbe stata altra “spiegazione ragionevole” per il tentato omicidio. La Gran Bretagna era talmente convinta della teoria sulla Russia, da non perdere tempo nel prendere l’iniziativa imponendo sanzioni contro il paese, come l’espulsione di alcuni diplomatici russi da Londra. Poco dopo, i funzionari della capitale britannica hanno contattato la NATO e i loro alleati europei che hanno fornito sostegno immediato.

Le accuse che i paesi occidentali hanno lanciato contro la Russia si basano su motivi, simili a come quando i cinesi usano l’espressione “forse è vero” per cogliere l’opportunità desiderata. Da una prospettiva in terza persona, i principi e la logica diplomatica dietro a tali drastici sforzi sono viziati, per non parlare del fatto che espellere diplomatici russi quasi contemporaneamente è una forma di comportamento grossolano. Tali azioni hanno poco impatto se non quello di aumentare l’ostilità e l’odio tra la Russia e le loro controparti occidentali.

Il governo britannico dovrebbe condurre un’indagine indipendente sull’avvelenamento di Skripal con rappresentanti della comunità internazionale. Uno sforzo come questo fornirebbe risultati abbastanza forti da consentire a chi segue il caso di prendere una decisione su chi dovrebbe o non dovrebbe essere accusato dell’atto criminale. Adesso, la maggioranza di coloro che sostengono la conclusione unilaterale della Gran Bretagna sono membri della NATO e dell’UE, mentre altri si sono schierati dietro il Regno Unito a causa di relazioni di vecchia data.

Il fatto che le grandi potenze occidentali possano coalizzarsi e “condannare” un paese straniero senza seguire le stesse procedure che altri paesi rispettano e secondo i principi fondamentali del diritto internazionale è agghiacciante. Durante la Guerra Fredda, nessuna nazione occidentale avrebbe osato fare una tale provocazione, eppure oggi è portata avanti con disinvoltura. Tali azioni non sono altro che una forma di bullismo occidentale che minaccia la pace e la giustizia globali.

Negli ultimi anni lo standard internazionale è stato falsificato e manipolato in modi mai visti prima. La ragion e fondamentale alla base della riduzione degli standard globali è radicata nelle disparità di potere post guerra fredda. Gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, hanno incastrato le loro ambizioni negli standard internazionali così che le loro azioni, che dovevano seguire una serie di procedure e protocolli standardizzati, non siano altro che opportunità di profitto progettate solo per se stesse. Queste stesse nazioni occidentali si sono attivate attraverso piattaforme e agenzie di stampa per difendere e giustificare tali privilegi.

Negli ultimi tempi, altri paesi stranieri sono stati vittime di retorica occidentale e di misure diplomatiche senza senso. Alla fine, i leader di queste nazioni sono costretti a indossare un cappello con slogan e parole che affermano “opprime la propria gente”, “autoritario” o “pulizia etnica”, senza badare alla loro innocenza.

È oltraggioso come gli Stati Uniti e l’Europa abbiano trattato la Russia. Le loro azioni sono incoscienti e contaminano le relazioni internazionali. Questo è il momento perfetto per le nazioni non occidentali di rafforzare l’unità e gli sforzi di collaborazione tra di loro. Queste nazioni hanno bisogno di stabilire un livello di indipendenza al di fuori della portata dell’influenza occidentale, mentre rompono le catene del monopolio, i giudizi predeterminati, e arrivano a valutare le proprie capacità di giudizio.

È già chiaro che raggiungere tali sforzi collettivi internazionali è più facile a dirsi che a farsi, poiché richiedono un sostegno fondamentale prima che tutto possa accadere. Fino a quando non emergerà una nuova linea di alleati, le associazioni multinazionali come i BRICS, o anche la Shanghai Cooperation Organization, devono fornire valore a quelle nazioni non occidentali e creare attivamente alleanze con loro.

Ciò che la Russia sta vivendo potrebbe servire da riflesso per altre nazioni non occidentali, che così possono aspettarsi di essere trattate in un futuro non troppo lontano. Espellere i diplomatici russi contemporaneamente è appena sufficiente a scoraggiare la Russia. Nel complesso, è una tattica intimidatoria che è diventata emblematica delle nazioni occidentali e inoltre tali misure non sono supportate dal diritto internazionale e quindi ingiustificate. Ancora più importante, la comunità internazionale dovrebbe avere gli strumenti e i mezzi per controbilanciare tali azioni.

L’Occidente è solo una piccola parte del mondo e non è neanche lontanamente vicino al rappresentante globale che una volta pensava che fosse. Le minoranze silenziate all’interno della comunità internazionale devono rendersene conto e dimostrare quanto profonda sia la loro comprensione dimostrandola al mondo attraverso l’azione. Sul caso Skripal, il grande pubblico non conosce la verità, e il governo britannico deve ancora fornire uno straccio di prova che sostenga le accuse contro la Russia.

Accuse mosse da un paese all’altro che non siano i risultati finali di un’indagine approfondita e professionale non dovrebbero essere incoraggiate. Espellere simultaneamente i diplomatici è una forma di comportamento non civilizzato che deve essere abolito immediatamente.

thanks to: l’Antidiplomatico

Siria: si vis pacem para veritatem

Siria: si vis pacem para veritatem
(Foto di Media Selvas – modificato)

Perché questa cecità dell’Occidente? Non ci si può scandalizzare per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi. Non si può confondere chi attacca con chi si difende. Liberaci, Signore dalla guerra… e dalla mala stampa”.

di Suor Maria Francesca Righi, Sorelle Trappiste in Siria.

Quando taceranno le armi ? E quando tacerà tanto giornalismo di parte ?
Noi, che in Siria ci viviamo, siamo davvero stanchi, nauseati da questa indignazione generale che si leva a bacchetta per condannare chi difende la propria vita e la propria terra.
Più volte in questi mesi siamo andati a Damasco; siamo andati dopo che le bombe dei ribelli avevano fatto strage in una scuola, eravamo lì anche pochi giorni fa, il giorno dopo che erano caduti 90 missili sulla parte governativa della città, lanciati dal Goutha. Abbiamo ascoltato i racconti dei bambini, la paura di uscire di casa e andare a scuola, il terrore di dover vedere ancora i loro compagni di classe saltare per aria, o saltare loro stessi… bambini che non riescono a dormire la notte per la paura che un missile arrivi sul loro tetto. Paura, lacrime, sangue, morte. Non sono degni della nostra attenzione anche questi bambini?
Perché l’opinione pubblica non ha battuto ciglio, perché nessuno si è indignato, perché non sono stati lanciati appelli umanitari o altro per questi innocenti? E perchéci si indigna per la ferocia della guerra solo e soltanto quando il Governo siriano interviene, suscitando gratitudine nei cittadini siriani che si sentono difesi da tanto orrore (come abbiamo constatato e ci raccontano)?
Certo, anche quando l’esercito siriano bombarda ci sono donne, bambini, civili, feriti o morti. E anche per loro preghiamo, Non solo i civili: preghiamo anche per i jihadisti, perché ogni uomo che sceglie il male è un figlio perduto, è un mistero nascosto nel cuore di Dio. Ed è a Dio che si deve lasciare il giudizio, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

Ma questo non significa che non si debbano chiamare le cose con il loro nome. E non si può confondere chi attacca con chi si difende.
A Damasco, è dalla zona del Goutha che sono cominciati gli attacchi verso i civili che abitano nella parte controllata dal governo, e non viceversa. Lo stesso Goutha dove – occorre ricordarlo? – i civili che non appoggiavano i jihadisti sono stati messi in gabbie di ferro: uomini, donne, esposti all’aperto e usati come scudi umani. Goutha: il quartiere dove oggi i civili che vogliono scappare, e rifugiarsi nella parte governativa approfittando dalla tregua concessa, sono presi di mira dai cecchini dei ribelli…
Perché questa cecità dell’Occidente? Come è possibile che chi informa, anche in ambito ecclesiale, sia così unilaterale?
La guerra è brutta, oh sì, sì se è brutta! Non venitelo a raccontare ai siriani, che da sette anni se la sono vista portare in casa… Ma non ci si può scandalizzare per la brutalità della guerra e tacere su chi la guerra l’ha voluta e la vuole ancora oggi, sui Governi che hanno riversato in Siria in questi anni le loro armi sempre più potenti, le loro intelligence… per non parlare dei mercenari lasciati deliberatamente entrare in Siria facendoli passare dai Paesi confinanti (tanti che poi sono diventati Isis, va ricordato all’Occidente, che almeno questa sigla sa cosa significa).
Tacere sui Governi che da questa guerra hanno guadagnato e guadagnano. Basta vedere che fine hanno fatto i più importanti pozzi petroliferi siriani. Ma questo è solo un dettaglio, c’è molto più importante in gioco.
La guerra è brutta. Ma non siamo ancora arrivati alla meta, là dove il lupo e l’agnello dimoreranno insieme, e per chi è credente, bisogna ricordare che la Chiesa non condanna la legittima difesa; e se anche non si augura certamente il ricorso alle armi e alla guerra, la fede non condanna chi difende la propria patria, la propria famiglia, la propria vita. Si può scegliere la non-violenza, fino a morirne. Ma è una scelta personale, che può mettere in gioco solo la vita di chi lo sceglie, non si può certo chiederlo a una nazione intera, a un intero popolo.

Nessun uomo che abbia un minimo di umanità vera può augurarsi la guerra. Ma oggi dire alla Siria, al governo siriano, di non difendere la sua nazione è contro ogni giustizia: troppo spesso è solo un modo per facilitare il compito di quanti vogliono depredare il Paese, fare strage del suo popolo, come accaduto in questi lunghi anni nei quali le tregue sono servite soprattutto per riarmare i ribelli, e i corridoi umanitari per far entrare nuove armi e nuovi mercenari… e come non ricordare quali atrocità sono accadute in questi anni nelle zone controllate dai jihadisti? Violenze, esecuzioni sommarie, stupri… i racconti rilasciati da chi alla fine è riuscito a scappare?

In queste settimane ci hanno fatto leggere un articolo veramente incredibile: tante parole per far passare in fondo una sola tesi, e cioè che tutte le Chiese di Oriente sono solo serve del potere… per convenienza… Qualche bella frase ad effetto, tipo la riverenza di Vescovi e Cristiani verso il Satrapo Siriano… un modo per delegittimare qualunque appello della Chiesa siriana che faccia intravedere l’altro lato della medaglia, quello di cui non si parla.
Al di là di ogni inutile difesa e polemica, facciamo un ragionamento semplice, a partire da una considerazione. E cioè che Cristo – che conosce bene il cuore dell’uomo, e sa che il bene e il male coabitano in ciascuno di noi – vuole che i suoi siano lievito nella pasta, cioè quella presenza che a poco a poco, dall’interno, fa crescere una situazione e la orienta verso la verità e il bene. La sostiene dove è da sostenere, la cambia dove è da cambiare. Con coraggio, senza doppiezze, ma dall’interno. Gesù non ha assecondato i figli del tuono, che invocavano un fuoco di punizione .
Certo che la corruzione c’è nella politica siriana (come in tutti i Paesi del mondo) e c’è il peccato nella Chiesa (come in tutte le Chiese, come tante volte il Papa ha lamentato). Ma, appellandoci al buon senso di tutti, anche non credenti : qual è l’alternativa reale che l’Occidente invoca per la Siria? Lo Stato islamico, la sharia? Questo in nome della libertà e la democrazia del popolo siriano? Ma non fateci ridere, anzi, non fateci piangere…
Ma se pensate che in ogni caso non sia mai lecito scendere a compromessi, allora per coerenza vi ricordiamo, solo per fare un piccolo esempio, che non potreste fare benzina ‘senza compromessi coi poteri forti’, dato che la maggior parte delle compagnie ha comprato petrolio a basso costo dall’Isis, attraverso il ponte della Turchia: così quando percorrete qualche chilometro in auto, lo fate anche grazie alla morte di qualcuno a cui questo petrolio è stato rubato, state consumando il gasolio che doveva scaldare la casa di qualche bambino in Siria…
Se proprio volete portare la democrazia nel mondo, assicuratevi della vostra libertà dalle satrapie dell’Occidente, e preoccupatevi della vostra coerenza, prima di intervenire su quella degli altri..
Non ultimo, non si può non dire che dovrebbe suscitare almeno qualche sospetto il fatto che se un cristiano o un musulmano denuncia le atrocità dei gruppi jihadisti è fatto passare sotto silenzio, non trova che una rara eco mediatica, per rivoli marginali, mentre chi critica il governo siriano guadagna le prime pagine dei grandi media. Qualcuno ricorda forse l’intervista o un intervento di un Vescovo siriano su qualche giornale importante dell’Occidente? Si può non essere d’accordo, evidentemente, ma una vera informazione suppone differenti punti di vista.

Del resto, chi parla di una interessata riverenza della Chiesa siriana verso il presidente Assad come di una difesa degli interessi miopi dei cristiani, dimostra di non conoscere la Siria, perché in questa terra cristiani e musulmani vivono insieme. E’ stata solo questa guerra a ferire in molte parti la convivenza, ma nelle zone messe in sicurezza dall’esercito (a differenza di quelle controllate dagli ‘altri’) si vive ancora insieme. Con profonde ferite da ricucire, oggi purtroppo anche con molta fatica a perdonare, ma comunque insieme. E il bene è il bene per tutti: ne sono testimonianza le tante opere di carità, soccorso, sviluppo gestite da cristiani e musulmani insieme.
Certo, questo lo sa chi qui ci vive, pur in mezzo a tante contraddizioni, non chi scrive da dietro una scrivania con tanti stereotipi di opposizione tra cristiani e musulmani.
“Liberaci Signore dalla guerra… e liberaci dalla mala stampa…”.
Con tutto il rispetto per i giornalisti che cercano davvero di comprendere le situazioni, ed informarci veramente. Ma non saranno certo loro ad aversene a male per quanto scriviamo…

thanks to: Pressenza

Syria War: What the mainstream media isn’t telling you about Eastern Ghouta

A general view of the destruction in the town of Al-Nashabiyah in the besieged Eastern Ghouta region outside Syria’s capital Damascus, March 4, 2018 © SANA / AFP

As Syrian government forces battle Jaysh al-Islam to retake Eastern Ghouta, Western media outlets have totally ignored the atrocities of the insurgents, preferring to blame all the violence on the “regime.”

They’re at it again, howling about a town in Syria that’s being retaken by the government. This time it’s Eastern Ghouta, a suburb of Damascus and one of the last remaining strongholds of the Islamist insurgency that has torn the country apart over the last seven years.

Before Eastern Ghouta it was Aleppo and before Aleppo it was Madaya and before Madaya it was Homs, and so on. All of these places were framed as though there were no armed insurgents present, and the Syrian authorities were just mercilessly massacring civilians out of cartoonishly villainous bloodlust. If the insurgents were mentioned, they were usually (and still are) presented by the western press as moderate rebels and freedom fighters.

So if your only understanding of Eastern Ghouta comes from the mainstream media, then you’re left with the impression that there’s a one-sided conflict taking place between the Syrian government and its civilians. But this war isn’t so simple.

Jihadist leaders

The “rebels” in charge of Eastern Ghouta are a collection of jihadist groups, the strongest of which is Jaysh al-Islam, or the Army of Islam, a Salafi-Jihadist group backed by Saudi Arabia that seeks to replace the Syrian government with an Islamic State (IS, formerly ISIS). Jaysh al-Islam is extremely sectarian and just as nasty in its rhetoric, tactics and goals as IS. It engages in public executions and has publicly bragged about parading caged civilians from the minority Alawite sect in the streets as human shields. The group’s founder, the late Zahran Alloush, openly called for the ethnic cleansing of religious minorities from Damascus.

The second largest group is Faylaq al-Rahman, which is allied with Hayet Tahrir al-Sham, or HTS, the latest name for Syria’s Al-Qaeda affiliate. HTS also has a small presence in Eastern Ghouta as well as Ahar al-Sham and Nour al-Din al-Zenki, former recipients of US weapons whose fighters videotaped themselves beheading a teenage boy.

Most recently, civilians fleeing Eastern Ghouta have described being fired on by militants seeking to prevent them from escaping to the safety of government-controlled territory, another fact that Western media outlets refuse to report. Reports that insurgents were withholding food and humanitarian aid from civilians have similarly been ignored by the mainstream.

Information war

Syria is perhaps the most heavily propagandized civil war in history. Tens of millions of dollars have been spent by Western governments and their regional allies building a media apparatus that sanitizes the insurgency, blames all of the violence on the government and agitates for more forceful Western military intervention against Syrian president Bashar Assad. And Western media outlets have come to rely on these propaganda sources for information about the conflict.

The most famous is the White Helmets, a rescue group heavily funded by the US and UK governments. Marketed by a top PR firm, the White Helmets openly advocate for regime change while working alongside Al-Qaeda-linked rebels in opposition areas. Some of its members have participated in atrocities on video, a fact almost entirely ignored by Western media, which is enamored with the group.

The other go-to source for Western media outlets is the Syrian Observatory for Human Rights, a monitoring organization that is run by one man working from his house in Britain who is openly biased towards the opposition.

Western media also frequently relies on self-described “media activists” in areas of Syria controlled by militant groups. But these groups don’t tolerate activism or journalism. In fact, they are known to jail, torture and summarily execute activists, lawyers, humanitarian workers, journalists and minorities. That’s why Western journalists can’t travel to insurgent-held areas of Syria: because they’ll likely be kidnapped, ransomed or killed.

This should raise serious questions about anyone purporting to be an independent source of information from inside insurgent-held Syria because it’s impossible for people to put out information without the permission of the jihadist authorities who have an interest in promoting a narrative that provokes outrage and spurs intervention. This is especially true in Eastern Ghouta, where insurgents are currently losing ground. The only thing that can save Jaysh al-Islam from defeat is outside intervention.

Of course, information coming from government areas should also be treated with skepticism. Because, after all, governments also lie. But in the case of Syria, the western press already treats media reports out of Syrian government areas as if they’re all made-up, while unquestioningly regurgitating whatever the insurgents say as fact. Meanwhile, the media totally ignores victims in government areas.

For years, insurgents in Eastern Ghouta have terrorized and killed thousands of civilians living in Damascus, which you almost never hear about in the West. Instead, mainstream outlets are busy crying out for the west to do something.

Al-Qaeda death squads

And that brings us to one of the Western media’s most pernicious lies, how Western inaction allowed the bloodshed in Syria to continue with impunity. But the west has intervened in Syria and by doing so it prolonged the slaughter and empowered Al-Qaeda.

Despite being warned as early as November 2011 that the armed opposition was dominated by violent sectarian extremists, the Obama administration spent $1 billion a year training and funneling weapons to an insurgency they knew was linked to Al-Qaeda in order to overthrow the Syrian government. Al-Qaeda has built its largest affiliate in history as a direct result of this reckless US regime change policy.

In other words, the US government outsourced its war on Syria to Al-Qaeda death squads and Americans have no idea because Western media continue to promote lies about the West’s so-called inaction.

This is not about glorifying the Syrian government, which is indeed authoritarian and extremely flawed. It’s about what would have replaced the government had it collapsed. The alternative was unacceptable to most Syrians. That is why the vast majority of Syrians – at least 75 percent as of 2016, a number that is certainly higher today as the government has recaptured vast swathes of territory from insurgents – live in government-controlled areas. In fact, millions fled to the safety of government controlled cities after insurgents violently captured their areas to escape the criminal behavior of the armed insurgents. Others fled because they feared the government bombing that the extremist groups invited when they entered.

To really understand the severity of what the US did in Syria, let’s put it in the American context. It would be the equivalent of America’s adversaries funding and arming the KKK to invade and occupy cities in the US and the media then describing the KKK militias as “moderate rebels” and “freedom fighters” as they kill minorities and shell civilians in Washington, New York and Los Angeles. Imagine how Washington might react in such a scenario. Well actually you don’t have to imagine. Look no further than their global killing spree after the terrorist attacks of 9/11, which ironically enough created the Al-Qaeda threat in the Middle East to begin with.

Double standards

And then there’s the massive double standard at play.

After IS captured large swathes of territory in Iraq, the Iraqi government, with American air support, launched a series of operations to retake cities like Mosul and Fallujah and Tikrit, which the Western press almost always celebrated as liberation.

Meanwhile in Syria, the Syrian government, with Russian air support, has used many of the same military tactics to retake cities like Aleppo and Eastern Ghouta from groups no different than IS, yet the media has framed those operations as heinous acts that amount to genocide.

The conflict in Syria might be a confusing and complicated mess. But as the howls from the mainstream press for the West to do something grow louder, it’s important to stay mindful of the fact that there is an agenda behind their one-sided version of reality.

The statements, views and opinions expressed in this column are solely those of the author and do not necessarily represent those of RT.

Sorgente: Syria War: What the mainstream media isn’t telling you about Eastern Ghouta — RT Op-ed