L’odio ebraico continua a seminare morte

Nel villaggio di Nabi Saleh, assurto alcuni mesi fa agli onori della cronaca per l’arresto della giovane Ahed Tamimi, della mamma, colpevole di andare a chiedere sue notizie, della cugina, colpevole a sua volta di aver gridato contro i soldati occupanti e del cugino, colpito e devastato da un proiettile in pieno volto e poi arrestato, i soldati hanno fatto una nuova vittima in modo al tempo stesso assurdo e crudele.

Izz Abdelafez Tamimi, un ragazzino di 15 anni della stessa grande e sfortunata famiglia,  è stato colpito alla gola da un soldato israeliano.

E’ una morte di “routine”, non farebbe neanche notizia se il caso non ci avesse portato ad assistere all’incredibile dinamica che ha reso ancora una volta evidente la crudeltà dei soldati dell’esercito che, a nessun titolo, viene definito il più morale del mondo.

Incredibile non in sé, purtroppo la morte da queste parti è sempre in agguato, ma soltanto perché si tratta dell’azione di soldati di uno Stato che ambisce ad essere definito democratico. E’ vero che anche nei “democratici” States, di queste esecuzioni, generalmente contro uomini di origine africana ce ne sono a volontà e a nessuno viene in mente di privare gli USA della qualifica di nazione democratica, ma questo non impedisce, a chi al termine attribuisce un significato autentico, di notarne l’orrore e le contraddizioni.

Una cosa unisce gli USA ad Israele, anche mettendo da parte la protezione (ormai fattasi pubblicamente vera e propria connivenza) dei primi sul secondo. Ciò che li unisce è un sottile e sempre riaffiorante razzismo. Per gli Usa lo è verso i neri, come attestano i numerosi casi che riescono ad emergere grazie a chi questo razzismo lo detesta e lo denuncia filmandolo, per Israele lo è nei confronti dei palestinesi come mostrano i casi quotidiani, sia quando si tratta di immotivati assassinii, sia quando si tratta di arresti, sia quando si tratta di mortificazioni quotidiane come quelle cui abbiamo il “privilegio” di assistere stando qui, ad esempio tra la gente che prende i bus pubblici e che, se palestinese, è costretta a scendere a comando dei soldati per essere controllata fuori del bus, allineata come gregge alla mercé dei controllori e dei loro capricci.

Stamattina i soldati dell’IDF hanno dato ulteriore prova di questo loro sentire, non solo sparando al collo di un ragazzo colpevole di aver lanciato dei sassi contro le camionette che andavano a devastare il suo villaggio cercando la preda quotidiana, ma impedendo ai suoi familiari di soccorrerlo e portarlo in ospedale.

Video girati clandestinamente col cellulare, certo non di buona qualità, ma inattaccabili come testimonianza, mostrano la crudeltà inutile dei soldati in risposta al dolore e alla rabbia degli abitanti che gridano mustashfà, cioè ospedale, e che provano a ripetere in inglese, come fosse un problema di lingua, la richiesta di portare subito il ragazzo in ospedale. No, semmai verrà arrestato, perché non è la prima volta che i soldati israeliani arrestano ragazzi moribondi, ma tanto una ferita al collo è un colpo destinato ad uccidere e ci sarebbe stato poco da fare.

Quello che colpisce noi, osservatori casuali dell’omicidio, ma conoscitori da tanti anni della realtà palestinese, è la totale mancanza di pietas. Quel sovrappiù che si aggiunge alla già illegale e crudele occupazione e allo stesso omicidio, commesso come fosse la pratica burocratica di un annoiato impiegato del catasto.

Questa disumanizzazione dell’altro, tipica dei regimi di apartheid, occulta o manifesta che sia, non solo è un’officina di odio, ma ha un effetto specchio: disumanizzando la vittima, disumanizza il carnefice. Questo è ciò che si percepisce sempre di più vivendo nei Territori palestinesi occupati e quindi, per necessità, a continuo contatto con Israele.

L’omicidio del giovane Izz Abdel Tamimi, che forse verrà ignorato dai media mainstream, o forse verrà infilato nella categoria “scontri” sempre adatta a giustificare i killer, è un’ulteriore conferma di questa perdita costante di decenza  umana dalla quale Israele sembra ormai affetto senza possibilità di cura. Gli stessi, pochi israeliani, che manifestano contro questi avvenimenti vengono dileggiati o ignorati, e questo è un altro sintomo del male.

Per oggi da Ramallah è tutto, ma la giornata è ancora lunga e il nuovo martire non aiuta certo a sperare che la pace sia dietro l’angolo.

Sorgente: Da Ramallah. Ancora sangue e odio sparati su un ragazzino – Pressenza

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Ahed Tamimi, la “vera wonderwoman”

MEMO. L’artista irlandese, l’uomo che ha ideato la celebre immagine rossa e nera di Che Guevara, ha spostato la propria attenzione verso un nuovo eroe, la teenager palestinese Ahed Tamimi.

Fitzpatrick ha creato una immagine di Tamimi mentre tiene in mano una bandiera palestinese sopra al simbolo della DC Comics di Wonder Woman. Lo slogan dice “Esiste una reale Wonder Woman”. Questa immagine si può trovare anche sul suo sito web.

Ahed, 17 anni, è divenuta un simbolo internazionale della resistenza palestinese a seguito del suo arresto avvenuto a dicembre dell’anno scorso, che è giunto alcuni giorni dopo un confronto avuto con i soldati israeliani.

“Ahed Tamimi, per me, significa nobiltà di fronte all’oppressione. Questa ragazza è giovane, è ancora una bambina”, ha dichiarato Fitzpatrick al sito web di notizie Newsweek.

“Se fosse accaduto a me quando io avevo 15 anni, penso che sarei rimasto pietrificato. Da qualsiasi parte le arrivi il coraggio, vi è una risonanza che riecheggia in tutto il resto del mondo. Io sono una parte di questa eco”. Ha inoltre aggiunto: “Mi dispiacerebbe che la uccidessero. E questo è il motivo per cui faccio quel che faccio”.

Durante l’episodio, avvenuto nella sua abitazione presso il villaggio di Nabi Saleh vicino a Ramallah, Ahed è stata filmata da sua madre, Nariman, mentre urla e spinge due soldati. La si vede mentre calcia verso un militare e gli dà uno schiaffo, minacciando di colpire anche l’altro. Il video è divenuto molto popolare e soltanto quattro giorni dopo, la notte del 19 dicembre, Ahed e sua madre sono state arrestate dopo che i militari hanno preso d’assalto la loro casa. Ahed ha dichiarato che l’incidente era avvenuto dopo aver visto il video di suo cugino quindicenne a cui era stato sparato un proiettile di gomma alla testa.

E’ accusata di 12 reati, compresa l’aggressione, “incitamento” e lancio di pietre. Se verrà condannata, dovrà affrontare una lunga pena detentiva. Il giudice Menachem Liberman ha dato ordine che il processo, tenuto presso un tribunale militare, avvenga a porte chiuse.

Il giudice ha fatto allontanare dal tribunale diplomatici, giornalisti e supporter di Ahed. Liberman ha detto che ciò serve per proteggere la privacy di Ahed dato che si tratta di un minorenne. L’avvocato della teenager, Gaby Lasky, ha dichiarato che la sua cliente era disponibile a rinunciare a questo diritto.

“Questo tribunale di occupazione teme le attenzioni che riceverebbe su di sé a causa di questo processo”, ha riferito Lasky. “Dopo aver messo Ahed in detenzione a tempo indeterminato in violazione dei suoi diritti di minorenne, il tribunale ora utilizza questo falso pretesto di proteggere i suoi diritti per riparare se stesso dalle critiche che si sollevano numerose attorno a questo caso”.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

Sorgente: Ahed Tamimi, la “vera wonderwoman” | Infopal

“Morte a Ahed Tamimi”: coloni israeliani vandalizzano Nabi Saleh – ‘Death to Ahed Tamimi’: Israeli settlers vandalize Nabi Saleh

“Morte a Ahed Tamimi”: coloni israeliani vandalizzano Nabi Saleh

Da quando il villaggio ha iniziato le sue proteste settimanali contro l’occupazione israeliana nel 2009, gli attacchi dei coloni residenti ad Halamish sono aumentati, con centinaia di ulivi di Nabi Saleh bruciati e distrutti dai coloni.


di Jaclynn Ashly, 4 febbraio 2018

FOTO – Graffito che dice “Morte a Ahed Tamimi” lasciato da coloni israeliani nel villaggio di Nabi Saleh (Foto: Jaclynn Ashly)

Betlemme, Cisgiordania occupata – Giovedì notte, quando i residenti di Nabi Saleh nella Cisgiordania occupata erano profondamente addormentati nelle loro case, coloni israeliani si sono aggirati furtivamente per le strade del villaggio sporcando muri con graffiti di minacce contro l’attivista adolescente incarcerata Ahed Tamimi e la sua famiglia.
Alcuni dei graffiti recitano: “Morte a Ahed Tamimi”, “Non c’è posto in questo mondo per Ahed Tamimi” e un altro chiede che la famiglia Tamimi sia “cacciata dal Paese”.

Graffito a Nabi Saleh in cui si legge “Non c’è posto per Ahed Tamimi in questo mondo”.

Bassem Tamimi, il padre di Ahed, ha detto a Mondoweiss che nessuno degli abitanti del villaggio ha visto i coloni entrare nel villaggio, ma che l’incidente è avvenuto ad un certo punto dopo l’una di notte. “I coloni hanno scritto che Ahed dovrebbe essere uccisa per spaventare gli abitanti di Nabi Saleh” ha detto.
Micky Rosenfeld, portavoce della polizia israeliana, ha detto a Mondoweiss che “le unità di polizia sono state chiamate a Nabi Saleh dopo che erano state riportate notizie di graffiti nel villaggio”. Ha aggiunto che la polizia ha aperto un’indagine sull’incidente.
Bassem ha detto a Mondoweiss che un gruppo di coloni ha dichiarato anche sui social media che avrebbero aspettato fuori dal carcere israeliano HaSharon il giorno in cui Ahed verrà rilasciata e che poi uccideranno l’adolescente.
“Ho paura per mia figlia”, ha detto Bassem. “Non solo è palestinese, ma il suo viso è diventato così riconoscibile che tutti sanno esattamente chi è e come è.”

‘Escalation ad un altro livello’

L’insediamento illegale israeliano Halamish si trova su una collina adiacente a Nabi Saleh. Dozzine di ettari delle terre del villaggio sono stati confiscati per permettere a Israele di costruire l’insediamento.
Dalla casa di Bassem, si può vedere una grande piscina sul tetto di una di queste unità abitative in stile americano che punteggiano la terra.
Questo è il luogo in cui Ahed ha dato il famoso schiaffo che ha trasformato l’adolescente in un’icona internazionale per quello che subiscono i bambini palestinesi sotto l’occupazione militare israeliana da oltre mezzo secolo.
Poco prima che Ahed affrontasse i soldati israeliani fuori di casa sua, il cugino di 15 anni era stato gravemente ferito, colpito a bruciapelo in faccia con un proiettile di gomma.

FOTO – Una vista dell’insediamento di Halamish da fuori casa di Bassem Tamimi.

Un video dell’incidente – dove si vede Ahed che schiaffeggia e colpisce due soldati israeliani – è diventato virale e gli israeliani hanno scatenato una tempesta sui social media chiedendo l’arresto di Ahed.
Ahed e sua madre Nariman sono state successivamente arrestate per l’incidente e ora affrontano numerose accuse, tra cui presunti attacchi e incitamenti. Sono detenute da quasi due mesi nella prigione israeliana di HaSharon.
Dall’incidente dello schiaffo almeno altri nove residenti del villaggio sono stati arrestati, soprattutto durante raid notturni dell’esercito israeliano. Il 3 gennaio Musab Tamimi, 17 anni, un lontano parente di Ahed, è stato ucciso dalle forze israeliane nel villaggio gemello di Nabi Saleh, Deir Nitham.
“Siamo abituati ad avere a che fare con l’esercito israeliano che attacca le nostre case e fa irruzione nel villaggio”, ha detto a Mondoweiss Manal Tamimi, parente di Ahed. “Ma c’è ora un’escalation ad un altro livello, a cui anche i coloni partecipano.”
Ha aggiunto che questo incidente ha creato una situazione “ancor più pericolosa” per il villaggio.

‘Dobbiamo stare più attenti’

Da quando il villaggio ha iniziato le sue proteste settimanali contro l’occupazione israeliana nel 2009, gli attacchi dei coloni residenti ad Halamish sono aumentati, con centinaia di ulivi di Nabi Saleh bruciati e distrutti dai coloni.
Dice Bassem che dopo un incidente in cui i coloni israeliani hanno tentato di dare fuoco alla moschea del villaggio, i residenti avevano messo a punto una strategia per impedire ai coloni di avvicinarsi al villaggio.
Avevano creato ronde di sorveglianza del villaggio, grazie alle quali residenti avrebbero percorso la periferia del villaggio e avvertito gli altri residenti dell’eventuale presenza di coloni o soldati.
Tuttavia, al momento, di solito i residenti del villaggio si informano a vicenda usando i social media o si chiamano quando avvistano coloni vicino al villaggio, suggerendo di lanciare sassi e far rotolare pneumatici in fiamme nella loro direzione nel tentativo di impedire che si avvicinino.
Il villaggio, che ospita circa 600 residenti, è abbastanza piccolo, tanto che in altre occasioni ai residenti è bastato andare sui tetti e gridare “coloni! coloni!”
Ma l’incursione dei coloni di giovedì sera ha lasciato il paese a disagio. “Nessuno sa come o quando sono entrati nel villaggio”, ha detto Manal.
“Dovremo stare molto più attenti”, ha osservato, aggiungendo che i residenti stanno prendendo in considerazione la possibilità di riprendere con le ronde di sorveglianza del villaggio dopo questo incidente.

‘Prendere la legge nelle loro mani’

Secondo il gruppo israeliano per i diritti Yesh Din, in Cisgiordania un palestinese che presenta un reclamo alla polizia contro un israeliano ha solo l’1,9% di possibilità di ottenere “un’indagine efficace e che un sospettato sia identificato, processato e condannato”.
Il gruppo ha notato che gli attacchi dei coloni coinvolgono “molti cittadini israeliani e includono atti di violenza, danni alla proprietà, acquisizione di terre palestinesi e altri reati”.
Questi attacchi fanno “parte di una strategia calcolata per espropriare i palestinesi della loro terra”, ha aggiunto il gruppo. Secondo l’Onu, nel 2017 sono stati segnalati almeno 150 attacchi di coloni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est.
Dall’arresto di Ahed, i leader israeliani di destra hanno definito l’adolescente una “terrorista” e hanno chiesto misure estreme contro la minore.
Naftali Bennett, ministro israeliano dell’Istruzione dell’estrema destra, ha affermato che Ahed e le altre donne che sono apparse nel video dovrebbero “finire le loro vite in prigione”.
Oren Hazan, un parlamentare israeliano del partito Likud, ha detto alla BBC questa settimana: “Se fossi stato lì, sarebbe finita in ospedale. Di sicuro. Nessuno avrebbe potuto fermarmi. L’avrei presa a calci e calci in faccia, mi creda.”
Secondo Manal, questi richiami alla violenza e alla dura detenzione della famiglia Tamimi hanno incoraggiato i coloni. “Vogliono prendere la legge nelle loro mani e punire la famiglia Tamimi”, ha detto.
Tuttavia, Manal ha fatto in modo di esprimere la forza apparentemente incrollabile per cui gli abitanti di Nabi Saleh sono famosi. “Non abbiamo paura dei coloni o dell’esercito”, ha detto. “Ma faremo in modo che quello che è successo giovedì sera non accada più.”

traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org
fonte: http://mondoweiss.net/2018/02/israeli-settlers-vandalize/


‘Death to Ahed Tamimi’: Israeli settlers vandalize Nabi Saleh

Bethlehem, occupied West Bank — On Thursday night, when residents of Nabi Saleh in the occupied West Bank were sound asleep in their homes, Israeli settlers crept through the village’s streets, vandalizing walls with graffiti threatening jailed teen activist Ahed Tamimi and her family.

Some of the graffiti reads: “Death to Ahed Tamimi,” “There’s no place in this world for Ahed Tamimi,” and another demanding that the Tamimi family be “kicked out of the country.”

Bassem Tamimi, Ahed’s father, told Mondoweiss that none of the village’s residents had seen the settlers enter the village, but that the incident occurred at some point after 1 a.m. “The settlers wrote that Ahed should be killed in order to scare the residents in Nabi Saleh,” he said.

Micky Rosenfeld, spokesperson for the Israeli police, told Mondoweiss that “police units were called into Nabi Saleh after reports of graffiti being sprayed in the village.” He added that the police had opened an investigation into the incident.

Bassem told Mondoweiss that a group of settlers also stated on social media that they would wait outside Israel’s HaSharon prison on the day Ahed gets released and then kill the teen.

“It makes me scared for my daughter,” Bassem said. “Not only is she Palestinian, but her face has become so recognizable that everyone knows exactly who she is and what she looks like.”

‘Escalating to another level ’

Israel’s illegal Halamish settlement sits on a hilltop adjacent to Nabi Saleh. Dozens of hectares of the village’s lands were confiscated in order for Israel to build the settlement.

From Bassem’s home, a large swimming pool can be seen on the roof of one of these American-esque housing units that dot the land.

This is the location where Ahed threw her now infamous slap, which transformed the teen into an international icon for the experiences of Palestinian children under Israel’s more than half-century military occupation.

Shortly before Ahed confronted the Israeli officials outside her home, her 15-year-old cousin had been severely wounded after being shot point-blank in the face with a rubber bullet.

A video of the incident — where Ahed is seen slapping and hitting two Israeli officials — went viral, and Israelis created a social media storm demanding the arrest of Ahed.

Ahed and her mother Nariman were subsequently arrested for the incident and now face numerous charges, including alleged assault and incitement. They have been held for nearly two months in Israel’s HaSharon prison.

Since the slap incident, at least nine other residents have been arrested from the village, mostly during overnight Israeli army raids. On January 3, Musab Tamimi, 17, a distant relative of Ahed, was killed by Israeli forces in Nabi Saleh’s sister village of Deir Nitham.

“We are used to dealing with the Israeli army attacking our homes and raiding the village,” Manal Tamimi, a relative of Ahed, told Mondoweiss. “But it’s escalating to another level, where even the settlers are participating now.”

She added that this incident has created an “even more dangerous” situation for the village.

‘We have to be more careful’

When the village began their weekly protests against Israel’s occupation in 2009, attacks from settlers residing in Halamish escalated, with hundreds of Nabi Saleh’s olive trees being burned and destroyed by settlers.

According to Bassem, after an incident where Israeli settlers attempted to light the village’s mosque on fire, residents developed a strategy to prevent settlers from approaching the village.

They created village watch patrols, in which residents would wander the outskirts of the village and warn other residents if settlers or soldiers were seen.

However, nowadays, village residents typically notify each other on social media or call one another when settlers are spotted near the village, prompting village residents to throw rocks and roll burning tires towards them in an effort to prevent them from approaching.

The village, home to some 600 residents, is small enough that other times residents need only to stand on their roofs and scream “settlers! Settlers!”

But the settler incursion Thursday night left the village feeling uneasy. “No one knows how or when they entered the village,” Manal said.

“We will have to be much more careful,” she noted, adding that residents are considering bringing back the village watch patrols following the incident.

‘Taking the law into their own hands’

According to Israeli rights group Yesh Din, a Palestinian in the West Bank who files a police complaint against an Israeli only has a 1.9 percent chance of it being “effectively investigated, and a suspect identified, prosecuted and convicted.”

The group has noted that settler attacks involve “many Israeli citizens and includes acts of violence, damage to property, takeover of Palestinian land, and other offenses.”

These attacks are “part of a calculated strategy for dispossessing Palestinians of their land,” the group added. According to the UN, at least 150 settler attacks were reported in 2017 in the West Bank, including East Jerusalem.

Since Ahed’s arrest, right-wing Israeli leaders have called the teenager a “terrorist” and have advocated extreme measures against the minor.

Naftali Bennett, Israel’s ultra-right education minister, said that Ahed and the other women who appeared in the video should “finish their lives in prison.”

Oren Hazan, an Israeli lawmaker from the Likud party, told the BBC this week: “If I was there, she would finish in the hospital. For sure. Nobody could stop me. I would kick, kick her face, believe me.”

According to Manal, these calls for violence and harsh imprisonment of the Tamimi family have emboldened the settlers. “They want to take the law into their own hands and punish the Tamimi family,” she said.

However, Manal made sure to express the seemingly unwavering strength that Nabi Saleh’s residents are famous for. “We are not afraid of the settlers or the army,” she said. “But we will make sure that what happened Thursday night will never happen again.”

thanks to: InvictaPalestina

Mondoweiss

Iscrizione al viaggio in Palestina e Israele: dal 1-8 aprile 2015

Conoscere nella solidarietà: Vieni anche tu in Palestina e Israele dal  1 al 8 aprile 2015

Accompagnati da Luisa Morgantini – già Vice Presidente Parlamento Europeo

Bilin

 È dal 1988 che l’Associazione per la Pace organizza viaggi di conoscenza e solidarietà in Palestina e Israele, un “andare e tornare” per ­­contribuire a tenere aperta la strada per la libertà e l’indipendenza del popolo palestinese, per una pacifica coesistenza tra i due popoli.

Anche questa volta il viaggio vuole dare voce all’altro volto della regione, alla forza e all’instancabilità di uomini e donne palestinesi, israeliani e internazionali, che resistono quotidianamente all’occupazione, rispondendo alla forza militare con la nonviolenza e battendosi per la fine dell’occupazione ed una pace equa e giusta.

Durante il nostro soggiorno, viaggeremo attraverso i Territori Palestinesi Occupati e Israele, per villaggi, città, campi profughi. Gerusalemme, Nazareth, Jaffa, Tel Aviv, Haifa, Ramallah, Hebron, Jenin,  ­Betlemme, Nablus, Gerico e la Valle del Giordano, i villaggi di Bili’in, Nabi Saleh, At Tuwani, al Mufaqqarah,i campi profughi di Balata e Aida: luoghi pieni di fascino e storia, ma anche pervasi dal dolore e dall’ingiustizia della illegalità dell’occupazione militare israeliana.

Incontreremo i comitati popolari, le famiglie dei prigionieri, parlamentari, rappresentanti politici e degli enti locali, associazioni per la difesa dei diritti umani, donne dei centri antiviolenza, pastori, beduini

Al ritorno racconteremo ciò di cui saremo stati testimoni ed agiremo per riaffermare il diritto dei palestinesi e di tutte e tutti alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione.

Il costo complessivo del nostro viaggio sarà di 1.200 euro (milleduecento), incluso biglietti aerei,camera d’albergo (doppia, supplemento per singola),colazione e cena,­­oltre a­­ guide e trasporti sul posto. Le partenze e i ritorni sono da Roma Fiumicino con voli Alitalia con possibilità di connessione da altri aeroporti nazionali (supplemento 50 €).

Per informazioni e prenotazioni:

Facebook

viaggiassopacepalestina@gmail.com

Luisa Morgantini  348.3921465

Rossella Palaggi  333.7630116

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Viaggio in Palestina e Israele con Luisa Morgantini – Aprile 2014

Conoscere nella solidarietà: Vieni anche tu in Palestina e Israele dal  18 al 25 aprile 2014

Accompagnati da Luisa Morgantini – già Vice Presidente Parlamento Europeo

Bilin

È dal 1988 che l’Associazione per la Pace organizza viaggi di conoscenza e solidarietà in Palestina e Israele, un “andare e tornare” per ­­contribuire a tenere aperta la strada per la libertà e l’indipendenza del popolo palestinese, per una pacifica coesistenza tra i due popoli.

Anche questa volta il viaggio vuole dare voce all’altro volto della regione, alla forza e all’instancabilità di uomini e donne palestinesi, israeliani e internazionali, che resistono quotidianamente all’occupazione, rispondendo alla forza militare con la nonviolenza e battendosi per la fine dell’occupazione ed una pace equa e giusta.

 Durante il nostro soggiorno, viaggeremo attraverso i Territori Palestinesi Occupati e Israele, per villaggi, città, campi profughi. Gerusalemme, Nazareth, Jaffa, Tel Aviv, Haifa, Ramallah, Hebron, Jenin,  ­Betlemme, Nablus, Gerico e la Valle del Giordano, i villaggi di Bili’in, Nabi Saleh, At Tuwani, al Mufaqqarah,i campi profughi di Balata e Aida: luoghi pieni di fascino e storia, ma anche pervasi dal dolore e dall’ingiustizia della illegalità dell’occupazione militare israeliana.

 Incontreremo i comitati popolari, le famiglie dei prigionieri, parlamentari, rappresentanti politici e degli enti locali, associazioni per la difesa dei diritti umani, donne dei centri antiviolenza, pastori, beduini

 Al ritorno racconteremo ciò di cui saremo stati testimoni ed agiremo per riaffermare il diritto dei palestinesi e di tutte e tutti alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione.

 Il costo complessivo del nostro viaggio sarà di 1.200 euro (milleduecento), incluso biglietti aerei,camera d’albergo (doppia, supplemento per singola),colazione e cena,­­oltre a­­ guide e trasporti sul posto. Le partenze e i ritorni sono da Roma Fiumicino con voli Alitalia con possibilità di connessione da altri aeroporti nazionali (supplemento 50 €).

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