Resistenza palestinese: diritti dei palestinesi non sono negoziabili

I gruppi della Resistenza palestinese hanno dichiarato che la conferenza economica sponsorizzata dagli Stati Uniti in Bahrain, dal 25 al 26 giugno 2019, è un pericoloso passo in avanti per annientare la Palestina i cui diritti non sono negoziabili. La questione della Palestina è totalmente politica e i diritti dei palestinesi non sono in vendita …

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Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

Feb 23, 2019
Marcia Ritorno: un bambino colpito al cuore dai soldati israeliani

GAZA – Il ministero della Sanità palestinese nella Striscia di Gaza assediata ha riferito che, venerdì pomeriggio, i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino e hanno ferito altri 41 palestinesi, tra cui un medico, durante la violenta repressione di proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Il dottor Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Sanità a Gaza, ha reso noto che un bambino, identificato come Yousef Sa’id ad-Daya, 14 anni, è stato colpito al cuore da proiettili israeliani e che i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Yousef si trovava nel quartiere di Zeitoun, nella città di Gaza.

Al-Qidra ha dichiarato che i soldati hanno sparato a 26 palestinesi con fuoco letale, aggiungendo che altri due hanno subito gravi ferite.

Uno dei palestinesi feriti è un medico volontario, identificato come Fares al-Qidra, che è stato colpito in testa da una bomba a gas a est di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Fonti dei media a Gaza hanno detto che i soldati hanno sparato raffiche di proiettili alla cieca, candelotti lacrimogeni contro i manifestanti  radunati nella parte orientale della Striscia, nella città di Gaza, a Jabaliya, nel campo profughi di al-Bureij, a Khan Younis e Rafah.

thanks to: Parstoday

L’UNICEF condanna l’esercito israeliano per l’omicidio di bambini palestinesi

IMEMC. L’UNICEF è “profondamente rattristato” per la morte di due ragazzini di 13 e 17 anni, uccisi venerdì dall’esercito israeliano di occupazione, vicino alla barriera di confine nella Striscia di Gaza sotto assedio. “Le circostanze esatte della loro morte sono sotto indagine”, ha spiegato sabato l’UNICEF in una dichiarazione. “Dall’inizio dell’anno sono 4 i bambini…

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Bambino palestinese perde un occhio a causa di un cecchino israeliano

8 febbraioIl bambino palestinese Muhammad Al-Najjar (12) sta vivendo un grave shock psicologico dopo aver perso l’occhio destro a causa del proiettile di un cecchino israeliano, durante la sua partecipazione alle proteste della Grande Marcia del Ritorno, l’11 gennaio. Quando Muhammad è venuto a conoscenza del suo occhio, si è chiuso nella sua stanza e…

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Bambino di Gaza di appena quattro anni muore dopo giorni di agonia, era stato colpito da un cecchino sionista!

La foto mostra un medico che porta Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni, dopo che il bambino è stato ferito durante le proteste ad Est di Khan Younis il 7 dicembre. Il bambino è morto per le ferite quattro giorni dopo.

Il ministero della salute di Gaza ha annunciato la morte della persona più giovane uccisa durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno.

Ahmad Yasir Sabri Abid, 4 anni e 8 mesi, è morto martedì per le ferite riportate il venerdì precedente durante le proteste a Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza.

Un funzionario del ministero della Sanità ha detto al “Times of Israel” che il ragazzo “è stato colpito da proiettili di proiettile in faccia, al petto e allo stomaco durante una protesta” a seguito del fuoco israeliano.

Circa 180 palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e quasi 6.000 feriti da incendi vivi durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno lungo il perimetro orientale e settentrionale di Gaza dal 30 marzo. Quasi tre dozzine di quelli uccisi erano bambini.

Le vittime di bambini palestinesi a causa del fuoco israeliano sono aumentate nel 2018, con più di 50 morti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, una morte alla settimana in media.

Ahmad Abid è la prima morte della Grande Marcia del Ritorno del mese di dicembre.

thanks to: Palaestina Felix

Parola d’ordine: Gaza non si inginocchia

Parola d'ordine: Gaza non si inginocchia

“Gaza è salda e non si inginocchia”, questa la parola d’ordine del 31° venerdì di protesta lungo la linea terrestre dell’assedio di Gaza.

Per fermare la protesta si è parlato di mediazioni egiziane, poi di mediatori che hanno desistito, quindi di ulteriori dissidi interni tra le due principali fazioni (Hamas e Fatah) che sembrano sempre più irresolubili e che faciliterebbero la minacciata aggressione massiccia israeliana. Poi timidamente – perché di fronte a Israele le istituzioni internazionali sono sempre timide – l’Onu ed alcuni governi hanno invitato lo Stato ebraico a limitare la forza, alias la brutale violenza omicida, ma è più elegante chiamarla forza. Quindi è sceso in campo il re di Giordania per rivendicare il diritto ai “suoi” territori in West Bank prima che Israele riesca a realizzare il suo obiettivo di annetterli completamente come sa già fin troppo bene ogni osservatore onesto.

Intanto in tutta la Palestina Israele uccide (l’ultimo ragazzo ucciso in Cisgiordania, al momento, aveva 23 anni, si chiamava Mahmud Bisharat e fino a ieri viveva a Tammun, vicino Nablus), arresta arbitrariamente, ritira i permessi di lavoro ai familiari di Aisha Al Rabi, la donna palestinese uccisa dalle pietrate dei coloni fuorilegge invertendo i ruoli tra vittima e carnefici, demolisce le abitazioni palestinesi e interi villaggi, non ultimo un villaggetto poco lontano dal sempre illegalmente minacciato Khan Al Ahmar che, a differenza di quest’ultimo, non essendo salito agli onori della cronaca è rimasto invisibile e non ha creato “fastidiose” proteste all’occupante.

Israele avanza senza freni col suo bagaglio di morte e di ingiustizia, distribuite con la naturalezza di un seminatore che sparge i semi nel suo campo, e i media democratici sussurrano con discrezione, o tacciono a meno che qualcosa non sia proprio degno di attenzione per non essere scavalcati totalmente dai social e perdere audience.

Quindi, dello stillicidio quotidiano di vite e di diritti prodotto dall’occupazione israeliana difficilmente i media danno conto, solo la Grande marcia del ritorno riesce ad attirare poco poco la loro attenzione sia perché la creatività dei manifestanti, sia perché l’altissimo numero dei morti e dei feriti – regolarmente inermi – un minimo di attenzione la sollecitano. Ricordiamo che solo ieri i martiri, solo al confine, sono stati 4 e i feriti 232 di cui 180 direttamente fucilati in campo. Tra i feriti, solo ieri, si contano 35 bambini e 4 infermieri che prestavano soccorso ad altri feriti.

Ad uso di chi leggerà quest’articolo e magari non ricorda o non sa i motivi della Grande marcia, precisiamo che i gazawi chiedono semplicemente che Israele rispetti la Risoluzione Onu 194 circa il diritto al ritorno e tolga l’assedio illegale che strangola la Striscia, cioè i gazawi chiedono quello che per legge internazionale dovrebbe già essere loro.

In 31 venerdì di protesta sono stati fucilati a morte circa 210 palestinesi tra i quali si contano bambini, invalidi sulla sedia a rotelle, paramedici e giornalisti, in violazione – come sempre IMPUNITA – del Diritto internazionale, e sono stati fucilati alle gambe migliaia e migliaia di palestinesi con l’uso di proiettili ad espansione (vietati ma regolarmente usati da Israele) i quali, se a contatto con l’osso, lo frantumano portando all’invalidità permanente. Gaza ha un numero altissimo di ragazzi e uomini con una o due gambe amputate per volere di Israele.

Ma nonostante tutto questo la Grande marcia continua. La parola d’ordine di quest’ultimo venerdì non poteva essere più esplicativa, “Gaza non si inchina”, che è qualcosa di più che dire “Gaza non si arrende” perché la resa a un potere tanto forte da stritolarti potrebbe essere necessaria, ma l’inginocchiarsi davanti a quel potere non è nella natura del gazawo medio e tanto meno delle donne gazawe.

La foto di Aed Abu Amro, il ragazzo palestinese che pochi giorni fa, a petto nudo, con la bandiera in una mano e la fionda nell’altra sfidava la morte per amore della vita è la più evocativa di questa incredibile, vitale e al tempo stesso disperata volontà di vincere. La posta in gioco è la Libertà, quella per cui generazioni di uomini e di donne hanno dato la vita, non per vocazione al suicidio ma per conquistare il diritto di vivere liberi. Lo sappiamo guardando la storia antica e quella contemporanea. E Gaza non fa eccezione. I gazawi, uomini e donne che rischiano la vita per ottenere la libertà rientrano in quella categoria di resistenti che merita tutta l’attenzione e il rispetto della Storia. Ignorarlo è codardia. Confondere o invertire il ruolo tra oppresso e oppressore è codardia e disonestà.

Molti media mainstream stanno dando prova di codardia e disonestà. E’ un fatto.

La foto di Aed, scattata dal fotografo Mustafa Hassouna ha una carica vitale troppo forte per essere ignorata dai media e troppo pericolosa per la credibilità di Israele: rischia di attirare simpatie verso la resistenza gazawa e di ridurre il consenso alla propria narrazione mistificante e allora, veloce come la luce arriva la mano della Hasbara, il raffinato sistema di propaganda israeliano, che entra nel campo filo-palestinese per smontare, con argomentazioni apparentemente protettive verso i palestinesi, la forza evocativa di quella foto che orma è diventata virale.

Non potendo più essere fermata, va demolita. Quindi la forte somiglianza col dipinto di Delacroix titolato “La libertà che guida il popolo” viene definita impropria e l’accostamento addirittura osceno (v. articolo di Luis Staples su L’Indipendent). No, l’accostamento è assolutamente pertinente e lo è ancor di più se lo si richiama anche alla parola d’ordine dell’ultimo venerdì della Grande marcia, cioè “Gaza non si inginocchia”.

Intanto alla fine della marcia, mentre negli ospedali della Striscia si accalcavano i feriti, una mano ufficialmente sconosciuta faceva partire 14 razzi verso Sderot richiamando la rappresaglia israeliana sebbene 12 di questi razzi fossero stati distrutti dall’iron dome e altri 2 non avessero procurato danni.

Forse Israele non aspettava altro, forse quei razzi potrebbero essere frutto di una ben concertata manipolazione o forse di qualche gruppo esasperato e fuori controllo, o forse una precisa strategia ancora non ufficializzata, ancora non ci è dato di saperlo anche se la prestigiosa agenzia di stampa mediorientale Al Mayadeen, questa notte riportava parole della Jihad islamica la quale, pur non rivendicando il lancio dei razzi, dichiarava che “la resistenza non può accettare inerte la continua uccisione di innocenti da parte dell’occupazione israeliana“. Cosa significa? Che si è scelto consapevolmente di lasciare mano libera a Israele senza neanche fargli rischiare il timido rimprovero delle Nazioni Unite potendosi giocare il jolly della legittima difesa?

O significa che si sta spingendo Hamas all’angolo costringendolo a riprendere la strategia perdente delle brigate Al Qassam? C’entra forse lo scontro interno tra le diverse fazioni? Gli analisti più accreditati non si sbilanciano. Comunque Israele ha serenamente risposto come suo solito, ovvero con pesanti bombardamenti per l’intera nottata. L’ultimo è stato registrato nei pressi di Rafah questa mattina.

Al momento in cui scriviamo non si denunciano altre vittime ma solo pesanti distruzioni, rivendicate con fierezza da Israele come fosse una sfida anodina di tiro al piattello.

Le immagini trasmesse in diretta durante la notte sono impressionanti, ma più impressionante è il comportamento della maggior parte dei palestinesi di Gaza: al primo momento di terrore ha fatto seguito “l’abitudine”. L’abitudine ai bombardamenti israeliani che – i media non lo dicono – con maggiore o minore intensità, sono “compagni di vita quotidiana” di questa martoriata striscia di terra. E l’abitudine, coniugata con l’impotenza a reagire, ha fatto sì che la grande maggioranza dei gazawi, provando a tranquillizzare i bambini terrorizzati, abbia scelto di dormire confidando nella buona sorte, forse in Allah.
Del resto quale difesa per un popolo che, a parte i discutibili razzi, non ha altre armi che le pietre e gli aquiloni con la coda fiammante? E la foto che ritrae Aed come un moderno quadro di Delacroix cos’è se non fionda e bandiera contro assedio e assedianti ? Cos’è se non la sintesi fotografica della resistenza gazawa e, per estensione, della resistenza palestinese tout court a tutto ciò che Israele commette da oltre settant’anni senza mai subire sanzioni?

Non basteranno articoli come quello di Luis Staples su “L’Indipendent” e la coazione a ripetere del codazzo che si porteranno dietro a fermare la fame di Libertà e di Giustizia del popolo palestinese. La foto di Aed non farà solo la meritata fortuna professionale del fotografo Moustafa Hassuna, quella foto è diventata e resterà l’icona della Grande marcia, insieme alla parola d’ordine di ieri “Gaza non si inginocchia”.

Patrizia Cecconi

thanks to: l’Antidiplomatico

La resistenza palestinese continuerà a combattere l’occupazione

La camera delle operazioni congiunte dei gruppi della Resistenza palestinese ha riaffermato l’impegno nella lotta contro l’occupazione israeliana e nel sostenere le proteste della Grande Marcia del Ritorno nella Striscia di Gaza.

resistenza-palestineseIn una dichiarazione, la camera delle operazioni congiunte dei gruppi della Resistenza palestinese ha acclamato gli sforzi dell’Egitto volti a materializzare le richieste della nazione palestinese, esprimendo la disponibilità a continuare a contrastare l’occupazione israeliana e gli atti di aggressione.

La camera ha anche espresso il sostegno al diritto alla libertà del popolo palestinese e alle proteste della Grande Marcia di Ritorno organizzate ogni settimana al confine di Gaza. Ristabilendo l’impegno per i principi di un’azione preventiva contro gli occupanti, la dichiarazione afferma che i gruppi palestinesi si oppongono a qualsiasi tentativo di far deragliare le proteste popolari.

La Grande Marcia di Ritorno, organizzata dai palestinesi nella Striscia di Gaza, è iniziata il 30 marzo, la commemorazione del Land Day, che segna gli eventi del 30 marzo 1976, quando la polizia israeliana ha sparato e ucciso sei cittadini palestinesi mentre protestavano contro l’espropriazione di terre da parte del regime sionista.

Le proteste della Grande Marcia di Ritorno chiedono il riconoscimento del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, un diritto sancito dalla legge internazionale e la fine dell’assedio imposto alla Striscia di Gaza da Israele ed Egitto per oltre un decennio, che ha causato inaudite sofferenze ai palestinesi che vivono nell’enclave costiera. Più di 200 palestinesi sono stati uccisi dall’inizio delle proteste (30 marzo).

L’alto funzionario del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), Robert Mardini, ha dichiarato che la stragrande maggioranza dei circa 14mila palestinesi feriti durante le manifestazioni della “Grande marcia del Ritorno” nell’enclave costiera assediata hanno subito gravi ferite, tra cui ferite multiple da arma da fuoco durante la repressione israeliana. Il funzionario Cicr ha aggiunto che gli operatori sanitari stanno lottando per far fronte alla grave emergenza.

thanks to: ilfarosulmondo

Fucilare i bambini palestinesi non è reato

Fucilare i bambini palestinesi non è reato
Li uccidono così, fucilandoli a freddo. Adulti e bambini senza distinzione, tanto sono palestinesi!

Sanno che per i loro continui crimini, anche se a volte configurabili come crimini di guerra, altre come crimini contro l’umanità non pagheranno alcun prezzo.

Chi sono questi serial killer finora impuniti? sono i soldati di Tsahal, le forze armate israeliane.

Ieri ne hanno uccisi sette di palestinesi inermi. Il più giovane non aveva ancora 12 anni, praticamente un cucciolo, il più vecchio ne aveva 26. Ma nessuna sanzione arriverà a fermare il grilletto dei killer, cecchini cui Israele ha dato mandato di colpire i palestinesi che manifestano lungo la linea dell’assedio.

Manifestano per rivendicare ciò che NON dovrebbe neanche essere chiesto, se l’ONU avesse un senso, perché è già loro dovuto.

Chiedono, anzi giustamente pretendono, il rispetto di due diritti essenziali e ritenuti tali da più Risoluzioni della Nazioni Unite, il diritto alla libertà e il diritto al ritorno nelle terre che furono costretti ad abbandonare.

Solo ieri i criminali israeliani ne hanno feriti circa 500 portando a oltre 20.000 il numero dei feriti complessivi della Grande marcia per il ritorno, e uccisi altri sette portando la strage di inermi, solo lungo il border, a quasi 200 martiri.

Numeri da guerra e non da due ore di manifestazione. Una vergogna insopportabile per uno Stato democratico, ma Israele non prova vergogna, perché Israele è uno Stato etnocratico e NON democratico. Sarebbe ora di dirlo a voce alta e di pretendere, dati alla mano, che le nostre istituzioni facciano altrettanto. La vergogna non appartiene a Israele se uccide o ferisce centinaia di “goym”, cioè di non ebrei, alias di non appartenenti al popolo eletto, a maggior ragione se questi sono “solo” dei palestinesi, ma appartiene a chi si riconosce nei valori democratici e per questo prova indignazione oltre che umano dolore.

Ma, al di là dell’indignazione che, in quanto democratici sinceri, proviamo davanti a tale efferata e non sanzionata violenza, cerchiamo di capire a cosa mira Israele. Non è sufficiente fermarsi all’osservazione sociologica di un dato incontestabile, e cioè ia sua sempre più evidente deriva verso una pratica a dir poco nazistoide, per dare una spiegazione convincente circa la strategia che determina tanta criminale violenza.

Netanyahu, all’assemblea dell’Onu di tre giorni fa, ha liquidato con disprezzo la questione palestinese, considerandola ormai risolta e si è tuffato sull’Iran e su Hezbollah. Ma Israele lo sa che sta rischiando e facendo rischiare molto grosso a tutto il Medio Oriente, e non solo?

Vorrà forse utilizzare una delle sue 137 o più bombe nucleari? Risulta difficile crederci. Allora cosa vuole Israele? e cosa vuol fare dei palestinesi, per restare nel tema che stiamo affrontando?

La violenza di cui stiamo parlando riguarda i palestinesi di Gaza, ma la Cisgiordania non è davvero risparmiata dagli abusi israeliani, al punto che perfino l’Alto rappresentante UE per gli Affari Esteri, F.

Mogherini ha preso, almeno verbalmente, posizione (v. la minacciata demolizione della scuola di gomme e del villaggio di Khan al Ahmar). Forse, rispetto a Gaza, il suo è semplicemente un gioco criminale per testare Hamas e vedere se dopo tante provocazioni risponderà, fornendogli la possibilità di dire che è stato “costretto” ad attaccare massicciamente ancora una volta la Striscia e poterla usare, come ritenuto da alcuni analisti, come laboratorio per sperimentare nuove armi.

Non abbiamo la possibilità di verificarlo e quindi lo lasciamo nella sfera del dubbio. Ma una cosa sappiamo ed è di pubblico dominio: Israele ha già più volte usato fosforo bianco e cluster bombs contro i gazawi e non ha avuto per questo alcuna sanzione.

Perché l’ONU teme Israele? forse perché le voci di lobbies ebraiche che dagli USA governano il mondo non sono semplici fantasie?
Ma anche questo non basta a capire. C’è qualcosa che va indagato più a fondo, pena il rischio di liquidare tutto in una formula che chiama la religione ebraica a sostegno dell’agire israeliano al di fuori, al di sopra e contro ogni legalità, riducendo il Diritto e le Istituzioni internazionali in cenere.

Il problema vero non sarebbe comunque nel liquidare tutto a problema religioso, quanto le sue conseguenze circa il Diritto internazionale. Un danno che va ben oltre le violenze contro i palestinesi e lo sprezzo per i loro diritti. Un danno che per una specie di legge fisica tracima dalla Palestina e coinvolge il mondo. 

Questo consentire a Israele di agire impunito in una sorta di riconoscimento del suo essere “über alles” tollerando, o fingendo di ignorare o addirittura acclamando le sue illegalità è un problema enorme eppure i media mainstream seguitano a fornire copertura mediatica a questo Stato fuorilegge derubricando perfino le fucilazioni di bambini a “risultati degli scontri”. Scontri impossibili per definizione data la struttura del border.

Mentre trascrivo i nomi degli ultimi sette martiri per non lasciarli solo come numeri dell’eccidio, mi viene in mente il sermone del pastore protestante Niemoeller, poi ripreso nei versi di Brecht, “vennero a prendere i comunisti ma io non dissi niente, non ero comuniista. Poi vennero a prendere gli ebrei ma io non dissi niente, non ero ebreo. Vennero….. …poi vennero a prendere me, ma non c’era più nessuno che potesse parlare“.

Che ci pensino i nostri colleghi dei media mainstream, almeno quelli che si definiscono democratici, ci pensino. E non solo per sostenere la causa palestinese che noi riteniamo assolutamente giusta, ma per non lasciar decomporre quel che che resta dei valori democratici di cui troppo spesso a vuoto riempiono le loro pagine.

Oggi sono stati sepolti   Mohammed Nayef ,14 anni,  Iyad Khalil  20 anni,  Mohammed Walid Haniya, di 24 anni come  Mohammed Bassam Shaksa, il piccolo Nasser Azmi Musabeh di soli 12 anni, Mohammed Ali Anshasi, 18 anni e  Mohammed Ashraf Al-Awawdeh di 26 anni. Tutti fucilati ti senza processo da uno Stato che compiendo abitualmente questi crimini non può che essere definito CANAGLIA.

thanks to: Patrizia Cecconi – Milano 29 settembre 2018

Striscia di Gaza, 7 palestinesi uccisi e 500 feriti dalle forze israeliane

Gaza-PIC. Sette palestinesi sono stati uccisi e 506 sono stati feriti, venerdì, nelle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno in corso nella Striscia di Gaza. Il ministero della Sanità ha reso noto che 7 giovani sono stati uccisi dai soldati israeliani di stanza al confine con la Striscia di Gaza: Mohammed Nayef al-Hum (14 anni), di…

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