Feccia d’Italia

“Ematomi su tutto il corpo, un ginocchio rotto e un occhio nero. Nella cella, sangue sul pavimento e sul letto, il materasso e le coperte completamente bagnati, la finestra chiusa da un lucchetto, nessuna acqua corrente e il wc intasato dalle feci”.  E’ la condizione fisica e ambientale in cui il parlamentare del Movimento 5 Stelle, Vittorio Ferraresi, ha riferito di aver trovato Rachid Assarag, 41enne marocchino condannato a 9 anni per stupro, dal 2009 trasferito in undici carceri diverse – Milano, Parma, Prato, Firenze, Massa Carrara, Napoli, Volterra, Genova, Sanremo, Lucca, Biella e oggi Piacenza – dopo le sue denunce di pestaggi subiti da agenti della polizia penitenziaria e documentati attraverso registrazioni audio.

Sorgente: Piacenza, parlamentare M5S: “Detenuto marocchino picchiato in carcere, situazione al limite della tortura” – Il Fatto Quotidiano

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Turkey arrests 12 academics, hunts more

Turkey arrests 12 academics for signing a petition that calls on Ankara to end its military campaign against Kurdistan Workers’ Party (PKK) in the country’s southeast. 

The academics are among more than 1,200 people from 90 Turkish universities who last week signed the declaration, Turkish news channel NTV reported Friday.

Police are looking to arrest seven others in western Turkey’s Kocaeli Province.

Prosecutors launched an investigation into the petition that was also signed by some foreign scholars, including US author and linguist Noam Chomsky and the Slovenian philosopher Slavoj Žižek.

Sorgente: PressTV-Turkey arrests 12 academics, hunts more

90 studenti dell’Università di Birzeit detenuti nelle carceri israeliane

PIC. Il portavoce del blocco islamico all’università di Birzeit presso Ramallah, Mohammed Zaid, ha rivelato che il numero di studenti detenuti dalle forze di occupazione israeliane ha superato i 90.

In una dichiarazione al Quds Press, il portavoce ha spiegato che gli studenti trascorrono mesi o addirittura anni interi in prigione. Ha inoltre aggiunto che le forze di occupazione israeliane hanno recentemente arrestato 16 studenti attivisti dell’università, 12 dei quali sono membri del blocco islamico, incluso il segretario del Comitato Culturale del Consiglio degli studenti, Asmaa Abdul HakimKedah, 20 anni, che è stata arrestata sabato mattina proprio mentre si recava all’università.

Il blocco islamico all’università di Birzeit ha denunciato la pratica israeliana, sottolineando che la feroce campagna di arresti condotta dalle forze di occupazione nei confronti degli studenti avrà come unico effetto quello di“aumentare la forza, la determinazione e la costanza nel perseguire il loro dovere nazionale ed accademico”.

Soppressione del ruolo degli studenti 

Per quanto riguarda il motivo degli arresti, il portavoce ha affermato che “tutti gli arresti sono privi di accuse o giustificazioni, e molti degli studenti sono stati trasferiti in detenzione amministrativa senza interrogatorio o accusa.”

Zaid pensa che l’occupazione israeliana “stia cercando di ostacolare il lavoro del consiglio, e del movimento degli studenti all’università, il cui ruolo è stato efficace durante l’Intifada di Gerusalemme.

Ha aggiunto:“E inoltre diventato chiaro che l’occupazione vuole logorare il blocco islamico, e sospendere i suoi servizi accademici per gli studenti universitari”. Ha citato il fatto che lo stesso giorno dell’arresto del Presidente del Consiglio e dei leader del blocco, all’alba di Mercoledì scorso, c’era una festa organizzata a supporto della moschea di al-Aqsa. Tuttavia, il blocco islamico ha portato a termine l’evento, che ha fatto tanto parlare i media israeliani in merito al suo successo e alla capacità di continuare il proprio lavoro malgrado le difficili circostanze.

Zaid ha osservato che il Consiglio degli Studenti e il blocco islamico presso l’università sono stati in grado di eccellere in tutti gli ambiti; dal sindacato al servizio civile, compreso il livello di impegno nazionale.

Ha inoltre fatto notare che l’occupazione israeliana insieme all’Autorità Palestinese con i loro continui arresti che avevano come principale target gli studenti del blocco islamico, hanno causato un forte ritardo nella laurea di molti studenti per anni. Alcuni studenti, invece di passare solo 4-5 anni al college, non riuscivano a laurearsi prima dei 10 anni trascorsi tra vita universitaria e detenzione nelle carceri israeliane e in quelle dell’Autorità Palestinese.

A sua volta, l’Università di Birzeit ha condannato la feroce campagna dell’occupazione israeliana contro gli studenti. L’università ha sottolineato, in un comunicato, che l’istruzione è un diritto garantito da tutte le leggi internazionali, e che l’adesione dell’università alla campagna per il diritto allo studio consentirà di rendere pubbliche le pratiche repressive dell’occupazione israeliana, che continua a dire al mondo che è uno stato democratico.

L’università ha osservato che si rivolgerà a tutte le istituzioni accademiche e alle organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo, per informarli dei crimini dell’occupazione israeliana contro il diritto all’istruzione in Palestina, che si impegna con falsi pretesti. L’università ha invitato le istituzioni internazionali a mettere sotto pressione l’occupazione israeliana per la liberazione dei prigionieri palestinesi nelle sue carceri, compresi gli studenti.

L’università ha aggiunto che la perseveranza delle pratiche repressive da parte dell’occupazione israeliana contro il popolo palestinese in generale e gli studenti in particolare, non farà altro che aumentare le azioni internazionali delle campagne di boicottaggio accademico contro le istituzioni di occupazione israeliane. Essa afferma, inoltre che tali pratiche non impediranno mai all’università diBirzeit di svolgere il suo ruolo di primo piano nei confronti dell’occupazione.

Il numero di studenti detenuti nelle carceri israeliane ha raggiunto i 90, tra maschi e femmine, oltre ad un dipendente presso l’Università e a due professori.

Traduzione di Domenica Zavaglia

Sorgente: 90 studenti dell’Università di Birzeit detenuti nelle carceri israeliane | InfopalInfopal

June 2015: Lawyers denied access while detainees tortured | West Papua Media Alerts

In brief

At the end of June 2015, there were at least 45 political prisoners in Papua.

Information received from defence lawyers in Manokwari reported that three detainees who were arrested last month for their involvement in a peaceful demonstration were severely beaten in detention by police Mobile Brigade (Brigade Mobil, Brimob) officers. At least one of the three, KNPB member Alexander Nekenem, was tortured by Brimob officers who stubbed cigarettes out on him. Under instructions from the Head of the Manokwari Regional Police, AKP Tommy H. Pontororing, lawyers were denied access to their three clients following the escape of Narko Murib, a fourth detainee in the same case. Due to barriers to access, lawyers only found out about the torture and ill-treatment endured by the detainees several days after.

A second case involving arbitrary violence perpetrated by Brimob officers was that of the fatal shooting of Yoteni Agapa, a 19-year-old Papuan in Ugapuga village in Dogiyai Regency. Brimob officers shot Agapa when he started arguing with them regarding a confrontation that had occurred earlier in the day. This tendency for Brimob officers to respond in such a trigger-happy manner is not uncommon. Since the start of 2015, at least two people have died and seven have been injured as a result of excessive use of force and misuse of firearms by police in Papua. So far, there have been no independent investigations into these incidents and thus the perpetrators continue to enjoy total impunity.

Ongoing investigations by the National Human Rights Commission (Komisi Nasional Hak Asasi Manusia, Komnas HAM) into the ‘Bloody Paniai’ incident of December 2014 seem to have stalled, reportedly due to a lack of funding. Additionally, separate investigations conducted by the Ministry of Politics, Law and Security alongside the Papuan National Police, criticized by human rights observers as lacking credibility, seem to be complicating matters still further.

14 students were arrested in Abepura and Waena for fundraising in support of the Komnas HAM investigations into Bloody Paniai. This case echoes the Yahukimo arrests in March 2015, where more than a hundred people were arrested in relation to a week-long fundraising event for Cyclone Pam victims in Vanuatu. The arrests show that public rallies of any kind in Papua continue to be suppressed, even those for humanitarian purposes.

Papuans Behind Bars: June 2015: Lawyers denied access while detainees tortured | West Papua Media Alerts.

Israele detiene 210 bambini palestinesi in condizioni disumane

Fuad al-Khafash, direttore del centro al-Ahrar per gli studi sui detenuti e i diritti umani, ha rivelato che 210 bambini palestinesi sono rinchiusi, in condizioni disumane, nelle carceri israeliane.

In un suo rapporto, al-Khafash riferisce che circa 210 bambini palestinesi sono rinchiusi nelle carceri israeliane attualmente. Nel dettaglio, egli spiega che “all’inizio del 2013, a gennaio, 223 bambini palestinesi si trovavano nelle carceri israeliane. A febbraio e marzo, il loro numero è salito a 238. Mentre ad aprile era 236, 223 bambini a maggio, 193 a giugno e 195 a luglio. Per risalire ancora a 210 nel mese di agosto”.

L’attivista palestinese ha anche condannato “i crimini israeliani commessi contro i bambini palestinesi nelle prigioni, sia per quanto riguarda i metodi di detenzione che per le condanne inflitte”.

Al-Khafash ha esortato le agenzie dell’Onu, i centri di protezione dell’infanzia e il Consiglio di Sicurezza ad assumersi le loro responsabilità morali e legali verso i bambini palestinesi “sottoposti alle incessanti violazioni israeliane, che non accennano ad arrestarsi, anzi, si intensificano giorno dopo giorno, senza che nessuno sottoponga l’occupazione a qualsiasi tipo di processo per i crimini commessi”.

L’attivista ha quindi citato l’ultima violazione commessa da Israele nei confronti dei bambini palestinesi. Si è trattato della condanna ad un anno e mezzo di carcere, inflitta a due bambini di 14 anni, Mohammad e Ayman Abbasi.

Ha anche sottolineato che il crimine israeliano -la cui notizia ha fatto il giro dei media di tutto il mondo- dell’arresto di un bambino palestinese, prelevato dalla sua casa dopo la mezzanotte, nonostante supplicasse le forze israeliane di permettergli di poter dare i suoi esami scolastici, “avrebbe dovuto portare i leader israeliani direttamente nei tribunali internazionali, se ci fosse stato qualcuno che se ne occupi”.

Al-Khafash ha quindi criticato l’inettitudine delle istituzioni dell’Autorità palestinese (Anp) nel registrare e documentare le violazioni contro i bambini palestinesi, e di conseguenza punire i responsabili. Ha anche deplorato la negligenza delle istituzioni dell’infanzia in Palestina e nel mondo, che “dovrebbero assolvere i propri compiti, anziché limitarsi alle condanne e le denunce”.

“Se uno solo di questi crimini dell’occupazione fosse stato commesso in qualsiasi parte del mondo, ciò avrebbe suscitato un polverone. Tuttavia, quando le vittime sono palestinesi e il colpevole è Israele, il mondo diventa cieco e sordo e tace sui diritti dei palestinesi, pur sapendo che essi vengono detenuti in condizioni disumane”, ha concluso l’attivista palestinese.

thanks to: Infopal

Defence for Children International-Palestine’s monthly bulletin on detention – Issue 42 – June 2013

As of June 30, 2013, a total of 193 Palestinian children were imprisoned and prosecuted in the Israeli military court system.

viaDefence for Children International-Palestine’s monthly bulletin on detention – Issue 42 – June 2013 :: www.uruknet.info :: informazione dal medio oriente :: information from middle east :: [vs-1].

I 5 RAGAZZI DI HARES

Sembra un film la storia dei 5 ragazzi di Hares, Palestina. Invece è, purtroppo, la realtà. E’ il 14 marzo del 2013, un colono percorre la strada n.5 vicino ad Hares con la sua auto, a bordo ci sono le sue tre figlie. Ovviamente il colono è su quella strada illegalmente. Ad un certo punto si schianta contro un camion fermo. Lui e le tre figlie rimangono feriti, una in modo grave. Da una prima ricostruzione il camionista dice di essersi fermato per una ruota forata e che l’auto del colono gli è arrivata addosso, ma poi la versione cambia….

Il colono accusa alcuni ragazzi di aver tirato pietre verso la sua auto e quindi di essere responsabili. Non ci sono testimoni dell’incidente.

E’ venerdì mattina quando 50 soldati fanno irruzione nelle case di Hares: sfondano le porte e devastano le case e interrogano le famiglie suiloro bambini/ragazzi.Acora buio, vengono arrestati 10 ragazzi, che vengono bendati e condotti in luogo segreto e senza informare le famiglie delle accuse. Due giorni dopo parte un’altra ondata di arresti ad Hares, sono le 3 del mattino. L’esercito fa irruzione accompagnato dallo Shabak (servizio segreto israeliano).Portano via altri 3 ragazzi. Ad uno di loro dicono : “bacia ed abbraccia tua madre perchè non la rivedrai mai più”.Ma non è finita: una settimana dopo l’esercito irrompe di nuovo ad Hares e prende molti ragazzi e bambini appena tornati da scuola. Fra di loro c’è anche un piccolino di 6 anni. Lo zio di quest’ultimo insiste perchè vengano lasciati subito liberi i piccoli, anche se viene tenuto sotto scocca dalle armi dell’esercito. Lasciano i più piccoli e scelgono a caso tre ragazzi, li bendano, li ammanettano e li portano via, sempre seza formalizzare le accuse e senza avvisare le famiglie.In totale prendono 19 ragazzi e dopo l’interrogatorio vengono trattenuti 5 di loro e portati a Megiddo, una prigione per adulti israeliana. Questi 5 ragazzi sono “i ragazzi di Hares”. I ragazzi interrogati hanno relazionato ai loro avvocati di torture e maltrattamenti in prigione, di 3 violenti interrogatori, di celle d’isolamento con luci sempre accese e hanno ipotizzato che qualcuno di quei 5 rimasti dentro avesse confessato di aver eseguito la sassaiola per fermare le torture.I 5 ragazzi sono accusati di 25 capi d’imputazione per tentato omicidio. il numero 25 è per ogni pietra lanciata…

Per loro 5 vengono chiesti 25 anni di carcere, le motivazioni sono le confessioni e le testimonianze di 61 persone che quel giorno sarebbero state su quella strada con le loro auto anch’esse oggetto di sassaiole. Non si sa se ci siano prove delle auto danneggiate, di referti ospedalieri, di interrogatori ai testimoni. Nulla è stato comunicato agli avvocati dei ragazzi. Ci sono poi le testimonianze dello Shabak e dell’esercito (che non era presenti) e nemmeno queste sono state fornite agli avvocati difensori. Quest’incedente è stato fatto passare dai media come un atto terroristico e dopo l’arresto dei 5, Netanyahu ha dichiarato che i “terroristi sono stati catturati”.

Il 25 luglio i 5 ragazzi di Hares verranno giudicati dal tribunale militare israeliano come adulti, senza rispettare alcuna legge internazionale, senza rispettare alcuna giustizia, senza rispettare i diritti umani e del fanciullo e la Convenzione delle Nazioni Unite. 5 vite rovinate che in questo momento stanno, molto probabilmente, subendo torture e violenze. Ipotesi, quest’ultima, quasi certa visto che le udienze vengono svolte a porte chiuse e le famiglie non hanno più visto i ragazzi. 5 vite di età fra i 16 e i 17 anni, minorenni, incensurati. Questo è quello che fa Israele alla Palestina.

viasamantha comizzoli: I 5 RAGAZZI DI HARES.