India Deploys Border Force to Chaotic Srinagar, Kashmir for 1st Time in 12 Years

Jammu & Kashmir’s Chief Minister Mehbooba Mufti says that only 5% people from the state are involved in the unrest.

New Delhi (Sputnik) As the situation in the Kashmir valley remains out of control, India has decided to deploy its Border Security Force (BSF) within the city of Srinagar.

For the first time since 2004, BSF troops have been called upon in Srinagar to control the protest. Sources say that the government has decided to deploy 2,600 BSF men in the city of over a million people. The first time the BSF was deployed in Srinagar, in 1991, it sent a force of six battalions to curb militant activity. However, in 2004, the Indian government at the time decided to withdraw the BSF from counter-insurgency operations and directed the troops to look after the basic duties related to the management of the country’s borders. In September 2005, BSF were withdrawn from Srinagar and other para-military forces, the CRPF, took charge of the anti-insurgency operation in Srinagar.

Apart from BSF, 3,000 personnel from other paramilitary forces have also been deployed in the valley. More than 100 people were injured in clashes between protestors and security personnel on Monday alone.

Meanwhile, Mehbooba Mufti, Chief Minister of Jammu & Kashmir, says that the ongoing protest in the valley was pre-planned and blamed a ‘handful of people’ behind this situation. Addressing a public rally, Mehbooba Mufti says, “Those indulging in violence are only a handful of people. Most Kashmiris want peace. They understand that the kind of freedom Kashmir is enjoying today doesn’t exist in in Islamic countries like Afghanistan, Syria, Turkey and Pakistan. When a gun enters a country, it is no longer free, no matter how much it claims to be free.”

To date, 68 people have been killed and more than 6,000 injured in ongoing unrest which has lasted since July 8, when a Hizbul Mujahideen militant, Burhan Wani, was killed in an encounter with security forces.

Sorgente: India Deploys Border Force to Chaotic Srinagar, Kashmir for 1st Time in 12 Years

Advertisements

India: se saranno sfrattate dalle terre ancestrali, le tribù della foresta si estingueranno

Diverse comunità indigene nell’India centrale rischiano l’annientamento perché costrette ad abbandonare le loro terre ancestrali, che si trovano nella riserva delle tigri di Achanakmar, nei pressi dell’area che ha ispirato ‘Il libro della giungla’ di Rudyard Kipling.

Gli indigeni Baiga vengono perseguitati senza sosta e si sono sentiti dire che dovranno lasciare i villaggi per spostarsi in una radura fangosa al di fuori della riserva, nonostante non esistano prove che la loro presenza danneggi le tigri. Per poter sfrattare le tribù legalmente, le autorità dovrebbero fornire queste prove, ma tra il 2011 e il 2015, in realtà, il numero di tigri nella riserva sembra sia aumentato da 12 a 28.

“Non vogliamo andarcene, non possiamo” ha detto un uomo baiga del villaggio di Rajak. “Cosa dovremmo fare?”

“Intorno al nuovo insediamento non c’è niente per loro, in quella terra non crescerà nulla, non c’è acqua e non potranno raccoglierre niente nella foresta” ha raccontato a Survival un testimone locale. “Ecco perché sono così risoluti nel non andarsene; se lo faranno, semplicemente, moriranno.”

Ad alcuni è stato detto che se non lasceranno la terra ancestrale, le guardie libereranno orsi e serpenti nei loro villaggi. Altri sono stati arrestati e perseguitati – nel 2009 un uomo è stato incarcerato per tre mesi per aver mangiato uno scoiattolo che aveva trovato morto nella foresta.

Coloro che sono già stati sfrattati da Achanakmar ora vivono in campi governativi inadeguati e devono affrontare una vita di povertà ai margini della società indiana dominante.

“Da due o tre anni hanno posto restrizioni. Non ci lasciano vivere. Ci portano in prigione e ci minacciano” ha detto un Baiga del villaggio di Chirahatta, minacciato di sfratto. “Sono rigidi e severi. Ci arrestano per nulla. Se diciamo qualcosa, minacciano di metterci in prigione. Ci stanno rendendo la vita difficile.”

Altrove i Baiga svolgono massacranti lavori manuali nelle miniere di bauxite, in condizioni terribili.

Il fenomeno è dilagante e di enormi proporzioni. I popoli indigeni vengono sfrattati illegalmente dalle riserve delle tigri in tutta l’India nonostante non vi siano prove che la loro presenza danneggi questo animale. Subiscono arresti e, in alcuni luoghi, pestaggi, torture e persino esecuzioni sommarie se cercano di rientrare nella loro terra ancestrale – contemporanemente, il turismo di massa per l’avvistamento delle tigri viene incoraggiato.

Lo scorso anno, Survival ha appreso che nella riserva di BRT, l’unica riserva indiana in cui alle tribù è stato formalmente permesso di restare, il numero di tigri è aumentato ben oltre la media nazionale indiana. Questo dimostra che i villaggi indigeni all’interno delle riserve faunistiche non costituiscono una minaccia significativa per le tigri o il loro habitat.

Survival ha scritto al WWF, la più grande organizzazione mondiale per la conservazione, che equipaggia e addestra le guardie forestali nella regione.

Le prove dimostrano che i popoli indigeni sanno prendersi cura dei loro ambienti meglio di chiunque altro. Nonostante questo, vengono sfrattati illegalmente dalle loro terre ancestrali nel nome della conservazione. Le grandi organizzazioni per la conservazione sono colpevoli di sostenere questa situazione. Non denunciano mai gli sfratti.

“È immorale e illegale prendere di mira le tribù che convivono da secoli con le tigri perché ad aver messo davvero in pericolo questi felini sono state l’industrializzazione e la caccia di massa promossa nell’epoca coloniale” ha commentato oggi Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Ed è anche inefficace, perché prendersela con i popoli indigeni distoglie l’attenzione dalla lotta ai veri bracconieri – le bande criminali. Le grandi organizzazioni per la conservazione dovrebbero collaborare con i popoli indigeni, e non sostenere i Dipartimenti alle Foreste colpevoli delle violenze. Prendersela con i popoli indigeni danneggia la conservazione.”

Per leggere la storia online: http://www.survival.it/notizie/11270

Sorgente: Pressenza – India: se saranno sfrattate dalle terre ancestrali, le tribù della foresta si estingueranno

L’intesa India-Pakistan trasformerà l’Eurasia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 31/01/2016modi-sharifNegli ultimi mesi, l’India del nuovo dinamico premier Narendra Modi e il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif hanno fatto i primi passi verso la soluzione di 70 anni di tensioni di confine. Le due grandi nazioni eurasiatiche puntano all’armonia politica e infine economica, che potrebbe cambiare notevolmente in meglio la geopolitica di guerre e caos mondiale. Saranno i Paesi chiave del cuore eurasiatico dell’emergente Shanghai Cooperation Organization, di cui entrambi sono gli ultimi aderenti. Provocherà infarti a Londra, New York e Riyadh.
E’ utile studiare la metodologia storica effettiva della strategia dell’equilibrio dei poteri inglese, quando l’impero crebbe dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815. In sostanza fu il dominio inglese sui mari del mondo, attraverso la Royal Navy, controllando il commercio mondiale pur mantenendo l’Europa continentale quale potenziale sfidante sottomessa, mantenendo sempre alleanze con gli Stati o le potenze avversari più deboli per condurre attriti o guerre contro l’avversario più forte, il che significava schierarsi una volta con la Prussia contro la Francia, e nell’altra con la Francia contro la Germania, e così via. Era chiaro alla fine della seconda guerra mondiale che gli Stati Uniti d’America, l’egemone emerso dalla guerra, non avevano alcuna intenzione di aiutare l’alleata Gran Bretagna a mantenere la zona commerciale favorita della sterlina imperiale inglese, per ripristinare infine l’impero e sfidare la nuova egemonia degli USA. Gli Stati Uniti decisero prima di smembrare quell’impero e infine dare alle società statunitense ciò che rimase. Dopo la guerra, crearono la Comunità europea del carbone per fare dell’Europa continentale devastata dalla guerra un loro vassallo economico, sempre con lo spauracchio dell’Unione Sovietica per mantenere l’Europa docile. Era il sistema di potere statunitense. Truman, nell’agosto 1945, su consiglio delle banche di Wall Street, scioccò Londra interrompendo bruscamente il programma affitti e prestiti di guerra con cui la fallita Gran Bretagna, di fatto, poteva importare beni vitali come il cibo. Washington perseguì la negoziazione di un prestito le cui condizioni chiesero che Il Regno Unito rendesse la sterlina convertibile.

Il sole tramonta sull’impero
La combinazione di richieste finanziarie di Washington nel dopoguerra al governo laburista di Clement Attlee e rovina dell’economia di guerra della devastata Gran Bretagna, rese mantenere l’impero, soprattutto l’India, fiscalmente impossibile. Quando il governo inglese nel 1947 nominò Lord Mountbatten in Birmania, zio del principe Filippo, a supervisore del passaggio del Raj indiano degli inglesi, allora comprendente anche Pakistan e Bangla Desh, all’indipendenza, Mountbatten fece in modo di gettare i semi di più di sei decenni di conflitti. Il suo piano, realizzato in sei mesi, puntava a ciò che chiamò “Teoria delle due nazioni”, tutte le aree con popolazione a maggioranza musulmana sarebbero diventate parte del Pakistan, e quelle con maggioranza indù si sarebbero unite all’India. I conflitti religiosi furono programmati dal divide et impera giocato dagli inglesi. Le placche tettoniche che Mountbatten pose in collisione furono l’India, Stato prevalentemente indù, e il Pakistan, Stato dalla schiacciante maggioranza musulmana sunnita. Sul Kashmir, territorio contestato oggi da India, Pakistan e Repubblica popolare cinese, Mountbatten lasciò che si decidesse in futuro se diventare parte dell’India o del Pakistan. Era come se avesse deciso di porre una bomba pronta al confine delle nuove nazioni. Incastrato nella valle dell’Himalaya tra le tre grandi nazioni asiatiche, il Kashmir è stato ed è oggi il centro della crisi che può, e troppo spesso è, esplodere nello scontro incontrollato tra India e Pakistan, entrambi in possesso di armi nucleari. Inoltre, il Kashmir è geopoliticamente strategico non solo per India e Pakistan, ma anche per la Cina. Oggi l’India vi staziona 700000 forze di sicurezza per mantenere sotto stretto controllo una popolazione di 7 milioni di musulmani nella valle del Kashmir. Ben 80000 persone furono uccise nel conflitto sul Kashmir negli ultimi due decenni ed 8000 civili sono i dispersi in Kashmir. Poco nota è l’affermazione della Cina sull’impatto del Kashmir nella sicurezza della provincia della Cina occidentale dello Xinjiang, al confine col Kashmir conteso, e sede della minoranza uigura musulmana Cina. Nel 1962, dopo una breve guerra di confine con l’India, la Cina prese il pieno controllo dell’Aksai Chin in Kashmir, al confine con la strategica provincia cinese dello Xinjiang. Dopo la guerra di confine del 1962 tra Cina e India, la Cina sviluppò la “solida amicizia” con il Pakistan, sostenendolo nelle guerre contro l’India nel 1965 e 1971, e sostenendone le pretese sul Kashmir. Il cosiddetto Movimento islamico del Turkestan Oriente (ETIM), così come SIIL e altri gruppi terroristici radicali, sono sempre più attivi nello Xinjiang, il cuore della produzione di petrolio e gas della Cina, e nodo dei gasdotti per Kazakistan e Russia. L’irrisolta partizione del Kashmir è la chiave geopolitica per risolvere le guerre infinite in Afghanistan, il conflitto tra Pakistan e India, e aprire l’intera regione al notevole futuro sviluppo economico cooperando con la Cina sui progetti infrastrutturali per strade, ferrovie e porti.

L’adesione alla SCO apre nuove porte
Negli ultimi mesi, aiutata dal governo poco filo-USA di Najendra Modi, l’India ha compiuto sottili passi per la distensione e infine porre fine al conflitto infinito tra India e Pakistan sul Kashmir. Dalla rielezione nel 2013 il regime pakistano del primo ministro Nawaz Sharif, capo della Lega musulmana pakistana e punjabi del Kashmir, ha allontanato da Washington il Pakistan che sotto il Generale Musharraf dipendeva dagli Stati Uniti dal 2001, nella guerra al terrorismo e nella disastrosa guerra in Afghanistan. Sharif, pur mantenendo relazioni amichevoli con Washington non è malleabile ed ha cercato migliori legami con la Cina, vecchia alleata del Pakistan, e con la Russia, forte alleata dell’India dalla guerra fredda. Modi, leader nazionalista indù del Bharatiya Janata Party (BJP), da quando è primo ministro indiano, nel maggio 2014, ha lanciato un’impressionante ripulita della burocrazia statale della pianificazione indiana, agendo per rendere gli investimenti esteri più attraenti. Il risultato è che nel 2015 l’India era il Paese leader negli investimenti esteri diretti nel mondo, superando anche la Cina. Modi ha compiuto grandi passi per migliorare le infrastrutture dei trasporti in India, in particolare autostrade e reti ferroviarie, riformando per prima le ferrovie. L’India di Modi ha lanciato la costruzione in joint venture francesi e statunitensi di 1000 nuove locomotive diesel col piano “Make in India”. A fine dicembre 2015, il suo governo ha firmato un accordo con il Giappone per costruire un sistema di treni ad alta velocità che collega Mumbai e Ahmadabad, e la massiccia espansione della rete autostradale in India, creando moderni collegamenti per le aree più remote per la prima volta. Inoltre, 101 fiumi saranno convertiti in corsi d’acqua nazionali per il trasporto di merci e passeggeri. Mentre l’agenda economica nazionale finora è impressionante, Modi sa chiaramente che il futuro della robusta trasformazione economica indiana è collegare la seconda nazione più popolosa del mondo allo spazio economico eurasiatico emergente, dominato da Cina e Russia. Nel luglio 2015 l’eurasiatica Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, gruppo sempre più strategico creato nel 2001 a Shanghai per incrementare la cooperazione nello spazio eurasiatico tra Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan, ha votato per estendere lo status di piena adesione nel 2016 di Pakistan e India. E’ la prima espansione in 15 anni di storia della SCO, e potenzialmente la più significativa, in quanto apre l’intera area eurasiatica dalla Cina all’India attraverso Pakistan, Kazakistan, Russia e gli altri Stati aderenti all’Unione economica eurasiatica, tra cui oltre a Russia e Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan. Gli aderenti alla SCO nel 2015 approvavano ufficialmente la partecipazione al vasto programma per le infrastrutture stradali e marittime del Grande Progetto Via e Cintura della Cina. Modi prevede chiaramente di collegare la rete ferroviaria indiana aggiornata al progetto della Via della Seta della Cina. La distensione con il Pakistan è la chiave geografica di ciò. L’agenda economica eurasiatica è chiaramente il motivo trainante della visita a sorpresa di Modi nella capitale del Pakistan, Lahore, per incontrare il Primo ministro Sharif il 25 dicembre, di ritorno dai colloqui a sorpresa a Kabul, in Afghanistan e prima ancora, con Putin in Russia, dove entrambi i Paesi hanno deciso i principali programmi di Difesa ed energia nucleare. Il primo ministro del Jammu e Kashmir, Mufti Muhamad Sayid, ha salutato i colloqui Modi-Sharif affermando che rafforzeranno “l’amicizia e inaugureranno un’era di pace e stabilità nella regione. È un processo evolutivo e un passo nella giusta direzione“. Fu il primo viaggio in Pakistan di un primo ministro indiano dal 2004.
Sharif negli ultimi mesi ha impegnato il Pakistan in un cambio geopolitico sottile ma significativo. Per decenni l’Arabia Saudita aveva considerato il Pakistan uno Stato vassallo, economicamente arretrato e dipendente dalla generosità finanziaria saudita. Negli anni ’80, l’operazione Ciclone della CIA era il nome in codice per l’operazione degli Stati Uniti per addestrare i fanatici terroristi nominalmente musulmani, soprannominati Mujahidin, per la guerriglia contro i sovietici dell’Armata Rossa in Afghanistan, con l’intelligence pakistana, l’ISI dell’ultra-conservatore generale Muhammad Zia-ul-Haq, il dittatore scelto dall’amministrazione Reagan-Bush per la loro guerra empia, o come Zbigniew Brzezinski ha definito “Vietnam della Russia”. I mujahidin in Afghanistan furono reclutati dal giovane saudita Usama bin Ladin, che allora lavorava per l’operazione Ciclone della CIA gestita da Turqi al-Faysal, il capo dell’intelligence saudita fino a poco prima dell’11 settembre 2001, una persona vicina alla famiglia Bush Al-Faysal inviò il giovane ricco saudita Usama bin Ladin in Pakistan negli anni ’80 per reclutare terroristi fanatici sunniti nell’operazione Ciclone; migliaia di reclute dall’ultra-rigida Arabia Saudita wahhabita. Tale intimo corrotto legame saudita-pakistano chiaramente s’indebolisce col regime di Sharif, nonostante le riunioni di vertice tra l’esercito pakistano e il re saudita lo scorso novembre. Quando il ministro della Difesa saudita e di fatto presente sovrano, principe Salman, annunciava il 14 dicembre la formazione di una coalizione a guida saudita degli Stati sunniti che hanno accettato di combattere lo SIIL in Siria. Il Ministero degli Esteri del Pakistan annunciò che non gli fu formalmente chiesto e che non avrebbe aiutato i sauditi a schierare truppe in Siria. Potenzialmente molto più importante è lo sviluppo, tuttavia, dei rapporti tra Pakistan e India. Modi e Sharif si sono incontrati privatamente nel luglio 2015 ad Ufa, in Russia, al vertice della Shanghai Cooperation Organization, dove entrambi decisero la collaborazione diretta sulle misure antiterrorismo e Sharif invitò Modi al vertice del 2016 dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC). Ora, con la chiara volontà di Sharif e Modi di disinnescare il Kashmir e altri conflitti che hanno tenuto Pakistan e India in stato di tensione continua dal 1947, la prospettiva è più reale che mai, negli ultimi decenni, per la distensione e anche la cooperazione economica.
Con Cina e Russia impegnate nel dialogo positivo con entrambi i Paesi, e le immense prospettive economiche dei grandi progetti infrastrutturali della Via e Cintura della Cina, insieme all’Unione economica eurasiatica della Russia, il peggior incubo di Zbigniew Brzezinski, l’unione economica delle nazioni dell’Eurasia India, Cina e Russia è a portata di mano. L’Iran, le cui sanzioni imposte dagli Stati Uniti sono in procinto di essere tolte, chiaramente aderirà allo spazio economico eurasiatico. Si tratta dell’adesione di un osservatore della Shanghai Cooperation Organization che attende la revoca delle sanzioni. Una vista alla mappa eurasiatica mostra il vasto ed entusiasmante nuovo spazio geopolitico emergente. Nel suo famigerato libro del 1997, La Grande Scacchiera, Brzezinski, nel 1979 architetto della guerra dei Muhjaidin della CIA contro i sovietici in Afghanistan, osserva che “è imperativo che nessun sfidante eurasiatico emerga, capace di dominare l’Eurasia, e quindi anche di sfidare l’America”. Brzezinski continuò ad elaborare la minaccia di tale formazione eurasiatica: “Una potenza che domina l’Eurasia controllerebbe due delle tre regioni più avanzate ed economicamente produttive del mondo. Un semplice sguardo alla mappa suggerisce anche che il controllo dell’Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell’Africa, rendendo emisfero occidentale e Oceania (Australia) geopoliticamente periferici rispetto al continente centrale del mondo. Circa il 75 per cento della popolazione mondiale vive in Eurasia, e la maggior parte della ricchezza fisica del mondo è lì, sia industriale che del sottosuolo. L’Eurasia rappresenta circa i tre quarti delle risorse energetiche conosciute al mondo”. La sfida per le nazioni eurasiatiche della SCO, con Pakistan e India ora, sarà impedire che “terrore” e altre interruzioni sabotino la distensione emergente tra Pakistan e India. Possiamo essere certi che il ministro della Difesa saudita, principe Salman, fa gli straordinari per trovare un modo per far deragliare la collaborazione assieme certe reti vicine ai falchi neoconservatori di Obama. I prossimi mesi saranno cruciali per il futuro dell’Eurasia e, per estensione, della pace e dello sviluppo politico-economico globali. Ancora una volta, Russia e Cina giocano un ruolo di mediazione costruttiva e l’occidente, in particolare Washington e gli alleati, fa di tutto per ostacolarlo.modi-sharif-1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sorgente: L’intesa India-Pakistan trasformerà l’Eurasia

AGRICOLTORI, ULTIMO APPELLO ALLA DIGNITA’ DELLO STATO

Nell’Uttar Pradesh, 25.000 agricoltori di Mathura, hanno scritto una lettera al presidente indiano, Pranab Mukherjee, per chiedere il “permesso” di impiccarsi il 15 agosto, Festa dell’Indipendenza del paese. Da tempo, frequenti suicidi di agricoltori hanno sconcertato la società indiana. Nel 2014, secondo i dati del Centro nazionale del crimine, ben 18.241 contadini si sono tolti la vita a causa della perdita dei raccolti per disastri naturali, per ragioni legate all’usura o a gravi problemi sociali.

AGRICOLTORI, ULTIMO APPELLO ALLA DIGNITA’ DELLO STATO – Misna – Missionary International Service News Agency.

Reportage sotto copertura denuncia gli sfratti di massa delle tribù dalle riserve delle tigri dell’India

22 luglio 2015

Canal Plus ha denunciato lo sfratto illegale di abitanti come Jatiya dai villaggi nella Riserva delle tigri di Kanha, operato nel nome della conservazione.

Canal Plus ha denunciato lo sfratto illegale di abitanti come Jatiya dai villaggi nella Riserva delle tigri di Kanha, operato nel nome della conservazione.

© Canal Plus, 2015

Dopo un’indagine condotta sotto copertura, l’emittente televisiva francese Canal Plus ha denunciato lo sfratto di migliaia di indigeni dalla Riserva delle tigri di Kanha, operato nel nome della conservazione (guarda il video in coda alla notizia, a partire dal minuto 37). Nella stessa riserva, ogni anno vengono accolti centinaia di migliaia di turisti.

La giornalista di Canal Plus ha visitato le famiglie baiga che nel 2014 sono state sfrattate da Kanha – set del celebre “Il libro della giungla” di Kipling – scoprendo che, da quando sono stati costretti ad abbandonare le loro case, le vite degli indigeni sono state distrutte. Dispersi nei villaggi circostanti, oggi stentano a sopravvivere.

Sukhdev, un uomo baiga, è stato ucciso dopo aver cercato di comprare della terra per la sua famiglia; il suo villaggio era stato sfrattato da Kanha l’anno scorso.

“Non troveremo un altro luogo come questo…” aveva detto Sukhdev in un’intervista rilasciata nel 2012 a Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni. “Come potrei stabilirmi là? Come cresceremo i nostri figli? Abbiamo bisogno dei nostri campi e delle nostre case… Come potremmo non morire?”

“Eravamo una delle ultime famiglie a resistere” ha raccontato il fratello di Sukhdev a Canal Plus. “Ma i funzionari della riserva ci hanno costretto ad andare via. Ci hanno detto che si sarebbero presi cura di noi per tre anni, ma non hanno fatto nulla. Anche quando mio fratello è stato ucciso, nessuno è venuto ad aiutarci.”

Alcuni studi hanno rilevato che le tigri prosperano nelle aree abitate dai popoli indigeni. E mentre i Baiga hanno vissuto per generazioni a fianco delle tigri e considerano l’animale come la loro “piccola sorella”, un alto funzionario locale preposto alla conservazione ha definito il turismo di massa a Kanha “incompatibile e nocivo” alla conservazione delle specie.

Canal Plus ha avuto accesso a un rapporto ufficiale riservato che descrive nel dettaglio il reinsediamento sistematico di 22.000 persone dalle riserve delle tigri della regione. Secondo quanto previsto dalla legge indiana, i popoli indigeni devono dare il loro consenso prioritario agli spostamenti, ma spesso vengono perseguitati e costretti ad andarsene.

Sukhdev, un uomo Baiga, è stato ucciso dopo aver cercato di comprare della terra per la sua famiglia. Il suo villaggio era stato sfrattato dalla Riserva per le tigri di Kanha nel 2014.

Sukhdev, un uomo Baiga, è stato ucciso dopo aver cercato di comprare della terra per la sua famiglia. Il suo villaggio era stato sfrattato dalla Riserva per le tigri di Kanha nel 2014.
© Survival International, 2012

Lo staff del Dipartimento alle Foreste impegnato nelle operazioni riceve dal WWF (Fondo mondiale per la natura) sostegno infrastrutturale, addestramento ed equipaggiamenti. Nell’intervista rilasciata a Canal Plus, il direttore di WWF-India rifiuta di condannare gli sfratti.

“La cosiddetta ‘conservazione’ continua a distruggere i popoli indigeni, da generazioni. Questi popoli non hanno mai minacciato le tigri che, anzi, starebbero meglio se le tribù rimanessero e il turismo cessasse” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “I popoli indigeni sono generalmente dei conservazionisti migliori delle grandi ONG, come il WWF, che rimangono in silenzio mentre i parchi sfrattano con la forza persone come Sukhdev e la sua famiglia. È arrivato il momento di fermare questi sfratti e denunciare questo scandalo.”

– Guarda qui il documentario di Canal Plus (dal minuto 37, in francese) :

Scarica una traduzione italiana non ufficiale del documentario (pdf, 100 KB)
Leggi le lettere di Survival al WWF-India con risposte in ordine cronologico (traduzione in italiano con originali in inglese in calce allo stesso file, PDF 273 KB).
– Leggi il rapporto di Survival ‘Parks Need Peoples’ (I parchi hanno bisogno dei popoli)
– Guarda la testimonianza commovente rilasciata nel 2012 a Survival da alcuni abitanti del villaggio di Jholar, sfrattati nel 2014 dalla riserva delle tigri di Kanha.

thanks to: Survival

Gli Stati Uniti provano a distruggere il mercato cinese perché i BRICS lanciano la Nuova Banca di Sviluppo?

0a0bf9290f535eb177d0be089db0e3987a0c7998

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 07/13/20150a0bf9290f535eb177d0be089db0e3987a0c7998La marea muta, il mondo non è più dominato da Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il Gruppo degli Otto (G8), ritornato Gruppo dei Sette (G7) nel 2014, è stato sostituito dai BRICS, motivo per cui la Russia non è stata disturbata quando fu espulsa dal circolo della chiacchiera G8/G7 da Stati Uniti, Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Francia e Italia. Nel mondo, imprese e governi prevedono la normalizzazione del commercio con l’Iran, con o senza accordo nucleare tra Teheran e il gruppo permanente 5 + 1 (o EU3 + 3). I BRICS si istituzionalizzano superando la fase del forum di coordinamento tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. La Nuova Via della Seta della Cina accelera mentre l’Unione economica eurasiatica (UEE) è diventata realtà nel gennaio 2015. Inoltre, dopo quindici anni, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) si amplia.

viaCombattere la Comunità del destino russa e cinese | Aurora.

Unethical and illegal drug trials

30th September 2013

 

“No Clinical trial on ‘Global clinical trials’ including New Chemical Entities without proper mechanism” – Supreme Court

 

September 30th, New Delhi : The writ petition filed by Swasthya Adhikar Manch came up for hearing today before the bench of the Supreme Court consisting of Justice R.M Lodha and Justice Mr Singh…… This case was filed in February, 2012 and this is the seventh hearing of the case, last hearing was held on 26th July, 2013.  

 

In the last hearing, the Hon’ble Supreme Court had directed Secretary, Ministry of Health and Family Welfare to organise a meeting of all chief Secretaries / Secretary from all states to discuss all the facets and aspects concerning legal framework for strengthening the regulation of clinical trials and other incidental matters. They had also asked the Government to take opinion of Petitioners, National Human Rights Commission and NGOs.

 

Today Mr. Sanjay Parikh Senior Counsel for Swasthya Adhikar Manch argued and highlighted the facts contained in the two affidavit filed by the Ministry of health and family welfare. In the additional affidavit fil

 

The Petitioners pointed that in their affidavit Ministry of Health and Family Welfare had mentioned that due to Clinical trials of New Chemical Entities/ New Molecular Entities (NCEs/NMEs) 164 deaths had occurred in the year 2010, out of which 125 alone had died on account of clinical trial of Rivoroxaben by Bayer. However, as per the Ministry of Health and Family Welfare office memorandum dated 26.04.2011 to the Lok Sabha Secretariat a total 671 cases of death occurred in the Year 2010 out of which 89 deaths were related to clinical trial.

 

The above data is contradictory to Ministry of health and family welfare in which they are claiming that only 80 deaths due to clinical trials occured from year 2005 to 2012. The list of drug companies that conducted the trials included several pharmaceutical companies such Bayer, Eli Lilly, Pfizer, Sanofi Intas, Merck, Boahringer, Astrazeneca, Novartis, etc.

 

Counsel for Swasthya Adhikar Manch- Mr. Sanjay Parikh mentioned that the reason for so many deaths is because NCEs/ NMEs are being tested on Indian citizens without following the regulations and taking necessary precautions taking advantage of poverty and tardy implementation including corruption. It was also urged by the Counsel that the clinical trial of NCEs/ NMEs is not at all beneficial to the Country and therefore, should not be allowed.

 

As per the letter dated 26.04.2011 written by the Ministry to Lok Sabha Secretariat, from the year, 2005 to 2010 alone 1243 global clinical trials has been permitted.

 

In the other letter dated 06.06.2011 by DCGI it has been mentioned that out of 645 cases of death response has been received only in 300 cases and out of 300 in only 2 cases compensation and treatment expenses have been paid.

 

The Court has given 10 weeks time to the MOHFW to come out with the actual implementation of the suggestions given by State Government, NHRC, Petitioner and NGOs to strengthen the regulatory framework of clinical trials in the country.

 

Mr. Sanjay Parikh also represented the Bhopal Gas Peedith Mahila Udyog Sangathan (BGPMUS) and the Bhopal Gas Peedith Sangarsh Sahayog Samiti (BGPSSS) who are interveners in this case.

 

The Supreme Court also issued notice on an intervening application filed by Swasthya Adhikar Manch based on the 72nd Parliamentary standing Committee on Health and Family welfare report dated 30th August 2013 where in it has been recommended that action should be taken against PATH, State Government of Andhra Pradesh, Gujarat, ICMR, and other Government officials including Drug controller General of India. In the said case HPV vaccine was given to 14,091 girls in Khammam district of Andhra Pradesh and 10,686 girls in Vadodra, Gujarat. These girls were between age group of 10-14, of which 7 girls died due to these illegal vaccine trials.

 

The Court appreciated Mr. Sanjay Parikh, Senior Counsel and Swasthya Adhikar Manch for bringing to notice the fact that Indian citizens are being exploited by multinational drug companies and without proper regulatory framework clinical trials are happening in the country. The next hearing is scheduled after two weeks.

 

Amulya Nidhi (9425311547), Chinmay Mishra (9893278855) – SAM N.D. Jayaprakash (9968014630) – BGPSSS, Abdul Jabbar  (9406511720) – BGPMUS

 

amulyabhai@gmail.com) Visit – www.unethicalclinicaltrial.org

 

About the campaign.

Successo: confermati i diritti forestali della tribù dei Soliga

I popoli tribali come i Soliga vivono nelle foreste da generazioni, e da sempre ne proteggono flora e fauna.
© Kalyan Varma/Survival

Un villaggio della tribù dei Soliga, nell’India meridionale, ha segnato un’importante vittoria giudiziaria. In maggio, alcuni funzionari forestali locali si erano impadroniti dell’intera riserva di miele della tribù, togliendole la sua principale fonte di sostentamento. Con il supporto di alcune organizzazioni locali, la comunità ha portato il caso in tribunale, e ha vinto.

“Nel mio villaggio, Hosapodu, siamo molto felici di poter continuare il nostro lavoro” ha dichiarato a Survival un uomo Soliga.

La confisca del miele era avvenuta in aperta violazione del Forest Rights Act indiano, una legge del 2006 che riconosce ai popoli tribali dell’India, come i Soliga, il diritto a vivere nelle e delle loro foreste, e a proteggere e amministrare la loro terra.

I popoli tribali come i Soliga vivono nelle foreste da generazioni, e da sempre ne proteggono flora e fauna. Tuttavia, molti funzionari forestali credono ancora che la conservazione delle tigri e dell’ambiente richiedano l’allontanamento di chiunque dalle foreste. Questi pregiudizi spesso rendono le guardie forestali poco disponibili a rispettare i diritti tribali, in particolare il diritto a vivere dei prodotti della foresta. La recente vittoria giudiziaria fa luce su questa ingiustizia e sulla necessità che i diritti delle tribù dell’India siano rispettati.

Nel 2011, i Solinga di Karnataka hanno fatto storia con il riconoscimento dei loro diritti forestali, avvenuto nonostante la tribù viva all’interno di una riserva istituita per tutelare le tigri. Da innumerevoli generazioni la comunità se ne prende cura e ne raccoglie i prodotti – tra cui il miele. Grazie al riconoscimento dei loro diritti, un villaggio ha istituito un collettivo per garantire il giusto prezzo al suo miele.

Molti altri villaggi Soliga stanno aspettando il riconoscimento dei diritti forestali, e organizzazioni locali come Keystone, Atree e Soliga Abhivriddhi Sangha (Il collettivo dei popoli Soliga) li stanno appoggiando nel percorso.

Nonostante le dure limitazioni poste dai funzionari forestali, i Soliga restano determinati ad amministrare, coltivare e proteggere le loro foreste in modo sostenibile, a beneficio delle generazioni di oggi e di domani.

thanks to: Survival