Dati statistici sui prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia.

Dati statistici di gennaio 2018:

 

 

 

 

 

Numero totale di prigionieri politici = 6119
Numero di detenuti amministrativi = 450 tra cui 7 deputati del PLC.
Numero di bambini detenuti = 330
Numero di detenute = 59
Prigionieri dei Territori palestinesi del 1948 = 70
Prigionieri di Gerusalemme est = 550
Prigionieri di Gaza = 320
Membri del consiglio legislativo palestinese = 11
Prigionieri prima del trattato di Oslo (1993) = 30
Prigionieri condannati al di sopra dei 20 anni = 522
Prigionieri condannati all’ergastolo = 525
Prigionieri condannati più di 25 anni = 21

Sorgente: Dati statistici sui prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane | Infopal

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Dream Defenders & partner per i diritti di Ahed Tamimi e per la lotta di liberazione palestinese

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Diversi artisti, studiosi e figure per i diritti civili famosi hanno firmato una lettera a sostegno dell’adolescente palestinese Ahed Tamimi e di altri bambini palestinesi imprigionati da Israele.

I firmatari includono attori di spicco come Danny Glover, Rosario Dawson, la star di Grey’s Anatomy, Jesse Williams e LisaGay Hamilton di The Practice; musicisti come Vic Mensa, Talib Kweli e Tom Morello, di Rage Against the Machine; i leader dei diritti civili Patrisse Cullors e Alicia Garza (co-fondatori di Black Lives Matter), Angela Davis, Michelle Alexander e Alice Walker; i commentatori politici Marc Lamont-Hill e Angela Rye; ed il guardalinee della difesa della Seattle Seahawk e campione del super bowl, Michael Bennett.

Ahed Tamimi è stata arrestata per aver affrontato dei soldati israeliani che avevano invaso il cortile della sua casa, subito dopo aver sparato e ferito gravemente suo cugino, di 15 anni, colpito in faccia. Il processo della giovane è ancora in corso.

La storia di Tamimi ha attirato l’attenzione globale e sia Amnesty International che Human Rights Watch hanno chiesto la sua liberazione.

I promotori della lettera sono i “Dream Defenders“, un gruppo membro del “Movement for Black Lives” fondato dopo l’omicidio di Trayvon Martin. Traccia parallelismi tra le esperienze della comunità nera e della comunità palestinese, evidenziando l’impatto del razzismo, della violenza di stato e dell’arresto di massa su entrambi i popoli.

“Troppi nostri bambini imparano presto che possono essere imprigionati o uccisi semplicemente per quello che sono. Da Trayvon Martin a Mohammed Abu Khdeir e Khalif Browder fino a Ahed Tamimi – il razzismo, la violenza di stato e l’incarcerazione di massa hanno derubato la nostra gente della loro infanzia e del loro futuro”, si legge nella lettera.

“Noi sottoscritti chiediamo a tutti i rappresentanti degli Stati Uniti di firmare questa lettera e proteggere la vita e l’infanzia dei bambini palestinesi.

La famiglia Tamimi resiste alla brutalità d’Israele perché crede che i palestinesi, come TUTTI, debbano essere liberi. Dream Defenders è con loro e con tutti i palestinesi nella loro giusta lotta. Ora, e sempre, ci impegniamo a costruire un mondo più giusto e amorevole per tutti noi. #FreeAhed #nowaytotreatachild”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

 

thanks to: Agenzia stampa Infopal

Tortura in Israele

A cura di Parallelo Palestina. Tortura in Israele. Un report a cura delle ONG israeliane B’Tselem e HaMoked.

https://www.ibs.it/tortura-in-israele-libro-vari/e/9788898582433?inventoryId=62691096

Il rapporto mette in risalto le violazioni dei diritti umani che lo Stato israeliano infligge alla popolazione palestinese; crimini impuniti e – come abbiamo visto in altre circostanze – fomentati dal fondamentalismo religioso dei rabbini di estrema destra. Questo importante documento è stato pubblicato per la prima volta nel 2015 con il titolo “Autorizzato dal sistema. Abusi e torture nel centro per gli interrogatori di Shikma” e si basa sulle testimonianze di ben 116 palestinesi – tutti maschi e cinque minorenni – arrestati per sospetti reati. L’intero documento mette in risalto la netta contrapposizione fra l’atteggiamento dell’Agenzia di Sicurezza Israeliana (ISA) e le normative di diritto internazionale che puniscono severamente la tortura. Raggirando il diritto positivo, i militari israeliani si dimostrano maestri nella repressione.

Il libro Tortura in Israele è stato pubblicato per la prima volta in Italia dall’Editore Zambon da sempre attento a queste tematiche e siccome la fonte stessa della denuncia è israeliana, costituisce un’arma preziosa per sollevare il problema della violazione dei diritti umani, denunciando i crimini delle grandi potenze imperialistiche quasi mai – per colpa dei media di regime – sul banco degli imputati

Le procedure dell’arresto e le violenze durante il trasferimento

Dobbiamo subito sottolineare che dei 93 prigionieri arrestati a casa, ben 88 di questi sono stati fatti prigionieri dopo la mezzanotte. I militari israeliani danno una particolare importanza all’effetto sorpresa unitamente al distacco forzato dalla propria famiglia. Ad alcuni è stata rifiutata anche la possibilità di congedarsi dai proprio familiari. Una prassi violenta che il rapporto sottolinea: ‘’Nelle loro dichiarazioni giurate, i prigionieri hanno riferito di aver subito uno shock, di essere stati umiliati e spaventati e che le modalità di arresto a casa propria, nel cuore della notte, aveva violato la loro privacy’’ ( pag. 15 ). Le violenze durante l’arresto ed il trasferimento sono, il più delle volte, tanto brutali quanto illegali secondo le stesse leggi israeliane.

Brano tratto dalla testimonianza di Mujammad Zama’arah, 23 anni, studente di Halhul:

‘’Sulla jeep i soldati mi hanno colpito gli occhi bendati, il viso e la testa. Per una malattia genetica, ho subito un intervento chirurgico a entrambi gli occhi. Loro hanno voluto colpirmi appositamente lì. Ho visto le stelle, è stato lancinante. Mi hanno picchiato e spinto con la faccia in giù sul pavimento della jeep, con le mani legate che puntavano verso l’alto. Un soldato mi ha messo la canna del fucile tra le natiche, minacciando di sparare. Soffrivo ma non gridavo aiuto, mentre tutti attorno a me ridevano e sghignazzavano, offendevano il nome di mia madre e si approfittavano della mia debolezza’’ ( pag. 20; pag. 21 ).

La legge militare procedurale per l’’’incarcerazione di un prigioniero in un centro di detenzione’’ contiene un articolo in cui viene descritto il ‘’trattamento’’, ‘’dei prigionieri che arrivano feriti’’. Secondo questa sezione, a ogni prigioniero deve essere posta la domanda ‘’E’ stato regolare l’arresto?’’, se la risposta è negativa il prigioniero deve essere consultato ed invitato a scrivere un rapporto riguardante le irregolarità commesse. Il documento rivela che ‘’Nessuno dei detenuti coinvolti in questa relazione, ha detto di aver ricevuto la domanda se durante l’arresto gli fosse stata usata violenza e nemmeno se avesse specificatamente menzionato l’accaduto a un funzionario o a un medico ‘’. ( pag. 94 ). Possiamo concludere che il sistema repressivo israeliano si basa sulla sistematica violazione dei regolamenti nazionali ed internazionali.

Condizioni della detenzione nel centro per gli interrogatori di Shikma

I detenuti palestinesi vennero rinchiusi in piccolissime celle senza finestre in cui veniva immessa aria artificiale con un condizionatore, questo soffiava aria molto fredda anche d’inverno. Dal rapporto emerge che: ‘’Le celle erano illuminate tutto il giorno con lampadine, che emanavano una luce giallastra. In alcuni casi, la luce era anche arancione o rosa. Secondo quanto da essi riportato, era difficile dormire con quella luce che, tra l’altro, causava dolori agli occhi e mal di testa. Alcuni hanno raccontato come di notte tentassero di coprire le lampadine, cosa che peraltro era ostacolata dalle guardie carcerarie’’ ( pag. 27 ). I militari israeliani mirano a debilitare ( ed a volte anche a menomare ) il corpo dei detenuti palestinesi. Una carcerazione di massa – un quarto dei palestinesi è passato per le prigioni israeliane – ha dietro, per forza di cose, un progetto neocoloniale più complesso rispetto al colonialismo classico.

Brano tratto dalla testimonianza di Nur al-Atrash, 21 anni, impiegato di un autolavaggio di Hebron:

‘’Una cella di isolamento: è come una tomba con la luce gialla. Pompano dentro aria fredda, ci si sente impotenti. Ci sono stati momenti in cui ho iniziato a sbattere la testa contro il muro. Non sapevo che altro fare’’ ( pag. 28 ).

Le celle erano sporche, puzzavano in modo insopportabile ed erano piene di sciami d’insetti. I materassi e le coperte erano sporche, maleodoranti e pieni di polvere. Durante la detenzione, i prigionieri lamentavano mal di testa, stanchezza e febbre alta. Durante gli interrogatori 14 di loro hanno sviluppato problemi dermatologici come infezioni fungine, eruzioni cutanee e prurito. L’umiliazione è fisica e psicologica insieme; i detenuti, in questo modo, vengono resi innocui ed incapaci di reagire alle ingiustizie subite.

Brano tratto dalla testimonianza di Ibrahim Sabah, 19 anni, venditore in un mercato di Betlemme:

‘’La cella era piena di scarafaggi, molto sporca. Le coperte puzzavano. Dopo circa 10 giorni, ho avuto un’eruzione cutanea su tutto il corpo. Mi graffiavo fino a sanguinare’’ ( pag. 31 ).

Brano tratto dalla testimonianza di D.S., 24 anni, lavoratore edile del campo profughi di Al-Arrub:

‘’Mi hanno autorizzato a fare la doccia il terzo giorno dalla mia richiesta. Mi hanno dato un asciugamano ma, dato che uno straccio per strada era più pulito, ho usato i miei vestiti per asciugarmi. Le prime volte che mi è stato permesso di fare la doccia, mi hanno dato del sapone, ma dalla quarta doccia in poi, dovevo arrangiarmi con qualcosa di simile a olio. Mi sentivo sempre sporco ‘’ ( pag. 33 ).

Il cibo è immangiabile e molti detenuti arrivano a perdere anche 20 kg. Messi in isolamento, privati della possibilità di parlare con un avvocato, i detenuti sono in balia dei loro carcerieri duranti gli interrogatori.

Brano tratto dalla testimonianza di Muhammad’Awad, 26 anni, giornalista di Budrus:

‘’A volte mi afferravano per la camicia trascinandomi in avanti. Ero legato, per cui questo mi causava dolori a schiena e articolazioni, che già mi facevano male […] Mi hanno gridato molto forte nelle orecchie; mi hanno afferrato diverse volte per la camicia e mi hanno scosso. […] Un inferno che è durato sette o otto giorni’’ ( pag 50; pag. 51 ).

Osservando l’estrazione sociale dei detenuti vediamo che si tratta per lo più di di operai e studenti, comunque di estrazione popolare.  Possiamo dunque rilevare la natura classista della repressione che, al contrario, cerca nella borghesia compradora araba collaboratori e persone facili da corrompere.

Un altro aspetto che dobbiamo rilevare è la natura militaristica dello Stato israeliano, dal momento che i militari godono di una impunità che può farsi beffe del diritto. E’ quindi evidente come Israele sia una ‘’democrazia per soli ebrei’’ ( democrazia etnica ) nei territori che le Nazioni Unite gli hanno assegnato mentre impone un regime di polizia nelle regioni illegalmente occupate.

Impiego di informatori

La maggior parte dei prigionieri ha detto che nei loro interrogatori sono stati utilizzati degli informatori palestinesi che collaboravano con l’ISA e che si dichiaravano detenuti normali per spingere gli altri a rivelare informazioni oppure a confessare, o che supportavano gli agenti in altri modi durante gli interrogatori. In che modo i detenuti vengono avvicinati dagli informatori? Leggiamo: ‘’I prigionieri venivano alloggiati in una grande cella, con nove-undici altri detenuti, la maggior parte dei quali erano informatori, che sembravano essere rigorosi musulmani praticanti. Di solito, uno di loro si presentava come un ‘’incaricato dell’Organizzazione’’.

Gli informatori facevano domande al nuovo detenuto, lo invitavano a rivelare tutto per poterlo proteggere, minacciandolo che altrimenti la sua reputazione sarebbe stata danneggiata o sarebbe stato sospettato dall’Organizzazione di essere un collaboratore di Israele. Minacciavano di isolarlo se non avesse parlato, e gli promettevano di poter contattare la sua famiglia. Quando un prigioniero veniva portato via da quest’ala, era condotto direttamente nella stanza degli interrogatori, dove gli inquirenti facevano il confronto tra le loro informazioni e quelle rese agli informatori’’ ( pag. 55 ). Israele fa affidamento su una fitta rete di collaboratori, spie e vassalli locali. Arrivati a questo punto possiamo introdurre il capitolo dedicato all’Autorità Nazionale Palestinese ed alla sua collaborazione con Israele. Il tema è fondamentale.

Ricorso all’ANP per praticare la tortura prima degli interrogatori

La collaborazione fra ANP ed Israele, in materia di repressione, va avanti da molti anni. Una semplice citazione dal documento ci chiarisce gli aspetti più importanti della vicenda:‘’Dei 32 che hanno riferito della data del loro arresto da parte dell’ANP, 17 sono stati arrestati dallo Stato di Israele dopo meno di un mese dal loro rilascio da parte dell’ANP, sette, da uno a quattro mesi dopo il loro rilascio, quattro da sei mesi a un anno da tale data, e quattro sono stati arrestati dall’ISA dopo più di un anno dal rilascio da parte dell’ANP’’ (pag. 75 ).

Quattordici dei detenuti già arrestati dall’ANP hanno dichiarato di essere stati torturati durante gli interrogatori. Il rapporto ci dà una informazione interessante: ‘’Dei 14 detenuti che hanno riferito di essere stati torturati dall’ANP, 11 hanno indicato la data del loro interrogatorio. Da queste informazioni, risulta che 10 di loro sono stati tenuti sotto arresto da parte dello Stato di Israele da due a 35 giorni dopo il loro rilascio da un carcere dell’ANP. Un altro prigioniero è stato arrestato dopo 90 giorni. Undici dei detenuti torturati dall’ANP hanno detto di aver visto che gli inquirenti israeliani erano in possesso del materiali degli interrogatori dell’ANP. In 10 casi, gli inquirenti hanno espressamente indicato i dossier dell’ANP o hanno mostrato al prigioniero parte degli atti prodotti dai colleghi palestinesi’’ ( pag. 76 ). I militari israeliani – stando a queste informazioni – sono in stretto contatto con gli apparati di sicurezza dell’ANP.

Brano tratto dalla testimonianza di Muhammad Abu ‘Arqud, 21 anni, studente di Huwara:

‘’Sono stato trattenuto dal PPS per circa 66 giorni, dei quali 51 in isolamento. L’interrogatorio è stato durissimo e accompagnato da botte […]. Gli agenti [nel centro Shikma] ad Ashkelon hanno detto che mi avevano preso con una documentazione già completa sul mio caso, e che quindi sarebbe stato inutile negare. L’inquirente mi ha detto: ‘’L’hai raccontato all’ANP’’. Il dossier era del tutto simile a quello dell’ANP, c’erano anche le stesse foto’’ pag. 78 ).

L’ANP è di fatto da tempo uno strumento dell’imperialismo israeliano finalizzato a reprimere il giovane proletariato palestinese impedendogli di aderire alle organizzazioni rivoluzionarie socialiste, patriottiche o islamiche. Israele – sottolinea questa ONG progressista – ha perfezionato i metodi di tortura della CIA facendo carta straccia delle costituzioni democratiche ed antifasciste. Il sionismo non può fare a meno delle torture illegali? Pare proprio di sì e qui parliamo del rapporto proveniente da una fonte israeliana.  Israele calpesta il diritto internazionale e ricorre a prassi di ‘’sicurezza’’ ( sicurezza o repressione? ) disumane.

La legalità nello Stato sionista non esiste: non c’è Costituzione, non c’è integrazione e la società israeliana è intrisa di razzismo. Sarà per questo che i neonazisti guardano all’imperialismo di Tel Aviv? Il sionismo piace molto alle forze conservatrici ( e neofasciste ) e ne capiamo perfettamente la ragione.

Un sistema repressivo ingiusto ed autoritario

Israele è uno Stato autoritario e militarizzato. Il gruppo progressista B’Tselem ha confrontato la prassi dei militari con le sentenze della Corte Suprema israeliana: nonostante il diritto israeliano vieti tali crimini l’IDF ne esce sempre impunito. L’impunità di Israele su scala internazionale è proporzionale a quella dei suoi politici e del suo esercito a livello locale.

Il rapporto sui diritti umani dice che: ‘’I resoconti dei prigionieri fanno desumere che le condizioni vigenti nell’ala degli interrogatori di Shikma siano ben lontane dall’attenersi alle disposizioni previste, tanto meno si conformino alle condizioni prescritte per i detenuti in stato di sicurezza. Si menzionano celle strette e sovraffollate, materassi sottili e coperte fetide, negazione del diritto di fare la doccia per diversi giorni, mancanza di un cambio vestiti, di asciugamano e sapone, cibo scadente, caldo estremo e soffocante o, al contrario, aria fredda’’ ( pag. 98 ). Aggiungo anche che i palestinesi arrestati non avevano commesso nessun reato ma la loro detenzione era, semplicemente, finalizzata ad intimidirli, spingerli a mettersi da parte non aderendo a nessuna organizzazione antimperialista. In questa prospettiva si spiega la collaborazione con l’ANP e la borghesia araba.

La conclusione merita d’essere riportata e sottolineata: ‘’Il sistema degli interrogatori basato su questi metodi – sia per l’interrogatorio in sé sia per le condizioni in cui le persone arrestate sono tenute in custodia – è deciso dallo Stato di Israele e non è il frutto dell’iniziativa di un singolo inquirente o guardia carceraria. Queste azioni non sono messe in atto da cosiddette ‘’mele marce’’ né costituiscono eccezioni che devono essere portate davanti la Giustizia. Il trattamento crudele, inumano e degradante verso i detenuti palestinesi è insito nelle prassi di interrogatorio messe in atto dall’ISA, che sono imposte dall’alto e non da chi interroga in concreto ‘’ ( pag. 110 ).

Si può “de-sionistizzare” Israele? Una battaglia democratica difficile da portare a termine. Ebrei illuminati ed antimperialisti come Israel Shahak hanno sostenuto che l’unica soluzione è il sostegno incondizionato alle Resistenze anti-colonialiste. Una posizione coraggiosa e condivisibile.

thanks to: Infopal

Comunicato di Marwan Barghouthi dopo la fine dello sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi

Marwan Barghouthi, leader palestinese imprigionato e membro del Comitato centrale di Fateh ha rilasciato una nuova dichiarazione pubblica, la sua prima dalla sospensione dello Sciopero per la Libertà e la Dignità. Questa la traduzione in inglese:

Prima dichiarazione del leader Marwan Barghouthi dopo il successo dello sciopero per la libertà e la dignità

In nome di Dio, misericordioso
Al nostro grande popolo, il popolo della lotta e del sacrificio
Al nostro popolo della rivoluzione e dell’Intifada
Ai figli delle nazioni arabe e musulmane
Ai popoli liberi della terra

Amici e amanti della pace e della giustizia ovunque. I prigionieri palestinesi nelle carceri e nelle celle sotterranee del nemico sionista hanno sostenuto uno sciopero della fame senza limiti dal 17 aprile alla sera del 28 maggio. In questo sciopero nazionale i prigionieri hanno portato avanti il più prolungato sciopero collettivo, un momento epico nella storia del movimento dei prigionieri nel corso di 50 anni.
Nonostante l’amministrazione carceraria abbia usato una repressione brutale e il terrore indiscriminato contro lo sciopero, in stile Gestapo, col trasferimento di tutti coloro che erano in sciopero dalle loro prigioni secondo modalità inedite e centinaia siano stati posti in isolamento, speciali unità repressive ( Matsada, Dror, e Yamaz) conducevano raid ed ispezioni durante tutti i 42 giorni di sciopero.
I carcerieri hanno proceduto al trasferimento dei prigionieri in sciopero in condizioni durissime e brutali nel tentativo di indebolire e fiaccare la loro determinazione, confiscando ogni loro bene personale, inclusa la biancheria. I prigionieri sono stati privati di tutto il materiale ad uso sanitario ed igienico, la loro vita è stata resa durissima e sono state diffuse vergognose falsità e bugie. Ciononostante la determinazione dei prigionieri è stata senza precedenti rispetto ad altre azioni condotte dal movimento dei prigionieri palestinesi e la repressione israeliana non è riuscito a spezzare la loro volontà. Di questo momento storico ed eroico, sono stato testimone, ed è con grande orgoglio, che saluto la grande fermezza di coloro che sono stati in sciopero della fame. E saluto con grande reverenza i martiri, le loro famiglie, e tutti coloro che si sono sollevati, sono stati feriti e incarcerati nel corso di questa battaglia per la libertà e dignità della Palestina.

Vorrei anche rendere omaggio al grande popolo della nostra pura Palestina, dal fiume al mare, e a coloro che sono in esilio e nella diaspora. Li ringrazio per il loro grande sostegno e per gli enormi sforzi che hanno sostenuto per la causa dei prigionieri e del loro sciopero, che ha riportato la causa palestinese alla ribalta del panorama politico internazionale. Allo stesso tempo, saluto i popoli arabi, islamici e amici del mondo per il livello di solidarietà e partecipazione con cui ci hanno sostenuto.

E saluto tutti coloro che hanno partecipato a campagne sui media locali e internazionali, nonché gli avvocati, il sindacato dei medici, il Ministero dell’istruzione, la società dei prigionieri palestinesi e la Commissione per gli affari dei prigionieri ed ex prigionieri, sottolineando che la battaglia per la libertà e la dignità della Palestina è parte integrante della lotta per la libertà, l’indipendenza, il ritorno, il rovesciamento del regime di apartheid in Palestina e la fine dell’occupazione.

Nonostante il governo del terrore che regge il regime di apartheid di Israele abbia attaccato lo sciopero della fame in un fallito e disperato tentativo di nascondere i suoi crimini, questo non ha intimidito e non ha rotto la loro volontà di ferro. Non sono riusciti a dissuaderci dal combattere questa battaglia con determinazione e convinzione, portando così avanti una saga epica ed eroica. I prigionieri sono stati in grado di raggiungere un certo numero di risultati sul piano umanitario, il primo dei quali è il ripristino della seconda visita mensile dei familiari, che era stata sospesa quasi un anno fa, così come sono riusciti ad affrontare problemi annosi riguardanti le condizioni della vita quotidiana, tra cui le condizioni delle donne detenute, dei bambini prigionieri, dei malati, il problema del “bosta” e dei trasferimenti, il problema della “mensa”, la possibilità di introdurre abbigliamento, nonché la formazione di un comitato di alti funzionari del servizio carcerario per proseguire il dialogo con i rappresentanti dei prigionieri nei prossimi giorni, per continuare a discutere tutte le questioni, nessuna esclusa.

Alla luce di questo e con l’avvento del mese sacro del Ramadan, abbiamo deciso di sospendere lo sciopero e di continuare in queste discussioni con il servizio carcerario, dopo avere però sottolineato che siamo pronti a riprendere lo sciopero se il servizio carcerario non rispetterà gli impegni presi coi prigionieri.

In questa occasione, porgo le mie più vive congratulazioni ai prigionieri eroici per la loro fermezza e per avere conseguito risultati di umanità e di giustizia, con un omaggio speciale ai detenuti del carcere di Nafha, che ha avuto un ruolo da protagonista per il successo di questo sciopero e il raggiungimento di questa grande vittoria. Rendo omaggio anche ai prigionieri che hanno scioperato nelle carceri del Negev, Ofer, nella infermeria della prigione di Ramla, di Ashkelon, Gilboa, Megiddo, Ramon e alle donne e bambini detenuti, infine ai prigionieri del carcere di Hadarim e a tutti coloro che hanno partecipato negli altri centri di detenzione e nelle altre carceri: io tengo le loro mani nelle mie e bacio la loro alta fronte.

Ancora, con la nuova unità e partecipazione che si sono espresse in questo sciopero nazionale, il più lungo e feroce nella storia del movimento dei prigionieri palestinesi, si è determinato un punto di svolta nel rapporto tra i prigionieri e i meccanismi dell’amministrazione penitenziaria. D’ora in poi e dopo oggi, non permetteremo qualsiasi infrazione ai risultati raggiunti e ai nostri diritti. Di più, questa battaglia ci da la forza per ricostruire e unificare il movimento dei prigionieri nelle sue varie componenti, come preludio alla formazione di una leadership nazionale unificata nel prossimi mesi. E in preparazione della battaglia per ottenere il riconoscimento dei prigionieri rinchiusi nei sotterranei dell’occupazione israeliana come prigionieri di guerra e prigionieri della libertà, e per la piena applicazione della terza e della quarta convenzione di Ginevra.

Per il nostro grande popolo, mentre rinnovo il mio omaggio ai martiri della battaglia per la libertà e la dignità, invito il presidente palestinese Abu Mazen, la leadership dell’OLP e le varie fazioni islamiche e nazionali a compiere il loro dovere nazionale di lavorare per liberare e far guadagnare la libertà ai prigionieri. Ancora una volta, metto in guardia contro qualsiasi ripresa dei negoziati prima di richiedere la liberazione completa di tutti i prigionieri e detenuti. Esprimo il mio speciale ringraziamento a tutte le istituzioni e organi che lavorano per i prigionieri, soprattutto alla Commissione per i prigionieri, presieduta dal fratello di lotta Issa Qaraqe, alla Società dei prigionieri palestinesi e al fratello di lotta Qaddoura Fares, alla Alta Commissione per gli affari dei prigionieri, alla Campagna internazionale e popolare per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi, condotta dall’avvocata e militante, la signora Fadwa Barghouthi.

Gloria ai nostri martiri virtuosi
Libertà ai prigionieri per la libertà
Viva la battaglia palestinese per la libertà e la dignità

Il vostro fratello, Marwan Barghouthi (Abu al-Qassam)
Prigione di Hadarim
Cella n. 28

 

thanks to: Samidoun

Forumpalestina

 

Dichiarazione di Ahmad Sa’adat sulla vittoria dello Sciopero dei prigionieri politici palestinesi

I prigionieri hanno fatto un nuovo epico passo grazie alla loro volontà e determinazione, e hanno dimostrato che i diritti loro spettanti devono essere conquistati e non supplicati.

Al popolo palestinese, alla nazione araba ed alle forze libere del mondo,

I prigionieri in sciopero hanno accresciuto la loro fermezza, volontà e determinazione, per ostacolare e resistere a tutti i tentativi di sconfiggere e reprimere lo Sciopero. Non è stata risparmiata alcuna oppressione nei confronti degli scioperanti cosa che ha contribuito al deterioramento della salute dei prigionieri, attraverso politiche e misure repressive, in particolare attraverso i trasferimenti di carcere arbitrari praticati sino all’ultimo, così come i tentativi dell’occupante di diffondere menzogne e disinformazione. Gli eroici prigionieri hanno affrontato tutto ciò per 41 giorni con una volontà d’acciaio, facendo un nuovo epico passo contro l’occupante e scrivendo un nuovo, storico capitolo nella lotta del movimento di liberazione nazionale del nostro popolo.

Al nostro popolo palestinese,

Questa vittoria è il frutto degli sforzi collettivi del popolo palestinese che si è stretto intorno allo Sciopero, inclusi singoli ed istituzioni, movimenti nazionali, organizzazioni umanitarie e popolari, attraverso i sacrifici dei martiri, dei feriti e dei prigionieri. La vittoria è venuta attraverso il sostegno delle forze popolari di tutto il mondo arabo e con il sostegno di tutte le forze libere del mondo, compresi i movimenti e le organizzazioni popolari, i comitati di solidarietà, i parlamentari, i movimenti per la giustizia sociale che combattono l’imperialismo e la globalizzazione, oltre al movimento del BDS internazionale, per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni. A tutti coloro che hanno partecipato alle iniziative di solidarietà con il nostro Sciopero aiutando a condurlo alla sua nobile conclusione, inviamo tutta la nostra stima e ringraziamento, in particolare nei confronti delle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri.

Alle masse palestinesi,

Anche se è troppo presto per stabilire una valutazione finale dei risultati dello Sciopero, in attesa della dichiarazione ufficiale della dirigenza, possiamo chiaramente affermare che l’incapacità dell’occupante di sconfiggere o limitare lo Sciopero è una vittoria per i detenuti e per la loro volontà e determinazione nel continuare la lotta. Questa vittoria ha importanti significati: in primo luogo, riafferma il fatto che i diritti possono essere conquistati senza mai elemosinarli e che la Resistenza è la leva principale per l’ottenimento di tutte le future conquiste del popolo palestinese nelle successive fasi della Rivoluzione. In secondo luogo, che le diverse fazioni del movimento dei prigionieri ed il clima di divisione non hanno impedito di giungere all’unità d’azione fra tutte le componenti nazionali ed islamiche, fintanto che la bussola della lotta resta puntata contro le principali contraddizioni dell’occupante. Il terzo, significativo punto sta nel fatto che la lotta non termina con lo Sciopero: al contrario, essa deve proseguire per rafforzarne, ampliarne e strutturarne le conquiste. Ciò è fondamentale per ricostruire ed unificare il movimento dei prigionieri palestinesi, espandendone il ruolo al fine di superare la frammentazione e la divisione, presentando al nostro popolo un corpo unico che persegua sinceri sforzi atti a far progredire la causa palestinese superando l’attuale crisi ed il suo quadro di divisione.

Alle masse palestinesi,

Ciò che le nostre forze politiche e fazioni palestinesi devono perseguire al fine di sostenere i prigionieri e rafforzare la loro determinazione è ristabilire l’unità nazionale, attraverso un cammino di avanzamento che si lasci alle spalle questa fase in cui ci si gira intorno all’infinito.

Ancora una volta, tutti i nostri ringraziamenti alle forze popolari palestinesi, arabe ed internazionali che hanno contribuito a rafforzare la determinazione dei prigionieri, sospingendo in avanti la loro lotta sino alla vittoria.

Gloria ai martiri, la vittoria è certa!

Ahmad Sa’adat
Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Carcere di Ramon, 28 maggio 2017

 

thanks to: PalestinaRossa

I prigionieri politici palestinesi dopo 40 giorni di digiuno riescono a strappare un accordo alle autorità israeliane

Comunicato Stampa Coordinamento a Sostegno dei Prigionieri Politici Palestinesi in Sciopero della Fame


Ci sono voluti quaranta giorni di sciopero della fame di 1500 prigionieri che giorno dopo giorno sono diventati 1800; ci sono volute centinaia di manifestazioni in tutta la Cisgiordania e a Gaza, prese di posizioni e attestazioni di solidarietà in tutto il mondo, un fermo intervento della croce rossa internazionale, persino la pressione negli ultimi giorni degli stessi servizi di sicurezza israeliani, preoccupati per le avvisaglie di una protesta di massa contro l’occupazione, per costringere il governo israeliano a lasciare che dirigenti del Servizio Carcerario Israeliano aprissero un negoziato con Marwan Barghouti ed altri leaders della protesta. La trattativa si è svolta nella prigione di Ashkelon con la partecipazione della Croce Rossa Internazionale. è durata 20 ore e si è conclusa con un accordo firmato da Issa Karake e Qadura Fares, esponenti dell’Autorità Nazionale Palestinese e responsabili per l’assistenza ai prigionieri.
dell’accordo ha dato immediatamente notizia con una propria dichiarazione la “Campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi” dalla quale si apprende che l’accordo prevede l’aumento delle visite dei familiari, l’installazione di telefoni pubblici nelle prigioni e la possibilità di accedere con gli apparecchi televisivi installati nelle celle ad un maggior numero di canali in modo da potersi informare meglio su quanto accade fuori dei penitenziari.
Si sottolinea inoltre come la determinazione dei prigionieri abbia prevalso sulla riottosità del Governo Israeliano che <aveva annunciato che non avrebbe negoziato in alcun modo con i prigionieri palestinesi e aveva cercato di rompere lo sciopero della fame con la forza, anche attraverso aggressioni e misure punitive contro i prigionieri e il leader dello sciopero della fame, l’isolamento e la minaccia di intervenire con l’alimentazione forzata>. Sottolinea infine che si tratta di <un passo importante verso il pieno rispetto dei diritti dei prigionieri palestinesi secondo quanto previsto dalle norme internazionali>.
Si tratta infatti di un passo importante. Ma solo di un primo risultato, sia perché dovrà verificarsi l’effettiva applicazione dell’accordo, sia perché i prigionieri continuano a restare rinchiusi nelle carceri israeliane, come continua l’occupazione della cisgiordania , gaza continua ad essere assediata, ed il popolo palestinese continua ad essere privato dei propri diritti.
Per tanto anche la lotta di liberazione deve continuare .
L’accordo conseguito dimostra per altro che la lotta non violente può aver successo, tanto più se condotta con saggezza, determinazione ed unendo tutte le forze, come è avvenuto con lo sciopero della fame dei prigionieri politici, che è stato sostenuto da tutte le forze politiche palestinesi e da tutta quanta la popolazione.
Il Coordinamento, nel manifestare sollievo per la sospensione dello sciopero, auspica che una pace giusta possa estendersi presto dalla Palestina a tutto il Medio Oriente ed invita i/le militanti a proseguire nella vigilanza e nel massimo impegno .

Roma 27 Maggio 2017
c/o Un Ponte per…. Piazza Vittorio 132 00185 Roma
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La denuncia: 41 prigioniere palestinesi nel carcere di HaSharon. Violenza e umiliazioni

free-lena-07960Sono 41 le donne palestinesi detenute nella prigione israeliana di HaSharon, tra queste 12 minorenni. E’ quanto ha reso noto giovedì 4 agosto il Comitato palestinese per gli Affari dei prigionieri.

In un comunicato, il Comitato denuncia le condizioni di sofferenza psico-fisica in cui vivono le detenute, evidenziando come tale situazione sia una violazione del diritto umanitario e necessiti di un intervento urgente delle istituzioni internazionali.

Il Comitato rivolge anche un appello “a tutti i Palestinesi affinché si uniscano dietro la causa dei prigionieri”, denunciando l’escalation delle ultime settimane di attacchi e aggressioni del Servizio carcerario israeliano (IPS) contro i detenuti, in rappresaglia allo sciopero di massa dentro le prigioni.

Tra le prigioniere in sciopero della fame ci sono: Lina al-Jarbouni, Banan al-Mafarjeh, Yasmin Zaru Tamimi, Yasmin Shaaban, Hadiyeh Ereinat, Natali Shukha, Tasnim Halabi, Sundus Obeid, Jamileh Jaber, Manar Shweiki, Sajida Hasan, Marah Bakir, Nurhan Awwad, Malak Suleiman, Lama al-Bakri, Istabraq Nour, Nivine Alqam, Hanadi Rashed, Filisten Najem, Ansam Shawahneh, Maryam Sawafta, Itida Barqan, Abeer al-Tamimi, Alyaa Abbasi, Israa Jaabais, Marcel Salaymeh, Lara Tarayra, Khadijeh Faqih, Abla al-Adam, Shurouq Dwayyat, Amal Ahmad, Dunya Waked, Aisheh Jumhour, Safaa Faroun, Marlen Hreizat, Shirin Issawi, Samah Dweik, Iman Kanju, Shatella Awwad, Haniyyeh Nasser, Salsabil Shalaldeh.

Nella prigione HaSharon è detenuta la bambina Dima al-Wawi, di 12 anni, la più giovane prigioniera palestinese.

Secondo i dati forniti dal centro per i prigionieri, Addameer, circa 10 mila donne e minorenni palestinesi sono state incarcerate dalle forze israeliane negli ultimi 45 anni. Soltanto nel 2015 sono state imprigionate 106 Palestinesi – il 70 percento in più rispetto al 2013.

Lo scoppio dell’Intifada di Gerusalemme, nell’ottobre del 2015, ha portato a un’escalation di aggressioni e a arresti di massa da parte delle forze di occupazione, facendo lievitare anche il numero di ragazzine e donne imprigionate.

Secondo Addameer, tra le detenzioni eseguite da ottobre scorso ci sono 13 minorenni, alcune delle quali sono state ferite durante l’arresto. Inoltre, la maggior parte delle detenute è soggetta a maltrattamenti, torture psicologiche, violenze sessuali, percosse, insulti, minacce, ecc., da parte delle autorità carcerarie.

“Queste tecniche di tortura (psico-fisica) – denuncia Addameer – sono utilizzate non soltanto per intimidire le prigioniere, ma anche come strumento per umiliarle e indurle a firmare confessioni”.
A maggio, nelle carceri israeliane era rinchiuse 70 donne e 414 minorenni palestinesi – 104 sotto i 16 anni.
Pubblicato da InfoPal il 6 agosto 2016
(Fonte: Ma’an)

Sorgente: La denuncia: 41 prigioniere palestinesi nel carcere di HaSharon. Violenza e umiliazioni | Infopal

Rapporto: 3445 Palestinesi arrestati nella prima metà del 2016

Quds Press. Nella prima metà del 2016, le forze israeliane hanno arrestato 3.445 Palestinesi, compresi 706 minorenni e 96 tra donne e ragazze. I dati sono documentati da un report congiunto emesso dal Comitato dell’Anp per i prigionieri e gli ex prigionieri, la Società palestinese per i prigionieri (PPS), l’organizzazione Addameer per i diritti umani, il Centro per i diritti umani al-Mizan.

Dallo scoppio dell’intifada di Gerusalemme, a ottobre 2015, sono stati arrestati 6.326 Palestinesi per mano delle forze israeliane.

La distribuzione degli arresti nella prima metà dell’anno: gennaio, 562; febbraio, 616; marzo, 647; aprile, 567; maggio, 570; giugno, 483

Detenzione amministrativa. Dall’inizio del 2016, le autorità israeliane hanno emesso 1028 ordini di detenzione amministrativa (senza imputazione e processo). 7.000 donne palestinesi, 11 minorenni e due parlamentari sono stati posti sotto tale detenzione.

Attualmente ci sono 750 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane.

Distribuzione degli arresti. 2439 casi sono stati registrati in Cisgiordania, 869 a Gerusalemme, 24 nei Territori palestinesi occupati nel ’48 (Israele), 123 nella Striscia di Gaza, compresi 98 riguardanti pescatori.

Minorenni, donne e malati. Sempre nella prima metà del 2016, sono stati arrestati 712 minorenni. 330 sono ancora incarcerati a Megiddo e a Ofer, compresi i ragazzi feriti e malati. 15 ragazze sono detenute nelle prigioni di HaSharon e Damon.

Le autorità giudiziarie israeliane hanno posto 65 minorenni gerosolimitani agli arresti.

Il report ha dichiarato che 65 donne palestinesi e 700 prigionieri malati sono arbitrariamente detenuti nelle carceri israeliane, in totale violazione dei loro bisogni primari.

Da ottobre 2015, 170 Palestinesi, principalmente minorenni, sono stati arrestati, accusati di “incitamento” sui social media. 33 prigionieri hanno dichiarato lo sciopero della fame, per protestare con le misure arbitrarie israeliane.

La dichiarazione congiunta si rivolge alle organizzazioni umanitarie e legali internazionali affinché denuncino tali violazioni israeliane documentate e dettagliate.

Sorgente: Rapporto: 3445 Palestinesi arrestati nella prima metà del 2016 | Infopal

Palestina: Khalida Jarrar tocca il cielo ma 7.000 ancora i prigionieri politici

Khalida Jarrar, donna dal viso androgino e dai lineamenti forti, una chioma nera come la notte ha resistito dal 2 Aprile 2015 al 3 giugno 2016, giorno in cui dopo appelli mondiali per il suo rilascio richiesto da numerose associazioni tra cui Amnesty International ha ottenuto finalmente il risultato sperato.

Come è accaduto a molti politici, giornalisti che militano per i diritti umani e la libera informazione lo stato d’Israele sceglie per loro in forma cautelare la detenzione amministrativa, il mese scorso dopo uno sciopero della fame che lo ha portato vicino alla morte la stessa sorte è toccata al giornalista Mohammed al- Qiq. La parlamentare del Fronte Palestinese Fplp, membro del consiglio palestinese, nel mese di dicembre ha avuto finalmente il suo primo processo in cui è stata condannata a 15 mesi di carcere per appartenenza ad un gruppo di militanti politici illegale, per eeserestata più volte accusata di attività terroristica.

Il rilascio di Khalida è avvenuto il 3 Giugno 2016; è bene chiarire che la donna si è trovata più volte nel mirino della polizia israeliana per le sue attività a favore dei diritti umani, ha raccolto numerose prove da consegnare al tribunale internazionale specificando e documentando violazioni da parte non solo dei militari ma abusi legali perpetrati al popolo palestinese.

I numerosi festeggiamenti da parte della popolazione per il suo rilascio hanno avuto inizio nella giornata di sabato 4 Giugno nei territori palestinesi, continueranno sino alla sera di domenica 5 giugno 2016, soprattutto nella zona di Ramallah dove venne arrestata durante un’azione militare nella sua abitazione.

L’associazione Addameer per la tutela dei prigionieri palestinesi dichiara ad oggi nelle carceri israeliane:

7.000 P

prigionieri politici, 750 per detenzione amministrativa, 438 bambini, 70 donne, tra questi numerosi sono i presunti terroristi detenuti nelle carceri, perché facenti parte di un partito politico non riconosciuto dalle autorità israeliane; 450 dalla zona di Gerusalemme Est, 343 dalla Striscia di Gaza, 6 ancora i membri detenuti in forma cautelare del Consiglio legislativo palestinese.

Sorgente: Pressenza – Palestina: Khalida Jarrar tocca il cielo ma 7.000 ancora i prigionieri politici

Dossier sui prigionieri palestinesi 2015

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“Siamo contro un colonialisimo che investe tutti gli aspetti della vita e che si basa sulle forme più estreme di violenza che sono convenzionalmete associate con l’occupazionee e che si combina con una politica di apartheid. E l’ostilità che il popolo palestinese deve affrontare si estende a tutta la nostra popolazione, ovunque essa si trovi.”
Ahmad Sa’adat, Journal of Palestine Studies, Vol. 43, No. 4 (Summer 2014), p. 55.

 

«Non sono un terrorista, ma non sono neppure un pacifista. Sono semplicemente un palestinese normale, che difende la causa che ogni oppresso difende: il diritto di difendersi in assenza di ogni altro aiuto che possa venire da altre parti».
Marwan Barghuti, alla conclusione del suo processo (2004)

 

“Veniamo dalla terra, noi le offriamo il nostro amore e le nostre fatiche, lei in cambio ci nutre.
Quando moriamo, torniamo alla terra. In un certo senso, lei ci possiede. Così, la Palestina ci possiede e noi apparteniamo a lei “.
Susan Albulhawa, Ogni mattina a Jenin (2011)

 

“Quasi tutti loro (i palestinesi) sono stati condannati da tribunali militari, che hanno con i tribunali civili la stessa relazione che può avere la musica militare con il resto della musica. Tutti questi prigionieri, nel gergo israeliano, hanno ‘sangue sulle loro mani’. Ma chi, di noi israeliani, non ha sangue sulle proprie mani?”
Uri Avnery 1 , Everybody’s Son (2011)

 

ELENCO E MAPPA DELLE PRIGIONI IN ISRAELE E NELLA CISGIORDANIA
Le strutture di detenzione per i prigionieri palestinesi dei Territori Occupati (TPO) sono costituite da 4 centri per gli interrogatori, 4 centri di detenzione militare, e circa 17 prigioni. Mentre i 4 centri per gli interrogatori militari si trovano all’interno degli TPO, tutti i centri per gli interrogatori e le prigioni – ad eccezione di una prigione, Ofer – si trovano all’interno dei territori occupati nel 1948 cioè nello Stato di Israele.

 

ELENCO DELLE PRIGIONI E CENTRI DI DETENZIONE
Blocco Nord: Carmel Prison (Oren Junction), Damun Prison, Gilbo’a Prison (HaShita Junction), Hermon Prison (North Tzalmon Creek Junction), Megiddo Prison (Megiddo Junction), Shata prison (HaShita Junction), Tzalmon Prison (North Tzalmon Creek Junction).
Blocco Centrale: Ashmoret Prison (HaSharon Junction), Ayalon Prison (Ramla), Giv’on Prison (Ramla), HaSharon Prison (Hadarim Interchange), Maasiyahu Prison (Ramla), Magen Prison (Ramla), Neve Tirtza Prison (Ramla), Ofek Juvenile Prison (Even Yehuda), Rimon Prison (Even Yehuda), Dekel Prison
Blocco Sud: Eshel Prison, Ktzi’ot Prison (Ktzi’ot Junction), Nafha Prison, Ofer Prison (Atarot area), Ramon Prison, Shikma Prison (Ashkelon)

https://i.imgur.com/J0D0VqG.jpg

 

In allegato dossier della rete romana di solidarietà con la Palestina.

Vite di palestinesi nelle carceri di Israele 2015

thanks to: Assopace Palestina