Il movimento di Moqtada al-Sadr rilascia una dichiarazione che smorza le speranze Usa di farne un ‘baluardo anti-Iran’!

Nella delusione per i risultati delle recenti elezioni politiche irakene, alcuni commentatori americani avevano provato a cercare un “silver lining”, per dirla in Inglese, cioé un lato positivo in una situazione complessivamente avversa, da cui sperare di poter iniziare a invertire il trend.

Visto che a imporsi alle elezioni è stata soprattutto la coalizione guidata da Moqtada al-Sadr, questi “pundit” americani sono andati a spulciare le cronache recenti trovando qualche dichiarazione del rampollo della celebre ‘dinastia’ religiosa mesopotamica, che potevano essere lette come blandamente critiche verso la Repubblica Islamica.

“Allora”, hanno ragionato i “ponzatori” dei ‘think tank’ a stelle e strisce, “potremo fare di Moqtada e dei suoi seguaci una ‘barriera’ contro l’influenza iraniana”.

Così pensavano, finché oggi il Politburo del Movimento Sadrista, ha emesso la nota che vedete trascritta in apertura.

Traduciamo:

“Il nostro Movimento non accetterà di trasformarsi in alcun modo in strumento dei tentativi regionali americani, la nostra relazione con l’Iran é storica e destinata a crescere e svilupparsi, nessuno deve mai sperare di poter usare suolo o cielo irakeno per un attacco contro l’Iran”.

Non abbiamo ancora riscontrato reazione dei ‘ponzatori’ americani, forse sono andati a piangere in un angolo.

thanks to: Palaestina Felix

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Tusk contro Trump: “Con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?”

“Guardando alle ultime decisioni di Trump qualcuno potrebbe anche pensare: con amici così, a cosa servono i nemici?”. Così il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, su Twitter. “La Ue dovrebbe essere grata a Trump – ha aggiunto -. Grazie a lui ci siamo liberati di ogni illusione. Abbiamo capito che se ti serve una mano, la trovi alla fine del tuo braccio”.

thanks to: MSN

Iran: “Gli USA sono un paese che non manterrà mai le proprie promesse”

Rohaní ha parlato alla tv iraniana dopo l’annuncio di Trump sul ritiro degli Stati Uniti dell’accordo nucleare.

Il presidente dell’Iran, Hasan Rohaní, ha dichiarato che a partire da questo momento il Piano di azione congiunta globale “è un accordo tra l’Iran e cinque paesi”, dopo che l’accordo ha perso uno dei suoi membri.”L’Iran è un paese che rimarrà sempre fedele ai suoi impegni e gli Stati Uniti sono un paese che non adempiranno mai alle loro promesse”, ha affermato il presidente iraniano.

Il presidente iraniano ha ordinato al ministro degli esteri di negoziare la questione con altri paesi.

“Il ministero degli Esteri iraniano continuerà i colloqui con gli altri paesi dell’accordo”, ha spiegato Rohaní, aggiungendo che la decisione di Trump sull’Iran fa parte della “guerra psicologica”.

L’accordo è stato firmato dall’Iran e dal gruppo 5 + 1 (Regno Unito, Cina, Francia, Russia, Stati Uniti e Germania) nel 2015 e ha stabilito l’annullamento di una serie di sanzioni contro la Repubblica islamica in cambio del suo impegno di non sviluppare o acquisire armi nucleari.

Fonte: RT

Sorgente: Iran: “Gli USA sono un paese che non manterranno mai le loro promesse”

La follia di Trump contro l’Iran, Israele criminale ancora contro la Siria sovrana.

Notizie drammatiche arrivano in queste ore dal Medio Oriente. Mentre Trump rilasciava le sue folli dichiarazioni sull’Iran, l’aviazione di Israele ha immediatamente bombardato Damasco preparandosi ad aggredire il Libano, dopo la vittoria di Hezbollah alle ultime elezioni.

Fermiamo i criminali nazi-sionisti che governano lo Stato di Israele. Fermiamo la mano agli assassini che hanno sterminato decine di palestinesi nella striscia di Gaza. Solidarietà all’eroico popolo palestinese! Solidarietà ad Hezbollah e ai suoi valorosi combattenti internazionalisti! Solidarietà alla Siria sovrana e al suo popolo che fronteggiano l’aggressione imperialista, sionista e dei loro alleati tagliagole jihadisti! Sinistra del nostro paese, se ancora esisti, sveglia! Cinque Stelle datevi una mossa, se volete essere credibili agli occhi del popolo della pace!

Mauro Gemma, direttore di Marx21

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Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis”

Migliaia di persone sono scese in piazza a Tehran per omaggiare le vittime dei brutali attentati terroristici che hanno colpito la città.  “Morte all’Arabia Saudita”. “Morte agli Stati Uniti”. I cori pià frequenti. Del resto, i leader della Repubblica islamica hanno accusato Washington e Riad di supportare gli attacchi che hanno ucciso 17 persone.

 

Questo venerdì, il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha sostenuto come gli attentati aumenteranno solo l’odio dell’Iran verso gli Stati Uniti e i suoi “tirapiedi” come l’Arabia Saudita. L’attacco “non intaccherà la determinazione della nazione iraniana e il risultato sarà quello di aumentare l’odio verso il governo degli Stati Uniti e i suoi tirapiedi nella regione come l’Arabia Saudita“, ha dichiarato partecipando ai funerali. Lo riportano i media nazionali.

Durante il funerale, il Presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani ha definito gli Stati Uniti la versione “internazionale” dell’Isis. Larijani ha anche accusato Washington di scambiare democrazia con i soldi, in riferimento alle immense vendite di armi che il paese ha pattuito con l’Arabia Saudita.

La Guardia Rivoluzionaria dell’Iran ha sostenuto in un comunicato che ci sia l’Arabia Saudita dietro gli attacchi terroristici a Teheran. “Quest’attacco terrorista avviene una settimana dopo l’incontro tra il presidente degli Usa (Donald Trump) e i leader sauditi che supportano i terroristi. Il fatto che lo Stato Islamico abbia rivendicato prova che sono coinvolti negli attentati“, si legge nella nota, citata da Reuters.
In precedenca il Generale Hossein Salami, vice comandante della Guardia rivoluzionaria, aveva promesso ritorsioni per l’attacco. “Non c’è alcun dubbio che avremo vendetta per gli attacchi di oggi a Teheran, sui terroristi, sui loro compari e su chi li sostiene”, ha dichiarato. Lo riporta l’agenzia Mehr.

 

 

Notizia del: 09/06/2017

Sorgente: Teheran, migliaia per i funerali delle vittime terrorismo. Presidente Parlamento: “gli Usa, la versione ‘internazionale’ dell’Isis” – World Affairs – L’Antidiplomatico

I morti di Teheran non valgono un hashtag

Diciassette morti, quaranta feriti, e nessuno con la matitina spezzata nel taschino. Nessuno con la bandierina del paese colpito come sfondo del proprio profilo social. Nessuno con l’hashtag, anche se patetico. Nessuna insulsa dimostrazione di solidarietà, di quelle che costano un clic. Improvvisa sobrietà? No, semplice indifferenza. L’indifferenza di chi non vede i morti di Teheran come morti su cui vale la pena esprimere un cordoglio, benché vittime dello stesso terrorismo che colpisce Londra, Berlino e Parigi. L’indifferenza di chi non crede che i morti di Teheran meritino nemmeno il conformismo da social-network. E infatti quei morti sono morti sbagliati, anticonformisti, contraddittori. Sono morti musulmani.

Sono morti che ci dicono che l’Iran non è uno stato terrorista, ma che subisce la violenza del terrorismo. Sono morti che ci dicono che i musulmani non sono nemici, ma che i nemici sono coloro che strumentalizzano la religione per finalità politiche. Sono morti che ci agitano un’amara verità: il nostro universale sentimento di solidarietà, non è poi così universale. La nostra empatia ha precisi limiti geografici e culturali. Ma come si può provare empatia per uno “stato canaglia”? E invece no, l’Iran non è uno stato canaglia. L’Iran non finanzia il terrorismo internazionale. Ma lo subisce, come è tristemente ovvio che sia per un paese in prima linea contro il sedicente Stato Islamico, impegnato militarmente più di ogni altro campione della libertà occidentale. Un impegno di cui non si parla mai, perché l’Iran è cattivo e non può far parte dei “nostri” eroi.

Come non sono nostri i suoi morti, perché sono morti musulmani, e non sono nostri i morti di Baghdad e di Kabul, migliaia senza nome, in pezzi per le strade, dilaniati dall’ennesimo attentato suicida di cui i nostri illuminati giornali nemmeno danno notizia. E così la bella società civile, quella che sono tutti “sciarlì“, quella che ama specchiarsi nei suoi profili digitali, non versa la pavloviana lacrimuccia. Le bombe fanno piangere solo se esplodono nelle democrazie occidentali, evidentemente.

Diciassette morti, quaranta feriti, e la coscienza europea – sublime, illuminata, superiore – non registra sussulti. Almeno fino alla prossima deflagrazione in piazza, quando il sismografo della nostra anima si agiterà quel tanto che serve a farsi belli, e un hashtag laverà via ogni male.

Sorgente: I morti di Teheran non valgono un hashtag – East Journal

Iran slams US abuse of banking system

Iran’s Ambassador to the United Nations has denounced a US Supreme Court ruling that allows for the seizure of frozen Iranian assets, describing the measure as a clear example of Washington’s political abuse of international financial networks to pressure the Iranian nation.

“The recent political decision of the US court to seize the properties of the Central Bank of Iran (CBI) is a clear example of abusing banking and financial networks for fake and unsubstantiated claims to pressure our nation,” Gholam-Ali Khoshrou said in New York on Thursday.

He added, “The Iranian government is committed to use all possible means at its disposal, including recourse to the International Court of Justice, to recover its properties illegally seized by the US authorities.”

The US Supreme Court ruled on April 20 that Iran’s assets frozen in a bank account, which are worth around $2 billion, should be turned over to American families of those killed in a 1983 bombing in Beirut and other attacks blamed on Iran. Tehran has denied any role in the attacks.

The money, which belongs to the CBI, had been blocked under US sanctions before the court ruling.

Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif later censured the seizure of the frozen assets as “highway robbery,” vowing that the Islamic Republic will retrieve the sum anyway.

This file photo shows the US Supreme Court building in Washington, DC, the United States.

“It is a theft. Huge theft. It is highway robbery. And believe you me, we will get it back,” Zarif told The New Yorker magazine in an interview published on April 25.

Countering terrorism

Khoshrou further pointed to the scourge of terror, warning that “violent extremism is the most critical challenge that the world is currently facing.

“The international community needs, first and foremost, to focus on this vicious ideology that seeks to instill hatred and anger in the hearts and minds of the youth everywhere in the world,” the Iranian UN ambassador underscored.

He also referred to the unlawful use of force, interference in the domestic affairs of other states, and foreign aggression and occupation as some of the factors that contribute to the spread of terrorism.

“Countering terrorism should be done in full conformity with the United Nations Charter, international law, international human rights and humanitarian law,” Khoshrou stated.

Sorgente: PressTV-Iran slams US abuse of banking system

Target Russia. Target China. Target Iran

Not a day goes by without US Think Tankland doing what it does best; pushing all sorts of scenarios for cold – and hot – war with Russia, plus myriad confrontations with China and Iran.

That fits into the Pentagon’s Top Five existential threats to the US, where Russia and China sit at the very top and Iran is in fourth place – all ahead of «terrorism» of the phony Daesh «Caliphate» variety.

Here I have come up with some concise realpolitik facts to counterpunch the hysteria – stressing how the Russian hypersonic missile advantage renders useless the whole construct of NATO’s paranoid rhetoric and bluster.

The US Aegis defense system has been transferred from ships to land. The Patriot missile defense system is worthless. Aegis is about 30% better than the THAAD system; it may be more effective but their range is also limited.

Aegis is not a threat at all to Russia – for now. Yet as the system is upgraded – and that may take years – it could cause Russia some serious concern, as Exceptionalistan is increasingly pushing them eastward, so near to Russia’s borders.

Anyway, Russia is still light-years ahead in hypersonic missiles. The Pentagon knows that against the S-500 system, the F-22, the awesomely expensive F-35 and the B-2 stealth airplanes – stars of a trillion-dollar fighter program – are totally obsolete.

So it’s back to the same old meme: «Russian aggression», without which the Pentagon cannot possibly fight for its divine right to be showered with unlimited funds.

Washington had 20,000 planners at work before WWII was ended, focused on the reconstruction of Germany. Washington had only six after the destruction of Iraq in 2003’s Shock and Awe.

That was no incompetence; it was «Plan A» from the get-go. The former USSR was deemed a mighty threat at the end of WWII – so Germany had to be rebuilt. Iraq was a war of choice to grab oil fields – mixed with the implementation of hardcore disaster capitalism. No one in Washington ever cared or even wanted to rebuild it.

«Russian aggression» does not apply to Iraq; it’s all about Eastern Europe. Russian Foreign Minister Sergey Lavrov anyway has made it clear that the deployment of the Aegis will be counterpunched in style – as even US corporate media starts to admit that the Russian economy is healing from the effects of the oil price war.

Take a look at my liquid asssets

Here my purpose was to show that China is not a House of Cards. Whatever the real Chinese debt to GDP ratio – figures vary from as low as 23% to 220% – that is nothing for an economy the size of the Chinese, especially because it is entirely internally controlled.

China keeps over $3 trillion in US dollars and other Western currencies in reserves while it gradually delinks its economy from the real House of Cards: the US dollar economy.

So under these circumstances what does foreign debt mean? Not much. China could – although they don’t do it yet – produce more yuan and buy back their debt, as much as the US with quantitative easing (QE) and the European Central Bank (ECB) as it asks certain ‘favorite countries’ (strong NATO supporters) to produce more than their share of euros.

And yet Beijing doesn’t really need to do this. China, Russia, the Shanghai Cooperation Organization (SCO) and what’s left of the BRICS (Brazil is on hold until at least 2018) are slowly but surely forging their own internal currency and currency transfer system (in China and Russia it works already internally) to sideline SWIFT and the Bank of International Settlements (BIS).

When they are ready to roll it out for the rest of the world to join them, then US dollar-based foreign debt will be meaningless.

US Think Tankland, as usual, remains clueless. As one of my Chinese sources explains, «whenever a Western big mouth mentions China’s debt ‘problem’ they quote a figure that seems to come out of thin air, and it includes all debts, central, provincial, city government levels, estimated all corporate debts, loans from banks outside China. Meanwhile, they compare this total number in China with those of Western countries and Japan’s central government debt alone».

The source adds, «China is operating with a balance sheet of the equivalent to $60 trillion. Loans from external sources is in the $11 trillion range while cash and equivalent is in the $3.6-4 trillion range. All this cash – or very liquid asset – is the biggest discretionary force in the hands of China’s leaders while nothing worth mentioning is in the hands of any other Western government».

Not to mention that globally, Beijing is betting on what the World Economic Forum calls the Fourth Industrial Revolution. China is already the central hub for global production, supply, logistics and value chain. Which leads us to One Belt, One Road (OBOR); all roads lead to the Chinese-driven New Silk Roads, which will connect, deeper and deeper, China’s economy and infrastructure all across Eurasia. OBOR will simultaneously expand China’s global power while geopolitically counterpunching the so far ineffective «pivot to Asia» – Pentagon provocations in the South China Sea included – and improving China’s energy security.

Sanctions, like diamonds, are forever

Another major Exceptionalistan fictional narrative is that the US is «worried» about the inability of European banks to do business in Iran. That’s nonsense; in fact, it’s the US Treasury Department that is scaring the hell out of any European bank who dares to do business with Tehran.

India and Iran have struck a $500 million landmark deal to develop the Iranian port of Chabahar – a key node in what could be dubbed the New India-Iran Silk Road, connecting India to Central Asia via Iran and Afghanistan.

Immediately afterwards the US State Department has the gall to announce that the deal will be «examined» – as the proverbial Israeli-firster US senators question whether the deal violates those lingering sanctions against Iran that refuse to go away. This happens in parallel to a mounting official narrative of «unrest» contaminating former Soviet republics in Central Asia – especially Kazakhstan and Tajikistan. CIA-paid hacks should know those sources of unrest well – as the CIA itself is fomenting it.

India doing business with Iran is «suspicious». On the other hand, India is more than allowed to formalize a historic military cooperation deal with the US hazily dubbed the «Logistics Support Agreement»  (LSA) – according to which the two militaries may use each other’s land, air and naval bases for resupplies, repairs and vaguely-defined «operations».

So it’s all hands on deck all over Exceptionalistan to counter Russia, China and prevent any real normalization with Iran. These localized offensives – practical and rhetorical – on all fronts always mean one thing, and one thing only; splitting and fracturing, by all means necessary, the OBOR Eurasian integration. Bets can be made that Moscow, Beijing and Tehran simply won’t be fooled.

Sorgente: Target Russia. Target China. Target Iran