Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo

Ciò che interessa al governo israeliano e a molti dei suoi sostenitori non è la lotta del tutto giustificata contro l’antisemitismo. Copertina – Benyamin Netanyahu alla commemorazione della retata del Velodromo d’hivèr, 16 luglio 2017.

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La verità dietro i Protocolli dei Savi Anziani di Sion

https://newsoftheworldnews.files.wordpress.com/2019/02/0e9fe-1-libro20dei20savi20di20sion.jpgPerchè un testo antico, scritto più di cento anni fa, che riporta eventi realmente accaduti, fa così paura alla lobby ebraica? Forse perchè racconta la verità?

Gli ebrei hanno cercato in ogni modo di denigrare il libro che descrive essenzialmente ciò che avvenne sul serio tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento: delle riunioni segrete tra ebrei askenaziti.

Nessuno storico ha mai smentito tale verità. E nessun ebreo ha mai negato che in quel periodo in tutta Europa ci fossero cospirazioni da parte loro contro il potere costituito.

Ne sono prova gli innumerevoli testi religiosi risalenti a quell’epoca, scritti in svariate lingue, che chiunque può trovare in moltissime biblioteche di tutto il mondo, dove rabbini e rebbe incoraggiano gli adepti ad azioni contro le società che li ospitano al  fine di impedire l’integrazione degli ebrei in queste società e quindi l’assimilamento. Tanto più pericoloso in quanto avrebbe tolto agli stessi religiosi ebrei il loro potere sociale.

Perchè allora un manuale che riporta i metodi e le strategie per poter controllare le società non ebree non dovrebbe essere autentico?

Proviamo a leggerlo prima di giudicare.

Potete scaricarne una versione qui o qui.

 

 

FB, Israele e la censura: un progetto sionista

Gentile Direttore,

Nell’arco di tre mesi, Facebook ha bloccato la mia pagina tre volte per un periodo di 30 giorni ciascuna: alla fine saranno 90 giorni di censura e di bavaglio durante i quali il cittadino Diego Siragusa non potrà esprimere le proprie opinioni e documentare i crimini dello stato razzista, terrorista e genocidario che si chiama ISRAELE. Il secondo blocco è stato motivato per aver io citato una frase dei rabbini antisionisti di NETUREI KARTA: “Non sono malvagi perché sono sionisti, sono sionisti perché sono malvagi”.

Ormai il progetto sionista è chiaro. Dopo l’accordo tra il governo israeliano e Facebook per censurare e bloccare tutte le critiche a Israele, non si contano più i casi in cui liberi cittadini che esprimono il loro sdegno per i crimini di Israele, sono bloccati e censurati dai burattinai di Facebook. I lettori potranno documentarsi sul giornale inglese THE INDEPENDENT che riporta la notizia dell’accordo tra Il governo israeliano e Facebook (https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/israel-palestine-facebook-activist-journalist-arrests-censorship-accusations-incitement-a7377776.html).

E’ necessario, quindi, denunciare a livello di massa e portare la questione nelle sedi politiche e governative. Si tratta di una violazione palese dell’art. 21 della nostra Costituzione. Voglio rammentare che al matematico Odifreddi, dopo una critica severa a Israele, fu tolta una rubrica che egli gestiva sulle pagine del quotidiano la Repubblica, proprietà di un ebreo sionista. Sorte analoga ha avuto il filosofo Gianni Vattimo che non ha più pubblicato una sola riga sul quotidiano sionista LA STAMPA dopo i suoi giudizi severi sulla politica coloniale e criminale di Israele. Questo episodio è stato raccontato a me dallo stesso Vattimo, venuto nella mia città per presentare un mio libro sul terrorismo israeliano. Due giorni fa, sul Corriere della Sera, la sionista Donatella di Cesare ha occupato mezza pagina per attaccare e diffamare il mio amico Diego Fusaro accusandolo di essere antisemita e accusando, contestualmente il filosofo Costanzo Preve, maestro di Fusaro, di essere “negazionista”!!! Una menzogna ignobile! Preve è morto, ma il figlio Roberto, avvocato, ha annunciato una querela nei confronti dell’ebrea sionista Donatella di Cesare. Recentemente, il mio amico Paolo Di Mizio, ex giornalista di Canale 5, ha lamentato un blocco di pochi giorni per un commento su Israele. Tanti altri semplici cittadini e militanti della causa palestinese mi hanno comunicato di essere stati vittime della censura di Facebook. E’ sufficiente una segnalazione di un ebreo sionista o di un’intera comunità ebraica, a far scattare la censura o, come nel mio caso, una vera persecuzione. Libertà totale è concessa, invece, ai sionisti che non lesinano attacchi isterici, volgari e razzisti senza incorrere in sanzioni o censure. Sto raccogliendo parecchi di questi documenti per un libro che sto scrivendo.

Lo scopo finale è quello di poter condurre a compimento quel crimine che si chiama “pulizia etnica della Palestina” e sradicamento della cristianità nel silenzio del mondo e con la complicità dei paesi occidentali, di tutto il sistema dell’informazione, e non solo.

Diego Siragusa

Biella 23/10/2018

thanks to: Infopal

Un film censurato rivela la campagna segreta di “The Israel Project” su Facebook

“The Israel Project” (Il Progetto Israele), un importante gruppo di pressione con base a Washington, sta conducendo una campagna segreta su Facebook per influenzare gli utenti. Copertina: i palestinesi si esibiscono durante uno spettacolo equestre presso la spiaggia di Gaza City, il 9 marzo. (Immagini di Ashraf Amra / APA)

Ali Abunimah e Asa Winstanley – 13 settembre 2018

Lo rivela “The Lobby – USA”, un documentario realizzato sotto copertura da Al Jazeera , mai stato trasmesso a causa della censura del Qatar, sottoposto a pressioni da parte delle organizzazioni filo-israeliane.

Il video qui sopra, in esclusiva per “The Electronic Intifada”, mostra gli ultimi stralci trapelati dal documentario.

I precedenti filmati pubblicati da “The Electronic Intifada” e “Grayzone Project” avevano già rivelato l’utilizzo di tattiche subdole da parte di gruppi anti-palestinesi, pianificate ed eseguite in collusione con il governo israeliano.

In quest’ultimo filmato, David Hazony, amministratore delegato di “The Israel Project”, viene sentito dire al reporter sotto copertura di Al Jazeera: “Alcune delle cose che facciamo sono completamente segrete. Lavoriamo insieme a molte altre organizzazioni. ”

“Produciamo contenuti che poi pubblicano con il loro nome”, aggiunge Hazony.

Una parte importante dell’operazione è la creazione di una rete di “comunità” di Facebook incentrate sulla storia, sull’ambiente, sulle notizie internazionali e sul femminismo che sembrano non avere alcun collegamento con la causa pro-Israele, ma che sono utilizzate da “The Israel Project” per diffondere messaggi pro- Israele.

“La cosa segreta”

La pagina Facebook di “Cup of Jane” afferma di essere “Sugar, spice and everything nice”. È gestita da “The Israel Project” come parte di una campagna d’influenza “segreta”

In una conversazione presente anche negli estratti video trapelati, Jordan Schachtel, che all’epoca lavorava per The Israel Project, racconta al giornalista sotto copertura di Al Jazeera della logica e dell’estensione dell’operazione segreta su Facebook.

Il reporter in incognito, noto come “Tony”, fingeva di essere uno stagista presso “The Israel Project”.

“Stiamo mettendo insieme molti media pro-Israele attraverso vari canali di social media che non sono i canali propri di “The Israel Project”, afferma Schachtel. “Quindi abbiamo molti progetti collaterali con i quali stiamo cercando di influenzare il dibattito pubblico”.

“Ecco perché è una cosa segreta”, aggiunge Schachtel. “Perché non vogliamo che le persone sappiano che questi progetti collaterali sono associati a “The Israel Project.”

Tony chiede se l’idea nel “trattare tutto ciò che non è israeliano, sia quella di permettere alle cose che riguardano di Israele di “passare” meglio”.

“È solo che ci piace confonderci “, spiega Schachtel.

Una di queste pagine di Facebook, “Cup of Jane”, ha quasi mezzo milione di followers.

La pagina “Informazioni ” di “Cup of Jane” dice che si tratta di “Sugar, spice and everything nice.” (Zucchero, spezie e tutto ciò che è bello).

Non vi è alcuna dichiarazione sul fatto che sia una pagina per promuovere Israele.

La pagina identifica sì “Cup of Jane” come “una comunità lanciata da TIP’s Future Media Project in DC”. Tuttavia, non vi è alcuna menzione diretta ed esplicita di Israele o l’indicazione che “TIP” stia per “The Israel Project”.

“The Electronic Intifada” suppone che anche questo vago riconoscimento di chi c’è dietro la pagina, sia stato aggiunto solo dopo che “The Israel Project” ha appreso dell’esistenza del documentario sotto copertura di Al Jazeera e presumibilmente prevedendo di essere smascherato.

“The Israel Project” ha anche aggiunto sul proprio sito Web che è lui a gestire le pagine di Facebook. Tuttavia, il sito non è collegato alle pagine.

Prima del maggio 2017 non ci sono prove dell’esistenza della pagina nell’archivio Internet – mesi dopo che la cover di “Tony” era saltata.

Secondo Schachtel, “The Israel Project” sta investendo notevoli risorse nella produzione di “Cup of Jane” e in una rete di pagine simili.

“Abbiamo una squadra di 13 persone. Stiamo lavorando su molti video informativi”, dice a Tony nel documentario di Al Jazeera. “Molti di questi sono solo argomenti casuali e solo il 25 percento tratta di Israele e di temi che riguardano gi Ebrei”.

Nel documentario Al Jazeera afferma che ” abbiamo contattato tutti coloro presenti in questo programma. Nessuna delle organizzazioni pro-Israele o persone che lavorano per loro hanno risposto alle nostre accuse “.

Falsi progressi

“Cup of Jane” cerca di costruirsi una progressiva credibilità pubblicando foto e citazioni di icone femministe come Maya Angelou e Ida B. Wells, di cui la pagina ha celebrato il compleanno definendola “pensatrice rivoluzionaria, scrittrice e attivista”.

Ci sono anche post sulla pioniera dell’ecologismo Rachel Carson e su Emma Gonzalez, che insieme ai compagni di classe ha lanciato una campagna nazionale per il controllo delle armi dopo essere sopravvissuta al massacro della scuola superiore a Parkland, in Florida, nel febbraio 2018

Intrecciati nel flusso di notizie dal sapore progressista, ci sono gli attacchi ai movimenti progressisti attuali, come la Dyke March di Chicago, i cui organizzatori hanno subito una campagna diffamatoria da parte di Israele dopo aver chiesto ai provocatori pro-Israele di lasciare la loro marcia nel 2017.

In mezzo a un flusso continuo di post innocui, la pagina Facebook “The Cup of Jane” di “The Israel Project” pubblicizza il militarismo israeliano come carino e femminista.

E un post dell’ottobre 2016, subito dopo il lancio della pagina “Cup of Jane”, ha tentato di ritrarre il militarismo israeliano come carino e fonte di potere per le donne.

“L’Aeronautica israeliana ha dipinto i caccia di rosa in sostegno al “Mese per la Prevenzione del Cancro al Seno”. Non è fantastico? ” afferma il post, accompagnato da una foto di un jet da combattimento israeliano. “Non è aggressivo?  A proposito: le donne avrebbero  bisogno di una forza aerea tutta loro “, continua “Cup of Jane”, aggiungendo una faccina sorridente.

Altre pagine che il documentario censurato di Al Jazeera ha identificato come gestite da “The Israel Project” includono “Soul Mama”, “History Bites”, “We Have Only One Earth” e “This Explains That”.

Alcune di queste pagine hanno centinaia di migliaia di seguaci.

“History Bites” non rivela la sua affiliazione a “The Israel Project”, nemmeno con la vaga formula usata da “Cup of Jane” e dalle altre pagine.

“History Bites” si descrive semplicemente come una pagina che racconta “Il fantastico della Storia in piccoli pezzi facilmente masticabili!”

La pagina ha condiviso un post di “Cup of Jane” che presentava Golda Meir, il primo ministro israeliano che ha attuato politiche razziste e violente contro i Palestinesi e che considerava le donne palestinesi incinte una minaccia esistenziale, come un’eroina femminista.

Un video del 2016 di “This Explains That “ha diffuso false notizie su una presunta protesta di Israele contro l’agenzia culturale dell’UNESCO per aver “cancellato” la venerazione ebraica e cristiana per i luoghi santi di Gerusalemme.

“History Bites” ha ripubblicato il video lo scorso dicembre affermando che “sembra sostenere la dichiarazione del presidente Trump che Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico di Israele”.

Il video ha ricevuto quasi cinque milioni di visualizzazioni.

Un altro video pubblicato da “History Bites” tenta di giustificare l’attacco a sorpresa d’Israele all’Egitto nel 1967, attacco che diede inizio alla guerra in cui Israele occupò la West Bank, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria.

Il video descrive l’occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est come la “riunificazione” e la “liberazione” della città.

Il marchio tossico di Israele

Il ricorso di “The Israel Project” al proverbiale cucchiaio di zucchero per cercare di far ingoiare più facilmente i messaggi pro-Israele, è un riconoscimento di quanto possa essere difficile vendere uno Stato di apartheid.

Come Ali Abunimah, uno degli autori di questo articolo, afferma nel documentario di Al Jazeera, “Il marchio israeliano è sempre più tossico, quindi non puoi vendere direttamente Israele. Devi avere altre cose trendy da proporre, argomenti innocui, divertenti, e di tanto in tanto farci scivolare in mezzo qualcosa su Israele “.

I tentativi di “The Israel Project” di cooptare la sensibilità progressista al servizio di Israele, anche se le sue stesse politiche sono politiche di una destra estrema, si inseriscono in una più ampia strategia, che cerca di dividere la sinistra e indebolire la solidarietà nei confronti della Palestina.

Diretto da Josh Block, ex funzionario dell’amministrazione Clinton ed ex stratega senior della potente lobby israeliana AIPAC, uno degli obiettivi principali di “The Israel Project” era quello di far naufragare l’accordo nucleare internazionale con l’Iran.

La campagna segreta di Facebook di “The Israel Project” è evidentemente manipolativa, ma è ancora più cinica se si considera che la sua mente è Gary Rosen.

Per anni Rosen ha pubblicato un account Twitter violentemente islamofobico chiamato @ArikSharon – il soprannome del compianto primo ministro israeliano Ariel Sharon, responsabile dell’invasione israeliana del Libano del 1982 e dei massacri nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila nello stesso anno .

Nella trascrizione di una registrazione fatta dal giornalista sotto copertura di Al Jazeera vista da “The Electronic Intifada”, Rosen riconosce che l’operazione @ArikSharon è un “account segreto”.

Rosen fu assunto dalla società di pubblicità globale Saatchi & Saatchi, ma nel novembre 2013 entrò a far parte di “The Israel Project”, dove è responsabile della strategia digitale.

Rosen ha cancellato molti dei tweet più offensivi dal feed Twitter @ArikSharon dopo che nel 2013 uno degli autori di questo articolo lo indicò come la persona che curava l’account.

Ma mentre gestisce le pagine segrete di Facebook tentando di normalizzare il sostegno a Israele tra il pubblico progressista, Rosen continua a utilizzare l’account Twitter di @ArikSharon per diffondere messaggi di destra e filo-israeliani.

Annunci anonimi svelati

Questo non è l’unico sforzo segreto della lobby israeliana nell’usare Facebook per raggiungere i suoi obiettivi.

Un rapporto congiunto di “The Forward” e “ProPublica” rivela che “Israel on Campus Coalition” ha pubblicatp annunci Facebook anonimi che diffamavano Remi Kanazi, un poeta americano palestinese, prima delle sue apparizioni nei campus degli Stati Uniti.

“The Electronic Intifada” è stata la prima a pubblicare le rivelazioni del video di Al Jazeera su come gli sforzi di “ Israel on Campus Coalition” per diffamare e molestare gli attivisti in solidarietà con la Palestina, siano segretamente coordinati dal governo israeliano.

Un portavoce di Facebook ha dichiarato a “The Forward” e “ProPublica” che i post di “Israel on Campus Coalition” indirizzati a Kanazi “violano le nostre politiche sulle false dichiarazioni e sono stati rimossi”.

Nel 2012, “The Electronic Intifada” rivelò un piano del sindacato nazionale studentesco, sostenuto dal governo israeliano, per pagare gli studenti che avessero diffuso su Facebook propaganda filo-israeliana. Tuttavia l’attuale sforzo segreto gestito da “The Israel Project” sembra essere molto più sofisticato.

A partire dalle elezioni presidenziali americane del 2016, Facebook è stato accusato di aver utilizzato la sua piattaforma per una propaganda manipolativa sponsorizzata dalla Russia volta a influenzare la politica e l’opinione pubblica.

Nonostante il clamore, queste accuse sono state grossolanamente esagerate o infondate.

Tuttavia, Facebook ha stretto una partnership con il Consiglio Atlantico nel tentativo apparente di reprimere i “falsi profili” e la “disinformazione”.

Il Consiglio Atlantico è un gruppo di esperti con sede a Washington finanziato dalla NATO, dalle forze armate statunitensi, dai governi brutalmente repressivi dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain, dai governi dell’Unione Europea, e dal “chi è chi” delle ditte di investimento, delle compagnie petrolifere, dei produttori di armi e di altri profittatori di guerra.

Come risultato apparente di questa partnership, un certo numero di account di social media completamente innocui, con pochi o nessun follower, è stato recentemente eliminato.

Più preoccupante, le pagine gestite da notiziari di sinistra incentrati sui Paesi presi di mira dal governo degli Stati Uniti, come “Venezuela Analysis” e “teleSUR”, sono state sospese, anche se successivamente ripristinate.

Ora, con solide prove della campagna di manipolazione di “The Israel Project”, ben finanziata e di ampio impatto su Facebook, resta da vedere se il gigante dei social media agirà per garantire che gli utenti inconsapevoli siano resi consapevoli che ciò cui sono esposti è la propaganda progettata per sostenere e mascherare lo Stato d’Israele.

In risposta a una richiesta di commento, un portavoce di Facebook ha dichiarato a “The Electronic Intifada” che l’azienda avrebbe esaminato la questione.

thanks to:

Traduzione: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/content/censored-film-reveals-israel-projects-secret-facebook-campaign/25486

Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione

Sono molti i cristiani convinti che l’istituzione dello Stato moderno di Israele in Terra Santa sia l’adempimento della profezia biblica e quindi meriti un sostegno incessante da parte dei cristiani. Quando il presidente americano Donald Trump annunciò a dicembre la sua intenzione di dichiarare Gerusalemme come la capitale di Israele, molti attribuirono la sua decisione al potere del sionismo cristiano, che è una componente chiave nel governo di Trump ed ha un membro potente e devoto nel vicepresidente Mike Pence.

Molti ritengono che sia fortissimo il potere di influenzare la politica estera degli Stati Uniti da parte di organizzazioni come i Cristiani uniti per Israele, ma quell’influenza fuori misura non potrebbe esistere senza la presenza di un pubblico ricettivo. “Sostenere Israele non è un problema politico… è una questione biblica”, sono le parole del pastore John Hagee, fondatore e presidente nazionale dei Cristiani uniti per Israele. Uno su quattro cristiani americani intervistati di recente dalla rivista Christianity Today ha dichiarato di ritenere che sia la propria responsabilità biblica sostenere la nazione di Israele. Questa visione è conosciuta come sionismo cristiano.

Ma quanto è potente il sionismo cristiano? 

Il sionismo cristiano è pervasivo all’interno delle principali denominazioni evangeliche, carismatiche e indipendenti americane, incluse le Assemblee di Dio, i pentecostali e i battisti del Sud, così come in molte delle mega-chiese indipendenti. Per ogni sionista ebreo ci sono dieci sionisti cristiani evangelici, convinti che la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e la conquista di Gerusalemme nel 1967 furono il miracoloso adempimento delle promesse di Dio fatte ad Abramo, di stabilire per sempre Israele come nazione ebraica in Palestina.

I famigerati romanzi del ciclo Left Behind di Tim LaHaye, o le fiction di The Late Great Planet Earth insieme ad altre speculazioni sulla fine dei tempi scritte da autori come Hal Lindsey, John Hagee e Pat Robertson, hanno venduto oltre 100 milioni di copie. Questi sono integrati da libri per bambini, video e persino videogiochi violenti.

Le fiorenti organizzazioni sioniste cristiane come l’Ambasciata cristiana internazionale (Icej), Christian Friends of Israel (Cfi) e Christian United for Israel (Cufi) esercitano un’influenza considerevole sul Campidoglio, sostenendo una base di supporto di oltre 50 milioni di veri credenti. Ciò significa che ora ci sono almeno dieci volte più cristiani sionisti che ebrei sionisti. I loro cugini europei non sono meno attivi nella Hasbarafia sionista, una lobby per Israele, che fa pressioni per Israele, attaccandone nemici e ostacolando il processo di pace. Gli Stati Uniti e Israele sono spesso raffigurati come gemelli siamesi, uniti nel cuore, che condividono comuni valori storici, religiosi e politici.

Il pastore John Hagee è uno dei leader del movimento sionista cristiano. È il fondatore e pastore anziano della Cornerstone Church, una chiesa evangelica di 19mila membri a San Antonio, in Texas. I suoi programmi settimanali sono trasmessi su 160 stazioni Tv, 50 stazioni radio e otto reti in circa 99 milioni di case in 200 Paesi. Nel 2006 ha fondato in movimento Christian United for Israel ammettendo: “Per 25 anni e mezzo, ho martellato la comunità evangelica alla televisione. La Bibbia è un libro molto pro-Israele. Se un cristiano ammette “Credo nella Bibbia”, posso farne un sostenitore pro-Israele o altrimenti fargli rinnegare la sua fede. Quindi tengo i cristiani dalla parte del manico, si potrebbe dire”. Nel marzo 2007, Hagee ha partecipato alla conferenza politica dell’American Israel Public Affairs Committee (Aipac). Ha esordito dichiarando: “Il gigante addormentato del sionismo cristiano si è risvegliato. Ci sono 50 milioni di cristiani che applaudono attivamente lo Stato di Israele…”.

Come è iniziato? Come si è sviluppato?

Le origini del movimento possono essere ricondotte all’inizio del XIX secolo, quando un gruppo di eccentrici leader cristiani britannici iniziò a fare pressioni per la restaurazione degli ebrei in Palestina, come precondizione necessaria per il ritorno di Cristo. Il movimento acquisì slancio fin dalla metà del XIX secolo quando la Palestina divenne un punto strategico per gli interessi coloniali britannici, francesi e tedeschi in Medio Oriente. Il sionismo proto-cristiano ha quindi preceduto il sionismo ebraici da oltre 50 anni. Alcuni dei più forti sostenitori di Theodore Herzl erano chierici cristiani.

Già nel 1917, gli inglesi barattarono la Palestina con la Dichiarazione Balfour. Arthur Balfour e Lloyd George erano predisposti al sionismo nel loro sostegno a una casa nazionale ebraica, ma con motivazioni razziste miste circa la superiorità britannica bianca. Il loro obiettivo principale era far avanzare gli interessi imperialisti britannici con la politica utilitaristica.

Anche se incoraggiato nel ’48 e nel ’67 il sionismo cristiano ebbe scarsi rapporti con Israele fino all’elezione di Menachem Begin nel Likud del 1977, quando il premio Nobel per la pace cominciò a vedere la necessità della partita teopolitica fatta in cielo e a corteggiare la relazione con predicatori televisivi evangelici e con le fiorenti chiese sioniste nel sud. Nel 1979, con grande clamore, a Begin fu presentato un jet privato, presumibilmente per affermare il sostegno del televangelista per le politiche israeliane come il loro imminente bombardamento del sito nucleare iracheno del 1981, ma anche per diffondere il piano d’azione sionista. L’elezione di Ronald Reagan, convertito a credenze sioniste cristiane, contribuì a consolidare il sionismo cristiano fino al centro del Partito Repubblicano e della Casa Bianca, insieme a diversi oratori del Parlamento. L’11 settembre ha suggellato il matrimonio. La colla era che entrambi temevano e odiavano i musulmani. Ciò ha accelerato la crescita del cosiddetto sionismo evangelico, che ha contribuito ampiamente all’elezione di Trump.

Il sionismo cristiano, come moderno movimento teologico e politico abbraccia le posizioni ideologiche più estreme del sionismo, si basa su una visione eretica della Bibbia, respinta dalle tradizionali confessioni cristiane, dai cattolici agli ortodossi ai protestanti tradizionali. È diventato profondamente dannoso per una giusta pace tra Palestina e Israele. Propaga una visione del mondo in cui il messaggio cristiano si riduce a un’ideologia dell’impero, del colonialismo e del militarismo. Nella sua forma estrema, pone un accento sugli eventi apocalittici che portano alla fine della storia piuttosto che sul vivere l’amore e la giustizia di Cristo oggi. Secondo l’opinione del rev. dr. Stephen Sizer, rettore della Christ Church in Virginia Water,  “Il  sionismo cristiano è la più grande, controversa e distruttiva lobby del cristianesimo”.

di Cristina Amoroso

Sorgente: Sionismo cristiano, l’eresia che porta morte e distruzione – Il Faro Sul Mondo

Deputata UE chiede un’inchiesta sulle calunnie della lobby israeliana

Ali Abunimah

9 marzo 2018, Electronic Intifada

Un’importante esponente del Parlamento Europeo sta chiedendo un’inchiesta ufficiale sul ruolo di una funzionaria di alto livello dell’Unione Europea in una campagna di diffamazione della lobby israeliana che l’ha presa di mira.

Ana Gomes, una parlamentare portoghese di centro-sinistra, è stata denunciata da gruppi della lobby filoisraeliana come antisemita dopo che li ha pubblicamente criticati per aver tentato di bloccare il suo invito al militante per i diritti umani dei palestinesi Omar Barghouti per una conferenza al Parlamento Europeo la scorsa settimana a Bruxelles.

Le accuse dei gruppi della lobby filoisraeliana sono state poi amplificate da Katharina von Schnurbein, la più importante funzionaria dell’UE incaricata di combattere l’antisemitismo, e dall’ambasciata UE a Tel Aviv, nota ufficialmente come la “Delegazione dell’Unione Europea in Israele”.

Gomes ha fatto la sua richiesta mercoledì con una lettera a Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea – il governo dell’UE – e alla responsabile della diplomazia dell’UE Federica Mogherini. “Chiedo un’inchiesta sulla campagna diffamatoria diretta contro di me, in quanto MEP (membro del Parlamento Europeo) eletta, da parte di qualcuno della Delegazione UE in Israele e dalla signora von Schnurbein,” afferma la lettera.

Gomes vuole l’indagine per definire se questi funzionari abbiano violato i loro doveri in base al regolamento del personale e alle norme dell’UE sui social media.

In linea con la prassi comune nei sistemi democratici, ai funzionari dell’UE viene richiesto di rimanere politicamente neutrali, il che rende l’attacco pubblico a Gomes – una politica eletta – da parte di von Schnurbein e dell’ambasciata UE a Tel Aviv una grave violazione del loro dovere.

Gomes ha anche sporto la propria denuncia al difensore civico europeo, un ente indipendente incaricato di indagare su accuse di comportamento scorretto presso le istituzioni europee.

Una “lobby perversa”

Il 28 febbraio Gomes ha ospitato un seminario sul movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) [contro Israele] con Omar Barghouti.

Barghouti è uno dei fondatori della campagna di base non violenta per i diritti umani e vincitore nel 2017 del “Gandhi Peace Award” [Premio Gandhi per la Pace].

All’inizio del seminario Gomes ha sottolineato che discussioni sui diritti umani dei palestinesi erano molto più frequenti, “ma sono diventate sempre più rare in questo parlamento in seguito ad una lobby molto perversa che tenta di intimidire le persone.”

Gomes ha aggiunto di essere stata sottoposta a simili pressioni nei giorni precedenti il seminario da parte di gruppi che “dicono molte falsità” e “fraintendono le parole di molti studiosi.”

In risposta l’“AJC Transatlantic Institute” [Istituto Transatlantico AJC] ha denunciato le notazioni di Gomes come “antisemite”, sostenendo che lei stava “demonizzando le organizzazioni della società civile ebraica” e ha chiesto “un’azione disciplinare” contro di lei da parte del suo gruppo parlamentare.

L’ “AJC Transatlantic Institute” è l’ufficio di Bruxelles dell’”American Jewish Committee” [Commissione Ebraica Americana], un’organizzazione lobbystica che afferma di “appoggiare Israele ai più alti livelli” dai “corridoi dell’ONU a New York a quelli dell’Unione Europea.”

Una delle sue principali attività è insabbiare i crimini di guerra israeliani.

Katharina von Schnurbein, dell’UE, ha ritwittato l’attacco dell’“AJC Transatlantic Institute”, sostenendo che le obiezioni di Gomes per essere stata censurata da gruppi politici che lavorano per Israele rappresentano “abominevoli espressioni antisemite.”

A loro volta, i tweet di von Schnurbein che attaccavano Gomes sono stati ritwittati da @EUinIsrael, l’account ufficiale dell’ambasciata UE a Tel Aviv.

In almeno uno dei propri tweet, l’ambasciata ha fornito il proprio appoggio implicito alle critiche a Gomes.

Allineata con Israele

In realtà uno dei suoi [di von Schnurbein] principali obiettivi è stato aiutare la lobby filoisraeliana a combattere l’attivismo solidale con i palestinesi diffamando come antisemite le critiche contro l’occupazione, la colonizzazione di insediamento e l’apartheid di Israele.

Ha sostenuto senza prove che le attività del BDS hanno portato ad un incremento di episodi antisemiti nei campus universitari.

In risposta ad una richiesta di informazioni da parte di “Electronic Intifada”, la Commissione Europea ha fornito il proprio pieno appoggio a von Schnurbein in seguito al suo attacco contro Gomes.

“La Commissione Europea rimane ferma contro l’antisemitismo – così come più in generale contro il razzismo e la xenofobia – e il lavoro della coordinatrice nella lotta contro l’antisemitismo è una parte importante dei nostri sforzi a questo proposito,” ha detto un portavoce.

Questa settimana von Schnurbein era a Londra per partecipare alla cena di un gruppo lobbystico israeliano, il “Community Security Trust”, insieme all’ambasciatore israeliano Mark Regev.

L’ambasciata UE a Tel Aviv si è anche schierata con opinioni di estrema destra: lo scorso anno ha ingaggiato un sostenitore israeliano del genocidio dei palestinesi perché comparisse in un video in cui reclamizzava i benefici della cooperazione tra UE ed Israele.

Tentativi di bloccare la conferenza

Nella lettera in cui chiede l’inchiesta, Gomes afferma che l’annuncio del seminario con Barghouti “ha provocato tentativi da parte di alcune organizzazioni di bloccarlo, di etichettare esso, il signor Barghouti e me con l’insulto di “antisemiti”.

Oltre all’”AJC Transatlantic Institute”, Gomes afferma che le “organizzazioni che hanno condotto questa campagna diffamatoria” includono gruppi della lobby filoisraeliana come l’“European Coalition for Israel”, l’“European Jewish Congress” e l’“European Leadership Network”.

Come riportato da Electronic Intifada, l’“European Leadership Network” ha una politica di collaborazione con politici dell’estrema destra europea, compresi neonazisti e negazionisti dell’Olocausto, nella misura in cui sono filoisraeliani.

Anche l’“Israel Project”, un’importante organizzazione antipalestinese, si è dato da fare contro la conferenza di Barghouti, definendo “vergognoso” che il Parlamento Europeo “legittimi il suo antisemitismo.”

Coraggio morale

“Insistendo perché io parlassi al Parlamento Europeo, resistendo alle intimidazioni ed ai tentativi menzogneri della lobby dell’UE filoisraeliana, Ana Gomes ha dimostrato il proprio coraggio morale e il suo fermo impegno per i diritti umani,” ha detto Barghouti a “Electronic Intifada”.

Ha aggiunto: “Lei ha anche rappresentato la crescente ripulsa della società civile europea e di base nei confronti delle gravissime violazioni dei diritti umani da parte di Israele contro il popolo palestinese e, in modo decisivo, della complicità dell’UE nel consentire e rafforzare il sistema pluridecennale di oppressione coloniale e apartheid di Israele.”

Nella sua conferenza al seminario – il cui testo Gomes ha postato sul suo sito – Barghouti ha detto che “solo consistenti pressioni da parte della società civile europea possono porre fine a questa complicità dell’UE.”

Anche Israele lo sa, ed è la ragione per cui i lobbysti di Bruxelles ed i loro alleati all’interno della burocrazia dell’UE appaiono così determinati a calunniare chiunque resista loro.

(traduzione di Amedeo Rossi)

Sorgente: Deputata UE chiede un’inchiesta sulle calunnie della lobby israeliana – Zeitun

D’Alema, Renzi, Israele e il diritto internazionale

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Leonardo Aseni

Qualche giorno fa, durante una cena privata, Massimo D’Alema, sembra essersi lasciato sfuggire una battuta di estremo interesse politico: ‘’Renzi è un agente del Mossad, bisogna farlo cadere’’. Possiamo prendere alla leggera le parole del dirigente del PD ?


Aldo Giannuli prova ad ironizzare: ‘’Certo una battuta conviviale sicuramente è sfuggita; tutti sappiamo che Max è un distrattone che fa queste cose senza pensarci e senza badare che è presente un giornalista e si sa come fanno questi infami della carta stampata: ti carpiscono un pensiero, una battuta confidenziale e poi te la sparano sui giornali. Poi, pare che la giornalista si fosse introdotta clandestinamente ed assistesse alla cena travestita da ficus’’ 1


Resta il fatto che la vicinanza – per non dire il servilismo – di Matteo Renzi alla lobby sionista è più che evidente e nessuno si sogna di negarlo, nemmeno Giannuli il quale poco dopo precisa che: ‘’Certo che non è una cosa da poco dire che il Presidente in carica è un agente di influenza di un servizio segreto straniero (e che servizio!). E poi lo pensereste mai di uno come Renzi? Va bene, si è sempre mostrato assai comprensivo verso le ragioni di Israele, ma questo che vuol dire? Spesso è parso in sintonia con l’asse Telaviv-Mosca ( certamente l’asse Washington – Tel Aviv ), ma è solo un impressione’’. Del resto il consulente in materia economica del pinocchio fiorentino è Yoram Gutgeld e qui il nostro storico è chiaro: ‘’Ma proprio questa è la conferma che Renzi non può essere in rapporto con il Mossad, perché Gutgeld ha prestato servizio nella Israel Defense Foirces, per poi passare ai reparti regolari dove è stato tenente colonnello, addetto al settore analisi, quel che fa pensare non al Mossad ma, semmai, all’Unit 8200, una branca del sovra nominato Israel Defence Forces’’. Il problema, a parte la corretta precisazione di Giannuli, non può essere eluso: Mossad o IDF, Israele ha messo le mani sulle istituzioni italiane e mira a demolire la Costituzione democratica del nostro paese. Vi sembra una cosa da poco che il Primo Ministro italiano abbia come consulente un economista, ex militare – già il mix economia ed esercito suona strano – israeliano, quindi di un paese straniero il quale, puntualmente, viola il diritto internazionale?


La domanda che sto per porre è di estrema importanza: molti uomini politici, intellettuali ed accademici che operano in Italia, in quanto cittadini italiani, hanno, in virtù delle loro origini ebraiche, anche la cittadinanza israeliana. E’ legittimo sapere a quale paese, concretamente, queste persone giurano fedeltà ?


Sono davvero tanti ( troppi ) i ragazzi ebrei che – a spregio della nazione di cui sono cittadini – si trasferiscono in Israele e prestano servizio nell’IDF indottrinandosi al sionismo di guerra. E’ il caso dell’italiano Leonardo Aseni che è entrato nell’unità Golani sul Golan siriano; questi territori sono stati letteralmente rubati alla Siria baathista ed è qui che Israele offre copertura ai tagliagole del Fronte Jabat Al Nusra. Leggiamo su Reporter Nuovo, sito di orientamento filoisraeliano, che: ‘’Tanti, tantissimi sono i ragazzi ebrei che da tutte le parti del mondo si trasferiscono in Israele per “servire” il loro Paese: americani, francesi, sudamericani, russi, sudafricani’’ 2.


Partendo da questa prospettiva, Israele, si pone non più come un semplice Stato nazionale – seppur imperialista – ma come una sorta di entità metaterritoriale: Israele è ovunque siano presenti fanatici filosionisti, disposti ad avallare il progetto di pulizia etnica di Netanyahu. Le parole di Leonardo Aseni solo eloquenti: ‘’Ho sempre avuto il sogno di essere un soldato da combattimento. Il mio amore per Israele nessuno me l’ha mai inculcato. I miei genitori vivono a Milano, mio padre è cattolico, mia madre ebrea. La mia famiglia in Israele, zii, cugini ecc, non sono esageratamente sionisti. La passione per questo Stato, e per tutto quello che c’è dietro, nasce dalle mie letture, dalla mia passione per la storia.” Avendo fatto l’Aliyà (ovvero esercitare il diritto di ogni ebreo di emigrare nello Stato di Israele) a 25 anni lui avrebbe dovuto fare solo 6 mesi di leva militare, ma ha scelto di farlo come volontario per 18 mesi’’.


Questa anomalia è facilmente spiegabile se noi inquadriamo il sionismo come una ideologia pan-imperialistica – quindi non solo israeliana – che, avendo un carattere messianico, si propone di portare a compimento il progetto britannico di colonizzazione (e schiavizzazione) dei popoli. Il carattere messianico del sionismo si fonda sulla coppia (che assume caratteri paranoici) ‘’amico o nemico’’ all’interno delle ‘’comunità ebraiche’’ presenti in Europa e negli Stati Uniti.


Il problema è serio: questi individui, poco o per nulla fedeli alla Costituzione italiana, una volta adempiuto il loro compito nell’IDF e rientrati in Italia, quanto saranno propensi a rispettare gli orientamenti politici dominanti nell’opinione pubblica del nostro paese sulla questione israelo-palestinese ? Mi spiego: questi gruppi sionisti militanti (da non sovrapporre alla comunità ebraica) , presenti in Italia, in che misura diventano delle Quinte Colonne di Israele soprattutto per ciò che riguarda il controllo, la manipolazione dei media e la costruzione di consenso per le politiche di guerra sioniste, in barba al nostro diritto?


Per questo motivo l’affermazione di D’Alema, ‘’Renzi agente del Mossad’’, non può passare in sordina: la magistratura di uno Stato di diritto serio, avrebbe nelle sue mani un elemento importante per iniziare ad indagare le reali relazioni del Primo Ministro, Matteo Renzi, e lo stato d’Israele, ovvero uno stato straniero che mina gli interessi della nazione – e del popolo – italiano. Il sionismo, con la sua invasività e violenza, (im)pone seri problemi giuridici: Israele ridefinisce il concetto di sovranità nazionale, plasmandolo alla mercè dei suoi interessi imperiali. Le Costituzioni democratiche – come ho già detto precedentemente – sono demolite dalle lobby sioniste, strutture elitarie e ben organizzate.


Per l’ennesima volta chiarisco che cos’è la lobby sionista, concetto alquanto complesso e sicuramente – data l’ingenuità di molti lettori – scivoloso. La lobby israeliana si è consolidata per due ragioni, una storica ed una politica successiva alla nascita di Israele nel 1948: (a) storicamente, i più grandi strateghi del colonialismo britannico ( Disraeli, Cecil Rhodes ed altri ), erano in maggioranza uomini dell’alta borghesia ebraica osservanti del Talmud di Babilonia. Per questo motivo, quando il sionismo religioso si convertì in movimento politico, su basi laiche, nel 1897, il suprematismo talmudista aveva già influenzato una buona parte della classe dirigente britannica. (b) Israele è riuscita a collocare i propri sostenitori nelle organizzazioni transnazionali capitaliste. Opporsi alla lobby sionista, in virtù di ciò, è estremamente importante e lo storico Diego Siragusa lo conferma in modo deciso: ‘’La lobby, per definizione, è un gruppo di potere che fa “pressione” coi mezzi di cui dispone per ottenere vantaggi da chiunque. Le lobby ebraiche sono le più potenti e meglio organizzate al mondo. Controllano l’economia, la finanza, le banche, l’informazione, il cinema, le industrie strategiche, la politica, la scienza. Gli Stati Uniti sono controllati dalle lobby ebraiche che dettano legge in ogni campo. Israele è la prima potenza al mondo, non gli Stati Uniti’’ 3.


L’analisi di Siragusa coincide con quella dell’ebreo antisionista Gilad Atzmon – studioso che ha avuto il coraggio di parlare espressamente di tribalismo ebraico – oltre alla ricerca di James Petras, sociologo marxista il quale ha posto la domanda: “gli Usa sono i padroni o i servi del sionismo?’’. Ma è proprio il tribalismo ebraico su cui batte Atzmon la chiave di lettura più importante: i giovani, come Leonardo Aseni, che servono nell’IDF, una volta tornati in Italia, diventano degli ‘’sradicati’’, oserei dire degli ‘’alieni’’. L’indottrinamento sionista, gli sproloqui del Talmud e la condivisione dei crimini militari israeliani, legano psicologicamente questi ragazzi al regime di Tel Aviv, trasformandoli – su chiamata del Mossad, di un sayanim oppure dei ‘’fratelli’’ della comunità – in attivisti israeliani sul territorio italiano. Così si viene a creare un legame psicologico difficile da rompere, per l’appunto tribale: Leonardo Aseni non è, o non sarà, un semplice ‘’italoisraeliano’’ ma un sionista residente ( ed operante ? ) nel territorio italiano. Da questo punto di vista Israele diventa un meta-Stato, una condizione mentale che spinge, chi cade nella sua macchina dell’indottrinamento, a sentirsi come un corpo estraneo nel paese in cui risiede.


Faccio un appunto: secondo le leggi sioniste, un cittadino italiano che si converte al giudaismo può prestare servizio nell’IDF e magari chiedere la cittadinanza israeliana. Quindi si diventa parte di Israele e del suo esercito se si professa la fede ebraica. Scusate, ma solo due entità delegano l’ingresso nelle proprie milizie alle pratiche religiose: Israele e Daesh. Può essere difficile da digerire – soprattutto per il moralmente corrotto ceto mediatico e accademico italiano – ma questa è la verità. Non c’è null’altro da aggiungere. Un cittadino italiano che inizia a seguire i precetti dell’Islam sunnita non acquista, in nome di nessuna legge, la cittadinanza marocchina ( il Marocco è uno dei principali paesi islamici sunniti ). Israele, dal un punto di vista del diritto internazionale, dà così vita a delle vere e proprie aberrazioni giuridiche.


Per queste ragioni la pesante affermazione di D’Alema su Matteo Renzi deve spingerci a porre delle domande: quanto influisce la lobby sionista sulla politica estera dei nostri governanti ? Il Parlamento italiano – come quello britannico – è occupato da Israele? James Petras ha dimostrato come gli ‘’agenti israeliani penetrano indisturbati in tutti i gangli vitali della Nazione’’. Questo discorso vale anche per l’Italia ?

 

  1. http://www.aldogiannuli.it/renzi-spia-del-mossad-conte-max/
  2. http://www.reporternuovo.it/2014/03/06/da-milano-al-golan-un-italiano-che-ha-scelto-israele/
  3. http://www.linterferenza.info/attpol/3400/

 

thanks to: l’Interferenza