Come Maduro risponde alla nuova offensiva imperialista

Venezuela Infos 4 maggio 2018

Roger Noriega, ex-assistente del Segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, noto “falco” alleato diretto dei golpista e terroristi della destra latinoamericana, pubblicava sul New York Times un articolo intitolato: “Le opzioni sono esaurite per il Venezuela” dove ribadiva la richiesta di altre politiche repubblicane a favore del colpo di Stato militare per rovesciare il Presidente Nicolas Maduro. Altri funzionari della politica estera degli Stati Uniti rilasciavano dichiarazioni simili a quelle del vicepresidente Mike Pence che annunciava che i prossimi Paesi da liberare saranno “Nicaragua, Venezuela e Cuba”, o Mike Pompeo, ex-capo della CIA e nuovo segretario di Stato degli Stati Uniti, che autorizzava un nuovo gruppo di diplomatici statunitensi nel promuovere il cambio in Venezuela. La giornalista Stella Calloni rilasciava un nuovo documento dal Comando Sud delle Forze Armate statunitensi, firmato dall’ammiraglio Kurt Walter Tidd, che spiega in undici pagine, metodicamente ciò che gli Stati Uniti intendono fare per impedire la vittoria del Presidente Nicolás Maduro alle elezioni del 20 maggio o, in caso di fallimento, usare il potere mediatico per lanciare e giustificare un intervento. Tale piano denunciato dal Presidente Evo Morales fu redatto prima dell’organizzazione delle elezioni presidenziali del 20 maggio, conferisce un ruolo all’opposizione ma ne riconosce anche l’inefficienza data la mancanza di base sociale, e divisioni, prevaricazione e corruzione che vi regnano. L’esercito statunitense parla di “rinascita della democrazia” in America Latina e cita l’esempio di Brasile, Ecuador e Argentina. Ritiene che sia arrivata la volta del Venezuela. Se, come indicano la maggior parte dei sondaggi di aziende private, Nicolás Maduro vince alle urne, verrà schierato ogni strumenti del Pentagono per la guerra psicologica per creare un clima favorevole all’azione militare. A tal fine, afferma il documento, lavorano con Paesi alleati degli Stati Uniti, Brasile, Colombia, Argentina, Panama e Guyana, per preparare una forza congiunta sotto la bandiera dell’OAS, l’Organizzazione degli Stati americani, e sotto la supervisione del suo Segretario Generale Luis Almagro. Il comando meridionale utilizzerà basi in Colombia, strutture di sorveglianza elettronica regionali, ospedali e enclavi nella foresta panamense di Darién, così come le ex-basi di Howard e Albrrok nella zona del canale. La prima fase del piano è già in corso: consiste nell’aggravare i problemi interni del Venezuela, in particolare carenza di cibo e beni di prima necessità, blocco alla valuta estera, esacerbazione della violenze, esaurimento del potere d’acquisto della moneta nazionale e, allo stesso tempo, lanciare l’apparato della propaganda per accusare il governo di Nicolás Maduro delle crisi, e accusar lui e i suoi principali collaboratori di presunta corruzione.
Dopo il fallimento delle “guarimbas” (violenze di estrema destra) organizzate da aprile a luglio 2017 e presentate dai media internazionali come “rivolta popolare”, la destra concentrava gli sforzi sul terreno economico, rafforzando variabili come aumento dei prezzi, tasso di cambio e contrabbando. Di fronte a questa sfaccettata guerra che mira a minare il sostegno popolare al chavismo, il Presidente Nicolas Maduro accelera la risposta moltiplicando la distribuzione di cibo sovvenzionato alla popolazione. Allo stesso tempo, colpisce il cuore del sistema capitalista: i capi della megabanca privata Banesco, impegnata nel massiccio traffico di valuta venezuelana e riciclaggio di denaro, furono arrestati e la banca posta sotto tutela pubblica. All’apice della ricchezza petrolifera, Banesco aprì la via alla fuga di capitali verso paradisi fiscali come Repubblica Dominicana, Colombia, Panama, Porto Rico e Florida (Stati Uniti) dove iniziarono ad apparire filiali della Banesco con un capitale molto più alto, come nel famoso caso Banesco Panamá, rispetto a grandi banche statunitensi come Citibank. Fino a poco tempo prima, l’ascesa di Banesco fu presentata conseguenza delle grandi qualità del suo fondatore, Juan Carlos Escotet. Tuttavia, nel 2015, Banesco Panamá fu multata per 614000 dollari per aver violato le norme sulla prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. Il mito ebbe la sua prima dose di realtà…
Nel frattempo, al confine con la Colombia, l’operazione “mani di carta” smantella il contrabbando di banconote venezuelane e riciclaggio di dollari dalla mafia colombiana per acquistare beni sovvenzionati dal governo bolivariano e rivenderli a 100 volte il prezzo sul mercato colombiano. Le autorità nazionali e regionali hanno scoperto molti hangar con passaggi segreti dove riso, burro, zucchero, olio, fungicidi e una grande quantità di alimenti protetti dallo Stato venezuelano furono raccolti e imballati dai mafiosi con imballaggi colombiani. Per non parlare del massiccio traffico di benzina, una flotta di camion cisterna. Nella capitale furono scoperti depositi di cibo monopolizzato poi ridistribuito alla popolazione dai comitati di approvvigionamento. Per proteggere i salari dei lavoratori, Maduro decretava il 30 aprile l’ulteriore aumento del 95% della retribuzione legale, annunciava l’aumento delle indennità e una copertura del 100% dei pensionati, e moltiplicava le assegnazioni ai più vulnerabili: anziani, studenti, donne incinte, donne che allattano, ecc. La replica delle catene di distribuzione come produzione e vendita, era per l’80% nelle mani private, consisteva nell’aumentare i prezzi il giorno seguente. Maduro annunciava che se sarà rieletto il 20 maggio fermerà la mafia dei supermercati e rilancerà il “governo della piazza”, città per città, rafforzare il controllo della distribuzione da parte dei cittadini e del governo.
Il candidato dell’opposizione presidenziale, Henri Falcon, affermava che con la dollarizzazione del Venezuela, si conquisterebbe la fiducia delle organizzazioni internazionali come Banca mondiale (WB) e Fondo monetario internazionale (FMI). Il Presidente Nicolás Maduro considera al contrario, di rendere il Paese indipendente dal dollaro, creando la divisa Petro: “Che un Paese come il nostro possa avere una propria valuta internazionale sarebbe un successo senza precedenti nel mondo” aggiunse riferendosi al Petro lanciato dal governo bolivariano“.

5 aree di lavoro
Nell’ambito del coordinamento della proposta del Presidente, il Comitato economico stabiliva diverse aree di lavoro: sicurezza e sovranità alimentare, nuova architettura finanziaria per la gestione delle finanze pubbliche, rapporto col capitale straniero, economia di produzione, nuovo modello economico che esponga le motivazioni all’Assemblea costituente e problema dell’energia dai diversi punti deboli. Uno di questi è PDVSA Gas Communal: servizio diretto e distribuzione in bombole parte essenziali del lavoro data l’importanza che hanno nelle case. Inoltre, il problema dei flussi di raffinazione fu enfatizzato per valorizzare lavorazione, sfruttamento ed estrazione del greggio. Alla domanda sul destino delle maggiori riserve petrolifere del mondo, il deputati Paravisini dichiarava che le risorse della Hugo Chávez Orinoco Oil Belt continuano ad essere utilizzate come strumento di geopolitica globale. “Chiunque voglia petrolio deve adattarsi alle condizioni stabilite dallo Stato. Si prevede addirittura di stabilire condizioni più severe con questo rapporto di proprietà: 60% alla Repubblica e 40% all’investitore privato da associare che porta tecnologia oltre al finanziamento“. La democratizzazione della gestione dell’industria deve continuare perché nonostante il controllo del governo su Petróleos de Venezuela (PDVSA) che, prima del colpo di Stato e dello sciopero del 2002-2003 contro il Presidente Hugo Chávez, era controllato da “una casta burocratica” che si faceva chiamare meritocrazia, continua a essere gestita da una struttura strettamente legata ai poteri delle multinazionali. Il decreto presidenziale 3368 pubblicato il 12 aprile nella Gazzetta Ufficiale del Venezuela n. 41376, rappresenta un passo in questa direzione. Lo scopo è riorganizzare le operazioni petrolifere e ridurre al minimo la burocrazia nell’impresa statale e nelle joint venture per ripristinarne la capacità produttiva. “L’attività dell’industria petrolifera si è totalmente distorta. Da una cosiddetta acquisizione di tutte le variabili con la nazionalizzazione del petrolio nel 1975 che in realtà diventò un Ministero del Petrolio molto forte, ma con un’industria in realtà gestita dalle multinazionali attraverso prestanomi, passiamo ad un’altra in cui entrambi i lati vanno controllati dallo Stato“. Ciò ne ha determinato il rafforzamento sul momento, ma in pratica “abbiamo perso il controllo sul problema del petrolio. Oggi, l’abbiamo perso nell’industria e abbiamo perso la forza del ministero“, dichiarava Paravisini, dell’Assemblea costituente. “PDVSA era una creazione dell’imperialismo e della CIA. Rómulo Betancourt, inizialmente, si oppose alla sua creazione e quindi l’accettò a condizione che le compagnie fossero dirette dagli ex-direttori delle transnazionali”, ricordava.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sorgente: Come Maduro risponde alla nuova offensiva imperialista

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L’ENI a trivellare Algarve, fra i mari piu’ belli del Portogallo

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Fa male al cuore, e fa vergogna all’Italia.
Queste che descriviamo sono azioni fatte, per il 30%, in nome di noi tutti,
cittadini d’Italia, e titolari di un terzo di questa ditta di morte chiamata ENI.
—-

Si chiama Algarve, ed e’ la regione piu a sud del Portogallo. Ci sono qui spiagge e villaggi di pescatori dipinti di bianco, ci sono scogliere, ci sono ville, ci sono pescatori, ci sono surfisti.

E’ una delle zone piu’ belle del turismo di Portogallo.

Ed e’ anche una delle ultime mire dell’ENI. 

Partiamo dall’inizio. Le ditte che vogliono qui trivellare sono la benefattrice dell’umanita’ ENI e la sua collega portoghese GALP.

Hanno firmato degli accordi per l’assegnazione delle concessioni circa dieci anni fa.  A quel tempo, nel 2007, le concessioni furono date dal governo di Lisbona alla Petrogal, una sussidiaria della GALP.

Nel 2014 arriva l’ENI, che firma un accordo con la Petrogal/GALP per sfruttare il giacimento
Sulla terraferma il parco naturale detto Costa Vicentina.

L’accordo e’ che di questo consorzio, il 70% e’ dell’ENI e il restante della GALP. La concessione occupa circa 9,100 chilometri quadrati.

Finalmente, nel Marzo del 2016 il consorzio ENI e GALP annunciano il loro intento di trivellare, con tutti i dettagli del caso, il mare offshore nei pressi della localita’ Aljezur. Nel concreto si trattava di un pozzo esplorativo in acque profonde, e dunque di piu’ difficile accesso, a 80 chilometri dalla citta’ di Sines.

L’obiettivo era di trivellare i mari atlantici di Algarve entro Maggio 2018, cioe’ … cioe’ adesso, con un investimento del costo di 100 milioni di dollari. La nave di appoggio dovrebbe essere la SAIPEM 12000.

A suo tempo, il portavoce dell’ENI, tale Franco Conticini, disse che le trivelle esplorative sarebbero durate per 45 giorni durante i quali recuperare campioni di petrolio da analizzare. Se il petrolio fosse stato buono e commercializzabile, sarebbe potuto arrivare il pozzo vero.

O i pozzi veri, perche’ i di estrazione potrebbero essere molteplici, senza considerare anche i pozzi di reiniezione, dove appunto seppellire tutto il materiale di scarto ad alta pressione.
Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali, e le trivelle non sono ancora veramente arrivate questo Maggio.

Non ancora.

Perche’ nell’ambiente dei trivellatori si parla di buone prospettive per l’estrazione dall’Algarve, preoccupando un po tutti i residenti e i turisti.

L’area come detto sopra e’ meta di pellegrinaggi di surifisti e di amanti del mare, nonche’ di pescatori.

Ma le cose non sono cosi lineari.

A dicembre 2017 al consorzio ENI- GULP era stato richiesto di presentare uno studio di impatto ambientale, ma l’ENI mise in dicussione tale necessita’, come anche la garanzia di 20 milioni di euro,
per la precisione 20,375,500 euro, e una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.

Ohhh, nooo. Giammai.

Le cose non vanno mai storte, no? Mai a nessuno, e men che meno all’ENI!
Perche’ presentare studi, assicurazioni, garanzie?

Ovviamente le associazioni ambientaliste del Portogallo gia’ in subbuglio, lo sono state ancora di piu’. Hanno raccolto 42,000 firme contro le trivelle ENI, e sono arrivati veti e divieti da varie localita’ di Algarve.

Ma niente, il governo centrale non ci sente e le concessioni sono ancora li.

E non solo le concessioni sono ancora li, all’ENI e alla GULP sono state concesse pure delle estensioni per Lavagante, Santola e Gamba, a causa di “esigenze legali ed amministrative” e di “pubblico interesse” come ha detto il segretario dell’energia del Portogallo, Jorge Seguro Sanches.

Perche’ c’e’ il pubblico interesse? Non si sa, ma forse e’ bene ricordare che il governo di Portogallo ha tirato su 76 milioni di euro con le concessioni petrolifere dell’Algarve nel corso di questi 10 anni e che quindi e’ bene tenersi buoni i trivellatori. Alla fine, l’oceano non parla e non paga, i petrolieri si.

La vicenda e’ del tutto simile a quelle italiche: con l’ENI che fa comunella con i politici, i ministri dell’energia, dell’ambiente, del mare, con la GALP e con varie agenzie governative, che rassicura sul tuttapposto, e che in fine dei conti si prende gioco della democrazia.

Esempio? Come racconta il gruppo ASMAA, associazione di attivisti contro i mostri ENI, c’e’ stata una fase di consultazione pubblica gestita dall’ENI e durata per un mese e mezzo, dal 5 Marzo al 16 Aprile 2018, e che e’ stata definita una “farsa” dall’ASMAA. Mmh.

Mi ricorda tanto le nostre consultazioni pubbliche, se e quando si siano mai fatte!  Dove si parla, parla, si promette, si rassicura ma poi alla fine ENI e compari fanno quel che vogliono e ignorano le richieste di buonsenso dei residenti e degli amanti di mare e natura.

La cosa interessante e’ che in Portogallo come in Italia del resto, i politici fanno proclami a destra e a manca contro i cambiamenti climatici, ma poi quando si tratta di trivelle e di agire e di fermarle, non ci vedono e non ci sentono.

Il profumo dei soldi che rende profumate anche le trivelle, eh?

E infatti anche qui il primo ministro António Costa nel 2016 annuncio’ alla conferenza del clima a Marrakesh che il Portogallo sarebbe diventato carbon neutral entro il 2050. E poi due anni dopo …. estendono le concessioni petrolifere. Un controsenso no?

All’ENI non posso che ribadire tutto il mio schifo verso di loro, schifo che non e’ dimunuito di un milligrammo in questi dieci anni del mio avere a che fare con loro. Ho voglia di dirlo a tutto il mondo in Portogallo e a chiunque voglia sentire e leggere, che non sono che una ditta di morte, di bugie, di scarsa trasparenza, di persone piccole piccole di vedute, di responsabilita’, di amore, e che dovrebbero solo vergognarsi.

Come vorrei avere il potere di fermarli.

thanks to: dorsogna

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

via La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

Soros and Hydrocarbons: What’s Really Behind the Rohingya Crisis in Myanmar

The Rohingya conflict in Myanmar, which had caught its second wind in August 2017, appears to be a multidimensional crisis with major geopolitical players involved, experts say, referring to both internal and external reasons behind the recent upsurge in violence in the country.

The Rohingya conflict, which erupted between Buddhists and Muslims in Myanmar’s western Rakhine state in late August, was apparently fanned by external global players, Dmitry Mosyakov, director of the Centre for Southeast Asia, Australia and Oceania at the Institute of Oriental Studies of the Russian Academy of Sciences, told RT.

According to the academic, the conflict has at least three dimensions.

“First, this is a game against China, as China has very large investments in Arakan [Rakhine],” Mosyakov told RT. “Second, it is aimed at fuelling Muslim extremism in Southeast Asia…. Third, it’s the attempt to sow discord within ASEAN [between Myanmar and Muslim-dominated Indonesia and Malaysia].”

According to Mosyakov, the century-long conflict is used by external players to undermine Southeast Asian stability, especially given the fact that what is at stake are vast reserves of hydrocarbons located offshore of the Rakhine state.

“There’s a huge gas field named Than Shwe after the general who had long ruled Burma,” Mosyakov said. “Additionally, the coastal zone of Arakan [Rakhine] almost certainly contains oil hydrocarbons.”

After the massive Rakhine energy reserves were discovered in 2004 they attracted China’s attention. By 2013 China completed oil and natural gas pipelines, which connect Myanmar’s port of Kyaukphyu with the Chinese city of Kunming in Yunnan province.

The oil pipeline allows Beijing to deliver Middle Eastern and African crude bypassing the Malacca Straits, while the gas pipeline is transporting hydrocarbons from Myanmar’s offshore fields to China.

The development of the Sino-Myanmar energy project coincided with the intensification of the Rohingya conflict in 2011-2012 when 120,000 asylum seekers left the country escaping the bloodshed.

According to Dmitry Egorchenkov, deputy director of the Institute for Strategic Studies and Prognosis at the Peoples’ Friendship University of Russia, it is hardly a coincidence. Although there are certain internal causes behind the Rohingya crisis, it could also be fueled by external players, most notably, the United States.

Myanmar’s destabilization may affect China’s energy projects and create a pocket of instability at Beijing’s doorstep. Given the ongoing crisis between the US and North Korea, another Chinese neighbor, Beijing may soon find itself caught in the crossfires.

Meanwhile, the Burma Task Force, which comprises a number of organizations funded by George Soros, has been actively operating in Myanmar since 2013 calling upon the international community to stop what they call “the genocide of the Rohingya Muslim minority group.” However, Soros’s interference in Myanmar’s domestic affairs goes deeper into the country’s history.

In 2003, George Soros joined a US Task Force group aimed at increasing “US cooperation with other countries to bring about a long overdue political, economic and social transformation in Burma [Myanmar].”

The Council of Foreign Relation’s (CFR) 2003 document entitled “Burma: Time For Change,” which announced the establishment of the group insisted that “democracy… cannot survive in Burma without the help of the United States and the international community.”

“When George Soros comes to this or that country… he looks for religious, ethnic or social contradictions, chooses the model of action for one of these options or their combination and tries to ‘warm they up,'” Egorchenkov explained, speaking with RT.

On the other hand, according to Mosyakov, it appears that some established global economies are seeking to contain the rapid economic development of ASEA nations, by instigating inner strife within the bloc.

The academic opined that the globalist management policy envisages sowing discord in stable regional formations. By fuelling regional conflicts external players jump at the opportunity to gain control over sovereign states and exert considerable pressure on them.

The recent Rohingya crisis started on August 25 when Muslim insurgents of Rohingya origin attacked security posts in Myanmar’s Rakhine state. The tough response of the country’s authorities triggered violent clashes, which claimed the lives of at least 402 people. However, according to some estimates, up to 3,000 Muslims were killed during the recent conflict.

The conflict that started about a century ago has gradually escalated since 2011, hitting its peak in 2012 when thousands of Muslim families sought asylum in the special refugee camps on the country’s territory or fled to Bangladesh. Yet another escalation started in 2016.

Sorgente: Soros and Hydrocarbons: What’s Really Behind the Rohingya Crisis in Myanmar – Sputnik International

Puglia: ispezioni sismiche Northern Petroleum a 14 miglia davanti ad Ostuni e Monopoli per Marzo 2018

Le concessioni FR 39 DP e FR 40 NP della Northern Petroleum
da cui sono state ricavate due zone per eseguire airgun in Adriatico
I nuovi ritagli sono proprio al confine con la zona di interdizione delle 12 miglia
Qui la panoramica dei mari di Puglia e di Basilicata e di Calabria
coperti da concessioni petrolifere
Il cronoprogramma prevede che l’airgun Northern Petroleum arrivera’ a Marzo 2018.
Sono le scatoline in giallo.
La concessione FR 39 NP e’ stata accordata nel 2007 e valeva fino al 2013.
La previsione era di farci airgun in 2D con possibile integrazione in 3D.
Per l’airgun in 2D e’ stata esclusa la procedura dalla Valutazione di Impatto Ambientale
Quelli della Northern Petroleum hano eseguito airgun in 2D nel 2011
Sempre nel 2011 hanno chiesto di eseguire airgun in 3D
sempre senza presentare la VIA
ma il ministero gli ha detto di no.
La VIA e’ necessaria.
E allora la Northern Petroleum ha presentato la VIA.
Siccome la concessione scadeva nel 2013 l’hanno sospesa ogni anno
 finche non sono riusciti ad ottenere il permesso di fare airgun.
Si chiama “sospensione decorso temporale”.
E con cio’ la Northern Petroleum e’ riuscita ad allungare il brodo
(e l’airgun!) almeno fino al 6 Marzo 2019.
E finalmente il permesso di fare “crociere sismiche” nelle concessioni
FR 39 NP e FR 40 NP e’ arrivato nel 2015,
dal nostro beneamato Ministero dell’Ambiente
Prevedono di fare l’airgun nel 2018.
——

COME SEMPRE, CARI GIORNALISTI DI PUGLIA,
SE USATE, CITATE

Cabot Energy Plc is an oil and gas exploration and production company 
quoted on the AIM Market of the London Stock Exchange. 
The Company is focused on production led growth which will 
deliver cash flow and demonstrable value for shareholders

La Northern Petroleum e’ una ditta inglese con sede a Londra ed e’ quotata presso la AIM, la Alternative Index Market, cioe’ la borsa delle ditte minori, quelle piu’ rischiose.

Il giorno 27 Luglio 2017 ha cambiato il suo nome in Cabot Energy. Ma non ha importanza il nome che si e’ scelta, il fatto e’ che questa micro-ditta ha preso di mira i mari della Puglia per fare airgun e trivelle e per portare “flusso di cash” e valore dimostrato ai suoi investitori.

Insomma, speculatori.

Assieme agli americani della Global Med, agli australiani della Global Petroleum Limited, ai norvegesi della Spectrum, agli italiani dell’ENI, abbiamo allora anche gli inglesi della Northern Petroleum a venire a sparare nei mari di Puglia alla ricerca di giacimenti di petrolio.

Fra le concessioni in loro possesso la FR 39 NP e la FR 40 NP, davanti alle coste di Monopoli e di Ostuni, Brindisi, Carovigno.

Queste concessioni sono state ridisegnate per eseguire airgun: dalle due concessioni contigue hanno ricavato due “zone” che in totale occupano un area di 860 chilometri quadrati.

In questi giorni annunciano al Ministero dell’Ambiente di avere preparato il loro “cronoprogramma” e che sono pronti per iniziare le operazioni di airgun nel Marzo del 2018.

Le operazioni di airgun sono di presa dati in tre-dimensioni, e sono le piu’ impattanti perche’ –ovviamente — per avere una visuale tre-dimensionale del sottosuolo e dei suoi possibili giacimenti petroliferi, occorre prendere molti piu dati che in due-dimensioni.

E quindi, molti piu’ spari.

Che cos’e’ il “cronoprogramma”?

Essenzialmente la lista di date e di attivita’ collegate all’airgun che deve essere comunicata alle autorita’ locali in modo che possano essere informate di quello che accade in mare.

Questo e’ importante perche’, come dice il ministero, occorre essere certi che non ci siano attivita’ di interferenza con altre ditte petrolifere che fanno lo stesso lavoro.

Come detto, sono diverse le ditte che vogliono fare airgun al largo della Puglia e occorre che ci si metta in ordine e che non siano li a sparare tutti assieme.  Cioe’, tutti a sparare si, ma almeno uno alla volta!

Dal rapporto-cronoprogramma della Northern Petroleum apprendiamo cosi che l’ultima campagna di presa dati airgun in Adriatico e’ stata eseguita nel 2011, dalla Northern Petroleum stessa, per dati in due-dimensioni. Si vede che non gli piacevano le immagini e che ora vogliono tornare a fare presa dati in tre-dimensioni!

Si apprende pure che, sebbene non possano accertarlo con certezza al 100%, le operazioni di airgun saranno eseguite fra il 12 Marzo 2018 e il 15 Aprile 2018.

E’ sempre difficile ripercorrere tutto l’iter di queste concessioni, ma al meglio delle mie capacita’ giornalistiche, sono riuscita ad appurare quanto segue:

1. Le concessioni FR 39 NP e FR 40 DP vennero accordate nel 2007; la Northern Petroleum avrebbe potuto fare operazioni di airgun anche senza presentare una Valutazione di Impatto Ambientale. La concessione scadeva nel 2013.

2. L’airgun in 2D venne eseguito nel 2011.

3. Sempre nel 2011 la Northern Petroleum chiede di andare in 3D, e vogliono andarci senza presentare la Valutazione di Impatto Ambientale.

4. Il ministero gli dice di no, e danno parere negativo alla “richiesta di esculsione” dalla VIA.

5 La Northern Petroleum presenta allora la VIA, che gli viene approvata nel 2012. Sarebbe stata un area di circa 1200 chilometri quadrati.  Successivamente la richiesta viene modificata, e l’area trivellanda ristretta, in parte per essere conformi al nuovo limite delle 12 miglia di interdizione dalla costa. L’approvazione finale dell’airgun in 3D arriva nel 2015. Notare dalle cartine in alto le modifiche ai perimetri.

6. La regione Puglia e molti cittadini dicono no, ma il ministero approva lo stesso.

7. Come parte dell’approvazione una serie di “prescrizioni”, le solite sciocchezze all’italiana per sembrare piu’ attenti all’ambiente ma che sono solo delle facciate cosmetiche. Fra queste prescrizioni, l’obbligo di presentare il cronoprogramma prima dell’inizio degli spari.

8. In tutti questi anni hanno chiesto di rimandare la scadenza della fine del permesso. Il ministero glielo ha accordato. E cosi invece che la scadenza nel 2013, il permesso vale fino al 2019, con possibili proroghe ulteriori. In tutti questi anni non hanno mai pagato i canoni allo stato italiano.

9. Nell’area ci sono gia’ dei pozzi non operativi, Rovesti 1 (trivellato nel 1978 dall’Agip e sterile),  Medusa 1 (trivellata nel 1996 da un altra microditta, la Enterprise Oil Exploration e sterile) e Giove 1-2 (anche questi della Enterprise Oil Exploration trivellati nel 1998 e sterili).

10. Nel Marzo del 2018 saranno pronti per la presa dati in 3D.

Ora perche’ tutto questo e’ scandaloso, almeno secondo me.

L’airgun durera’ circa un mese. Gli spari di aria compressa ad intensita’ elevatissima saranno dannosi per la vita marina, in modi che neanche comprendiamo, e in quella zona ci sono delfini e capidogli. Ma il problema e’ piu’ grande dell’airgun in se.

Dopo l’airgun viene il pozzo esplorativo. E dopo il pozzo esplorativo quello permanente. E dopo ancora infrastruttura a terra e a mare, impianti di raffinazione, oleodotti, trasporti, pericolo riversamenti ed incidenti. Il mare pulito di Monopoli che diventa il mare industriale di Gela.

E’ un processo lento magari, ma inarrestabile se nessuno fa niente e se non ci si oppone *adesso*. Dopo e’ troppo tardi.  Gela non e’ arrivata in un giorno, ma alla fine e’ arrivata.

Ma sopratutto la cosa scandalosa e’ la mancanza di democrazia, di informazione, di partecipazione della gente. Se e quando hanno presentato osservazioni, popolo e regione Puglia, non sono stati ascoltati. E quando arrivano i “cronoprogrammi” e le “crociere sismiche” nessuno ne sa niente.

Come nessuno sa niente di chi siano questi qui della Northern Petroleum o della Global Med o della Global Petroleum Limited o della Spectrum venuti chissa da dove.

Sappiamo solo che dovranno mettersi in fila per fare airgun in Puglia.

Non va assolutamente bene.

Sorgente: No all’Italia petrolizzata: Puglia: ispezioni sismiche Northern Petroleum a 14 miglia davanti ad Ostuni e Monopoli per Marzo 2018

ISTAT 2016: la petrol-Basilicata terza regione piu’ povera d’Italia dopo vent’anni di petrolio

 

Eccoci, sono usciti i nuovi dati ISTAT per il 2016.

Non sono cambiate molte cose da quando ho iniziato a seguire queste “classifiche”. E cioe’ che la Basilicata’, ad esclusione dell’anno 2012, e’ sempre nella top three delle regioni piu povere d’Italia, scambiandosi di posto con Sicilia e Calabria, dal 2003 al 2016.

Cioe’ per 13 anni, quasi di fila, appunto ad eccetto il 2012, quando era quinta.

Tutto questo nonostante tutti i proclami e nonostante la Basilicata sia considerata il piu’ grande giacimento petrolifero d’Europa. Ecco qui, tutti i dati dai rapporti Istat online dal 2003 ad oggi. Il numero in parentesi indica il posto nella classifica delle regioni.

2003: Basilicata (1): 25.6% – Sud-Italia: 21.6%

 

2004: Basilicata (2): 28.5% – Sud-Italia: 25.0%

 

2005: Basilicata (3): 24.5% – Sud-Italia: 24.0%

 

2006: Basilicata (3): 23.0% – Sud-Italia: 22.6%

 

2007: Basilicata (2): 26.3% – Sud-Italia: 22.5%

 

2008: Basilicata (1): 28.8% – Sud Italia: 23.8%

 

2009: Basilicata (2): 25.1% – Sud-Italia: 22.7%

 

2010: Basilicata (1): 28.3% – Sud-Italia: 23.0%

 

2011: Basilicata (3): 23.3% – Sud-Italia: 23.3%

 

2012: Basilicata (5): 24.5% – Sud Italia: 26.2%

 

2013: Basilicata (2): 24.3% – Sud-Italia: 21.4%

 

2014: Basilicata (2): 25.5% – Sud Italia: 21.1%

 

2015: Basilicata (3): 25.0% – Sud Italia: 20.4%

 

2016: Basilicata (3): 21.2% – Sud Italia: 19.7%

Una persona su cinque in Basilicata, questo Texas d’Italia, e’ povera.
Di piu’ che in tutto il mezzogiorno d’Italia.

La regione piu’ povera per questo 2016 e’ la Calabria con un’agonizzante 34.9%. Fa quasi paura.
Poi c’e’ la Sicilia al 22.8%, e appunto la Basilicata e’ terza con il 21.2%.

L’Abruzzo che al petrolio ha detto no e’ invece la regione piu ricca del mezzogiorno, con l’indice di poverta’ al 9.9%, con un miglioramento rispetto al 2015 quando invece i poveri erano l’11.2%.

Ma come….  il petrolio non doveva portare ricchezza, progresso, amore e gioia a tutta la Lucania?

Evidentemente la risposta e’ no.

Uno puo’ dire: bene, non ci si puo’ aspettare miracoli dal petrolio se ci sono fattori storici, geografici e culturali a impedire che si esca dalla poverta’ qui.  Certo, e’ vero.

Ma questo discorso vale su un arco temporale di un anno, di due.

Non di venti. Dopo venti anni le petrol-promesse avrebbero dovuto essere mantenute, sopratutto visto che invece le petrol-profezie di monnezza, inquinamento, ambiente malato, democrazia morente, scandali, emigrazione, poverta’ e disocccupazione si sono invece avverate, tutte quante.

Non ci sono appelli qui.

Il petrolio e’ morte e distruzione, per chi ci vive vicino, e prima ce ne liberiamo, prima daremo un futuro migliore alle generazioni future e alle nostre comunita’.

Pittella, Renzi, Gentiloni, Galletti. E’ in questi numeri la cruda realta’.

Sorgente: No all’Italia petrolizzata: ISTAT 2016: la petrol-Basilicata terza regione piu’ povera d’Italia dopo vent’anni di petrolio

Salento: approvata “crociera sismica” cioe’ airgun della Global Med del Colorado

 

 

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la d89 FR GM appena approvata

 

 

 

 

la d80 FR GM appena approvata

 

 

 

Le concessioni d89, d90 e d91 FR GM

 

della Global Med del Colorado sono le tre piu’ a destra.

La d89 e’ stata approvata, le altre sono ancora in via di approvazione.

 

Il tutto a 13 miglia da Santa Maria di Leuca.

 

 

Il limite marino e’ di 12 miglia.

 

Furbi, eh?

 

 

Ancora piu’ furbi Dario Franceschini e Gianluca Galletti che approvano questi scempi.

 

Anzi, queste crociere sismiche.

 

 

 

 

 

 

 

ALLA STAMPA DI PUGLIA, SE COPIATE, CITATE.

 

CI VUOLE TEMPO PER CERCARE QUESTE INFO

Ma come…  per tutta l’estate sono rimbalzate sulle nostre pagine facebook e sulla stampa nazionale che mezzo mondo va a fare le vacanze in Puglia!

Madonna, i ricchi immobiliaristi americani, Ivanka Trump, Helen Mirren e un sacco di gente che pare non poterne avere abbastanza di Otranto e di Gallipoli e di Monopoli.

Ed ora, il nostro governo approva l’airgun, cioe’ l’anticamera delle trivelle, nella penisola salentina.  E’ proprio quello ci vuole, eh? E lo fanno il giorno 31 Agosto, nel bel mezzo dell’estate che finisce.

Ci sono zifidi e capidogli, tartarughe della specie caretta caretta.

E vanno a fare airgun? Curioso che forse per non fare troppo brutto lo chiamano crociera sismica invece che airgun.

Sono ridicoli.  Veramente non riesco a capacitarmene di come si possa essere cosi scemi.

Andiamo a leggere.

La concessione d89 FR GM arriva da parte della Global Med, microditta misteriosa con sede legale in Colorado presso il numero 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton. Il suo domicilio e’ presso lo Studio Legale Turco, Viale Gioacchino Rossini 9, Roma 00198.

Mmh. Vorrei tanto sapere chi e’ questo avvocato Turco.  E ancora di piu vorrei sapere chi siede dietro questa Global Med nella sua suite di Littleton. Da internet emerge che e’ una ditta privata e che agisce come parte della Global Resource Holdings una LLLP che sta per Limited liability limited partnership.

Tutte quelle L significano essenzialmente che non si assumono alcuna responsabilita’, cioe’  questa Global Med/Global Resource Holding e’ una micro micro micro ditta che viene qui solo per sfruttare lo sfruttabile e senza vergogna alcuna.

Ma bastano un po di click per vedere chi e’ il capo di questa Global Med.

Si tratta di tale Randall C. Thompson che ha investito a suo dire circa 1.5 milioni di dollari per le trivelle “profonde” nel golfo di Taranto e nello Ionio. Dal suo sito diretto agli investitori dice che ha fatto richiesta di sei concessioni offshore e fatto cinque richieste di valutazione ambientale.  Ricorda ai suoi potenziali investori che lui e’ specializzato in progetti petroliferi internazionali allo stadio iniziale e che ha avuto gia’ successo in Marocco, Nuova Zelanda, Cina e Belize.

Prima era un manager della Exxon e della Amoco.

Il suo scopo e’ di fare il lavoro iniziale di accertarsi che il petrolio c’e’ ed e’ giusto e poi di vendersi a ditte maggiori.

Essenzialmente quelli della Global Med sono dei mercenari!

Ma leggiamo esattamente cosa hanno approvato quegli intelligentoni di Roma, Dario Franceschini e Gianluca Galletti che non hanno mai incontrato una trivella che non gli piaceva.

Come detto, si tratta di due concessioni. La prima e’ la d89 FR GM “nel Mar Ionio settentrionale di fronte alla punta meridionale della penisola salentina” come dice il sito ministeriale, la seconda e’ la d80 FR GM di cui parleremo nel prossimo post per non allungare troppo il presente.

Intanto, la d89 FR GM e’ a 13 miglia da Santa Maria di Leuca, ed e’ fuori dalla fascia di interdizione delle trivelle delle 12 miglia. Un miglio si sono lasciati! E non e’ neanche lontanissima da varie aree protette fra cui i siti di interesse comunitario Costa di Otranto e Santa Maria di Leuca, il Posidonieto Capo San Gregorio e Punta Ristola, il litorale di Ugento, il Litorale di Gallipoli e l’Isola di Sant’Andrea, e Alimini.

Ma che vuoi che sia avere airgun e trivelle vicino alle posidonie marine!

Per chi non lo riscordasse le posidonie sono le specie vegetali maggiormente protetti nel mare perche’ sono rarissime e portano vita al mare, habitat ai pesci. Sono un segno di mare sano e anzi, lo rendono sano.

Galletti e Franceschini decretano che “gli impatti sono estremamente bassi e del tutto irreversibili”. 

Oh certo.

Ma che ne se sanno loro dei cicli di reversibilita’ della natura? Su quali basi dicono questo? Hanno mai visto il mare petrolifero di Gela o di Galveston e hanno mai visto quanto reversibile sia stato l’impatto dell’industria petrolifera in quelle zone?

E non venissero a dirmi che e’ “solo” airgun.

Come sempre: l’airgun e’ l’ANTICAMERA della trivelle, non un mero esercizio navale per la conoscenza del sottosuolo. E Mr. Thompson lo sa bene questo. Il suo scopo e’ trivellare non di fare airgun. Per lui l’airgun e’ solo il punto di partenza.

Come sempre, non glien’e’ importato niente a Roma delle “numerose” osservazioni giunte, e anzi prendono pure in giro la gente dicendo (come fanno sempre ormai) che le osservazioni del pubblico sono state usate per le “controdeduzioni” del proponente.

Pure la regione Puglia aveva detto no.

Come dire: Mr. Thompson, dal Colorado, che del Salento non sa e non ama certo niente, ha il diritto alla prima e all’ultima parola sull’airgun in Salento. Il parere della gente, o della regione Puglia, non conta niente.

Sara’ che Mr. Thompson ha 1.5 milioni di dollari da buttare dietro alle trivelle salentine, e i cittadini del Salento no e quindi i pugliesi valgono un po meno rispetto ai tanti quattrini che arrivano dal Colorado?

Quello che Mr. Thompson ha comprato finora con il suo 1.5 milioni di dollari e’ stato il diritto di sparare in mare in un area di circa 745 kmq mettendo a soqquadro la vita marina lungo un tracciato di 148 km. Sara’ una indagine sismica in due dimensioni, ma se lo si vorra’, in seguito, si potranno prendere dati anche in tre dimensioni a patto che venga eseguito un nuovo studio ambientale. Ovviamente la visuale in 3D e’ piu’ approfondita e quindi la presa dati e’ piu’ impattante sulla vita marina.

Ancora piu’ drammatico e’ che questi scemi di Roma approvano l’airgun del Salento ben sapendo che la d89 FR GM e’ parte di un complesso piu’ grande!

E infatti dicono che si tratta di un progetto a piu’ larga scala che comprende anche la d90 FR GM e la d91 FR GM. Queste concessioni sono contigue alla presente d89 FR GM. Sara’ una macroarea da trivellare.  E visto che questa qui e’ approvata, sono quasi sicura che le altre due, la d90 e la d91 saranno approvate pure loro, perche’ saranno identiche!

E uno dice: ma perche’ fanno tre istanze e non una sola?

Perche’ la legge dice che occorre fare concessioni al massimo di 750kmq per uno “sviluppo razionale” delle risorse. Qui quella della Global Med avevano un lotto piu’ grande, e quindi l’hanno spezzato in pezzettini piu’ piccoli. Il decreto dice che l’hanno fatto per “ottemperare a quanto richiesto dalla normativa”.

Ciascuno puo’ interpretare la parola “ottemperare” come meglio crede.

Ma poi …. che senso ha prendere un pezzo grande, spezzarlo in piu’ parti e approvarli separatamente? Se c’e’ questo divieto a concessioni superiori a 750kmq, un motivo ci sara’, no? Qui pare tutto fatto a casaccio.

Arriviamo alle prescrizioni. Ridicole come sempre.

Le navi airgun di Mr. Thompson dovranno portarsi appresso un osservatore “altamente specializzato” di mammiferi marini, che dovra’ mostrare competenza ed esperienza con i cetacei nell’area. Lo scopo e’ di osservare.

Certo, osserviamo mentre spariamo!

Dovranno essere presi dati prima dell’inzio degli spari per almeno 60 giorni, e dovranno essere determinati valori di soglia di rumore entro i quali potranno esserci disturbi comportamentali e danni fisiologici.

Cioe’: sara’ Mr. Thompson del Colorado a determinare i valori di soglia, mica glieli impone il governo!  E secondo voi quali saranno questi valori di soglia? Quelli giusti per gli animali o quelli giusti per il portafoglio di Mr. Thompson? Che domande, eh?

Dovranno presentare al governo i risultati con i loro modellini, la loro ricerca bibliografica, le precauzioni prese per minimizzare i rischi di “riversamenti accidentali di oli, carburanti, sostanze tossiche e inquinanti liquidi in generale”. Insomma, sara’ come fare un compitino a casa, e presentarlo al ministero. I dati dovranno essere resi pubblici.

Ma… una volta guardati questi rapporti che ce ne facciamo?

Non potranno entrare in aree dove ci sono zone di ripopolamento ittico e coralli, non potranno andare a fare airgun in periodi di deposito uova e riproduzione delle principali specie “commerciali” e dovranno lavorare con le Capitanerie di Porto locali per coordinare spostamenti ed attivita’ varie.

Domanda: ma … se il periodo di riproduzione e di deposito uova deve essere evitato, questo non vuol dire forse che l’airgun ha effetti negativi sulla vita marina? Ma certo. Non lo si puo’ negare nonostante tutte le belle parole prese dai nostri governanti. Lo sanno anche loro che non e’ vero che gli impatti sono trascurabili, altrimenti gli farebbero sparare anche sulle uova e durante il periodo di riproduzione, no?

Andiamo avanti.

Se si scoprono relitti archeologici dovra’ essere notificata la Soprintendenza di Puglia.

E alla fine l’ISPRA dovra’ venire a certificare il tuttapposto.

E il turismo?

E la volonta’ popolare?

E le trivelle future?

E l’ambiente?

E gli accordi di Parigi?

E la coscienza?

Tutto venduto a quegli 1.5 milioni di dollari di Mr. Thompson.

Sorgente: No all’Italia petrolizzata: Salento: approvata “crociera sismica” cioe’ airgun della Global Med del Colorado

“La Oscura Causa”: un documentario sul Venezuela

 

“La Oscura Causa”: un documentario sul Venezuela

Questo mio documentario non è un lavoro circostanziale. Continuerà ad avere un senso finché gli Stati Uniti persisteranno nell’idea di abbattere la Rivoluzione Bolivariana in atto in Venezuela, nell’obbiettivo di impadronirsi del petrolio e delle altre risorse naturali.

Nel 1902, l’Inghilterra, la Germania ed altre nazioni europee vollero conquistare il Venezuela. Gli argomenti e le pratiche di destabilizzazione di quell’epoca lontana sono quasi le stesse di quelle di oggi.

Questo documentario è basato su interviste a studiosi venezuelani che, con un linguaggio semplice e didattico, ci raccontano una storia che i grandi media insistono a nascondere o tergiversare.

Versione con sottotitoli in italiano:

 

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Catalano

thanks to: Hernando Calvo Ospina

Pressenza

Il Parlamento scozzese dichiara: ‘Senza se e senza ma, no al fracking’

Segnali non vincolanti di messa al bando del fracking: ‘crescente consenso sul fatto che fermare il cambiamento climatico significa dire no ai nuovi combustibili fossili come il gas estratto con il fracking’.

di Deirdre Fulton, redattore per Common Dreams

Mercoledì il Parlamento scozzese ha approvato una mozione a supporto di un’immediata messa al bando del fracking, creando così un potenziale atto finale sul controverso metodo di estrazione dei combustibili fossili.

La mozione, avanzata dai laburisti, dichiara: “Questo parlamento riconosce che, per attuare gli obiettivi scozzesi relativi al cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, deve esserci un’immediata messa al bando del fracking in Scozia”.

Dopo l’astensione dei membri del Partito Nazionale Scozzese (SNP), la mozione è passata con 32 voti contro 29. L’SNP ha annunciato una moratoria sul fracking lo scorso gennaio, ma si è fermato, a meno di un’immediata messa al bando, per permettere ulteriori ricerche.

The Guardian riporta:

Il portavoce del Partito laburista scozzese sull’ambiente, Claudia Beamish, che ha presentato l’emendamento, ha immediatamente richiesto al governo SNP di chiarire la propria posizione dopo il voto, che non crea politiche vincolanti ma rappresenta, così presto, una significativa sconfitta per l’SNP in questa nuova legislatura.

Beamish ha affermato: “Il governo SNP deve ora chiarire se vuole rispettare o meno la volontà del parlamento e introdurre un’immediata messa al bando del fracking. Sarebbe oltraggioso per questo importante voto essere ignorato.

“Non si sono dubbi sulla scienza – per rispettare i nostri obiettivi sul cambiamento climatico e proteggere il nostro ambiente abbiamo la necessità di sviluppare fonti di energia a basso contenuto di carbonio, non un altro combustibile fossile. La posizione dei laburisti è chiara: senza se, senza ma, no al fracking”.

Secondo The Scotsman:

La segretaria dell’Ambiente Roseanna Cunningham aveva affermato in precedenza che l’opinione pubblica in Scozia avrebbe giocato un ruolo chiave nella decisione ministeriale di imporre o meno un’immediata messa al bando del fracking.

Il ministro dell’energia Paul Wheelhouse prenderà una decisione, ma non è verosimile che questo avvenga prima dell’estate.

“E’ fantastico che il Parlamento scozzese abbia votato per la messa al bando del fracking e abbia inviato questo chiaro messaggio al Governo affinchè la implementi” ha detto Mary Church, leader delle campagne di Friends of the Earth Scotland.

“E’ anche chiaro dal voto di oggi che esiste un consenso crescente sul fatto che fermare il cambiamento climatico significa dire no ai nuovi combustibili fossili come il gas estratto con il fracking”.

Ha aggiunto: “Ci aspettiamo una maggiore urgenza da parte del Governo scozzese per porre fine all’incertezza delle comunità che affrontano l’estrazione non convenzionale dei combustibili fossili in tutta la Scozia”.

 

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

Sorgente: Pressenza – Il Parlamento scozzese dichiara: ‘Senza se e senza ma, no al fracking’

Perche’ votare e perche’ votare si al referendum del 17 Aprile 2016

Il petrolio prima ancora che l’ambiente inquina la democrazia.

Non avrei mai immaginato che questo referendum aprisse una cosi violenta discussione sul tema petrolio in Italia o che venissero fuori tutti questi scandali, uno piu’ deprimente dell’altro per chiunque ami l’Italia.  Essenzialmente predico tutte queste cose da anni, ma questa cosi grande macchina organizzativa per taroccare i controlli, per mentire alla gente, per farci soldi sopra, con la piu’ totale incuranza per l’ambiente, il pianeta, la gente e’ veramente strabiliante.  I petrolieri hanno giocato con i polmoni, con il mare, con la fiducia degli italiani e questo da solo e’ un motivo forte per votare SI il giorno 17 Aprile 2016.

Gli altri li elenchero’ fra qualche paragrafo. Ma e’ quanto di piu’ meschino e antidemocratico invitare la gente all’astensionismo come cercano di fare in molti nel PD. Quale che sia stato l’iter di questo referendum siamo adesso chiamati alle urne, e occorre andare a votare per non sprecare i 3-400 milioni di euro che questo referendum costera’.  Vincere sperando che non si raggiunga il quorum e’ uno schiaffo al vivere civile e a tutti quelli che hanno dato la vita, generazioni fa, per darci il suffragio universale.

Il quesito e’ sulla durata temporale delle trivelle. Le concessioni adesso durano 30 anni con possibilta’ di proroga fino all’esaurimento del giacimento. Il referendum vuole che, per il futuro e per le sole concessioni entro le 12 miglia, una volta scaduti questi 30 anni, non possano esserci proroghe. Il quesito riguarda una ventina di concessioni della Edison e dell’ENI che “scadranno” fra il 2017 e il 2027. Sono in Adriatico (Emilia Romagna, Marche e Abruzzo), in Sicilia e nel mar Ionio (Calabria).   Di queste concessioni una e’ unicamente a petrolio, Rospo Mare in Abruzzo, le altre sono tutte a gas o miste. Le piattaforme fuori dalle 12 miglia non sono interessate.

Il voto e’ un voto simbolico. I quesiti iniziali erano sei, ma di questi cinque sono stati cancellati, grazie a sgambetti piu’ o meno aperti da parte del governo. Hanno una gran paura del voto. Oltre a cancellare cinque quesiti su sei, hanno pure deciso di non voler incorporare il voto con le amministrative di Giugno, sperando nell’astensionismo. Essendo un voto simbolico, anche l’espressione del voto deve essere simbolico.

Non votiamo per trenta o trentuno anni di trivelle. Votiamo per dire al governo che tipo di Italia vogliamo. Una Italia fossile, che si ancora stretta stretta al passato, con tutte questa petrol-molassa di morte, di ministri, di amanti, di bugie, o una Italia che con coraggio guarda al futuro e programma un paradigma energetico diverso, fatto non solo di energia pulita, ma di coscienze pulite.

Non e’ vero che non si puo’. I perdenti, i vecchi dentro, quelli che hanno le mani in pasta, dicono che non si puo’. L’uomo e’ piu’ intelligente dei buchi. Se abbiamo messo un uomo sulla luna possiamo anche portare sulla terra sole e vento per fare tutto quello che facciamo con il petrolio, senza avvelenare nessuno.  Lo so. E’ la storia che ce lo dice.

Ecco perche’ votare si:

1. Dalle trivelle italiane, esistenti e future, non ci guadagnano niente gli italiani, solo i petrolieri.  Importiamo ancora la maggior parte del petrolio e del gas che usiamo e sara’ sempre cosi perche’ ce ne abbiamo troppo poco e scadente per farne affidamento. Non sono le trivelle in mare a portare ricchezza agli italiani. E’ l’ambiente sano, un turismo intelligente e moderno, la bellezza, la poesia del nostro paeseaggio che ci salveranno, non i buchi. Ogni Gela e’ una Taormina mancata.

2. L’Italia e’ un paese fraglie. Trivellare significa stuzzicare e modificare delicati equlibri naturali di cui non sappiamo niente. Tutto il Ravenate e’ sottoposto a fortissima subsidenza, spiagge intere sprofondano.  Studi commissionati dagli stessi petrolieri in tempi recenti confermano che la maggior parte della subsidenza e’ causata dalle estrazioni metanifere. La subsidenza e’ un fenomeno irreversibile: una volta che la terra si abbassa non si torna indietro. La subsidenza si puo’ solo rallentare. Chi da il diritto ai petrolieri di lasciare questa eredita’ alle generazioni future?

3. Quello che emerge da Viggiano (Basilicata) in questi giorni e’ *normale* per l’industria petrolifera. In alcune localita’ del mondo i controlli sono superiori, altrove, come in Italia, arrivano tardi e c’e’ una spettacolare corruzione fra controllo e controllato. Ma i tentativi di avvelenare residenti e ambiente per risparmiare costi, esistono ovunque. E’ questa la triste verita’ dell’industria petrolifera: ancora piu’ che i sussidi governativi i loro business lucrano con i sussidi non quantificabili delle nostre vite e del nostro ambiente. Ci avvelenano i polmoni ed i figli, ci deumanificano le coste con brutture industriali, puzze sulfuree insopportabili, e cozze e pesci tossici. Sono sicura che se si indagassero tutte le piattaforme d’Italia si troveranno concentrarzioni elevate di materiale tossico in ciascuna di queste. E’ inevetabile. Prima ci lasciamo questo modus vivendi alle spalle, meglio sara’.

4. A Ragusa, allo scadere della concessione Vega A approvata nel 1984, hanno fatto richiesta per trivellare altri dodici pozzi nel quasi silenzio generale. Viene fuori adesso che dopo decenni attorno alla piattaforma Vega A ci sono elevate concentrazioni di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE e che non e’ possibile il totale ripristino ambientale.  A Ravenna invece viene fuori che le cozze “sane” pescate vicino alle piattaforme erano invece state prese altrove. Quelle vere invece avevano altre concentrazioni, anche qui, di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Chi mangia quelle cozze? Anche qui, tutto questo e’ *normale* perche’ si tratta di infrastrutture che invecchiano, di sostanze tossiche e corrosive, e di controlli scarsi e difficili. Un giorno in piu’ di proroga e’ un giorno in piu’ di mare malato.

5. E se qualcuna delle trivelle ha incidenti o malfunzionamenti? Dalla piattaforma Paguro, da cui sono morte tre persone, non vogliamo veramente imparare niente? O vogliamo dimenticare la piattaforma ENI Temash incendiatasi nel 2004 solo perche’ e’ in Egitto? O del fatto che l’ENI-Saipem ha trivellato senza certificazioni? O che l’ENI in Norvegia ha ammesso una “lack of competence” nel trivellare i mari del nord? O vogliamo dimenticare che quando in Abruzzo ci furono perdite da Rospo Mare, prima si parlo’ di petrolio e *dopo quattro giorni* i petrolieri corressero la stampa parlando di erba e fango, come se loro stessi non fossero capaci di distinguere il petrolio dal fango immediatamente?

6. Non e’ vero che se non lo estraiamo noi lo faranno i Croati con magiche trivelle “a 45 gradi” come scrive qualche petrol-giornalista. Per tutto il parlare che si e’ fatto di petrolio in Croazia, i residenti dell’ex-Yugoslavia non hanno trivellato un solo pozzo. In Italia invece tiramo fuori petrolio dagli anni ’50 in Adriatico, senza chiedere niente a nessuno. Non sarebbe il caso di dare l’esempio e di decidere *assieme* ai croati di chiudere il mar nostrum ai petrolieri da ambo i lati?

7. Non e’ vero che diminuira’ l’occupazione. Nessuna piattaforma chiudera’ il 18 Aprile. Per di piu’ il lavoro petrolifero e’ altamente automatizzato e sono poche le persone che lavorano sulle piattaforme. Di contro, chi protegge il lavoro delle migliaia di pescatori che non sanno se pescano pesce o concentrati di monnezza tossica?

8. E se invece di preoccuparci di petrol-lavoro, ci preoccupassimo del lavoro green? La tendenza mondiale e’ di occupazione verde che cresce. In Canada gli ex lavoratori del petrolio chiedono di essere riqualificati per il lavoro nell’industria delle rinnovabili, negli USA il lavoro nelle rinnovabili ha superato quello nell’industria petrolifera. E la cosa bella del lavoro verde e’ che spesso si tratta di piccole industrie, e quindi di ricchezza distribuita invece che di colossi e multinazionali. Invece di fare la guerra al referendum, perche’ il governo di Matteo Renzi non fa piu’ politiche per incentivare le rinnovabili? L’uso di automobili elettriche? Il risparmio energetico? Nel 2014 il governo addirittura fece dei tagli retroattivi sugli impianti di energia verde, causando l’ira degli investitori stranieri e pure del Wall Street Journal.  Forse perche’ Matteo Renzi ha piu’ petrol-amici che amore per le rinnovabili?

9. Giustificare le trivelle d’Italia perche’ “se non lo facciamo noi, lo faranno in Mozambico e in Nigeria” e’ una offesa al Mozambico e alla Nigeria, e a tutti quelli che vivono vicino a pozzi e trivelle e mare malato. Ai Nigeriani non importa se trivelliamo Tempa Rossa o Ravenna o Ombrina. Ai Nigeriani importa che il loro dolore cessi e che non debbano piu’ respirare, mangiare e vivere petrolio.  A chi pensa cosi’ due cose dico. Intanto, se vogliamo proprio fare questo ragionamento, e allora dovremmo dire “se non lo facciamo nel giardino del mio condominio, lo faranno in Basilicata” e quindi che si aprissero loro un Centro Oli nelle loro citta’, o una FPSO nel loro mare. Andassero al mare a Falconara. E sopratutto. Se vi dispiace (ma veramente!) per la Nigeria e per il Mozambico, diventate attivisti per la Nigeria e per il Mozambico. Ce n’e’ tanto bisogno. E no, non e’ impossibile. Se l’ho fatto io dalla Calfornia per l’Italia, lo potete fare anche voi per il Mozambico e per la Nigeria. Ai politici che seguono questo pensiero dico: perche’ invece non mettete su delle commissioni d’inchiesta per studiare cosa esattamente l’ENI e l’AGIP abbiano combinato in Nigeria, se veramente ci tenete?  Non e’ distruggendo l’Italia che si migliora il resto del mondo. Invece di giocare al ribasso, miglioriamolo il pianeta.

10. Il pianeta muore per colpa nostra. Del nostro uso smodato di fonti fossili. Ogni giorno leggiamo di cambiamenti climatici che progrediscono e che alterano i delicati equilibri naturali. I ghiacciai che si sciolgono, le barriere coralline che muoiono, isole che scompaiono, gli oceani che si acdificano. Non e’ giusto. Da qualche parte si deve pur iniziare per cambiare le cose, e cercare di salvare il salvabile. L’Italia ha firmato decine di accordi da Kyoto a Parigi e sarebbe tutto vuoto se ci ostinassimo a trivellare il pianeta fino all’ultima goccia. Occore invece affrontare la sfida energetica con coraggio: iniziamo da qui, dal 17 Aprile.

Non c’e’ sfida alcuna davanti cui l’uomo non abbia messo tutta la sua intelligenza e il suo volere e non ci sia riuscito.

Possiamo farcela. Ce l’abbiamo sempre fatta.

thanks to: dorsogna