Razzi lanciati da Gaza atterrano a Tel Aviv dopo aver eluso il sistema missilistico Iron Dome di Israele

Almeno due razzi lanciati dalla Striscia di Gaza assediata sono atterrati nella capitale israeliana Tel Aviv, eludendo il sistema missilistico Iron Dome per segnare l’ennesima imbarazzante sconfitta di una delle forze militari più costose del mondo. L’attacco di giovedì sera ha fatto scattare l’allarme missilistico in tutto il centro di Israele, hanno riferito i media…

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Putin fa pagare a Netanyahu la morte degli aviatori russi ospitando Hamas e premendo per la ricomposizione del fronte della Resistenza palestinese!

Una delegazione del Movimento Palestinese di Resistenza Hamas é stata accolta ieri sera con tutti gli onori nella capitale russa. Hamas è determinato a cercare una via d’uscita dall’attuale situazione palestinese, ha detto al suo arrivo il membro dell’Ufficio politico di Hamas, Mousa Abu Marzouq. In un comunicato stampa, Abu Marzouq ha aggiunto che la…

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Le incursioni israeliane a Gaza sono la regola, non l’eccezione

Secondo le Nazioni Unite, le truppe israeliane  sono entrate a Gaza oltre 70 volte quest’anno. E quelle sono solo le incursioni che si conoscono.

Henriette Chacar  – 13 novembre 2018

Foto di copertina: Soldati israeliani schierati lungo il confine di Gaza. (Miriam Alster / Flash90)

Da quando a Gaza domenica notte le forze speciali israeliane si sono  impegnate in un micidiale conflitto a fuoco con i commando di Hamas, Israele ha lanciato dozzine di bombe e missili sulla Striscia e Hamas ha lanciato centinaia di missili contro Israele.

Il New York Times ha definito il raid delle forze speciali come “la prima incursione israeliana a Gaza dai tempi dell’Operazione Margine Protettivo , nel luglio 2014”.

Ciò  non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Dall’inizio del 2015 fino alla fine dell’ottobre 2018, l’esercito israeliano ha compiuto 262 tra incursioni e operazioni di terra all’interno della Striscia di Gaza, di cui oltre 70 solo quest’anno. Questi numeri non includono le operazioni segrete come quella andata male domenica.

Come un generale israeliano in pensione ha spiegato alla televisione nazionale, tali incursioni segrete attraverso le linee nemiche sono in realtà di routine. “Attività di cui la maggior parte dei civili non è a conoscenza si svolgono ogni notte e in ogni regione”, ha detto Tal Russo al canale israeliano Channel 10 mentre si discuteva degli eventi di Gaza.

Secondo i dati ottenuti da +972 dall’Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) nei Territori Palestinesi occupati, nel 2014 Israele ha effettuato 21 incursioni a Gaza (esclusa la guerra di sette settimane). L’anno successivo, nel 2015, quel numero è più che raddoppiato, salendo a 56. Nel 2016 e nel 2017 si sono svolte rispettivamente 68 e 65 incursioni. Secondo i dati delle Nazioni Unite, alla fine dell’ottobre 2018, erano stati registrati 73 incidenti del genere.

Ciò che è eccezionale nell’azione di domenica non è che i soldati israeliani siano entrati a Gaza, ma che l’operazione militare sia stata scoperta-

Ibtisam Zaqout, responsabile del lavoro sul campo  del Centro Palestinese per i Diritti Umani ha spiegato a +972 che  il più delle volte, quando  le forze israeliane si infiltrano nell’enclave costiera, rimangono tra i 200 e i 300 metri dalla barriera di confine.

Solitamente i soldati non attraversano la barriera a piedi, ma con i bulldozer militari, principalmente per radere al suolo edifici e livellare la terra, così da mantenere sgombra la visuale nella “zona cuscinetto” mantenuta da Israele lungo il confine, ha aggiunto.

Israele non ha determinato il perimetro di questa area riservata agli accessi lungo la barriera con Gaza, e ha spesso impiegato una violenza letale per allontanare gli abitanti di Gaza. Secondo il rapporto Gisha pubblicato ad agosto, tra il 2010 e il 2017 le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso lungo la recinzione di Gaza-Israele almeno 161 Palestinesi e ne hanno feriti più di 3.000

Queste continue restrizioni di movimento vicino alla barriera, che il rapporto descrive come “arbitrarie” e “incoerenti”, non solo mettono in pericolo la vita delle persone, ma danneggiano anche gravemente i mezzi di sostentamento di decine di migliaia di agricoltori e di pastori di Gaza, soffocando lo sviluppo economico della Striscia.

La limitazione di movimento lungo la recinzione, oltre alle incursioni diurne e palesi che colpiscono gli agricoltori e i raccoglitori di rottami, sono solo due esempi dei modi in cui Israele continua a esercitare il controllo sui Palestinesi a Gaza nonostante il “disimpegno” del 2005. Da quando Hamas ha preso il controllo della striscia nel giugno 2007, Israele ha anche mantenuto un rigoroso blocco di terra, aria e mare.

L’incursione segreta di domenica sera dimostra qualcosa di ancora più ampio. Il raid è stato compiuto al culmine dei più seri colloqui di cessate il fuoco che  ci siano mai stati tra Israele e Hamas dal 2014. Inoltre si è verificato poche ore dopo che il primo ministro israeliano Netanyahu aveva dichiarato che stava facendo di tutto per evitare un’altra guerra, dichiarazione che suggerirebbe che Israele non avrebbe intenzione di innescare un’escalation. In altre parole, non c’era nulla di speciale nell’incursione transfrontaliera se non il fatto di aver lasciato sette persone morte.

Interrogato lunedì sulla frequenza delle incursioni a Gaza negli ultimi anni, un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che l’esercito “non discute tali questioni”.

[Nota dell’editore: in conformità con i nostri obblighi legali, questo articolo è stato inviato al Censor IDF per la revisione prima della pubblicazione. Non ci è consentito indicare se e dove l’articolo è stato censurato.]

thanks to:  972mag

Traduzione di Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

 

Hamas: è tempo che Israele paghi per i suoi crimini

Il Movimento di Resistenza palestinese Hamas ha avvertito che è tempo che lo Stato di occupazione israeliano paghi a caro prezzo i suoi crimini contro il popolo palestinese e i suoi luoghi santi.

Hamas“Oggi faremo una promessa e manderemo un avvertimento. Promettiamo al nostro popolo di ottenere la vittoria e avvertiamo questo nemico (Israele) che i suoi attacchi contro il nostro popolo e i luoghi santi hanno raggiunto il suo apice ed è ora che paghi i suoi debiti”, ha dichiarato Hamas in un comunicato stampa emesso per il 30° anniversario della fondazione.

Il movimento di Resistenza palestinese ha anche sottolineato nella sua dichiarazione che “Gerusalemme è la capitale eterna della Palestina”, descrivendola come una “città araba e islamica unita senza est o ovest. Tutte le misere decisioni prese per dichiarare la città di Gerusalemme una capitale per l’occupazione (Israele) sono considerate stupide e destinate a fallire”, recita il comunicato.

Hamas ha invitato tutte le fazioni della Resistenza a condividere la responsabilità della madrepatria e a collaborare alla protezione dei diritti e delle costanti nazionali palestinesi, rinunciando a tutte le forme di cooperazione per la sicurezza con l’occupazione israeliana.

Sulla stessa lunghezza d’onda il comunicato rilasciato la scorsa settimana dai Comitati di Resistenza popolare (Lijān al-Muqāwama al-Shaʿbiyya) in cui si afferma che: “La nostra pazienza non durerà a lungo se il regime sionista non toglierà le sanzioni e l’assedio contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza. La sofferenza del nostro popolo non impedirà di combattere la battaglia per rompere l’assedio, con tutti i mezzi a nostra disposizione. I nostri missili sono pronti a colpire gli obiettivi sionisti in tutto i territori occupati della Palestina“.

I Comitati di Resistenza Popolare, attivi nella Striscia di Gaza, sono stati fondati alla fine del 2000 dall’ex leader di Fatah e dei Tanzim, Jamal Abu Samhadana. I Comitati sono composti da combattenti provenienti da al-Fath, Hamas, Jihad Islamico e Brigate dei Martiri di Al-Aqsa.

di Redazione

thanks to: Il Faro Sul Mondo

Stephen Hawking e Hamas: come uno scienziato ha preso la parola a favore dei palestinesi

Redazione di MEE

mercoledì 14 marzo 2018,Middle East Eye

Nel 2006 il fisico, morto mercoledì, incontrò il primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma auspicò colloqui tra Israele ed Hamas dopo la guerra contro Gaza del 2008-09

Mercoledì si sono resi omaggi al famoso fisico inglese Stephen Hawking – ricordandolo non solo per la genialità della sua mente come scienziato, ma anche come appassionato attivista che ha prestato la propria impareggiabile voce a cause come il diritto dei palestinesi a resistere e per chiedere la fine della guerra in Siria.

Hawking, morto mercoledì mattina a 76 anni, raggiunse la fama internazionale in seguito alla pubblicazione nel 1988 di “Una breve storia del tempo”, il suo libro sulla ricerca di fisica teorica per una teoria unitaria che permettesse di risolvere [la contraddizione tra] la relatività generale e la meccanica quantistica.

Il libro arrivò a vendere più di 10 milioni di copie e trasformò Hawking in uno dei più rinomati scienziati al mondo.

A quel tempo Hawking era costretto su una sedia a rotelle e in grado di parlare solo tramite il suo particolare sintetizzatore vocale, poiché all’età di 22 anni gli venne diagnosticata una patologia neuronale.

Tra quanti hanno postato sui social media omaggi alla sua memoria ci sono stati i militanti per i diritti dei palestinesi, che hanno ricordato il suo appoggio al movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), che chiede il boicottaggio accademico di Israele.

Nel 2013 Hawking si è ritirato da una conferenza a Gerusalemme sul futuro di Israele, affermando di aver deciso di “rispettare il boicottaggio” in base al parere di accademici palestinesi.

Hawking è stato condannato da sostenitori di Israele ; un portavoce del ministero degli Esteri israeliano ha detto: “Mai uno scienziato di una tale importanza ha boicottato Israele.”

Israel Maimon, il presidente della conferenza, ha affermato: “Il boicottaggio accademico di Israele secondo noi è vergognoso e scorretto, sicuramente da parte di una persona per la quale lo spirito di libertà è alla base della propria missione umana e accademica.”

Nel gennaio 2009, parlando con Al Jaazera dell’invasione israeliana di Gaza, “Piombo fuso”, in cui vennero uccisi più di 1.000 palestinesi, Hawking disse: “Un popolo sotto occupazione continuerà a resistere in ogni modo possibile. Se Israele vuole la pace dovrà parlare con Hamas come la Gran Bretagna ha parlato con l’IRA (l’Irish Republican Army) [il gruppo armato degli indipendentisti irlandesi, ndt.].”

“Hamas è il rappresentante democraticamente eletto del popolo palestinese e non può essere ignorato.”

In quel periodo la posizione di Hawking sulla Palestina sembrò essersi radicalizzata, dai tempi della visita di otto giorni in Israele nel 2006, quando si incontrò con l’allora primo ministro Ehud Olmert.

Durante quel viaggio Hawking tenne anche una lezione presso l’Università Ebraica di Gerusalemme e visitò l’università [palestinese] di Birzeit nella Cisgiordania illegalmente occupata.

Hawking ha anche utilizzato la sua pagina Facebook per appoggiare gli scienziati palestinesi, chiedendo lo scorso anno ai suoi followers di donare fondi per sostenere l’apertura di una seconda scuola palestinese di studi di fisica avanzata.

Nel 2014 Hawking ha anche fatto sentire la propria voce sulla guerra in Siria, come parte di una campagna di “Save the Children”, per ricordare quello che allora era il terzo anno del conflitto, dando voce alle esperienze dei bambini colpiti dagli scontri.

Hawking ha affermato: “Quello che sta avvenendo in Siria è un abominio che il mondo sta guardando impotente dall’esterno. Dobbiamo lavorare insieme per porre fine a questa guerra e per proteggere i bambini siriani.”

Nel 2003 Hawking si espresse anche contro l’invasione dell’Iraq guidata dagli USA.

Nel 2004, rivolgendosi ad un raduno contro la guerra, Hawking disse che la guerra era stata giustificata sulla base delle “due menzogne”, secondo cui l’Iraq possedeva ordigni di distruzione di massa e insinuazioni su legami tra il governo di Saddam Hussein e gli attacchi dell’11 settembre 2001 contro gli USA.

“È stata una tragedia per tutte le famiglie. Se questo non è un crimine di guerra, che cos’è?” disse Hawking. “Mi scuso per la mia pronuncia. Il mio sintetizzatore vocale non è stato impostato per i nomi iracheni.”

(traduzione di Amedeo Rossi)

thanks to: Zeitun

Fatah – Hamas : “accordo fatto”

 

 

Il capodelegazione di Fatah Azzam al Ahmad e uno dei leader di Hamas Musa Abu Marzouq (foto Reuters)

Il capodelegazione di Fatah Azzam al Ahmad e uno dei leader di Hamas Musa Abu Marzouq (foto Reuters)

Cairo, 12 ottobre 2017, Nena News Hamas e Fatah hanno raggiunto un accordo per la riconciliazione tra le due forze politiche divise da uno scontro che va avanti dal 2006 e culminato nel giugno 2007 con la presa del potere a Gaza da parte del movimento islamico. 

Ad annunciare l’intesa, senza fornire particolari, è stato il leader di Hamas Ismail Haniyeh“Fatah e Hamas hanno raggiunto un accordo all’alba  di oggi grazie alla mediazione egiziana”, ha dichiarato Haniyeh. Più tardi le due parti terranno una conferenza stampa al Cairo, dove si sono svolti i negoziati.

Martedì, all’apertura dei colloqui, il portavoce di Fatah Osama Qawasmeh aveva dichiarato che le trattative, sotto gli auspici della Direzione dell’intelligence egiziana, si sarebbero focalizzate sull’estensione dei poteri del governo dell’Autorità naizonale palestinese a Gaza. “Vogliamo estendere lo stato di diritto a Gaza come [è stato fatto] in Cisgiordania”, aveva precisato Qawasmeh.

Il processo di riconciliazione tra le due forze politiche è cominciato a settembre, dopo la decisione presa di Hamas di sciogliere, su pressante richiesta del presidente dell’Anp Abu Mazen,  il “Comitato amministrativo”, una sorta di governo parallelo di quello ufficiale palestinese, che aveva formato ad inizio anno.

Si attende di conoscere quale soluzione le due parti, con l’aiuto egiziano, hanno trovato alla questione più spinosa: il controllo di sicurezza di Gaza e il ruolo del braccio armato di Hamas, le “Brigate Ezzedin al Qassam”. Abu Mazen si è espresso in questi giorni contro la possibilità che alla milizia del movimento islamico venisse lasciato il controllo di sicurezza di Gaza e di poter conservare le sue armi. Hamas da parte sua ha escluso il disarmo delle “Brigate Ezzedin al Qassam” dicendosi però pronto a decidere assieme a Fatah quando usarle.

AGGIORNAMENTI

ORE 16 Usa escono dall’Unesco perché “filo-palestinese” 

Gli Stati Uniti usciranno dalla fine del 2018 dall’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di educazione, scienza e cultura, perché la considerano filo-palestinese.  Nel notificare la decisione Washington ha sostenuto la “necessità di una fondamentale riforma dell’organizzazione per i suoi persistenti pregiudizi anti-Israele”.

ORE 15 Da dicembre controllo Gaza ad Autorità nazionale palestinese

Il governo egiziano ha comunicato che l’Autorità nazionale palestinese prenderà subito il pieno controllo della Striscia di Gaza. Hamas e Fatah, spiega il Caito, sono d’accordo di consentire al governo di unità nazionale assumersi la completa responsabilità della Striscia all’inizio del mese di dicembre.

ORE 13 – Abu Mazen conferma accordo con Hamas

Il presidente palestinese Abu Mazen ha confermato che con Hamas è stato raggiunto un “accordo decisivo” per la riconciliazione tra palestinesi. “Mi rallegro per l’accordo raggiunto tra Fatah e Hamas – ha detto Abu Mazen parlando da Ramallah -ho ricevuto un ampio rapporto dalla delegazione di Fatah e posso dire che quanto è stato concordato rappresenta davvero la fine della divisione”. L’accordo, tra i suoi punti, prevede il dispiegamento di 3.000 uomini della sicurezza dell’Anp nella Striscia di Gaza. Abu Mazen abolirà le sanzioni contro Hamas che aveva approvato la scorsa primavera.

ORE 10 Abu Mazen andrà a Gaza entro un mese

Il presidente palestinese Abu Mazen andrà a Gaza entro un mese. La notizia, che attende ancora una conferma ufficiale, è stata diffusa questa mattina prima della conferenza stampa in cui Hamas e Fatah annunceranno l’accordo raggiunto al Cairo di riconciliazione  e per la gestione di Gaza.  Tutte le forze politiche palestinesi avvieranno al più presto colloqui per giungere alla formazione di un governo di consenso nazionale entro le prossime due settimane.

ORE 9.00 -Armi e ruolo di “Ezzedin al Qassam” saranno discussi in una prossima sessione dei negoziati

L’accordo che si preparano ad annunciare e spiegare oggi in una conferenza stampa i leader di Hamas e Fatah riguarda aspetti della amministrazione civile dei territori palestinesi e della loro sicurezza interna . La questione delle armi e del ruolo del braccio armato di Hamas, le “Brigate Ezzedin al Qassam”, sarà affrontata in un negoziato successivo tra le due parti. Lo ha riferito il portavoce del movimento islamico palestinese Hazem Qassem.

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della redazione

thanks to: Nena News

PALESTINA. Hamas: “Pronti ad un governo d’unità nazionale”

 

L’annuncio è stato fatto ieri sera dopo un vertice al Cairo con ufficiali dell’Intelligence egiziana. Il capo dello Shin Bet israeliano, intanto, annuncia: “La calma in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è fragile”

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh

di Roberto Prinzi

Roma, 12 settembre 2017, Nena News – Ennesima promessa effimera o qualcosa di più solido e reale? E’ la domanda che nasce spontanea dopo l’apertura ieri di Hamas ad una riconciliazione nazionale con i rivali di Fatah.

L’annuncio è arrivato in serata al termine di un vertice tenuto al Cairo tra una delegazione del movimento islamico (presente anche il suo leader Ismail Haniyeh) e alcuni ufficiali egiziani capeggiati dal ministro dell’Intelligence Khaled Fawzi. In un nota Hamas ha detto di essere pronto a firmare “immediatamente” un accordo con Fatah (il partito del presidente Abbas) e anche a sciogliere la sua commissione amministrativa formata a inizio anno. Una promessa, quest’ultima, di non poco conto: la commissione è infatti duramente criticata dall’Autorità palestinese (Ap) perché ritenuta un governo ombra del tutto indipendente da quello cisgiordano di Ramallah.

Ma le promesse di Hamas non finiscono qui: la leadership islamica ha infatti garantito al Cairo che sarà il nascituro governo di unità nazionale ad assumere il controllo della Striscia e ad indire le elezioni. A patto che, ha precisato, tutte le fazioni palestinesi potranno partecipare alla conferenza del Cairo che eleggerà l’esecutivo nazionale responsabile dell’amministrazione “dell’intero territorio palestinese”, o meglio, di quel che resta di Palestina (Striscia di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est).

Hamas, si legge ancora in una nota ufficiale, ha poi tranquillizzato gli egiziani: nella piccola enclave palestinese nessuno metterà a repentaglio la sicurezza dell’Egitto. Le aperture e le rassicurazioni di Hamas non sono frutto della buona volontà degli islamisti, ma figlie della necessità. Il movimento vive da tempo grosse difficoltà accentuate dalle recenti politiche draconiane dell’Ap contro la popolazione gazawi (taglio dei finanziamenti per gasolio, medicine, salari dei dipendenti pubblici ed ex prigionieri). Il tentativo (finora fallimentare) di Ramallah è palese: rendere sempre più difficili le condizioni di vita nella Striscia – già gravissime a causa del decennale blocco israeliano e, più recentemente, egiziano – nella speranza di una ribellione anti-Hamas da parte della popolazione locale.

La situazione di crisi sta portando Hamas a compiere vere e proprie piroette politiche: ha dapprima riallacciato i contatti con l’Iran interrotti (seppure mai del tutto) dopo aver sostenuto gli oppositori del presidente siriano Bashar al-Asad e le manovre regionali del Qatar. Non sorprende infatti che i toni conciliatori giungano proprio mentre perdura il boicottaggio del piccolo emirato da parte di alcuni stati arabi capeggiati dall’Arabia Saudita. Doha è stata per anni la città che ha ospitato il leader di Hamas Khaled Masha’al ricoprendo il vuoto un tempo occupato dall’asse sciita. Un alleato quanto mai scomodo in questa precisa congiuntura storica.

Recentemente il movimento islamico ha poi provato a migliorare le sue relazioni con il Cairo (tesissime dopo il golpe militare di al-Sisi nel 2013) smarcandosi prima dalla Fratellanza musulmana (“terroristi” per il governo egiziano) e poi aumentando i controlli al confine tra la Striscia e l’Egitto. L’obiettivo è chiaro: uscire dall’isolamento politico in cui versa il suo movimento alleviando le pene della sua popolazione intrappolata nella piccola enclave. Uno dei primi passi potrebbe essere l’apertura del valico di Rafah che potrebbe alleggerire l’asfissiante assedio israeliano.

Resta ora da capire quale sarà la risposta di Ramallah. I toni utilizzati ultimamente dall’Ap non sembrano essere incoraggianti: lo scorso mese Abbas aveva minacciato di prendere non meglio precisate “ulteriori misure” repressive contro Hamas (e quindi contro i gazawi) qualora quest’ultima non avesse rispettato le sue richieste. Fatah vuole essenzialmente tre cose: la fine della commissione amministrativa, la riconsegna del controllo dell’enclave di Gaza all’Autorità palestinese e lo svolgimento di elezioni presidenziali e legislative anche nella Striscia.

Che la situazione a Gaza, e più in generale nei Territori palestinesi, si stia facendo sempre più difficile lo sanno bene anche gli israeliani. Domenica, nel corso di un vertice con il gabinetto alla sicurezza, il capo del servizio di Intelligence interna dello stato ebraico (Shin Bet) Nadav Argaman ha detto che la relativa calma in Cisgiordania e nella Striscia è “fragile”. L’ufficiale ha posto l’attenzione sulla “Giudea e Samaria” (Cisgiordania) dove ha osservato come la sicurezza sia aleatoria perché c’è una “significativa” apprensione per “eventi di carattere religioso” e “un alto livello di allerta per [possibili] attacchi da parte di organizzazioni terroristiche e di singoli”.

Se in Cisgiordania però Argaman ha parlato di situazione “fragile”, per Gaza il capo dello Shin Bet ha preferito utilizzare l’espressione “calma ingannevole” osservando come anche il periodo che aveva preceduto l’offensiva israeliana su Gaza 3 anni fa era stato “il più tranquillo negli ultimi 30 anni”. Nonostante la crisi politica ed economica che si vive nella Striscia, Argaman ha però lanciato l’allarme: Hamas sta continuando a investire soldi in campo militare. “Anche ora il movimento è pronto ad un confronto con Israele”. Nena News

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir

Sorgente: PALESTINA. Hamas: “Pronti ad un governo d’unità nazionale”

Analisi: La “doppia morale” israeliana sull’uso di scudi umani

336712CMa’an. Di Ben White. Nonostante gli ufficiali israeliani avessero sostenuto più volte che le fazioni palestinesi abbiano utilizzato scudi umani come mezzo di dissuasione, non ci sono prove che indicano che Hamas o altri gruppi si siano macchiati di tale crimine, così come inteso dalle leggi internazionali.
Anche se fossero stati utilizzati scudi umani, ciò non avrebbe autorizzato Israele a non attenersi alla legge. Ci sono innumerevoli prove che da parte di Israele non siano state adottate precauzioni sufficienti nel lanciare attacchi in prossimità di aree presiedute da non combattenti, e lo stesso esercito israeliano afferma che solo il 18% dei missili siano stati sparati da “mezzi civili”. Poiché la propaganda israeliana si basa unicamente su tale retorica, occorre sottolineare la scarsità di prove a supporto della tesi in merito all’utilizzo di scudi umani da parte dei palestinesi.

Al contrario, esiste un’ampia documentazione sull’utilizzo di scudi umani da parte delle forze armate israeliane nel corso di molti anni. Come riportato dall’ONG israeliana B’Tselem, durante la seconda Intifada, cominciata nel settembre del 2000, “i militari israeliani utilizzarono civili palestinesi come scudi umani” mettendo in pratica una “strategia delineata dalle autorità militari”. Secondo alcuni ufficiali l’esercito aveva fatto ricorso a scudi umani in 1200 occasioni nei cinque anni precedenti il 2005, anno in cui la Corte Suprema aveva dichiarato tale pratica assolutamente illecita. Ciononostante molti sono gli esempi documentati sull’uso di questa strategia anche dopo il 2005.

Nel novembre del 2006, alcuni soldati israeliani utilizzarono un uomo palestinese come scudo umano durante un’operazione militare a Betlemme. B’Tselem ha documentato almeno 14 casi in cui i militari hanno usato scudi umani, inclusi due bambini a Nablus.

Nell’ottobre del 2007, l’attuale vice capo delle forze armate, Yair Golan, dopo avere ordinato ai soldati di usare scudi umani, fu punito con un semplice rimprovero.
In un’altra occasione, quando due soldati israeliani furono condannati per l’utilizzo di scudi umani palestinesi durante un’ operazione chiamata “Cast Lead”, la pena fu di tre mesi di sospensione e una retrocessione di grado.

Talesorta di impunità fu fermamente condannata dal Comitato dell’ONU per i Diritti dei Bambini nel giugno del 2013, che in un rapporto citava 14 casi di bambini palestinesi usati come “scudi e informatori” dal gennaio 2010 alla fine di marzo 2013. Nonostante lo sdegno della comunità internazionale i militari israeliani non hanno abbandonato tale pratica: nell’aprile del 2013, alcuni soldati usarono un ragazzo ammanettato come scudo umano mentre sparavano su dei manifestanti nella Cisgiordania occupata, mentre nel giugno del 2014 alcuni militari costrinsero un membro di una famiglia a “scortarli” durante un raid presso una abitazione a Hebron.

Di sicuro tutte le accuse mosse dai portavoce israeliani contro le fazioni palestinesi- con prove inesistenti o parziali- hanno un loro parallelo nei crimini commessi dall’esercito israeliano, ampiamente documentati.

Utilizzo di case per operazioni militari? – L’esercito israeliano ha occupato numerose case palestinesi convertendole in avamposti militari, mentre i residenti venivano confinati in una stanza.

Camuffarsi da civili per commettere atti violenti? – Nel novembre del 2015, le forze di occupazione israeliane, camuffate da civili- uno addirittura nelle sembianze di una donna incinta su sedia a rotelle- durante un raid nell’ospedale di Hebron, uccisero un uomo a sangue freddo.

Le truppe israeliane usarono scudi umani anche durante l’invasione di Gaza. Nel giugno del 2006, per esempio, alcuni soldati a Beit Hanon trattennero sei civili, inclusi due bambini “all’ingresso di una stanza in cui si erano posizionati, per circa 12 ore” durante “un violento scontro a fuoco con i militanti palestinesi”.

Il rapporto Goldstone ha documentato altre casistiche del genere verificatesi durante l’operazione “Piombo Fuso” nella quale alcuni civili “furono bendati, ammanettati e costretti ad entrare nelle abitazioni precedendo i militari”. La commissione di inchiesta dell’ONU nel suo rapporto conclusivo ha riportato che “la pratica di utilizzare scudi umani palestinesi è stata adottata più volte” e che “non sarebbe difficile concludere che si tratti di una pratica adottata ripetutamente… durante le operazioni militari a Gaza”.
Non ha fatto eccezione l’operazione “Protective Edge” in merito all’utilizzo di tale pratica. In un documento emesso dall’organizzazione Defense for Children International Palestina, i soldati israeliani “hanno usato un diciassettenne palestinese come scudo umano per cinque giorni, tenendolo costantemente sotto tiro per costringerlo a cercare dei tunnel” e sottoponendolo ripetutamente a violenze fisiche. Il direttore dell’ONG, Rifat Kassis, ha fatto notare che “gli ufficiali israeliani hanno mosso accuse generiche contro Hamas ed il loro utilizzo di scudi umani, mentre i loro stessi soldati si macchiano di questo ed altri crimini di guerra”.

La Commissione di inchiesta dell’Onu sul conflitto del 2014 a Gaza, ha posto l’accento sull’utilizzo da parte dei soldati israeliani di scudi umani nelle operazioni di ricerca. La commissione ha citato il caso in cui i militari “sparavano da dietro uomini nudi, usandoli come scudo umano per ore”. Agli uomini fu ordinato di restare alla finestra per impedire che i miliziani di Hamas rispondessero al fuoco. La commissione ha concluso che “il modo in cui i soldati israeliani costringono i palestinesi a stare alle finestre, entrare nelle case o in aree sottoterra e forzarli a compiere azioni di natura militare, costituiscono una violazione dell’articolo 28 della Convenzione di Ginevra che impedisce l’utilizzo di scudi umani, e che queste azioni si configurano come crimini di guerra”

Traduzione di Mafalda Insigne

 

thanks to: Agenzia stampa Infopal

Gaza resistance movements reiterate their resistance to the Israeli occupation and determination to liberate Palestine

Julie Webb-Pullman

Both Hamas and the Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) held well-attended events in the Gaza Strip in the past week, celebrating the anniversaries of their founding and reiterating their resistance to the Israeli occupation and determination to liberate Palestine.

December 12 marked the 48th anniversary of the PFLP, while December 16 was the 28th birthday of Hamas.

Hamas supporters rally in Gaza City

Hamas supporters rally in Gaza City

Referring to the 2006 elections, “a crucial transition in the history of Hamas and Palestine,” Hamas noted they “clearly were not the horse Israel or the western powers bet on, and in a barbaric and uncivilized way, the world backed Israel to impose a siege and wage three wars on Gaza to end Hamas rule and put an end to the free and democratic choice of the Palestinian people.”

“28 years ago, a handful of Hamas members were a crucial part of the first Palestinian intifada, throwing stones, barricading the roads so that the Israeli military jeeps could not pass, and fighting the occupiers’ brutality with Molotov, knives, and later on pistols. Today, 28 years later, Hamas has strategically improved and developed and grown militarily, socially, politically, and institutionally. Hamas now is capable of defending the Palestinian people against Israeli aggression without kneeling, without giving up Palestinian rights and demands. Hamas is here to acheive an independent, free Palestine. Hamas is here to stay,” they said.

The Islamic Movement released a Press Statement to mark the occasion:

A statement on the 28th anniversary of Hamas foundation

On the 28th anniversary of Hamas foundation, which coincides with Jerusalem intifada that defends Al-Aqsa Mosque and the sanctities in Jerusalem, Hamas is proud of its contribution to the resistance project, mainly armed resistance, after the PA abandoned it and adopted fruitless negotiations and security coordination.

Despite assassination of Hamas’s prominent Leaders and cadres, Hamas did not give up Palestinian rights and constants, and has recorded unprecedented heroic acts in defending the land and people of Palestine.

Hamas won the municipal and legislative elections, liberated Gaza from Israeli occupation and freed hundreds of Palestinian prisoners, both men and women.

Hamas and al-Qassam Brigades have defended the Palestinian people against three Israeli offensives, achieving a balance of terror and deterrence with Israeli occupation, and proving that the Palestinian people are able to defeat the Israeli siege and strangulation.

Over the years, Hamas has proved uncontainable, unbreakable despite the enemy’s plots and conspiracies. Hamas is still embraced by the Palestinian people and the noble peoples of the Arab and Muslim nations. It also remains a source of inspiration to the free peoples all over the world.

On our 28th anniversary, we in Hamas vow to continue our resistance and steadfastness until almighty Allah grants us triumph.

Hamas takes the opportunity of its 28th anniversary to emphasize the following:

1. Hamas will never recognize the Israeli occupation, and confirms that Palestine from the Jordan River to the Mediterranean is an Arab, Islamic country.

2. The right of return is a sacred, non-negotiable individual and collective right.

3. Jerusalem is the core of our struggle with the Israeli occupation, its holiness inspired from our faith and the blood of the martyrs, men, women and children. Therefore, we will never compromise even one inch or a grain of its soil or holy sites.

4. We vow to free our heroic Palestinian prisoners in an honorable prisoners swap deal similar to Wfaa Alahrar’s.

5. Palestine is the trust of the nation, and it is a must for all free honest people in our nation to contribute to the liberation of Palestine. Hamas vows to remain faithful to the liberation of Palestine and to keep its weapons directed at the Israeli occupation only.

6. We confirm that the Jerusalem intifada is an opportunity for unity. We support its continuation, we call on the PA to end security coordination with the Israeli occupation, and leave the illusions of peace with it, for Israel does not recognize our right to our land and holy places.

7. We salute our people in the Occupied Territories of 1948 for their heroic struggle against Judaization schemes, particularly Sheikh Raed Salah, the families of martyrs and wounded and worshipers at Al Aqsa Mosque.

8. We salute the Palestinian people in the Occupied West Bank who broke barriers of fear and terror of the Israeli occupation, and carried out heroic resistance operations against Israeli soldiers and settlers.

9. We salute the Palestinian people in Gaza, who have endured three brutal Israeli offensives and a nine-year-long siege, and who still struggle against all threats and conspiracies.

10. We also salute the Palestinian refugees in the diaspora, who are suffering displacement and internal conflicts, and we urge Arab countries to honor and relieve them until they return to their land.

The Islamic Resistance Movement

14 December 2015

PFLP supporters march through the streets of Gaza

PFLP supporters march through the streets of Gaza

On 12 December the PFLP held a march from Soraya to the UN Headquarters in Gaza City, where Jamil Mizher, member of the Political Bureau and leader of the PFLP branch in Gaza, delivered the keynote speech. He saluted those who have died in the struggle to liberate Palestine, and made special mention of Sami Madi, who was killed in Bureij by Israeli occupation forces the previous day while participating in demonstrations on the Gaza border to mark the Front’s anniversary.

Palestinian prisoners in Israeli jails were also singled out for attention. PFLP General Secretary Ahmad Sa’adat and his fellow leaders Khalida Jarrar and Ahed Abu Ghoulmeh, as well as the diverse Palestinian leaders held behind bars such as Marwan Barghouti, Jamal Abu al-Hija and Hassan Salameh were all honoured for their sacrifices and struggles.

Mizher stressed that the role of the people in the current uprising is superseding all narrow interests and internal divisions, noting that US imperialism and the so-called “Quartet” in Palestine would be unable to stop the intifada without forcing their strategic partner, the Israeli occupier, to recognize the rights of the Palestinian people.

“Our people will no longer accept the path of negotiations and Oslo,” he said, while strongly criticising the Palestinian leadership in the occupied west Bank for continuing to “impede the implementation of decisions by the PLO’s Central Council” through its ongoing security coordination with Israel.

thanks to: Gaza.Scoop.ps

Mishaal: The Palestinians and the occupation cannot coexist

https://i1.wp.com/gaza.scoop.ps/wp-content/uploads/2015/08/Meshaal-400-x-304.jpgDOHA, (PIC)– Head of Hamas’s political bureau Khaled Mishaal has said that the Palestinian people have proven with their blood that they can never coexist with the occupation and settlement.

In a special interview conducted last night by al-Jazeera satellite channel, the Palestinian leader called on the world to anticipate more initiatives and surprises from an occupied people aspiring for freedom.

“We need the intifada (uprising) to curb the settlers, stop the attacks on Jerusalem and the Aqsa Mosque, and restore the Palestinian cause’s prestige,” Mishaal said.

He stressed the need for reaching an understanding on a common strategy for the intifada and how to run it on the ground, describing it as “a historic moment and a merit that should be agreed upon nationally.”

The Hamas official underlined that the current intifada frustrated the Israeli government’s plan to divide the Aqsa Mosque after the failure of all political initiatives, warning that abandoning the option of intifada and resistance would end the entire national project.

He added that the intifada brought the Palestinian cause back to the regional and international arenas and unified the Palestinian people inside and outside occupied Palestine.

He also emphasized the importance of providing the intifada with an official support from the Palestinian political leadership, which he said should take a decision allowing its security apparatuses and institutions to take part in it.

“I am telling the [Palestinian Authority] leadership. This is a historic moment. This is a merit. The intifada is backed by the people, but it also needs protection, backup and a decision from it,” he said.

He also called on Fatah faction to actively participate in the intifada, asserting that it is against the occupation and not the Palestinian Authority.

Mishaal affirmed that his Movement would go on with the intifada until the end. “We have engaged in the intifada and we will be there till the end. We also invite everyone to take part.”

Commenting on recent threats by Benjamin Netanyahu about his government’s ability to demolish the Aqsa Mosque, the Hamas official said that anyone who dares destroy the Mosque would only accelerate Israel’s demise.

He finally urged the Arab and Muslim leaders and governments to assume their responsibilities and protect the Aqsa Mosque, affirming that the Palestinian people defend themselves on their own land, and their resistance is completely different from terrorism.

thanks to: PIC