La Germania chiudera’ tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera’ solo energia rinnovabile

It’s also an important signal for the world that Germany is again getting serious about climate change: a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off Claudia Kemfert, German Institute for Economic Research Berlin Neanche questa notizia arrivera’ sul fossilizzato Corriere della Sera o sara’ oggetto dei petrol-editoriali di…

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La vera ragione del golpe in Venezuela: l’opposizione ha offerto agli USA il 50% dell’industria petrolifera nazionale

Il primo golpe in Venezuela ordito in quel di Washington risale al 2002. Fallì miseramente con il Comandante Chavez che torna in sella a furor di popolo. Le ingerenze di Washington sono state e rimangono una costante nella politica di Caracas. La ricchezza di petrolio e risorse naturali fanno troppo gola all’ingombrante vicino di casa…

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La “stupidità” dell’operaio giova al capitalismo

Non è una supposizione. Che la stupidità sia uno dei fattori favoriti dalle grandi aziende per i propri operai è un dato di fatto. Lo dicono in particolare due economisti ma possiamo arrivarci anche col nostro spirito di osservazione: quando i dipendenti si mostrano servili verso i loro datori di lavoro e non muovono critiche o disappunti allora l’azienda aumenta notevolmente la sua produttività. La chiamano “stupidità funzionale” solamente perché funziona al sistema produttivo, al commercio, al business, insomma a quel capitalismo che fa dei sentimenti umani dei  conti correnti virtuali e che indirizza le nostre vite in semplici quanto articolate logiche di mercato.

capitalismoSono Andrè Spiecer della Cass Business School della City University London e Mats Alvesson dell’Università di Lund, in Svezia, gli economisti che per primi hanno parlato del fattore “stupidità” nelle aziende basata “sull’assenza di riflessione critica. Uno stato di unità, che fa sì che gli impiegati non mettano in discussione decisioni e strutture”. Come tanti robot comandati e messi lì per fare esclusivamente il proprio dovere ed ubbidire al grande padrone pronto a staccare la spina da un momento all’altro. In un mondo dove la produttività comanda sulla qualità e dove è il denaro a regolare la vita dell’uomo e non viceversa, troppe teste pensanti creano indubbiamente fastidio e, secondo il sistema capitalistico, fanno letteralmente “perdere tempo”.

Quando regna invece la stupidità, sostengono i due economisti, “si vive in un clima che riduce i conflitti e dà sicurezza”: ma come percepire tali sentimenti se lo stesso operaio è obbligato ad una palese soppressione delle proprie capacità cognitive? “Non devi pensare, fallo e basta!”: la stupidità di cui parliamo non è un punto del contratto lavorativo ma uno status che si coltiva giornalmente, ogni qual volta mettiamo una pietra sopra un pezzo della nostra dignità. Lo scopo del sistema è quello di creare le condizioni affinché si concentri l’operaio su “aspetti positivi” in modo tale da offrirgli una “visione ottimistica e coerente del proprio lavoro”.

Marx la chiamava “alienazione dell’operaio” ovvero quel processo che estranea un essere umano da ciò che fa fino al punto da “estraniarsi da sé stesso”: questo diviene un oggetto sfruttato dal suo datore di lavoro (che dal suo lavoro poi trae il Plus–valore) per incrementare il profitto. Attualissimo invece il discorso secondo cui non è più la merce ad essere prodotta per essere venduta e produrne altra, ma è il denaro ad essere investito nella merce per produrre altro denaro: dunque è nella merce stessa che potrebbero venire a mancare quelle garanzie di qualità del prodotto minacciato da quello più competitivo e meno costoso.

Insomma, un sistema del genere ovvero quello in cui viviamo ma di cui non sempre ci accorgiamo, si rapporta alla società con l’intento di sfornare giovani tutti uguali ideologicamente e psicologicamente: dalla più tenera età al progressivo attaccamento a quei social network che hanno quasi del tutto sostituito i “giochi di strada” in cui si sbucciavano le ginocchia ma si sviluppava l’ingegno, i giovani diventano il mezzo con cui incrementare i profitti delle grandi multinazionali che controllano le stesse politiche mondiali.

Non dovremmo stupirci forse se un giorno ci ritroveremo il marchio della Coca Cola o del McDonald’s nelle tessere elettorali: dunque o i giovani si ribellano, rifiutando ogni tipo di compromesso per proporre nuove realtà oppure l’intera dignità umana si estinguerà in nome dell’eterno profitto economico.

thanks to: ilfarosulmondo

Venezuela, Kellogg’s chiude l’impianto. Maduro ordina riapertura e affida la produzione ai lavoratori

Il Governo attraverso i ministeri di Economia e Finanza e del Processo Sociale del Lavoro ha provveduto «a riaprire l’azienda e consegnarla ai lavoratori. Adesso l’azienda produce con la classe operaia industriale», ha spiegato Maduro

di Fabrizio Verde
In Venezuela così come nel resto del mondo quando una multinazionale decide di chiudere bottega – in questo caso parliamo della statunitense Kellogg’s – lo fa senza tener in conto che lascerà dei lavoratori senza reddito. Di solito questo avviene in barba ad ogni legge, perché lo sappiamo, l’unica legge che conta per costoro è quella del profitto.

 

Questo è quanto avvenuto a Maracay, nello Stato di Aragua, dove l’azienda alimentare che produce prodotti diffusi in tutto il mondo ha deciso di serrare definitivamente le porte del proprio stabilimento. Tra l’altro a pochi giorni dalle imminenti elezioni presidenziali.


Visto che questo avviene in tutto il mondo, dov’è la notizia?

 

Siccome siamo in Venezuela, paese dove nonostante boicottaggi, guerra economica, inflazione indotta e ogni tipo di sabotaggio possibile venga attuato, il governo difende a spada tratta i lavoratori e i propri interessi. Così, il presidente Nicolas Maduro, ha immediatamente ordinato che l’azienda fosse riaperta e consegnata ai lavoratori in maniera che la produzione potesse immediatamente riprendere a pieno ritmo.

 

«Pensano che il popolo si spaventerà. Imperialisti, oligarchi, questo popolo non ha paura di nessuno, questo popolo ha un presidente e un Governo che lo protegge», ha affermato il massimo dirigente bolivariano in piena campagna elettorale dallo Stato Carabobo.

 

Curioso che questo avvenga proprio in quel paese, il Venezuela, bollato come una brutale dittatura che schiaccia il popolo. Mentre nei paesi da dove vengono rivolte tali infamanti accuse, le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo senza che i governi non provino nemmeno a contrastare tali criminali condotte. Con i lavoratori che restano senza salario e troppo spesso senza nemmeno alcun ammortizzatore sociale.

 

Se questa è la tanto sbandierata democrazia…

 

Il presidente Maduro ha inoltre spiegato che Kellogg’s, in Venezuela nella mani di alcuni investitori messicani come riferisce l’agenzia AVN, ha compiuto un atto «assolutamente incostituzionale e illegale».

Per questo il Governo attraverso i ministeri di Economia e Finanza e del Processo Sociale del Lavoro ha provveduto «a riaprire l’azienda e consegnarla ai lavoratori. Adesso l’azienda produce con la classe operaia industriale», ha spiegato Maduro.

 

Il presidente ha agito secondo i dettami della ‘Ley Orgánica del Trabajo, los Trabajadores y las Trabajadoras’. Che al Titolo III, «stabilisce il potere dell’Esecutivo di ripristinare, a protezione del processo sociale del lavoro, le attività produttive di un’entità lavorativa che è stata oggetto di chiusura illegale o fraudolenta».

 

Il presidente Maduro ha dichiarato che «la società continuerà la produzione nelle mani della classe operaia.

 

Per poi annunciare che saranno avviate «azioni legali nei confronti dei proprietari azionisti della società Kellogg’s affinché paghino nei tribunali e nella giustizia; devono rispettare le leggi del Venezuela, rispettare i lavoratori e le famiglie dei lavoratori».

 

Sorgente: Venezuela, Kellogg’s chiude l’impianto. Maduro ordina riapertura e affida la produzione ai lavoratori