Perché Hitler odiava gli ebrei? L’Italia di oggi come l’Austria di ieri.

Pochi sanno che il Mein Kampf, scritto da Adolf Hitler nel 1924, durante il periodo trascorso nel carcere di Landsberg am Lech, è composto da due parti ben distinte. La prima è stata pubblicata nel 1925 col titolo di Mein Leben (La mia vita), mentre la seconda è stata pubblicata nel 1927 col titolo di Mein Kampf (La mia lotta). Successivamente, nel 1933, le due opere vennero unificate in un solo libro, pubblicato in Germania e conosciuto in tutto il mondo col titolo di Mein Kampf.

Mein Kampf, composto da due parti, il Mein Leben e il Mein Kampf, tradotto per la prima volta in lingua italiana nel 2016

Si tratta di due opere corpose, circa 400 pagine ciascuna, pubblicate integralmente, e per la prima volta, nel 2016 dalla casa editrice Thule Italia. La maggior parte delle versioni che circolano in lingua italiana col titolo di Mein Kampf sono semplici riassunti commentati, tratti in genere dalla seconda parte dell’opera, basati su testi estrapolati dal contesto che poca attinenza hanno con l’opera di Hitler. Anzi, possiamo dire, avendole confrontate con l’opera originale, che molto spesso lo scopo di queste pubblicazioni è quello di nascondere il pensiero di Hitler, piuttosto che quello di scoprirlo, evidenziarlo e comprenderlo.

Uno dei passaggi meglio nascosti del Mein Kampf, mai citato nei commenti storici, è proprio il motivo per cui Hitler odiava gli ebrei.

Eppure Hitler, nelle prime pagine del Mein Leben, spiega molto chiaramente com’è nata la sua ostilità verso gli ebrei, e come questa si è trasformata piano piano in vero e proprio odio verso di loro.

Nella redazione del presente articolo non abbiamo in alcun modo interpretato il pensiero di Hitler, ma ci siamo limitati a riportare le sue testuali parole, tratte dalla prima parte del Mein Kampf, pubblicata in lingua tedesca nel 1925 col titolo di Mein Leben e in lingua italiana nel 2016 col titolo di Mein Kampf – La  mia battaglia (Volume I) edito dalla casa editrice Thule Italia.

Braunau am Inn, città natale di Adolf Hitler. Perché Hitler odiava gli ebrei

Braunau am Inn, città natale di Adolf Hitler

Premessa

Per capire appieno la lettura del testo è necessario conoscere alcuni aspetti della vita di Hitler, che cercheremo di riassumere il più possibile.

Adolf Hitler nasce nel 1889 a Braunau am Inn, Austria. Nel 1898, a otto anni, la famiglia si trasferisce a Linz, dove trascorre il resto della sua infanzia e frequenta le scuole primarie e secondarie. Rimane improvvisamente orfano di padre all’età di 13 anni e a soli 18 anni perde anche la madre in seguito ad una lunga e dolorosa malattia. Nel 1908 si trasferisce quindi a Vienna, dove lavora come manovale per guadagnarsi da vivere e inizia ad interessarsi di politica. Hitler voleva in realtà entrare nell’Accademia delle Belle Arti di Vienna e diventare pittore, ma purtroppo aveva talento per l”architettura, ma non per la pittura e non poteva intraprendere la carriera di architetto, non avendo il diploma richiesto per iscriversi all’Accademia.

L’attività di manovale gli permette di entrare in contatto con operai e sindacati, ma la stanchezza per il duro lavoro non gli permette di dedicare tempo allo studio ed alla lettura. Dei sindacati, interamente controllati dal Partito Socialdemocratico, di ispirazione marxista, Hitler scrive:

“Si respingeva ogni cosa: la Nazione, quale un’invenzione delle classi “capitalistiche” – quante volte ho dovuto sentire esclusivamente questa parola! – ; la Patria, quale strumento della borghesia per lo sfruttamento della classe operaia; l’autorità della legge, quale mezzo per la repressione del proletariato; la scuola, quale istituto per l’allevamento degli schiavi, ma anche dei negrieri; la religione, quale mezzo per l’istupidimento del popolo destinato allo sfruttamento; la morale, quale simbolo di una stupida remissività da pecore, eccetera. Non c’era assolutamente nulla che non fosse completamente trascinato nel fango a una tremenda profondità.”

Dopo aver fatto a lungo il manovale, Hitler trova lavoro come disegnatore e acquerellista ed ha quindi più tempo a disposizione, e soprattutto energie, per studiare ed informarsi. Si interessa alla politica e “scopre” lentamente l’importante ruolo degli ebrei nella società austriaca dell’epoca. Nel 1913 Hitler lascia Vienna e si trasferisce a Monaco di Baviera. Le sue idee politiche sono ormai chiare e le sue capacità oratorie perfettamente sviluppate.

Il racconto che segue, tratto dalla prima parte del Mein Kampf, riguarda il periodo viennese, ed è quindi compreso tra il 1908 e il 1913, quando Hitler aveva tra i 18 e i 24 anni.

Hitler durante la sua adolescenza a Linz

Hitler durante la sua adolescenza a Linz

L’infanzia e l’adolescenza a Linz

Oggi per me è difficile, se non impossibile, dire quando la parola “Ebreo” mi diede adito per la prima volta a particolari pensieri. Nella casa paterna non ricordo di aver mai sentito tale parola, finché mio padre era vivo. Credo che quel vecchio signore avrebbe visto un’arretratezza culturale già nella particolare enfasi di tale denominazione. Nel corso della sua vita egli era giunto a concezioni più o meno cosmopolite, che non soltanto si erano conservate accanto al più aspro sentimento nazionale, ma che mi avevano anche influenzato.

Anche a scuola non trovai alcun motivo che avrebbe potuto portarmi a un mutamento di questa immagine acquisita.

Alla scuola tecnica conobbi anzi un ragazzo ebreo, che veniva trattato da tutti noi con cautela, ma soltanto perché, scaltriti da varie esperienze, non ci fidavamo eccessivamente di lui a causa della sua taciturnità; ma neppure questo fece nascere in me particolari pensieri, come non lo fece negli altri.

Fu solamente tra i quattordici e i quindici anni che m’imbattei spesso nella parola Ebreo, in parte in relazione a discorsi politici. Tuttavia provavo una leggera avversione e non potevo trattenere una sgradevole sensazione, che mi si avvicinava sempre di soppiatto, quando venivano disputate davanti a me grane confessionali.

Ma a quel tempo considerai null’altro che così la questione.

A Linz c’erano pochissimi ebrei. Nel corso dei secoli il loro aspetto si era europeizzato e si era fatto umano; si, li consideravo persino dei Tedeschi. L’assurdità di questa idea mi era ben poco chiara, poiché io vedevo l’unica caratteristica distintiva proprio e soltanto nella loro confessione straniera. Il fatto che essi fossero stati perseguitati, a causa di questo, come io credevo, talvolta faceva sì che la mia antipatia verso commenti malevoli su di loro giungesse quasi fino al ribrezzo.

Non immaginavo proprio ancora nulla dell’esistenza di una sistematica opposizione agli ebrei.

Così giunsi a Vienna.

Vienna, città in cui Hitler trascorse cinque anni della propria vita e dove maturò il suo odio per gli ebrei

Gli ebrei di Vienna

Intimidito dalla profusione d’impressioni in campo architettonico, scoraggiato dal peso del mio destino personale, nei primi tempi non avevo occhi per le stratificazioni interne del popolo nella gigantesca città. Sebbene Vienna contasse in quegli anni già quasi duecentomila ebrei tra i suoi due milioni di abitanti, io non li vidi. Il mio occhio e la mia mente, nelle prime settimane, non erano ancora all’altezza dell’assalto di così tanti pensieri. Soltanto quando tornò gradualmente la quiete e quell’agitato quadro incominciò a chiarirsi, mi guardai intorno più accuratamente nel mio nuovo mondo e allora incappai anche nella questione ebraica.

Non voglio affermare che il modo con cui giunsi a fare la loro conoscenza me li fece apparire particolarmente simpatici. Ma vedevo ancora nell’ebreo soltanto la confessione e perciò, sulla base della tolleranza umana, considerai giusto anche in questo caso il rifiuto di una lotta religiosa. Così il tono – e soprattutto quello con cui abbaiava la stampa antisemita di Vienna, – mi parve indegno della tradizione culturale di un grande popolo.

Mi opprimeva il ricordo di alcuni processi del Medioevo, che non volevo assolutamente veder ripetuti.

Dato che i giornali in questione non erano ritenuti generalmente eminenti – da dove questo derivasse, a quel tempo non lo sapevo neppure esattamente -, vedevo in loro più il prodotto di una stizzita invidia, che i risultati in generale di un punto di vista sostanziale, anche se sbagliato.

Fui rafforzato in questa mia opinione dalla forma – che mi sembrava infinitamente più dignitosa – con cui la stampa davvero grande rispondeva a tutti quegli attacchi o come essa, cosa che mi appariva ancor più degna di nota, non li menzionasse nemmeno, ma li mettesse semplicemente a tacere.

Ebrei a Vienna, nel periodo in cui Hitler visse in quella città. Hitler conosce gli ebrei ed incomincia a odiarli

I primi dubbi: gli ebrei non sono tedeschi

… anche le mie idee nei confronti dell’antisemitismo mutarono lentamente nel corso del tempo, allora questo fu probabilmente il mio cambiamento più difficile.

Esso mi è costato la maggior parte dei conflitti interiori, e soltanto dopo mesi di lotta tra ragione e sentimento la vittoria iniziò a schierarsi dalla parte della ragione. Due anni dopo, il sentimento seguì la ragione per diventare da allora in poi il suo più fedele custode e ammonitore.

Al tempo di quest’amara lotta tra la mia educazione spirituale e la fredda ragione, la lezione pratica e visiva della strada viennese mi diede un aiuto inestimabile. Era giunto il momento in cui non mi aggiravo più, come nei primi giorni, come un cieco nell’enorme città, ma guardavo – con gli occhi ben aperti – non soltanto gli edifici, ma anche le persone.

Così una volta, mentre mi aggiravo per il centro della città, m’imbattei improvvisamente in una figura dal lungo caffettano e con i riccioli neri.

Anche questo è un ebreo?, fu il mio primo pensiero.

A Linz, non se ne vedevano di certo in tal maniera. Osservai quell’uomo furtivamente e con cautela, ma tanto più a lungo fissavo quel viso straniero e provavo a indagarlo – tratto dopo tratto -, quanto più la prima domanda si mutava nel mio cervello in un’altra:

Anche questo è un Tedesco?

Come sempre in simili casi, iniziai a cercare di risolvere i dubbi attraverso i libri. Acquistai a quel tempo, per pochi centesimi, i primi opuscoli antisemiti della mia vita. Purtroppo tutti partivano dal presupposto che, in linea di massima, il lettore conoscesse già, perlomeno fino a un certo punto – la questione ebraica, o addirittura la comprendesse. Infine, il loro tono era perlopiù tale che mi tornarono dei dubbi, a causa di argomentazioni in gran parte tanto superficiali ed estremamente non-scientifiche a sostegno della tesi di fondo.

Allora ritornavo nuovamente al punto di partenza per settimane, se non addirittura per mesi.

La cosa mi sembrava essere talmente oltraggiosa, l’accusa talmente eccessiva che io, tormentato dal timore di commettere un’ingiustizia, diventavo di nuovo ansioso e insicuro.

Ovviamente, non potevo più dubitare che qui non si trattasse di Tedeschi di una particolare confessione, bensì di un popolo a sé stante; giacché, dal momento in cui avevo iniziato a occuparmi di tale questione, cominciai per la prima volta a concentrare la mia attenzione sugli ebrei, e Vienna mi apparve sotto una luce diversa rispetto a ciò che accadeva in precedenza. Ovunque io andassi, ora vedevo ebrei, e tanti più ne vedevo quanto più nettamente essi si distinguevano visibilmente dalle altre persone.

Soprattutto il centro della città e i quartieri a nord del canale danubiano pullulavano di un popolo che già esteriormente non aveva alcuna somiglianza con quello tedesco.

Le  macchie morali del popolo eletto

D’altra parte la pulizia – morale e non solo – di questo popolo era una storia a sé. Che qui non si trattava di amanti dell’acqua, lo si poteva vedere chiaramente già dal loro aspetto esteriore – e purtroppo molto spesso anche a occhi chiusi. Talvolta, dopo aver sentito l’odore di questi portatori di caffettano, mi sentivo male. A ciò si aggiungevano poi gli abiti sudici e l’aspetto poco eroico.

Già tutto ciò non poteva risultare molto attraente; ma si veniva del tutto disgustati quando, improvvisamente, oltre alla sporcizia fisica si scoprivano le macchie morali del popolo eletto.

Nessuna’altra cosa mi aveva dato, in breve tempo, più da pensare quanto il veder incrementare lentamente il tipo di attività lavorativa degli ebrei in determinati settori.

C’era mai forse un sudiciume, una spudoratezza in qualsivoglia forma – in particolare della vita culturale -, in cui non era compartecipe almeno un ebreo?

Non appena s’incideva con attenzione un simile tumore, si trovava, come il verme nel corpo in putrefazione, e spesso completamente accecato dalla luce improvvisa, un piccolo ebreo.

Vienna anni trenta, il controllo ebraico della stampa, il teatro e il cinema

Il controllo della stampa e della cultura

Fu un grande punto a sfavore che il mondo ebraico ricevette ai miei occhi, allorché feci la conoscenza della sua attività nella stampanell’arte, nella letteratura e nel teatro. Poiché ora tutte le  untuose affermazioni potevano servire a poco o nulla. Per diventare duri per lungo tempo bastava osservare le colonne d’affissione dei manifesti per la promozione degli spettacoli, studiare i nomi – che lì venivano decantati – dei creatori spirituali di quegli orrendi lavori pasticciati e mal fatti per il cinematografo e per il teatro. Quella era pestilenza, una pestilenza spirituale – peggiore della morte nera del passato – con cui si infettava il popolo.

E in che gran quantità questo veleno veniva fabbricato e diffuso!

Naturalmente, tanto più basso è il livello spirituale e morale di un simile fabbricante d’arte, quanto più è illimitata la sua prolificità – fino a far sì che un soggetto del genere spruzzi, al pari di una centrifuga, la propria immondizia in faccia al resto dell’umanità. Inoltre, si pensi anche all’illimitatezza del loro numero; si pensi che, per un solo Goethe, la natura partorisce molto più facilmente decine di migliaia di simili scribacchini in pelliccia, per ora – al pari di portatori di bacilli – avvelenano l’anima nella maniera più ignobile.

Era terribile, ma non si poteva ignorare che proprio l’ebreo sembrava il prescelto della natura, e in numero sovrabbondante, per questo scopo disonorevole.

Il loro essere eletti si doveva forse ricercare in tale fatto?

Allora iniziai a esaminare con cura i nomi di tutti i creatori di simili immondi prodotti della vita artistica pubblica. Il risultato fu un esser sempre più arrabbiato per l’atteggiamento che avevo in precedenza nei confronti degli ebrei. E anche se il mio sentimento si fosse opposto per altre mille volte, la ragione doveva invece trarre le sue logiche conseguenze.

Il fatto che i nove decimi di tutta l’immondizia letteraria, delle opere artistiche di cattivo gusto e delle idiozie teatrali fossero da addebitare a un popolo che rappresentata a malapena un centesimo di tutti gli abitanti del paese non si poteva facilmente negare; era proprio così.

Allora inizia a esaminare da quel punti di vista anche la mia cara “stampa cosmopolita”.

Ma tanto più profondamente calavo la sonda, quanto più si restringeva l’oggetto della mia ammirazione di un tempo. Lo stile era sempre più insopportabile, il contenuto dovetti respingerlo come interiormente superficiale e piatto, l’oggettività dell’esposizione ora mi sembrava essere più una bugia piuttosto che un’onesta verità; gli autori erano, comunque – ebrei.

Migliaia di cose che in precedenza avevo visto a malapena, ora mi colpivano in maniera notevole; e altre, che in passato mi avevano dato da pensare, imparai a comprenderle e a capirle.

In quel momento vidi le idee liberali di questa stampa sotto un’altra luce, allora il suo tono dignitoso nel rispondere agli attacchi – così come il tacere di fronte agli stessi – mi si rivelò proprio come un trucco tanto astuto quanto vile;

le loro critiche teatrali scritte in maniera raggiante riguardavano sempre gli autori giudei, mentre le loro stroncature non compivano ma i qualcuno di diverso dai Tedeschi.

Quel lieve dar stoccate contro Guglielmo II faceva comprendere – nella sua costanza – il suo metodo, come pure quel raccomandare la cultura e la civiltà francese. Il contenuto di poco gusto della novella diventava ora oscenità, e dalla lingua colsi il suono di un popolo straniero; ma il significato di tutto ciò era così palesemente nocivo per il germanesimo, che poteva essere soltanto qualcosa di intenzionale.

Ma chi aveva interesse in questo?

Era soltanto un caso?

Così divenni, lentamente, dubbioso.

L’evoluzione venne comunque accelerata da impressioni che ricevetti da un’altra serie di fatti. Questa era la generale concezione del costume e della morale che si poteva veder apertamente ostentata e messa in pratica da una gran parte del mondo giudaico.

Prostituzione a vienna, controllata dagli ebrei. Questo è uno dei motivi per cui Hitler odiava gli ebrei

Gli ebrei e il controllo della prostituzione a Vienna

A tal proposito, la strada offriva di nuovo un insegnamento pratico talvolta davvero grave.

I rapporti del mondo ebraico con la prostituzione – e, ancora più, con la tratta delle donne – a Vienna si potevano studiare meglio che in qualsiasi altra città dell’Europa occidentale, a eccezione forse di alcune zone portuali della Francia meridionale. Se si percorrevano di sera le strade e i vicoli di Leopoldstadt, passo dopo passo si diventava, volenti o nolenti, testimoni di pratiche che erano rimaste celate alla maggior parte del popolo tedesco, fino a quando la guerra sul fronte orientale non fornì ai combattenti l’occasione di poterne vedere di simili, o per meglio dire, di doverle vedere.

Allorché. in tal maniera, riconobbi per la prima volta nell’ebreo colui che dirigeva, con grande abilità negli affari, e in maniera gelida e al contempo spudorata, questa scandalosa azienda del vizio della grande città, mi corse un leggere brivido lungo la schiena.

Ma poi divampò.

Il controllo della socialdemocrazia

Allora non evitai più la discussione sulla questione ebraica; no, ora la cercavo. Ma, non appena imparai a cercare il’ebreo in tutte le tendenze della vita culturale e artistica e nelle sue varie espressioni, lo incontrai improvvisamente in un luogo in cui meno me lo sarei aspettato.

Nel momento in cui riconobbi l’ebreo quale capo della Socialdemocrazia, iniziò a cadermi dagli occhi l’ultima benda.

Così, una lunghissima lotta spirituale interiore trovò la propria conclusione.

A poco a poco venni a conoscenza del fatto che la stampa socialdemocratica era diretta prevalentemente da ebrei; ma non diedi alcun significato particolare a questa circostanza, dato che anche gli altri giornali si trovavano in quella stessa condizione. Una sola cosa era forse sorprendente: non c’era un solo giornale in cui si trovavano degli ebrei che potesse essere definito davvero nazionale, nel senso che la mia educazione e il mio modo di pensare davano a questa parola.

Così, in quel momento mi sforzai e tentai di leggere questo tipo di prodotti della stampa marxista, ma l’avversione crebbe all’infinito e in egual misura: perciò allora cercai anche di conoscere più da vicino i fabbricanti di queste scelleratezze concentrate.

Erano tutti, a partire dall’editore, puri ebrei.

Presi tutti gli opuscoli socialdemocratici che potevo in qualche maniera procurarmi e ricercai i nomi dei loro autori: ebrei. Mi ricordai i nomi di quasi tutti i capi; anch’essi erano per la maggior parte appartenenti al “popolo eletto”, sia che si trattasse di membri del Reichsrat o di segretari di sindacati, di presidenti delle organizzazioni o di agitatori di strada. Ne usciva sempre la stessa immagine sinistra.

I cognomi AusterlitzDavidAdlerEllenbogen, eccetera, mi resteranno per sempre nella memoria. Una cosa mi era allora divenuta chiara: il partito, con i più piccoli rappresentanti del quale io avevo disputato per mesi la più appassionata lotta, si trovava – per quanto concerneva i suoi vertici – quasi esclusivamente nelle mani di un popolo straniero; poiché il fatto che l’ebreo non fosse un Tedesco l’avevo ormai già capito, con mia grande soddisfazione interiore.

Ma ora, per la prima volta, conoscevo appieno i seduttori del nostro popolo.

arte oratoria

La dialettica ebraica

Un solo anno del mio soggiorno viennese era bastato a fornirmi la convinzione che nessun operaio poteva essere talmente ostinato da non poter essere influenzato da un sapere migliore e da una spiegazione migliore. Lentamente, ero diventato un conoscitore della sua stessa dottrina e la utilizzavo come arma nella mia lotta per la mia intima convinzione.

Quasi sempre la vittoria stava dalla mia parte.

Si doveva salvare la grande massa, anche a costo dei più pesanti sacrifici in tempo e pazienza.

Tuttavia, un ebreo non lo si poteva mai salvare dal suo modo di pensare.

A quel tempo io ero abbastanza ingenuo da voler far capire loro la follia della loro dottrina, parlavo nella mia piccola cerchia fino a seccarmi la lingua e a diventare rauco, e presumevo che sarei riuscito a convincerli degli effetti nocivi della loro follia marxista, tuttavia ottenevo proprio l’esatto contrario. Sembrava anzi che una visione più chiara e precisa dell’effetto devastante delle teorie socialdemocratiche, e della loro realizzazione, servisse soltanto a rafforzare la loro determinazione.

Ma tanto più discutevo con loro, quanto più conoscevo la loro dialettica.

Dapprima essi contavano sulla stupidità del loro avversario, poi, se non trovavano più una via d’uscita, facevano loro stessi i finti tonti. Se tutto ciò non serviva, allora non capivano bene la questione oppure, se in difficoltà, passavano all’istante a un altro campo, su cui affermavano ovvietà la cui accettazione subito la riferivano però ad argomenti essenzialmente diversi, per poi, nuovamente affrontata la questione, svicolare e non sapere nulla di preciso. Così, dovunque si affrontava un simile apostolo, la mano stringeva del viscido muco; esso all’inizio colava, dividendosi, attraverso le dita, per poi riunirsi di nuovo nel momento successivo. Ma se si sconfiggeva uno di questi in maniera davvero schiacciante, tanto che egli, osservato dai presenti, non poteva far altro che annuire, e si credeva di aver fatto perlomeno passo in avanti, il giorno seguente lo stupore era ancor più grande. Il Giudeo, infatti, non si ricordava più assolutamente nulla del giorno prima, proseguiva a raccontare le sue vecchie scemenze come se non fosse successo pressoché nulla e – indignato di essere interrogato a tal proposito – mostrava stupore, non era in grado di ricordarsi proprio nulla, tranne l’esattezza delle sue asserzioni che già il giorno prima era stata dimostrata.

Quante volte me ne restai lì pietrificato.

Non si sapeva che cosa si dovesse ammirare di più, se la loro prontezza di parola o la loro arte della menzogna.Inizia a poco a poco a odiarli.

Iniziai a poco a poco a odiarli.

Tutto ciò aveva però  una cosa di buono; poiché, proprio nella misura in cui mi si rivelarono i veri portatori della Socialdemocrazia – o, perlomeno i suoi propagatori -, doveva crescere l’amore per il mio popolo. Chi, infatti, posto di fronte alla diabolica abilità di questi seduttori, poteva ancora maledire la sua infelice vittima? Quanto fu difficile persino per me riuscire a dominare la falsità dialettica di questa razza! Quanto vano era tuttavia un simile successo con uomini che distorcono nella bocca la verità, che rinnegano del tutto la parola appena pronunciata, per poi servirsene per se stessi soltanto pochi minuti dopo!

No. Tanto più conoscevo l’ebreo, quanto più dovevo perdonare l’operaio.

Hitler al potere

Conclusioni: perché Hitler odiava gli ebrei

Hitler afferma nel Mein Leben di non aver mai avuto pregiudizi verso gli ebrei. Anzi, li considerava tedeschi come tutti gli altri, sebbene di una confessione diversa. Piano piano capisce però che gli ebrei non sono affatto tedeschi, ma sono un popolo a sé stante, con interessi completamente diversi da quelli dei tedeschi. Scopre in seguito che gli ebrei controllano la stampa, il teatro, la cultura e che non sono quel popolo virtuoso che dicono o sostengono di essere. Infatti, sono dentro tutti gli affari sporchi e controllano anche la prostituzione viennese. Scopre inoltre che attraverso il potere dato dal controllo della stampa, gli ebrei impongono al resto della popolazione i propri modelli culturali.

Scopre infine che gli ebrei controllano il partito socialdemocratico e attraverso questo i sindacati.

Hitler capisce quindi che la Nazione Germanica da lui tanto agognata non potrà mai nascere finché ci sarà un potere così forte che vi si opporrà, condizionando il volere delle masse. Nel periodo viennese, per ironia della sorte, Hitler sviluppa le sue abilità oratorie confrontandosi proprio con gli ebrei della socialdemocrazia e dei sindacati. All’inizio è critico verso i lavoratori. Si chiede: “Questi sono ancora degni di appartenere a un grande popolo?” Ma in seguito capisce che con i suoi argomenti e la sua dialettica riesce comunque a portarli dalla sua parte.

Si convince che a  un potere così forte come quello degli ebrei, veicolato dalla stampa, dal partito socialdemocratico e dai sindacati, era necessario contrapporre un potere altrettanto forte, ma con idee migliori.

Dove, per idee migliori, Hitler intende messaggi di speranza per i lavoratori, positivi e propositivi, legati alla patria e al senso di appartenenza ad un grande popolo, messaggi che fanno leva sull’orgoglio nazionale e sulla costruzione, tutti insieme, di un futuro migliore e di una Grande Germania. Impara a parlare direttamente al cuore della gente e ad evocare sentimenti ben presenti nel suo popolo, ma sopiti e plagiati.

A soli ventiquattro anni Hitler aveva già maturato le sue idee politiche, aveva sviluppato l’arte oratoria e sapeva che il popolo lo avrebbe seguito, così come aveva fatto in tanti dibattiti che lo avevano visto protagonista. Aveva inoltre individuato i suoi principali nemici ed era ben consapevole di poterli battere. L’analisi della dialettica degli ebrei ed il continuo confronto con loro avevano plasmato la sua personalità.

Nei cinque anni trascorsi a Vienna l’odio per gli ebrei, o meglio per il loro potere corruttivo, si era ormai radicato in Hitler, così come la convinzione che la futura Germania dovesse essere Judenfrei per potersi affermare. La crisi del ventinove e la consapevolezza che la finanza predatoria ebraica era in grado di sottomettere e devastare economicamente qualsiasi paese al mondo altro non fecero che rafforzare la sua convinzione:

non c’era alcuna possibilità di integrare gli ebrei nella futura Nazione Tedesca.

Gli ebrei dovevano avere la propria Nazione.

Nota: nella lingua tedesca viene utilizzato il termine “Jude” per riferirsi agli ebre. In questo posto lo abbiamo tradotto con “Ebreo” anziché “Giudeo”, in quanto il termine “Ebreo” è quello correntemente utilizzato nella lingua italiana. Siamo consapevoli che i due termini non hanno comunque lo stesso identico significato. I titoli e il grassetto sono stati aggiunti per rendere più fruibile il testo ed evidenziare alcuni passaggi ritenuti particolarmente significativi.

thanks to: Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

La guerra al Venezuela è costruita sulle bugie

John Pilger, 21 febbraio 2019

Viaggiando con Hugo Chavez, presto capì la minaccia del Venezuela. In una cooperativa agricola nello Stato di Lara, la gente aspettava pazientemente e con buon umore nel caldo. Brocche di acqua e succo di melone passavano in giro. Una chitarra suonava; una donna, Katarina, si alzò e cantò con un contralto roco.
“Che cosa dicono le sue parole?” Chiesi.
“Che siamo orgogliosi”, fu la risposta.

via La guerra al Venezuela è costruita sulle bugie — Notizie dal Mondo

‘Gennaio rosso’: proteste dei popoli indigeni in tutto il Brasile

31 gennaio 2019

 

A un mese dalla sua entrata in carica, in Brasile e nel mondo sono in corso proteste contro le politiche anti-indigene del nuovo presidente Jair Bolsonaro.

Con i loro cartelli, i manifestanti chiedono “Fermiamo il genocidio degli Indiani brasiliani” e “Bolsonaro: proteggi le terre indigene”.

Le proteste sono guidate dall’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile APIB nell’ambito della campagna “Sangue indigeno ¬ non una goccia in più”, nota anche come “Gennaio rosso”.

continua ‘Gennaio rosso’: proteste dei popoli indigeni in tutto il Brasile — Notizie dal Mondo

ONG / TUTTI GLI SQUALI NEI MARI DELLA “SOLIDARIETA’” – DA GATES A SOROS

Maurizio Blondet 5 Febbraio 2019 Volete sapere tutto sul mondo delle ONG, ossia le Organizzazioni Non Governative? Volete leggere quello che gli altri non scrivono sugli affari, le cifre, i protagonisti, le connection di quell’universo in gran parte sconosciuto e che macina milioni di euro e di dollari sulla pelle dei cittadini, soprattutto dei migranti? Di coloro…

via ONG / TUTTI GLI SQUALI NEI MARI DELLA “SOLIDARIETA’” – DA GATES A SOROS — Notizie dal Mondo

 

Venezuela, il popolo scende in piazza a sostegno di Maduro e contro il golpe. Le immagini censurate in Italia

 

Discorso di Maduro in avenida Bolivar dopo la manifestazione di massa per commemorare il 20° anniversario della Rivoluzione Bolivariana e a sostegno della democrazia in Venezuela. In una fase molto delicata per il paese dove è in corso di svolgimento un golpe promosso dagli USA che tramite il burattino Guaidò vogliono spodestare il legittimo presidente…

via Venezuela, il popolo scende in piazza a sostegno di Maduro e contro il golpe. Le immagini censurate in Italia — Notizie dal Mondo

“Ong, il cavallo di Troia del capitalismo globale”. Il libro che mancava, finalmente c’è

Ong, il cavallo di Troia del capitalismo globale. Il libro che mancava, finalmente c'è
Presentiamo con molto piacere un editoriale di Sonia Savioli, autrice di “Ong, il cavallo di troia del capitalismo globale”, edito da Zambon. Libro che consigliamo caldamente di leggere, rileggere e approfondire nel dettaglio. All’interno troverete molte delle risposte che cercavate.di Sonia Savioli

Pare che un certo numero di paesi africani non voglia più i nostri abiti usati. Che ingrati! Perché voi pensavate forse che glieli regalassimo. No, non proprio. Glieli vendiamo. Ma, naturalmente, glieli vendiamo per aiutarli, come testimoniano le molto e molte benevolenti ONG che se ne occupano. e infatti rientrano in qualche modo nei nostri “aiuti allo sviluppo”.

 

 

 

 
https://www.researchgate.net/publication/5094672_Used_Clothes_as_Development_Aid_The_Political_Economy_of_Rags
In che modo, se glieli vendiamo? In uno si quei modi ingegnosi e pieni di fantasia che il capitalismo globale e le sue organizzazioni sovranazionali hanno inventato perché noi comuni mortali si prendano fischi per fiaschi e si viva nella confusione perenne.
Ma cominciamo dall’inizio e cioè proprio dagli “aiuti allo sviluppo”. Che hanno il nome giusto e appropriato. Aiutano veramente uno sviluppo, quello delle multinazionali di ogni tipo, alcune delle quali si sviluppano proprio grazie a questi aiuti. Facciamo un esempio, non troppo ipotetico, di un “aiuto allo sviluppo”. La Banca Mondiale o/e l’Unione Europea offrono a un paese africano (con una pistola in una mano e una mazzetta di banconote nell’altra, come offerte alternative al governo del non molto ipotetico paese africano) il prestito per costruire delle dighe. L’ipotetico ma non troppo governo africano sceglie la mazzetta e lo sviluppo. Una multinazionale “de noantri”, mettiamo l’Impregilo, costruisce le dighe https://www.salini-impregilo.com/it/lavori/in-corso/dighe-impianti-idroelettrici/grand-ethiopian-renaissance-dam-project.html
https://www.survival.it/notizie/11871 e si pappa i soldi del prestito della Banca Mondiale e/o Unione Europea. Il paese africano paga gli interessi e si tiene il debito (questo è un esempio di come gli stati si indebitino in proporzione inversa e uguale a quanto le multinazionali e le finanziarie globali si arricchiscono); l’Impregilo, o chi per lei, si “sviluppa” al ritmo di una vacca d’allevamento intensivo nutrita di mais OGM, melassa e ormoni. La diga fatta, per esempio, prendiamo un paese non a caso, in Etiopia, produce decine di migliaia di sfollati, che prima abitavano felicemente nelle valli che saranno allagate e sulle rive del fiume che sparirà o quasi; però fornisce acqua per irrigare ed energia elettrica a decine (senza le migliaia) di multinazionali che si accaparrano le terre a valle della diga, producendo altre migliaia di sfollati depredati delle loro terre e delle loro vite. Tuttavia le multinazionali si “sviluppano”, con le terre pagate una cocuzza, l’acqua gratis e i lavoratori (ex depredati) quasi gratis. Così si aiuta lo sviluppo nei paesi del cosiddetto terzo mondo, con il benevolo e infaticabile intervento di Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e, last but not least come dicono gli inglesi, cioè ultime ma non per importanza relativa, fondazioni filantropiche e ONG.

Cosa c’entrano le ONG e i filantropi con le dighe? Un po’ di pazienza e ci arriviamo.
Nell’organizzazione sociale umana in tempi di dominio globale tutto è collegato, come nell’universo. Però dobbiamo procedere per ipotetici esempi, altrimenti la faremmo troppo lunga. Seguiamo il filo. Esempio non a caso. Le lavoratrici schiavizzate a 60 centesimi di dollaro al giorno nelle serre dalla multinazionale olandese vivaistica Sher (non ipotetica, questa), che usa l’acqua delle dighe per irrigare i suoi fiori coltivati nelle terre sottratte ai contadini, si ammalano a causa dei pesticidi dati a gogò nelle serre senza alcuna regola e precauzione nei confronti di chi ci lavora. http://www.reportafrica.it/reportages.php?reportage=254 Piccolo inciso: i pesticidi sono sempre “sviluppo”, in questo caso delle multinazionali dell’agrochimica. Allora la multinazionale olandese Sher costruisce un bell’ospedale (una sorta di lungo prefabbricato a ridosso delle sterminate distese di serre) per curarle. Così si diventa filantropi, e ci si guadagna qualcosa. Non il Paradiso ma un riconoscimento da parte della Fondazione Fair Trade Max Havelaar di “commercio equo”; un riconoscimento che dà una carta in più nel commercio iniquo di fiori e piante da giardino prodotti sulle depredate terre africane. https://afriflora.nl/en/about-us/certification/
E i vestiti usati? I vestiti arrivano dopo.
Arrivano quando milioni di africani, cacciati dalle loro terre da multinazionali varie, che ci coltivano o ci allevano o ci estraggono quel che serve ai paesi ricchi o ci fanno resort per i ricchi in vacanza, e dagli “aiuti allo sviluppo” delle istituzioni sovranazionali, affluiscono verso le africane città.

“Fuggono dalla povertà delle campagne” dicono i missionari italiani, ma non dicono quali sono le cause di tale povertà, che comunque li aspetta a piè fermo anche in città, o meglio nelle baraccopoli che la circondano, e in cui vivono decine di migliaia di abitanti. Lagos nel 1980 aveva due milioni e mezzo di abitanti, nel 2016 erano più di dodici milioni, Kinshasa ne aveva due milioni e nel 2016 erano più di undici milioni. Evidentemente la globalizzazione è il progresso delle baraccopoli e dei ghetti. In tali agglomerati (come altro chiamarli) non ci sono fogne né acqua corrente ma tutti indossano abiti occidentali. I nostri abiti usati. E perché li indossano? Forse che prima, in campagna, andavano nudi? In campagna indossavano i “loro” abiti, tessuti e cuciti in Africa con il cotone africano. Ma i nostri costano di meno e, dato che sono “fuggiti dalla povertà” che li ha inseguiti con successo in città, non possono più permettersi gli abiti tradizionali. Dopo una generazione, poi, non li vogliono nemmeno più, perché hanno capito che “bianco è meglio” dato che i bianchi sono ricchi e dominano il mondo, e quindi conviene imitarli. http://achouka.mondoblog.org/2015/07/13/immigration-pourquoi-les-camerounais-partent-en-aventure/
Intanto la nostra carità, veicolata dalle benevolenti ONG di ogni tipo, che raccolgono i nostri abiti usati, finanziate in questa loro opera misericordiosa dai suddetti “aiuti allo sviluppo”, oltre che svilupparsi, hanno rovinato l’industria tessile africana, che è artigianale e di qualità e non può competere coi nostri stracci usati, da noi gratuitamente ceduti. Nel 2017 sono arrivati in Africa 1.200.000 tonnellate di indumenti usati. Se pensate che una tonnellata sono mille chili e che una camicia o una gonna pesano pochi etti, capirete che si tratta di un’inondazione che non poteva risparmiare nessuno. I nostri vestiti usati hanno rovinato la loro industria tessile, così come i nostri “aiuti alimentari” rovinano i loro agricoltori. Perché gli “aiuti alimentari” che la filantropia occidentale formato ONG distribuisce ai presunti affamati, non vengono mai dai contadini locali ma sempre dalle eccedenze della nostra industria agroalimentare.
Riusciranno ora gli stati africani a fermare la valanga di abiti usati che li sommerge dall’Occidente? Sembrerebbe di no. I loro governi sono stati subito messi sotto pressione e ricatto dai potentati economici e dalle istituzioni sovranazionali del capitalismo globale, e abbiamo visto che in genere i governi africani non sono così resistenti da resistere alle pressioni.
Un altro piccolo (ma non troppo piccolo) inciso. I nostri “aiuti” di ogni genere convogliano nei paesi poveri, e in genere nelle loro zone più povere, anche tonnellate di plastica e altre schifezze sintetiche: quelle di cui sono fatti e quelle in cui sono confezionati per l’invio. E lì non c’è la raccolta differenziata e nemmeno gli inceneritori, il più delle volte non c’è nessuna raccolta e nessuna discarica. La “discarica” è il fiume o il mare che lambiscono le baraccopoli. Così non avete più bisogno di domandarvi da dove arrivino i continenti di plastica che stanno distruggendo gli oceani: arrivano dagli aiuti allo sviluppo. Un altro esempio di come nella società umana al tempo del capitalismo globale tutto sia collegato, e l’ingiustizia e il dominio tra umani siano collegati alla distruzione del pianeta che abitiamo.
Che fare con le nostre deboli forze? Ma sono così deboli? Le nostre forze appaiono titaniche nel distruggere il pianeta. Sono nostri tutti quei vestiti buttati negli appositi cassonetti dentro i nostri appositi sacchi di plastica. Perché ci piace cambiare, adeguarci alla moda che cambia ogni stagione, e poi buttare. Perché siamo in competizione con noi stessi e con tutti anche nel vestirci. Perché risparmiare, conservare, aggiustare sono verbi riservati ai poveracci perdenti, ai matti alternativi nella cultura globale. Perché un’umanità ormai de-mente (senza offesa, per carità, solo in senso etimologico) consuma senza un perché, se non quello di una teleguidata nevrosi competitiva.
Che fare? Indossare i vestiti “vecchi” finchè non sono davvero stracci (tanto, è di moda indossare stracci); rammendare, allungare, scambiare, regalare e, alla fine, trasformare davvero in stracci, che in casa servono sempre.
Infine, permettetemi un davvero ultimo e davvero piccolo inciso. Perché i cassonetti delle varie e benevolenti ONG che raccolgono abiti usati, e che si danno tutto quel da fare per aiutare i poveri, sono fatti in modo che il povero che ci passa accanto, magari in una gelida notte d’inverno milanese, e cerca al loro interno una giacca o un cappotto per salvarsi la ghirba dal congelamento, ci finisce schiacciato a morte? http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/ucciso-cassonetto/ucciso-cassonetto/ucciso-cassonetto.html
Forse perché il mercato degli abiti usati rende complessivamente quasi tre miliardi di dollari? E questo fa sì che i poveri che prelevano autonomamente dai cassonetti qualcosa siano dei ladri.

COTTARELLI FARA’ LA PATRIMONIALE. E COS’ALTRO?

Dispiace  ricordare le scoperte dell’acqua calda ma può esserci chi ancora non ha capito.

Cottarelli, vecchio apparatchik del Fondo Monetario,  al governo non avrà la maggioranza in parlamento? A lorsignori non importa nulla.

Si governa per decreto, come del resto ha già fatto abbondantemente Renzi. Cottarelli emana un decreto e Mattarella lo firma.

Quel che conta è che un governo golpista andrà ai vertici internazionali e agli eurogruppi europei, a prendere gli ordini ed applicarli.  Sarà questo governo a “portare il paese alle elezioni”, che forse non verranno mai.

Conta ancora di più, il governo “farà le nomine” in scadenza, mettendoci suoi scherani e servi di obbedienza piddina. Sono 350 nuove nomine in 79 enti di sottogoverno: sono qui i veri vasi della marmellata di partito e di potere, i serbatoi dei miliardi che stanno fuori dalla vista del grande pubblico, i distributori di potere, poltrone, gettoni di presenza, clientele.  Il Deep State italiota.

La Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce i risparmi postali degli italiani ed è controllata per l’83% dal Ministero Economia e Finanze e per il restante 17% da una pluralità di fondazioni bancarie, è un condominio Massoneria-Partito Democratico da sempre. Ciò perché non solo ha un patrimonio consolidato  35,7 miliardi,  ma è  capace di mobilitare attività totali per 410 miliardi di euro. Il PD l’ha usata per “salvare” imprese  cui teneva, per le sue clientele, come finanziatore-tappabuchi.

Le  mani del PD sul Deep State  (e i soldi pubblici)

Adesso a maggio, in Cassa scadono  banchieri Claudio Costamagna (presidente) e Fabio Gallia (amministratore delegato), nominati entrambi da Matteo Renzi.

Cottarelli, governo senza maggioranza, farà le nomine del nuovo consiglio d’amministrazione della RAI, la cui importanza come strumento di potere e diffusore del Verbo totalitario non sfuggirà a nessuno: un altro gire per le Goracci e Berlinguer a 200 mila l’anno;  a Leonardo-Finmeccanica (12 miliardi di euro), Sogei (la grossa informatica dello Stato), Arexpo SpA ed altre entità meno note  (ma piene di soldi e posti da distribuire) direttamente controllate dal Ministero. Poi ci sono le controllate indirettamente:

Ferrovie dello Stato (tra cui l’amministratore unico di Anas Concessioni Autostradali S.p.A.), Poste Italiane (specificamente, il consiglio d’amministrazione i Poste Welfare Servizi S.r.l. e i collegi sindacali di: Consorzio Logistica Pacchi S.c.p.a., Europa Gestioni Immobiliari S.p.A. e Postel S.p.A), Sogin. Tutti i vertici dell’ENEL, gruppo con sei società, dell’Eni ( 10 consigli d’amministrazione  e 5 collegi sindacali a Eni Fuel, Eni Progetti, Servizi Aerei Spa, eccetera). Questo solo per elencare le più importanti.

Questo è il Deep State italiano, che Cottarellia affiderà al partito che ha perso le elezioni.

Ma soprattutto, Cottarelli  è lì per fare la patrimoniale, il prelievo straordinario sui patrimoni degli italiani. Weidmann (Bundesbank) non fa che ripeterlo in tutte le sedi: voi italiani siete più ricchi di noi, avete risparmi e patrimoni per centinaia di miliardi – usateli per ridurre il vostro debito pubblico.

Il Parlamento lo boccerà? Ma mai, mai in Italia è occorso un voto parlamentare, mai una discussione in aula,per taglieggiarvi veramente. Quando Giuliano Amato operò il prelievo forzoso sui conti correnti lo fece “nella notte tra il 9 ed il 10 luglio 1992 operò un prelievo forzoso ed improvviso del 6 per mille su tutti depositi bancari. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla Lira  (l’attacco di Soros, che costrinse poi Amato a farci uscire dal serpente monetario) erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso “stra”  per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovvero  l’Ici”.

http://www.wallstreetitalia.com/nella-notte-tra-il-9-e-il-10-luglio-1992-giuliano-amato/

Il divorzio Tesoro-Bankitalia non fu discusso alle Camere

Del resto anche la più fatale e grave decisione di politica economica   nella storia dell’Italia repubblicana, il “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia, avvenne scavalcando totalmente le Camere. Mai fu discusso e dibattuto. Semplicemente, il ministro del Tesoro (Beniamino Andreatta) e il governatore della banca centrale (Carlo Azeglio Ciampi) si scambiarono fra loro due la lettera con cui liberarono la Banca d’Italia dall’acquisto dei titoli  invenduti di debito pubblico italiano. Naturalmente tutto ciò era perfettamente “legale”, come   lo è l’ultimo atto di Mattarella. Persino il ministro delle Finanze, che era Rino Formica, non era d’accordo e alzò la voce: Andreatta lo  descrisse come “ossessionato dall’ideologia della crescita ad ogni costo e del pieno impiego, grazie a bassi interessi e cambio debole”, ossia svalutazione. Di questo cruciale scontro fra due ministri, tutto quel che passò sui media fu  “la lite delle comari”, il Parlamento non se ne occupò. Poi Rino Formica è stato perseguito per tangenti, da cui è stato assolto 17 anni dopo con formula piena. Si può sempre affidarsi alla magistratura, nei passi decisivi della demokràzia.

Nessuno oggi è più ossessionato dall’ideologia della crescita e del pieno impiego.  Il rapporto debito-pil è  così aumentato, dal 60% al 120.

Cottarelli farà  patrimoniale, tagli,  austerità di ogni genere.  Come chiede l’Europa. Ovviamente, con il risultato –  già comprovato dalle austerità di Monti e Renzi – di avvitare l’Italia, e poi l’Eurozona, in una “spirale recessiva senza uscita”

Il motivo lo ha spiegato Alberto Bagnai in un dotto articolo del 2011.

https://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html

Ne diamo qui il passo essenziale:

Del resto, supponiamo che i paesi periferici adottino le strategie di rigore proposte: combattendo questa battaglia perderebbero in ogni caso la guerra. Infatti, se le politiche di “tagli” non riuscissero a incidere sul differenziale di inflazione  [l’ìinflazione interna alla zona euro, dove la Germania ha la più bassa. I paesi che l’hanno più alta vedono la loro competitività diminuire,ndr.] , i sacrifici sarebbero vani, perché persistendo lo squilibrio esterno proseguirebbe l’accumulazione di debito privato (a fronte di riduzioni del debito pubblico rese modeste dal rallentamento della crescita, e vanificate periodicamente dalla necessità di salvare la finanza privata). Ma anche se i tagli avessero successo, riportando l’inflazione dei paesi periferici in linea o leggermente al di sotto di quella della Germania, la risposta tedesca non si farebbe attendere: ulteriori ribassi competitivi dell’inflazione, come sperimentato anche nel passato recente (vedi sempre il lavoro di Cesaratto), e così via. L’eurozona si avviterebbe in una spirale recessiva senza uscita. E questo i mercati lo intuiscono benissimo: ecco perché sono così nervosi. 

Attenzione: sono tutte cose che Cottarelli sa benissimo. Non si illude affatto che applicando le regole di Berlino, stia aiutando il Paese.  Qui  c’è un video in cui Cottarelli dice  “con strategia €xit, conviene antagonizzare UE, fare più deficit e farci spingere fuori” – insomma le stesse idee di Paolo Savona.

In un altro video, dice: “siamo entrati nell’Euro pensando di (…) avere più inflazione che in Germania e questo ci ha fatto perdere competitività. Siamo entrati troppo presto, forse non avremmo dovuto entrare….”

Allora perché accetta di raschiare il fondo del barile italiano per ridurci alla più completa rovina? Per il potere, è una risposta possibile: il Pd non può stare lontano dalla Cassa Depositi e Prestiti, dalle decine di milioni a disposizione insindacabile dalla presidenza del  consiglio  (ricordate, l’UNAR a difesa degli lgbt  è finanziato  con  quei milioni), non può ovviamente rinunciare al possesso della Rai.

Un’altra risposta è  la punizione che pende sui disobbedienti. “Abbiamo qualche strumento di tortura”; come ha ridacchiato Juncker.  Una minaccia abbiamo intravisto, rivolta al possibile governo Salvini-Di Maio: “L’intelligence tedesco –  diceva il dispaccio da Berlino – non collaborerà per la sicurezza con un governo anti-UE”, non condividerà con esso le informazioni di intelligence. Sul terrorismo islamico, ad esempio.

Se serve a lorsignori, avremo il nostro Bataclàn.

Frattanto, le ONG hanno ripreso a sacricarci 1500 africani al giorno dalle loro navi.

Frattanto, la Mogherini, residuo tossico di un governo caduto e comunque illegittimo, ha firmato l’estensione delle sanzioni alla Siria e al suo popolo.

Nell’attuale contesto internazionale, un altro atto di guerra contro la Russia.

Il rinnovo arriva nonostante le urgenti richieste da parte della società civile siriana di revocare le sanzioni per consentire al paese di ricostruire. Così, i leader delle chiese cristiane hanno sottolineato che le sanzioni stavano guidando i siriani a fuggire a causa della mancanza di prospettive economiche. Il presidente russo Vladimir Putin ha anche invitato la visita del cancelliere Merkel a Sochi per chiedere all’UE di porre fine alle sue sanzioni al fine di rafforzare la popolazione civile.

Una dichiarazione del Consiglio dell’UE afferma: “Di fronte alla continua repressione della popolazione civile, l’UE ha deciso di mantenere le sue misure restrittive nei confronti del regime siriano e dei suoi sostenitori, in linea con la strategia dell’UE per la Siria

Sorgente: COTTARELLI FARA’ LA PATRIMONIALE. E COS’ALTRO? – Blondet & Friends

Siria, il fact checking dei video dell’ennesimo presunto “attacco chimico di Assad”. Stesse identiche incongruenze delle bufale precedenti

“Attenzione le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra intelligenza”

“ATTENZIONE. LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’” Forse, sarebbe stato più logico per Repubblica (che, come moltissimi altri siti mainstream, ha diffuso i due video) sostituire i termini “ la vostra sensibilità” con “la vostra intelligenza”, considerando che solo i gonzi potrebbero considerare reale questa messinscena (già preannunciata dalle autorità russe) finalizzata a spianare un ancora più sanguinario attacco da parte dell’Occidente per difendere i suoi “ribelli”, finalmente stanati da Douma come dal resto della Siria.

Ci riferiamo alla ennesima bufala dei “bombardamenti con il cloro” che sarebbero stati sferrati (non si sa perché) dall’aviazione siriana e russa contro “inermi civili” a Douma e che, secondo il farlocchissimo Osservatorio siriano per i diritti umani (prima sbugiardato da Repubblica, poi rivalutato d’imperio) avrebbe ucciso “nelle loro case” più di 100 civili.

Ma vediamo da vicino il primo di questi due video che ripropone le identiche incongruenze dei tanti altri video, inerenti attacchi chimici, prodotti dai “ribelli siriani” e presi come Vangelo dai media occidentali. (per una analisi di questi si veda la linkografia in calce all’articolo)

 

Mostra dei bambini, irrorati d’acqua, nessuno dei quali mostra i tipici segni di esposizione al cloro: tosse, bava alla bocca, occhi arrossati, convulsioni…; per di più, nessun bambino risulta svestito degli indumenti che presumibilmente indossava al momento dell’esposizione al” cloro” che, così, ha la possibilità di diffondersi nel locale chiuso. Pretende di rendere la scena credibile una massa di uomini che si agitano e urlano senza fare praticamente nulla (tranne un tizio che, chissà perché, passa uno straccio per terra) mentre delle madri (o dei genitori), che ci si aspetterebbe vedere accanto ai loro figli intossicati, non se ne vede traccia. Un ultimo appunto. Su chi possano essere questi bambini utilizzati (e spesso uccisi di proposito) per realizzare i video dei “ribelli” date una occhiata a questo video che analizza l’ormai famosa strage con il gas ad Idlib

 

E passiamo al secondo video postato da Repubblica.

 

Mostra, nella prima parte, dei tizi che corrono immersi in una nube di polvere (presumibilmente, proveniente da qualche palazzo colpito e crollato) che, secondo il giornalista che commenta, “rende evidente l’attacco chimico”. Nella seconda parte viene riproposto il primo video.

Vista la miseria di questa documentazione, i TG ora stanno rimpolpando i loro servizi sui “bombardamenti con il cloro a Douma” con una valanga di altri video, foto, “testimonianze” dichiarazioni di “esperti”… Spazzatura che sarà il caso analizzare insieme.

 

Continuate a seguirci

 

Francesco Santoianni

 

– – – –

Breve linkografia sulle analisi di presunti “bombardamenti con il gas” attuati in Siria

 

Cloro, si. Cloro no. I dilemmi di una Commissione di indagine ONU in Siria.

Goutha. Rapporto di ISTEAMS (International Support Team for Mussalaha in Syria)

I gas di Assad: ancora bufale per distruggere la Siria

Il cloro di Assad

Il video che smaschera la bufala di Idlib

L’ecumenica bufala del “Cloro di Assad”: da “Il Foglio” a “Il Fatto Quotidiano”

L’ennesima bufala dei “bombardamenti con il Cloro”

La nuova bufala del mainstream contro la Siria si chiama “bombardamenti al cloro”

Lo scandalo del Rapporto bufala dell’ONU sul “bombardamento con Sarin” a Khan Sheikhun.

Sarin in Siria. Complimenti, Médecins Sans Frontières!

Siria, armi chimiche e il doppio standard delle “indagini” Onu

Siria: il veleno nella coda. Il Rapporto degli ispettori ONU sui gas a Ghouta

 

Notizia del:

Sorgente: Siria, il fact checking dei video dell’ennesimo presunto “attacco chimico di Assad”. Stesse identiche incongruenze delle bufale precedenti

Siria, a Douma una messinscena dei White Elmets?

La Russia accusa l’ONG finanziata dagli Stati Uniti di aver organizzato una messinscena come già accaduto in passato

La Russia sostiene che l’attacco chimico segnalato in Siria domenica scorsa, in quel di Douma, sarebbe stato organizzato dai cosiddetti “white elmets“, una ONG finanziata dagli Stati Uniti e lodata dai media mainstream per il loro lavoro umanitario, mentre è sospettata di compiere dietro le quinte un certo tipo di lavoro tutt’altro che umanitario.

 

Ai microfoni di EuroNews, l’ambasciatore della Russia presso l’UE Vladimir Chizov, ha dichiarato: “Gli specialisti militari russi hanno visitato la regione, hanno camminato su quelle strade, sono entrati nelle case, hanno parlato con medici locali e visitato l’unico ospedale funzionante di Douma, compreso il suo seminterrato dove si è riferito che montagne di cadaveri si accumulano. Non c’era un solo cadavere e nemmeno una singola persona è entrata in terapia dopo l’attacco”.

A questo punto interviene il corrispondente di EuroNews Andrei Beketov che ribatte: “Ma li abbiamo visti sul video!”.

 

“Non c’è stato nessun attacco chimico a Douma, puro e semplice”, risponde Chizov. “Abbiamo visto un altro evento in messo in scena. Ci sono persone, appositamente addestrate – e puoi indovinare da chi – tra i cosiddetti White Helmets, che sono stati già colti in flagrante con video e messinscena”.

 

Sulla inaffidabilità dei White Elmets, a cui qualcuno in Italia ha addirittura dedicato il premio ‘persone dell’anno’, è intervenuto anche il Centro russo per la Riconciliazione Siriana: “Tutte le accuse portate dai White Helmets, così come le loro foto … che presumibilmente mostrano le vittime dell’attacco chimico, non sono altro che un ennesimo pezzo di notizie false e un tentativo di interrompere il cessate il fuoco”.

 

La stessa identica strategia già vista quando il governo siriano di concerto con i suoi alleati ha liberato la città di Aleppo.

Sorgente: Siria, a Douma una messinscena dei White Elmets?

Amnesty International, un’altra ONG al servizio del Dipartimento di Stato USA

da Mision Verdad

Un nuovo attacco di Amnesty International contro il Venezuela arriva attraverso la campagna ‘Acción Mundial Emergente’. Il documento detta le azioni da compiere, una sorta di vademecum per le ONG, sullo strano caso Tumeremo. L’approccio di questa organizzazione globale risponde direttamente ai dettami del Dipartimento di Stato (USA N.d.T.), e pertanto riprende la narrazione della «crisi umanitaria» nella sua concezione destituente. Per questo bisogna controllare i precedenti di questo agente non statale.

Amnesty International si definisce come movimento a livello globale che monitora in maniera disinteressata il rispetto dei diritti umani. Dal 1962, quando l’avvocato inglese Peter Benenson rilasciò il primo comunicato sotto forma di storia giornalistica avvenuta nel Portogallo di Salazar, e apparve il primo reclamo che sembrava genuino, ha compiuto un salto organizzato rilevante. Società finanziarie e istituzioni governative indirizzarono la rotta verso gli interessi del Dipartimento di Stato nordamericano e altri gruppi di decisione. Con una parola d’ordine chiara ereditata da Benenson: «Il modo più rapido per aiutare i prigionieri di coscienza è [con] la pubblicità».

Così, anche se Amnesty International copre mediatamente i suoi finanziatori, le menzogne emergono quando le ONG vogliono mantenere uno status pubblico ‘indipendente’. Giocano nell’ombra nel contesto dell’agenda globale dettata dal Pentagono e dagli altri centri militari sparsi in Occidente.

Due soggetti giuridici, Amnesty International Limited e Amnesty International Charity Limited, si occupano di ricevere i finanziamenti per la ripartizione delle risorse ai suoi operatori. Sempre dietro le belle parole sui diritti umani così come vengono intesi dai think-thank dominanti insieme alle lobby corporative e parlamentari. Amnesty International opera in oltre 150 paesi, dove compila report per giustificare «guerre umanitarie» ed edulcorare, o difendere (in questo caso è lo stesso in quanto propaganda), le invasioni della NATO nel suo dispiegamento militare-territoriale.

Oltre a distorcere selettivamente l’opinione pubblica sui diritti umani e il suo concetto, assegna risorse e mobilita operatori nel quadro delle missioni per i diritti umani, soprattutto in paesi che non seguono le direttive del Dipartimento di Stato (USA), le centrali di intelligence e i gruppi finanziari. Amnesty International è il riferimento obbligato ideologico e fattuale di chi prende le grandi decisioni in seno all’oligarchia globale.

Uno dei più grandi finanziatori di Amnesty International è George Soros. Uno speculatore criminale, la cui ragion d’essere è accumulare ed espandersi. Utilizza la Open Society Foundations come fondo di distribuzione, di risorse e capitali per ONG in punti chiave come Ucraina, Russia, Medio Oriente e dintorni, Venezuela, Cuba ed Europa nella sua totalità. Anche il governo britannico e la Commissione Europea sono due importanti finanziatori.

I report di Amnesty International si basano su presunte testimonianze compilate da gruppi di opposizione a governi proBRICS e processi di emancipazione, finiti nel mirino degli interessi imperialistici. Ha avuto ai suoi vertici ex operatori politici del Dipartimento di Stato come Suzanne Nossel, che è stata direttrice di Amnesty International negli Stati Uniti. Nossel coniò il termine Smart Power per i think-thank democratici e affini, e fu segretaria di Hillary Clinton nel 2012-2013. Zbigniew Brzezinski, già cervello geopolitico di Obama, fu consulente della direzione esecutiva di Amnesty International.

L’analista Tony Cartalucci definisce Amnesty International attore propagandista del Dipartimento di Stato. I diritti umani sono un mezzo per soddisfare interessi diversi da ciò che predicano. I diritti umani come mercanzia.

La politica R2P (dottrina Responsibility to Protect), strettamente legata alle dinamiche della NATO, è la divisa di Amnesty International. (…) Avalla invasioni militari e metodi di Guerra non convenzionale. Ha fatto campagna contro Yugoslavia, Irak, Libia, Siria e Venezuela.

Mentre il Dipartimento di Stato e gli alleati finanziano e organizzano gruppi terroristi in Medio Oriente, Amnesty International fa propaganda contro Russia e Siria nell’ambito di un’operazione mediatica di vasta portata. Il crimine addossato all’altro come operazione psicologica, lo descrive in un altro articolo Cartalucci. L’operatività di Amnesty International consiste nel lanciare missioni di osservazione, che raccolgono testimonianze, affinché le ONG possano preparare dei dossier come fatto contro il governo Assad senza alcuna prova.

Le contraddizioni nei rapporti si accentuano quando viene toccato il tema dei «prigionieri politici» a Cuba, mentre i paesi finanziatori sono molto più severi nella loro giurisprudenza rispetto alle associazioni tra individui o gruppi che ricevono finanziamenti dall’estero a fini politici o parapolitici.

Operando come ONG che denuncia abusi dei diritti umani dello Stato venezuelano, nel 2014 si è pronunciata a favore dei ‘guarimberos’ e Leopoldo Lopez, nulla di strano essendo Amnesty International un attivo cartellone pubblicitario di Wall Street. Le ONG in territorio venezuelano replicano quanto enunciato da Amnesty International come fosse dottrina. Amnesty funge anche da ‘copertura teorica’ e ‘indipendenza giornalistica’ per gli argomenti di Provea e Foro Penal Venezolano. Missino Verdad ha spiegato i metodi e il vero ruolo delle ONG, i legami finanziari con la NED, Open Society Foundations e altre istituzioni e società al servizio dell’1%.

(…)

La merce chiamata diritti umani utilizza l’arena mediatica per diffondere quanto pensato e scritto dai think-thank al servizio di Pentagono e CIA, dai laboratori di guerra, e con l’assedio finanziario di schiera contro il paese e il popolo venezuelano. Amnesty International gioca un ruolo attivo a livello internazionale, in quelle zone dove vanno definendosi i futuri scenari geopolitici nell’ambito della guerra mondiale-societaria in corso. Il Venezuela ha un ruolo nodale in questo schema, dove si sviluppa uno scenario golpista che ha come proscenio politico e istituzionale l’Assemblea Nazionale controllata dalla MUD e l’offensiva economica condotta contro l’esecutivo guidato da Nicolas Maduro.

(…)

La propaganda contro il Venezuela si intensifica quando il chavismo avanza con mosse strategiche per smontare la guerra. Non bisogna sottovalutare i nodi imperiali che convergono con ingenti risorse in questa Guerra Non Convenzionale con un volto «civico», come lo sono ONG come Amnesty International.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

Notizia del: 14/08/2017

Sorgente: Amnesty International, un’altra ONG al servizio del Dipartimento di Stato USA – ALBA LATINA – L’Antidiplomatico