Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi.

La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, ha riferito Felesteen.ps.

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Rapporto: Diplomazia cristiana palestinese nella lotta contro i sionisti cristiani

Il governo palestinese si sta rivolgendo alla propria comunità cristiana e persino ai suoi evangelici per lottare contro i corrotti sionisti cristiani. Negli ultimi mesi i funzionari del ministero degli Esteri palestinese si sono trovati in una situazione di incertezza. Nonostante il forte sostegno alla causa palestinese nel mondo, una manciata di piccoli paesi latinoamericani…

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Tutti i programmi elettorali israeliani promettono l’assorbimento di un milione di nuovi coloni.

di Madeeha Araj/ NBPRS/PNNNN Il National Bureau for Defending Land and Resisting Settlements ha detto, nel suo rapporto settimanale, che, secondo i dati pubblicati dall’Israeli Central Bureau of Statistics, il governo del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha stabilito, durante l’ultimo decennio, 7 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, tra cui sei “città di insediamento” e…

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Attivisti israeliani costruiscono altare per sacrifici di animali a Gerusalemme

Gerusalemme occupata-PIC. Alcuni attivisti ebrei, che sperano di vedere il Monte del Tempio costruito al posto della moschea al-Aqsa, hanno inaugurato un nuovo altare, questo lunedì, nella Gerusalemme occupata, il quale si dice sia destinato ad essere posto sul monte dopo la rimozione della moschea, e sarà usato per offrire sacrifici di animali.

Secondo il quotidiano Haaretz, questi attivisti, che si stanno preparando per un tempio ricostruito ricreando alcuni degli antichi strumenti usati durante rituali nei templi, hanno praticato, nell’ultimo decennio, l’offerta di sacrifici nei giorni precedenti alla Pasqua.

Lunedì, gli attivisti hanno voluto usare l’altare, ma si sono dovuti “accontentare” di realizzare soltanto una parte del rituale, perché la municipalità israeliana di Gerusalemme ha rifiutato di permettere loro di tagliare la gola ad un animale in un luogo pubblico.

“Alla fine, ci sarà un altare più grande, ma per ora abbiamo questo, e nel momento in cui verranno aperti i cancelli saremo pronti a portarlo nel Monte del Tempio”, ha dichiarato l’attivista Shimshon Elboim al quotidiano.

Finora le sessioni hanno incluso l’uccisione di animali e l’offerta dei loro cadaveri su un altare temporaneo costruito in legno, in un’area vicino al muro occidentale della moschea.

Lunedì, gli attivisti hanno voluto eseguire il rituale dopo aver ricevuto un permesso dalla polizia, ma il consulente legale del comune ha respinto la richiesta per l’uccisione di un animale in un luogo pubblico al di fuori dalle mura della Città Vecchia, quindi la pecora destinata a questo scopo è stata portate in un altro luogo per il rituale.

“Quello che dobbiamo ancora fare è risvegliare la gente”, ha affermato Elboim. “I progressi sono lenti ma sicuri, e se le autorità lo permetteranno, domani potremo fare tutto il servizio”.

 

thanks to: Agenzia stampa Infopal

3 sacerdoti feriti dalla polizia israeliana in proteste a Gerusalemme

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Gerusalemme occupata-PIC. La Chiesa copta ortodossa di Gerusalemme ha dichiarato che tre monaci egiziani sono stati feriti, mercoledì, quando la polizia israeliana ha represso violentemente una protesta vicino alla chiesa del Santo Sepolcro.

La Chiesa copta ha dichiarato che altri cinque sacerdoti sono stati arrestati e detenuti per ore.

La protesta è stata organizzata dopo alcuni lavori di restauro fatti nel monastero di Deir es-Sultan, dal comune di Gerusalemme.

La Chiesa copta ha sottolineato che il monastero è di sua proprietà da quando il sultano Salah al-Din al-Ayyubi lo donò, dopo la liberazione di Gerusalemme.

thanks to: Infopal

Istantanee dal vivo rivelano scavi segreti israeliani sotto la moschea al-Aqsa

Gerusalemme occupata-PIC. Il vice-capo del Movimento islamico nei Territori occupati nel 1948, Kamal al-Khatib, ha pubblicato una serie di immagini che mostrano il danno provocato dagli scavi israeliani su vasta scala, sotto la moschea al-Aqsa, a Gerusalemme.

Pubblicate sulla pagina Facebook di al-Khatib, le foto in diretta sono state inizialmente inviate da un ingegnere israeliano ai suoi amici mentre si vantava dei suoi successi negli scavi sotterranei di Al-Aqsa.

Al-Khatib ha detto che gli scavi, che sono stati tenuti segreti dalle autorità di occupazione israeliane, cercano un’estensione sotterranea al Muro di Buraq (muro occidentale di al-Aqsa).

Ha aggiunto che sono stati installati tubi moderni, dimostrando il fatto che gli scavi sono una nuova creazione.

Le autorità di occupazione israeliane hanno intrapreso scavi, sia segreti che annunciati, dal 1967 nella ricerca del presunto monte del tempio, che le cronache storiche sostengono sia un mito.

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Perché i palestinesi sono trattati oggi come gli ebrei nel 1940.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Guillermo Saavedra, 31 agosto 2018

Quando i nazisti derubarono il popolo ebraico, confiscarono tutte le loro proprietà e ricchezze. Appropriazione ed espropriazione di opere d’arte, conti bancari, abbigliamento … Prigione, tortura, persecuzione.

Il saccheggio dei nazisti non ebbe  limiti.

Perché oggi non si levano voci per denunciare i metodi altamente fascisti di Israele contro i Palestinesi?

Questa può essere allo stesso tempo una domanda filosofica e un grido d’angoscia. La prima è una richiesta di chiarezza ed esige una risposta intellettuale. Ma se le parole sono un’espressione di angoscia, qualsiasi spiegazione razionale non solo sarebbe irrilevante,, ma anche assolutamente insensibile. Un’espressione di dolore richiede empatia e non risposte; silenzio, non parole

Nota del grande filosofo Darío Sztajnszrajber –  Sztajnszrajber fa una fantastica descrizione della sensazione di angoscia. Ma che si fa dopo aver compreso questo sentimento?

L’Ufficio Centrale di Statistiche Palestinese ha rivelato che nel 2017 Israele si è appropriato di 2.100 dunam di terra palestinese (un dunam equivale a 1.000 metri quadrati) in diverse parti della Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme.

Secondo un rapporto pubblicato alla vigilia della Giornata della Terra, che ha avuto luogo il 30 Marzo 2018 nei Territori Occupati, le terre sono state espropriate principalmente per stabilirvi controlli militari israeliani, punti di osservazione vicino a insediamenti ebraici o per annetterle  a insediamenti ebraici,

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, Israele controlla attualmente più del 90% della superficie della Valle del Giordano, il che rappresenta il 29% della superficie totale della Cisgiordania. Rileva inoltre che alla fine del 2016 il numero di insediamenti, enclave selvagge e basi militari israeliane in Cisgiordania hanno  raggiunto il  numero di 425, incluse 150 colonie e 107 enclave selvagge. Il rapporto stima che ci siano 636.000 coloni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, il che significa che ci sono 21,4 coloni per 100 palestinesi.

Nel 2017, Israele ha demolito 433 edifici palestinesi nei Territori Occupati,  il 46% dei quali a Gerusalemme.

Il 21 novembre 2016  il relatore delle Nazioni Unite per i Territori Occupati, Michael Lynk, accusò il Parlamento israeliano di voler “rubare” la proprietà privata dei Palestinesi con l’approvazione di una legge che legalizzava gli insediamenti ebraici nei Territori.

Il 16 novembre 2017 erano stati legalizzati più di 100 insediamenti ebraici temporanei stabiliti illegalmente su terra palestinese privata in Cisgiordania, nonostante  gli ordini contrari della Corte Suprema israeliana.

Ciò era stato possibile grazie alla nuova legge dello Stato di Israele che legalizzava l’appropriazione  delle terre private palestinesi e la loro  regolarizzazione,  destinandole all’uso dei coloni ebrei.  Argomentazione vietata dal diritto internazionale.

Michael Lynk denunciò che questi insediamenti minano il diritto all’autodeterminazione dei Palestinesi, violando il loro diritto di proprietà, di  libertà di movimento e di sviluppo. Così come lo Stato di Israele continua a confinare i Palestinesi  in porzioni  di terra  sempre più piccole e non contigue tra di loro .

Ma la comunità internazionale ha paura di sfidare il governo israeliano. Sebbene l’annessione dei Territori Occupati costituisca una profonda violazione del diritto internazionale. I Palestinesi dal canto loro sono molto pacifici di fronte alla rapina organizzata.

Se Israele continua con le annessioni, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta non solo a condannare queste azioni, ma anche ad adottare  misure appropriate per porre rimedio a queste violazioni.

La Storia ha dimostrato che il solo responsabile della situazione in Palestina è il “Sionismo”.

Il pantheon dei personaggi biblici e coranici in Palestina  nasce da credenze e tradizioni del folclore nativo locale. Sono i Palestinesi musulmani che l’hanno creato e conservato come valore sacro della Palestina.

I luoghi sacri della Palestina  situati nel sottosuolo e dedicati alla memoria dei profeti e dei santi della tradizione ebraica, cristiana e islamica, sono stati conservati dalla popolazione araba palestinese locale come santuari per il pellegrinaggio che a sua volta generava atti di culto religioso e popolare nei villaggi ove sono ubicati..

Dal 1948, sin dall’inizio della politica di pulizia etnica, della distruzione dei villaggi e dell’espulsione dei loro abitanti,  tutti questi siti sono stati sottratti al popolo palestinese. Ci sono casi specifici che stupiscono per come il Sionismo, attraverso lo stato di Israele, si sia appropriato del culto  di quelli  che mai aveva considerato come luoghi di pellegrinaggio e devozione di sacri personaggi delle religioni abramitiche.

Storia di alcuni Regni europei, in cui gli Ebrei sono stati privati dei loro beni, delle loro ricchezze ed espulsi: Regno di Francia, anno 1182, espulsione e confisca dei beni ordinati dal re Filippo Augusto; Regno d’Inghilterra, anno 1290, ordinata dal re Edoardo I, l’espulsione degli Ebrei fu la prima grande espulsione del Medioevo; Spagna dei re cattolici di Castiglia e Aragona, confisca di beni ed espulsione degli Ebrei nel 1492.

In  Francia, paese dei Lumi, il governo di Vichy consegnò  ai nazisti 75.000 Ebrei perché fossero uccisi nelle camere a gas.

Oggi i Palestinesi hanno tutto il diritto di difendere il loro territorio e non possono essere considerati dei “terroristi”,  parola molto di moda all’interno di una comunità internazionale guidata dagli Stati Uniti.

thanks to:

Traduzione: Simonetta lambertini – Invictapalestina.org

Fonte:https://blogs.mediapart.fr/guillermo-saavedra/blog/310818/pourquoi-les-palestiniens-sont-traites-aujourdhui-comme-les-juifs-en-1940?utm_source=facebook

Hamas: è tempo che Israele paghi per i suoi crimini

Il Movimento di Resistenza palestinese Hamas ha avvertito che è tempo che lo Stato di occupazione israeliano paghi a caro prezzo i suoi crimini contro il popolo palestinese e i suoi luoghi santi.

Hamas“Oggi faremo una promessa e manderemo un avvertimento. Promettiamo al nostro popolo di ottenere la vittoria e avvertiamo questo nemico (Israele) che i suoi attacchi contro il nostro popolo e i luoghi santi hanno raggiunto il suo apice ed è ora che paghi i suoi debiti”, ha dichiarato Hamas in un comunicato stampa emesso per il 30° anniversario della fondazione.

Il movimento di Resistenza palestinese ha anche sottolineato nella sua dichiarazione che “Gerusalemme è la capitale eterna della Palestina”, descrivendola come una “città araba e islamica unita senza est o ovest. Tutte le misere decisioni prese per dichiarare la città di Gerusalemme una capitale per l’occupazione (Israele) sono considerate stupide e destinate a fallire”, recita il comunicato.

Hamas ha invitato tutte le fazioni della Resistenza a condividere la responsabilità della madrepatria e a collaborare alla protezione dei diritti e delle costanti nazionali palestinesi, rinunciando a tutte le forme di cooperazione per la sicurezza con l’occupazione israeliana.

Sulla stessa lunghezza d’onda il comunicato rilasciato la scorsa settimana dai Comitati di Resistenza popolare (Lijān al-Muqāwama al-Shaʿbiyya) in cui si afferma che: “La nostra pazienza non durerà a lungo se il regime sionista non toglierà le sanzioni e l’assedio contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza. La sofferenza del nostro popolo non impedirà di combattere la battaglia per rompere l’assedio, con tutti i mezzi a nostra disposizione. I nostri missili sono pronti a colpire gli obiettivi sionisti in tutto i territori occupati della Palestina“.

I Comitati di Resistenza Popolare, attivi nella Striscia di Gaza, sono stati fondati alla fine del 2000 dall’ex leader di Fatah e dei Tanzim, Jamal Abu Samhadana. I Comitati sono composti da combattenti provenienti da al-Fath, Hamas, Jihad Islamico e Brigate dei Martiri di Al-Aqsa.

di Redazione

thanks to: Il Faro Sul Mondo

‘Bruciateli, sparategli, uccideteli’: gli israeliani esultano a Gerusalemme mentre i palestinesi vengono uccisi a Gaza

https://newsoftheworldnews.files.wordpress.com/2018/05/netan.jpg?w=600

Di Hind Khoudary, Lubna Masarwa, Chloé BenoistMiddle East Eye.

Mentre gli Stati Uniti trasferivano ufficialmente la loro ambasciata a Gerusalemme, le forze israeliane uccidevano decine di manifestanti a Gaza

Lunedì il contrasto tra Gerusalemme e Gaza non poteva essere più stridente, anche se le separano solo 75 chilometri.

Mentre i dirigenti americani ed israeliani inauguravano il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme – una vittoria di Israele rispetto al rifiuto della comunità internazionale della sua pretesa di avere Gerusalemme come propria capitale – le forze armate israeliane sparavano sui manifestanti a Gaza, con un bilancio di morti che è cresciuto inesorabilmente nel corso della giornata.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha salutato con entusiasmo il trasferimento dell’ambasciata come un momento “storico”.

“Amici, che giorno di gloria, ricordatevi questo giorno”, ha detto il leader israeliano lunedì in un discorso trionfante. “Questa è storia. Signor Trump, riconoscendo la storia, voi avete fatto la storia. Tutti noi siamo profondamente commossi e grati. L’ambasciata della Nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti d’America, è stata aperta qui.”

Il genero e principale consigliere di Trump, Jared Kushner, ha tenuto anch’egli un discorso durante la cerimonia, nel corso della quale ha ribadito il sostegno degli USA ad Israele, mettendo a quanto pare da parte le preoccupazioni riguardo alle azioni dell’esercito israeliano a Gaza che avvenivano in concomitanza con il suo discorso.

“Noi stiamo dalla parte di Israele perché entrambi noi crediamo nei diritti umani, nel fatto che la democrazia vada difesa e siamo convinti che questa sia la cosa giusta da fare”, ha detto Kushner.

Nel frattempo, proprio fuori dalla nuova ambasciata, i manifestanti palestinesi a Gerusalemme venivano brutalmente repressi dalle forze israeliane.

MEE è stato testimone di decine di palestinesi disarmati picchiati ed arrestati dalle forze di sicurezza israeliane fuori dalla ambasciata, suscitando gli applausi dei manifestanti israeliani venuti ad appoggiare l’apertura dell’ambasciata.

“Bruciateli”, “sparategli”, “uccideteli”, scandivano gli israeliani.

Intanto l’ex portavoce dell’esercito israeliano Peter Lerner si è lamentato sui social media, sottintendendo che le morti di palestinesi a Gaza erano un tentativo di rovinare la festa a Israele.

Ma a Gaza i palestinesi hanno manifestato la propria profonda rabbia e incredulità per i festeggiamenti che si tenevano a Gerusalemme mentre a centinaia venivano indiscriminatamente colpiti dalle forze israeliane.

Alle 19,30 ora locale erano stati uccisi dalle forze israeliane 52 palestinesi e feriti 2.410, l’epilogo sanguinoso delle 6 settimane della “Grande Marcia per il Ritorno” a Gaza, che era già costata 49 vite prima di lunedì.

Dal 30 marzo durante le manifestazioni a Gaza sono stati uccisi in totale 101 palestinesi.

Lo scenario a Gaza nella zona vicina alla barriera di separazione tra la piccola enclave palestinese ed Israele è stato di caos e sangue fin dal mattino, con numerosi dimostranti colpiti alla testa, al collo o al petto.

Molti corpi sono rimasti bloccati nei pressi della barriera, poiché il fuoco dell’esercito era troppo intenso perché le ambulanze potessero raggiungerli.

“Moltissimi palestinesi sono morti oggi in nome della protesta pacifica dei palestinesi e noi non rinunceremo a lottare per il sangue che hanno versato”, ha detto a Middle East Eye il cinquantaduenne Wadee Masri. “Sono venuto qui per partecipare alla marcia, per dimostrare che sono una persona che ha diritto a ritornare nella sua terra.

Gli odierni festeggiamenti a Gerusalemme mi rattristano per ciò che gli USA hanno fatto contro i palestinesi”, ha aggiunto. “Non c’è pace senza Gerusalemme. Noi vivremo e moriremo lottando per Gerusalemme.”

Associazioni internazionali hanno descritto la situazione a Gaza come un “bagno di sangue”.

Human Rights Watch ha dichiarato: “La politica delle autorità israeliane di aprire il fuoco contro i manifestanti palestinesi a Gaza, imprigionati da dieci anni e sotto occupazione da mezzo secolo, prescindendo dal fatto che vi sia una minaccia immediata alla vita, ha condotto ad un bagno di sangue che chiunque avrebbe potuto prevedere.”

Jamal Zahalka [deputato del parlamento israeliano del partito arabo israeliano di sinistra Balad, ndt.], un leader politico dei palestinesi cittadini di Israele, ha detto a MEE che Israele e gli USA sono i responsabili della violenza a Gaza.

“È una violazione del diritto internazionale. Trump e gli USA sono responsabili di tutto il sangue che è stato versato a partire dalla decisione degli Stati Uniti”, ha detto Zahalka.

“Quelli che oggi stanno festeggiando (l’inaugurazione dell’ambasciata USA) hanno le mani sporche di sangue.”

Ma nonostante il trauma della giornata più sanguinosa a Gaza dalla guerra del 2014, Samira Mohsen, una manifestante ventisettenne della zona est di Gaza, nonostante il pesante bilancio delle manifestazioni della giornata continua ad avere un atteggiamento di sfida.

“Un giorno festeggeremo a Gerusalemme, pregheremo là, nessuno ce lo impedirà”, ha detto a MEE. “Il mio sogno è di vedere Gerusalemme. Gerusalemme è la capitale della Palestina e Trump e gli USA non possono decidere di consegnare la nostra terra ai sionisti.”

(Traduzione di Cristiana Cavagna)

thanks to: zeitun.info

Gerusalemme, a Gaza omicidi autorizzati. La legge internazionale li deve condannare.

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Secondo i dati appena pubblicati dall’Onu, dal 30 marzo sono 104 i palestinesi che sono stati uccisi durante le manifestazioni a ridosso della barriera che circonda e imprigiona la Striscia di Gaza. Di questi, dodici erano minori, bambini. Altri dodici, inclusi due bambini, sono stati uccisi in altre circostanze correlate. L’impressionante numero di feriti si aggira intorno a 12.600, di cui la metà ricoverati in ospedale, tra cui molti mutilati in gravissime condizioni. Tra questi, il numero di persone che ha subito amputazioni (specie di una gamba) o la perdita di un arto, o ferite alla testa o al torace, è ancora imprecisato ma dai bollettini medici emergono dati scioccanti. Gli ospedali di Gaza chiamano la popolazione ad accorrere per donare il sangue.

Sordi a ogni richiamo, a ogni legge di umanità, prima ancora che ad ogni principio fondamentale di diritto internazionale e regole sull’uso della forza, i militari israeliani hanno innalzato il livello di violenza fino a portarlo a livelli inimmaginabili. Solo nella scorsa giornata di lunedì, 15 maggio, 60 persone di cui 8 bambini sono stati uccisi e quasi tremila feriti, oltre la metà colpiti direttamente da proiettili sparati dai cecchini israeliani.

Altri 166 Palestinesi, tra cui quattro minori, sono stati feriti in manifestazioni tenutesi in Cisgiordania in commemorazione della Nakba, esacerbate dalla incommentabile, irresponsabile e illegale decisione di Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme.

Occorre ribadire chiaramente, di fronte a questi omicidi autorizzati ai massimi livelli, che in base al diritto internazionale l’uso della forza armata può essere giustificato solo per proteggere contro una minaccia letale o un grave pericolo imminente. Come invece documentato tra gli altri da Amnesty International – certamente non un’organizzazione che può essere considerata di parte in questo conflitto – “i militari israeliani hanno ucciso e mutilato manifestanti che non ponevano alcun pericolo per loro”.

Nel frattempo a causa del blocco imposto alla Striscia, Gaza è senza benzina, senza elettricità, senza acqua potabile, senza servizi di trattamento dei rifiuti, gli ospedali impossibilitati a lavorare, le scorte di emergenza quasi terminate. Nonostante tutto, il check point di Erez (che collega Gaza a Israele e dunque alla Cisgiordania e da lì alla Giordania e al resto del mondo) è rimasto ermeticamente chiuso. Rafah, il valico per l’Egitto, chiuso da mesi, è stato eccezionalmente aperto per i prossimi giorni e le autorità egiziane hanno permesso a 389 persone di lasciare Gaza per andare a curarsi, incluso (sembra ironico a scriversi) uno (su 12.600!) dei manifestanti feriti.

Osservo la crudeltà che va in scena a Gaza da lontano.

Sono qui all’Aia, in Olanda, da lunedì per partecipare all’annuale “Icc-Ngo roundtable” la tavola rotonda organizzata dalla Coalizione per la Corte penale internazionale che per una intera settimana mette a confronto e in dialogo le varie organizzazioni per i diritti umani con i funzionari della Corte penale internazionale, con la procuratrice in primis.

Quest’anno, ci sono circa 120 partecipanti tra gli esponenti delle Ong, internazionali e locali, dall’Uganda all’Afghanistan, da Amnesty International a Human Rights Watch. Io sono qui per conto del centro con cui collaboro a Berlino, Ecchr. Una piccola assemblea generale, variegata e colorata, informale ma molto composta e strutturata. Il nuovo edificio che ospita la Corte è davvero bello e imponente, comunica autorevolezza e serietà senza (troppo) intimidire.

Gaza è lontana, fisicamente migliaia di chilometri lontana, ma allo stesso tempo vicinissima. È inevitabile parlarne. L’attuale crisi non era tra le priorità all’ordine del giorno, fissato diverso tempo fa, ma non fa che riemergere. Riemerge negli interventi di organizzazioni come Amnesty International, nelle risposte della Procuratrice, nei discorsi a latere dei vari partecipanti. Le organizzazioni palestinesi purtroppo sono minimamente rappresentate.

I Gazani non possono muoversi e anche dalla Cisgiordania occupata il viaggio è davvero complicato. Al Haq ha un suo ufficio qui all’Aia e la giovane avvocatessa palestinese che rappresenta la più antica organizzazione per i diritti umani della Palestina è ammirevole per come riesce a gestire tanta pressione.

Il senso di sgomento è comune e condiviso. Lo sdegno enorme. La Corte sa di dovere fare la sua parte. La sensazione che la tanto attesa indagine sui crimini commessi in Palestina si avvicini è forte. Se sarà davvero così lo vedremo nei prossimi mesi. Le inimmaginabili pressioni politiche e i veti incrociati rendono talvolta il (de)corso della giustizia penale internazionale una penosa e lentissima camminata ad ostacoli. Ma siamo in molti ancora a crederci. E, del resto, quale sarebbe l’alternativa? Ancora violenza in risposta alla violenza? Come su piccola scala il diritto penale dovrebbe servire ad evitare la vendetta privata, su larga scala quello internazionale dovrebbe segnare il superamento dei conflitti (armati, dell’uso della forza militare. È un errore madornale continuare a fare sentire i Palestinesi indifesi, abbandonati a se stessi, quasi irrilevanti per gli organismi internazionali. L’attuale situazione non può che generare mostri. E su questo tutti dovremmo sentirci chiamati in causa.

Oggi Gaza si è fermata a piangere i suoi morti ed è stata una giornata relativamente tranquilla; tranquillissima anzi rispetto a quello che ci si attendeva nel giorno della commemorazione della Nakba, con decine di migliaia di manifestanti annunciati. Ma le manifestazioni andranno avanti.

Come mi scrive oggi Raji Sourani, il direttore del Palestinian centre for Human rights, da Gaza: “Siamo dalla parte giusta della Storia. Non abbandoneremo. Dignità e libertà sono troppo preziose per essere compromesse. Siamo le pietre della valle e nessuna forza o potere potrà portarci via da qui. Fino all’ultimo respiro noi resisteremo. Pace e amore da Gaza”.

thanks to: il Fatto Quotidiano

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