Comunità ebraiche con la memoria di Netanyahu

di Moni Ovadia

La pantomima delle comunità ebraiche (di Roma e non solo) che non partecipano alla Manifestazione unitaria del 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, si ripete mestamente. Uguale il gesto sdegnato, uguale la delirante motivazione.

E la delirante motivazione è che «nella manifestazione sfilano le bandiere di coloro che settanta anni fa furono alleati dei carnefici nazisti». Quali? Quelle dei risorgenti partiti neonazisti est europei polacchi, ungheresi, ucraini?

No, quelle dei palestinesi, che secondo la pagliaccesca propaganda di Benjamin Netanyahu avrebbero convinto il «mansueto» Führer Adolf Hitler, contro la sua volontà e disponibilità verso gli ebrei, a sterminarne invece sei milioni.

Anche 500.000 Rom e Sinti, tre milioni di slavi, decine di migliaia di disabili (inferiori rispetto alla «razza pura»), di antifascisti, migliaia di omosessuali, testimoni di Geova e di socialmente emarginati, senza dimenticare milioni e milioni di civili sovietici. Ma costoro poco interessano ai dirigenti delle comunità ebraiche. Che accetterebbero volentieri i vessilli di ogni altro popolo oppresso che volesse sfilare nelle manifestazioni del 25 aprile per rivendicare i propri diritti. Ma i palestinesi no! E perché no? Per pedissequo ossequio allo scellerato progetto segregazionista e razzista del premier israeliano Netanyahu.

Che in alleanza con i peggiori fanatici religiosi intende far sparire i palestinesi in quanto popolo e nazione, per dare legittimità alla grande Israele fondata sul logoro mitologema della «Terra promessa» e poi ridurli in minuscoli bantustan concessi dall’effendi israeliano.

Ho già scritto a questo proposito, proprio sul manifesto in occasione della stessa manifestazione dello scorso anno.

Ma in questo anniversario vorrei aprire una prospettiva altra. Gli organizzatori dell’evento del 25 aprile dovrebbero disinteressarsi delle decisioni della comunità ebraica di Roma o di altre comunità ebraiche. Dichiarino la piena e naturale apertura alla partecipazione del mondo ebraico ma non si facciano condizionare da esso su chi debba partecipare o meno al corteo. Il 25 aprile è soprattutto e più di tutto il giorno degli antifascisti di qualsivoglia orientamento.

Le comunità dell’ebraismo siano le benvenute in quanto tali, ma se non tali e se si comportano da ufficio stampa e propaganda del governo ultrareazionario e segregazionista oggi in carica nello stato di Israele, non hanno motivo di sfilare con l’antifascismo.

Un governo antifascista non opprimerebbe mai un altro popolo, non lo deprederebbe delle sue legittime risorse, non ruberebbe il futuro ai suoi figli, non colonizzerebbe le terre assegnategli dalla legalità internazionale come sistematicamente e perversamente fa il governo Netanyahu sorretto dal presidente americano Trump che si appresta all’affronto di spostare a est l’ambasciata Usa a Gerusalemme (occupata a Est).

E se qualcuno pensa che questi siano i pensieri del solito estremista, veterocomunista, «ebreo antisemita», si legga le dichiarazioni del presidente del Congresso Mondiale Ebraico, Ronald Lauder, ebreo americano aderente al partito repubblicano, pubblicate dal New York Times in questi giorni con questo titolo: Israel’s self inflicted wounds (le ferite autoinflitte di Israele), nel quale cui dopo una premessa fatta di dichiarazioni d’amore legittimo per Israele e captazio benevolentiae, condanna la politica di Netanyahu e dei suoi fanatici alleati colonizzatori compulsivi come suicidaria e invisa alla vasta maggioranza di ebrei della diaspora.

Alla faccia degli imbecilli che scambiano critiche politiche ed etiche per antisemitismo.

( Fonte: Ilmanifesto.it )

Sorgente: 27-4-18_comunita-ebraiche-con-la-memoria-di-netanyahu

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L’Olocausto come mezzo di estorsione

Negli anni ’90, dopo il crollo del Muro di Berlino, sotto il presidente USA Bill Clinton l’industria dell’Olocausto lanciò una gigantesca campagna per ottenere, a 50 anni di distanza, risarcimenti in denaro per le persecuzioni agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale da parte di Svizzera, Germania e paesi dell’Europa orientale. Lo svolgimento di questa campagna e l’apparato mediatico e politico che la sostenne vengono esaurientemente descritti da Norman Finkelstein nel suo libro L’industria dell’Olocausto, nel capitolo intitolato significativamente La duplice estorsione: estorsione aidanni dei paesi sopracitati e delle vittime o delle loro famiglie 93 . I brani seguenti sono tratti da quel capitolo.
a) Svizzera. Durante le commemorazioni del cinquantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, nel maggio 1995, il presidente svizzero presentò le scuse formali del proprio paese per avere negato rifugio agli ebrei durante l’Olocausto nazista. Nell’occasione si riaprì la discussione sull’antica questione dei beni degli ebrei in deposito presso conti svizzeri prima e durante la guerra.
Da subito risultò chiaro che la Svizzera era una facile preda: pochi si sarebbero schierati al fianco dei ricchi banchieri svizzeri contro le “vittime bisognose dell’Olocausto” e, cosa ancor più importante, le banche svizzere erano altamente vulnerabili alle pressioni economiche provenienti dagli Stati Uniti.
Verso la fine del 1995 Edgar Bronfman (presidente del Congresso Mondiale Ebraico e figlio di un funzionario della Claims Conference) e il rabbino Israel Singer, segretario generale del Congresso Mondiale Ebraico e magnate immobiliare, si incontrarono con i banchieri svizzeri.
Bronfman, erede della fortuna dell’azienda di liquori Seagram (il suo patrimonio personale era stimato in tre miliardi di dollari), avrebbe poi fatto modestamente sapere alla commissione sulle attività bancarie del Senato che lui parlava “a nome del popolo ebraico” come pure dei “sei milioni di persone che non possono parlare per se stesse”. Le banche svizzere dichiararono di essere riuscite a individuare solamente 775 conti inattivi giacenti, per un valore totale di trentadue milioni di dollari.
Offrirono questa cifra come base per i negoziati con il Congresso Mondiale Ebraico, il quale la rifiutò in quanto inadeguata e si diede a mobilitare l’intero establishment politico americano: il presidente Clinton, le agenzie del governo federale, la Camera e il Senato (in particolare attraverso il senatore Alphonse D’Amato), i governi dei vari stati e le amministrazioni locali in tutto il paese. Da ogni parte venne montata una campagna di pressioni che spinse una sfilza di funzionari pubblici a denunciare il comportamento dei perfidi svizzeri.
Usando come trampolino le commissioni sulle attività bancarie di Camera e Senato, l’industria dell’Olocausto orchestrò un’indegna campagna diffamatoria. Il portavoce della valanga antisvizzera fu il direttore generale del Congresso Mondiale Ebraico, Elan Steinberg, la cui funzione principale fu quella di dispensare disinformazione. Secondo Tom Bower, uno degli artefici della campagna, “il terrore attraverso lo scandalo era l’arma preferita di Steinberg, perché sparava una serie di accuse allo scopo di creare disagio e scioccare” 94 . “L’ultima cosa di cui le banche hanno bisogno è una pubblicità negativa – spiegò il rabbino Singer – e noi gliela faremo fino a quando le banche diranno: ‘Basta, scendiamo a patti’” 95 .
La campagna degenerò rapidamente in una diffamazione del popolo svizzero. In una ricerca sponsorizzata dall’ufficio di D’Amato e dal Centro Simon Wiesenthal, venne affermato che “la disonestà era un connotato culturale che gli svizzeri avevano assimilato a fondo, per proteggere l’immagine della nazione e la sua prosperità…la cupidigia svizzera era senza pari…dietro la facciata di civiltà c’era uno strato di ostinazione, che celava una granitica ed egoistica mancanza di comprensione per le opinioni di chiunque altro” 96 .
L’accusa principale era che vi fosse stata, come recita il sottotitolo del libro scritto da Bower, “una cospirazione elvetico-nazista durata cinquant’anni per sottrarre miliardi agli ebrei europei e ai sopravvissuti all’Olocausto”. Questa cospirazione naturalmente fu “il più grande ladrocinio della storia dell’umanità”. Per l’industria dell’Olocausto tutto ciò che riguarda gli ebrei appartiene a una categoria separata e superlativa: il peggiore, il più grande…
Come prima cosa, l’industria dell’Olocausto dichiarò che le banche svizzere avevano sistematicamente negato agli eredi delle vittime dell’Olocausto l’accesso a conti inattivi su cui giacevano tra i sette e i venti miliardi di dollari. “Nel corso degli ultimi cinquant’anni” riportò la rivista Time in un articolo, un “atteggiamento costante” delle banche svizzere “è stato quello di essere evasivi e fare ostruzionismo quando i sopravvissuti all’Olocausto fanno domande circa i conti correnti dei loro parenti deceduti”.

Oltre a fomentare l’isteria antisvizzera, l’industria dell’Olocausto coordinò una strategia a due livelli per “costringere con il terrore” (l’espressione è di Bower) la Svizzera a cedere: class actions e boicottaggio economico. La prima class action fu intentata agli inizi dell’ottobre 1996 da Edward Fagan e Robert Swift per conto di Gizella Weisshaus e “altri che si trovavano in posizione analoga” per venti miliardi di dollari. Poche settimane più tardi il Centro Simon Wiesenthal intentò una seconda class action e nel gennaio 1997 il Consiglio mondiale delle comunità ebraiche ortodosse ne promosse una terza.
Tuttavia l’arma principale per spezzare la resistenza svizzera fu il boicottaggio economico. “Adesso il gioco si fa più sporco” avvertì nel gennaio 1997 Avraham Burg, presidente dell’Agenzia Ebraica e uomo di riferimento d’Israele nel caso delle banche svizzere. Nei mesi successivi le amministrazioni locali e governative a New York, nel New Jersey, nel Rhode Island e nell’Illinois vararono tutte risoluzioni che minacciavano il boicottaggio economico a meno che le banche svizzere ammettessero le loro colpe. Nel maggio 1997 il comune di Los Angeles, con il ritiro di milioni di dollari in fondi pensione da una banca svizzera, operò la prima azione concreta.
Altrettanto fece un fondo di New York e nell’arco di pochi giorni si ebbero altri casi in California, Massachusetts e Illinois. Nel frattempo, D’Amato e altri funzionari statali cercarono di impedire alla neonata Unione delle banche svizzere di operare negli Stati Uniti. Nell’aprile 1998 le banche svizzere cominciarono a piegarsi sotto il peso della pressione, e in giugno fecero la loro “ultima offerta” di seicento milioni di dollari di risarcimenti. Abraham Foxman, responsabile dell’Anti Defamation League, sconcertato dall’arroganza degli svizzeri, riuscì a stento a trattenere la collera: “Questo ultimatum è un insulto alla memoria delle vittime, ai sopravvissuti e ai membri della comunità ebraica che in buona fede si sono rivolti agli svizzeri per lavorare insieme al fine di risolvere questo problema così complesso” 97. Nel luglio 1998 arrivò una nuova ondata di disinvestimenti (New Jersey, Pennsylvania, Connecticut, Florida, Michigan e California), e a metà agosto gli svizzeri capitolarono, accettando di pagare un miliardo e duecentocinquanta milioni di dollari. “Lei è stato un vero pioniere” si congratulò con D’Amato il Primo ministro israeliano Netanyahu “Il risultato non è soltanto ciò che si è ottenuto in termini materiali, ma anche una vittoria morale e un trionfo dello spirito” 98 .
A questo punto i soldi ottenuti dagli studi legali che avevano intentato le class action avrebbero dovuto essere distribuiti ai legittimi destinatari, i parenti delle vittime. Qui però sorsero i problemi, in quanto le organizzazioni ebraiche, gli avvocati che avevano seguito le cause e altri elementi dell’establishment volevano trattenere il denaro per sè. Nulla di nuovo, dal momento che Bronfman ha ammesso che la tesoreria del Congresso Mondiale Ebraico nell’arco degli anni ha ammassato non meno di “sette miliardi di dollari circa” grazie al denaro dei risarcimenti 99 .
b) Germania. Dopo avere regolato i conti con la Svizzera nell’agosto 1998, nel settembre dello stesso anno l’industria dell’Olocausto attuò la medesima strategia vincente contro la Germania. Gli stessi team legali intentarono una class action contro l’industria privata tedesca, domandando non meno di venti miliardi di dollari di risarcimento.
Per fomentare l’isteria collettiva, si fece ricorso a molteplici annunci pubblicitari a tutta pagina. In un’inserzione pubblicitaria che denunciava la casa farmaceutica tedesca Bayer venne fatto il nome di Josef Mengele, nonostante non ci sia alcuna prova che la Bayer abbia “diretto” i suoi terrificanti esperimenti.
Verso la fine del 1999 i tedeschi cedettero e accettarono un accordo per una cifra intorno ai 5 miliardi di dollari. “Non avremmo potuto raggiungere un accordo” riferì in seguito il diplomatico clintoniano Stuart Eizenstat alla commissione sulle attività bancarie della Camera “senza il coinvolgimento personale e la presa di posizione del presidente Clinton…e di altri influenti funzionari” del governo americano 100 .
c) Europa orientale. L’estorsione nei confronti di Svizzera e Germania è stata solamente il preludio del gran finale: l’estorsione nei confronti dell’Europa dell’Est. Con il crollo del blocco sovietico, in quello che era stato il cuore geografico della comunità ebraica europea si aprirono prospettive allettanti. Intonando la salmodia ipocrita delle “vittime bisognose dell’Olocausto”, l’industria dell’Olocausto ha cercato di estorcere miliardi di dollari a questi paesi già impoveriti e, perseguendo il suo fine senza alcun riguardo e in modo inflessibile, è diventata la principale fomentatrice dell’antisemitismo in Europa.
L’industria dell’Olocausto si è presentata nelle vesti dell’unico legittimo avente diritto a reclamare i beni comuni e personali di coloro che perirono durante l’Olocausto nazista. “Esiste un accordo con il governo israeliano” riferì Edgar Bronfman alla commissione sulle attività bancarie della Camera “in base al quale i beni senza eredi dovrebbero essere accreditati alla World Jewish Restitution Organization” 101 . Utilizzando questo mandato, l’industria dell’Olocausto ha chiesto ai paesi del blocco ex sovietico di consegnare tutti i beni che prima della guerra erano di proprietà di ebrei o di provvedere a un risarcimento in denaro. Tuttavia, diversamente dal caso di Svizzera e Germania, ha avanzato queste richieste senza dare troppo risalto pubblicitario: l’opinione pubblica infatti non è stata troppo contraria al ricatto nei confronti dei banchieri svizzeri e degli industriali tedeschi, ma potrebbe guardare con meno favore al ricatto nei confronti degli stremati contadini polacchi. Inoltre, gli ebrei che hanno perso parenti nell’Olocausto nazista potrebbero anche lanciare qualche occhiata risentita alle macchinazioni della WJRO: la pretesa di essere legittimi eredi dei morti per incamerarne i beni potrebbe essere facilmente scambiata per sciacallaggio. D’altro canto, l’industria dell’Olocausto non ha bisogno di mobilitare l’opinione pubblica: con il sostegno dei funzionari-chiave dell’amministrazione americana, può annientare facilmente la debole resistenza di nazioni già prostrate.
“E’ importante comprendere che i nostri sforzi per la restituzione di proprietà comunitarie” spiegò Stuart Eizenstat a una commissione parlamentare “sono tutti finalizzati alla rinascita e al rinnovamento della vita degli ebrei” nell’Europa dell’Est. Al fine di promuovere il “rinnovamento” della vita ebraica in Polonia, la WJRO ha avanzato pretese su oltre seimila proprietà comunitarie ebraiche prebelliche, comprese quelle attualmente usate come scuole e ospedali. Prima della guerra, la popolazione ebraica della Polonia era di circa tre milioni e mezzo di persone; quella attuale è di alcune migliaia. La WJRO ha reclamato la proprietà di centinaia di migliaia di appezzamenti di terra polacca, valutati in svariate decine di miliardi di dollari. “Gli amministratori polacchi temono” ha riportato Jewish Week “che la richiesta possa portare la nazione alla bancarotta” 102 . Quando il parlamento polacco propose di porre dei limiti ai risarcimenti per evitare l’insolvenza, Elan Steinberg del World Jewish Congress denunciò la legge come “un atto fondamentalmente antiamericano” 103 .
Per forzare alla sottomissione i governi recalcitranti, l’industria dell’Olocausto agitò lo spauracchio delle sanzioni americane. Eizenstat fece pressione sul Congresso affinchè i risarcimenti per l’Olocausto fossero messi in cima alla lista dei requisiti per quei paesi dell’Est che volevano entrare nell’OCSE, nella WTO, nell’Unione Europea, nella Nato. Israel Singer, del Congresso Mondiale Ebraico, chiese al Congresso americano di “controllare” che ogni paese pagasse. “E’ estremamente importante che le nazioni coinvolte nella questione comprendano” ha affermato il deputato Benjamin Gilman “che il loro atteggiamento…è uno dei molti punti di riferimento sulla cui base gli Stati Uniti valutano le relazioni bilaterali” 104 .
Alla fine chi sicuramente ha guadagnato da questo ciclo incessante di richieste di risarcimento sono stati gli avvocati e i funzionari che lavorano per organismi come la Claims Conference. I loro stipendi ammontano a centinaia di migliaia di dollari all’anno. Tuttavia si moltiplicano le proteste da parte delle vittime in nome delle quali l’industria dell’Olocausto agisce: molte hanno fatto causa alla Claims Conference, accusandola di “perpetuare l’espropriazione” 105 .

 


93 Il resto del paragrafo è interamente ricavano dal libro di Finkelstein.
94 Tom Bower, I cassieri dell’Olocausto, 1998
95 ibidem
96 ibidem

97 Gregg Rickman, Swiss Banks and Jewish Souls, 1999
98 ibidem
99 New York Times, 24 giugno 1998
100 Audizione alla commissione sulle attività bancarie e finanziarie della Camera USA, 9 febbraio 2000

101 Audizione 11 febbraio 1996
102 Jewish Week, 14 gennaio 2000
103 Newsday, 6 febbraio 2000
104 Audizione alla Commissione sulle relazioni internazionali della Camera, 6 agosto 1998
105 Isabel Vincent, Hitler’s Silent Partners, 1997

 

from: Israele e lo sfruttamento dell’Olocausto

thanks to: Forumpalestina

INCREDIBILE: i giornali d’epoca riportano la cifra di 6 milioni di vittime per altri olocausti ebraici poco noti.

GRANDE FRATELLO

 

-A cura di Floriana Castro-

Nota su Antisemitismo

Negli ultimi 70 anni siamo stati letteralmente bombardati da film, testimonianze (a volte anche di persone che la shoah non l’hanno mai vissuta), interventi nelle varie università senza poter ricevere risposta a domande fuori dal coro del tipo: come hanno fatto a morire 6 MILIONI nella sola Europa quando la comunità israelitica non superava i 12 milioni in tutto il mondo? E come avrebbe fatto la comunità -secondo le stime ufficiali dimezzata- a contare 13 milioni di unità a pochi anni dalla fine della guerra? In alcuni paesi se si confuta il numero ufficiale di 6 MILIONI di ebrei che avrebbero subito lo sterminio si rischiano addirittura 6 anni di carcere.  Il professore Faurisson, dopo molti anni di studi sugli eventi olocaustici, fu uno dei primi a sostenere l’assenza delle camere a gas nei campi di concentramento, per tale ragione fu  umiliato, messo al bando e tacciato di antisemitismo.Nessun grattacapo invece per chi confuta il numero dei morti dell’Olocausto ad opera dei comunisti, o l’olocausto degli Armeni eccMa mentre gli storici nei decenni successivi alla shoah sono stati impossibilitati dal corretto svolgimento del loro lavoro, un indizio molto importante ce lo danno i collezionisti di giornali d’epoca. In questo articolo vedremo, come il numero di 6 MILIONI sia stato indicato costantemente dalla comunità israelitiche sin dal 1905 ai tempi dell’impero zarista in Russia, trent’anni prima dalle persecuzioni naziste, eventi che -come documentato- oltre alla vittoria della loro causa, e la simpatia dei goym hanno inoltre portato alle casse sioniste milioni e milioni di dollari. Prediamo in esame 11 quotidiani d’epoca che vanno dal 1915 al 1940, analizzando brevemente il contesto storico di ognuno degli eventi (corredato con foto di 11 giornali d’epoca, e fonti dettagliate al termine dell’articolo)

1) Articolo di “The Sun” del 6 Giugno 1915 (pag.1 della quinta sezione)
Nel 1915 troviamo gli ebrei russi nella Russia dello zar Nicola II, al loro primo tentativo di rovesciare il governo, tentativo che fallirà, per poi andare in porto nel 1917 instaurando la dittatura comunista, ideata, progettata e finanziata dai sionisti.
Questo è il titolo dell’articolo
“Orrori peggiori di quelli di Kishineff nella Russia di oggi”
didascalia: “Una cospirazione senza precedenti per schiacciare gli ebrei sospettati di essere organizzati per coprire le sconfitte delle truppe di zar. Torture e massacri diffusi in centinaia di città”.
Questo è uno stralcio dell’articolo
“Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme sino ad oggi gli ebrei non hanno mai avuto una pagina così nera nella loro storia di quella che il governo russo sta scrivendo oggi. SEI MILIONI di ebrei, la metà del popolo ebraico in tutto il mondo, vengono perseguitati, braccati e ridotti alla fame. Migliaia di loro sono stati barbaramente uccisi. Centinaia di migliaia di ebrei, vecchi uomini donne e bambini vengono spinti senza pietà di città in città su mezzi del governo, attaccati dalle truppe del proprio paese”.
Segue un accorato appello di uno dei rabbini presenti in Russia: “Le autorità stanno inviando innocenti vecchi ebrei uomini e donne in Siberia. vi abbiamo scritto molte lettere dalla Polonia riguardanti le nostre vicissitudini. Cari fratelli, abbiate pietà per i SEI MILIONI di ebrei in Russia: state dalla nostra parte”!

2) Passiamo adesso al New York Times del 18 Ottobre 1918 (pag 12)
Siamo ad un anno dopo la rivoluzione d’ottobre e l’ascesa al potere dei comunisti. Lo zar, con i suoi familiari, sono caduti sotto i fucili del commando rosso tre mesi prima, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918. Gli ebrei non sono più in pericolo. Una volta eminato l’impero tiranno resta un unico problema: raccogliere fondi (molti soldi…) per la ricostruzione della comunità di 6 MILIONI di ebrei morti nelle persecuzioni o gravemente danneggiati.
Questo è il titolo dell’articolo “Un fondo di un miliardo di dollari per ricostruire l’ebraismo”
Nella didascalia si legge: SEI MILIONI di ebrei necessitano il nostro aiuto per riprendere la vita normale una volta terminata la guerra”
Nell’articolo si legge:
“Il Comitato degli ebrei americani sta mettendo in atto un piano per la più grande operazione umanitaria della storia”
In fondo: “Gli americani, tutti, ebrei e non ebrei allo stesso modo saranno presto chiamati a dare una contributo ad un fondo di circa un miliardo di dollari per attuare il programma di ricostruzione della comunità ebraica di tutto il mondo.”
Un riconoscimento politico del carattere nazionale degli ebrei avvenne nel Gennaio del 1918 con la creazione di un Commissariato per gli Affari Nazionali Ebraici, sezione speciale del Commissariato delle Nazionalità, sotto la guida di Stalin prima che salisse al potere sovietico. Sia il Lenin, che Trotsky (vero nome Lejba Bronsztajn) erano ebrei. Nel primo governo bolscevico l’85% era rappresentato da ebrei: su 22 ministri, 18 erano ebrei; nella stazione di polizia su 43 membri, gli ebrei erano 34; nell’esercito, 556 dei posti erano occupati da 447 ebrei, in un paese dove gli ebrei rappresentavano meno del 2% della popolazione totale.

3) Passiamo al numero del New York Times dell’8 settembre 1919 (pag. 6)
Dopo aver rovesciato l’impero zarista e messo a posto lo zar con tutta la sua famiglia, la battaglia è volta ad assimilare l’ Ucraina -non ancora allineata al nuovo modello – all’impero sovietico.
Il NYT titola: “Gli ebrei ucraini mirano a fermare i pogrom”
(Pogrom è un termine con cui vengono indicate le sommosse popolari anti giudaiche)
In Ucraina fra il 1917 e il 1922, in seguito alla Rivoluzione Russa, vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di fazioni al potere nei territori dove nell’ultimo periodo, il regime zarista aveva portato avanti una politica di russificazione delle terre ucraine. Questo periodo fu segnato dall’esistenza di più entità statali separate.

Nella didascalia del NYT si legge: “Una commissione sta per visitare l’Europa per preparare un memorandum per il presidente Wilson . Wilson, ricordiamo è stato il presidente USA, massone di grado 33° passato alla storia per aver privatizzato la Banca centrale Americana, cedendola ai sionisti nel 1913, che fondarono una banca privata che funge da banca centrale la “Federal Reserve Bank” e il suo sistema che fino ad oggi sta prosciugando tutte le risorse globali a beneficio dell’èlite Fu sempre Wilson ad interessarsi perché Trotskij potesse ottenere un passaporto americano con il quale intraprendere il viaggio di ritorno in Russia per compiere la tanto programmata rivoluzione d’ottobre.
L’articolo riferisce che in Ucraina sono stati uccisi già centinaia di migliaia di ebrei e che altri 6 MILIONI si trovano in grave pericolo.
Nell’articolo si legge: “6 MILIONI di ebrei sono stati minacciati di essere completamente sterminati in Ucraina e Polonia. La federazione degli ebrei ucraini in America, una organizzazione che rappresenta tre quarti di un milione di ucraini in questo paese, ha deciso al congresso ieri che il massacro dei loro fratelli in Europa orientale deve finalmente essere fermato portando la pace e l’aiuto economico degli Stati Uniti. “Il segretario di Stato Lansing, ha reso noto che il Dipartimento di Stato ha già dato il consenso alla la federazione di inviare una commissione in Ucraina, per indagare sulle condizioni degli ebrei e per stabilire collegamenti diretti con i loro fratelli in America” .

Nel 1922 i piani dell’èlite si concretizzeranno e l’Ucraina entrerà a far parte ufficialmente a far parte della “civile” URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina.
Ricordiamo inoltre che i polacchi dipinti come “antisemiti” stavano in realtà combattendo per il loro paese contro l’instaurazione di uno stato comunista ebraico in Polonia (clicca qui) che verrà più tardi invasa dai nazisti e dai comunisti che se la spartirono da buoni amici nel 1940. (clicca qui) .

4) Andiamo al New York Times del 12 novembre sempre del 1919 (pag.7)
Siamo in America. Gli oligarchi responsabili della Grande Depressione in USA sono alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei in miseria nell’est Europa
Felix M. Warburg racconta la triste condizione degli ebrei, titolo dell’articolo: “Gli ebrei hanno sofferto la guerra più di tutti gli altri ”
Ricordiamo, l’ebreo Felix M. Warburg, era membro all’omonima famiglia che da secoli lavora per il Nuovo Ordine Mondiale. La M. M. Warburg, è una delle banche che tiene il mondo in scacco con l’oligarchia fianaziaria, nonché una delle centrali della progettata Grande Depressione che colpì l’America a partire dal 1919. Warburg, fu inoltre partner di Kuhn, Loeb & Co, sposò Frieda Schiff, una giovane appartenente ad un’altra delle 13 famiglie ebraico-sioniste per il controllo del mondo: gli Schiff appunto. Certo, il New York Times non può ancora presagire che le filantropiche famiglie Warburg e Kuhn & Loeb Bank così coinvolte nelle sofferenze dei loro fratelli ebrei, dopo qualche anno avrebbero finanziato le idee criminali di Adolph Hitler, trasferendo all’economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli. Finanziarono gli armamenti della Germania nazista ma anche gli esperimenti di eugenetica e il progetto MK Ultra ai danni anche dei loro fratelli minori
(clicca qui)
Ma torniamo al 1919. Nell’articolo si leggono le dichiarazioni di Warburg, che era tra le altre cose Presidente del Comitato di distribuzione congiunta di fondi americani per gli ebrei vittime della guerra:
“ I colpi successivi degli eserciti contendenti hanno spezzato la schiena degli ebrei d’Europa, riducendo tragicamente in miseria e in malattia 6 MILIONI di ebrei, oltre la metà della comunità ebraica in tutto il mondo”. Warburg non fa alcun accenno alla fame che gli americani erano costretti a patire in quegli anni, in cui la Grande Depressione imperversava in America a causa delle loro manovre studiate ad hoc per far passare tutta la ricchezza reale (l’oro) nelle loro mani: i cittadini avevano l’obbligo di consegnare l’oro alle autorità (banche), pena per i trasgressori: 10 anni di carcere!

5) Atlanta Constitution del 23 febbraio 1920 (pag. 1 continua a pagina 3, quarta colonna)
Siamo ad Atlanta. Rabbini e sionisti sono ancora alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei dell’est Europa:
“50.000 dollari raccolti per salvare gli ebrei in difficoltà”. Nell’articolo si fa riferimento ad  un meeting tenutosi ad Atlanta presieduto da un certo Harold Hirsh. All’incontro intervennero anche Fred Rusland che ha descritto le situazioni drammatiche di fame, povertà estrema e oppressione che sarebbero stati costretti a subire  gli ebrei in alcuni paesi dell’Europa dell’est e in Palestina, ma grazie al generoso contributo economico, 6 MILIONI di ebrei avrebbero potuto essere salvati. Il rabbino David Marx disse:
“No siamo qui stasera per piangere i morti, 6 MILIONI di ebrei si trovano in grave pericolo, sono ferocemente perseguitati. Se non ci muoviamo molti altri moriranno. Questi fratelli guardano all’America affinchè questo paese risponda generosamente con un aiuto economico che possa alleviare le loro sofferenze” . Siamo nel 1920, 13 anni prima che Hitler salisse al potere, e a 19 anni dall’inizio della guerra!

6) New York Times 7 maggio 1920 (pag 11)
Siamo ancora nel 1920. Il NYT annuncia con gioia che la campagna di raccolta fondi per gli ebrei in Europa ha raggiunto la cifra di 100.000 dollari.
Nell’articolo si legge: “I fondi di aiuto per il sostegno del popolo ebraico in Europa dove 6 MILIONI di ebrei sono alle prese con enormi sofferenze, carestie e oppressioni hanno ricevuto l’attenzione particolare di Nathan Strauss, un imprenditore e grande sostenitore della causa sionista”.
Strauss afferma: “Se gli americani, in particolar modo gli ebrei americani si rifiuteranno di contribuire al sollievo delle sofferenze dei loro fratelli possa questa colpa cadere sulle loro teste: avranno sulla loro coscienza l’estinzione del popolo ebraico”

7) New York Times del 20 luglio 1921 (pag 2)
A distanza di un anno dalla grande raccolta fondi si ritorna a chiedere aiuti economici affinchè vengano salvate le vite di altri 6 MILIONI di ebrei, (sempre sei milioni!) questa volta in grave pericolo nei territori dell’Unione Sovietica, dove i contro-rivoluzionari innescarono una contro-offensiva contro il regime. In questo articolo i sionisti fanno una chiara ammissione di quanto i regimi sovietici giudaici abbiano favorito il popolo ebraico a spese di centinaia di milioni di cristiani. Nell’articolo si legge che il pericolo di una caduta, o di un indebolimento del regime comunista avrebbe potuto sguisagliare le agitazioni dei pogrom: un pericolo che doveva essere in qualche modo fermato. Dr. Meir Kreinin, un ebreo russo che fece la sua fortuna in Russia, -uno tra i fondatori della Società per la diffusione dei Lumi in Russia, nonché proprietario di un certo numero di giornali ebraici e presidente della prima organizzazione Emigdirekt- sul NYT lancia un monito: “ Se diminuisce il potere sovietico, 6 MILIONI di ebrei rischiano il massacro” ha dichiarato Kreinin, intervenuto ad uno degli eventi filanropici per la raccolta fondi in sostegno della causa ebraica. Nell’articolo si legge: “La mia dichiarazione proviene direttamente da documenti ufficiali presentati al governo di Berlino. 6 MILIONI di ebrei stanno affrontando uno sterminio di massa. La carestia in Russia imperversa. I contro-rivoluzionari stanno per avere la meglio e il controllo Sovietico sta per dimuniure. Numerosi Pogrom imperversano in tutta la Russia e in Ucraina”.
Che io sappia il potere sovietico non fu mai in serie difficoltà in quegli anni, pur con qualche agitazione dei pogroms. I provvedimenti vengono presi: i pogrom furono fermati e con l’ascesa di Stalin,- in seguito alla morte di Lenin nel 1924- i sogni di riconquista del paese dei contro-rivoluzionari falliranno.

8) Montreal Gazzette 29 dicembre 1931 (pag 6)
Il titolo dell’articolo è “6 MILIONI di ebrei stanno morendo di fame”. Le condizioni degli ebrei nell’est Europa vengono descritte minuziosamente dal rabbino Wise: 6 MILIONI di ebrei muoiono di fame soprattutto in inverno. Se non vengono raccolti ulteriori fondi dal comitato di almeno 2 milioni e 500.000 dollari disastri, miseria e caos senza precedenti si abbatteranno su tutta l’umanità ” (!!) Il rabbino ha illustrato una lunga relazione al meeting al Monfefiore club di Montreal. Nell’articolo vengono anche descritti alcuni dei circoli di raccolta fondi in tutto il mondo in favore della causa ebraica. Il banchiere  Felix Warburg (di cui abbiamo parlato sopra) era presidente della “Jewish Red Cross Society ” che si occupava della raccolta fondi, insieme a Herbert Lehman: uno dei tre fratelli proprietari del colosso finanziario “Lehman Brothers”. Herbert Lehman nel 1933 diventerà il 45° governatore dello stato di New York. La Lehman Brothers è la holding che -come ricorderete- nel 2008 dichiarò bancarotta causando il crollo dell’economia su scala mondiale.

9) New York Times del 31 maggio 1936 (pag 14)
Siamo nel 1936. Adolph Hitler è al al potere da 3 anni in Germania. Tre anni prima che iniziasse la seconda guerra mondiale nel 1936 si parla già di milioni di ebrei sterminati: l’unica soluzione per la sopravvivenza dei giudei? La fondazione di uno stato ebraico in Palestina. Il titolo dell’articolo del NYT : “Gli americani fanno appello per un rifugio ebraico” . Si legge

“L’unica salvezza per il popolo di Israele perseguitato è la restaurazione del suo antico patrimonio e l’immigrazione in Palestina. La Gran Bretagna ha il potere per spalancare le porte della Palestina per poter accogliere i milioni di ebrei fuggiti dall’olocausto” . Mancano ancora tre anni all’inizio della guerra, e cinque anni dall’inizio delle deportazioni nei campi! (1941). Si legge nell’articolo “Alla petizione per la concessione del rifugio ebraico si sono uniti anche numerosi cristiani “illuminati” ed esponenti delle chiese protestanti ed episcopali tra cui il reverendo James Freeman vescovo di Washington”. Dopo 12 anni questo obiettivo si realizzerà e nascerà finalmente lo Stato di Israele (1948).

10) New York Times 23 febbraio 1938 (pag 23)
L’articolo intitolato “Insegnanti ebrei rimproverati da Isaacs” riporta un intervento di Mr. Tarshis in rappresentanza del comitato “American Jewish Joint distribution”. Mr Tarshis afferma che 6 MILIONI di ebrei sono stati privati della protezione e di qualsiasi opportunità economica: 6 MILIONI di ebrei sono ridotti alla fame senza più alcuna speranza, stanno affrontando la più grande tragedia di tutti i tempi. L’antisemitismo si è diffuso a macchia d’olio in tredici stati europei e minaccia la sopravvivenza di milioni di ebrei: una tragedia iniziata con l’ascesa al potere di Hitler ”  Mr Isaac e Simon J. Jason, presidente dell’associazione “Jewish Teachers” hanno puntato sull’istruzione: “Noi non non ci occupiamo di politica, ma abbiamo il dovere di svolgere il nostro compito. Tutti gli insegnati anche cattolici e protestanti hanno il dovere di educare i fanciulli al senso civico e al rispetto, occorre formare una morale sociale”. Ebbene, anche questo obiettivo è stato centrato in seguito: la shoah è diventato un dogma sociale e domande sulla verità degli eventi non sono permesse.

11) New York Times 6 ottobre 1940 (pag 10)
La guerra è iniziata da un anno e le sorti di mezzo mondo sono ancora da decidere. La deportazione degli ebrei inizierà nel 1941: è ancora impossibile fare una stima precisa di quanti di loro avrebbero perso la vita. Tuttavia il NYT già nel 1940 annuncia una ricompensa alle pene dei giudei e anche molto generosa. Il titolo dell’articolo è “Il Nuovo ordine Mondiale promesso agli ebrei”. Nell’articolo si legge Arthur Greenwood , del gabinetto di guerra britannico manda un messaggio di rassicurazione agli ebrei: una volta terminata la guerra e una volta ottenuta la vittoria, nuovi sforzi occorreranno per fondare un Nuovo Ordine Mondiale basato sugli ideali di pace e giustizia”. Greenwood- deputato leader del partito laburista inglese- ha inoltre aggiunto: “Nel Nuovo Mondo gli ebrei avranno numerose opportunità le sofferenze e le ingiustizie che hanno subito potranno essere adeguatamente riparate. La loro collaborazione sarà fondamentale per la ricostruzione del mondo”. Il messaggio fu consegnato ai rabbini Stephen Wise, Maurice Perlzweig arrivati a Londra in quella mattina del 6 ottobre 1940 alla quale risposero che il messaggio potrebbe viene da loro interpretato come una dichiarazione di ferma intenzione da parte dell’ Inghilterra per venire incontro agli ebrei.

Neturei-Karta

EBREI ULTRA-ORTODOSSI NON RICONOSCONO LO STATO DI ISRAELE


Il 26 gennaio del 2014, la polizia israeliana ha arrestato due insegnanti responsabili di un folto gruppo di 100 studenti ultra-ortodossi perché tenevano festosamente un barbecue vicino ad un monumento all’olocausto, proprio alla vigilia del ‘giorno della memoria. Gli ebrei ultra-ortodossi non riconoscono il ‘Giorno della Memoria’ di Israele ed episodi simili sono ricorrenti. Molti gruppi haredi – popolazione in velocissima crescita in Israele – sostengono che l’Olocausto sia solo una finzione creata ad arte per fornire un pretesto alla creazione dello stato di Israele. Recentemente molti ebrei ultra-ortodossi sono stati arrestati per aver scritto su un memoriale dell’olocausto frasi del tipo: “Se Hitler non fosse esistito, i sionisti lo avrebbero inventato”(…). (clicca qui)

LA RIVOLUZIONE CULTURALE, POLITICA E RELIGIOSA PORTATA DALLA SHOAH
Guardiamo alle conseguenze: gli effetti della shoah, hanno inevitabilmente portato a Norimberga, alla fondazione dell’ONU e non solo… In seguito, con il pretesto della shoah si è finalmente costituito lo Stato d’Israele, (1948) a pochi anni dal termine della guerra. L’esercito israeliano, -notoriamente uno degli eserciti più forti del mondo, ma che ricordiamo non potrebbe sussistere senza le continue trasfusioni di denaro degli USA addebitati ai contribuenti americani- ha usato tutto il suo potere per opprimere, bombardare e massacrare i legittimi abitanti della Palestina, ridotti ormai ad essere schiavi nella loro stessa terra. Con la fondazione dello stato di Israele inoltre è nata la questione mediorientale così come la conosciamo oggi: le dichiarazioni di guerra da parte degli USA a tutti i paesi arabi non Israel friendly; le “primavere colorate”; i false flag che stanno insagunando tutto il mondo; i paesi adiacenti ad Israele tenuti impegnati a farsi guerra fra di loro; i conflitti di religione, nati dopo il 48, prima dell’intervento dei sionisti infatti, cristiani, musulmani ed ebrei vivevano pacificamente in quelle terre. Dopo la shoah è ormai impossibile fare una una critica alle ambizioni e agli intrighi giudaici di ieri e di oggi senza essere tacciati di antisemitismo. Ma non solo, grazie alla Shoah il giudaismo riuscì finalmente in un’impresa titanica; impresa che aveva fallito in 1960 anni: penetrare all’interno della Chiesa Cattolica. (clicca qui)

Subito dopo la II Guerra, la B’nai B’rith (la massoneria per soli ebrei) riuscì a mettersi in contatto con alcuni alti esponenti della Chiesa Cattolica per mutare l’insegnamento che le scritture, il magistero e i padri della Chiesa avevano tramandato sugli ebrei. E’ da ricordare in particolare l’impegno di 3 agenti della B’nai B’rith, Jules Isaac, Label Katz e Nahum Goldmann che riuscirono a convincere gran parte dell’alta gerarchia ecclesiastica, sostenendo che l’antisemitismo cristiano è stato responsabile del dilagare dell’odio antisemita, un sentimento alimentato nella popolazione dall’insegnamento cristiano preconciliare che avrebbe in seguito portato allo sterminio ebraico.

Gli agenti della B’nai B’rith  negano spudoratamente persino la responsabilità ebraica nella Crocifissione di Gesù Cristo, oltre a negare l’inattaccabile storicità di Gesù. Le richieste dei giudei furono finamente prese in considerazione. Il tanto agognato Concilio Vaticano II, segnerà una rottura con l’insegnamento della Chiesa in materia di giudaismo e i rapporti con le altre religioni. Con l’ingresso della B’nai B’rith, e della massoneria all’interno delle mura di Pietro ecco finalmente dilagare scandali, eresie infiltrazioni massoniche di tutti i tipi che hanno portato all’allontanamento in massa dei fedeli e alla grave crisi dottrinale nella quale la Chiesa di trova tutt’oggi.

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Nahum Goldmann, fu il primo ad ipotizzare l’idea di Norimberga già nel 1942 quando le sorti della guerra erano ancora da decidere. In seguito collaborò all’enciclica Nostra Aetate il futuro documento del Concilio sui rapporti cogli ebrei. (clicca qui) Oggi la sottomissione ai giudei è talmente grande da spingere alcune diocesi a concedere l’indulgenza plenaria il giorno della memoria, il 27 gennaio. Nessuna indulgenza per chi onora le vittime cristiane, del comunismo, della massonica Rivoluzione Francese, né per chi onora i martiri cristiani caduti per difendere l’Italia in occasione del Risorgimento, nè per il milione e mezzo di armeni trucidati dagli ebrei turchi donmeh, o per tutti quelli morti ammazzati nel corso di duemila anni. Nessuna indulgenza per i fedeli che li onorano e nemmeno nessuna giornata della memoria per le vittime.

UN’AMMISSIONE IMPORTANTE
Il 14 agosto del 2002, la radio-speaker americana Amy Goodman, intervista Shulamit Aloni, ex ministro dell’educazione in Israele e fondatrice del partito israeliano Ratz. L’intervistatrice chiede all’ex ministro: “ spesso quando negli USA viene espresso dissendo nei confronti della politica di Israele, ma chi osa fare una critica viene tacciato di antisemitismo. Qual’è la vostra risposta in quanto ebrea-israeliana”?  L’ex ministro israeliano fa un’ammissione importante, ecco la spudorata risposta: “Beh è un TRUCCO che abbiamo sempre usato: quando in Europa qualcuno critica Israele, tiriamo fuori l’Olocausto, alchè questi vengono chiamati antisemiti. L’organizzazione è forte, ha molto denaro e i legami tra Israele e l’establishment americano sono molto forti; hanno il potere, ed è giusto. E’ gente talentuosa, piena di soldi, media, potere ecc. Tirar fuori l’Olocausto giustifica quello che facciamo ai palestinesi”. (video)

Il trucco dell’antisemitismo
Una cruda dichiarazione di superiorità che lascia senza parole l’intervistatrice che si trova spiazzata di fronte a tanta arroganza. La signora Olani può ammettere candidamente che l’olocausto è uno strumento da scagliare in faccia a chi osasse criticare Israele, la stessa cosa che pensiamo anche noi, ma non senza essere accusati di anti-semitismo. L’ex ministro può anche permettersi di aggiungere che loro stanno facendo contro i palestinesi ciò che Hitler non è riuscito a fare con loro e può affermare che questo è perfettamente giusto!

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (MT,21,43)

La perdita dell’elezione dopo il rifiuto della Salvezza portata dal Signore dei Signori, la distruzione del tempio e la cacciata da quella terra che fu la terra promessa furono eventi profetizzati da quel Cristo le cui manifestazioni di odio e disprezzo non riescono proprio ad evitare, e le cui profezie desiderano smentire; la fondazione proprio dello Stato di Israele, e l’ossessione per la ricostruzione del tempio (un ideale che è stato anche trasmesso ai massoni loro servi) ne sono la prova.

(In basso video: “noi abbiamo ammazzato il vostro Cristo e ne siamo fieri”. Gli effetti di un’educazione all’odio e l’illusione di superiorità sugli altri)

Con le loro illusioni di superiorità, la voglia di costruire un Regno celeste tutto nell’aldiquà in cui loro domineranno su tutti gli altri popoli, possiamo dire che gli israeliti negli ultimi 2000 hanno fondalmente lavorato solo per distruggere il progetto dell’Altissimo. Come disse l’ex rabbino convertitosi al cattolicesimo Eugenio Zolli: “quello che una volta fu il popolo eletto oggi si è snaturato al punto da diventare il più acerrimo nemico di Dio”. Nota su Antisemitismo

-Floriana Castro– Antimassoneria Copyright 2016

Fonti principali

Collezionisti antichi quotidiani: giornali che parlano della causa ebraica dal 1915/1938

New York Times in cui si parla del NWO promesso agli ebrei

LIBRI CONSIGLIATI

“Le forze Occulte che governano il mondo” Vermijion

“Il Talmud smascherato” I.B. Pranaitis

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Il Sionismo smascherato: breve storia di una vendetta (cap.1)

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thanks to: Antimassoneria

66 Domande e risposte sull’Olocausto pubblicate dall’Istituto di ricerche storiche IHR (Institute for Historical Review)

66 Domande e risposte sull'olocausto, pubblicate dall'Istituto die ricerche storiche IHR

  1. Quali prove abbiamo che i nazisti hanno praticato il genocidio o che hanno deliberatamente sterminato 6 milioni di ebrei?
    Nessuna. Le uniche prove sono le testimonianze di singoli “sopravvissuti”. Queste testimonianze sono estremamente contraddittorie e nessun “sopravvissuto” afferma di essere stato testimone di una gasazione. Non ci sono prove concrete di nessun tipo: nessun mucchio di ceneri, né forni crematori in grado di eseguire il lavoro richiesto, né mucchi di vestiti, né sapone fatto con grasso umano, né paralumi in pelle umana, né dati precisi, né statistiche demografiche.
  2. Abbiamo prove che dimostrino che 6 milioni di ebrei NON sono stati sterminati dainazisti?
    Disponiamo di numerose prove – di natura giudiziaria, analitica e comparativa – che dimostrano quanto tale cifra sia assurda. Si tratta di una esagerazione di forse il 1000%.
  3. Il famoso “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal ha scritto che “sul suolo tedesco non ci sono stati campi di sterminio”?
    Sì, nel mensile intitolato “Books & Bookmen” (Libri e amatori di libri) dell’aprile 1975. Ivi dichiara che le gasazioni degli ebrei hanno avuto luogo in Polonia.
  4. Dato che Dachau si trova in Germania e che Simon Wiesenthal ha detto che non era un campo di sterminio, perché migliaia di ex soldati dell’esercito americano hanno dichiarato che lo era?
    Perché a migliaia di soldati americani, condotti a Dachau.dopo che gli “alleati” ebbero liberato il campo, furono mostrate delle costruzioni che, fu detto loro, erano camere a gas; inoltre i mass-media hanno diffuso la falsa notizia che Dachau era un campo in cui la gente veniva “gasata”.
  5. Auschwitz è in Polonia e non in Germania.Ci sono prove dell’esistenza di camere a gas destinate allo sterminio di esseri umani ad Auschwitz?
    No. E’ stata offerta una ricompensa di 50.000 dollari a chi avesse portato una prova del genere; il denaro era tenuto in custodia da una banca, ma nessuno si è presentato con prove concrete.
    Occupato dai Sovietici, Auschwitz è stato considerevolmente modificato dopo la Guerra e gli obitori sono stati ricostruiti in modo da assomigliare a grandi “camere a gas“. Attualmente Auschwitz rappresenta una grande attrazione turistica per il governo polacco.
  6. Se Auschwitz non era un “campo di sterminio”, qual era allora il suo vero scopo?
    Era un vasto complesso industriale.Vi si fabbricava del caucciù sintetico (“Buna”) e gli internati erano utilizzati come manodopera. Il processo di fabbricazione della Buna era adoperato anche negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale.
  7. Chi istituì i primi campi di concentramento? E dove e quando furono impiegati per la prima volta?
    Probabilmente, i primi campi di concentramento apparvero nel mondo occidentale negli Stati Uniti, durante la Guerra di indipendenza nord-americana. Gli inglesi internarono migliaia di nord-americani, parecchi dei quali morirono in seguito ad epidemie o sevizie. Il futuro presidente americano Andrew Jackson e suo fratello,che vi morì, furono tra questi sventurati. Alla fine dell’Ottocento, gli Inglesi installarono dei campi di concentramento in Sudafrica, per potervi detenere donne e bambini olandesi durante la conquista di quel territorio (Guerra contro i Boeri).Decine di migliaia di persone morirono negli infernali campi sudafricani, che furono ben peggiori di qualsiasi campo di concentramento tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.
  8. In che cosa si differenziano i campi di concentramento tedeschi e i campi di deportazione nord-americani in cui furono internati,durante la Seconda Guerra Mondiale,i tedeschi e i giapponesi residenti negli Stati Uniti?
    A parte la diversa denominazione,l’unica differenza significativa è che i tedeschi internavano le persone che costituivano una minaccia – reale o presunta – alla sicurezza dello sforzo bellico della Germania,mentre gli americani internavano le persone basandosi unicamente sulla loro origine razziale.
  9. Perché i tedeschi hanno internato gli ebrei nei campi di concentramento?
    Perché ritenevano che gli ebrei rappresentassero una diretta minaccia alla sovranità e alla sopravvivenza della Germania e perché ebrei erano la maggior parte degli affiliati alle organizzazioni sovversive comuniste.Comunque, tutti quelli che erano considerati un rischio per la sicurezza dello Stato nazionalsocialista – quindi non solamente ebrei – rischiavano l’internamento.
  10. Quale drastica misura aveva preso l’ebraismo internazionale nei confronti della Germania fin dal 1933?
    Un boicottaggio internazionale di tutti i prodotti tedeschi.
  11. E’ vero che gli ambienti ebraici internazionali “dichiararono guerra alla Germania”?
    Si. I giornali di quel periodo ostentavano titoli come ” L’Ebraismo mondiale dichiara guerra alla Germania”.
  12. Questo accadde prima o dopo che incominciassero a circolare voci sui “campi della morte”?
    Circa sei anni PRIMA. Gli ambienti ebraici mondiali dichiararono guerra alla Germania nel 1933.
  13. Qual è la nazione che cominciò ad effettuare, durante la Seconda Guerra Mondiale, bombardamenti massicci sulla popolazione civile?
    La Gran Bretagna,l’11 maggio 1940.
  14. Quante camere a gas, per sterminare persone, esistevano ad Auschwitz?
    Nessuna.
  15. Quanti ebrei c’erano, prima della guerra, nei territori che poi furono occupati dai tedeschi?
    Meno di 4 milioni.
  16. Se gli ebrei europei non sono stati sterminati dai nazisti,che ne è stato di loro?
    Dopo la guerra,gli ebrei europei si trovavano ancora in Europa – eccetto forse 300.000 di loro che erano morti in diversi modi durante la guerra – e quelli che erano emigrati in Israele (Palestina), negli Stati Uniti, in Argentina, in Canada etc. La maggior parte degli ebrei avevano lasciato l’Europa dopo e non durante la guerra. Ciò non impedisce che li si includa nel presunto “Olocausto”.
  17. Quanti ebrei si rifugiarono nelle regioni più interne dell’Unione Sovietica?
    Più di 2 milioni. I tedeschi non poterono entrare in contatto con questa popolazione ebraica.
  18. Quanti ebrei erano emigrati prima della guerra, sottraendosi in questo modo ai nazisti?
    Più di un milione (senza contare quelli che vennero assorbiti dall’URSS).
  19. Se Auschwitz non è stato un campo di sterminio,per quale ragione il suo comandante Rudolf Hoess (da non confondersi con Rudolf Hess, delfino di Hitler) ha detto che lo era?
    Con Hoess furono utilizzati metodi molto persuasivi per costringerlo a “confessare”, esattamente quello che i suoi carcerieri volevano ascoltare.
  20. Esistono prove che gli americani, gli inglesi e i russi ricorressero alla tortura per estorcere delle “confessioni” ad alcuni ufficiali tedeschi?
    Ci sono prove in abbondanza che la tortura è stata usata sia prima che durante il famoso “processo di Norimberga”- ma anche in seguito, durante i processi per “crimini di guerra”.
  21. In che modo la storia dell’ “Olocausto” giova agli ebrei oggi?
    Come gruppo sociale, li pone al riparto da ogni critica. Stabilisce un “legame comune” che torna utile ai suoi dirigenti. Si è dimostrato uno strumento estremamente efficace nelle campagne destinate a raccogliere fondi e a giustificare il sostegno accordato ad Israele: il che, in cifre, si traduce in 10 miliardi di dollari l’anno.
  22. In che modo la storia dell'”Olocausto” giova allo Stato di Israele?
    E’ servita a giustificare i miliardi di dollari, versati a titolo di “riparazioni” che Israele ha ricevuto dalla Germania Occidentale (la Germania Orientale si è sempre rifiutata di pagare).Viene utilizzata dal gruppo di pressione sionista per tenere sotto controllo la politica estera statunitense nei confronti di Israele,e per costringere i contribuenti americani a versare tutti i fondi desiderati da Israele. E l’ammontare di questi contributi aumenta ogni anno.
  23. In che modo la storia dell’ “Olocausto” giova al clero?
    Corrisponde all’idea espressa nell’Antico Testamento secondo la quale gli ebrei
    sono il “popolo eletto” perseguitato. Permette, inoltre, di continuare a rendere la Terra Santa, che è sotto il controllo di Israele, accessibile al clero.
  24. In che modo la storia dell’ “Olocausto” ha giovato all’Unione Sovietica?
    Le ha consentito di tenere nascoste le atrocità e i crimini commessi prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
  25. In che modo la storia dell’ “Olocausto” giova alla Gran Bretagna?
    Nello stesso modo in cui ha giovato all’Unione Sovietica.
  26. C’è qualche prova che Hitler fosse al corrente dello sterminio in massa degli ebrei?
    No.
  27. Che tipo di gas venne usato dai nazisti nei campi di concentramento?
    Lo Zyklon-B,un gas cianidrico.
  28. A quale scopo questo gas era – ed è tutt’ora – prodotto?
    Per sterminare i pidocchi – portatori del virus del tifo. E’ inoltre usato per la disinfezione di vestiti ed abitazioni.E’ facilmente reperibile anche al giorno d’oggi.
  29. Perché venne utilizzato questo prodotto anziché un gas più adatto ad uno sterminio in massa?
    Ottima domanda. In effetti, se i nazisti avessero avuto veramente l’intenzione di effettuare stermini di massa, avrebbero avuto a disposizione dei gas molto più efficaci. Lo Zyklon-B è adatto soltanto alla disinfezione.
  30. Quanto tempo ci vuole per aerare completamente un locale che è stato disinfettato con Zyklon-B?
    Circa venti ore. Il procedimento è molto complesso e richiede personale specializzato; inoltre sono d’obbligo le maschere antigas.
  31. Hoess,comandante del campo di Auschwitz,ha dichiarato che i suoi uomini entravano nelle camere a gas dieci minuti dopo che gli ebrei che le occupavano erano morti e ne estraevano i cadaveri.Come si può spiegare questo?
    E’ del tutto inspiegabile,per il fatto che se gli uomini di Hoess avessero veramente agito così, avrebbero subito lo stesso destino degli ebrei.
  32. Nelle sue confessioni, Hoess ha affermato che i suoi uomini erano soliti fumare sigarette mentre estraevano i cadaveri degli ebrei dalle camere a gas. Ma non è lo Zyklon-B un gas esplosivo?
    Infatti lo è. Le “confessioni” di Hoess sono, evidentemente,false.
  33. In che modo i nazisti avrebbero praticato lo sterminio degli ebrei?
    Svariate sono le versioni fornite in merito: si va dalla storia del gas versato in un locale pieno di gente da un buco praticato nel soffitto a quello del gas spruzzato sulle persone dalle “cipolle” delle docce.
    Milioni di ebrei sarebbero stati uccisi in questo modo.
  34. Un simile programma di eliminazione di massa avrebbe potuto essere tenuto nascosto agli ebrei destinati allo sterminio?
    Non era possibile. Il fatto è che non ci furono stermini di massa col gas da nessuna parte. L’origine di queste dicerie è esclusivamente ebraica.
  35. Se gli ebrei destinati allo sterminio erano al corrente della sorte che li aspettava, perché si sono arresi al loro destino senza combattere né protestare?
    Non hanno lottato né protestato semplicemente perché sapevano che nessuno aveva intenzione di ucciderli. Gli ebrei venivano soltanto internati e costretti a lavorare. (n.d.t. la lobby sionista si è resa conto di questa contraddizione all’interno del mito dell'”Olocausto”; così da un po’ di anni a questa parte, parallelamente all’ “Olocausto”, è sorto il mito addizionale della “eroica resistenza opposta allo sterminio”).
  36. Quanti ebrei morirono nei campi di concentramento?
    Circa 300.000.
  37. Come morirono?
    Principalmente a causa delle epidemie di tifo che imperversavano periodicamente nell’Europa devastata dalla guerra. Sono morti anche per mancanza di nutrimento e di cure mediche verso la fine della guerra, quando la quasi totalità dei trasporti stradali e ferroviari era stata distrutta dai bombardamenti “alleati”.
  38. Cos’è il tifo?
    E’ una malattia che si manifesta regolarmente allorché molte persone sono radunate in uno spazio ristretto per lungo tempo, senza potersi lavare. La malattia viene propagata dai pidocchi che infestano i capelli e i vestiti. E’ a causa del pericolo rappresentato dal tifo che gli eserciti di tutti il mondo hanno sempre imposto ai soldati un taglio dei capelli corto.
  39. Che differenza c’è se 6.000.000 o 300.000 ebrei sono morti durante la Seconda Guerra Mondiale?
    5.700.000. Inoltre,contrariamente a quanto affermato dalla propaganda dell’ “Olocausto”, non ci fu alcun deliberato tentativo di sterminare gli ebrei.
  40. Molti ebrei, sopravvissuti ai cosiddetti “campi di sterminio”, affermano di aver visto montagne di cadaveri gettati in fosse comuni, cosparsi di benzina, e bruciati. Quanta benzina sarebbe stata necessaria per effettuare un lavoro del genere?
    Molta di più di quanto potesse disporne la Germania in quel momento, in cui le scorte si andavano rapidamente esaurendo.
  41. Si possono cremare dei cadaveri nelle fosse?
    No. E’ impossibile che dei cadaveri possano venire integralmente bruciati dal fuoco, perché il calore prodotto in fosse a cielo aperto non è sufficiente.
  42. Gli autori di opere sull’ “Olocausto” affermano che i nazisti erano in grado di ridurre dei cadaveri in cenere in circa dieci minuti. Secondo gli specialisti del mestiere, quanto tempo è necessario per cremare un cadavere?
    Circa due ore.
  43. Perché i campi di concentramento avevano dei forni crematori?
    Per disfarsi, in modo pratico ed igienico, dei cadaveri provocati dalle epidemie di tifo.
  44. Supponendo che i forni crematori situati nei campi di concentramento abbiano funzionato 24 ore su 24 per tutto il tempo della guerra, quanti cadaveri, al massimo, sarebbe stato possibile cremare?
    Circa 430.000.
  45. E’ possibile far funzionare un forno crematorio 24 ore su 24?
    No. La metà del tempo (12 ore al giorno) sarebbe già molto. I forni crematori devono essere puliti bene e con regolarità quando vengono usati continuativamente.
  46. Quanta cenere lascia un corpo umano che è stato cremato?
    Dopo che le ossa sono state ridotte in polvere,le ceneri possono essere contenute in una scatola da scarpe.
  47. Se sei milioni di persone sono state cremate dai nazisti, che ne è stato delle ceneri?
    Questo non si sa. Sei milioni di cadaveri avrebbero prodotto tonnellate di ceneri. Ma non si sono trovati depositi abbastanza grandi da poter contenere una tale quantità di ceneri.
  48. Le foto di Auschwitz scattate dagli Alleati durante la guerra (quindi nel periodo durante il quale si presume che le “camere a gas” funzionassero a tempo pieno) rivelano l’esistenza di camere a gas?
    No. Infatti, queste fotografie non rivelano la minima traccia dell’enorme quantità di fumo che, pare, ricopriva costantemente il campo.Non mostrano nemmeno le “fosse a cielo aperto” nelle quali si dice che i cadaveri venivano bruciati.
  49. Qual era lo scopo principale delle “Leggi di Norimberga”, promulgate in Germania nel 1935?
    Le “Leggi di Norimberga”, così come quelle in vigore attualmente in Israele, impedivano matrimoni misti e rapporti sessuali tra tedeschi ed ebrei.
  50. Sono mai state promulgate in America delle leggi simili a quelle di Norimberga?
    Molto tempo prima della promulgazione delle “Leggi di Norimberga”, in molti stati degli U.S.A. erano state adottate leggi che proibivano matrimoni e rapporti sessuali tra razze diverse.
  51. Quale è stata la posizione della Croce Rossa Internazionale nei confronti dell’ “Olocausto”?
    Un rapporto sull’ispezione condotta ad Auschwitz nel settembre 1944 da un delegato della Croce Rossa Internazionale,segnala che agli internati era permesso ricevere pacchi dall’esterno e che non era stato possibile avere conferma dell’esistenza delle camere a gas.
  52. Quale è stato il ruolo del Vaticano nel periodo in cui si dice che siano stati sterminati i sei milioni di ebrei?
    Se ci fosse stato un piano di sterminio,il Vaticano ne sarebbe venuto senz’altro a conoscenza e avrebbe preso una posizione in merito. Il Vaticano non potè sollevare proteste semplicemente perché non esisteva nessun piano di sterminio.
  53. Che cosa prova che Hitler sapeva che era in corso lo sterminio degli ebrei?
    Niente.
  54. I nazisti hanno collaborato con i sionisti?
    Si.Sia i nazisti che i sionisti avevano interesse ad allontanare gli ebrei dall’Europa, quindi mantennero relazioni durante tutto il periodo della guerra.
  55. Che cosa ha causato la morte di Anna Frank soltanto qualche settimana prima della fine della guerra?
    Il tifo.
  56. Il “Diario di Anna Frank” è autentico?
    No: lo scrittore ebreo svedese Ditlieb Felderer e il professore francese Robert Faurisson hanno raccolto prove che dimostrano in modo inequivocabile che il celebre “Diario” non è che un falso.
  57. Cosa pensare delle innumerevoli fotografie e dei filmati girati nei lager (campi) nazisti.che mostrano cataste di cadaveri emaciati? Sono fotomontaggi?
    Indubbiamente non è difficile truccare delle fotografie.Ma è di gran lunga più semplice aggiungere una didascalia ad una foto o un commento tendenzioso a un filmato che dicano il falso riguardo a quello che la foto o il filmato mostrano effettivamente.Per esempio:un mucchio di cadaveri emaciati significa necessariamente che si tratta di persone che sono state “gasate” o lasciate deliberatamente morire di fame? O significa,invece,che sono state vittime di una epidemia di tifo,o che sono morte per mancanza di cibo nei lager verso la fine della guerra?Fotografie di mucchi di cadaveri di donne e bambini tedeschi morti sotto i bombardamenti “alleati” sono state fatte passare per foto di ebrei “vittime dell’Olocausto”.
  58. Chi coniò la parola “genocidio”?
    Lo scrittore ebreo polacco Raphael Lemkin, in un libro pubblicato nel 1944.
  59. I film-TV “Olocausto” e “Venti di guerra” sono film storici?
    No: nessuno di questi due sceneggiati ha la pretesa di essere rigorosamente storico.Si tratta di film che si basano,più o meno,su eventi storici realmente accaduti. Disgraziatamente, troppi spettatori li hanno presi per resoconti fedeli di fatti realmente svoltisi.
  60. Quanti libri che contestano alcuni aspetti della versione ufficiale dell'”Olocausto” sono stati finora pubblicati?
    Circa 60. Altri sono in corso di pubblicazione.
  61. Cosa è successo quando un Istituto di Ricerche Storiche ha offerto 50.000 dollari a chiunque fosse in grado di provare che gli ebrei erano stati gasati ad Auschwitz?
    Nessuno è stato in grado di portare delle prove tali da meritare la ricompensa promessa. Tuttavia,l’Istituto è stato querelato per 17 milioni di dollari da un cosiddetto “sopravvissuto all’Olocausto”, il quale ha affermato che questa offerta di una ricompensa gli ha fatto perdere il sonno, ha pregiudicato i suoi affari e che comunque rappresenta una “ingiuriosa negazione di fatti stabiliti”.
  62. E’ vera l’affermazione secondo la quale chi dubita dell’ “Olocausto” è un antisemita o un neonazista?
    Si tratta di una vera e propria calunnia,avente lo scopo di sviare l’attenzione dai fatti reali.Tra coloro che dubitano della veridicità delle asserzioni sull'”Olocausto” ci sono democratici, cristiani e non cristiani, socialisti ed altri.Non c’è nessuna relazione tra il rifiuto dell’ “Olocausto” e l’antisemitismo o il neonazismo. Difatti, un numero sempre maggiore di storici revisionisti ebrei riconosce apertamente che non ci sono prove per stabilire con certezza che l'”Olocausto” ha avuto luogo.
  63. Che cosa è capitato agli storici che hanno messo in dubbio la veridicità dell’ “Olocausto”?
    Sono stati vittime di campagne diffamatorie; hanno perso il loro posto di lavoro nelle scuole o nelle università e si sono visti sospendere il diritto alla pensione. Le loro proprietà sono state oggetto di vandalismi e le loro persone di minacce e violenze fisiche.
  64. L’Istituto di Ricerche Storiche (Institute for Historical Review ) è stato vittima di rappresaglie a causa dei suoi sforzi per salvaguardare il diritto alla libertà di parola e alla libertà accademica?
    Per tre volte questo Istituto è stato vittima di attentati dinamitardi;per due volte è stato circondato da un cordone di manifestanti che ne impedivano l’accesso.In questa occasione vi fu una manifestazione di dimostranti del gruppo estremista “Lega per la Difesa Ebraica” (Jewish Defense League) che sventolavano la bandiera israeliana proferendo insulti e minacce di morte. Il 4 luglio 1984 gli uffici e gli archivi dell’Istituto sono stati completamente distrutti da un incendio doloso.
  65. Perché viene data così poca pubblicità alle vostre opinioni?
    Perché, per ragioni politiche,il sistema non permette la minima discussione approfondita sui fatti che riguardano il “mito dell’Olocausto ebraico”.
  66. Dove posso procurarmi altre informazioni riguardanti “l’altra versione” della storia dell’ “Olocausto”,così come anche riguardo alle cause e allo svolgimento della Seconda Guerra Mondiale?
    L’Istituto di ricerche, il cui indirizzo è quello in alto nel titolo offre una grande varietà di opere, audio e videocassette, che trattano importanti problemi storici.

 

thanks to: daemuk

I gas tossici e la storia dell’Olocausto

IL GAS TOSSICO TEDESCO (19141944)Di Richard Widmann (2009)[1]

Quando il pubblico pensa all’argomento dello sviluppo e dell’utilizzo del gas tossico, da parte dei tedeschi e dei nazisti, nel corso degli anni precedenti e contemporanei alla seconda guerra mondiale, vengono subito in mente le immagini dei programmi di sterminio su vasta scala e delle camere a gas di Auschwitz e degli altri campi di concentramento. La storia dell’Olocausto tuttavia suggerisce che i nazisti utilizzarono metodi, attrezzature e gas che vennero messi all’opera per uno scopo diverso da quello per il quale erano stati progettati. Viene suggerito che, con delle modalità alquanto primitive, il personale dei vari campi di concentramento sviluppò metodi tra loro differenti per mettere all’opera quello che viene considerato un programma coordinato di sterminio degli ebrei.

La storia tradizionale dell’Olocausto suggerisce l’importanza dell’aver adattato attrezzature e metodi per mettere all’opera un programma di sterminio pianificato a livello centrale. Noi diremo invece che se la classe dirigente nazista avesse ideato un programma di sterminio degli ebrei, le armi di tale sterminio erano già sviluppate e avrebbero potuto essere utilizzate molto facilmente. L’apparato nazista per la guerra chimica era il più progredito del mondo. Il gas tossico prodotto durante gli anni che condussero alla seconda guerra mondiale rende assurda la storia tradizionale dell’Olocausto. Non c’è nessuna ragione per la quale i nazisti avrebbero avuto bisogno di modificare camion sovietici o di stornare l’utilizzo dello Zyklon B dai programmi di disinfestazione, concepiti per tenere in vita i detenuti, ai programmi di sterminio.[2] Le armi richieste per un programma di sterminio non solo esistevano ma erano fabbricate in quantità tale da poter attuare un programma del genere, se fosse stato ordinato.

L’utilizzo del gas velenoso durante la prima guerra mondiale

Per capire le potenzialità dei tedeschi riguardo ai gas tossici durante la seconda guerra mondiale, è importante esaminare brevemente l’utilizzo dei gas tossici durante la prima guerra mondiale. Durante la prima guerra mondiale, entrambe le parti del conflitto utilizzarono grandi quantità di gas tossico. Nel corso della guerra vennero utilizzate più di un milione e trecentomila tonnellate di sostanze chimiche, per agenti che andavano dal semplice gas lacrimogeno al gas mostarda.[3] Quando la guerra ebbe inizio, la Germania aveva la prima industria chimica di tutte le nazioni combattenti; in realtà, i tedeschi erano i leader del mondo intero. Le fabbriche di prodotti chimici più importanti erano situate nella Ruhr, ed erano conosciute come le Interessen Gemeinschaft Farben, o I. G. Farben.[4]

L’introduzione della guerra chimica venne attivamente sostenuta dalla I. G. Farben e dal suo capo, Carl Duisberg. Duisberg non solo esortò nel 1914, nel corso di una conferenza speciale, i vertici militari tedeschi a utilizzare il gas tossico, ma studiò personalmente la tossicità dei differenti gas bellici.[5] Duisberg sostenne anche Fritz Haber, principale scienziato dell’epoca, in Germania, e capo del suo laboratorio scientifico, l’Istituto Kaiser Wilhelm di Chimica Fisica a Berlino. Nei suoi studi sugli effetti del gas tossico, Haber notò che l’esposizione a una bassa concentrazione di gas tossico per lungo tempo aveva spesso lo stesso effetto (la morte) dell’esposizione ad un’alta concentrazione per breve tempo. Egli formulò una relazione matematica tra la concentrazione del gas e il tempo necessario di esposizione. Questa relazione divenne nota come regola di Haber.[6]

Durante la prima guerra mondiale, sia i tedeschi che gli Alleati utilizzarono in modo piuttosto efficace diversi tipi di gas tossico. Questi variarono dal cloro, all’inizio della guerra, al fosgene, che venne introdotto dalla I. G. Farben. Il fosgene era circa 18 volte più potente del cloro. Erano [già] mortali concentrazioni di 1/50.000.[7] Nel corso di questo periodo, i tedeschi svilupparono e inaugurarono diversi nuovi gas, per vedersi poi imitati dagli Alleati. Nel Luglio del 1917, la I. G. Farben creò un nuovo gas chiamato inizialmente dagli artiglieri “Croce Gialla”. La Croce Gialla era più letale di ogni altro gas precedente. Questo gas, il diclorodietilsolfuro, divenne noto come “gas mostarda”.

Le truppe che venivano attaccate con il gas mostarda, all’inizio accusavano solo una lieve irritazione agli occhi. Sembrava che facesse poco o nulla e molte truppe non si preoccupavano di mettere le maschere antigas. Ma nel giro di una giornata, subivano terribili sofferenze. I soldati sviluppavano sulla pelle macchie rosse e umide che si trasformavano in grandi pustole gialle che potevano raggiungere la lunghezza di un piede. Coloro che venivano colpiti dal gas mostarda morivano dopo una lunga agonia. Nel corso di dieci giorni, i tedeschi utilizzarono contro le postazioni alleate oltre un milione di proiettili contenenti 2.500 tonnellate di gas mostarda.[8] Per inciso, anche gli inglesi utilizzarono il gas mostarda negli ultimi giorni della guerra. In un attacco sferrato il 14 ottobre del 1918, Adolf Hitler venne momentaneamente accecato nel corso di una sortita inglese contro il 16° Reggimento della fanteria di riserva bavarese.[9]

Gli anni tra le due guerre

Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, i principali combattenti annunciarono la propria opposizione all’utilizzo delle armi chimiche. A Ginevra, nel 1925, i rappresentanti delle maggiori potenze firmarono una restrizione legale contro l’utilizzo delle armi chimiche. Eppure, durante gli anni “interbellici”, varie nazioni europee utilizzarono di fatto il gas tossico. Tra loro vi furono gli inglesi (contro i sovietici nel 1919), gli italiani (contro gli etiopici nel 1935) e i giapponesi (contro i cinesi nel 1937).[10] Nel corso di questi anni la I. G. Farben continuò ad ampliare le proprie conoscenze scientifiche. Nei laboratori della Bayer, membro del cartello della I. G. Farben, uno scienziato, Gerhardt Schrader, fece una scoperta fondamentale. Il 23 Dicembre del 1936, egli mise a punto una nuova sostanza chimica nell’ambito di uno studio sui potenziali insetticidi. Durante l’esperimento, Schrader sperimentò il suo nuovo preparato sui pidocchi in una concentrazione di 1/200.000. Tutti i pidocchi morirono in pochi secondi.[11]

Nel Gennaio del 1937, Schrader scoprì che il suo nuovo prodotto aveva spiacevoli effetti collaterali sugli esseri umani. Il prodotto che Schrader aveva sviluppato era il Tabun, il primo gas nervino del mondo. Il Tabun rappresentava un balzo in avanti esponenziale nel livello di tossicità dei gas velenosi. Anche in dosi molto piccole, l’inalazione o l’assorbimento – attraverso la pelle – del Tabun colpiva il sistema nervoso centrale e provocava delle convulsioni e una morte quasi immediate.[12] Il Tabun era così letale che presto divenne chiaro che non poteva essere utilizzato come insetticida. Schrader, tuttavia, contattò il ministero della guerra e vennero effettuati degli esperimenti per conto della Wehrmacht.

Nel 1938, Schrader venne trasferito in una nuova sede per sviluppare nuovi preparati per la Wehrmacht. Egli scoprì ancora un altro preparato, a cui diede il nome di Sarin. Negli esperimenti iniziali del gas Sarin sugli animali, si scoprì che il Sarin era dieci volte più letale del Tabun.[13] Con l’approssimarsi della guerra, i chimici tedeschi vennero attivamente impiegati nello sviluppo del gas Soman. Il Soman, un altro preparato chimico organico della famiglia del Tabun, venne valutato come 200 volte più letale del Tabun.

Il gas tossico e la storia dell’Olocausto

Nonostante il livello di tossicità e le enormi scorte di questi mortiferi gas nervini, la storia dell’Olocausto si è sviluppata intorno all’utilizzo di due gas, il monossido di carbonio e lo Zyklon B. Lo Zyklon B venne sviluppato durante gli anni ’20, quando gli scienziati che lavoravano all’istituto di Fritz Haber svilupparono questo tipo di gas all’acido cianidrico per utilizzarlo come insetticida, specialmente come disinfettante per i magazzini di grano.[14] E’ interessante notare che la I. G. Farben vendette i diritti di produzione dello Zyklon B poco prima della guerra a due ditte private, la Tesch und Stabenow, di Amburgo, e la Degesch, di Dessau.

Secondo la detta storia, quattro dei sei principali “centri di sterminio” utilizzarono gas monossido di carbonio, che veniva presuntamente prodotto utilizzando mezzi alquanto disparati. A Chelmno, secondo Arno Mayer, I prigionieri venivano “ammucchiati in camion in cui finivano asfissiati dalle esalazioni del monossido di carbonio”. Egli prosegue osservando che “non c’era nulla di particolarmente moderno o industriale sia nelle installazioni che nelle operazioni condotte a Chelmno-Rzuchow”.[15]

Il secondo presunto centro di sterminio era Belzec. Quello che ci viene raccontato è che lì, dopo aver utilizzato monossido di carbonio imbottigliato, gli addetti allo sterminio passarono a utilizzare le esalazioni prodotte da camion.[16] A Sobibor, il gas sarebbe stato prodotto da un motore. Se dobbiamo credere a Kurt Gerstein, venne fornito lì, a scopo di sterminio, anche lo Zyklon B.[17] A volte leggiamo anche, sempre a proposito di Sobibor, del motore di un sottomarino utilizzato per produrre CO, per uccidere detenuti ebrei.[18] A Treblinka leggiamo del monossido di carbonio pompato in una camera dal tubo di scarico di un carrarmato catturato ai sovietici. La storia ortodossa dell’Olocausto contiene persino un episodio in cui il comandante di Auschwitz Rudolf Höss visita Treblinka e conclude che lì il metodo di sterminio è inefficiente.[19]

Si racconta poi che gli ultimi due “centri di sterminio”, Auschwitz e Majdanek, utilizzarono lo Zyklon B. Il processo di sterminio descritto per Auschwitz richiede che qualcuno salga su una scala sopra la “camera a gas”, apra il barattolo di Zyklon B con uno speciale apriscatole, e versi i granuli contenenti l’acido cianidrico in una speciale apertura della colonna di sostegno della camera nella quale i granuli avrebbero sviluppato il gas.[20] L’assurdità della storia riguardante le Zyklon B è che persino degli storici ortodossi dell’Olocausto come Jean-Claude Pressac e Robert Jan van Pelt hanno ammesso che le epidemie di tifo scoppiate nei campi richiedevano che ogni cosa venisse disinfestata, e che “c’era bisogno di tonnellate di Zyklon B per salvare [Auschwitz]”.[21] Così, prosegue la storia, da un lato i nazisti utilizzavano lo Zyklon B per disinfestare i campi, contrastando perciò la diffusione del tifo, e dall’altro utilizzavano lo stesso prodotto per uccidere gli stessi detenuti le cui vite stavano cercando di salvare.

La storia delle gasazioni dell’Olocausto suggerisce una mancanza di coordinazione, da parte del governo nazista. Vi sarebbe stata l’adozione simultanea di metodi diversi, che avrebbero prodotto risultati diversi per attuare quello che viene descritto in modo tipico come un “genocidio” industriale centralizzato. In realtà, la storia ufficiale dell’Olocausto suggerisce in sé stessa che il programma di sterminio fu tutt’altro che organizzato a livello centrale e che i metodi impiegati subirono sul campo un’evoluzione decisamente caotica.

Alla luce dello sviluppo di gas tossici sofisticati come il Tabun e il Sarin, e della loro produzione su vasta scala, la storia ufficiale dell’Olocausto appare assurda.[22] Gli storici dell’Olocausto devono ancora rispondere alla domanda del perché i nazisti non utilizzarono il Tabun o il Sarin se avessero voluto attuare uno sterminio degli ebrei. Inoltre, persino negli ultimi giorni della guerra, quando la classe dirigente nazista cercava nuovi armamenti sofisticati, non utilizzarono le loro scorte di gas tossico su nessun fronte. Tutto ciò si pone in totale contrasto rispetto all’immagine popolare che si ha dei metodi e della mentalità nazista.

Non vi sono dubbi che i sovietici scoprirono grosse quantità di Zyklon B quando giunsero a Auschwitz e a Majdanek, quantità che servivano a combattere il tifo piuttosto che a uccidere i detenuti. Similmente, i racconti dei motori dei sottomarini e dei carri armati catturati ai sovietici che emettevano le esalazioni diesel a scopo di sterminio appaiono essere nient’altro che un prodotto della propaganda di guerra. Se la classe dirigente nazista avesse voluto sterminare gli ebrei d’Europa, avrebbe avuto a disposizione mezzi molto più sofisticati e letali per attuare un tale piano. La storia ufficiale delle gasazioni dell’Olocausto richiede un’interruzione della ragione e una fede nell’assurdo.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/gcgv/gcgvgas.html
[2] Jean-Claude Pressac e Robert Jan van Pelt, “The Machinery of Mass Murder at Auschwitz”, capitolo 8° di Anatomy of the Auschwitz Death Camp, Israel Gutman e Michael Berenbaum editori, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, p. 215. Pressac e van Pelt raccontano l’incredibile storia delle SS naziste che avrebbero utilizzato il 95% di scorte di Zyklon B a scopo di disinfestazione per tenere in vita i detenuti, mentre avrebbero dirottato il rimanente 5% per azionare le presunte camere a gas in modo da uccidere la medesima popolazione carceraria.
[3] David Tchanz, “A Whiff of Death: Chemical Warfare in the World Wars” [Una zaffata di morte: la guerra chimica nelle guerre mondiali], Command, n°33, Marzo-Aprile 1995, XTR Corporation, San Luis Obispo, CA 93403, p. 48.
[4] L’impero dell’I. G. Farben. http://reformed-theology.org/html/books/wall_street/chapter_02.htm
[5] Tschanz, p. 49.
[6] http://en.wikipedia.org/wiki/Fritz_Haber
[7] Tschanz, p. 52.
[8] Tschanz, p. 53.
[9] William Moore, Gas Attack! Chemical Warfare 191518 and Afterwards [Attacco con il gas! La guerra chimica 1915-1918 e in seguito], Leo Cooper, New York, 1987, p. 223.
[10] Tschanz, pp. 54-55.
[11] Tschanz, p. 55.
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] M. Szöllössi-Janze, “Pesticides and war: the case of Fritz Haber” [Gli insetticidi e la guerra: il caso di Fritz Haber], European Review, 2001.
[15] Arno J. Mayer, Why Did the Heavens Not Darken? TheFinal Solutionin History [Perchè i cieli non si oscurarono? La Soluzione Finale nella storia], Pantheon Books, New York, 1988, p. 391.
[16] Mayer, p. 402.
[17] Per un analisi approfondita del “Rapporto Gerstein” vedi: http://www.vho.org/aaargh/fran/ACHR/ACHR.html
[18] Friedrich Paul Berg, “The Diesel Gas Chambes: Myth Within a Myth”, Journal of Historical Review, Vol. 5, n°1, Inverno 1984, p. 23 [In rete all’indirizzo: http://www.ihr.org/jhr/v05/v05p-15_Berg.html .
[19] Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, Quadrangle Books, Chicago, 1967, p. 565.
[20] Pressac e van Pelt, p. 235.
[21] Ibid., p. 215.
[22] In una versione rielaborata del suo classico articolo sulle camere a gas a motore diesel, Friedrich Berg ha fatto esattamente questa affermazione. In effetti, ha dato un nuovo titolo al suo articolo: “The Diesel Gas Chambers: Ideal fort Torture – Absurdfor Murder” [La camera a gas a motore diesel: ideale per la tortura, assurda per l’omicidio], vedi Ernst Gauss, Dissecting the Holocaust [Esaminare l’Olocausto], Theses & Dissertation Press, 2000 (in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/GB/Books/dth/found.html

Sorgente: I gas tossici e la storia dell’Olocausto – Andrea Carancini

Giornata della Memoria – La verità dietro i cancelli di Auschwitz

David Cole è uno storico revisionista ebreo, e in quanto tale più difficilmente attaccabile dalla critica e agevolato nello studiare l’olocausto senza il timore di essere bollato come antisemita.

 

 

OLOCAUSTO: ASCOLTIAMO ENTRAMBE LE PARTI
di Mark Weber

HolocaustCartoon.jpg

(La vignetta tradotta:

1° commento: “Non penso siano ebrei”

2° commento: noi DOBBIAMO arrivare a 6.000.000, in OGNI caso)

Tutti noi abbiamo sentito dire che il regime nazista uccise sistematicamente circa sei milioni di ebrei durante la II Guerra Mondiale, in gran parte attraverso le camere a gas. Lo sentiamo dire in continuazione dalla televisione, dai film, dai libri e dagli articoli che compaiono su giornali e riviste. I corsi di informazione sull’Olocausto sono obbligatori in molte scuole. In tutto il paese si tengono ogni anno cerimonie di commemorazione dell’Olocausto. Ogni grande città americana possiede almeno un museo dedicato all’Olocausto. A Washington, DC, il Museo Memoriale dell’Olocausto attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.

Gli studiosi contestano la storia dell’Olocausto

Ma non tutti accettano la versione ufficiale dell’Olocausto. Fra gli scettici possiamo citare il Dr. Arthur Butz della Northwestern University, Roger Garaudy e il Prof. Robert Faurisson in Francia, e lo storico britannico David Irving, autore di vari bestseller.

Questi autori revisionisti non “negano l’Olocausto”. Essi riconoscono la catastrofe subita dagli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale. Non discutono il fatto che un gran numero di ebrei sia stato crudelmente strappato alle proprie case, rinchiuso in ghetti sovraffollati o deportato verso i campi di concentramento. Riconoscono che molte centinaia di migliaia di ebrei europei sono morti o sono stati uccisi, spesso in circostanze orribili.

Ma allo stesso tempo gli storici revisionisti presentano una quantità imponente, sebbene spesso ignorata, di prove a sostegno del proprio punto di vista, secondo il quale non vi sarebbe stato alcun progetto di sterminare gli ebrei d’Europa da parte dei tedeschi, le testimonianze relative agli omicidi di massa nelle “camere a gas” sarebbero spesso fasulle e la cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra sarebbe un’esagerazione.

Molte affermazioni sull’Olocausto sono state abbandonate

Dalla II Guerra Mondiale la storia dell’Olocausto è cambiata un bel po’. Molte affermazioni relative allo sterminio, che un tempo erano largamente accettate, sono state lasciate cadere nel dimenticatoio.

Dachau_gas-chamber-never-used-mai-usata.jpgAd esempio, si è affermato per anni con sicurezza che gli ebrei venivano uccisi in camere a gas a Dachau, Buchenwald e in altri campi di concentramento sul territorio tedesco.

(nella foto la targa UFFICIALE posta dentro la ex “camera a gas” di Dachau)

Questa parte del racconto dello sterminio si è rivelata così insostenibile che è stata abbandonata ormai da molti anni. Nessuno storico serio dà oggi credito all’esistenza, che un tempo si riteneva provata, di “campi di sterminio” nel Reich germanico pre-1938. Perfino il celebre “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal ha dovuto riconoscere che “non ci furono campi di sterminio in territorio tedesco” (1)

I principali storici dell’Olocausto affermano oggi che un gran numero di ebrei fu gasato in soli sei campi, situati in quella che è oggi la Polonia: Auschwitz, Majdanek, Treblinka, Sobibor, Chelmno e Belzec.

Tuttavia, le prove relative alle gasazioni in questi sei campi non sono qualitativamente diverse da quelle, oggi ritenute senza fondamento, presentate a suo tempo per le presunte “gasazioni” in territorio tedesco.

Durante il grande processo di Norimberga del 1945-46 e nel decennio successivo alla fine della II Guerra Mondiale, Auschwitz (soprattutto Auschwitz-Birkenau) e Majdanek (Lublino) furono considerati i due più importanti “campi della morte”.

Auschwitz_plaque_4mil.jpgA Norimberga le vittoriose forze alleate accusarono i tedeschi di aver ucciso quattro milioni di ebrei ad Auschwitz e un altro milione e mezzo a Majdanek. Oggi nessuno storico serio accetta queste cifre assurde. (2)

Inoltre, negli anni recenti, sono state raccolte prove incontrovertibili che non si conciliano con le testimonianze di attività di sterminio di massa in questi campi. Per esempio, alcune dettagliate fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau, scattate in diversi giorni del 1944 – all’apice delle presunte attività di sterminio – non mostrano tracce di mucchi di cadaveri, ciminiere fumanti o masse di ebrei in attesa della morte, tutte cose che sarebbero chiaramente visibili se le voci che parlano di sterminio all’interno del campo fossero vere.

La “confessione” postbellica del comandante di Auschwitz, Rudolf Höss, citata spesso come prova fondamentale nella storia dell’Olocausto, si è rivelata essere una falsa testimonianza ottenuta con la tortura. (3)(Sulla tale “confessione” si legga QUI l’analisi di Carlo Mattogno)

Altre affermazioni assurde sull’Olocausto

Per un certo periodo si è seriamente sostenuto che i tedeschi ricavavano sapone dai cadaveri degli ebrei (4) e che sterminavano metodicamente gli ebrei col vapore e l’elettricità.

A Norimberga gli ufficiali americani accusarono i tedeschi di aver ucciso gli ebrei a Treblinka non nelle camere a gas, come si afferma oggi, ma facendoli bollire fino alla morte in “camere a vapore. (5)

Boris Polevoi- Russian Jewish writer Boris Polevoi-1945-elettroesecuzione-articolo-pravda.jpg(In foto, Boris Polevoi ,giornalista propagandista ebreobolscevico della Pravda che,il 2 Febbraio 1945 ,5 giorni dopo l’occupazione russa dell’ abbandonato lager di Auschwitz, inventò, in un articolo l’elettro esecuzione nel KL di Auschwitz, evidentemente DOPO aver ascoltato i SOPRAVVISSUTI lì rimasti, che EVIDENTEMENTE non sapevano di CAMERE a GAS e della carneficina di “4.000.000” di ebrei appena conclusasi ! )

Qui sotto quello che dovrebbe essere stato il sistema di sterminio nella fantasia giudeobolscevica

 auschwitz-elettroesecuzione-maggio-1945-pravda-pavlov-ebreo.jpg

 Il 2 febbraio1945 la Pravda pubblicò un articolo del suo corrispondente Boris Poljevoi intitolato «Il complesso della morte ad Auschwitz», nel quale, tra l’altro, si legge quanto segue:

«Essi [i Tedeschi] spianarono la collina delle cosiddette “vecchie” fosse nella parte orientale, fecero saltare e distrussero le tracce del nastro trasportatore elettrico (eljektrokonvjeijera) dove erano stati uccisi centinaia di detenuti alla volta con la corrente elettrica (eljektriceskim tokom); i cadaveri venivano messi su un nastro trasportatore che si muoveva lentamente e scorreva fino a un forno a pozzo (sciachtnuju pje­), dove i cadaveri bruciavano completamente»(consulta la fonte coi riferimenti, cliccando QUI)

I giornali americani, citando il rapporto di un testimone sovietico dall’appena liberato campo di Auschwitz, raccontarono nel 1945 ai lettori che i metodici tedeschi avevano ucciso gli ebrei utilizzando una grata elettrificata su cui centinaia di persone potevano essere fulminate simultaneamente [e] poi spostate verso i forni. Esse venivano cremate quasi immediatamente, ricavando dai loro corpi fertilizzante per i vicini campi di cavoli”. (6)

Queste e molte altre bizzarrie riguardanti l’Olocausto sono state silenziosamente abbandonate col passare degli anni.

Le malattie uccisero molti detenuti

Tutti conoscono le terribili fotografie dei detenuti morti o moribondi trovati in campi di concentramento come Bergen-Belsen e Nordhausen, liberati dalle truppe americane e britanniche nelle ultime settimane della guerra in Europa. Molte persone accettano queste fotografie come prova dell’”Olocausto”.

In realtà, questi detenuti morti o moribondi furono le sfortunate vittime delle malattie e della malnutrizione provocate dal totale collasso della Germania negli ultimi mesi della guerra. Se davvero ci fosse stato un sistematico programma di sterminio, gli ebrei trovati vivi dagli alleati alla fine della guerra sarebbero stati molti di meno. (7)

Di fronte all’avanzare delle truppe sovietiche, una gran quantità di ebrei, negli ultimi mesi di guerra, venne evacuata dai campi e dai ghetti orientali verso i restanti campi della Germania occidentale. Questi campi divennero ben presto tremendamente sovraffollati, il che vanificò gli sforzi di prevenire la diffusione delle malattie. Inoltre, il collasso del sistema dei trasporti tedesco rese impossibile rifornire i campi del cibo e delle medicine necessarie.

Testimonianze inattendibili

vrba_wetzler1.jpgGli storici dell’Olocausto si affidano soprattutto ai cosiddetti “testimoni sopravvissuti” per sostenere la versione ufficiale. Ma simili “prove” sono notoriamente inattendibili e sono ben pochi i sopravvissuti che affermano di aver assistito a omicidi di massa.

Il direttore degli archivi dello Yad Vashem, il Museo israeliano dell’Olocausto, ha confermato che buona parte delle 20.000 testimonianze di sopravvissuti conservate nel museo sono “inattendibili.

Molti sopravvissuti, desiderando “sentirsi parte della storia”, hanno dato sfogo alla propria immaginazione, afferma il direttore Shmuel Krakowski. (8) (Cliccando QUI si leggerà di 2 falsari olocaustici,ebrei,per eccellenza,foto sopra!)

Il prof. Arno Mayer dell’Università di Princeton, ha scritto:

Le fonti per lo studio delle camere a gas sono, al contempo, rare e inattendibiliNon è possibile negare le molte contraddizioni, ambiguità ed errori delle fonti esistenti”. (9)

Documenti tedeschi confiscati

Haavara_in_inglese.jpg(A sin un documento originale INCONTESTABILE: il PATTO di COLLABORAZIONE tra ebrei sionisti tedeschi e III° Reich sulla EMIGRAZIONE ebraica dalla Germania,firmato il 25 Agosto 1933!)

Alla fine della II Guerra Mondiale gli alleati confiscarono un’enorme quantità di documenti tedeschi relativi alla politica della Germania verso gli ebrei durante il periodo di guerra, che viene spesso definita “soluzione finale”. Ma non è mai stato trovato un solo documento che si riferisca a un programma di sterminio. Al contrario, i documenti trovati mostrano che la “soluzione finale” era un programma di emigrazione e deportazione, non di sterminio.

Uno dei documenti più importanti è un memorandum del Ministero degli esteri tedesco, datato 21 agosto 1942. (10) “L’attuale guerra offre alla Germania l’opportunità e anche il dovere di risolvere la questione ebraica in Europa”, si legge nel documento. La politica “di promuovere l’evacuazione degli ebrei in stretta cooperazione con il Reichsführer SS [Heinrich Himmler] è ancora in vigore”. Il memorandum nota che il numero di ebrei così deportati verso Est non basta a soddisfare le locali richieste di manodopera”.

Il memorandum cita il Ministro degli Esteri von Ribbentrop, affermando che “alla fine di questa guerra tutti gli ebrei dovranno aver lasciato l’Europa. Questa è stata un’irremovibile decisione del Führer [Hitler] ed è anche l’unico modo di affrontare questo problema, poiché l’unica soluzione possibile è quella globale e generale, mentre le misure individuali non sarebbero di gran giovamento”.

Il memorandum si conclude con l’affermazione che “le deportazioni [degli ebrei dell’Est] sono un passo ulteriore sulla strada di una soluzione definitiva… La deportazione verso il Governo Generale [polacco] è una misura provvisoria. Gli ebrei saranno in seguito trasferiti verso i territori occupati dell’Est [sovietico], non appena le condizioni tecniche lo permetteranno”.

Hitler e la “soluzione finale”

[Sul “problema” (per gli olosterminazionisti in S.P.E.) dell’ORDINE (mancante!) di sterminio di Adof Hitler, si legga il CAPITOLO V dello studio “Hilberg e le conoscenze della storiografia olocausticasul Führerbefehl all’inizio degli anni Ottanta. Bilancio di due convegni storici” di Carlo Mattogno, cliccando QUI]

Non c’è nessuna prova documentale che Hitler abbia mai dato l’ordine di sterminare gli ebrei. Al contrario, i documenti evidenziano che il leader tedesco voleva che gli ebrei lasciassero l’Europa, con l’emigrazione, se possibile, o con la deportazione, se necessario.

Schlegelberger document marzo-aprile1942.JPGUn documento (foto, German Federal Archives (BA) file R.22/52) confidenziale trovato dopo la guerra nei registri del Ministero della Giustizia del Reich rivela il suo pensiero. Nella primavera 1942, il Segretario di Stato Schlegelberger annotava in un memorandum che il capo della Cancelleria di Hitler, Hans Lammers, lo aveva informato che il Führer [Hitler] gli ha detto ripetutamente [a Lammers] che vuole che la soluzione del problema ebraico venga rinviata a dopo la fine della guerra”. (11)

E il 24 luglio 1942, Hitler confermò a persone a lui vicine la propria determinazione a rimuovere dall’Europa tutti gli ebrei dopo la fine della guerra:

Gli ebrei sono interessati all’Europa per ragioni economiche, ma l’Europa deve respingerli, non fosse altro che nel proprio interesse, visto che gli ebrei sono razzialmente più forti. Dopo che la guerra sarà finita, mi atterrò rigorosamente a questo progetto… Gli ebrei dovranno andarsene ed emigrare verso il Madagascar o in qualche altro stato nazionale ebraico”. (12)

Le SS di Himmler e i campi

$apone ebraico,$hoah must go on,6.000.000 ... $ei milioni ?,aaa-cerca$i camere a ga$,accordo trasferimento,haavara agreement,adolf hitler,ansia,paranoia,delirio,prozac,articoli di g.l. freda,articoli di mark weber,au$chwitz fotografie aeree,au$chwitz olocau$to idolatria,au$schwitz : assistenza sanitaria,bla$femia olocau$tiane$imo,disordine da stress pre traumatico (dpts),endlösung: nisko plan,führerbefehl-ordine $terminio,gianluca freda,holoca$h,holocash,truffa,indu$tria dell'olocau$to,lager au$chwitz,lager buchenwald - dora,lager dachau,lager für holocaust revisionisten,madagascar,wannsee,deportazioni all'est,martin luther memorandum,repre$$ione revisionismo,schlegelberger documento,soluzione finale - endlösung,ss-obersturmbannführer r. höss,testimoni falsi e falsari,verità politicamente scorrette,wiesel elie (il sedicente),wiesenthal simonIn tempo di guerra gli ebrei rappresentavano una porzione rilevante della forza lavoro tedesca ed era quindi nell’interesse della Germania tenerli vivi.

(Nella foto alcuni internati del lager di Campo di concentramento di Mittelbau-Dora ,addetti alla produzione di componenti per missili V2, CliccandoQUI maggiori informazioni su tale attività)

Il 28 dicembre 1942 la direzione amministrativa dei campi SS inviò una direttiva a tutti i campi di concentramento, compreso Auschwitz, criticando con durezza l’alta incidenza della morte per malattia fra i detenuti e ordinando che

“i medici dei campi utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione per ridurre in modo significativo il tasso di mortalità nei vari campi.

Veniva inoltre ordinato:

I dottori dei campi dovranno controllare più frequentemente che in passato la nutrizione dei prigionieri e, coordinandosi con l’amministrazione, proporre soluzioni migliorative ai comandanti di campo… I dottori di campo dovranno vigilare affinché le condizioni operative nei diversi luoghi di lavoro siano le migliori possibili.

Infine, la direttiva sottolineava che il Reichsführer SS [Himmler] ha ordinato che il tasso di mortalità venga ridotto ad ogni costo. (13)

Sei milioni

La cifra di sei milioni di morti ebrei durante la guerra, che ci viene incessantemente ripetuta, è un’esagerazione. Uno tra i principali giornali della neutrale Svizzera, il quotidiano Baseler Nachrichten, stimava nel giugno 1946 che non più di 1,5 milioni di ebrei europei potevano essere morti sotto il dominio tedesco durante la guerra. (14) In effetti, milioni di ebrei sopravvissero al dominio tedesco durante la II Guerra Mondiale, compresi molti di coloro che erano stati internati ad Auschwitz e in altri “campi di sterminio”.

“Olocaustomania” a senso unico

holokauszt.holocash.jpgBenché la II Guerra Mondiale sia finita più di 60 anni fa, non c’è stata tregua nel flusso costante di film aventi per tema l’Olocausto, di cerimonie di “commemorazione dell’Olocausto” e di corsi d’informazione sull’Olocausto.

Il rabbino capo d’Inghilterra, Immanuel Jakobovits, ha appropriatamente descritto la propaganda sull’Olocausto come una vera e propria industria, con profitti notevoli per scrittori, ricercatori, registi, costruttori di monumenti, progettisti di musei e perfino politici”. Ha anche aggiunto che diversi rabbini e teologi sono “partner di questo lucroso affare”. (16)

holocaustianità-auschwitziana-delirio-pazzia-demenza-paranoia-ebraica-ebrei-juden-jews.jpgPer molti ebrei, l’Olocausto è praticamente una nuova religione. Il rabbino Michael Goldberg parla di “culto dell’Olocausto” con “i suoi articoli di fede, i suoi riti, i suoi santuari”. (17) In questa campagna propagandistica – che lo storico ebreo-americano Alfred Lilienthal chiama “olocaustomania” – gli ebrei vengono ritratti come vittime assolutamente incolpevoli e i non ebrei come esseri moralmente retrogradi che possono trasformarsi da un momento all’altro in nazisti assassini.

Per molti ebrei, la principale lezione che deriva dall’Olocausto è che i non ebrei, in un certo senso, sono tutti da guardare con sospetto. Se un popolo così istruito ed evoluto come quello tedesco può rivoltarsi contro gli ebrei, allora nessuna nazione non ebraica può essere del tutto degna di fiducia.

Alle vittime non ebree non viene riservato lo stesso trattamento. Ad esempio, in America non vi sono memoriali, centri di studi o cerimonie annuali per le vittime del dittatore sovietico Stalin, che fece di gran lunga più vittime di Hitler, o per le decine di milioni di vittime del dittatore cinese Mao Zedong.

L’Olocausto che semina odio

La storia dell’Olocausto viene utilizzata spesso per fomentare odio e ostilità, soprattutto contro il popolo tedesco, gli europei dell’est e la Chiesa Cattolica.

Elie Wiesel Holocaust -hoaxer.jpgIl noto scrittore ebreo Elie Wiesel (nel fotomontaggio) è un ex detenuto di Auschwitz che ha ricoperto l’incarico di direttore dell’Holocaust Memorial Council americano. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Questo sionista fervente ha scritto nel suo libro Legends of Our Time:

Ogni ebreo, da qualche parte del proprio essere, dovrebbe riservare una zona all’odio – un odio forte, virileper ciò che il tedesco rappresenta e per ciò che continua ad esistere in ogni tedesco. (18)

(Su tale wiesel elie ,sulle sue  storie si sedicente sopravvissuto, la demolizione sistematica di un VERO ex internato ,nello studio dedicato di Carlo Mattogno,cliccare QUI)

Cui prodest?

La campagna di commemorazione dell’Olocausto è di vitale importanza per gli interessi di Israele, che deve la propria esistenza agli enormi finanziamenti annuali pagati dai contribuenti americani. Serve a giustificare il massiccio sostegno offerto dagli USA a Israele e a giustificare le altrimenti ingiustificabili politiche israeliane.

Paula E. Hyman, insegnante di storia ebraica moderna all’Università di Yale, ha osservato:

arbeit-macht-frei-palestinian-holocaust.jpgPer ciò che riguarda Israele, l’Olocausto può essere usato per mettere a tacere le critiche politiche e sopprimere il dibattito; esso rafforza il sentimento degli ebrei di essere un popolo eternamente perseguitato che può confidare unicamente in se stesso per la propria difesa. L’evocazione della sofferenza patita dagli ebrei sotto il nazismo sostituisce spesso gli argomenti razionali e serve a convincere i dubbiosi della legittimità dell’attuale politica del governo israeliano”. (19)

(nella foto un esempio della scellerata e genocida attività criminale dell’entità sionista di Palestina che si VUOLE e DEVE  giustificare e coprire)

Norman Finkelstein, professore ebreo che insegna alla DePaul University di Chicago [insegnava, purtroppo, ora è stato fatto licenziare, NdT], scrive nel suo libro L’industria dell’Olocausto che

“invocare l’Olocausto” è “un espediente per delegittimare ogni critica verso gli ebrei”. Aggiunge:

“Attribuendo agli ebrei la totale esenzione da ogni colpa, il dogma dell’Olocausto immunizza Israele e la comunità ebraica americana dalle legittime critiche… L’Organizzazione Ebraica Americana ha sfruttato l’Olocausto nazista per sviare le critiche verso Israele e le sue politiche moralmente indifendibili”.

germany-pays.gifFinkelstein parla anche dello sfacciato “ladrocinio” ai danni della Germania, della Svizzera e di altri paesi da parte di Israele e della comunità ebraica internazionale

allo scopo di estorcere miliardi di dollari (20)

Un altro motivo per cui la leggenda dell’Olocausto si è rivelata così durevole sta nel fatto che i governi delle principali potenze hanno un forte interesse a tenerla viva. Le potenze uscite vincitrici dalla II Guerra Mondiale – Stati Uniti, Russia e Inghilterra – hanno tutto da guadagnare nel dipingere lo sconfitto regime hitleriano il più negativamente possibile. Più si fa apparire quel regime come malvagio e satanico, più facilmente la causa alleata – e i mezzi che furono usati per perseguirla – potrà essere presentata come giustificata e perfino nobile.

Conclusione

$apone ebraico,$hoah must go on,6.000.000 ... $ei milioni ?,aaa-cerca$i camere a ga$,accordo trasferimento,haavara agreement,adolf hitler,ansia,paranoia,delirio,prozac,articoli di g.l. freda,articoli di mark weber,au$chwitz fotografie aeree,au$chwitz olocau$to idolatria,au$schwitz : assistenza sanitaria,bla$femia olocau$tiane$imo,disordine da stress pre traumatico (dpts),endlösung: nisko plan,führerbefehl-ordine $terminio,gianluca freda,holoca$h,holocash,truffa,indu$tria dell'olocau$to,lager au$chwitz,lager buchenwald - dora,lager dachau,lager für holocaust revisionisten,madagascar,wannsee,deportazioni all'est,martin luther memorandum,repre$$ione revisionismo,schlegelberger documento,soluzione finale - endlösung,ss-obersturmbannführer r. höss,testimoni falsi e falsari,verità politicamente scorrette,wiesel elie (il sedicente),wiesenthal simonIn molti paesi, lo scetticismo sull’Olocausto è messo a tacere o perfino espressamente vietato.(“REATO” che si vuole perseguire anche in Italia ,cliccare QUI,da parte di tale pacifici riccardo,ebreo di Roma)(nella foto : pacifici riccardo)

Negli Stati Uniti, molti insegnanti sono stati licenziati per avere espresso punti di vista eretici su questo argomento. In Canada, negli Stati Uniti e in Francia, accade spesso che energumeni aggrediscano gli scettici dell’Olocausto.

Uno di questi ultimi è stato perfino ucciso per le sue opinioni. (21)

In alcuni paesi, tra cui Francia e Germania, la “negazione dell’Olocausto” è un reato. Molte persone sono state incarcerate, pesantemente multate o costrette all’esilio per avere espresso dubbi su certi aspetti della versione ufficiale dell’Olocausto.

Nonostante le leggi contro la “negazione dell’Olocausto”, la pubblica censura, le intimidazioni, le incessanti campagne di “commemorazione dell’Olocausto” e perfino le aggressioni fisiche, un documentato scetticismo riguardo la versione ufficiale dell’Olocausto sta rapidamente espandendosi in tutto il mondo.

Questa tendenza è salutare. Ogni capitolo della storia, compreso quello del trattamento riservato agli ebrei d’Europa durante la II Guerra Mondiale, dovrebbe essere oggetto di studi critici obbiettivi. Un dibattito senza vincoli e uno scetticismo documentato sulle vicende storiche – perfino su quelle “ufficiali” – è essenziale in una società libera, aperta e matura.

 Note

1. Books & Bookmen (Londra), Aprile 1975, p. 5; “Gassings in ,” Stars and Stripes (edizione europea), 24 gennaio 1993, p. 14; “Wiesenthal Re-Confirms: ‘No Extermination Camps on German Soil’”, in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1993, pp. 9-11.
( http://www.ihr.org/jhr/v13/v13n3p-9_Staff.html )

2. Allied indictment at Nuremberg Tribunal. International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 1, p. 47; Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews (Holmes & Meier [3 voll.], 1985), p. 1219; Peter Steinfels, “Auschwitz Revisionism,” The New York Times, Nov. 12, 1989.

3. Rupert Butler, Legions of Death ( Inghilterra: 1983), pp. 235-237; R. Faurisson, “How the British Obtained the Confessions of Rudolf Höss,” in The Journal of Historical Review, Winter 1986-87
( http://www.ihr.org/jhr/v07/v07p389_Faurisson.html ).

4. Mark Weber, “Jewish Soap”, in The Journal of Historical Review, Estate 1991, pp. 217-227.
( http://www.ihr.org/jhr/v11/v11p217_Weber.html )

5. Documento di Norimberga PS-3311 (USA-293). International Military Tribunal (IMT) “blue series,” Vol. 32, pp. 153-158; IMT, Vol. 3, pp. 566-568; Vedi anche: M. Weber, Treblinka,” in The Journal of Historical Review, Estate 1992, pp. 133-158
( http://www.ihr.org/jhr/v12/v12p133_Allen.html )

6. Washington (DC) Daily News, 2 febbraio 1945, pp. 2, 35. (dispaccio della United Press da Mosca).

7. Vedi: M. Weber, “Bergen-Belsen Camp: The Suppressed Story,” in The Journal of Historical Review, maggio-giugno 1995, pp. 23-30.
( http://www.ihr.org/jhr/v15/v15n3p23_Weber.html)

8. B. Amouyal, “Doubts Over Evidence of Camp Survivors”, in The Jerusalem Post (Israele), 17 agosto 1986, p. 1.

9. Arno J. Mayer, Why Did the Heavens Not Darken? (Pantheon, 1989), pp. 362-363.

10. Documento di Norimberga NG-2586-J. Tribunale Militare di Norimberga (NMT) “green series,” Vol. 13, pp. 243-249.

11. Documento di Norimberga PS-4025. Citato in: D. Irving, Hitler’s War (Focal Point, 2002), p. 497. Facsimile alle pagine 606 e 607.
(Pubblicato anche sul sito http://www.fpp.co.uk/Himmler/Schlegelberger/DocItself0342…)

12. H. Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier (Stoccarda, 1976), p. 456.

13. Documento di Norimberga PS-2171, Annex 2; A. de Cocatrix, Die Zahl der Opfer der nationalsozialistischen Verfolgung (Arolsen: International Tracing Service/ICRC, 1977), pp. 4-5; Nazi Conspiracy and Aggression (NC&A) “red series,” Vol. 4, pp. 833-834.

14. Baseler Nachrichten, 13 giugno 1946, p. 2.

15. Vedi: M. Weber, “Wilhelm Höttl and the Elusive ‘Six Million’” in The Journal of Historical Review, sett.-dic. 2001
( http://www.ihr.org/jhr/v20/v20n5p25_Weber.html)

16. H. Shapiro, “Jakobovits”, in The Jerusalem Post (Israele), 26 novembre 1987, p. 1.

17. M. Goldberg, Why Should Jews Survive? (Oxford Univ. Press, 1995), p. 41.

18. Legends of Our Time (New York: Schocken Books, 1982), Cap. 12, p. 142.

19. P. E. Hyman, “New Debate on the Holocaust”, su New York Times Magazine, 14 settembre1980, p. 79.

20. Norman G. Finkelstein, The Holocaust Industry (Verso, 2003), pp. 37, 52, 130, 149.

21. Vedi: R. Faurisson, “Jewish Militants: Fifteen Years, and More, of Terrorism in ”, in The Journal of Historical Review, Marzo-Aprile 1996, pp. 2-12
( http://www.ihr.org/jhr/v16/v16n2p-2_Faurisson.html) ;
M. Weber, The Zionist Terror Network ( http://www.ihr.org/books/ztn.html)

 N.B.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale
http://olo-truffa.myblog.it/adolf-hitler/

Il ventesimo anniversario del rapporto Leuchter

INTERVISTA CON FRED LEUCHTER

Di Richard A. Widmann

Forse il più importante di tutti gli studi revisionisti, Il Rapporto Leuchter: Un rapporto tecnico sulle presunte camere a gas di esecuzione di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia, celebra quest’anno il ventesimo anniversario della sua pubblicazione. Sebbene la maggior parte dei revisionisti conoscano bene la gestazione di questo lavoro pionieristico, è bene fare un breve riassunto.

Nel 1988 Ernst Zündel si trovò sotto processo per aver violato in Canada una legge contro la diffusione di “false notizie”. Il “crimine” di Zündel era quello di aver pubblicato un opuscolo che contestava la versione ortodossa dell’Olocausto, Did Six Million Really Die? [Ne sono morti davvero sei milioni?], di Richard Harwood. In seguito alla raccomandazione del professor Robert Faurisson, il team di legali di Zündel cercò un esperto delle camere a gas che potesse fornire una valutazione sulle presunte camere a gas in Polonia e riferire sulla loro capacità omicida.

Bill Armontrout, il direttore del penitenziario di stato del Missouri disse che Fred Leuchter era il solo esperto degli Stati Uniti nella progettazione, nel funzionamento e nella manutenzione delle camere a gas. Dal 1979 al 1988, Leuchter lavorò con la maggior parte degli stati americani che effettuavano esecuzioni capitali. Si specializzò nella progettazione e nella fabbricazione di attrezzature di esecuzione, inclusi sistemi di elettrocuzione, di iniezione di sostanze letali, di impiccagione, e di attrezzature per camere a gas. Leuchter era la scelta giusta: era infatti il solo esperto di camere a gas negli Stati Uniti, e credeva nel genocidio nazista degli ebrei.

A Leuchter venne chiesto dal team di Zündel di andare in Polonia e di intraprendere un’ispezione e un’analisi forense delle presunte camere a gas. Il 25 Febbraio del 1988, Leuchter si recò in Polonia per esaminare le presunte camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek. Leuchter esaminò gli edifici descritti nella letteratura specializzata come camere a gas omicide. Condusse anche un’ispezione forense, per la quale vennero presi dei campioni di mattoni e di malta, che vennero portati negli Stati Uniti per essere sottoposti ad analisi chimica.

Il risultato delle scoperte di Leuchter venne sottoposto al Tribunale canadese. Leuchter scrisse nel suo rapporto che “il sottoscritto non ha trovato prove che nessuna delle strutture normalmente ritenute camere a gas omicide siano mai state utilizzate come tali e, inoltre, ritiene che a causa della progettazione e della costruzione di tali strutture, queste non possano essere state utilizzate come camere a gas omicide”.

Il giudice, Ron Thomas, decise che Leuchter era qualificato come esperto nella progettazione, costruzione, manutenzione e funzionamento della camere a gas. A Leuchter venne permesso di fornire il suo parere sul funzionamento e l’idoneità delle dette strutture ad operare come camere a gas omicide. Il suo Rapporto, però, non venne ammesso come prova. Sebbene il Rapporto non venne accettato dalla Corte, ebbe però un effetto sbalorditivo. A causa delle sue scoperte molte persone diventarono scettiche della versione comunemente accettata dell’Olocausto.

Forse l’impatto più importante del lavoro di Leuchter fu quello che ebbe sullo storico inglese David Irving. Poco dopo aver visto il Rapporto per la prima volta, Irving scrisse: “Mi sono state mostrate queste prove per la prima volta quando sono stato chiamato come perito al processo Zündel a Toronto nell’Aprile del 1988, i rapporti di laboratorio erano sconvolgenti”. Prosegue Irving: “Nessuna traccia significativa [di composti di cianuro] venne trovata negli edifici…definiti come le famigerate camere a gas del campo. Né, come l’autore spaventosamente ferrato del rapporto mette in chiaro, la progettazione e la costruzione di questi edifici rendevano fattibile il loro utilizzo come camere a gas omicide” (Leuchter Report: Focal Point Edition p.6).

Nonostante sia stato universalmente riconosciuto quale esperto nel campo delle attrezzature di esecuzione, Leuchter ora si ritrova sotto attacco per la sua testimonianza. Si può dire che è stata la forza del Rapporto Leuchter, l’analisi scientifica irrefutabile e la credibilità del suo autore a spingere coloro che difendono la versione ortodossa dell’Olocausto ad attaccarlo nel modo maligno con cui hanno agito. Vennero fatte minacce ai funzionari delle carceri che avevano scelto di lavorare con Leuchter. Venne calunniato sui giornali e in televisione. Vennero utilizzati cavilli legali per impedirgli di lavorare. Contro di lui venne impiegata anche la repressione giudiziaria.

Non c’è dubbio che Fred Leuchter ha pagato un prezzo estremamente alto per difendere la libertà di Ernst Zündel. Fred, tuttavia, è uno di quei rari soggetti che capiscono che quando è in pericolo la libertà di una persona, è in pericolo la libertà di tutti. Fred conosce anche l’importanza della verità storica. Il suo Rapporto non era motivato dall’interesse personale. Non era ispirato dall’inimicizia contro qualcuno e non era il frutto di un’agenda nascosta, nonostante quello che i suoi detrattori vorrebbero far credere. Allora, come adesso, Fred Leuchter è un vero personaggio. Germar Rudolf l’ha definito “un pioniere”. Io direi che è un eroe.

Il 30 Giugno di quest’anno, Fred Leuchter mi ha permesso di fargli la seguente intervista:

Widmann: Signor Leuchter, il suo lavoro, il “Rapporto Leuchter” ha vent’anni. In esso lei ha espresso la sua opinione di tecnico, basata su anni di esperienza come tecnico in attrezzature di esecuzione, che “le presunte camere a gas nei siti ispezionati non potevano essere, allora come adesso, utilizzate come camere a gas di esecuzione”. Lei è ancora di quest’opinione e, in caso affermativo, perché?

Leuchter: Quella era e rimane la mia opinione di tecnico. Il tempo ha solo cementato quell’opinione. Il laboratorio della Polizia di Stato polacca, Germar Rudolf, Walter Lüftl, e molti altri hanno proseguito le mie indagini e hanno confermato le mie scoperte. Se qualcuno contestava all’epoca le mie risultanze e la mia opinione, ora non può. Io certamente non lo faccio. Non presi le mie indagini alla leggera. Ho fatto lo stesso lavoro diverse altre volte negli Stati Uniti relativamente ad attrezzature di esecuzione difettose e a condanne a morte eseguite malamente. Prendo il mio lavoro e la mia reputazione molto seriamente. Le presunte camere a gas non furono né allora né mai della camere a gas di esecuzione.

Widmann: Lei ha pagato un prezzo molto alto per il suo coinvolgimento nel revisionismo dell’Olocausto. Se lei potesse rifare tutto daccapo, rifarebbe adesso quel suo viaggio, diventato famoso, nei campi di concentramento in Polonia?

Leuchter: Non mi piace quello che mi è accaduto! Non potrei in buona coscienza prendere le distanze da Zündel, non lo,potevo allora e neppure adesso. Aveva diritto alla migliore difesa possibile e quella difesa era imperniata su di me. Inoltre, credo che chiunque abbia diritto alla libertà di parola e di pensiero. Sì, lo farei di nuovo.

Widmann: Si tiene al corrente degli studi e delle opinioni dei revisionisti? In particolare, ha letto il rapporto di Germar Rudolf, che sostanzialmente conferma la maggior parte delle conclusioni del suo rapporto? In tal caso, qual è la sua opinione del lavoro di Rudolf?

Leuchter: Sì, mi tengo al corrente. E sì, ho letto il suo rapporto. Credo che il rapporto di Germar sia un lavoro eccellente. Germar è un chimico e come tale il suo approccio alla questione è differente dal mio. Quello che ci differenzia è secondario e deriva da questioni disciplinari. Sono onorato che Germar Rudolf sia d’accordo con il mio lavoro e che lo abbia confermato!

Widmann: Qual è la sua opinione sulla legislazione anti-revisionista di gran parte dell’Europa, che ha messo fuori legge i punti di vista alternativi sull’Olocausto?

Leuchter: Credo che questa legislazione sia esiziale per il libero pensiero e per la libertà di parola e quei paesi e quei politici che la sostengono dovrebbero vergognarsi. Gli elettori di quei paesi dovrebbero vergognarsi che una tale legislazione sia stata approvata e rafforzata in loro nome e dovrebbero rimuovere i politici che ne sono responsabili. Stanno creando un Gulag nei loro stessi paesi.

Widmann: Che consiglio darebbe per quei giovani che possono trovarsi a fronteggiare una forma tremenda di ostilità contro idee e ideali che essi sentono, e sanno, essere giusti? Dovrebbero prendere posizione anche alla luce di una forte ostilità?

Leuchter: Non sono sicuro che questa sia una domanda da fare a me, a Zündel, a Faurisson, a Germar o a chiunque altro che è stato preso dalla lotta, e che è stato punito così duramente per aver detto la verità. Tutti noi, diremmo, in modo inequivocabile, “Prendete posizione, e combattete”. Più duro è il combattimento, più tosti dobbiamo essere.

Widmann: Sicuramente la sua è stata una vita interessante e qualcuno direbbe anche sorprendente. Ha pensato di scrivere le sue memorie?

Leuchter: Forse. Veda se riesce a trovare qualcuno che faccia un’offerta!

 

http://www.codoh.com/author/portraits/port2leu.htmlhttp://www.nizkor.org/hweb/people/l/leuchter-fred/ihr-v12n4.html

hitbush.jpgPrescott Sheldon Bush (bisnonno di George W. Bush), Come i suoi discendenti, fu membro della Skull & Bones, società che gli permise di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker, formatesi anch’esse all’universita di Yale. L’unione con Dorothy Walker, figlia del ricco industriale George Herbert Walker, era destinata anche a generare grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei Walker (sempre sotto l’ala protettrice degli Harriman, Rotshilds e dei Rockefeller, famiglie di origine ebrea).

Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della UBC in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti.

Prescott Bush era allora azionista e direttore dell’UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l’abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.

Il 28 ottobre 1942, Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che contribuivano ad armare Hitler, la Holland American Trading Corporation e la Seamless Equipment Corporation, entrambe amministrate dalla banca di proprietà della famiglia Harriman, di cui era allora direttore Bush.Tanto per fare un esempio, per Hitler e Stalin sarebbe stato molto più complicato sostenere una guerra aperta se la banda Harriman-Bush-Walker non avesse allo stesso tempo armato Hitler fino ai denti e rifornito di carburante le truppe russe. Era dagli anni Venti che la famiglia Walker estraeva petrolio da Baku (Azerbaigian) per poi rivenderlo all’Armata Rossa.Prima che scoppiasse la Seconda Guerra Mondiale, e ancora durante il conflitto, una joint venture legava la Standard 0il, di proprietà della famiglia Rockefeller, alla I.G. Farben, un’imponente industria chimica tedesca. Molti degli stabilimenti comuni alla Standard Oil e alla I.G. Farben situati nelle immediate vicinanze dei campi di concentramento nazisti – tra cui Auschwitz, per esempio – sfruttavano il lavoro dei prigionieri per produrre un’ampia gamma di prodotti chimici, tra cui il Cyclon-B, gas letale molto diffuso nei lager per sterminare le stesse persone che erano costrette a produrlo.

E nonostante il bombardamento sistematico con cui rasero al suolo moltissime città tedesche durante la guerra, le truppe statunitensi agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire zone in prossimità di questi stabilimenti chimici. Nel 1945 la Germania era sotto un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti erano tutti intatti. Quando fu eletto vicepresidente nel 1980, George Bush senior incaricò un personaggio misterioso, tale William Farish III, di amministrare e gestire tutti i suoi beni. Il sodalizio tra i Bush e i Farish si colloca molto indietro nel tempo, addirittura prima dello scoppio della seconda guerra mondiale: William Farish dirigeva negli Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey (l’attuale Exxon) e la I.G. Farben di Hítler. Fu precisamente questo consorzio a determinare l’apertura del campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 allo scopo di produrre gomma sintetica e nafta dal carbone. All’epoca, quando questa notizia cominciò a diffondersi agli organi di stampa, il Congresso statunitense apri un’inchiesta. Se si fosse davvero spinta fino alle ultime conseguenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso il clan Rockefeller. Ma non avvenne nulla di tutto ciò: ci si limitò a silurare il direttore esecutivo della Standard Oil, William Farish I. In occasione di quel congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con la Hamburg-Amerika Line , di proprietà dei Walker e dei Bush. Tra quegli “scienziati” vi era anche il principale fautore delle teorie razziste durante il regime di Hitler, lo psichiatra Ernst Rüdin, che conduceva a Berlino studi sulle razze finanziati dalla famiglia Rockefeller.
La Shoah da ricorrenza storica è diventata negli anni “retorica e dogma”. Intorno ad essa girano molti interessi ed anche tanti soldi, senza che vi sia un vero avanzamento nella ricerca storica e, soprattutto, nella valutazione obiettiva delle nuove forme di negazione dei diritti umani e di persecuzione etnica e razziale.
La mera possibilità di esprimere liberamente un proprio punto di vista critico, anche dentro un contesto “non-negazionista”, viene impedita dal timore di essere tacciati di antisemitismo.

Col tempo si è imposta in Italia, come in altri paesi europei, una forma di tacita e diffusa autocensura.

Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La Shoah come tale é una “invenzione ebraica”. Si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti.«La Shoah viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta.

Perchè famiglie Ebree finanziarono i loro maggiori persecutori? Perchè esiste una legge che impedisce di ricostruire i fatti storici in merito all’olocausto?

A voi la sentenza. Pace alle vittime di ogni guerra, contro ogni male e ed ogni ingiustizia.

 

NON DOBBIAMO TACERE. Perché fare le Giornate della memoria

Avveniva nell’agosto del 1942. La Svizzera chiudeva le frontiere agli ebrei che cercavano di salvarsi dalla deportazione. Berna era al corrente della minaccia che incombeva su quelle persone ma decise di respingerle. Da allora si sono moltiplicate in Europa le giornate della memoria, i parchi della memoria, i monumenti alla memoria, i musei della memoria, cinematografia, letteratura e arte dedicate alla memoria. Celebrare la memoria è diventato un imperativo morale e civico, richiesto in Italia alle scuole di ogni ordine e grado dalla legge 211 del 20 luglio 2000.

Perché fare memoria?
In prima battuta diremmo che ricordare il cattivo agire di ieri dovrebbe servire a migliorare l’agire di oggi. A che servirebbe fare nomi e cognomi delle vittime del passato se non favorisse la denuncia dei responsabili delle vittime del presente? Eppure sembra che gli occidentali cresciuti a suon di commemorazioni non si facciano tanti scrupoli a brindare con i boia odierni. Che memoria è quella di Renzi quando condanna Hitler ma poi se ne va in Arabia Saudita a vendere armi al re Salman che le usa per distruggere il già stremato Yemen, che finanzia l’estremismo islamico, foraggia l’Isis in Siria e taglia teste e crocifigge in massa persone sospettate di dissenso politico, minorenni compresi? Quale credibilità può avere l’Italia che siede ai tavoli negoziali invocando soluzioni diplomatiche e nel contempo vende armi agli stati estremisti? Quale credibilità possono avere gli Stati uniti e l’Inghilterra quando condannano il nazifascismo e l’Isis e nel frattempo, per convincere l’Occidente a radere al suolo l’Iraq nel 2003, fabbricano intenzionalmente la falsa accusa delle armi di distruzione di massa? E come giudicare la nostra Europa e i capi di stato di tutto il mondo, mano nella mano, compunti e commossi per Charlie Hebdo ma per i 130 mila civili uccisi in Iraq (prevalenza donne e bambini) non hanno trovato di meglio da dire che: “scusate, ci siamo sbagliati”!? Come giudicare l’Europa che si commuove di fronte alle camere a gas e riempie di fiaccolate Parigi ma tace le sue responsabilità dirette e indirette nella sistematica distruzione della Siria, delle comunità Yazidi e Cristiane, dei civili che muoiono a grappoli e fuggono a milioni? Cosa pensare di Israele che attorno alla Memoria della Shoah ha costruito la legittimazione della sua esistenza ma proibisce con una Legge apposita ai palestinesi di fare memoria pubblica della catastrofe (Nakba) che li ha colpiti nel 1948? E non è rivoltante che i capi delle nazioni facciano inderogabilmente omaggio alle vittime della Shoah allo Yad Vashem e nessuno di loro citi Israele in giudizio presso i Tribunali Internazionali per i crimini contro l’umanità che ininterrottamente dal 1948 Israele compie impunemente contro la popolazione palestinese? A che serve “commemorare” se poi chiamiamo barbarie la violenza altrui e “guerre giuste” le nostre? E soprattutto, a che serve celebrare “giornate della memoria” se non ci interessa conoscere e capire queste cose? Se voltarci verso il passato non ci muove a guardare il presente con verità, allora il nostro è soltanto un voltafaccia, né più né meno di quello svizzero nel 1942.

Lo stesso male sotto spoglie diverse
Tutti i governi e gli stati europei si sono fatti premura di istituzionalizzare le celebrazioni della giornata della memoria, di renderle obbligatorie a scuola, di richiamarne l’importanza in programmi televisivi di approfondimento, di descriverne la necessità in numerosi articoli di approfondimento. Com’è possibile allora che nell’Europa della memoria non esista un vasto, generale e unanime sussulto di fronte alle migliaia di persone (uomini, donne e bambini) che premono sulle frontiere europee perché fuggono da guerre di cui sono vittime designate? Nessuno si accorge che il male è lo stesso? Nessuno si accorge che ha soltanto cambiato nome, che ieri si chiamava nazi-fascismo e oggi si chiama capitalismo selvaggio? Due facce diverse di un male endemico: il primo si era diffuso in un’Europa malata di nazionalismo, il secondo è cresciuto a dismisura in un’Europa già malata di colonialismo. E’ risaputo che la situazione del Medio Oriente è al centro di una ridefinizione delle aree di influenza da parte dei paesi colonizzatori (Israele, Stati Uniti, Europa, Turchia, Russia) che stanno facendo a brandelli quel territorio decisi ad accaparrarsene il più possibile. L’Isis è l’ultimo arrivato e pretende di avere la sua parte. Il punto è che vuole troppo. Quindi va combattuto. Ma non troppo, cioè non fino al punto di impedirgli di far cadere il presidente siriano. Da questo punto di vista gli attentati di Parigi sono stati un ottimo spot pubblicitario a sostegno della campagna militare che la Francia stava già portando avanti contro Assad.

Associazione a delinquere
Dobbiamo cominciare a dire che ogni giornata della Memoria a cui non corrisponde un esercizio metodico di conoscenza circostanziata delle forme odierne di violazione della dignità umana ad opera degli stati e di chiunque altro, è inevitabilmente complice di quei poteri il cui terrore ha spinto l’Europa di ieri a tacere. Nazionalismo ieri, neo-colonialismo e capitalismo selvaggio oggi. Entrambi stanno facendo milioni di vittime. Alle migliaia che muoiono di stenti in viaggio, vanno aggiunte infatti le decine di migliaia che vengono dilaniate dalle bombe intelligenti delle coalizioni che di volta in volta nascono attorno ai soliti capofila (USA, Francia, Inghilterra), a volte perfino con la benedizione dell’ONU. Tra queste coalizioni ce n’è una permanente, si chiama NATO, un’organizzazione intergovernativa finalizzata a proteggere militarmente gli interessi dei suoi membri anche a scapito di tutti gli altri. E pazienza se per raggiungere lo scopo le diverse coalizioni abbiano messo a ferro e fuoco Stati interi (Iraq, Libano, Siria), abbattuto governi legittimi democraticamente eletti (Iran 1954), premiato Stati occupanti e punito la resistenza delle popolazioni occupate (Israele-Palestina), razziato interi continenti, (Africa), affamato un quarto dell’umanità. Questa cosa non si chiama “coalizione”, si chiama “associazione a delinquere”.

Nel nostro nome

L’opinione pubblica occidentale continua a pensare se stessa come la migliore compagine umana mai apparsa sotto il sole. E’ vero che l’Europa è stata grembo di civiltà. Questo non significa che quella di oggi sia degna di quella di ieri. In un passato remoto l’Europa ha saputo apparire al mondo come la patria della democrazia, la stella polare del progresso, la madre dei diritti dell’uomo, la culla della civiltà. Ma di quell’Europa (se mai è esistita) non è rimasto nulla. Le nostre società civili (cioè noi, la gente), insieme alle classi dirigenti, ai politici, agli intellettuali, agli industriali, ai professionisti della comunicazione non si sono sollevati con sufficiente energia di fronte all’affondamento dei primi barconi…hanno permesso che la cosa si ripetesse e continuano a permetterlo. Nel solo 2015 abbiamo lasciato annegare in mare 700 bambini che erano in fuga da condizioni allucinanti strettamente connesse alla destabilizzazione dell’area mediorientale e nord-africana. Destabilizzazione di cui proprio le politiche occidentali hanno una responsabilità fondamentale. Basterebbe soffermarsi sulla cronaca degli ultimi 25 anni per rendersi conto di come le politiche occidentali abbiano soffocato ogni dissenso democratico interno al mondo mediorientale e africano quando si trattava di sostenere i dittatori alleati e come abbiano finanziato l’estremismo per dividere la società araba quando gli stessi dittatori risultavano scomodi agli interessi di Borsa. Come abbiamo potuto permettere ai nostri rappresentanti di commettere questi scempi nel nostro nome? Come possiamo pensare che le nuove generazioni del mondo palestinese, arabo, afgano e nordafricano, cresciute con i fischi dei missili negli orecchi e costretti a nascondersi come topi per non morire non nutrano risentimento verso l’Occidente che finanzia la corruzione dei loro paesi, spalleggia il proliferare dei gruppi terroristici spontanei e giustifica senza vergogna le azioni terroristiche sistematiche e decennali compiute da Stati quali Israele e Arabia saudita?
E’ vero che nelle nostre città si aprono mostre, si tengono concerti, si fa teatro, si stampano libri e si scrivono poesie. Ma se non proviamo un po’ di empatia per gli incolpevoli che picchiano alle nostre frontiere, se ci commuoviamo per i morti di Parigi ma non ci accorgiamo che Israele uccide i palestinesi come fossero insetti, se non diciamo “basta” al vezzo militare di chiamare effetti collaterali i morti accidentali (?) delle nostre bombe…allora “la bellezza non ci salverà”.

Prendere coscienza

Noi occidentali viviamo in quella parte di mondo che gode di privilegi dai quali la maggioranza dell’umanità è esclusa. Non è una colpa essere nati dalla parte ricca del mondo, lo diventa però goderne senza chiedersi da dove arrivi quella ricchezza, perché sia così sproporzionata, perché in taluni luoghi si accumuli e in altri scarseggi. Diventa un colpa abituarsi ad essa sapendo che il suo prezzo è la riduzione in schiavitù di una parte dell’umanità. Diventa una colpa anche descriverla come l’esito di un sistema socio culturale e organizzativo più avanzato (i nostri valori) trascurando l’enorme vantaggio accumulato in secoli di colonialismo e sfruttamento. Diventa una colpa sorvolare sul fatto che questo sistema non cambia perché blindato da sistemi politico-giuridici internazionali creati appositamente da coloro che ne traggono vantaggio. Diventa una colpa l’ingenuità protratta nel credere che quella in corso sia una guerra globale dettata da ragioni di sicurezza. Sicurezza si, ma non della gente, non dei diritti umani, non delle legittime aspirazioni dei popoli ma dei privilegiati e dei privilegi, con qualsiasi mezzo, a qualsiasi costo. Con il pretesto della lotta al terrorismo le potenze mondiali e regionali stanno conducendo la più grande e trasversale operazione militare e politica dai tempi del primo dopoguerra per assicurarsi il controllo di maggior territorio possibile. In questo gioco mortale su vasta scala assumono rilevanza strategica i gruppi terroristici che vengono combattuti o finanziati nella misura in cui possono essere utili agli interessi delle contrapposte coalizioni internazionali o regionali. La guerra in corso peraltro considera i terroristi e i resistenti un irrilevante distinguo lessicale: ciò che conta è che entrambi minacciano lo status quo. Così mentre gli elefanti combattono, sul terreno restano stritolate comunità, famiglie, villaggi. Guerra contro la gente, guerra contro l’umanità: è questo il nome che dobbiamo dare alla guerra in corso. Non è detto che prima o poi toccherà a noi. Il futuro non lo prevede nessuno. Ma la colpa delle nostre società civili diventa palese nell’assordante contrasto tra l’enorme movimento di uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra e l’assenza di ampi e significativi movimenti civili di solidarietà e di condanna delle politiche dei nostri governi. Le strade dei poveri pullulano di mani, volti, e voci imploranti. Le nostre sono desolatamente vuote. Così noi legittimiamo le scelte dei nostri governanti e ci rendiamo complici.

don Gianluca
don Andrea
don Alessandro
don Emanuele

 

Pubblicato da il 31/12/15
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thanks to: Bocche Scucite

Quando gli ebrei dettavano legge

Legge Reale (Mancino) 13 ottobre 1975, n.654, modificazioni varie fino alla discriminazione! Approvata in Senato.

Semplicemente discriminatorio che nel testo del DDL 54 “amati et alii” (legge anti negazionismo o “ultima chance“) proposto ieri 10.02.15 al Senato Italiano ci sia la CHIARA evidenziazione della negazione della “$hoah” rispetto agli anonimi e non definiti altri “stermini”! Lo sterminio Pellerossa, Armeni, Afghanistan, Costa d’Avorio, Georgia, Guinea, Iraq, Palestina, Darfur, Libia, Uganda, Serbia, etc…sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” ? Se si, perchè non sono stati elencati? Sono “crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” di serie B? Evidentemente si!

Non sono degni di una misera menzione nel DDL 54? O più banalmente NON HANNO lo SPONSOR GIUSTO ?

Ma il vero problema che sorge, praticamente, è:
– CHI stabilisce il significato di “istiga”?
– CHI si sente oggetto ricevente?
– UN membro della propaganda sionista, il Fantozzi hasbariota  in turno di guardia, monitoraggio, degli stolti Gojim (tutti i non ebrei, secondo gli ebrei)?
– UN  Centro di Documentazione Favolocau$tica Contemporanea?

Oggi 11.02.15 alle ore 09,30 il secondo tempo della “discussione” al Senato. Gli interessati possono seguire la diretta video sul canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=jo1h16NC3nk

Aggiornamento del 11.02.15, ore 12,30

Il testo sotto riprodotto è stato approvato a larga maggioranza alle ore 12,12 del 11.02.2015. Alleghiamo lo screenshot del tabellone coi risultati della votazione

Legge anti-negazionismo, votazione al senato, 11.02.15, ore 12,12, approvataIl testo ora passerà alla Camera dei Deputati, dove si è ipotizato di discuterne in una Commissione in sede deliberante, un espediente tecnico strategico che evita il dibattito pubblico!

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TESTO della legge Reale-Mancino (elaborazione di Olodogma)  con le aggiunte di Amati et alii (in ROSSO)

 

LEGGE13 ottobre 1975, n.654

Art. 1  ( resta immutato) ,   Art. 2  (resta immutato)

Art. 3

1.  Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, e’ punito:

[a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;]

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorita’ o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga <<pubblicamente>> a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

   b)  con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo,  istiga   a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

 3.  E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attivita’, e’ punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per cio’ solo, con la reclusione da uno a sei anni.

<<3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232>>

  Art. 4  (resta immutato)

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Le modifiche apportate dal DDL 54 Amati del 10 Gennaio 2015 sono (testo ufficiale):

<< 1. All’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera a), dopo le parole: «ovvero istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

b) al comma 1, lettera b), dopo le parole: «, in qualsiasi modo, istiga» è inserita la seguente: «pubblicamente»;

c) dopo il comma 3 è aggiunto il seguente:

«3-bis. Per i fatti di cui al comma 1, lettere a) e b), e al comma 3, la pena è aumentata se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, numero 232».

2. All’articolo 414, primo comma, numero 1, del codice penale la parola: «cinque» è sostituita dalla seguente: «tre».>>

________________________Pubblicato il 11.02.15 alle ore 09,36

thanks to: Olodogma

Sopravvissuto ad Auschwitz: “Mi identifico con i giovani palestinesi”


27/8/2014 The Electronic IntifadaAdri Nieuwhof.

Hajo Meyer, autore del libro La fine del giudaismo, è nato a Bielefeld, in Germania, nel 1924. Nel 1939, a 14 anni scappò da solo in Olanda per sfuggire al regime nazista, e non poté frequentare la scuola. L’anno seguente, quando i tedeschi occuparono l’Olanda, visse in clandestinità con un documento d’identità malamente contraffatto. Meyer  fu catturato dalla Gestapo nel marzo 1944 e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz la settimana dopo. E’ uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz.

Adri Nieuwhof: Cosa vorrebbe dire per presentarsi ai lettori di EI?

Hajo Meyer: Dovetti lasciare il liceo a Bielefeld dopo la Notte dei Cristalli [il pogrom di due giorni contro gli ebrei nella Germania nazista], del novembre 1938. Fu un’esperienza terribile per un ragazzino curioso e i suoi genitori. Pertanto, posso identificarmi completamente con i giovani palestinesi che subiscono restrizioni nell’istruzione. E non mi posso in alcun modo identificare con i criminali che rendono impossibile l’istruzione ai giovani palestinesi. 

AN: Cosa l’ha spinta a scrivere il libro, La fine del giudaismo?

HM: In passato, i media europei scrissero ampiamente dei politici di estrema destra come Joerg Haider in Austria e Jean-Marie Le Pen in Francia. Ma quando Ariel Sharon fu eletto [Primo Ministro] in Israele nel 2001, i media rimasero in silenzio. Ma nel 1980 capirono il pensiero profondamente fascista di questi politici. Con il libro ho voluto prendere le distanze da tutto questo. Sono cresciuto con l’eguaglianza di rapporti tra esseri umani nel giudaismo come valore fondamentale. Ho appreso del giudaismo nazionalista solamente quando ho sentito i coloni difendere, nelle interviste, le loro vessazioni contro i palestinesi.

Quando un editore mi ha chiesto di scrivere del mio passato, ho deciso di scrivere questo libro, in un certo senso, per affrontare il mio passato. Le persone di un gruppo che disumanizzano persone di un altro gruppo, lo possono fare o perché hanno imparato dai loro genitori, o perché è stato fatto loro il lavaggio del cervello dai leader politici. Questo è successo per decenni, in Israele, nel senso che manipolano l’Olocausto per i loro fini politici. A lungo andare il paese si sta distruggendo, portando i cittadini ebrei alla paranoia.

Nel 2005 [l’allora primo ministro Ariel] Sharon ha illustrato ciò dichiarando alla Knesset [il parlamento israeliano]: “Sappiamo che non possiamo fidarci di nessuno, possiamo fidarci solo di noi stessi”. Questa è la più breve definizione possibile di qualcuno che soffre di paranoia clinica. Una delle cose che mi dà più fastidio, è che Israele, con l’inganno, si definisce uno stato ebraico, mentre in realtà è sionista. Vuole il massimo del territorio con un numero minimo di palestinesi. Ho avuto 4 nonni ebrei. Sono ateo. Condivido l’eredità socio-culturale ebraica e ho imparato a conoscere l’etica ebraica. Non voglio essere rappresentato da uno stato sionista. Non hanno idea dell’Olocausto. Usano l’Olocausto per far crescere la paranoia nei loro figli.

AN: Nel suo libro, lei scrive delle lezioni che ha appreso dal suo passato. Può spiegare come il passato ha influenzato la sua percezione di Israele e Palestina?

HM: Non sono mai stato un sionista. Dopo la guerra, gli ebrei sionisti parlavano del miracolo di avere ”il nostro paese”. Da ateo convinto ho pensato, se questo è un miracolo di Dio, avrei voluto che avesse compiuto il più piccolo miracolo che si possa immaginare, creando lo stato 15 anni prima. Così i  miei genitori non sarebbero morti.

Posso scrivere una lista infinita di analogie tra la Germania nazista e Israele. L’acquisizione di terreni e di proprietà, il negare l’accesso all’istruzione e restringere la possibilità di guadagnarsi da vivere e distruggere la loro speranza, il tutto con lo scopo di cacciare la gente dalla propria terra. E quello che io personalmente trovo più sconvolgente: sporcarsi le mani uccidendo le persone. Ciò sta creando situazioni in cui le persone iniziano a uccidersi a vicenda. Quindi la distinzione tra vittime e colpevoli diventa debole. Seminando discordia in una situazione dove non c’è unità, ampliando il divario tra i popoli – come Israele sta facendo a Gaza.

AN: Nel suo libro lei scrive del ruolo degli ebrei nel movimento per la pace dentro e fuori Israele, e i refusenik dell’esercito israeliano. Come valuta il ​​loro contributo?

HM: Certo è positivo che parte della popolazione ebrea di Israele cerchi di vedere i palestinesi come esseri umani e come loro pari. Tuttavia, mi turba un po’  il numero che protesta ed è veramente anti-sionista. Siamo arrivati ad ottenere quello che è successo nella Germania di Hitler. Se si esprimeva un minimo accenno di critica all’epoca, si finiva nel campo di concentramento di Dachau. Se si esprimeva una critica, eri morto. Gli ebrei in Israele hanno diritti democratici. Possono protestare per le strade, ma non lo fanno.

AN: Può commentare la notizia che i ministri israeliani hanno approvato un progetto di legge che vieta la commemorazione della Nakba, o l’esproprio della Palestina storica? La legge propone pene fino a tre anni di carcere.

HM: E’ così razzista, così terribile. Sono a corto di parole. E’ l’espressione di quello che già sappiamo. [L’organizzazione israeliana commemorazione della Nakba] Zochrot è stata fondata per contrastare gli sforzi di Israele di spazzare via i segni che ricordano la vita palestinese. Per proibire ai palestinesi di commemorare pubblicamente la Nakba. Non possono agire in un modo più nazi-fascista. Forse aiuterà a svegliare il mondo.

AN: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

HM: [Ride] Sai quanti anni ho? Ho quasi 85 anni. Dico sempre cinicamente e con autoironia che ho una scelta: o sono sempre stanco perché voglio fare così tanto, o mi siedo in attesa del tempo di morire. Beh, ho intenzione di essere stanco, perché ho ancora tanto da dire.

Adri Nieuwhof è consulente e difensore dei diritti umani in Svizzera.

Traduzione di Edy Meroli

(Nella foto: Hajo Meyer ritratto da Christiane Tilanus)

thanks to: The Electronic Intifada

Edy Meroli

Infopal