Lobby israeliana e Cambridge Analytica per influenzare le elezioni

Wayne Madsen SCF 26.03.2018Da qualche parte nelle viscere del complesso israeliano di sorveglianza-intelligence-militare, forse in una dozzina o più laboratori informatici altamente protetti a Tel Aviv, Herzliya, Ramat Gan e Petach Tikva, l’idea fu per la prima volta sollevata. Prendendo in prestito gli strumenti psicografici sviluppati dalle società di marketing online e abbinandoli con metodi di propaganda antichissimi e tecniche di guerra psicologica più moderne utilizzate dai servizi militari e d’intelligence, è stato deciso che le elezioni possono essere manipolate, non alle urne, ma influenzando gli elettori. Benvenuti nel mondo della guerra basata sui risultati psicografici o “POW”. Non è più di moda interferire nel conteggio dei voti. Invece, gli esperti di guerra psicografica hanno deciso che è molto più vantaggioso influenzare gli elettori prima di esprimere il voto. Questa forma di guerra informatica apparve nel 2006 dopo lo sviluppo del Megaphone Desktop Tool, un programma software progettato per rispondere a ciò che era considerato contenuto anti-israeliano sul web. Utilizzando feed RSS (Rich Site Summary), Megaphone e un’organizzazione di propaganda ombrello denominata Give Israel Your United Support (GIYUS) poterono sostenere le politiche israeliane votando automaticamente nei sondaggi on-line, rispondendo ai commenti ritenuti negativi nei confronti d’Israele nelle chat room e nei forum online e indirizzando la posta elettronica a varie organizzazioni giornalistiche, tra cui BBC, Independent Television News (ITN) e Reuters. Secondo “The Register” nel Regno Unito, ciò che Megaphone fece fu “un esercizio high-tech sul ballottaggio“. Megaphone fu soprannominato “lobby”. Nel 2007, Megaphone fu riprogrammato per altri usi e una versione riveduta fu commercializzata da Collactive, un’azienda al centro della diffusione di software spamming a rivenditori online senza scrupoli. Il denaro per Collactive fu fornito da Sequoia Capital, una società di capitale di rischio di Menlo Park, in California, attiva nel finanziamento di imprese ad alta tecnologia israeliane. Non è un caso che il quartier generale della Sequoia Capital si trovi a soli 12 km dalla sede centrale di Facebook ad East Palo Alto. Il nesso tra gli sviluppatori di software per lo spamming e le società di datamining sono profonde quanto tra Facebook e Google, quest’ultimo a sole 10 miglia da Sequoia, costituirebbe una seria minaccia per le elezioni in oltre 100 Paesi, regioni e province in tutto il mondo. È ormai noto che Facebook consentiva a Cambridge Analytica, società del Regno Unito, di estrapolare l’onnipresente repository di dati personali dai provider, sviluppare software per il targeting geo-demografico e quindi influenzare gli elettori nel mondo. Lungi dal manomettere le macchine per il voto o di tabulazione dei voti, ciò che Cambridge Analytica ha fatto, insieme alla consociata negli Stati Uniti Cambridge Analytica LLC, era manomettere le menti degli elettori. Ciò fu realizzato utilizzando sofisticati programmi psicografici. Dopo diverse elezioni discutibili negli Stati Uniti, come le elezioni presidenziali del 2000 e 2004, fraudolente in Florida e Ohio, il nuovo metodo di “lancio” delle elezioni risiedeva sulle decisioni degli elettori. Analizzando psicologicamente gli elettori in base ad attività e comportamento, interessi, atteggiamenti, valori sul web, Cambridge Analytica, armata di un software basato sui risultati delle elezioni, poté condurre campagne da guerra psicologica di massa per allontanare gli elettori da determinati candidati, partiti e scelte referendarie popolari. Il fattore determinante nella vittoria elettorale di Trump fu il microtargeting di 230 milioni di elettori statunitensi utilizzando ben 5000 diversi vettori di raccolta dati dai massicci database di Facebook, Twitter, Google e altre applicazioni dei social media. In quasi tutti i casi in cui le elezioni erano influenzate da tali operazioni di manipolazione, i vincitori erano partiti e candidati favorevoli agli interessi israeliani. GIYUS e Megaphone divennero da operazione di propaganda ad operazione d’influenza determinante sull’esito del voto, con un cambiamento comportamentale elettorale in piena regola. Invece di sondaggi on-line che soccombevano ai creatori di tali illeciti, era il voto vero a divenire obiettivo della manipolazione psicologica “Made in Israel“.
La vittoria elettorale di Donald Trump nel 2016 fu favorita da Long Island dal magnate degli hedge fund di New York e scienziato informatico Robert Mercer. Mercer, un prodotto di destra del complesso d’intelligence militare, grazie ai suoi primi lavori sull’intelligenza artificiale per il Laboratorio di armi dell’aeronautica statunitense presso la base militare di Kirtland, nel Nuovo Messico. Mercer poté trasformare l’intelligenza artificiale utilizzata per i sistemi d’arma per prevedere vincitori e perdenti nel mercato azionario. I programmi sviluppati da Mercer l’hanno reso miliardario. La Renaissance Technologies di Mercer era un importante investitore della Cambridge Analytica. Robert Mercer e sua figlia Rebekah Mercer furono anche i principali finanziatori del sito di destra filo-Trump Breitbart News. Cambridge Analytica, lavorando a braccetto con Breitbart e l’unità operativa digitale della campagna presidenziale Trump, impegnata in una campagna da guerra psicologica mai vista nella storia degli Stati Uniti, fu preceduta da operazioni di interferenza elettorale praticamente non dichiarate in Europa, America Latina e Asia. La società madre di Cambridge Analytica, SCL Group di Londra, già Strategic Communication Laboratories (SCL), collegata a Ministero della Difesa inglese, MI-6 e dipartimenti della Difesa e dello Stato degli Stati Uniti, fu fondata nel 1993 da un ex-dirigente della società pubblicitaria Saatchi & Saatchi. Il gigante pubblicitario fu fondato nel 1970 dai fratelli Maurice e Charles Saatchi, che provenivano da una famiglia ebrea molto ricca di Baghdad, in Iraq. I fratelli Saatchi, entrambi ebrei ortodossi, come il genero di Trump Jared Kushner e la figlia Ivanka Trump, sono forti sostenitori di Israele. Le connessioni tra SCL e Cambridge Analytica nelle precedenti operazioni di propaganda sul web sviluppate dall’intelligence israeliana, quindi, non dovrebbero sorprendere. Uno psicologo di Cambridge Analytica, Michal Kosinski, fu coinvolto nella ricerca di un’azienda privata che concluse che gli utenti di Internet che “gradivano” le scarpe Nike e le barrette di cioccolato KitKat erano anche anti-israeliani. Alcuni fondi di Kosinski provenivano dall’Agenzia per la ricerca avanzata di difesa degli Stati Uniti (DARPA), nota operazione di riciclaggio e ricerca di Central Intelligence Agency e National Security Agency.
Né dovrebbe sorprendere che Cambridge Analytica abbia assunto i servizi di due rabbiosi funzionari filo-israeliani nella campagna di Trump e nella prima amministrazione, l’incriminato l’ex-consigliere della sicurezza nazionale di Trump, tenente-generale Michael Flynn, e l’ex-stratega capo di Trump, Steve Bannon. Jared Kushner, il cui ex-detenuto padre Charles Kushner ha stretti legami con l’intelligence israeliana, supervisionò personalmente l’impiego di Cambridge Analytica nella campagna Trump. Infatti, la classica “intelligenza” usata da Cambridge Analytica, sotto la direzione del suo ex-amministratore delegato Alexander Nix, scatenò voci malevoli sull’orientamento sessuale dei candidati politici e su altre abitudini sessuali, oltre a cercare di comprometterli con attraenti prostitute ucraine, tattiche preferite dal Mossad di Israele. Charles Kushner impiegò tattiche d’intrappolamento, con un”honeytrap” omosessuale guidato dall’intelligence israeliano, l’ex governatore democratico del New Jersey Jim McGreevey. Charles Kushner fu anche accusato in tribunale di cercare di usare prostitute per intrappolare il contabile e il cognato, testimoni del governo nel processo federale per corruzione intentatogli contro. Cambridge Analytics aveva almeno 10 dipendenti nelle operazioni digitali della campagna Trump, guidati da Brad Parscale, recentemente nominato capo della campagna elettorale di Trump per il 2020. Ci sono anche collegamenti tra Cambridge Analytica e Palantir, l’azienda fondata con fondi venture capital della CIA e guidata dal caro amico e consigliere economico di Trump Peter Thiel. Con sede a pochi chilometri da Facebook e Google a Palo Alto, Palantir utilizza dati personali e geo-spaziali supportando Pentagono e comunità di intelligence degli Stati Uniti nelle operazioni di guerra psicologica ed “operazioni informative” micro e macro-mirate. Ed è a sole 10 miglia da un’altra azienda che avviata con capitale iniziale della CIA, Oracle, Inc., il nonno dei database relazionali. In un’esposizione su Cambridge Analytica trasmessa da Channel 4, Nix rivelò che l’azienda utilizzava “alcune compagnie israeliane“, che considerava “molto efficaci nella raccolta di informazioni“. Lo sviluppatore dell’applicazione utilizzata da Cambridge Analytica per raccogliere ed estrarre dati personali di 50 milioni di utenti statunitensi di Facebook, per scopi politici e di altro genere, è Aleksandr Kogan, collega di Kosinski. Nato in quella che era la Repubblica socialista sovietica moldava, Kogan e la famiglia erano tra le centinaia di migliaia di ebrei residenti nell’Unione Sovietica che emigrarono negli Stati Uniti negli ultimi anni dell’URSS. In una mossa degna del peggior James Bond, Kogan cambiò nome in Dr. Alexander Spectre. È interessante notare che un programma dannoso che abbatte la sicurezza delle applicazioni informatiche “sicure” è anche noto come “Spectre“. Molti ebrei moldavi fungono da boss in quello che il Federal Bureau of Investigation chiama “mafia euroasiatica”. Il Presidente Vladimir Putin aveva assolutamente ragione quando dichiarò a NBC News che dei russi non sarebbe coinvolti nell’ingerenza delle elezioni statunitensi, ma che potevano essere “ucraini, tartari o ebrei con cittadinanza russa… Forse doppia cittadinanza o visto. O forse gli statunitensi li hanno pagati per questo lavoro“.
Sulla base delle origini di Cambridge Analytica, SCL Group, Renaissance Technologies, Saatchi & Saatchi, Sequoia Capital, Facebook, Google, Palantir, Collactive e Megaphone/GIYUS, non c’è “forse” sul coinvolgimento di ucraini e ebrei ex-sovietici nella psicologia della manipolazione elettorale. Si potrebbe aggiungere alla lista del Presidente Putin, moldavi, israeliani e cittadini inglesi e statunitensi, per non parlare di lettoni, estoni, rumeni, turchi e macedoni. SCL Group ha condotto ricerche classificate per il Ministero della Difesa inglese e la NATO su “Target Audience Analysis” (TAA), sottoinsieme di ciò che le agenzie d’intelligence occidentali chiamano “Population Intelligence“. Piuttosto che avere legami con l’intelligence o il governo russi, Cambridge Analytica e la collegata SCL Group hanno un rapporto diretto con Whitehall, Pentagono, Foggy Bottom, US Defense Intelligence Agency quando era sotto il comando del generale Flynn, quartier generale del partito conservatore del Regno Unito, quartier generale della NATO a Bruxelles e, in particolare, Mossad e ministero della Difesa israeliano a Tel Aviv. L’ex-commissario per la privacy australiano Malcolm Crompton, ha riassunto il modo in cui aziende come Cambridge Analytica e SCL Group interferiscono nelle elezioni. Disse al “Brisbane Times” che i partiti politici, da soli, vanno biasimati. Crompton disse che i partiti usano “macchine molto sofisticate sull’elettorato” che raccolgono informazioni dai contatti cogli elettori. Aggiunse che tali “fonti di informazione potrebbero poi essere combinate con i dati di Facebook per costruire il profilo degli elettori“. La portata delle interferenze elettorali di Cambridge/SCL Group nel mondo è sbalorditiva. Oltre agli Stati Uniti, il conglomerato è stato attivo nelle elezioni in Kenya, India, Trinidad e Tobago, Antigua e Barbuda, Moldova, St. Lucia, Argentina, Repubblica Ceca, Ghana, Lettonia, Italia, Nigeria, St. Kitts-Nevis, Messico, Giamaica, Polonia, Scozia, Lituania, Germania, Francia, Ungheria, Romania, Tailandia, Sud Africa, Brasile, Indonesia, Irlanda del Nord, Kedah, Bihar, Colombia, Dominica, St. Vincent e Grenadine, Islanda, Nepal, Iran, Malesia e nella campagna “Leave” della Brexit nel Regno Unito.
Nel 2015, gli hacker israeliani di Cambridge Analytica, che lavoravano dall’ufficio di Londra, hackerarono le e-mail dell’ex-candidato presidenziale nigeriano Muhammadu Buhari per scovare informazioni personali imbarazzanti sul candidato musulmano. Ciò avrebbe giovato al presidente in carica Goodluck Jonathan, cristiano che sosteneva stretti legami con Israele. Nello stesso anno, gli hacker israeliani hackerarono e-mail e cartelle cliniche del leader dell’opposizione di St. Kitts-Nevis, Timothy Harris, del Partito laburista popolare. Il governo israeliano era noto opporsi ad Harris per la sua politica volta a rafforzare i legami col Venezuela, deciso avversario d’Israele. Harris, contro le probabilità imposte dagli hacker israeliani e da Cambridge, vinse le elezioni. Cambridge Analytica colpì ancora nel 2017, quando sostenne la rielezione del presidente Uhuru Kenyatta in Kenya diffondendo online voci e pettegolezzi sul suo avversario, usando Facebook e l’applicazione Whatsapp. Kenyatta mantenne forti relazioni d’intelligence e militari con Israele. In quasi tutte le elezioni in cui interferirono, Cambridge Analytica e SCL lo fecero per conto di capi e partiti favorevoli allo stretto legame con Israele. Non è una coincidenza. Con tutta l’attenzione sull’integrità elettorale, ora arriva un’azienda che offre tecnologia blockchaining per controllare e autenticare il conteggio dei voti. L’8 marzo 2018, Agora, società di tecnologia blockchain con sede in Svizzera, emise il seguente comunicato stampa, l’8 marzo 2018: “Le elezioni presidenziali della Sierra Leone del 2018, tenutesi il 7 marzo, rappresentano la prima volta nella storia che la tecnologia blockchain viene utilizzata per le elezioni governative. I risultati del West District sono stati registrati sul blockchain ledger di Agora, e il conteggio fu reso disponibile pubblicamente giorni prima del consueto conteggio manuale“. La tecnologia blockchain è al centro delle criptovalute come Bitcoin. Non è un caso, infatti, che dietro l’introduzione della criptovaluta nella Repubblica delle Isole Marshall, stretto alleato diplomatico d’Israele, vi siano le società tecnologiche israeliane. Manipolazione e penetrazione delle elezioni globali a beneficio di Israele non finirà nel prossimo futuro, né i politici, timorosi della Lobby israeliana, accusano i veri colpevoli di violazioni elettorali in oltre 100 Paesi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

via L’alba della guerra psicografica

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Deputata UE chiede un’inchiesta sulle calunnie della lobby israeliana

Ali Abunimah

9 marzo 2018, Electronic Intifada

Un’importante esponente del Parlamento Europeo sta chiedendo un’inchiesta ufficiale sul ruolo di una funzionaria di alto livello dell’Unione Europea in una campagna di diffamazione della lobby israeliana che l’ha presa di mira.

Ana Gomes, una parlamentare portoghese di centro-sinistra, è stata denunciata da gruppi della lobby filoisraeliana come antisemita dopo che li ha pubblicamente criticati per aver tentato di bloccare il suo invito al militante per i diritti umani dei palestinesi Omar Barghouti per una conferenza al Parlamento Europeo la scorsa settimana a Bruxelles.

Le accuse dei gruppi della lobby filoisraeliana sono state poi amplificate da Katharina von Schnurbein, la più importante funzionaria dell’UE incaricata di combattere l’antisemitismo, e dall’ambasciata UE a Tel Aviv, nota ufficialmente come la “Delegazione dell’Unione Europea in Israele”.

Gomes ha fatto la sua richiesta mercoledì con una lettera a Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea – il governo dell’UE – e alla responsabile della diplomazia dell’UE Federica Mogherini. “Chiedo un’inchiesta sulla campagna diffamatoria diretta contro di me, in quanto MEP (membro del Parlamento Europeo) eletta, da parte di qualcuno della Delegazione UE in Israele e dalla signora von Schnurbein,” afferma la lettera.

Gomes vuole l’indagine per definire se questi funzionari abbiano violato i loro doveri in base al regolamento del personale e alle norme dell’UE sui social media.

In linea con la prassi comune nei sistemi democratici, ai funzionari dell’UE viene richiesto di rimanere politicamente neutrali, il che rende l’attacco pubblico a Gomes – una politica eletta – da parte di von Schnurbein e dell’ambasciata UE a Tel Aviv una grave violazione del loro dovere.

Gomes ha anche sporto la propria denuncia al difensore civico europeo, un ente indipendente incaricato di indagare su accuse di comportamento scorretto presso le istituzioni europee.

Una “lobby perversa”

Il 28 febbraio Gomes ha ospitato un seminario sul movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) [contro Israele] con Omar Barghouti.

Barghouti è uno dei fondatori della campagna di base non violenta per i diritti umani e vincitore nel 2017 del “Gandhi Peace Award” [Premio Gandhi per la Pace].

All’inizio del seminario Gomes ha sottolineato che discussioni sui diritti umani dei palestinesi erano molto più frequenti, “ma sono diventate sempre più rare in questo parlamento in seguito ad una lobby molto perversa che tenta di intimidire le persone.”

Gomes ha aggiunto di essere stata sottoposta a simili pressioni nei giorni precedenti il seminario da parte di gruppi che “dicono molte falsità” e “fraintendono le parole di molti studiosi.”

In risposta l’“AJC Transatlantic Institute” [Istituto Transatlantico AJC] ha denunciato le notazioni di Gomes come “antisemite”, sostenendo che lei stava “demonizzando le organizzazioni della società civile ebraica” e ha chiesto “un’azione disciplinare” contro di lei da parte del suo gruppo parlamentare.

L’ “AJC Transatlantic Institute” è l’ufficio di Bruxelles dell’”American Jewish Committee” [Commissione Ebraica Americana], un’organizzazione lobbystica che afferma di “appoggiare Israele ai più alti livelli” dai “corridoi dell’ONU a New York a quelli dell’Unione Europea.”

Una delle sue principali attività è insabbiare i crimini di guerra israeliani.

Katharina von Schnurbein, dell’UE, ha ritwittato l’attacco dell’“AJC Transatlantic Institute”, sostenendo che le obiezioni di Gomes per essere stata censurata da gruppi politici che lavorano per Israele rappresentano “abominevoli espressioni antisemite.”

A loro volta, i tweet di von Schnurbein che attaccavano Gomes sono stati ritwittati da @EUinIsrael, l’account ufficiale dell’ambasciata UE a Tel Aviv.

In almeno uno dei propri tweet, l’ambasciata ha fornito il proprio appoggio implicito alle critiche a Gomes.

Allineata con Israele

In realtà uno dei suoi [di von Schnurbein] principali obiettivi è stato aiutare la lobby filoisraeliana a combattere l’attivismo solidale con i palestinesi diffamando come antisemite le critiche contro l’occupazione, la colonizzazione di insediamento e l’apartheid di Israele.

Ha sostenuto senza prove che le attività del BDS hanno portato ad un incremento di episodi antisemiti nei campus universitari.

In risposta ad una richiesta di informazioni da parte di “Electronic Intifada”, la Commissione Europea ha fornito il proprio pieno appoggio a von Schnurbein in seguito al suo attacco contro Gomes.

“La Commissione Europea rimane ferma contro l’antisemitismo – così come più in generale contro il razzismo e la xenofobia – e il lavoro della coordinatrice nella lotta contro l’antisemitismo è una parte importante dei nostri sforzi a questo proposito,” ha detto un portavoce.

Questa settimana von Schnurbein era a Londra per partecipare alla cena di un gruppo lobbystico israeliano, il “Community Security Trust”, insieme all’ambasciatore israeliano Mark Regev.

L’ambasciata UE a Tel Aviv si è anche schierata con opinioni di estrema destra: lo scorso anno ha ingaggiato un sostenitore israeliano del genocidio dei palestinesi perché comparisse in un video in cui reclamizzava i benefici della cooperazione tra UE ed Israele.

Tentativi di bloccare la conferenza

Nella lettera in cui chiede l’inchiesta, Gomes afferma che l’annuncio del seminario con Barghouti “ha provocato tentativi da parte di alcune organizzazioni di bloccarlo, di etichettare esso, il signor Barghouti e me con l’insulto di “antisemiti”.

Oltre all’”AJC Transatlantic Institute”, Gomes afferma che le “organizzazioni che hanno condotto questa campagna diffamatoria” includono gruppi della lobby filoisraeliana come l’“European Coalition for Israel”, l’“European Jewish Congress” e l’“European Leadership Network”.

Come riportato da Electronic Intifada, l’“European Leadership Network” ha una politica di collaborazione con politici dell’estrema destra europea, compresi neonazisti e negazionisti dell’Olocausto, nella misura in cui sono filoisraeliani.

Anche l’“Israel Project”, un’importante organizzazione antipalestinese, si è dato da fare contro la conferenza di Barghouti, definendo “vergognoso” che il Parlamento Europeo “legittimi il suo antisemitismo.”

Coraggio morale

“Insistendo perché io parlassi al Parlamento Europeo, resistendo alle intimidazioni ed ai tentativi menzogneri della lobby dell’UE filoisraeliana, Ana Gomes ha dimostrato il proprio coraggio morale e il suo fermo impegno per i diritti umani,” ha detto Barghouti a “Electronic Intifada”.

Ha aggiunto: “Lei ha anche rappresentato la crescente ripulsa della società civile europea e di base nei confronti delle gravissime violazioni dei diritti umani da parte di Israele contro il popolo palestinese e, in modo decisivo, della complicità dell’UE nel consentire e rafforzare il sistema pluridecennale di oppressione coloniale e apartheid di Israele.”

Nella sua conferenza al seminario – il cui testo Gomes ha postato sul suo sito – Barghouti ha detto che “solo consistenti pressioni da parte della società civile europea possono porre fine a questa complicità dell’UE.”

Anche Israele lo sa, ed è la ragione per cui i lobbysti di Bruxelles ed i loro alleati all’interno della burocrazia dell’UE appaiono così determinati a calunniare chiunque resista loro.

(traduzione di Amedeo Rossi)

Sorgente: Deputata UE chiede un’inchiesta sulle calunnie della lobby israeliana – Zeitun

D’Alema, Renzi, Israele e il diritto internazionale

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Leonardo Aseni

Qualche giorno fa, durante una cena privata, Massimo D’Alema, sembra essersi lasciato sfuggire una battuta di estremo interesse politico: ‘’Renzi è un agente del Mossad, bisogna farlo cadere’’. Possiamo prendere alla leggera le parole del dirigente del PD ?


Aldo Giannuli prova ad ironizzare: ‘’Certo una battuta conviviale sicuramente è sfuggita; tutti sappiamo che Max è un distrattone che fa queste cose senza pensarci e senza badare che è presente un giornalista e si sa come fanno questi infami della carta stampata: ti carpiscono un pensiero, una battuta confidenziale e poi te la sparano sui giornali. Poi, pare che la giornalista si fosse introdotta clandestinamente ed assistesse alla cena travestita da ficus’’ 1


Resta il fatto che la vicinanza – per non dire il servilismo – di Matteo Renzi alla lobby sionista è più che evidente e nessuno si sogna di negarlo, nemmeno Giannuli il quale poco dopo precisa che: ‘’Certo che non è una cosa da poco dire che il Presidente in carica è un agente di influenza di un servizio segreto straniero (e che servizio!). E poi lo pensereste mai di uno come Renzi? Va bene, si è sempre mostrato assai comprensivo verso le ragioni di Israele, ma questo che vuol dire? Spesso è parso in sintonia con l’asse Telaviv-Mosca ( certamente l’asse Washington – Tel Aviv ), ma è solo un impressione’’. Del resto il consulente in materia economica del pinocchio fiorentino è Yoram Gutgeld e qui il nostro storico è chiaro: ‘’Ma proprio questa è la conferma che Renzi non può essere in rapporto con il Mossad, perché Gutgeld ha prestato servizio nella Israel Defense Foirces, per poi passare ai reparti regolari dove è stato tenente colonnello, addetto al settore analisi, quel che fa pensare non al Mossad ma, semmai, all’Unit 8200, una branca del sovra nominato Israel Defence Forces’’. Il problema, a parte la corretta precisazione di Giannuli, non può essere eluso: Mossad o IDF, Israele ha messo le mani sulle istituzioni italiane e mira a demolire la Costituzione democratica del nostro paese. Vi sembra una cosa da poco che il Primo Ministro italiano abbia come consulente un economista, ex militare – già il mix economia ed esercito suona strano – israeliano, quindi di un paese straniero il quale, puntualmente, viola il diritto internazionale?


La domanda che sto per porre è di estrema importanza: molti uomini politici, intellettuali ed accademici che operano in Italia, in quanto cittadini italiani, hanno, in virtù delle loro origini ebraiche, anche la cittadinanza israeliana. E’ legittimo sapere a quale paese, concretamente, queste persone giurano fedeltà ?


Sono davvero tanti ( troppi ) i ragazzi ebrei che – a spregio della nazione di cui sono cittadini – si trasferiscono in Israele e prestano servizio nell’IDF indottrinandosi al sionismo di guerra. E’ il caso dell’italiano Leonardo Aseni che è entrato nell’unità Golani sul Golan siriano; questi territori sono stati letteralmente rubati alla Siria baathista ed è qui che Israele offre copertura ai tagliagole del Fronte Jabat Al Nusra. Leggiamo su Reporter Nuovo, sito di orientamento filoisraeliano, che: ‘’Tanti, tantissimi sono i ragazzi ebrei che da tutte le parti del mondo si trasferiscono in Israele per “servire” il loro Paese: americani, francesi, sudamericani, russi, sudafricani’’ 2.


Partendo da questa prospettiva, Israele, si pone non più come un semplice Stato nazionale – seppur imperialista – ma come una sorta di entità metaterritoriale: Israele è ovunque siano presenti fanatici filosionisti, disposti ad avallare il progetto di pulizia etnica di Netanyahu. Le parole di Leonardo Aseni solo eloquenti: ‘’Ho sempre avuto il sogno di essere un soldato da combattimento. Il mio amore per Israele nessuno me l’ha mai inculcato. I miei genitori vivono a Milano, mio padre è cattolico, mia madre ebrea. La mia famiglia in Israele, zii, cugini ecc, non sono esageratamente sionisti. La passione per questo Stato, e per tutto quello che c’è dietro, nasce dalle mie letture, dalla mia passione per la storia.” Avendo fatto l’Aliyà (ovvero esercitare il diritto di ogni ebreo di emigrare nello Stato di Israele) a 25 anni lui avrebbe dovuto fare solo 6 mesi di leva militare, ma ha scelto di farlo come volontario per 18 mesi’’.


Questa anomalia è facilmente spiegabile se noi inquadriamo il sionismo come una ideologia pan-imperialistica – quindi non solo israeliana – che, avendo un carattere messianico, si propone di portare a compimento il progetto britannico di colonizzazione (e schiavizzazione) dei popoli. Il carattere messianico del sionismo si fonda sulla coppia (che assume caratteri paranoici) ‘’amico o nemico’’ all’interno delle ‘’comunità ebraiche’’ presenti in Europa e negli Stati Uniti.


Il problema è serio: questi individui, poco o per nulla fedeli alla Costituzione italiana, una volta adempiuto il loro compito nell’IDF e rientrati in Italia, quanto saranno propensi a rispettare gli orientamenti politici dominanti nell’opinione pubblica del nostro paese sulla questione israelo-palestinese ? Mi spiego: questi gruppi sionisti militanti (da non sovrapporre alla comunità ebraica) , presenti in Italia, in che misura diventano delle Quinte Colonne di Israele soprattutto per ciò che riguarda il controllo, la manipolazione dei media e la costruzione di consenso per le politiche di guerra sioniste, in barba al nostro diritto?


Per questo motivo l’affermazione di D’Alema, ‘’Renzi agente del Mossad’’, non può passare in sordina: la magistratura di uno Stato di diritto serio, avrebbe nelle sue mani un elemento importante per iniziare ad indagare le reali relazioni del Primo Ministro, Matteo Renzi, e lo stato d’Israele, ovvero uno stato straniero che mina gli interessi della nazione – e del popolo – italiano. Il sionismo, con la sua invasività e violenza, (im)pone seri problemi giuridici: Israele ridefinisce il concetto di sovranità nazionale, plasmandolo alla mercè dei suoi interessi imperiali. Le Costituzioni democratiche – come ho già detto precedentemente – sono demolite dalle lobby sioniste, strutture elitarie e ben organizzate.


Per l’ennesima volta chiarisco che cos’è la lobby sionista, concetto alquanto complesso e sicuramente – data l’ingenuità di molti lettori – scivoloso. La lobby israeliana si è consolidata per due ragioni, una storica ed una politica successiva alla nascita di Israele nel 1948: (a) storicamente, i più grandi strateghi del colonialismo britannico ( Disraeli, Cecil Rhodes ed altri ), erano in maggioranza uomini dell’alta borghesia ebraica osservanti del Talmud di Babilonia. Per questo motivo, quando il sionismo religioso si convertì in movimento politico, su basi laiche, nel 1897, il suprematismo talmudista aveva già influenzato una buona parte della classe dirigente britannica. (b) Israele è riuscita a collocare i propri sostenitori nelle organizzazioni transnazionali capitaliste. Opporsi alla lobby sionista, in virtù di ciò, è estremamente importante e lo storico Diego Siragusa lo conferma in modo deciso: ‘’La lobby, per definizione, è un gruppo di potere che fa “pressione” coi mezzi di cui dispone per ottenere vantaggi da chiunque. Le lobby ebraiche sono le più potenti e meglio organizzate al mondo. Controllano l’economia, la finanza, le banche, l’informazione, il cinema, le industrie strategiche, la politica, la scienza. Gli Stati Uniti sono controllati dalle lobby ebraiche che dettano legge in ogni campo. Israele è la prima potenza al mondo, non gli Stati Uniti’’ 3.


L’analisi di Siragusa coincide con quella dell’ebreo antisionista Gilad Atzmon – studioso che ha avuto il coraggio di parlare espressamente di tribalismo ebraico – oltre alla ricerca di James Petras, sociologo marxista il quale ha posto la domanda: “gli Usa sono i padroni o i servi del sionismo?’’. Ma è proprio il tribalismo ebraico su cui batte Atzmon la chiave di lettura più importante: i giovani, come Leonardo Aseni, che servono nell’IDF, una volta tornati in Italia, diventano degli ‘’sradicati’’, oserei dire degli ‘’alieni’’. L’indottrinamento sionista, gli sproloqui del Talmud e la condivisione dei crimini militari israeliani, legano psicologicamente questi ragazzi al regime di Tel Aviv, trasformandoli – su chiamata del Mossad, di un sayanim oppure dei ‘’fratelli’’ della comunità – in attivisti israeliani sul territorio italiano. Così si viene a creare un legame psicologico difficile da rompere, per l’appunto tribale: Leonardo Aseni non è, o non sarà, un semplice ‘’italoisraeliano’’ ma un sionista residente ( ed operante ? ) nel territorio italiano. Da questo punto di vista Israele diventa un meta-Stato, una condizione mentale che spinge, chi cade nella sua macchina dell’indottrinamento, a sentirsi come un corpo estraneo nel paese in cui risiede.


Faccio un appunto: secondo le leggi sioniste, un cittadino italiano che si converte al giudaismo può prestare servizio nell’IDF e magari chiedere la cittadinanza israeliana. Quindi si diventa parte di Israele e del suo esercito se si professa la fede ebraica. Scusate, ma solo due entità delegano l’ingresso nelle proprie milizie alle pratiche religiose: Israele e Daesh. Può essere difficile da digerire – soprattutto per il moralmente corrotto ceto mediatico e accademico italiano – ma questa è la verità. Non c’è null’altro da aggiungere. Un cittadino italiano che inizia a seguire i precetti dell’Islam sunnita non acquista, in nome di nessuna legge, la cittadinanza marocchina ( il Marocco è uno dei principali paesi islamici sunniti ). Israele, dal un punto di vista del diritto internazionale, dà così vita a delle vere e proprie aberrazioni giuridiche.


Per queste ragioni la pesante affermazione di D’Alema su Matteo Renzi deve spingerci a porre delle domande: quanto influisce la lobby sionista sulla politica estera dei nostri governanti ? Il Parlamento italiano – come quello britannico – è occupato da Israele? James Petras ha dimostrato come gli ‘’agenti israeliani penetrano indisturbati in tutti i gangli vitali della Nazione’’. Questo discorso vale anche per l’Italia ?

 

  1. http://www.aldogiannuli.it/renzi-spia-del-mossad-conte-max/
  2. http://www.reporternuovo.it/2014/03/06/da-milano-al-golan-un-italiano-che-ha-scelto-israele/
  3. http://www.linterferenza.info/attpol/3400/

 

thanks to: l’Interferenza

Livingstone fired over Hitler remarks

The former mayor of London, Ken Livingstone, is fired from his radio show for saying Hitler supported Zionism.

Livingstone said last month that “let’s remember when Hitler won his election in 1932, his policy then was that Jews should be moved to Israel. He was supporting Zionism before he went mad and ended up killing six million Jews.”

Sorgente: PressTV-Livingstone fired over Hitler remarks

US Needs Israel to Extend Power in Middle East, and Is Willing to Pay Big

US Vice President Joe Biden arrived in Israel on Tuesday, after Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu canceled a visit to the White House scheduled for later in March. Professor Ghada Talhami told Sputnik’s Brian Becker that the relationship between Israel and the US is still defined by Washington lobbyists, and by America’s dominating outlook.

The US has long turned a blind eye to Israeli settlements on occupied Palestinian territories, and during Biden’s previous official visit to Israel, the Netanyahu government announced the construction of additional settlements. According to Talhami, one of the reasons why the US cannot take effective action against Israel, America’s biggest recipient of foreign aid, is the power of the Israeli lobby in Washington, DC.

“The work of the Israeli lobby has been unbelievable in the United States, to the extent that [Arabs in the US] call the United States Congress ‘Israeli occupied territory'” Talhami said. “This is quite a machine; it has been built over the years and…has managed to restrain the chief executive in our government.”

Considering that 2016 is an election year in the US, the Democratic party, represented by Biden and Obama, “cannot afford” an estranged relationship with Israel, Talhami said. This would appear to explain Biden’s visit to the Middle East country.

“Everybody had great hope for [Obama],” the professor stated. “People expected some kind of a different attitude towards at least the Israeli settlements, but he was doing exactly the same thing as his predecessors.”

The power of the Israeli lobby is not the only factor maintaining the strong historic alignment between Israel and the United States, the professor asserted. There is also America’s geostrategic outlook, in which the US needs Israel to extend its power in the Middle East, a resource-rich and geostrategically important part of the world.

That is, in part, why Israel receives $4 billion from the US annually, mostly in military armament. And now America plans to increase its aid by more than $40 billion over the next ten years.

“United States is not such a weak country that it can be led by the nose by the Israel lobby,” Talhami said. “Clearly there are people in the American government…probably the CIA and the military, who still see their interests combined with the interests of Israel, and actually they are happy with the relationship the way it is.”

As for the clashes between Israeli settlers, citizens and Palestinians, the professor blames corporate-owned media outlets for feeding the American public lies, as it continually presents the Palestinians as terrorists.

“There are few Israeli soldiers or civilians, settlers who actually get killed. Most of the people who get killed are Palestinian kids,” she said. “The Palestinians also have a right to defend themselves. [They] have rights under international law, and their rights under international law are they should not be occupied, their land should not be taken from them, they should not be abused at the checkpoints on a daily basis.”

According to the professor, the only hope now is that Obama “has the courage” to take some action in the final months of his presidency, for example, by withholding American economic aid from Israel, which the country spends to enlarge and secure settlements in illegally-seized territories.

thanks to: Sputniknews

L’attacco della lobby Israeliana alla libertà accademica. Tentativi di censura segno di debolezza

I tentativi di censura non sono un segno di forza, ma di debolezza

di Ben White

Per anni, le lobby israeliane hanno bollato l’appello dei palestinesi per il boicottaggio delle università israeliane come attacco alla “libertà accademica”. Ora la maschera è finalmente caduta.

Il mese prossimo, all’Università di Southampton nel Regno Unito, si terrà una conferenza su Israele e il diritto internazionale che riunirà “studiosi di diritto, politica, filosofia, teologia, antropologia, storia, studi culturali e altre discipline connesse”.

Tuttavia, in un impudico attacco alla libertà di parola, è aumentata la pressione perché l’università annullasse l’evento. Alla fine dell’anno scorso, il Comitato dei Deputati Ebrei Britannici, il Jewish Leadership Council, e l’Unione degli studenti ebrei hanno scritto al direttore della Scuola di Giurisprudenza di Southampton, sostenendo che la conferenza “andrebbe oltre l’ammissibile”.

Nel mese di febbraio, queste organizzazioni si sono riunite nella coalizione Università del Regno Unito, e hanno lamentato che la “libertà di parola” impediva alle università di “prendere in considerazione rappresentazioni valide per la comunità ebraica”. Stranamente, era presente anche l’ambasciatore britannico in Israele, Matthew Gould.

Attacchi continui

Nelle ultime settimane vi è stato un flusso costante di attacchi contro l’Università di Southampton, tra cui il suggerimento che la conferenza avrebbe reso l’università “complice nel favorire la montante e straziante ondata di antisemitismo in Europa”.

Disturba che sia intervenuto anche il Ministro per le Comunità, Eric Pickles, ponendosi come arbitro di ciò che si trova oltre i confini del “legittimo dibattito accademico”.

L’università ha invece sottolineato l’obbligo di legge di proteggere la libertà di parola. Un portavoce ha detto che l’università “difende la libertà accademica, la libertà di parola e le opportunità per il personale e gli studenti di discutere di una vasta gamma di opinioni e prospettive”.

Nel frattempo, centinaia di docenti e ricercatori hanno firmato una dichiarazione a sostegno della libertà accademica. Professori delle università di Oxford, Cambridge, della London School of Economics, di Harvard, del MIT, dell’Università della California e altre hanno condannato “i tentativi di parte” compiuti per “mettere sotto silenzio analisi dissenzienti del tema in questione”.

L’intero episodio è istruttivo del modo in cui i sostenitori di Israele cercano ipocritamente e in mala fede di soffocare la discussione critica.

In primo luogo, gli oppositori del boicottaggio accademico di Israele si presentano come difensori della “libertà accademica” – anche se la campagna per il Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) è basata sulla complicità istituzionale delle università israeliane nell’occupazione e in crimini di guerra. Il significato di libertà di parola viene ridefinito come discussione che non disturbi i difensori intransigenti di Israele.

I timori di ‘estremismo’

Eppure gli stessi lobbisti israeliani che erroneamente dicono che il BDS è un attacco alla libertà accademica ora vogliono impedire una conferenza semplicemente perché non gli piacciono le idee che verranno discusse. Infatti, in un gesto che ricorda il maccartismo, la coalizione anti-BDS ha passato in rassegna 56 conferenzieri, etichettandone 45 come “anti-israeliani”.

In secondo luogo, la strategia iniziale – dopo l’attacco privato, quello pubblico – è stata quello di insinuare che la conferenza avrebbe in qualche modo nuociuto ai “rapporti tra le comunità”, un tentativo trasparente di attingere a timori circa “l’estremismo” e l’antisemitismo.

Ad alcuni funzionari universitari è stato detto da coloro che cercano di censurare che la conferenza stava causando “grande preoccupazione e angoscia” e che avrebbe potuto avere “conseguenze dannose per il benessere degli studenti e i rapporti tra le comunità nel campus”. Il direttore del Jewish Leadership Council, Simon Johnson, ha affermato che la conferenza avrebbe avuto “un impatto negativo sul sentimento comunitario”.

Questo tipo di discorso rappresenta un trend in crescita. Il Comitato dei Deputati, per esempio, ha citato “la coesione della comunità”, per opporsi ai Consigli locali che espongono bandiere palestinesi in un gesto di solidarietà nei confronti di un popolo occupato.

In terzo luogo, il significato di libertà di parola viene rivisitato in modo da significare discussione che non disturbi i difensori intransigenti di Israele. Il vicepresidente del Comitato dei Deputati, Jonathan Arkush, ha chiesto che a meno che l’università “rimodulasse” il convegno, questo “avrebbe dovuto essere annullato”. Ha detto che non si trattava di censura, ma “semplicemente” di chiedere “un dibattito equilibrato”.

Imparzialità

L’“insistenza” del Comitato sulla cosiddetta imparzialità è ironica, dato che il tesoriere uscente dell’organizzazione ha dichiarato di non potere criticare Israele, finché era in carica. Secondo Laurence Brass, chi esprime la propria opinione “è sottoposto a critiche personali molto dure e talvolta persino ad insulti”. Infatti, Arkush stesso ha chiesto a Brass di tacere.

Il doppio standard va oltre la parodia. Douglas Murray, della fondazione neo-conservatrice The Henry Jackson Society, ha dichiarato che la conferenza non è protetta dalla libertà di parola, perché è “unilaterale” – pochi giorni dopo aver scritto un articolo in cui affermava che “la Gran Bretagna è ora un paese in cui la libertà di parola è problematica”.

La deputata Caroline Nokes, nel frattempo, ha descritto la “libertà accademica” come “sacrosanta” e subito dopo, senza neanche rendersene conto, ha detto che si poteva fare un’eccezione a tale principio inviolabile nel caso di questa conferenza “apparentemente unilaterale”.

“Non si tratta di libertà accademica”, ha scritto la Federazione Sionista in una petizione. Protestano fin troppo. Ma non è solo questione di resistere a un attacco alla libertà accademica mascherato da preoccupazione per “l’uniteralità” o “i rapporti tra le comunità”.

In una prospettiva più ampia si tratta della continuazione degli sforzi per mettere a tacere il dibattito critico e punti di vista diversi, in particolare il punto di vista palestinese, in un momento in cui la voce degli espulsi e degli occupati viene sentita più forte che mai. I tentativi di censura non sono un segno di forza, ma di debolezza.

Ben White è un giornalista freelance, scrittore e attivista, specializzato in Palestina / Israele. 

Fonte: Al Jazeera

Traduzione di Federico Zanettin

thanks to: BDS Italia

Il rapporto segreto che aiuta Israele a nascondere i fatti

I portavoce israeliani hanno il loro bel da fare nello spiegare come hanno ucciso più di 1000 Palestinesi in Gaza, molti dei quali civili, a confronto con appena tre civili uccisi in Israele dai razzi e mortai di Hamas. Ma in televisione, nelle radio e sui giornali, i portavoce del governo israeliano, come Mark Regev, appaiono furbi e meno aggressivi rispetto ai loro predecessori, che spesso erano visibilmente indifferenti a quanti palestinesi erano stati uccisi.

C’è una ragione per questo miglioramento delle competenze di PR (Public Relation n.d.t) dei portavoce israeliani. Stando a quello che si dice, il copione che stanno utilizzando è uno studio professionale, ben studiato e riservato, su come influenzare i media e l’opinione pubblica in America e in Europa. Scritto dall’esperto sondaggista repubblicano e stratega politico, il dottor Frank Luntz, lo studio è stato commissionato cinque anni fa da un gruppo chiamato Il Progetto Israele, con uffici negli Stati Uniti e in Israele, per l’utilizzo da parte di coloro “che sono in prima linea nella lotta contro la guerra mediatica per Israele “.

Ognuna delle 112 pagine del libretto è contrassegnata “non per la distribuzione o la pubblicazione” ed è facile capire il perché. La relazione Luntz, ufficialmente intitolata ” Il Dizionario della Lingua Globale del Progetto Israele 2009“, è trapelata quasi subito aNewsweek online, ma la sua vera importanza è stata raramente riconosciuta. Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti, specialmente i giornalisti, interessati a qualsiasi aspetto della politica israeliana riguardo alle sue “fare e non fare” per i portavoce israeliani.

Questi sono molto illuminanti per il divario tra ciò che i funzionari e i politici israeliani credono davvero, e quello che dicono, quest’ultimo modellato nei minimi dettagli con sondaggi per determinare quello che gli americani vogliono ascoltare. Certo, nessun giornalista che intervista un portavoce israeliano può farlo senza leggere questa anteprima di molti dei temi e frasi utilizzate dal signor Regev e dai suoi colleghi.

Il libretto è pieno di consigli sostanziosi su come si dovrebbero modellare le loro risposte per diversi tipi di pubblico. Ad esempio, lo studio afferma che “gli americani concordano sul fatto che Israele ha diritto a frontiere difendibili”. Ma non si dice nulla di preciso per definire esattamente come dovrebbero essere quei confini. Evitare di parlare di confini in termini di pre-o post-1967, perché serve solo a ricordare agli americani la storia militare di Israele. Soprattutto a sinistra questo ti danneggia. Ad esempio, il supporto per il diritto di Israele a confini difendibili cade da un esaltante 89 per cento a meno del 60 per cento quando si parla in termini di 1967.

Cosa dire riguardo al diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi che sono stati espulsi o sono fuggiti nel 1948 e negli anni successivi, e che non sono autorizzati a tornare alle loro case? Qui il dottor Luntz offre sottili consigli per i portavoce, dicendo che “il diritto al ritorno è un problema difficile da comunicare efficacemente per gli israeliani perché gran parte del linguaggio israeliano suona come le parole ‘separati ma uguali’ dei segregazionisti negli anni ’50 e ’80 sostenitori dell’apartheid. Il fatto è che gli americani non amano, non credono e non accettano il concetto di ‘separati ma uguali’. ”

Come dovrebbero regolarsi i portavoce con quello che il libretto ammette essere una domanda difficile? Dovrebbero fare una “domanda”, sulla base del fatto che gli americani non amano le persone che fanno domande”. Poi dicono ‘ i Palestinesi non si sono accontentati del proprio stato. Ora stanno chiedendo territorio all’interno di Israele’”. Altre proposte per una effettiva risposta israeliana includono l’affermazione che il diritto al ritorno potrebbe diventare parte di una accordo definitivo “a un certo punto in futuro”.

Dr Luntz osserva che gli americani nel loro complesso hanno paura dell’immigrazione di massa negli Stati Uniti, così parlare di “immigrazione palestinese di massa” in Israele questa non sarà accolta favorevolmente dagli americani. Se non altro funziona dire che il ritorno dei palestinesi potrebbe “deviare gli sforzi per raggiungere la pace”.

La relazione Luntz è stata scritta all’indomani dell’operazione Piombo Fuso nel dicembre 2008 e gennaio 2009, quando 1.387 palestinesi e nove israeliani furono uccisi.

C’è un intero capitolo su “isolare l’Iran sostenuta da Hamas come un ostacolo alla pace”. Purtroppo, all’arrivo dell’attuale operazione Protective Edge, che ha avuto inizio il 6 luglio, c’è stato un problema per i propagandisti israeliani perché Hamas aveva litigato con l’Iran sulla guerra in Siria e non ha avuto contatti con Teheran. Relazioni amichevoli sono stati ripresi solo negli ultimi giorni – grazie alla invasione israeliana.

Gran parte del consiglio del dottor Luntz è di circa il tono e la presentazione del caso israeliano. Dice che è assolutamente cruciale per trasmettere empatia per i palestinesi: “Persuadables [sic] non si curano di quanto si sa fino a che non sanno quanto vi preoccupate. Mostrate empatia per entrambi i lati! “Questo potrebbe spiegare perché un certo numero di portavoce israeliani sono quasi lacrimosi per le difficoltà dei palestinesi martellati da bombe e proiettili israeliani.

In una frase in grassetto, sottolineato e scritto in minuscolo, il dottor Luntz dice che il portavoce o leader politici israeliani non devono mai, mai giustificare “il massacro deliberato di donne e bambini innocenti” e devono aggressivamente sfidare coloro che accusano Israele di un tale crimine. Il portavoce israeliano ha lottato per essere fedele a questa prescrizione quando 16 palestinesi sono stati uccisi in un rifugio delle Nazioni Unite a Gaza lo scorso Giovedi.

C’è una lista di parole e frasi da utilizzare e una lista di quelle da evitare. Schmaltz è molto richiesto: “Il modo migliore, l’unico modo, per raggiungere la pace duratura è quello di raggiungere il rispetto reciproco.” Soprattutto, il desiderio di Israele per la pace con i palestinesi va sottolineato in ogni momento, perché questo è quello che la stragrande maggioranza degli americani vuole che accada. Ma ogni influenza su Israele per fare effettivamente la pace può essere ridotta affermando “un passo alla volta, un giorno alla volta”, che sarà accettato come “un approccio di buon senso per l’equazione terra in cambio di pace”.

Dr Luntz cita come un esempio un “efficace slogan israeliano” che recita: “In particolare voglio raggiungere le madri palestinesi che hanno perso i loro figli. Nessun genitore dovrebbe seppellire il proprio bambino”.

Lo studio ammette che il governo israeliano non vuole veramente una soluzione a due stati, ma dice che questo dovrebbe essere mascherato, perché il 78 per cento degli Americani lo vuole. Le speranze per il miglioramento economico dei palestinesi devono essere sottolineate.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu è citato con vigore quando dice che è “tempo per qualcuno di chiedere ad Hamas: Che cosa stai facendo per portare prosperità al tuo popolo?”. L’ipocrisia di questo tizio convince: sono i sette anni di assedio economico israeliano che hanno ridotto Gaza alla povertà e alla miseria.

In ogni occasione, la presentazione degli eventi dei portavoce israeliani è orientata a dare agli Americani ed Europei l’impressione che Israele vuole la pace con i palestinesi ed è disposto a compromessi per raggiungere questo obiettivo, quando tutte le prove dicono che non è così. Anche se non era nelle intenzioni, alcuni studi più rivelatori sono stati scritti in tempo di guerra e di pace sul moderno Israele.

The Israel Project’s 2009 GLOBAL LANGUAGE DICTIONARY (Pdf versione italiana)

titolo originale: The secret report that helps Israel hide facts

di Patrick Cockburn pubblicato su www.independent.co.uk

Traduzione di Davide Amerio http://www.tgvallesusa.it/?p=10214

( Fonte:Contropiano.org )