Il Glifosato causa il cancro, Bayer Monsanto condannata negli USA e il titolo perde l’11% in borsa.

Bayer Condannata Roundup grano tumore giardiniere

Dopo l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer, l’erbicida glifosato, commercializzato con il nome di Roundup, è passato nelle mani del colosso della farmaceutica tedesco. E così, oltre ai profitti, alla Bayer condannata arrivano anche le richieste di risarcimento.

Sono migliaia in tutto il mondo i giardinieri e i coltivatori che sostengono di aver contratto malattie molto gravi a causa del prodotto. Tra questi Dwayne Johnson, giardiniere californiano, che ha messo sotto accusa il prodotto, sostenendo che gli avrebbe causato un cancro alla pelle.

Dopo una prima sentenza favorevole a Johnson, arrivata in agosto, ieri il verdetto è stato confermato in appello.

Bayer condannata per l’erbicida glifosato Roundup

Come abbiamo visto qualche mese fa, DeWayn “Lee” Johnson è un giardiniere americano di 46 anni, con un cancro alla pelle in fase terminale. Secondo l’accusa, la malattia sarebbe derivata dal contatto diretto con l’erbicida glifosato. Leggi la sua storia qui: https://www.ambientebio.it/societa/allerte-alimentari/marche-di-birra-glifosato-elenco/

Quando lavorava come custode in California, per un malfunzionamento del suo innaffiatore, Johnson si è completamente inzuppato con il RoundUp. Questo avrebbe provocato lo sviluppo di un linfoma non-Hodgkin, diagnosticato nel 2014. Monsanto era stata quindi chiamata in causa: in primo grado, il tribunale di San Francisco ha stabilito un risarcimento di 289 milioni di dollari in favore del giardiniere.

Bayer ha fatto successivamente appello, sostenendo che non ci sono prove tra la malattia dell’uomo e il diserbante. La giudice d’appello, Suzanne Ramos Bolanos, ha confermato ieri la condanna, ma ha ridotto a 78,5 milioni di dollari il risarcimento.

“Dal momento che non esistono prove di una possibile spiegazione alternativa alla malattia, la giuria si è sentita libera” di stabilire che il RoundUp “è un fattore sostanziale nel causare il cancro”, ha spiegato Bolanos.

Dwayne Johnson a questo punto potrebbe non accettare la cifra. Se questo succederà, entro il 7 dicembre di quest’anno sarà avviato un nuovo processo.

bayer condannata glifosato roundup

Il legale del giardiniere: “Riduzione ingiustificata”

Il legale del giardiniere, Brent Wisner, ha commentato così la sentenza d’appello:

«Crediamo che la riduzione del risarcimento sia ingiustificata: ora valuteremo le nostre opzioni. Siamo lieti però che la corte non abbia modificato il verdetto: le prove presentate a questa giuria sono state, francamente, travolgenti».

Wisner ha aggiunto che questa sentenza sarà solo “la punta dell’iceberg” per Bayer. Sono migliaia infatti le persone che accusano l’erbicida glifosato di aver causato gravi danni alla salute.

Sono 8.700 le persone che hanno querelato Monsanto, e quindi Bayer. Tutte sostengono che il glifosato sia causa del loro cancro. Se Bayer venisse condannata per tutte queste cause in corso, con cifre simili al risarcimento di San Francisco, la società dovrebbe sborsare circa 680 miliardi di dollari di danni. Nei prossimi anni, quindi, le battaglie legali si moltiplicheranno.

Tra loro c’è anche l’italiano Fabian Tomasi, che ha raccontato la sua storia alle Iene:

D’altronde, Bayer è abituata alle denunce. Sono 24.300, per esempio, i querelanti che mettono sotto accusa Xarelto, anticoaugulante prodotto da Bayer, che provocherebbe emorragie e persino la morte. Altre 17mila cause sono state avviate contro Essure, anti-concezionale, che causerebbe depressione e isterectomia.

In tutti questi casi, come per l’erbicida glifosato, la Bayer condannata, sostiene di non avere responsabilità.

Scopri tutte le informazioni necessarie sul glifosato e su dove puoi trovarlo nei prodotti di uso quotidiano, con i nostri articoli:

La difesa dell’erbicida glifosato: “La condanna non è supportata da prove”

Secondo i legali della Bayer, la giudice Bolanos non avrebbe sufficienti prove per dimostrare che il RoundUp sia causa del cancro del signor Johnson.

La società ha infatti commentato:

«La decisione della corte di ridurre il risarcimento è un passo nella giusta direzione, ma continuiamo a ritenere che la condanna non sia supportata da prove».

Il vicepresidente della Monsanto, Scott Partridge, ha inoltre dichiarato che “la giuria ha sbagliato” e che la società avrebbe sempre dimostrato la sicurezza dell’erbicida glifosato, impiegato – ricorda Partridge – da più di 40 anni.

Crollo in Borsa per la Bayer condannata dopo la sentenza

Immediatamente dopo la nuova sentenza di condanna, Bayer ha avuto un crollo in Borsa. A Francoforte, il titolo ha perso subito l’8,5 per cento del suo valore. Il colosso farmaceutico è arrivato fino a -11%, prima di risalire, comunque in calo, in torno al -8/9 per cento.

Il verdetto, anche se riduce di molto il risarcimento, mette quindi in dubbio la posizione di Bayer sui mercati. Secondo alcuni analisti, i problemi legati all’erbicida glifosato non sono “destinati a sparire, per ora”.

Come spiega Ian Hilliker, analista finanziario di Jefferies, la cifra del risarcimento “è in ogni caso alta per Bayer. E l’incertezza sul risultato finale e sul prezzo finale da pagare peserà sui titoli di Bayer nei prossimi mesi”.

Fonte: ambientebio

thanks to: UnUniverso

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Dying Californian takes Monsanto to court for hiding cancer-causing effect of Roundup weedkiller

Dying Californian takes Monsanto to court for hiding cancer-causing effect of Roundup weedkiller
A Californian groundskeeper with terminal cancer is set to become the first person to take agrobiotechnology giant Monsanto to trial, claiming that the company has suppressed the cancer risk of its product for decades.

DeWayne Johnson, 46, who has just a few months left to live, will take the stand against Monsanto in San Francisco County Superior Court. The landmark trial is scheduled to begin June 18.

Johnson, a father of three, was diagnosed with non-Hodgkin lymphoma at the age of 42. He had earlier worked for a school district, “where his responsibilities included direct application of Roundup and RangerPro, another Monsanto glyphosate product, to school properties,” the lawsuit claims.

“Monsanto does not want the truth about Roundup and cancer to become public,” Johnson’s attorney, Michael Miller, said in an interview with the Guardian. “We look forward to exposing how Monsanto hid the risk of cancer and polluted the science.”

The corporation attempted to bar experts, hired by Johnson, from testifying and his legal team from using certain research. Monsanto insists that the cancer the man suffers from hasn’t been caused by exposure to its products.

According to the order signed by San Francisco Superior Court judge Curtin Karnow last week, some of Monsanto’s requests were granted. However, the judge allowed Johnson’s lawyers to deploy various peer-reviewed studies and expert evidence during the trial.

The state of California and the International Agency for Research on Cancer (IARC), a branch of the World Health Organization (WHO), have previously labelled glyphosate as a probable human carcinogen. However, US and EU watchdogs haven’t banned the chemical from widespread agriculture use.

Monsanto has rejected all allegations and scientific findings of carcinogenicity of the chemical. In the meantime, around 4,000 plaintiffs have filed similar lawsuits, claiming that they or their relatives were sick from the exposure to Monsanto’s Roundup.

Sorgente: Dying Californian takes Monsanto to court for hiding cancer-causing effect of Roundup weedkiller — RT Business News

Monsanto Linked to Israel’s Use of White Phosphorous in Gaza ‘War’

Phos - 620

Agribusiness giant Monsanto – best known for their genetically modified soybeans and “probably carcinogenic” herbicide – has supplied the US government with white phosphorous used in incendiary weapons for at least 20 years, and some of that made its way to Israel for use in Operation Cast Lead.

Monsanto Linked to Israel’s Use of White Phosphorous in Gaza ‘War’.

Tutto il mondo in marcia contro la Monsanto

Sabato 23 maggio è andata in scena la Marcia contro la Monsanto: dalla Francia alla Svezia, dagli Usa allo Sri Lanka, migliaia di cittadini in 6 continenti, 48 Paesi e 421 città hanno sfilato nelle piazze contro la multinazionale americana.

di Massimo Nardi – 23 Maggio 2015

Migliaia di persone hanno manifestato nelle piazze di tutto il mondo per l’annuale Marcia Contro la Monsanto. Quest’anno, secondo i dati dell’organizzazione, le adesioni dovrebbero avere superato i numeri dei due anni precedenti. Sono infatti coinvolti nella protesta contro la multinazionale americana 6 continenti, 48 Paesi e 421 città, per dire no, l’ennesima, al regime del gigante americano, leader nella produzione di pesticidi e sementi ogm.
Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il glifosato, principio attivo dell’erbicida RoundUp (venduto in 180 paesi), sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo e sicuramente cancerogena per gli animali. Mentre, è di pochi giorni fa, la presa di posizione del cantante canadese Neil Young nel suo prossimo album, The Monsanto Years, in uscita il prossimo 16 giugno.
Il successo della manifestazione ha condotto ad iniziative come “The Women’s and Children’s Bill of Rights to Ban Glyphosate”, con l’obiettivo di tutelare i soggetti maggiormente a rischio, come appunto donne e bambini, dall’esposizione alla tossicità del glifosato, nel caso diventasse legge il prossimo ottobre. Il principio attivo è stato rilevato nelle falde acquifere in quantità compresa tra il 60% e il 100% in varie parti del mondo, sollevando preoccupazione di massa riguardo l’inquinamento su scala globale.
Molti esperti in materia sanitaria, come medici e ricercatori, relazioneranno oggi in occasione della Marcia contro la Monsanto, tra i quali Jeffrey Smith, esperto di OGM per l’Institute for Responsible Technology, Anthony Gucciardi, e il Dr. Joseph Mercola,

Segui la diretta qui: https://www.facebook.com/MarchAgainstMonstanto

thanks to: il Cambiamento

Argentine Activists Win First Round Against Monsanto Plant

By Fabiana Frayssinet
Monsanto’s plant in Malvinas Argentinas, seen from the camp set up by local protestors blocking access to the works in construction. Credit: Fabiana Frayssinet/IPS 

CORDOBA, Argentina, Jan 25 2014 (IPS) – Residents of a town in Argentina have won the first victory in their fight against biotech giant Monsanto, but they are still at battle stations, aware that winning the war is still a long way off.

For four months activists in Malvinas Argentinas, a town in the central province of Cordoba, have maintained a blockade of the construction site where the U.S. transnational company is building the world’s biggest maize seed treatment plant.

In this previously peaceful town, protestors continue to camp in front of the construction site and to block access to it, even after a provincial court order this month put a halt to the works.

The campaign against the plant, led by Asamblea Malvinas Lucha por la Vida (Malvinas Assembly Fighting for Life) and other social organisations, began Sept. 18 in this town 17 kilometres from the capital of Cordoba.

Tense situations ensued, with attempts by the provincial police to disperse the demonstrators and provocations by construction union envoys, but a provincial labour court ruling on Jan. 8 upheld the activists’ cause.

“The ruling shows that the residents’ arguments are just, because they are claiming basic rights that are recognised and established in the constitution and federal legislation,” Federico Macciocchi, the lawyer representing opponents of the plant, told IPS.

The court ruled that the municipal ordinance authorising construction of the plant in this mostly working class town of 15,000 people was unconstitutional.

It ordered a halt to construction work and banned the Malvinas Argentinas municipality from authorising the construction until two legal requirements are fulfilled: carrying out an environmental impact assessment and a public hearing.

“This is a big step forward in the struggle, achieved by working together on institutional demands, along with social activism on the streets,” Matías Marizza, a member of the Malvinas Assembly, told IPS.

“This struggle has resulted in guaranteeing respect for the law,” the activist said.

The Malvinas Assembly and other organisations have decided to continue to camp out at the site and block access until the project is abandoned for good.

Monsanto replied to IPS’s request for comment with a statement that describes local activists as “extremists” who are preventing their contractors and employees from “exercising the right to work.”

The court ruling arose from a legal appeal lodged by local residents and the Club de Derecho (Cordoba Law Club), presided by Macciocchi.

The labour court has ordered an environmental impact study and a public hearing, he emphasised.

The views expressed in the public hearing will be “highly relevant,” he said, although under the General Environment Law, participants’ objections and opinions “are not binding.”

However, the law does stipulate that if the opinions of the convening authorities differ from the results of the public hearing, “they must justify them and make them public,” he said.

Now the Malvinas Assembly also wants a public consultation with a secret ballot.

Such a ballot would comply with the environmental law and “guarantee citizens’ full rights to decide on which model of local development and what kind of social and economic activities they want for their daily life, and what environmental risks they are prepared to take,” Víctor Mazzalay, another resident, told IPS.

“It is the people who should have that information and decide whether or not to accept the costs and risks involved,” said Mazzalay, a social researcher funded by the National Scientific and Technical Research Council (CONICET) at the University of Cordoba.

“An environmental impact assessment should include a public consultation so that citizens can provide the ‘social licence’ necessary for developing any social, economic and productive activity that may affect their environment and health,” he said.

Monsanto’s statement said the company does not agree with the court ruling, but respects judicial decisions and will abide by the verdict.

The company stated that it had already conducted an environmental assessment, which is currently under review by the provincial Secretary of the Environment.

In Macciocchi’s view, the court’s ruling is definitive and “brings the legal conflict to an end.”

“The ruling arose from a legal appeal, so there is no further recourse in ordinary law,” he said.

Monsanto can still appeal to have the decision overturned by the provincial High Court (Tribunal Superior de Justicia, TSJ).

The company has already said that it will appeal. “We consider our right to build legitimate since we have complied with all legal requirements and have obtained authorization to build according to the regulations, as confirmed by the ruling of the Court of First Instance of Oct. 7, 2013,” their statement said.

However, in Macciocchi’s view “this appeal will not overturn the labour court ruling.”

“If we consider how long the TSJ takes to process an appeal, by the time there is a decision, the Malvinas municipality and the Environment Secretariat will have complied with the laws they previously violated,” he said.

According to the lawyer, the high court takes up to two and a half years for appeals lodged by individuals under sentence, and five to seven years in labour or civil cases.

“It would create a real institutional scandal if the TSJ were to deal with this case by leap-frogging all the other cases that have lain dormant in its offices for years,” he said.

The Jan. 8 ruling cannot prevent the definitive installation of the plant, which Monsanto plans should become operational during 2014.

“But if the citizens’ demonstrations against the plant and the environmental impact assessment are unfavourable to the company, Monsanto will not be able to instal the plant in Malvinas Argentinas,” Macciocchi predicted.

Mazzalay emphasised that the “substance” of the arguments of opponents to Monsanto’s plant was “the defence of the people’s right to decide on the kind of productive activities and the type of environmental risks they wish to undertake.”

The company announced it was planning to build more than 200 maize silos, and to use agrochemical products to treat the seeds. Monsanto is one of the world’s biggest manufacturers of herbicides and genetically modified seeds, and has operated in Argentina since 1956 when it established a plastics factory.

“It is frequently argued that there is a reasonable doubt that this productive activity is harmless to human health,” Mazzalay said.

In his view, “a multiplicity of scientific studies have shown negative effects on health from both seed transportation and handling of and exposure to different agrochemical products.”

“When there is a health risk related to environmental issues, reasonable doubt should bring the precautionary principle into play, that is, an activity should not be developed until it has definitely been proved to be harmless,” he said.

thanks to: Inter Press Service

Le sementi che fabbricherà la Monsanto sono proibite in Europa

Medardo Avila Vazquez

Ciò che non si dice del nuovo impianto della Monsanto a Malvinas Argentinas.

Nell’impianto di mais transgenico di Malvinas Argentinas, la Monsanto preparerà sementi per rifornire i campi argentini dove si coltiva il mais. Ogni sacco che uscirà dalla fabbrica, con 80.000 semi, è destinato a seminare un ettaro di terreno, saranno sufficienti per 3,4 milioni di ettari, il 100% della superficie attualmente coltivata con mais.

Il processo di preparazione dei semi di mais ha varie fasi; la più importante è quella che chiamano “cura” del grano, anche se le sementi non sono malate né le succede nulla, consiste nell’impregnare i semi con prodotti agro-tossici molto persistenti (veleni con molecole che non si degradano né si modificano) e pericolosi (classe tossicologica II) e successivamente colorarli con colori fluorescenti, con lo scopo che nessuno accidentalmente li ingerisca per errore, dato che produrrebbe dei risultati irrimediabilmente letali.

I veleni che utilizzano in questa fase sono insetticidi e fungicidi, il principale è la clotianidina (Ponchoo fabbricato dalla Bayer in Germania), il volume sarà di 1.750.000 litri/anno, sarebbero 875 mila litri di clotianidina. Questo è un insetticida che recentemente è stato proibito in tutti i paesi membri dell’Unione Europea. Ma sono anche state proibite le sementi trattate con clotianidina e altri agro-tossici simili. Come dire: in Europa, la semente che la Monsanto preparerà a Malvinas non può essere seminata perché è una grave minaccia per l’ambiente. In Argentina, sembra che si possa.

La clotianidina è un insetticida molto potente, 6750 volte più tossico del DDT che è assorbito dalla pianta. Se si applica al seme, come lo fa la Monsanto, quando quella germina e cresce la piantina, il veleno sale attraverso la sua linfa, e fiorendo si concentra nel polline e nel nettare di modo che gli insetti attratti dai suoi fiori si avveleneranno per contatto.

Gli alveari delle api in Europa e in tutti i paesi dove si utilizzano neonicotinoidi (USA, Brasile, India, Argentina) sono stati decimati durante l’ultimo decenni dalla Sindrome da Spopolamento degli Alveari, che riduce notevolmente la densità demografica degli stessi (un alveare sano ha tra le 40 o 50 mila api ma oggi è molto difficile trovare nelle zone agricole qualcuno che abbia più di 8 mila individui).

I ricercatori credono che questi insetticidi danneggino il cervello dell’insetto impollinatore e questo non può orientarsi nello spazio e ritornare al suo alveare, favo o nido; intossicati da questi veleni volano senza meta e muoiono lontani dai medesimi. Oltre a danneggiare le api, la clotianidina e simili danneggiano tutti gli insetti silvestri impollinatori: api e vespe, mosche di ogni tipo, larve, farfalle e coleotteri, producendo un grave danno al processo di impollinazione.

L’impollinazione è fondamentale affinché le piante in fiore producano un qualsiasi tipo di semi e di frutta. Lo scambio di polline tra i fiori, ha l’obiettivo della riproduzione, è un processo fondamentale per il mantenimento della vita sulla terra. Gli insetti impollinatori, soprattutto i silvestri, fecondano più del 70% delle coltivazioni che forniscono il 90% degli alimenti del mondo. In una sola giornata un’ape può visitare migliaia di fiori di una medesima specie, raccogliendo il nettare e il polline e diffondendo incessantemente i granuli di polline su tutti i fiori.

Per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, FAO, l’impollinazione è un “servizio gratuito” che la natura elargisce agli agricoltori, ma l’utilizzo progressivo e sistematico di agro-tossici la sta mettendo in grave rischio. La diminuzione della popolazione degli impollinatori naturali ha gravi effetti sulla sicurezza alimentare generale mettendo in pericolo la base alimentare della vita animale (che ci include).

La clotianidina, che utilizza la Monsanto, contamina suoli e acque

L’impresa Bayer promuove l’uso del suo prodotto Poncho, a base di clotianidina, propagandando che vicino al seme crea un alone di terra impregnata dal veleno quando è piantato nella terra. Siccome sono molecole molto stabili che non si degradano facilmente nell’ambiente, e che persistono tra i 2 e i 6 anni mantenendo il loro potere tossico, è preoccupante la contaminazione della terra da parte di questi prodotti e i loro effetti deleteri sull’ecologia e la biodiversità dei suoli, danneggiando insetti e germi fondamentali per la buona fecondità della terra. La Monsanto oltre a contaminare l’area di Malvinas Argentinas, contaminerebbe con approssimativamente 800.000 litri di clotianidina i suoli di 3,4 milioni di ettari, dove persisterà per molti anni. Negli USA ritrovare questi insetticidi nelle acque per il consumo umano è molto frequente per la stabilità e la penetrazione nella terra e nell’acqua.

Come se i rischi ambientali fossero pochi, recenti studi pubblicati da un gruppo di ricercatori della UNAM del Messico, hanno dimostrato effetti genetossici e citotossici molto importanti nelle cellule umane (linfociti) coltivate con micro dosi di Ponchoo (clotianidina commerciale). Questa scoperta inserisce la clotianidina nella lista dei prodotti che creano le basi biologiche per spiegare i meccanismi attraverso i quali si originano casi umani di malformazioni congenite, aborti spontanei, cancri e tumori nelle persone esposte a questi agro-veleni.

Dr. Medardo Avila Vazquez, Rete di Medici dei Popoli Affumicati

25-10-2013

Rebelión

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Medardo Avila Vazquez, “Las semillas que fabricará Monsanto están prohibidas en Europa pubblicato il 25-10-2013 in Rebelión, su [http://www.rebelion.org/noticia.php?id=175973&titular=las-semillas-que-fabricará-monsanto-están-prohibidas-en-europa-] ultimo accesso 31-10-2013.

thanks to: Comitato di solidarietà con i popoli dell’America Latina “Carlos Fonseca”

È possibile sconfiggere la Monsanto?

Raúl Zibechi

Una delle maggiori multinazionali del mondo viene assediata da diversi movimenti e da molte azioni, programmate e spontanee, per mezzo di denunce, manifestazioni di ogni tipo che confluiscono contro una impresa che rappresenta un serio pericolo per la salute dell’umanità. Constatare la varietà di iniziative esistenti e apprendere da quelle può essere un modo per comprendere un movimento di nuovo tipo, transfrontaliero, capace di organizzare attivisti di tutto il mondo in attività concrete.

L’accampamento alle porte dell’impianto di sementi che la Monsanto sta edificando a Malvinas Argentinas, a 14 chilometri da Córdoba, è uno dei migliori esempi della mobilitazione in corso. La multinazionale progetta di installare 240 silos di sementi di mais transgenico con l’obiettivo di arrivare a 3,5 milioni di ettari seminati. L’impianto userà milioni di litri di prodotti chimici agricoli per la conservazione dei semi e una parte degli scarichi saranno liberati nel suolo e nell’acqua, provocando un grave danno, come sostiene Medardo Ávila Vázquez della Rete dei Medici dei Popoli Affumicati.

Il movimento contro la Monsanto ha ottenuto delle vittorie a Ituzaingó, un quartiere di Córdoba vicino al luogo dove si vuole installare l’impianto di sementi di mais. Lì, un decennio fa, nacquero le Madri di Ituzaingó che hanno scoperto che l’ 80 per cento dei bambini del quartiere hanno prodotti chimici agricoli nel sangue e che è una delle cause delle morti e delle malformazioni dei loro familiari. Nel 2012 vinsero per la prima volta una causa contro un produttore e un affumicatore condannati a tre anni di prigione condizionale senza carcere.

L’accampamento di Malvinas Argentinas ha già un mese, sostenuto dall’Assemblea dei Residenti Malvinas Lotta per la Vita. Sono riusciti ad avere l’appoggio di buona parte della popolazione: secondo delle indagini ufficiali l’ 87 per cento della popolazione vuole una consultazione popolare e il 58 per cento rifiuta l’impianto della multinazionale, ma il 73 per cento ha paura di esprimersi contro la Monsanto per timore di uscirne danneggiato (Página 12, 19/09/13).

Coloro che si sono accampati hanno resistito ad un tentativo di sgombero da parte del sindacato delle costruzioni (UOCRA) che aderisce alla CGT, e alla persecuzione della polizia e delle autorità provinciali, facendo assegnamento sull’appoggio del sindaco, e di sindacati e organizzazioni sociali. Hanno ricevuto il sostegno del Nobel per la Pace, Adolfo Pérez Esquivel, e di Nora Cortiñas, delle Madri di Plaza de Mayo. Sono riusciti a bloccare la costruzione dell’impianto impedendo l’ingresso dei camion.

L’assedio alla Monsanto è arrivato fino ad un piccolo paese turistico del sud del Cile, Pucón, sul lago Villarrica, dove 90 dirigenti della transnazionale provenienti da Stati Uniti, Argentina, Brasile e Cile erano giunti in un lussuoso hotel per fare un convegno. Gruppi ambientalisti, cooperative e collettivi mapuche di Villarrica e Pucón si sono impegnati in questi giorni ad ostacolare la presenza della Monsanto nel paese (El Clarín, 13/10/13).

Sono appena due delle molte azioni che avvengono in tutta la regione latinoamericana. A mio modo di vedere, le varie manifestazioni in più di 40 paesi ci permettono di trarre alcune conclusioni dal punto di vista dell’attivismo antisistema:

In primo luogo, le azioni di massa a cui partecipano decine di migliaia sono importanti, ci permettono di mostrare all’insieme della popolazione che l’opposizione a imprese come la Monsanto, e pertanto ai transgenici, non è una questione di minoranze critiche. In questo senso, giornate mondiali, come quella del 12 ottobre, sono imprescindibili.

Le mobilitazioni di piccoli gruppi, decine o centinaia di persone, come quelle che avvengono a Pucón e a Malvinas Argentinas, così come in varie iniziative minerarie nella cordigliera andina, sono tanto necessarie come le grandi manifestazioni. Da un lato, è un modo per essere presenti sui mezzi di comunicazione in maniera permanente. Soprattutto, è il miglior percorso per formare militanti, assediare le multinazionali e diffondere critiche a ogni loro iniziativa imprenditoriale.

È nei piccoli gruppi dove di solito affiora il genio e nel loro seno nascono le nuove forme del fare, capaci di rinnovare la cultura politica e i metodi della protesta. Lì è dove possono nascere legami comunitari, legami forti tra persone, così necessari per approfondire la lotta. Dopo un mese accampati a Malvinas Argentinas, i manifestanti hanno cominciato ad erigere muri con mattoni di fango, hanno costruito un formo di fango e hanno organizzato un orto organico sul ciglio della strada (Día a Día de Córdoba, 13 de octubre de 2013).

In terzo luogo, è fondamentale sostenere le denunce con argomenti scientifici e, se fosse possibile, coinvolgere delle autorità della materia. Il caso del biologo argentino Raúl Montenegro, premio Nobel Alternativo nel 2004 (Right Livelihood Award), che si è impegnato nella causa contro la Monsanto e con le Madri di Ituzaingó, dimostra che l’impegno dei ricercatori è tanto necessario come possibile.

La quarta questione è l’importanza delle opinioni della gente comune, diffondere le loro convinzioni e i loro sentimenti sui transgenici (o su qualsiasi iniziativa del modello estrattivo). La soggettività delle persone di solito mostra elementi  che i più rigorosi studi accademici non esaminano, ma le loro opinioni sono tanto importanti come quelle.

Da ultimo, credo che sia necessario puntare l’attenzione  non solo su una multinazionale come la Monsanto, una delle più terribili delle molte che operano nel mondo. In realtà, questa è appena la parte più visibile di un modello di accumulazione e sviluppo che chiamiamo estrattivismo e che gira intorno all’espropriazione dei beni comuni e alla trasformazione della natura in merce. In questo senso, è importante rilevare ciò che c’è di comune tra le monocolture transgeniche, le miniere e la speculazione immobiliare che è la forma che assume l’estrattivismo nelle città. Se sconfiggiamo la Monsanto, possiamo vincere le altre multinazionali.

19-10-2013

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Raúl Zibechi, “¿Es posible derrotar a Monsanto? pubblicato il 21-10-2013 in La Jornada, su [http://www.jornada.unam.mx/2013/10/18/index.php?section=opinion&article=024a1pol] ultimo accesso 24-10-2013.

thanks to: Comitato Carlos Fonseca