Rapporto ONU sull’apartheid israeliano

Rapporto Onu: Pratiche israeliane nei confronti del popolo palestinese e questione dell’Apartheid di Richard Falk e Virginia Tilley Dal 10 al 17 marzo 2019 sarà in Italia e in Slovenia (Torino, Lubiana, Trieste, Bologna, Roma) per una serie di incontri la Prof. Virginia Tilley, co-autrice, insieme al giurista Richard Falk, del rapporto commissionato dall’ONU

continua Rapporto ONU sull’apartheid israeliano — Notizie dal Mondo

Annunci

Impatto storico dell’”Aiuto Umanitario” statunitense sul mondo

Negli ultimi 25 anni, gli Stati Uniti hanno giustificato il proprio intervento in altri paesi con il pretesto dell’”aiuto umanitario”.

Diversi media e fonti internazionali hanno voluto sottolineare l’importanza del presunto “aiuto umanitario” inviato dagli Stati Uniti in Venezuela, per non parlare del forte blocco economico e commerciale applicato dalla nazione americana al popolo venezuelano, che danneggia la qualità della vita dei suoi cittadini.

Recentemente, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha avvertito che l’aiuto umanitario degli Stati Uniti è uno spettacolo per nascondere le sue intenzioni di dominio e per appropriarsi della ricchezza della nazione sudamericana.

continua Impatto storico dell’”Aiuto Umanitario” statunitense sul mondo — Notizie dal Mondo

Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (S) e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan stringono la mano ai margini di un summit siriano nella città turistica russa di Sochi il 14 febbraio 2019. (Foto IRNA)14 febbraio 2019

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani si è scagliato contro gli Stati occidentali, in particolare gli Stati Uniti…

via Gli Stati Uniti e le potenze straniere sostengono gruppi terroristici, dice Rouhani nell’incontro con Erdogan — Notizie dal Mondo

Latinoamerica oggi

Congreso de los Pueblos Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione…

via Latinoamerica oggi — Notizie dal Mondo

ONU adotta sette risoluzioni a favore della causa palestinese

https://i2.wp.com/www.infopal.it/wp-content/uploads/2018/11/1-40.jpg

New York, PIC – Venerdì notte, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, con la quasi totalità dei voti, sette risoluzioni a favore della causa palestinese.

Fonti palestinesi hanno affermato che l’Assemblea Generale ha sostenuto con 161 voti una risoluzione per fornire assistenza internazionale ai palestinesi. Un’altra risoluzione, sui diritti dei rifugiati palestinesi secondo il diritto internazionale, è stata appoggiata da 155 membri.

Per quanto riguarda la terza risoluzione, sul ruolo dell’UNRWA, 158 paesi hanno votato a favore, 5 hanno votato contro e 7 si sono astenuti.

Una risoluzione riguardante la proprietà dei palestinesi è stata sostenuta da 155 membri, ed un’altra, che considera illegale la costruzione di colonie nei territori palestinesi, ha ottenuto l’approvazione di 153 membri.

La sesta risoluzione discute le violazioni dei diritti umani da parte di Israele e ha vinto i voti di 153 paesi, mentre la settima risoluzione, sul diritto del popolo palestinese di godere della protezione internazionale, ha ricevuto 154 voti a favore.

thanks to: InfoPal

“Crimini contro l’umanità”: La Francia denunciata per 193 test nucleari nella Polinesia francese

Crimini contro l'umanità: La Francia denunciata per 193 test nucleari nella Polinesia francese

Studi locali indicano che i 193 test nucleari condotti nel secolo scorso dalla Francia hanno moltiplicato i casi di cancro nelle isole, ma Parigi è riluttante ad assumersi la responsabilità di quanto accaduto.

L’ex presidente della Polinesia francese, Oscar Temaru ha annunciato, in una riunione della commissione delle Nazioni Unite incentrata sulla decolonizzazione, che ha presentato una denuncia contro la Francia davanti alla Corte penale internazionale per i test nucleari nel Pacifico del sud effettuati nel ventesimo secolo.

“Con un grande senso del dovere e determinazione, abbiamo presentato una denuncia al Tribunale penale internazionale per crimini contro l’umanità il 2 ottobre. Questo caso cerca di responsabilizzare tutti i presidenti francesi sui test nucleari contro il nostro paese”, ha dichiarato Temaru, citato da AFP, aggiungendo che i test sono stati imposti agli isolani “con la diretta minaccia di imporre un governo militare se li avessimo rifiutati.”

Per Temaru, “i test nucleari francesi non sono meno che il risultato diretto della colonizzazione” e presentare una denuncia era un dovere morale prima di “tutto per le persone che sono morte a causa delle conseguenze del colonialismo nucleare”.

Tra il 1960 e il 1996, in quella comunità francese d’oltremare in Oceania, sono stati effettuati 193 test nucleari che hanno coinvolto 150.000 civili e soldati. Inoltre, nel 1968 la Francia effettuò il suo primo test termonucleare multistadio sull’atollo di Fangataufa, con una potenza esplosiva che era 200 volte maggiore di quella della bomba di Hiroshima.

I test hanno causato 368 casi di fallout radioattivo nella Polinesia francese, composto da oltre 100 isole e atolli, ha dichiarato Maxime Chan, membro di un’associazione locale per la protezione ambientale, alla commissione ONU, aggiungendo che anche i rifiuti radioattivi erano stati scaricati nell’oceano in violazione degli standard internazionali.

A gennaio, il Ministero della sanità della Polinesia francese ha pubblicato dati che dimostrano che negli ultimi 15 anni sono state diagnosticate cancro a circa 9.500 persone. Precedenti studi condotti negli ultimi dieci anni hanno stabilito una “relazione statistica significativa” tra i tassi di cancro della tiroide e l’esposizione al fallout radioattivo da test nucleari francesi.

Nel 1996, l’allora presidente francese, Jacques Chirac, mise fine al programma di test nucleari e assegnò un pagamento annuale di 150 milioni di dollari alla Polinesia francese. Tuttavia, la Francia ha negato a lungo ogni responsabilità per gli effetti dei test, sia ambientali che sulla salute degli abitanti della zona, mentre la regione ha cercato di ottenere un risarcimento per il danno subito.

Nel 2013, documenti declassificati hanno rivelato che le conseguenze del plutonio utilizzato nei test coprivano un’area molto più ampia di quanto inizialmente ammesso da Parigi. La popolare isola turistica di Tahiti in particolare è stata esposta a un livello di radiazioni 500 volte superiore al massimo consentito.

Temaru ha affermato che la Francia “ha ignorato e mostrato disprezzo” per le ripetute proposte presentate dal 2013 a sedersi al tavolo dei negoziati sulla questione sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

Fonte: AFP
Notizia del:

“Qualcuno ha ingannato Netanyahu sulle armi atomiche dell’Iran”

Qualcuno ha ingannato Netanyahu sulle armi atomiche dell'Iran

Il corrispondente della rete Euronews in Iran ha deciso di guardare oltre le porte dell’edificio che, secondo Israele, è un impianto nucleare segreto.

Il primo ministro del regime israeliano, Benjamin Netanyahu, nel suo discorso tenuto giovedì scorso davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA), ha dichiarato che l’Iran ha un “deposito segreto” in cui è depositato “una quantità enorme di attrezzature e materiali per il programma segreto di armi nucleari “, mentre mostrava alcuni poster con una mappa e una fotografia di un edificio dall’aspetto innocuo, con il nome “Turquzabad”.

I social network sono stati inondati da battute di utenti iraniani su questa località, essendo Turquzabad (che esiste nei pressi della capitale iraniana, Teheran) uno dei nomi che sono menzionati in Persiano, scherzosamente, in una località remota o , senza importanza e sottosviluppato. Molti hanno suggerito che qualcuno avesse giocato un trucco ai servizi segreti israeliani.

Ecco perché il corrispondente di Euronews in Iran ha deciso di guardare oltre le porte della suddetta installazione e vedere cosa c’è veramente dentro.

Il giornalista afferma che l’edificio non ha un sistema di sicurezza avanzato, come dovrebbe essere il caso di ospitare un impianto nucleare segreto, e che ha visto solo poche telecamere.

“Qualcuno deve aver ingannato Netanyahu (…) di recente hanno tagliato l’acqua all’edificio per debiti. Chi crederebbe che la bomba atomica sia prodotta qui?” ha raccontato uno dei residenti nel pressi della fantomatica installazione nucleare

Secondo un’altra persona intervistata sul posto, Israele presenta tali accuse in modo che il mondo smetta di concentrarsi su altre cose. Questo regime sa che le persone sono sottoposte a una grande pressione economica ed è per questo che cerca di distogliere l’attenzione e incoraggiare un cambio di sistema nella Repubblica Islamica, ha aggiunto.

Fonte: Euronews
Notizia del:

Un film censurato rivela la campagna segreta di “The Israel Project” su Facebook

“The Israel Project” (Il Progetto Israele), un importante gruppo di pressione con base a Washington, sta conducendo una campagna segreta su Facebook per influenzare gli utenti. Copertina: i palestinesi si esibiscono durante uno spettacolo equestre presso la spiaggia di Gaza City, il 9 marzo. (Immagini di Ashraf Amra / APA)

Ali Abunimah e Asa Winstanley – 13 settembre 2018

Lo rivela “The Lobby – USA”, un documentario realizzato sotto copertura da Al Jazeera , mai stato trasmesso a causa della censura del Qatar, sottoposto a pressioni da parte delle organizzazioni filo-israeliane.

Il video qui sopra, in esclusiva per “The Electronic Intifada”, mostra gli ultimi stralci trapelati dal documentario.

I precedenti filmati pubblicati da “The Electronic Intifada” e “Grayzone Project” avevano già rivelato l’utilizzo di tattiche subdole da parte di gruppi anti-palestinesi, pianificate ed eseguite in collusione con il governo israeliano.

In quest’ultimo filmato, David Hazony, amministratore delegato di “The Israel Project”, viene sentito dire al reporter sotto copertura di Al Jazeera: “Alcune delle cose che facciamo sono completamente segrete. Lavoriamo insieme a molte altre organizzazioni. ”

“Produciamo contenuti che poi pubblicano con il loro nome”, aggiunge Hazony.

Una parte importante dell’operazione è la creazione di una rete di “comunità” di Facebook incentrate sulla storia, sull’ambiente, sulle notizie internazionali e sul femminismo che sembrano non avere alcun collegamento con la causa pro-Israele, ma che sono utilizzate da “The Israel Project” per diffondere messaggi pro- Israele.

“La cosa segreta”

La pagina Facebook di “Cup of Jane” afferma di essere “Sugar, spice and everything nice”. È gestita da “The Israel Project” come parte di una campagna d’influenza “segreta”

In una conversazione presente anche negli estratti video trapelati, Jordan Schachtel, che all’epoca lavorava per The Israel Project, racconta al giornalista sotto copertura di Al Jazeera della logica e dell’estensione dell’operazione segreta su Facebook.

Il reporter in incognito, noto come “Tony”, fingeva di essere uno stagista presso “The Israel Project”.

“Stiamo mettendo insieme molti media pro-Israele attraverso vari canali di social media che non sono i canali propri di “The Israel Project”, afferma Schachtel. “Quindi abbiamo molti progetti collaterali con i quali stiamo cercando di influenzare il dibattito pubblico”.

“Ecco perché è una cosa segreta”, aggiunge Schachtel. “Perché non vogliamo che le persone sappiano che questi progetti collaterali sono associati a “The Israel Project.”

Tony chiede se l’idea nel “trattare tutto ciò che non è israeliano, sia quella di permettere alle cose che riguardano di Israele di “passare” meglio”.

“È solo che ci piace confonderci “, spiega Schachtel.

Una di queste pagine di Facebook, “Cup of Jane”, ha quasi mezzo milione di followers.

La pagina “Informazioni ” di “Cup of Jane” dice che si tratta di “Sugar, spice and everything nice.” (Zucchero, spezie e tutto ciò che è bello).

Non vi è alcuna dichiarazione sul fatto che sia una pagina per promuovere Israele.

La pagina identifica sì “Cup of Jane” come “una comunità lanciata da TIP’s Future Media Project in DC”. Tuttavia, non vi è alcuna menzione diretta ed esplicita di Israele o l’indicazione che “TIP” stia per “The Israel Project”.

“The Electronic Intifada” suppone che anche questo vago riconoscimento di chi c’è dietro la pagina, sia stato aggiunto solo dopo che “The Israel Project” ha appreso dell’esistenza del documentario sotto copertura di Al Jazeera e presumibilmente prevedendo di essere smascherato.

“The Israel Project” ha anche aggiunto sul proprio sito Web che è lui a gestire le pagine di Facebook. Tuttavia, il sito non è collegato alle pagine.

Prima del maggio 2017 non ci sono prove dell’esistenza della pagina nell’archivio Internet – mesi dopo che la cover di “Tony” era saltata.

Secondo Schachtel, “The Israel Project” sta investendo notevoli risorse nella produzione di “Cup of Jane” e in una rete di pagine simili.

“Abbiamo una squadra di 13 persone. Stiamo lavorando su molti video informativi”, dice a Tony nel documentario di Al Jazeera. “Molti di questi sono solo argomenti casuali e solo il 25 percento tratta di Israele e di temi che riguardano gi Ebrei”.

Nel documentario Al Jazeera afferma che ” abbiamo contattato tutti coloro presenti in questo programma. Nessuna delle organizzazioni pro-Israele o persone che lavorano per loro hanno risposto alle nostre accuse “.

Falsi progressi

“Cup of Jane” cerca di costruirsi una progressiva credibilità pubblicando foto e citazioni di icone femministe come Maya Angelou e Ida B. Wells, di cui la pagina ha celebrato il compleanno definendola “pensatrice rivoluzionaria, scrittrice e attivista”.

Ci sono anche post sulla pioniera dell’ecologismo Rachel Carson e su Emma Gonzalez, che insieme ai compagni di classe ha lanciato una campagna nazionale per il controllo delle armi dopo essere sopravvissuta al massacro della scuola superiore a Parkland, in Florida, nel febbraio 2018

Intrecciati nel flusso di notizie dal sapore progressista, ci sono gli attacchi ai movimenti progressisti attuali, come la Dyke March di Chicago, i cui organizzatori hanno subito una campagna diffamatoria da parte di Israele dopo aver chiesto ai provocatori pro-Israele di lasciare la loro marcia nel 2017.

In mezzo a un flusso continuo di post innocui, la pagina Facebook “The Cup of Jane” di “The Israel Project” pubblicizza il militarismo israeliano come carino e femminista.

E un post dell’ottobre 2016, subito dopo il lancio della pagina “Cup of Jane”, ha tentato di ritrarre il militarismo israeliano come carino e fonte di potere per le donne.

“L’Aeronautica israeliana ha dipinto i caccia di rosa in sostegno al “Mese per la Prevenzione del Cancro al Seno”. Non è fantastico? ” afferma il post, accompagnato da una foto di un jet da combattimento israeliano. “Non è aggressivo?  A proposito: le donne avrebbero  bisogno di una forza aerea tutta loro “, continua “Cup of Jane”, aggiungendo una faccina sorridente.

Altre pagine che il documentario censurato di Al Jazeera ha identificato come gestite da “The Israel Project” includono “Soul Mama”, “History Bites”, “We Have Only One Earth” e “This Explains That”.

Alcune di queste pagine hanno centinaia di migliaia di seguaci.

“History Bites” non rivela la sua affiliazione a “The Israel Project”, nemmeno con la vaga formula usata da “Cup of Jane” e dalle altre pagine.

“History Bites” si descrive semplicemente come una pagina che racconta “Il fantastico della Storia in piccoli pezzi facilmente masticabili!”

La pagina ha condiviso un post di “Cup of Jane” che presentava Golda Meir, il primo ministro israeliano che ha attuato politiche razziste e violente contro i Palestinesi e che considerava le donne palestinesi incinte una minaccia esistenziale, come un’eroina femminista.

Un video del 2016 di “This Explains That “ha diffuso false notizie su una presunta protesta di Israele contro l’agenzia culturale dell’UNESCO per aver “cancellato” la venerazione ebraica e cristiana per i luoghi santi di Gerusalemme.

“History Bites” ha ripubblicato il video lo scorso dicembre affermando che “sembra sostenere la dichiarazione del presidente Trump che Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico di Israele”.

Il video ha ricevuto quasi cinque milioni di visualizzazioni.

Un altro video pubblicato da “History Bites” tenta di giustificare l’attacco a sorpresa d’Israele all’Egitto nel 1967, attacco che diede inizio alla guerra in cui Israele occupò la West Bank, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria.

Il video descrive l’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est come la “riunificazione” e la “liberazione” della città.

Il marchio tossico di Israele

Il ricorso di “The Israel Project” al proverbiale cucchiaio di zucchero per cercare di far ingoiare più facilmente i messaggi pro-Israele, è un riconoscimento di quanto possa essere difficile vendere uno Stato di apartheid.

Come Ali Abunimah, uno degli autori di questo articolo, afferma nel documentario di Al Jazeera, “Il marchio israeliano è sempre più tossico, quindi non puoi vendere direttamente Israele. Devi avere altre cose trendy da proporre, argomenti innocui, divertenti, e di tanto in tanto farci scivolare in mezzo qualcosa su Israele “.

I tentativi di “The Israel Project” di cooptare la sensibilità progressista al servizio di Israele, anche se le sue stesse politiche sono politiche di una destra estrema, si inseriscono in una più ampia strategia, che cerca di dividere la sinistra e indebolire la solidarietà nei confronti della Palestina.

Diretto da Josh Block, ex funzionario dell’amministrazione Clinton ed ex stratega senior della potente lobby israeliana AIPAC, uno degli obiettivi principali di “The Israel Project” era quello di far naufragare l’accordo nucleare internazionale con l’Iran.

La campagna segreta di Facebook di “The Israel Project” è evidentemente manipolativa, ma è ancora più cinica se si considera che la sua mente è Gary Rosen.

Per anni Rosen ha pubblicato un account Twitter violentemente islamofobico chiamato @ArikSharon – il soprannome del compianto primo ministro israeliano Ariel Sharon, responsabile dell’invasione israeliana del Libano del 1982 e dei massacri nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila nello stesso anno .

Nella trascrizione di una registrazione fatta dal giornalista sotto copertura di Al Jazeera vista da “The Electronic Intifada”, Rosen riconosce che l’operazione @ArikSharon è un “account segreto”.

Rosen fu assunto dalla società di pubblicità globale Saatchi & Saatchi, ma nel novembre 2013 entrò a far parte di “The Israel Project”, dove è responsabile della strategia digitale.

Rosen ha cancellato molti dei tweet più offensivi dal feed Twitter @ArikSharon dopo che nel 2013 uno degli autori di questo articolo lo indicò come la persona che curava l’account.

Ma mentre gestisce le pagine segrete di Facebook tentando di normalizzare il sostegno a Israele tra il pubblico progressista, Rosen continua a utilizzare l’account Twitter di @ArikSharon per diffondere messaggi di destra e filo-israeliani.

Annunci anonimi svelati

Questo non è l’unico sforzo segreto della lobby israeliana nell’usare Facebook per raggiungere i suoi obiettivi.

Un rapporto congiunto di “The Forward” e “ProPublica” rivela che “Israel on Campus Coalition” ha pubblicatp annunci Facebook anonimi che diffamavano Remi Kanazi, un poeta americano palestinese, prima delle sue apparizioni nei campus degli Stati Uniti.

“The Electronic Intifada” è stata la prima a pubblicare le rivelazioni del video di Al Jazeera su come gli sforzi di “ Israel on Campus Coalition” per diffamare e molestare gli attivisti in solidarietà con la Palestina, siano segretamente coordinati dal governo israeliano.

Un portavoce di Facebook ha dichiarato a “The Forward” e “ProPublica” che i post di “Israel on Campus Coalition” indirizzati a Kanazi “violano le nostre politiche sulle false dichiarazioni e sono stati rimossi”.

Nel 2012, “The Electronic Intifada” rivelò un piano del sindacato nazionale studentesco, sostenuto dal governo israeliano, per pagare gli studenti che avessero diffuso su Facebook propaganda filo-israeliana. Tuttavia l’attuale sforzo segreto gestito da “The Israel Project” sembra essere molto più sofisticato.

A partire dalle elezioni presidenziali americane del 2016, Facebook è stato accusato di aver utilizzato la sua piattaforma per una propaganda manipolativa sponsorizzata dalla Russia volta a influenzare la politica e l’opinione pubblica.

Nonostante il clamore, queste accuse sono state grossolanamente esagerate o infondate.

Tuttavia, Facebook ha stretto una partnership con il Consiglio Atlantico nel tentativo apparente di reprimere i “falsi profili” e la “disinformazione”.

Il Consiglio Atlantico è un gruppo di esperti con sede a Washington finanziato dalla NATO, dalle forze armate statunitensi, dai governi brutalmente repressivi dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain, dai governi dell’Unione Europea, e dal “chi è chi” delle ditte di investimento, delle compagnie petrolifere, dei produttori di armi e di altri profittatori di guerra.

Come risultato apparente di questa partnership, un certo numero di account di social media completamente innocui, con pochi o nessun follower, è stato recentemente eliminato.

Più preoccupante, le pagine gestite da notiziari di sinistra incentrati sui Paesi presi di mira dal governo degli Stati Uniti, come “Venezuela Analysis” e “teleSUR”, sono state sospese, anche se successivamente ripristinate.

Ora, con solide prove della campagna di manipolazione di “The Israel Project”, ben finanziata e di ampio impatto su Facebook, resta da vedere se il gigante dei social media agirà per garantire che gli utenti inconsapevoli siano resi consapevoli che ciò cui sono esposti è la propaganda progettata per sostenere e mascherare lo Stato d’Israele.

In risposta a una richiesta di commento, un portavoce di Facebook ha dichiarato a “The Electronic Intifada” che l’azienda avrebbe esaminato la questione.

thanks to:

Traduzione: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/content/censored-film-reveals-israel-projects-secret-facebook-campaign/25486

Farsa chimica

Syria Times 9 settembre 2018

Mentre l’ora zero per dichiarare la vittoria sul terrorismo in Siria e sradicare le organizzazioni terroristiche taqfire dal suolo siriano, alcuni Stati occidentali e loro agenti nella regione cercano di preparare un nuovo capitolo della farsa chimica iniziata diversi anni fa e coincisa con ogni vittoria degli eroi dell’Esercito Arabo Siriano nella battaglia contro il terrorismo. Le forze che sostengono il terrorismo in Siria hanno sempre usato le armi chimiche come pretesto per bloccare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano, usandole come pressione politica contro lo Stato siriano per ostacolarne gli sforzi per porre fine alla crisi in Siria, ed ostacolarne la soluzione politica. L’obiettivo della propaganda attualmente condotta contro la Siria da Stati Uniti ed alleati non è solo sostenere i terroristi che usano armi chimiche, ma anche incoraggiarli ad usarle ancora. Dall’inizio dell’anno, a Suruj e Mishayrafah, nelle campagne d’Idlib, furono scoperti quattro casi di uso di armi chimiche da parte dei terroristi. Ci sono diverse prove sull’uso di armi contenenti gas mostarda da parte dei terroristi il 16 settembre 2016 a Um Hush, e di gas sarin nel 2013 a Qan al-Asal e Ghuta orientale. Le affermazioni degli Stati Uniti sui nuovi attacchi chimici presumibilmente pianificati dal governo siriano sono prive di fondamento. Tali accuse non sono supportate da nulla. Nessuno avanza fatti e l’obiettivo è aggravare le tensioni e prolungare la crisi. Ciò complica il processo negoziale, incide negativamente sugli sforzi compiuti ad Astana e Ginevra. Dichiarazioni e accuse formulate nei giorni scorsi di funzionari occidentali e rappresentanti dei loro governi fanno parte della facile guerra politica e mediatica da sempre coincidente con le vittorie dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati nella lotta al terrorismo, e ai colloqui intrasiriani ad Astana e a Ginevra, per ostacolare gli sforzi del governo siriano nel raggiungere una soluzione politica tra i siriani senza interferenze estere.
Le accuse formulate da Stati Uniti e loro alleati sull’uso di armi chimiche venivano smascherate all’opinione pubblica mondiale e il loro scopo è giustificare qualsiasi aggressione alla Siria. La migliore prova di ciò si vide ad aprile a Duma, dove Washington deliberatamente bloccato l’arrivo della squadra investigativa e si affrettò a lanciare l’aggressione tripartita in Siria dimostrando che le accuse erano solo una scusa per giustificare l’aggressione e che non erano interessati ad alcuna indagine incoerente con le sue politiche. L’aggressione tripartita lanciata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia era il disperato tentativo di aiutare i terroristi sconfitti mentre venivano sradicati dal Ghuta orientale da ‘Esercito arabo siriano e forze alleate. L’aggressione alla Siria era una vendetta per la sconfitta degli agenti terroristici di questi tre Paesi nel Ghuta. Stati Uniti e sionisti attaccano la Siria ogni volta che i terroristi subiscono una sconfitta. Stati Uniti ed entità sionista hanno sempre interferito per sollevare il morale dei terroristi in Siria mentre attraversavano momenti difficili. Tutto ciò che viene promosso dagli Stati Uniti non influirà sul morale del popolo siriano e sui piani dell’Esercito arabo siriano per liberare Idlib ed eliminare i terroristi in Siria. L’obiettivo principale di Washington era prolungare la crisi in Siria nell’interesse d’Israele. L’occidente dovrebbe finirla con tali campagne fuorvianti e fermare il sostegno diretto ai gruppi terroristici in Siria, inclusi i caschi bianchi. I governi di certi Stati membri permanenti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite rinunciano alle proprie responsabilità diventando politicamente e giuridicamente inammissibili nella difesa di pace e sicurezza, internazionali in quanto pronti a sfruttare il Consiglio di sicurezza dell’ONU, l’ONU e altri organismi internazionali per avere vantaggi politici a spese della pace e della sicurezza internazionali. La fazione che copre e protegge l’arsenale nucleare, biologico e chimico israeliano e inventa falsi pretesti per mantenerne l’arsenale chimico, e che in precedenza distrusse l’Iraq per le Armi di distruzione di massa, si è ritirata dall’accordo internazionale con l’Iran, ha tagliato i fondi all’UNRWA, ritirato dall’UNESCO e continua a fare pressione sulle Nazioni Unite e minaccia di ritirarsi dall’Organizzazione mondiale del commercio, non ha il diritto di accusare la Siria di usare armi chimiche, in particolare quando la storia di tale fazione ne dimostra l’uso di armi nucleari, biologiche e chimiche contro i civili nel mondo.
Le organizzazioni terroristiche d’Idlib preparano nuovi attacchi chimici. La Russia forniva all’OPCW informazioni sull’invio di prodotti chimici e attrezzature necessarie per attuare tali attacchi nelle aree dei terroristi. I cosiddetti caschi bianchi aiutano i terroristi ad inscenare messinscene simili a quelli di Duma. La continuità di tali provocazioni aumenterà ulteriormente la tensione in Medio Oriente e ostacolerà il processo politico in Siria. I siriani non si piegheranno al ricatto politico o alle minacce di un attacco militare diretto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia e continueranno la battaglia contro il terrorismo fino a sradicarlo dal suolo siriano.

thanks to: Aurorasito

Traduzione di Alessandro Lattanzio

ORRORI ERITREI O ORRORI COLONIALISTI?

Macron e “manifesto” uniti nella lotta

di Fulvio Grimaldi

(Precedenti articoli sul blog “Il prezzo è lo Yemen?” e “Pacificazione nel Corno”)

Eritrei manifestano a Ginevra contro le calunnie al loro paese

Avviso ai naviganti: Facebook, dopo avermi sospeso e rimosso ripetutamente miei articoli, ora rimuove anche i semplici titoli che posto senza il pezzo, indicando che questo si può trovare sia sul mio blog, sia sul facebook alternativo VK, al quale invito tutti a iscriversi. Cioè rimuove senza neanche conoscere il contenuto, prova che sono stato segnalato come da eliminare tout court. Succede a me come a Byoblu e a tanti altri, qui e nel mondo, vittime di queste liste di proscrizioni compilate dai governi occidentali. Ricordate Niemoeller: “Prima sono venuti a prendere gli zingari….” Eppure non si muove foglia. I cari amici e compagni, lungi dal mobilitarsi, protestare, scrivere, firmare, come è successo negli Usa, stanno alla finestra. Attenti a non cadere.

C’erano tutti nell’abbordaggio politico-umanitario alla motovedetta della Guardia Costiera “Diciotti”, comandata dal signor Massimo Kothmeir (nomen omen) che alle sue virtù marinare e umanitarie aggiunge la rara perizia dell’arte marziale praticata dalle forze speciali di Israele e colà appresa. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole, alla luce del curiosissimo fatto che ha visto una quasi totalità di giovani maschi eritrei (otto donne) tra i 170 migranti raccolti da un barcone in perfetta efficienza in acque di spettanza maltese, trasportati verso Lampedusa e infine dirottati dal governo a Catania.

Tutti, vuol dire il fior fiore dei portatori dei migliori sentimenti umani, in Italia, Europa e sul pianeta, autentici o meno (ma questi ultimi i più accaniti e vociferanti): Ong umanitarie del giro Nato-Soros, giornale e televisione unici nazionali e internazionali, destri-sinistri (vale a dire: tutti destri), il papa, preti e suore, cooperative di Comunione e Liberazione (non importa se logorate da inchieste giudiziarie), renziani, franceschiniani, martiniani, bersaniani, fratoianniani, arancioni demagistriniani, spiaggiati rifondaroli, centri sociali affumicati, poterealpopulisti… Consacrati, tutti quanti, da una magistratura che, con un guizzo da centometrista, incrimina il ministro fellone per non aver scaricato subito quella fetta di dolente umanità. Una magistratura in cui, come suol dirsi, abbiamo tutti la massima fiducia, che si tratti di quelli che hanno inchiodato i Woodcock, i De Magistris, i Robledo, i De Matteo, le Raggi e hanno sorvolato sui Renzi del Consip, o di Banca Etruria.

Dall’altra parte, reietti, solo i populisti, la maggioranza di chi vota in Italia. Convitato di pietra, ma una pietra su cui erigere l’enorme cattedrale della solidarietà, l’UE e il suo rifiuto di filarsi le richieste di ricollocazione del governo italiano, enorme assist a quelli sotto la nave col cartello “welcome”.

Reduci dall’inferno, ma tonici e in gran forma

Tutto un gigantesco can can buonista, con passerella di Boldrini e boldriniani sotto gli occhi compiaciuti di capitan Kothmeir, alla faccia degli odiatori di professione, dei rancorosi, invidiosi e, naturalmente xenofobi e razzisti, senza dimenticare il vizio capitale del sovranismo. Perché non far scendere quei disperati eritrei, dare subito l’asilo politico, consolare e premiare per essere sfuggiti a un’orrenda dittatura e a quei campi libici davanti alle cui atrocità lo stesso pontefice, poverino, ha dovuto inorridire, costituiva certamente un crimine contro l’umanità (per inciso, a qualcuno è parso di aver già visto quelle immagini di africani neri legati e appesi. Era subito dopo l’occupazione della Libia da parte delle milizie dei Fratelli Musulmani, quando i prodi liberatori di Misurata, quelli pro-Nato e curati dai MSF, si impegnarono a far fare quella fine ai cittadini di Tawergha, abitata da africani neri. 100mila tra assassinii mirati, case bruciate, quartieri rasi al suolo, sequestrati in campi della tortura (questa, sì, vera).

Di Misurata, nel mio documentario ”MALEDETTA PRIMAVERA, Arabi tra rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre Nato”, ho potuto intervistare un miliziano pentito. Se ne ascoltate il racconto agghiacciante di uccisioni e stupri di neri e soldati e civili gheddafiani, avrete un idea di cosa i nostri media umanitari hanno favorito e poi cancellato. Poi mettetelo al confronto con i latrati sulle infamie libiche e africane di oggi e traetene una valutazione su pesi e misure dei nostri media.

visionando@virgilio.it

Ma come, tutti eritrei? E dove li hanno trovati, tutta una brigata di giovanotti e giovinetti, tutti torturati, ma senza segni, tutti sfuggiti alla micidiale polizia segreta di Isaias Afewerki? Tutti integri, solo con un po’ di scabbia, dopo traversate di deserti e mari? Che mo’ in Libia si mettono a raggruppare sui barconi per nazionalità? O c’è stato una richiesta, una commissione, un appalto, un ordine di servizio? Forse quel don Mussa Zerai, quel prete che si dice eritreo, ma che gli eritrei dicono etiope e che, col suo telefono satellitare e relativo numero diffuso in tutto il Corno, governa “la fuga” degli scampati alla dittatura, da lui insistentemente definita la più orribile del mondo e che l’immancabile “manifesto” onora ogni tanto di interi paginoni?

Non ci sono stati ma conoscono crimini e criminali

Perché per questa sfida strategica agli ostacoli agli sbarchi decretata dal governo, visto che il resto dell’Europa se ne fotte e non ha neanche suddiviso per paesi, come promesso, quelli precedentemente sbarcati a Pozzallo? Per un semplice e inconfutabile motivo: degli eritrei nessuno può sfrucugliare l’accoglienza e a tutti va garantito l’asilo politico semplicemente in virtù del paese d’origine. Impedirne lo sbarco, l’accoglienza e l’occidentalizzazione (detta “integrazione”) sarebbe un crimine ancora più grave perché mai potrebbero essere definiti clandestini o illegali. Come mai questo privilegio garantito solo anche ai siriani perché fuggono dal loro paese massacrato anziché difenderlo e ricostruirlo? Per chiarire, dopo un assist fornito dal missionario comboniano Zanotelli relativo a un paese “orripilante”, ma di cui non ha mai visto neanche un’antilope, l’Avvenire, giornale dei vescovi esprime, in sostanza, questo giudizio:

L’Eritrea è governata da una delle dittature più spietate del mondo, che nega tutti i diritti pratica esecuzioni sommarie senza processo. Nel paese è in corso una tremenda carestia e vige il divieto assoluto di ottenere visti per lasciare il paese legalmente. I cittadini sono tenuti all’oscuro di quanto accade all’estero. Internet è pressochè inesistente e solo l’1% della popolazione ha accesso alla rete, i cui contenuti sono filtrati dal governo”. Analoga analisi, tanto diffamatoria quanto arbitraria e strumentale, è fatta da “Nigrizia”, organo dei missionari comboniani, quelli di padre Zanotelli.

Vaticano, foglio “comunista”, Cia: una sola voce

Questo lo dicono i vescovi e i missionari, da sempre rompighiaccio caritatevoli della penetrazione coloniale. E, se lo dicono i vescovi e i frati, in una monarchia assoluta come lo è la Chiesa cattolica, lo dice il papa. Ebbene, il papa mente. E non solo sui chierici omo e pedo. In positivo lo affermano i quasi diecimila eritrei della diaspora in Italia, i 40mila giunti da tutta Europa che hanno manifestato all’ONU di Ginevra contro le falsità diffuse dalle sue commissioni mai state in Eritrea, le migliaia in altre parti del mondo che tutti sono schierati con il loro governo e nel loro paese tornano regolarmente. In negativo lo dimostrano quei poveri eritrei della Diciotti che, ai “mediatori culturali” e agli interessatissimi dell’UNHCR, raccontano, bene istruiti, tutti esattamente la stessa storia, ridicolmente identica fin nei dettagli, dei soprusi e abusi subiti. Traversie e maltrattamenti per i quali qui avrebbero dovuto sbarcare relitti umani, non giovani dichiarati dai medici in carne e salute. Ho una bella intervista di uno di questi “mediatori culturali” che bene illustra le manipolazioni e i ricatti ai richiedenti asilo eritrei.

Eritrei a Ginevra

Naturalmente non poteva mancare “il manifesto”, sulla stessa linea dei preti, che poi è quella del governo Usa, ma anche più virulenta; che si fa per guadagnarsi una nicchia nel salotto buono! Del resto perché stupirsi con un giornale che imbratta la sua testatina schierandosi con la Cia in Nicaragua, con i latifondisti bianchi espropriati in Zimbabwe, con tutti i russofobi del regime-ombra Usa, con il PD, Juncker, McCain “destra perbene”, Fratelli Musulmani, Soros, Hillary, Amnesty. Sapete cosa è stato capace di scrivere nei titoli, a proposito dello scontro tra Roma e Parigi, su un presidente ex-bancario, uomo di tutte le lobby, combattuto da uno schieramento sociale come non lo si vedeva dai tempi del ’68, al 32% dei consensi, sepolto dagli scandali, tra cui quello di stretti collaboratori che pestano manifestanti, dal forfait dei suoi migliori ministri, che a Calais e Ventimiglia tratta i migranti come appestati? Ecco: “Macron sfida i sovranisti e prova a formare il fronte progressista”. Progressista! Macron!

 

Notizia del:
thanks to: l’Antidiplomatico (1 parte)