Stefano Cucchi, “Lo pestarono: omicidio preterintenzionale per tre carabinieri” Procura di Roma chiude inchiesta bis

Arrestato, pestato a sangue dagli stessi carabinieri che lo fermarono e quindi deceduto in un letto d’ospedale. Otto anni dopo ecco che la procura di Roma contesta a tre militari l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi. Il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone e il sostituto Giovanni Musarò hanno infatti chiuso l’inchiesta bis sulla morte del geometra romano, avvenuta in un reparto protetto dell’ospedale Pertini, il 22 ottobre 2009, sette giorni dopo il suo arresto nel parco degli Acquedotti.

I carabinieri che lo arrestarono – e cioè Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco – sono ora ritenuti responsabili del pestaggio del giovane geometra. Ai tre  è contestata anche l’accusa di abuso di autorità, per aver sottoposto Cucchi “a misure di rigore non consentite dalla legge” con “l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento“.

Le accuse di falso e calunnia nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria processati nella prima inchiesta, sono invece contestate a vario titolo a Tedesco, a Vincenzo Nicolardi e al maresciallo Roberto Mandolini, comandante della stazione Appia, dove fu portato Cucchi dopo il suo arresto il 15 ottobre del 2009.

Cucchi – come si legge nell’avviso di chiusura delle indagini, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio – fu colpito a “schiaffi, pugni e calci“. Le botte, per l’accusa, provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale”, provocando sul giovane “lesioni personali che sarebbero state guaribili in almeno 180 giorni e in parte con esiti permanenti, ma che nel caso in specie, unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte“.

“Le lesioni procurate a Stefano Cucchi – si legge sempre nel provvedimento dei pm –  il quale fra le altre cose, durante la degenza presso l’ospedale Sandro Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perché non si alimentava correttamente a causa e in ragione del trauma subito, ne cagionavano la morte”. “In particolare – scrivono i pm – la frattura scomposta” della vertebra “s4 e la conseguente lesione delle radici posteriori del nervo sacrale determinavano l’insorgenza di una vescica neurogenica, atonica, con conseguente difficoltà nell’urinare, con successiva abnorme acuta distensione vescicale per l’elevata ritenzione urinaria non correttamente drenata dal catetere”. Una quadro clinico che “accentuava la bradicardia giunzionale con conseguente aritmia mortale“.

Tedesco, Nicolardi e  Mandolini, invece, sono accusati di avere “affermato il falso in merito a quanto accaduto nella notte tra il 15 e il 16 del 2009 in occasione dell’arresto” di Cucchi. In particolare “implicitamente accusavano, sapendoli innocenti, tre agenti della penitenziaria, dei delitti di lesioni personali pluriaggravate e abuso di autorità”. Gli agenti della Penitenziaria erano accusati per un pestaggio che si “ipotizzava perpetrato – scrive il pm – ai danni di Cucchi nella mattina del 16 ottobre del 2009, nella qualità di agenti preposti alla gestione del servizio delle camere di sicurezza del tribunale adibite alla custodia temporanea degli arrestati in flagranza di reato in attesa dell’udienza di convalida”.

Il pm Musarò ha dunque ritenuto infondata l’ipotesi della morte per epilessia di Cucchi, emersa dalla perizia d’ufficio disposta dal giudice in sede di incidente probatorio. L’attacco epilettico del quale è stato vittima il giovane nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, infatti, non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso. Da qui il cambio di imputazione: i carabinieri ai quali viene ora contestato l’omicidio, infatti, sono stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate, mentre i militari accusati di calunnia erano sospettati solo di falsa testimonianza. Uno di questi – il maresciallo Mandoliniera stato di recente promosso nonostante l’indagine in corso.

Inchiesta che adesso arriva a una svolta. Fino ad ora ben quattro giudizi avevano portato soltanto ad assoluzioni: confermate due volte in appello quelle per i sanitari dell’ospedale Pertini, diventate definitive, invece, quelle per gli agenti penitenziari che lavoravano nelle celle del tribunale di Roma.

“I carabinieri sono accusati di omicidio, calunnia e falso. Voglio dire a tutti che bisogna resistere, resistere, resistere. Ed avere fiducia nella giustizia”, commenta Ilaria Cucchi, sorella del giovane assassinato.  “Non lo so come sarà la strada che ci aspetta d’ora in avanti, sicuramente si parlerà finalmente della verità, ovvero di omicidio“, aggiunge la donna, che poi ringrazia l’avvocato Fabio Anselmo. “Ci sono voluti sette anni ma ce l’abbiamo fatta – dice invece il legale – Sono emozionato, felice. Credo sia un messaggio importante per tutti: quando si sa di essere dalla parte del giusto, bisogna resistere, resistere, resistere e la verità prima o poi viene fuori”. “La Procura ha esercitato una sua prerogativa e ha formulato il capo di imputazione che ritiene sussistente. Noi riteniamo, di contro, che tale contestazione non potrà essere provata nel giudizio in quanto gli elementi di fatto su cui fonda non sono riscontrabili in atti e, tanto meno, nella perizia disposta dal Gip con incidente probatorio”. dice l’avvocato Eugenio Pini, legale di uno dei carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale. “L’attacco all’Arma è sotto gli occhi di tutti, nonostante le innumerevoli perizie stabiliscano con assoluta certezza che non ci sono state lesioni di alcun tipo che ne abbiano potuto procurare la morte (vedasi perizia disposta dal Gip), vengono cambiati i capi d’imputazione per non incorrere nella prescrizione e mandano a processo dei Carabinieri innocenti, dei padri di famiglia, dei Servitori dello Stato, solo per infangarli“, dice invece Mandolini, uno dei carabinieri indagati per falso e calunnia.

Sorgente: Stefano Cucchi, “Lo pestarono: omicidio preterintenzionale per tre carabinieri” Procura di Roma chiude inchiesta bis – Il Fatto Quotidiano

2015, l’anno del massacro

Lo riferisce l’associazione Global Witness: il 2015 è l’anno record degli omicidi di attivisti: 185 omicidi in 16 paesi diversi, in gran parte legati al furto di terre ai danni dei popoli nativi o delle comunità locali. In alcuni casi gli omicidi non si fermano all’obiettivo, ma l’intera famiglia dell’attivista viene sterminata, allo scippo di scoraggiare altri possibili voci. E’ il caso di Michelle Campos, attivista nell’isola di Mindanao, nelle Filippine. La sua famiglia è stata sterminata una notte nel settembre scorso perché Michelle si opponeva allo sfruttamento minerario. Nelle sole Filippine sono stati uccisi 25 attivisti soltanto lo scorso anno.

Sorgente: 2015, l’anno del massacro – Salva le Foreste

Hebron: ong denuncia esecuzione di una giovane palestinese

Sarah Hajuj, la palestinese di 27 anni che, secondo la ricostruzione della polizia israeliana, cercò di accoltellare lo scorso primo luglio degli agenti di frontiera ad un check point nei pressi della Tomba dei Patriarchi ad Hebron, in Cisgiordania, è stata in realtà oggetto di “una esecuzione extragiudiziale da parte della stessa polizia”, nonostante “non costituisse una minaccia” per gli agenti.
Ad affermarlo è l’ong israeliana B’Tselem che afferma di fondare la sua tesi su proprie “indagini e su un video ripreso da un passante palestinese”.

Sorgente: Hebron: ong denuncia esecuzione di una giovane palestinese | Contropiano

‘Chilling’: US-Backed Syrian Groups’ Human Rights Atrocities Exposed

A new report from Amnesty International claims that US-backed groups are responsible for many “chilling” abuses.

The Levant Front, the Free Syrian Army’s 16th division, and the Nour al-Din Zanki movement, are named as culprits in the torture, kidnapping and execution of pro-government fighters, journalists and activists.

Philip Luther, director of Amnesty’s Middle East program said, “While some civilians in areas controlled by armed opposition groups may, at first, have welcomed an escape from brutal Syrian government rule, hopes that these armed groups would respect rights have faded as they have increasingly taken the law into their own hands and committed serious abuses.”

He added that “In Aleppo and Idleb today, armed groups have free rein to commit war crimes and other violations of international humanitarian law with impunity.”

The US often touts its vetting process for the foreign organizations it supports, but it appears that Washington often claims that groups are “moderate” when they have been documented as being violent.

Luther implores those in the US, and in other countries that support Syria, to intervene to stop the mistreatment and killing of innocent people. “States that are members of the International Syria Support Group, including the USA, Qatar, Turkey and Saudi Arabia, which are involved in negotiations over Syria, must pressure armed groups to end such abuses and comply with the laws of war,” he said. “They must also cease any transfer of arms or other support to groups implicated in committing war crimes and other gross violations.”

The report documents, between 2014 and 2015, five cases of people claiming they were tortured by the Nour al-Dine Zinki movement and Jabhat al-Nusra, after being abducted. The report also details 24 cases of abduction by armed groups in Idleb and Aleppo between 2012 and 2016. People were targeted due to their religion, or for being an ethnic minority, or writing articles against the opposition, and even playing music.

One activist, going by the pseudonym “Ibrahim,” claims he was kidnapped and tortured by Jabhat al-Nusra in Aleppo in April 2015. He said he was kidnapped in 2011 for organizing protests supporting the uprising.

He said that he was “..taken to the torture room. They placed me in the shabeh position, hanging me from the ceiling from my wrists so that my toes were off the ground. Then they started beating me with cables all over my body… After the shabeh they used the dulab [tire] technique. They folded my body and forced me to go inside a tire and then they started beating me with wooden sticks.” He was eventually dropped at the side of a road and left to fend for himself.

Luther stated that these incidents should be a top priority for world powers.

“It is critical that Russia and the USA, and the UN Special Envoy to Syria, prioritize detention by government forces and abduction by armed groups during their ongoing talks in Geneva,” he stated. “For its part, the UN Security Council must impose targeted sanctions on leaders of armed groups who are responsible for war crimes.”

Sorgente: ‘Chilling’: US-Backed Syrian Groups’ Human Rights Atrocities Exposed

South Koreans call for justice for UK toxic sterilizer producer

Relatives of South Koreans who died due to the use of UK-made humidifier sterilizers are demanding the British firm be held accountable.

Relatives of South Koreans who died due to the use of UK-made humidifier sterilizers are demanding the British firm be held accountable. Between 1994 and 2011, a hundred south Koreans were killed and thousands injured by Reckitt Benckiser products. Press TV’s Frank Smith reports from Seoul.

Sorgente: PressTV-South Koreans call for justice for UK toxic sterilizer producer

La giovane palestinese assassinata da soldati israeliani lascia 2 bimbi

Queste sono le foto di Ansar Hussam Harasha, 25 anni, sposata e madre di due bambini – Hadil, 2 anni e Yamen, 4 anni -, uccisa giovedì 2 giugno al check-point di Innab, nei pressi di Anabta, nel distretto di Tulkarem.

Ansar era di Qeffin, vicino a Nablus.

Come consueto, per coprire i loro crimini, i soldati israeliani fanno trovare coltelli sulla scena del millantato “attacco terroristico”. Tuttavia, video e foto spesso testimoniano che si tratta di esecuzioni.

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Sorgente: La giovane palestinese assassinata da soldati israeliani lascia 2 bimbi | Infopal

In Aprile, il terrorismo israeliano ha raggiunto il picco

1782386366 (1)PIC. Le autorità di occupazione israeliane (Aoi) hanno eseguito diverse aggressioni contro i cittadini palestinesi, Gerusalemme, il sito sacro islamico di al-Aqsa e i fedeli musulmani durante il mese di aprile, secondo la denuncia del Wadi Hilweh Information Center.

 

Nel suo report mensile, il Centro ha riportato che tre Palestinesi sono stati uccisi ad aprile: Abdul Hamid Abu Surur, 19 anni, è stato ucciso a Gerusalemme nell’esplosione di un autobus; Maram Saleh Abu Ismail, 23 anni, madre di due bambini e incinta, è stata uccisa con suo fratello Ibrahim Saleh Taha, 16 anni, dalle truppe di occupazione a un check-point di Qalandiya.

 

La polizia israeliana si è rifiutata di divulgare il video che documenta l’esecuzione della giovane donna e di suo fratello – esecuzione ripresa da telecamere piazzate in tutti i lati del check-point, secondo quando sottolineano testimoni locali.

 

Le autorità di occupazione continuano a trattenere i cadaveri di 12 manifestanti palestinesi anti-occupazione, compreso quello di Hassan Manasra, 15 anni, e diMutaz Ahmad Awisat, 16, come parte della politica di punizioni collettive contro le famiglie palestinesi.

thanks to: Agenzia stampa Infopal

Brasile: polizia militare e guardie private uccidono due contadini

Giovedì scorso la polizia federale e la security privata della piantagione di legno di Arapuel hanno assaltato l’accampamento di contadini del Movimento Sem Terra (senza terra) nel comune di Quedas do Iguaçu, nello stato del Paraná. Nel campo vivevano diverse famiglie di contadini, due dei quali sono rimasti uccisi. Vilmar Bordim, di 44 anni, sposato e con tre figli, e Leomar Bhorbak, di 25 anni, che lascia la moglie al nono mese di gravidanza. Almeno altri sette contadini sono rimasti feriti.

Il campo “Thomas D. Baldwin”  era abitato da duemila e cinquecento famiglie che occupavano terre di cui si era impossessata illegalmente dalla the Araupel. Si trattava in fatti di terre pubbliche destinate alla riforma agraria, secondo quanto sancito da un verdetto della magistratura.

Sorgente: Brasile: polizia militare e guardie private uccidono due contadini – Salva le Foreste

Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro: quando lo sport uccide

La situazione a un centinaio di giorni dall’apertura delle Olimpiadi di Rio 2016 è nera, anzi la tonalità ha il colore rosso sangue. Quel rosso è il sangue delle vittime della bonifica che il Governo brasiliano insieme alla sua polizia sta portando avanti a spese della vita dei “meninos de rua”.

Continuano infatti gli omicidi da parte delle forze di polizia di Rio, a pagarne le spese sono soprattutto i bambini che vivono per strada e nelle favelas. Il piano del Governo brasiliano da almeno un paio di anni a questa parte è stato quello di cercare di dare un giro di vite in occasione delle Olimpiadi. Cercare in tutti i modi di allontanare dagli occhi del Comitato Centrale per le Olimpiadi quella situazione mai sanata che fa delle favelas un ritorno d’immagine non certo proponibile persino per lo stesso Comitato Olimpico.

Sorgente: Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro: quando lo sport uccide

Esecuzione dei due Palestinesi a Qalandiya: avevano sbagliato strada e non rappresentavano una minaccia

377628CIsraele si conferma ancora una volta come una realtà criminale e violatrice di ogni diritto umano.

I due giovani – fratello e sorella – uccisi a sangue freddo mercoledì mattina al check-point di Qalandiya, e presentati al mondo dalla propaganda israeliana come “attentatori”, in realtà erano due cittadini che si sono trovati per sbaglio a percorrere la carreggiata per autoveicoli, e non quella per i pedoni, e che non hanno capito gli ordini dei militari. La confusione è stata fatale, poiché i robo-killer israeliani li hanno crivellati di colpi.

Lei lascia due bimbi di 6 e 4 anni ed era incinta di 5 mesi.
Il fratello, di 16 anni, ha tentato di portarla via da lì, ma è stato troppo tardi.

Nessuno dei due rappresentava una minaccia.

Testimoni hanno raccontato all’agenzia Ma’an che Maram Salih Hassan Abu Ismail, 23 anni, incinta di cinque mesi e madre di due bimbi, e suo fratello Ibrahim, di 16 anni, si stavano dirigendo verso Gerusalemme, quando hanno imboccato l’ingresso per i veicoli e non quello per i pedoni, dentro il check-point di Qalandiya, vicino a Ramallah.

I due sembrano non fossero in grado di comprendere ciò che i soldati israeliani stavano gridando in ebraico e si sono fermati. I testimoni hanno affermato che Ibrahim sembra avesse tentato di prendere la sorella per un braccio e allontanarla di lì, quando i soldati hanno aperto il fuoco, colpendola. Maram è caduta a terra e quando Ibrahim ha tentato di aiutarla, è stato colpito a sua volta.

Un autista di autobus palestinese, Muhammad Ahmad, ha detto a Ma’an che il soldato che ha sparato a Maram si trovava dietro a un blocco di cemento a 20 metri di distanza da lei, e che né lei né il fratello rappresentavano una minaccia.

Un altro testimone dell’attacco contro i due Palestinesi ha dichiarato a Ma’an che i militari israeliani si sono avvicinati ai due dopo che già erano a terra e hanno di nuovo aperto il fuoco per assicurarsi che fossero morti.

Il testimone ipotizza che i soldati abbiano piazzato i coltelli sulla scena, così che la fotografia potesse essere diffusa dalla polizia israeliana a giustificazione del duplice omicidio.

Le testimonianze raccolte, infatti, contraddicono la versione della polizia israeliana.

Maram aveva ottenuto, per la prima volta, un permesso dalle autorità israeliana per entrare a Gerusalemme. Anche questo spiega la sua confusione sul percorso da prendere nel check-point.

 

  thanks to: Agenzia stampa Infopal

IDF Medic Won’t Face Murder Charge for Executing Wounded Palestinian

Many in Israel and worldwide expressed horror at a video showing the killing of a wounded, unarmed Palestinian.

An Israeli Defense Forces medic, who was filmed executing a wounded and unarmed Palestinian man lying in the street in Hebron last Thursday, will not face a murder charge, according to an Israeli military tribunal. The video showed the wounded Palestinian man who had been lying in the street for over ten minutes and, when he lifted his head, the IDF medic shot him at pointblank range, killing him instantly.

The military tribunal downgraded the charges for the IDF medic to manslaughter, from an initial charge of murder.

The world expressed outrage in the wake of the execution-style killing, as the video appears to show a clear intent to inflict harm. The lawyer for the IDF medic claims that his client suspected that the Palestinian man had a bomb. But evidence has been submitted showing that IDF forces had searched the wounded Palestinian man for weapons before he was killed.

In the video, after the killing, other soldiers looked on as the medic said, “he deserved it.” Then the IDF medic shakes the hand of a radical Kahanist leader.

Despite what many consider to be convincing evidence of a war crime in the form of a premeditated murder, the IDF medic’s reception within Israel has been positive. One poll showed that a majority of Israelis thought the medic should not be charged for the killing. There has been an active push with numerous online surveys to have the IDF medic awarded a medal for the killing.

thanks to: Sputniknews

Soldato spara a palestinese a terra moribondo e inoffensivo

Le immagini amatoriali mostrano il militare che apre il fuoco contro il palestinese, a terra moribondo, che assieme ad un altro giovane pochi istanti prima aveva ferito un soldato

foto Maan

foto Maan

della redazione

Hebron (Cisgiordania), 24 marzo 2016, Nena NewsDue palestinesi sono stati uccisi dalle forze militari israeliane questa mattina a Hebron dopo aver pugnalato e ferito un soldato nella zona di Tel Rumeida, secondo quanto riferito da un portavoce dell’esercito israeliano.

Un testimone ha riferito all’agenzia di stampa Maan: “Ho sentito degli spari, sono uscito di casa per controllare cosa fosse accaduto e ho visto diversi soldati israeliani e due giovani (palestinesi) sul terreno. Un soldato si è avvicinato a uno dei giovani che si muoveva (ancora) e ha aperto il fuoco… più tardi i soldati hanno coperto i due uccisi con dei teli neri e li hanno portati verso una destinazione sconosciuta”. La testimonianza è stata confermata da un video girato da un attivista del centro per i diritti umani B’Tselem

L’agenzia Ma’an riferisce che almeno 203 palestinesi sono stati uccisi dallo scorso ottobre, quando è cominciata l’Intifada di Gerusalemme (nello stesso periodo sono stati uccisi almeno 30 israeliani). Per le autorità israeliane gran parte delle vittime palestinesi erano “attentatori intenzionati ad uccidere”. Più parti in questi mesi hanno criticato Israele denunciando quella che definiscono una politica di “esecuzioni extragiudiziali”. Quasi sempre i palestinesi responsabili di attacchi tentati o compiuti sono uccisi sul posto dalle forze militari. Pochi sono stati sino ad oggi i casi di attentatori arrestati. Per Israele invece i soldati semplicemente sparano per legittima difesa.

Molti spiegano gli attacchi all’arma bianca compiuti in prevalenza da giovani con la frustrazione che attraversa la nuova generazione palestinese di fronte a quasi 50 anni di occupazione militare israeliana. Per il premier israeliano Netanyahu invece gli attacchi sarebbero causati dal fanatismo religioso e dall’istigazione che, a suo dire, arriverebbe dai mezzi d’informazione. Ieri sera Netanyahu ha paragonato gli attacchi compiuti dall’Isis a Bruxelles agli accoltellamenti palestinesi.

thanks to: Nena News

164 palestinesi uccisi dall’inizio dell’Intifada di Gerusalemme, tra cui 39 bambini

L’”Assemblea nazionale delle famiglie dei martiri della Palestina “, che fa parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ha dichiarato che il numero dei minorenni uccisi dallo scoppio dell’Intifada di Gerusalemme, nello scorso ottobre, è salito a 39, tra cui 16 bambine e ragazze.

In un comunicato pubblicato domenica, l’organizzazione ha riferito che il numero dei palestinesi uccisi nell’Intifada è salito a 164, con l’uccisione, sabato sera, del 17enne Muhammad NabilHalabiyya, della cittadina di AbuDis, e con quella di Ruqayya ‘Aid Abu ‘Aid, 13 anni, originaria della cittadina di Yatta, a sud di Hebron , avvenuta lunedì nel villaggio di ‘Anata, vicino a Gerusalemme.

L’Assemblea sottolinea come la piccola Ruqayya‘Aid sia la terza in ordine di età fra i bambini uccisi nell’Intifada, dopo il piccolo Ramadan Thawabtah, di 3 mesi, della cittadina di BaitFajjar, e la piccola Rahaf Hassan, di 2 anni, di Gaza, uccisa con la mamma durante un bombardamento dell’aviazione israeliana.

( Fonte: Infopal.it )

Sorgente: 27-1-16_164palestinesi-uccisi

Gideon Levy : The Twilight Zone A Palestinian Mother of Four, Shot 17 Times for Being a Bad Driver

Mahdia Hammad was hurrying home to feed her baby. Border Policemen signaled her to stop, but she continued to drive, slowly. Then they sprayed her…
HAARETZ.COM


Here, next to the house’s fence, is where the car rolled to a stop after it had continued to move even though its driver was already dead. And here’s where the Border Policemen stood as they shot dozens of bullets into her car. It all happened on this normally quiet residential street at the edge of the town of Silwad, north of Ramallah. Only the shell casings still scattered along the side of the road and the fragments of the shattered windows of the Hyundai Lantra testify mutely to what happened here last Friday.

This is where Israeli troops killed Mahdia Hammad, a 40-year-old mother of four, the youngest a child of 10 months. In Israel it was claimed that she tried to run over the Border Policemen, who were standing in the street. Her husband claims that she was an inexperienced driver who was hurrying home to feed their son and was apparently rattled by the sight of the Israeli force and lost her head. One way or the other, nothing can explain the rage and lust to kill that seized the troops. They sprayed her car and her body with bullets in a frenzy of shooting that continued even after she was dead.

Together with Ashraf Idabis and Iyad Haddad – field-workers for the International Red Cross and the Israeli human rights organization B’Tselem, respectively – we spent a few hours at the scene this week, taking testimonies from residents and passersby who witnessed the incident. The testimonies, which were given separately and were for the most part identical, raise two very disturbing questions: Why did Hammad keep driving after the police signaled her to stop? And why, since she was driving very slowly – about 20 kilometers an hour, according to all the eyewitnesses – without apparently intending to ram anyone, was she shot so many times, in what seems like an apoplexy of fury and craving to kill, including a “confirmation of kill” after the car had come to a stop. Is it possible that this woman, who hadn’t driven a car in over a year and was apparently rushing home to feed her baby, intended to perpetrate a ramming attack? Was killing her the only way to stop her?

An acrid smell of tear gas was still hanging in the air in Silwad, even midweek. There are demonstrations here on Fridays, opposite Highway 60 and the settlement of Ofra, not far from where Hammad was killed. The street running perpendicular to the site is blocked by a mound of dirt and strewn with stones and the remains of scorched tires. Hammad did not take part in the demonstrations. She was a housewife and mother; her husband, Adib, works as an inspector for a construction company.

December 25 started off as a routine day. The couple had breakfast together, after which Adib attended prayers in the mosque, followed by lunch. In the afternoon, Mahdia said she wanted to use the family car to visit her sister, Samira, who lives on the hill opposite Silwad, and bring her some firewood.

According to Adib, his wife had a driver’s license but rarely used it and hadn’t driven for around a year, since the birth of their last child. Mahdia promised to be back quickly, before the baby woke from his sleep, in order to feed him.

Now Adib is tormenting himself for having given her the car. He’s been left to take care of the children, along with their grandmother. Samira said afterward that her sister had been in such a hurry to get home that she didn’t even stay for coffee.
Adib Hammad.
Adib Hammad.Alex Levac

At 4:20 P.M., Adib heard the sound of distant gunfire. Suddenly filled with foreboding, he rushed out to the street. He phoned his wife, but she didn’t answer. He called her sister, who told him Mahdia had left for home a few minutes earlier. Then came a call from their eldest, Zakariya, 20, who asked his father who had been driving the family car. When Adib told him that his mother had taken it, he heard cries of anguish on the other end of the line. Weeping and shouting, Zakariya told his father that he had seen the bullet-riddled car from a distance and knew it was theirs – and now came the appalling realization that his mother was in the vehicle.

A relative, Yihyeh Mubarak, who lives in New Orleans, served in the U.S. Army in the Iraq war and returns to his hometown for a few months every year to work as a paramedic, immediately took Zakariya into his ambulance and gave him tranquilizers. Mubarak already knew Mahdia had been hurt badly, but the Border Policemen prevented him at gunpoint from approaching her car in order to take her to the hospital. He received her body, riddled with 17 bullets, that evening from the Civil Administration’s Beit El base – which was unusual, because Israel almost always delays the return of bodies of perpetrators of attacks – and took it to the hospital in Ramallah.

Mubarak is on the verge of tears as he recounts the day’s events. Never, he declares, has he seen such violent behavior by soldiers and police in the territories as during the past few months.

Back on the street of death, a mule is now tied up next to the spot from which the Border Policemen opened fire at Mahdia Hammad. She’d begun to drive up the street and in front of her a Mitsubishi jeep carrying construction workers who quickly turned around when they saw the Israeli troops ahead. They related that they had shouted to Mahdia to turn around, too, but she ignored them. Her window was closed and maybe she didn’t hear them. She went on driving.

From a distance of dozens of meters, a Border Policeman signaled her with his hand to stop, but she continued on, slowly.

The shooting started when she was some 20 to 30 meters from them. One witness said that a warning shot was fired into the air, but none of the others saw that. In any event, the volleys of rifle fire began immediately. According to one eyewitness, a policeman knelt on the ground and aimed his rifle at the car, while the others fired bursts of bullets. The testimonies indicate that there were about eight Border Policemen on the street. One person present related that he saw Mahdia raise her hand in the car, possibly to signal the policemen to stop shooting.

When the car came to a halt, another policeman emerged from the perpendicular street, thrust his rifle into the bullet-riddled car and fired another volley into Mahdia’s head, even though she was certainly dead by then. The troops then took the car and the body away and prevented everyone, including the ambulance driver, from approaching.

The Border Police spokesperson stated this week that its investigation revealed that, “the shooting took place during an attempt to run over Border Policemen involved in an operational action in Silwad. The terrorist, who saw that the forces were busy dispersing persons that were disturbing the peace, accelerated suddenly while swerving in their direction. The forces fired warning shots in the air but she kept moving toward them while accelerating her vehicle. The forces fired shots at the car to avoid being hit and immediately stopped firing when the danger had passed. The attempt to omit facts and twist the circumstances of the incident constitutes a futile effort to distort the truth.”

What actually happened? Did Mahdia understand that she had to stop? Did she try unsuccessfully to brake? Was she really trying to run over the policemen? Her husband says she suffered from hearing problems. He says she was a bad driver, and finds it impossible to imagine that she intended to run over anyone. She loved her life, he says, and most of all she loved Yihyeh, their baby.

The car has not yet been returned to him, nor has the computer that was in it, with all the construction plans he was working on.

The widower asks quietly, “How was the story presented in Israel? Do the Israelis know what happened? Did the way Mahdia died lead to a public discussion?”

We, of course, are ashamed to reply.
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Gideon Levy

Sorgente: Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina: Gideon Levy : The Twilight Zone A Palestinian Mother of Four, Shot 17 Times for Being a Bad Driver

Dal 1° di ottobre, 3.730 Palestinesi feriti in Cisgiordania e Striscia di Gaza

 

16/10/2015

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Betlemme-Ma’an. Oltre 400 palestinesi sono stati feriti negli scontri, martedì, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, secondo quanto affermato dalla Mezzaluna Rossa, con almeno 31 persone colpite da munizioni letali.

 

In Cisgiordania, gli scontri sono continuati per il 12esimo giorno consecutivo mentre le forze israeliane hanno represso le manifestazioni popolari in Hebron, Betlemme, Nablus e altri distretti.

 

13 palestinesi sono stati colpiti e feriti con munizioni letali, 84 da pallottole d’acciao rivestite in gomma (PARG) e 229 dal gas lacrimogeno, secondo quanto dichiarato da un portavoce della Mezzaluna Rossa a Ma’an.

 

Almeno quattro palestinesi sono stati colpiti con munizioni letali durante gli scontri ai posti di guardia di Beit Furik e Huwwara, a Nablus, e portati all’ospedale per trattamento, secondo quanto affermato da medici.

 

A Hebron, centinaia di studenti universitari hanno marciato verso i check-point militari nel nord della città, con le forze israeliane che aprivano il fuoco contro i manifestanti.

 

Cinque manifestanti sono stati colpiti da raffiche di munizioni letali e trasferiti in un ospedale nel nord di Hebron, mentre un giovane e un bambino sono stati colpiti all’entrata del campo profughi di al-Fawwar.

 

Sono almeno 16 i feriti da PARG nel distretto di Hebron.

 

A Beltemme, Mutaz Ibrahim Zawahreh, 27 anni, è stato colpito da una munizione letale al petto ed è stato poi trasferito in ospedale in condizioni critiche, dov’è poi morto, secondo quanto dichiarato da fonti mediche dell’Ospedale governativo Beit Jala a Ma’an.

 

Molte altre decine di persone sono state ferite dai proiettili d’acciaio rivestiti in gomma e dal gas lacrimogeno.

 

Nel frattempo, la Mezzaluna Rossa ha affermato che almeno 18 palestinesi sono stati colpiti con munizioni letali, a Gaza, mentre altri 43 sono stati colpiti da PARG.

 

Decine di giovani palestinesi hanno preso parte ad una manifestazione a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, contro le violazioni israeliane in corso contro Cisgiordania e Gerusalemme est occupate, mentre dei manifestanti si sono riuniti a est del campo profughi al-Bureij, nel centro di Gaza.

 

Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato a Ma’an che “centinaia di manifestanti si sono radunati vicino alla barriera di confine lanciando pietre e facendo rotolare pneumatici incendiati”, mentre le forze israeliane hanno risposto con mezzi di dispersione di manifestanti.

 

Più tardi, centinaia di palestinesi hanno cercato di fare breccia nella “barriera di sicurezza” e le forze israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso l’alto, ha aggiunto il portavoce.

 

Gli ultimi feriti negli scontri di martedì hanno portato il numero totale di palestinesi feriti dal 1° di ottobre a 3.730 in Cisgiordania e Striscia di Gaza.

 

360 sono stati colpiti con munizioni letali, 932 con proiettili d’acciaio rivestiti in gomma e 2365 sono stati intossicati con il gas lacrimogeno, ha affermato la Mezzaluna Rossa.

 

Almeno tre palestinesi sono stati investiti da veicoli militari israeliani, mentre 68 sono stati assaliti dalle forze militari.

 

La morte di Mutaz Ibrahim Zawahreh, 27 anni, porta a 30 il numero totale di palestinesi uccisi a ottobre, 17 dei quali uccisi durante gli scontri.

 

Gli scontri in corso sono stati indotti dalle rappresaglie dell’esercito e dei coloni israeliani dopo che quattro israeliani sono stati uccisi in due attacchi distinti all’inizio di ottobre, sebbene le tensione fossero in crescita da settimane a causa delle restrizioni contro i palestinesi nel complesso della moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme est.

 

Traduzione di F.H.L.

 

 

 thanks to: Infopal

44 Palestinians Killed This Month, Including 11 Children

Sunday October 18, 2015

Three Palestinians were killed in the southern West Bank city of Hebron, another youth was killed in Jerusalem, and a fifth was killed at Qalandia checkpoint by Israeli live gunfire on Saturday. According to the Palestinian Ministry of Health, these five casualties bring the total number of Palestinians killed in October to 44.

 

  Clashes in Bethlehem on October 9th  - Photo by WAFA
Clashes in Bethlehem on October 9th – Photo by WAFA

Moreover, the ministry reported that 1300 Palestinians have been injured since October 1st during ongoing clashes in Gaza, the West Bank and Jerusalem, including 550 that were hit by Israeli live gunfire.

In addition, since the beginning of October, more than 650 Palestinians have been abducted and imprisoned by the Israeli army, according to political prisoners rights groups. An earlier report by the Ministry of Health showed that since the start of October, 5000 residents were treated for the effects of tear gas inhalation fired by Israeli troops targeting Palestinian protesters.

In Hebron Saturday morning, a right-wing Israeli paramilitary settler shot and killed a Palestinian teenager Saturday morning on Shuhada Street in the center of Hebron, in the southern part of the West Bank.

Video footage captures the immediate aftermath of the shooting, in which an Israeli paramilitary settler dressed in white holds two guns and directs the Israeli soldiers toward the body of the boy he killed. The 18-year old victim was identified as Fadel al-Qawasmi, 18. Paramedics with the Palestinian Red Crescent were denied access to the dying teen, and Israeli troops took the body away without allowing any medical personnel or family members near the body.

Just few hours later Israeli troops shot and killed a Palestinian young woman in Hebron old city, until the time of this report name was not released to media.

Also on Saturday morning, Israeli soldiers shot and killed, on Saturday, a Palestinian teen close to the Armon Hanetziv illegal colony, built on Palestinian lands in Jabal al-Mokabber neighborhood, in occupied East Jerusalem. The slain Palestinian has been identified as Mo’taz Ahmad Hajes ‘Oweisat, 16 years of age, the Wadi Hilweh Information Center in Silwan (Silwanic) has reported.

Between the week of Saturday October 10, to Friday October 16, at least 15 Palestinians were killed three in Gaza and 12 in the West Bank by Israeli troops gunfire. Meanwhile a Palestinian political prisoner died while being held by the Israeli army. Moreover a Palestinian farmer was killed after being attacked by Israeli settlers and soldiers as he was harvesting his olive trees.

The names of those killed by the army in October:

West Bank and Jerusalem:

  1. Mohannad Halabi, 19, al-Biereh – Ramallah.
  2. Fadi Alloun, 19, Jerusalem.
  3. Amjad Hatem al-Jundi, 17, Hebron.
  4. Thaer Abu Ghazala, 19, Jerusalem.
  5. Abdul-Rahma Obeidallah, 11, Bethlehem.
  6. Hotheifa Suleiman, 18, Tulkarem.
  7. Wisam Jamal, 20, Jerusalem.
  8. Mohammad al-Ja’bari, 19, Hebron.
  9. Ahmad Jamal Salah, 20, Jerusalem.
  10. Ishaq Badran, 19, Jerusalem.
  11. Mohammad Said Ali, 19, Jerusalem.
  12. Ibrahim Ahmad Mustafa Awad, 28, Hebron.
  13. Ahmad Abedullah Sharakka, 13, Al Jalazoun Refugee camp-Ramallah.
  14. Mostafa Al Khateeb, 18, Sur-Baher – Jerusalem.
  15. Hassan Khalid Manassra, 15, Jerusalem.
  16. Mohamed Nathmie Shamassnah, 22, Kutneh-Jerusalem.
  17. Baha’ Elian,22, Jabal Al Mokaber-Jerusalem.
  18. Mutaz Ibrahim Zawahra, 27, Bethlehem. Hit with a live bullet in the chest during a demonstration.
  19. Ala’ Abu Jammal, 33, Jerusalem.
  20. Bassem Bassam Sidr, 17, Hebron.
  21. Ahmad Abu Sh’aban, 23, Jerusalem.
  22. Ibraheem Dar-Yousif, 46, Al Janyia village Ramallah( Killed while harvesting olives)
  23. Fadi Al-Darbi , 30, Jenin – died in Israeli detention camp.
  24. Eyad Khalil Al Awawdah, Hebron.
  25. Ihab Hannani, 19, Nablus.
  26. Fadel al-Qawasmi, 18, Hebron.
  27. Mo’taz Ahmad ‘Oweisat, 16, Jerusalem.
  28. Bayan Abdul-Wahab al-‘Oseyli, 16, Hebron
  29. Tariq Ziad an-Natsha, 22, Hebron
  30. Omar Mohammad al-Faqeeh, 22, from Qotna village, killed 10/17 in Qalandia protest

Gaza Strip:

  1. Shadi Hussam Doula, 20.
  2. Ahmad Abdul-Rahman al-Harbawi, 20.
  3. Abed al-Wahidi, 20.
  4. Mohammad Hisham al-Roqab, 15.
  5. Adnan Mousa Abu ‘Oleyyan, 22.
  6. Ziad Nabil Sharaf, 20.
  7. Jihad al-‘Obeid, 22.
  8. Marwan Hisham Barbakh, 13.
  9. Khalil Omar Othman, 15.
  10. Nour Rasmie Hassan, 30.
  11. Rahaf Yihiya Hassan, two years old.  -killed along with her mother in an Israeli airstrike
  12. Yihya Farahat, 23.
  13. Shawqie Jaber Obed, 37.
  14. Moahmed Ehmeed, Age unknown.

Israeli casualties during the same time period:

10/13 – Yeshayahu Kirshavski, 60, bus shooting in East Jerusalem
10/13 – Haviv Haim, 78, bus shooting in East Jerusalem

thanks to: Imemc

Video: Palestinian killed in Jerusalem was not a threat

Fadi Aloon, 19, killed early morning on October 4, 2015 after allegedly stabbing Moshe Malka, 15, in East Jerusalem. (Photo: Twitter)

Fadi Aloon, 19, had his back to police and was walking away when he was gunned down before dawn last Sunday, a new video published today by Local Call (+972 Magazine’s Hebrew sister-news blog) revealed.

The footage is the third recording of the killing posted online and shows Aloon, an East Jerusalem resident from the Issawiya neighborhood, tracing the tracks of Jerusalem’s light rail line near Damascus Gate moments after he allegedly stabbed 15-year old Israeli Moshe Malka.

Following the shooting, Aloon’s family said the youth posed no threat to security officers at the time he was killed, according to the Guardian. A video released earlier in the week in which several Israelis are heard shouting “shoot him” to police was not conclusive on that score. The video is dark and blurry and Aloon is out of frame at the time shots were fired.

The new recording shows Aloon walking towards the western portion of the city—almost aimlessly—occasionally turning to face onlookers deriding him. When a police vehicle approaches Aloon is immediately fired upon; officers did not call out to Aloon to stop, or check if he was armed with a knife that was used in the stabbing attack.

“After viewing the film it can’t be denied that Israeli police officers killed a person in cold blood, when he wasn’t a danger to anyone and they should be tried for it,” wrote Local Call’s John Brown who published the latest video. “Even a person that stabbed another has a right not to be executed by the police, even with pressure from the crowd,” continued Brown.

After the attack Malka was taken to a Jerusalem hospital for moderate wounds.

Aloon’s remains are still held in Israeli custody. A Jerusalem court announced today he will soon be transferred to his family for a burial in Issawiya, but not without restrictions. Once the body is handed over, the funeral must take place immediately with no more than 50 persons present, and the Aloon family will have to pay $5,250 (20,000NIS) in fees.

thanks to: Mondoweiss

Health Ministry: 23 Palestinians Killed by Israel since Start of October

RAMALLAH, October 11, 2015 (WAFA) – Twenty three Palestinians have been killed by the Israeli army and security forces since the beginning of October 2015, according to figures released by the Palestinian Ministry of Health.

 

The ministry said that some 1,100 Palestinians were injured by live ammunition or rubber-coated steel bullets used by the Israeli forces during the month of October.

 

Following are the names of Palestinians killed by Israel since the beginning of October in the West Bank:

 

Palestinians killed by Israel in the West Bank, including Jerusalem

Age (in years)

District

Muhannad Halabi

19

Al-Bireh/Ramallah

Fadi Alloun

19

Jerusalem

Amjad al-Jundi

17

Yatta/Hebron

Thaer Abu-Ghazaleh

19

Kafr Aqab/East Jerusalem

Abdel-Rahman Ubedellah

11

Bethlehem

Huthayfa Slaiman

18

Tulkarm

Wessam Jamal

20

Shuafat Camp/Jerusalem

Mohammad al-Jabari

19

Hebron

Ahmad Salah

20

Shuafat Refugee Camp

Ishaq Badran

16

Kafr Aqab

Mohammad Sa’id Ali

19

Shuafat Camp

Ibrahim Awad

28

Beit Ummar/Hebron

 

 

Following are the names of Palestinians killed by Israel since the beginning of October in the Gaza Strip:

 

Palestinians killed by Israel in the Gaza Strip

 

Age (in years)

Shadi Douleh

20

Ahmad al-Herbawi

20

Waeed al-Wahidi

20

Mohammad ar-Raqab

15

Adnan Abu-Elayyan

22

Zeyadeh Sharaf

20

Jihad al-Ebeid

22

Hesham Barbakh

13

Khalil Othman

15

Nour Hassan

30

Rahaf Hassan

1

M.N./T.R.

 

thanks to: WAFA

Il divertimento preferito degli Ebrei: uccidere innocenti a sangue freddo.

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Non ci sono più parole per descrivere certe scene. Sono degne dei film dell’assurdo.

Una giovane donna, Esra’ Abed, disarmata, terrorizza con la sua presenza un gruppo di soldati psicopatici armati fino ai denti. Li spaventa per il solo fatto di esistere e di essere lì.

La donna, madre di famiglia, grida: “Non sparatemi!”, ma i terroristi israeliani la crivellano di colpi. Ora è tra la vita e la morte.

La scena horror si svolge alla stazione degli autobus di Afoula. Lei alza le mani per un momento, e loro gli sparano perché sospettava voglia accoltellare un soldato.

Esra’ è di Nazareth e ha un bambino di 10 anni ed è incinta.

Vergogna Israele.

 

thanks to: Infopal

Ministry: 14 Palestinians killed, 1,000 injured since Oct. 1 – Ministero: dal primo di ottobre 14 Palestinesi uccisi e 1000 feriti

Oct. 9, 2015 11:19 P.M. (Updated: Oct. 10, 2015 12:02 P.M.)

Palestinian soldiers mourn over the body of 13-year-old Abed al-Rahman Obeidallah, one of several killed in the latest round of violence. (AFP/Musa Al-Shaer, File)

BETHLEHEM (Ma’an) — Fourteen Palestinians have been killed by Israeli forces and around 1,000 injured with live and rubber-coated steel bullets in the occupied West Bank and Gaza Strip since Oct. 1, the Palestinian Ministry of Health said Friday. By the end of the day on Friday alone, seven Palestinians were killed and around 200 injured with live and rubber-coated steel bullets, while seven suffered from bruises after being physically assaulted by Israeli forces in clashes across the West Bank and Gaza Strip. According to the ministry, the numbers include those who were admitted to hospitals, while hundreds of others were treated on the scene.In the Gaza Strip, six Palestinians were killed and 145 others injured by the end of the day as Israeli military forces opened fire at a demonstration by the border fence east of Gaza City and near Khan Younis, the ministry said.In Hebron, Mohammad Al-Jabari,19, was killed after allegedly stabbing an Israeli border police officer and 11 were injured, three with live bullets in the feet, the rest with rubber-coated steel bullets. One of the latter was hit in the head and taken to Yatta hospital. In ongoing clashes near the Beit El settlement in the Ramallah district, eight people were injured with live bullets and 22 with rubber-coated steel bullets, according to the ministry. Four those injured are currently in serious condition.As clashes persisted in Bethlehem, five were injured with rubber-coated steel bullets and one with live bullet in the foot, the ministry said.Three Palestinians were injured with live bullets in the stomach and feet in clashes in Kafr Qaddum near Qalqiliya, and six others were beaten up by Israeli forces and settlers in Beit Furik in Nablus, one of them suffering fractures to the head. In Jenin, nine were injured with live bullets to the feet and two with rubber-coated steel bullets, including one Palestinian who was hit in the neck.Another Palestinian suffered several bruises and fractures after being beaten up by Israeli forces in Jericho, the ministry added.According to Ma’an reports, eight of those killed since the beginning of the month have been shot by Israeli forces during demonstrations and clashes, including a 13-year-old boy. The majority of the others were killed during alleged stabbing attacks and are below the age of twenty.Four Israelis have been killed during the same time period, two of whom were Israeli settlers.High fatality and injury rates since the beginning of the month come as Prime Minister Benjamin Netanyahu vowed on Thursday to take action against “inciters” and “attackers” in the wake of a series of stabbing attacks on Israelis.
Rights groups have argued that Israeli forces use unnecessary and fatal methods of “crowd control” against Palestinians, especially in the aftermath of the recent approval of the use of .22 caliber bullets in occupied East Jerusalem.Arguing that the new law expands the ability for Israeli forces to target Palestinians, PLO secretary-general Saeb Erekat said: “The Israeli government continues to incite against Palestinian lives, with a culture of hate that dehumanizes a whole nation.”Tensions have soared across Israel and the occupied Palestinian territories in recent weeks following a series of stabbing attacks by both Israelis and Palestinians, and violent attacks by Israeli settlers on Palestinians.

Ministero: dal primo di ottobre 14 Palestinesi uccisi e 1000 feriti

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Betlemme-Ma’an.Quattordici Palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane e circa 1.000 feriti, con proiettili veri e ricoperti di gomma in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza a partire dal 1° di ottobre, ha dichiarato venerdì il ministero della Sanità palestinese.

Nella sola giornata di venerdì, sette Palestinesi sono stati uccisi e circa 200 feriti con proiettili veri e ricoperti di gomma, mentre altri sette sono rimasti contusi dopo essere stati aggrediti fisicamente dalle forze israeliane durante gli scontri in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Secondo il ministero, queste cifre comprendono quelli che sono stati ricoverati negli ospedali, mentre centinaia di altri sono stati curati sul posto.

Nella Striscia di Gaza alla fine della giornata sei Palestinesi sono stati uccisi e 145 feriti, quando le forze israeliane hanno aperto il fuoco durante una manifestazione lungo il confine a est della città di Gaza e vicino a Khan Younis, ha riferito il ministero.

A Hebron, Mohammad Al-Jabari, 19 anni, è stato ucciso dopo il presunto accoltellamento di un poliziotto di frontiera e 11 sono stati feriti, tre ai piedi con proiettili veri, i restanti con pallottole ricoperte di gomma. Tra questi ultimi, uno è stato colpito alla testa e portato all’ospedale di Yatta.

Durante gli scontri vicino alla colonia di Beit El, nel distretto di Ramallah, otto persone sono rimaste ferite con proiettili veri e 22 con proiettili ricoperti di gomma, secondo il ministero. Quattro di questi feriti sono attualmente in gravi condizioni.

Mentre proseguivano gli scontri a Betlemme, cinque sono stati feriti con proiettili ricoperti di gomma e uno al piede con proiettile vero, ha riportato il ministero.

Tre Palestinesi sono stati colpiti allo stomaco e ai piedi con proiettili veri a Kafr Qaddum, vicino a Qalqiliya, ed altri sei sono stati picchiati dalle forze israeliane e dai coloni a Beit Faruk, Nablus; uno di loro ha subito fratture al capo.

A Jenin, nove sono stati feriti ai piedi con proiettili veri e due con proiettili di acciaio ricoperti di gomma, compreso un Palestinese che è stato colpito al collo.

Un altro Palestinese ha subito varie contusioni e fratture dopo essere stato picchiato dalle forze israeliane a Gerico, ha aggiunto il ministero.

Secondo i resoconti di Ma’an, otto di coloro che sono stati uccisi dall’inizio del mese sono stati colpiti dalle forze israeliane durante le manifestazioni e gli scontri, compreso un tredicenne. La maggior parte degli altri è stata uccisa durante presunti attacchi con coltelli ed erano tutti sotto i vent’anni di età.

Quattro israeliani sono stati uccisi nello stesso periodo, due dei quali erano coloni.

L’alto numero di morti e feriti dall’inizio del mese sono avvenuti dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva promesso di agire contro “provocatori” e “aggressori” sulla scia di una serie di accoltellamenti contro gli israeliani.

Gruppi per i diritti umani hanno sostenuto che le forze israeliane utilizzano metodi di “controllo di massa” inutili e letali contro i Palestinesi, soprattutto dopo la recente approvazione dell’utilizzo di pallottole calibro 0.22 a Gerusalemme Est occupata.

Sostenendo che la nuova legge amplia la possibilità per le forze israeliane di colpire i Palestinesi, il segretario generale dell’OLP, Saeb Erekat, ha dichiarato: “Il governo israeliano persiste ad incitare contro la vita dei Palestinesi, con una cultura di odio che disumanizza una intera nazione”.

Le tensioni sono salite alle stelle in Israele e nei territori palestinesi occupati nelle recenti settimane a seguito di una serie di accoltellamenti effettuati sia da israeliani che da palestinesi, e di aggressioni violente di coloni israeliani contro i Palestinesi.

(Soldati palestinesi vegliano il corpo del tredicenne Abed al-Rahman Obeidallah, uno dei tanti uccisi nell’ultima tornata di violenze. AFP/Musa Al-Shaer, File).

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

 

PALESTINA. Aggiornamenti sugli attacchi israeliani in corso.

Il funerale di Ahmad Salah, stamattina a Shuafat (Fonte: Ma'an News)

Il funerale di Ahmad Salah, stamattina a Shuafat (Fonte: Ma’an News)

AGGIORNAMENTI

11 ottobre 2015, ore 10.00 -Raid israeliano su Gaza: due morti

Una donna incinta, Nour Rasmi Hassan, e la sua bambina di due anni, Rahaf Yahya Hassan, sono le vittime del raid israeliano sulla Striscia di Gaza. L’aviazione dello Stato ebraico è entrata in azione nella notte, in risposta al lancio di due razzi dall’enclave palestinese caduti in territorio israeliano, senza fare vittime. Le Forze armate israeliane hanno detto di aver colpito due strutture per la fabbricazione di armi appartenenti ad Hamas. La donna incinta di cinque mesi e sua figlia sono morte sotto le macerie della propria abitazione. Altre tre persone sono rimaste ferite e i soccorritori stanno cercando tra le macerie altre possibili vittime.

Intanto, secondo quanto riferito in un primo momento dalle Forze armate israeliane, stamattina in Cisgiordania una donna palestinese si sarebbe fatta saltare in aria a bordo di un’automobile a un posto di blocco israeliano. In realtà testimoni hanno raccontato a diverse agenzie di stampa che la donna ha avuto un guasto alla macchina dove viaggiava con il figlio di 3 anni. Un problema elettrico ha provocato l’apertura dell’airbag e poi un incendio, la donna è riuscita ad uscire con il figlio, rimanendo lievemente ferita. Lievemente ferito anche un poliziotto.

ore 22 – Palestinese ferito due giorni fa dall’esercito israeliano muore. E’ la settima vittima della giornata

Ibrahim Awad, di Beit Omar a nord di Hebron, è deceduto poco fa in seguito alle gravi ferite riportate negli scontri con l’esercito israeliano due giorni fa. Ne ha dato notizia il quotidiano Haaretz

ore 21.30 – Decine di gazawi rompono la recinzione che separa la Striscia da Israele

I media israeliani riferiscono che decine di palestinesi avrebbero aperto un varco nella recinzione che separa la Striscia di Gaza da Israele. Bloccati dai militari, cinque di loro sono stati arrestati, gli altri rispediti indietro

ore 21:00 – 568 palestinesi feriti oggi in Cisgiordania e a Gerusalemme est

Nella sola giornata di sabato, sono stati 568 i palestinesi feriti dal fuoco israeliano. Lo riferisce la Mezzaluna Rossa palestinese, specificando che 26 sono stati colpiti da fuoco vivo, 148 da proiettili di gomma, 408 da lacrimogeni e 4 sono stati picchiati.

ore 20:00   Proteste palestinesi a Nazareth e Ramle

Manifestazioni di palestinesi cittadini d’Israele a Nazareth e Ramle. A Nazareth un corteo di 1.500 persone ha attraversato le strade della città “per protestare contro l’occupazione”. A riferirlo è il Canale 2 della televisione israeliana. Nel corso delle proteste sono stati arrestati 5 attivisti.

A Ramle la polizia israeliana ha arrestato 10 manifestanti dopo che un gruppo di 100 persone aveva iniziato a lanciare pietre contro gli agenti.

ore 18:30 Hamas: “Il silenzio della comunità internazionale di fronte ai crimini di guerra israeliani li legittima”

Il portavoce del movimento islamico palestinese Hamas, Sami Abu Zuhri, ha detto che il silenzio della comunità internazionale di fronte a quelli che definisce “crimini di guerra” israeliani li legittima. “Ciò spinge il nostro popolo a difendersi in ogni modo e mezzo possibile” ha detto

ore 18:10   Ministero salute palestinese: “Oggi 21 palestinesi feriti”

Almeno 21 palestinesi sono rimasti feriti oggi negli scontri con le forze armate israeliane. A riferire la notizia sono fonti mediche di Ramallah. Un dato che pare destinato a salire considerando il fatto che gli scontri sono ancora in corso in varie zone della Cisgiordania.

Sette palestinesi sono stati colpiti da proiettili di ferro ricoperti di gomma sparati dai militari di Tel Aviv a Bab az-Zawiya (Hebron). Feriti quattro ragazzi palestinesi (uno di loro sembrerebbe in gravi condizioni) sempre con colpi di arma da fuoco vicino a Ramallah.

Secondo il Ministero della salute palestinese, dal 1 ottobre sono circa 1.000 i palestinesi feriti negli scontri con l’esercito israeliano.

ore 16.15 – DUE BAMBINI UCCISI A GAZA DA ISRAELE DURANTE MANIFESTAZIONE

Durante una manifestazione nella Striscia di Gaza, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco uccidendo due minorenni: un bambino di 13 anni, Marwan Hisham Barbakh, e Omar Othman, 15, di Khan Younis. 20 morti in 10 giorni

ore 15.15 – TRE POLIZIOTTI ISRAELIANI ACCOLTELLATI A GERUSALEMME. UCCISO IL PALESTINESE RESPONSABILE

Tre poliziotti israeliani sono stati accoltellati a Gerusalemme, alla Porta di Damasco, da un adolescente palestinese. Il giovane, Mohammed Saeed, di Shuafat, è stato ucciso da altri poliziotti. Secondo il sito israeliano Walla, uno dei tre poliziotti sarebbe stato ucciso, ma la notizia è stata smentita.

ore 14.30 – SCONTRI A SHUAFAT DOPO FUNERALE, PALESTINESE FERITO ALLA GAMBA

Dopo i funerali del palestinese ucciso ieri notte al campo profughi di Shuafat a Gerusalemme, sono scoppiati scontri tra manifestanti e polizia di frontiera israeliana. Un uomo è stato ferito alla gamba da pallottole sparate dalla polizia, secondo la quale si stava avvicinando con una Molotov.

Scontri anche a Ramallah, vicino alla colonia di Beit El: due palestinesi feriti da proiettili di gomma.

ore 13.45 – ARRESTATI 5 ISRAELIANI PER AGGRESSIONE A TRE PALESTINESI A NETANYA

La polizia israeliana ha arrestato stamattina 5 israeliani ebrei a Netanya perché accusati di aver tentato di linciare tre palestinesi cittadini d’Israele ieri sera in città (nord di Tel Aviv). Secondo le prime ricostruzioni, gli arrestati, insieme ad altre persone che ancora non sono state arrestate, avrebbero pianificato l’aggressione sui social network. L’obiettivo era andare a Piazza Indipendenza in città “per far male agli arabi”. Nei messaggi scambiati in rete gli aggressori si sarebbero divisi l’arma da portare in strada: coltelli, asce o catene.

A partecipare al tentato linciaggio sono stati una trentina di israeliani ebrei: Le vittime sono 3 palestinesi. Due sono riuscite a scappare. L’altra, invece, Abed Jamal, è stata duramente picchiata dalla folle inferocita che gridava “morte agli arabi” e “a Netanya gli arabi si falciano” e si sarebbe salvata solo grazie all’arrivo di una volonte della polizia.

Jamal, nonostate fosse la vittima dell’aggressione, è stato ammanettato e fermato per essere interrogato. Il linciaggio è stata ripreso con dei telefoni cellulari ed è stato postato sui social network scatenando dure reazioni da parte di molti navigatori. Oltre ai cinque arrestati, la polizia ha fermato altre 10 persone per interrogarle.

ore 11.55 – COLONI ATTACCANO CASE PALESTINESI A SUD DELLA CISGIORDANIA

Un gruppo di coloni ha attaccato le case di alcuni palestinesi che risiedono vicino all’insediamento di Kiryat Arba, a ovest di Hebron. Secondo fonti locali, i coloni, protetti dall’esercito israeliano, avrebbero attaccato la zona di Wadi Hussein mentre i soldati avrebbero sparato gas lacrimogeni e acqua chimica sui palestinesi.

ore 11.50 – FOTO MOSTRANO L’ATTACCO A GERUSALEMME DI STAMATTINA

Una serie di foto pubblicate dall’agenzia stampa palestinese Ma’an News (clicca qui) mostrano l’attacco di questa mattina vicino alla Porta di Damasco. Un palestinese di 16 anni, Eshak Badtan, accoltella un israeliano, poi soccorso. Dalle immagini sembrerebbe che il giovane sia stato colpito dal fuoco della polizia tempo dopo l’attacco, invece di essere fermato con altri mezzi.

Subito sono esplosi scontri alla Porta di Damasco tra centinaia di palestinesi e la polizia, a causa dell’uccisione del 16enne. La polizia ha sparato molti gas lacrimogeni e nei tafferugli è rimasto ferito un giornalista israeliano di 35 anni. Secondo Haaretz, si tratterebbe invece di un giornalista straniero.

ore 11.45 – PALESTINESE FERITO E ARRESTATO NELLA ZONA DI HEBRON

Il 18enne Jalal Shahir Rayyan è stato arrestato stamattina dalle forze militari israeliane nella cittadina di Deir Samit, a Hebron, dopo essere stato colpito da pallottole sparate da guardie private. Secondo le forze armate, qualcuno si sarebbe introdotto nella notte nella colonia illegale di Bushter e la sicurezza privata dell’insediamento ha aperto il fuoco.

Arrestato anche Bakir Hasan Sharawnah mentre tentava di portare in ospedale il giovane.

ore 11.30 – MISSILE DALLA STRISCIA DI GAZA

Ieri notte un razzo è stato lanciato dalla Striscia di Gaza e sono caduti in territorio israeliano, in aree vuote. Nessun ferito né danni, fanno sapere le autorità israeliane.

ore 10.30 – GIOVANE PALESTINESE ACCOLTELLA DUE ISRAELIANI, UCCISO DALLA POLIZIA

Stamattina un giovane palestinese di 16 anni, Eshak Badtan, di Kufr ‘Aqab ha accoltellato due israeliani di 65 e 62 anni  vicino alla Porta di Damasco, nella Città Vecchia di Gerusalemme. La polizia ha aperto il fuoco e lo ha ucciso. I due israeliani sono stati medicati dai paramedici per ferite lievi. Subito sono comnciati gli scontri tra manifestanti palestinesi e poliziotti che hanno cercato di disperdere la folla con gas lacrimogeni. Sale a 17 il numero totale di palestinesi uccisi dal primo ottobre

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della redazione

Gerusalemme, 10 ottobre 2015, Nena News – L’ennesima notte di violenza in quella che è stata ribattezzata “l’Intifada di Gerusalemme”. Dopo la strage di ieri a Gaza, con sei palestinesi uccisi dalle forze militari israeliane posizionate al di là del confine est, oggi la Palestina conta altri due morti. Anche loro giovanissimi.

Nel campo profughi di Shuafat, a Gerusalemme Est, il 24enne Ahmad Salah è stato ucciso la notte scorsa durante scontri esplosi al checkpoint di ingresso nel campo. Secondo Thaer al-Fasfous, portavoce di Fatah a Shuafat, “gli scontri sono ricominciati nella notte e le forze di occupazione israeliane hanno sparato proiettili veri da distanza ravvicinata contro i giovani”. Numerosi i feriti, di cui due in serie condizioni, mentre scontri scoppiavano in tutti i quartieri di Gerusalemme Est: a Wadi al-Joz, a Issawiya (dove una donna è stata arrestata e un giovane è stato colpito alla testa e versa in gravi condizioni), a Al-Tur, a Jabal al-Mukkaber.

Secondo alcuni testimoni, la polizia israeliana avrebbe impedito all’ambulanza di raggiungere e soccorrere Ahmad Salah, “lasciato a terra sanguinante”. È morto poco dopo. Le autorità israeliane hanno consegnato il corpo alla famiglia questa mattina e subito si sono tenuti i funerali, a cui hanno partecipato migliaia di persone.

Nelle stesse ore a Gaza perdeva la vita il 22enne Jihad Salim al-Ubeid, morto a causa delle ferite riportate ieri durante le manifestazioni al confine. Residente a Deir al-Balah, era stato colpito dal fuoco israeliano mentre insieme ad altre centinaia di palestinesi protestava a 100 metri di distanza dalla rete di separazione con Israele.

Sale così a 16 il bilancio delle vittime palestinesi dallo scorso giovedì 1 ottobre, quattro le vittime israeliane. L’associazione per i diritti umani Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità israeliane perché interrompano “l’uso di eccessiva forza e di omicidi ingiustificati di palestinesi, la demolizione di case e altre misure di punizione collettiva”.

thanks to: Nena News

Morti di Cie

Giovedì, 20 Agosto 2015

Foto: repubblica.it

“Giustamente il volto di Stefano Cucchi, scavato e tumefatto, è impresso nella mente di tutti noi, come un monito; ma chi conosce Amin Saber? Chi ha mai sentito nominare Christiana Amankwa?”. Olivia Lopez Curzi sfoglia un quaderno scritto a matita, fitto e ordinato. Elenchi, nomi, date, sottolineature e frecce. Corruga un attimo la fronte. “Sai che della morte di Moustapha Anaki si è saputo solo nove giorni dopo? E in Italia ci viveva da parecchi anni, una parte della famiglia era qui…”. Anaki, Saber, Amankwa, Ben Said, Ramsi. Nomi senza un volto, identità sfocate, cancellate dalla storia nazionale. “Eppure quelle persone ci sono state, hanno vissuto, amato, lavorato in Italia e sono morte nelle mani dello Stato; ecco perché vogliamo raccontarle”.

Sono 25 i “Morti di Cie” sulle cui vicende sta lavorando una dozzina di reporter, grafici, informatici, antropologi e politologi. “E’ un progetto nato dal basso, indipendente e autofinanziato; siamo a Roma ma ci muoviamo in tutta Italia per raccogliere documentazione negli archivi delle Procure, nelle Prefetture, da avvocati, medici e magistrati”. L’obiettivo è ricostruire le vicende di chi è morto nei Centri di Identificazione e Espulsione, ex Centri di Permanenza Temporanea, dall’apertura nel 1998 ad oggi. “Persone a cui la cronaca dedica un trafiletto, ‘morto marocchino nel Cie di Crotone’ e nulla più, tanto che in alcuni casi – spiega Lopez Curzi, fra gli autori dell’inchiesta – è stato difficile persone risalire al nome completo”.

Nessuna colpa. Nei Cie, su cui pesa un giudizio di incostituzionalità e numerose denunce per violazione dei diritti umani, si muore per diverse cause. “Amin Saber  è il primo caso in cui ci siamo imbattuti: è morto nel 1998, non sappiamo esattamente quando, e sembra sia stato vittima di un ‘proiettile vagante’ sparato dalle forze dell’ordine nel Cpt di Caltanissetta”. Poco dopo sarà il turno di sei giovani tunisini, soffocati nel Centro “Serraino Vulpitta” di Trapani. Bloccati in una stanza senza senza vie di fuga, stavano scappando dall’incendio appiccato da un altro trattenuto durante una protesta. Morti violente, di cui nessuno, raccontano i processi, è stato mai riconosciuto responsabile.

Testimoni che scompaiono. “Ricordiamoci che sono centri di espulsione, e quindi la gente da qui è rimpatriata o fatta uscire, quasi sempre senza documenti in regola, e questo fa sì che i testimoni non collaborino con la giustizia”. Una conferma ulteriore – spiega Lopez Curti – della volontà di insabbiare queste storie. Una di queste vittime si chiama Abdou Said. “E’ arrivato in Italia con il fratello nell’estate del 2011, erano due ragazzi egiziani che lavoravano in Libia, sono scappati dalla guerra… dopo due settimane nel Cie di Ponte Galeria, a Roma, Abdou ha tentato di scappare, ma è stato fermato dalle forze dell’ordine”. Tornerà nella gabbia del Cie poche ore dopo, con segni di percosse, cieco da un occhio.

Abdou e Mabrouka. ll ragazzo sembra un altro, sragiona, tanto che l’avvocato teme abbia subito danni neurologici e che dopo alcuni mesi il giudice di pace – caso rarissimo – decide di di sospendere il trattenimento. Said si trova senza nulla e senza gli psicofarmaci che riceveva nel Cie. Si ucciderà un mese dopo il rilascio, gettandosi dalla finestra di casa di un amico. Sempre a Roma, una sera del maggio 2009, Zorah, compagna di camerata di Mabrouka Mimuni, interviene su Radio Onda Rossa per raccontare le ultime ore in Italia dell’amica, prima di un rimpatrio che non ci avverrà mai. Mabrouka si impiccherà la mattina successiva e Zorah, che sarà rilasciata, morirà alcuni mesi dopo per overdose, stroncata da una dipendenza che, probabilmente, il Cie aveva accentuato.

Morti innaturali. “Spesso i referti e le note stampa parlano di arresto cardiaco, ma questo non dice nulla sulla causa del decesso, sul perché il cuore di 25 donne e uomini si sia fermato in un Cie”. Certo è che si tratta di “luoghi fuori dal tempo, in cui la vita è appesa a un filo”. Mancanza di cure mediche, somministrazione incontrollata di psicofarmaci che – come il Minias – possono creare dipendenza e avere effetti dannosi se interrotti bruscamente, si aggiugono alle violenze e contribuiscono ai frequenti atti di autolesionismo, sfociati in alcuni casi nel suicidio.

A futura memoria. “Vorremmo chiudere il lavoro – spiega Olivia Lopez Curzi – per l’inizio del 2016 e da oggi a allora collaboremo con chi si occupa di Cie e di abusi da parte dello Stato in tutta Italia”. Sperando, conclude, “che anche qualche famigliare di questi invisibili, internati solo perché privi di un pezzo di carta, condivida il nostro obiettivo, che è quello di dare dignità a episodi gravissimi della nostra storia, avvenuti nell’indifferenza delle istituzioni”. Un lavoro importante anche per un futuro prossimo, in cui la parabola discendente dei Cie, passati da 11 a 5 in pochi anni, potrebbe rivitalizzarsi.

Hotspot e nuovi Cie, la tragedia continua. Gli hotspot sarebbero centri chiusi in cui identificare chi entra in Italia via mare, grazie alla presenza di agenti di Frontex e Easo – European Asylum Support Office, per poi rimpatriare chi non ottiene l’asilo o piuttosto chi, come dichiarato dal ministro dell’Interno Alfano lo scorso giugno, “non può fare la domanda d’asilo”. Il Cie di Milo, a Trapani, potrebbe essere il primo ad assumere ufficialmente queste funzioni, raddoppiando la propria capienza. Nel frattempo la nuova giunta regionale della Liguria ha dichiarato di voler aprire un Cie sul suo territorio. La vicenda della cosiddetta detenzione amministrativa degli stranieri sembra insomma non fermarsi. Nemmeno di fronte a 25 “morti di Cie”.

Giacomo Zandonini

thanks to: unimondo

Autopsy reveals St. Louis cops shot teen in the back

Preliminary autopsy results show that a St. Louis teenager killed by police on Wednesday was shot in the back. The medical examiner’s findings appear to contradict the police, who said that officers opened fire after the teen pointed a gun at them.

Autopsy reveals St. Louis cops shot teen in the back — RT USA.

“In Israele, ci muoviamo in mezzo ad assassini e torturatori”

di Amira Hass

 

L’atto di censura nei confronti del Teatro Al-Midan [cfr. A.Hass su Internazionale ] – scrive la giornalista israeliana – scaturisce “dall’invidia della capacità dei nostri assoggettati di vincere l’oppressione, di pensare e creare, sfidando la nostra immagine di loro come inferiori”

Nelle nostre case, nelle nostre strade e nei nostri luoghi di lavoro e divertimento ci sono migliaia di persone che hanno ucciso e torturato migliaia di altre persone o hanno diretto la loro uccisione e la loro tortura. Scrivo “migliaia” invece del più vago “innumerevoli” – un’espressione relativa a qualcosa che non si può misurare.

La grande maggioranza di coloro che uccidono e torturano (anche adesso) vanno fieri delle proprie gesta e la loro società e le loro famiglie sono orgogliose delle loro gesta – benché normalmente sia impossibile trovare un collegamento diretto tra i nomi dei morti e torturati ed i nomi di coloro che uccidono e torturano, e anche quando è possibile,[ciò] è proibito. E’ proibito anche dire “assassini”. Ed è proibito scrivere “malviventi” o “persone crudeli”.

Io, crudele? Dopo tutto, le nostre mani non sono coperte di sangue quando schiacciamo il bottone che sgancia una bomba su un edificio che ospita 30 membri di una famiglia. Malvivente? Come potremmo usare questo termine per designare un soldato di 19 anni che uccide un ragazzo di 14 anni che è uscito per raccogliere piante commestibili?

I killer e i torturatori ebrei e i loro diretti superiori agiscono come se avessero un’autorizzazione ufficiale. I palestinesi morti e torturati che si sono lasciati alle spalle negli scorsi 67 anni hanno anche dei nipoti e delle famiglie in lutto per i quali la perdita è una costante presenza. Nei corridoi universitari, nei centri commerciali, negli autobus, nei distributori di carburante e nei ministeri governativi, i palestinesi non sanno chi, tra la gente che incrociano, ha ucciso, o quali e quanti membri delle loro famiglie e del loro popolo ha ucciso.

Ma ciò che è certo è che i loro assassini e torturatori vanno in giro liberamente. Come eroi.

In questa malsana situazione in cui i palestinesi soffrono lutto e angoscia, noi, gli ebrei israeliani, non possiamo vincere. Con la nostra aviazione e le nostre forze armate e la nostra Brigata Givati e le nostre celebri unità di commando d’elite, siamo dei perdenti in questo contesto. Ma poiché siamo i dominatori indiscussi, falsifichiamo il contesto e ci appropriamo del lutto.

Non ci accontentiamo dei terreni, delle case e delle vie di comunicazione dirette che abbiamo rubato loro e di cui ci siamo impadroniti e abbiamo distrutto, e che continuiamo a distruggere e a rubare. No. Noi in più neghiamo ogni ragione, ogni contesto storico e sociale delle espulsioni, spossessamenti e discriminazioni che hanno costretto un piccolissimo manipolo di quei palestinesi che sono cittadini di Israele a cercare di imitarci prendendo le armi. Si sono ingannati pensando che le armi fossero lo strumento giusto di resistenza, o hanno raggiunto il colmo della rabbia e dell’impotenza e deciso di uccidere.

Che se ne pentano o no, la loro delusione non cancella il fatto che avevano e hanno tutte le ragioni di resistere all’oppressione e alla discriminazione e malvagità che sono parte del dominio di Israele su di loro. Condannarli come assassini non ci trasforma in vittima collettiva in questa equazione. Invece di indebolire le ragioni della resistenza, noi stiamo soltanto intensificando e migliorando gli strumenti di oppressione. E un mezzo di oppressione è l’insaziabile desiderio di vendetta.

L’attacco al Teatro Al-Midan e lo spettacolo “Un tempo parallelo” sono parte di questa sete di vendetta. E comprende anche tantissima invidia. Invidia per la capacità di coloro che opprimiamo di vincere l’oppressione e il dolore, di pensare, di creare e di agire, sfidando la nostra immagine che li dipinge inferiori. Loro non ballano la nostra musica come poveri smidollati.

Come in una caricatura antisemita, per noi tutto si concentra nelle finanze, nel denaro. Noi non stiamo zitti, noi ci vantiamo. Siamo felici se solo togliamo loro i finanziamenti. Li abbiamo trasformati in una minoranza nella nostra terra quando li abbiamo espulsi e non abbiamo concesso loro il ritorno, ed ora il 20% che è rimasto qui dovrebbe dirci grazie e pagare con le tasse degli spettacoli che esaltano lo Stato e la sua politica. Questa è democrazia.

Non è una guerra culturale, o una guerra sulla cultura. E’ un’altra battaglia – probabilmente una causa persa, come quelle precedenti – per un futuro sano per questo paese. I cittadini palestinesi di Israele erano una forma di assicurazione per la possibilità di un futuro sano: si può dire un ponte, bilingue, pragmatico, anche se contrario alla loro volontà. Ma dobbiamo attuare dei cambiamenti, dobbiamo imparare come ascoltarli, perché questa assicurazione sia valida. Ma noi, gli indiscussi dominatori, non prevediamo di ascoltarli e non conosciamo il significato di cambiamento.

Una nota finale: I rapporti sull’omicidio di un residente di Lod, Danny Gonen, alla sorgente di Ein Bubin vicino al villaggio di Dir Ibzi’a erano accompagnati da collegamenti a recenti precedenti attacchi: la persona ferita in un attacco terroristico vicino alla colonia di Alon Shvut, il poliziotto di frontiera accoltellato vicino alla Tomba dei Patriarchi a Hebron. E che cosa si ometteva di menzionare? Ovviamente, due giovani palestinesi recentemente uccisi dai soldati israeliani: Izz al-Din Gharra, di 21 anni, colpito a morte il 10 giugno nel campo profughi di Jenin e Abdullah Ghneimat, 22 anni, schiacciato il 14 giugno a Kafr Malik da una jeep dell’esercito israeliano.

In media ogni notte l’esercito israeliano compie 12 raid di routine. Per i palestinesi, ogni raid notturno, che spesso comporta l’uso di granate stordenti e di gas e sparatorie, è un mini attacco terroristico.

thanks to: NenaNews

forumpalestina

Giovane ferito da soldati israeliani viene schiacciato da una jeep e lasciato morire

336558CRamallah (Ma’an). Un Palestinese ferito dalle forze israeliane, domenica, a Kufr Malik, vicino a Ramallah, è stato lasciato sotto una jeep militare israeliana per tre ore, prima di spirare.

Nabil Abd al-Karim, un testimone oculare, ha raccontato i dettagli dei fatti dicendo che Abdullah Iyad Ghuneimat, 22 anni, si stava dirigendo al proprio lavoro, in un’azienda avicola, quando le forze israeliane gli hanno sparato alla schiena, dandogli la caccia con una jeep.

La jeep poi ha colpito Ghuneimat spingendolo contro un muro, che è collassato su di lui, e facendo sì che anche l’automezzo gli si rovesciasse addosso, ha detto Abd al-Karim. I soldati sono usciti dalla jeep e hanno lasciato Ghuneimat di sotto, con la schiena rotta e le gambe spezzate, e schiacciato dal veicolo.

Il giovane è stato lasciato sotto la jeep, gridando dal dolore, mentre il gas e l’olio fuoriuscivano dal mezzo, colandogli addosso. Dopo che per tre ore le forze di occupazione hanno impedito i soccorsi, i residenti hanno attaccato i soldati israeliani a mani nude e cercato di sollevare la jeep da sopra il giovane, ma Ghunaimat era già morto. Il corpo è stato portato in ambulanza al Palestine Medical Complex. A migliaia hanno partecipato al suo funerale, partito dalla moschea del villaggio, fino al cimitero.

I partecipanti al funerale hanno intonato slogan che chiedevano vendetta. La madre del giovane, che alla notizia della morte del figlio s’è sentita male ed è stata soccorsa, ha dichiarato che Abdullah è stato ucciso a sangue freddo dalle forze israeliane.

L’esercito israeliano ha dichiarato, come consueto, che un “sospetto” stava tentando di lanciare un cocktail molotov e che la jeep ha perso il controllo per caso.

thanks to: Infopal

Muhammad Ali Net, 20 anni – Muhammad Jasser Abdullah Krakrh, 30 anni – Mohammed Jamal

di Samantha Comizzoli

 

Muhammad Ali Net (20 anni) di Jalazoun, Ramallaah. Una settimana fa i soldati israeliani gli hanno sparato al petto proiettili veri. E’ morto oggi.

Altro palestinese morto…nella prigione palestinese di Al Kahlil per un incendio….scontri in corso … Io la parola la voglio usare anche qui… martire. Il martire morto ad Al Kahlil nella prigione palestinese è Mohammed Jamal e sembra sia morto per le ferite riportate durante l’interrogatorio (credo del Wucoi). Di seguito è scoppiato l’incendio nella prigione, quindi tutto fa pensare sia stato provocato per coprire il morto. Gli agenti che hanno fatto l’interrogatorio sono stati arrestati

Martire a Beit il, Ramallah, ucciso dai coloni israeliani. Mezz’ora fa quando sono passata dalla strada, il corpo era ancora lì, circa un centinaio di soldati attorno. Rallentamenti sulla strada Ramallah – Nablus, si apprestavano a chiudere Zaatara checkpoint. Il martire è Mohammed Jassem del villaggi di Sinji, che dista solo pochi metri dal luogo dell’assassinio.
Ero al Ramallah Hospital..è arrivata la notizia del martire in questo modo “gli hanno sparato i coloni israeliani, lui aveva cercato di fermare l’auto, era da solo e a piedi”. Ora la notizia che viene passata è “ha tentato di accoltellare due soldati e i soldati gli hanno sparato”. Qualcosa non torna.
Dalle testimonianze sul martirio di oggi: operaio edile. Parrebbe fosse con altri due amici che sono fuggiti. I soldati feriti da Muhammad sono sono due, uno grave. E’ stato difficile il riconoscimento di Muhammad perchè gli hanno sparato in faccia e in testa. I soldati israeliani hanno attaccato il villaggio di Sinji in gran numero e con raid nelle case. Chiusi i villaggi di Sinji, Beit Ili e Turmus Aya. Si segnala ancora numero massiccio di soldati sulla strada Ramallah- Nablus e si temono reazioni questa notte.

Fonte:
https://www.facebook.com/samantha.comizzoli?fref=ts

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Giovane Palestinese giustiziata a sangue freddo mentre si recava al centro di Hebron per organizzare il suo matrimonio

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Hebron-InfoPal. Le hanno sparato per un sospetto, infondato. Le hanno sparato perché Palestinese e perché si muoveva, si spostava, viveva e voleva sposarsi.

“Non ti muovere, Palestinese”, perché Israele, uno stato coloniale costruito con il sangue di centinaia di migliaia di Palestinesi, ti uccide appena osi respirare.

Era giovane, bella e dal viso dolce, Amal Taqtaqa, ma è stata giustiziata a sangue freddo mentre si recava da Beit Fujar al centro di Hebron, per organizzare il suo matrimonio, che avrebbe dovuto svolgersi da lì a qualche settimana.

Le forze israeliane hanno aperto il fuoco delle mitragliatrici contro la giovane donna, in quanto avevano ricevuto un falso allarme secondo il quale Amal avrebbe pianificato di accoltellare un israeliano.

Tuttavia Amal aveva in mente ben altro, un qualcosa che lo stato criminale israeliano non le permetterà più di realizzare.

Amal è stata raggiunta da 12 proiettili, colpita da soldati e coloni israeliani, uniti nel dare la morte a qualunque Palestinese – donna, uomo, bambino – si azzardi a muoversi su una terra che le canaglie considerano loro per un diritto antico fondato sull’invenzione storica. Su una costruzione farlocca, menzognera e coloniale.

I nazisti dei nostri giorni in terra mediorientale l’hanno lasciata sanguinare e gridare disperata, prima di autorizzare l’ambulanza a trasportarla all’ospedale Haddasah, dove è spirata.

Come se non bastasse, media israeliani e arabi hanno diffuso notizie false sulla vittima, raccontando che si trattava di un’ex prigioniera che in passato aveva già eseguito attacchi con pugnali, nello stesso check-point, ma la ragazza non era mai stata arrestata prima. I coloni, fanatici fino alla patologia psichiatrica, hanno inventato di essere stati feriti dal presunto coltello di legno della giovane, presto smentiti dai testimoni oculari.

Amal si stava dirigendo al centro commerciale cittadino per preparare il suo matrimonio, che avrebbe dovuto svolgersi il prossimo mese.

Non sazia del sangue umano innocente appena versato, la bestia umana israeliana ha scatenato la furia contro la casa della giovane vittima, arrestandone il padre, già distrutto dal dolore.

(Fonte: PIC)

thanks to: Infopal

GERUSALEMME. Palestinese trovato impiccato in un autobus, scoppiano scontri

La polizia parla di suicidio ma la famiglia ripete che i segni trovati sul corpo di Yusuf al-Ramouni  indicano un pestaggio e poi un omicidio. Tensioni anche sul piano politico: Lieberman si fa beffe di Kerry e annuncia una colonizzazione no-stop

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della redazione

Gerusalemme, 17 novembre 2014, Nena News – Nessuna calma per Gerusalemme. Seppure il segretario di Stato Usa Kerry la scorsa settimana, dopo incontri con il presidente dell’Anp Abbas e il re giordano Abdallah, avesse parlato del “chiaro intento” delle parti a fermare l’escalation di tensioni nella Città Santa, l’abbassamento dei toni non pare una priorità né a livello politico né per le strade.

Ieri pomeriggio un palestinese ha accoltellato un israeliano di 32 anni con un cacciavite. La polizia israeliana ha catturato due palestinesi dopo aver perquisito case e auto e compiuto raid vicino la Porta di Damasco.

In serata è stato ritrovato all’interno di un autobus della compagnia israeliana Egged il corpo senza vita di un autista palestinese di 32 anni, residente nel quartiere di al-Tur, a Gerusalemme Est. Yusuf Hasan al-Ramouni è stato trovato impiccato ad una sbarra all’interno dell’autobus, fermo alla stazione dei bus di Har Hotzvim. I colleghi lo hanno subito portato all’ospedale Hadassah, ma al-Ramouni era già morto.

La famiglia ha scattato alcune foto del corpo, convinta che si tratti di omicidio: ci sono tumefazioni non solo sul collo, ma anche sull’addome e sul volto, il possibile segno di un pestaggio. Per la polizia si tratta di suicidio, un’opzione subito scartata dai palestinesi che hanno dichiarato per oggi uno sciopero. Oggi si svolgerà l’autopsia sul corpo del giovane, che lascia moglie e due figli.

Subito dopo l’annuncio della morte di al-Ramouni, scontri sono scoppiati nel quartiere dove risiedeva, a Al-Tur, e a Ras al-Amud e Abu Dis, quartiere di Gerusalemme Est, oggi in Cisgiordania perché tagliato via dalla città con la costruzione del muro. La polizia israeliana ha represso le manifestazioni con il lancio di lacrimogeni e granate stordenti. La gente di Gerusalemme ne è certa: al-Ramouni è stato ucciso da un gruppo di coloni, picchiato e poi impiccato. I segni sul corpo raccontano di un pestaggio, quelli sul collo di uno strangolamento.

La morte sospetta del giovane autista non riporterà certo la calma a Gerusalemme, dove si fa sempre più violenta la repressione israeliana dell’identità palestinese. Dopo aver riaperto la Spianata delle Moschee ai fedeli di ogni età, lo scorso venerdì, su pressioni statunitensi (con Kerry in Giordania a tentare di negoziare un accordo sulla moschea di Al-Aqsa), ieri le autorità israeliane hanno di nuovo ristretto gli accessi.

Ad infiammare le tensioni è soprattutto il governo israeliano. Se alcuni parlamentari sono entrati nella Spianata delle Moschee nei giorni scorsi per rivendicare la natura ebraica del sito religioso, insieme a gruppi di coloni estremisti, ieri è stato il ministro degli Esteri Lieberman, il falco di Netanyahu, a lanciare l’ennesima provocazione alla popolazione palestinese e anche alla comunità internazionale.

“Una cosa deve essere chiara: non accetteremo mai la definizione di costruzione a Gerusalemme come attività coloniale”, ha detto Lieberman ieri durante una conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco. E ha aggiunto quanto sul campo viene fatto quotidianamente, ultimo in ordine di tempo il via libera ad altre 200 unità abitative per coloni nell’insediamento di Ramot: “Non accetteremo alcuna limitazione delle costruzioni nelle aree ebraiche a Gerusalemme”.

Al governo ultranazionalista guidato da Netanyahu le critiche internazionali fanno il solletico: la Casa Bianca può continuare a parlare di “inequivoca opposizione” all’espansione coloniale a Gerusalemme, Bruxelles proseguire nel mantra “la colonizzazione accende le tensioni e minaccia la pace”. Ma al di là delle parole, nessuno si muove e Tel Aviv gode dell’impunità necessaria per proseguire nel suo progetto: allargare al massimo i propri confini, mangiare terre e creare fatti sul terreno che nel futuro renderanno impossibile la creazione di uno Stato di Palestina.

E mentre a Gerusalemme si continua a costruire, dalla Cisgiordania arriva l’ennesima notizia di demolizioni: dopo un raid dell’esercito a Qalqiliya, le autorità israeliane hanno consegnato a cinque famiglie ordini di demolizione delle loro abitazioni. Decine di persone rischiano di restare senza un tetto sulla testa.

thanks to: Nena News

WHO: Gaza Death Toll Exceeds Number of Previous Two Wars Combined

JERUSALEM, August 7, 2014 – “Casualties now exceed the number of the previous two conflicts in Gaza combined, in 2008–2009 and in 2012,” Thursday said the World Health Organization in a special situation report on Gaza.

“From initial assessments, 3000 structures have been completely destroyed and 30 000 damaged, Thursday said the World Health Organization,” added the report.

“A ceasefire began on the 5th of August following several days of intense violence in many areas in the Gaza Strip. The Ministry of Health (MoH) estimates that at least 100 people may have been buried under rubble of destroyed buildings but ambulances could not evacuate them during the continuous violence,” the WHO said.

“Three ambulance workers were killed while attempting to evacuate patients in Rafah.”

Hospitals are treating a constant influx of new casualties in already overcrowded facilities and with vastly reduced supply of electricity, following last week’s destruction of the Gaza power plant and most of the main power lines into Gaza from Israel.

Only 40% of hospital staff has been able to report for work and existing health staff is fatigued, with critical staff working 24-hours shifts. Resources are limited: donated medical supplies had been maintaining only minimum levels of essential medicines due to the heavy caseload of wounded.

M.N./T.R.

thanks to: Wafa

List of Palestinians Killed Between 7/8 and 7/23

List of Palestinians Killed Between 7/8 and 7/23

viaList of Palestinians Killed Between 7/8 and 7/23 – International Middle East Media Center.

This list is constantly updated due to the ongoing Israeli assault on Gaza since July 8th. The following 627 names have been confirmed. At least 4120 Injured. We realize the number of slain Palestinians is higher than this, but we are still awaiting confirmation of some names.

 

Occupied Lives: He just wanted a better life

Mohamed Abu Muelieq (17)

Mohamed Abu Muelieq (17) was killed by Israeli forces on Tuesday, 19 June 2012 near Mossadar village, which is on the border between the Gaza Strip and Israel.  Mohamed, and his friends Youssef Altelbani (19) and Mahmoud Alodat (18), were trying to cross over the border fence to search for jobs in Israel when they were attacked.  Of the 3 boys, only 1, Mahmoud Alodat survived the attack.  He sustained shrapnel injuries to his right leg and was forced to lie in the border area until the shelling stopped.  He then crawled to one of the nearby houses, which took him approximately one hour, before he was rushed to the hospital.

 

Mohamed’s father, Bassam Abu Muelieq (45), recounts the events surrounding his son’s death: “On the day of his death, I had an argument with Mohamed and he left the house saying that he was going to visit a friend.  A few minutes later, one of my son’s friends came and told me that Mohamed and 2 of his friends were on their way to try and jump the border fence.”

Bassam’s house is just 800 meters from the fence: “I rushed outside the house and looked towards the border.  I saw the IDF firing and shelling.  There were drones all over the border area and it had completely transformed into a military zone.  There was continuous firing and shelling.  I helplessly stood outside the house and watched.  I knew that if I tried to go there, I would be killed.  As I watched, I kept hoping to myself that my son would just be injured, not killed.”

Bassam had to wait until the following day to hear what happened to his son.  At 10:00, he received word that ICRC vehicles were looking for bodies near the border: “I could not recognize my son when I viewed the body.  His face was completely deformed and I could just see bones.  I only knew it was him when I saw the sandals the two of us shared on his feet.  I was devastated.  Later on, I found out that when the firing began, the boys were shouting and surrendering hoping to be spared, but they were shot and shelled to the ground.  This area was well lit with flood lights, and the soldiers must have seen that these boys were unarmed.  They have cameras for that; they surely must have seen that they were harmless.”

Bassam is unemployed and relies on casual labor employment to get money for his family.  He attributes his son’s decision to try and jump over the fence to this abject poverty: “The conditions we live in are very bad.  I used to work in Israel, but here in Gaza, I have no employment.  My son had to drop out of school to try and look for work.  He just wanted a better life.  He constantly talked about building a house and starting a family, and maybe buying a motorbike and some new clothes.  He sometimes made 20 shekels a week working on other people’s farms and construction sites, but that wasn’t enough.  He had heard that the conditions in Israel were better, and he thought that it would be easier for him to get a job there.  He had hoped that by jumping the fence, he would leave all this poverty behind and have a better life.”

Mohamed’s death has deeply affected Bassam and his family: “Mohamed was very talkative.  Now the house is quiet and everyone is in shock.  His younger brother and sister miss him very much.  Even if they compensate me for my son’s death, it does not change the fact that he is gone.  It does not change how quiet my wife has become, thinking about him all the time. What can you even do with such money?  Our children are now the ones paying the price for the bad economic conditions in Gaza.  All we want is peace and a chance to improve the economy and the future of the children of Gaza.” 

Bassam Abu Muelieq, a Gazan man whose son was killed by Israel’s forces when he tried to seek a better life outside of the occupied territory.

In the month of June 2012, 16 children were injured and 2 were killed, including Mohamed, during Israel’s various attacks on the Gaza Strip.  The targeting and killing of a child, a protected civilian, is a war crime, as codified in Articles 8(2)(a)(i) and 8(2)(b)(i) of the Rome Statute of the International Criminal Court.

Italian version

Vite occupate: desiderava soltanto una vita migliore

Mohammed Abu Muelieq, 17 anni, è stato assassinato dalle forze d’occupazione israeliane il 19 giugno scorso, nei pressi del villaggio di Mossadar, sulla frontiera tra Striscia di Gaza e Israele.

Mohammed stava tentando, insieme ai suoi amici Yousef Altelbani, 19 anni e Mahmoud Alodat, 18 anni, di attraversare la barriera sulla frontiera per andare a cercare un lavoro in Israele, quando sono stati aggrediti.

Dei tre ragazzi, solo uno è sopravvissuto all’attacco ed è Mahmoud Alodat, ferito dalle schegge alla gamba destra. Mahmoud rimase a terra fino a quando i bombardamenti non si arrestarono. Poi, per circa un’ora era riuscito a raggiungere le case nel vicinato, strisciandosi per terra. Da lì fu portato in ospedale.

Il padre di Mohammed, Bassam Abu Muelieq, 45 anni, ripercorre l’episodio che ha portato alla morte del figlio: “Il giorno della sua morte, avevo avuto una discussione con Mohammed, lui uscì da casa dicendo che andava a trovare un amico. Pochi minuti più tardi l’altro mio figlio arrivò a casa dicendomi che Mohammed stava per attraversare la frontiera insieme a due altri”.

La casa di Bassam si trova ad appena 800 metri di distanza dalla barriera in questione: “Sono corso fuori casa per guardare in direzione della frontiera. Ho visto le forze d’occupazione israeliane intente a bombardare, nel cielo c’erano droni ovunque. Tutta l’area era stata trasformata in zona militare. Erano una sparatoria e un bombardamento continui. Rimasi fuori casa a guardare privo di speranze. Sapevo che se solo avessi provato ad avvicinarmi sarei stato freddato. Mentre guardavo, la speranza era che mio figlio potesse essere stato ferito e non assassinato”.

Ma Bassam avrebbe dovuto aspettare il giorno seguente per apprendere cosa era accaduto al figlio. Intorno alle ore 10, ora locale, venne a sapere che i mezzi del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Icrc) erano alla ricerca di alcuni corpi sulla frontiera. Dice Bassam: “Quando ho visto il suo corpo senza vita, non riuscivo a riconoscerlo. Il volto era completamente deforme, vedevo solo il cranio. Potevo riconoscerlo soltanto dai sandali che solitamente indossavamo entrambi. Ero distrutto. Più tardi seppi che quando gli israeliani avevano inziato a sparare, i ragazzi avevano urlato e si erano arresi nella speranza di mettersi in salvo. Invece, furono presi di mira e caddero sotto i bombardamenti. L’area in questione è ben illuminata dai riflettori e i militari d’occupazione israeliani avranno visto che i ragazzi erano disarmati. Gli israeliani dispongono di telecamere, di certo avranno visto che erano inermi”.

Bassam è disoccupato e sopravvive grazie a lavoretti occasionali. Per l’uomo, la scelta fatta dal figlio di tentare di oltrepassare la frontiera, è derivata dall’estrema povertà della sua famiglia. “Le nostre condizioni di vita sono pessime. Una volta lavoravo in Israele, ma qui a Gaza non ho nessun lavoro. Mio figlio è stato costretto a lasciare la scuola per cercare un lavoro. Mohammed desiderava solo una vita migliore. Diceva sempre che avrebbe voluto costruire una casa e farsi una famiglia, magari anche comprare una motocicletta e abiti nuovi. Sentiva che le condizioni in Israele erano migliori e pensava che sarebbe stato più semplice trovare un lavoro lì. Ha pensato che, attraversando la frontiera, si sarebbe lasciato alle spalle la povertà e avrebbe potuto vivere una vita migliore”.

Bassam e la sua famiglia hanno risentito profondamente della morte di Mohammed. Dice ancora il padre: “Mohammed era un ragazzo molto loquace. Ora la casa è caduta nel silenzio e tutti siamo scioccati. Il fratello minore e la sorella sentono molto la sua mancanza. Anche se la presenza di entrambi compensa in parte il vuoto lasciato da Mohammed, resta il fatto che ho perso un figlio. Pensiamo a lui ogni istante. Pur disponendo di denaro, cosa si può fare davvero a Gaza? I nostri ragazzi stanno pagando il prezzo della disastrosa condizione economica di Gaza. Tutti qui vogliamo la pace e tutti desideriamo la possibilità di migliorare economia e futuro delle giovani generazioni della Striscia di Gaza.

Giugno 2012: 16 minori sono stati assassinati da Israele, due feriti. Mohammed fa parte del dato. Mirare e assassinare minori o persone civili sotto protezione, costituisce un crimine di guerra, come dispongono gli artt. 8(2)(a)(i) e 8(2)(b)(i) dello Statuto di Roma adottato dalla Corte Penale Internazionale.

Articolo 8 – Crimini di guerra
2. Agli effetti dello Statuto, si intende per «crimini di guerra»:
a) Gravi violazioni della Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949, vale a dire uno qualsiasi dei seguenti atti posti in essere contro persone o beni protetti dalle norme delle Convenzioni di Ginevra:
i) omicidio volontario.
b) Altre gravi violazioni delle leggi e degli usi applicabili, all’interno del quadro consolidato del diritto internazionale, nei conflitti armati internazionali, vale a dire uno qualsiasi dei seguenti atti:
i) dirigere intenzionalmente attacchi contro popolazioni civili in quanto tali o contro civili che non partecipino direttamente alle ostilità.

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