Perché Hitler odiava gli ebrei? L’Italia di oggi come l’Austria di ieri.

Pochi sanno che il Mein Kampf, scritto da Adolf Hitler nel 1924, durante il periodo trascorso nel carcere di Landsberg am Lech, è composto da due parti ben distinte. La prima è stata pubblicata nel 1925 col titolo di Mein Leben (La mia vita), mentre la seconda è stata pubblicata nel 1927 col titolo di Mein Kampf (La mia lotta). Successivamente, nel 1933, le due opere vennero unificate in un solo libro, pubblicato in Germania e conosciuto in tutto il mondo col titolo di Mein Kampf.

Mein Kampf, composto da due parti, il Mein Leben e il Mein Kampf, tradotto per la prima volta in lingua italiana nel 2016

Si tratta di due opere corpose, circa 400 pagine ciascuna, pubblicate integralmente, e per la prima volta, nel 2016 dalla casa editrice Thule Italia. La maggior parte delle versioni che circolano in lingua italiana col titolo di Mein Kampf sono semplici riassunti commentati, tratti in genere dalla seconda parte dell’opera, basati su testi estrapolati dal contesto che poca attinenza hanno con l’opera di Hitler. Anzi, possiamo dire, avendole confrontate con l’opera originale, che molto spesso lo scopo di queste pubblicazioni è quello di nascondere il pensiero di Hitler, piuttosto che quello di scoprirlo, evidenziarlo e comprenderlo.

Uno dei passaggi meglio nascosti del Mein Kampf, mai citato nei commenti storici, è proprio il motivo per cui Hitler odiava gli ebrei.

Eppure Hitler, nelle prime pagine del Mein Leben, spiega molto chiaramente com’è nata la sua ostilità verso gli ebrei, e come questa si è trasformata piano piano in vero e proprio odio verso di loro.

Nella redazione del presente articolo non abbiamo in alcun modo interpretato il pensiero di Hitler, ma ci siamo limitati a riportare le sue testuali parole, tratte dalla prima parte del Mein Kampf, pubblicata in lingua tedesca nel 1925 col titolo di Mein Leben e in lingua italiana nel 2016 col titolo di Mein Kampf – La  mia battaglia (Volume I) edito dalla casa editrice Thule Italia.

Braunau am Inn, città natale di Adolf Hitler. Perché Hitler odiava gli ebrei

Braunau am Inn, città natale di Adolf Hitler

Premessa

Per capire appieno la lettura del testo è necessario conoscere alcuni aspetti della vita di Hitler, che cercheremo di riassumere il più possibile.

Adolf Hitler nasce nel 1889 a Braunau am Inn, Austria. Nel 1898, a otto anni, la famiglia si trasferisce a Linz, dove trascorre il resto della sua infanzia e frequenta le scuole primarie e secondarie. Rimane improvvisamente orfano di padre all’età di 13 anni e a soli 18 anni perde anche la madre in seguito ad una lunga e dolorosa malattia. Nel 1908 si trasferisce quindi a Vienna, dove lavora come manovale per guadagnarsi da vivere e inizia ad interessarsi di politica. Hitler voleva in realtà entrare nell’Accademia delle Belle Arti di Vienna e diventare pittore, ma purtroppo aveva talento per l”architettura, ma non per la pittura e non poteva intraprendere la carriera di architetto, non avendo il diploma richiesto per iscriversi all’Accademia.

L’attività di manovale gli permette di entrare in contatto con operai e sindacati, ma la stanchezza per il duro lavoro non gli permette di dedicare tempo allo studio ed alla lettura. Dei sindacati, interamente controllati dal Partito Socialdemocratico, di ispirazione marxista, Hitler scrive:

“Si respingeva ogni cosa: la Nazione, quale un’invenzione delle classi “capitalistiche” – quante volte ho dovuto sentire esclusivamente questa parola! – ; la Patria, quale strumento della borghesia per lo sfruttamento della classe operaia; l’autorità della legge, quale mezzo per la repressione del proletariato; la scuola, quale istituto per l’allevamento degli schiavi, ma anche dei negrieri; la religione, quale mezzo per l’istupidimento del popolo destinato allo sfruttamento; la morale, quale simbolo di una stupida remissività da pecore, eccetera. Non c’era assolutamente nulla che non fosse completamente trascinato nel fango a una tremenda profondità.”

Dopo aver fatto a lungo il manovale, Hitler trova lavoro come disegnatore e acquerellista ed ha quindi più tempo a disposizione, e soprattutto energie, per studiare ed informarsi. Si interessa alla politica e “scopre” lentamente l’importante ruolo degli ebrei nella società austriaca dell’epoca. Nel 1913 Hitler lascia Vienna e si trasferisce a Monaco di Baviera. Le sue idee politiche sono ormai chiare e le sue capacità oratorie perfettamente sviluppate.

Il racconto che segue, tratto dalla prima parte del Mein Kampf, riguarda il periodo viennese, ed è quindi compreso tra il 1908 e il 1913, quando Hitler aveva tra i 18 e i 24 anni.

Hitler durante la sua adolescenza a Linz

Hitler durante la sua adolescenza a Linz

L’infanzia e l’adolescenza a Linz

Oggi per me è difficile, se non impossibile, dire quando la parola “Ebreo” mi diede adito per la prima volta a particolari pensieri. Nella casa paterna non ricordo di aver mai sentito tale parola, finché mio padre era vivo. Credo che quel vecchio signore avrebbe visto un’arretratezza culturale già nella particolare enfasi di tale denominazione. Nel corso della sua vita egli era giunto a concezioni più o meno cosmopolite, che non soltanto si erano conservate accanto al più aspro sentimento nazionale, ma che mi avevano anche influenzato.

Anche a scuola non trovai alcun motivo che avrebbe potuto portarmi a un mutamento di questa immagine acquisita.

Alla scuola tecnica conobbi anzi un ragazzo ebreo, che veniva trattato da tutti noi con cautela, ma soltanto perché, scaltriti da varie esperienze, non ci fidavamo eccessivamente di lui a causa della sua taciturnità; ma neppure questo fece nascere in me particolari pensieri, come non lo fece negli altri.

Fu solamente tra i quattordici e i quindici anni che m’imbattei spesso nella parola Ebreo, in parte in relazione a discorsi politici. Tuttavia provavo una leggera avversione e non potevo trattenere una sgradevole sensazione, che mi si avvicinava sempre di soppiatto, quando venivano disputate davanti a me grane confessionali.

Ma a quel tempo considerai null’altro che così la questione.

A Linz c’erano pochissimi ebrei. Nel corso dei secoli il loro aspetto si era europeizzato e si era fatto umano; si, li consideravo persino dei Tedeschi. L’assurdità di questa idea mi era ben poco chiara, poiché io vedevo l’unica caratteristica distintiva proprio e soltanto nella loro confessione straniera. Il fatto che essi fossero stati perseguitati, a causa di questo, come io credevo, talvolta faceva sì che la mia antipatia verso commenti malevoli su di loro giungesse quasi fino al ribrezzo.

Non immaginavo proprio ancora nulla dell’esistenza di una sistematica opposizione agli ebrei.

Così giunsi a Vienna.

Vienna, città in cui Hitler trascorse cinque anni della propria vita e dove maturò il suo odio per gli ebrei

Gli ebrei di Vienna

Intimidito dalla profusione d’impressioni in campo architettonico, scoraggiato dal peso del mio destino personale, nei primi tempi non avevo occhi per le stratificazioni interne del popolo nella gigantesca città. Sebbene Vienna contasse in quegli anni già quasi duecentomila ebrei tra i suoi due milioni di abitanti, io non li vidi. Il mio occhio e la mia mente, nelle prime settimane, non erano ancora all’altezza dell’assalto di così tanti pensieri. Soltanto quando tornò gradualmente la quiete e quell’agitato quadro incominciò a chiarirsi, mi guardai intorno più accuratamente nel mio nuovo mondo e allora incappai anche nella questione ebraica.

Non voglio affermare che il modo con cui giunsi a fare la loro conoscenza me li fece apparire particolarmente simpatici. Ma vedevo ancora nell’ebreo soltanto la confessione e perciò, sulla base della tolleranza umana, considerai giusto anche in questo caso il rifiuto di una lotta religiosa. Così il tono – e soprattutto quello con cui abbaiava la stampa antisemita di Vienna, – mi parve indegno della tradizione culturale di un grande popolo.

Mi opprimeva il ricordo di alcuni processi del Medioevo, che non volevo assolutamente veder ripetuti.

Dato che i giornali in questione non erano ritenuti generalmente eminenti – da dove questo derivasse, a quel tempo non lo sapevo neppure esattamente -, vedevo in loro più il prodotto di una stizzita invidia, che i risultati in generale di un punto di vista sostanziale, anche se sbagliato.

Fui rafforzato in questa mia opinione dalla forma – che mi sembrava infinitamente più dignitosa – con cui la stampa davvero grande rispondeva a tutti quegli attacchi o come essa, cosa che mi appariva ancor più degna di nota, non li menzionasse nemmeno, ma li mettesse semplicemente a tacere.

Ebrei a Vienna, nel periodo in cui Hitler visse in quella città. Hitler conosce gli ebrei ed incomincia a odiarli

I primi dubbi: gli ebrei non sono tedeschi

… anche le mie idee nei confronti dell’antisemitismo mutarono lentamente nel corso del tempo, allora questo fu probabilmente il mio cambiamento più difficile.

Esso mi è costato la maggior parte dei conflitti interiori, e soltanto dopo mesi di lotta tra ragione e sentimento la vittoria iniziò a schierarsi dalla parte della ragione. Due anni dopo, il sentimento seguì la ragione per diventare da allora in poi il suo più fedele custode e ammonitore.

Al tempo di quest’amara lotta tra la mia educazione spirituale e la fredda ragione, la lezione pratica e visiva della strada viennese mi diede un aiuto inestimabile. Era giunto il momento in cui non mi aggiravo più, come nei primi giorni, come un cieco nell’enorme città, ma guardavo – con gli occhi ben aperti – non soltanto gli edifici, ma anche le persone.

Così una volta, mentre mi aggiravo per il centro della città, m’imbattei improvvisamente in una figura dal lungo caffettano e con i riccioli neri.

Anche questo è un ebreo?, fu il mio primo pensiero.

A Linz, non se ne vedevano di certo in tal maniera. Osservai quell’uomo furtivamente e con cautela, ma tanto più a lungo fissavo quel viso straniero e provavo a indagarlo – tratto dopo tratto -, quanto più la prima domanda si mutava nel mio cervello in un’altra:

Anche questo è un Tedesco?

Come sempre in simili casi, iniziai a cercare di risolvere i dubbi attraverso i libri. Acquistai a quel tempo, per pochi centesimi, i primi opuscoli antisemiti della mia vita. Purtroppo tutti partivano dal presupposto che, in linea di massima, il lettore conoscesse già, perlomeno fino a un certo punto – la questione ebraica, o addirittura la comprendesse. Infine, il loro tono era perlopiù tale che mi tornarono dei dubbi, a causa di argomentazioni in gran parte tanto superficiali ed estremamente non-scientifiche a sostegno della tesi di fondo.

Allora ritornavo nuovamente al punto di partenza per settimane, se non addirittura per mesi.

La cosa mi sembrava essere talmente oltraggiosa, l’accusa talmente eccessiva che io, tormentato dal timore di commettere un’ingiustizia, diventavo di nuovo ansioso e insicuro.

Ovviamente, non potevo più dubitare che qui non si trattasse di Tedeschi di una particolare confessione, bensì di un popolo a sé stante; giacché, dal momento in cui avevo iniziato a occuparmi di tale questione, cominciai per la prima volta a concentrare la mia attenzione sugli ebrei, e Vienna mi apparve sotto una luce diversa rispetto a ciò che accadeva in precedenza. Ovunque io andassi, ora vedevo ebrei, e tanti più ne vedevo quanto più nettamente essi si distinguevano visibilmente dalle altre persone.

Soprattutto il centro della città e i quartieri a nord del canale danubiano pullulavano di un popolo che già esteriormente non aveva alcuna somiglianza con quello tedesco.

Le  macchie morali del popolo eletto

D’altra parte la pulizia – morale e non solo – di questo popolo era una storia a sé. Che qui non si trattava di amanti dell’acqua, lo si poteva vedere chiaramente già dal loro aspetto esteriore – e purtroppo molto spesso anche a occhi chiusi. Talvolta, dopo aver sentito l’odore di questi portatori di caffettano, mi sentivo male. A ciò si aggiungevano poi gli abiti sudici e l’aspetto poco eroico.

Già tutto ciò non poteva risultare molto attraente; ma si veniva del tutto disgustati quando, improvvisamente, oltre alla sporcizia fisica si scoprivano le macchie morali del popolo eletto.

Nessuna’altra cosa mi aveva dato, in breve tempo, più da pensare quanto il veder incrementare lentamente il tipo di attività lavorativa degli ebrei in determinati settori.

C’era mai forse un sudiciume, una spudoratezza in qualsivoglia forma – in particolare della vita culturale -, in cui non era compartecipe almeno un ebreo?

Non appena s’incideva con attenzione un simile tumore, si trovava, come il verme nel corpo in putrefazione, e spesso completamente accecato dalla luce improvvisa, un piccolo ebreo.

Vienna anni trenta, il controllo ebraico della stampa, il teatro e il cinema

Il controllo della stampa e della cultura

Fu un grande punto a sfavore che il mondo ebraico ricevette ai miei occhi, allorché feci la conoscenza della sua attività nella stampanell’arte, nella letteratura e nel teatro. Poiché ora tutte le  untuose affermazioni potevano servire a poco o nulla. Per diventare duri per lungo tempo bastava osservare le colonne d’affissione dei manifesti per la promozione degli spettacoli, studiare i nomi – che lì venivano decantati – dei creatori spirituali di quegli orrendi lavori pasticciati e mal fatti per il cinematografo e per il teatro. Quella era pestilenza, una pestilenza spirituale – peggiore della morte nera del passato – con cui si infettava il popolo.

E in che gran quantità questo veleno veniva fabbricato e diffuso!

Naturalmente, tanto più basso è il livello spirituale e morale di un simile fabbricante d’arte, quanto più è illimitata la sua prolificità – fino a far sì che un soggetto del genere spruzzi, al pari di una centrifuga, la propria immondizia in faccia al resto dell’umanità. Inoltre, si pensi anche all’illimitatezza del loro numero; si pensi che, per un solo Goethe, la natura partorisce molto più facilmente decine di migliaia di simili scribacchini in pelliccia, per ora – al pari di portatori di bacilli – avvelenano l’anima nella maniera più ignobile.

Era terribile, ma non si poteva ignorare che proprio l’ebreo sembrava il prescelto della natura, e in numero sovrabbondante, per questo scopo disonorevole.

Il loro essere eletti si doveva forse ricercare in tale fatto?

Allora iniziai a esaminare con cura i nomi di tutti i creatori di simili immondi prodotti della vita artistica pubblica. Il risultato fu un esser sempre più arrabbiato per l’atteggiamento che avevo in precedenza nei confronti degli ebrei. E anche se il mio sentimento si fosse opposto per altre mille volte, la ragione doveva invece trarre le sue logiche conseguenze.

Il fatto che i nove decimi di tutta l’immondizia letteraria, delle opere artistiche di cattivo gusto e delle idiozie teatrali fossero da addebitare a un popolo che rappresentata a malapena un centesimo di tutti gli abitanti del paese non si poteva facilmente negare; era proprio così.

Allora inizia a esaminare da quel punti di vista anche la mia cara “stampa cosmopolita”.

Ma tanto più profondamente calavo la sonda, quanto più si restringeva l’oggetto della mia ammirazione di un tempo. Lo stile era sempre più insopportabile, il contenuto dovetti respingerlo come interiormente superficiale e piatto, l’oggettività dell’esposizione ora mi sembrava essere più una bugia piuttosto che un’onesta verità; gli autori erano, comunque – ebrei.

Migliaia di cose che in precedenza avevo visto a malapena, ora mi colpivano in maniera notevole; e altre, che in passato mi avevano dato da pensare, imparai a comprenderle e a capirle.

In quel momento vidi le idee liberali di questa stampa sotto un’altra luce, allora il suo tono dignitoso nel rispondere agli attacchi – così come il tacere di fronte agli stessi – mi si rivelò proprio come un trucco tanto astuto quanto vile;

le loro critiche teatrali scritte in maniera raggiante riguardavano sempre gli autori giudei, mentre le loro stroncature non compivano ma i qualcuno di diverso dai Tedeschi.

Quel lieve dar stoccate contro Guglielmo II faceva comprendere – nella sua costanza – il suo metodo, come pure quel raccomandare la cultura e la civiltà francese. Il contenuto di poco gusto della novella diventava ora oscenità, e dalla lingua colsi il suono di un popolo straniero; ma il significato di tutto ciò era così palesemente nocivo per il germanesimo, che poteva essere soltanto qualcosa di intenzionale.

Ma chi aveva interesse in questo?

Era soltanto un caso?

Così divenni, lentamente, dubbioso.

L’evoluzione venne comunque accelerata da impressioni che ricevetti da un’altra serie di fatti. Questa era la generale concezione del costume e della morale che si poteva veder apertamente ostentata e messa in pratica da una gran parte del mondo giudaico.

Prostituzione a vienna, controllata dagli ebrei. Questo è uno dei motivi per cui Hitler odiava gli ebrei

Gli ebrei e il controllo della prostituzione a Vienna

A tal proposito, la strada offriva di nuovo un insegnamento pratico talvolta davvero grave.

I rapporti del mondo ebraico con la prostituzione – e, ancora più, con la tratta delle donne – a Vienna si potevano studiare meglio che in qualsiasi altra città dell’Europa occidentale, a eccezione forse di alcune zone portuali della Francia meridionale. Se si percorrevano di sera le strade e i vicoli di Leopoldstadt, passo dopo passo si diventava, volenti o nolenti, testimoni di pratiche che erano rimaste celate alla maggior parte del popolo tedesco, fino a quando la guerra sul fronte orientale non fornì ai combattenti l’occasione di poterne vedere di simili, o per meglio dire, di doverle vedere.

Allorché. in tal maniera, riconobbi per la prima volta nell’ebreo colui che dirigeva, con grande abilità negli affari, e in maniera gelida e al contempo spudorata, questa scandalosa azienda del vizio della grande città, mi corse un leggere brivido lungo la schiena.

Ma poi divampò.

Il controllo della socialdemocrazia

Allora non evitai più la discussione sulla questione ebraica; no, ora la cercavo. Ma, non appena imparai a cercare il’ebreo in tutte le tendenze della vita culturale e artistica e nelle sue varie espressioni, lo incontrai improvvisamente in un luogo in cui meno me lo sarei aspettato.

Nel momento in cui riconobbi l’ebreo quale capo della Socialdemocrazia, iniziò a cadermi dagli occhi l’ultima benda.

Così, una lunghissima lotta spirituale interiore trovò la propria conclusione.

A poco a poco venni a conoscenza del fatto che la stampa socialdemocratica era diretta prevalentemente da ebrei; ma non diedi alcun significato particolare a questa circostanza, dato che anche gli altri giornali si trovavano in quella stessa condizione. Una sola cosa era forse sorprendente: non c’era un solo giornale in cui si trovavano degli ebrei che potesse essere definito davvero nazionale, nel senso che la mia educazione e il mio modo di pensare davano a questa parola.

Così, in quel momento mi sforzai e tentai di leggere questo tipo di prodotti della stampa marxista, ma l’avversione crebbe all’infinito e in egual misura: perciò allora cercai anche di conoscere più da vicino i fabbricanti di queste scelleratezze concentrate.

Erano tutti, a partire dall’editore, puri ebrei.

Presi tutti gli opuscoli socialdemocratici che potevo in qualche maniera procurarmi e ricercai i nomi dei loro autori: ebrei. Mi ricordai i nomi di quasi tutti i capi; anch’essi erano per la maggior parte appartenenti al “popolo eletto”, sia che si trattasse di membri del Reichsrat o di segretari di sindacati, di presidenti delle organizzazioni o di agitatori di strada. Ne usciva sempre la stessa immagine sinistra.

I cognomi AusterlitzDavidAdlerEllenbogen, eccetera, mi resteranno per sempre nella memoria. Una cosa mi era allora divenuta chiara: il partito, con i più piccoli rappresentanti del quale io avevo disputato per mesi la più appassionata lotta, si trovava – per quanto concerneva i suoi vertici – quasi esclusivamente nelle mani di un popolo straniero; poiché il fatto che l’ebreo non fosse un Tedesco l’avevo ormai già capito, con mia grande soddisfazione interiore.

Ma ora, per la prima volta, conoscevo appieno i seduttori del nostro popolo.

arte oratoria

La dialettica ebraica

Un solo anno del mio soggiorno viennese era bastato a fornirmi la convinzione che nessun operaio poteva essere talmente ostinato da non poter essere influenzato da un sapere migliore e da una spiegazione migliore. Lentamente, ero diventato un conoscitore della sua stessa dottrina e la utilizzavo come arma nella mia lotta per la mia intima convinzione.

Quasi sempre la vittoria stava dalla mia parte.

Si doveva salvare la grande massa, anche a costo dei più pesanti sacrifici in tempo e pazienza.

Tuttavia, un ebreo non lo si poteva mai salvare dal suo modo di pensare.

A quel tempo io ero abbastanza ingenuo da voler far capire loro la follia della loro dottrina, parlavo nella mia piccola cerchia fino a seccarmi la lingua e a diventare rauco, e presumevo che sarei riuscito a convincerli degli effetti nocivi della loro follia marxista, tuttavia ottenevo proprio l’esatto contrario. Sembrava anzi che una visione più chiara e precisa dell’effetto devastante delle teorie socialdemocratiche, e della loro realizzazione, servisse soltanto a rafforzare la loro determinazione.

Ma tanto più discutevo con loro, quanto più conoscevo la loro dialettica.

Dapprima essi contavano sulla stupidità del loro avversario, poi, se non trovavano più una via d’uscita, facevano loro stessi i finti tonti. Se tutto ciò non serviva, allora non capivano bene la questione oppure, se in difficoltà, passavano all’istante a un altro campo, su cui affermavano ovvietà la cui accettazione subito la riferivano però ad argomenti essenzialmente diversi, per poi, nuovamente affrontata la questione, svicolare e non sapere nulla di preciso. Così, dovunque si affrontava un simile apostolo, la mano stringeva del viscido muco; esso all’inizio colava, dividendosi, attraverso le dita, per poi riunirsi di nuovo nel momento successivo. Ma se si sconfiggeva uno di questi in maniera davvero schiacciante, tanto che egli, osservato dai presenti, non poteva far altro che annuire, e si credeva di aver fatto perlomeno passo in avanti, il giorno seguente lo stupore era ancor più grande. Il Giudeo, infatti, non si ricordava più assolutamente nulla del giorno prima, proseguiva a raccontare le sue vecchie scemenze come se non fosse successo pressoché nulla e – indignato di essere interrogato a tal proposito – mostrava stupore, non era in grado di ricordarsi proprio nulla, tranne l’esattezza delle sue asserzioni che già il giorno prima era stata dimostrata.

Quante volte me ne restai lì pietrificato.

Non si sapeva che cosa si dovesse ammirare di più, se la loro prontezza di parola o la loro arte della menzogna.Inizia a poco a poco a odiarli.

Iniziai a poco a poco a odiarli.

Tutto ciò aveva però  una cosa di buono; poiché, proprio nella misura in cui mi si rivelarono i veri portatori della Socialdemocrazia – o, perlomeno i suoi propagatori -, doveva crescere l’amore per il mio popolo. Chi, infatti, posto di fronte alla diabolica abilità di questi seduttori, poteva ancora maledire la sua infelice vittima? Quanto fu difficile persino per me riuscire a dominare la falsità dialettica di questa razza! Quanto vano era tuttavia un simile successo con uomini che distorcono nella bocca la verità, che rinnegano del tutto la parola appena pronunciata, per poi servirsene per se stessi soltanto pochi minuti dopo!

No. Tanto più conoscevo l’ebreo, quanto più dovevo perdonare l’operaio.

Hitler al potere

Conclusioni: perché Hitler odiava gli ebrei

Hitler afferma nel Mein Leben di non aver mai avuto pregiudizi verso gli ebrei. Anzi, li considerava tedeschi come tutti gli altri, sebbene di una confessione diversa. Piano piano capisce però che gli ebrei non sono affatto tedeschi, ma sono un popolo a sé stante, con interessi completamente diversi da quelli dei tedeschi. Scopre in seguito che gli ebrei controllano la stampa, il teatro, la cultura e che non sono quel popolo virtuoso che dicono o sostengono di essere. Infatti, sono dentro tutti gli affari sporchi e controllano anche la prostituzione viennese. Scopre inoltre che attraverso il potere dato dal controllo della stampa, gli ebrei impongono al resto della popolazione i propri modelli culturali.

Scopre infine che gli ebrei controllano il partito socialdemocratico e attraverso questo i sindacati.

Hitler capisce quindi che la Nazione Germanica da lui tanto agognata non potrà mai nascere finché ci sarà un potere così forte che vi si opporrà, condizionando il volere delle masse. Nel periodo viennese, per ironia della sorte, Hitler sviluppa le sue abilità oratorie confrontandosi proprio con gli ebrei della socialdemocrazia e dei sindacati. All’inizio è critico verso i lavoratori. Si chiede: “Questi sono ancora degni di appartenere a un grande popolo?” Ma in seguito capisce che con i suoi argomenti e la sua dialettica riesce comunque a portarli dalla sua parte.

Si convince che a  un potere così forte come quello degli ebrei, veicolato dalla stampa, dal partito socialdemocratico e dai sindacati, era necessario contrapporre un potere altrettanto forte, ma con idee migliori.

Dove, per idee migliori, Hitler intende messaggi di speranza per i lavoratori, positivi e propositivi, legati alla patria e al senso di appartenenza ad un grande popolo, messaggi che fanno leva sull’orgoglio nazionale e sulla costruzione, tutti insieme, di un futuro migliore e di una Grande Germania. Impara a parlare direttamente al cuore della gente e ad evocare sentimenti ben presenti nel suo popolo, ma sopiti e plagiati.

A soli ventiquattro anni Hitler aveva già maturato le sue idee politiche, aveva sviluppato l’arte oratoria e sapeva che il popolo lo avrebbe seguito, così come aveva fatto in tanti dibattiti che lo avevano visto protagonista. Aveva inoltre individuato i suoi principali nemici ed era ben consapevole di poterli battere. L’analisi della dialettica degli ebrei ed il continuo confronto con loro avevano plasmato la sua personalità.

Nei cinque anni trascorsi a Vienna l’odio per gli ebrei, o meglio per il loro potere corruttivo, si era ormai radicato in Hitler, così come la convinzione che la futura Germania dovesse essere Judenfrei per potersi affermare. La crisi del ventinove e la consapevolezza che la finanza predatoria ebraica era in grado di sottomettere e devastare economicamente qualsiasi paese al mondo altro non fecero che rafforzare la sua convinzione:

non c’era alcuna possibilità di integrare gli ebrei nella futura Nazione Tedesca.

Gli ebrei dovevano avere la propria Nazione.

Nota: nella lingua tedesca viene utilizzato il termine “Jude” per riferirsi agli ebre. In questo posto lo abbiamo tradotto con “Ebreo” anziché “Giudeo”, in quanto il termine “Ebreo” è quello correntemente utilizzato nella lingua italiana. Siamo consapevoli che i due termini non hanno comunque lo stesso identico significato. I titoli e il grassetto sono stati aggiunti per rendere più fruibile il testo ed evidenziare alcuni passaggi ritenuti particolarmente significativi.

thanks to: Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

Perché i crimini d’odio non esistono

La commissione segre à avuto almeno un merito, quello di far parlare in italia dei crimini d’odio, argomento che in altri paesi invece è già stato discusso da anni. In particolare con la contrapposizione tra Canada e U.S. of A.: nel primo paese le leggi contro i crimini d’odio ti obbligano a usare i pronomi che ogni persona sceglie per sé (quella idiozia per cui la gente si presenta dicendo “he/his”) mentre nel secondo la libertà di espressione difesa dalla costituzione non permette leggi simili.

In questi giorni ò letto le opinioni di tanti italiani che “figurati se mettono ti vietano di dire che…
Di solito è una forma di autodifesa: quando vedi un disastro che si avvicina lo neghi perché non vuoi affrontare la paura di quello che sta per accadere. Prima o poi però devi fare i conti con la realtà.
Come quella di Jordan Peterson, professore universitario canadese che si è opposto alla legge che tutela l’identità di genere sotto il cappello della difesa contro i crimini d’odio.
La storia è lunga e complicata, ma riassumendo: se un suo studente gli chiede di usare dei pronomi di fantasia quando parla con lui deve farlo altrimenti genera odio nei confronti dei transessuali.
Ci sono state violente protesti, Peterson è stato boicottato da tutto il mondo accademico e fortunatamente rimane in piedi perché riesce a raccogliere finanziamenti dai suoi sostenitori, altrimenti sarebbe accademicamente tagliato fuori dal mondo della ricerca.
A voi che “figurati se proibiscono di dire…“, in paesi come il Canada, dove ànno approvato una legge contro i crimini d’odio, questo è quello che succede: o ti metti a π/2 nei confronti dei capricci di chiunque e usi i pronomi che vuole, oppure vieni devastato professionalmente.

Ma no, lo fanno per vietare che uno possa dire “ebrei a fuoco”!
No, lo fanno per obbligarti a chiamare “zhe” un transessuale.

Così come ti obbligano a usare i pronomi di fantasia perché altrimenti è crimine d’odio contro i transessuali, così possono benissimo condannarti perché dici che sei per la famiglia naturale, o se dici che due uomini a letto non fanno figli. Possono condannarti se dici che ci pratica un aborto è un assassino. Possono condannarti per qualsiasi cosa che possa essere considerata odio.

Proprio questo è il problema. In uno Stato civile l’odio non può essere punito dalla legge.
La legge infatti (lo ripeto, in uno Stato civile) punisce ciò che crea un danno. La legge punisce la diffamazione, ad esempio, perché se tu rovini la reputazione di una persona le crei un danno. Il bene da tutelare può anche essere collettivo: se cerchi di fare un colpo di stato la legge ti punisce perché crei un danno alle istituzioni democratiche.
In ogni caso devi sempre chiederti: qual è il bene che la legge vuole tutelare? Qual è il danno che vuole prevenire?

Una delle differenze tra le norme etiche e religiose e la norma giuridica è che mentre per le prime tu puoi fare qualcosa di male anche solo per un sentimento, quando si parla di legge dello Stato dei sentimenti te ne sbatti le palle. Se non fai un danno quel sentimento sono fatti tuoi, e allo Stato non gliene deve fregare nulla.

Sì, in uno Stato civile l’odio è consentito. Io posso anche essere uno stronzo razzista e pensare che i bianki sono una razza inferiore, ma fin quando questo non crea alcun danno è un mio diritto pensarlo e affermarlo. Se io sono uno stronzo razzista è un problema mio e del mio confessore. Alla boldrinova o alla segre non gliene deve fregare nulla. Perché no, lo Stato non à diritto di impormi un’ideologia. Nemmeno se è l’ideologia “dei buoni”. Puoi impormi di non creare danni, questo sì.

Il confine è sottile ma chiaro. Per esempio, sicuramente avrete letto ciò che il prof. odifreddi à scritto negli anni sui cristiani. In un libro, l’avrò ricordato mille volte, scrisse ironicamente che la parola cristiano deriva da “cretino”. Ebbene, il professor odifreddi à tutto il diritto di dire che i cristiani sono cretini, à tutto diritto di dire che chi crede in un essere superiore invisibile è un cretino. Poi però quando gli si presenta davanti all’esame uno studente cristiano con una croce al collo lo deve valutare come qualsiasi altro studente. Se fa l’esame correttamente gli dà il 30 e lode, se invece non si ricorda nemmeno cos’è un logaritmo lo boccia (e magari gli dice di passare alla facoltà di medicina dove pure gli asini si laureano).
Se lo studente è valutato correttamente e senza pregiudizio, se quello studente prende lo stesso voto presentandosi con la croce al collo o con la maglietta di richard dawkins, allora non à nulla di che lamentarsi. Non à subito alcun danno, e se odifreddi scrive che i cristiani come lui sono cretini non gliene deve fregare niente.

Allo stesso modo io ò diritto di dire che chi fa un aborto è un assassino. Fin quando non mi metto davanti a una clinica a impedire l’accesso a qualcuno che vuole ricorrere all’aborto non creo un danno a nessuno, quindi ò diritto di dire che chi fa un aborto è un assassino.
Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. In ogni caso dovete sempre domandarvi se si sta creando un danno a qualcuno. Se vi limitate ad esprimere la vostra opinione e non create danno ad alcuno allora non c’è ragione, in uno Stato civile, di punire quella opinione.

Ecco, le leggi sui crimini d’odio vogliono abbattere questo muro. Vogliono punire le opinioni, anche quando non creano danni reali. Lo vogliono fare sul presupposto che il bene da tutelare è il diritto a non sentire opinioni che possano turbare.
Qualcuno a questo punto potrà dire: ma non è forse un danno alla propria serenità il fatto di sentire opinioni che turbano? Se io sono un cristiano e odifreddi mi dice che i cristiani sono cretini io divento triste. Non è forse un danno al mio stato psicologico? Se io sono una persona che à fatto un aborto e mi dici che sono un assassino rimango turbato: non è forse un danno?

No. O meglio, puoi considerarlo come tale, ma lo Stato non deve tutelare il tuo diritto a non sentire opinioni che ti turbano. Perché questo è il prezzo da pagare per vivere in una società con altre persone e non in un eremo da solo.
Se lo Stato dovesse tutelare chiunque da opinioni che possono turbare dovrebbe vietare a chiunque di parlare in pubblico. Perché chiunque potrebbe dirsi offeso da una qualsiasi opinione, quindi dovresti vietare tutte le opinioni.
Se uno è turbato da ciò che dice un’altra persona deve essere lui a crescere, diventare grande, e imparare ad ascoltare le opinioni altrui senza frignare. Non è lo Stato che gli deve assicurare un seif speis. Perché se metti assieme una società fatta di tanti seif space quante persone la compongono di fatto imponi il silenzio a tutti. Non funziona così: tra bambini grandi impari che delle opinioni degli altri puoi anche fregartene. E se qualcuno ti odia, cazzi suoi.

Un cristiano si sente offeso perché toscani dice che una chiesa, con i suoi crocefissi e statue di santi infilzati di spade, sembra un club masochista? Cazzi suoi. Impara a sentire le opinioni degli altri senza frignare. Libero lui di credere, liberi gli altri di ironizzare su ciò.
Sei affetto da disforia di genere e ti senti offeso se ti dico che esistono solo due generi? Fatti tuoi. Non puoi vietarmi di dire la verità perché rimani offeso. Cresci, diventi grande e impari a fregartene delle opinioni degli altri, non tappi la bocca agli altri perché altrimenti tu piangi.

Se volete vi faccio un paio di esempi personali. Quando vivevo in giappone ò subito discriminazione razziale perché sono bianco. Mi sono lamentato e ò condannato ciò che è successo perché ne avevo subito un danno. Quando mi vietano un affitto perché sono un gaijin mi creano un danno, perché a me serve una casa dove vivere, e magari devo affittarmi un appartamento più caro o più lontano dal lavoro.
Questo è un danno, è giusto lamentarsi.
Lo scorso dicembre a Praga uno sbandato mi à gridato “parlate ceco!” mentre passeggiavo con la persona con la quale scambio fluidi corporei che è diversamente pigmentata.
Potevo rimanere turbato da questo messaggio d’odio? Certo, ma la persona in questione non mi à provocato alcun danno. Mi è bastato fregarmene, continuare per la mia via verso la trattoria dove stavamo andando e la mia vita è continuata come prima.
Fin quando questo mi manda messaggi d’odio ma io me ne frego non mi crea nessun danno. Lo stesso devono fare tutti i piccoli fiocchi di neve che si offendono un po’ troppo facilmente e bollano come messaggio d’odio tutto ciò che li intristisce.

Ovviamente la legge italiana già comprende molte norme che funzionano proprio in questo modo, tutelando i piccoli fiocchi di neve. Tutti i delitti contro il sentimento religioso ad esempio, fino ad arrivare alla porcata mancino.
Questo non significa che queste norme sono giuste: significa solo che qualcuno, prima dei segrini, à approvato leggi indegne di un paese civile. Io dal Parlamento mi aspetto che eliminino queste leggi, non che ne approvino altre simili.

thanks to: Butta.org

La ridicola commissione proposta dalla segre

Poi mi dicono, che te ne frega a te se questi s’allarmano per quello che pensano essere razzismo (e che spesso non è).

Me ne frega perché poi ci sono persone come la senatrice liliana segre che porta la faccenda in Parlamento, proponendo una “commissione anti-odio“.

Ora, di mesi ne à avuti a sufficienza per studiare i suoi compiti da senatrice, dovrebbe averlo capito che a lei, in quanto parlamentare, dell’odio delle persone (che poi in realtà sono solo gusti) non gliene deve fregare nulla.
Ché, come ò già spiegato, alla legge non gliene deve fregare niente se alla gente stanno sul culo i valdostani, gli asiatici o gli ebrei.

Il parlamento deve restarne fuori. Il parlamento deve fare leggi che vietano i danni che le persone subiscono, non gliene deve fregare niente dei sentimenti delle persone.

Purtroppo però la senatrice segre non à studiato la lezioncina, non à investito due euro in un insegnante che le spiegasse qual è il compito del legislatore e se ne esce con questa ridicola proposta di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale.

Una commissione che costerà dei soldi delle vostre tasse, beninteso.
Per fare cosa?

Nulla.

La commissione viene infatti istituita per fare cose totalmente inutili dal punto di vista legislativo. Basta leggere i compiti della commissione, che sono tre.

Il primo

a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale:

  • normative statali, sovranazionali e internazionali;

  •  ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche;

  •  dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech;

Quindi la commissione fa una cosa a metà tra un bibliotecario e l’ISTAT.
Va in giro per il mondo a raccogliere le leggi degli altri paesi e le mette in un faldone ben rilegato.
Raccoglie ricerche e dati statistici e le mette in un quaderno con la copertina bella.

Il secondo

b) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità. A tale fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio sia dei fenomeni di hate speech;

Capito, la commissione effettua osservazioni. Ciumbia!
Vedo gente, faccio cose… siamo a quel livello.

Il terzo

c) formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente al fine di assicurarne la rispondenza alla normativa dell’Unione europea e ai diritti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di prevenzione e di lotta contro ogni forma di odio, intolleranza, razzismo e antisemitismo.

Ecco, senatrice segre, forse qualcuno dovrebbe spiegarle che se ritiene necessario adeguare la legislazione lei à il potere di iniziativa legislativa in quanto senatrice. Non à bisogno di una commissione che le scriva un disegno di legge, può farlo già da sola.

In pratica questa commissione è totalmente inutile. Serve solo come operazione d’immagine per trasformare il Parlamento in un catechista che pretende di imporre alla gente quello che deve farsi piacere.

Qual è il problema dunque con questa commissione? Tolto il problema dei denari buttati nel gabinetto per dare un contentino a una senatrice che non à capito qual è il ruolo della legge, il pericolo è che poi che questa commissione fondi davvero le basi per un “adeguamento legislativo” in cui tappano la bocca la bocca a chi non fa nessun danno ma esprime solo i propri gusti. Una versione ampliata e peggiorata della già orrenda legge mancino.

Se questi legislatori sono capaci di istituire una commissione del genere sono capaci di scrivere qualsiasi porcata nella legge vera e propria.
E quando queste follie diventano legge allora sono cazzi amari per tutti.

thanks to: butta.org

E’ nata la Polizia dell’Amore

Senato approva mozione Segre con 151 sì e 98 astenuti

Per varo Commissione contro odio, razzismo e antisemitismo

(da incorniciare:

Mariagiovanna Maglie
@mgmaglie
Commissione contro l’odio : non vi fate fregare. Si dice contro razzismo e antisemitismo,e siamo tutti d’accordo. Ma quando si parla di nazionalismo, etnocentrismo, pregiudizi, stereotipi, che cosa  significa? Difendiamo la libertà di espressione, no  a censura di regime.
(L’iniziativa della sacra Segre è parte di una potente campagna internazionale): 

Ce lo chiede l’Europa (dalla sinagoga)

Antisemitismo, il presidente David Sassoli: «Siamo molto preoccupati, il governo nomini un commissario nazionale»   . David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo,  non è un caso che scelga di visitare la Comunità Ebraica di Roma, la più antica d’Europa. Ed è qui che commenta i venti di antisemitismo che, dagli «ignobili» insulti a Liliana Segre a episodi meno risonanti, attraversano il nostro e altri Paesi dell’Unione. Con la  nomina di un Commissario nazionale all’antisemitismo

infatti  :

In USA, criticare Israele è “crimine d’odio”

Di Philip Giraldi
 Dipartimento per l’Educazione del Presidente Trump ora afferma che protestare contro Israele è un “crimine d’odio”. Incredibilmente molti college e università si stanno piegando alle pressioni per limitare le attività del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.
La Holocaust Card –  rende immuni da ogni critica. E non scade mai.

Volete un esempio, in concreto, di cosa si può fare con il “contrasto all’odio, in tutte le sue forme”?

di Benedetto Ponti  (docente di Diritto dell’informazione e Diritto dei media digitali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia @PontiBenedetto)

[….]

Nel documento di sintesi, tra i dati posti a supporto dell’esistenza di “stereotipi e false rappresentazioni” degli italiani, in particolare con riferimento agli immigrati, è riportata la seguente statistica:

Ora, come è già stato sottolineato, la prima affermazione (condivisa dal 48,7% degli intervistati) è un’opinione (che si può condividere, o meno, ma) perfettamente legittima, e non uno “stereotipo”, né una “falsa rappresentazione”. Tuttavia, se si può dire che quasi metà degli italiani la pensa in quel modo perché “odia” gli immigrati, e che d’altra parte l’odio va contrastato, ecco che la “strategia nazionale” potrà giustificare di tutto: la criminalizzazione di quell’opinione, ma anche (perché no?!) misure preferenziali per la assunzione di immigrati (per contrastare gli effetti dell’odio).

[…]

Non è lontano il giorno in cui affermare che gli italiani dovrebbero avere la precedenza nelle assunzioni potrà essere (legittimamente) censurato (perché una “falsa rappresentazione” conduce all’odio … e l’odio conduce alla paura, e la paura al lato oscuro).
Così, quando anche i più sprovveduti si saranno resi conto che le attuali politiche di gestione dell’immigrazione sono esclusivamente funzionali alle politiche di deflazione salariale imposte dalle logiche intrinseche dell’unione economica e monetaria  ….  purtroppo non potranno più esprimere il loro dissenso o —non sia mai!— la loro ostilità, oramai derubricati a rappresentazione fuorviante e falsa, anticamera dell’odio.

I lavori sono ormai a buon punto.

Visualizza su Medium.com

La sacra Segre – Ha detto   di ricevere 200 insulti antisemiti al giorno . Dove, visto che non è sui social? (Orwell era un dilettante  rispetto ai Padroni del Discorso) 

 

thanks to: Maurizio Blondet

 

Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo

Ciò che interessa al governo israeliano e a molti dei suoi sostenitori non è la lotta del tutto giustificata contro l’antisemitismo. Copertina – Benyamin Netanyahu alla commemorazione della retata del Velodromo d’hivèr, 16 luglio 2017.

continua Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo — Notizie dal Mondo

La verità dietro i Protocolli dei Savi Anziani di Sion

https://newsoftheworldnews.files.wordpress.com/2019/02/0e9fe-1-libro20dei20savi20di20sion.jpgPerchè un testo antico, scritto più di cento anni fa, che riporta eventi realmente accaduti, fa così paura alla lobby ebraica? Forse perchè racconta la verità?

Gli ebrei hanno cercato in ogni modo di denigrare il libro che descrive essenzialmente ciò che avvenne sul serio tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento: delle riunioni segrete tra ebrei askenaziti.

Nessuno storico ha mai smentito tale verità. E nessun ebreo ha mai negato che in quel periodo in tutta Europa ci fossero cospirazioni da parte loro contro il potere costituito.

Ne sono prova gli innumerevoli testi religiosi risalenti a quell’epoca, scritti in svariate lingue, che chiunque può trovare in moltissime biblioteche di tutto il mondo, dove rabbini e rebbe incoraggiano gli adepti ad azioni contro le società che li ospitano al  fine di impedire l’integrazione degli ebrei in queste società e quindi l’assimilamento. Tanto più pericoloso in quanto avrebbe tolto agli stessi religiosi ebrei il loro potere sociale.

Perchè allora un manuale che riporta i metodi e le strategie per poter controllare le società non ebree non dovrebbe essere autentico?

Proviamo a leggerlo prima di giudicare.

Potete scaricarne una versione qui o qui.

 

 

FB, Israele e la censura: un progetto sionista

Gentile Direttore,

Nell’arco di tre mesi, Facebook ha bloccato la mia pagina tre volte per un periodo di 30 giorni ciascuna: alla fine saranno 90 giorni di censura e di bavaglio durante i quali il cittadino Diego Siragusa non potrà esprimere le proprie opinioni e documentare i crimini dello stato razzista, terrorista e genocidario che si chiama ISRAELE. Il secondo blocco è stato motivato per aver io citato una frase dei rabbini antisionisti di NETUREI KARTA: “Non sono malvagi perché sono sionisti, sono sionisti perché sono malvagi”.

Ormai il progetto sionista è chiaro. Dopo l’accordo tra il governo israeliano e Facebook per censurare e bloccare tutte le critiche a Israele, non si contano più i casi in cui liberi cittadini che esprimono il loro sdegno per i crimini di Israele, sono bloccati e censurati dai burattinai di Facebook. I lettori potranno documentarsi sul giornale inglese THE INDEPENDENT che riporta la notizia dell’accordo tra Il governo israeliano e Facebook (https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/israel-palestine-facebook-activist-journalist-arrests-censorship-accusations-incitement-a7377776.html).

E’ necessario, quindi, denunciare a livello di massa e portare la questione nelle sedi politiche e governative. Si tratta di una violazione palese dell’art. 21 della nostra Costituzione. Voglio rammentare che al matematico Odifreddi, dopo una critica severa a Israele, fu tolta una rubrica che egli gestiva sulle pagine del quotidiano la Repubblica, proprietà di un ebreo sionista. Sorte analoga ha avuto il filosofo Gianni Vattimo che non ha più pubblicato una sola riga sul quotidiano sionista LA STAMPA dopo i suoi giudizi severi sulla politica coloniale e criminale di Israele. Questo episodio è stato raccontato a me dallo stesso Vattimo, venuto nella mia città per presentare un mio libro sul terrorismo israeliano. Due giorni fa, sul Corriere della Sera, la sionista Donatella di Cesare ha occupato mezza pagina per attaccare e diffamare il mio amico Diego Fusaro accusandolo di essere antisemita e accusando, contestualmente il filosofo Costanzo Preve, maestro di Fusaro, di essere “negazionista”!!! Una menzogna ignobile! Preve è morto, ma il figlio Roberto, avvocato, ha annunciato una querela nei confronti dell’ebrea sionista Donatella di Cesare. Recentemente, il mio amico Paolo Di Mizio, ex giornalista di Canale 5, ha lamentato un blocco di pochi giorni per un commento su Israele. Tanti altri semplici cittadini e militanti della causa palestinese mi hanno comunicato di essere stati vittime della censura di Facebook. E’ sufficiente una segnalazione di un ebreo sionista o di un’intera comunità ebraica, a far scattare la censura o, come nel mio caso, una vera persecuzione. Libertà totale è concessa, invece, ai sionisti che non lesinano attacchi isterici, volgari e razzisti senza incorrere in sanzioni o censure. Sto raccogliendo parecchi di questi documenti per un libro che sto scrivendo.

Lo scopo finale è quello di poter condurre a compimento quel crimine che si chiama “pulizia etnica della Palestina” e sradicamento della cristianità nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi occidentali, di tutto il sistema dell’informazione, e non solo.

Diego Siragusa

Biella 23/10/2018

thanks to: Infopal

Un film censurato rivela la campagna segreta di “The Israel Project” su Facebook

“The Israel Project” (Il Progetto Israele), un importante gruppo di pressione con base a Washington, sta conducendo una campagna segreta su Facebook per influenzare gli utenti. Copertina: i palestinesi si esibiscono durante uno spettacolo equestre presso la spiaggia di Gaza City, il 9 marzo. (Immagini di Ashraf Amra / APA)

Ali Abunimah e Asa Winstanley – 13 settembre 2018

Lo rivela “The Lobby – USA”, un documentario realizzato sotto copertura da Al Jazeera , mai stato trasmesso a causa della censura del Qatar, sottoposto a pressioni da parte delle organizzazioni filo-israeliane.

Il video qui sopra, in esclusiva per “The Electronic Intifada”, mostra gli ultimi stralci trapelati dal documentario.

I precedenti filmati pubblicati da “The Electronic Intifada” e “Grayzone Project” avevano già rivelato l’utilizzo di tattiche subdole da parte di gruppi anti-palestinesi, pianificate ed eseguite in collusione con il governo israeliano.

In quest’ultimo filmato, David Hazony, amministratore delegato di “The Israel Project”, viene sentito dire al reporter sotto copertura di Al Jazeera: “Alcune delle cose che facciamo sono completamente segrete. Lavoriamo insieme a molte altre organizzazioni. ”

“Produciamo contenuti che poi pubblicano con il loro nome”, aggiunge Hazony.

Una parte importante dell’operazione è la creazione di una rete di “comunità” di Facebook incentrate sulla storia, sull’ambiente, sulle notizie internazionali e sul femminismo che sembrano non avere alcun collegamento con la causa pro-Israele, ma che sono utilizzate da “The Israel Project” per diffondere messaggi pro- Israele.

“La cosa segreta”

La pagina Facebook di “Cup of Jane” afferma di essere “Sugar, spice and everything nice”. È gestita da “The Israel Project” come parte di una campagna d’influenza “segreta”

In una conversazione presente anche negli estratti video trapelati, Jordan Schachtel, che all’epoca lavorava per The Israel Project, racconta al giornalista sotto copertura di Al Jazeera della logica e dell’estensione dell’operazione segreta su Facebook.

Il reporter in incognito, noto come “Tony”, fingeva di essere uno stagista presso “The Israel Project”.

“Stiamo mettendo insieme molti media pro-Israele attraverso vari canali di social media che non sono i canali propri di “The Israel Project”, afferma Schachtel. “Quindi abbiamo molti progetti collaterali con i quali stiamo cercando di influenzare il dibattito pubblico”.

“Ecco perché è una cosa segreta”, aggiunge Schachtel. “Perché non vogliamo che le persone sappiano che questi progetti collaterali sono associati a “The Israel Project.”

Tony chiede se l’idea nel “trattare tutto ciò che non è israeliano, sia quella di permettere alle cose che riguardano di Israele di “passare” meglio”.

“È solo che ci piace confonderci “, spiega Schachtel.

Una di queste pagine di Facebook, “Cup of Jane”, ha quasi mezzo milione di followers.

La pagina “Informazioni ” di “Cup of Jane” dice che si tratta di “Sugar, spice and everything nice.” (Zucchero, spezie e tutto ciò che è bello).

Non vi è alcuna dichiarazione sul fatto che sia una pagina per promuovere Israele.

La pagina identifica sì “Cup of Jane” come “una comunità lanciata da TIP’s Future Media Project in DC”. Tuttavia, non vi è alcuna menzione diretta ed esplicita di Israele o l’indicazione che “TIP” stia per “The Israel Project”.

“The Electronic Intifada” suppone che anche questo vago riconoscimento di chi c’è dietro la pagina, sia stato aggiunto solo dopo che “The Israel Project” ha appreso dell’esistenza del documentario sotto copertura di Al Jazeera e presumibilmente prevedendo di essere smascherato.

“The Israel Project” ha anche aggiunto sul proprio sito Web che è lui a gestire le pagine di Facebook. Tuttavia, il sito non è collegato alle pagine.

Prima del maggio 2017 non ci sono prove dell’esistenza della pagina nell’archivio Internet – mesi dopo che la cover di “Tony” era saltata.

Secondo Schachtel, “The Israel Project” sta investendo notevoli risorse nella produzione di “Cup of Jane” e in una rete di pagine simili.

“Abbiamo una squadra di 13 persone. Stiamo lavorando su molti video informativi”, dice a Tony nel documentario di Al Jazeera. “Molti di questi sono solo argomenti casuali e solo il 25 percento tratta di Israele e di temi che riguardano gi Ebrei”.

Nel documentario Al Jazeera afferma che ” abbiamo contattato tutti coloro presenti in questo programma. Nessuna delle organizzazioni pro-Israele o persone che lavorano per loro hanno risposto alle nostre accuse “.

Falsi progressi

“Cup of Jane” cerca di costruirsi una progressiva credibilità pubblicando foto e citazioni di icone femministe come Maya Angelou e Ida B. Wells, di cui la pagina ha celebrato il compleanno definendola “pensatrice rivoluzionaria, scrittrice e attivista”.

Ci sono anche post sulla pioniera dell’ecologismo Rachel Carson e su Emma Gonzalez, che insieme ai compagni di classe ha lanciato una campagna nazionale per il controllo delle armi dopo essere sopravvissuta al massacro della scuola superiore a Parkland, in Florida, nel febbraio 2018

Intrecciati nel flusso di notizie dal sapore progressista, ci sono gli attacchi ai movimenti progressisti attuali, come la Dyke March di Chicago, i cui organizzatori hanno subito una campagna diffamatoria da parte di Israele dopo aver chiesto ai provocatori pro-Israele di lasciare la loro marcia nel 2017.

In mezzo a un flusso continuo di post innocui, la pagina Facebook “The Cup of Jane” di “The Israel Project” pubblicizza il militarismo israeliano come carino e femminista.

E un post dell’ottobre 2016, subito dopo il lancio della pagina “Cup of Jane”, ha tentato di ritrarre il militarismo israeliano come carino e fonte di potere per le donne.

“L’Aeronautica israeliana ha dipinto i caccia di rosa in sostegno al “Mese per la Prevenzione del Cancro al Seno”. Non è fantastico? ” afferma il post, accompagnato da una foto di un jet da combattimento israeliano. “Non è aggressivo?  A proposito: le donne avrebbero  bisogno di una forza aerea tutta loro “, continua “Cup of Jane”, aggiungendo una faccina sorridente.

Altre pagine che il documentario censurato di Al Jazeera ha identificato come gestite da “The Israel Project” includono “Soul Mama”, “History Bites”, “We Have Only One Earth” e “This Explains That”.

Alcune di queste pagine hanno centinaia di migliaia di seguaci.

“History Bites” non rivela la sua affiliazione a “The Israel Project”, nemmeno con la vaga formula usata da “Cup of Jane” e dalle altre pagine.

“History Bites” si descrive semplicemente come una pagina che racconta “Il fantastico della Storia in piccoli pezzi facilmente masticabili!”

La pagina ha condiviso un post di “Cup of Jane” che presentava Golda Meir, il primo ministro israeliano che ha attuato politiche razziste e violente contro i Palestinesi e che considerava le donne palestinesi incinte una minaccia esistenziale, come un’eroina femminista.

Un video del 2016 di “This Explains That “ha diffuso false notizie su una presunta protesta di Israele contro l’agenzia culturale dell’UNESCO per aver “cancellato” la venerazione ebraica e cristiana per i luoghi santi di Gerusalemme.

“History Bites” ha ripubblicato il video lo scorso dicembre affermando che “sembra sostenere la dichiarazione del presidente Trump che Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico di Israele”.

Il video ha ricevuto quasi cinque milioni di visualizzazioni.

Un altro video pubblicato da “History Bites” tenta di giustificare l’attacco a sorpresa d’Israele all’Egitto nel 1967, attacco che diede inizio alla guerra in cui Israele occupò la West Bank, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria.

Il video descrive l’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est come la “riunificazione” e la “liberazione” della città.

Il marchio tossico di Israele

Il ricorso di “The Israel Project” al proverbiale cucchiaio di zucchero per cercare di far ingoiare più facilmente i messaggi pro-Israele, è un riconoscimento di quanto possa essere difficile vendere uno Stato di apartheid.

Come Ali Abunimah, uno degli autori di questo articolo, afferma nel documentario di Al Jazeera, “Il marchio israeliano è sempre più tossico, quindi non puoi vendere direttamente Israele. Devi avere altre cose trendy da proporre, argomenti innocui, divertenti, e di tanto in tanto farci scivolare in mezzo qualcosa su Israele “.

I tentativi di “The Israel Project” di cooptare la sensibilità progressista al servizio di Israele, anche se le sue stesse politiche sono politiche di una destra estrema, si inseriscono in una più ampia strategia, che cerca di dividere la sinistra e indebolire la solidarietà nei confronti della Palestina.

Diretto da Josh Block, ex funzionario dell’amministrazione Clinton ed ex stratega senior della potente lobby israeliana AIPAC, uno degli obiettivi principali di “The Israel Project” era quello di far naufragare l’accordo nucleare internazionale con l’Iran.

La campagna segreta di Facebook di “The Israel Project” è evidentemente manipolativa, ma è ancora più cinica se si considera che la sua mente è Gary Rosen.

Per anni Rosen ha pubblicato un account Twitter violentemente islamofobico chiamato @ArikSharon – il soprannome del compianto primo ministro israeliano Ariel Sharon, responsabile dell’invasione israeliana del Libano del 1982 e dei massacri nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila nello stesso anno .

Nella trascrizione di una registrazione fatta dal giornalista sotto copertura di Al Jazeera vista da “The Electronic Intifada”, Rosen riconosce che l’operazione @ArikSharon è un “account segreto”.

Rosen fu assunto dalla società di pubblicità globale Saatchi & Saatchi, ma nel novembre 2013 entrò a far parte di “The Israel Project”, dove è responsabile della strategia digitale.

Rosen ha cancellato molti dei tweet più offensivi dal feed Twitter @ArikSharon dopo che nel 2013 uno degli autori di questo articolo lo indicò come la persona che curava l’account.

Ma mentre gestisce le pagine segrete di Facebook tentando di normalizzare il sostegno a Israele tra il pubblico progressista, Rosen continua a utilizzare l’account Twitter di @ArikSharon per diffondere messaggi di destra e filo-israeliani.

Annunci anonimi svelati

Questo non è l’unico sforzo segreto della lobby israeliana nell’usare Facebook per raggiungere i suoi obiettivi.

Un rapporto congiunto di “The Forward” e “ProPublica” rivela che “Israel on Campus Coalition” ha pubblicatp annunci Facebook anonimi che diffamavano Remi Kanazi, un poeta americano palestinese, prima delle sue apparizioni nei campus degli Stati Uniti.

“The Electronic Intifada” è stata la prima a pubblicare le rivelazioni del video di Al Jazeera su come gli sforzi di “ Israel on Campus Coalition” per diffamare e molestare gli attivisti in solidarietà con la Palestina, siano segretamente coordinati dal governo israeliano.

Un portavoce di Facebook ha dichiarato a “The Forward” e “ProPublica” che i post di “Israel on Campus Coalition” indirizzati a Kanazi “violano le nostre politiche sulle false dichiarazioni e sono stati rimossi”.

Nel 2012, “The Electronic Intifada” rivelò un piano del sindacato nazionale studentesco, sostenuto dal governo israeliano, per pagare gli studenti che avessero diffuso su Facebook propaganda filo-israeliana. Tuttavia l’attuale sforzo segreto gestito da “The Israel Project” sembra essere molto più sofisticato.

A partire dalle elezioni presidenziali americane del 2016, Facebook è stato accusato di aver utilizzato la sua piattaforma per una propaganda manipolativa sponsorizzata dalla Russia volta a influenzare la politica e l’opinione pubblica.

Nonostante il clamore, queste accuse sono state grossolanamente esagerate o infondate.

Tuttavia, Facebook ha stretto una partnership con il Consiglio Atlantico nel tentativo apparente di reprimere i “falsi profili” e la “disinformazione”.

Il Consiglio Atlantico è un gruppo di esperti con sede a Washington finanziato dalla NATO, dalle forze armate statunitensi, dai governi brutalmente repressivi dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain, dai governi dell’Unione Europea, e dal “chi è chi” delle ditte di investimento, delle compagnie petrolifere, dei produttori di armi e di altri profittatori di guerra.

Come risultato apparente di questa partnership, un certo numero di account di social media completamente innocui, con pochi o nessun follower, è stato recentemente eliminato.

Più preoccupante, le pagine gestite da notiziari di sinistra incentrati sui Paesi presi di mira dal governo degli Stati Uniti, come “Venezuela Analysis” e “teleSUR”, sono state sospese, anche se successivamente ripristinate.

Ora, con solide prove della campagna di manipolazione di “The Israel Project”, ben finanziata e di ampio impatto su Facebook, resta da vedere se il gigante dei social media agirà per garantire che gli utenti inconsapevoli siano resi consapevoli che ciò cui sono esposti è la propaganda progettata per sostenere e mascherare lo Stato d’Israele.

In risposta a una richiesta di commento, un portavoce di Facebook ha dichiarato a “The Electronic Intifada” che l’azienda avrebbe esaminato la questione.

thanks to:

Traduzione: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/content/censored-film-reveals-israel-projects-secret-facebook-campaign/25486

Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione

Sono molti i cristiani convinti che l’istituzione dello Stato moderno di Israele in Terra Santa sia l’adempimento della profezia biblica e quindi meriti un sostegno incessante da parte dei cristiani. Quando il presidente americano Donald Trump annunciò a dicembre la sua intenzione di dichiarare Gerusalemme come la capitale di Israele, molti attribuirono la sua decisione al potere del sionismo cristiano, che è una componente chiave nel governo di Trump ed ha un membro potente e devoto nel vicepresidente Mike Pence.

Molti ritengono che sia fortissimo il potere di influenzare la politica estera degli Stati Uniti da parte di organizzazioni come i Cristiani uniti per Israele, ma quell’influenza fuori misura non potrebbe esistere senza la presenza di un pubblico ricettivo. “Sostenere Israele non è un problema politico… è una questione biblica”, sono le parole del pastore John Hagee, fondatore e presidente nazionale dei Cristiani uniti per Israele. Uno su quattro cristiani americani intervistati di recente dalla rivista Christianity Today ha dichiarato di ritenere che sia la propria responsabilità biblica sostenere la nazione di Israele. Questa visione è conosciuta come sionismo cristiano.

Ma quanto è potente il sionismo cristiano? 

Il sionismo cristiano è pervasivo all’interno delle principali denominazioni evangeliche, carismatiche e indipendenti americane, incluse le Assemblee di Dio, i pentecostali e i battisti del Sud, così come in molte delle mega-chiese indipendenti. Per ogni sionista ebreo ci sono dieci sionisti cristiani evangelici, convinti che la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e la conquista di Gerusalemme nel 1967 furono il miracoloso adempimento delle promesse di Dio fatte ad Abramo, di stabilire per sempre Israele come nazione ebraica in Palestina.

I famigerati romanzi del ciclo Left Behind di Tim LaHaye, o le fiction di The Late Great Planet Earth insieme ad altre speculazioni sulla fine dei tempi scritte da autori come Hal Lindsey, John Hagee e Pat Robertson, hanno venduto oltre 100 milioni di copie. Questi sono integrati da libri per bambini, video e persino videogiochi violenti.

Le fiorenti organizzazioni sioniste cristiane come l’Ambasciata cristiana internazionale (Icej), Christian Friends of Israel (Cfi) e Christian United for Israel (Cufi) esercitano un’influenza considerevole sul Campidoglio, sostenendo una base di supporto di oltre 50 milioni di veri credenti. Ciò significa che ora ci sono almeno dieci volte più cristiani sionisti che ebrei sionisti. I loro cugini europei non sono meno attivi nella Hasbarafia sionista, una lobby per Israele, che fa pressioni per Israele, attaccandone nemici e ostacolando il processo di pace. Gli Stati Uniti e Israele sono spesso raffigurati come gemelli siamesi, uniti nel cuore, che condividono comuni valori storici, religiosi e politici.

Il pastore John Hagee è uno dei leader del movimento sionista cristiano. È il fondatore e pastore anziano della Cornerstone Church, una chiesa evangelica di 19mila membri a San Antonio, in Texas. I suoi programmi settimanali sono trasmessi su 160 stazioni Tv, 50 stazioni radio e otto reti in circa 99 milioni di case in 200 Paesi. Nel 2006 ha fondato in movimento Christian United for Israel ammettendo: “Per 25 anni e mezzo, ho martellato la comunità evangelica alla televisione. La Bibbia è un libro molto pro-Israele. Se un cristiano ammette “Credo nella Bibbia”, posso farne un sostenitore pro-Israele o altrimenti fargli rinnegare la sua fede. Quindi tengo i cristiani dalla parte del manico, si potrebbe dire”. Nel marzo 2007, Hagee ha partecipato alla conferenza politica dell’American Israel Public Affairs Committee (Aipac). Ha esordito dichiarando: “Il gigante addormentato del sionismo cristiano si è risvegliato. Ci sono 50 milioni di cristiani che applaudono attivamente lo Stato di Israele…”.

Come è iniziato? Come si è sviluppato?

Le origini del movimento possono essere ricondotte all’inizio del XIX secolo, quando un gruppo di eccentrici leader cristiani britannici iniziò a fare pressioni per la restaurazione degli ebrei in Palestina, come precondizione necessaria per il ritorno di Cristo. Il movimento acquisì slancio fin dalla metà del XIX secolo quando la Palestina divenne un punto strategico per gli interessi coloniali britannici, francesi e tedeschi in Medio Oriente. Il sionismo proto-cristiano ha quindi preceduto il sionismo ebraici da oltre 50 anni. Alcuni dei più forti sostenitori di Theodore Herzl erano chierici cristiani.

Già nel 1917, gli inglesi barattarono la Palestina con la Dichiarazione Balfour. Arthur Balfour e Lloyd George erano predisposti al sionismo nel loro sostegno a una casa nazionale ebraica, ma con motivazioni razziste miste circa la superiorità britannica bianca. Il loro obiettivo principale era far avanzare gli interessi imperialisti britannici con la politica utilitaristica.

Anche se incoraggiato nel ’48 e nel ’67 il sionismo cristiano ebbe scarsi rapporti con Israele fino all’elezione di Menachem Begin nel Likud del 1977, quando il premio Nobel per la pace cominciò a vedere la necessità della partita teopolitica fatta in cielo e a corteggiare la relazione con predicatori televisivi evangelici e con le fiorenti chiese sioniste nel sud. Nel 1979, con grande clamore, a Begin fu presentato un jet privato, presumibilmente per affermare il sostegno del televangelista per le politiche israeliane come il loro imminente bombardamento del sito nucleare iracheno del 1981, ma anche per diffondere il piano d’azione sionista. L’elezione di Ronald Reagan, convertito a credenze sioniste cristiane, contribuì a consolidare il sionismo cristiano fino al centro del Partito Repubblicano e della Casa Bianca, insieme a diversi oratori del Parlamento. L’11 settembre ha suggellato il matrimonio. La colla era che entrambi temevano e odiavano i musulmani. Ciò ha accelerato la crescita del cosiddetto sionismo evangelico, che ha contribuito ampiamente all’elezione di Trump.

Il sionismo cristiano, come moderno movimento teologico e politico abbraccia le posizioni ideologiche più estreme del sionismo, si basa su una visione eretica della Bibbia, respinta dalle tradizionali confessioni cristiane, dai cattolici agli ortodossi ai protestanti tradizionali. È diventato profondamente dannoso per una giusta pace tra Palestina e Israele. Propaga una visione del mondo in cui il messaggio cristiano si riduce a un’ideologia dell’impero, del colonialismo e del militarismo. Nella sua forma estrema, pone un accento sugli eventi apocalittici che portano alla fine della storia piuttosto che sul vivere l’amore e la giustizia di Cristo oggi. Secondo l’opinione del rev. dr. Stephen Sizer, rettore della Christ Church in Virginia Water,  “Il  sionismo cristiano è la più grande, controversa e distruttiva lobby del cristianesimo”.

di Cristina Amoroso

Sorgente: Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione – Il Faro Sul Mondo

Deputata UE chiede un’inchiesta sulle calunnie della lobby israeliana

Ali Abunimah

9 marzo 2018, Electronic Intifada

Un’importante esponente del Parlamento Europeo sta chiedendo un’inchiesta ufficiale sul ruolo di una funzionaria di alto livello dell’Unione Europea in una campagna di diffamazione della lobby israeliana che l’ha presa di mira.

Ana Gomes, una parlamentare portoghese di centro-sinistra, è stata denunciata da gruppi della lobby filoisraeliana come antisemita dopo che li ha pubblicamente criticati per aver tentato di bloccare il suo invito al militante per i diritti umani dei palestinesi Omar Barghouti per una conferenza al Parlamento Europeo la scorsa settimana a Bruxelles.

Le accuse dei gruppi della lobby filoisraeliana sono state poi amplificate da Katharina von Schnurbein, la più importante funzionaria dell’UE incaricata di combattere l’antisemitismo, e dall’ambasciata UE a Tel Aviv, nota ufficialmente come la “Delegazione dell’Unione Europea in Israele”.

Gomes ha fatto la sua richiesta mercoledì con una lettera a Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea – il governo dell’UE – e alla responsabile della diplomazia dell’UE Federica Mogherini. “Chiedo un’inchiesta sulla campagna diffamatoria diretta contro di me, in quanto MEP (membro del Parlamento Europeo) eletta, da parte di qualcuno della Delegazione UE in Israele e dalla signora von Schnurbein,” afferma la lettera.

Gomes vuole l’indagine per definire se questi funzionari abbiano violato i loro doveri in base al regolamento del personale e alle norme dell’UE sui social media.

In linea con la prassi comune nei sistemi democratici, ai funzionari dell’UE viene richiesto di rimanere politicamente neutrali, il che rende l’attacco pubblico a Gomes – una politica eletta – da parte di von Schnurbein e dell’ambasciata UE a Tel Aviv una grave violazione del loro dovere.

Gomes ha anche sporto la propria denuncia al difensore civico europeo, un ente indipendente incaricato di indagare su accuse di comportamento scorretto presso le istituzioni europee.

Una “lobby perversa”

Il 28 febbraio Gomes ha ospitato un seminario sul movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) [contro Israele] con Omar Barghouti.

Barghouti è uno dei fondatori della campagna di base non violenta per i diritti umani e vincitore nel 2017 del “Gandhi Peace Award” [Premio Gandhi per la Pace].

All’inizio del seminario Gomes ha sottolineato che discussioni sui diritti umani dei palestinesi erano molto più frequenti, “ma sono diventate sempre più rare in questo parlamento in seguito ad una lobby molto perversa che tenta di intimidire le persone.”

Gomes ha aggiunto di essere stata sottoposta a simili pressioni nei giorni precedenti il seminario da parte di gruppi che “dicono molte falsità” e “fraintendono le parole di molti studiosi.”

In risposta l’“AJC Transatlantic Institute” [Istituto Transatlantico AJC] ha denunciato le notazioni di Gomes come “antisemite”, sostenendo che lei stava “demonizzando le organizzazioni della società civile ebraica” e ha chiesto “un’azione disciplinare” contro di lei da parte del suo gruppo parlamentare.

L’ “AJC Transatlantic Institute” è l’ufficio di Bruxelles dell’”American Jewish Committee” [Commissione Ebraica Americana], un’organizzazione lobbystica che afferma di “appoggiare Israele ai più alti livelli” dai “corridoi dell’ONU a New York a quelli dell’Unione Europea.”

Una delle sue principali attività è insabbiare i crimini di guerra israeliani.

Katharina von Schnurbein, dell’UE, ha ritwittato l’attacco dell’“AJC Transatlantic Institute”, sostenendo che le obiezioni di Gomes per essere stata censurata da gruppi politici che lavorano per Israele rappresentano “abominevoli espressioni antisemite.”

A loro volta, i tweet di von Schnurbein che attaccavano Gomes sono stati ritwittati da @EUinIsrael, l’account ufficiale dell’ambasciata UE a Tel Aviv.

In almeno uno dei propri tweet, l’ambasciata ha fornito il proprio appoggio implicito alle critiche a Gomes.

Allineata con Israele

In realtà uno dei suoi [di von Schnurbein] principali obiettivi è stato aiutare la lobby filoisraeliana a combattere l’attivismo solidale con i palestinesi diffamando come antisemite le critiche contro l’occupazione, la colonizzazione di insediamento e l’apartheid di Israele.

Ha sostenuto senza prove che le attività del BDS hanno portato ad un incremento di episodi antisemiti nei campus universitari.

In risposta ad una richiesta di informazioni da parte di “Electronic Intifada”, la Commissione Europea ha fornito il proprio pieno appoggio a von Schnurbein in seguito al suo attacco contro Gomes.

“La Commissione Europea rimane ferma contro l’antisemitismo – così come più in generale contro il razzismo e la xenofobia – e il lavoro della coordinatrice nella lotta contro l’antisemitismo è una parte importante dei nostri sforzi a questo proposito,” ha detto un portavoce.

Questa settimana von Schnurbein era a Londra per partecipare alla cena di un gruppo lobbystico israeliano, il “Community Security Trust”, insieme all’ambasciatore israeliano Mark Regev.

L’ambasciata UE a Tel Aviv si è anche schierata con opinioni di estrema destra: lo scorso anno ha ingaggiato un sostenitore israeliano del genocidio dei palestinesi perché comparisse in un video in cui reclamizzava i benefici della cooperazione tra UE ed Israele.

Tentativi di bloccare la conferenza

Nella lettera in cui chiede l’inchiesta, Gomes afferma che l’annuncio del seminario con Barghouti “ha provocato tentativi da parte di alcune organizzazioni di bloccarlo, di etichettare esso, il signor Barghouti e me con l’insulto di “antisemiti”.

Oltre all’”AJC Transatlantic Institute”, Gomes afferma che le “organizzazioni che hanno condotto questa campagna diffamatoria” includono gruppi della lobby filoisraeliana come l’“European Coalition for Israel”, l’“European Jewish Congress” e l’“European Leadership Network”.

Come riportato da Electronic Intifada, l’“European Leadership Network” ha una politica di collaborazione con politici dell’estrema destra europea, compresi neonazisti e negazionisti dell’Olocausto, nella misura in cui sono filoisraeliani.

Anche l’“Israel Project”, un’importante organizzazione antipalestinese, si è dato da fare contro la conferenza di Barghouti, definendo “vergognoso” che il Parlamento Europeo “legittimi il suo antisemitismo.”

Coraggio morale

“Insistendo perché io parlassi al Parlamento Europeo, resistendo alle intimidazioni ed ai tentativi menzogneri della lobby dell’UE filoisraeliana, Ana Gomes ha dimostrato il proprio coraggio morale e il suo fermo impegno per i diritti umani,” ha detto Barghouti a “Electronic Intifada”.

Ha aggiunto: “Lei ha anche rappresentato la crescente ripulsa della società civile europea e di base nei confronti delle gravissime violazioni dei diritti umani da parte di Israele contro il popolo palestinese e, in modo decisivo, della complicità dell’UE nel consentire e rafforzare il sistema pluridecennale di oppressione coloniale e apartheid di Israele.”

Nella sua conferenza al seminario – il cui testo Gomes ha postato sul suo sito – Barghouti ha detto che “solo consistenti pressioni da parte della società civile europea possono porre fine a questa complicità dell’UE.”

Anche Israele lo sa, ed è la ragione per cui i lobbysti di Bruxelles ed i loro alleati all’interno della burocrazia dell’UE appaiono così determinati a calunniare chiunque resista loro.

(traduzione di Amedeo Rossi)

Sorgente: Deputata UE chiede un’inchiesta sulle calunnie della lobby israeliana – Zeitun