Il Rapporto annuale 2018 di Peace Now sugli insediamenti nei 10 anni del governo Netanyahu.

Nel 2018 la costruzione di nuovi insediamenti è stata del 9% al di sopra della media. 19.346 unità abitative sono state costruite nell’ultimo decennio sotto il PM Netanyahu Il 70% delle costruzione sono in “Insediamenti isolati” English version Peace Now – 14 maggio 2019 Immagine di copertina: Mappa della costruzione degli insediamenti durante il decennio di…

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Rapporto ONU sull’apartheid israeliano

Rapporto Onu: Pratiche israeliane nei confronti del popolo palestinese e questione dell’Apartheid di Richard Falk e Virginia Tilley Dal 10 al 17 marzo 2019 sarà in Italia e in Slovenia (Torino, Lubiana, Trieste, Bologna, Roma) per una serie di incontri la Prof. Virginia Tilley, co-autrice, insieme al giurista Richard Falk, del rapporto commissionato dall’ONU

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Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (S) e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan stringono la mano ai margini di un summit siriano nella città turistica russa di Sochi il 14 febbraio 2019. (Foto IRNA)14 febbraio 2019

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani si è scagliato contro gli Stati occidentali, in particolare gli Stati Uniti…

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Venezuela. Sono state irregolari le elezioni vinte da Maduro nel 2018?

di Fabrizio Verde «Il governo ritiene che le scorse elezioni presidenziali non attribuiscono legittimità democratica a chi ne è uscito vincitore, cioè Nicolas Maduro». Questo è quanto dichiarato dal ministro degli Esteri dell’Italia, Enzo Moavero Milanesi, in una comunicazione alla Camera sulla crisi in Venezuela. 504 altre parole

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Maduro propone elezioni parlamentari anticipate in Venezuela

2 febbraio 2019 20:08 Il presidente venezuelano Niñolas Maduro ha chiesto elezioni anticipate all’Assemblea nazionale, un organo legislativo dominato dall’opposizione e guidato da Juan Guaido che si è dichiarato leader ad interim la scorsa settimana. La dichiarazione di Maduro arriva mentre migliaia si radunano nelle strade di Caracas sia…

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Venezuela, il popolo scende in piazza a sostegno di Maduro e contro il golpe. Le immagini censurate in Italia

 

Discorso di Maduro in avenida Bolivar dopo la manifestazione di massa per commemorare il 20° anniversario della Rivoluzione Bolivariana e a sostegno della democrazia in Venezuela. In una fase molto delicata per il paese dove è in corso di svolgimento un golpe promosso dagli USA che tramite il burattino Guaidò vogliono spodestare il legittimo presidente…

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Luisa Morgantini: “L’ipocrisia internazionale e l’impunità israeliana”

“Ponti di pace” per restituire la dignità al popolo palestinese: è l’auspicio di una donna instancabile, protagonista infaticabile  in difesa dei diritti umani nel mondo. Luisa Morgantini, già vice Presidente del Parlamento europeo, sembra non conoscere limiti quando si tratta di giustizia: affermare la pace è possibile, prima di tutto è però indispensabile ”conoscere la realtà, rompere gli stereotipi”.

luisa-morgantiniLuisa Morgantini è stata eletta parlamentare europea nel 1999 e riconfermata nel 2004, ricevendo oltre 29mila preferenze. Nel 2007 è stata eletta Vicepresidente del Parlamento Europeo con l’incarico delle politiche europee per l’Africa e per i diritti umani, è stata membro della Delegazione per le relazioni con il Consiglio legislativo palestinese. Candidata al Premio Nobel per la Pace, la Morgantini ha risposto autorevolmente alla nostra intervista riguardo l’occupazione israeliana dei territori palestinesi.

“Una terra senza popolo per un popolo senza terra”: partiamo da una frase che caratterizzò l’inizio di una vicenda, quella del conflitto israelo-palestinese, destinata a ricoprire un ruolo centrale nei rapporti tra le potenze mondiali fino ai giorni d’oggi. Cosa l’ha spinta ad occuparsi così attivamente del conflitto, portando sempre con se la parola Pace?

Ed invece quella terra è stata  popolata da sempre anche da popoli e credenti di religioni diverse. Quella frase, una mistificazione che tende a cancellare l’esistenza del popolo palestinese, a cancellare la memoria  e la presenza di  chi non è di religione ebraica. Ciò che mi ha spinta ad essere attiva in questo conflitto, è l’amore (non ho paura di essere retorica) per la giustizia e per i diritti di tutti e tutte. Giustizia e diritti calpestati dalla colonizzazione dei territori palestinesi da parte di Israele. L’orrore del massacro di Sabra e Chatila nel 1982 è quello che mi ha mostrato per la prima volta il calvario del popolo palestinese, i milioni di profughi, la distruzione, nel 48, di 493 villaggi palestinesi, l’occupazione delle case palestinesi, la continua demolizione di abitazioni palestinesi per far posto a coloni, il furto delle terre e dell’acqua, la tortura e la prigione, la separazione delle famiglie, la costruzione di un muro di apartheid e di annessione coloniale.

Insomma la profonda ingiustizia e l’ipocrisia della comunità internazionale che sa, conosce le violazioni della legalità internazionale e i crimini commessi da parte Israele, ma continua solo a deplorare e non ad  agire affinché Israele non sia un paese al di sopra della legge, ma diventi un paese che rispetta i diritti degli altri, definisca i suoi confini e cessi l’occupazione militare della Cisgiordania, Gaza e delle alture del Golan.

AssoPace Palestina, un’associazione molto attiva che dal 1988 organizza viaggi in Palestina e Israele “per una pacifica coesistenza tra i due popoli”: quale il più profondo messaggio che tale realtà si propone di dare al mondo?

Che è possibile costruire ponti di pace ad azioni comuni per affermare la pace  e la giustizia. Penso a quei palestinesi e israeliani che lottano insieme per farla finita con l’occupazione militare e la violenza. Persone che hanno saputo decostruire la figura del nemico e rifiutarsi di essere nemici, guardandosi nelle rispettive realtà, riconoscendo l’asimmetria tra l’essere un popolo occupato militarmente (i palestinesi) e un popolo ed uno Stato (gli israeliani), il cui esercito occupa militarmente un altro popolo e la sua terra.

Noi andiamo in Palestina e Israele per conoscere la realtà, rompere gli stereotipi, vedere con i propri occhi che cosa significa essere cacciati dalle proprie terre e dalle proprie case, vedere la quotidianità dell’occupazione militare, incontrare bambini che vengono picchiati ed arrestati dai soldati israeliani. Quando torniamo vogliamo essere messaggeri di verità, raccontare quello che abbiamo visto, continuare le nostre  relazioni, sostenere la resistenza popolare non violenta come quella dei comitati popolari che si sono costituiti a partire dal 2002 subito dopo l’inizio della costruzione del muro di apartheid e di annessione coloniale, condannato dalla corte internazionale dell’Aja nel 2004 ma che Israele ha continuato a costruire sottraendo terra ed acqua ai palestinesi, dividendo le famiglie palestinesi. I palestinesi che incontriamo ci dicono di volere la pace, ma una pace giusta, una pace con libertà, dignità e terra.

È sul “vittimismo” che troppo spesso si giustifica l’influenza politica di un Paese su altri. Possiamo dirlo anche per l’Unione Europea? Come ha reagito questa, soprattutto negli anni in cui lei ha ricoperto una carica importante all’interno, riguardo le violazione delle risoluzioni Onu da parte di Israele?

Non c’è dubbio che la politica israeliana fa uso del vittimismo e dell’Olocausto per agire impunemente nell’oppressione del popolo palestinese. L’ olocausto è stato aberrante così come lo è qualsiasi atteggiamento antisemita. Ma nessuno può usare la persecuzione e le sofferenze subite per soggiogare e cancellare l’identità di altri. Israele è impunita e questa impunità la rende ancora più arrogante.

I governi che si sono succeduti dopo l’assassinio di Rabin da parte di un estremista ebreo, sono diventati sempre più di destra e praticato una politica di continua usurpazione di terre di ampliamento delle colonie. Oggi nel governo israeliano la fanno da padroni ortodossi e coloni. L’Unione Europea continua a deplorare e a condannare, l’ampliamento delle colonie, la condizione dei prigionieri nelle carceri, l’arresto di difensori dei diritti umani, deplorazioni continue, ma non osa fare l’unica cosa credibile e che possa fare pressione su Israele: interrompere le relazioni economiche privilegiate, non vendere o acquistare armi da Israele, che nessun prodotto delle colonie entri in Europa, applicare l’articolo 2 dell’accordo di associazione Italia-Israele che sostiene la sospensione di quell’accordo nel caso in cui il governo contraente non rispettassi i diritti umani. E’ dal 1980 che dichiara di sostenere due popoli e due stati ma ha permesso ad Israele di far si che la terra sulla quale fare lo Stato palestinese sia un territorio devastato da colonie e da strade fatte solo per i coloni, uno Stato che assomiglia ai bantustan sud africani.

Quali vantaggi, di diversa natura, ne ricava la società israeliana dall’occupazione dei territori?

Penso che a parte i vantaggi economici che derivano dallo sfruttamento delle terre palestinesi, dell’acqua, del fatto che l’occupazione militare non è un costo perché, anche qui violando la legalità internazionale che dice che un paese occupante è responsabile del benestare delle popolazione occupata, Israele è riuscito a rifilare il peso economico dell’occupazione sulla comunità internazionale che paga al posto di Israele, i vantaggi sono di un estensione dei territori, di recuperare la terra biblica israelita (a parte che anche in quel periodo vivevano anche altri popoli su quel territorio). Ma penso che invece gli svantaggi siano enormi, Israele è sempre di più una società malata, con profonde divisioni al suo interno: il razzismo verso i palestinesi ha contaminato anche i rapporti tra ebrei ortodossi, secolari, asefarditi, askenazi. Il melting pot dei primi anni dello Stato israeliano si è scomposto, oggi le divisioni sono enormi, e la comunità russa è diventata uno Stato nello Stato, così come i coloni. Chi occupa militarmente un altro popolo e pratica la violenza non può uscirne immune. Per fortuna d’Israele ci sono ancora voci di israeliani come quelle di Nurit Peled, Uri Avnery, Gideon levy, Michel Warshasky, Lea Tsemel e centiniaia e centiniaia di giovani israeliani che partecipano alle lotta insieme ai palestinesi per farla finita con il regime coloniale e di apartheid, o come quelli che rifiutano di prestare servizio militare. Sono la salvezza morale di Israele.

Vittorio Arrigoni, il giovane attivista italiano ucciso anni fa a Gaza, auspicava ad una soluzione binazionale, quindi Stato unico, per una risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Quali invece le sue prospettive, il suo auspicio per una Palestina libera e l’instaurazione della Pace?

Mah, il mio auspicio per tutti i popoli del mondo è che non vi siano frontiere. Certamente sarebbe bello se  le persone che abitano il territorio della Palestina storica (quella prima della partizione dell’Onu del ’47) potessero vivere tutti insieme in uno Stato laico e democratico. Ma forse ci vorranno mille anni per realizzarlo, vale comunque la pena enunciarlo.

Io mi augurerei che Israele cessasse l’occupazione militare dei territori del 1967, che Gerusalemme fosse una capitale condivisa per due popoli e due Stati, che ci fosse il riconoscimento da parte di Israele delle sue responsabilità di fronte ai profughi cacciati nel ’48 e nel ’67, e la possibilità del ritorno, che i coloni se ne andassero, oppure nel caso volessero rimanere dovrebbero essere cittadini palestinesi, così come ci sono più di un milione e 800mila palestinesi, cittadini israeliani (trattati con estreme discriminazioni). Quello che davvero vorrei è che i palestinesi potessero finalmente essere liberi e autodeterminati.

Emma Bonino scrisse anni fa una nota in cui spiegava perché fosse positivo fare “entrare Israele nell’Ue”: che strada pensa possa prendere adesso la politica italiana riguardo i rapporti Israele-Palestina?

Non solo Emma Bonino ma in parecchi hanno sostenuto questo. Io penso invece, visto che Israele esiste nel vicino Medio Oriente o Africa, che debba diventare un Paese normale all’interno di quell’area, che accetti il piano di pace dei paesi arabi proposto già nel 2002, che in cambio della fine dell’occupazione militare dei territori palestinesi occupati nel 1967, prevede la totale disponibilità economica e politica e il riconoscimento di Israele. In realtà i leader israeliani si riconoscono nelle aree del mondo occidentale e per avere il loro aiuto devono continuare con la propaganda dell’essere a rischio di distruzione da parte di tanti paesi nemici che li circondano. Non vedo nella diplomazia e nella politica italiana la possibilità di cambiare atteggiamento e reclamare da Israele il rispetto della legalità internazionale.

E mentre penso che sia indispensabile da parte dei movimenti, associazioni che credono nel rispetto dei diritti per tutte e tutti, continuare a lavorare per far conoscere la realtà e cercare di far cambiare politica ai nostri governi, sono anche consapevole delle nostre debolezze. Ma non abbiamo il diritto di desistere, ce lo insegnano milioni di palestinesi che ogni giorno resistono in modo non violento per non essere cancellati nella loro identità e cacciati dalla loro terra. Hanno il diritto alla libertà, giustizia e dignità.

thanks to: ilfarosulmondo

Dichiarazione di Panmunjom per la pace, la prosperità e l’unificazione della Penisola Coreana – Panmunjom Declaration for Peace, Prosperity and Unification of the Korean Peninsula

Dichiarazione di Panmunjom per la pace, la prosperità e l’unificazione della Penisola Coreana
(Foto di Democracy Now!)

Durante questo periodo importante di trasformazione storica nella Penisola Coreana, riflettendo sulla durevole aspirazione del popolo coreano alla pace, la prosperità e l’unificazione, il presidente Moon Jae-in della Repubblica di Corea e il presidente della Commissione affari statali della Repubblica democratica popolare di Corea Kim Jong Un hanno tenuto un Summit inter-coreano presso la ‘Casa della pace’ a Panmunjom il 27 aprile 2018.

I due leader hanno solennemente dichiarato di fronte a 80 milioni di coreani e al mondo intero che non vi sarà più guerra nella Penisola Coreana e che è iniziata una nuova era di pace.

I due leader, condividendo il fermo impegno a portare a una rapida fine il retaggio della Guerra Fredda della permanente divisione e del conflitto, per affrontare con audacia una nuova era di riconciliazione nazionale, pace e prosperità e per migliorare e coltivare le relazioni inter-coreane in una maniera più attiva, dichiarano in questo storico sito di Panmunjom quanto segue:

1

La Corea del Sud e del Nord ristabiliranno le relazioni di sangue del popolo e porteranno avanti la futura co-prosperità e unificazione guidata dai coreani facilitando un avanzamento complessivo e innovativo delle relazioni inter-coreane. Migliorare e coltivare le relazioni inter-coreane è il desiderio prevalente dell’intera nazione e la richiesta urgente dei tempi, che non può essere rimandata ulteriormente.

  1. La Corea del Sud e del Nord hanno affermato il principio che determineranno il destino della nazione coreana di comune accordo e hanno concordato di portare avanti questo momento per il miglioramento delle relazioni inter-coreane con una piena realizzazione di tutti gli accordi esistenti e le dichiarazioni adottate tra le due parti finora.
  2. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di tenere dialoghi e negoziati in vari campi, compreso quelli ad alto livello, e di prendere misure attive per la realizzazione degli accordi raggiunti al Summit.
  3. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di aprire un ufficio di collegamento congiunto con rappresentanti residenti sui due lati della regione di Gaesong per realizzare strette consultazioni tra le autorità e per migliori scambi e cooperazione tra i popoli.
  4. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato d’incoraggiare una più attiva cooperazione, scambi, visite e contatti a tutti livelli per rinvigorire il senso di riconciliazione nazionale e di unità. Tra Nord e Sud le due parti incoraggeranno l’atmosfera d’amicizia e cooperazione realizzando attivamente vari eventi congiunti in date che hanno uno speciale significato per entrambi, Corea del Sud e del Nord, come il 15 giugno, in cui saranno coinvolti partecipanti a tutti i livelli, compresi i governi centrali e locali, i parlamenti, i partiti politici e le organizzazioni della società civile. Sul fronte internazionale, le due parti concordano di dimostrare la loro saggezza, talenti e solidarietà collettivi, partecipando congiuntamente agli eventi sportivi internazionali come i Giochi asiatici del 2018.
  5. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato d’impegnarsi a risolvere rapidamente le questioni umanitarie risultate dalla divisione della nazione e hanno convocato una riunione inter-coreana della Croce rossa perché discuta e risolva varie questioni, compreso il ricongiungimento delle famiglie separate. In questo senso Corea del Sud e del Nord hanno concordato di procedere con programmi di ricongiungimento per le famiglie separate in occasione del Giorno della liberazione nazionale del 15 agosto quest’anno.
  6. La Corea del Sud e del Nord hanno convenuto di realizzare i progetti precedentemente concordati nella Dichiarazione del 4 ottobre 2007 per promuovere una crescita economica bilanciata e la co-prosperità della nazione. Come primo passo, le due parti hanno concordato di adottare passi pratici verso la connessione e la modernizzazione delle ferrovie e delle strade sul corridoio di trasporto est e tra Seoul e Sunuiju per il loro utilizzo.

2

La Corea del Sud e del Nord faranno sforzi congiunti per alleviare l’acuta tensione militare ed eliminare praticamente il pericolo della guerra nella Penisola Coreana.

  1. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di cessare completamente ogni atto ostile l’una contro l’altra in ogni area – terra, aria e mare –  che costituisce la fonte di tensione militare e conflitto. In questo senso, le due parti hanno concordato di trasformare la zona smilitarizzata in una zona di pace in un senso genuino, cessando dal 1° maggio di quest’anno tutti gli atti ostili ed eliminando i loro mezzi, a partire dalle trasmissioni via altoparlanti e la distribuzione di volantini, nelle aree lungo la linea di demarcazione militare.
  2. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di mettere in campo uno schema pratico per trasformare le aree attorno alla Linea marittima nel Mar occidentale in una zona marittima di pace per prevenire scontri militari accidentali e garantire attività sicure si pesca.
  3. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di adottare varie misure militari per garantirsi a vicenda cooperazione, scambi, visite e contatti. Le due parti hanno concordato di avere frequenti incontri tra autorità militari, a partire dalle Riunione di Ministri della Difesa, per discutere immediatamente e risolvere le questioni militari che emergano tra loro. A questo riguardo, le due parti hanno concordato di convocare colloqui a livello di generali a maggio.

3

La Corea del Sud e del Nord coopereranno attivamente per stabilire un permanente e solido regime di pace nella Penisola Coreana. Porre fine all’innaturale attuale stato di armistizio e stabilire un robusto regime di pace nella Penisola coreana è una missione storica che non deve essere rimandata ulteriormente.

  1. La Corea del Sud e del Nord hanno ribadito l’Accordo di non aggressione, che preclude l’uso della forza in ogni forma l’uno contro l’altro, e hanno concordato di aderire strettamente all’accordo.
  2. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di realizzare il disarmo in maniera graduale, in modo che la tensione militare sia alleviata e vi siano sostanziali progressi nella costruzione della fiducia militare.
  3. Durante quest’anno, che marca il 65mo anniversario dell’Armistizio, la Corea del Sud e del Nord hanno concordato di perseguire attivamente riunioni trilaterali, che coinvolgano le due Coree e gli Stati Uniti, o quadrilaterali, che coinvolgano le due Coree, gli Usa e la Cina, con l’obiettivo di dichiarare la fine della guerra e stabilire un permanente e solido regime di pace.
  4. La Corea del Sud e del Nord hanno confermato l’obiettivo comune di realizzare, attraverso la completa denuclearizzazione, una Penisola Coreana libera da armi nucleari. La Corea del Sud e del Nord hanno condiviso l’idea che le misure intraprese dalla Corea del Nord sono molto significative e cruciali per la denuclearizzazione della Penisola Coreana e hanno concordato di onorare i loro rispettivi ruoli e responsabilità a questo riguardo. La Corea del Sud e del Nord hanno concordato di cercare attivamente il sostegno e la cooperazione della comunità internazionale per la denuclearizzazione della Penisola Coreana.

I due leader hanno concordato, attraverso riunioni regolari e conversazioni telefoniche, di avere discussioni frequenti e sincere su questioni vitali per la nazione, per rafforzare la fiducia reciproca e impegnarsi congiuntamente per rafforzare il momento positivo verso un continuo avanzamento delle relazioni inter-coreane, della pace, della prosperità e dell’unificazione della Penisola Coreana.

In questo contesto, il presidente Moon Jae-in ha concordato di visitare Pyongyang quest’autunno.

 


Panmunjom Declaration for Peace, Prosperity and Unification of the Korean Peninsula
(Image by Democracy Now! Screen grab)

During this momentous period of historical transformation on the Korean Peninsula, reflecting the enduring aspiration of the Korean people for peace, prosperity and unification, President Moon Jae-in of the Republic of Korea and Chairman Kim Jong-un of the State Affairs Commission of the Democratic People’s Republic of Korea held an inter-Korean Summit Meeting at the ‘Peace House’ at Panmunjeom on 27 April, 2018.

The two leaders solemnly declared before the 80 million Korean people and the whole world that there will be no more war on the Korean Peninsula and thus a new era of peace has begun.

The two leaders, sharing the firm commitment to bring a swift end to the Cold War relic of longstanding division and confrontation, to boldly approach a new era of national reconciliation, peace and prosperity, and to improve and cultivate inter-Korean relations in a more active manner, declared at this historic site of Panmunjeom as follows:

1) South and North Korea will reconnect the blood relations of the people and bring forward the future of co-prosperity and unification led by Koreans by facilitating comprehensive and groundbreaking advancement in inter-Korean relations, improving and cultivating inter-Korean relations is the prevalent desire of the whole nation and the urgent calling of the times that cannot be held back any further.

South Korean president Moon Jae-in talks with North Korean leader Kim Jong-un during their meeting at the Peace House at the truce village of Panmunjom. ReutersSouth Korean president Moon Jae-in talks with North Korean leader Kim Jong-un during their meeting at the Peace House at the truce village of Panmunjom. Reuters
a) South and North Korea affirmed the principle of determining the destiny of the Korean nation on their own accord and agreed to bring forth the watershed moment for the improvement of inter-Korean relations by fully implementing all existing agreements and declarations adopted between the two sides thus far.

b) South and North Korea agreed to hold dialogue and negotiations in various fields including at high level, and to take active measures for the implementation of the agreements reached at the Summit.

c) South and North Korea agreed to establish a joint liaison office with resident representatives of both sides in the Gaeseong region in order to facilitate close consultation between the authorities as well as smooth exchanges and cooperation between the peoples.

d) South and North Korea agreed to encourage more active cooperation, exchanges, visits and contacts at all levels in order to rejuvenate the sense of national reconciliation and unity. Between South and North, the two sides will encourage the atmosphere of amity and cooperation by actively staging various joint events on the dates that hold special meaning for both South and North Korea, such as 15 June, in which participants from all levels including central and local governments, parliaments, political parties and civil organisations will be involved. On the international front, the two sides agreed to demonstrate their collective wisdom, talents, and solidarity by jointly participating in international sports events such tts the 2018 Asian Games.

e) South and North Korea agreed to endeavour to swiftly resolve the humanitarian issues that resulted from the division of the nation. and to convene the Inter-Korean Red Cross Meeting to discuss and solve various issues including the reunion of separated families. In this vein, South and North Korea agreed to proceed with reunion programs for the separated families on the occasion of the National Liberation Day of 15 August this year.

f) South and North Korea agreed to actively implement the projects previously agreed in the 4 October, 2007 Declaration, in order to promote balanced economic growth and co-prosperity of the nation. As a first step, the two sides agreed to adopt practical steps towards the connection and modernisation of the railways and roads on the eastern transportation corridor as well as between Seoul and Sinuiju for their utilisation.

2) South and North Korea will make joint efforts to alleviate the acute military tension and practically eliminate the danger of war on the Korean Peninsula.

a) South and North Korea agreed to completely cease all hostile acts against each other in every domain, including land, air and sea, that are the source of military tension and conflict. In this vein, the two sides agreed to transform the demilitarised zone into a peace zone in a a genuine sense by ceasing as of 1 May this year all hostile acts and eliminating their means, including broadcasting through loudspeakers and distribution their means, in the areas along the Military Demarcation Line.

b) South and North Korea agreed to devise a practical scheme to turn the areas around the Northern Limit Line in the West Sea into a maritime peace zone in order to prevent accidental military clashes and guarantee safe fishing activities.

c) South and North Korea agreed to take various military measures to ensure active mutual cooperation, exchanges, visits and contacts. The two sides agreed to hold frequent meetings between military authorities, including the Defence Ministers Meeting, in order to immediately discuss and solve military issues that arise between them. In this regard, the two sides agreed to first convene military talks at the rank of general in May.

3) South and North Korea will actively cooperate to establish a permanent and solid peace regime on the Korean Peninsula. Bringing an end to the current unnatural state of armistice and establishing a robust peace regime on the Korean Peninsula is a historical mission that must not be delayed any further.

a) South and North Korea reaffirmed the Non-Aggression Agreement that precludes the use of force in any form against each other, and agreed to strictly adhere to this Agreement.

b) South and North Korea agreed to carry out disarmament in a phased manner, as military tension is alleviated and substantial progress is made in military confidence-building.

c) During this year that marks the 65th anniversary of the Armistice, South and North Korea agreed to actively pursue trilateral meetings involving the two Koreas and the United States, or quadrilateral meetings involving the two Koreas, the United States and China with a view to declaring an end to the War and establishing a permanent and solid peace regime.

d) South and North Korea continued the common goal of realising, through complete denuclearisation, a nuclear-free Korean Peninsula. South and North Korea shared the view that the measures being initiated by North Korea are very meaningful and crucial for the denuclearisation of the Korean Peninsula and agreed to carry out their respective roles and responsibilities in this regard. South and North Korea agreed to actively seek the support and cooperation of the international community for the denuclearization of the Korean Peninsula.

The two leaders agreed, through regular meetings and direct telephone conversations, to hold frequent and candid discussions on issues vital to the nation, to strengthen mutual trust and to jointly endeavour to strengthen the positive momentum towards continuous advancement of inter-Korean relations as well as peace, prosperity and unification of the Korean Peninsula.

In this context, President Moon Jae-in agreed to visit Pyongyang this fall.

27 April, 2018
Done in Panmunjeom

Moon Jae-in
President
Republic of Korea

Kim Jong-un
Chairman
State Affairs Commission
Democratic People’s Republic of Korea

 

thanks to: Pressenza Pressenza London

Colombia, Farc e governo firmano la pace

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha ordinato ieri all’esercito di dar corso al cessate-il-fuoco firmato con i ribelli delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che dovrebbe metter fine a mezzo secolo di conflitto violento tra la più numerosa guerriglia marxista del continente americano e uno dei governi finora più soggetti all’influenza di Washington e delle oligarchie reazionarie locali.

“Come capo dello Stato e comandante in capo delle forze armate, ho ordinato un definitivo cessate-il-fuoco con le Farc a partire da mezzanotte di lunedì”, ha affermato Santos. “Il conflitto armato con le Farc – ha aggiunto il capo dello Stato – è finito”. Le Farc vennero fondate nel 1964 come fronte militare del Partito Comunista e come strumento di autodifesa dei contadini e dei lavoratori delle aree più povere contro i soprusi e le violenze esercitate in maniera indiscriminata dalle bande di sicari al servizio dell’oligarchia che controllava i partiti Liberale e Conservatore, al potere per numerosi decenni.

Grazie alla fondamentale mediazione cubana durata parecchi anni e alla presenza dei rappresentanti dei governi garanti – Norvegia, Cile, Venezuela – il Governo colombiano e le Farc hanno firmato un complessivo accordo di pace che sarà sottoposto a referendum popolare il prossimo 2 ottobre.

“Il governo colombiano e le Farc annunciano di aver raggiunto un accordo finale, pieno e definitivo…sulla fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura in Colombia”, recita la nota diffusa dalle due delegazioni dall’Avana dove si sono svolti i colloqui di pace negli ultimi quattro anni.

A proposito del voto di ratifica fissato per il 2 ottobre il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha detto: “Sarà il voto più importante delle nostre vite. E’ un’opportunità storica e unica…di lasciarci alle spalle questo conflitto e dedicare i nostri sforzi a costruire un Paese più sicuro, affidabile, equo, istruito, per tutti noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”.

“Gli ex membri delle Farc che hanno deposto le armi potranno accedere alla vita democratica del paese. Dovranno solo, come qualsiasi altra organizzazione politica, ottenere il consenso elettorale dei cittadini con opportune proposte e argomentazioni” ha concluso il presidente colombiano.

“Amici del governo colombiano, credo che insieme abbiamo vinto la più bella della battaglie, quella della pace per la Colombia” ha dichiarato da parte sua Ivan Marquez, capo delegazione delle Farc ai colloqui di pace dell’Avana.

I negoziati si sono conclusi dopo quasi quattro anni e hanno messo fine a un conflitto costato la vita a oltre 200mila persone e che ha provocato quasi 7 milioni di sfollati. I colloqui, iniziati nel novembre del 2012, si sono conclusi quando entrambe le parti si sono impegnate a definire gli ultimi dettagli dell’accordo.

Manuel Santos rappresenta quella parte dell’oligarchia che nella fine del conflitto armato con la guerriglia di sinistra – colloqui sono in corso anche con l’Esercito di Liberazione Nazionale, altra formazione armata di ispirazione marxista – vede la possibilità di modernizzare lo stato e ampliare l’integrazione regionale con il resto dell’America Latina.

Ma una parte dell’oligarchia, rappresentata dall’ex presidente Alvaro Uribe rema decisamente contro la normalizzazione politica e l’integrazione della guerriglia all’interno della vita politica colombiana. Nei mesi scorsi la destra reazionaria guidata da Uribe ha organizzato manifestazioni in diverse città del paese contro la firma dell’accordo con le Farc e sta mobilitando tutti gli strumenti a sua disposizione per boicottare il referendum del 2 ottobre. Gli apparati dello stato che fanno riferimento a Uribe hanno negli ultimi quattro anni fatto ricorso anche a complotti e attentati pur di far fallire le trattative, in coordinamento con alcuni ambienti di Washington e le oligarchie reazionarie del vicino Venezuela.

Per ora i sondaggi non sono particolarmente favorevoli alla vitttoria del si nel referentum del 2 ottobre. Secondo un sondaggio Ipsos dell’inizio di agosto il 50% degli elettori voterebbe ‘no’, e solo il 39% si esprimerebbe a favore della fine della repressione. Un altro sondaggio più recente pubblicato il 18 agosto da Datexco dà il ‘si’ al 32% e il ‘no’ al 29. L’88% dei colombiani interpellati da Ipsos ritiene inoltre che i comandanti delle Farc dovrebbero scontare pene detentive nonostante la fine della lotta armata, e il 75% pensa che dovrebbero essere esclusi dalla vita politica. Un ostacolo non indifferente al raggiungimento di una pace giusta con una guerriglia che controlla ampie porzioni del territorio statale e che dispone di circa 7 mila combattenti.

L’accordo, limato dalle delegazioni fino all’ultimo, é composto da sei capitoli sulla giustizia per le vittime, la riforma della terra, la partecipazione politica degli ex-ribelli, la lotta al traffico di droga, il disarmo e l’attuazione e monitoraggio dell’accordo stesso. In base a quanto deciso all’Avana, le Farc cominceranno a trasferire i circa 7mila combattenti dalla giungla in campi di disarmo creati dall’Onu, per poi trasfromarsi in partito politico. Le armi deposte verranno fuse per realizzare tre monumenti alla pace, mentre tribunali speciali saranno istituiti per giudicare i reati commessi durante il conflitto: per quelli meno gravi sarà concessa l’amnistia, che invece non coprirà massacri, torture e stupri. Non ci sara’ impunita’, ha assicurato Santos. Se non per i dirigenti dello Stato, dell’Esercito e della Polizia di Bogotà responsabili di crimini efferati ai danni non solo della guerriglia e delle sinistre ma anche della popolazione …

Sorgente: Colombia, Farc e governo firmano la pace | Contropiano