Perché Hitler odiava gli ebrei? L’Italia di oggi come l’Austria di ieri.

Pochi sanno che il Mein Kampf, scritto da Adolf Hitler nel 1924, durante il periodo trascorso nel carcere di Landsberg am Lech, è composto da due parti ben distinte. La prima è stata pubblicata nel 1925 col titolo di Mein Leben (La mia vita), mentre la seconda è stata pubblicata nel 1927 col titolo di Mein Kampf (La mia lotta). Successivamente, nel 1933, le due opere vennero unificate in un solo libro, pubblicato in Germania e conosciuto in tutto il mondo col titolo di Mein Kampf.

Mein Kampf, composto da due parti, il Mein Leben e il Mein Kampf, tradotto per la prima volta in lingua italiana nel 2016

Si tratta di due opere corpose, circa 400 pagine ciascuna, pubblicate integralmente, e per la prima volta, nel 2016 dalla casa editrice Thule Italia. La maggior parte delle versioni che circolano in lingua italiana col titolo di Mein Kampf sono semplici riassunti commentati, tratti in genere dalla seconda parte dell’opera, basati su testi estrapolati dal contesto che poca attinenza hanno con l’opera di Hitler. Anzi, possiamo dire, avendole confrontate con l’opera originale, che molto spesso lo scopo di queste pubblicazioni è quello di nascondere il pensiero di Hitler, piuttosto che quello di scoprirlo, evidenziarlo e comprenderlo.

Uno dei passaggi meglio nascosti del Mein Kampf, mai citato nei commenti storici, è proprio il motivo per cui Hitler odiava gli ebrei.

Eppure Hitler, nelle prime pagine del Mein Leben, spiega molto chiaramente com’è nata la sua ostilità verso gli ebrei, e come questa si è trasformata piano piano in vero e proprio odio verso di loro.

Nella redazione del presente articolo non abbiamo in alcun modo interpretato il pensiero di Hitler, ma ci siamo limitati a riportare le sue testuali parole, tratte dalla prima parte del Mein Kampf, pubblicata in lingua tedesca nel 1925 col titolo di Mein Leben e in lingua italiana nel 2016 col titolo di Mein Kampf – La  mia battaglia (Volume I) edito dalla casa editrice Thule Italia.

Braunau am Inn, città natale di Adolf Hitler. Perché Hitler odiava gli ebrei

Braunau am Inn, città natale di Adolf Hitler

Premessa

Per capire appieno la lettura del testo è necessario conoscere alcuni aspetti della vita di Hitler, che cercheremo di riassumere il più possibile.

Adolf Hitler nasce nel 1889 a Braunau am Inn, Austria. Nel 1898, a otto anni, la famiglia si trasferisce a Linz, dove trascorre il resto della sua infanzia e frequenta le scuole primarie e secondarie. Rimane improvvisamente orfano di padre all’età di 13 anni e a soli 18 anni perde anche la madre in seguito ad una lunga e dolorosa malattia. Nel 1908 si trasferisce quindi a Vienna, dove lavora come manovale per guadagnarsi da vivere e inizia ad interessarsi di politica. Hitler voleva in realtà entrare nell’Accademia delle Belle Arti di Vienna e diventare pittore, ma purtroppo aveva talento per l”architettura, ma non per la pittura e non poteva intraprendere la carriera di architetto, non avendo il diploma richiesto per iscriversi all’Accademia.

L’attività di manovale gli permette di entrare in contatto con operai e sindacati, ma la stanchezza per il duro lavoro non gli permette di dedicare tempo allo studio ed alla lettura. Dei sindacati, interamente controllati dal Partito Socialdemocratico, di ispirazione marxista, Hitler scrive:

“Si respingeva ogni cosa: la Nazione, quale un’invenzione delle classi “capitalistiche” – quante volte ho dovuto sentire esclusivamente questa parola! – ; la Patria, quale strumento della borghesia per lo sfruttamento della classe operaia; l’autorità della legge, quale mezzo per la repressione del proletariato; la scuola, quale istituto per l’allevamento degli schiavi, ma anche dei negrieri; la religione, quale mezzo per l’istupidimento del popolo destinato allo sfruttamento; la morale, quale simbolo di una stupida remissività da pecore, eccetera. Non c’era assolutamente nulla che non fosse completamente trascinato nel fango a una tremenda profondità.”

Dopo aver fatto a lungo il manovale, Hitler trova lavoro come disegnatore e acquerellista ed ha quindi più tempo a disposizione, e soprattutto energie, per studiare ed informarsi. Si interessa alla politica e “scopre” lentamente l’importante ruolo degli ebrei nella società austriaca dell’epoca. Nel 1913 Hitler lascia Vienna e si trasferisce a Monaco di Baviera. Le sue idee politiche sono ormai chiare e le sue capacità oratorie perfettamente sviluppate.

Il racconto che segue, tratto dalla prima parte del Mein Kampf, riguarda il periodo viennese, ed è quindi compreso tra il 1908 e il 1913, quando Hitler aveva tra i 18 e i 24 anni.

Hitler durante la sua adolescenza a Linz

Hitler durante la sua adolescenza a Linz

L’infanzia e l’adolescenza a Linz

Oggi per me è difficile, se non impossibile, dire quando la parola “Ebreo” mi diede adito per la prima volta a particolari pensieri. Nella casa paterna non ricordo di aver mai sentito tale parola, finché mio padre era vivo. Credo che quel vecchio signore avrebbe visto un’arretratezza culturale già nella particolare enfasi di tale denominazione. Nel corso della sua vita egli era giunto a concezioni più o meno cosmopolite, che non soltanto si erano conservate accanto al più aspro sentimento nazionale, ma che mi avevano anche influenzato.

Anche a scuola non trovai alcun motivo che avrebbe potuto portarmi a un mutamento di questa immagine acquisita.

Alla scuola tecnica conobbi anzi un ragazzo ebreo, che veniva trattato da tutti noi con cautela, ma soltanto perché, scaltriti da varie esperienze, non ci fidavamo eccessivamente di lui a causa della sua taciturnità; ma neppure questo fece nascere in me particolari pensieri, come non lo fece negli altri.

Fu solamente tra i quattordici e i quindici anni che m’imbattei spesso nella parola Ebreo, in parte in relazione a discorsi politici. Tuttavia provavo una leggera avversione e non potevo trattenere una sgradevole sensazione, che mi si avvicinava sempre di soppiatto, quando venivano disputate davanti a me grane confessionali.

Ma a quel tempo considerai null’altro che così la questione.

A Linz c’erano pochissimi ebrei. Nel corso dei secoli il loro aspetto si era europeizzato e si era fatto umano; si, li consideravo persino dei Tedeschi. L’assurdità di questa idea mi era ben poco chiara, poiché io vedevo l’unica caratteristica distintiva proprio e soltanto nella loro confessione straniera. Il fatto che essi fossero stati perseguitati, a causa di questo, come io credevo, talvolta faceva sì che la mia antipatia verso commenti malevoli su di loro giungesse quasi fino al ribrezzo.

Non immaginavo proprio ancora nulla dell’esistenza di una sistematica opposizione agli ebrei.

Così giunsi a Vienna.

Vienna, città in cui Hitler trascorse cinque anni della propria vita e dove maturò il suo odio per gli ebrei

Gli ebrei di Vienna

Intimidito dalla profusione d’impressioni in campo architettonico, scoraggiato dal peso del mio destino personale, nei primi tempi non avevo occhi per le stratificazioni interne del popolo nella gigantesca città. Sebbene Vienna contasse in quegli anni già quasi duecentomila ebrei tra i suoi due milioni di abitanti, io non li vidi. Il mio occhio e la mia mente, nelle prime settimane, non erano ancora all’altezza dell’assalto di così tanti pensieri. Soltanto quando tornò gradualmente la quiete e quell’agitato quadro incominciò a chiarirsi, mi guardai intorno più accuratamente nel mio nuovo mondo e allora incappai anche nella questione ebraica.

Non voglio affermare che il modo con cui giunsi a fare la loro conoscenza me li fece apparire particolarmente simpatici. Ma vedevo ancora nell’ebreo soltanto la confessione e perciò, sulla base della tolleranza umana, considerai giusto anche in questo caso il rifiuto di una lotta religiosa. Così il tono – e soprattutto quello con cui abbaiava la stampa antisemita di Vienna, – mi parve indegno della tradizione culturale di un grande popolo.

Mi opprimeva il ricordo di alcuni processi del Medioevo, che non volevo assolutamente veder ripetuti.

Dato che i giornali in questione non erano ritenuti generalmente eminenti – da dove questo derivasse, a quel tempo non lo sapevo neppure esattamente -, vedevo in loro più il prodotto di una stizzita invidia, che i risultati in generale di un punto di vista sostanziale, anche se sbagliato.

Fui rafforzato in questa mia opinione dalla forma – che mi sembrava infinitamente più dignitosa – con cui la stampa davvero grande rispondeva a tutti quegli attacchi o come essa, cosa che mi appariva ancor più degna di nota, non li menzionasse nemmeno, ma li mettesse semplicemente a tacere.

Ebrei a Vienna, nel periodo in cui Hitler visse in quella città. Hitler conosce gli ebrei ed incomincia a odiarli

I primi dubbi: gli ebrei non sono tedeschi

… anche le mie idee nei confronti dell’antisemitismo mutarono lentamente nel corso del tempo, allora questo fu probabilmente il mio cambiamento più difficile.

Esso mi è costato la maggior parte dei conflitti interiori, e soltanto dopo mesi di lotta tra ragione e sentimento la vittoria iniziò a schierarsi dalla parte della ragione. Due anni dopo, il sentimento seguì la ragione per diventare da allora in poi il suo più fedele custode e ammonitore.

Al tempo di quest’amara lotta tra la mia educazione spirituale e la fredda ragione, la lezione pratica e visiva della strada viennese mi diede un aiuto inestimabile. Era giunto il momento in cui non mi aggiravo più, come nei primi giorni, come un cieco nell’enorme città, ma guardavo – con gli occhi ben aperti – non soltanto gli edifici, ma anche le persone.

Così una volta, mentre mi aggiravo per il centro della città, m’imbattei improvvisamente in una figura dal lungo caffettano e con i riccioli neri.

Anche questo è un ebreo?, fu il mio primo pensiero.

A Linz, non se ne vedevano di certo in tal maniera. Osservai quell’uomo furtivamente e con cautela, ma tanto più a lungo fissavo quel viso straniero e provavo a indagarlo – tratto dopo tratto -, quanto più la prima domanda si mutava nel mio cervello in un’altra:

Anche questo è un Tedesco?

Come sempre in simili casi, iniziai a cercare di risolvere i dubbi attraverso i libri. Acquistai a quel tempo, per pochi centesimi, i primi opuscoli antisemiti della mia vita. Purtroppo tutti partivano dal presupposto che, in linea di massima, il lettore conoscesse già, perlomeno fino a un certo punto – la questione ebraica, o addirittura la comprendesse. Infine, il loro tono era perlopiù tale che mi tornarono dei dubbi, a causa di argomentazioni in gran parte tanto superficiali ed estremamente non-scientifiche a sostegno della tesi di fondo.

Allora ritornavo nuovamente al punto di partenza per settimane, se non addirittura per mesi.

La cosa mi sembrava essere talmente oltraggiosa, l’accusa talmente eccessiva che io, tormentato dal timore di commettere un’ingiustizia, diventavo di nuovo ansioso e insicuro.

Ovviamente, non potevo più dubitare che qui non si trattasse di Tedeschi di una particolare confessione, bensì di un popolo a sé stante; giacché, dal momento in cui avevo iniziato a occuparmi di tale questione, cominciai per la prima volta a concentrare la mia attenzione sugli ebrei, e Vienna mi apparve sotto una luce diversa rispetto a ciò che accadeva in precedenza. Ovunque io andassi, ora vedevo ebrei, e tanti più ne vedevo quanto più nettamente essi si distinguevano visibilmente dalle altre persone.

Soprattutto il centro della città e i quartieri a nord del canale danubiano pullulavano di un popolo che già esteriormente non aveva alcuna somiglianza con quello tedesco.

Le  macchie morali del popolo eletto

D’altra parte la pulizia – morale e non solo – di questo popolo era una storia a sé. Che qui non si trattava di amanti dell’acqua, lo si poteva vedere chiaramente già dal loro aspetto esteriore – e purtroppo molto spesso anche a occhi chiusi. Talvolta, dopo aver sentito l’odore di questi portatori di caffettano, mi sentivo male. A ciò si aggiungevano poi gli abiti sudici e l’aspetto poco eroico.

Già tutto ciò non poteva risultare molto attraente; ma si veniva del tutto disgustati quando, improvvisamente, oltre alla sporcizia fisica si scoprivano le macchie morali del popolo eletto.

Nessuna’altra cosa mi aveva dato, in breve tempo, più da pensare quanto il veder incrementare lentamente il tipo di attività lavorativa degli ebrei in determinati settori.

C’era mai forse un sudiciume, una spudoratezza in qualsivoglia forma – in particolare della vita culturale -, in cui non era compartecipe almeno un ebreo?

Non appena s’incideva con attenzione un simile tumore, si trovava, come il verme nel corpo in putrefazione, e spesso completamente accecato dalla luce improvvisa, un piccolo ebreo.

Vienna anni trenta, il controllo ebraico della stampa, il teatro e il cinema

Il controllo della stampa e della cultura

Fu un grande punto a sfavore che il mondo ebraico ricevette ai miei occhi, allorché feci la conoscenza della sua attività nella stampanell’arte, nella letteratura e nel teatro. Poiché ora tutte le  untuose affermazioni potevano servire a poco o nulla. Per diventare duri per lungo tempo bastava osservare le colonne d’affissione dei manifesti per la promozione degli spettacoli, studiare i nomi – che lì venivano decantati – dei creatori spirituali di quegli orrendi lavori pasticciati e mal fatti per il cinematografo e per il teatro. Quella era pestilenza, una pestilenza spirituale – peggiore della morte nera del passato – con cui si infettava il popolo.

E in che gran quantità questo veleno veniva fabbricato e diffuso!

Naturalmente, tanto più basso è il livello spirituale e morale di un simile fabbricante d’arte, quanto più è illimitata la sua prolificità – fino a far sì che un soggetto del genere spruzzi, al pari di una centrifuga, la propria immondizia in faccia al resto dell’umanità. Inoltre, si pensi anche all’illimitatezza del loro numero; si pensi che, per un solo Goethe, la natura partorisce molto più facilmente decine di migliaia di simili scribacchini in pelliccia, per ora – al pari di portatori di bacilli – avvelenano l’anima nella maniera più ignobile.

Era terribile, ma non si poteva ignorare che proprio l’ebreo sembrava il prescelto della natura, e in numero sovrabbondante, per questo scopo disonorevole.

Il loro essere eletti si doveva forse ricercare in tale fatto?

Allora iniziai a esaminare con cura i nomi di tutti i creatori di simili immondi prodotti della vita artistica pubblica. Il risultato fu un esser sempre più arrabbiato per l’atteggiamento che avevo in precedenza nei confronti degli ebrei. E anche se il mio sentimento si fosse opposto per altre mille volte, la ragione doveva invece trarre le sue logiche conseguenze.

Il fatto che i nove decimi di tutta l’immondizia letteraria, delle opere artistiche di cattivo gusto e delle idiozie teatrali fossero da addebitare a un popolo che rappresentata a malapena un centesimo di tutti gli abitanti del paese non si poteva facilmente negare; era proprio così.

Allora inizia a esaminare da quel punti di vista anche la mia cara “stampa cosmopolita”.

Ma tanto più profondamente calavo la sonda, quanto più si restringeva l’oggetto della mia ammirazione di un tempo. Lo stile era sempre più insopportabile, il contenuto dovetti respingerlo come interiormente superficiale e piatto, l’oggettività dell’esposizione ora mi sembrava essere più una bugia piuttosto che un’onesta verità; gli autori erano, comunque – ebrei.

Migliaia di cose che in precedenza avevo visto a malapena, ora mi colpivano in maniera notevole; e altre, che in passato mi avevano dato da pensare, imparai a comprenderle e a capirle.

In quel momento vidi le idee liberali di questa stampa sotto un’altra luce, allora il suo tono dignitoso nel rispondere agli attacchi – così come il tacere di fronte agli stessi – mi si rivelò proprio come un trucco tanto astuto quanto vile;

le loro critiche teatrali scritte in maniera raggiante riguardavano sempre gli autori giudei, mentre le loro stroncature non compivano ma i qualcuno di diverso dai Tedeschi.

Quel lieve dar stoccate contro Guglielmo II faceva comprendere – nella sua costanza – il suo metodo, come pure quel raccomandare la cultura e la civiltà francese. Il contenuto di poco gusto della novella diventava ora oscenità, e dalla lingua colsi il suono di un popolo straniero; ma il significato di tutto ciò era così palesemente nocivo per il germanesimo, che poteva essere soltanto qualcosa di intenzionale.

Ma chi aveva interesse in questo?

Era soltanto un caso?

Così divenni, lentamente, dubbioso.

L’evoluzione venne comunque accelerata da impressioni che ricevetti da un’altra serie di fatti. Questa era la generale concezione del costume e della morale che si poteva veder apertamente ostentata e messa in pratica da una gran parte del mondo giudaico.

Prostituzione a vienna, controllata dagli ebrei. Questo è uno dei motivi per cui Hitler odiava gli ebrei

Gli ebrei e il controllo della prostituzione a Vienna

A tal proposito, la strada offriva di nuovo un insegnamento pratico talvolta davvero grave.

I rapporti del mondo ebraico con la prostituzione – e, ancora più, con la tratta delle donne – a Vienna si potevano studiare meglio che in qualsiasi altra città dell’Europa occidentale, a eccezione forse di alcune zone portuali della Francia meridionale. Se si percorrevano di sera le strade e i vicoli di Leopoldstadt, passo dopo passo si diventava, volenti o nolenti, testimoni di pratiche che erano rimaste celate alla maggior parte del popolo tedesco, fino a quando la guerra sul fronte orientale non fornì ai combattenti l’occasione di poterne vedere di simili, o per meglio dire, di doverle vedere.

Allorché. in tal maniera, riconobbi per la prima volta nell’ebreo colui che dirigeva, con grande abilità negli affari, e in maniera gelida e al contempo spudorata, questa scandalosa azienda del vizio della grande città, mi corse un leggere brivido lungo la schiena.

Ma poi divampò.

Il controllo della socialdemocrazia

Allora non evitai più la discussione sulla questione ebraica; no, ora la cercavo. Ma, non appena imparai a cercare il’ebreo in tutte le tendenze della vita culturale e artistica e nelle sue varie espressioni, lo incontrai improvvisamente in un luogo in cui meno me lo sarei aspettato.

Nel momento in cui riconobbi l’ebreo quale capo della Socialdemocrazia, iniziò a cadermi dagli occhi l’ultima benda.

Così, una lunghissima lotta spirituale interiore trovò la propria conclusione.

A poco a poco venni a conoscenza del fatto che la stampa socialdemocratica era diretta prevalentemente da ebrei; ma non diedi alcun significato particolare a questa circostanza, dato che anche gli altri giornali si trovavano in quella stessa condizione. Una sola cosa era forse sorprendente: non c’era un solo giornale in cui si trovavano degli ebrei che potesse essere definito davvero nazionale, nel senso che la mia educazione e il mio modo di pensare davano a questa parola.

Così, in quel momento mi sforzai e tentai di leggere questo tipo di prodotti della stampa marxista, ma l’avversione crebbe all’infinito e in egual misura: perciò allora cercai anche di conoscere più da vicino i fabbricanti di queste scelleratezze concentrate.

Erano tutti, a partire dall’editore, puri ebrei.

Presi tutti gli opuscoli socialdemocratici che potevo in qualche maniera procurarmi e ricercai i nomi dei loro autori: ebrei. Mi ricordai i nomi di quasi tutti i capi; anch’essi erano per la maggior parte appartenenti al “popolo eletto”, sia che si trattasse di membri del Reichsrat o di segretari di sindacati, di presidenti delle organizzazioni o di agitatori di strada. Ne usciva sempre la stessa immagine sinistra.

I cognomi AusterlitzDavidAdlerEllenbogen, eccetera, mi resteranno per sempre nella memoria. Una cosa mi era allora divenuta chiara: il partito, con i più piccoli rappresentanti del quale io avevo disputato per mesi la più appassionata lotta, si trovava – per quanto concerneva i suoi vertici – quasi esclusivamente nelle mani di un popolo straniero; poiché il fatto che l’ebreo non fosse un Tedesco l’avevo ormai già capito, con mia grande soddisfazione interiore.

Ma ora, per la prima volta, conoscevo appieno i seduttori del nostro popolo.

arte oratoria

La dialettica ebraica

Un solo anno del mio soggiorno viennese era bastato a fornirmi la convinzione che nessun operaio poteva essere talmente ostinato da non poter essere influenzato da un sapere migliore e da una spiegazione migliore. Lentamente, ero diventato un conoscitore della sua stessa dottrina e la utilizzavo come arma nella mia lotta per la mia intima convinzione.

Quasi sempre la vittoria stava dalla mia parte.

Si doveva salvare la grande massa, anche a costo dei più pesanti sacrifici in tempo e pazienza.

Tuttavia, un ebreo non lo si poteva mai salvare dal suo modo di pensare.

A quel tempo io ero abbastanza ingenuo da voler far capire loro la follia della loro dottrina, parlavo nella mia piccola cerchia fino a seccarmi la lingua e a diventare rauco, e presumevo che sarei riuscito a convincerli degli effetti nocivi della loro follia marxista, tuttavia ottenevo proprio l’esatto contrario. Sembrava anzi che una visione più chiara e precisa dell’effetto devastante delle teorie socialdemocratiche, e della loro realizzazione, servisse soltanto a rafforzare la loro determinazione.

Ma tanto più discutevo con loro, quanto più conoscevo la loro dialettica.

Dapprima essi contavano sulla stupidità del loro avversario, poi, se non trovavano più una via d’uscita, facevano loro stessi i finti tonti. Se tutto ciò non serviva, allora non capivano bene la questione oppure, se in difficoltà, passavano all’istante a un altro campo, su cui affermavano ovvietà la cui accettazione subito la riferivano però ad argomenti essenzialmente diversi, per poi, nuovamente affrontata la questione, svicolare e non sapere nulla di preciso. Così, dovunque si affrontava un simile apostolo, la mano stringeva del viscido muco; esso all’inizio colava, dividendosi, attraverso le dita, per poi riunirsi di nuovo nel momento successivo. Ma se si sconfiggeva uno di questi in maniera davvero schiacciante, tanto che egli, osservato dai presenti, non poteva far altro che annuire, e si credeva di aver fatto perlomeno passo in avanti, il giorno seguente lo stupore era ancor più grande. Il Giudeo, infatti, non si ricordava più assolutamente nulla del giorno prima, proseguiva a raccontare le sue vecchie scemenze come se non fosse successo pressoché nulla e – indignato di essere interrogato a tal proposito – mostrava stupore, non era in grado di ricordarsi proprio nulla, tranne l’esattezza delle sue asserzioni che già il giorno prima era stata dimostrata.

Quante volte me ne restai lì pietrificato.

Non si sapeva che cosa si dovesse ammirare di più, se la loro prontezza di parola o la loro arte della menzogna.Inizia a poco a poco a odiarli.

Iniziai a poco a poco a odiarli.

Tutto ciò aveva però  una cosa di buono; poiché, proprio nella misura in cui mi si rivelarono i veri portatori della Socialdemocrazia – o, perlomeno i suoi propagatori -, doveva crescere l’amore per il mio popolo. Chi, infatti, posto di fronte alla diabolica abilità di questi seduttori, poteva ancora maledire la sua infelice vittima? Quanto fu difficile persino per me riuscire a dominare la falsità dialettica di questa razza! Quanto vano era tuttavia un simile successo con uomini che distorcono nella bocca la verità, che rinnegano del tutto la parola appena pronunciata, per poi servirsene per se stessi soltanto pochi minuti dopo!

No. Tanto più conoscevo l’ebreo, quanto più dovevo perdonare l’operaio.

Hitler al potere

Conclusioni: perché Hitler odiava gli ebrei

Hitler afferma nel Mein Leben di non aver mai avuto pregiudizi verso gli ebrei. Anzi, li considerava tedeschi come tutti gli altri, sebbene di una confessione diversa. Piano piano capisce però che gli ebrei non sono affatto tedeschi, ma sono un popolo a sé stante, con interessi completamente diversi da quelli dei tedeschi. Scopre in seguito che gli ebrei controllano la stampa, il teatro, la cultura e che non sono quel popolo virtuoso che dicono o sostengono di essere. Infatti, sono dentro tutti gli affari sporchi e controllano anche la prostituzione viennese. Scopre inoltre che attraverso il potere dato dal controllo della stampa, gli ebrei impongono al resto della popolazione i propri modelli culturali.

Scopre infine che gli ebrei controllano il partito socialdemocratico e attraverso questo i sindacati.

Hitler capisce quindi che la Nazione Germanica da lui tanto agognata non potrà mai nascere finché ci sarà un potere così forte che vi si opporrà, condizionando il volere delle masse. Nel periodo viennese, per ironia della sorte, Hitler sviluppa le sue abilità oratorie confrontandosi proprio con gli ebrei della socialdemocrazia e dei sindacati. All’inizio è critico verso i lavoratori. Si chiede: “Questi sono ancora degni di appartenere a un grande popolo?” Ma in seguito capisce che con i suoi argomenti e la sua dialettica riesce comunque a portarli dalla sua parte.

Si convince che a  un potere così forte come quello degli ebrei, veicolato dalla stampa, dal partito socialdemocratico e dai sindacati, era necessario contrapporre un potere altrettanto forte, ma con idee migliori.

Dove, per idee migliori, Hitler intende messaggi di speranza per i lavoratori, positivi e propositivi, legati alla patria e al senso di appartenenza ad un grande popolo, messaggi che fanno leva sull’orgoglio nazionale e sulla costruzione, tutti insieme, di un futuro migliore e di una Grande Germania. Impara a parlare direttamente al cuore della gente e ad evocare sentimenti ben presenti nel suo popolo, ma sopiti e plagiati.

A soli ventiquattro anni Hitler aveva già maturato le sue idee politiche, aveva sviluppato l’arte oratoria e sapeva che il popolo lo avrebbe seguito, così come aveva fatto in tanti dibattiti che lo avevano visto protagonista. Aveva inoltre individuato i suoi principali nemici ed era ben consapevole di poterli battere. L’analisi della dialettica degli ebrei ed il continuo confronto con loro avevano plasmato la sua personalità.

Nei cinque anni trascorsi a Vienna l’odio per gli ebrei, o meglio per il loro potere corruttivo, si era ormai radicato in Hitler, così come la convinzione che la futura Germania dovesse essere Judenfrei per potersi affermare. La crisi del ventinove e la consapevolezza che la finanza predatoria ebraica era in grado di sottomettere e devastare economicamente qualsiasi paese al mondo altro non fecero che rafforzare la sua convinzione:

non c’era alcuna possibilità di integrare gli ebrei nella futura Nazione Tedesca.

Gli ebrei dovevano avere la propria Nazione.

Nota: nella lingua tedesca viene utilizzato il termine “Jude” per riferirsi agli ebre. In questo posto lo abbiamo tradotto con “Ebreo” anziché “Giudeo”, in quanto il termine “Ebreo” è quello correntemente utilizzato nella lingua italiana. Siamo consapevoli che i due termini non hanno comunque lo stesso identico significato. I titoli e il grassetto sono stati aggiunti per rendere più fruibile il testo ed evidenziare alcuni passaggi ritenuti particolarmente significativi.

thanks to: Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

Il governo venezuelano smantella le operazioni sotto falsa bandiera

“Se era vero che volevano far entrare aiuti umanitari, perché la prima cosa che hanno fatto è stata investire le persone con i carri armati?” chiese Jorge Rodríguez.

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Come Israele manipola la lotta contro l’antisemitismo

Ciò che interessa al governo israeliano e a molti dei suoi sostenitori non è la lotta del tutto giustificata contro l’antisemitismo. Copertina – Benyamin Netanyahu alla commemorazione della retata del Velodromo d’hivèr, 16 luglio 2017.

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L’UNICEF condanna l’esercito israeliano per l’omicidio di bambini palestinesi

IMEMC. L’UNICEF è “profondamente rattristato” per la morte di due ragazzini di 13 e 17 anni, uccisi venerdì dall’esercito israeliano di occupazione, vicino alla barriera di confine nella Striscia di Gaza sotto assedio. “Le circostanze esatte della loro morte sono sotto indagine”, ha spiegato sabato l’UNICEF in una dichiarazione. “Dall’inizio dell’anno sono 4 i bambini…

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ONG / TUTTI GLI SQUALI NEI MARI DELLA “SOLIDARIETA’” – DA GATES A SOROS

Maurizio Blondet 5 Febbraio 2019 Volete sapere tutto sul mondo delle ONG, ossia le Organizzazioni Non Governative? Volete leggere quello che gli altri non scrivono sugli affari, le cifre, i protagonisti, le connection di quell’universo in gran parte sconosciuto e che macina milioni di euro e di dollari sulla pelle dei cittadini, soprattutto dei migranti? Di coloro…

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INCREDIBILE: i giornali d’epoca riportano la cifra di 6 milioni di vittime per altri olocausti ebraici poco noti.

GRANDE FRATELLO

 

-A cura di Floriana Castro-

Nota su Antisemitismo

Negli ultimi 70 anni siamo stati letteralmente bombardati da film, testimonianze (a volte anche di persone che la shoah non l’hanno mai vissuta), interventi nelle varie università senza poter ricevere risposta a domande fuori dal coro del tipo: come hanno fatto a morire 6 MILIONI nella sola Europa quando la comunità israelitica non superava i 12 milioni in tutto il mondo? E come avrebbe fatto la comunità -secondo le stime ufficiali dimezzata- a contare 13 milioni di unità a pochi anni dalla fine della guerra? In alcuni paesi se si confuta il numero ufficiale di 6 MILIONI di ebrei che avrebbero subito lo sterminio si rischiano addirittura 6 anni di carcere.  Il professore Faurisson, dopo molti anni di studi sugli eventi olocaustici, fu uno dei primi a sostenere l’assenza delle camere a gas nei campi di concentramento, per tale ragione fu  umiliato, messo al bando e tacciato di antisemitismo.Nessun grattacapo invece per chi confuta il numero dei morti dell’Olocausto ad opera dei comunisti, o l’olocausto degli Armeni eccMa mentre gli storici nei decenni successivi alla shoah sono stati impossibilitati dal corretto svolgimento del loro lavoro, un indizio molto importante ce lo danno i collezionisti di giornali d’epoca. In questo articolo vedremo, come il numero di 6 MILIONI sia stato indicato costantemente dalla comunità israelitiche sin dal 1905 ai tempi dell’impero zarista in Russia, trent’anni prima dalle persecuzioni naziste, eventi che -come documentato- oltre alla vittoria della loro causa, e la simpatia dei goym hanno inoltre portato alle casse sioniste milioni e milioni di dollari. Prediamo in esame 11 quotidiani d’epoca che vanno dal 1915 al 1940, analizzando brevemente il contesto storico di ognuno degli eventi (corredato con foto di 11 giornali d’epoca, e fonti dettagliate al termine dell’articolo)

1) Articolo di “The Sun” del 6 Giugno 1915 (pag.1 della quinta sezione)
Nel 1915 troviamo gli ebrei russi nella Russia dello zar Nicola II, al loro primo tentativo di rovesciare il governo, tentativo che fallirà, per poi andare in porto nel 1917 instaurando la dittatura comunista, ideata, progettata e finanziata dai sionisti.
Questo è il titolo dell’articolo
“Orrori peggiori di quelli di Kishineff nella Russia di oggi”
didascalia: “Una cospirazione senza precedenti per schiacciare gli ebrei sospettati di essere organizzati per coprire le sconfitte delle truppe di zar. Torture e massacri diffusi in centinaia di città”.
Questo è uno stralcio dell’articolo
“Dalla distruzione del tempio di Gerusalemme sino ad oggi gli ebrei non hanno mai avuto una pagina così nera nella loro storia di quella che il governo russo sta scrivendo oggi. SEI MILIONI di ebrei, la metà del popolo ebraico in tutto il mondo, vengono perseguitati, braccati e ridotti alla fame. Migliaia di loro sono stati barbaramente uccisi. Centinaia di migliaia di ebrei, vecchi uomini donne e bambini vengono spinti senza pietà di città in città su mezzi del governo, attaccati dalle truppe del proprio paese”.
Segue un accorato appello di uno dei rabbini presenti in Russia: “Le autorità stanno inviando innocenti vecchi ebrei uomini e donne in Siberia. vi abbiamo scritto molte lettere dalla Polonia riguardanti le nostre vicissitudini. Cari fratelli, abbiate pietà per i SEI MILIONI di ebrei in Russia: state dalla nostra parte”!

2) Passiamo adesso al New York Times del 18 Ottobre 1918 (pag 12)
Siamo ad un anno dopo la rivoluzione d’ottobre e l’ascesa al potere dei comunisti. Lo zar, con i suoi familiari, sono caduti sotto i fucili del commando rosso tre mesi prima, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918. Gli ebrei non sono più in pericolo. Una volta eminato l’impero tiranno resta un unico problema: raccogliere fondi (molti soldi…) per la ricostruzione della comunità di 6 MILIONI di ebrei morti nelle persecuzioni o gravemente danneggiati.
Questo è il titolo dell’articolo “Un fondo di un miliardo di dollari per ricostruire l’ebraismo”
Nella didascalia si legge: SEI MILIONI di ebrei necessitano il nostro aiuto per riprendere la vita normale una volta terminata la guerra”
Nell’articolo si legge:
“Il Comitato degli ebrei americani sta mettendo in atto un piano per la più grande operazione umanitaria della storia”
In fondo: “Gli americani, tutti, ebrei e non ebrei allo stesso modo saranno presto chiamati a dare una contributo ad un fondo di circa un miliardo di dollari per attuare il programma di ricostruzione della comunità ebraica di tutto il mondo.”
Un riconoscimento politico del carattere nazionale degli ebrei avvenne nel Gennaio del 1918 con la creazione di un Commissariato per gli Affari Nazionali Ebraici, sezione speciale del Commissariato delle Nazionalità, sotto la guida di Stalin prima che salisse al potere sovietico. Sia il Lenin, che Trotsky (vero nome Lejba Bronsztajn) erano ebrei. Nel primo governo bolscevico l’85% era rappresentato da ebrei: su 22 ministri, 18 erano ebrei; nella stazione di polizia su 43 membri, gli ebrei erano 34; nell’esercito, 556 dei posti erano occupati da 447 ebrei, in un paese dove gli ebrei rappresentavano meno del 2% della popolazione totale.

3) Passiamo al numero del New York Times dell’8 settembre 1919 (pag. 6)
Dopo aver rovesciato l’impero zarista e messo a posto lo zar con tutta la sua famiglia, la battaglia è volta ad assimilare l’ Ucraina -non ancora allineata al nuovo modello – all’impero sovietico.
Il NYT titola: “Gli ebrei ucraini mirano a fermare i pogrom”
(Pogrom è un termine con cui vengono indicate le sommosse popolari anti giudaiche)
In Ucraina fra il 1917 e il 1922, in seguito alla Rivoluzione Russa, vi fu un lungo periodo di guerra civile e di anarchia con continui cambi di fazioni al potere nei territori dove nell’ultimo periodo, il regime zarista aveva portato avanti una politica di russificazione delle terre ucraine. Questo periodo fu segnato dall’esistenza di più entità statali separate.

Nella didascalia del NYT si legge: “Una commissione sta per visitare l’Europa per preparare un memorandum per il presidente Wilson . Wilson, ricordiamo è stato il presidente USA, massone di grado 33° passato alla storia per aver privatizzato la Banca centrale Americana, cedendola ai sionisti nel 1913, che fondarono una banca privata che funge da banca centrale la “Federal Reserve Bank” e il suo sistema che fino ad oggi sta prosciugando tutte le risorse globali a beneficio dell’èlite Fu sempre Wilson ad interessarsi perché Trotskij potesse ottenere un passaporto americano con il quale intraprendere il viaggio di ritorno in Russia per compiere la tanto programmata rivoluzione d’ottobre.
L’articolo riferisce che in Ucraina sono stati uccisi già centinaia di migliaia di ebrei e che altri 6 MILIONI si trovano in grave pericolo.
Nell’articolo si legge: “6 MILIONI di ebrei sono stati minacciati di essere completamente sterminati in Ucraina e Polonia. La federazione degli ebrei ucraini in America, una organizzazione che rappresenta tre quarti di un milione di ucraini in questo paese, ha deciso al congresso ieri che il massacro dei loro fratelli in Europa orientale deve finalmente essere fermato portando la pace e l’aiuto economico degli Stati Uniti. “Il segretario di Stato Lansing, ha reso noto che il Dipartimento di Stato ha già dato il consenso alla la federazione di inviare una commissione in Ucraina, per indagare sulle condizioni degli ebrei e per stabilire collegamenti diretti con i loro fratelli in America” .

Nel 1922 i piani dell’èlite si concretizzeranno e l’Ucraina entrerà a far parte ufficialmente a far parte della “civile” URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina.
Ricordiamo inoltre che i polacchi dipinti come “antisemiti” stavano in realtà combattendo per il loro paese contro l’instaurazione di uno stato comunista ebraico in Polonia (clicca qui) che verrà più tardi invasa dai nazisti e dai comunisti che se la spartirono da buoni amici nel 1940. (clicca qui) .

4) Andiamo al New York Times del 12 novembre sempre del 1919 (pag.7)
Siamo in America. Gli oligarchi responsabili della Grande Depressione in USA sono alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei in miseria nell’est Europa
Felix M. Warburg racconta la triste condizione degli ebrei, titolo dell’articolo: “Gli ebrei hanno sofferto la guerra più di tutti gli altri ”
Ricordiamo, l’ebreo Felix M. Warburg, era membro all’omonima famiglia che da secoli lavora per il Nuovo Ordine Mondiale. La M. M. Warburg, è una delle banche che tiene il mondo in scacco con l’oligarchia fianaziaria, nonché una delle centrali della progettata Grande Depressione che colpì l’America a partire dal 1919. Warburg, fu inoltre partner di Kuhn, Loeb & Co, sposò Frieda Schiff, una giovane appartenente ad un’altra delle 13 famiglie ebraico-sioniste per il controllo del mondo: gli Schiff appunto. Certo, il New York Times non può ancora presagire che le filantropiche famiglie Warburg e Kuhn & Loeb Bank così coinvolte nelle sofferenze dei loro fratelli ebrei, dopo qualche anno avrebbero finanziato le idee criminali di Adolph Hitler, trasferendo all’economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170 vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli. Finanziarono gli armamenti della Germania nazista ma anche gli esperimenti di eugenetica e il progetto MK Ultra ai danni anche dei loro fratelli minori
(clicca qui)
Ma torniamo al 1919. Nell’articolo si leggono le dichiarazioni di Warburg, che era tra le altre cose Presidente del Comitato di distribuzione congiunta di fondi americani per gli ebrei vittime della guerra:
“ I colpi successivi degli eserciti contendenti hanno spezzato la schiena degli ebrei d’Europa, riducendo tragicamente in miseria e in malattia 6 MILIONI di ebrei, oltre la metà della comunità ebraica in tutto il mondo”. Warburg non fa alcun accenno alla fame che gli americani erano costretti a patire in quegli anni, in cui la Grande Depressione imperversava in America a causa delle loro manovre studiate ad hoc per far passare tutta la ricchezza reale (l’oro) nelle loro mani: i cittadini avevano l’obbligo di consegnare l’oro alle autorità (banche), pena per i trasgressori: 10 anni di carcere!

5) Atlanta Constitution del 23 febbraio 1920 (pag. 1 continua a pagina 3, quarta colonna)
Siamo ad Atlanta. Rabbini e sionisti sono ancora alle prese con la raccolta fondi per gli ebrei dell’est Europa:
“50.000 dollari raccolti per salvare gli ebrei in difficoltà”. Nell’articolo si fa riferimento ad  un meeting tenutosi ad Atlanta presieduto da un certo Harold Hirsh. All’incontro intervennero anche Fred Rusland che ha descritto le situazioni drammatiche di fame, povertà estrema e oppressione che sarebbero stati costretti a subire  gli ebrei in alcuni paesi dell’Europa dell’est e in Palestina, ma grazie al generoso contributo economico, 6 MILIONI di ebrei avrebbero potuto essere salvati. Il rabbino David Marx disse:
“No siamo qui stasera per piangere i morti, 6 MILIONI di ebrei si trovano in grave pericolo, sono ferocemente perseguitati. Se non ci muoviamo molti altri moriranno. Questi fratelli guardano all’America affinchè questo paese risponda generosamente con un aiuto economico che possa alleviare le loro sofferenze” . Siamo nel 1920, 13 anni prima che Hitler salisse al potere, e a 19 anni dall’inizio della guerra!

6) New York Times 7 maggio 1920 (pag 11)
Siamo ancora nel 1920. Il NYT annuncia con gioia che la campagna di raccolta fondi per gli ebrei in Europa ha raggiunto la cifra di 100.000 dollari.
Nell’articolo si legge: “I fondi di aiuto per il sostegno del popolo ebraico in Europa dove 6 MILIONI di ebrei sono alle prese con enormi sofferenze, carestie e oppressioni hanno ricevuto l’attenzione particolare di Nathan Strauss, un imprenditore e grande sostenitore della causa sionista”.
Strauss afferma: “Se gli americani, in particolar modo gli ebrei americani si rifiuteranno di contribuire al sollievo delle sofferenze dei loro fratelli possa questa colpa cadere sulle loro teste: avranno sulla loro coscienza l’estinzione del popolo ebraico”

7) New York Times del 20 luglio 1921 (pag 2)
A distanza di un anno dalla grande raccolta fondi si ritorna a chiedere aiuti economici affinchè vengano salvate le vite di altri 6 MILIONI di ebrei, (sempre sei milioni!) questa volta in grave pericolo nei territori dell’Unione Sovietica, dove i contro-rivoluzionari innescarono una contro-offensiva contro il regime. In questo articolo i sionisti fanno una chiara ammissione di quanto i regimi sovietici giudaici abbiano favorito il popolo ebraico a spese di centinaia di milioni di cristiani. Nell’articolo si legge che il pericolo di una caduta, o di un indebolimento del regime comunista avrebbe potuto sguisagliare le agitazioni dei pogrom: un pericolo che doveva essere in qualche modo fermato. Dr. Meir Kreinin, un ebreo russo che fece la sua fortuna in Russia, -uno tra i fondatori della Società per la diffusione dei Lumi in Russia, nonché proprietario di un certo numero di giornali ebraici e presidente della prima organizzazione Emigdirekt- sul NYT lancia un monito: “ Se diminuisce il potere sovietico, 6 MILIONI di ebrei rischiano il massacro” ha dichiarato Kreinin, intervenuto ad uno degli eventi filanropici per la raccolta fondi in sostegno della causa ebraica. Nell’articolo si legge: “La mia dichiarazione proviene direttamente da documenti ufficiali presentati al governo di Berlino. 6 MILIONI di ebrei stanno affrontando uno sterminio di massa. La carestia in Russia imperversa. I contro-rivoluzionari stanno per avere la meglio e il controllo Sovietico sta per dimuniure. Numerosi Pogrom imperversano in tutta la Russia e in Ucraina”.
Che io sappia il potere sovietico non fu mai in serie difficoltà in quegli anni, pur con qualche agitazione dei pogroms. I provvedimenti vengono presi: i pogrom furono fermati e con l’ascesa di Stalin,- in seguito alla morte di Lenin nel 1924- i sogni di riconquista del paese dei contro-rivoluzionari falliranno.

8) Montreal Gazzette 29 dicembre 1931 (pag 6)
Il titolo dell’articolo è “6 MILIONI di ebrei stanno morendo di fame”. Le condizioni degli ebrei nell’est Europa vengono descritte minuziosamente dal rabbino Wise: 6 MILIONI di ebrei muoiono di fame soprattutto in inverno. Se non vengono raccolti ulteriori fondi dal comitato di almeno 2 milioni e 500.000 dollari disastri, miseria e caos senza precedenti si abbatteranno su tutta l’umanità ” (!!) Il rabbino ha illustrato una lunga relazione al meeting al Monfefiore club di Montreal. Nell’articolo vengono anche descritti alcuni dei circoli di raccolta fondi in tutto il mondo in favore della causa ebraica. Il banchiere  Felix Warburg (di cui abbiamo parlato sopra) era presidente della “Jewish Red Cross Society ” che si occupava della raccolta fondi, insieme a Herbert Lehman: uno dei tre fratelli proprietari del colosso finanziario “Lehman Brothers”. Herbert Lehman nel 1933 diventerà il 45° governatore dello stato di New York. La Lehman Brothers è la holding che -come ricorderete- nel 2008 dichiarò bancarotta causando il crollo dell’economia su scala mondiale.

9) New York Times del 31 maggio 1936 (pag 14)
Siamo nel 1936. Adolph Hitler è al al potere da 3 anni in Germania. Tre anni prima che iniziasse la seconda guerra mondiale nel 1936 si parla già di milioni di ebrei sterminati: l’unica soluzione per la sopravvivenza dei giudei? La fondazione di uno stato ebraico in Palestina. Il titolo dell’articolo del NYT : “Gli americani fanno appello per un rifugio ebraico” . Si legge

“L’unica salvezza per il popolo di Israele perseguitato è la restaurazione del suo antico patrimonio e l’immigrazione in Palestina. La Gran Bretagna ha il potere per spalancare le porte della Palestina per poter accogliere i milioni di ebrei fuggiti dall’olocausto” . Mancano ancora tre anni all’inizio della guerra, e cinque anni dall’inizio delle deportazioni nei campi! (1941). Si legge nell’articolo “Alla petizione per la concessione del rifugio ebraico si sono uniti anche numerosi cristiani “illuminati” ed esponenti delle chiese protestanti ed episcopali tra cui il reverendo James Freeman vescovo di Washington”. Dopo 12 anni questo obiettivo si realizzerà e nascerà finalmente lo Stato di Israele (1948).

10) New York Times 23 febbraio 1938 (pag 23)
L’articolo intitolato “Insegnanti ebrei rimproverati da Isaacs” riporta un intervento di Mr. Tarshis in rappresentanza del comitato “American Jewish Joint distribution”. Mr Tarshis afferma che 6 MILIONI di ebrei sono stati privati della protezione e di qualsiasi opportunità economica: 6 MILIONI di ebrei sono ridotti alla fame senza più alcuna speranza, stanno affrontando la più grande tragedia di tutti i tempi. L’antisemitismo si è diffuso a macchia d’olio in tredici stati europei e minaccia la sopravvivenza di milioni di ebrei: una tragedia iniziata con l’ascesa al potere di Hitler ”  Mr Isaac e Simon J. Jason, presidente dell’associazione “Jewish Teachers” hanno puntato sull’istruzione: “Noi non non ci occupiamo di politica, ma abbiamo il dovere di svolgere il nostro compito. Tutti gli insegnati anche cattolici e protestanti hanno il dovere di educare i fanciulli al senso civico e al rispetto, occorre formare una morale sociale”. Ebbene, anche questo obiettivo è stato centrato in seguito: la shoah è diventato un dogma sociale e domande sulla verità degli eventi non sono permesse.

11) New York Times 6 ottobre 1940 (pag 10)
La guerra è iniziata da un anno e le sorti di mezzo mondo sono ancora da decidere. La deportazione degli ebrei inizierà nel 1941: è ancora impossibile fare una stima precisa di quanti di loro avrebbero perso la vita. Tuttavia il NYT già nel 1940 annuncia una ricompensa alle pene dei giudei e anche molto generosa. Il titolo dell’articolo è “Il Nuovo ordine Mondiale promesso agli ebrei”. Nell’articolo si legge Arthur Greenwood , del gabinetto di guerra britannico manda un messaggio di rassicurazione agli ebrei: una volta terminata la guerra e una volta ottenuta la vittoria, nuovi sforzi occorreranno per fondare un Nuovo Ordine Mondiale basato sugli ideali di pace e giustizia”. Greenwood- deputato leader del partito laburista inglese- ha inoltre aggiunto: “Nel Nuovo Mondo gli ebrei avranno numerose opportunità le sofferenze e le ingiustizie che hanno subito potranno essere adeguatamente riparate. La loro collaborazione sarà fondamentale per la ricostruzione del mondo”. Il messaggio fu consegnato ai rabbini Stephen Wise, Maurice Perlzweig arrivati a Londra in quella mattina del 6 ottobre 1940 alla quale risposero che il messaggio potrebbe viene da loro interpretato come una dichiarazione di ferma intenzione da parte dell’ Inghilterra per venire incontro agli ebrei.

Neturei-Karta

EBREI ULTRA-ORTODOSSI NON RICONOSCONO LO STATO DI ISRAELE


Il 26 gennaio del 2014, la polizia israeliana ha arrestato due insegnanti responsabili di un folto gruppo di 100 studenti ultra-ortodossi perché tenevano festosamente un barbecue vicino ad un monumento all’olocausto, proprio alla vigilia del ‘giorno della memoria. Gli ebrei ultra-ortodossi non riconoscono il ‘Giorno della Memoria’ di Israele ed episodi simili sono ricorrenti. Molti gruppi haredi – popolazione in velocissima crescita in Israele – sostengono che l’Olocausto sia solo una finzione creata ad arte per fornire un pretesto alla creazione dello stato di Israele. Recentemente molti ebrei ultra-ortodossi sono stati arrestati per aver scritto su un memoriale dell’olocausto frasi del tipo: “Se Hitler non fosse esistito, i sionisti lo avrebbero inventato”(…). (clicca qui)

LA RIVOLUZIONE CULTURALE, POLITICA E RELIGIOSA PORTATA DALLA SHOAH
Guardiamo alle conseguenze: gli effetti della shoah, hanno inevitabilmente portato a Norimberga, alla fondazione dell’ONU e non solo… In seguito, con il pretesto della shoah si è finalmente costituito lo Stato d’Israele, (1948) a pochi anni dal termine della guerra. L’esercito israeliano, -notoriamente uno degli eserciti più forti del mondo, ma che ricordiamo non potrebbe sussistere senza le continue trasfusioni di denaro degli USA addebitati ai contribuenti americani- ha usato tutto il suo potere per opprimere, bombardare e massacrare i legittimi abitanti della Palestina, ridotti ormai ad essere schiavi nella loro stessa terra. Con la fondazione dello stato di Israele inoltre è nata la questione mediorientale così come la conosciamo oggi: le dichiarazioni di guerra da parte degli USA a tutti i paesi arabi non Israel friendly; le “primavere colorate”; i false flag che stanno insagunando tutto il mondo; i paesi adiacenti ad Israele tenuti impegnati a farsi guerra fra di loro; i conflitti di religione, nati dopo il 48, prima dell’intervento dei sionisti infatti, cristiani, musulmani ed ebrei vivevano pacificamente in quelle terre. Dopo la shoah è ormai impossibile fare una una critica alle ambizioni e agli intrighi giudaici di ieri e di oggi senza essere tacciati di antisemitismo. Ma non solo, grazie alla Shoah il giudaismo riuscì finalmente in un’impresa titanica; impresa che aveva fallito in 1960 anni: penetrare all’interno della Chiesa Cattolica. (clicca qui)

Subito dopo la II Guerra, la B’nai B’rith (la massoneria per soli ebrei) riuscì a mettersi in contatto con alcuni alti esponenti della Chiesa Cattolica per mutare l’insegnamento che le scritture, il magistero e i padri della Chiesa avevano tramandato sugli ebrei. E’ da ricordare in particolare l’impegno di 3 agenti della B’nai B’rith, Jules Isaac, Label Katz e Nahum Goldmann che riuscirono a convincere gran parte dell’alta gerarchia ecclesiastica, sostenendo che l’antisemitismo cristiano è stato responsabile del dilagare dell’odio antisemita, un sentimento alimentato nella popolazione dall’insegnamento cristiano preconciliare che avrebbe in seguito portato allo sterminio ebraico.

Gli agenti della B’nai B’rith  negano spudoratamente persino la responsabilità ebraica nella Crocifissione di Gesù Cristo, oltre a negare l’inattaccabile storicità di Gesù. Le richieste dei giudei furono finamente prese in considerazione. Il tanto agognato Concilio Vaticano II, segnerà una rottura con l’insegnamento della Chiesa in materia di giudaismo e i rapporti con le altre religioni. Con l’ingresso della B’nai B’rith, e della massoneria all’interno delle mura di Pietro ecco finalmente dilagare scandali, eresie infiltrazioni massoniche di tutti i tipi che hanno portato all’allontanamento in massa dei fedeli e alla grave crisi dottrinale nella quale la Chiesa di trova tutt’oggi.

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Nahum Goldmann, fu il primo ad ipotizzare l’idea di Norimberga già nel 1942 quando le sorti della guerra erano ancora da decidere. In seguito collaborò all’enciclica Nostra Aetate il futuro documento del Concilio sui rapporti cogli ebrei. (clicca qui) Oggi la sottomissione ai giudei è talmente grande da spingere alcune diocesi a concedere l’indulgenza plenaria il giorno della memoria, il 27 gennaio. Nessuna indulgenza per chi onora le vittime cristiane, del comunismo, della massonica Rivoluzione Francese, né per chi onora i martiri cristiani caduti per difendere l’Italia in occasione del Risorgimento, nè per il milione e mezzo di armeni trucidati dagli ebrei turchi donmeh, o per tutti quelli morti ammazzati nel corso di duemila anni. Nessuna indulgenza per i fedeli che li onorano e nemmeno nessuna giornata della memoria per le vittime.

UN’AMMISSIONE IMPORTANTE
Il 14 agosto del 2002, la radio-speaker americana Amy Goodman, intervista Shulamit Aloni, ex ministro dell’educazione in Israele e fondatrice del partito israeliano Ratz. L’intervistatrice chiede all’ex ministro: “ spesso quando negli USA viene espresso dissendo nei confronti della politica di Israele, ma chi osa fare una critica viene tacciato di antisemitismo. Qual’è la vostra risposta in quanto ebrea-israeliana”?  L’ex ministro israeliano fa un’ammissione importante, ecco la spudorata risposta: “Beh è un TRUCCO che abbiamo sempre usato: quando in Europa qualcuno critica Israele, tiriamo fuori l’Olocausto, alchè questi vengono chiamati antisemiti. L’organizzazione è forte, ha molto denaro e i legami tra Israele e l’establishment americano sono molto forti; hanno il potere, ed è giusto. E’ gente talentuosa, piena di soldi, media, potere ecc. Tirar fuori l’Olocausto giustifica quello che facciamo ai palestinesi”. (video)

Il trucco dell’antisemitismo
Una cruda dichiarazione di superiorità che lascia senza parole l’intervistatrice che si trova spiazzata di fronte a tanta arroganza. La signora Olani può ammettere candidamente che l’olocausto è uno strumento da scagliare in faccia a chi osasse criticare Israele, la stessa cosa che pensiamo anche noi, ma non senza essere accusati di anti-semitismo. L’ex ministro può anche permettersi di aggiungere che loro stanno facendo contro i palestinesi ciò che Hitler non è riuscito a fare con loro e può affermare che questo è perfettamente giusto!

“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (MT,21,43)

La perdita dell’elezione dopo il rifiuto della Salvezza portata dal Signore dei Signori, la distruzione del tempio e la cacciata da quella terra che fu la terra promessa furono eventi profetizzati da quel Cristo le cui manifestazioni di odio e disprezzo non riescono proprio ad evitare, e le cui profezie desiderano smentire; la fondazione proprio dello Stato di Israele, e l’ossessione per la ricostruzione del tempio (un ideale che è stato anche trasmesso ai massoni loro servi) ne sono la prova.

(In basso video: “noi abbiamo ammazzato il vostro Cristo e ne siamo fieri”. Gli effetti di un’educazione all’odio e l’illusione di superiorità sugli altri)

Con le loro illusioni di superiorità, la voglia di costruire un Regno celeste tutto nell’aldiquà in cui loro domineranno su tutti gli altri popoli, possiamo dire che gli israeliti negli ultimi 2000 hanno fondalmente lavorato solo per distruggere il progetto dell’Altissimo. Come disse l’ex rabbino convertitosi al cattolicesimo Eugenio Zolli: “quello che una volta fu il popolo eletto oggi si è snaturato al punto da diventare il più acerrimo nemico di Dio”. Nota su Antisemitismo

-Floriana Castro– Antimassoneria Copyright 2016

Fonti principali

Collezionisti antichi quotidiani: giornali che parlano della causa ebraica dal 1915/1938

New York Times in cui si parla del NWO promesso agli ebrei

LIBRI CONSIGLIATI

“Le forze Occulte che governano il mondo” Vermijion

“Il Talmud smascherato” I.B. Pranaitis

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