La francese Alstom lascia la ferrovia dei coloni

Israele ha difficoltà a trovare aziende internazionali disposte ad espandere la ferrovia leggera di Gerusalemme, che collega i suoi insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata a Gerusalemme. (OzinOH) English version di Ali Abunimah, 13 maggio 2019 Due compagnie israeliane hanno inviato domenica una lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu chiedendo una proroga urgente della scadenza per…

via La francese Alstom lascia la ferrovia dei coloni — Notizie dal Mondo

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FINE DELL’EURO: BERLINO HA IL PIANO, NOI NO.

Me lo ricordo, ero in Grecia, l’esultanza popolare per la vittoria del No al referendum: “Abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata”, disse Alexis Tsipras  “Non è una rottura con l’Unione Europea. Chiediamo un accordo per uscire dall’austerity. Vogliamo un’Europa della solidarietà …domani la Grecia andrà al tavolo negoziale con l’obiettivo di riportare alla normalità il sistema delle banche. Vogliamo continuare le trattative con un programma reale di riforme, ma con giustizia sociale”.

L’entusiasmo popolare crollò quando Mario Draghi fece mancare la liquidità ai Bancomat. Un atto criminale, perché se c’è un obbligo fondamentale per una banca centrale, è appunto di non far mancare la liquidità corrente. Ma Mario Draghi, e tutti gli altri membri dirigenti della BCE, non possono essere chiamati in giudizio, imputati  in alcun modo. Hanno preteso ed ottenuto dai nostri politici di essere esenti dal diritto penale e civile.  Questa è l’Europa:  dove  una istituzione non eletta, di banchieri che commettono (e l’abbiamo visto) errori enormi ed esercitano atti politici criminali e inumani per  terrorizzare l’opinione pubblica affamandola, non devono  rendere conto a  nessuno.

Ora, Draghi e il board BCE  (e i tedeschi che già studiano come uscire dall’euro, mentre a noi è vietato)  stanno sicuramente soppesando se usare il terrore del Bancomat senza soldi,  per cambiare il voto dei risparmiatori italiani, facendoli votare “giusto”.  Non c’è dubbio che il membro tedesco Weidmann lo voglia fare:  ha spesso invocato che l’Italia paghi più interessi sul debito pubblico, ossia che vada in bancarotta, che le sia tolto  l’appoggio della banca centrale  col quantitative easing  – anche sapendo che essendo l’Italia grossa, trascinerebbe con sé anche la Germania: ma per il tedesco si tratta di tenere il punto costi quel che costi. Punire i colpevoli, insolenti e mendicanti arroganti, è un fine morale che vale ogni sacrificio.

Quindi  prevedo che  l’attuale entusiasmo patriottico  possa spegnersi molto presto in Italia e tramutarsi in rivolta contro i “populisti”, che le oligarchie provvederanno (hanno tutti i media in mano) a  bollare come gli irresponsabili che hanno rovinato i nostri risparmi. Lo stanno già facendo.

Una “profezia” di Borghi (2011, golpe di Monti)

Ora,  la BCE ha il gioco facile, perché l’Italia è sotto perfusione: è la BCE, non i mercati, che comprano i  nostri Buoni del Tesoro a tassi  minimi.  Già esponenti tedeschi dalla BCE hanno indicato  come data  per cominciare ad alzarei tassi, giugno. Basta la decisione (insindacabile) di alzarli, per rovinarci.

Questo, perché le nostre banche hanno una falla  che le espone: sono strapiene di Buoni del Tesoro. Più di tutte le altre banche europee, hanno “investito”, se così si può dire, in titoli di Stato.

Non l’hanno  fatto per patriottismo. L’hanno fatto perché la recessione gravissima in corso da 10 anni, ha fatto perdere loro l’abitudine di fare prestiti e fidi alle attività produttive, cosa per cui “hanno perso la tecnica, il saper  fare, il gusto”. Oltretutto, sono titoli che la BCE compra, e loro ci fanno un guadagno.

Ma soprattutto perché  – per le regole sovrannazionali stilate dalla BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali)  “i debiti sovrani sono ritenuti assolutamente senza rischi” –  e quindi nella ponderazione della loro sicurezza,  le banche commerciali possono detenere “qualunque quantità di debito sovrano senza  aver bisogno di  disporre la minima riserva a fronte di questo attivo di bilancio”. Anzi sono gli stessi BTP in qualche modo la  preziosa riserva, il capitale “più sicuro” (Tier-1, nel gergo)  che detengono  le banche.

Quasi tutte le  nostre banche hanno BTP  oltre il 100%  del loro Tier-1. E questo, ci dicono, non va. Le  rende esposte.

Ma chiedetevi: come mai la BRI e tutti gli altri regolatori mondiali, ritengono i “titoli sovrani assolutamente senza rischi” tanto da non aver bisogno di accantonare riserve per il rischio d’insolvenza? Perché questa è la condizione di un paese sovrano che la  sua banca centrale: non può fallire. La sua banca centrale può sempre stampare i soldi per “onorare” il suo debito, trasformando il rischio in inflazione. Certo, può fare troppa inflazione; deve  stare attento a non finire nell’iper-inflazione, ma formalmente uno Stato sovrano non fallisce mai.

Ma questa non è più la condizione  da quando siamo entrati nell’euro, e abbiamo perso la nostra sovranità; soprattutto dal momento in cui il banchiere centrale tedesco sfida ogni giorno i mercati a chiedere per in nostri BTP molti più interessi, propagandando che l’Italia è insolvente. Ed è anche vero, dato che non possiamo stampare moneta.

L’errore – o la furba equivocità   –  però è della regolamentazione vigente: che ritiene ancora i titoli europei  rivestiti della sicurezza “sovrana”, come in passato, mentre adesso  i titoli pubblici, in Unione Europea,  sono diventati  obbligazioni private, come quelle di una qualunque ditta. Che deve “rientrare  dal debito”, mentre  uno stato non ha questo obbligo, ma può rinnovarlo  indefinitamente.

Dunque le banche italiane sono strapiene di attivi che la BRI ritiene  senza rischi, tanto da considerarli come oro sonante  o quasi (Tier-1)  senza obbligo di accantonare riserve, mentre la stessa  BRi esorta le banche a liberarsi di questi titoli, perché ne hanno più del 100 per cento del Tier-1, ossia li mette a rischio; e la Bundesbank invoca su essi la punizione dei “mercati”.  Capite l’assurdità? Una assurdità intellettuale, anzitutto. Scientifica. L’Unione Europea è piena di queste assurdità intellettuali. La zona euro, è l’assurdità  per definizione.  Ma i nostri poltiici hanno accettato a nome nostro tutte queste assurdità e ambiguità, legandoci mani e piedi, senza discuterle.

A  questo punto, è chiara la situazione in  cui ci hanno messi i nostri politici da trent’anni in qua: nelle mani di un’istituzione bancaria insindacabile e impunibile, che ci tiene sotto perfusione perché possiamo “servire” il debito.

Ferber rivela il progetto: loro sono già pronti all’uscita dall’euro.

Questa perfusione sta per finire? Così premono i tedeschi, desiderosi di vederci fallire e di espellerci dalla  zona monetaria con atto di autorità. Basta molto meno, basta che Draghi  aumenti i tassi, e le banche italiane cadono in crisi: e allora, grazie al  fatto che i nostri politici hanno ratificato il  “bail in” per il loro salvataggio,  le normative europee  consentono alle banche di saccheggiare i depositi dei risparmiatori. Vi saccheggeranno. Volete ribellarvi? E come? Con quali forze? Possono agire manu militari. E dove è l’esercito italiano che ci potrebbe difendere? Dove lo Stato che si oppone  nelle sedi europee, se la Germania ha già deciso e preparato il piano di uscita (per noi), mentre noi semplicemente ne parliamo – all’italiana – nelle risse dei talk show?

Attenzione a quel che ha detto il deputato europeo CSU Markus Ferber:   “Lo scenario peggiore sarebbe quello dell’insolvenza dell’Italia. Poi la troika dovrebbe invadere Roma e prendere in mano il ministero delle Finanze”, perché “”Il debito italiano è aldilà delle nostre capacità europee”.

Queste non sono parole a vanvera, come quelle dei nostri talk shows. Questo è il progetto che hanno evidentemente messo a punto. Siccome l’Italia ha innescato lo scollamento dell’euro, che sarà inevitabile, i tedeschi hanno pensato a come uscirne compensando i danni loro con il saccheggio nostro.

Noi  – noi come popolo – litighiamo sull’uscire o no dall’euro; siamo pronti ad avventarci l’uno contro l’altro, in una guerra civile (la sola in cui diventiamo volentieri guerrieri feroci); per adesso, ci  battiamo a parole:  i servi dell’oligarchia si rallegrano di aver sbarrato il passo all’uomo che “di nascosto aveva il piano B” che “avrebbe distrutto i nostri risparmi”; i vari “sovranisti” e populisti rivendicano di aver riconquistato la democrazia, di avere il mandato del popolo; al tedesco che dice “i mercati vi insegneranno per chi votare”, rispondono a testa alta che non osino, loro i barbari,  insultare noi che siamo i nipoti di Giulio Cesare, dell’Impero Romano….parole. Solo parole e nessuna preparazione al peggio. Pensando che l’euro ci sarà ancora domani. Invece i tedeschi si sono già preparati.

L’Otto Settembre 2.0

E’ esattamente la situazione dell’8 Settembre. “La guerra continua”, diceva il disco lasciato a Roma del governo fuggiasco: parole, ma i tedeschi, silenziosamente, avevano già occupato le posizioni e cominciato a neutralizzare, disarmare, internare (o fucilare) le nostre patetiche truppe mal calzate e malvestite, rimaste senza ordini, senza capi, senza capire chi è l’amico e chi è il nemico.

Le parole dell’eurodeputato Ferber dicono esattamente qual è il loro  progetto, già messo a punto.  Con l’uscita dall’euro, la Germania si troverà una valuta nazionale (non escludo che l’abbia già stampata) rivalutata del 20-30 per  cento: un trauma mortale per il suo export.  Il loro progetto èd  di compensare la perdita, enorme, mettendo le mani sul nostro Tesoro.

Vogliono, a farla breve, recuperare a nostre spese il loro Target-2. Quel “debito” contabile che noi idioti parolai, guidati da idioti parolai, abbiamo accumulato verso la Germania.

Per chi sa di più, consiglio l’articolo di M. Minenna  (Consob)  sul Target 2:

https://www.glistatigenerali.com/euro-e-bce_germania/i-saldi-target2-euro-non-e-piu-irreversibile/https://www.glistatigenerali.com/euro-e-bce_germania/i-saldi-target2-euro-non-e-piu-irreversibile/

Per semplificare: ogni volta che un italiano ha comprato una Mercedes o una Polo, ha pagato coi soldi suoi, ma questo viene contabilizzato come un deflusso di capitale dall’Italia alla Germania, i soldi partiti dall’Italia sono accreditati al sistema bancario tedesco. Per i tedeschi, ciò indica che ci hanno fatto credito perché comprassimo le loro Mercedes. Finché c’è l’euro, il  credito non viene reclamato: ma adesso, spaccandosi l’euro, lo reclameranno  manu militari. Il Target-2 non  è dovuto solo alle Mercedes che i nostri ricchi hanno acquistato; rappresenta anche una fuga di capitali dal Sud al Nord  verso investimenti “sicuri”; è un segno dell’imperfezione della  zona monetaria. Ammonta  900 miliardi,  e per l’Italia, a 440. di passivo.

Noi siamo sotto. Loro sopra.

E’ una odiosa anomalia, che una banca centrale vera avrebbe dovuto correggere, e non l’ha fatto perché alla Germania conveniva accumulare un “credito” su quelli che riempiva del suo “export”, un export parimenti mostruoso e destabilizzante.

E’ quello il Tesoro  a cui Farber dice che la Germania dovrà riprendersi, scatenando la Troika perché “invada  Roma”, “prendere in mano il ministero delle Finanze” e svuotare i depositi delle nostre banche. Senza dimenticare la grande riserva d’oro italiana: che non è in proprietà del Tesoro ossia dello Stato, perché i nostri politici idioti e criminali, l’hanno data a Bankitalia – dopo averla privatizzata, ovvio. E’ Bankitalia – privata, posseduta dalle banche –  che ne è padrona legale. Essa obbedisce alla BCE, mica allo Stato italiano (Anche ammesso che avremo uno Stato).  Assoggettati come vogliono gli “anti-sovranisti” alle “normative europee”, i tedeschi avranno tutto il “diritto” europeo di compensarsi riscuotendo il loro “credito” di 440 miliardi, appena decidono (loro) di farci uscire dall’euro per espulsione.

E noi? Possiamo difenderci. Lottare.  Prendere le armi. Con quale esercito? E poi, saremo troppo occupati a spararci addosso nella nostra cara guerra civile  (e i media italiani ci diranno: vedete cosa  succede a voler uscire dall’euro).

Sorgente: FINE DELL’EURO: BERLINO HA IL PIANO, NOI NO. – Blondet & Friends

La Germania non ha mai pagato i debiti – di Michele Rallo

SOCIAL 126 – Il muro di Berlino (1)

 

Cottarelli: in Grecia lo ricordano bene

RALLO – Cottarelli e le ricette greche (97)

Sorgente: La Germania non ha mai pagato i debiti – di Michele Rallo – Blondet & Friends

NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI.

A tutti quelli che nei prossimi giorni vi faranno paura con lo spread, il debito pubblico, i  ”ci faranno fare la fine della Grecia”, il “Ci riduciamo come l’Argentina”,  vorrei poter raccontare che abbiamo qualche freccia al nostro arco.

L’Italia è uno dei 5 Paesi nel mondo con un attivo manifatturiero (industriale) di più di 100 miliardi di dollari; è il numero 2 in Europa , e il quarto nel mondo.

Insomma è (ancora) un grande paese industriale, e l’84% del suo export sono prodotti industriali. L’Argentina,come hanno spiegato Bagnai e Borghi a un non-esperto giornalista del Corriere, è un paese agricolo; che  esporta granaglie, ossia  materia prime grezze, dove a  fare i prezzi sono i mercati internazionali. E “una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro. Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando”.

Risposta di Bagnai e Borghi a una fake news del Corriere

https://www.maurizioblondet.it/risposta-di-bagnai-e-borghi-a-una-fake-news-del-corriere/embed/#?secret=YAakyaqLxr

Un paese industriale, invece, hanno spiegato Borghi e Bagnai, è ben diversa: perché i  loro prodotti  diventano più appetibili se il loro prezzo scende, e dunque, “quale valuta si adotti” (se sopravvalutata come l’euro o no) diventa rilevante. Ad esempio, “ un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi”.

Per questo i famosi 150 economisti tedeschi che minacciano di buttarci fuori dall’euro, in pratica pretendendo che Draghi smetta di comprare i titoli del debito italiano, non hanno capito che si danno la zappa si piedi.

L’Italia infatti è “in avanzo primario” da quasi trent’anni. Ciò significa che, una volta pagati gli interessi sull’enorme debito, siamo in attivo. Se i 150 tedeschi ci obbligassero alla bancarotta, staremmo a galla, anzi non pagheremmo più i quasi 80 miliardi di euro ANNUI con cui serviamo annualmente il debito. Torneremmo immediatamente di nuovo solvibili e super-competitivi per la svalutazione monetaria, e quindi i mercati finanziari, pieni di liquidità e assetati come sono di rendimenti, farebbero la fila  per comprare i BoT –  e indebitarci di nuovo. Questi economisti non sanno quel che dicono. Fra l’altro, la BCE non è “indipendente” dalle pressioni politiche dei governi?

Per questo Evans Pritchard, il miglior giornalista economico europeo, ha scritto sul Telegraph: “Gli strumenti di tortura di Juncker  non servono contro la ben agguerrita insurrezione italiana”  (attenzione: Juncker ha detto : “Abbiamo degli strumenti di tortura in cantina”, contro i paesi ribelli.  Lo ha detto davvero.  E li abbiamo visti usare contro la Grecia)

https://www.telegraph.co.uk/business/2018/05/23/junckers-torture-tools-useless-against-italys-well-armed-uprising/

Se siete scettici, c’è Barrons, la più importante rivista finanziaria americana. Che pubblica un pezzo dal titolo:

“L’Italia senza euro non sarebbe l’Argentina, né la Turchia. Sarebbe la Gran Bretagna”.

L’autore, Mattew Klein, dimostra che la moneta unica obbliga  l’Italia ad una politica di bilancio troppo stretta e tirata, specie durante le recessioni (quando ci sarebbe bisogno di fare più spesa pubblica) e inoltre rende la sua politica monetaria più avara di quel che deve essere.

Il paragone con l’Inghilterra ha un senso. Non solo perché non siamo un paese emergente come il Brasile  o la Turchia, ma una antica e solida economia manifatturiera come il Regno Unito, il che fa una differenza.

Klein è andato a  vedersi la storia dei tassi d’interesse (pagati sul debito pubblico) di entrambi i paesi, ed ha viso che per 40 anni sono stati più o meno sovrapponibili. Con un paio di eccezioni.

Ricordate nel 1992, la speculazione sulla lira di George Soros? Che ci costrinse  ad uscire  dal “serpentone” europeo (ERM, European Exchange Rate Mechanism) dove  tenevamo agganciata la lira al marco? Ebbene: anche la sterlina subì lo stesso attacco speculativo. La differenza è che Londra abbandonò l’aggancio al marco (e perse la “fortuna” di entrare nell’euro), mentre da noi- governavano Ciampi e Amato –  abbiamo recuperato l’aggancio, per avere quella “fortuna” (tra l’altro, il periodo di dis-aggancio, con la svalutazione conseguente, migliorò la nostra economia).

Certo, l’Italia ha una quantità di gravi problemi:  l’invecchiamento demografico spaventoso, la divisione Nord-Sud, una “cultura”anti-liberista, una istruzione bassa eccetera. Ma anche il Regno Unito ha problemi non dissimili: divisione Nord-Sud, cultura popolare anti-intellettuale, banche a  mal partito.  Chi va a Londra, ha una impressione di benessere e sofisticazione affascinante. Ma, dice giustamente Klein, “togli la Grande Londra, la cui prosperità dipende in grado sgradevole dalla volontà di dare servizi a ricconi del Medio Oriente o oligarchi ex-sovietici”, e  il Regno Unito è uno dei paesi più poveri dell’Occidente”.  La City di Londra, centro della finanza globale, “vale” il 25% del Pil inglese.

Inoltre, bene o male, il lavoratore italiano è più produttivo di quello britannico. La produttività di quello italiano è cresciuta poco dopo il 2007, ma è cresciuta poco anche quella del britannico. Inoltre, aggiunge Klein “il governo inglese  ha aumentato le tasse e tagliato la spesa dopo le elezioni del 2010, senza che i mercati lo chiedessero” (e aggiungiamoci i costi dell’affiancamento militare alle invasioni USA). Ebbene: nonostante ciò, i risultati economici sono stati diversi: perché il Regno Unito ha la sua sovranità economica, ha creato più posti di lavoro e più inflazione”.

Ciò è riflesso nella tabella, che indica il prodotto lordo pro-capite nei due Stati. La linea blu è l’Italia e scende. Quella arancio inglese, sale.

Osservate le linee punteggiate. Quella grigia dice  come sarebbe cresciuto il prodotto lordo a testa degli italiani se avessero avuto la  crescita di posti di lavoro e di ore lavorate che ha avuto l’Inghilterra; la linea punteggiata gialla mostra cosa sarebbe accaduto agli inglesi se avessero dovuto  vivere nelle nostre condizioni, quelle in cui ci ha messo la moneta unica.  “Se l’Italia avesse  avuto il basso costi di indebitamento di cui gode il REGNO Unito, e la stesa flessibilità dei tassi d’interesse,  la sua economia sarebbe il 10 % meglio. Per contro, se gli inglesi fossero aggravati dalla appartenenza all’euro come l’Italia,  starebbero il 10% peggio di quel che stanno”: S’intende, conclude il giornalista: l’Italia ha problemi gravi  inerenti  da risolvere. La sua economia non è sana. Ma se non fosse nell’euro, non diventerebbe come l’Argentina. Diventerebbe più o meno come l’Inghilterra.

Aggiungiamo che l’Italia ha, per la maggior parte del ventennio passato, avuto una bilancia dei pagamenti  in attivo – in ciò molto diversa da Spagna, Portogallo e Grecia.

Inoltre, l’Italia ha migliorato i  suoi “terms of trade” più della Germania, anche se la sua produttività ristagna. Cosa significa?

Significa che il  prezzo relativo delle esportazioni italiane,  in termini di importazioni, è più  alto.  Facciamo un esempio estremo. Un paese africano che esporta solo banane, se deve comprare un Boeing per la sua compagnia aerea, avrà difficoltà a raggranellare i  dollari per l’acquisto; prenderà quindi un aereo  più piccolo, di epoca sovietica, malandato di terza mano.  O non avrà nemmeno una compagnia aerea nazionale. Quel paese africano ha un cattivo “terms of trade”:  quante centinaia di tonnellate deve vendere per comprare un  mezzo tecnicamente moderno!  Migliorare i terms of trade, è una cosa buona. Migliorarli rispetto alla Germania vuol dire che abbiamo industrie, magari piccole, di eccellenza  globale, di “valore” pregiato sui mercati internazionali.

Un’altra conseguenza è questa: lo statale fancazzista pagato il 17% più del lavoratore privato,  e il ragazzotto  che “Non studia né lavora” e si compra la coca (MERCE D’IMPORTAZIONE) in discoteca, spendono alla fin fine i dollari che qualche altro italiano ha guadagnato lavorando sodo con le produzioni di eccellenza che, esportate, ci danno quel vantaggio di cambio: un vantaggio che il cocainomane  gira alla malavita per il suo piacere personale e criminale. In questo senso,  va ritenuto non solo un idiota, ma anche un nemico della patria. Come il  fancazzista pubblico (o privato). La patria è una cosa molto concreta.  Richiede una nuova austerità: quella  di liberarsi dei piaceri superflui, che oggi sono  sabotaggio, e mancanza di rispetto per il copmpatriota che lavora.

Ciò ci induce a parlare della “produttività” italiana, calata drammaticamente proprio mentre il paese pagava laboriosamente e con sacrifici gli interessi sul debito, migliorando persino la propria bilancia dei pagamenti e i terms of trade.

Come mai accade questo? Ci ha studiato Luigi Zingales per la Chicago University. La sua conclusione è che la produttività italiana ha smesso di migliorare da metà degli anni ’90 non tanto perché il lavoro fosse troppo regolato e protetto, e nemmeno, tutto sommato, a causa delle inefficienze del sistema pubblico. La vera causa starebbe nella incapacità degli imprenditori di  aver colto  la rivoluzione delle telecomunicazioni, per ristrettezza culturale; la mancanza di criteri meritocratici nella selezione dei migliori .”Familismo e clientelismo”  sono le due cause della nostra perdita, arretratezza culturale e intellettuale di un paese che, nel suo insieme, ha smesso lo sforzo di essere migliore nel mondo.

http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf

Siamo, a parte le valorose eccezioni, un popolo zombificato.

Zombificazione” è il termine che usa per l’Italia un economista che simpatizza con la rivolta italiana, Bruno Bertez. “La banche italiane, riempite di titoli di  debito pubblico (per volontà di Draghi), non fanno più il loro mestiere di aprire crediti. E siccome l’economia non produce  più salari per la  austerità imposta dai tedeschi, non c’è potere d’acquisto nel sistema italiano. Draghi ha aggravato il problema: i titoli di debito pubblico che lui ha incitato le banche italiane ad acquistare, sono titoli che (nel quantitative easing in corso) possono essere rifilati alla BCE: ciò ha permesso di mascherare la situazione detrimento del vero mestiere delle banche: finanziare le imprese, la crescita e l’occupazione.

Così, “il male italiano, a causa delle politiche imbecilli del suo establishment, dell’Europa, di Draghi, s’è installato nella zombificazione. In Italia, tutto ciò che è ufficiale, è zombi. Le stesse strutture del paese sono intaccate dalla zombificazione”.

E come non bastasse, “un patto vergognoso e infame hanno fatto le dirigenze italiane con Bruxelles, con la Merkel: noi prendiamo in carico e ci  teniamo, in Italia, parcheggiate, le orde di migranti, e voi in cambio chiudete gli occhi sui nostri problemi che non abbiamo risolto”.

E’ esattamente il patto che hanno stretto Renzi e il Pd e le sinistre con la UE.

Per Bertez il voto populista è “la reazione delle forze primarie, istintive, sotterranee – magari primarie e rettiliane, non intelligenti ma vitali – che si alzano e dicono: non vogliamo continuare ad essere zombi, vogliamo vivere.” Fornire intelligenza a queste forze primitive vitali, sarà il compito del governo nuovo. Non domandatevi se è il caso di  credergli. Bisogna domandasi invece chi sta remando contro, perché ci vuol mantenere zombi.

E quando i media  chiederanno, provocatori, dove il governo troverà i soldi per mantenere le sue  promesse, magari il governo risponderà: cominciamo da voi.

I giornali sono per il Sistema e contro il governo giallo-verde. Li pagate voi. Quanti ne leggete? Di molti io stesso non sapevo nemmeno che esistessero.

Sorgente: NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI. – Blondet & Friends

Il patto militare Grecia-Israele

Il premier greco Tsipras, dopo la vittoria elettorale, aveva lasciato immaginare un raffreddamento dei rapporti con Israele. Sette mesi dopo  Panos Kammenos, ministro della difesa, è andato a Tel Aviv, dove  ha firmato com il suo omologo israeliano Moshe Ya’alon un importante accordo militare.

Il patto militare Grecia-Israele.

La resa incondizionata del governo Tsipras

La resa incondizionata del governo Tsipras

Quella sottoscritta da Tsipras è una resa incondizionata al potere economico e politico di una UE guidata dalla Germania , che si è dimostrata tremendamente forte quanto feroce antidemocratica e ingiusta.
La Grecia come paese formalmente indipendente non esiste più, sarà istituzionalmente commissariata dalla Troika e dovrà cedere 52 MD dei suoi beni ad un fondo di garanzia per le banche gestito dalle banche stesse. La passata battuta sulla vendita del Partenone da parte di un ministro finlandese diventa realtà.
Le misure sociali e sul lavoro previste nel Memorandum sono di quanto più brutale si possa immaginare e fanno definitivamente precipitare la Grecia in una condizione di vita che non è europea. Taglio alle già bassissime pensioni minime e età pensionabile a 67 anni, taglio dei salari e aumenti dei prezzi, sanità pubblica definitivamente distrutta, libertà totale di licenziamento e fine dei contratti nazionali, privatizzazioni generalizzate. Un massacro in un popolo già ridotto alla miseria e alla disoccupazione di massa. Per restare nell’Euro i cittadini greci dovranno vivere come nei paesi del vecchio terzo mondo.
Starà al popolo greco giudicare il comportamento di un governo che ha totalmente rinunciato al mandato elettorale e che ha ignorato il 62 % di no ad una proposta della Troika infinitamente più leggera di quella ora accettata. La Grecia è stata sottoposta da tutta la UE ad una infame guerra economica e la sua resa dimostra che il potere reale europeo a trazione tedesca è nemico della democrazia e dei popoli e che la sua forza è enorme.
Per questo la tragica sconfitta del governo Tsipras e delle speranze che aveva suscitato impongono una riflessione di fondo a tutte le forze democratiche anticapitaliste o anche solo anti liberiste.
Questa UE non è riformabile, austerità e liberismo sono poteri costituenti della sua struttura. O le si accetta o si deve avere il coraggio di rompere. L’idea della maggioranza di Syriza di ottenere una svolta sociale nella UE esce distrutta e viene volutamente umiliata per dare un esempio.
La prima lezione da trarre dalla tragedia della Grecia è che la lotta per la democrazia, l’eguaglianza e la libertà in Europa debbono partire dal rifiuto di Euro UE e Nato. La sinistra che non fa questa scelta è senza futuro è destinata a sparire.

thanks to: contropiano

Euroterroristi

Euroterroristi
Commando di Euroterroristi (Foto di Archivio Pressenza)

Stanotte a Bruxelles, all’interno di un interminabile scontro durato oltre 30 ore, un commando composto da diversi terroristi mascherati in giacca e cravatta ha preso in ostaggio democrazia e sovranità popolare di un intero paese.

Per il rilascio dell’ostaggio che risponde al nome di Grecia, è stato richiesto un riscatto di 50 miliardi di euro da pagare in soli 3 giorni.

L’ostaggio, prima vessato e poi pesantemente minacciato e ricattato per avere la garanzia di essere rilasciato “vivo”, dovrà dare disposizioni per pignorare beni pubblici del proprio paese, fino al raggiungimento della cifra richiesta dai rapitori.

I terroristi, che rispondono al nome di battaglia di “Eurogruppo”, hanno messo a punto il rapimento grazie ad un dettagliato piano studiato per anni nei minimi particolari. Le autorità e le forze dell’ordine di tutto il continente brancolano nel buio assoluto, anche perché queste ultime sempre più spesso rispondono agli ordini di questi criminali.

Certi della loro impunità, è praticamente ovvio che questi “terroristi” vorranno ripetere i loro atti criminosi anche verso altre vittime, le quali da adesso in poi saranno accondiscendenti e remissive  a fronte di qualsiasi richiesta da parte dell’Eurogruppo.

Ad una prima lettura quanto riportato sopra sembrerebbe il dispaccio breve di un atto terroristico e in effetti lo è.

Il Summit che si è svolto fra i capi di Stato dell’Unione Europea, descritto dai mass media come incontro risolutore per trovare un accordo per la Grecia, è stato un vero e proprio atto terroristico perpetrato ai danni di 11 milioni di persone.

I giornali useranno toni un po’ più edulcorati per descrivere questo schifo, qualcuno giustificherà questo crimine come un atto poco elegante, doloroso ma comunque dovuto per scongiurare conseguenze peggiori.

Anche ai tempi del nazismo si giustificavano le rappresaglie e l’uccisione di 10 civili per ogni soldato tedesco colpito.  All’epoca, questa pratica veniva definita dagli occupanti come una forma di “prevenzione”, un deterrente per fiaccare la resistenza partigiana.

Ed è sempre durante l’occupazione nazifascista che i partigiani venivano chiamati “banditi” su cartelli che ne segnalavano la presenza.

La richiesta che è stata fatta alla Grecia, ovvero pignorare 50 miliardi di beni pubblici in 3 giorni e destinarli al MES, il famigerato  fondo Salvastati, è equiparabile ad una richiesta che domani  potrebbe essere fatta all’Italia.

Considerata la consistenza del paese ellenico, in proporzione,  sarebbe come se all’Italia sequestrassero 500 miliardi di euro.  Considerato come siamo messi, saremmo costretti a cedere tutti i beni artistici e i monumenti di Roma, Firenze e Napoli messi insieme e già che ci siamo, perché no, anche un pezzo di costa ligure e adriatica.

La Grecia che cosa potrà dare in cambio per raggiungere 50 miliardi di Euro?  Forse un paio di isole? Magari Corfù e Mykonos con tutti i suoi abitanti potrebbero andare bene…

Un po’ come succedeva un tempo, quando si perdeva una guerra e allo Stato perdente veniva tolta sovranità e un pezzo del proprio territorio.

Se tutto questo non fosse reale e a occupare le istituzioni europee ci fossero persone anziché terroristi in giacca e cravatta, verrebbe quasi da sorridere e a ripensare ad un famoso film dove Totò tentava di vendere il Colosseo agli stranieri…

Purtroppo tutti noi abbiamo un grosso problema: quanto sta accadendo in queste ore non è un film comico, ma è maledettamente vero.

Il problema ancora più grande è che questa mostruosità è stata pensata dai nostri “Eurogovernanti” in combutta con BCE e FMI.

Davvero un bel modello di Unione Europea quello fin qui proposto, dove alcuni Stati più forti in nome di fantomatiche “regole comuni”, cannibalizzano e occupano altri Stati più deboli.

13.07.2015 – Luca Cellini

thanks to: Pressenza

La Grecia è nostra madre #TuttiAdAtene

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“La Grecia è nostra madre.
Ad essa appartiene la filosofia, la lingua, l’anima del nostro passato classico. Oggi la Grecia sta morendo, sotto gli occhi di tutti. Nell’indifferenza, nella cecità, nella finanziarizzazione di qualsiasi sentimento umano. Nell’abbrutimento di qualsiasi traccia di umanità.

Blog di Beppe Grillo – La Grecia è nostra madre #TuttiAdAtene.