Hamas: è tempo che Israele paghi per i suoi crimini

Il Movimento di Resistenza palestinese Hamas ha avvertito che è tempo che lo Stato di occupazione israeliano paghi a caro prezzo i suoi crimini contro il popolo palestinese e i suoi luoghi santi.

Hamas“Oggi faremo una promessa e manderemo un avvertimento. Promettiamo al nostro popolo di ottenere la vittoria e avvertiamo questo nemico (Israele) che i suoi attacchi contro il nostro popolo e i luoghi santi hanno raggiunto il suo apice ed è ora che paghi i suoi debiti”, ha dichiarato Hamas in un comunicato stampa emesso per il 30° anniversario della fondazione.

Il movimento di Resistenza palestinese ha anche sottolineato nella sua dichiarazione che “Gerusalemme è la capitale eterna della Palestina”, descrivendola come una “città araba e islamica unita senza est o ovest. Tutte le misere decisioni prese per dichiarare la città di Gerusalemme una capitale per l’occupazione (Israele) sono considerate stupide e destinate a fallire”, recita il comunicato.

Hamas ha invitato tutte le fazioni della Resistenza a condividere la responsabilità della madrepatria e a collaborare alla protezione dei diritti e delle costanti nazionali palestinesi, rinunciando a tutte le forme di cooperazione per la sicurezza con l’occupazione israeliana.

Sulla stessa lunghezza d’onda il comunicato rilasciato la scorsa settimana dai Comitati di Resistenza popolare (Lijān al-Muqāwama al-Shaʿbiyya) in cui si afferma che: “La nostra pazienza non durerà a lungo se il regime sionista non toglierà le sanzioni e l’assedio contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza. La sofferenza del nostro popolo non impedirà di combattere la battaglia per rompere l’assedio, con tutti i mezzi a nostra disposizione. I nostri missili sono pronti a colpire gli obiettivi sionisti in tutto i territori occupati della Palestina“.

I Comitati di Resistenza Popolare, attivi nella Striscia di Gaza, sono stati fondati alla fine del 2000 dall’ex leader di Fatah e dei Tanzim, Jamal Abu Samhadana. I Comitati sono composti da combattenti provenienti da al-Fath, Hamas, Jihad Islamico e Brigate dei Martiri di Al-Aqsa.

di Redazione

thanks to: Il Faro Sul Mondo

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Stephen Hawking e Hamas: come uno scienziato ha preso la parola a favore dei palestinesi

Redazione di MEE

mercoledì 14 marzo 2018,Middle East Eye

Nel 2006 il fisico, morto mercoledì, incontrò il primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma auspicò colloqui tra Israele ed Hamas dopo la guerra contro Gaza del 2008-09

Mercoledì si sono resi omaggi al famoso fisico inglese Stephen Hawking – ricordandolo non solo per la genialità della sua mente come scienziato, ma anche come appassionato attivista che ha prestato la propria impareggiabile voce a cause come il diritto dei palestinesi a resistere e per chiedere la fine della guerra in Siria.

Hawking, morto mercoledì mattina a 76 anni, raggiunse la fama internazionale in seguito alla pubblicazione nel 1988 di “Una breve storia del tempo”, il suo libro sulla ricerca di fisica teorica per una teoria unitaria che permettesse di risolvere [la contraddizione tra] la relatività generale e la meccanica quantistica.

Il libro arrivò a vendere più di 10 milioni di copie e trasformò Hawking in uno dei più rinomati scienziati al mondo.

A quel tempo Hawking era costretto su una sedia a rotelle e in grado di parlare solo tramite il suo particolare sintetizzatore vocale, poiché all’età di 22 anni gli venne diagnosticata una patologia neuronale.

Tra quanti hanno postato sui social media omaggi alla sua memoria ci sono stati i militanti per i diritti dei palestinesi, che hanno ricordato il suo appoggio al movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), che chiede il boicottaggio accademico di Israele.

Nel 2013 Hawking si è ritirato da una conferenza a Gerusalemme sul futuro di Israele, affermando di aver deciso di “rispettare il boicottaggio” in base al parere di accademici palestinesi.

Hawking è stato condannato da sostenitori di Israele ; un portavoce del ministero degli Esteri israeliano ha detto: “Mai uno scienziato di una tale importanza ha boicottato Israele.”

Israel Maimon, il presidente della conferenza, ha affermato: “Il boicottaggio accademico di Israele secondo noi è vergognoso e scorretto, sicuramente da parte di una persona per la quale lo spirito di libertà è alla base della propria missione umana e accademica.”

Nel gennaio 2009, parlando con Al Jaazera dell’invasione israeliana di Gaza, “Piombo fuso”, in cui vennero uccisi più di 1.000 palestinesi, Hawking disse: “Un popolo sotto occupazione continuerà a resistere in ogni modo possibile. Se Israele vuole la pace dovrà parlare con Hamas come la Gran Bretagna ha parlato con l’IRA (l’Irish Republican Army) [il gruppo armato degli indipendentisti irlandesi, ndt.].”

“Hamas è il rappresentante democraticamente eletto del popolo palestinese e non può essere ignorato.”

In quel periodo la posizione di Hawking sulla Palestina sembrò essersi radicalizzata, dai tempi della visita di otto giorni in Israele nel 2006, quando si incontrò con l’allora primo ministro Ehud Olmert.

Durante quel viaggio Hawking tenne anche una lezione presso l’Università Ebraica di Gerusalemme e visitò l’università [palestinese] di Birzeit nella Cisgiordania illegalmente occupata.

Hawking ha anche utilizzato la sua pagina Facebook per appoggiare gli scienziati palestinesi, chiedendo lo scorso anno ai suoi followers di donare fondi per sostenere l’apertura di una seconda scuola palestinese di studi di fisica avanzata.

Nel 2014 Hawking ha anche fatto sentire la propria voce sulla guerra in Siria, come parte di una campagna di “Save the Children”, per ricordare quello che allora era il terzo anno del conflitto, dando voce alle esperienze dei bambini colpiti dagli scontri.

Hawking ha affermato: “Quello che sta avvenendo in Siria è un abominio che il mondo sta guardando impotente dall’esterno. Dobbiamo lavorare insieme per porre fine a questa guerra e per proteggere i bambini siriani.”

Nel 2003 Hawking si espresse anche contro l’invasione dell’Iraq guidata dagli USA.

Nel 2004, rivolgendosi ad un raduno contro la guerra, Hawking disse che la guerra era stata giustificata sulla base delle “due menzogne”, secondo cui l’Iraq possedeva ordigni di distruzione di massa e insinuazioni su legami tra il governo di Saddam Hussein e gli attacchi dell’11 settembre 2001 contro gli USA.

“È stata una tragedia per tutte le famiglie. Se questo non è un crimine di guerra, che cos’è?” disse Hawking. “Mi scuso per la mia pronuncia. Il mio sintetizzatore vocale non è stato impostato per i nomi iracheni.”

(traduzione di Amedeo Rossi)

thanks to: Zeitun

Fatah – Hamas : “accordo fatto”

 

 

Il capodelegazione di Fatah Azzam al Ahmad e uno dei leader di Hamas Musa Abu Marzouq (foto Reuters)

Il capodelegazione di Fatah Azzam al Ahmad e uno dei leader di Hamas Musa Abu Marzouq (foto Reuters)

Cairo, 12 ottobre 2017, Nena News Hamas e Fatah hanno raggiunto un accordo per la riconciliazione tra le due forze politiche divise da uno scontro che va avanti dal 2006 e culminato nel giugno 2007 con la presa del potere a Gaza da parte del movimento islamico. 

Ad annunciare l’intesa, senza fornire particolari, è stato il leader di Hamas Ismail Haniyeh“Fatah e Hamas hanno raggiunto un accordo all’alba  di oggi grazie alla mediazione egiziana”, ha dichiarato Haniyeh. Più tardi le due parti terranno una conferenza stampa al Cairo, dove si sono svolti i negoziati.

Martedì, all’apertura dei colloqui, il portavoce di Fatah Osama Qawasmeh aveva dichiarato che le trattative, sotto gli auspici della Direzione dell’intelligence egiziana, si sarebbero focalizzate sull’estensione dei poteri del governo dell’Autorità naizonale palestinese a Gaza. “Vogliamo estendere lo stato di diritto a Gaza come [è stato fatto] in Cisgiordania”, aveva precisato Qawasmeh.

Il processo di riconciliazione tra le due forze politiche è cominciato a settembre, dopo la decisione presa di Hamas di sciogliere, su pressante richiesta del presidente dell’Anp Abu Mazen,  il “Comitato amministrativo”, una sorta di governo parallelo di quello ufficiale palestinese, che aveva formato ad inizio anno.

Si attende di conoscere quale soluzione le due parti, con l’aiuto egiziano, hanno trovato alla questione più spinosa: il controllo di sicurezza di Gaza e il ruolo del braccio armato di Hamas, le “Brigate Ezzedin al Qassam”. Abu Mazen si è espresso in questi giorni contro la possibilità che alla milizia del movimento islamico venisse lasciato il controllo di sicurezza di Gaza e di poter conservare le sue armi. Hamas da parte sua ha escluso il disarmo delle “Brigate Ezzedin al Qassam” dicendosi però pronto a decidere assieme a Fatah quando usarle.

AGGIORNAMENTI

ORE 16 Usa escono dall’Unesco perché “filo-palestinese” 

Gli Stati Uniti usciranno dalla fine del 2018 dall’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di educazione, scienza e cultura, perché la considerano filo-palestinese.  Nel notificare la decisione Washington ha sostenuto la “necessità di una fondamentale riforma dell’organizzazione per i suoi persistenti pregiudizi anti-Israele”.

ORE 15 Da dicembre controllo Gaza ad Autorità nazionale palestinese

Il governo egiziano ha comunicato che l’Autorità nazionale palestinese prenderà subito il pieno controllo della Striscia di Gaza. Hamas e Fatah, spiega il Caito, sono d’accordo di consentire al governo di unità nazionale assumersi la completa responsabilità della Striscia all’inizio del mese di dicembre.

ORE 13 – Abu Mazen conferma accordo con Hamas

Il presidente palestinese Abu Mazen ha confermato che con Hamas è stato raggiunto un “accordo decisivo” per la riconciliazione tra palestinesi. “Mi rallegro per l’accordo raggiunto tra Fatah e Hamas – ha detto Abu Mazen parlando da Ramallah -ho ricevuto un ampio rapporto dalla delegazione di Fatah e posso dire che quanto è stato concordato rappresenta davvero la fine della divisione”. L’accordo, tra i suoi punti, prevede il dispiegamento di 3.000 uomini della sicurezza dell’Anp nella Striscia di Gaza. Abu Mazen abolirà le sanzioni contro Hamas che aveva approvato la scorsa primavera.

ORE 10 Abu Mazen andrà a Gaza entro un mese

Il presidente palestinese Abu Mazen andrà a Gaza entro un mese. La notizia, che attende ancora una conferma ufficiale, è stata diffusa questa mattina prima della conferenza stampa in cui Hamas e Fatah annunceranno l’accordo raggiunto al Cairo di riconciliazione  e per la gestione di Gaza.  Tutte le forze politiche palestinesi avvieranno al più presto colloqui per giungere alla formazione di un governo di consenso nazionale entro le prossime due settimane.

ORE 9.00 -Armi e ruolo di “Ezzedin al Qassam” saranno discussi in una prossima sessione dei negoziati

L’accordo che si preparano ad annunciare e spiegare oggi in una conferenza stampa i leader di Hamas e Fatah riguarda aspetti della amministrazione civile dei territori palestinesi e della loro sicurezza interna . La questione delle armi e del ruolo del braccio armato di Hamas, le “Brigate Ezzedin al Qassam”, sarà affrontata in un negoziato successivo tra le due parti. Lo ha riferito il portavoce del movimento islamico palestinese Hazem Qassem.

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della redazione

thanks to: Nena News

PALESTINA. Hamas: “Pronti ad un governo d’unità nazionale”

 

L’annuncio è stato fatto ieri sera dopo un vertice al Cairo con ufficiali dell’Intelligence egiziana. Il capo dello Shin Bet israeliano, intanto, annuncia: “La calma in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza è fragile”

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh

di Roberto Prinzi

Roma, 12 settembre 2017, Nena News – Ennesima promessa effimera o qualcosa di più solido e reale? E’ la domanda che nasce spontanea dopo l’apertura ieri di Hamas ad una riconciliazione nazionale con i rivali di Fatah.

L’annuncio è arrivato in serata al termine di un vertice tenuto al Cairo tra una delegazione del movimento islamico (presente anche il suo leader Ismail Haniyeh) e alcuni ufficiali egiziani capeggiati dal ministro dell’Intelligence Khaled Fawzi. In un nota Hamas ha detto di essere pronto a firmare “immediatamente” un accordo con Fatah (il partito del presidente Abbas) e anche a sciogliere la sua commissione amministrativa formata a inizio anno. Una promessa, quest’ultima, di non poco conto: la commissione è infatti duramente criticata dall’Autorità palestinese (Ap) perché ritenuta un governo ombra del tutto indipendente da quello cisgiordano di Ramallah.

Ma le promesse di Hamas non finiscono qui: la leadership islamica ha infatti garantito al Cairo che sarà il nascituro governo di unità nazionale ad assumere il controllo della Striscia e ad indire le elezioni. A patto che, ha precisato, tutte le fazioni palestinesi potranno partecipare alla conferenza del Cairo che eleggerà l’esecutivo nazionale responsabile dell’amministrazione “dell’intero territorio palestinese”, o meglio, di quel che resta di Palestina (Striscia di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est).

Hamas, si legge ancora in una nota ufficiale, ha poi tranquillizzato gli egiziani: nella piccola enclave palestinese nessuno metterà a repentaglio la sicurezza dell’Egitto. Le aperture e le rassicurazioni di Hamas non sono frutto della buona volontà degli islamisti, ma figlie della necessità. Il movimento vive da tempo grosse difficoltà accentuate dalle recenti politiche draconiane dell’Ap contro la popolazione gazawi (taglio dei finanziamenti per gasolio, medicine, salari dei dipendenti pubblici ed ex prigionieri). Il tentativo (finora fallimentare) di Ramallah è palese: rendere sempre più difficili le condizioni di vita nella Striscia – già gravissime a causa del decennale blocco israeliano e, più recentemente, egiziano – nella speranza di una ribellione anti-Hamas da parte della popolazione locale.

La situazione di crisi sta portando Hamas a compiere vere e proprie piroette politiche: ha dapprima riallacciato i contatti con l’Iran interrotti (seppure mai del tutto) dopo aver sostenuto gli oppositori del presidente siriano Bashar al-Asad e le manovre regionali del Qatar. Non sorprende infatti che i toni conciliatori giungano proprio mentre perdura il boicottaggio del piccolo emirato da parte di alcuni stati arabi capeggiati dall’Arabia Saudita. Doha è stata per anni la città che ha ospitato il leader di Hamas Khaled Masha’al ricoprendo il vuoto un tempo occupato dall’asse sciita. Un alleato quanto mai scomodo in questa precisa congiuntura storica.

Recentemente il movimento islamico ha poi provato a migliorare le sue relazioni con il Cairo (tesissime dopo il golpe militare di al-Sisi nel 2013) smarcandosi prima dalla Fratellanza musulmana (“terroristi” per il governo egiziano) e poi aumentando i controlli al confine tra la Striscia e l’Egitto. L’obiettivo è chiaro: uscire dall’isolamento politico in cui versa il suo movimento alleviando le pene della sua popolazione intrappolata nella piccola enclave. Uno dei primi passi potrebbe essere l’apertura del valico di Rafah che potrebbe alleggerire l’asfissiante assedio israeliano.

Resta ora da capire quale sarà la risposta di Ramallah. I toni utilizzati ultimamente dall’Ap non sembrano essere incoraggianti: lo scorso mese Abbas aveva minacciato di prendere non meglio precisate “ulteriori misure” repressive contro Hamas (e quindi contro i gazawi) qualora quest’ultima non avesse rispettato le sue richieste. Fatah vuole essenzialmente tre cose: la fine della commissione amministrativa, la riconsegna del controllo dell’enclave di Gaza all’Autorità palestinese e lo svolgimento di elezioni presidenziali e legislative anche nella Striscia.

Che la situazione a Gaza, e più in generale nei Territori palestinesi, si stia facendo sempre più difficile lo sanno bene anche gli israeliani. Domenica, nel corso di un vertice con il gabinetto alla sicurezza, il capo del servizio di Intelligence interna dello stato ebraico (Shin Bet) Nadav Argaman ha detto che la relativa calma in Cisgiordania e nella Striscia è “fragile”. L’ufficiale ha posto l’attenzione sulla “Giudea e Samaria” (Cisgiordania) dove ha osservato come la sicurezza sia aleatoria perché c’è una “significativa” apprensione per “eventi di carattere religioso” e “un alto livello di allerta per [possibili] attacchi da parte di organizzazioni terroristiche e di singoli”.

Se in Cisgiordania però Argaman ha parlato di situazione “fragile”, per Gaza il capo dello Shin Bet ha preferito utilizzare l’espressione “calma ingannevole” osservando come anche il periodo che aveva preceduto l’offensiva israeliana su Gaza 3 anni fa era stato “il più tranquillo negli ultimi 30 anni”. Nonostante la crisi politica ed economica che si vive nella Striscia, Argaman ha però lanciato l’allarme: Hamas sta continuando a investire soldi in campo militare. “Anche ora il movimento è pronto ad un confronto con Israele”. Nena News

Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir

Sorgente: PALESTINA. Hamas: “Pronti ad un governo d’unità nazionale”

Analisi: La “doppia morale” israeliana sull’uso di scudi umani

336712CMa’an. Di Ben White. Nonostante gli ufficiali israeliani avessero sostenuto più volte che le fazioni palestinesi abbiano utilizzato scudi umani come mezzo di dissuasione, non ci sono prove che indicano che Hamas o altri gruppi si siano macchiati di tale crimine, così come inteso dalle leggi internazionali.
Anche se fossero stati utilizzati scudi umani, ciò non avrebbe autorizzato Israele a non attenersi alla legge. Ci sono innumerevoli prove che da parte di Israele non siano state adottate precauzioni sufficienti nel lanciare attacchi in prossimità di aree presiedute da non combattenti, e lo stesso esercito israeliano afferma che solo il 18% dei missili siano stati sparati da “mezzi civili”. Poiché la propaganda israeliana si basa unicamente su tale retorica, occorre sottolineare la scarsità di prove a supporto della tesi in merito all’utilizzo di scudi umani da parte dei palestinesi.

Al contrario, esiste un’ampia documentazione sull’utilizzo di scudi umani da parte delle forze armate israeliane nel corso di molti anni. Come riportato dall’ONG israeliana B’Tselem, durante la seconda Intifada, cominciata nel settembre del 2000, “i militari israeliani utilizzarono civili palestinesi come scudi umani” mettendo in pratica una “strategia delineata dalle autorità militari”. Secondo alcuni ufficiali l’esercito aveva fatto ricorso a scudi umani in 1200 occasioni nei cinque anni precedenti il 2005, anno in cui la Corte Suprema aveva dichiarato tale pratica assolutamente illecita. Ciononostante molti sono gli esempi documentati sull’uso di questa strategia anche dopo il 2005.

Nel novembre del 2006, alcuni soldati israeliani utilizzarono un uomo palestinese come scudo umano durante un’operazione militare a Betlemme. B’Tselem ha documentato almeno 14 casi in cui i militari hanno usato scudi umani, inclusi due bambini a Nablus.

Nell’ottobre del 2007, l’attuale vice capo delle forze armate, Yair Golan, dopo avere ordinato ai soldati di usare scudi umani, fu punito con un semplice rimprovero.
In un’altra occasione, quando due soldati israeliani furono condannati per l’utilizzo di scudi umani palestinesi durante un’ operazione chiamata “Cast Lead”, la pena fu di tre mesi di sospensione e una retrocessione di grado.

Talesorta di impunità fu fermamente condannata dal Comitato dell’ONU per i Diritti dei Bambini nel giugno del 2013, che in un rapporto citava 14 casi di bambini palestinesi usati come “scudi e informatori” dal gennaio 2010 alla fine di marzo 2013. Nonostante lo sdegno della comunità internazionale i militari israeliani non hanno abbandonato tale pratica: nell’aprile del 2013, alcuni soldati usarono un ragazzo ammanettato come scudo umano mentre sparavano su dei manifestanti nella Cisgiordania occupata, mentre nel giugno del 2014 alcuni militari costrinsero un membro di una famiglia a “scortarli” durante un raid presso una abitazione a Hebron.

Di sicuro tutte le accuse mosse dai portavoce israeliani contro le fazioni palestinesi- con prove inesistenti o parziali- hanno un loro parallelo nei crimini commessi dall’esercito israeliano, ampiamente documentati.

Utilizzo di case per operazioni militari? – L’esercito israeliano ha occupato numerose case palestinesi convertendole in avamposti militari, mentre i residenti venivano confinati in una stanza.

Camuffarsi da civili per commettere atti violenti? – Nel novembre del 2015, le forze di occupazione israeliane, camuffate da civili- uno addirittura nelle sembianze di una donna incinta su sedia a rotelle- durante un raid nell’ospedale di Hebron, uccisero un uomo a sangue freddo.

Le truppe israeliane usarono scudi umani anche durante l’invasione di Gaza. Nel giugno del 2006, per esempio, alcuni soldati a Beit Hanon trattennero sei civili, inclusi due bambini “all’ingresso di una stanza in cui si erano posizionati, per circa 12 ore” durante “un violento scontro a fuoco con i militanti palestinesi”.

Il rapporto Goldstone ha documentato altre casistiche del genere verificatesi durante l’operazione “Piombo Fuso” nella quale alcuni civili “furono bendati, ammanettati e costretti ad entrare nelle abitazioni precedendo i militari”. La commissione di inchiesta dell’ONU nel suo rapporto conclusivo ha riportato che “la pratica di utilizzare scudi umani palestinesi è stata adottata più volte” e che “non sarebbe difficile concludere che si tratti di una pratica adottata ripetutamente… durante le operazioni militari a Gaza”.
Non ha fatto eccezione l’operazione “Protective Edge” in merito all’utilizzo di tale pratica. In un documento emesso dall’organizzazione Defense for Children International Palestina, i soldati israeliani “hanno usato un diciassettenne palestinese come scudo umano per cinque giorni, tenendolo costantemente sotto tiro per costringerlo a cercare dei tunnel” e sottoponendolo ripetutamente a violenze fisiche. Il direttore dell’ONG, Rifat Kassis, ha fatto notare che “gli ufficiali israeliani hanno mosso accuse generiche contro Hamas ed il loro utilizzo di scudi umani, mentre i loro stessi soldati si macchiano di questo ed altri crimini di guerra”.

La Commissione di inchiesta dell’Onu sul conflitto del 2014 a Gaza, ha posto l’accento sull’utilizzo da parte dei soldati israeliani di scudi umani nelle operazioni di ricerca. La commissione ha citato il caso in cui i militari “sparavano da dietro uomini nudi, usandoli come scudo umano per ore”. Agli uomini fu ordinato di restare alla finestra per impedire che i miliziani di Hamas rispondessero al fuoco. La commissione ha concluso che “il modo in cui i soldati israeliani costringono i palestinesi a stare alle finestre, entrare nelle case o in aree sottoterra e forzarli a compiere azioni di natura militare, costituiscono una violazione dell’articolo 28 della Convenzione di Ginevra che impedisce l’utilizzo di scudi umani, e che queste azioni si configurano come crimini di guerra”

Traduzione di Mafalda Insigne

 

thanks to: Agenzia stampa Infopal

Gaza resistance movements reiterate their resistance to the Israeli occupation and determination to liberate Palestine

Julie Webb-Pullman

Both Hamas and the Popular Front for the Liberation of Palestine (PFLP) held well-attended events in the Gaza Strip in the past week, celebrating the anniversaries of their founding and reiterating their resistance to the Israeli occupation and determination to liberate Palestine.

December 12 marked the 48th anniversary of the PFLP, while December 16 was the 28th birthday of Hamas.

Hamas supporters rally in Gaza City

Hamas supporters rally in Gaza City

Referring to the 2006 elections, “a crucial transition in the history of Hamas and Palestine,” Hamas noted they “clearly were not the horse Israel or the western powers bet on, and in a barbaric and uncivilized way, the world backed Israel to impose a siege and wage three wars on Gaza to end Hamas rule and put an end to the free and democratic choice of the Palestinian people.”

“28 years ago, a handful of Hamas members were a crucial part of the first Palestinian intifada, throwing stones, barricading the roads so that the Israeli military jeeps could not pass, and fighting the occupiers’ brutality with Molotov, knives, and later on pistols. Today, 28 years later, Hamas has strategically improved and developed and grown militarily, socially, politically, and institutionally. Hamas now is capable of defending the Palestinian people against Israeli aggression without kneeling, without giving up Palestinian rights and demands. Hamas is here to acheive an independent, free Palestine. Hamas is here to stay,” they said.

The Islamic Movement released a Press Statement to mark the occasion:

A statement on the 28th anniversary of Hamas foundation

On the 28th anniversary of Hamas foundation, which coincides with Jerusalem intifada that defends Al-Aqsa Mosque and the sanctities in Jerusalem, Hamas is proud of its contribution to the resistance project, mainly armed resistance, after the PA abandoned it and adopted fruitless negotiations and security coordination.

Despite assassination of Hamas’s prominent Leaders and cadres, Hamas did not give up Palestinian rights and constants, and has recorded unprecedented heroic acts in defending the land and people of Palestine.

Hamas won the municipal and legislative elections, liberated Gaza from Israeli occupation and freed hundreds of Palestinian prisoners, both men and women.

Hamas and al-Qassam Brigades have defended the Palestinian people against three Israeli offensives, achieving a balance of terror and deterrence with Israeli occupation, and proving that the Palestinian people are able to defeat the Israeli siege and strangulation.

Over the years, Hamas has proved uncontainable, unbreakable despite the enemy’s plots and conspiracies. Hamas is still embraced by the Palestinian people and the noble peoples of the Arab and Muslim nations. It also remains a source of inspiration to the free peoples all over the world.

On our 28th anniversary, we in Hamas vow to continue our resistance and steadfastness until almighty Allah grants us triumph.

Hamas takes the opportunity of its 28th anniversary to emphasize the following:

1. Hamas will never recognize the Israeli occupation, and confirms that Palestine from the Jordan River to the Mediterranean is an Arab, Islamic country.

2. The right of return is a sacred, non-negotiable individual and collective right.

3. Jerusalem is the core of our struggle with the Israeli occupation, its holiness inspired from our faith and the blood of the martyrs, men, women and children. Therefore, we will never compromise even one inch or a grain of its soil or holy sites.

4. We vow to free our heroic Palestinian prisoners in an honorable prisoners swap deal similar to Wfaa Alahrar’s.

5. Palestine is the trust of the nation, and it is a must for all free honest people in our nation to contribute to the liberation of Palestine. Hamas vows to remain faithful to the liberation of Palestine and to keep its weapons directed at the Israeli occupation only.

6. We confirm that the Jerusalem intifada is an opportunity for unity. We support its continuation, we call on the PA to end security coordination with the Israeli occupation, and leave the illusions of peace with it, for Israel does not recognize our right to our land and holy places.

7. We salute our people in the Occupied Territories of 1948 for their heroic struggle against Judaization schemes, particularly Sheikh Raed Salah, the families of martyrs and wounded and worshipers at Al Aqsa Mosque.

8. We salute the Palestinian people in the Occupied West Bank who broke barriers of fear and terror of the Israeli occupation, and carried out heroic resistance operations against Israeli soldiers and settlers.

9. We salute the Palestinian people in Gaza, who have endured three brutal Israeli offensives and a nine-year-long siege, and who still struggle against all threats and conspiracies.

10. We also salute the Palestinian refugees in the diaspora, who are suffering displacement and internal conflicts, and we urge Arab countries to honor and relieve them until they return to their land.

The Islamic Resistance Movement

14 December 2015

PFLP supporters march through the streets of Gaza

PFLP supporters march through the streets of Gaza

On 12 December the PFLP held a march from Soraya to the UN Headquarters in Gaza City, where Jamil Mizher, member of the Political Bureau and leader of the PFLP branch in Gaza, delivered the keynote speech. He saluted those who have died in the struggle to liberate Palestine, and made special mention of Sami Madi, who was killed in Bureij by Israeli occupation forces the previous day while participating in demonstrations on the Gaza border to mark the Front’s anniversary.

Palestinian prisoners in Israeli jails were also singled out for attention. PFLP General Secretary Ahmad Sa’adat and his fellow leaders Khalida Jarrar and Ahed Abu Ghoulmeh, as well as the diverse Palestinian leaders held behind bars such as Marwan Barghouti, Jamal Abu al-Hija and Hassan Salameh were all honoured for their sacrifices and struggles.

Mizher stressed that the role of the people in the current uprising is superseding all narrow interests and internal divisions, noting that US imperialism and the so-called “Quartet” in Palestine would be unable to stop the intifada without forcing their strategic partner, the Israeli occupier, to recognize the rights of the Palestinian people.

“Our people will no longer accept the path of negotiations and Oslo,” he said, while strongly criticising the Palestinian leadership in the occupied west Bank for continuing to “impede the implementation of decisions by the PLO’s Central Council” through its ongoing security coordination with Israel.

thanks to: Gaza.Scoop.ps

Mishaal: The Palestinians and the occupation cannot coexist

https://i1.wp.com/gaza.scoop.ps/wp-content/uploads/2015/08/Meshaal-400-x-304.jpgDOHA, (PIC)– Head of Hamas’s political bureau Khaled Mishaal has said that the Palestinian people have proven with their blood that they can never coexist with the occupation and settlement.

In a special interview conducted last night by al-Jazeera satellite channel, the Palestinian leader called on the world to anticipate more initiatives and surprises from an occupied people aspiring for freedom.

“We need the intifada (uprising) to curb the settlers, stop the attacks on Jerusalem and the Aqsa Mosque, and restore the Palestinian cause’s prestige,” Mishaal said.

He stressed the need for reaching an understanding on a common strategy for the intifada and how to run it on the ground, describing it as “a historic moment and a merit that should be agreed upon nationally.”

The Hamas official underlined that the current intifada frustrated the Israeli government’s plan to divide the Aqsa Mosque after the failure of all political initiatives, warning that abandoning the option of intifada and resistance would end the entire national project.

He added that the intifada brought the Palestinian cause back to the regional and international arenas and unified the Palestinian people inside and outside occupied Palestine.

He also emphasized the importance of providing the intifada with an official support from the Palestinian political leadership, which he said should take a decision allowing its security apparatuses and institutions to take part in it.

“I am telling the [Palestinian Authority] leadership. This is a historic moment. This is a merit. The intifada is backed by the people, but it also needs protection, backup and a decision from it,” he said.

He also called on Fatah faction to actively participate in the intifada, asserting that it is against the occupation and not the Palestinian Authority.

Mishaal affirmed that his Movement would go on with the intifada until the end. “We have engaged in the intifada and we will be there till the end. We also invite everyone to take part.”

Commenting on recent threats by Benjamin Netanyahu about his government’s ability to demolish the Aqsa Mosque, the Hamas official said that anyone who dares destroy the Mosque would only accelerate Israel’s demise.

He finally urged the Arab and Muslim leaders and governments to assume their responsibilities and protect the Aqsa Mosque, affirming that the Palestinian people defend themselves on their own land, and their resistance is completely different from terrorism.

thanks to: PIC

COME ‘ASFALTARE’ CHI DIFENDE ISRAELE CON 10 AUTOREVOLI RISPOSTE

di PAOLO BARNARD – Aprile 2015 (leggete fino in fondo)

Guida imbattibile per distruggere uno per uno gli argomenti usati dai personaggi mediatici asserviti alla menzogna quando difendono il Terrorismo d’Israele e il genocidio dei Palestinesi.
Scritta a portata di tutti, e con fonti storiche autorevolissime unicamente Occidentali ed ebraiche.
Potete memorizzare le risposte, o sbatterle in faccia ai servi d’Israele leggendole. PB
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ATTENZIONE: Anti-Sionismo NON significa Antisemitismo. Sionisti = Elite ebrea criminale genocida dominante in Palestina dall’800 a oggi. Semiti sono i normali ebrei e palestinesi, d’Israele, della Palestina o del mondo. Solo gli ignoranti, o i falsari amici dei Sionisti, spacciano un anti-sionista per antisemita.
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1)

Difensore d’Israele (di seguito DdI): Prima cosa, i palestinesi hanno sempre odiato gli ebrei che emigravano in Palestina per sfuggire alle persecuzioni europee. Li hanno da subito attaccati.

Risposta (di seguito R.): Menzogna storica totale. Per tutto il XIX secolo e oltre i palestinesi accolsero l’emigrazione ebraica europea con favore, amicizia ed entusiasmo. Al punto che le massime autorità religiose ebraiche d’Europa lo testimoniarono.

Fonti: Ne cito tre fra le tante: il 16 Luglio del 1947 l’eminente Rabbino Yosef Tzvi Dushinsky testimoniò presso lo Speciale Comitato delle Nazioni Unite sulla Palestina, e le sue parole furono inequivocabili: “Non vi fu mai un momento nell’immigrazione degli ebrei ortodossi europei in Palestina (si riferisce ad epoche precedenti al fenomeno sionista, nda) nel quale gli arabi abbiano opposto resistenza alcuna. Al contrario, quegli ebrei erano i benvenuti per via dei benefici economici e del progresso che ricadevano sugli abitanti locali, che mai temettero di essere sottomessi. Era risaputo che quegli ebrei giungevano solo per motivi religiosi e non ebbero difficoltà a stabilire rapporti di fiducia e di vera amicizia con le comunità locali”. (1)

Dello stesso tono le parole pronunciate molti anni dopo da un altro Rabbino di grande fama, Baruch Kaplan, noto per essere stato a capo della Beis Yaakov Girls School di Brooklin, ma che passò la giovinezza nella Yeshiva (scuola religiosa) di Hebron in Palestina negli anni ’20: “Gli arabi furono sempre assai amichevoli, e noi ebrei condividemmo la vita con loro a Hebron secondo relazioni di buona amicizia”, dichiarò il Rabbino, che aggiunse anche: “Sono a conoscenza di una lettera del Gran Rabbino del Gerrer Hassidim di allora, il polacco Avraham Mordechai Alter, che riguardava un suo viaggio nella Terra Santa risalente ai tempi in cui si parlava di emigrare laggiù. Lo scopo del suo viaggio fu di capire che tipo di persone erano i palestinesi, così da poter poi dire alla sua gente se andarci o no. Nella lettera egli scrisse che gli arabi erano un popolo amichevole e assai apprezzabile”. (2)

E poi. Dichiarazione della Commissione Shaw del governo inglese, a proposito delle violenze fra arabi e sionisti nel 1929: “…prima della Grande Guerra (1915-18) gli arabi e gli ebrei vivevano fianco a fianco, se non in amicizia, almeno con tolleranza… negli 80 anni precedenti (epoche precedenti al fenomeno sionista, nda) non ci sono memorie di scontri violenti (fra i due popoli)”.(3)

2)

DdI: E poi non esisteva un vero popolo palestinese. Si trattava di tribù sparse, e di pochi individui che vivevano sulle terre bibliche. Infatti un fondatore sionista storico (del Movimento ebreo sionista d’Europa), Israel Zangwill, dichiarò a inizio secolo che “La Palestina è una terra senza popolo, noi ebrei siamo un popolo senza terra”.

R.: Menzogna smentita di nuovo dall’interno dello stesso movimento sionista europeo che iniziò la colonizzazione su larga scala della Palestina alla fine del XIX secolo.

Fonti: Al 7° Congresso Sionista del 1905, un leader di nome Yitzhak Epstein si alzò e lasciò agli atti questa frase: “Diciamoci la verità. Esiste nella nostra cara terra d’Israele un’intera nazione palestinese, che vi ha vissuto per secoli, e che non ha mai pensato di abbandonarla”. (4)

3)

DdI: E’ ignobile definire i Sionisti, che emigravano in Palestina per fuggire alle persecuzioni europee, degli aggressori coloniali! Era il contrario, erano i palestinesi a disprezzarli.

R.: Menzogna. Il movimento Sionista europeo nacque razzista, violento e prevaricatore (come è oggi). All’arrivo in Palestina trattarono subito i palestinesi come bestie, perché li consideravano poco più che bestie. Furono i sionisti a iniziare violenze e atrocità contro i palestinesi pacifici.

Fonti: A inizio ‘900, in uno scambio fra un fondatore del movimento Sionista ebreo europeo Chaim Weizmann (che sarà il primo presidente d’Israele nel 1948, nda) e gli allora padroni coloniali inglesi, si legge “Gli inglesi ci hanno detto che in Palestina ci sono qualche migliaio di negri (kushim), che non valgono nulla.” (5)

Ma soprattutto: il più celebre umanista sionista della Storia, Ahad Ha’am, lanciò un allarme contro la violazione dei diritti dei palestinesi (da parte dei sionisti): “E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina? Erano servi nelle terre della Diaspora e d’improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un’inclinazione al despotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose”. (6) Era il 1891!
Già allora il razzismo e la violenza sionista faceva questo a palestinesi innocenti.

4)

DdI: Voi anti-semiti ve la prendete con il popolo ebraico che fuggiva disperato dall’orrore dell’Olocausto e cercava rifugio nella Terra Promessa, vergogna!

R.: Menzogna totale. Per quasi 50 anni PRIMA dell’Olocausto, i sionisti che emigravano in Palestina aggredirono i palestinesi e programmarono nei dettagli la Pulizia Etnica della Palestina, con metodi feroci e terroristici. Ripeto: 50 anni prima di Hitler.

Fonti: il massimo padre del movimento sionista, Theodore Herzl morì nel 1904. Già prima aveva dichiarato: “Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra… Sia il processo di espropriazione che l’espulsione dei poveri devono essere condotti con discrezione e di nascosto…”. (7)

Poi: un’altra personalità sionista di fine ‘800, Leo Motzkin, sancì: “La colonizzazione della Palestina si fa colonizzando tutta l’Israele biblica, e deportando i palestinesi da altre parti”. (8)

E’ quindi ovvio che il destino di Pulizia Etnica dei palestinesi fu progettato 50 anni PRIMA dell’Olocausto. Ma anche nelle decadi successive alla fine ‘800, il razzismo e la pulizia etnica contro i palestinesi rimasero priorità ebraiche. Alla fine degli anni ’30, il leader sionista Yossef Weitz aveva anticipato gli infami protocolli nazisti di Wannsee (che, fra le altre cose, listavano gli ebrei d’Europa da deportare) scrivendo i ‘Registri dei Villaggi’ dove si indicavano tutte le famiglie palestinesi da cacciare a forza. (9)

Peggio: addirittura Ephraim Katzir (che diventerà presidente di Israele, pensate) arrivò a lavorare in laboratorio per trovare un veleno per accecare i palestinesi. Il leader storico sionista, Ben Gurion, aveva redatto il piano ‘Dalet’ per la completa Pulizia Etnica della Palestina PRIMA dell’arrivo in Palestina dei profughi dai Campi di Sterminio tedeschi. Nel suo stesso diario, Gurion scrisse cose atroci su come colpire i palestinesi innocenti: “C’è bisogno di una reazione brutale. Dobbiamo essere precisi su coloro che colpiamo. Se accusiamo una famiglia palestinese non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti. Dobbiamo fargli del male senza pietà, altrimenti non sarebbe un’azione efficace”. (10)

La violenza sionista contro i civili palestinesi fin dall’800 (Ahad Ha’am più sopra), il sadismo della pulizia etnica contro di loro, le stragi di palestinesi, donne e bambini (documentate dallo storico ebraico Benni Morris), le torture dei prigionieri – e tutto ciò PRIMA che l’Olocausto avesse un impatto sulla Palestina – portarono un ministro del primo governo d’Israele, Aharon Cizling, a dichiarare nel 1948: “Ora anche gli ebrei si sono comportati come i nazisti, e ne sono sconvolto”.(11)

5)

DdI: E allora l’aggressione araba contro gli ebrei del 1948? Tutte le nazioni arabe attorno alla Palestina tentarono di sterminare gli ebrei, che per fortuna vinsero quella guerra, se no sarebbe stato un altro Olocausto! Infatti i leader arabi incitarono via radio i palestinesi ad abbandonare i loro villaggi per permettere lo sterminio degli ebrei! I palestinesi se ne andarono volontariamente.

R.: Menzogna completa. Prima cosa bisogna capire che allo scoppio della guerra arabo-ebraica del 1948, e come provato prima, già gli ebrei sionisti avevano inflitto 50 anni di atrocità, pulizia etnica e stragi ai civili palestinesi, per cui la reazione araba aveva una giustificazione pluri-decennale. Poi la tanto millantata guerra del 1948 fu una messa in scena totale, una vera bufala già organizzata affinché i sionisti vincessero, grazie ad accordi segreti fra Ben Gurion e il Re arabo della Transgiordania Abdullah. Esistono le prove che l’invito via radio di cui sopra è una bufala storica inventata dai sionisti.

Fonti: Il comandante delle truppe arabe era un ufficiale arabo-inglese di nome Glubb Pasha. Lasciò scritto nelle sue memorie che la guerra del 1948 fu una “Guerra Bufala” (The Phony War), perché il leader sionista Ben Gurion si era già messo d’accordo segretamente col Re della Transgiordania, Abdullah, di combattersi per finta, e alla fine spartirsi la Palestina. Abdullah controllava le uniche truppe che potevano impensierire gli ebrei, il resto erano eserciti con le pezze al sedere e armi dell’800. Gli egiziani erano per la metà Fratelli Musulmani con le ciabatte ai piedi; i libanesi non combatterono mai; i siriani erano armati ma erano 4 gatti; e gli iracheni erano sotto gli ordini del traditore Abdullah, per cui fecero nulla. Infatti dai Diari di Ben Gurion risulta che in piena guerra del ’48 egli scrisse all’esercito ebraico Hagana dicendo: “Tenete il meglio delle truppe per la Pulizia Etnica della Palestina, secondo il Piano Dalet (di cui sopra)”. (12)

E a proposito di quelle fantomatiche trasmissioni radio, esse furono smentite dalla BBC di Londra che monitorò tutte le comunicazioni nel Medioriente nel 1948 e di cui si possono trovare le trascrizioni al British Museum. In esse non vi è traccia di un singolo ordine di evacuazione da parte di alcuna radio araba dentro o fuori dalla Palestina, e al contrario, si possono leggere gli appelli ai civili palestinesi affinché rimanessero a presidiare le loro case. Nel 1948 la Pulizia Etnica sionista aveva già espulso 750.000 palestinesi, tutti civili. (13)

6)

DdI: E di nuovo, nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 gli arabi tentarono di sterminare gli israeliani, che in una prova di eroismo militare riuscirono ad evitare un altro Olocausto.

R.: Questa versione è una farsa, distrutta vergognosamente dai documenti segreti del governo americano e della CIA. Non solo gli israeliani non corsero alcun reale pericolo nella cosiddetta Guerra dei Sei Giorni, ma gli arabi tentarono di tutto per non combattere, e furono ignorati da Tel Aviv e dagli USA. Il governo israeliano invece terrorizzò la popolazione ebraica in quell’occasione, sapendo perfettamente che avrebbe attaccato per primo e avrebbe stravinto.

Fonti: La realtà, rivelata nel 2005 dai documenti segreti declassificati del governo americano (libreria del Presidente Johnson), prova precisamente che fu Israele ad aggredire gli arabi, non il contrario. (14)
Gli israeliani sapevano benissimo che avrebbero distrutto le armate arabe in due minuti. La CIA era perfettamente tranquilla, e non gli necessitò di fornire alcun aiuto militare particolare ad Israele, perché Israele avrebbe annientato gli arabi. Quando il capo del Mossad (servizi segreti di Isr.), Meir Amit, il 3 Giugno del 1967 s’incontra col ministro della Difesa USA McNamara al Pentagono,
McNamara gli chiede: “Quanto durerà questa guerra?” e Meir Amit, risponde: “Durerà sette giorni”. Lo disse il 3 Giugno! la guerra scoppia il 5-6 Giugno. Cioè sapevano PRIMA dello scoppio della guerra che sarebbe durata un niente. (15)

Nel frattempo parliamo di Nasser (il Presidente egiziano). Voi sapete che la narrativa ufficiale vi racconta che Nasser, minaccioso, fa un patto con la Siria, fa un patto con la Giordania, sta per attaccare Israele ecc. Invece nel frattempo Nasser disperatamente tentava i contatti con gli inglesi e con gli americani per evitare la guerra. Mentre Meir Amit era a Washington a dichiarare al governo americano che avrebbero attaccato preventivamente e che avrebbero distrutto gli arabi in sette giorni, Nasser mandava Zakariya Mohieddin, il suo ministro degli esteri, a Washington per cercare di mediare la pace. Mentre Mohieddin sta per partire per l’America, gli israeliani attaccano l’Egitto e distruggono l’esercito egiziano. (16)

Il premier israeliano Menahem Begin, molti anni dopo confessò che l’aggressione araba era una ‘bufala’, e confessò la vera aggressione israeliana al New York Times: “Nel giugno del 1967 di nuovo affrontammo una scelta. Le armate egiziane nel Sinai non erano per nulla la prova che Nasser ci stesse attaccando. Dobbiamo essere onesti con noi stessi. Noi decidemmo di attaccare lui”. (17)

Questa è un’altra grande bugia che ci hanno raccontato, è un modello della storiografia su Israele.
Ci raccontano sempre questa cosa, che Israele è la vittima, che sta per soccombere agli arabi cattivi, mentre la realtà è esattamente diametralmente l’opposto. L’elite bellica sionista/israeliana ha bisogno delle finte aggressioni arabe, ha bisogno dei pericoli, ha bisogno della minaccia inventata o gonfiata per mantenersi al potere.

7)

DdI: E chi fu che rifiutò il piano di pace dell’ONU, risoluzione 181 del 1947? I Palestinesi!
Fin da allora rifiutarono la pace sempre! Sono loro che rifiutano la pace!

R.: Menzogna e mistificazione usata a bombardamento dai difensori d’Israele. Sono i Sionisti/Israeliani che hanno sempre rifiutato i tentativi di pace, fino a oggi. La leadership Sionista visse, e sopravvive oggi, solo grazie alla strategia della tensione che loro creano provocando violenze, proprie o palestinesi, continue. Se la leadership Sionista accettasse la pace dovrebbe confrontarsi con un Paese, Israele, che essa gestisce da cani e gli israeliani li caccerebbero.

Qui mi dilungo un po’, qui bisogna asfaltarli molto bene.

Fonti: Il Piano di pace del 1947, risoluzione ONU 181, consegnava agli ebrei il 56% delle terre quando erano la minoranza assoluta. Poi il Negev andava agli ebrei con 90.000 arabi e solo 600 ebrei residenti. Poi l’unico porto commerciale vitale, Haifa, andava agli ebrei. Poi l’86% delle terre fertili, aranceti, ulivi, e grano andava agli ebrei! Poi ai palestinesi erano negati confini con la Siria, dove vi sono le fonti di acqua. E Gerusalemme rimaneva internazionale, ma di fatto in mano ebraica. Questa è la vergognosa realtà. Come potevano i palestinesi accettare? (18)

Lord Alan Cunningham, l’ultimo Alto Commissario inglese in Palestina, scrisse al leader supremo sionista Ben Gurion nel marzo 1948 che “i palestinesi sono calmi e ragionevoli, voi Sionisti fate di tutto per provocare violenza”. (19)

Il diplomatico americano Mark Ethridge, inviato alla conferenza di Pace di Losanna nel 1949, dichiarò furioso: “Se non siamo arrivati alla pace è primariamente colpa d’Israele…” (20)

Nel 1971 il presidente egiziano Sadat aveva offerto la pace a Israele in cambio del suo Sinai illegalmente occupato. Tel Aviv reagì mandando Ariel Sharon a fare la Pulizia Etnica del Sinai, dove Sharon fece orrende stragi condannate dall’ONU (più sotto), e che causò la Guerra del Kippur 1973. (21) Ecco chi vuole la pace…

La criminosa invasione israeliana del Libano nel 1982 (19.000 morti civili arabi) fu causata non da minacce a Israele, ma dall’esatto CONTRARIO. Un eminente storico israeliano scrisse: “Israele affrontò un problema serio nel 1982: l’offerta di pace dell’OLP di Arafat!”. Capite? (22)

Arafat e la sua Autorità Palestinese fecero di tutto per fermare gli estremisti islamici, infatti lo stesso capo dei servizi segreti ebraici Shab’ak, cioè Ami Ayalon, dichiarò al governo di Tel Aviv che “Arafat sta facendo un ottimo lavoro, si è lanciato anima e corpo contro i terroristi” (23).

La massima occasione per la pace fu l’incontro a Camp David nel luglio del 2000 fra Clinton, Arafat e il premier israeliano Ehud Barak. La stampa mondiale riportò che fu Arafat a rifiutare la pace, ma è falso. Fu il contrario. Ai palestinesi non fu presentata alcuna proposta scritta, gli fu chiesto di cedere un 9% di terre, e di ricevere un misero 1%, gli fu negata ogni discussione sul ritorno dei profughi cacciati dalla Pulizia Etnica pre 1948 (come invece sancisce la Risoluzione ONU 194), e non gli fu concesso nulla su come dividersi Gerusalemme. Come poteva Arafat accettare? (24)

E’ provato che mentre Israele predicava la pace, in segreto pianificava altra Pulizia Etnica della Palestina, l’uccisione di Arafat e guerra ai civili. Sono stati scoperti 5 piani segreti della Difesa israeliana a questo scopo: 1996 piano Field of Thorns; 2000, secondo piano Field of Thorns; 2001 piano Dagan; luglio 2001, piano Shaul Mofaz chiamato La Distruzione dell’ANP di Arafat (che collaborava); 2002, piano Eitam con gli stessi scopi. (25)

Nel 2003 gli USA propongono la pace nel documento The Road Map, dove si parla anche di un “Israele che cessi ogni violenza contro i civili palestinesi”. I palestinesi l’accettarono e dichiararono il cessate il fuoco. Tel Aviv portò 14 emendamenti alla proposta americana e di fatto la distrusse. Ma non solo. Ariel Sharon intensificò gli assassinii di sospetti (ma non processati) membri di Hamas ammazzandogli spesso anche mogli e bambini, ovviamente esacerbando le tensioni. Fine della Road Map. (26)

I cessate il fuoco di Hamas furono praticamente sempre violati da Israele, al punto che nel 2006 in una conversazione segreta fra i leader di Hamas in Gaza e Damasco, si sente dire “Non abbiamo ricevuto nessun beneficio dal nostro cessate il fuoco di un intero anno, Israele continua la violenza contro i civili, e stiamo perdendo la reputazione coi civili palestinesi”. (27)

Nel famoso rapimento da parte di Hamas del soldato israeliano Gilad Shalit, viene omessa una verità scomoda, e cioè che il giorno prima Israele aveva rapito due medici palestinesi senza alcun mandato legale, e li ha fatti sparire incommunicado (mai rilasciati né processati). La provocazione fu quindi israeliana. (28)

In un articolo sul Washington Post del luglio 2006, il leader di Hamas Ismail Haniyeh RICONOBBE pienamente il diritto d’Israele DI ESISTERE e la pace fra “tutti i popoli semiti dell’area”. Lo fece nonostante sapesse che quando Arafat riconobbe Israele nel 1993 non ottenne assolutamente nulla, solo violenza. Tel Aviv ignorò l’offerta di Haniyeh. (29)

Nel 2007 gli Stati Uniti offrono la pace nel Trattato di Annapolis. Ma poiché il testo della Casa Bianca contiene la frase “cessare il terrorismo sia da parte palestinese che israeliana”, Israele boicottò tutto l’accordo. Fine Trattato di Annapolis. (30)

Persino da dentro l’establishment militare d’Israele arriva l’ammissione che è Tel Aviv che boicotta la pace. L’ex capo del Mossad, Efraim Halevy, dicharò nel 2009: “Se Israele volesse veramente eliminare la minaccia dei razzi di Hamas (rudimentali aggeggi), dovrebbe permettere ai civili di Gaza di sopravvivere permettendogli di ricevere i beni vitali attraverso la frontiera con l’Egitto, non strangolarli alla fame. Questo garantirebbe la pace a Israele per decenni.” (31)

Robert Pastor, docente all’American University, era un inviato dell’ex Presidente USA Jimmy Carter nei territori occupati, cioè Cisgiordania e Gaza. Le sue parole sono esplicite, è Israele che boicotta la pace: “Hamas aveva fermato il lancio dei razzi dal giugno al novembre 2008, ma Tel Aviv non solo rinnegò la promessa di allentare lo strangolamento dei civili di Gaza per cibo, medicinali, e acqua, ma bombardò un tunnel della disperazione, quelli che fanno passare poche cose dall’Egitto ai palestinesi… Comunicai chiaramente al governo israeliano che Hamas avrebbe esteso il cessate il fuoco se l’assedio di Gaza si fosse allentato, mi ignorarono totalmente”. (32)

Scrive il mitico reporter d’inchiesta americano Symour Hersh: “L’attacco a Gaza (2008) da parte d’Israele, e i massacri conseguenti, vennero guarda caso quando il governo turco era riuscito a mediare con diplomatici di Tel Aviv un accordo completo per il ritiro israeliano dal Golan occupato illegalmente da Israele. Ma è ovvio che l’assalto a Gaza distrusse tutta la mediazione.
Non una coincidenza”. (33)

L’Huffington Post scrive: “Il cessate il fuoco di Hamas del 2008 reggeva benissimo. Fu Israele a uccidere per primo, il 4 novembre. Poi sempre un raid aereo israeliano uccise altri 6 palestinesi, nonostante il cessate il fuoco… Abbiamo fatto un seria ricerca su chi, fra Israele e Hamas, ha rotto più volte il cessate il fuoco in quasi 10 anni, con l’aiuto dell’organizzazione israeliana B’Tselem.
E’ indubbiamente Israele che uccide per primo durante un cessate il fuoco, nel 78% dei casi precisamente. Hamas ha violato le tregue solo nell’8% dei casi. Ma se parliamo di tregue lunghe più di 9 giorni, Israele le ha violate per primo nel 100% dei casi”. (34)

Come si può affermare di fronte a queste prove che sono i palestinesi a rifiutare la pace? A spezzare le tregue? E’ l’esatto contrario. Questo senza dimenticare che anche in tempi di cessate il fuoco, Israele continua la sua politica di Pulizia Etnica palestinese e di violenze gratuite e distruttive contro i villaggi palestinesi, contro il loro diritto di nutrirsi, con rapimenti di minori che spariscono incommunicado, torture di prigionieri senza processo e senza tutele legali.

8)

DdI: Israele è l’unico Stato democratico della zona, ed è vergognoso chiamarlo Stato razzista!

R.: Il razzismo (si legga anche più sopra) fu ed è la linfa vitale di tutto il movimento sionista. Oggi Israele è l’unico stato moderno che mantiene un sistema di Apartheid feroce contro i palestinesi, talmente rivoltante da essere stato condannato in tutto il mondo. La democrazia d’Israele riguarda solo la popolazione ebraica, e neppure tutta.

Fonti: Quelle risalenti ai primi del XX secolo sono già citate all’inizio di questo libretto. Pochi sanno che le leggi emanate nei decenni dal Jewish National Fund sulle terre di Palestina da loro occupate attraverso la Pulizia Etnica, sanciscono che tali terreni sono riservati al 90 agli ebrei; ai palestinesi è proibito affittare o comprare quei terreni che una volta erano loro (prima della colonizzazione sionista). Nel 2003 l’Istituto Israeliano per la Democrazia fece un sondaggio fra gli ebrei israeliani che diede questi risultati: il 53% sostenne che i palestinesi non avevano diritto all’eguaglianza civica con gli ebrei, e il 57% disse che andavano semplicemente cacciati a forza. (35) Grande senso democratico…

Il Comitato dell’ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali ha denunciato in termini tragici la mancanza di democrazia in Israele: anche i cittadini israeliani di origine araba sono esclusi dalla residenza nel 93% delle terre; sono esclusi dalla maggior parte dei sindacati, dei servizi pubblici come acqua, elettricità, alloggi, sanità, e sono relegati alle scuole peggiori. I loro salari sono sempre inferiori a quelli degli ebrei. Infine, dice il rapporto dell’ONU, il trattamento da parte israeliana dei beduini è al limite dei crimini contro l’umanità. Una vera democrazia davvero! (36)

Ed è decisamente ‘democratica’ la seguente dichiarazione dell’ex premier israeliano Ariel Sharon, rilasciata alla stampa europea: “Non c’è Stato ebraico senza la cacciata dei palestinesi e l’espropriazione della loro terra.” (37)

Ma niente meno che scioccante fu la dichiarazione ufficiale scritta da un giurista sudafricano, quindi un esperto di Apartheid, e inviato dalle Nazioni Unite in Israele e Territori Occupati. Il Prof. John Dugard consegnò all’ONU le seguenti parole: “Le leggi e le azioni d’Israele nei Territori Occupati (illegalmente), certamente rispecchiano parti dell’Apartheid sudafricana… Si può forse negare che lo scopo di tali azioni e di tali leggi è di mantenere il dominio di una razza (ebrei) su un’altra razza (palestinesi), per schiacciarli sistematicamente?”. (38) Grande democrazia!

Israele tollera inoltre fra i partiti dell’arco costituzionale il National Union Party, che chiede apertamente la distruzione della popolazione palestinese e nega ai palestinesi il diritto di esistere, mentre Hamas, come dimostrato sopra, ha già riconosciuto il diritto di esistere di Israele ufficialmente. Israele è l’unico Stato al mondo dove nel 1995 il governo ha introdotto il concetto di “gruppi di popolazione”, distinguendo il gruppo “ebrei e altri” dal gruppo “arabi“. Il primo comprende ebrei e cristiani non arabi, il secondo musulmani e arabi cristiani. L’unico altro Stato al mondo che aveva, ma oggi non ha più, questa distinzione settaria era il Rwanda… (39)

Ma peggio: una rappresentante del partito israeliano Jewish Home, cioè Ayelet Shaked, e un accademico israeliano che si chiama Mordechai Kedar (Univ. di Bar Ilan in Israele) hanno scritto che le famiglie, cioè bambini, mogli, nonni dei ‘terroristi’ di Hamas “vanno sterminate”, e che le loro sorelle e madri “vanno stuprate” (dopo 80 anni di orrori ebraici contro quelle famiglie e madri e sorelle). Infine, a chi rimangono dei dubbi sul razzismo osceno d’Israele consiglio di leggere il Prof. Joel Beinin, che ricopre la carica di Donald J. McLachlan Professor of History alla Stanford University USA, nel saggio dal titolo “Il razzismo è il pilastro dell’operazione Protective Edge di Israele”. (40)

Non risulta che Apartheid, razzismo e discriminazione di razza siano i tratti distintivi di una democrazia.

9)

DdI: Israele è uno Stato pacifico costantemente minacciato dal terrorismo palestinese e ha il diritto di difendersi! Come osate chiamare Israele terrorista?

R.: Questa frase sarebbe perfettamente e storicamente giustissima se la si ribaltasse di 180 gradi, cioè: la Palestina era una nazione pacifica che è da oltre 100 anni minacciata dal terrorismo sionista/israeliano, e che ha il diritto di difendersi. Il fatto tragico è che le opinioni pubbliche occidentali non sanno nulla dei 60 anni di atrocità sioniste contro i palestinesi innocenti, che PRECEDONO la nascita del terrorismo palestinese, ripeto, dopo 60 anni di esasperazione, stragi, Pulizia Etnica, stupri, persecuzioni, torture sioniste. In metafora, oggi il mondo vede un uomo che picchia un altro per la strada, e condanna il primo. Ma se sapesse che la vittima ha per anni stuprato la figlia del picchiatore, gli ha rubato ogni avere, lo ha seviziato, ha fatto uccidere sua moglie… allora tutto cambierebbe. OLP, Hamas e i gruppi armati palestinesi sono arrivati alla violenza SOLO DOPO 60 anni di orrori subiti nell’indifferenza di tutto il mondo. Il loro non è, né mai fu, Terrorismo. Fu ed è REAZIONE. La cosa è immensamente diversa. Il vero Grande terrorista fu ed è ancora il Sionismo d’Israele. Anche qui non posso essere brevissimo, visto che la menzogna del diritto d’Israele a difendersi è in assoluto la più diffusa argomentazione dei difensori di Tel Aviv. Eccolo il Vero terrorismo in Palestina, a cui l’OLP e Hamas hanno REAGITO dopo decenni di orrori. Notate che il primo attacco suicida palestinese contro Israele arriva nel 1994, esattamente dopo un secolo di terrore sionista/israeliano.

Fonti:

I PRIMI 50 ANNI DI TERRORISMO SIONISTA CONTRO I PALESTINESI.

Dagli archivi coloniali del governo britannico. “Durante gli anni della Seconda Guerra l’uso del Terrorismo da parte sionista è descritto in un documento ufficiale del governo britannico di allora”. (41)

“Il ministro inglese per il Medioriente, Lord Moyne, viene assassinato da due membri del gruppo ebraico Stern, al Cairo. Le azioni terroristiche dei gruppi ebraici Stern e Irgun sono state condannate dallo stesso portavoce della Comunità ebraica”. (42)

Il 22 luglio 1946 la campagna condotta dalle organizzazioni terroristiche sioniste raggiunse nuovi livelli, con una esplosione che distrusse un’ala dell’hotel King David di Gerusalemme, che conteneva gli uffici della Segreteria del governo inglese e il quartier generale britannico, uccidendo 86 impiegati, arabi, ebrei e inglesi, e 5 passanti [58 i feriti, nda]. (43)

Questa campagna terroristica contro gli arabi palestinesi e contro gli inglesi raggiunse tali proporzioni che Churchill, un forte sostenitore dei sionisti, dichiarò alla Camera dei Comuni: “Se i nostri sogni per il Sionismo devono finire nel fumo delle pistole degli assassini e se i nostri sforzi per il futuro del Sionismo devono produrre un nuovo gruppo di delinquenti degni della Germania nazista, molti come me dovranno riconsiderare le posizioni tenute così a lungo”. (44)

“La comunità ebraica della Palestina ancora si rifiuta pubblicamente di aiutare l’Amministrazione (ONU) a reprimere il terrorismo sionista”. “Uno dei più scabrosi atti di terrorismo (sionista) contro la popolazione civile (palestinese) si registra nell’aprile del 1948 a Deir Yassin, un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Un ex governatore militare israeliano di Gerusalemme confessò: Il 9 aprile abbiamo subìto una sconfitta morale, quando due gang (sioniste) lanciarono un attacco immotivato contro il villaggio di Deir Yassin… Si trattava di un villaggio pacifico, che non aveva aiutato le truppe arabe di oltre frontiera e che non aveva mai attaccato le zone ebraiche.
Le gang (sioniste) lo avevano scelto solo per ragioni politiche. Si è trattato di un atto di puro terrorismo… Alle donne e ai bambini non fu dato tempo di fuggire… e molti di loro furono fra le 254 vittime assassinate”. (45)

Nel 1948 gli ebrei non furono solo in grado di difendersi, ma anche di commettere enormi atrocità sui civili palestinesi. Secondo l’ex direttore degli archivi dell’esercito israeliano: “In quasi tutti i villaggi occupati da noi durante la guerra di indipendenza, furono commessi atti che sono definiti come crimini di guerra, come gli assassini, i massacri e gli stupri…”. Uri Milstein, l’autorevole storico militare israeliano della guerra del 1948, va persino oltre dichiarando che “ogni schermaglia finì in un massacro di arabi”. (46)

“Folke Bernadotte (che salvò ebrei dall’Olocausto, nda) fu nominato mediatore (in Palestina) dall’Assemblea Generale dell’ONU… ma prima che l’ONU potesse considerare le sue osservazioni sul campo, egli fu assassinato dalla gang (sionista) Stern”. (47)

TERRORISMO D’ISRAELE SUCCESSIVO.

Nel 1953 la Risoluzione 101 condannava i massacri terroristici della notoria Unità 101 israeliana comandata da Ariel Sharon, il futuro premier, responsabile in particolare della strage di Qibya in Cisgiordania del 14 ottobre 1953. Sharon, fece saltare in quella occasione 45 abitazioni uccidendo 69 civili arabi, di cui la metà erano donne e bambini. (48)

Dalla proclamazione dello Stato di Israele (14 maggio 1948) e durante il trentennio successivo il terrorismo israeliano si riversa in particolare nei Territori Occupati dal 1967 con una miriade di atti criminosi contro la popolazione civile palestinese, al punto da richiedere nel 1977 l’intervento indignato dell’ONU con una Risoluzione di condanna che parla chiaro: “L’Assemblea condanna le seguenti politiche e pratiche israeliane: … c) L’evacuazione, la deportazione, l’espulsione, e il trasferimento degli abitanti arabi dei Territori Occupati e la negazione del loro diritto di ritorno – d) L’espropriazione e la confisca delle proprietà arabe nei Territori Occupati – e) La distruzione e la demolizione delle case (arabe) – f) Gli arresti di massa e i maltrattamenti della popolazione araba – g) I maltrattamenti e le torture dei detenuti (arabi)… che sono considerati crimini di guerra e un affronto all’umanità (sic)”.(49)

1981. L’allora primo ministro Menahem Begin, ammette la volontaria distruzione delle infrastrutture civili palestinesi per mano dell’esercito di Tel Aviv con relative vittime: “… ci sono state ripetute azioni di rappresaglia contro le popolazioni civili arabe; l’aviazione (israeliana) li ha colpiti; il danno fu mirato a strutture come i canali, i ponti e i trasporti”. (50)

L’ex ambasciatore israeliano all’ONU Abba Eban commentò poco dopo quelle parole, e in modo agghiacciante: “Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia sulle popolazioni civili palestinesi, in un’atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin oseremmo citare per nome.” (51)

Nel 1982 Israele invade nuovamente il Libano; il ministro della Difesa di allora è Ariel Sharon (futuro premier). Uno dei più atroci crimini di guerra e atti di terrorismo degli ultimi cinquant’anni accade proprio sotto il controllo di Sharon. Parlo del massacro di civili palestinesi a Sabra e Chatila, i cui esecutori materiali furono le milizie falangiste libanesi sotto il pieno controllo di Israele. “Il 15 settembre 1982 Bashir Gemayel, presidente del Libano, fu assassinato… Lo stesso giorno le forze israeliane avanzarono su Beirut ovest. Il 17 settembre giunse notizia che gruppi armati erano entrati nel campo profughi di Sabra e Chatila di Beirut ovest e ne stavano massacrando la popolazione civile. Il 18 settembre fu confermato che una strage immane era stata compiuta.
Centinaia di cadaveri di uomini donne e bambini (palestinesi) furono scoperti, alcuni mutilati, altri apparentemente uccisi mentre tentavano di fuggire; molte case erano state fatte saltare in aria con dentro gli occupanti”. La complicità israeliana in quel crimine di guerra è documentata oltre ogni dubbio. La commissione d’inchiesta dello stesso governo israeliano, la Commissione Kahan, nel suo rapporto dell’8 febbraio 1983 dichiara infatti: “Menachem Begin (l’allora premier di Israele, nda) fu responsabile… Ariel Sharon fu responsabile… La nostra conclusione è che il ministro della Difesa (Sharon) è personalmente responsabile”. (52)

L’invasione israeliana del Libano nel 1982 costò la vita a circa 19.000 civili innocenti (più di sei volte i morti dell’11 settembre in USA), sterminati dall’uso indiscriminato dei bombardamenti delle Forze di Difesa Israeliane sui centri abitati. Non solo terrorismo ma vero crimine di guerra. (53)

Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione popolare) palestinese, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani vota una Risoluzione che denuncia ancora il terrorismo di Israele: “Nella Risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei Territori Occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi”. (54)

La distruzione arbitraria di abitazioni civili palestinesi, dei loro campi e dei loro mezzi di sostentamento da parte delle forze di sicurezza israeliane nei Territori Occupati è una delle più odiose pratiche terroristiche documentate (parte del piano di Pulizia Etnica di inizio secolo). Essa vide la luce fin dal lontano 1967, ed è intesa come “punizione collettiva” (totalmente illegale secondo ogni legge) dei palestinesi, senza processo, senza alcuna possibilità di difesa. Nel 1999 Amnesty International pubblicava un rapporto dove la durezza della condanna delle Demolizioni è chiara: “Dal 1967, anno dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte… si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. I palestinesi vengono colpiti per nessun’altra ragione a parte il fatto di essere palestinesi”. (55)

Uno dei più gravi atti terroristici israeliani, in violazione di ogni norma morale e di legalità internazionale, è l’indiscriminato attacco armato agli operatori medici e paramedici che vanno in soccorso ai civili e ai militari palestinesi feriti o uccisi durante gli scontri. Anche questa indicibile pratica è documentata oltre ogni dubbio. “Le Forze di Difesa Israeliane hanno sparato sui veicoli che tentavano di raggiungere gli ospedali, con conseguenti morti e feriti. Medici e personale paramedico sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco (israeliani) mentre viaggiavano sulle ambulanze, in chiara violazione della legalità internazionale”. (56)

Questa ignobile pratica continua oggi identica.

Il primo attacco suicida palestinese contro Israele è dell’aprile 1994 ad Afula, esattamente DOPO UN SECOLO di terrore e di crimini sionisti/israeliani contro i civili palestinesi, come sopra documentato. (57)

Israele sferra attacchi mostruosi su Gaza e sui suoi civili da anni, col solito pretesto di difendersi dai razzi di Hamas. Prima cosa, come detto e ridetto, Hamas REAGISCE a un secolo di terrorismo ebraico sopra dimostrato; in secondo luogo i cosiddetti razzi palestinesi sono rudimentali tubi di metallo il cui potenziale letale è minimo. Infatti in 14 anni di vita questi ‘razzi’ hanno ucciso dai 33 ai 50 civili israeliani (58)… mentre in soli 6 anni Israele ha assassinato un totale di 2.221 civili palestinesi! Solo nell’Operazione Piombo Fuso di bombardamenti indiscriminati su Gaza nel dicembre 2008, gli israeliani uccisero 759 civili palestinesi, di cui 344 bambini e 110 donne. Nell’Operazione Scudo Protettivo del luglio 2014 Israele uccise 1.462 civili palestinesi, di cui 495 erano bambini e 253 donne. Non v’è bisogno di commentare la sproporzione orripilante delle cifre. (59)

Per concludere: chi è stato per decenni il Grande Terrorista in Palestina? Si può dire che sono i palestinesi armati, che hanno REAGITO 60 anni dopo l’inizio del loro calvario, a essere i terroristi? Chi ha il maggior diritto di difendersi dopo un secolo di orrori sionisti e mostruose sproporzioni di vittime civili?

10)

DdI: Ci sono degli “squinternati” in Italia, come un tal giornalista Paolo Barnard amico di Hamas, o come l’attivista pro Palestina Samantha Commizzoli, che addirittura accusano i sionisti (passati e attuali) di essere aggressori neo-nazisti. Basterebbe questo per stendere un velo pietoso su tutto l’argomento.

R.: Caro ignorante, ci spiace per te se non leggi la Storia. E siamo felici di essere accomunati ad altri due squinternati che chiamarono i Sionisti “affini ai nazisti e ai fascisti”, cioè quel ‘mentecatto’ di Albert Einstein e quella ‘antisemita’ di Hannah Arendt…

Fonti: Il primo personaggio incontestabile, perché grande amico dei Sionisti e uomo ultra conservatore, che li chiamò ‘nazisti’ fu niente meno che Winston Churchill, che in una riunione di Gabinetto a Londra definì l’esercito sionista “… una nova specie di gangsters degni della Germania Nazista”. (60)

Nella stessa epoca, 1948, Albert Einstein e Hannah Arendt (non hanno bisogno di presentazioni) scrissero di loro pugno sul New York Times una protesta veemente contro la brutale ferocia sionista contro i palestinesi, definendola “simile in organizzazione e metodi ai partiti Nazisti e Fascisti” (61)

Lo stesso anno, fu addirittura un ministro del primo governo dello Stato d’Israele, Aharon Cizling a dichiarare “Adesso anche gli ebrei si sono comportati come i nazisti, e io sono sotto shock” (62)

Scrive il professore di scienze politiche americano, ed ebreo, Norman G. Finkelstein: “Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale israeliano di alto rango ha sollecitato l’esercito ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l’armata tedesca combatté nel Ghetto di Varsavia ”(sic). Lo stesso Finkelstein, figlio di vittime dell’Olocausto, scrive ancora in modo lapidario: “Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti”.(63)

NOTE
1) The U.N. Special Committee on Palestine: Statement by Chief Rabbi Yosef Tzvi Dushinsky, July 16, 1947, United Nations Trusteeship Library.
2) Neturei Karta: Interview with Rabbi Baruch Kaplan, 2003. Pubblicazione di alcuni passaggi trascritti da una intervista registrata con Kaplan circa vent’anni prima.
3) ONU: La questione palestinese. Report of the Commission on the Palestine Disturbances of august 1929, Cmd.3530 (1930), p. 150.
4) 7° Congresso Sionista del 1905, trascrizioni degli interventi.
5) Nur-eldeen Masalha, Towards the Palestinian Refugees, 08/2000
6) ONU: La questione palestinese, Kohn, Hans, Ahad Ha’am: Nationalists with a difference, in Smith, Gary (ed.), Zionism: the Dream and the Reality (New York, Harper and Row, 1974)
7) ONU: La questione palestinese. Herzl, Theodor, «The complete diaries» (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p. 88.
8) Sefer Motzkin, ed. Alex Bein, Jerusalem, 1939
9) ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine. – The Ethnic Cleansing of Palestine, by Ilan Pappe, 2007, Kindle Edition – Ben Gurion’s Diary, 1 Jan. 1948
10) The Ethnic Cleansing of Palestine, by Ilan Pappe, 2007, Kindle Edition – Ben Gurion’s Diary, 1 Jan. 1948
11) Trascrizione della riunione di Gabinetto israeliana del 17 novembre 1948, dagli archivi del Kibbutz Meuhad, citata da David McDowall, Palestine and Israel, I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 195.
12) The Ethnic Cleansing of Palestine, by Ilan Pappe, 2007, Kindle Edition
13) Ibidem
14) Office of National Estimates, “Appraisal of an estimate of the Arab-Israeli Crisis by the Israeli Intelligence Service,” 25 May 1967,FRUS, 1964–1968, XIX, doc. 61; Freshwater, 3–4; Helms, A Look Over My Shoulder, 299.
15) Helms, A Look Over My Shoulder, 299–300; Michael B. Oren, Six Days of War: June 1967 and the Making of the Middle East (New York: Oxford University Press, 2002), 146, citing interview with and writings of Meir Amit; Meir Amit quoted inThe Six-Day War: A Retrospective, ed. Richard B. Parker (Gainesville: University Press of Florida, 1996), 136, 139; Ian Black and Benny Morris, Israel’s Secret Wars: A History of Israel’s Intelligence Services (New York: Grove Weidenfeld, 1991), 220–22;
16) Nolte reported in telegram 8471 from Cairo, June 4, that the Embassy had informed Riad of the contents of telegram 207861 to Cairo (see footnote 2, Document 134), and that he planned to take up the subject of Mohieddin’s visit with Nasser when presenting his credentials on June 5. (National Archives and Records Administration, RG 59, Central Files 1967-69, POL ARAB-ISR) Rusk responded to the latter point in telegram 207994, June 4, which reads in part: “The great value of Mohieddin’s visit is opportunity for private discussions. The less said about it the better.” (Johnson Library, National Security File, Country File, Middle East Crisis, Anderson Cables)
17) New York Times, 21 agosto, 1982.
18) Piano di pace del 1947, risoluzione ONU 181
19) ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine.
20) FRUS, Ethridge, US delegate at Laussanne, Top Secret, Paris, Paris June 12, 1949, pp.1124-25
21) Ha’aretz, Oct. 6, 2006, Danny Yatom and Moshe Amirav
22) Avner Yaniv, Political Science Professor, Univ. of Haifa
23) Riportato dal quotidiano israeliano «Ha’aretz» il 6 aprile 1998.
24) Paolo Barnard: Intervista a Robert Malley dell’International Crisis Group registrata a Washington poco prima della scomparsa di Yasser Arafat.
25) Le prime rivelazioni sul piano Fields of Thorns furono rivelate da Amir Oren sul quotidiano israeliano «Ha’aretz» il 23 novembre 2001 – Alcuni estratti del piano del 15 ottobre 2000 furono pubblicati il 6 luglio 2001 sul «Ma’ariv». Per la cronologia degli attacchi terroristici palestinesi: Israel Ministry of Foreign Affairs, Suicide and Other Bombing Attacks in Israel Since the Declaration of Principles 1993 (pubbl. 2005). – Amos Harel, Rightist ex general propose massive invasion of territories, «Ha’aretz daily», 31 gennaio 2002.
26) Noam Chomsky, Confrontation with Hamas and Hezbollah, July 29, 2006. Israeli Cabinet Statement on Road Map, July 9, 2004
27) Seymour Hersh, The New Yorker, August 16, 2006
28) Gideon Levy, “A Black Flag,” Ha’aretz, July 2, 2006; Christopher Gunness, “Statements by the United Nations Agencies Working in the Occupied Palestinian Territory,” July 8, 2006; Amnesty International press release, “Israel/Occupied Territories: Deliberate Attacks a War Crime,” AI Index: MDE 15/061/2006 (Public), News Service No. 169, June 30, 2006. – Noam Chomsky, Confrontation with Hamas and Hezbollah, July 29, 2006. Israeli Cabinet Statement on Road Map, July 9, 2004
29) Aggression under false pretenses, The Washington Post, July 11, 2006
30) Annapolis Agrrement: full text, US Department of State, Novembre 2007
31) Counter Terrorism and State Political Violence, Critical Terrorism Studies, Scott Poynting & David Whyte
32) Democracy Now: January 22, 2009, Ex-Carter Admin Official: Israel Ignored Hamas Offer Days Before Attacking Gaza; Violated Ceasefire with Attacks, Blockade
33) Seymour Hersh: The New Yorker, 31/3/2009
34) Huffington Post, Nancy Kanwisher, Reigniting Violence: How do ceasefires end? 2012
35) Ur Shlonsky, Zionist Ideology, the Non-Jews and the State of Israel, July 24, 2002 – Israeli Democracy Institute, May 2003 Report
36) UN Committee on Economic Social Cultural Rights, 23 May 2003
37) Agence France Press, Nov. 1998
38) Prof. John Dugard, Rapporto come Special Rapporteur on Human Right in Palestina per l’ONU, 2007
39) Steven Zunes, Asia Times, The Rise and Rise of Hamas, July 7, 2007 – Ur Shlonsky, Zionist Ideology, the Non-Jews and the State of Israel, July 24, 2002
40) Ha’aretz, 22 lugio 2014 – Joel Beinin, Donald J. McLachlan Professor of History Stanford University USA, “RACISM IS THE FOUNDATION OF ISRAEL’S OPERATION PROTECTIVE EDGE”
41) ONU: La questione palestinese. British Government, The political history of Palestine (Memorandum to the United Nations Special Committee on Palestine, Jerusalem 1947, p. 30).
42) Ibidem
43) Ibidem
44) ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine, vol. 1, p. 73.
45) ONU: La questione palestinese. Official records of the General Assembly, Second Session, Supplement No. 11, document A/364, vol. II, p. 28. 47 ONU: La questione palestinese. Joseph, Dov, «The Faithful City» (N.Y. Simon & Schuster, 1960), pp. 71-72.
46) The Origin of the Palestine-Israel Conflict, Published by Jews for Justice in the Middle East P.O. Box 14561, Berkeley, CA, 94712.
47) ONU: La questione palestinese. Official records of the Security Council, Third Year, Supplement for October 1948, pp. 4-9, documents S/1018.
48) Foreign Relations of the United States, 1958-1960, Volume XII, Near East Region; Iraq; Iran; Arabian Peninsula: Statement by the National Security Council of Long Range U.S. Policy Toward the Near East. 100 United Nations Security Council Resolution 101 (1953), 24 November 1953.
49) ONU: La questione palestinese. General Assembly resolutions 32/91 C of 13 December 1977 & Commission on Human Rights resolution 1 (XXXIII) of 15 February 1977.
50) Menahem Begin, letter, «Ha’aretz», August 4, 1981.
51) Abba Eban, Morality and Warfare, «Jerusalem Post», August 16, 1981.
52) Rapporto della Commissione d’Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983). –
53) Stime delle vittime civili dell’invasione israeliana del Libano del 1982 tratte da: Estimates of 5 March 1991 AP – Israel: 657 killed, Syrians: 370, PLO: 1,000, Lebanese and Palestinians: 19,000 +, mostly civilians, e Robert Fisk, The Awesome Cruelty of a Doomed People, «The Independent», 12 settembre 2001, p. 6.
54) ONU: La questione palestinese. Commissione ONU per i Diritti Umani, rapporto alla 44esima Sessione, marzo 1988.
55) Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 Israel and the Occupied Territories
Demolitions and Dispossession.
56) Amnesty International Reports, London. Israel/Occupied Territories 03/2002, Attacks on health personnel and disrupted health care.
57) BBC, Analysis: Palestinian suicide attacks, 29/01/2007.
58) IDF. “Rocket Attacks on Israel from Gaza Strip”. idfblog.com/facts-figures/. Israel Defense Forces. Retrieved 15 August 2014. “Attacks on Israeli civilians by Palestinians”. B’Tselem. 24 July 2014.
59) BBC: Gaza Crisis, toll of operations in Gaza, 1 settembre 2014, dati ONU e B’Tselem.
60) ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine, vol. 1, p. 73
61) The NYT, Books’ section p. 12, 4 dic. 1948)
62) Riunione di Gabinetto del 17 nov. 1948, Kibbutz Meuhad Archives, section 9 file 1)
63) Norman G. Finkelstein, First the Carrot, Then the Stick: behind the carnage in Palestine, 14 aprile 2002 & «Ha’aretz», 25 gennaio 2002, 01 febbraio 2002.

Un grazie a Dario Zamperin
In ricordo di Vik Arrigoni

thanks to: Paolo Barnard

Haniyeh: Palestinian cause at turning point, but requires political will

Ismail Haniyeh

Ismail Haniyeh, deputy head of the political bureau of Hamas, said the national unity government train still has not reached its desired station, which requires the application of all reconciliation agreements.

During his Friday prayer sermon in Al-Katiba Mosque in Gaza, Haniyeh said that there had been an agreement on five issues in the reconciliation agreement, i.e. the formation of the government, activating the Palestinian legislative Council, holding legislative elections, community reconciliation, and activating the leadership framework of the PLO.

He also noted that government was formed, but all the other issues were suspended, adding that the leadership hadn’t met since the formation of the government.

“The government must bear all its responsibilities in Gaza and the West Bank,” pointing out the fact that there are three main tasks assigned to the government: reconstruction, preparing for elections, and unifying the Palestinian institutions in Gaza and the West Bank.

Haniyeh also stressed that the Palestinian cause is at a turning point that requires political will in order for the people to devote themselves to their core cause, which is Jerusalem and Al-Aqsa Mosque.

In this context, Haniyeh stated that the decisions made by the PLO Central Council in which it announced the end of security coordination with the occupation were “a step in the right direction”, calling for its immediate implementation.

“The true test of these decisions is its transformation from theory to practical implementation,” calling for the end of security coordination and negotiations with the occupation and urged the building of a unified national strategy.

During the PLO Central Council’s closing session of its two-day meeting in Ramallah yesterday evening, it decided to stop all forms of security coordination with Israel and to hold Israel responsible for the Palestinian people as an occupying force.

In a separate context, the deputy head of the political bureau of Hamas rejected the Egyptian court’s decisions against Hamas and Al-Qassam Brigades.

He stressed that these decisions reflected a departure from the Egyptian constants, not the Palestinian constants, adding “we will leave the address of the judicial situation in Egypt to our brothers there.”

Haniyeh also noted that Hamas has no security or military intervention in Sinai or anywhere else in Egypt or the Arab world. He added, “We respect Egypt’s national security and would never harm it. We have never thought about harming Egyptian or Arab national security.”

Images by MEMO photographer Mohammed Asad

thanks to: Memo

Inseriamo Israele nella lista internazionale dei terroristi

1806693694

PIC. Il movimento di resistenza islamica, Hamas, ha chiesto alla comunità internazionale di collocare Israele e i suoi leader nella lista del terrore, o black-list. La richiesta è stata diffusa dopo che i coloni ebrei appoggiati dallo stato sionista hanno dato fuoco a una moschea e a una chiesa, in Cisgiordania.

Il leader di Hamas ed ex ministro del Waqf e degli Affari religiosi, Ismail Radwan, giovedì ha condannato gli attacchi incendiari ai due luoghi sacri, dicendo: “Dare fuoco a edifici santi e scrivere slogan anti-islamici e anti-cristiani, da parte dei coloni israeliani, dimostra che l’occupazione israeliana costituisce un pericolo per l’umanità e per i centri sacri”.

Radwan ha dunque chiesto alla comunità internazionale e alle organizzazioni umanitarie di “lavorare per inserire Israele nella lista dei terroristi per i suoi crimini che mostrano odio e ostilità per l’umanità e per i suoi luoghi santi”.

thanks to: Infopal