Latinoamerica oggi

Congreso de los Pueblos Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione…

via Latinoamerica oggi — Notizie dal Mondo

Venezuela. Sono state irregolari le elezioni vinte da Maduro nel 2018?

di Fabrizio Verde «Il governo ritiene che le scorse elezioni presidenziali non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro». Questo è quanto dichiarato dal ministro degli Esteri dell’Italia, Enzo Moavero Milanesi, in una comunicazione alla Camera sulla crisi in Venezuela. 504 altre parole

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Adesso Savona Premier

DI MARCO GIANNINI

comedonchisciotte.org

Il caos provocato dalla scelta di Mattarella di impedire la formazione del Governo ha avuto un solo risultato: la speculazione del Partito di Davos (Soros e affini) sui nostri titoli di Stato. Nonostante la scellerata dis-informazione italiana drammatizzi, questo scenario era atteso poiché nella finanza il “mercato” si muove cercando di autointerpretarsi.

In altre parole nel momento in cui l’incertezza politica è stata cristallizzata da Mattarella proponendo un Cottarelli (che non dispone di un voto nel paese e soprattutto in Parlamento), tutti gli “operatori di borsa” hanno pensato che tutti gli altri “operatori di borsa” dessero il là alle vendite ed hanno perciò venduto a loro volta (per poi ricomprare quando il TdS rende di più).

Se domani si diffondesse la voce che l’Italia è riammessa a sorpresa ai mondiali di calcio (questione che di economico/finanziario, ipotizziamo, non abbia un bel niente) probabilmente tutti gli operatori penseranno che ciò comporti euforia tra i cittadini e che l’euforia venga interpretata con “adesso sul mercato tutti gli agenti compreranno”; gli operatori quindi reagiranno di conseguenza acquistando cioè realizzando lo scenario previsto (anche se non c’entra niente a livello pratico l’euforia cittadina con azioni, obbligazioni ecc). Questo per farvi capire in base a che meccanismo si muovano gli speculatori (una interpretazione del “Concorso di Bellezza” di Keynes).

I nostri eroi (i giornalisti e gli influencer su internet) non fanno altro che parlare di scenari greci, argentini, venezuelani e chi ne ha più ne metta quando basterebbe essere un po’ “del campo”, non avere agganci coi centri di potere economici-finanziari e coi baronati universitari (che isolano gli accademici onesti) per sapere che la Grecia aveva ed ha un debito verso i paesi esteri estremamente alto rispetto al PIL (e un import di gran lunga superiore all’export visto che vivono di agricoltura e turismo).

L’Italia invece ha una bilancia commerciale molto buona nonostante l’azione nefasta germanocentrica della UE-M e un debito verso paesi esteri inferiore a quello tedesco per non parlare del costante avanzo primario.
Inoltre siamo “too big to fail”.
Il nostro sistema bancario nazionale, che è in possesso di larga parte del nostro debito, ha infatti lanciato il segnale forte e chiaro (da pochi giorni) che “alle cattive” renderanno interna anche la sua parte estera acquistandola (ecco perché è bene rigettare chi vuole “esportare in Germania” il nostro sistema bancario). Una splendida novità.
Il Default quindi non può avvenire, chi lo dice mente.
Non siamo noi italiani ad avere una Deutschbank, pericolosamente esposta in derivati per un tot che vale 5 volte il PIL dell’Europa.

A questo punto il PdR Mattarella dovrebbe fare un passo forte nella direzione dei cittadini: incaricare Paolo Savona come Presidente del Consiglio con l’appoggio già dichiarato di Steve Bannon, uomo ancora oggi vicino a Donald Trump.
Sarebbe un forte segnale di pacificazione.
A tal proposito, proprio ieri, Heather Nauert (Dipartimento di Stato USA, nonché astro nascente della politica statunitense) ha garantito pieno sostegno all’Italia definita “nazione storicamente amica”.
Paolo Savona nel frattempo ha ricevuto la solidarietà di economisti del calibro di Krugman (Nobel), di Fitoussi (il più importante economista della sinistra francese) e di Wolfang Munchau (http://www.libreidee.org/2018/05/munchau-il-piano-di-mattarella-sara-sconfitto-dalla-storia); una volta Premier potrà nominare al Ministero dell’Economia un uomo di fiducia ed agire in modo ancora più incisivo per il nostro paese (il professor Alberto Bagnai ad esempio o il Professor Claudio Borghi).

Il Governo Cottarelli o balneare (che dir si voglia) sarebbe invece umiliante per gli italiani che non vogliono un secondo di più questa gente al potere; stesso dicasi per quanto riguarda un voto ad Ottobre se Matteo Salvini si alleasse di nuovo con Berlusconi: porterebbe indietro le lancette della storia e rimescolerebbe i blocchi sociali/elettorali impostandoli sul solito modello, quello tanto caro al Partito di Davos.

Marco Giannini
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
30.05.2018

Sorgente: Adesso Savona Premier – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

Mattarella cogli l’attimo, dimettiti

Per carità, non c’è urgenza, ma quest’atto – Presidente Mattarella – a mio modesto parere va fatto: ne va del bene della Nazione. Premetto di non aver mai pensato che il suo caso rientrasse in quelli di alto tradimento e di attentato alla Costituzione, citati dalla costituzione all’art. 90, bensì che si trattasse di una voce del dettato costituzionale che presenta alcuni dubbi interpretativi, peraltro sempre sostenuta da eminenti costituzionalisti – fino alla presidenza Napolitano – come un discrimine. Un discrimine fra che cosa? E’ molto semplice: fra la Costituzione Repubblicana e lo Statuto Albertino che la precedette: difatti, la nomina dei ministri era una prerogativa del Re, mica dei Presidenti della Repubblica. Non a caso, nella Costituzione Repubblicana si afferma che il Presidente della Repubblica sceglie il nome del Presidente del Consiglio. E basta.

Per ovviare, in futuro, che il problema si ponga nuovamente – sempre a mio modesto parere – bisognerebbe specificare le qualità richieste ad un ministro: ad esempio, che non sia in conflitto d’interessi nella condotta del ministero, che non abbia precedenti penali, ecc. Non cito le competenze poiché, in passato, abbiamo avuto ministri dell’agricoltura laureati in lettere e medici all’Istruzione. E poi avvocati ovunque, ma si sa: gli avvocati sono dappertutto, come il prezzemolo. Poi, però, finita lì: nessun impedimento.

Perché insisto sulle sue dimissioni?

Apra un qualsiasi quotidiano e cerchi di fare una sintesi di ciò che sta accadendo: la sfido a riuscirci. Domani l’Italia avrà un governo politico, tecnico, politico di legislatura, tecnico con appoggio politico, triennale, biennale, trimestrale, balneare? I cittadini non capiscono più nulla, poiché le elezioni avevano indicato una maggioranza, ma qualcuno – ossia lei – non l’ha voluta ascoltare. Di tutto ciò, solo lei è il responsabile: aveva tutti i poteri per sbrogliare la matassa.

Ha iniziato subito male: dopo quel 4 Marzo, attese fino al 4 Aprile per avviare le consultazioni sul Governo, lasciando correre una settimana per la Pasqua. Un mese per eleggere i presidenti di Camera e Senato?!? C’era la Pasqua di mezzo, d’accordo, ma nulla vietava di compiere già una fase di consultazioni interlocutorie, almeno prima di Pasqua. E, invece, nulla. Poi, le interminabili consultazioni fra Berlusconi (che veniva, comprensibilmente, rifiutato) e Renzi (che, altrettanto comprensibilmente, rifiutò): insomma, per essere un giovane politico Di Maio ha mostrato, nei suoi confronti, tanta pazienza, per dimostrarle che un altro governo non era possibile. Circa due mesi di un balletto interminabile, soltanto per compiacerla.

Quando, poi, finalmente si arrese all’evidenza che l’Italia era la prima nazione europea dove una maggioranza cosiddetta “populista” aveva vinto le elezioni – e le due forze politiche ci misero solo 15 giorni a scrivere il contratto di governo – lei ha fatto saltare tutto con la scusa di Paolo Savona, peraltro persona stimata e competente. Certo, non molto “malleabile” dai potentati europei, e qui veniamo al dunque.

Proprio cent’anni or sono, era in atto la grande mobilitazione degli Imperi Centrali per vincere la 1° GM, che sarebbe culminata nella Battaglia del Solstizio: con il fallimento dell’offensiva austro-tedesca si concluse, di fatto, la guerra ed i mesi seguenti furono già spesi in trattative sui futuri assetti europei, come lei ben conosce.

La Germania ha cercato d’imporre con le armi per ben due volte la supremazia in Europa, e non c’è riuscita. Oggi – dopo un’unificazione concessa un po’ troppo in fretta – ha di nuovo conquistato gran parte dell’Europa, mettendola sotto scacco economico. La Gran Bretagna, che per due volte uscì vittoriosa con le armi, la terza volta se n’è andata sbattendo la porta.

Il problema, caro Presidente, è che i tedeschi non sanno governare: sanno solo comandare, questo è il loro principale difetto. Sono un popolo in grado d’esprimere buone classi dirigenti, in grado di comandare ovunque e comunque: la Germania è intrisa fino al midollo di vecchio militarismo prussiano, anche se i suoi abitanti non se ne accorgono nemmeno. Drogati da una evidente ricchezza, paiono a volte addirittura amabili e gentili, ma – appena sotto la buccia – ricompare il vecchio vizio prussiano del comando.

Crede che racconti solo delle fanfaluche?

Mi reputo un buon conoscitore del mondo germanico, e ne apprezzo gli innumerevoli pregi, ma non si può lasciarli comandare poiché non riescono a gestire situazioni complesse, diverse dal loro pensiero, che esulino dalla “catena di comando” dell’obbedienza. Anche la loro bellissima lingua ne è intrisa.

In Europa, la Germania deve fare i conti solo con due nazioni (le altre o sono suoi satelliti o ruotano già nell’orbita del suo pensiero dominante): la Francia e l’Italia.

La Francia è un Paese prevalentemente agricolo, che ha fatto del suo settore agroalimentare una potenza, ma è altro che ha, e che i tedeschi non hanno: l’atomica, che consente loro di restare nel IV Reich come alleato di riguardo, con il quale non si possono fare scherzi. Tutta l’Europa – ora che Londra se n’è andata – è sotto la protezione dell’ombrello atomico francese, non dimentichiamolo e sottovalutiamolo.

E poi c’è l’Italia, Paese prevalentemente industriale, terza economia europea e seconda potenza industriale, dopo la Germania.

L’Italia ha molti talloni d’Achille, ma rimane sempre quel complesso industriale che può essere paragonato al complesso siderurgico-chimico dell’Ovest tedesco. Inoltre, l’Italia è geograficamente importante: è la via più breve fra la penisola iberica e l’Est europeo, ossia fra i mille investimenti tedeschi in terra spagnola (chimica, meccanica, ecc) ed i corrispondenti investimenti nell’Est.

Il concetto – al quale molti sono giunti senza essere cooptati da chissà quali “teorie complottiste” – è che un rapporto di comunanza significa accordo sui principi generali di conduzione di una comunità. Siccome l’UE non è nulla che assomigli ad una nazione federale, va da sé che gli attori della comunità sono gli Stati nazionali: oppure lei sostiene che il Parlamento europeo, ad elezione democratica, è quello che prende le decisioni in Europa?

Voglio segnalare a lei ed ai lettori due esempi di questa malformazione europea:

1) Proprio di questi giorni è la notizia che gli autovelox sistemati sulla rete autostradale sono stati disattivati. Non conosco il motivo e non m’interessa conoscerlo, perché sarebbe fuorviante. So, però, che è interesse delle principali catene internazionali d’autotrasporto su gomma che i loro autotreni viaggino il più velocemente possibile dal confine francese al confine giuliano, e viceversa. Perché? Poiché il tempo risparmiato sono euro, i TIR che passano in un giorno fanno milioni di euro, negli anni miliardi di euro. Cosa s’impicciano gli italiani coi loro autovelox?

2) Come mai l’unica azienda automobilistica (italiana?) – in passato più che abbondantemente sovvenzionata con soldi pubblici – s’ostina a non avere nel listino una sola auto elettrica? Perché Marchionne è un po’ tonto? Può essere. Perché aspetta che gli altri procedano nel know-how, e lui si propone di gettare sul mercato un prodotto senza costi di ricerca? Farebbe la fine del sorcio. Terza possibilità: forse per non infastidire le aziende francesi e tedesche?

Supponiamo, Presidente – dato che noi italiani siamo maestri riconosciuti di gusto e di cucina – che un’azienda italiana decidesse d’aprire in Germania una catena di supermercati dove vendere i prodotti italiani: cosa succederebbe dopo che la Lidl ha impestato ogni angolo d’Italia? Ci accoglierebbero a braccia aperte oppure finirebbe come Italcantieri, quando lanciò l’OPA sui cantieri francesi? Suscitando un’ondata dello sterile sciovinismo francese?

Insomma, Presidente, questa Europa è già a “due velocità”, ma a due diverse velocità di diritti e di doveri: quando la Merkel decise d’intervenire per “salvare” OPEL (divenuti poi Opel/Magna con l’ingresso russo nell’azienda) nessuno poté alzarsi e dire che erano proibiti gli aiuti statali alle imprese? Qualcuno si alza per affermare che bisogna aiutare la Melegatti, fallita proprio oggi?

Il governo che non ha lasciato nascere non era così sprovveduto: come già avevo ricordato in un precedente articolo – Lezione strategica? (1) – il governo puntava più sull’amicizia degli USA e della Russia che su quella tedesca. Per contrattare una nuova Europa, più giusta e più consona al progetto originale, che era ben diverso dalla fetecchia odierna.

Se, poi, ci sbattevano le porte in faccia, era giusto chinare la testa oppure ribellarsi e chiuderle da soli?

Presidente, non per uno sgualcito patriottismo, però proprio in questi giorni – lei in primis – dovrebbe ricordare quei 650.000 morti che ci permisero d’affrancarci dal giogo austro-tedesco, per questa ragione non comprendiamo perché ci siano voluti due giorni per commentare la “splendida” uscita del commissario al Bilancio dell’UE, il tedesco Gunther Oettinger, ossia “che i mercati ci avrebbero insegnato come si vota”. Per fortuna, milioni d’italiani hanno risposto sul Web a quel signore tedesco, aspettando che il loro Presidente, finalmente, alzasse la testa per ribattere qualcosa che non fosse un lamento.

Lei non è più adeguato a guidarci in questi frangenti – difficili, perigliosi, complicati – che dobbiamo affrontare se vogliamo sopravvivere: un Pertini sarebbe più adeguato, ma anche un Cossiga non sarebbe malaccio. Scelga, oppure si dimetta.

(1) http://carlobertani.blogspot.com/2018/05/lezione-strategica.html

Sorgente: Carlo Bertani: Cogli l’attimo: dimettiti

E’ Lo Spread di Mattarella, Si Deve Dimettere. Lo chiede l’Europa. Lo chiedono i mercati.

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“Lo spread a 260…è evidente che nessuno vuole che andiamo al governo”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, a Radio Anch’io, su Radio Rai 1. “Chiedete a Mattarella”, ha poi aggiunto Salvini al termine della riunione con i gruppi della Lega a Montecitorio risponde a chi gli chiede di commentare lo sfondamento dello spread oltre quota 300. “Fosse per me – dice – ci sarebbe un governo in carica. Hanno scelto altrimenti per rassicurare i mercati, non mi sembra ci stiano riuscendo…”.

“Lo spread oggi è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni. Il problema non eravamo noi, non era la nostra squadra di ministri, ma l’incertezza che oggi regna sovrana. Se il Governo del Cambiamento fosse partito, oggi avremmo un governo politico”, ha detto il leader M5s Luigi Di Maio in un post.

Sorgente: E’ Lo Spread di Matttarella, Si Deve Dimettere – Blondet & Friends

Thanks to: ANSA

Mille volte “Grazie” Presidente!

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

La vita è buffa e talvolta ingiusta, ma se sei credente va sempre bene perché poi tutto “s’aggiusta”. Per questo, Presidente Mattarella, la ringrazio perché Lei ieri sera, nonostante le terribili pressioni e minacce ricevute negli ultimi giorni da quelli del M5S e della Lega, “ha aggiustato tutto” ed io, come milioni di Italiani che hanno votato il 4 Marzo scorso, ho ritrovato la fede che stavo per perdere.

E lo ha fatto dando ragioni sacrosante, citando lo spread, la cui impennata ha aumentato “il nostro debito pubblico  e riduce la possibilità dello Stato per nuovi interventi sociali” – proprio quelli che il programma di M5S e Lega voleva realizzare e che l’Italia non vede da decenni – per incoraggiare e salvaguardare quei risparmi dei cittadini che non ci sono più ormai da anni perché tutto quello che si percepisce va giustamente a pagare tasse per far quadrare conti imposti dall’EU, ma che sulla carta lei deve garantire.

Se difendendo il popolo Italiano poi Lei ha difeso anche gli amici, tanto meglio. Quegli amici che l’Italia ha in Europa, che volevano impedire un governo in cui la Germania avrebbe preso meno soldi nostri, che, da ingrati, volevamo intascarci come Der Spiegel ci ha ricordato pochi giorni fa con la vignetta “dell’Italia Scroccona”, quella che in Apecar si lancia a 200 km all’ora nel burrone mentre il guidatore fa il gesto dell’ombrello. Rimaniamo ridicoli come vuole lo stereotipo, altro che barbari che si tolgono di dosso il servaggio imposto da pavidi burocrati!

Anche, perché dopo aver tentato di cambiare le cose, per l’immaginario collettivo la Sua scelta ha confermato che noi siamo davvero sempre e comunque dentro l’Apecar, ma almeno Lei ci ha evitato lo schianto, quindi di nuovo “Grazie”. Ci ha anche risparmiato la tiritera di chi, se fosse andato al governo, avrebbe messo la parola stop ai conflitti di interesse del nano di Arcore, che per 18 anni ha fatto patti con la mafia, quella stessa che nel 1980 uccise suo fratello, Presidente Mattarella. Ora il nano, condannato da una sentenza della magistratura Italiana, quella stessa dello stato di cui Lei è garante Presidente, potrà continuare a tirare a campare per qualche anno sicuro dell’impunità, e magari riuscirà a fare rieleggere un suo clone.

Ma soprattutto “Grazie” per averci fatto capire in modo inequivocabile cosa sia realmente il popolo Italiano, per Lei e per gli amici suoi di cui sopra: una massa indistinta di MQM senza nemmeno il diritto di votare e scegliersi il proprio governo – a meno che non vada bene a Lorsignori amici suoi, s’intende – una massa dannata le cui vite e fatiche servono solo a versare soldi per far quadrare conti che il suo nuovo prescelto in pectore Cottarelli – ma chi l’ha mai visto e votato questo? – saprà rincarare. Si sa, i “milioni di profughi e rifugiati di guerra”, amici inconsapevoli del magnate e speculatore mondiale neoliberista George Soros che sbarcano a frotte in Italia e che il trattato di Dublino ci ha imposto, qualcuno li deve pur tenere e mantenere.

E chi se non il popolo di cui sopra può assolvere al meglio tale compito?! Quel popolo che può anche festeggiare i risultati sorprendenti di elezioni e nuovi eletti come i bifolchi festeggiavano il carnevale nei tempi bui del medioevo, ma poi, insegnava Eco ne Il Nome della Rosa, arriva la Quaresima al termine del carnevale, e il bifolco che credeva di poter mettere il mondo sottosopra tornava a spalare letame e a versare decime al clero, al giusto posto dove altri più saggi di lui avevano deciso che dovesse stare in sæcula sæculorum.

E Luigi di Maio chi si credeva di essere? Voleva forse fare la rivoluzione? Per quella dovrà aspettare e fare attenzione che se anche un domani dovesse cambiare legge elettorale e il M5S avere la maggioranza sbalorditiva del 70%, potrebbero esservi altri “legittimi” dubbi di incostituzionalità, oppure i Lorsignori neoliberisti ed euroinomani potrebbero mettere temporaneamente a disposizione aiuti speciali per il campo profughi su cui sventola il tricolore per far credere che la crisi è superata, o magari arrivare a tirare qualche petardo se dovesse servire a ristabilire l’ordine in piazza.

E mentre ora su web e stampa spuntano le prime accuse su doppiogiochisti e traditori ed impazzano consigli su “cosa si doveva fare”, e come andavano applicate strategie “del salto della rana” di MacArthur per bypassare l’opposizione a Savona al ministero dell’Economia senza impuntarsi, come gli americani aggiravano le roccaforti nipponiche nel Pacifico nel ’43-‘44 per poi prenderle per fame, Lorsignori, in un contesto da tregenda, dicono che lei ci ha salvato dal chaos! Nel mentre Cottarelli è già arrivato al Quirinale, quatto-quatto e con precisione teutonica. Uno che opera in un sistema organizzato insomma, altro che bifolchi solo pronti a prendere le cose di petto, o buoni tutt’al più come carne da cannone da massacrare in trincea per poi scordarsene! Bifolchi, da dimenticare appunto.

La ringrazio quindi a nome di tutti gli Italiani onesti, per averci fatto capire tutto questo Presidente Mattarella, e non si preoccupi ora, che tanto nessuno la metterà in stato d’accusa. E non per paura degli impenetrabili quadrati che il PD innalzerebbe pronto ad immolarsi in sua difesa, come quelli Inglesi a Waterloo. No, non per  questo, perché in quei quadrati sterminatori qualche corazziere Francese riuscì comunque a far breccia e non si sa mai come potrebbe andare a finire con il coraggio e lealtà del PD.

Non si deve invece preoccupare perché è ovvio che chi non vuole il governo dei “Populisti”, ma in passato ha accettato che a governare fosse una costituzionalistica accozzaglia di mafiosi, soubrette, escort e venduti – i nomi li scelga Lei se vuole – preferisce per l’Italia un governo di “Frodisti”, ladri in doppiopetto e fabbricatori di frodi, appunto. Ora se questi galantuomini non hanno permesso al popolo Italiano di avere il proprio governo con maggioranza democraticamente eletta, chi può arrivare a credere che permetterebbero di condannare chi, come Lei, con sagge motivazioni di difesa costituzionale quel governo ha negato?

Infine un “Grazie” personale, molto sentito. Alcuni amici miei, con masters e dottorati che in Italia non trovavano lavoro neppure come parcheggiatori abusivi e che, per questo, da anni vivevano all’estero dove i loro titoli di studio ed esperienza valgono qualcosa indipendentemente dal cognome che portano o dagli amici che hanno, alla notizia dell’accordo di governo mi hanno chiamato nei giorni scorsi dicendomi che se era tutto vero sarebbero tornati subito, per dare il loro contributo a far ricrescere l’Italia.

Era tanto minacciosa ed incostituzionale la piattaforma stilata da M5S e Lega da spaziare dalla sicurezza alle pensioni,  dallo stop al business dell’immigrazione al lavoro, dalla legittima difesa alla flat tax, dal superamento della  legge Fornero, che ha danneggiato tutti, sia pensionati che giovani, al reddito di cittadinanza che doveva aiutare le persone in povertà assoluta e relativa ad arrivare a fine mese e a trovarsi un’occupazione… e poi ancora l’eliminazione delle pensioni d’oro, una tassazione più bassa per le imprese, il codice etico per i membri del governo, la tutela del territorio. Di fronte a tali minacce e idee strampalate che li avevano galvanizzati io, un po’ furbescamente lo confesso, ho scommesso con loro consigliandogli di lasciar perdere, che prima o poi sarebbe sfumato tutto. E avevo ragione perché alla fine Lei mi ha fatto vincere con rapidità imprevista la posta in gioco della scommessa: 1 euro! Mille volte “Grazie” Presidente per questo!!!

Sa io vivo in un piccolo centro alle porte di Parma ed una settimana fa, alla notizia che il Parma era tornato in serie A, il paese di sera è esploso in un urlo collettivo e in festeggiamenti durati ore; i festoni e le bandiere in certe case sono visibili ancora oggi. Ieri sera invece, quando a reti unificate Lei faceva una scelta incostituzionale garantendo costituzionalmente lo spread, a parte le urla di uno che da un giardino vicino bestemmiava e che per rispetto Suo non riferisco – sarà stato il solito esaltato del M5S o della Lega – dai balconi e dalle finestre aperte si spandeva nell’aria un silenzio assordante, rotto solo, oltre che dalle imprecazioni a cui accennavo, dal rumore di forchette sui piatti e di notizie sportive. E dire che anche qui il 4 Marzo scorso hanno votato in massa M5S e Lega, anche se in percentuale un po’ inferiore a quelle di altre regioni.

Che dire? Questa è l’Italia che lei ha difeso per impedire che un facinoroso come Savona diventasse Ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Conte. Il governo meglio farlo fare ad un ragioniere che rassicuri i mercati, in particolare quelli stranieri che affamano quel popolo che si è lasciato svendere dai suoi governanti e la cui costituzione Lei difende. Anche per questo Presidente a Lei va ancora il nostro “Grazie”, e a noi un “Grazie al ca…” per averci creduto. A ciascuno il suo.

Alessandro Guardamagna

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

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I principali testi universitari di diritto pubblico parlano chiaro: Mattarella fuori il dettato costituzionale

I principali testi universitari di diritto pubblico parlano chiaro: Mattarella fuori il dettato costituzionale

ll Presidente Mattarella ha posto in essere un atto politico che va oltre i poteri del Capo dello Stato e va al di fuori della prassi e del dettato costituzionale.
Non lo dico io, ma basta rispolverare (ormai) vecchi testi universitari.

N. 1 – Temistocle Martines
Appartengono alla categoria degli atti (formalmente presidenziali, ma sostanzialmente) governativi gli atti che siano espressione di attività di indirizzo politico (ad es. la nomina dei Ministri).

N. 2 – Caretti-De Siervo
“La disciplina costituzionale appare esplicita nell’ESCLUDERE UN POTERE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NELLA SCELTA DEI MINISTRI”.


N. 3 – Bin-Pitruzzella
“se i rapporti tra i partiti sono stabili, saranno le stesse forze politiche a determinare i contenuti delle decisioni fondamentali, ED IL CAPO DELLO STATO SI LIMITA AD ESERCITARE I SUOI POTERI PER GARANTIRE IL RISPETTO DI ALCUNI VALORI COSTITUZIONALI”.


Quali valori ha inteso garantire il Capo dello Stato decidendo di non far nascere questo Governo?

Marco Mancini

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COMINCIA LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE DEL POPOLO ITALIANO

Ormai è chiaro a tutti. Non si tratta del debito pubblico, del rating, o dell’euro. Si tratta della lotta di liberazione di un popolo dalle oligarchie plutocratiche, costituitesi in dittatura. Sarà una lotta dura, perché i nemici della libertà hanno tutti i poteri in mano e li abbiamo già visti, fin dalla Grecia, capaci di ogni disumanità. E’ la Resistenza che attende la vostra generazione, giovani. Acoltate lo straordinario discorso d Di Maio.

thanks to: Maurizio Blondet

L’Italia per fortuna non è una Repubblica presidenziale

L'Italia per fortuna non è una Repubblica presidenziale

di Giorgio Cremaschi

Mi pare che la finta sinistra piddino mediatica nelle sue pressioni, non so quanto sollecitate, su Mattarella affinché blocchi la nomina di quel pericoloso sovversivo – scherzo, lo chiarisco per chi non capisce l’ironia- di Paolo Savona, mostri tutta la sua ignoranza e persino disprezzo della nostra Costituzione.

Il Presidente della Repubblica può e deve giudicare le e i candidati a ministro per la dirittura morale, per i valori di fondo, per le competenze e per eventuali conflitti d’interesse. Su questo terreno il presidente può e deve bocciare una proposta, se non la dovesse ritenere adeguata. E diciamo che se nel passato i presidenti della Repubblica fossero stati sempre rigorosi su questo piano, beh le cose in politica andrebbero un pochino meglio.

Però il Presidente della Repubblica NON può giudicare la linea e le idee politiche di un candidato ministro, questo potere spetta solo al Parlamento. Verso il quale il presidente può manifestare costituzionalmente la sua opinione politica con messaggi diretti o con il rifiuto motivato di firmare leggi che non condivide. Questo può fare sul piano delle linee politiche il nostro presidente, ma non rifiutarsi di nominare un ministro le cui idee politiche non gli piacciano. L’Italia, per fortuna, non è una repubblica presidenziale.

Sorgente: L’Italia per fortuna non è una Repubblica presidenziale