La foto che inchioda Israele per il barbaro assassinio dell’infermiera palestinese di 21 anni Razan

di Paola Di Lullo

Ha fatto e continua a fare il giro del Web la foto della giovane infermiera Razan Ashraf al Najjar, 21 anni, assassinata da una cecchina dell’IDF, che si reca al border con le braccia alzate ed il camice bianco per prestare soccorso ai gazawi feriti.

Questa immagine, ove mai ce ne fosse bisogno, conferma quanto scritto dall’inizio della Great Return March. Israele spara per uccidere, non per difesa. Quale minaccia poteva rappresentare per i cecchini schierati al border una giovane infermiera, armata di volontà, determinazione, sorriso, garze, bende e mascherine? Per di più, con le mani alzate? Sparare ad una persona che alza le mani, quando si era già allontanata dal confine, ed in pieno petto, è omicidio, senza se e senza ma. È crimine di guerra. Senza appello, senza giustificazioni né possibili motivazioni. Israele non può invocare alcun diritto all’autodifesa, semplicemente perché Razan, e la postazione medica di cui faceva parte ed in cui si trovava quando è stata colpita, non costituivano una minaccia né incombente né remota, per i soldati israeliani.

Di quanto è accaduto venerdì, avevo scritto qui, ma oggi, corre l’obbligo di riportare, ancora, due articoli di due diverse Convenzioni Internazionali che condannano Israele senza processo.
Uno, della IV Convenzione di Ginevra del 1949, cui naturalmente Israele non ha aderito, ma che stabilisce in base al diritto umanitario internazionale, i comportamenti delle parti “belligeranti”.

Art. 18 :

Gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle Parti belligeranti,
Ed ancora, un paragrafo dell’articolo 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale, istituita dallo Statuto di Roma, firmato nel 1998, entrato in vigore nel 2002 e modificato nel 2010, allo scopo di istituire un tribunale sovranazionale in grado di tutelare e garantire la pace nel mondo. Israele, anche in questo caso, non ha aderito.

Art. 8 –  par. 2 – b 3
Agli effetti dello Statuto, si intende per «crimini di guerra»:
dirigere deliberatamente attacchi contro personale, installazioni materiale, unità o veicoli utilizzati nell’ambito di una missione di soccorso umanitario o di mantenimento della pace in conformità della Carta delle Nazioni Unite, nella misura in cui gli stessi abbiano diritto.

Ora, il fatto che Israele non abbia aderito alle più importanti Convenzioni Internazionali, non solo non lo scagiona, ma lo rende doppiamente colpevole, sebbene i membri della Knesset pensino di potersi scrivere articoli di diritto internazionale nelle loro riunioni di gabinetto. Ed è vero che Israele, in quanto stato, non può essere portato dinanzi alla CPI, ma i singoli, politici e vertici militari, sì.

E sarebbe ora che il presidente Abbas, eletto nel gennaio del 2005, con scadenza nel 2009, unilateralmente posticipata al 2010, ma ancora in carica, per sua unilaterale decisione, prendesse adeguate misure in merito alle denunce alla CPI.

È, invece, del tutto ridicolo inviare a l’Aia il primo ministro Rami Hamdallah allo scopo di denunciare Israele per crimini di guerra. È un farsa, un’ennesima presa in giro per un popolo che si sente non solo non rappresentato, ma tradito dalla leadership palestinese.

E mentre Gaza tutta si stringe intorno alla famiglia di Razan e piange la sua perdita, Israele fa sapere di aver aperto un’indagine sull’accaduto. Troppe ne hanno viste i palestinesi per poter credere che l’indagine sarà equa e giusta e non stabilirà, come sempre è accaduto, che i soldati hanno rispettato le regole.

I commentatori più maligni continuano a dare la colpa dei 118 morti e dei 13.300 feriti dei dieci giorni della Marcia ad Hamas, che userebbe il popolo di Gaza come scudo. Prescindendo per un attimo dal fatto che la Great Return March non è stata organizzata né voluta da Hamas, ma dal Coordinating Committee of the March of Return (Comitato di Coordinamento della Marcia di Ritorno), come già scritto qui e ripetuto decine di volte, prescindendo da ciò, dicevo, e dal fatto che vi abbiano aderito gazawi di tutte le fazioni politiche, di tutte le età ed estrazioni sociali, esattamente quali sarebbero le ragioni per incolpare Hamas se Israele spara per uccidere? Supponiamo che sia vero, che Hamas abbia chiamato a raccolta i gazawi e li abbia mandati al border, a manifestare pacificamente, ebbene questo giustificherebbe la reazione israeliana?  Basta nominare Hamas per assolvere Israele? Con cosa avrebbe armato i palestinesi, Hamas? Molotov, copertoni incendiari, fionde? Vogliamo davvero paragonarle alle armi del terzo esercito meglio armato al mondo? Li avete visti sparare contro civili o soldati israeliani, i palestinesi? Quanti ne hanno ammazzati? Nessuno. Contro 118.

Questa è malafede, ossia sionismo. Che nulla ha a che vedere con l’autodifesa perennemente invocata da Israele. Autodifesa da chi? Da un popolo ridotto allo stremo, dopo 11 anni di embargo totale e tre massicci bombardamenti? Da una ragazzina che prestava soccorso volontario, senza essere remunerata, perché credeva nelle istanze del suo popolo ed offriva il suo aiuto come più le era congeniale? Una ragazza che, ho dovuto leggere, forse era imbottita di esplosivo. Certo, per farsi saltare in aria tra i suoi connazionali! Cosa non ci si inventa pur di tutelare i sionisti. Se non funziona l’autodifesa, si gioca la carta dell’olocausto, quello stesso olocausto che i discendenti degli ebrei, uccisi dai nazisti nei campi di concentramento, stanno perpetrando da 70 anni contro i palestinesi.

E che fascino esercita l’IDF! Un’altra foto che sta facendo il giro del Web, mostra Rebecca, ebrea americana di Boston che ha scelto di vivere in Israele e di servire nell’ esercito. È lei la cecchina che ha ucciso con un colpo al petto Razan. Una vigliacca, a voler essere gentile, ben nascosta ed armata, cui auguro di sognare il dolce volto di Razan ogni notte della sua schifosissima vita.

Sorgente: La foto che inchioda Israele per il barbaro assassinio dell’infermiera palestinese di 21 anni Razan

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Gazans prepare for ‘Friday of martyrs’ after carnage

Palestinians are gathering for fresh protests in the Gaza Strip after Israeli massacre of more than 60 people in the besieged enclave on Monday. 

The committee which organized weekly “March of Return” rallies has called on the Gazans to come out en masse on the first day of the fasting month of Ramadan, under the slogan “Friday for the martyrs and the wounded.”

Israeli snipers, tanks and armored vehicles remain deployed near the Gaza fence after they killed at least 62 Gazans on the same day the US opened its embassy in occupied Jerusalem al-Quds.

Tens of thousands of people have been protesting along the fortified fence since March 30, calling for Palestinian refugees and their descendants to be allowed to return to their homes now inside Israel.

On Thursday, Israel carried out airstrikes on what it described as militant sites in Gaza, apparently targeting Hamas which it accuses of organizing protest rallies. The Palestinian Health Ministry said one man was injured during the attacks.

UN voting to probe Gaza attacks

Israel was also scrambling to thwart a special session by the United Nations Human Rights Council on Friday to decide whether to dispatch “an independent commission of inquiry” to investigate allegations of Israeli war crimes in Gaza.

The team would be mandated to look into “alleged violations and abuses, including those that may amount to war crimes and to identify those responsible,” read the text of a resolution submitted on Thursday night.

The commission should look at “ending impunity and ensuring legal accountability, including individual criminal and command responsibility, for such violations,” it added.

The Israeli mission at the United Nations has been ordered to prevent the investigation, said a Thursday report by Israel’s Channel 10.

Meanwhile, international condemnation of the Israeli killing, which shocked the world by its ferocity, continued. On Thursday, French President Emmanuel Macron condemned the “heinous acts” committed by Israel.

Palestinian Foreign Minister Riyad al-Maliki, who was addressing a meeting of the Arab League, called the carnage “a bloody racist massacre committed by the Israeli occupation forces in cold blood against our defenseless people.”

More than 2,700 Palestinians were wounded as the Israeli forces used snipers, tank fire and tear gas to target the demonstrators. A Canadian physician was shot by an Israeli sniper in both legs while treating the injured.

“Canada deplores and is gravely concerned by the violence in the Gaza strip that has led to a tragic loss of life and injured countless people,” Canadian Prime Minister Justin Trudeau said on Thursday.

“We are appalled that Dr Tarek Loubani, a Canadian citizen, is among the wounded – along with so many unarmed people, including civilians, members of the media, first responders, and children.”

Palestinian protesters have hoped to draw attention to a dire humanitarian crisis in Gaza, where the economy has collapsed under an Egyptian-Israeli blockade since 2007.

Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi said on Thursday he had made a rare decision to open the Rafah crossing with Gaza for a month, allowing Palestinians to cross during the holy period of Ramadan.

The Rafah crossing is Gaza’s only gateway to the outside world not controlled by Israel, but Egypt has largely sealed it in recent years under a security cooperation agreement with Tel Aviv.

 

Sorgente: PressTV-Gazans prepare for ‘Friday of martyrs’ after carnage

80+ INGOs demand accountability for Israel’s unlawful killing of demonstrators in Gaza strip

PNN/

AIDA, a network of more than 80 INGOs operating in the occupied Palestinian territory (oPt), on Tuesday condemned Israel’s unlawful killing of demonstrators at the border of the Gaza Strip on 14 May 2018. So far, 61 Palestinians have been killed, including one medic and eight children, and over 2,700 others have been injured, the majority by live ammunition fired at protesters by Israeli security forces, according to the Ministry of Health in Gaza. The casualties occurred in the context of protests near the fence with Israel.

“Israel’s continued use of lethal and excessive live-ammunition against protestors is not only deplorable, but also in sharp contravention of international law,” said William Bell, Head of Middle East Policy and Advocacy, Christian Aid.

Monday’s demonstration is a culmination of a sequence of protests organized since 30 March 2018 to mark 70 years since the expulsion of more than 750,000 Palestinians from their homes in 1948. More than 70 % of Gaza’s population are refugees, living under dire circumstances in the besieged Strip.

“The Gaza Strip is on the verge of a humanitarian disaster as a result of 11 years of blockade, which has crippled Gaza’s economy and increased aid dependency, with some 84 % dependent on humanitarian assistance, and an unemployment rate which stands at a staggering 45 %. Gaza is an open air prison for 2 million women, men, boys and girls, living under air, sea and land blockade. People are losing hope that the untenable situation they find themselves in will ever be resolved”, said Chris Eijkemans, Country Director for Oxfam in the occupied Palestinian territory and Israel.

Since 30 March, more than 100 Palestinians have been killed, and another 12,271 injured, including hundreds of children. In addition, medical personnel and facilities have also come under fire, resulting in the injury of 211 medical staff and damage sustained to 25 ambulances, according to WHO. Hospitals are at the brink of collapse, unable to deal with the vast number of injured as a result of a decade-long blockade and insufficient electricity and medical supplies and equipment. Due to the near impossibility of obtaining a medical referral for surgery outside of the Gaza Strip, 21 Palestinians injured during demonstrations have so far had limb amputations since 30 March.

According to international law, lethal fire may only be used in circumstances where threat to life is imminent. Israeli forces are obliged to exercise restraint and refrain from excessive use of force, and respect Palestinians’ right to life, health and freedom of assembly. Targeting medical personnel is a breach of IHL and is considered a War Crime under the Rome Statute. Preventing injured persons from accessing treatment is a violation of their right to health, and amounts to collective punishment.

AIDA called on third states to condemn Israel’s unlawful killings and to step up their pressure on Israel to immediately halt its practice of using live ammunition against unarmed demonstrators, which runs contrary to Israel’s obligations under international law, and to lift its unlawful blockade of the Gaza Strip. Echoing the words of UN Secretary General, Antonio Guterres, AIDA urges third states to demand independent and credible investigations into the incidents, and for those responsible to be held to account.

Sorgente: 80+ INGOs demand accountability for Israel’s unlawful killing of demonstrators in Gaza strip – PNN

Names and faces of this weeks martyrs

Gaza killings: Names and faces of those killed by Israeli forces this week Eight-month-old Laila is youngest Palestinian killed in Gaza on Monday, the deadliest day since 2014 war * * * * List of names and ages … 1. Laila Anwar Al-Ghandoor, 8 months old 2. Ezz el-din Musa Mohamed Alsamaak, 14 years old […]

via NAMES AND FACES OF THIS WEEK’S MARTYRS — Desertpeace

Un generale israeliano conferma che i cecchini hanno l’ordine di sparare ai bambini

Un generale israeliano ha confermato che quando i cecchini stazionati lungo il confine di Israele con Gaza sparano ai bambini, lo fanno deliberatamente, con ordini chiari e specifici.

In un’intervista radiofonica, il generale di brigata (di riserva) Zvika Fogel descrive come un cecchino identifichi il “piccolo corpo” di un bambino e riceva l’autorizzazione a sparare.

Le dichiarazioni di Fogel potrebbero essere utilizzate come prova della premeditazione se i leader israeliani saranno mai processati per crimini di guerra alla Corte Penale Internazionale.

Venerdì un cecchino israeliano ha ucciso il quattordicenne Muhammad Ibrahim Ayyoub.

Il ragazzo, colpito alla testa a est di Jabaliya, è il quarto minore tra gli oltre 30 palestinesi uccisi durante le manifestazioni della Grande Marcia di Ritorno iniziate a Gaza il 30 marzo.

Più di 1.600 altri palestinesi sono stati colpiti con veri proiettili che hanno causato ciò che i dottori definiscono “orribili ferite”, che probabilmente lasceranno molti di loro con disabilità permanenti.

Come hanno confermato testimoni oculari e video, quando è stato ucciso il piccolo Muhammad Ayyoub non rappresentava alcun possibile pericolo per le forze di occupazione israeliane. pesantemente armate, collocate a decine di metri dietro le recinzioni e le fortificazioni di terra dall’altra parte del confine di Gaza.

Persino il solitamente timido inviato ONU del processo di pace, Nickolay Mladenov, ha dichiarato pubblicamente che l’uccisione è stata “vergognosa”.

Mirare ai bambini

Sabato, il generale di brigata Fogel è stato intervistato da Ron Nesiel sulla rete radio nazionale israeliana Kan.

Fogel è l’ex capo di stato maggiore del “comando meridionale” dell’esercito israeliano, che comprende la Striscia di Gaza occupata.

Ahmad Tibi, un parlamentare palestinese nel parlamento israeliano, ha in un tweet attirato l’attenzione sull’intervista.

Una registrazione dell’intervista è online. L’intervista è stata tradotta per The Electronic Intifada da Dena Shunra e la trascrizione completa segue questo articolo.

Il conduttore Ron Nesiel chiede a Fogel se l’esercito israeliano non debba “ripensare all’uso dei cecchini” e suggerisce che chi impartisce gli ordini “abbia abbassato l’asticella nell’utilizzo delle pallottole vere”.

Fogel difende a spada tratta tali metodi, affermando: “A livello tattico, qualsiasi persona si avvicini alla barriera, chiunque possa rappresentare una futura minaccia al confine dello Stato di Israele e dei suoi residenti, deve pagare il prezzo della sua trasgressione. ”

E aggiunge: “Se un bambino o chiunque altro si avvicina alla recinzione per nascondervi un ordigno esplosivo o per controllare se ci siano zone senza copertura o per tagliare la recinzione in modo che qualcuno possa infiltrarsi nel territorio dello Stato di Israele per ucciderci …”

“Quindi viene punito con la morte?” interviene Nesiel.

“Viene punito con la morte”, risponde il generale. “Per quanto mi riguarda, sì, se puoi sparargli alle gambe o a un braccio solo per fermarlo – benissimo. Ma se è qualcosa di più allora sì, andiamo a vedere quale sangue è più importante, il nostro o il loro. “

Fogel descrive quindi l’accurato processo con cui gli obiettivi – compresi i bambini – vengono identificati e uccisi:

“So come vengono dati questi ordini. So come fa un cecchino a sparare. So di quante autorizzazioni ha bisogno prima di ricevere l’ordine di aprire il fuoco. Non è il capriccio di un cecchino qualsiasi che identifica il piccolo corpo di un bambino e decide che sparerà. Qualcuno gli indica molto bene l’obiettivo e gli dice esattamente perché deve sparare e perché quell’individuo rappresenti una minaccia. E purtroppo, a volte quando spari a un corpicino con l’intenzione di colpire un braccio o la spalla, finisci col colpire più in alto. “

Per dire “finisce più in alto”, Fogel usa un’espressione idiomatica ebraica che significa anche “costa anche di più”.

Con questa agghiacciante affermazione, in cui un generale parla di cecchini che prendono di mira il “piccolo corpo di un bambino”, Fogel dice inequivocabilmente che questa politica è deliberata e premeditata.

Presentando dei bambini palestinesi disarmati come pericolosi terroristi che meritano la morte, Fogel descrive i cecchini che li uccidono a sangue freddo come la parte innocente e vulnerabile che merita protezione.

“Ci sono i soldati lì, i nostri ragazzi, che sono stati mandati lì e ricevono istruzioni molto accurate su chi uccidere per proteggerci. Dobbiamo sostenerli”, dice.

Politica letale

Le dichiarazioni di Fogel non sono un’aberrazione ma rappresentano la politica israeliana.

“I funzionari israeliani hanno detto chiaramente che le norme sull’aprire il fuoco permettono di sparare per uccidere chiunque tenti di danneggiare la recinzione, e persino chi si avvicini a 300 metri”, ha affermato il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem in una recente analisi dell’illegale metodo israeliano di prendere di mira civili disarmati che non rappresentano alcuna minaccia.

“Ciononostante, tutti i funzionari statali e militari si sono fermamente rifiutati di cancellare quegli ordini illegali e continuano a promulgarli – e a giustificarli”, aggiunge B’Tselem.

B’Tselem ha invitato i singoli soldati a opporsi a questi ordini illegali.

In seguito all’inchiesta sulle uccisioni “pianificate” di manifestanti disarmati il 30 marzo, primo giorno delle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno a Gaza, Human Rights Watch ha concluso che la repressione letale era stata “programmata ai più alti livelli del governo israeliano “.

Due settimane fa, il procuratore capo della Corte Penale Internazionale ha rilasciato un avvertimento senza precedenti ai leader israeliani, che potrebbero essere processati per le uccisioni di manifestanti palestinesi disarmati nella Striscia di Gaza.

I potenziali imputati starebbero facendo un gran regalo a qualsiasi pubblico ministero con l’aperta ammissione che uccidere in un territorio occupato persone disarmate che non rappresentano una minaccia oggettiva costituisca la loro politica e le loro intenzioni.

Resta da chiedersi se qualcosa possa finalmente infrangere lo scudo di impunità di cui Israele ha goduto per 70 anni.

(Ali Abunimah è co-fondatore di The Electronic Intifada e autore di The Battle for Justice in Palestina, recentemente pubblicato da Haymarket Books. Ha anche scritto One Country: A Bold-Proposal to End the Israeli-Palestinian Impasse)

Trascrizione integrale dell’intervista

Il Generale di Brigata (di riserva) Zvika Fogel intervistato sul programma Yoman Hashevua della radio israeliana Kan, il 21 aprile 2018.

Ron Nesiel: Buongiorno al Generale di Brigata (di riserva) Zvika Fogel. L’esercito israeliano non dovrebbe riconsiderare l’uso dei cecchini? C’è l’impressione che qualcuno abbia abbassato l’asticella per l’uso di pallottole vere e questo potrebbe essere il risultato?

Zvika Fogel: Ron, proviamo a considerare questo problema su tre livelli. A livello tattico, che piace a tutti, il livello locale, e anche a livello dei valori, e se credi, arriveremo anche al livello strategico. A livello tattico, qualsiasi persona si avvicini alla barriera, chiunque possa rappresentare una futura minaccia al confine dello Stato di Israele e dei suoi residenti, deve pagare il prezzo della sua trasgressione. Se un bambino o chiunque altro si avvicina alla recinzione per nascondervi un ordigno esplosivo o per controllare se ci siano zone senza copertura o per tagliare la recinzione in modo che qualcuno possa infiltrarsi nel territorio dello Stato di Israele per ucciderci …

Nesiel: Quindi viene punito con la morte?.

Fogel: Viene punito con la morte. Per quanto mi riguarda, sì, se puoi sparargli alle gambe o a un braccio solo per fermarlo – benissimo. Ma se è qualcosa di più allora sì, andiamo a vedere quale sangue è più importante, il nostro o il loro. È chiaro che se una persona del genere riuscisse ad attraversare la recinzione o a nascondervi un ordigno esplosivo …

Nesiel: Ma ci è stato detto che il fuoco è usato solo quando i soldati si confrontano con un pericolo immediato.

Fogel: Dai, passiamo al livello dei valori. Supponiamo di aver compreso il livello tattico, poiché non possiamo tollerare un attraversamento del nostro confine o una violazione del nostro confine, saliamo al livello dei valori. Io non sono Ahmad Tibi [politico israeliano arabo-musulmano leader del Movimento Arabo per il Cambiamento, un partito arabo nel parlamento israeliano, ndtr.] sono Zvika Fogel. So come vengono dati questi ordini. So come fa un cecchino a sparare. So di quante autorizzazioni ha bisogno prima di ricevere l’ordine di aprire il fuoco. Non è il capriccio di un cecchino qualsiasi che identifica il piccolo corpo di un bambino e decide che sparerà. Qualcuno gli indica molto bene l’obiettivo e gli dice esattamente perché deve sparare e perché quell’individuo rappresenti una minaccia. E purtroppo, a volte quando spari a un corpicino con l’intenzione di colpire un braccio o la spalla, finisci col colpire più in alto. Non è una bella immagine. Ma se questo è il prezzo che dobbiamo pagare per preservare la sicurezza e la qualità della vita dei residenti nello Stato di Israele, allora questo è il prezzo. Ma ora, se permetti, saliamo di livello e consideriamo il quadro generale. Ti è chiaro che al momento Hamas sta combattendo con consapevolezza. È chiaro a te e a me…

Nesiel: Non è dura per loro? Non gli stiamo fornendo abbastanza argomenti per questa battaglia?

Fogel: Glieli stiamo fornendo ma…

Nesiel: Perché non ci fanno molto bene, quelle immagini diffuse in tutto il mondo.

Fogel: Senti, Ron, siamo persino peggio di così. Non c’è niente da fare, David appare sempre migliore contro Golia. E in questo caso, noi siamo Golia. Non David. Questo mi è del tutto chiaro. Ma consideriamo la cosa al livello strategico: tu ed io e buona parte degli ascoltatori sappiamo perfettamente che questo non finirà con le dimostrazioni. È chiaro a tutti noi che Hamas non può continuare a tollerare il fatto che i suoi missili non riescano a ferirci, i suoi tunnel stanno intaccando …

Nesiel: Sì.

Fogel: E non ha un mucchio di suicidi con l’esplosivo che continuano a credere alla favola delle vergini che li aspettano lassù? Ci trascinerà in una guerra. Non voglio essere dalla parte che viene trascinata. Voglio essere dalla parte che prende l’iniziativa. Non voglio aspettare il momento in cui troverà un punto debole e mi attaccherà. Se domani mattina entrerà in una base militare o in un kibbutz e ucciderà delle persone e prenderà prigionieri di guerra o ostaggi, chiamali come vuoi, ci troveremmo in una sceneggiatura completamente nuova. Voglio che i leader di Hamas si sveglino domattina e vedano per l’ultima volta nella loro vita i volti sorridenti dell’IDF. Questo è quello che voglio far succedere. Ma siamo trascinati [in un’altra scena]. Quindi stiamo usando i cecchini perché vogliamo preservare i valori a cui siamo stati educati. Non possiamo sempre scattare una sola foto e metterla davanti al mondo intero. Ci sono i soldati lì, i nostri ragazzi, che sono stati mandati lì e ricevono istruzioni molto accurate su chi uccidere per proteggerci. Dobbiamo sostenerli.

Nesiel: Generale di Brigata (di riserva) Zvika Fogel, ex capo del comando militare meridionale, grazie per le tue parole.

Fogel: Che tu possa sentire solo buone notizie. Grazie.

thanks to: Ali Abunimah

( Fonte: Invictapalestina.org )

Forumpalestina

 

Israeli forces shoot, injure 1,100 protesters in Gaza

Israeli forces have fired live rounds at Palestinians during anti-occupation protests and clashes along the border between the besieged Gaza Strip and occupied territories.

Medical sources said at least 82 people were shot and wounded, three of them critically, and over 800 more were treated for gas inhalation and other injuries along the Gaza side of the 40-kilometer border fence.

Palestinian youths reportedly rolled burning tires to within 500 meters of the fence, using the smoke as a screen to counter Israeli sharpshooters on the other side.

“If it wasn’t for the occupation, we would have lived as free as people like in other countries,” said Ahmed, 24, at a protest site east of Gaza City. “If they don’t allow us back, at least they should give us a state.”

An Israeli soldier, seen in the background, takes aim at Palestinian protesters from across the fence during clashes along the border with the Gaza Strip east of Khan Yunis on May 4, 2018. (Photo by AFP)

Nearly 50 Palestinians have lost their lives in clashes with Israeli forces during protests along the Gaza border since March 30.

The Israeli regime has faced international criticism over its use of live fire.

The Palestinian rally, known as the “Great March of Return,” will last until May 15, which coincides with the 70th anniversary of Nakba Day (Day of Catastrophe), when Israel was created. Every year on May 15, Palestinians all over the world hold demonstrations to commemorate the day, which marks the anniversary of the forcible eviction of hundreds of thousands of Palestinians from their homeland by Israelis in 1948.

Since 1948, the Israeli regime has denied Palestinian refugees the right to return, despite UN resolutions and international law that uphold people’s right to return to their homelands.

Israel occupied the West Bank, East Jerusalem al-Quds and parts of Syria’s Golan Heights during the Six-Day War in 1967. It later annexed East Jerusalem al-Quds in a move not recognized by the international community.

Israel is required to withdraw from all the territories seized in the war under UN Security Council Resolution 242, adopted months after the Six-Day War, in November 1967, but the Tel Aviv regime has defied that piece of international law ever since.

 

Sorgente: PressTV-Israeli forces shoot, injure 1,100 protesters in Gaza

Gaza children bearing brunt of Israeli violence: UN

Palestinian children look out from a tent near the site of clashes between Palestinian protesters and Israeli forces following a protest along the border with the occupied territories, east of Gaza City, on April 3, 2018. (Photo by AFP)

Palestinian children look out from a tent near the site of clashes between Palestinian protesters and Israeli forces following a protest along the border with the occupied territories, east of Gaza City, on April 3, 2018. (Photo by AFP)

The United Nations Children’s Fund (UNICEF) says children in the besieged Gaza Strip are the main victims of Israeli atrocities in the Palestinian sliver, amid an escalation of violence perpetrated by the Tel Aviv regime against some 1.8 million inhabitants of the coastal enclave.   

“The escalating violence in Gaza has exacerbated the suffering of children whose lives have already been unbearably difficult for several years,” said Geert Cappelaere, the regional director for the Middle East and North Africa at UNICEF, in a statement on Friday.

He added that apart from the physical injuries children sustain in Israeli attacks, they are increasingly showing symptoms of severe distress and trauma.

According to figures provided by the UN agency, over the past five weeks, five children lost their lives and hundreds more were wounded in largely peaceful protest rallies held along the border with the occupied Palestinian territories. Furthermore, at least half of the total child population in Gaza depend on humanitarian assistance, and one in four needs psychosocial care.

Cappelaere also said minors “belong in schools, homes and playgrounds” and hence, they should “never be targeted.”

Late last month, UN High Commissioner for Human Rights Zeid Ra’ad al-Hussein called on Israeli forces to curb the use of “lethal force against unarmed demonstrators” during protests, wondering “how children… can present a threat of imminent death or serious injury to heavily protected security force personnel.”

Nearly 50 Palestinians have lost their lives in clashes with Israeli forces during protests along the Gaza border since March 30. The Israeli regime has faced international criticism over its use of live fire.

The Palestinian rallies, known as the “Great March of Return,” will last until May 15, coinciding with the 70th anniversary of Nakba Day (Day of Catastrophe), when Israel was created. Every year on May 15, Palestinians all over the world hold demonstrations to commemorate the day, which marks the anniversary of the forcible eviction of hundreds of thousands of Palestinians from their homeland by Israelis in 1948.

The Gaza Strip has been under an Israeli siege since June 2007, causing a decline in living standards as well as unprecedented unemployment and poverty there.

In addition, the Israeli regime has imposed increasing power cuts and shortages in fuel in the sliver, hugely disrupting water and sanitation services. Medicines and health equipment are also in dire short supply, straining an already fragile health system.

Israel has also launched several wars on the Palestinian sliver, the last of which began in early July 2014 and ended in late August the same year. The Israeli military aggression killed nearly 2,200 Palestinians and injured over 11,100 others.

 

Sorgente: PressTV-Gaza children bearing brunt of Israeli violence: UN

3 palestinesi uccisi questo venerdì sulla frontiera

Gaza, Wafa – Tre palestinesi sono morti a causa di gravi ferite d’arma da fuoco sostenute questo venerdì, quando le forze israeliane hanno attaccato i manifestanti palestinesi per il quinto venerdì consecutivo dall’inizio delle proteste della Grande Marcia di Ritorno, lungo i confini settentrionali ed orientali tra Gaza e Israele.

Un palestinese identificato come Abdel-Salam Baker, 29 anni, è stato ucciso dopo essere stato colpito dall’esercito israeliano, quando questo attacava i manifestanti ad est della città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Nel frattempo, il secondo palestinese è stato identificato come Mohammed al-Maqeed, 21 anni, mentre l’identità del terzo uomo rimane sconosciuta fino al momento.

Secondo il ministero della Sanità, almeno 611 palestinesi sono rimasti feriti, tra cui due casi gravi, sia da colpi d’arma da fuoco sia soffocati dall’inalazione di gas lacrimogeni.

Tra i feriti vi sono 11 medici e giornalisti.

Sorgente: 3 palestinesi uccisi questo venerdì sulla frontiera | Infopal

Medici Senza Frontiere a Gaza osserva lesioni da arma da fuoco devastanti

Dal 1° aprile, le squadre di MSF a Gaza, in Palestina, hanno prestato assistenza post-intervento a più di 500 persone ferite da colpi di arma da fuoco durante le dimostrazioni della Marcia del Ritorno. Il numero di pazienti trattati nelle nostre cliniche nelle ultime tre settimane è più del numero che abbiamo trattato durante tutto il 2014, quando l’operazione militare di Israele è stata lanciata sulla striscia di Gaza. Lo staff medico di MSF riferisce di aver ricevuto pazienti con lesioni devastanti di una gravità insolita, che sono estremamente complesse da trattare. Le ferite riportate dai pazienti lasceranno la maggior parte con gravi disabilità fisiche a lungo termine.

Le squadre mediche negli ospedali di Gaza si preparano ad affrontare un possibile nuovo afflusso di feriti questo venerdì nelle ultime dimostrazioni della Marcia del Ritorno. I chirurghi di MSF a Gaza riferiscono devastanti ferite d’arma da fuoco tra le centinaia di persone ferite durante le proteste nelle ultime settimane. La stragrande maggioranza dei pazienti – principalmente giovani uomini, ma anche donne e bambini – ha ferite insolitamente gravi agli arti inferiori. Le equipe mediche di MSF sottolineano che le lesioni includono un livello estremo di distruzione delle ossa e dei tessuti molli e ferite di grandi dimensioni che possono avere le dimensioni di un pugno.
“La metà degli oltre 500 pazienti che abbiamo ammesso nelle nostre cliniche ha ferite in cui il proiettile ha letteralmente distrutto il tessuto dopo aver polverizzato l’osso“, ha detto Marie-Elisabeth Ingres, capo missione di MSF in Palestina. “Questi pazienti avranno bisogno di operazioni chirurgiche molto complesse e molti di loro avranno disabilità per tutta la vita“.
Gestire queste lesioni è molto difficile. Oltre alla normale assistenza infermieristica, i pazienti spesso necessitano di un ulteriore intervento chirurgico e di essere sottoposti a un lungo processo di fisioterapia e riabilitazione. Molti pazienti manterranno carenze funzionali per il resto della loro vita. Alcuni pazienti potrebbero ancora aver bisogno di un’amputazione se non vengono forniti di sufficiente cura a Gaza e se non riescono a ottenere l’autorizzazione necessaria per essere trattati al di fuori della striscia.
Per far fronte a questo massiccio afflusso di pazienti, MSF ha rafforzato le sue capacità, aumentato il numero di posti letto nelle sue cliniche post-operatorie e reclutato e formato personale medico aggiuntivo. Una quarta clinica si aprirà presto nella regione di Gaza per fornire ai pazienti le cure specialistiche necessarie.
In risposta alla crisi, MSF ha anche schierato una squadra di chirurghi (compresi chirurghi vascolari, ortopedici e ricostruttivi) e di anestesisti per operare – o riattivare – i casi più gravi. Questa squadra attualmente lavora fianco a fianco con il personale medico palestinese negli ospedali pubblici Al-Shifa e Al-Aqsa.

( Fonte: facebook.com/IlPopoloCheNonEsiste )

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