Feccia d’Italia

“Ematomi su tutto il corpo, un ginocchio rotto e un occhio nero. Nella cella, sangue sul pavimento e sul letto, il materasso e le coperte completamente bagnati, la finestra chiusa da un lucchetto, nessuna acqua corrente e il wc intasato dalle feci”.  E’ la condizione fisica e ambientale in cui il parlamentare del Movimento 5 Stelle, Vittorio Ferraresi, ha riferito di aver trovato Rachid Assarag, 41enne marocchino condannato a 9 anni per stupro, dal 2009 trasferito in undici carceri diverse – Milano, Parma, Prato, Firenze, Massa Carrara, Napoli, Volterra, Genova, Sanremo, Lucca, Biella e oggi Piacenza – dopo le sue denunce di pestaggi subiti da agenti della polizia penitenziaria e documentati attraverso registrazioni audio.

Sorgente: Piacenza, parlamentare M5S: “Detenuto marocchino picchiato in carcere, situazione al limite della tortura” – Il Fatto Quotidiano

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Turkey arrests 12 academics, hunts more

Turkey arrests 12 academics for signing a petition that calls on Ankara to end its military campaign against Kurdistan Workers’ Party (PKK) in the country’s southeast. 

The academics are among more than 1,200 people from 90 Turkish universities who last week signed the declaration, Turkish news channel NTV reported Friday.

Police are looking to arrest seven others in western Turkey’s Kocaeli Province.

Prosecutors launched an investigation into the petition that was also signed by some foreign scholars, including US author and linguist Noam Chomsky and the Slovenian philosopher Slavoj Žižek.

Sorgente: PressTV-Turkey arrests 12 academics, hunts more

90 studenti dell’Università di Birzeit detenuti nelle carceri israeliane

PIC. Il portavoce del blocco islamico all’università di Birzeit presso Ramallah, Mohammed Zaid, ha rivelato che il numero di studenti detenuti dalle forze di occupazione israeliane ha superato i 90.

In una dichiarazione al Quds Press, il portavoce ha spiegato che gli studenti trascorrono mesi o addirittura anni interi in prigione. Ha inoltre aggiunto che le forze di occupazione israeliane hanno recentemente arrestato 16 studenti attivisti dell’università, 12 dei quali sono membri del blocco islamico, incluso il segretario del Comitato Culturale del Consiglio degli studenti, Asmaa Abdul HakimKedah, 20 anni, che è stata arrestata sabato mattina proprio mentre si recava all’università.

Il blocco islamico all’università di Birzeit ha denunciato la pratica israeliana, sottolineando che la feroce campagna di arresti condotta dalle forze di occupazione nei confronti degli studenti avrà come unico effetto quello di“aumentare la forza, la determinazione e la costanza nel perseguire il loro dovere nazionale ed accademico”.

Soppressione del ruolo degli studenti 

Per quanto riguarda il motivo degli arresti, il portavoce ha affermato che “tutti gli arresti sono privi di accuse o giustificazioni, e molti degli studenti sono stati trasferiti in detenzione amministrativa senza interrogatorio o accusa.”

Zaid pensa che l’occupazione israeliana “stia cercando di ostacolare il lavoro del consiglio, e del movimento degli studenti all’università, il cui ruolo è stato efficace durante l’Intifada di Gerusalemme.

Ha aggiunto:“E inoltre diventato chiaro che l’occupazione vuole logorare il blocco islamico, e sospendere i suoi servizi accademici per gli studenti universitari”. Ha citato il fatto che lo stesso giorno dell’arresto del Presidente del Consiglio e dei leader del blocco, all’alba di Mercoledì scorso, c’era una festa organizzata a supporto della moschea di al-Aqsa. Tuttavia, il blocco islamico ha portato a termine l’evento, che ha fatto tanto parlare i media israeliani in merito al suo successo e alla capacità di continuare il proprio lavoro malgrado le difficili circostanze.

Zaid ha osservato che il Consiglio degli Studenti e il blocco islamico presso l’università sono stati in grado di eccellere in tutti gli ambiti; dal sindacato al servizio civile, compreso il livello di impegno nazionale.

Ha inoltre fatto notare che l’occupazione israeliana insieme all’Autorità Palestinese con i loro continui arresti che avevano come principale target gli studenti del blocco islamico, hanno causato un forte ritardo nella laurea di molti studenti per anni. Alcuni studenti, invece di passare solo 4-5 anni al college, non riuscivano a laurearsi prima dei 10 anni trascorsi tra vita universitaria e detenzione nelle carceri israeliane e in quelle dell’Autorità Palestinese.

A sua volta, l’Università di Birzeit ha condannato la feroce campagna dell’occupazione israeliana contro gli studenti. L’università ha sottolineato, in un comunicato, che l’istruzione è un diritto garantito da tutte le leggi internazionali, e che l’adesione dell’università alla campagna per il diritto allo studio consentirà di rendere pubbliche le pratiche repressive dell’occupazione israeliana, che continua a dire al mondo che è uno stato democratico.

L’università ha osservato che si rivolgerà a tutte le istituzioni accademiche e alle organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo, per informarli dei crimini dell’occupazione israeliana contro il diritto all’istruzione in Palestina, che si impegna con falsi pretesti. L’università ha invitato le istituzioni internazionali a mettere sotto pressione l’occupazione israeliana per la liberazione dei prigionieri palestinesi nelle sue carceri, compresi gli studenti.

L’università ha aggiunto che la perseveranza delle pratiche repressive da parte dell’occupazione israeliana contro il popolo palestinese in generale e gli studenti in particolare, non farà altro che aumentare le azioni internazionali delle campagne di boicottaggio accademico contro le istituzioni di occupazione israeliane. Essa afferma, inoltre che tali pratiche non impediranno mai all’università diBirzeit di svolgere il suo ruolo di primo piano nei confronti dell’occupazione.

Il numero di studenti detenuti nelle carceri israeliane ha raggiunto i 90, tra maschi e femmine, oltre ad un dipendente presso l’Università e a due professori.

Traduzione di Domenica Zavaglia

Sorgente: 90 studenti dell’Università di Birzeit detenuti nelle carceri israeliane | InfopalInfopal

June 2015: Lawyers denied access while detainees tortured | West Papua Media Alerts

In brief

At the end of June 2015, there were at least 45 political prisoners in Papua.

Information received from defence lawyers in Manokwari reported that three detainees who were arrested last month for their involvement in a peaceful demonstration were severely beaten in detention by police Mobile Brigade (Brigade Mobil, Brimob) officers. At least one of the three, KNPB member Alexander Nekenem, was tortured by Brimob officers who stubbed cigarettes out on him. Under instructions from the Head of the Manokwari Regional Police, AKP Tommy H. Pontororing, lawyers were denied access to their three clients following the escape of Narko Murib, a fourth detainee in the same case. Due to barriers to access, lawyers only found out about the torture and ill-treatment endured by the detainees several days after.

A second case involving arbitrary violence perpetrated by Brimob officers was that of the fatal shooting of Yoteni Agapa, a 19-year-old Papuan in Ugapuga village in Dogiyai Regency. Brimob officers shot Agapa when he started arguing with them regarding a confrontation that had occurred earlier in the day. This tendency for Brimob officers to respond in such a trigger-happy manner is not uncommon. Since the start of 2015, at least two people have died and seven have been injured as a result of excessive use of force and misuse of firearms by police in Papua. So far, there have been no independent investigations into these incidents and thus the perpetrators continue to enjoy total impunity.

Ongoing investigations by the National Human Rights Commission (Komisi Nasional Hak Asasi Manusia, Komnas HAM) into the ‘Bloody Paniai’ incident of December 2014 seem to have stalled, reportedly due to a lack of funding. Additionally, separate investigations conducted by the Ministry of Politics, Law and Security alongside the Papuan National Police, criticized by human rights observers as lacking credibility, seem to be complicating matters still further.

14 students were arrested in Abepura and Waena for fundraising in support of the Komnas HAM investigations into Bloody Paniai. This case echoes the Yahukimo arrests in March 2015, where more than a hundred people were arrested in relation to a week-long fundraising event for Cyclone Pam victims in Vanuatu. The arrests show that public rallies of any kind in Papua continue to be suppressed, even those for humanitarian purposes.

Papuans Behind Bars: June 2015: Lawyers denied access while detainees tortured | West Papua Media Alerts.

Israele detiene 210 bambini palestinesi in condizioni disumane

Fuad al-Khafash, direttore del centro al-Ahrar per gli studi sui detenuti e i diritti umani, ha rivelato che 210 bambini palestinesi sono rinchiusi, in condizioni disumane, nelle carceri israeliane.

In un suo rapporto, al-Khafash riferisce che circa 210 bambini palestinesi sono rinchiusi nelle carceri israeliane attualmente. Nel dettaglio, egli spiega che “all’inizio del 2013, a gennaio, 223 bambini palestinesi si trovavano nelle carceri israeliane. A febbraio e marzo, il loro numero è salito a 238. Mentre ad aprile era 236, 223 bambini a maggio, 193 a giugno e 195 a luglio. Per risalire ancora a 210 nel mese di agosto”.

L’attivista palestinese ha anche condannato “i crimini israeliani commessi contro i bambini palestinesi nelle prigioni, sia per quanto riguarda i metodi di detenzione che per le condanne inflitte”.

Al-Khafash ha esortato le agenzie dell’Onu, i centri di protezione dell’infanzia e il Consiglio di Sicurezza ad assumersi le loro responsabilità morali e legali verso i bambini palestinesi “sottoposti alle incessanti violazioni israeliane, che non accennano ad arrestarsi, anzi, si intensificano giorno dopo giorno, senza che nessuno sottoponga l’occupazione a qualsiasi tipo di processo per i crimini commessi”.

L’attivista ha quindi citato l’ultima violazione commessa da Israele nei confronti dei bambini palestinesi. Si è trattato della condanna ad un anno e mezzo di carcere, inflitta a due bambini di 14 anni, Mohammad e Ayman Abbasi.

Ha anche sottolineato che il crimine israeliano -la cui notizia ha fatto il giro dei media di tutto il mondo- dell’arresto di un bambino palestinese, prelevato dalla sua casa dopo la mezzanotte, nonostante supplicasse le forze israeliane di permettergli di poter dare i suoi esami scolastici, “avrebbe dovuto portare i leader israeliani direttamente nei tribunali internazionali, se ci fosse stato qualcuno che se ne occupi”.

Al-Khafash ha quindi criticato l’inettitudine delle istituzioni dell’Autorità palestinese (Anp) nel registrare e documentare le violazioni contro i bambini palestinesi, e di conseguenza punire i responsabili. Ha anche deplorato la negligenza delle istituzioni dell’infanzia in Palestina e nel mondo, che “dovrebbero assolvere i propri compiti, anziché limitarsi alle condanne e le denunce”.

“Se uno solo di questi crimini dell’occupazione fosse stato commesso in qualsiasi parte del mondo, ciò avrebbe suscitato un polverone. Tuttavia, quando le vittime sono palestinesi e il colpevole è Israele, il mondo diventa cieco e sordo e tace sui diritti dei palestinesi, pur sapendo che essi vengono detenuti in condizioni disumane”, ha concluso l’attivista palestinese.

thanks to: Infopal

Defence for Children International-Palestine’s monthly bulletin on detention – Issue 42 – June 2013

As of June 30, 2013, a total of 193 Palestinian children were imprisoned and prosecuted in the Israeli military court system.

viaDefence for Children International-Palestine’s monthly bulletin on detention – Issue 42 – June 2013 :: www.uruknet.info :: informazione dal medio oriente :: information from middle east :: [vs-1].

I 5 RAGAZZI DI HARES

Sembra un film la storia dei 5 ragazzi di Hares, Palestina. Invece è, purtroppo, la realtà. E’ il 14 marzo del 2013, un colono percorre la strada n.5 vicino ad Hares con la sua auto, a bordo ci sono le sue tre figlie. Ovviamente il colono è su quella strada illegalmente. Ad un certo punto si schianta contro un camion fermo. Lui e le tre figlie rimangono feriti, una in modo grave. Da una prima ricostruzione il camionista dice di essersi fermato per una ruota forata e che l’auto del colono gli è arrivata addosso, ma poi la versione cambia….

Il colono accusa alcuni ragazzi di aver tirato pietre verso la sua auto e quindi di essere responsabili. Non ci sono testimoni dell’incidente.

E’ venerdì mattina quando 50 soldati fanno irruzione nelle case di Hares: sfondano le porte e devastano le case e interrogano le famiglie suiloro bambini/ragazzi.Acora buio, vengono arrestati 10 ragazzi, che vengono bendati e condotti in luogo segreto e senza informare le famiglie delle accuse. Due giorni dopo parte un’altra ondata di arresti ad Hares, sono le 3 del mattino. L’esercito fa irruzione accompagnato dallo Shabak (servizio segreto israeliano).Portano via altri 3 ragazzi. Ad uno di loro dicono : “bacia ed abbraccia tua madre perchè non la rivedrai mai più”.Ma non è finita: una settimana dopo l’esercito irrompe di nuovo ad Hares e prende molti ragazzi e bambini appena tornati da scuola. Fra di loro c’è anche un piccolino di 6 anni. Lo zio di quest’ultimo insiste perchè vengano lasciati subito liberi i piccoli, anche se viene tenuto sotto scocca dalle armi dell’esercito. Lasciano i più piccoli e scelgono a caso tre ragazzi, li bendano, li ammanettano e li portano via, sempre seza formalizzare le accuse e senza avvisare le famiglie.In totale prendono 19 ragazzi e dopo l’interrogatorio vengono trattenuti 5 di loro e portati a Megiddo, una prigione per adulti israeliana. Questi 5 ragazzi sono “i ragazzi di Hares”. I ragazzi interrogati hanno relazionato ai loro avvocati di torture e maltrattamenti in prigione, di 3 violenti interrogatori, di celle d’isolamento con luci sempre accese e hanno ipotizzato che qualcuno di quei 5 rimasti dentro avesse confessato di aver eseguito la sassaiola per fermare le torture.I 5 ragazzi sono accusati di 25 capi d’imputazione per tentato omicidio. il numero 25 è per ogni pietra lanciata…

Per loro 5 vengono chiesti 25 anni di carcere, le motivazioni sono le confessioni e le testimonianze di 61 persone che quel giorno sarebbero state su quella strada con le loro auto anch’esse oggetto di sassaiole. Non si sa se ci siano prove delle auto danneggiate, di referti ospedalieri, di interrogatori ai testimoni. Nulla è stato comunicato agli avvocati dei ragazzi. Ci sono poi le testimonianze dello Shabak e dell’esercito (che non era presenti) e nemmeno queste sono state fornite agli avvocati difensori. Quest’incedente è stato fatto passare dai media come un atto terroristico e dopo l’arresto dei 5, Netanyahu ha dichiarato che i “terroristi sono stati catturati”.

Il 25 luglio i 5 ragazzi di Hares verranno giudicati dal tribunale militare israeliano come adulti, senza rispettare alcuna legge internazionale, senza rispettare alcuna giustizia, senza rispettare i diritti umani e del fanciullo e la Convenzione delle Nazioni Unite. 5 vite rovinate che in questo momento stanno, molto probabilmente, subendo torture e violenze. Ipotesi, quest’ultima, quasi certa visto che le udienze vengono svolte a porte chiuse e le famiglie non hanno più visto i ragazzi. 5 vite di età fra i 16 e i 17 anni, minorenni, incensurati. Questo è quello che fa Israele alla Palestina.

viasamantha comizzoli: I 5 RAGAZZI DI HARES.

Occupation’s jails

Halahle did not receive any medical treatment for his serious disease

NABLUS, (PIC)– Family of detainee Thaer Halahle appealed to all human rights organizations to intervene and save the life of their seriously ill son.

The family told Ahrar center for prisoners’ studies and human rights on Sunday that Halahle, from Al-Khalil, recently discovered that he was suffering from liver disease but was not given any treatment in Israeli captivity.

Fuad Al-Khuffash, the director of the Ahrar center, said that Halahle, 34, was arrested by the Israeli occupation forces in Ramallah only a few months after his release from administrative detention.

He said that his disease was the result of dental treatment while in jail where the dentist in Askalan jail used contaminated tools in his treatment.

The director warned that medical neglect of his case would gravely exacerbate his condition especially when this illness is very serious if left untreated.

Khuffash charge the Israeli occupation authorities with deliberately neglecting the treatment of Palestinian sick prisoners in its jails.

Halahle is held in Ofer jail and has threatened to go on hunger strike if he was not accorded proper treatment for his illness.

Report: “Detainee Abu Hamdiyya Died Of Advanced Stage Of Carcinoma”

Sunday [June 16] Head of the Palestinian Forensics Center, Dr. Saber Al-‘Aloul, stated that the final findings of the forensic report regarding the cause of death of detainee Maisara Abu Hamdiyya, revealed that he suffered from a fourth stage Carcinoma. Abu Hamdiyya died more than 2 months ago.

Abu Hamdiyya suffered a fourth stage Carcinoma center in his lung lymphatic, liver and spine, throat cancer extending to his vocal cords, and brain tumor, Al-‘Aloul said during a press conference at the Government Media Center in Ramallah.

Despite the seriousness of his condition, the Israeli Prison Administration did not grant Abu Hamdiyya the needed specialized and urgent medical treatment, until it was too late.

During a press conference in Ramallah, Al-’Aloul stated that Abu Hamdiyya did not receive any treatment, not even one chemotherapy session, an issue that led to spread of cancer to various vital organs.

He held Israeli directly responsible for the death of Abu Hamdiyya, and said that Israel deprives the Palestinian detainees from adequate medical treatment, and imprisons them under very harsh inhumane conditions.

During the press conference, Palestinian Minister of Detainees, Issa Qaraqe’, stated that Abu Hamdiyya is the latest victim of Israel’s ongoing violations against the detainees.

He said that 204 Palestinian detainees died in Israeli prisons and detention center since 1967, and that 52 of them died due to the lack, or absence, of medical attention.

Qaraqe’ added that the forensic experts who examined the body of Abu Hamdiyya demanded forming a joint local and international committee to visit the detainees in various Israeli prisons, and provide the sick with the needed medical attention.

Head of the Palestinian Prisoners Society (PPS), Qaddoura Fares, stated that there is no doubt that Abu Hamdiyya died due to the lack of medical attention.

Fares called for translating the autopsy report of Abu Hamdiyya into different languages, and to submit it to various international organizations, including the United Nations.

He said that ailing detainees in Israeli prisons are facing gradually deteriorating medical conditions due to Israel’s illegal policies and practices.

Abu Hamdiyya’s sister stated that, in 2007, he suffered hemorrhaging blood from his stomach, and was moved to the Ramla Prison Clinic, but no tests or diagnostics were carried out.

He died on April 2 this year, at the Intensive Care Unit of the Soroka Medical Center in Be’er As-Sabe’ (Beersheba). He was only moved to the medical center after a sharp and very serious deterioration in his health condition.

Haj Saadi Alsakhal dies under torture in PA jails

NABLUS, (PIC)– Haj Saadi Alsakhal died on Saturday afternoon in PA Intelligence headquarters in Nablus few hours after his arrest from his workplace, the Families of Political Prisoners Committee in the West Bank said.

The committee stated that PA forces broke violently into Haj Alsakhal’s workplace this morning in Rafedia and arrested him and his son Musab.

The PA forces came to arrest Musab but his father refused to hand his son. They started then shooting up in the air before arresting both the son and his father where they were taken to PA intelligence headquarters in Junaid prison, the committee explained.

In the prison, PA security forces brutally attacked and harshly beat the elderly man which resulted in Haj Alsakhal’s death few hours after his arrest.

It strongly condemned the crime considering it a violation to the national and human values. The statement stressed the need to prosecute those responsible for such crimes and violations against the Palestinian people.

thanks to:

Dr. Aafia Assaulted in Prison to Point of Unconsciousness

07 June 2013 | Aafia Movement

FORT WORTH: Last week, Dr. Aafia Siidiqui who is detained at Carswell Prison at a US Military base in Fort Worth, United States, was physically assaulted in her prison cell and left bleeding and unconscious.  She eventually received medical care after two days due to the intervention of her lawyer, Ms. Tina Foster. Foster visited Siddiqui within days of the incident and the Pakistani neuroscientist is now in a better condition.  The Pakistani consulate in Texas has also reportedly sent a high level team to visit Dr. Aafia.

Aafia has still not been able to visit family members with the last family visit being over a year ago.

According to the Aafia Movement, the latest “incident” underscores the need for medical treatment of Dr. Aafia independent of the US prison system. It also further highlights the urgent need for her repatriation to Pakistan where she may serve out her sentence and the governments can avoid the diplomatic problems that arise from incidents of this type.

Authorities at Carswell prison claim they are conducting an “internal investigation into the incident”. However, based on previous experiences it is expected that the findings will likely remain secret.

thanks to: Cii Broadcasting

Negligenza medica, detenuto palestinese rischia di perdere la vista

Ramallah-InfoPal. Fonti palestinesi impegnate nella difesa dei diritti umani hanno riferito che un prigioniero palestinese rischia di perdere la vista, a causa della negligenza medica nelle carceri israeliane, mentre un altro è in attesa di un intervento chirurgico da sette anni.

In un comunicato stampa diramata domenica 9 giugno, la Società dei Prigionieri palestinesi ha espresso preoccupazione per il detenuto Thamer Hamayel, in carcere dal 2009 e condannato a sette anni, che rischia di perdere la vista a causa di un glaucoma all’occhio destro. Ha aggiunto che “i medici, e nonostante abbiano consigliato di sottoporre il detenuto ad un intervento urgente, hanno ritenuto i costi dello stesso molto elevati, dichiarando di non essere in grado di coprire le spese”.

L’avvocato della società, che ha visitato il detenuto nel carcere di Negev, ha riferito di aver presentato un ricorso alla Corte suprema per fare pressione sull’amministrazione carceraria israeliana, ed obbligarla ad eseguire l’intervento, tuttavia, quest’ultima ha iniziato a trattare, e ha chiesto il ritiro del ricorso. Ha sottolineato che “i medici hanno smesso si somministrare il trattamento al detenuto, che ora riceve solamente dei sedativi per calmare i forti dolori che lo affliggono, soprattutto da quando ha iniziato ad avvertire dei dolori anche all’occhio sinistro”.

Nello stesso contesto, l’avvocato ha anche visitato il detenuto Mustafa Awwad, da Jenin, condannato a nove anni di carcere. Secondo la Società dei Prigionieri palestinesi “il detenuto soffre di un deficit motorio al piede e al braccio destro, provocatogli durante la seconda Intifada, con una conseguente disabilità del 75%. Dopo sette anni di negligenza medica, ora, egli attende un intervento per un trapianto articolare”.

thanks to:

In morte di Stefano Cucchi

“Non si possono fermare le nuvole”. Le parole di Erri ricollocano quelle del potere, in stile Giovanardi, nell’abisso della peggiore miseria. Nell’inumano.
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12 Novembre 2009

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.

I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

(Erri de Lucascrittore)

thanks to: Contropiano.org

Jenin, preoccupazione per le sorti di due bambini arrestati 4 giorni fa

Jenin-Pal.info. le famiglie di due ragazzini del villaggio di Burqin, a Jenin, hanno espresso forte preoccupazione per le sorti dei loro figli, arrestati quattro giorni fa, al posto di blocco di al-Jalma, non avendo più notizie circa le condizioni della loro detenzione.

Le forze di occupazione israeliane, di stanza al posto di blocco di al-Jalma, hanno inseguito e arrestato i due ragazzini, trasferendo loro nel carcere di al-Jalama, dove la loro detenzione è stata prolungata.

Le famiglie dei due ragazzini, Osama Yasser Subh e Ahmed Mufid, entrambi di 13 anni, e studenti delle medie, hanno fatto appello alle organizzazioni internazionali che si occupano dei diritti dei bambini, perché facciano delle pressioni su Israele affinché garantisca il loro rilascio.

Nell’appello, diramato lunedì 27 maggio a mezzo stampa, le famiglie hanno rivelato che l’occupazione ha arrestato i due minorenni nonostante non portassero documenti d’identità, aggiungendo che ora, i due sono rinchiusi nella prigione di Megiddo, e la loro detenzione è stata prorogata fino al 31 maggio.

Hanno anche esortato l’Unicef, il Comitato internazionale della Croce Rossa e i paesi firmatari della Convenzione sui diritti del bambini, ad aiutare loro e garantire la liberazione dei due minorenni dalle carceri israeliane.

Yasser Subh, padre di Osama, si è rivolto a Medici senza frontiere, chiedendo all’organizzazione di compiere il massimo sforzo possibile, per visitare il ragazzino detenuto, e fornirgli le cure mediche necessarie, in quanto soffre d’asma e utilizza l’aerosol, e a volte, necessita del respiratore artificiale.

thanks to:

8 March: Palestinian women in Israeli jails

Since Israel occupied the West Bank, East Jerusalem and Gaza Strip in 1967, an estimated 10,000 Palestinian women have been arrested or detained under Israeli military orders.

The majority of Palestinian women prisoners are subjected to mental pressure and torture through the process of their arrest. Beatings, insults, threats, sexual harassment and humiliation are all used by Israeli interrogators to intimidate women and force confessions. Harsh imprisonment conditions, such as the lack of fresh air, sunlight, cold damp cells in the winter and overheated cells in the summer, insects, dirt and overcrowding, combined with stress, poor diet and isolation from families all negatively impact on women’s health.

Pregnant prisoners transferred to the hospital to give birth are typically chained to their beds until they enter delivery rooms, and shackled once again minutes after delivery.

In the last 45 years, more than 800,000 Palestinians have been detained under Israeli military orders – around 20 per cent of the entire Palestinian population of the Occupied Palestinian Territory.

Shireen Issawi

“They think they can taunt our nerves, but we are strong and we will win, and Samer will receive his freedom.”

Shireen, her four brothers, and her sister, have all been held in Israeli detention at some time or another. Her brother Samer has currently been on hunger strike for over 200 days in protest at his incarceration, and Shireen was arrested in December 2012 whilst trying to attend his court hearing. Another of her brothers, Medhat, is also currently imprisoned – he was arrested in May 2012 whilst participating in a peaceful march against the political imprisonment of Palestinians. In 1994 her brother, 16-year old Fadi, was killed by live Israeli gunfire at a protest in Issawiya.

Hana Shalabi

Under Administrative Detention, Palestinians can be held indefinitely without charge or trial. Hana Shalabi was released from over two years in administrative detention on 18 October 2011, as part of a prisoner exchange deal. Hana was re-arrested less than four months later on 16 February 2012. She endured a 43-day hunger strike in protest at being imprisoned again without charge, which ended after international pressure against her detention. In violation of the Geneva Convention, Israel exiled her to Gaza.

Reema Oleyyan Awad

Reema and her 18-month-old daughter Qamar were arrested in January 2013 whilst trying to access Palestinian land in the south Hebron Hills, which has been illegally confiscated by the Metzpeh Yair settlement outpost.

Kifah Awni Othman Qatash

In 2005 Kifah Qatash stood for municipal elections on the Change and Reform list. Kifah was held for  368 days in detention without charge or trial, based on secret evidence not available to her or to her lawyers. Kifah suffers from numerous health problems, and her health was put at extreme risk during her interrogations and detention.

thanks to: Palestine Solidarity Campaign