Il parroco di Scampia attacca Saviano: “Ci hai stancato, l’antimafia a tavolino non serve”

 

 

camorra-Redazione- Don Aniello Manganiello, già parroco di Scampia, contro Roberto Saviano.

“Riconosco a Saviano –dice il sacerdote- il merito di aver raccontato in modo sistematico e chiaro le attività criminali che infestano la Campania, ma ha sempre ignorato il bene che comunque esiste nelle nostre terre. L’opinione pubblica preferisce le storie che aumentano l’adrenalina, le trame violente e criminali. E lo scrittore preferisce ignorare gli uomini le donne che rischiano ogni giorno per contrastare la cultura mafiosa e il degrado del territorio napoletano”.

“Caro Saviano – continua il sacerdote- a Scampia ci sono stato come parroco e so di cosa parlo. Ti dico che non basta scrivere libri, fare antimafia a tavolino, ma occorre lottare per creare nuove condizioni di vita. Caro Saviano, siamo stanchi dei tuoi romanzi, delle produzioni cinematografiche e televisive. Siamo stanchi di Gomorra, vogliamo un’anticamorra delle opere. Anch’io sono stato minacciato di morte dai Lo Russo e ho rifiutato la scorta per stare in mezzo alla mia gente. Non chiedo altrettanto a Saviano, ma abbiamo bisogno di testimoni e non di maestri”

 

Sorgente: Il parroco di Scampia attacca Saviano: “Ci hai stancato, l’antimafia a tavolino non serve” – ArticoloTre | ArticoloTre – Quotidiano online indipendente e di inchiesta

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La Coop e il Conad vendono datteri sporchi di sangue.

Con l’arrivo delle feste natalizie Coop e Conad hanno ripreso la vendita di datteri sporchi di sangue. Datteri provenienti dalle colonie israeliane illegali presenti in Cisgiordania, su terre rubate ai legittimi proprietari palestinesi, che sfruttano le risorse naturali e la manodopera palestinese, anche minorile.

Nonostante in passato Coop e Conad avessero deciso di non supportare l’apartheid israeliano sospendendo gli approvvigionamenti di merci prodotte nei territori occupati ma etichettate come prodotti di Israele, oggi apprendiamo da alcune nostre fonti che nei suddetti supermercati è possibile trovare ancora datteri illegali.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

In particolare presso la Unicoop Tirreno sono in vendita datteri medjoul di marca King Solomon e Jordan River distribuiti in Italia con marchio Fatina dalla Murano S.p.a. di Pomigliano d’Arco in provincia di Napoli, ma confezionati in Israele da Hadiklaim Date Growers LTD.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Hadiklaim è uno dei principali esportatori di datteri israeliani, prodotti in varie colonie illegali della Valle del Giordano, del Mar Morto e delle Alture del Golan.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

L’importatore e distributore per l’Italia, la Murano S.p.a., ha aggiunto sulla scatola un adesivo con la dicitura ARDOC denominazione di origine controllata, che dovrebbe indicare la produzione dei datteri nella valle Arava a sud del mar Morto, in territorio israeliano. Ma non esiste alcuna D.O.C. denominazione di origine controllata di prodotti israeliani. Il termine è solo un modo per trarre in inganno l’acquirente visto che è utilizzato soltanto in Italia. Inoltre sull’etichetta è indicata la sede dell’impacchettamento ma non è possibile risalire a quella di coltivazione.

Dal 2015 è obbligatorio indicare sull’etichetta la provenienza dalle colonie israeliane dei prodotti agricoli. Decisione ribadita dall’Unione Europea nel 2016. Hadiklaim vende in Europa datteri confezionati in territorio israeliano per cercare di aggirare la normativa, la quale però prevede che gli stati membri applichino sanzioni efficaci, proporzionali e dissuasive per chi non indica l’esatta origine del prodotto.

Come mai la Unicoop Tirreno vende datteri che potrebbero provenire dalle colonie israeliane illegali e che tra l’altro violano la normativa UE sulla tracciabilità dei prodotti agricoli?

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la Unicoop Tirreno.

Ma non si comporta meglio Conad. Nei supermercati Conad aderenti alla PAC 2000A è possibile trovare in vendita datteri di qualità medjoul di provenienza israeliana con codice a barre italiano.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Al Conad si possono trovare datteri ramati naturali distribuiti da Life S.r.l. di Sommariva Perno in provincia di Cuneo. Questi datteri di qualità medjoul sono importati da Israele senza indicare dove sono stati coltivati e nemmeno riportare quale azienda li ha esportati verso l’Italia, ma il codice a barre italiano che inizia per 800, li identifica come prodotto italiano.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Addirittura la Noberasco S.p.a. di Albenga in provincia di Savona distribuisce presso Conad datteroni premium selection ovvero datteri di qualità medjoul che non solo riportano un codice a barre italiano ma che non indicano nemmeno il paese di importazione. Come se i datteri venissero coltivati in Italia. In realtà si tratta di datteri made in Israel come si evince dal loro sito internet.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Datteri medjoul “Made in Israel” venduti presso la PAC 2000A.

Siccome Israele non fa distinzioni tra territorio israeliano e colonie israeliane illegali, come fa un acquirente del Conad a capire se questi datteri rispettano la normativa europea sulla tracciabilità dei prodotti agricoli provenienti dalle colonie israeliane illegali? Perchè la PAC 2000A vende datteri che potrebbero essere coltivati sulle terre che i coloni ebrei hanno rubato ai palestinesi?

Non sarebbe meglio evitare di proporre ai propri clienti prodotti così controversi visto che già in passato sia Coop che Conad si sono dimostrati contrari alla vendita di merci provenienti dalle colonie israeliane illegali?

Oppure se suddette catene di supermercati volessero a tutti i costi vendere datteri di qualità medjoul non sarebbe meglio importarli da aziende palestinesi certificate che non violano nessuna legge internazionale come quelle associate alla Ong PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee)?

In attesa di qualche risposta inviamo i nostri più calorosi auguri di Buon Natale a tutti gli amici di Unicoop Tirreno e PAC 2000A. Che i datteri israeliani vi possano andare di traverso.

Acqua, risorsa da rinazionalizzare: Napoli apripista in Italia

Il referendum del giugno 2011 ha stabilito che l’acqua restasse un bene pubblico. Per recepire l’esito referendario (attualmente disatteso e messo in pericolo dalle politiche di questo e dei precedenti governi), Napoli ha costituito l’ABC, braccio operativo del Comune di Napoli, Ente speciale che gestisce il servizio idrico cittadino.

Sorgente: Pressenza – Acqua, risorsa da rinazionalizzare: Napoli apripista in Italia

Progetto per i neonati di Gaza

Cari amici, molti dei quali nel passato avevano già sostenuto il lavoro dell’Appello per i bambini di Gaza, torniamo a scrivervi per chiedere il vostro sostegno.

Quello che ci serve adesso è raccogliere almeno 8.500 euro (ad oggi già raccolti 3000) ) per coprire le spese di viaggio e permanenza di un giovane nefrologo e di un infermiere che lavorano in team presso gli Ospedali pediatrici Nasser e Rantissi nel dipartimento di dialisi infantile.
Hanno la possibilità di recarsi presso il dottor Pecoraro dell’Ospedale Santobono di Napoli per tre mesi di esperienza di lavoro, ad imparare tecniche e procedure che non hanno a Gaza e che favorirebbero assai l’assistenza dei bambini. La loro sede ospedaliera ha già accordato loro il permesso di fare questo periodo di specializzazione all’estero e conserverà il loro posto in modo che al rientro possano mettere in opera quanto appreso.

La storia: il dr Momen M.S. Zeineddin e l’infermiere Jomaa W.J. Younis attendono sin dal gennaio 2014 l’occasione per superare il confine di Gaza, ma sia per il valico di Rafah (verso l’Egitto) che per quello di Erez (verso Israele) è stato loro rifiutato il permesso di uscire fino al giugno 2014, quando hanno fatto l’ultimo tentativo. Gli attacchi su Gaza dell’estate 2014 e le loro conseguenze sono stati seguiti dal blocco completo dei passaggi. Ci segnalano che forse adesso potrebbero ottenere un visto di passaggio per Erez e che forse li lascerebbero uscire per il loro training. Naturalmente vorrebbero provarci.

Nella impotenza di questo lungo anno e mezzo in cui Gaza è stata distrutta e i valichi bloccati per professionisti in entrata ed uscita, noi dell’Appello per i bambini di Gaza, che avevamo “in mora” i fondi per il loro periodo di specializzazione, abbiamo deciso di spenderli per sostenere uno studio sugli effetti degli attacchi del 2014 sulla salute alla nascita dei bimbi di Gaza, che si poneva come una emergenza, la cui elaborazione è in corso e le cui conclusioni vi saranno rese note a tempo debito, e cosi adesso siamo all’opera per cercare altri fondi per coprire questo training.

Cercheremo infatti, a tutti i costi, di fare arrivare questi giovani professionisti, come già avevamo fatto per altri due giovani dottori pediatri prima che la situazione degenerasse.

Vi chiediamo un aiuto concreto, piccolo o meglio grande, ma soprattutto rapidamente, in modo da poter iniziare le lunghe pratiche per avere i permessi prima possibile.

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I promotori dell’iniziativa sono docenti dell’Università di Genova:
Andrea Balduzzi (DISTAV), Mario Rocca (DIFI), Marina Rui (DCCI), un’ex docente della stessa, Paola Manduca, e Franco Camandona dell’ Ospedale Galliera -Pax Christi.
Dall’inizio l‘Associazione Onlus Maniverso… ci ha affiancato idealmente ed operativamente e ci permette di ricevere e amministrare le donazioni in modo legale e trasparente.

Nel sito di Maniverso… (http://www.maniverso.org/pages.php?Id=32), o richiedendolo ad Andrea Balduzzi (balduzzi@dipteris.unige.it) è disponibile la documentazione degli interventi fatti e delle spese sostenute.
All’indirizzohttps://dl.dropboxusercontent.com/u/28304277/call%20Gaza%20ottobre%202015.pdf potrete scaricare quest’appello
All’indirizzohttps://dl.dropboxusercontent.com/u/28304277/Progetto%20neonati%20Gaza%20dic%202014.pdf trovate una sintesi delle attività svolte finora

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Le donazioni, detraibili, sono da fare all’associazione Maniverso…,

indicando in causale “Donazione progetto neonati Gaza”,

con le seguenti modalità:

• Versamento sul conto corrente postale n° 68817899 intestato a: Associazione Maniverso… Onlus;

• Con bonifico bancario sul conto corrente:

  • Banca Credito Cooperativo di Marcon – Venezia, IBAN IT74V0868902002005010024621;
  • Banca Prossima IBAN IT29 D033 5901 6001 0000 0069 894 BIC BCITITMX intestato a: Organizzazione Umanitaria Maniverso… Onlus.

• Con assegno non trasferibile intestato a Associazione Maniverso… Onlus, da inviare in busta chiusa a: Associazione Maniverso… Onlus, via Perlan, 1 30174 Mestre, allegando i vostri dati per potervi inviare una ricevuta per la donazione effettuata.

 

Ricordiamo che l’Associazione Maniverso… è una ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) ai sensi del D. Lgs. 4.12.1997 n. 460, regolamente iscritta all’Anagrafe Unica delle ONLUS; di conseguenza le vostre donazioni sono fiscalmente deducibili (D.L. n° 35/2005) nel limite del 10% del reddito dichiarato e comunque nella misura massima di euro 70.000 annui.
Per beneficiare di questa possibilità le erogazioni liberali in denaro devono essere effettuate tramite banca, ufficio postale, carte di credito e prepagate, assegni bancari e circolari; ricordatevi di conservare la ricevuta, tanto postale quanto bancaria, della vostra donazione.
Per le donazioni tramite bonifico bancario o assegno, l’estratto conto ha valore di ricevuta; In caso di versamenti con assegno, vi consigliamo di conservare anche una fotocopia dello stesso.

#NataleApartheidFree – un mese di azioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Con l’acquisto dei prodotti israeliani ti rendi complice della violazione dei diritti umani, del diritto internazionale e finanzi l’occupazione, l’oppressione e l’apartheid israeliane.

Con un gesto etico puoi dire NO a questa economia di guerra e sostenere il popolo palestinese.

Partecipa al Mese di Mobilitazione per un #NataleApartheidFree: dal 29 Novembre al 24 Dicembre 2014! Organizza iniziative di boicottaggio e sensibilizzazione nella tua città: banchetti con volantinaggio, flash mob dentro centri commerciali/negozi, canti natalizi riadattati.

» Scarica il volantino finta pubblicità con i prodotti da boicottare

» Evento Facebook

Azioni in programma a Bologna, Cagliari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Trieste, Varese. Dettagli coming soon.

» Comunica le iniziative a BDS Italia per essere elencate sul nostro sito: bdsitalia@gmail.com

Di seguito i prodotti da boicottare e link a volantini, immagini e altro materiale.

QUESTO NATALE FAI LA TUA PARTE: NON REGALARE L’APARTHEID!

Sodastream: Ditta israeliana che vende gasatori per l’acqua frizzante dal rubinetto e si spaccia per “ambientalista”, mentre la sua principale fabbrica di produzione è sita in una delle centinaia di colonie costruite illegalmente nei Territori palestinesi occupati. Nonostante l’annuncio di chiudere questa fabbrica, che attenda una conferma nei fatti, SodaStream rimane gravemente implicata nella violazione dei diritti umani del popolo palestinese. Infatti, il nuovo stabilimento a Lehavim è vicino a Rahat, una township creata da Israele nel deserto del Negev, dove i beduini palestinesi sono stati trasferiti contro la loro volontà.
» Volantini e immagini

TEVA: La multinazionale israeliana del farmaco Teva, ormai leader mondiale dei farmaci “generici”, fa affluire in Israele i suoi enormi entroiti, e le relative tasse,  finanziando così il regime colonialista di Apartheid israeliana. Rifiutando di acquistare medicinali TEVA, Ratiopharm o Dorom (consociate di TEVA), rifiuti di dare il tuo appoggio a chi contribuisce alla sofferenza del popolo palestinese. Basta chiedere al farmacista di sostituire il medicinale TEVA-Ratiopharm-Dorom con un altro equivalente di altre case farmaceutiche, spiegando il perché lo si fa.
» Cartoline e lettere per farmacisti e pazienti.

Prodotti agricoli: Le imprese israeliane che esportano prodotti agricoli sono tra i principali beneficiari della distruzione dell’agricoltura palestinese; operano nelle colonie israeliane all’interno dei territori occupati ed esportano i loro prodotti fuori da esse sfruttando terre e risorse idriche palestinesi rubate, beneficiando inoltre dell’assedio di Gaza. Infatti, i contadini palestinesi sono in prima linea nell’affrontare l’impatto delle confische di terra, delle demolizioni e del furto di acqua da parte di Israele e quelli che hanno ancora accesso alla terra e all’acqua affrontano sistematiche restrizioni e violenze. Inoltre, l’assedio a Gaza  impedisce loro di accedere alle attrezzature basilari, rende quasi impossibile l’esportazione di prodotti freschi, e li costringe a subire i continui attacchi dei militari israeliani. Alcuni dei prodotti e marche che si trovano in Italia, che variano in base alla stagione, sono: agrumi, pompelmi, (Mehadrin, Jaffa), datteri medjool (Mehadrin, Hadiklaim, King Solomon, Jordan River), frutta esotica, avocado, mango, melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca.
» Volantino sui prodotti agricoli e sui datteri.

Hewlett Packard: Multinazionale che fornisce sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania. L’attrezzatura HP è usata dal sistema carcerario e dall’esercito israeliano, e l’azienda ha anche investito nello sviluppo tecnologico degli insediamenti illegali, prendendo parte al progetto Smart City ad Ariel. In Italia, i computer, stampanti e inchiostro HP si vendono nelle maggiori catene di elettronici.
» Poster per la campagna

Ahava: L’impianto produttivo dell’impresa di cosmetici Ahava si trova a Mitzpe Shalem vicino al Mar Morto e a sud della città palestinese di Gerico, in una colonia israeliana illegale nella Cisgiordania occupata. Perciò, in base alle nuove linee guida dell’Unione Europea riguardanti gli insediamenti israeliani, Ahava è stata esclusa dai progetti di ricerca europei e non riceverà più finanziamenti dall’Europa. Nel 2011, i giurati alla sessione di Londra del Tribunale Russell sulla Palestina hanno affermato che Ahava è responsabile per il “saccheggio” delle risorse palestinesi. In Italia si vende in alcune farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente.

Sabon: La società di saponi e cosmetici Sabon trae profitto dalla pulizia etnica del popolo palestinese. Le sue fabbriche hanno sede a Kiryat Gat; una città costruita sui villaggi etnicamente puliti di al Falluja e l’Iraq al-Manshiyya. Inoltre, mentre ai Palestinesi ne viene negato l’accesso, Sabon può sfruttare a suo piacimento la ricchezza e l’estrazione minerale del Mar Morto. In Italia, dove si sta aggressivamente promuovendo come regalo di Natale, Sabon ha negozi a Roma, Milano, Napoli, Firenze e Lecce.

Azioni Online:

1. Segui @bdsitalia su twitter e tweeta con l’hashtag #NataleApartheidFree

2. Firma la petizione a Esselunga: Togli il premio SODASTREAM dal tuo catalogo premi Fidaty

3. Invia un messaggio all’amministratrice della HP: Basta complicità con l’occupazione e l’apartheid israeliane:

4. Aderisci alla campagna italiana contro Sodastream firmando l’appello

5. Partecipa all’evento Facebook

6. Crea una Pagina Facebook per gli eventi organizzati nella tua città e tagga BDS Italia

7. Segui e condividi la campagna BDS Italia.

Idee per Azioni locali:

Risorse online, video e foto di azioni dimostrative organizzate negli anni passati:
http://usceio.tumblr.com/tagged/sodastream2013

A Roma canti natalizi contro Sodastream
http://www.youtube.com/watch?v=FUYPOaV1u7c

A Brisbane danzano contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=ajQCUSoMr3Y

A Melbourne flash mob dentro centro commerciale
https://www.youtube.com/watch?v=qegS4iXeQ2c

A Vancouver canti natalizi contro Sodastream
https://www.youtube.com/watch?v=a2RX_HdqxIw

thanks to: BDS-Italia

Intervista a Rosa Schiano, “imputata” di solidarietà con la Palestina

  • Lunedì, 01 Dicembre 2014 09:19

Intervista a Rosa Schiano, "imputata" di solidarietà con la Palestina

Ciao Rosa da parte della redazione napoletana di Contropiano e solidarietà per i volgari attacchi subiti da parte del quotidiano di Caltagirone “il Mattino”. Insomma hai condiviso un link su facebook sulla questione palestinese e ti sei ritrovata protagonista di una vergognosa campagna stampa che ti dipinge come filoterrorista, con tanto di foto d’archivio che  ti ritrae vicino a un uomo dal viso coperto e un’arma in pugno. Partiamo proprio da qui. La tua versione dei fatti.

È sconcertante che, attorno alla condivisione di un post su un social network, sia stato creato un caso mediatico di questa portata. C’è da chiedersi a cosa si sia ridotto il giornalismo italiano. Sapevo di essere nel mirino di chi aderisce a posizioni filo israeliane ma, una volta rientrata in Italia, pensavo che le pressioni sarebbero diminuite. Non è stato così ed ho avuto modo di sperimentarlo durante l’ultima offensiva israeliana su Gaza quando, diffondendo informazioni attraverso Twitter, ricevevo commenti con offese personali o sessiste. Si tratta di una strategia che mira a esercitare pressione psicologica. Era una comunità che tentava di screditare chi faceva informazione: la lotta si svolgeva  anche sul piano della comunicazione. Durante la mia attività di volontariato nella Striscia di Gaza più volte ho vissuto episodi simili dove sotto accusa era il mio lavoro di documentazione sul posto. Quella stessa foto usata da “Il Mattino” in questi giorni era stata già utilizzata precedentemente su altri siti filo israeliani al fine di ledere la mia immagine. Eppure, l’attività che svolgevo a Gaza con l’ISM era del tutto pacifica: accompagnamento di civili, interposizione durante il lavoro con pescatori e contadini, partecipazioni ad azioni non violente, documentazione dai luoghi attaccati e dagli ospedali. A partire dalla fine dell’ultima offensiva sulla Striscia, la situazione in Palestina è peggiorata anziché migliorata e nessun accordo previsto per il cessate il fuoco è stato rispettato, mentre le tensioni continuavano a salire a Gerusalemme est e tutta la Cisgiordania ed hanno visto attacchi a moschee ed aggressioni di coloni contro civili palestinesi, ed azioni individuali di palestinesi contro civili o soldati israeliani, nonché uccisioni (tra cui l’ultima, terribile, il 17 novembre,  del trentaduenne palestinese conducente di bus trovato impiccato nell’insidediamento di “Givat Shaul” nel villaggio di Deir Yassin, un omicidio pare commesso da coloni estremisti). È in questo contesto di aggressioni fisiche e psicologiche che si inserisce l’agguato nella sinagoga di Gerusalemme. I due palestinesi sapevano che sarebbero stati uccisi dopo l’agguato, ma l’esasperazione li ha portati a compiere questo gesto estremo. Sebbene io sostenga il diritto dei palestinesi alla resistenza armata come tra l’altro riconosciuto dal diritto internazionale ai popoli sotto occupazione, non condivido l’uccisione di civili inermi, e credo che Israele se ne serva poi per giustificare un’azione repressiva ancor più forte, oltre a fare molto male all’immagine e alla causa dei palestinesi.

La condivisione di quel post sulla mia pagina facebook, pubblicato su una pagina inglese, voleva fornire un punto di vista differente e non può essere considerata un’approvazione dell’attentato. Non ho pensato al fatto che il post potesse essere strumentalizzato al fine di attaccare me e la mia mostra fotografica in esposizione a Portici. Ho vissuto a lungo in Palestina, conosco il valore della parola “martire” ed il rispetto che le persone nutrono per coloro che sono disposti a morire per la liberazione della loro terra e l’ottenimento dei loro diritti. I nostri media hanno parlato di attentato e di terroristi isolando l’agguato dal contesto in cui è avvenuto e non permettendo così al pubblico di capire le circostantanze, non permettono di capire che non esistono lì due popoli in guerra ma un popolo oppresso ed uno stato oppressore. Potremmo dire che i civili uccisi in sinagoga e i due palestinesi che hanno eseguito l’agguato siano vittime di uno stesso sistema di potere che oltre ad annientare vite umane cancella diritti e identità di un popolo.

L’operazione del “Mattino” mi ha provocato un grande disagio sebbene io non abbia commesso alcun reato né abbia fatto o scritto le “dichiarazioni” o “esternazioni” che mi hanno attribuito. Che cosa c’è di male nell’essere solidali con un popolo oppresso? Maggiormente triste e di cattivo gusto è il collegamento tra la mia mostra fotografica “Gaza: tra assedio e speranza” e l’attentato avvenuto alla sinagoga di Gerusalemme. Nell’articolo è scritto che la mostra “rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico” e che “l’iniziativa ha scatenato la reazione indignata della comunità ebraica di Napoli all’indomani dell’attentato di Gerusalemme”. Se l’indigazione nasce per un reportage fotografico, forse dietro tale indignazione si nasconde una ragione politica? Tra l’altro, la mostra è iniziata prima dell’agguato e non dopo.

Ti sei fatta un’idea del perchè di questo attacco considerato che tu sei una dei più noti attivisti italiani  in sostegno della lotta di liberazione palestinese e le tue idee in merito sono conosciute da chiunque si interessi un minimo di Palestina? Perchè proprio ora? Il grado di mistificazione e la tempistica dell’attacco hanno una spiegazione plausibile o si è trattato semplicemente di un redattore fin troppo “solerte” nel costruire una notizia che in realtà non esiste?

Mi è stato detto che dopo l’agguato alla sinagoga di Har Nof di fatto è una situazione di guerra, in cui si guarda anche alle virgole che vengono pubblicate in rete e sui giornali. Chiaramente mi aspettavano al varco. Credo sia stata un’operazione pensata da tempo, non aspettavano altro. Credo che a coloro che hanno messo su questa operazione disturbi la mia capacità di informare su questi temi al di fuori delle solite cerchie e dentro le istituzioni, il lavoro di documentazione da Gaza accurato e puntuale, il grande affetto delle persone. Hanno tentato di denigrare la mia immagine, di stroncarmi. Credo si sia trattato di un puro tentativo di intimidazione e di un avvertimento verso chiunque in futuro voglia organizzare iniziative di solidarietà o mostre fotografiche e che avrà timore di reazioni da parte della comunità ebraica. Credo si sia trattato di un attacco non solo rivolto a me ma a tutto il mondo della solidarietà con il popolo palestinese. In quei giorni, perfino una mostra fotografica organizzata dalla Unrwa sui rifugiati palestinesi in esposizione al Museo Diffuso della Resistenza di Torino è finita nel mirino della comunità ebraica che ne ha chiesto la chiusura ed ha parlato di “mostra ostile a Israele”. Di fronte a questo tentativo di cancellare l’identità e la storia bisogna mantenere il coraggio di indignarsi, di esporsi e di denunciare.

Questa non è una lotta contro la religione, ma contro l’imperialismo di cui il sionismo è un’espressione, contro l’oppressione, la guerra e le politiche di razzismo e discriminazione, a favore della pace che non può esserci senza giustizia e del diritto dei popoli ad autodeterminarsi.
La denuncia non può  essere considerata istigazione all’odio, mentre allo stesso tempo  si lascia liberamente che in pagine facebook filo israeliane vi siano addirittura auguri di morte nei miei confronti e si faccia riferimento alla sorte toccata al nostro compagno dell’ISM Vittorio Arrigoni. Come mai nessuno si scandalizza e nessuno parla in questo caso di istigazione all’odio? La religione non può essere utilizzata per consentire tali comportamenti né per coprire crimini. Le violazioni dei diritti umani vanno considerate a prescindere dal credo di chi le ha commesse e dal paese in cui avvengono. Al contrario di queste persone, io non ho mai usato parole di violenza né di odio, neppure nelle situazioni di maggior disperazione davanti a corpi di uomini e bambini senza vita. Ho sempre lavorato per far sì che la parola pace avesse un senso. Non solo stando accanto alle vittime delle offensive militari, ma anche nel dimostrare che le parole dei politici celavano invece una realtà atroce sul campo.

Credo che in futuro, coloro che vorranno nuovamente attaccarmi, utilizzeranno nuovamente la stessa fotografia, che poi è stata scattata durante una parata militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nella Striscia di Gaza. Non possono usare altro per gettare ombra sulla mia immagine. Sono veramente dispiaciuta del fatto che, al contrario, i bombardamenti indiscriminati da parte dell’esercito israeliano durante l’offensiva su Gaza di quest’estate, tra cui bombe su case palestinesi con famiglie all’interno, non abbiano ricevuto parole di condanna da parte della comunità ebraica, non siano state dedicate ai bombardamenti così tante pagine di giornale e non siano considerati attentati terroristici. E così, il silenzio e le menzogne hanno ucciso quelle vittime due volte.

Il Mattino, nella sua versione on line, ha addirittura pubblicato un fotomontaggio sovrapponendo l’immagine del cancello di villa Savonarola a Portici, dove si teneva la mostra, con quella dei due martiri palestinesi che avevo condiviso su facebook. Diverse persone hanno così pensato che io avessi esposto la foto dei due martiri sul cancello della villa. Successivamente sul Giornale di Sallusti è stata pubblicata una lettera diffamatoria di una residente a Gerusalemme la quale dichiara che io avrei esposto la locandina dei due martiri alla mia mostra fotografica. Insomma, restano poche parole di fronte a queste manovre di basso livello ed un senso di impotenza.

Inoltre, sul cartaceo, “Il Mattino” ha inserito nel virgolettato la traduzione del post inglese, e nei vari articoli si insiste attribuendomi “esternazioni” o “dichiarazioni” mai fatte e mai scritte, perfino da parte del rabbino Bahbout. Addirittura si lascia intendere che dopo l’attentato appaiano mie immagini “con persone armate”: falso, si tratta di una singola foto pubblicata diversi mesi fa e che tra l’altro loro hanno tagliato creando due immagini.

Non hai mai fatto segreto di sostenere con forza e determinazione la Giunta De Magistris, che tra l’altro ha dato il meglio di sè proprio nei rapporti diplomatici con lo Stato di Palestina, pensi che anche questo abbia contribuito alla virulenza dell’attacco di un quotidiano che si è sempre schierato contro questa giunta e contro il Sindaco in particolare?

Mi sembra chiaro che tanto spazio sia dovuto anche alla campagna contro De Magistris, è una occasione d’oro per attaccare anche lui. Tra l’altro i tre articoli di giornale sono stati pubblicati proprio il 20 novembre, giorno in cui la terza sezione del Consiglio di Stato si sarebbe espressa in merito ai tre ricorsi tra cui quello del Governo contro la sentenza del Tar Campania che annullava l’efficacia della sospensione del Sindaco imposta dalla Severino. Purtroppo, più ci si espone più si subiscono pressioni. Del resto negli articoli vi sono un paio di  riferimenti a De Magistris. Il PD locale invece si è  scagliato contro l’amministrazione di Portici che aveva organizzato la “Settimana dell’autodeterminazione e della pace” che avrebbe ospitato la mia mostra fotografica, mentre sul Mattino il senatore PD Enzo Cuomo fa riferimento ad “affermazioni da parte dell’autrice”, attribuendomi alcune affermazioni da me mai fatte.

Non possiamo fare a meno di chiederti un aggiornamento sulla situazione attuale a Gaza e nel resto della Palestina, dopo i tremendi fatti dei mesi scorsi con attacchi da cielo e da terra contro la popolazione palestinese. Qual è  lo stato dell’arte in questo momento?

Dopo l’ultima offensiva israeliana la situazione nella Striscia di Gaza non è affatto migliorata: all’assedio si aggiunge una maggiore miseria della vita e devastazione, mentre le temperature continuano a scendere. Sono ancora migliaia gli sfollati accolti nelle scuole (18 scuole Unrwa accolgono almeno 28.000 persone) o ospitati da altre famiglie palestinesi, mentre almeno 80.000 famiglie vivono in case che hanno subito diversi livelli di distruzione, nonostante sia pericoloso restarvi. Solo poche famiglie hanno potuto iniziare a ricostruire o riparare le proprie abitazioni. Le condizioni umanitarie peggiorano a causa del maltempo e della mancanza di energia elettrica. La stessa Unrwa ha denunciato una situazione di emergenza dovuta agli allagamenti.

Nessuno degli accordi con cui si èraggiunto il cessate il fuoco è stato rispettato: si era parlato di alleggerimento del blocco, di liberazione di prigionieri, di apertura dei valichi, di estensione del limite marittimo, del diritto ad avere un porto ed un aeroporto. Nulla è stato fatto.

Le escalation contro i pescatori palestinesi dentro il limite consentito (attualmente 6 miglia nautiche) sono anzi continuate così come arresti e confische di barche, l’unico mezzo di sopravvivenza per i pescatori e le loro famiglie. L’esercito israeliano continua a sparare nelle zone lungo il confine, e nell’utima settimana ha ucciso un palestinese, mentre alcuni civili tra cui un bambino sono rimasti feriti. Tutti ormai si preoccupano solo di inviare aiuti umanitari nella Striscia ma nessuno pensa a risolvere il problema politico alla base del conflitto. L’assedio ha avuto un impatto devastante sulla situazione economica e umanitaria, impedendo il commercio e quindi lo sviluppo economico, causando così disoccupazione e dipendenza dagli aiuti internazionali. Infine isolando la Striscia di Gaza dal resto del mondo e separandola dalla stessa Cisgiordania. L’esasperazione ha portato molti palestinesi a scappare attraverso quei pochi tunnel rimasti al confine egiziano e imbarcarsi per raggiungere le nostre coste. Purtroppo molti, moltissimi non ce l’hanno fatta, e sono stati presi dal mare, mentre altri stanno affrontando la repressione egiziana o sono stati deportati a Gaza.

In Cisgiordania tensioni sono aumentate a seguito delle restrizioni imposte sull’accesso dei palestinesi alla moschea Al Aqsa a Gerusalemme est con conseguenti scontri tra palestinesi e forze israeliane. A ciò va aggiunto il rafforzamento della presenza ebraica a Gerusalemme est e l’aumento di insediamenti coloniali. Le tensioni crescono proprio a causa delle demolizioni decise come misura di punizione collettiva da parte delle autorità israeliane: case dei palestinesi che hanno ucciso con la propria auto pedoni alla fermata del tram e dei due responsabili dell’attacco in sinagoga sono state demolite, nonostante questa pratica sia considerata una forma punitiva contraria al diritto internazionale.

Continuano le proteste in Cisgiordania, nel corso delle quali vi sono spesso feriti. Frequenti sono le incursioni dell’esercito nei villaggi palestinesi, nel corso delle quali spesso civili restano feriti e molti sono arrestati. Si contano nel mese di ottobre 6500 prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane di cui 500 in detenzione amministrativa e 182 minori. Alcuni pensano ad un possibile scoppio di una terza intifada, ma questa possibilità rimane debole fin quando esiste la cooperazione tra l’ANP e la polizia israeliana.
Rapporti settimanali sulle violazioni israeliane sulla popolazione civile palestinese possono essere letti sui siti del Palestinian Centre For Human Rights (http://www.pchrgaza.org ) e delle Nazioni Unite (http://www.ochaopt.org/ ).

Napoli è notoriamente città “amica della Palestina” e adesso addirittura con un sindaco cittadino onorario palestinese. Tu sei indubbiamente la figura più nota del movimento napoletano di solidarietà al popolo palestinese e viene normale chiederti il perchè.  Perchè Napoli è così empatica nei riguardi della lotta del popolo palestinese? Vi sono delle ragioni storiche che hanno determinato questa empatia, qui si è lavorato particolarmente bene rispetto ad altri luoghi d’Italia? E in ultimo: cosa ne pensi delle forme di lotta che promuovono il Boicottaggio, il Disinvestimento e  le Sanzioni contro lo Stato d’Israele?

Napoli storicamente è una città accogliente, solidale e antifascista. I napoletani hanno liberato la città dall’occupazione nazista e, nel corso degli anni, hanno subito forme di discriminazione e razzismo. Forse sono questi i motivi, insieme all’amore per la propria terra, che spingono i napoletani a sentirsi vicini alle lotte dei popoli oppressi. Essi conoscono il significato della resistenza.

Certo, Napoli ha mostrato sempre solidarietà nei confronti del popolo palestinese e che si è concretizzata in visite, gemellaggi con città palestinesi e progetti. Tra le ultime attività dell’Amministrazione comunale concentrata sull’affermazione dei diritti umani e della pace, un tavolo aperto in occasione dell’emergenza Gaza nel corso dell’ultima offensiva israeliana sulla Striscia a cui è  seguito una deliberazione per l’avvio di azioni di sensibilizzazione, aiuto concreto e missioni umanitarie in Palestina.
In generale, Napoli e i napoletani sono sempre in prima linea nella difesa dei diritti qui e nei paesi dove vi sono conflitti.

Sostengo il BDS, credo sia attualmente lo strumento più efficace per esercitare pressione sul governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale e cessi l’occupazione militare. L’Unione Europea si mostra ancora troppo debole, nonostante direttive UE contro il commercio con gli insediamenti coloniali siano state approvate nel luglio dell’anno scorso ed entrate in vigore a gennaio di quest’anno, tutt’ora non se ne parla e non so se siano realmente applicate. Credo che solo il BDS a livello istituzionale possa avere un’impatto sulle politiche di Tel Aviv. I riconoscimenti simbolici dello Stato di Palestina sono molto belli ed importanti ma non sono affiancati da nessuna azione concreta.

L’Italia dovrebbe in primo luogo avere il coraggio di rivedere l’accordo di cooperazione militare con lo stato di Israele e fermare la vendita di armi.

thanks to: contropiano.org

Mayor to Napoli visits PCRF child in the hospital

On April 23, the mayor of Napoli, Luigi de Magistris, visited in the hospital the child Hala Kiwan, an eight-year-old refugee from Syria who was sent to Italy for cardiac care by the PCRF with her mother.  She is being cared for by volunteers in the community there, as well as Prof. Carlos Vosa, who has done many past missions to Palestine to help children with cardiac problems.

 

PCRF | The Palestine Children’s Relief Fund.

Napoli, 30 giugno: presentazione del libro “NAKBA, LETTERATURA DELLA CATASTROFE”

DOMENICA 30 GIUGNO ,ORE 19.30

CAFFE’ ARABO, PIAZZA BELLINI, NAPOLI

Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese prende in esame una selezione di opere letterarie palestinesi connesse al ricordo traumatico dell’espulsione di massa del 1948, indagandone in una prospettiva interdisciplinare le diverse modalità di configurazione e rappresentazione.
La poesia riporta in vita tracce e luoghi cancellati dalla storia e dalle mappe geografiche. Interrogando il senso di “dislocazione” derivato da quella frattura, esprime l’ineludibile tensione tra memoria e oblio, presenza e assenza.
Le opere in prosa di Kanafani, Natur, Habibi e Darwish vengono esplorate come potenziali serbatoi di contro-memorie della catastrofe del 1948. La memoria è agency volta a ristabilire un legame positivo con il proprio passato a rischio di oblio, è un atto di resistenza alle atrocità del presente.

PRESENTAZIONE DEL VOLUME DI SIMONE SIBILIO, EDIZIONI Q, ROMA 2013.

Dialogano con l’autore SIMONE SIBILIO
WASIM DAHMASH; Università di Cagliari
GENNARO GERVASIO, British University of Cairo

Letture di UOMINI SOTTO IL SOLE di Ghassan Kanafani a cura di OMAR SULEIMAN e LUISA GUARRO