Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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‘Gennaio rosso’: proteste dei popoli indigeni in tutto il Brasile

31 gennaio 2019

 

A un mese dalla sua entrata in carica, in Brasile e nel mondo sono in corso proteste contro le politiche anti-indigene del nuovo presidente Jair Bolsonaro.

Con i loro cartelli, i manifestanti chiedono “Fermiamo il genocidio degli Indiani brasiliani” e “Bolsonaro: proteggi le terre indigene”.

Le proteste sono guidate dall’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile APIB nell’ambito della campagna “Sangue indigeno ¬ non una goccia in più”, nota anche come “Gennaio rosso”.

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Maduro propone elezioni parlamentari anticipate in Venezuela

2 febbraio 2019 20:08 Il presidente venezuelano Niñolas Maduro ha chiesto elezioni anticipate all’Assemblea nazionale, un organo legislativo dominato dall’opposizione e guidato da Juan Guaido che si è dichiarato leader ad interim la scorsa settimana. La dichiarazione di Maduro arriva mentre migliaia si radunano nelle strade di Caracas sia…

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Venezuela, il popolo scende in piazza a sostegno di Maduro e contro il golpe. Le immagini censurate in Italia

 

Discorso di Maduro in avenida Bolivar dopo la manifestazione di massa per commemorare il 20° anniversario della Rivoluzione Bolivariana e a sostegno della democrazia in Venezuela. In una fase molto delicata per il paese dove è in corso di svolgimento un golpe promosso dagli USA che tramite il burattino Guaidò vogliono spodestare il legittimo presidente…

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3 palestinesi uccisi questo venerdì sulla frontiera

Gaza, Wafa – Tre palestinesi sono morti a causa di gravi ferite d’arma da fuoco sostenute questo venerdì, quando le forze israeliane hanno attaccato i manifestanti palestinesi per il quinto venerdì consecutivo dall’inizio delle proteste della Grande Marcia di Ritorno, lungo i confini settentrionali ed orientali tra Gaza e Israele.

Un palestinese identificato come Abdel-Salam Baker, 29 anni, è stato ucciso dopo essere stato colpito dall’esercito israeliano, quando questo attacava i manifestanti ad est della città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Nel frattempo, il secondo palestinese è stato identificato come Mohammed al-Maqeed, 21 anni, mentre l’identità del terzo uomo rimane sconosciuta fino al momento.

Secondo il ministero della Sanità, almeno 611 palestinesi sono rimasti feriti, tra cui due casi gravi, sia da colpi d’arma da fuoco sia soffocati dall’inalazione di gas lacrimogeni.

Tra i feriti vi sono 11 medici e giornalisti.

Sorgente: 3 palestinesi uccisi questo venerdì sulla frontiera | Infopal

Come nascondere un massacro?

Media internazionali e nazionali hanno raccontato in modo vergognoso, parziale e profondamente scorretto quanto accaduto ieri a Gaza. Ma i fatti e le immagini parlano più di qualunque menzogna.

La popolazione palestinese è stata abituata negli anni alla disinformazione per quanto riguarda la narrazione dominante rispetto alle proprie vicende.

Quanto accaduto ieri, nel primo giorno della Great Return March ha ampiamente superato il limite della vergogna e della decenza e non solo in Italia.

I fatti sono abbastanza espliciti ed inequivocabili, quasi 20.000 persone si sono avvicinate alla barriera tra la Striscia e Israele a partire da sei accampamenti lungo il perimetro, invadendo quella buffer zone, o zona cuscinetto che percorre tutta la frontiera, permanentemente interdetta alla coltivazione e all’accesso. A parte un singolo isolato caso di due militanti della Jihad islamica che erano armati (e sono stati subito uccisi dall’esercito israeliano) tutti i manifestanti hanno utilizzato esclusivamente modalità di protesta popolari e nonviolente,avvicinandosi al muro di separazione disarmati, a volto scoperto, assieme a bambini e donne.

La repressione si è trasformata in un vero e proprio massacro, si parla ad oggi di 16 morti e più di mille feriti. Hamas, pure ovviamente presente durante la marcia, non ha avuto un ruolo centrale: questa è stata convocata da una larga coalizione che include anche tutti i pezzi laici e di sinistra della società civile palestinese. Non a caso, parti della sinistra israeliana si sono organizzate nei giorni scorsi per manifestare il proprio supporto dall’altra parte del muro. Nessun soldato israeliano è stato ferito nella giornata di ieri.

Vediamo cosa riportano i giornali.  Repubblica parla di «violenti scontri» «violentissima battaglia». Perché un massacro di persone disarmate diventa improvvisamente una battaglia? Una battaglia linguisticamente parlando è un confronto tra due entità armate.  La Stampa titola «Hamas sposta le masse al confine e punta al ritorno dei profughi del 1948» mentre l’articolo è ancora peggiore: «La strategia adottata da Hamas ha messo in difficoltà Israele e costretto i suoi militari nella difficile posizione di chi deve sparare sui civili. L’esercito se lo aspettava, perché i preparativi andavano avanti da giorni, ma non era facile trovare contromisure».  Del resto, cosa altro si può fare davanti a migliaia di persone disarmate che vanno verso un confine invalicabile, se non sparare?

Il Corriere (che oggi ha già spostato molto giù l’articolo) riporta «La “Marcia del ritorno” finisce in un bagno di sangue: l’esercito ebraico risponde con caccia e blindati all’attacco dei manifestanti: bombardati 3 siti di Hamas». A quale attacco si risponde con caccia e blindati? A quello di migliaia di persone disarmate?

Il Messaggero si unisce alla definizione «scontri al confine» e riporta un articolo in cui sono virgolettati solo comunicati dell’esercito israeliano e di media israeliani, i palestinesi non meritano neanche il microfono, strana deontologia professionale.

Anche a livello internazionale la giornata è stata riportata in modo non meno grave, come Mondoweiss sottolinea, riportando la lettura estremamente parziale e ingiusta dello stesso New York Times.

Ieri la popolazione di Gaza ha dimostrato coraggio e capacità di mobilitazione impensabili dopo anni di prigionia dentro la Striscia dove le condizioni di vita sono impossibili, come ha raccontato recentemente Dinamo.

Per ricordare chi ieri è stato ucciso, per sostenere chi ha creduto nella Great Return March e continuerà a crederci nei prossimi giorni, pubblichiamo questa photogallery tratta dal portale indipendente +972mag.com

Sorgente: Come nascondere un massacro? – DINAMOpress

Freddie Gray, le proteste si allargano in USA

Freddie Gray, le proteste si allargano in USA
Manifestazione a New York (Foto di David Andersson)

Nonostante il dispiegamento di 5.000 unità della Guardia Nazionale a Baltimora le proteste continuano e si allargano nel resto degli Stati Uniti. La morte dell’ennesimo afroamericano deceduto subito dopo l’arresto sembra abbia innescato un processo di entità imponenti in tutti gli Stati Uniti.

Le Manifestazioni al grido di ”Giustizia per Freddie Gray”  si stanno moltiplicando in tutto il paese da New York  a  Los Angeles da Chicago a Boston, con una partecipazione e una determinazione probabilmente inaspettate sia da parte degli organizzatori che delle autorità stesse. Le manifestazioni e le proteste vanno avanti da giorni e l’ondata d’indignazione pare non rientrare.

A Baltimora decine di migliaia di persone tra cui molti studenti hanno marciato fino alle 22 ora in cui è scattato il coprifuoco. La dimostrazione questa volta si è conclusa pacificamente davanti alla sede del Municipio. Due giorni fa su tutta la città è entrato in vigore il divieto di circolare per le strade dalle 22 fino alle 5 del mattino, tale disposizione stabilità dal governatore del Maryland andrà avanti almeno per una settimana. Durante la manifestazione sono sfilati cartelli con scritto “I poliziotti assassini meritano la prigione”. Altri che riportavano la scritta “ Anche io sono Freddy Gray”  all’interno della manifestazione , ci sono stati anche diciotto persone arrestate tra le quali due minorenni.

Queste marce che nascono spontanee al grido di ”No giustizia, No pace”, si stanno susseguendo da due giorni,  gli scontri e i saccheggi dei primi giorni per fortuna si sono quasi fermati. La gente sfila in mezzo a imponenti cordoni della polizia e della Guardia Nazionale in assetto antisommossa. La tensione è montata solo in un paio d’occasioni quando gli agenti hanno risposto con lacrimogeni al lancio di alcuni oggetti e sono poi avanzati fino ad evacuare l’intera zona disperdendo i dimostranti.

In città sono comparsi anche diversi blindati delle forze dell’ordine con i cannoni ad acqua pronti ad entrare in azione contro i dimostranti. Le manifestazioni di protesta si sono svolte anche a Boston, Houston, Indianapolis, Atlanta, New York, Los Angeles, San Francisco e in molte altre città americane.

Migliaia di giovani sono scesi in piazza, anche nella capitale di Washington, attraversando la città hanno portato la loro protesta davanti alla Casa Bianca sede del Presidente Obama. Un Presidente che continua a promettere cambiamenti per prevenire altre ingiustizie.  Promesse però e che sono rimaste tali e che probabilmente un Obama politicamente zoppo e indebolito non può mantenere.

Nel resto del paese, le manifestazioni degli ultimi due giorni sono state caratterizzate da un clima di relativa calma, a differenza di New York dove invece la tensione è salita. Una folla enorme di manifestanti ha sfilato durante il pomeriggio di ieri. I manifestanti sono partiti da Union Square, nel cuore di Manhattan, poi il corteo si è sviluppato lungo la Fifth Avenue, concludendosi a Times Square.

La folla ha dimostrato al grido di “Basta violenza della polizia!” ma nonostante la compostezza dei manifestanti la polizia della Grande Mela ha comunque operato circa un centinaio di arresti e ha proceduto a  bloccare l’Holland tunnel, arteria che collega Manhattan al New Jersey, creando così confusione e disordine.

Gli agenti, per non smentirsi, si sono anche prodotti in numerose cariche contro i dimostranti che pacificamente presidiavano le altre strade di New York.

Si ha anche notizia di disordini a Denver dove la polizia ha fatto ricorso agli spray urticanti contro i dimostranti.

Le autorità locali di Baltimora ieri hanno anche fatto emergere una nuova testimonianza, in ritardo di due settimane dalla morte di Gray, secondo questa nuova testimonianza i poliziotti che hanno proceduto all’arresto del ragazzo non avrebbero avuto alcuna responsabilità nella sua morte, avvenuta dopo una settimana di coma.

La testimonianza, come riferito dal Washington Post, viene da parte di una persona arrestata nello stesso giorno in cui era stato arrestato Gray.  Il testimone trasportato nello stesso furgone di Gray riferirebbe di aver sentito il ragazzo che ”sbatteva contro le pareti del mezzo”, come se stesse ”cercando di ferirsi da solo”.  Il testimone afferma di averlo solo sentito perché si trovava in un’altra sezione del furgone, separato da Gray.

Una versione questa che cozza con le immagini apparse nei giorni precedenti sui mass media e che facevano vedere Gray trascinato dalla polizia con brutalità, fuori dal cellulare. Il nuovo testimone, sempre secondo il Washington Post, avrebbe anche dichiarato di temere per la sua incolumità.

Per la giornata di domani le autorità di Baltimora si sono impegnate a diffondere un rapporto sulle circostanze della morte di Freddie Gray, rapporto questo che potrebbe essere determinante per riportare la calma nel paese, oppure che potrebbe compiere l’ennesima ingiustizia e suscitare nuova indignazione fra la popolazione.

Anche il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha aperto ufficialmente un’inchiesta per chiarire le circostanze delle morte del ragazzo.  L’inchiesta federale è stata ordinata dal neo ministro della giustizia, l’afroamericana Loretta Lynch.

Resta forte la situazione di un profondo disagio sociale e d’ingiustizia che sta attraversando tutto lo Stato americano.

thanks to: Pressenza

28 febbraio. La piazza di Roma. Mai con Salvini e i fascio/leghisti

28 febbraio. La piazza di Roma. Mai con Salvini e i fascio/leghisti

Appuntamento per tutte e tutti alle 14.00 a Piazza Vittorio, corteo fino a Campo de’ Fiori. Ripudiamo Salvini e il suo codazzo di fascio/leghisti.

Secondo le autorità di pubblica sicurezza sono più di 3000 gli agenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza schierati da ieri nella capitale ‘per garantire l’ordine’. In realtà sembra che la principale preoccupazione della Questura e delle altre autorità di pubblica sicurezza sia impedire ogni possibile contestazione alla manifestazione convocata dalla Lega Nord in Piazza del Popolo alle 15, e alla quale parteciperanno anche Casapound, Fratelli d’Italia e altri gruppi di estrema destra. Una preoccupazione evidente fin da questa mattina presto, quando gli abitanti della zona di Piazza Vittorio, dove i “fascisti del terzo millennio” hanno tenuto uno sparuto presidio per difendere “l’italianità del quartiere” (!), hanno assistito alla blindatura delle strade. Sotto l’occhio vigile delle forze di sicurezza degli operai hanno montato delle barriere di metallo alte più di due metri a protezione in particolare della sede neofascista di Via Napoleone III. Le foto che stanno rimbalzando sui social network parlano da sole.

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Di seguito invece alcune foto delle cariche di ieri a Piazza del Popolo e a Piazzale Flaminio, dove i celerini hanno più volte respinto e sgomberato, con l’uso dei manganelli e dei lacrimogeni, alcune centinaia di manifestanti che protestavano contro la concessione del centro di Roma alla provocazione di Salvini. La giornata si è saldata con alcuni feriti, alcuni contusi e anche cinque fermati tra i manifestanti.

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Roma. "Mai con Salvini". Cariche a Piazza del Popolo, sgomberata chiesa occupata

Come se non bastasse approfittando dell’arrivo a Roma di estremisti di destra da varie regioni italiane alle 18, nel quartiere Prati, alcune organizzazioni neofasciste commemoreranno Mikis Mantakas, un militante neofascista greco morto a Roma quarant’anni fa. Incredibilmente, a neanche duecentometri da piazza del Popolo la questura ha autorizzato un presidio critico nei confronti della Lega dei fascisti di Castellino.

Scrive il Collettivo Militant a proposito dei fatti di ieri e del senso della giornata di oggi a Roma:
“Le cariche violente, indiscriminate, illegali di stasera a Roma sono il segno di un potere che garantisce le sue opposizioni ideali e spazza via tutto il resto. Salvini, da questo punto di vista, è l’alternativa perfetta al sistema “democratico”. Populista abbastanza per coagulare attorno a sé l’opposizione di centrodestra in questa fase di vuoto di potere, ma privo di quella credibilità necessaria ad esprimere la volontà di una “maggioranza”, ad essere insomma un competitor effettivo al governo “democratico”. Salvini è l’assicurazione sulla vita del governo Renzi, motivo per cui viene e verrà sempre più difeso oltre ogni legalità democratica. La prova l’abbiamo avuta per l’appunto oggi, quando è stato messo in campo un tentativo sicuramente determinato ma in fin dei conti pacifico e dimostrativo di occupare simbolicamente la Piazza del Popolo. Evidentemente, la possibilità di esprimere effettivamente il proprio dissenso non viene prevista dalla Questura romana, che da un lato domani garantirà ai neonazisti di Casapound di manifestare nella stessa piazza dove partirà il corteo dei movimenti, mentre oggi vieta con la violenza agli stessi movimenti di presenziare simbolicamente, e il giorno prima, la piazza scelta per la manifestazione fascio-leghista. La più trita dinamica dei due pesi e delle due misure. Mai nella storia di questo paese ad un’organizzazione neofascista era stata concessa la stessa piazza delle forze democratiche, nello stesso giorno e con solo due ore di scarto, sugellando la direzione politica di una polizia incontrollabile, vero potere politico parallelo a quello ufficiale. Succede oggi, testimoniando la resa di ogni possibile discorso sui diritti e sulla natura “antifascista” della Costituzione e delle istituzioni. Chiacchiere spazzate via dai manganelli di poche ore fa a piazzale Flaminio, dove circa 500 manifestanti del percorso “MaiConSalvini” si erano dati appuntamento. Roma non vuole Salvini, così come non vorrà l’infame Le Pen ad aprile, e questo rifiuto non potrà continuare ad essere gestito solo attraverso l’ordine pubblico, le cariche, mentre dall’altro lato si legittimano le formazioni neofasciste di tutta Europa. Siamo di fronte ad un cambio di paradigma per la storia politica del paese. La legittimazione democratica e antifascista sta crollando sotto i colpi della marginalità di un movimento incapace di assumersi l’onere degli eventi, mentre dall’altro lato il sistema “democratico” legittima le opposizioni reazionarie in quanto funzionali al suo sistema di potere. La storia corre veloce di questi tempi, e quando si sarà riassestata attorno ad un paradigma post-antifascista anche nelle forme, ci ritroveremo più deboli di prima. Tutti quanti, nessuno escluso. Le cariche di stasera non sarebbero state possibili un tempo. Oggi lo sono, con il consenso unanime del quadro parlamentare”. (da www.militant-blog.org).

Assai inquietante invece il breve ma duro commento del giornalista del quotidiano ‘La Stampa’ Mattia Feltri, che sull’edizione online odierna scrive:
“Da stamattina Roma è in movimento. La città è percorsa da camionette di forze dell’ordine e sorvolata da elicotteri. Ha un senso tutto questo? Era proprio necessario autorizzare cortei dichiaratamente ostili l’uno all’altro nella stessa giornata? Non era meglio rinviarne uno dei due? Il sindaco e il prefetto sono sicuri di aver fatto un buon lavoro? Per le risposte, ci si risente stasera”. 
Indovinate secondo il quotidiano padronale quale delle due manifestazioni andava proibita? E quel “ci si risente stasera” non sembra promettere niente di buono…

thanks to: contropiano

Palestina. Una manifestazione nazionale a Roma per non permettere a Israele di “fare quello che fa”

 

Ha scelto come logo il personaggio di Handala con la bandiera palestinese e piano piano sta prendendo corpo con una serie di incontri preparatori in varie città la manifestazione nazionale per la Palestina convocata dalle Comunità Palestinesi in Italia per sabato 27 settembre a Roma. L’appuntamento per la partenza del corteo è prevista per le 14.30 in piazza della Repubblica, sul suo percorso c’è una trattativa in corso con la Questura.

Nonostante più di qualcuno tema l’effetto dei “riflettori spenti” dopo le giornate di tensione e mobilitazione di questa estate durante l’ennesimo mattatoio israeliano contro i palestinesi di Gaza, sono in molti a ritenere che sarebbe un errore clamoroso abbassare l’attenzione, la tensione e la mobilitazione intorno alla resistenza palestinese contro l’occupazione israeliana. Gli inviati sono tornati a casa, i riflettori si sono spenti, di Gaza si poco parla poco, ma sarebbe sufficiente seguire con un minimo di attenzione quanto succede tutti i giorni nei territori palestinesi in Cisgiordania (arresti, uccisioni, nuovi insediamenti coloniali) per capire quale errore sarebbe quello di abbassare la guardia e – come ebbe a dire Ilan Pappe – “continuare a permettere ad Israele di fare quello che fa”.

Nata come proposta nel momento di massima emozione per quanto accadeva a Gaza, la manifestazione del 27 settembre mantiene tutta la sua validità, anche per dimostrare ai molti complici del sionismo e del colonialismo israeliano in Italia che “la nuttata non è passata” e tutto può tornare come prima. Non lo hanno accettato i palestinesi di Gaza sotto le bombe, rifiutando per ben due volte una tregua che si sarebbe rivelata del tutto inservibile a sbloccare l’assedio che dura ormai da otto anni.I ntorno alla manifestazione del 27 settembre stanno crescendo le adesioni e cominciano ad essere indicati gli appuntamenti dei pullman per andare a Roma. Per gli aggiornamenti è utile seguire il sito www.forumpalestina,org .

Le adesioni pervenute finora sono: Comitato con la Palestina nel cuore Roma, le comunità palestinesi di Roma e Lazio, Puglia, Campania, Toscana, Lombardia, Sardegna, Emilia Romagna, Abruzzo e Molise, Veneto, Associazione amici dei prigionieri palestinesi, Unione generale ingegneri e architetti palestinesi, Unione generale medici e farmacisti palestinesi, Mezza luna rossa palestinese, Associazione Amici della Mezza luna rossa Palestinese, Unione Democratica Arabo Palestinese- UDAP Italia, Fronte Palestina, Associazione Amicizia Sardegna Palestina, Partito dei comunisti italiani (Nazionale ), Rifondazione comunista (nazionale ), Rete dei Comunisti, Confederazione Cobas, Unione Sindacale di Base, Forum Palestina, Assopace Roma, Rete palermitana di solidarietà “Con la Palestina nel cuore” di Palermo, Rete romana di solidarietà con la Palestina, Piattaforma Comunista, I sindaci di Soriano nel Cimino (VT) e di Rieti, Ada Donno AWMR Italia – donne della Regione Mediterranea.

Qui di seguito il testo dell’appello di convocazione della manifestazione del 27 settembre a Roma:

Appello per una manifestazione nazionale in sostegno al popolo palestinese

L’aggressione Israeliana contro il popolo palestinese continua, dalla pulizia etnica del 1948, ai vari massacri di questi decenni, dal muro dell’apartheid, all’embargo illegale imposto alla striscia di Gaza e i sistematici omicidi mirati, per finire con il fallito tentativo di sterminio perpetuato in questi ultimi giorni sempre a Gaza causando più di 2000 morti ed oltre 10.000 ferite.

Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:

– per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese;

– per mettere fine all’occupazione militare israeliana;

– per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;

– per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;

– per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi;

– per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

– per uno stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu);

– l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra.

Chiediamo a tutte le forze democratiche e progressiste di far sentire la loro voce contro ogni forma di accordi militari con Israele.

Chiediamo al Governo italiano e in qualità di presidente del “semestre” dell’UE di adoperarsi per il riconoscimento europeo dei legittimi diritti del popolo palestinese e mettere fine alle politiche di aggressione di Israele, utilizzando anche la pressione economica e commerciale su Israele.

Il coordinamento delle Comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze politiche e sindacali e a tutti le associazioni e comitati che lavorano per la pace e la giustizia nel mondo di aderire alla nostra manifestazione inviando l’adesione al nostro indirizzo mail : comunitapalestineseitalia@hotmail.com

Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia

thanks to: Sergio Cararo