I principali testi universitari di diritto pubblico parlano chiaro: Mattarella fuori il dettato costituzionale

I principali testi universitari di diritto pubblico parlano chiaro: Mattarella fuori il dettato costituzionale

ll Presidente Mattarella ha posto in essere un atto politico che va oltre i poteri del Capo dello Stato e va al di fuori della prassi e del dettato costituzionale.
Non lo dico io, ma basta rispolverare (ormai) vecchi testi universitari.

N. 1 – Temistocle Martines
Appartengono alla categoria degli atti (formalmente presidenziali, ma sostanzialmente) governativi gli atti che siano espressione di attività di indirizzo politico (ad es. la nomina dei Ministri).

N. 2 – Caretti-De Siervo
“La disciplina costituzionale appare esplicita nell’ESCLUDERE UN POTERE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NELLA SCELTA DEI MINISTRI”.


N. 3 – Bin-Pitruzzella
“se i rapporti tra i partiti sono stabili, saranno le stesse forze politiche a determinare i contenuti delle decisioni fondamentali, ED IL CAPO DELLO STATO SI LIMITA AD ESERCITARE I SUOI POTERI PER GARANTIRE IL RISPETTO DI ALCUNI VALORI COSTITUZIONALI”.


Quali valori ha inteso garantire il Capo dello Stato decidendo di non far nascere questo Governo?

Marco Mancini

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Traditore! Farai la fine di Mussolini

Vertici M5S: si ragiona su impeachment Mattarella © ANSA

2018-05-28

I vertici del M5S, a quanto apprende l’ANSA, stanno ragionando sull’impeachment nei confronti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel Movimento si fa riferimento all’art. 90 della Costituzione secondo il quale “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”. Nessun commento viene dal Quirinale sulle ipotesi avanzate da alcune forze politiche di ricorrere nei confronti di Mattarella con uno stato di Accusa, ovvero con l’impeachment.

– “Non esiste mandare nel caos il paese per fini ideologici. Credo sia arrivato il momento per #impeachment a #Mattarella. È una strada obbligata e coerente”. Lo sostiene su twitter il deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia.

Se veto Fdi chiede stato Accusa Mattarella  – “Si dice che il Presidente della Repubblica abbia messo il veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, se questa notizia fosse confermata avrebbe dell’incredibile. E se questo veto fosse confermato sarebbe drammaticamente evidente che il Presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque Fdi nel caso in cui questo veto impedisca la formazione del nuovo Governo chiederà al Parlamento la messa in stato d’Accusa del Presidente per alto tradimento”. Lo afferma Giorgia Meloni

“Per il governo che ha in mano il futuro dell’Italia decidono gli italiani, se siamo in democrazia. Se siamo in un recinto dove possiamo muoverci ma abbiamo la catena perché non si può mettere un ministro che non sta simpatico a Berlino, vuol dire che quello +è ministro giusto e vuol dire che se ci sono ministri che si impegnano ad andare ai tavoli europei” a difendere gli interessi italiani “parte il governo, se il governo deve partire condizionato dalle minacce dell’Europa il governo con la Lega non parte”. Così Matteo Salvini a Terni.

“Noi non siamo al ricatto di nessuno. Se abbiamo la certezza di poter lavorare liberamente da domani mattina sono ufficio. Ma se qualcuno mi dice vai in ufficio ma con calma e poi vediamo lo spread, i vincoli, allora no: così non si può lavorare bene. Se siamo in democrazia e rimane solo una cosa da fare restituire la parola agli italiani”. Lo ha detto Matteo Salvini in comizio a Terni.

“Non lo conoscevo, ho trovato in Di Maio una persona ragionevole”. Lo ha detto Matteo Salvini, in un comizio a Terni.

“Noi Ce l’abbiamo messa tutta, se qualcuno si prenderà la responsabilità di non far nascere un governo pronto domani mattina, lo vada a spiegare a 60 milioni di italiani”. Lo afferma da Terni il leader della Lega Matteo Salvini.

“Eravamo riusciti a mettere nella lista dei ministri che in questi minuti il presidente incaricato sta consegnando al presidente della Repubblica un elenco di idee, di nomi e cognomi, di gente che da domani vorrebbe o avrebbe voluto cominciare a lavorare e trasformare in realtà la speranza di milioni di italiani. Però abbiamo un principio che viene prima di tutto, per l’Italia, per i nostri figli e per gli italiani decidono solo gli italiani, non decidono tedeschi”.

‘La scelta di Mattarella è incomprensibile. Allora inutile votare, governi li decidono sempre gli stessi’. Così il leader M5S Luigi Di Maio su Fb commenta l’esito della crisi di Governo. ‘Avevamo espresso Conte come presidente del consiglio, avevamo una squadra di ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no perché il problema è che le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia. Allora diciamocelo chiaramente che è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating, le lobby finanziare e bancarie, sempre gli stessi”. “Sono stato grande stimatore Mattarella ma questa scelta è incomprensibile”. Lo ha detto il leader M5s Luigi Di Maio nel corso di una diretta su Facebook.

“Per noi l’Italia è sovrana: se si vuole impedire un governo del cambiamento allora ce lo devono dire chiaramente. Sono molto arrabbiato”. Così il leader M5s Luigi Di Maio in una dichiarazione su Fb dove aggiunge: “stiamo lavorando da decine e decine di giorni, dalla mattina alla sera, per assicurare un governo a questo Paese: ma la verità è che stanno facendo di tutto per non mandare il M5s al governo di questo paese”. “In questo Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi essere Alfano, puoi avere fatto reati contro la pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare ma se hai criticato l’Europa non puoi permetterti neanche di fare il ministro dell’Economia in Italia. Ma non finisce qui”.

Di Maio rivela composizione “squadra” governo – “Questa era la squadra che poteva giurare al Quirinale”. Luigi Di Maio svela in diretta Fb quella che avrebbe potuto essere la “squadra” di un governo tra M5s e Lega. Con Giuseppe Conte alla presidenza del consiglio, Di Maio e Salvini avrebbero avuto il ruolo di vicepresidenti e rispettivamente l’incarico allo Sviluppo economico e agli Interni. Paolo Savona sarebbe andato all’economia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarebbe stato Giancarlo Giorgetti. Per Di Maio era previsto anche l’incarico al ministero del Lavoro e affari sociali. Quanto ai ministeri: ai rapporti con il Parlamento: Riccardo Fraccaro; alla Pa: Giulia Bongiorno; agli Affari regionali ed autonomie: Enrica Stefani; al Sud: Barbara Lezzi; al ministero per la Disabilità: Lorenzo Fontana; agli Esteri: Luca Giansanti; alla Giustizia: Alfonso Bonafede; alla Difesa: Elisabetta Trenta; alle Politiche agricole: Gianmarco Centinaio; alle Infrastrutture: Mauro Coltorti; all’ Istruzione: Marco Bussetti; ai Beni culturali e turismo: Alberto Bonisoli; alla Salute: Giulia Grillo.

thanks to: ANSA

L’Italia per fortuna non è una Repubblica presidenziale

L'Italia per fortuna non è una Repubblica presidenziale

di Giorgio Cremaschi

Mi pare che la finta sinistra piddino mediatica nelle sue pressioni, non so quanto sollecitate, su Mattarella affinché blocchi la nomina di quel pericoloso sovversivo – scherzo, lo chiarisco per chi non capisce l’ironia- di Paolo Savona, mostri tutta la sua ignoranza e persino disprezzo della nostra Costituzione.

Il Presidente della Repubblica può e deve giudicare le e i candidati a ministro per la dirittura morale, per i valori di fondo, per le competenze e per eventuali conflitti d’interesse. Su questo terreno il presidente può e deve bocciare una proposta, se non la dovesse ritenere adeguata. E diciamo che se nel passato i presidenti della Repubblica fossero stati sempre rigorosi su questo piano, beh le cose in politica andrebbero un pochino meglio.

Però il Presidente della Repubblica NON può giudicare la linea e le idee politiche di un candidato ministro, questo potere spetta solo al Parlamento. Verso il quale il presidente può manifestare costituzionalmente la sua opinione politica con messaggi diretti o con il rifiuto motivato di firmare leggi che non condivide. Questo può fare sul piano delle linee politiche il nostro presidente, ma non rifiutarsi di nominare un ministro le cui idee politiche non gli piacciano. L’Italia, per fortuna, non è una repubblica presidenziale.

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Come giustificare attacchi terroristici verso obiettivi italiani

Il Pentagono è furioso. Grazie ad una “gola profonda”, il Corriere della Sera ha potuto rivelare in prima pagina, ieri mattina il 6 ottobre, che il Ministro della Difesa Roberta Pinotti e il suo omologo statunitense Ashton Carter avevano già deciso l’uso, per missioni di bombardamento, dei caccia italiani attualmente in Iraq per i soli compiti di ricognizione. Decisione presa, dunque, ancor prima dell’arrivo del sig. Carter in Italia ieri pomeriggio per la sua visita ufficiale di due giorni, e ancor prima che il Parlamento italiano potesse discutere l’intera questione, come imporrebbe la Costituzione.

La reazione alla notizia di Corsera e la successiva controreazione del governo sono state immediate: grida di scandalo da più parti seguite dal dietrofront del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dei suoi ministri. “Si tratta solo di un’ipotesi”, hanno rassicurato in coro sia Pinotti che il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni; “Sottoporremo senz’altro la questione al Parlamento prima di decidere definitivamente qualsiasi cosa.”

Quindi Carter lascerà la Capitale oggi sicuramente a mani vuote. Grazie all’anonimo “Chelsea (Bradley) Manning” italiano che svelò la tresca, il governo Renzi fallisce il tentativo di replicare il colpo di mano che il governo di Mario Monti realizzò invece nel luglio del 2012. Infatti, Monti e l’allora Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola riuscirono ad autorizzare alla chetichella – e sempre in barba alla Costituzione italiana – l’impiego bellico dei caccia tricolore che erano stati inviati in Afghanistan in precedenza per i soli compiti di ricognizione. E i parlamentari, con poche eccezioni, scelsero di sonnecchiare.

Questa volta, qualcuno li ha svegliati.

Pertanto i caccia italiani dislocati a Baghdad rimarranno senza bombe per ora – e, più precisamente, per tutto il tempo necessario al dibattito parlamentare. “Rimanere senza bombe” non significa, naturalmente, che questi aerei non partecipino già ai combattimenti. Anzi, per dirla alla Giovanni Sarrubi, “scattando le foto degli obiettivi da bombardare, sono già un po’ come i complici di un omicidio.” Tuttavia il passaggio da ricognizione a lancio di ordigni non è poco ed è pur sempre gravido di conseguenze.

I pacifisti italiani, dunque, come tutti i cittadini, possono ora usare il margine di tempo ottenuto per alzare la loro voce e far ricordare al Parlamento che il “conflitto” in corso in Iraq è, per ammissione dello stesso governo statunitense, una guerra. Pertanto l’eventuale partecipazione italiana al conflitto non potrà, in nessun modo, essere travestita da “missione di peacekeeping” o di “addestramento delle forze armate irachene”. L’eventuale partecipazione italiana configurerebbe una vera e propria cobelligeranza e pertanto necessita di una formale approvazione parlamentare come tale.

Il parlamento italiano deve dunque decidere se vuole o meno provocare, bombardando l’Iraq, altri morti, altre devastazioni, altri flussi di profughi in Europa – il tutto, poi, non per eliminare l’autoproclamato Stato Islamico (perché ciò non è mai stato il vero obiettivo della cosiddetta Operazione Internazionale Anti-Isis, come si vedrà più avanti), ma solo per poter “contare” diplomaticamente in ipotetici futuri negoziati sulla regione. Ricordiamocelo: le bombe italiane eventualmente sganciate, seppure ai soli fini del contenimento dei jihadisti, colpiranno pur sempre aree popolate da esseri umani innocenti, da infrastrutture civili vitali e da famiglie che, poi, cercheranno per forza scampo e rifugio altrove.

“Ma questi mali sarebbero minori rispetto ai mali che l’Isis infligge alla popolazione”, risponderanno sicuramente i falchi. E, come per incanto, i mass media faranno vedere le foto di orrori dell’Isis finora inediti – nuove decapitazioni o altre distruzioni di patrimoni culturali – per convincere l’opinione pubblica italiana a non opporsi al ricorso alla guerra.

Mentre, in realtà, per sconfiggere l’Isis, non serve la guerra.

Anzi, la guerra serve solo ad aumentare le fila dell’Isis, facilitando il reclutamento di nuovi combattenti jihadisti.

Per sconfiggere l’Isis, basterebbero invece pochi provvedimenti – purché realmente applicati – come i seguenti:

  1. vietare alle industrie d’armamento di Brescia e del Veneto di esportare armi che possono finire, anche indirettamente, nelle mani dell’Isis. L’osservatorio OPAL ha documentato, ad esempio, come le esportazioni italiane di armi alla Turchia siano passate da due a sette milioni di euro, un aumento di tre volte e mezzo, da quando in Siria si sono impiantate le varie formazioni dei guerriglieri. E sono noti i collegamenti tra turchi e Isis lungo il confine siriano. L’Italia deve perciò prenderne atto e ridimensionare le sue esportazioni di armi verso la Turchia, nonché verso le altre regioni confinanti. Inoltre l’Italia deve uscire dal Gruppo di Londra (gli ex “Amici della Siria”), la combriccola che coordina la consegna delle armi nel Levante – persino a gruppi designati “terroristi” dagli USA;

  1. sanzionare i paesi che forniscono, direttamente all’Isis, non solo armi ma furgoncini, attrezzature di telecomunicazioni, divise… insomma, tutto quello di cui necessita un esercito moderno. I capofila di questi paesi sono l’Arabia Saudita e il Qatar;

  1. sanzionare i paesi che consentono all’Isis di incassare i finanziamenti sauditi e qatarioti in danaro liquido per poter pagare gli stipendi dei propri mercenari – in particolare il Kuwait, che lascia passare il denaro attraverso la sua Banca Centrale;

Già questi tre provvedimenti basterebbero per eliminare l’Isis, senza sparare un colpo o sganciare una bomba.

Ma si potrebbe fare anche di più, ad esempio:

  1. sanzionare i paesi che comprano i tesori archeologici rubati dall’Isis nonché il petrolio che l’Isis ruba agli impianti siriani ed iracheni caduti nelle sue mani e che poi vende sottocosto sul mercato nero – qui la lista dei paesi da sanzionare sarebbe lunga e comprenderebbe alcuni ben conosciuti al lettore;

  1. sanzionare i paesi che ammettono i terroristi dell’Isis, feriti o malati, nei loro ospedali per le necessarie cure, prima di rispedirli in combattimento – segnatamente, Israele;

  1. sanzionare i paesi che permettono il continuo transito sul proprio territorio, e il passaggio verso i territori controllati dall’Isis, di lunghissime carovane di Tir carichi di viveri – nella fattispecie, la Turchia. E che dire degli USA, la cui aviazione si guarda bene dal bombardare quelle carovane, perfettamente visibili, ad esempio, mentre attraversano i valichi?

Anzi, che dire degli USA, i cui esponenti di rilievo ammettono di aver creato i tagliagole dell’Isis – anzitutto per rovesciare Assad in Siria e poi per cacciare al Maliki dal potere in Iraq e frammentare il paese per meglio dominarlo. Per convincersene, basta digitare in YouTube Isis Hillary Clinton, oppure Isis General Wesley Clark oppure Isis John McCain. Perciò, l’ultimo provvedimento utile per eliminare l’Isis sarebbe quello di: 

     7.  deferire davanti alla Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia per crimini contro l’umanità i paesi oggettivamente responsabile per la creazione e il foraggiamento dell’Isis. Prove obiettive di colpa per l’”istigazione alla guerra civile” (reato internazionale) abbondano: ad esempio, i leader sauditi e qatarioti si sono spesso vantati in pubblico del loro interventismo.

Conclusione

Il Parlamento italiano viene chiamato in questi giorni ad autorizzare o meno la cobelligeranza italiana in Iraq. E’ dunque il momento ideale, per pacifisti e per chiunque, di sollevare le domande scottanti che normalmente i mass media tenderebbero a censurare. Eccone quattro – e ce ne sono molte altre.

Riterrà il Parlamento italiano che la creazione del gruppo terrorista Isis da parte degli Stati Uniti – nonché la loro creazione del gruppo terrorista al Qaeda in Afghanistan per rovesciare l’allora governo filo-sovietico – conferisca loro d’ufficio la designazione di “Stato Terrorista”? E, in caso affermativo, quali provvedimenti vorrà il Parlamento adottare contro gli USA in conseguenza di tale designazione?

Vorrà il Parlamento italiano avere il coraggio di eliminare l’Isis alla radice, chiudendo i rubinetti dei soldi, delle armi, dei viveri, dell’assistenza e sanzionando i paesi che forniscono tutto ciò, ossia i paesi elencati qui sopra? Certo, esiste un organismo internazionale, il GCFI creatosi proprio a Roma il 19-20 marzo scorso, che dovrebbe fare questo lavoro. Il problema è che è composto in primo luogo proprio dei paesi elencati qui sopra, ossia i paesi che foraggiano l’Isis – proprio come lo è la Coalizione che pretende di “combatterlo”. Perciò, esattamente come i finti bombardamenti alleati contro l’Isis, il finto contrasto del CGFI ai finanziatori dell’Isis è servito a poco. O meglio, è servito solo per “dimostrare” l’estraneità dei paesi membri alla creazione e al foraggiamento dell’Isis, nonché per rassicurare l’opinione pubblica che qualcosa si sta facendo per eliminarlo. Siamo al sommo grado del doppiogiochismo;

Riterrà il Parlamento italiano che, dal momento che l’Isis va sradicato usando mezzi economici e politici (non militari), i caccia e i soldati tricolore, attualmente dislocati in Iraq per scopi parabellici, vadano subito richiamati a casa? L’Italia non deve continuare a fare da “complice agli omicidi” che i suoi alleati stanno commettendo nel Levante. Se l’Italia vuole avere un pretesto per stare in Iraq onde tutelare i suoi interessi petroliferi laggiù, scelga la cooperazione economica, sociale e culturale, non la guerra;

Infine, vorrà il Parlamento italiano avere il coraggio di dire al proprio elettorato che la responsabilità per gli orrori che vediamo nel Levante da quattro anni non è attribuibile in primo luogo al popolo siriano o al popolo iracheno, e nemmeno (totalmente) ai loro leader? Vorrà riconoscere che la responsabilità primaria è dell’Occidente? L’Occidente infatti, cacciato dal Medio Oriente cinque anni fa, ora cerca di tornarci:

  • destabilizzando la regione in vario modo – ultimamente con l’Isis – per avere la scusa di impiantare di nuovo le proprie basi militari (e ci sta riuscendo), e

  • frantumando l’Iraq e la Siria, geograficamente e demograficamente, in zone contrapposte, costantemente in guerra civile, aperta o strisciante. Il tutto per consentire un più facile dominio occidentale della regione (“tra due litiganti…”).

Inoltre – e va pure detto all’elettorato, per quanto scottante – la frantumazione dell’Iraq e della Siria e il loro invischiamento in guerre civili striscianti, ha un ulteriore scopo: consente allo Stato israeliano di sbarazzarsi di altre due potenze regionali in grado di tenerle testa. (Israele ha già ottenuto la distruzione della Giamahiria Libica, nemico giurato, e sta attivamente perseguendo la destabilizzazione della Repubblica dell’Iran, così da avere mano libera nell’intera regione.)

Un anno fa chi scrive ha già denunciato tutte queste nefandezze in un articolo su Peacelink intitolato “La III Guerra in Iraq è iniziata”, facendo alcune previsioni e raccomandando le misure indicate qui sopra (sanzioni, deferimenti). Purtroppo, 14 mesi dopo, le previsioni si sono rivelate esatte ma le raccomandazioni sono state totalmente ignorate. Ed ora? C’è chi vorrà riproporle mentre siamo ancora in tempo?

Ecco, dunque, quattro quesiti scottanti che i pacifisti (e non) potranno rivolgere ai propri parlamentari durante questa pausa di riflessione.

Il Parlamento ci ascolterà questa volta? Oppure sceglierà di timbrare d’ufficio la richiesta di cui il sig. Carter è stato il latore oggi: la cobelligeranza italiana in Iraq?

La cobelligeranza significherà – ed ogni parlamentare deve esserne consapevole – far partecipare l’Italia alla crudele farsa dei “bombardamenti anti Isis”. Crudele perché, ancora una volta, causerà necessariamente morti, distruzioni, sfollamenti. Farsa perché questi bombardamenti sono programmaticamente, come già detto, di puro contenimento e forse neanche quello. Infatti, non hanno eliminato nessuno dei più importanti depositi e centri di comando dell’Isis, quelli che la Russia, invece, sta distruggendo ora – e sul serio – mettendo a nudo l’Operazione Anti Isis (ma sarebbe meglio chiamarla Operazione Big Bluff) del Pentagono.

E’ questo il ruolo che l’Italia vorrà svolgere nel mondo? Comparsa in una crudele ed inutile farsa?

Ci auguriamo di no. L’Italia può fare di meglio. Questo articolo suggerisce alcuni provvedimenti anti Isis più efficaci delle bombe e che porrebbero pure fine all’intervento russo.  Ma se sembrano troppo radicali, non importa, ce ne saranno sicuramente altri: serve ora l’immaginazione al potere.

thanks to: Peacelink

L’Italia non riconosce la Palestina

— Eleonora Martini, ROMA, 27.2.2015

Camera. Passano col sostegno del governo due mozioni «non contrapposte», del Pd e del Ncd. Democratici spaccati. L’unico impegno è a «promuovere il riconoscimento» e i negoziati. Hanan Ashrawi e l’Anp deluse per i condizionamenti ai palestinesi

GAZA, OPERA DEL GRAFFITISTA BANKSY © Reuters

Il rico­no­sci­mento pieno non è arri­vato. L’Italia per il momento si impe­gna solo a «soste­nere l’obiettivo della costi­tu­zione di uno Stato pale­sti­nese» nella logica di «due popoli, due stati» e a «pro­muo­vere il rico­no­sci­mento della Pale­stina quale stato demo­cra­tico e sovrano entro i con­fini del 1967», con «Geru­sa­lemme capi­tale con­di­visa», soste­nendo e pro­muo­vendo i nego­ziati di pace «diretti tra le parti». Con­tra­ria­mente a quanto annun­ciato dalla mag­gio­ranza di governo, le due mozioni appro­vate ieri dalla Camera — quella del Pd votata anche dai depu­tati di Sel che con­tiene i punti sopra ripor­tati, e quella del Ncd e del gruppo di Area popo­lare, con­trap­po­sta alla prima ma solo in parte — non seguono le orme della riso­lu­zione del Par­la­mento euro­peo votata appena il 17 dicem­bre scorso anche dall’Italia che soste­neva «in linea di prin­ci­pio il rico­no­sci­mento dello Stato pale­sti­nese e la solu­zione a due Stati», rite­nendo che «ciò debba andare di pari passo con lo svi­luppo dei col­lo­qui di pace, che occorre far avanzare».

Ben lon­tani dalla Sve­zia che è stato il primo Paese euro­peo a rico­no­scere appieno lo Stato di Pale­stina, e dif­fe­ren­te­mente anche dai par­la­men­tari della Gran Bre­ta­gna, della Fran­cia, della Spa­gna, dell’Irlanda, del Por­to­gallo e del Bel­gio, i depu­tati ita­liani ieri hanno mostrato tutta la dif­fi­coltà poli­tica di una mag­gio­ranza che porta in seno posi­zioni incon­ci­lia­bili. La prima mozione appro­vata con 300 voti a favore, 45 con­trari e 59 aste­nuti è il risul­tato di una lunga e dif­fi­cile trat­ta­tiva con­dotta dal capo­gruppo demo­cra­tico Roberto Spe­ranza all’interno del suo stesso par­tito. Su di essa sono con­vo­gliati anche i voti di Sel che ha visto boc­ciare la pro­pria mozione, deci­sa­mente più schie­rata in favore della Pale­stina così come lo era anche il testo del M5S, i cui depu­tati però hanno pre­fe­rito astenersi.

Ma per sal­vare capra e cavoli in casa pro­pria, il governo ha dato parere favo­re­vole anche alla mozione del Ncd che è stata appro­vata in coda alla prima con 237 sì, 84 no e 64 asten­sioni. Un testo che si limita a «soste­nere la tem­pe­stiva ripresa del nego­ziato diretto, come via mae­stra per la rea­liz­za­zione degli Accordi di Oslo», ma soprat­tutto impe­gna il governo «a pro­muo­vere il rag­giun­gi­mento di un’intesa poli­tica tra Al-Fatah e Hamas che, attra­verso il rico­no­sci­mento dello Stato d’Israele e l’abbandono della vio­lenza, deter­mini le con­di­zioni per il rico­no­sci­mento di uno Stato pale­sti­nese». Una mozione, quella di Ac-Ncd, che in molti hanno rite­nuto con­trap­po­sta alla prima ma che invece, spiega il vice capo­gruppo Pd Andrea Mar­tella, costi­tui­rebbe un’«integrazione al primo testo» secondo «il rego­la­mento della Camera» per­ché i due testi non sono «né pre­clusi né assor­biti» l’uno dall’altro.

Eppure, gli applausi della mag­gio­ranza a con­clu­sione del voto e gli entu­sia­smi del Pd e di Sel non durano a lungo. «Oggi è un bel giorno per il Par­la­mento. Appro­vata mozione per il rico­no­sci­mento della Pale­stina. #due­po­po­li­due­stati», twitta Spe­ranza. Gli fa eco il coor­di­na­tore di Sel Nicola Fra­to­ianni, pur incassa il risul­tato pur stig­ma­tiz­zando il dop­pio sì del governo. Ma quello che sem­bra un tra­guardo rag­giunto viene sciu­pato dalle rea­zioni di Israele e dai ter­ri­tori occu­pati: «Acco­gliamo posi­ti­va­mente la scelta del Par­la­mento ita­liano di non rico­no­scere lo Stato pale­sti­nese e di aver pre­fe­rito soste­nere il nego­ziato diretto fra Israele e i pale­sti­nesi», scrive in un comu­ni­cato l’ambasciata israe­liana a Roma. «Con­tento» anche il pre­si­dente della comu­nità ebraica di Roma, Ric­cardo Paci­fici, che accusa Hamas di essere «un osta­colo» alla pace.

Men­tre da Ramal­lah la prima a com­men­tare è la rap­pre­sen­tante dell’Olp, Hanan Ash­rawi, che defi­ni­sce «infe­lice» («unfor­tu­nate», nel testo in inglese) una «riso­lu­zione non si impe­gni per l’incondizionato e uffi­ciale rico­no­sci­mento dello Stato di Pale­stina» e chiede «al governo ita­liano di rico­no­scere lo Stato pale­sti­nese senza con­di­zioni». Aggiunge il medico e atti­vi­sta pale­sti­nese Mustafa Bar­ghouti, parente di Mar­wan dete­nuto nelle car­ceri israe­liane, che «non ha senso col­le­gare il rico­no­sci­mento della Pale­stina alla ripresa dei nego­ziati, quando è chiaro che è Israele a non volersi sedere al tavolo delle trat­ta­tive e con­ti­nua nelle sue poli­ti­che di amplia­mento delle colo­nie e di espro­pria­zione delle terre pale­sti­nesi». Per Bar­ghouti comun­que «le due mozioni votate non si esclu­dono a vicenda e natu­ral­mente apprez­ziamo molto la posi­zione del Pd».

Si dice «ama­reg­giato e deluso», il medico Yus­suf Sal­man, rap­pre­sen­tante della Mez­za­luna pale­sti­nese in Ita­lia: «Rim­piango in que­sto momento la poli­tica di Andreotti, Craxi e Ber­lin­guer — dice al mani­fe­sto — que­sta ambi­guità non serve a nes­suno. Chiedo all’Italia un po’ di coe­renza, visto che nel 2012 ha votato in sede Onu a favore del rico­no­sci­mento dello Stato, e nel 1980 riunì a Vene­zia l’intera Europa per rico­no­scere il diritto all’autodeterminazione del popolo pale­sti­nese». Arrab­biato anche Salem Ashur, pre­si­dente della comu­nità pale­sti­nese in Ita­lia: «Un voto che rispec­chia la con­fu­sione che vive l’Italia sul piano poli­tico — dice al tele­fono -. Pec­cato, per­ché doveva essere un mes­sag­gio forte per Israele che è oggi in mano agli estre­mi­sti e ai raz­zi­sti che stanno distrug­gendo l’immagine degli ebrei».

thanks to: il manifesto

Dr. Ashrawi On the Vote of the Italian Lower House

Dr. Ashrawi On the Vote of the Italian Lower House of Parliament

PLO Executive Committee member, Dr. Hanan Ashrawi stated:

“We thank the members of Italy’s Lower House of Parliament for voting in favor of a motion from the Democratic Party of Premier Matteo Renzi that supports “the goal of …establishment of a Palestinian state.” It is unfortunate, however, that the resolution did not commit to the unconditional and official recognition of the state of Palestine.

We are also dismayed by the second motion from the New Centre Right (NCD) that not only failed to mention the recognition of a Palestinian state, but instead called for direct negotiations between the Palestinians and Israelis. Our independence is not dependent on the outcome of negotiations, mutual recognition or other pre-conditions. We are entitled to self-determination and to exercise sovereignty on our own land without permission from the occupying power.

We call on the Italian government to recognize the Palestinian state without conditions, to take serious and concrete measures to end the military occupation and to work towards a just peace.

We also urge all parliaments and governments worldwide to officially recognize the independent Palestinian state on 1967 borders with Jerusalem as its capital and to bring Israel to account with punitive measures for its flagrant violations of international law and war crimes against the Palestinian people.”

ENDS

thanks to:© Scoop Media

Se il Parlamento italiano si facesse pagare per tutti gli inginocchiamenti altro che crisi!

Sulla Palestina vergognosa sceneggiata alla Camera

  • Venerdì, 27 Febbraio 2015 22:49
  • Sergio Cararo

Sulla Palestina vergognosa sceneggiata alla Camera

Pensiamo che nella storia parlamentare di questo paese – che pure ne ha viste tante – non sia mai accaduto che il governo appoggi due mozioni diverse sullo stesso argomento. Probabilmente la fregola di togliersi dalla scatole e dall’agenda la seccatura palestinese e la richiesta di riconoscimento dello Stato di Palestina, già approvata dall’assemblea plenaria delle Nazioni Unite e da diversi governi europei, ha provocato un pastrocchio senza precedenti.  In aula il governo è riuscito ad approvare due diverse mozioni: una presentata dal Pd (sul quale sono convenuti i voti di Sel e del Psi che hanno rinunciato alla propria mozione e francamente non se ne comprende l’utilità), l’altra presentata dagli alleati di governo del Ncd/Sc completamente appiattita sulla posizione israeliana. Anche la mozione del Pd, nei fatti, non riconosce lo Stato Palestinese ma si limita ad invitare al riconoscimento a patto che l’Olp riprenda i colloqui con Israele e costringa Hamas al riconoscimento dello stato israeliano. In pratica un nulla di fatto. La mozione migliore era quella del Movimento Cinque Stelle che però è stata bocciata.  Ma le curiosità, se così possiamo definirle, non sono finite qui. L’ambasciata israeliana appena cinque minuti dopo la votazione esprimeva la propria soddisfazione per l’esito del voto parlamentare e per la posizione del governo israeliano. “Accogliamo positivamente la scelta del Parlamento italiano di non riconoscere lo Stato palestinese e di aver preferito sostenere il negoziato diretto fra Israele e i palestinesi, sulla base del principio dei due Stati, come giusta via per conseguire la pace”  recita un comunicato dell’ambasciata israeliana. Anche l’ambasciata palestinese, in una nota molto ma molto sintetica ringrazia l’Italia. Ma alcuni fonti rivelano che da Ramallah, capitale dell’Anp, i giudizi sul voto italiano siano assai meno lusinghieri, ritenendo molto più avanzate le mozioni approvate da paesi come Francia o Gran Bretagna, “Il Presidente Abu Mazen è l’estremo baluardo negoziale, le ha provate tutte prima di rivolgersi alle Nazioni Unite e all’Europa, da mesi Israele lo delegittima in tutti i modi costruendo colonie in barba agli accordi e rendendo la sua azione inefficace”.

La mozione di Pd, Sel, Psi ha ottenuto 300 voti favorevoli, 40 contrari, 59 astenuti e impegna il governo a sostenere la costituzione dello Stato palestinese. La posizione del governo, però, ha subito scatenato la reazione della minoranza del Pd.  Stefano Fassina  ha definito “ridicolo” il placet fornito a due documenti  “in contrapposizione”.  L’altra mozione, quella del Ncd, Scelta Civica e centristi ha ottenuto 237 sì (tra cui i parlamentari del Pd che avevano votato anche l’altra mozione) 84 no e 64 astenuti  antepone invece la ripresa del dialogo tra israeliani e palestinesi e la fine della violenza al riconoscimento, quale condizione per il riconoscimento dello Stato di Palestina.  La mozione del M5S, decisamente quella più coincidente con i diritti dei palestinesi, è stata respinta. Difficile non condividere in questo caso la valutazione del M5S su quanto accaduto in Parlamento: “Abbiamo assistito a un bluff vergognoso da parte del governo, che ha votato due mozioni dal significato e dal valore diametralmente opposto sul riconoscimento dello Stato di Palestina, negando ancora una volta il sacrosanto diritto di esistere ad un popolo che da 67 anni attende giustizia” dicono in una nota i parlamentari del M5S, “Per questo riteniamo deliranti e infondate le soddisfazioni espresse da parte di Pd, Sel e maggioranza. Non c’è stato alcun riconoscimento dello Stato di Palestina e a confermarlo è la stessa nota diffusa in queste ore dall’ambasciata di Israele”.

Insomma una sceneggiata che rimuove ogni impegno concreto dell’Italia per far si che possa nascere un legittimo Stato Palestinese. In compenso da Israele fanno sapere che l’Italia si conferma il loro migliore alleato in Europa. Una prova ulteriore di questo servilismo delle autorità italiane verso Tel Aviv è l’enorme padiglione assegnato a Israele al prossimo Expo di Milano. Sarà collocato a fianco di quello italiano, ossia del cuore dell’esposizione. Una vergogna in più per chi ha ancora un minimo di senso della giustizia e della dignità dei popoli. Una occasione in più per i movimenti di solidarietà con il popolo palestinese per dimostrare che esiste un’altra Italia, migliore del suo governo e del suo parlamento e che attraverso la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni può attuare quello che le istituzioni non intendono fare.

thanks to: Contropiano

Italia: come diventare schiavi degli ebrei

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Oggi 10.02.15, abbiamo assistito a quello che voleva essere un dibattito al massimo livello sulla legge anti-“negazionismo”. ( evidentemente volevamo farci del male!). Nel palco del pubblico l’ebreo gattegna renzo, presidente dell’unione delle comunità ebraiche d’Italia, ed altri.

Che dire? Dire miseria, povertà estrema, preparazione da film-libretti-video da Youtube, come preparazione/argomentazione nello specifico tema è dir poco! Banalità, luoghi comuni, quieto vivere, paura del politicamente scorretto a vagonate. Anche qualche lacrima, che non guasta mai. Attori di una recita di infima qualità. Condivisi ampiamente la motivazione/giustificazione che “è l’Europa che lo chiede“… il “Protocollo aggiuntivo di Budapest (vedere qui), un classico dello scaricabarile, fino ai 14 o 18 “paesi” europei che già hanno adottato tale insana legge liberticida!

Stranamente, si fa per dire, nessuno ha fatto presente l’esistenza di una precisa presa di distanza da tali leggi “anti-negazioniste“, dell’Human Rights Committee (Commissione per i Diritti Umani) delle Nazioni Unite, adottata nella riunione, a Ginevra, nei giorni 11÷ 29 luglio 2011, quindi BEN DOPO il 2008!… qui il testo con link:

(…) “Le leggi che penalizzano l’espressione di opinioni su fatti storici sono incompatibili con gli obblighi che il Patto impone agli Stati membri in relazione al rispetto per la libertà di opinione e di espressione. Il Patto non permette la proibizione pubblica dell’espressione di un’opinione erronea o di una interpretazione inesatta di eventi del passato. Restrizioni al diritto alla libertà di opinione non dovrebbero mai essere imposte e, riguardo alla libertà di espressione esse non dovrebbero oltrepassare ciò che è permesso nel paragrafo 3 o richiesto in base all’articolo 20″….

Il testo originale integrale, in inglese, è disponibile qui.

Evidentemente la posta in gioco è tanto grande che si può disattendere la “direttiva” dell’Human Rights Committee (Commissione per i Diritti Umani) delle Nazioni Unite e il diritto alla “Libertà di espressione” !

Solo un paio di eccezioni, le voci fuori dal coro: Buemi e Scilipoti. Appare, a meno di inattesi cambi di direzione, una generale,  voglia di votare a favore dell’approvazione. Domani mattina la continuazione della “discussione”, che in pratica non discute di alcunchè, ma, che solo tenta di evitare la discussione sul tema! D’altra parte il diario “di” anna frank, oggi citato, serve a nulla per dimostrare il preteso olocau$to!

________________________Pubblicato il 10.02.15 alle ore 21,17

sollecito,senatori,legge,anti-negazionismo,09.02.2015

Oggi 10.02.2015 dalle 16,30 il Senato Italiano discuterà il DDL-54 amati et alii detto  anche “anti-negazionismo” o più realmente legge ultima chance! Ultima chance  per lo sterminazionismo.
Disegno di legge che ha come unico scopo, non dichiarato, quello di impedire la libertà di espressione dei cittadini, sancita dal mai soppresso articolo 21 della Costituzione Italiana,  e la divulgazione delle risultanze di indagini storiche su uno, ed uno SOLO, fatto storico!

Già il metodo di “tutelare” un fatto storico con una legge dedicata è sintomatico di una insufficiente documentazione a supporto del fatto che si vuole (deve) rendere TABU’, ed è sinonimo di “verità di stato” o di “gruppo-lobby” dominante…

In aggiunta abbiamo l’imbarazzante aggravante che il testo di legge NON precisa COSA sia innegabile o “minimizzabile”!
Dopo 3 anni di sforzi dei massimi esperti di Storia non si è arrivati ad individuare, descrivere, fissare, COSA sarà vietato dire ai cittadini italiani, quindi punibile con anni di carcere! L’indeterminatezza porta il giudice all’interpretazione personale e non c’è per il cittadino comune certezza alcuna del suo diritto di espressione!
Si istituisce, di fatto, il reato di leso SARCHIAPONE!
Sembrano tornati i bei tempi di Galileo!
In pratica gli storici, incapaci di documentare “quel” fatto storico, si sono verognosamente dileguati ed il legislatore, sollecitato ossessivamente, istericamente, deve scrivere una legge che impone al giudice di non fare il proprio mestiere, ma,… di scrivere la Storia!
Scrittura, lo ripetiamo, mai riuscita ad alcun storico professionista!
Crediamo sia il colmo del ridicolo e della presa per i fondelli di 60.000.000 di Italiani e degli  onorevoli per primi!

________________________Pubblicato il 10.02.2015 alle ore 00,01

Siti revisionisti

AAA OLODOGMA _PICCOLISSIMOQuesta “pagina” contiene un elenco di siti, blogs, con contenuti revisionisti, contiene pure siti e blogs non prevenuti verso la ricerca storica non olo-conformista

1) http://studirevisionisti.myblog.it/

2) http://olo-truffa.myblog.it/

3) http://robertfaurisson.blogspot.it/

4) http://mauriziodangelo.blogspot.it/

5) http://andreacarancini.blogspot.it/

6) http://www.rinascita.eu/

7) http://antisionista-antigiornale.blogspot.it/

8) http://robertfaurisson.blogspot.it/

9) http://ita.vho.org/LIBRI.htm

10) http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html

11) http://civiumlibertas.blogspot.it/

12) http://thule-italia.com/wordpress/

13) http://www.ariannaeditrice.it/_storia_controstoria.php

14) http://www.uomolibero.com/

15) http://ultimachance.myblog.it/

16) https://www.scribd.com/acarancini

L’elenco non è definitivo, sono gradite segnalazioni di luoghi di discussione aperti al revisionismo storico. Non verranno inseriti siti o blogs con “temi” diversi dal revisionismo storico.

Il nostro recapito:

Email…………. olodogma@gmail.com

thanks to: Olodogma Olodogma Olodogma

Quando gli ebrei dettavano legge

Legge Reale (Mancino) 13 ottobre 1975, n.654, modificazioni varie fino alla discriminazione! Approvata in Senato.

Semplicemente discriminatorio che nel testo del DDL 54 “amati et alii” (legge anti negazionismo o “ultima chance“) proposto ieri 10.02.15 al Senato Italiano ci sia la CHIARA evidenziazione della negazione della “$hoah” rispetto agli anonimi e non definiti altri “stermini”! Lo sterminio Pellerossa, Armeni, Afghanistan, Costa d’Avorio, Georgia, Guinea, Iraq, Palestina, Darfur, Libia, Uganda, Serbia, etc…sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” ? Se si, perchè non sono stati elencati? Sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” di serie B? Evidentemente si!

Non sono degni di una misera menzione nel DDL 54? O più banalmente NON HANNO lo SPONSOR GIUSTO ?

Ma il vero problema che sorge, praticamente, è:
– CHI stabilisce il significato di “istiga”?
– CHI si sente oggetto ricevente?
– UN membro della propaganda sionista, il Fantozzi hasbariota  in turno di guardia, monitoraggio, degli stolti Gojim (tutti i non ebrei, secondo gli ebrei)?
– UN  Centro di Documentazione Favolocau$tica Contemporanea?

Oggi 11.02.15 alle ore 09,30 il secondo tempo della “discussione” al Senato. Gli interessati possono seguire la diretta video sul canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jo1h16NC3nk

Aggiornamento del 11.02.15, ore 12,30

Il testo sotto riprodotto è stato approvato a larga maggioranza alle ore 12,12 del 11.02.2015. Alleghiamo lo screenshot del tabellone coi risultati della votazione

Legge anti-negazionismo, votazione al senato, 11.02.15, ore 12,12, approvataIl testo ora passerà alla Camera dei Deputati, dove si è ipotizato di discuterne in una Commissione in sede deliberante, un espediente tecnico strategico che evita il dibattito pubblico!

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TESTO della legge Reale-Mancino (elaborazione di Olodogma)  con le aggiunte di Amati et alii (in ROSSO)

 

LEGGE13 ottobre 1975, n.654

Art. 1  ( resta immutato) ,   Art. 2  (resta immutato)

Art. 3

1.  Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, e’ punito:

[a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;]

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

   b)  con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo,  istiga   a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

 3.  E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attivita’, e’ punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio’ solo, con la reclusione da uno a sei anni.

<<3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232>>

  Art. 4  (resta immutato)

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Le modifiche apportate dal DDL 54 Amati del 10 Gennaio 2015 sono (testo ufficiale):

<< 1. All’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera a), dopo le parole: «ovvero istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

b) al comma 1, lettera b), dopo le parole: «, in qualsiasi modo, istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

c) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

«3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232».

2. All’articolo 414, primo comma, numero 1, del codice penale la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «tre».>>

________________________Pubblicato il 11.02.15 alle ore 09,36

thanks to: Olodogma

L’Italia riconosca lo Stato di Palestina

Lanciata da LiberaRete

Firma per far sentire la tua voce, dai una chance alla pace. Chiediamo al Governo ed al Parlamento italiano di riconoscere formalmente lo Stato di Palestina.

A due anni dal riconoscimento da parte delle Nazioni Unite della Palestina come membro osservatore attraverso un voto plebiscitario (i voti favorevoli sono stati 138, quelli contrari 9 e 41 paesi si sono astenuti) l’Italia non ha fatto nessun passo in questa direzione nonostante le prese di posizione di Svezia, Gran Bretagna, Irlanda, Belgio e della Spagna. Nella classe dirigente italiana al contrario permane l’ambiguità ed una sudditanza verso Israele sempre più incomprensibile di fronte alle continue violazioni della legalità internazionale da parte dello stato ebraico.

Sappiamo bene che il riconoscimento dello Stato di Palestina non è la soluzione del problema. Il popolo palestinese vuole giustizia, indipendenza e diritti, a partire da quello irrinunciabile del ritorno alle proprie case e terre. Sappiamo bene che il riconoscimento non elimina l’occupazione, i muri e le guerre. Ma nello stesso tempo sappiamo che il riconoscimento dello Stato di Palestina può essere uno straordinario strumento di pressione su Israele.

Il governo Renzi faccia la sua parte. L’Italia riconosca subito la Palestina e il Ministro degli Esteri della Commissione Europea, l’italiana Federica Mogherini, si adoperi per recuperare un protagonismo attivo del nostro Paese che non può che poggiarsi sul rispetto delle risoluzioni dell’Onu e sulla giustizia internazionale.

Per questi motivi ci uniamo alle tante realtà che in Italia ed in Europa da tempo chiedono, lavorano e lottano per questo riconoscimento.

Firma anche tu! https://www.change.org/p/l-italia-riconosca-lo-stato-di-palestina