#DecretoSalvini contro l’immigrazione selvaggia

E’ fondamentale regolare l’immigrazione. In Palestina gli ebrei sono arrivati come richiedenti asilo, perchè scappavano dai pogrom dell’est Europa. Una volta sul territorio palestinese hanno cominciato ad organizzarsi, ad armarsi, hanno attaccato i Palestinesi e li hanno cacciati dal loro paese. In Italia ci sono quasi 7 milioni di immigrati. Sono troppi. E’ già un numero pericoloso. Bisogna fermarli finchè siamo in tempo altrimenti faremo la fine dei Palestinesi.

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A cura di Parallelo Palestina.

Da “La pulizia etnica della Palestina” , di Ilan Pappe, pag. 106-111.

La Consulta aveva esaminato la bozza del Piano Dalet nella seconda metà di febbraio del 1948. Secondo il diario di Ben Gurion, era domenica 29 febbraio anche se uno storico militare israeliano riporta la data del 14 febbraio81. Il Piano Dalet fu completato agli inizi di marzo. In base ai ricordi di molti generali dell’esercito di quel periodo, la storiografia israeliana in genere afferma che il marzo del 1948 fu il più difficile nella storia della guerra. Ma questa valutazione si basa solo su un aspetto del conflitto imminente: gli attacchi dell’ALA ai convogli ebraici verso i loro insediamenti isolati che agli inizi di marzo sortirono un certo effetto. Inoltre, alcuni ufficiali dell’ALA cercarono a quel tempo di resistere alle offensive ebraiche nei villaggi misti oppure facendo delle rappresaglie e terrorizzando le zone ebraiche con una serie di miniraid. Due di questi attacchi diedero al pubblico la (falsa) impressione che dopo tutto l’ALA avrebbe potuto organizzare una certa resistenza in vista di un attacco ebraico.

Infatti, nel marzo del 1948, iniziò l’ultimo tentativo militare palestinese di breve durata per proteggere la propria comunità.

Le forze ebraiche non erano ancora sufficientemente ben organizzate per poter reagire immediatamente e con successo a ogni contrattacco, e questo spiega il senso di sconforto in alcune parti della comunità ebraica. Tuttavia, la Consulta aveva sempre la situazione sotto controllo. Quando si riunirono di nuovo agli inizi di marzo, non presero nemmeno in esame il contrattacco dell’ALA né pensarono che la situazione in generale fosse particolarmente preoccupante. Invece, sotto la guida di Ben Gurion, stavano preparando un master plan finale.

Alcuni membri della Consulta proposero di continuare con la pulizia etnica come mezzo più efficace per difendere le strade che portavano agli insediamenti isolati. La più pericolosa era la strada Tel Aviv-Gerusalemme, ma Ben Gurion stava già pensando a qualcosa di più ampio. La conclusione che egli aveva tratto dal periodo tra la fine di novembre del 1947 e gli inizi di marzo del 1948 era che, malgrado tutti i tentativi giunti dall’alto, mancasse ancora un comando capace sul terreno. A suo avviso, i tre piani precedenti preparati dall’Haganà per l’occupazione della Palestina mandataria – uno del 1937, gli altri due del 1946 – dovevano essere aggiornati. Quindi ordinò una revisione dei piani, e i due più recenti assunsero il nome in codice di Piano B e Piano C.

Non sappiamo quello che disse Ben Gurion a proposito della pulizia etnica alla Consulta nel regolare incontro del mercoledì pomeriggio, il 10 marzo 1948, ma abbiamo il piano che essi misero a punto, che fu approvato dall’Alto Comando dell’Haganà e successivamente inviato come ordine militare alle truppe in Campo.

Il nome ufficiale del Piano Dalet era piano Yehoshua. Yehoshua Globerman era nato nel 1905 in Bielorussia e imprigionato negli anni Venti per attività anticomunista; fu rilasciato dopo aver trascorso tre anni in una prigione sovietica quando Massimo Gorki, amico dei suoi genitori, intervenne in suo favore.

Globerman fu comandante dell’Haganà in varie zone della Palestina e fu ucciso da sconosciuti che gli spararono in macchina nel dicembre del 1947. Era destinato a diventare uno dei comandanti in Capo dell’esercito israeliano, ma la sua morte prematura significò che il suo nome sarebbe stato associato non alle sue capacità militari ma al master plan sionista per la pulizia etnica della Palestina. Era talmente stimato dai colleghi che gli fu conferito alla memoria il grado di generale dopo la creazione dello Stato ebraico.

Pochi giorni dopo l’uccisione di Globerman, l’unità dei servizi segreti dell’Haganà preparo le bozze di un piano per i mesi seguenti. Col nome in codice di Piano D, esso conteneva sia i parametri geografici di un futuro Stato ebraico (quel 68 per cento a cui mirava Ben Gurion), ma anche il destino di un milione di palestinesi che vivevano in quella zona:

Queste operazioni potranno essere svolte in uno dei seguenti modi: o distruggendo i villaggi (incendiandoli o facendoli saltare in aria e poi mettendo delle mine nei detriti), soprattutto i centri abitati che sono difficili da controllare in modo permanente; oppure con operazioni di setacciamento e controllo con le seguenti modalità: si accerchia il villaggio e si fanno perquisizioni. Se c’è resistenza, le milizie armate dovranno essere eliminate e la popolazione espulsa al di fuori dei confini dello Stato.82 I villaggi dovevano essere completamente evacuati o perché si trovavano in luoghi strategici oppure perché poteva verificarsi una qualche forma di resistenza. Questi ordini furono dati quando fu chiaro che l’occupazione avrebbe sempre provocato una certa resistenza e che quindi nessun villaggio sarebbe stato risparmiato, o a causa della sua posizione o a causa del rifiuto all’occupazione. Questo fu il master plan per l’espulsione di tutti i villaggi nella Palestina rurale. Istruzioni simili furono date, in termini quasi identici, per le azioni che avevano come obiettivo i centri urbani palestinesi.

Gli ordini che arrivavano alle unità sul campo erano più specifici. Il paese era diviso in zone secondo il numero di brigate; per cui le quattro brigate originali dell’Haganà divennero dodici in modo da facilitare la realizzazione del piano. Ogni comandante di brigata ricevette un elenco dei villaggi o quartieri da occupare, distruggere e da cui espellere gli abitanti, con date precise.

Alcuni comandanti mostrarono un eccesso di zelo nell’eseguire gli ordini e presero di mira anche altre località. Alcuni ordini, d’altra parte, si rivelarono troppo ambiziosi e non fu possibile eseguirli nei tempi prestabiliti. Questo significò che alcuni villaggi lungo la costa che avrebbero dovuto essere occupati in maggio non furono distrutti fino a luglio. E i villaggi nella zona Wadi Ara -la vallata che collegava Hadera a Marj Ibn Amir (Emeq Izrael) e Afula (oggi Route 65) – riuscirono a sopravvivere ai ripetuti attacchi ebraici durante tutta la guerra. Ma erano l’eccezione: infatti 531 villaggi, 11 quartieri urbani e città furono distrutti e gli abitanti espulsi per ordine preciso della Consulta, emanato nel marzo del 1948. Allora erano gia stati eliminati 30 villaggi.

Pochi giorni dopo la messa a punto del Piano D, esso fu distribuito ai comandanti delle dodici brigate ora incorporate nell’Haganà.L’elenco che ogni comandante ricevette comprendeva una descrizione dettagliata dei villaggi di sua competenza e la loro sorte: occupazione, distruzione ed espulsione. I documenti israeliani rilasciati dagli archivi IDF alla fine degli anni Novanta indicano chiaramente che, contrariamente a quanto hanno affermato storici come Morris, il Piano Dalet fu inviato ai Comandanti delle brigate non come generiche linee guida da eseguire, ma come precisi ordini operativi83,

A differenza delle bozze generali inviate ai leader politici, gli elenchi dei villaggi che i comandanti militari ricevettero non davano indicazioni dettagliate riguardo l’esecuzione della distruzione o dell’espulsione. Non veniva specificato come i villaggi avrebbero potuto salvarsi, ad esempio con una resa incondizionata, che era invece contemplata nel documento generale. Appare anche un’altra differenza tra la bozza inviata ai politici e quella ricevuta dai comandanti militari: la bozza ufficiale indicava che il piano sarebbe stato attivato solo dopo la fine del Mandato; gli ufficiali in campo ricevettero l’ordine di iniziare le operazioni pochi giorni dopo la sua adozione. Questa dicotomia è tipica del rapporto che esiste in Israele tra l’esercito e i politici ancora oggi. Spesso l’esercito non dà ai politici le giuste informazioni relative alle proprie intenzioni: e quanto fecero Moshe Dayan nel 1956, Ariel Sharon nel 1982 e Shaul Mofaz nel 2000.

Ma la versione politica del Piano Dalet e le direttive militari avevano in comune l’obiettivo generale del piano. In altre parole, anche prima che gli ordini arrivassero alle truppe dispiegate, esse sapevano gia cosa avrebbero dovuto fare. Quella coraggiosa e stimata sostenitrice israeliana dei diritti civili, Shulamit Aloni, a quel tempo ufficiale dell’esercito, ricorda che ufficiali politici speciali andavano di persona a incitare le truppe demonizzando i palestinesi e invocando l’Olocausto come punto di riferimento per le operazioni future, spesso proprio il giorno successivo alla seduta di indottrinamento84.

Dopo l’approvazione della Consulta del Piano Dalet, il capo di Stato maggiore, Yigael Yadin, convocò gli ufficiali dell’intelligence dell’Haganà nella sede del servizio sanitario pubblico, Kupat Holim, in via Zamenhof a Tel Aviv (ancora oggi sede del servizio, di fronte a un noto ristorante indiano). Centinaia di ufficiali affollarono una Sala che normalmente è quella di ricevimento per i pazienti.

Yadin non li informò del Piano Dalet: gli ordini erano stati impartiti quella settimana ai Comandanti delle brigate, ma egli comunicò loro un’idea generale che non doveva lasciare dubbio alcuno sulla capacità delle loro truppe di eseguire il Piano. Gli ufficiali dell’intelligence erano anchein un certo senso politruk (“Commissari politici”), e Yadin si rese conto che doveva spiegare la discrepanza tra le dichiarazioni pubbliche della leadership sull’imminente “secondo Olocausto” e la realtà che le forze ebraiche non avrebbero incontrato resistenza nell’evacuazione pianificata di un territorio che sarebbe stato trasformato nel loro Stato ebraico. Yadin, teatrale come sempre, cercò di colpire i suoi ascoltatori: poiché a loro sarebbero stati impartiti ordini di occupare, conquistare ed espellere una popolazione, meritavano di ricevere una spiegazione sul da farsi, visto poi che si leggeva sui giornali e si sentiva dire dai politici che essi stessi erano “in pericolo di annientamento”. Yadin, alto e snello, che sarebbe diventato una figura ben conosciuta a tutti gli israeliani, informò con orgoglio il pubblico: “Oggi abbiamo tutte le armi che ci servono; sono già state imbarcate e gli inglesi se ne stanno andando via, e appena avremo queste armi la situazione sulle frontiere cambierà del tutto85.

In altre parole, mentre Yigael Yadin descrive le ultime settimane di marzo del 1948 come il periodo più duro della guerra, potremmo invece pensare che la comunità ebraica in Palestina non correva in realtà il pericolo di annientamento: stava solo affrontando alcuni ostacoli sul percorso del piano di pulizia etnica. Queste difficoltà erano la relativa mancanza di armi e l’isolamento di insediamenti ebraici all’interno dello Stato arabo. Particolarmente vulnerabili risultavano alcuni insediamenti nella Cisgiordania e quelli nelle zone nord-occidentali del Negev (Negba, Yad Mordechai, Nizanim e Gat). Questi quattro insediamenti sarebbero rimasti isolati anche dopo l’entrata dell’esercito egiziano in Palestina che li occupò per breve tempo.

Anche alcuni insediamenti nell’alta Galilea non poterono essere raggiunti o difesi facilmente poiché erano circondati da molti villaggi palestinesi che ebbero la fortuna di essere protetti da diverse centinaia di volontari dell’ALA. Lnfine, la Strada per Gerusalemme fu sottoposta a un pesante fuoco di cecchini palestine si, tanto da far si che in quel mese si diffondesse un senso di assedio nelle zone ebraiche della città.

Il mese di aprile del 1948, secondo la storiografia ufficiale israeliana, fu un momento di svolta. Secondo questa Versione, la comunità ebraica isolata e minacciata in Palestina si spostava dalla difesa all’attacco, dopo essere scampata alla sconfitta. La realtà della situazione non avrebbe potuto essere più diversa: lo squilibrio militare, politico ed economico delle due comunità era tale che non solo la maggioranza degli ebrei non correva alcun pericolo, anzi, tra gli inizi del dicembre del 1947 e la fine di marzo del 1948, il loro esercito aveva portato a termine la prima fase della pulizia etnica in Palestina, ancora prima che il master plan fosse messo in pratica. La svolta in aprile fu lo spostamento da attacchi e contrattacchi sporadici contro la popolazione civile palestinese verso la sistematica megaoperazione di pulizia etnica che sarebbe seguita.

thanks to: Infopal

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Gerusalemme, a Gaza omicidi autorizzati. La legge internazionale li deve condannare.

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Secondo i dati appena pubblicati dall’Onu, dal 30 marzo sono 104 i palestinesi che sono stati uccisi durante le manifestazioni a ridosso della barriera che circonda e imprigiona la Striscia di Gaza. Di questi, dodici erano minori, bambini. Altri dodici, inclusi due bambini, sono stati uccisi in altre circostanze correlate. L’impressionante numero di feriti si aggira intorno a 12.600, di cui la metà ricoverati in ospedale, tra cui molti mutilati in gravissime condizioni. Tra questi, il numero di persone che ha subito amputazioni (specie di una gamba) o la perdita di un arto, o ferite alla testa o al torace, è ancora imprecisato ma dai bollettini medici emergono dati scioccanti. Gli ospedali di Gaza chiamano la popolazione ad accorrere per donare il sangue.

Sordi a ogni richiamo, a ogni legge di umanità, prima ancora che ad ogni principio fondamentale di diritto internazionale e regole sull’uso della forza, i militari israeliani hanno innalzato il livello di violenza fino a portarlo a livelli inimmaginabili. Solo nella scorsa giornata di lunedì, 15 maggio, 60 persone di cui 8 bambini sono stati uccisi e quasi tremila feriti, oltre la metà colpiti direttamente da proiettili sparati dai cecchini israeliani.

Altri 166 Palestinesi, tra cui quattro minori, sono stati feriti in manifestazioni tenutesi in Cisgiordania in commemorazione della Nakba, esacerbate dalla incommentabile, irresponsabile e illegale decisione di Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme.

Occorre ribadire chiaramente, di fronte a questi omicidi autorizzati ai massimi livelli, che in base al diritto internazionale l’uso della forza armata può essere giustificato solo per proteggere contro una minaccia letale o un grave pericolo imminente. Come invece documentato tra gli altri da Amnesty International – certamente non un’organizzazione che può essere considerata di parte in questo conflitto – “i militari israeliani hanno ucciso e mutilato manifestanti che non ponevano alcun pericolo per loro”.

Nel frattempo a causa del blocco imposto alla Striscia, Gaza è senza benzina, senza elettricità, senza acqua potabile, senza servizi di trattamento dei rifiuti, gli ospedali impossibilitati a lavorare, le scorte di emergenza quasi terminate. Nonostante tutto, il check point di Erez (che collega Gaza a Israele e dunque alla Cisgiordania e da lì alla Giordania e al resto del mondo) è rimasto ermeticamente chiuso. Rafah, il valico per l’Egitto, chiuso da mesi, è stato eccezionalmente aperto per i prossimi giorni e le autorità egiziane hanno permesso a 389 persone di lasciare Gaza per andare a curarsi, incluso (sembra ironico a scriversi) uno (su 12.600!) dei manifestanti feriti.

Osservo la crudeltà che va in scena a Gaza da lontano.

Sono qui all’Aia, in Olanda, da lunedì per partecipare all’annuale “Icc-Ngo roundtable” la tavola rotonda organizzata dalla Coalizione per la Corte penale internazionale che per una intera settimana mette a confronto e in dialogo le varie organizzazioni per i diritti umani con i funzionari della Corte penale internazionale, con la procuratrice in primis.

Quest’anno, ci sono circa 120 partecipanti tra gli esponenti delle Ong, internazionali e locali, dall’Uganda all’Afghanistan, da Amnesty International a Human Rights Watch. Io sono qui per conto del centro con cui collaboro a Berlino, Ecchr. Una piccola assemblea generale, variegata e colorata, informale ma molto composta e strutturata. Il nuovo edificio che ospita la Corte è davvero bello e imponente, comunica autorevolezza e serietà senza (troppo) intimidire.

Gaza è lontana, fisicamente migliaia di chilometri lontana, ma allo stesso tempo vicinissima. È inevitabile parlarne. L’attuale crisi non era tra le priorità all’ordine del giorno, fissato diverso tempo fa, ma non fa che riemergere. Riemerge negli interventi di organizzazioni come Amnesty International, nelle risposte della Procuratrice, nei discorsi a latere dei vari partecipanti. Le organizzazioni palestinesi purtroppo sono minimamente rappresentate.

I Gazani non possono muoversi e anche dalla Cisgiordania occupata il viaggio è davvero complicato. Al Haq ha un suo ufficio qui all’Aia e la giovane avvocatessa palestinese che rappresenta la più antica organizzazione per i diritti umani della Palestina è ammirevole per come riesce a gestire tanta pressione.

Il senso di sgomento è comune e condiviso. Lo sdegno enorme. La Corte sa di dovere fare la sua parte. La sensazione che la tanto attesa indagine sui crimini commessi in Palestina si avvicini è forte. Se sarà davvero così lo vedremo nei prossimi mesi. Le inimmaginabili pressioni politiche e i veti incrociati rendono talvolta il (de)corso della giustizia penale internazionale una penosa e lentissima camminata ad ostacoli. Ma siamo in molti ancora a crederci. E, del resto, quale sarebbe l’alternativa? Ancora violenza in risposta alla violenza? Come su piccola scala il diritto penale dovrebbe servire ad evitare la vendetta privata, su larga scala quello internazionale dovrebbe segnare il superamento dei conflitti (armati, dell’uso della forza militare. È un errore madornale continuare a fare sentire i Palestinesi indifesi, abbandonati a se stessi, quasi irrilevanti per gli organismi internazionali. L’attuale situazione non può che generare mostri. E su questo tutti dovremmo sentirci chiamati in causa.

Oggi Gaza si è fermata a piangere i suoi morti ed è stata una giornata relativamente tranquilla; tranquillissima anzi rispetto a quello che ci si attendeva nel giorno della commemorazione della Nakba, con decine di migliaia di manifestanti annunciati. Ma le manifestazioni andranno avanti.

Come mi scrive oggi Raji Sourani, il direttore del Palestinian centre for Human rights, da Gaza: “Siamo dalla parte giusta della Storia. Non abbandoneremo. Dignità e libertà sono troppo preziose per essere compromesse. Siamo le pietre della valle e nessuna forza o potere potrà portarci via da qui. Fino all’ultimo respiro noi resisteremo. Pace e amore da Gaza”.

thanks to: il Fatto Quotidiano

Giurista, studiosa di diritto penale internazionale

“Israele, come potrai dimenticare?” L’ultimo commento di Roger Waters sulla Palestina è da applausi

“Non posso esprimere adeguatamente i miei sentimenti in questo giorno della Nakba.

I miei sentimenti di profonda tristezza per tutti coloro che furono costretti a lasciare le loro case, minacciati di morte, 70 anni fa.

I miei sentimenti di compassione per tutte le madri, i padri, le sorelle, i fratelli, le zie, gli zii, i nonni morti durante tutti questi anni.

I miei sentimenti di assoluto disprezzo per il Presidente Trump e per Ivanka, Kushner, Adelson e il resto di quella odiosa e mortifera cricca.

I miei sentimenti di amore per i miei fratelli e le mie sorelle in Palestina e per i rifugiati palestinesi in ogni altro luogo.

I miei sentimenti di amore per le mie sorelle e i miei fratelli ebrei, specialmente di 

facebook.com/JewishVoiceforPeace/?fref=mentions”>Jewish Voice for Peace. Vi riconosco, potrei piangere oggi per la vostra grande e continua umanità.

I miei sentimenti di ammirazione sconfinata per per tutte le persone di Gaza e della Cisgiordania per la loro eroica resistenza non violenta alla brutale occupazione israeliana.

I miei sentimenti di gratitudine per il Sud Africa, la Turchia e la Repubblica di Irlanda per avere ritirato in questo giorno i propri ambasciatori da Tel Aviv in protesta per il massacro di innocenti in corso.

I miei sentimenti di imponderabile pietà per Israele.

Israele, come potrai dimenticare?”

Roger Waters

Traduzione di Antonio Perillo

Sorgente: “Israele, come potrai dimenticare?” L’ultimo commento di Roger Waters sulla Palestina è da applausi

AL NAKBA E LA MATTANZA ISRAELIANA DEL POPOLO PALESTINESE

AL NAKBA E LA MATTANZA ISRAELIANA DEL POPOLO PALESTINESE

di Paola Di Lullo

Mentre scrivo le agenzie riportano 59 martiri a Gaza. Purtroppo, anche stamattina, mi compaiono solo i 43 nomi già scritti, più un altro.

Leila al-Ghandour, 8 mesi, morta stanotte per eccessiva inalazione di gas lacrimogeni. Otto mesi, infanticidio.

Erano 900 i feriti da inalazione. Ma ciò che conta e che in molti non sanno è che i lacrimogeni sparati dai cecchini israeliani, che si aprono all’impatto con il suolo o direttamente in aria, non contengono solo elementi urticanti, ma agenti altamente tossici che, se inalati per tempo più o meno prolungato, portano ad un arresto respiratorio. Per questo motivo, i villaggi della Cisgiordania, dove ogni venerdì si svolgono manifestazioni che vorrebbero essere pacifiche, ma che vengono disperse dall’uso delle armi israeliane, hanno sempre un’ambulanza dotata di attrezzi per la rianimazione. Il gas penetra nelle vie aeree ed in un primo momento brucia e chiude la gola. Mi direte, scappa, no? E no, perché bruciano e si chiudono anche gli occhi. E stavolta la fonte sono io.

Naturalmente, Leila non poteva scappare. Forse nemmeno dare segno di sofferenza. Forse, quando i genitori se ne sono accorti, era troppo tardi. Sono ipotesi, ma non tropo azzardate.
Ora, la domanda è : davvero Israele ha mirato i “terroristi”? O ha usato indiscriminatamente la sua forza armata?

Vi segnalo un altro caso, Fadi Abu Salmi. Nel 2008, durante Cast Lead aveva perso entrambe le gambe ma la sua menomazione fisica non ha mai domato la sua sete di giustizia. E così, per cinque venerdì si è recato al border, armato della sua piccola fionda. Dev’essere stato un duro affronto per i soldatini israeliani, la sfida di quest’uomo! Con che ardire si permetteva di sfidare loro, lui povero storpio?

E così ieri hanno fatto fuoco. Per uccidere. E con Fadi, chiunque abbia premuto il grilletto, ha perso la sua dignità e la sua umanità, posto ne fosse dotato. Adesso mi piacerebbe non leggere su Breaking the Silence, associazione israeliana che fa un lavoro pregevole, che il soldatino è pentito. Breaking the Silence è stata preziosa fonte di informazioni, almeno per me, durante Protective Edge, l’offensiva israeliana del 2014 contro la Striscia. Tramite i racconti dei soldati presenti all’invasione di terra, e non solo, è stato possibile sapere come erano indottrinati. Ma oggi no. Sei un soldato, presumibilmente nemmeno di leva? Il tuo superiore ti ordina ti sparare ad un handicappato che MAI potrà nuocere né a te né al tuo paese? Diserta, affronta il carcere, salva la faccia, non sporcarti le mani ancor più di quanto non ti facciano credere sia necessario. Non mi serve sapere che dopo aver ucciso Fadi a sangue freddo hai pianto, sei andato ad ubriacarti in uno dei lussuosi bar di Tel Aviv, hai abbracciato mammina e papino. E non serve alla famiglia di Fadi. E non ci fai più pena e rabbia, ma schifo.

Stessa sorte era toccata il 14 dicembre scorso ad Ibrahim Nayef Ibrahim Abu Thurayeh, 20 anni, gambe amputate e cieco. Ibrahim era al border a manifestare contro la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Anche in quel caso, un uomo senza gambe fu ritenuto un pericolo imminente per la salvezza dei cecchini che lo freddarono. L’Alto commissario ONU per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, “scioccato” per il fatto, chiese un’inchiesta indipendente.

Ieri, Il Kuwait, piccolo Paese arabo del Golfo e membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, ha annunciato oggi che presenterà una richiesta per una riunione di emergenza dell’organismo esecutivo dell’Onu per i fatti a Gaza. Il Consiglio dovrebbe riunirsi oggi, dopo che Gli Stati Uniti hanno bloccato l’adozione di un comunicato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un’inchiesta indipendente sugli scontri mortali nella Striscia di Gaza.

Nella bozza di testo che la France Presse è riuscita a ottenere, “il Consiglio di Sicurezza esprime indignazione e tristezza di fronte alla morte di civili palestinesi che esercitano il loro diritto a manifestare pacificamente”.

Il Consiglio “chiede un’inchiesta indipendente e trasparente su queste azioni per garantire” che sia fatta luce a riguardo, ha aggiunto il testo.

Intanto, il Sudafrica ha convocato il proprio ambasciatore, il ministro degli Esteri iraniano,  Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che  “Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo mentre protestano nella più grande prigione a cielo aperto del mondo e nel frattempo (il presidente Usa Donald) Trump celebra lo spostamento del’ambasciata illegale Usa. Un giorno di grande vergogna”.

Francia ed Italia condannano le violenze, ma oltre non vanno.

La Turchia ha invece accusato gli Stati Uniti di essere “complici” di Israele per il “massacro” a Gaza, dove oltre 50 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane mentre stavano protestando contro il trasferimento del ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. “Purtroppo, gli Stati Uniti si sono messi a fianco del governo israeliano nel massacro di civili e sono diventati complici di questo crimine contro l’umanità”, ha detto ai giornalisti il primo ministro turco Binali Yildirim ad Ankara. “Condanniamo fermamente questo vile massacro”. In precedenza, il portavoce del governo turco Bekir Bozdag ha dichiarato su Twitter che “l’amministrazione statunitense è responsabile quanto Israele per questo massacro”.
Ed Abu Mazen? Il presidente palestinese si è limitato a  proclamare tre giorni di lutto e  ad affermare che “gli Stati Uniti non sono più un mediatore in Medio Oriente” e che la nuova ambasciata equivale a “un nuovo avamposto coloniale americano” a Gerusalemme.

Davvero di più non si poteva? Davvero una denuncia per crimini di guerra, dopo l’istruttoria presentata a L’Aia nel 2015, di cui io ho perso le tracce, non sarebbe stata più adeguata? Che ne è stato della I istruttoria? Congelata, ritirata o boicottata? Non sarebbe giusto che il mondo sapesse se gli eletti governano anche a L’Aia?

Intanto oggi ricorre anche il 70° anniversario della Nakba e sono attesi nuovi scontri, dal momento che nel febbraio 2010 la Knesset ha varato una legge che proibisce ai palestinesi in Palestina di manifestare pubblicamente lutto e dolore in questa data.

Al Nakba, la Catastrofe, è  il temine che sta a designare l’esodo forzoso della popolazione Palestinese costretta ad abbandonare le proprie terre e le proprie case, all’indomani della fine del mandato britannico in Palestina e della fondazione dello stato d’Israele, secondo quanto previsto dal Piano di Partizione della Palestina ( risoluzione 181 del 29 novembre 1947 ). Il 14 maggio 1948, alla scadenza del mandato britannico, David Ben Gurion autoproclamò lo Stato d’Israele.

Il 15 maggio del 1948 l’esercito sionista invase i territori palestinesi, impossessandosi delle terre, delle case e del futuro del popolo palestinese.
L’Inghilterra facilitò la strada agli ebrei, arrivati da Europa, Russia e America, per creare il proprio stato su terreni altrui, per colonizzare lentamente Il territorio palestinese, a poco a poco e con ogni possibile mezzo e modo.

Se risulta vero che immigrazioni di ebrei in Palestina, si erano già registrate sin dagli inizi del 1900, è altrettanto vero che, con la Dichiarazione di Balfour, del 2 novembre 1917, esse si intensificarono. L’allora ministro degli esteri inglese, Arthur Balfour scriveva a Lord Rothschild, principale rappresentante della comunità ebraica inglese, e referente del movimento sionista, di guardare con favore alla creazione di un “focolare ebraico” in Palestina, in vista della colonizzazione ebraica del suo territorio. Tale posizione del governo emerse all’interno della riunione di gabinetto del 31 ottobre 1917.

Al Nakba è stato il giorno in cui il popolo Palestinese si è trasformato in una nazione di rifugiati, in cui almeno 750.000 persone, l’85% dei palestinesi, sono state espulse dalle loro case e costrette a vivere nei campi profughi, sono state cacciate dalla terra che divenne Israele. Molti di quelli che non sono riusciti a scappare, o si sono ribellati, o in qualche modo rappresentavano una minaccia per il progetto sionista, sono stati uccisi.

La comunità internazionale era al corrente di questa pulizia etnica, ma decise, soprattutto in occidente, di non scontrarsi con la comunità ebraica in Palestina dopo l’Olocausto. Le operazioni di pulizia etnica non consistono solo nell’annientare una popolazione e cacciarla dalla terra. Perché la pulizia etnica sia efficace è necessario cancellare quel popolo dalla storia e dalla memoria. Sulle rovine dei villaggi palestinesi gli israeliani costruiscono insediamenti per i coloni chiamandoli con nomi che richiamano quello precedente. Un monito ai palestinesi: ora il territorio è nelle nostre mani e non c’è possibilità di far tornare indietro l’orologio. Oppure costruiscono spazi ricreativi che sono l’opposto della commemorazione: vivere la vita, goderla nel divertimento e nel piacere. È un strumento formidabile per un atto di “memoricidio”.

Si conoscono più di 530 villaggi palestinesi che sono stati evacuati e distrutti completamente, con annesso il tentativo di cancellare addirittura l’esistenza di quegli agglomerati, eliminando foto dell’epoca, documenti e testimonianze di vita e cultura palestinese. Israele oggi continua ad impedire il ritorno a casa di circa otto milioni di rifugiati e continua ad espellere i palestinesi dalla loro terra, attraverso politiche razziste degne del peggiore apartheid. Il tutto sotto lo sguardo complice della “comunità internazionale”.

Queste operazioni assumono di volta in volta forme e nomi diversi, attualmente vengono chiamati “trasferimenti”. I rifugiati palestinesi sono fuggiti in diversi posti e la maggior parte di questi vive nel raggio di 100 miglia dai confini d’Israele, ospite negli stati arabi confinanti; alcuni sono fuggiti nei paesi limitrofi intorno alla Palestina, altri sono fuggiti all’interno della Palestina ed hanno vissuto nei campi profughi, costruiti appositamente per loro dalle agenzie ONU, e altri si sono dispersi in vari paesi del mondo.

Tutti i rifugiati hanno un sogno in comune: ritornare nelle loro case di origine, e questo sogno è sancito da una risoluzione ONU, la 194, una delle oltre 70 che Israele continua impunemente a violare.

The Palestine Nakba: Decolonising History, Narrating the Subaltern, Reclaiming Memory

Link: http://www.link.com

via The Palestine Nakba: Decolonising History, Narrating the Subaltern, Reclaiming Memory — FALASTIN Press

70 anni fa la Nakba

Vignetta di E.Apicella

Esattamente 70 anni fa, il 14 maggio 1948, la nascita dello Stato d’Israele sanciva la Nakbah (“catastrofe” in arabo) del popolo palestinese: più di 700 mila profughi palestinesi, con il 45% dei villaggi palestinesi distrutti e cancellati.

Oggi, l’ambasciata americana si trasferirà definitivamente a Gerusalemme, riconosciuta da Trump come capitale unica di Israele, mentre:

– la risoluzione ONU 181 del 1947 disciplina lo status quo di Gerusalemme come capitale condivisa di Palestina e Israele;
– la risoluzione ONU 194 del 1948 disciplina il diritto al ritorno in Palestina dei profughi palestinesi vittime della Nakbah, nonché il risarcimento delle loro case perdute e/o distrutte;
– l’articolo 49 della IV Convenzione di Ginevra del 1949 sancisce il divieto di costruzione di insediamenti coloniali in territori occupati militarmente;
– il parere giuridico della Corte Internazionale di Giustizia del 9 luglio 2004 sancisce l’abbattimento del muro costruito da Israele nei Territori Occupati Palestinesi, in quanto ostacolo al diritto all’autodeterminzione del popolo palestinese, nonché la preoccupazione per l’annessione di più territorio palestinese all’interno dello Stato d’Israele;
– la risoluzione del Parlamento Europeo del 27 agosto 2008 chiede l’immediata liberazione dei prigionieri politici e dei bambini palestinesi (per loro anche la Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 2000) rinchiusi in detenzione amministrativa nelle carceri israeliane.

Oggi, Israele e Trump festeggiano anche la violazione di queste norme del diritto internazionale; intanto i Palestinesi rimangono i soliti “terroristi” che lottano con la loro voce e con un sasso in mano, mentre si vedono calpestare i loro diritti da più di 70 anni.

“I palestinesi non hanno ambizioni su Gerusalemme, perché essi sono parte di Gerusalemme così come Gerusalemme è palestinese. Ed è in questo senso che i diritti non si chiedono: i diritti si DEVONO avere.”

Noi ricordiamo. Noi resistiamo.

Gerusalemme, Gerusalemme… O Gerusalemme, città della Pace, prego (ya al-Qudsu, ya al-Qudsu… ya al-Qudsu ya madinah as-Salam, ‘u?alli).

( Fonte:Infopal.it )

thanks to: Forumpalestina

Marking Al-Nakba 68: Events Around the World for Palestinian Return

 

nakba-posters

Events and actions are being organized around the world to mark the 68th anniversary of the Nakba, the expulsion of the Palestinian people from their homes and lands in order to create a Zionist settler-colonial state on the land of Palestine. These events both remember over 68 years of Palestinian struggle, steadfastness, and resistance, but also support the ongoing struggle for Palestinian refugees’ return and the liberation of Palestine.

The imprisonment of Palestinians has always been a tool of the colonial project in Palestine, meant to maintain occupation, apartheid and oppression and criminalize the existence and resistance of Palestinians. From the martial law imposed in 1948 on the Palestinians who remained in the 78% of historic Palestine occupied at that time, to the imprisonment of 7,000 Palestinian political leaders, journalists, and freedom fighters today, the imprisonment of Palestinians and their leaders has always been part and parcel of the Nakba.

Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network is directly involved in Nakba events in several cities internationally and supports mobilizations around the world on this critical day. Numerous events will be taking place throughout occupied Palestine and in the refugee camps of Lebanon, Jordan and Syria.

This list focuses on international events organized by Palestinian communities in exile and diaspora and solidarity movements. In order to add your city’s event to the list below, please email samidoun@samidoun.net or message us on Facebook. This page will be updated regularly!

AUSTRALIA

nakba-sydneySydney

Saturday, 14 May – Palestine Will Be Free Panel, Facebook: https://www.facebook.com/events/1558629097769523/
12 pm, part of the Socialism for the 21st Century Conference, University of Sydney.

Sunday, 15 May – Commemorating the Nakba Demonstration: 68 Years On, Facebook: https://www.facebook.com/events/1402030143429918/
1 pm, Town Hall, Sydney. Organized by Palestine Action Group Sydney

Brisbane

Friday, 13 May – Al Nakba 2016 Vigil. Facebook: https://www.facebook.com/events/1528327857474082/
nakba-southafrica6 pm, King George Square, Brisbane. Organized by Justice for Palestine Brisbane.

SOUTH AFRICA

Johannesburg

Sunday, 15 May – Nakba 1948: Palestinian Catastrophe and Israeli Ethnic Cleansing
1 pm, Zoo Lake, Jan Smuts Avenue, Johannesburg. Organized by Women’s Boat to Gaza, BDS South Africa, Media Review Network, Palestine Solidarity Alliance, South African Jews for a Free Palestine, Food for the Soul

SPAIN

nakba-madridMadrid

Saturday, 14 May – Performance at School of Decolonization. Facebook: https://www.facebook.com/events/1557093397918178/
5:00 pm, Puerta del Sol, Madrid.

Saturday, 14 May – Demonstration followed by performances, dance and Palestinian, African and Latin American food. Facebook: https://www.facebook.com/events/1557093397918178/
6:00 pm, Glorieta de Marques de Vadillo – General Ricardos – Luisa Munoz, followed by La Kupula sala.

Sunday, 15 May – Nakba demonstration for Boycott, Divestment and Sanctions. Facebook: https://www.facebook.com/events/1557093397918178/
1:30 pm, Puerta del Sol, Madrid.

Sunday 15 May – Anniversary of the Palestinian Nakba
5:30 pm, Recinto Ferial, Alcobendas, Madrid, Spain.
Includes collaborative mural, debate with Majed Dibsi, Palestinian journalist and political analyst, theatrical action, photo exhibition. Organied by Madrid Para Todos, the Global Campaign to Return to Palestine, CJA and Alco Sanse en Lucha

nakba-barcelonaBarcelona

11 May – 15 May – Series of events organized by the Coalició Prou Complicitat amb Israel (CPCI). Facebook:
https://www.facebook.com/events/1613965512264082/

Wednesday, 11 May – Seminar: Why is it important to break ties with Israel? Ways toward a just peace. 7 pm, Aula Magna, Faculty of Geography and History, University of Barcelona. With Raji Sourani, Riya Hassan, and Blanca Campos. Moderated by David Bondia and joined by Catalan municipalities who have adopted BDS.

Thursday, 12 May – Raji Sourani at Catalonia Parliament. 4 pm, Parliament of Catalonia.

Friday, 13 May – Hope Award to recognize individuals and groups defending Palestine. 7 pm, Palau Robert, Passeig de Gracia 107, Barcelona. Organized by the Palestinian Community of Catalonia, and hosted by actress Rosa Boladeras.

Saturday, 14 May – Film Screening, “The Land Speaks Arabic.” 6 pm, La Sedeta, Carrer de Sicilia 321, Barcelona, with the participation of Riya Hassan, BNC. Organized by Sodepau and Association Helia.

Sunday, 15 May – Demonstration for Palestine – Long live Palestine! 6 pm, Plaza Catalonia.

nakba-berlinGERMANY

Berlin

Sunday, 15 May – Nakba Day Demonstration, Facebook: https://www.facebook.com/events/226921581019252/
3:00 pm, Karl-Marx-Platz, Berlin. Organized by the Nakba-Tag-Bundnis

Stuttgart

Saturday, 7 May – Palestine Nakba Day
1 pm – 6 pm, Schlossplatz, Stuttgart. With speakers George Rashmawi, Shir Hever, Attia Rajab, Reiner Weigand, Annette Groth, and performers Aeham Ahmed, Muhammad Tamim, Yalla Dabke. Organized by Palestine Solidarity Committee Stuttgart and the Palestinian Community of Stuttgart.

NETHERLANDS

nakba-netherlandsRotterdam

Saturday, 14 May – Demonstration in Commemoration of the Nakba. Facebook: https://www.facebook.com/events/701962599944259/
2 pm – 4 pm, between Markthal and Hoogstraat, organized by Palestijnse Gemeenschap Nederland, Aidoun-Group Nederland, al Awda, Palestijnse Vrouwenunie, het Samenwerkingsverband Rotterdam voor Gaza and Nederlands Palestina Komitee

Groningen

Saturday, 14 May – Demonstration in Commemoration of the Nakba
1 pm – 3 pm, on the Grand Market by the town hall, organized by Palestijnse Gemeenschap Nederland, Aidoun-Group Nederland, al Awda, Palestijnse Vrouwenunie, het Samenwerkingsverband Rotterdam voor Gaza and Nederlands Palestina Komitee

Den Haag

Event TBA, http://www.palestina-komitee.nl/agenda/1226

nakba-amsterdamNijmegen

Event TBA, http://www.palestina-komitee.nl/agenda/1226

Amsterdam

Saturday, 14 May – Demonstration in Commemoration of the Nakba
1 pm – 4 pm, on the Dam and the Spui, organized by Palestijnse Gemeenschap Nederland, Aidoun-Group Nederland, al Awda, Palestijnse Vrouwenunie, het Samenwerkingsverband Rotterdam voor Gaza and Nederlands Palestina Komitee

Sunday, 15 May – Forum on the Nakba, 1948-2016. Facebook: https://www.facebook.com/events/1107523392631820/
3 pm, International Institute for Research and Education, Lombokstraat 40, Amsterdam. With speakers Mohammed Matter, Hatem Bazian, Amin Abou Rashed, Mohammad Altamary, Sami Shabib and Saleh Salayma, Sarah, and Khouloud Ajarma. Organized by Back to Palestine

SWITZERLAND

Zurich

Sunday, 15 May – Organizing for Palestine to Break the Silence. Facebook: https://www.facebook.com/events/271803619829403/
2:30 pm, Autonomous School Zurich, Sihlquai 125, Zurich, Switzerland. Organized by Wir sind mit Ihnen

DENMARK

nakba-copenhagenCopenhagen

Series of events from May 9-May 15
Organized by the Nakba Initiative (Democratic Palestine Committees in Denmark, Boykot Israel, FN Forbundet, Human Rights March, Palaestina Orientering) Facebook: https://www.facebook.com/events/1701774023414034/, https://www.facebook.com/events/231959850498870/

Monday, 9 May  – Palestinian film screenings, 5 pm – 9 pm,  Verdenskulturcentret, Norre Alle 7, 2200 Norrebro

Tuesday, 10 May – History of Al-Nakba – presentation by Professor Nur Masalha of the University of London,  7 pm – 9:30 pm, Verdenskulturcentret, Norre Alle 7, 2200 Norrebro

Wednesday, 11 May – Palestinian culture and music, with dabkeh dance and traditional music performed by Nassim al-Dogom, 6 pm – 9 pm, Verdenskulturcentret, Norre Alle 7, 2200 Norrebro

Friday, 13 May – Demonstration for justice for Palestine, remembering the Nakba of 1948.  Facebook: https://www.facebook.com/events/231959850498870/ , 3 pm – 5 pm,  Radhusplads, Copenhagen. With speakers: Trine Petrou Mach, Bilal al-Issa, Gerd Berlev, and music with Nassim al-Dogom,

nakba-brusselsBELGIUM

Brussels

Saturday, May 14 – Rally to Commemorate the Palestinian Nakba, Facebook: https://www.facebook.com/events/1062648220458440/
1 pm – 4 pm, Place de la Monnaie, Brussels, Belgium. Organized by the Palestinian Community of Belgium.

Maasmechelen

Sunday, 15 May – Movie Screening for Al-Nakba: 5 Broken Cameras. Facebook: https://www.facebook.com/events/629274427223623/
6:30 pm, Valkeniersplein 19B, Maasmechelen. Organized by the Palestine Committee Maasmechelen.

Antwerp

Sunday, 15 May – Silent Wake to Commemorate Al-Nakba, Facebook: https://www.facebook.com/events/1720577544889621/
7:00 pm, Koning Albertpark, Kiosk, Antwerp, Belgium. Organized by Antwerp for Palestine.

FRANCE

nakba-marseilleMarseille

Saturday, 14 May – What Road for Palestine? Marking the Palestinian Nakba, discussion with Khaled Barakat. Facebook: https://www.facebook.com/events/1735832763364560/
6:30 pm, Manifesten, 59 Rue Thiers, 13001 Marseille. Organized by the General Union of Palestinian Students (GUPS) Aix-Marseille and Generation Palestine Marseille

Lyon

Saturday, 14 May – Demonstration to Support the Palestinian People, Facebook: https://www.facebook.com/events/1564176307216565/
2:30 pm, Place Bellecour, 69002, Lyon

Paris

Saturday, 14 May – Nakba: Mass rally in Paris, Facebook: https://www.facebook.com/events/1044453862291686/
3 pm – Place de la Republique. Exhibition on the Nakba, street theater, speeches and more. Organized by CAPJPO-EuroPalestine

Sunday, 15 May – Palestine at Place de la Republique. Facebook: https://www.facebook.com/events/1040660489359802/
2 pm – 10 pm, Place de la Republique, Paris. Films, discussions and presentations commemorating the Nakba. Organized by Cineluttes, Artists for Palestine, Festival Cine-Palestine, Campagne BDS and #PalestineToujoursDebout, Union of Palestinian Associations and Institutions of France (Aljaliya), GUPS Paris, PALMED France, Palestinian Youth Movement France and more.

SWEDEN

Stockholm

Friday, 13 May – Palestinian Family Dinner and Evening Facebook: https://www.facebook.com/events/1689505781301901/ 7 pm – 10 pm, Byblos Restaurant, Storgatan 75, Huvudsta Centrum. Organized by the Palestinian Association in Stockholm.

Saturday, 14 May – Palestinian Cultural Festival 2016, Facebook: https://www.facebook.com/events/490506727788987/
11:30 am – 6 pm, Hallunda Folkets Hus, Borgvagen 1, 145 69 Norsborf (Stockholm)

Malmo

Sunday, 15 May – Demonstration in memory of the Nakba, Facebook: https://www.facebook.com/events/890420817746611/
12:30 pm, Gustav Adolfs Torg, Malmo. Organized by Malmo Palestine Network

Sunday, 15 May – Public Meeting on Palestinian Right of Return
3 pm, Studieframjandet, Ystadgatan 53 (following demonstration). Organized by Group 194

15mayITALY

Milan

Friday, 6 May – Nakba – The Catastrophe after 68 Years. Facebook: https://www.facebook.com/events/1062237983822251/
7:30 pm, CSOA Lambretta, Milan. Featuring a speech by Rajeh Zayed and concert by Al-Raseef. Organized by UDAP (Arab Palestinian Democratic Union.)

Saturday, 14 May – Al Nakba: The day of memory. Facebook: https://www.facebook.com/events/1122523901163241/
8:30 pm, Milano Via Mercanti, Milan. Film Screening of “Al Nakba” documentary. Organized by BDS Milano

Sunday, 15 May – Commemoration of the Palestinian Nakba. Facebook: https://www.facebook.com/events/777360559031857/
3 pm, Piazza Gabrio Rosa, Milan. With Militant Rap performances by Beppe Rebel, Zasta NCF, Liam Vik, Hafiz X and Romio X, Palestinian Poetry, speeches and more. Organized by Fronte Palestina, Palestina Rossa, Global Campaign to Return to Palestine

Redona

Monday, 16 May – Nakba 1948-2016, the Catastrophe Continues  Facebook: https://www.facebook.com/events/1720129394926553/
8:30 pm, Qoelet di Redona. Presentation by Nandino Capovilla, Pax Christi. Presented by Gruppo Iabbok.

Trieste

Monday, 16 May – Nakba anniversary film screening and meeting. Facebook: https://www.facebook.com/events/820710224729453/
8 pm – Sala Bar/Libreria Knulp, via Madonna del Mare 7/a, Trieste, Italy. Screening of “Nakba” documentary by Monica Maurer. Speaker Bassima Awad of the Al-Quds Italian/Palestinian Cultural Institute and the Palestinian Community of Veneto.

TURKEY

Istanbul

Sunday, 15 May – We will not forget the Nakba! Facebook: https://www.facebook.com/events/1742029749372347/
4 pm, Galatasaray Lisisi, Istanbul, Turkey. Organized by BDS Turkiye.

GREECE

nakba-athensAthens

Saturday, 14 May – Crossroads: Castastrophe, Resistance, Freedom. Facebook: https://www.facebook.com/events/1774925339409272/
7:30 pm, Dora Stratou Dance Theatre, Arakynthou 33, Athens, Greece. Cultural event, Organized by the General Union of Palestinian Students – Greece

PORTUGAL

nakba-lisbonLisbon

Tuesday, 17 May – 68 Years of Nakba, Solidarity with Palestine. Facebook: https://www.facebook.com/events/1678654302395719/
6:30 pm – 8 pm, Espaco Bento Martins, J.F. Camide, Largo das Pimenteiras, 6A (Junto ao Colegio Militar). Speeches by Hikmat Ajjuri, Pezarat Correia, Jorge Cadima.

AUSTRIA

nakba-viennaVienna

Saturday, 14 May – Groovy Palestine, Alternative Music from Palestine on Nakba Day, Facebook: https://www.facebook.com/events/605375089624773/
7 pm, OKAZ, Gusshausstrasse 14/3, 1040 Vienna. Includes discussion and performance by Jowan Safadi, Palestinian musician, followed by DJ sets by Kolonel Blip, El Captagon and Neva-i Solomon. Organized by OKAZ, Österreichisch Arabisches Kulturzentrum

IRELAND

Belfast

Thursday, 12 May – BADIL Speaking Tour on Palestinian Refugees
Time and Location TBA. More info: http://www.ipsc.ie/press-releases/nakba-week-badil-speaking-tour-on-palestinian-refugees. Organized by Ireland Palestine Solidarity Campaign.

Sunday, 15 May – Tesco, Stop Trading With Israel Nakba Vigil 2016. Facebook: https://www.facebook.com/events/1738915249676703/
2 pm, Tesco, 2 Royal Ave, Belfast. Call on Tesco to boycott Israeli goods.

nakba-limerickCork

Monday, 9 May – BADIL Irish Speaking Tour on Palestinian Refugees. Facebook: https://www.facebook.com/events/124262787978021/
7 pm, Quay Co-Op, 24 Sullivan’s Quay, Cork. With speakers Lubnah Shomali and Nidal al-Azzah from BADIL. Organized by Ireland Palestine Solidarity Campaign. Tour info: http://www.ipsc.ie/press-releases/nakba-week-badil-speaking-tour-on-palestinian-refugees

Limerick

Tuesday, 10 May – BADIL Irish Speaking Tour on Palestinian Refugees. Facebook: https://www.facebook.com/events/1603383736655913/
7 pm, Perys Hotel Limerick, Glentworth Street, Limerick. With speakers Lubnah Shomali and Nidal al-Azzah from BADIL. Organized by Ireland Palestine Solidarity Campaign. Tour info: http://www.ipsc.ie/press-releases/nakba-week-badil-speaking-tour-on-palestinian-refugees

Dublin

nakba-dublinWednesday, 11 May – BADIL Speaking Tour on Palestinian Refugees. Facebook: https://www.facebook.com/events/1804239273138237/
6:15 pm, Academy Plaza Hotel, 10-14 Findlater Place, Dublin. With speakers Lubnah Shomali and Nidal al-Azzah from BADIL. Organized by Ireland Palestine Solidarity Campaign. Tour info: http://www.ipsc.ie/press-releases/nakba-week-badil-speaking-tour-on-palestinian-refugees

Saturday, 14 May – March and “Moving Gallery” for Palestinian Refugees. Facebook: https://www.facebook.com/events/1157920480940081/
2 pm – 3 pm, St. Stephen’s Green (Grafton St Entrance), Dublin 2. March down Grafton St to the Spire. Organized by the Ireland Palestine Solidarity Campaign.

Derry

Friday, 13 May – BADIL Speaking Tour on Palestinian Refugees.
7 pm, UNISON Building, Clarendon St, Derry. With speaker Lubnah Shomali from BADIL. Organized by Ireland Palestine Solidarity Campaign.

nakba-valdiviaCHILE

Valdivia
Wednesday, 11 May- Al-Nakba, 68 Years of Exile. Facebook: https://www.facebook.com/events/1403070739992193/
6 pm, Sala Auditorium, Austral University of Chile, Valdivia, Chile. With speaker Karmach Elias, Nakba survivor born in Palestine in 1948. Organized by Arab Youth for Palestine Valdivia.

BRAZIL

Sao Paulo

Wednesday, 11 May – Mothers of May, Palestinian Mothers, Mothers Without Borders. Facebook: https://www.facebook.com/events/1712800118984523/
7 pm, Al Janiah, Alvaro Carvalho Street 190, Sao Paulo. Cultural event connecting struggles of Brazilian and Palestinian mothers. Organized by MOP@T (Movimento Palestina Para Tod@s) and the May Mothers Movement.

TUNISIA

Tunis

Saturday, 14 May – Intifada as a bridge of return. Facebook: https://www.facebook.com/events/1013240552106904/
6:30 pm, Avenue Habib Bourguiba, Tunis, Tunisia. Organized by a coalition of parties and groups.

CANADA

Montreal, Quebec

nakba-montrealSaturday, 14 May – Nocturnal Demonstration to Commemorate the Nakba; Facebook: https://www.facebook.com/events/1522138648094029/
7 pm – midnight, Station Metro Mont-Royale, Montreal. Organized by Palestinian and Jewish Unity (PAJU), Solidarity for Palestinian Human Rights – UQAM (SPHR-UQAM) and Tadamon

Sunday, 15 May – Palestinian commemoration festival, Facebook: https://www.facebook.com/events/927354794008542/
11 am – 5 pm, Concordia University, 1455 boulevard de Maisonneuve W., Montreal. With Palestinian cultural show, dance, music and children’s activities.

Toronto

Tuesday, 10 May – Personal stories of Palestinian Nakba Survivors. Facebook: https://www.facebook.com/events/1539654333004677/
7 pm, Beit Zatoun, 612 Markham St, Toronto. Part of the North America Nakba Tour, organized by Free Palestine Movement and Al-Awda Coaliation and co-presented in Canada by the Palestinian Canadian Congress and Canada Friends of Sabeel.

nakba-torontoSunday, 15 May – Commemoration of the Palestinian Nakba, Facebook: https://www.facebook.com/events/214844732229034/
2 pm – 5 pm, Celebration Square, Mississauga. Organized by the National Committee to Commemorate the Nakba 68 – Toronto

Sunday, 15 May – Toronto Palestinian Film Festival Nakba Commemoration, Facebook: https://www.facebook.com/events/997858870282775/
2 pm, Beit Zatoun, 612 Markham St, Toronto. Film Screening of Encounter with a Lost Land with director Maryse Gargour over Skype. Organized by TPFF, Palestinian Canadian Congress, Students for Justice in Palestine – Ryerson.

Winnipeg

Sunday, 15 May – Commemoration of Al-Nakba 1948-2016, Facebook: https://www.facebook.com/events/487890394740895/
1 pm – 4 pm, Memorial Park, Winnipeg, Manitoba. Including commemoration, community voices, Palestine dance, flag making and film screening. Organized by Winnipeg Coalition Against Israeli Apartheid, Canadian Palestinian Association, Canada Palestine Support Network, Independent Jewish Voices, Peace Alliance Winnipeg

nakba-winnipegOttawa

Sunday, 8 May – Personal Stories of Palestinian Nakba Survivors. Facebook: https://www.facebook.com/events/966654723404454/
7 pm, Ben Franklin Place, Chamber Hall, 101 Centrepoint Dr, Ottawa. Part of the North America Nakba Tour, organized by Free Palestine Movement and Al-Awda Coaliation and co-presented in Canada by the Palestinian Canadian Congress and Canada Friends of Sabeel.

Kitchener

Wednesday, 11 May – The Exiled Palestinians. Facebook: https://www.facebook.com/events/1708770512722607/
6:45 pm, Forest Hill United, 121 Westmount St. E., Kitchener, Ontario. Part of the North America Nakba Tour, organized by Free Palestine Movement and Al-Awda Coaliation and co-presented in Canada by the Palestinian Canadian Congress and Canada Friends of Sabeel.

London, ON

Thursday, 12 May – Personal Stories of Palestinian Nakba Survivors. Facebook: https://www.facebook.com/events/1609037986088608/
7 pm, MAC Youth Centre, 366 Oxford St E, London. Part of the North America Nakba Tour, organized by Free Palestine Movement and Al-Awda Coaliation and co-presented in Canada by the Palestinian Canadian Congress and Canada Friends of Sabeel.

UNITED STATES

nakba-ny
New York

Thursday, 12 May – Nakba Remembrance Day Protest. Facebook: https://www.facebook.com/events/1250461684981640/
1:30 pm, Washington Square Park. Organized by NYU Students for Justice in Palestine.

Sunday, 15 May – Nakba Day March for Resistance and Return, Facebook: https://www.facebook.com/events/1720235081568888/
1:30 pm, Rally at City Hall Park before march over Brooklyn Bridge to Cadman Plaza for activities. Organized by NY4Palestine coalition.

Chicago

Sunday, May 8 – Nakba commemoration, with speakers, and entertainment and a children’s program, Facebook: https://www.facebook.com/events/510727702462408/
1:30 pm – 6:30 pm, speakers including Dr. Ahmad Tibi, Debkeh performances, Palestinian food and fashion show; Prayer Center of Orland Park, 16530 104th Ave, Orland Park, Illinois. Hosted by American Muslims for Palestine – Chicago.

Wednesday, 11 May – Nakba: Not Something to Celebrate Vigil, Facebook: https://www.facebook.com/events/1713140805622497/
5:30 – 6:30 pm, 3751 N. Broadway, Chicago. Organized by Jewish Voice for Peace – Chicago.

Thursday, 26 May – USPCN Chicago Nakba Day Commemoration, Facebook: https://www.facebook.com/events/521190604733100/
6:30 pm, Jerusalem Restaurant, 8310 S. Harlem Ave, Chicago. Live testimony from a Nakba survivor, Palestinian folkloric music from Hamze Allaham and Ronnie Malley, USPCN updates. Organized by US Palestinian Community Network Chicago.

nakba-minneapolisMinneapolis

Friday, 13 May – AMP Minnesota Annual Nakba Commemoration
7 pm – Doubletree Hotel, 2200 Freeway Boulevard, Brooklyn Center, MN. Speakers Abdallah Maarouf and Hatem Bazian. Organized by American Muslims for Palestine – Minnesota

Sunday, 15 May – Al-Nakba Protest. Facebook: https://www.facebook.com/events/260517614279372/
1 pm, Loring Park, Minneapolis. Initiated by Anti-War Committee with many endorsers.

Oakland/Bay Area

Sunday, 15 May – George Jackson in the Sun of Palestine. Facebook: https://www.facebook.com/events/551591961667213/
nakba-oakland4 pm, Uptown Auto Body and Fender, 401 26th Street, Oakland. Remember the Nakba, Black Panthers and Indigenous Resistance. Art exhibition and performance highlighting a multimedia exhibition, curated by Greg Thomas. Organized by Art Forces and AROC.

San Francisco

Saturday, 14 May: Stompin Up: Youth Resist through Story and Dance
6 pm, Mission High School, 3750 18th St, San Francisco, CA. Featuring Silk Road Dabke Troupe, Aljuthoor, and more. Organized by Palestinian Youth Movement and Silk Road Dabke Troupe.

Baltimore

nakba-sanfran
Sunday, 15 May – Nakba Day 2016 – Performances by Ryan Harvey and Kareem Samara
. Facebook: https://www.facebook.com/events/232554823767805/
6 pm, Location TBA. Check Facebook, organized by Baltimore – Palestine Solidarity.

Tampa

Saturday, 14 May – Still Walking: Nakba 68, Facebook: https://www.facebook.com/events/1717651068510404/
5 pm – 8 pm, Joe Chillura Courthouse Square. 600 E Kennedy Boulevard, Tampa, FL. Street theatre and reenactment of the Nakba of 1948. March from Joe Chillura Courthouse Park past Jose Marti Park, to the Immigration Statue in Centennial Park.

Knoxville

Sunday, 15 May – Nakba Day Poetry Reading. Facebook: https://www.facebook.com/events/1695026577430712/
12 pm, Market Square, Knoxville, Tennessee. Palestinian poetry read by friends, poets and community members.

nakba-sandiegoSan Diego

Saturday, 14 May – Commemorating 68 Years of Al-Nakba. Facebook: https://www.facebook.com/events/1585392255108855/
5 pm, Balboa Park, 1549 El Prado, San Diego. Includes Palestinian dinner, talk by Dr. Jamal Nassar, music by Naima Shalhoub, testimonies of Nakba survivors. Organized by Nakba Committee (includes Jewish Voice for Peace, KARAMA, BDS San Diego, PAWA SD and CAIR)

Austin

nakba-austinSunday, 15 May – Nakba Film Screening: The Land Speaks Arabic. Facebook: https://www.facebook.com/events/523942177805713/
7 pm, Friends Meeting of Austin, 3701 E Martin Luther King Jr Blvd, Austin, TX. Organized by the Interfaith Community for Palestinian Rights

Cincinnati

Saturday, 14 May, Nakba Tour: The Exiled Palestinians. Facebook: https://www.facebook.com/events/1697292343892426/
5:00 pm, Islamic Association of Cincinnati. Speakers: Nakba survivor Mariam Fathalla, 86, and Amena Ashkar, granddaughter and great-granddaughter of Nakba survivors. Organized by Cincinnati Palestine Solidarity Coalition

Albuquerque

Saturday, 7 May – Commemorating Al-Nakba with Nadia Ben-Youssef. Facebook: https://www.facebook.com/events/488400578020681/
11 am – 1:30 pm, Albuquerque Center for Peace and Justice, 202 Harvard Drive SE, Albuquerque. With speaker Nadia Ben-Youssef of Adalah.

UK

List of activities below via Palestine Solidarity Campaign Nakba Week Schedule. Additional events below.

nakba-weekTue 3 – Dr. Christos Giannou, A Surgeon in the Siege of Shatila, Guilford

Tue 3Prof. Manuel S. Hassassian, Palestinian Ambassador to the UK, Milton Keynes

Wed 4Mahmoud Zawahra, Nottingham

Fri 6Film screening: The Lab (dir. Yotam Feldman), Wolverhampton

Fri 6Mahmoud Zawahra, Cardiff

Sat 7Prof. Karma Nabulsi, Palestine, Freedom of speech and Prevent, Luton

Sat 7Nakba presentation, Bradford upon Avon

Sat 7Tower Hamlets-Jenin Friendship Association Stall for Nakba, London E3

nakba-london1Sat 7Nakba commemorative vigil, Hereford

Sat 7Sabrina Tucci, Ecumenical Accompaniment Programme, Birmingham

Sat 7Nakba stall, Bradford

Sun 8Sponsored Walk for Palestine, Bristol 

Sun 8Olive & PSC present- Palestine: A Journey Through The Culture, London NW10

Sun 8Nakba Week stall, Peterborough

Mon 9 – Live music, poetry & film screening, Tatreez Cafe, London N16

Mon 9Tim Sanders and Mahmoud Zawahra, Tower Hamlets, London E2

Mon 9Film Screening: Nakba, Bristol

Mon 9 Eat for Palestine, Fundraiser, Norwich

Tue 10Nakba, Round Table Discussion with Prof. Karma Nabulsi, Parliament

Tue 10Film screening: Jaffa, the Orange’s Clockwork (dir. Eyal Sivan), London W4

Tue 10Screening of Miko Peled, The General’s Son, London SW9

Awad-Abdul-fattah-11th-May-1Tue 10Mahmoud Zawahra, Oxford Town Hall

Wed 11Film screening: Five Broken Cameras, Wellingborough

Wed 11Awad Abdelfattah (National Democratic Assembly / Balad), London N15

Wed 11Kate Cargin, Living Under Military Occupation, Norwich

Wed 11Dr Khader Abu-Hayyeh, Nakba survivor, Hastings

Thu 12Haya al Farra (Palestinian Mission), Darlington

Wed 11Film screening: Five Broken Cameras, Wellingborough

Wed 11Awad Abdelfattah (National Democratic Assembly / Balad), London N15

Wed 11Kate Cargin, Living Under Military Occupation, Norwich

Wed 11Dr Khader Abu-Hayyeh, Nakba survivor, Hastings

Thu 12Haya al Farra (Palestinian Mission), Darlington

Thu 12Jafar Ramini, The Catastrophe that is Palestine, Salisbury

Thu 12Film screening: Life in Occupied Palestine (by Anna Baltzer, JVP), Exeter

Fri 13Film screening: The Time That Remains (dir. Elia Suleiman), SOAS, London WC1

Fri 13 – The Israel lobby and the European Union, Report Launch, London NW1

Fri 13Film screening: When I Saw You (dir. Annemarie Jacir), Shrewsbury

Fri 13Film screening: Palestine Blues (dir. Nida Sinnokrot), Hereford

Sat 14 – Day-School Conference: Prof Nur Masala, Awad Abdelfattah & more, London WC1

Sat 14Palestinian Forum in Britain, Nakba anniversary protest, London W8

Sat 14Nakba Stall, Edinburgh

Sat 14Remember the Nakba in quiet contemplation, Lancaster

Sat 14Nakba Stall, Barnstaple

Sat 14Paveen Yaqub, Palestinian activism and its relevance to the Nakba, Leeds

Sat 14Nakba Stall, Glasgow

Sat 14 Nakba commemoration, Sheffield Town Hall

Sat 14 – Mahmoud Zawahra, Portsmouth

Sat 14Friends of Al Aqsa: Palestine Exhibition and Fun Day, Edinburgh

Sat 14The Nakba: Palestine Exodus, Video Conference with survivors, Bristol 

Sat 14Nakba stall, Kettering

Sun 15The Tragedy of Palestine, Huddersfield

Sun 15Nakba stall, Northampton

Sun 15Interpal: Nakba Tube Trail, London E17

Sun 15Nakba Day, Lest We Forget, Kingston upon Thames

Sun 15Rafeef Ziadah, We Teach Life Sir album launch, Birmingham

Sun 15Nakba Day Vigil, Manchester

Sun 15 – Nakba Day, ‘Registered Alive’, with Maxine Peake, Ahmed Masoud & more, London N1

Islington

nakba-islingtonFriday, 13 May – Evening for Palestine. Facebook: https://www.facebook.com/events/942198729227447/
7 pm, Hargrave Hall, Hargrave Road, Islington. Palestinian music, food, short film and talks by Palestinian youth. Organized by CADFA.

Manchester

Saturday, 14 May – Nakba Day Commemoration. Facebook: https://www.facebook.com/events/1140770009308235/
12 pm – 9 pm, Piccadilly Gardens, Live Feed from Gaza, talks, music, drama and poetry. 9 pm, Film screening and music.

London

Monday, 16 May – Book Launch and Seminar, “Mapping My Return, A Palestinian Memoir,” by Salman Abu Sitta. Facebook: https://www.facebook.com/events/210407026005655/
6:30 pm, Khalili Lecture Theatre, SOAS, London. Organized by Palestinian Return Centre and Palestine Solidarity Campaign.

Saturday, 21 May – Nakba Narratives 2016 Annual Dinner. Facebook: https://www.facebook.com/events/1595195460797894/
6 pm, Royal Nawaab London. Annual dinner for Interpal with speakers Majdi Aqil, Ang Swee Chai, Yvonne Ridley, Ibrahim Hewitt.

Cambridge

Monday, 16 May – Nakba Talk – One Democratic State with Awad Abdelfattah and Karl Sabbagh. Facebook: https://www.facebook.com/events/580838385418582/
7:30 pm, Friends Meeting House, Jesus Lane, Cambridge. Event chaired by Dr Ruba Salih (Reader at SOAS) and supported by One Democratic State (ODS) and Cambridge Palestine Solidarity Campaign.

 thanks to: Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network

“La pulizia etnica della Palestina”

https://i2.wp.com/www.infopal.it/wp-content/uploads/2012/10/nakba.jpg

A cura di Parallelo Palestina.

Da “La pulizia etnica della Palestina” , di Ilan Pappe, pag. 106-111.

La Consulta aveva esaminato la bozza del Piano Dalet nella seconda metà di febbraio del 1948. Secondo il diario di Ben Gurion, era domenica 29 febbraio anche se uno storico militare israeliano riporta la data del 14 febbraio81. Il Piano Dalet fu completato agli inizi di marzo. In base ai ricordi di molti generali dell’esercito di quel periodo, la storiografia israeliana in genere afferma che il marzo del 1948 fu il più difficile nella storia della guerra. Ma questa valutazione si basa solo su un aspetto del conflitto imminente: gli attacchi dell’ALA ai convogli ebraici verso i loro insediamenti isolati che agli inizi di marzo sortirono un certo effetto. Inoltre, alcuni ufficiali dell’ALA cercarono a quel tempo di resistere alle offensive ebraiche nei villaggi misti oppure facendo delle rappresaglie e terrorizzando le zone ebraiche con una serie di miniraid. Due di questi attacchi diedero al pubblico la (falsa) impressione che dopo tutto l’ALA avrebbe potuto organizzare una certa resistenza in vista di un attacco ebraico.

Infatti, nel marzo del 1948, iniziò l’ultimo tentativo militare palestinese di breve durata per proteggere la propria comunità.

Le forze ebraiche non erano ancora sufficientemente ben organizzate per poter reagire immediatamente e con successo a ogni contrattacco, e questo spiega il senso di sconforto in alcune parti della comunità ebraica. Tuttavia, la Consulta aveva sempre la situazione sotto controllo. Quando si riunirono di nuovo agli inizi di marzo, non presero nemmeno in esame il contrattacco dell’ALA né pensarono che la situazione in generale fosse particolarmente preoccupante. Invece, sotto la guida di Ben Gurion, stavano preparando un master plan finale.

Alcuni membri della Consulta proposero di continuare con la pulizia etnica come mezzo più efficace per difendere le strade che portavano agli insediamenti isolati. La più pericolosa era la strada Tel Aviv-Gerusalemme, ma Ben Gurion stava già pensando a qualcosa di più ampio. La conclusione che egli aveva tratto dal periodo tra la fine di novembre del 1947 e gli inizi di marzo del 1948 era che, malgrado tutti i tentativi giunti dall’alto, mancasse ancora un comando capace sul terreno. A suo avviso, i tre piani precedenti preparati dall’Haganà per l’occupazione della Palestina mandataria – uno del 1937, gli altri due del 1946 – dovevano essere aggiornati. Quindi ordinò una revisione dei piani, e i due più recenti assunsero il nome in codice di Piano B e Piano C.

Non sappiamo quello che disse Ben Gurion a proposito della pulizia etnica alla Consulta nel regolare incontro del mercoledì pomeriggio, il 10 marzo 1948, ma abbiamo il piano che essi misero a punto, che fu approvato dall’Alto Comando dell’Haganà e successivamente inviato come ordine militare alle truppe in Campo.

Il nome ufficiale del Piano Dalet era piano Yehoshua. Yehoshua Globerman era nato nel 1905 in Bielorussia e imprigionato negli anni Venti per attività anticomunista; fu rilasciato dopo aver trascorso tre anni in una prigione sovietica quando Massimo Gorki, amico dei suoi genitori, intervenne in suo favore.

Globerman fu comandante dell’Haganà in varie zone della Palestina e fu ucciso da sconosciuti che gli spararono in macchina nel dicembre del 1947. Era destinato a diventare uno dei comandanti in Capo dell’esercito israeliano, ma la sua morte prematura significò che il suo nome sarebbe stato associato non alle sue capacità militari ma al master plan sionista per la pulizia etnica della Palestina. Era talmente stimato dai colleghi che gli fu conferito alla memoria il grado di generale dopo la creazione dello Stato ebraico.

Pochi giorni dopo l’uccisione di Globerman, l’unità dei servizi segreti dell’Haganà preparo le bozze di un piano per i mesi seguenti. Col nome in codice di Piano D, esso conteneva sia i parametri geografici di un futuro Stato ebraico (quel 68 per cento a cui mirava Ben Gurion), ma anche il destino di un milione di palestinesi che vivevano in quella zona:

Queste operazioni potranno essere svolte in uno dei seguenti modi: o distruggendo i villaggi (incendiandoli o facendoli saltare in aria e poi mettendo delle mine nei detriti), soprattutto i centri abitati che sono difficili da controllare in modo permanente; oppure con operazioni di setacciamento e controllo con le seguenti modalità: si accerchia il villaggio e si fanno perquisizioni. Se c’è resistenza, le milizie armate dovranno essere eliminate e la popolazione espulsa al di fuori dei confini dello Stato.82 I villaggi dovevano essere completamente evacuati o perché si trovavano in luoghi strategici oppure perché poteva verificarsi una qualche forma di resistenza. Questi ordini furono dati quando fu chiaro che l’occupazione avrebbe sempre provocato una certa resistenza e che quindi nessun villaggio sarebbe stato risparmiato, o a causa della sua posizione o a causa del rifiuto all’occupazione. Questo fu il master plan per l’espulsione di tutti i villaggi nella Palestina rurale. Istruzioni simili furono date, in termini quasi identici, per le azioni che avevano come obiettivo i centri urbani palestinesi.

Gli ordini che arrivavano alle unità sul campo erano più specifici. Il paese era diviso in zone secondo il numero di brigate; per cui le quattro brigate originali dell’Haganà divennero dodici in modo da facilitare la realizzazione del piano. Ogni comandante di brigata ricevette un elenco dei villaggi o quartieri da occupare, distruggere e da cui espellere gli abitanti, con date precise.

Alcuni comandanti mostrarono un eccesso di zelo nell’eseguire gli ordini e presero di mira anche altre località. Alcuni ordini, d’altra parte, si rivelarono troppo ambiziosi e non fu possibile eseguirli nei tempi prestabiliti. Questo significò che alcuni villaggi lungo la costa che avrebbero dovuto essere occupati in maggio non furono distrutti fino a luglio. E i villaggi nella zona Wadi Ara -la vallata che collegava Hadera a Marj Ibn Amir (Emeq Izrael) e Afula (oggi Route 65) – riuscirono a sopravvivere ai ripetuti attacchi ebraici durante tutta la guerra. Ma erano l’eccezione: infatti 531 villaggi, 11 quartieri urbani e città furono distrutti e gli abitanti espulsi per ordine preciso della Consulta, emanato nel marzo del 1948. Allora erano gia stati eliminati 30 villaggi.

Pochi giorni dopo la messa a punto del Piano D, esso fu distribuito ai comandanti delle dodici brigate ora incorporate nell’Haganà.L’elenco che ogni comandante ricevette comprendeva una descrizione dettagliata dei villaggi di sua competenza e la loro sorte: occupazione, distruzione ed espulsione. I documenti israeliani rilasciati dagli archivi IDF alla fine degli anni Novanta indicano chiaramente che, contrariamente a quanto hanno affermato storici come Morris, il Piano Dalet fu inviato ai Comandanti delle brigate non come generiche linee guida da eseguire, ma come precisi ordini operativi83,

A differenza delle bozze generali inviate ai leader politici, gli elenchi dei villaggi che i comandanti militari ricevettero non davano indicazioni dettagliate riguardo l’esecuzione della distruzione o dell’espulsione. Non veniva specificato come i villaggi avrebbero potuto salvarsi, ad esempio con una resa incondizionata, che era invece contemplata nel documento generale. Appare anche un’altra differenza tra la bozza inviata ai politici e quella ricevuta dai comandanti militari: la bozza ufficiale indicava che il piano sarebbe stato attivato solo dopo la fine del Mandato; gli ufficiali in campo ricevettero l’ordine di iniziare le operazioni pochi giorni dopo la sua adozione. Questa dicotomia è tipica del rapporto che esiste in Israele tra l’esercito e i politici ancora oggi. Spesso l’esercito non dà ai politici le giuste informazioni relative alle proprie intenzioni: e quanto fecero Moshe Dayan nel 1956, Ariel Sharon nel 1982 e Shaul Mofaz nel 2000.

Ma la versione politica del Piano Dalet e le direttive militari avevano in comune l’obiettivo generale del piano. In altre parole, anche prima che gli ordini arrivassero alle truppe dispiegate, esse sapevano gia cosa avrebbero dovuto fare. Quella coraggiosa e stimata sostenitrice israeliana dei diritti civili, Shulamit Aloni, a quel tempo ufficiale dell’esercito, ricorda che ufficiali politici speciali andavano di persona a incitare le truppe demonizzando i palestinesi e invocando l’Olocausto come punto di riferimento per le operazioni future, spesso proprio il giorno successivo alla seduta di indottrinamento84.

Dopo l’approvazione della Consulta del Piano Dalet, il capo di Stato maggiore, Yigael Yadin, convocò gli ufficiali dell’intelligence dell’Haganà nella sede del servizio sanitario pubblico, Kupat Holim, in via Zamenhof a Tel Aviv (ancora oggi sede del servizio, di fronte a un noto ristorante indiano). Centinaia di ufficiali affollarono una Sala che normalmente è quella di ricevimento per i pazienti.

Yadin non li informò del Piano Dalet: gli ordini erano stati impartiti quella settimana ai Comandanti delle brigate, ma egli comunicò loro un’idea generale che non doveva lasciare dubbio alcuno sulla capacità delle loro truppe di eseguire il Piano. Gli ufficiali dell’intelligence erano anchein un certo senso politruk (“Commissari politici”), e Yadin si rese conto che doveva spiegare la discrepanza tra le dichiarazioni pubbliche della leadership sull’imminente “secondo Olocausto” e la realtà che le forze ebraiche non avrebbero incontrato resistenza nell’evacuazione pianificata di un territorio che sarebbe stato trasformato nel loro Stato ebraico. Yadin, teatrale come sempre, cercò di colpire i suoi ascoltatori: poiché a loro sarebbero stati impartiti ordini di occupare, conquistare ed espellere una popolazione, meritavano di ricevere una spiegazione sul da farsi, visto poi che si leggeva sui giornali e si sentiva dire dai politici che essi stessi erano “in pericolo di annientamento”. Yadin, alto e snello, che sarebbe diventato una figura ben conosciuta a tutti gli israeliani, informò con orgoglio il pubblico: “Oggi abbiamo tutte le armi che ci servono; sono già state imbarcate e gli inglesi se ne stanno andando via, e appena avremo queste armi la situazione sulle frontiere cambierà del tutto85.

In altre parole, mentre Yigael Yadin descrive le ultime settimane di marzo del 1948 come il periodo più duro della guerra, potremmo invece pensare che la comunità ebraica in Palestina non correva in realtà il pericolo di annientamento: stava solo affrontando alcuni ostacoli sul percorso del piano di pulizia etnica. Queste difficoltà erano la relativa mancanza di armi e l’isolamento di insediamenti ebraici all’interno dello Stato arabo. Particolarmente vulnerabili risultavano alcuni insediamenti nella Cisgiordania e quelli nelle zone nord-occidentali del Negev (Negba, Yad Mordechai, Nizanim e Gat). Questi quattro insediamenti sarebbero rimasti isolati anche dopo l’entrata dell’esercito egiziano in Palestina che li occupò per breve tempo.

Anche alcuni insediamenti nell’alta Galilea non poterono essere raggiunti o difesi facilmente poiché erano circondati da molti villaggi palestinesi che ebbero la fortuna di essere protetti da diverse centinaia di volontari dell’ALA. Lnfine, la Strada per Gerusalemme fu sottoposta a un pesante fuoco di cecchini palestine si, tanto da far si che in quel mese si diffondesse un senso di assedio nelle zone ebraiche della città.

Il mese di aprile del 1948, secondo la storiografia ufficiale israeliana, fu un momento di svolta. Secondo questa Versione, la comunità ebraica isolata e minacciata in Palestina si spostava dalla difesa all’attacco, dopo essere scampata alla sconfitta. La realtà della situazione non avrebbe potuto essere più diversa: lo squilibrio militare, politico ed economico delle due comunità era tale che non solo la maggioranza degli ebrei non correva alcun pericolo, anzi, tra gli inizi del dicembre del 1947 e la fine di marzo del 1948, il loro esercito aveva portato a termine la prima fase della pulizia etnica in Palestina, ancora prima che il master plan fosse messo in pratica. La svolta in aprile fu lo spostamento da attacchi e contrattacchi sporadici contro la popolazione civile palestinese verso la sistematica megaoperazione di pulizia etnica che sarebbe seguita.

thanks to: Infopal

Israele-Palestina, alla radice del conflitto

  Intervista a Joseph Halevi di Vincenzo Maccarrone *

 

Ormai più di un anno fa, subito dopo l’offensiva israeliana su Gaza, abbiamo realizzato un’intervista a Joseph Halevi (docente presso la University of Sydney). L’intervista è rimasta inedita fino ad oggi, ma è ancora molto attuale. Abbiamo deciso quindi di pubblicarla oggi (15 Maggio) in occasione dell’anniversario della Nakba.

*** *** ***

Vincenzo Maccarrone: il recente conflitto di Gaza è stato l’ennesimo episodio nel lungo conflitto fra Israele e il popolo palestinese. Se volessimo risalire alle radici di questa violenza, dove dovremmo scavare?

Joseph Halevi: come dinamica iniziale dovremmo partire già dall’inizio dell’insediamento colonizzatore, non tanto quando arrivarono i primi ebrei a fine ‘800 – in quel caso si trattava di attività private, auto-finanziate – ma da quando iniziò, se vogliamo dare una data, la fondazione della città di Tel Aviv nel 1909. Tel Aviv sorge sulle rovine di sei villaggi arabi. Cosa era successo? Coloro che sostenevano la colonizzazione, in questo caso già colonizzazione sionista, compravano le terre presso proprietari terrieri arabi, che erano in gran parte feudatari assenteisti (la maggior parte stava a Beirut) e poi, con il fido di proprietà, sfrattavano i contadini che lavoravano su quelle terre. E questo è un atto di violenza: usavano il titolo di proprietà come titolo di sfratto, rompendo sostanzialmente quelle leggi consuetudinarie- quasi nulla era codificato, essendo quello ottomano un sistema semi-feudale- per cui i fellahin (contadini) arabi vivevano lì. È simile al processo delle enclosures inglesi.
All’inizio non c’erano grandi reazioni a questi sfratti, al massimo avvenivano dei tafferugli. Successivamente ci furono anche scontri più gravi, nel senso che ad esempio a Hebron ci furono esecrabili uccisioni di ebrei.
È da notare che il processo venne sostenuto dall’autorità britannica- quando la Palestina diventò parte del mandato britannico.

Negli anni ’30 avvennero fatti ancora più gravi. Nel 1936 cominciò in Siria una grande rivolta anti-francese, che portò alla sua indipendenza nel 1940 e alla separazione del Libano dalla Siria (per via del fatto che in Libano c’era allora una maggioranza cristiana). Questo movimento nazionalista e anticoloniale si propagò in Palestina, dove ci furono 3 anni di rivolta forte, gli inglesi in risposta bombardarono quella che chiamiamo West Bank.
La debolezza dei palestinesi nei confronti degli inglesi permise ai sionisti, che appoggiavano gli inglesi in maniera non violenta, di conquistare posizioni di potere.

VM: Ma quindi già negli anni ’30 c’erano delle persone che si autodefinivano ‘palestinesi’?

JH: secondo Edward Said nel suo libro “The Question of Palestine” si può parlare di palestinesi addirittura all’inizio del ‘900. Io su questo ho i miei dubbi, c’è però il grande storico israeliano Yehoshua Porath, che nel suo “The emergence of the Palestinian-Arab national movement, 1918-1929” scrisse sul movimento di liberazione nazionale palestinese, e lo data dagli anni ’20 in poi. È un libro molto importante, fondamentale.

VM: questo è importante soprattutto per quello che succede dopo, poter dire che c’era già una popolazione palestinese.

JH: non so se si possa parlare di “popolazione” palestinese, certamente la popolazione aveva già capito dalla metà degli anni ’20 in poi che c’era un processo di espulsione in atto. Lo capirono subito e reagirono con jacquerie – perché il problema palestinese era che la dirigenza politica prima non era unificata, e quando c’era dipendeva da elementi feudali arabi, di stanza o a Beirut o in Egitto, o da elementi religiosi, dal muftì, che era l’espressione massima della feudalità politica della zona.
Quindi difficile dire che ci fosse nella popolazione una consapevolezza nazionale, ma certamente c’era politicamente un movimento anticoloniale.

Nel trentesimo anniversario della grande rivolta palestinese del ’36- che poi era quella siriana che si era estesa sulla Palestina, il giornale Haaretz fece un numero speciale per commemorare questo anniversario, perché definirono quella rivolta come l’elemento fondatore dello stato di Israele. Per Haaretz, la possibilità di fondare uno stato di Israele emerse quella volta, con lo scontro fra Inglesi e Palestinesi, la sconfitta, il vuoto politico e l’indebolimento dei palestinesi.

Il risultato strategico del fallimento della rivolta palestinese nel ’36 fu duplice. Primo: la componente ebraica, che allora era una sorta di stato nello stato, si impossessò del porto di Haifa.
In quel porto- costruito mi sembra agli inizi degli anni ’30 per ricevere dagli inglesi il petrolio dalla Siria e dall’Iraq – ci fu uno sciopero generale che durò per mesi.
Gli operai erano quasi tutti palestinesi o comunque arabi. Gli inglesi non sapevano come gestire questa situazione, perché bloccava questo snodo fondamentale. La dirigenza sionista della parte ebraica propose una soluzione: voi licenziate, noi organizziamo l’emigrazione da Salonicco- città con una grossa percentuale di classe operaia ebraica (mentre ce n’era poca in Palestina, dove era difficile trovare operai ebrei che non fossero nel tessile, polacchi di origine). Organizzarono così l’emigrazione di portuali ebrei, per rimpiazzare i lavoratori arabi che quindi gli inglesi poterono licenziare, e il porto passò sotto il controllo delle autorità ebraiche.
Secondo: gli inglesi dopo la rivolta capirono che il problema si sarebbe allargato: costituirono la “Commissione Peel” che si riunì nel ’37, proponendo un piano di spartizione del territorio palestinese per la costituzione due stati.

Quindi per me la violenza comincia ben prima della Nakba, che peraltro comincia nel 1947 e non ’48. Comincia nel ’47 dopo la risoluzione ONU che prevede la costituzione dei due stati: sin da subito comincia una battaglia per il controllo delle strade, ed in queste fase iniziano le espulsioni dei palestinesi, già nel Novembre-Dicembre del ’47.

VM: queste espulsioni sono state riconosciute anche da storici israeliani?

JH: ci sono degli storici, i cosiddetti “nuovi storici”, che rompono con la versione ufficiale, che è ambigua, in quanto presenta l’espulsione in parte come esodo volontario dei palestinesi basato sull’ipotesi che gli eserciti arabi avrebbero vinto e che quindi comunque essi sarebbero potuti rientrare successivamente sulle loro terre. A questa versione ora non crede più nessuno, ma fino all’inizio degli anni ’70 in tanti raccontavano questa versione, ricordo che anche mio padre me la diceva. Per sostanziare questa tesi si raccontava anche che le radio arabe incitassero gli abitanti arabi a lasciare le loro case, in cui sarebbero tornati vincitori. Quest’ultimo aspetto è falso, uno storico americano, Howard Zachar, che peraltro ha scritto un libro di testo pro-israeliano ( “A History of Israel), ma come personaggio è onesto, non ha trovato alcuna prova di appelli a lasciare la Palestina.
C’è anche un’altra tesi, cioè che le espulsioni fossero fatti di battaglia: nella guerra – causata dall’invasione delle armate arabe -la gente aveva lasciato i posti dove vi erano conflitti. Ma anche questo è inesatto, perché molte di queste cose sono successe dove non c’era fronte, dove non c’erano eserciti arabi. Gran parte degli eserciti arabi avanzano solo dove non trovavano resistenza, pochissimi sono entrati nel territorio assegnato ad Israele dall’Onu, entravano nei territori palestinesi. La Siria fu l’unica a riuscire ad occupare una parte del territorio assegnato ad Israele, nel Nord.

Nessuno oggi nega la Nakba, al massimo quelli che non vogliono prendesi la responsabilità storica ti dicono che è il risultato del conflitto, della guerra.
VM: quanto è importante la componente “religiosa” di Israele nel determinarne le scelte politiche?

JH: È una domanda interessante, ma complicata. Ci sono vari livelli.
Il movimento sionista storicamente è un movimento prevalentemente non religioso, addirittura prevalentemente ateo, anche nella componente nazionalista.
I sionisti avevano una componente socialista e una laica di destra, nazionalista.
C’è però un libro di Zeev Sternhell – “Nationalism, Socialism, and the Making of the Jewish State”- tradotto anche in italiano[1]. È uno storico che si è specializzato sulla destra europea. Ha scritto un bel libro su quello che lui chiama il “socialismo nazionale” israeliano.
Lui mostra molto bene che è vero che i sionisti erano a-religiosi, però per poter dare una visione compiuta di ciò che è il popolo ebraico – perché nessuno sapeva esattamente cos’era il popolo ebraico – e alla sua unità nazionale, essi hanno dovuto ricorrere a elementi religiosi, come elementi di identificazione. La religione quindi nel senso della tradizione, della storia.

VM: mi viene in mente Gramsci con la sua teorizzazione dell’egemonia e del senso comune (in cui include anche la religione). Chi controlla il senso comune diviene egemonico

JH: esatto, hanno fatto questa operazione.
Sternhell mostra molto bene questo fatto: quando si è formato lo stato di Israele, i sionisti introdussero elementi fondamentalisti: i matrimoni misti erano difficili, i matrimoni civili erano difficili, addirittura molta gente andava – penso vada ancora- a Cipro per sposarsi. Difficoltà gigantesche soprattutto nel campo matrimoniale, un aspetto molto importante.
Benché Ben Gurion, del partito social democratico israeliano, ottenesse maggioranze bulgare, ha sempre incluso nelle maggioranze di governo il partito religioso, come elemento di garanzia: un partito religioso che riconoscesse la validità dello stato di Israele. Bisogna infatti tenere conto del fatto che i religiosi ultraortodossi non erano favorevoli allo stato di Israele.

VM: Perché?

JH: perché il concetto di Israele è un concetto puramente metafisico, spirituale. Quindi i religiosi veri non lo guardavano con interesse. C’era però un partito sionista religioso, si chiamava Partito Religioso Nazionale, che appunto Ben Gurion incluse sempre nelle sue coalizioni, e a cui fece delle concessioni. Il partito gestiva tutta la struttura delle religioni esistenti in Israele, quindi i rapporti con i musulmani e i cristiani. Era un partito molto clientelare, tant’è che riceveva molti voti anche da arabi. Questa è la fase “laica” di Israele, dove però c’erano elementi come quelli che ho richiamato sopra.
Quando andò la Destra al potere, dopo la guerra del ’67, si svilupparono nazionalismo e misticismo. Misticismo perché nella zona della Cisgiordania c’è Gerusalemme orientale, dove ci sarebbero le fondamenta del Tempio, che però nessuno ha trovato. C’è il Muro del Pianto, ecc. Quindi c’è questo misticismo nazionale e nazionalistico. Ci sono anche le tombe delle madri di Israele.
Incominciò allora l’integrazione di una religiosità fanatica dentro l’idea di espansione coloniale. Cominciò ancora con i laburisti, con Golda Meir, ma soltanto fino ad un certo punto. Con la Destra (Begin, ecc) questa integrazione divenne più ampia.
La destra israeliana non viene da una destra liberale, ma da una destra fascista. Il loro modello di riferimento era il partito fascista italiano. Questa destra, a sua volta non religiosa, diede comunque avvio a queste cose, integrando l’elemento religioso nel loro nazionalismo. Diedero spazio a elementi religiosi nell’esercito. L’esercito israeliano era essenzialmente intellettuale e tecnocratico, ma da quando la destra domina la scena politica è diventato un ricettacolo di elementi fondamentalisti e religiosi. Allo stesso tempo esentano i religiosi che fanno parte delle scuole religiose dal servizio militare e dalla tasse.

VM: questo crea problemi ad Israele perché gli appartenenti alle componenti religiose ultraconservatrici (i c.d. Haredim) a livello demografico crescono molto, e questo potrebbe essere un problema dato che “sbilancia” la società con una quota sempre crescente di persone che non lavorano e non fanno il servizio militare.

JH: sì questo è un problema serio. In realtà, se non ci fosse l’elemento di conflitto coi Palestinesi, che diventa un elemento ideologicamente esistenziale, Israele sarebbe dilaniata completamente. Basti pensare che oggi c’è un solo partito nazionale, cioè che si riferisca a tutta la popolazione israeliana, ossia il Fronte Democratico della Pace, del Partito Comunista. Gli altri sono tutti settari, nel senso etimologico del termine: se sono laburisti, o come il Likud, il loro riferimento è la popolazione ebraica, non perché sia maggioritaria ma perché loro sono per il rafforzamento dello stato ebraico; poi c’è il partito che riceve prevalentemente voti dai russi, o dalla componente religiosa.
Questo accade anche nella componente arabo-palestinese, e questo è un elemento che sta indebolendo il fronte del partito comunista, che aveva percentuali altissime fra la componente arabo-palestinese. Nella stessa popolazione arabo-palestinese di Israele si stanno sviluppando infatti forze locali, non nazionali.

VM: la grande dicotomia per la soluzione al conflitto israelo-palestinese è sempre quella: due popoli in due stati o due popoli in uno stato. Secondo te, se si volesse provare a risolvere la questione, qual è la soluzione più praticabile?

JH: io direi che ci sono due questioni. La prima è che la soluzione dei due stati mi sembra difficile, perché Israele ha già integrato tutto.
In realtà in Israele ci sono 3 livelli: il livello ebraico, una popolazione con pieni diritti, un livello intermedio, quello dei palestinesi con cittadinanza israeliana, che a livello teorico hanno pieni diritti ma sono in qualche modo discriminati. E il terzo livello in cui ci sono i palestinesi, che non fanno parte dello stato di Israele ma sono stati occupati di Israele, che non hanno alcun diritto. Israele ha integrato tutto questo, questa è la base materiale, bisogna capirla. Se uno prende il West Bank, la Cisgiordania è divisa in una miriade di spicchi per via degli insediamenti.

VM: i “Bantustan” di cui parlava Edward Said

JH: sì, ci sono strade dove i Palestinesi non possono andare, le strade che collegano gli insediamenti, in cui tra l’altro i palestinesi israeliani non possono andare a vivere perché sono gestiti dall’agenzia ebraica che per statuto opera solo per gli ebrei.
Quindi, da questa situazione uno stato non può emergere, non c’è la base materiale.

Questa è la situazione reale. Però, se uno comincia a dire “facciamo uno stato solo”, significa non abolire l’occupazione. Non si può parlare di fare uno solo stato democratico per tutti se prima non cessa l’occupazione e l’esercito non si ritira da tutta la West Bank, compresa la Valle del Giordano da cui non vogliono ritirarsi, e devono smantellare gran parte degli insediamenti.
Nel momento in cui questo accade significa che è l’autorità palestinese a doversi prendere la responsabilità di quella zona, quindi devi per forza passare nella dialettica dei due stati.
Questa è la contraddizione fondamentale del processo.
Comunque Israele non ha nessuna intenzione di risolvere la faccenda, perché per Israele questo non è un grosso problema. È un problema a livello internazionale ma non per Israele. Sono pronti a perpetrare questa situazione, lo dimostra il fatto che recentemente vi siano stati altri insediamenti.
Ha ragione Noam Chomsky a dire che il cambiamento può avvenire solo se lo decidono gli Stati Uniti.
Se gli Usa mettono fine al finanziamento degli armamenti che permettono ad Israele di mantenere un esercito enorme, allora Israele dovrebbe cambiare rotta.

[1] Nascita di Israele. Miti, storia, contraddizioni, Milano, Baldini&Castoldi, 1999.

* Noi Restiamo, Torino


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I Rabbi di Neturei Karta nel 67° anniversario della Nakba

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Foto-notizia: Rabbi Yisroel Dovid Weiss (con la chiave) e i suoi colleghi di Neturei Karta Canada alla manifestazione per il Giorno della Nakba a Ottawa, il 15 maggio 2015.

11096537_880346402037629_3233101233007599552_nI Rabbi e il sostegno al diritto al Ritorno dei Palestinesi in Palestina.

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