Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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Comunicato dalle prigioni dell’occupazione: i prigionieri politici palestinesi intendono intensificare la protesta

La seguente dichiarazione è stata rilasciata il 29 novembre dalla sezione carceri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e rispecchia la scelta delle organizzazioni dei detenuti di tutti i partiti politici palestinesi all’interno delle carceri dell’occupazione israeliana, tra cui l’organizzazione dei prigionieri del FPLP. La Campagna per la Liberazione di Ahmad Sa’adat sta diffondendo la seguente dichiarazione de invita a partecipere alle azioni di solidarietà internazionale verso i prigionieri in lotta seguendo le notizie e le azioni in programma.

Durante le continue aggressioni dell’occupazione contro il nostro popolo ovunque esso si trovi, con escalation di violenza e di odio razziale, si intensificano anche gli attacchi contro il movimento dei prigionieri. Qui non ci sono ancora gli elementi minimi per una parità de equilibrio di potere che pende decisamente a favore del nemico, le condizioni diventano sempre più difficili e crudeli mentre l’occupante intensifica le sue politiche che mirano a minare la nostra determinazione, la volontà e l’umanità rivoluzionaria attraverso una serie di misure che incidono su tutti gli aspetti della vita dei detenuti all’interno delle carceri dell’occupazione.

Queste politiche includono la negazione delle visite familiari, le limitazioni e i divieti sui depositi di denaro per la “mensa” (spaccio) della prigione, l’eliminazione di quasi tutte le emittenti televisive ad eccezione di due canali ebraici e un canale arabo, il trasferimento arbitrario ed un aumento recente dell’uso della segregazione e dell’isolamento. Questo si aggiunge alle restrizioni di movimento nelle sezioni carcerarie, al protrarsi di una politica deliberata di negligenza medica che nega attraverso vari pretesti le visite con i medici specialisti ai prigionieri malati, alle incursioni notturne e violente nelle celle dei prigionieri con il pretesto di ispezionare de eseguire perquisizioni per evitare il contrabbando.

Queste cosiddette perquisizioni mirano a sradicare la stabilità della vita dei detenuti e a mettere in chiaro ai prigionieri che possono essere presi di mira quotidianamente. In realtà tale repressione aumenta solo la fermezza dei prigionieri e la loro volontà di lottare per la vita e la libertà, che rappresenta ciò che questi raid tentano di imperdire.

Alla luce dell’aumento di questi attacchi, sostenuti da una scelta politica del governo sionista di estrema destra, ma che dopo tutti gli sforzi non sono riusciti a porre fine alla nostra lotta che anzi è andata aumentando dal 12 giugno 2014, il movimento dei prigionieri ha tenuto una serie di incontri sulla situazione attuale in varie prigioni, dove si sono evidenziate diverse esigenze specifiche, incluso il rifiuto della politica e delle procedure di detenzione amministrativa e che hanno portato alla decisione di iniziare un programma per far crescere le misure di protesta, al fine di fare pressione sull’autorità carceraria affinchè soddisfi quanto richiesto. Questa protesta inizierà il 1° dicembre 2014 e continuerà fino a quando gli obiettivi non saranno raggiunti.

Richieste specifiche dei prigionieri:

  • Ripristinare la situazione anteriore al 15 Giugno 2014.
  • Annulla tutti i rifiuti delle visite familiari, ripristinare i canali televisivi rimossi, annullare tutti i divieti sui depositi della mensa e ripristinare le condizioni di vita in generale. Ripristinare le visite ai prigionieri della Striscia di Gaza, usando un trattamento eguale ai prigionieri della Cisgiordania.
  • Fine di tutte le recenti pratiche punitive, tra cui lunghi intervalli tra le visite dei familiari, divieti di riunione e di movimento all’interno delle sezioni, aumento nell’uso della segregazione e dell’isolamento, frequenti trasferimenti che infliggono sofferenza significativa ai prigionieri durante la trasferta tra carceri o verso i tribunali.
  • Migliorare il trattamento dei detenuti affetti da patologie mediche e fornire loro i farmaci necessari.
  • Fine della detenzione amministrativa senza né accusa né processo.

Questo il programma previsto delle proteste:

01 dicembre 2014 – Invio di un messaggio al direttore del carcere per discutere la questione;

02 dicembre 2014 – Un giorno di sciopero della fame in tutte le carceri;

09 dicembre 2014 – Un giorno di sciopero della fame in tutte le carceri;

10 dicembre 2014 – Pomeriggio di protesta nelle carceri;

16 dicembre 2014 – Un giorno di sciopero della fame in tutte le carceri;

18 dicembre 2014 – Boicottare l’amministrazione penitenziaria e sciopero per sezioni;

23 dicembre 2014 – Un giorno di sciopero della fame in tutte le carceri;

25 dicembre 2014 – Boicottare l’amministrazione penitenziaria, sciopero e protesta nelle sezioni;

26 dicembre 2014 – Scioperi e proteste in tutte le prigioni, annunciando l’inizio della disobbedienza civile di massa.

Questo programma ha l’obiettivo di intensificare la protesta al fine di aumentare la pressione sull’amministrazione carceraria e sostenere la nostra lotta per soddisfare le nostre giuste richieste. Il carceriere, prima o poi, cederà alla volontà e alla vittoria dei prigionieri!

Gloria ai martiri e vittoria alla rivoluzione!

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
sezione nelle carceri israeliane

thanks to: Palestina Rossa

30 ragazzi nel carcere di Ofer soffrono di problemi di salute

soldier-boy-detain

Hebron-Quds Press. Il Club dei prigionieri ha dichiarato che 30 su 84 adolescenti prigionieri nel carcere di Ofer soffrono di problemi di salute e necessitano di cure, specificando che la loro età va dai 14 ai 17 anni.

In un comunicato diramato giovedì 11 novembre, Il Club ha ricordato che tra questi prigionieri vi sono Amir Awad, aggredito dai cani poliziotti, scagliatigli contro dall’esercito dell’occupazione mentre veniva arrestato; Muhammad Musallama, che soffre di problemi al fegato; Adham Erekat e Muhammad Asnam, colpiti alla testa; Hussam Al-Jabari, che ha subito un’amputazione di un dito del piede.

È da notare che il numero dei minorenni detenuti nelle prigioni dell’occupazione è di 300, suddivisi in tre prigioni: Megiddo, Ofer e Hasharon.

Traduzione di Patrizia Stellato

thanks to: Infopal

MAI COMPLICI DEL SIONISMO!

Un nuovo fervore in Italia sta dando vita ad un movimento che ha scelto di costruire la solidarietà con la Palestina sostenendone la Resistenza. Questo viene testimoniato sia dalla partecipazione ai tre convegni “Dalla solidarietà alla lotta internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese” organizzati quest’anno [1], sia dalle mille persone provenienti da tutta Italia presenti al corteo di Torino, determinate a portare in piazza le nuove parole d’ordine che creano la piattaforma di lotta elaborata dall’Assemblea Nazionale basata sul rispetto dei diritti inalienabili dei palestinesi, tra cui il ritorno dei profughi e la liberazione dei prigionieri, la fine dell’occupazione ma anche la decolonizzazione della Palestina, l’applicazione del Diritto Internazionale e la fine degli accordi di Oslo.

Su quest’ultimo, che non ha l’apparenza di un diritto in quanto tale, è necessario soffermarsi: alcuni palestinesi percorrono la strada delle trattative “convinti” che possa rappresentare per loro “una possibilità”, mentre per molti altri risulta una chiara scelta fallimentare che farà capitolare definitivamente i diritti dei palestinesi. Ciò rappresenta indubbiamente qualcosa che “divide” i palestinesi, almeno da un punto di vista di strategia di liberazione o compimento della pace. Oggi, fuori e dentro la Palestina, sono molte le testimonianze di coloro che non credono più (o non hanno mai creduto) al percorso delle cosiddette “trattative di pace”. La leadership palestinese dovrebbe leggere e capire le aspirazioni della propria gente, seguirle ed esserne ambasciatrice. A prescindere dal sempre più evidente disastro rappresentano da tali accordi – almeno in termini di Lotta di Liberazione – questi non interpretano più neanche una scelta popolare… Persistere su quella strada, quindi, significa anche dover reprimere il volere dei palestinesi.

Gli accordi di Oslo rappresentano le trattative portate avanti tra il potere occupante e una piccola parte degli occupati, selettivamente scelti tra le élite delle borghesie palestinesi, dalla stessa macchina imperiale che determina l’occupazione. L’ANP nasce come conseguenza di quegli accordi, delegittimando, di fatto, l’OLP (unico vero rappresentante di tutti i palestinesi nel mondo). Se gli Stati Uniti puniscono i palestinesi per aver richiesto all’ONU di essere riconosciuti come Stato membro [2], negando loro i fondi stanziati in termini di aiuti economici [3], allo stesso tempo sostengono a pieno regime un governo che, con la farsa della sicurezza, continua a compiere e a minacciare attacchi presenti nell’intera regione, continua a costruire insediamenti di colonizzazione [4], etc. Come possono allora gli USA essere lo sponsor di “trattative di pace”, che invece prevederebbero quanto meno una tregua della macchina da guerra ed espansionistica israeliana? La visione dello Stato è il miraggio dato ad alcuni palestinesi dallo stesso potere che ne occupa le terre e ne uccide i fratelli, uno Stato che lo stesso potere ha già deciso che mai ci sarà prima ancora di iniziare qualunque trattativa [5].

La trappola del ricatto è dietro l’angolo: anche nel caso dell’ultima tregua tra Hamas e Israele i palestinesi hanno dovuto “essere rappresentati” da qualcuno che si facesse da garante, in quel caso il “nuovo” Egitto [6], sempre alleato strategico dell’imperialismo nonostante le sue evoluzioni (da Mubarak, ai Fratelli Musulmani, alla borghesia militare). La macchina culturale sionista lavora anche per cercare di declassare e screditare i palestinesi a “popolo non in grado di rappresentarsi autonomamente”.

Oggi la Palestina attraversa un momento molto difficile, la sua economia dipende dagli aiuti stranieri che arrivano con il subdolo e non sempre evidente scopo di appoggiare la colonizzazione. La tendenza alla normalizzazione sia da parte dell’Autorità Palestinese sia da parte del governo di Gaza mina il campo della resistenza perché si riflette pericolosamente sulla popolazione, che invece dimostra ancora di voler percorrere la strada della lotta e non della resa.

Per gli stessi motivi si è scelto di manifestare in occasione dell’incontro bilaterale Italia-Israele inizialmente (e fino alle ultime due settimane a ridosso del vertice) annunciato a Torino [7]. Solo pochi giorni prima, invece, si è appresa la notizia che sarebbe stato spostato a Roma, dove il papa “finalmente” avrebbe accolto Netanyahu [8]. Per noi era un’occasione per dire che consolidare accordi con uno stato che viola impunemente il Diritto Internazionale significa macchiarsi degli stessi crimini. Il governo italiano quindi si rende complice, questo anche grazie alla scarsa opposizione e resistenza che i cittadini italiani riescono a porre nei confronti delle sue scelte, dell’occupazione e della pulizia etnica della Palestina, compiuta per mano di Israele, ma manovrata e sostenuta dalla struttura internazionale che il sionismo ha messo in piedi, di cui l’Italia è parte.

Chi ha partecipato alla manifestazione di Torino ha scelto di inserirsi in un contesto antagonista alle scelte del governo italiano sempre più fantoccio e privo di sovranità. E’ ormai evidente la direzione che sta prendendo il nostro paese, sempre più abile e coeso nel rafforzare la militarizzazione ed il controllo sulla popolazione e che trova un valido partner in Israele, paese sempre più spinto a destra verso un fascismo etnocratico e coloniale. Gli accordi tra questi due stati hanno principalmente due obiettivi: favorire le borghesie attraverso il libero scambio commerciale (proviamo ad immaginare a beneficio di chi, non certo della popolazione italiana) e usare l’Italia come ponte per l’Europa di cui Israele non è membro, ma in cui riesce a trovare modi e forme per essere sempre presente ed estendere la sua influenza anche nell’ottica di mistificare la sua immagine di paese tutt’altro che democratico.

Allo stesso modo riteniamo che anche per i palestinesi non sia il tempo di accordi o trattative, utili solo ad indebolire la resistenza palestinese e a corrodere ogni possibilità di unità del popolo nella lotta contro l’occupazione, che invece rimane l’unica via d’uscita che può e deve essere sostenuta anche a livello internazionale, da quei soggetti, governi ed interlocutori che credono nella Lotta di Liberazione della Palestina, perché battersi per i diritti, l’autodeterminazione e libertà di un popolo, non può che giovare alla libertà di tutti.

Proprio per approfondire anche questi aspetti, il primo dicembre, il giorno dopo la manifestazione, è stato tenuto sempre a Torino un Convegno/Seminario sul Sionismo [9] in cui grazie all’altissimo profilo delle relazioni e ai contributi apportati da esperti in materia di accordi tra Italia e Israele (anche attraverso minuziose ricerche che hanno rivelato le complicità e le implicazioni di intellettuali, ricercatori, politici, etc) è stato possibile sviscerare molte delle problematiche innescate da tali accordi e approfondire come questi si riflettano negativamente sulla popolazione italiana.

L’obiettivo prefissato è quello di costruire un sostegno alla Resistenza palestinese in tutte le sue forme, di contrastare e denunciare ogni fenomeno di complicità con il nemico ovunque e comunque si presenti. Su questo stiamo lavorando, nel costruire la nostra solidarietà. Il nostro lavoro passa dai convegni ma si concretizza in varie tappe: la Manifestazione che voleva portare in pizza questi contenuti c’è stata, anche se qualcuno ha provato a depistare la partecipazione dopo lo (o approfittando dello) spostamento del vertice, puntando più su un dato politico di basso profilo “essere dov’è Netanyahu” piuttosto che essere in tanti dove da mesi si stava costruendo, con il contributo di tante città italiane [10], una manifestazione nazionale che avesse dei nuovi contenuti nella scena politica italiana, ma che riscontrano ancora reazioni conservatrici da parte di coloro che non condividono questo percorso e provano a boicottarlo con ogni mezzo.

Come dicevo però, si tratta di tappe che demarcano un percorso chiaro, definito e già avviato, in sostegno alla Resistenza palestinese, che oggi ci vede impegnati anche nel sostenere la costruzione di un asilo a Gaza a cura dell’associazione Khanafani [11], perché crediamo che la resistenza passi anche attraverso la possibilità per i bambini di conoscere sin da subito un’alternativa al sistema settario di Hamas.

Altre tappe arriveranno, certi che un giorno i palestinesi scriveranno la loro storia di lotta di liberazione. A noi il dovere di sostenerli, ben sapendo che una Palestina libera farà bene a chiunque aspiri e si adoperi per un mondo più giusto.

Redazione PalestinaRossa

[1] Convegni Nazionali
.invito primo convegno:http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/dalla-solidarieta-alla-lotta-internazionalista
.report primo convegno:http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/report-convegno-dalla-solidariet%C3%A0-alla-lotta-internazionalista-fianco-della-resistenza
.invito secondo convegno:http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/secondo-convegno-nazionale-firenze
.report secondo convegno:http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/report-del-secondo-convegno-dalla-solidariet%C3%A0-alla-lotta-internazionalista-fianco-dell
.invito terzo convegno:http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/terzo-incontro-dellassemblea-nazionale-verso-la-manifestazione-del-30-novembre
.report terzo convegno:http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/report-del-terzo-convegno-dalla-solidariet%C3%A0-alla-lotta-internazionalista-fianco-della-
[2]http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=42628&typeb=0&Palestina-Stato-osservatore-LA-DIRETTA
[3]http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=21923&typeb=0&AIUTI-ESTERI-TRAPPOLA-PER-POLITICA-PALESTINESE
[4]http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44695&typeb=0&Da-USA-no-a-condanna-Israele-per-nuove-colonie
[5]http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/non-ci-sar%C3%A0-alcuno-stato-palestinese-qa-con-linformatore-dei-palestine-papers-ziyad-cl
[6]http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/gaza-accordo-per-cessate-fuoco-tra-palestinesi-e-israele/421822/
[7]http://www.internazionale.it/news/italia-israele/2013/07/01/letta-il-2-dicembre-il-bilaterale-a-torino/
[8]http://vaticaninsider.lastampa.it/en/world-news/detail/articolo/israele-israel-israel-29903/
[9]http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/sionismo-antisionismo-teoria-e-prassi
[10]http://www.palestinarossa.it/?q=it/manifestazione-torino
[11]http://www.freedomflotilla.it/2013/10/22/asilo-vittorio-arrigoni-come-aiutare-a-realizzarlo/

thanks to: PALESTINAROSSA