Cellule Immunoregolatorie: Possono essere utilizzate per il trapianto?

Seguendo il percorso traslazionale delle cellule CAR T in oncologia, gli scienziati stanno preparando cellule immunoregolatorie e mirando ad una tolleranza durevole nel trapianto.

  • La terapia cellulare T con recettore dell’antigene chimerico (CAR) viene utilizzata con successo in clinica per trattare alcune forme di cancro.
  • Diversi prodotti cellulari sono attualmente in fase di studio nel campo dei trapianti, tra cui cellule T regolatorie (Treg) specifiche del donatore, Treg policlonali espanse, cellule dendritiche regolatorie e cellule stromali mesenchimali.
  • Sperimentazioni cliniche hanno iniziato a dimostrare che è possibile espandere e consegnare Tregs in modo sicuro. Questi primi risultati stanno attraendo molteplici gruppi di ricercatori nel campo della terapia cellulare.

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Mentre il ministro degli esteri italiano va a fare la guerra in Polonia; Cuba, Cina, Russia, Turchia e addirittura Palestina inviano 933 tonnellate di materiale medico in Venezuela

14 febbraio 2019 Almeno 64 contenitori di medicinali provenienti dalle alleanze del Venezuela con altri governi hanno raggiunto i porti del paese sudamericano.

Un totale di 64 container con 933 tonnellate di materiale medico è arrivato questo mercoledì al porto di La Guaira in Venezuela.

Il ministro della salute venezuelano Carlos Alvarado ha spiegato che questi farmaci e materiale medico provengono dalle alleanze del venezuelano con , , , Palestina, Turchia, tra gli altri…

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E’ Lo Spread di Mattarella, Si Deve Dimettere. Lo chiede l’Europa. Lo chiedono i mercati.

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“Lo spread a 260…è evidente che nessuno vuole che andiamo al governo”, afferma il leader della Lega, Matteo Salvini, a Radio Anch’io, su Radio Rai 1. “Chiedete a Mattarella”, ha poi aggiunto Salvini al termine della riunione con i gruppi della Lega a Montecitorio risponde a chi gli chiede di commentare lo sfondamento dello spread oltre quota 300. “Fosse per me – dice – ci sarebbe un governo in carica. Hanno scelto altrimenti per rassicurare i mercati, non mi sembra ci stiano riuscendo…”.

“Lo spread oggi è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni. Il problema non eravamo noi, non era la nostra squadra di ministri, ma l’incertezza che oggi regna sovrana. Se il Governo del Cambiamento fosse partito, oggi avremmo un governo politico”, ha detto il leader M5s Luigi Di Maio in un post.

Sorgente: E’ Lo Spread di Matttarella, Si Deve Dimettere – Blondet & Friends

Thanks to: ANSA

NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI.

A tutti quelli che nei prossimi giorni vi faranno paura con lo spread, il debito pubblico, i  ”ci faranno fare la fine della Grecia”, il “Ci riduciamo come l’Argentina”,  vorrei poter raccontare che abbiamo qualche freccia al nostro arco.

L’Italia è uno dei 5 Paesi nel mondo con un attivo manifatturiero (industriale) di più di 100 miliardi di dollari; è il numero 2 in Europa , e il quarto nel mondo.

Insomma è (ancora) un grande paese industriale, e l’84% del suo export sono prodotti industriali. L’Argentina,come hanno spiegato Bagnai e Borghi a un non-esperto giornalista del Corriere, è un paese agricolo; che  esporta granaglie, ossia  materia prime grezze, dove a  fare i prezzi sono i mercati internazionali. E “una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro. Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando”.

Risposta di Bagnai e Borghi a una fake news del Corriere

https://www.maurizioblondet.it/risposta-di-bagnai-e-borghi-a-una-fake-news-del-corriere/embed/#?secret=YAakyaqLxr

Un paese industriale, invece, hanno spiegato Borghi e Bagnai, è ben diversa: perché i  loro prodotti  diventano più appetibili se il loro prezzo scende, e dunque, “quale valuta si adotti” (se sopravvalutata come l’euro o no) diventa rilevante. Ad esempio, “ un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi”.

Per questo i famosi 150 economisti tedeschi che minacciano di buttarci fuori dall’euro, in pratica pretendendo che Draghi smetta di comprare i titoli del debito italiano, non hanno capito che si danno la zappa si piedi.

L’Italia infatti è “in avanzo primario” da quasi trent’anni. Ciò significa che, una volta pagati gli interessi sull’enorme debito, siamo in attivo. Se i 150 tedeschi ci obbligassero alla bancarotta, staremmo a galla, anzi non pagheremmo più i quasi 80 miliardi di euro ANNUI con cui serviamo annualmente il debito. Torneremmo immediatamente di nuovo solvibili e super-competitivi per la svalutazione monetaria, e quindi i mercati finanziari, pieni di liquidità e assetati come sono di rendimenti, farebbero la fila  per comprare i BoT –  e indebitarci di nuovo. Questi economisti non sanno quel che dicono. Fra l’altro, la BCE non è “indipendente” dalle pressioni politiche dei governi?

Per questo Evans Pritchard, il miglior giornalista economico europeo, ha scritto sul Telegraph: “Gli strumenti di tortura di Juncker  non servono contro la ben agguerrita insurrezione italiana”  (attenzione: Juncker ha detto : “Abbiamo degli strumenti di tortura in cantina”, contro i paesi ribelli.  Lo ha detto davvero.  E li abbiamo visti usare contro la Grecia)

https://www.telegraph.co.uk/business/2018/05/23/junckers-torture-tools-useless-against-italys-well-armed-uprising/

Se siete scettici, c’è Barrons, la più importante rivista finanziaria americana. Che pubblica un pezzo dal titolo:

“L’Italia senza euro non sarebbe l’Argentina, né la Turchia. Sarebbe la Gran Bretagna”.

L’autore, Mattew Klein, dimostra che la moneta unica obbliga  l’Italia ad una politica di bilancio troppo stretta e tirata, specie durante le recessioni (quando ci sarebbe bisogno di fare più spesa pubblica) e inoltre rende la sua politica monetaria più avara di quel che deve essere.

Il paragone con l’Inghilterra ha un senso. Non solo perché non siamo un paese emergente come il Brasile  o la Turchia, ma una antica e solida economia manifatturiera come il Regno Unito, il che fa una differenza.

Klein è andato a  vedersi la storia dei tassi d’interesse (pagati sul debito pubblico) di entrambi i paesi, ed ha viso che per 40 anni sono stati più o meno sovrapponibili. Con un paio di eccezioni.

Ricordate nel 1992, la speculazione sulla lira di George Soros? Che ci costrinse  ad uscire  dal “serpentone” europeo (ERM, European Exchange Rate Mechanism) dove  tenevamo agganciata la lira al marco? Ebbene: anche la sterlina subì lo stesso attacco speculativo. La differenza è che Londra abbandonò l’aggancio al marco (e perse la “fortuna” di entrare nell’euro), mentre da noi- governavano Ciampi e Amato –  abbiamo recuperato l’aggancio, per avere quella “fortuna” (tra l’altro, il periodo di dis-aggancio, con la svalutazione conseguente, migliorò la nostra economia).

Certo, l’Italia ha una quantità di gravi problemi:  l’invecchiamento demografico spaventoso, la divisione Nord-Sud, una “cultura”anti-liberista, una istruzione bassa eccetera. Ma anche il Regno Unito ha problemi non dissimili: divisione Nord-Sud, cultura popolare anti-intellettuale, banche a  mal partito.  Chi va a Londra, ha una impressione di benessere e sofisticazione affascinante. Ma, dice giustamente Klein, “togli la Grande Londra, la cui prosperità dipende in grado sgradevole dalla volontà di dare servizi a ricconi del Medio Oriente o oligarchi ex-sovietici”, e  il Regno Unito è uno dei paesi più poveri dell’Occidente”.  La City di Londra, centro della finanza globale, “vale” il 25% del Pil inglese.

Inoltre, bene o male, il lavoratore italiano è più produttivo di quello britannico. La produttività di quello italiano è cresciuta poco dopo il 2007, ma è cresciuta poco anche quella del britannico. Inoltre, aggiunge Klein “il governo inglese  ha aumentato le tasse e tagliato la spesa dopo le elezioni del 2010, senza che i mercati lo chiedessero” (e aggiungiamoci i costi dell’affiancamento militare alle invasioni USA). Ebbene: nonostante ciò, i risultati economici sono stati diversi: perché il Regno Unito ha la sua sovranità economica, ha creato più posti di lavoro e più inflazione”.

Ciò è riflesso nella tabella, che indica il prodotto lordo pro-capite nei due Stati. La linea blu è l’Italia e scende. Quella arancio inglese, sale.

Osservate le linee punteggiate. Quella grigia dice  come sarebbe cresciuto il prodotto lordo a testa degli italiani se avessero avuto la  crescita di posti di lavoro e di ore lavorate che ha avuto l’Inghilterra; la linea punteggiata gialla mostra cosa sarebbe accaduto agli inglesi se avessero dovuto  vivere nelle nostre condizioni, quelle in cui ci ha messo la moneta unica.  “Se l’Italia avesse  avuto il basso costi di indebitamento di cui gode il REGNO Unito, e la stesa flessibilità dei tassi d’interesse,  la sua economia sarebbe il 10 % meglio. Per contro, se gli inglesi fossero aggravati dalla appartenenza all’euro come l’Italia,  starebbero il 10% peggio di quel che stanno”: S’intende, conclude il giornalista: l’Italia ha problemi gravi  inerenti  da risolvere. La sua economia non è sana. Ma se non fosse nell’euro, non diventerebbe come l’Argentina. Diventerebbe più o meno come l’Inghilterra.

Aggiungiamo che l’Italia ha, per la maggior parte del ventennio passato, avuto una bilancia dei pagamenti  in attivo – in ciò molto diversa da Spagna, Portogallo e Grecia.

Inoltre, l’Italia ha migliorato i  suoi “terms of trade” più della Germania, anche se la sua produttività ristagna. Cosa significa?

Significa che il  prezzo relativo delle esportazioni italiane,  in termini di importazioni, è più  alto.  Facciamo un esempio estremo. Un paese africano che esporta solo banane, se deve comprare un Boeing per la sua compagnia aerea, avrà difficoltà a raggranellare i  dollari per l’acquisto; prenderà quindi un aereo  più piccolo, di epoca sovietica, malandato di terza mano.  O non avrà nemmeno una compagnia aerea nazionale. Quel paese africano ha un cattivo “terms of trade”:  quante centinaia di tonnellate deve vendere per comprare un  mezzo tecnicamente moderno!  Migliorare i terms of trade, è una cosa buona. Migliorarli rispetto alla Germania vuol dire che abbiamo industrie, magari piccole, di eccellenza  globale, di “valore” pregiato sui mercati internazionali.

Un’altra conseguenza è questa: lo statale fancazzista pagato il 17% più del lavoratore privato,  e il ragazzotto  che “Non studia né lavora” e si compra la coca (MERCE D’IMPORTAZIONE) in discoteca, spendono alla fin fine i dollari che qualche altro italiano ha guadagnato lavorando sodo con le produzioni di eccellenza che, esportate, ci danno quel vantaggio di cambio: un vantaggio che il cocainomane  gira alla malavita per il suo piacere personale e criminale. In questo senso,  va ritenuto non solo un idiota, ma anche un nemico della patria. Come il  fancazzista pubblico (o privato). La patria è una cosa molto concreta.  Richiede una nuova austerità: quella  di liberarsi dei piaceri superflui, che oggi sono  sabotaggio, e mancanza di rispetto per il copmpatriota che lavora.

Ciò ci induce a parlare della “produttività” italiana, calata drammaticamente proprio mentre il paese pagava laboriosamente e con sacrifici gli interessi sul debito, migliorando persino la propria bilancia dei pagamenti e i terms of trade.

Come mai accade questo? Ci ha studiato Luigi Zingales per la Chicago University. La sua conclusione è che la produttività italiana ha smesso di migliorare da metà degli anni ’90 non tanto perché il lavoro fosse troppo regolato e protetto, e nemmeno, tutto sommato, a causa delle inefficienze del sistema pubblico. La vera causa starebbe nella incapacità degli imprenditori di  aver colto  la rivoluzione delle telecomunicazioni, per ristrettezza culturale; la mancanza di criteri meritocratici nella selezione dei migliori .”Familismo e clientelismo”  sono le due cause della nostra perdita, arretratezza culturale e intellettuale di un paese che, nel suo insieme, ha smesso lo sforzo di essere migliore nel mondo.

http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf

Siamo, a parte le valorose eccezioni, un popolo zombificato.

Zombificazione” è il termine che usa per l’Italia un economista che simpatizza con la rivolta italiana, Bruno Bertez. “La banche italiane, riempite di titoli di  debito pubblico (per volontà di Draghi), non fanno più il loro mestiere di aprire crediti. E siccome l’economia non produce  più salari per la  austerità imposta dai tedeschi, non c’è potere d’acquisto nel sistema italiano. Draghi ha aggravato il problema: i titoli di debito pubblico che lui ha incitato le banche italiane ad acquistare, sono titoli che (nel quantitative easing in corso) possono essere rifilati alla BCE: ciò ha permesso di mascherare la situazione detrimento del vero mestiere delle banche: finanziare le imprese, la crescita e l’occupazione.

Così, “il male italiano, a causa delle politiche imbecilli del suo establishment, dell’Europa, di Draghi, s’è installato nella zombificazione. In Italia, tutto ciò che è ufficiale, è zombi. Le stesse strutture del paese sono intaccate dalla zombificazione”.

E come non bastasse, “un patto vergognoso e infame hanno fatto le dirigenze italiane con Bruxelles, con la Merkel: noi prendiamo in carico e ci  teniamo, in Italia, parcheggiate, le orde di migranti, e voi in cambio chiudete gli occhi sui nostri problemi che non abbiamo risolto”.

E’ esattamente il patto che hanno stretto Renzi e il Pd e le sinistre con la UE.

Per Bertez il voto populista è “la reazione delle forze primarie, istintive, sotterranee – magari primarie e rettiliane, non intelligenti ma vitali – che si alzano e dicono: non vogliamo continuare ad essere zombi, vogliamo vivere.” Fornire intelligenza a queste forze primitive vitali, sarà il compito del governo nuovo. Non domandatevi se è il caso di  credergli. Bisogna domandasi invece chi sta remando contro, perché ci vuol mantenere zombi.

E quando i media  chiederanno, provocatori, dove il governo troverà i soldi per mantenere le sue  promesse, magari il governo risponderà: cominciamo da voi.

I giornali sono per il Sistema e contro il governo giallo-verde. Li pagate voi. Quanti ne leggete? Di molti io stesso non sapevo nemmeno che esistessero.

Sorgente: NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI. – Blondet & Friends

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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