Israele tra crimini e privilegi

Israele tra crimini e privilegi

Restituzione del corpo di Muhammed Zaghlul Rimaw (Foto di http://www.bocchescucite.org)

Che fine ha fatto la scuola di gomme? Quella del villaggio di Khan al Ahmar a est di Gerusalemme che Israele vuole demolire? Abbiamo seguito con attenzione e con preoccupata apprensione l’iter degli eventi. Cinque giorni fa, alla vigilia della minacciata demolizione, abbiamo scritto su questa testata che si sperava nel miracolo. La scuola e il villaggio sono ancora lì. Forse il miracolo si chiama Angela Merkel, la cancelliera tedesca che ha fatto rischiare a Israele un incidente diplomatico in caso di demolizione.

Chi se lo sarebbe aspettato che proprio dalla Germania, così attenta per i suoi trascorsi di metà ‘900, a non urtare Israele, sarebbe venuto quest’altolà allo Stato ebraico!

Il rispetto dei diritti umani, che è alla base dei nostri valori, ci faceva temere che Israele per l’ennesima volta si sarebbe macchiato della loro violazione. Vogliamo sperare che anche l’Alto Commissario UE Federica Mogherini abbia contribuito al “miracolo” promettendo di dar seguito ai suoi avvertimenti circa le sanzioni contro Israele, configurandosi come crimine di guerra l’eventuale demolizione e deportazione degli abitanti del villaggio.

Ma forse Israele sta solo prolungando l’agonia di Khan Al Ahmar giocando il crudele gioco del gatto col topo, contando sulla sua forza e sugli interessi diffusi che fanno suoi alleati i tanti governi sedicenti democratici.  Comunque la demolizione della scuola di gomme e del villaggio che la ospita al momento non c’è ancora stata, quindi l’unione delle due illegali colonie di Maale Adumin e Kfar Adumin che avrebbe illegittimamente diviso in due la Cisgiordania aspetta momenti migliori per realizzarsi.

Ma intanto Israele non perde tempo e soprattutto non lo fa perdere ai suoi soldati che, arroganti nella loro risaputa impunità, aggrediscono, picchiano e  ignorano con sprezzo le riprese video fatte da normali turisti a Gerusalemme o in altre zone della Cisgiordania che denunciano, come casuali testimoni oculari, la violenza gratuita e inaudita che questi delinquenti in divisa esercitano contro un qualunque palestinese gli capiti a tiro.

Per quanto riguarda Khan Al Ahmar, visto che la Merkel ha imposto a Israele di non demolire il villaggio, pena l’annullamento della sua visita e le connesse conseguenze diplomatiche, lo Stato ebraico governato da Netanyahu e influenzato da gente come i ministri Lieberman e Bennet davanti ai quali impallidirebbe l’italico Caradonna e altri squadristi del secolo scorso, ha sospeso l’esecuzione della sentenza da parte dei suoi militari ma al loro posto si sono mossi i coloni, cioè i fuorilegge che hanno occupato i Territori palestinesi, e si sono “attivati” inondando il villaggio di acque reflue.

Se la stampa mainstream non avesse timore di urtare i suoi padroni sionisti o filosionisti denuncerebbe con sdegno e preoccupazione queste azioni di stampo squadristico. Ma la stampa mainstream non lo fa. Discretamente ignora, così come discretamente ha ignorato alcuni giorni fa la restituzione della salma di un palestinese torturato a morte nelle galere dello Stato di Israele, non certo per ignorare la restituzione della salma che, anzi, sarebbe stata occasione per ossequiare Israele, ma per coprire le cause della morte del giovane Muhammed Zaghlul Rimawi provocata da percosse e torture. E’ il terzo palestinese ucciso più o meno come il nostro Stefano Cucchi dall’inizio dell’anno. Ma sono così tanti i palestinesi uccisi, chi sotto tortura, chi fucilato direttamente, chi per mancanza di cure mediche, che non fanno più notizia e quindi, per i parametri del bravo giornalista, vengono “giustamente” ignorati dai media mainstream.

Israele, se per uno di quei giochi di ruolo che piacciono tanto agli psicologi, potesse cambiare di nome per un solo momento, sarebbe immediatamente identificato come Stato canaglia in quanto oggettivamente, vestito solo della realtà dei suoi crimini, non potrebbe apparire in altro modo. Ma, come nella favola del “re nudo” servirebbe l’irriverente innocenza di uno spirito libero a dichiararlo tale, sciogliendo l’incantesimo che porta a ripetere coattivamente che Israele ha diritto alla sicurezza e a giustificare ogni sua abietta azione in nome di questo mantra a dir poco strumentale.

A noi il ruolo di quello spirito libero ci aggrada e ci appartiene e quindi, mentre seguitiamo a sperare che il villaggio di Khan al Ahmar venga risparmiato, non per generosità dello Stato canaglia, ma per le sanzioni che per la prima volta verrebbe a subire per il suo ennesimo sopruso, non ignoriamo quello che i soldati di T’sahal commettono quotidianamente sia in Cisgiordania che a Gaza. Non ignoriamo che vengono fucilati come nel più fascista dei regimi, coloro che manifestano per ottenere diritti dovuti e riconosciuti dall’Onu da circa  70 anni, non ignoriamo che Israele ha distrutto infrastrutture di ogni tipo, compresi aeroporti, centrali elettriche e fabbriche nella Striscia di Gaza dove seguita a uccidere e invalidare centinaia di giovani. Non ignoriamo che le sue violazioni del Diritto internazionale sono ferite profonde al corpo giuridico comunitario e quindi anche noi.

Noi, come il bambino che grida “il re è nudo” abbiamo il dovere morale e il diritto di dire a voce alta “Israele è uno Stato canaglia” e potrà avere un abito democratico vero solo se entrerà, cosa che in 70 anni non ha MAI fatto, nell’alveo del Diritto internazionale a partire dal riconoscimento delle Risoluzioni Onu nei confronti delle quali ha sempre mostrato il massimo disprezzo senza aver mai avuto in cambio alcuna sanzione.

Se la battaglia di Khan Al Ahmar sarà vinta dalla comunità Jahalin e, parallelamente, da Vento di Terra (la ong italiana che ha costruito la scuola di gomme e che sta sostenendo la comunità anche con la presenza fisica dei suoi membri) Israele capirà che non sempre paga la forza, ma qualche volta ha la meglio il Diritto e questo sarà un bene non soltanto per la Palestina, ma anche per quella piccola parte ancora sana della comunità israeliana e sarà un bene anche per noi che giorno per giorno siamo costretti a vedere l’inutilità di una democrazia che non sa difendersi da chi, nei fatti, la vuole demolire.

thanks to: Patrizia CecconiPressenza

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Radio militare israeliana: “Merkel annullerà viaggio in Israele se viene ..distrutto Khan al-Ahmar

Radio militare israeliana: “Merkel annullerà viaggio in Israele se viene … Roma, 3 ottobre 2018, Nena News – La cancelliera Angela Merkel…

via Radio militare israeliana: “Merkel annullerà viaggio in Israele se viene ..distrutto Khan al-Ahmar — Israele – Palestina : testimonianze in attesa

Scacco al re

Prima di tutto: tanto di cappello a Di Maio.  Ha colto il momento in cui Mattarella, sotto accusa da giuristi ed osservatori internazionali, dal Wall Street Journal al Washington Post, ha cominciato a farsela sotto seriamente, ed ha teso la mano allo sconfitto e spaventato. DiMaio è riuscito anche  a convincere Salvini – ovviamente tentato dalle elezioni, dove avrebbe  trionfato –   a riprendere il Contratto e il progetto.  Atteggiamento nobile di Salvini. Abbiamo il governo migliore possibile,  data la situazione. Se il professor Savona, col suo caratteraccio,  ha accettato il ministero degli Affari UE, vuol dire che non si sente diminuito, e da quella posizione può sparare altrettanto bene. Quanto al ministro dell’economia, Giovanni Tria,  che dire? Era difficile pescare un personaggio di caratura paragonabile a Savona, e di idee altrettanto chiare. Ci sono riusciti. Ecco uno dei suoi articoli che circola sul web:

Vi spiego la competizione truccata in Europa che favorisce la Germania

30/12/2016

http://formiche.net/2016/12/competizione-truccata-europa-germania/#pq=3FjnfN

(i passi salienti, che copio e incollo dal tweet di “OraBasta”)

“Abbandonare i tabù e prepararsi a soluzioni alternative”:

La Germania trucca la competizione:

Il professor Tria non dice che l’Italia deve uscire dall’euro: dice che è la Germania che deve uscire dall’euro, in perfetto accordo con Savona e Giorgio La Malfa, “eminenti economisti” con cui “concorda in pieno”. .

Salvini all’Interno, e Di Maio al Lavoro, e  nello stesso tempo vicepresidenti del Consiglio a fianco del Ministro Conte, è per me un  segno incredibile di serietà e onestà politica (anche se Riotta, Giannino, Severgnini e la Gruber diranno che sono lì per controllare Conte, il loro fantoccio…) vuol dire che si espongono, mettono la faccia sul progetto.  Nell’insieme, mi sembra il governo più affollato di competenti veri (nessuna Fedeli, nessuna Lorenzin, nessuno Scalfarotto…) che abbiamo mai avuto.

Agli Esteri, Moavero Milanesi:  già ministro  di Mario Monti, servo-atlantista e NATO. Ma bisognava pur acquetare “gli americani”, che a quanto pare non hanno fatto mancare una mano  (coi dazi che colpiscono Berlino, e non solo).

Persino Zingales, l’economista liberista, proclama ormai che occorre scegliere la democrazia, non i mercati :

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

The Italian president’s decision to reject an elected government makes neither economic nor political sense.

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

Di fronte a questa compagine che si appresta a una difesa dell’Italia nella UE, in una crisi in cui necessiterebbe che tutti, anche le opposizioni, cominciassero ad adottare il  motto “Right or Wrong, My Country”,   ecco che cosa  sente il bisogno di sputare Graziano Delrio, capogruppo del PD, ex ministro:

Dopo 90 giorni e più di 200 mld di danni ai risparmiatori, alle famiglie ed alle imprese Salvini continua a fare il bullo sulla pelle degli italiani. Traditi i loro elettori, i partiti della minoranza pericolosa Lega5-Stelle tengono ancora in ostaggio il paese

Insomma hanno scelto i mercati invece della democrazia, i piddini.  No, siete voi che avete tenuto in ostaggio il paese. Per troppi anni.  Ormai lanciate fake news (200 miliardi di danni!)  dal cesso della storia. Quanto a Berlusconi e alle sue escort, ammutoliti,  non possono nemmeno capire quel che è successo. Se infine decideranno di votare contro un simile governo, firmeranno il proprio status di incapaci circonvenuti.

Juncker: “Gli italiani lavorino di più e siano meno corrotti”

Sorgente: IL GOVERNO MIGLIORE POSSIBILE. Grazie a Di Maio, e a Salvini. – Blondet & Friends

FINE DELL’EURO: BERLINO HA IL PIANO, NOI NO.

Me lo ricordo, ero in Grecia, l’esultanza popolare per la vittoria del No al referendum: “Abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata”, disse Alexis Tsipras  “Non è una rottura con l’Unione Europea. Chiediamo un accordo per uscire dall’austerity. Vogliamo un’Europa della solidarietà …domani la Grecia andrà al tavolo negoziale con l’obiettivo di riportare alla normalità il sistema delle banche. Vogliamo continuare le trattative con un programma reale di riforme, ma con giustizia sociale”.

L’entusiasmo popolare crollò quando Mario Draghi fece mancare la liquidità ai Bancomat. Un atto criminale, perché se c’è un obbligo fondamentale per una banca centrale, è appunto di non far mancare la liquidità corrente. Ma Mario Draghi, e tutti gli altri membri dirigenti della BCE, non possono essere chiamati in giudizio, imputati  in alcun modo. Hanno preteso ed ottenuto dai nostri politici di essere esenti dal diritto penale e civile.  Questa è l’Europa:  dove  una istituzione non eletta, di banchieri che commettono (e l’abbiamo visto) errori enormi ed esercitano atti politici criminali e inumani per  terrorizzare l’opinione pubblica affamandola, non devono  rendere conto a  nessuno.

Ora, Draghi e il board BCE  (e i tedeschi che già studiano come uscire dall’euro, mentre a noi è vietato)  stanno sicuramente soppesando se usare il terrore del Bancomat senza soldi,  per cambiare il voto dei risparmiatori italiani, facendoli votare “giusto”.  Non c’è dubbio che il membro tedesco Weidmann lo voglia fare:  ha spesso invocato che l’Italia paghi più interessi sul debito pubblico, ossia che vada in bancarotta, che le sia tolto  l’appoggio della banca centrale  col quantitative easing  – anche sapendo che essendo l’Italia grossa, trascinerebbe con sé anche la Germania: ma per il tedesco si tratta di tenere il punto costi quel che costi. Punire i colpevoli, insolenti e mendicanti arroganti, è un fine morale che vale ogni sacrificio.

Quindi  prevedo che  l’attuale entusiasmo patriottico  possa spegnersi molto presto in Italia e tramutarsi in rivolta contro i “populisti”, che le oligarchie provvederanno (hanno tutti i media in mano) a  bollare come gli irresponsabili che hanno rovinato i nostri risparmi. Lo stanno già facendo.

Una “profezia” di Borghi (2011, golpe di Monti)

Ora,  la BCE ha il gioco facile, perché l’Italia è sotto perfusione: è la BCE, non i mercati, che comprano i  nostri Buoni del Tesoro a tassi  minimi.  Già esponenti tedeschi dalla BCE hanno indicato  come data  per cominciare ad alzarei tassi, giugno. Basta la decisione (insindacabile) di alzarli, per rovinarci.

Questo, perché le nostre banche hanno una falla  che le espone: sono strapiene di Buoni del Tesoro. Più di tutte le altre banche europee, hanno “investito”, se così si può dire, in titoli di Stato.

Non l’hanno  fatto per patriottismo. L’hanno fatto perché la recessione gravissima in corso da 10 anni, ha fatto perdere loro l’abitudine di fare prestiti e fidi alle attività produttive, cosa per cui “hanno perso la tecnica, il saper  fare, il gusto”. Oltretutto, sono titoli che la BCE compra, e loro ci fanno un guadagno.

Ma soprattutto perché  – per le regole sovrannazionali stilate dalla BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali)  “i debiti sovrani sono ritenuti assolutamente senza rischi” –  e quindi nella ponderazione della loro sicurezza,  le banche commerciali possono detenere “qualunque quantità di debito sovrano senza  aver bisogno di  disporre la minima riserva a fronte di questo attivo di bilancio”. Anzi sono gli stessi BTP in qualche modo la  preziosa riserva, il capitale “più sicuro” (Tier-1, nel gergo)  che detengono  le banche.

Quasi tutte le  nostre banche hanno BTP  oltre il 100%  del loro Tier-1. E questo, ci dicono, non va. Le  rende esposte.

Ma chiedetevi: come mai la BRI e tutti gli altri regolatori mondiali, ritengono i “titoli sovrani assolutamente senza rischi” tanto da non aver bisogno di accantonare riserve per il rischio d’insolvenza? Perché questa è la condizione di un paese sovrano che la  sua banca centrale: non può fallire. La sua banca centrale può sempre stampare i soldi per “onorare” il suo debito, trasformando il rischio in inflazione. Certo, può fare troppa inflazione; deve  stare attento a non finire nell’iper-inflazione, ma formalmente uno Stato sovrano non fallisce mai.

Ma questa non è più la condizione  da quando siamo entrati nell’euro, e abbiamo perso la nostra sovranità; soprattutto dal momento in cui il banchiere centrale tedesco sfida ogni giorno i mercati a chiedere per in nostri BTP molti più interessi, propagandando che l’Italia è insolvente. Ed è anche vero, dato che non possiamo stampare moneta.

L’errore – o la furba equivocità   –  però è della regolamentazione vigente: che ritiene ancora i titoli europei  rivestiti della sicurezza “sovrana”, come in passato, mentre adesso  i titoli pubblici, in Unione Europea,  sono diventati  obbligazioni private, come quelle di una qualunque ditta. Che deve “rientrare  dal debito”, mentre  uno stato non ha questo obbligo, ma può rinnovarlo  indefinitamente.

Dunque le banche italiane sono strapiene di attivi che la BRI ritiene  senza rischi, tanto da considerarli come oro sonante  o quasi (Tier-1)  senza obbligo di accantonare riserve, mentre la stessa  BRi esorta le banche a liberarsi di questi titoli, perché ne hanno più del 100 per cento del Tier-1, ossia li mette a rischio; e la Bundesbank invoca su essi la punizione dei “mercati”.  Capite l’assurdità? Una assurdità intellettuale, anzitutto. Scientifica. L’Unione Europea è piena di queste assurdità intellettuali. La zona euro, è l’assurdità  per definizione.  Ma i nostri poltiici hanno accettato a nome nostro tutte queste assurdità e ambiguità, legandoci mani e piedi, senza discuterle.

A  questo punto, è chiara la situazione in  cui ci hanno messi i nostri politici da trent’anni in qua: nelle mani di un’istituzione bancaria insindacabile e impunibile, che ci tiene sotto perfusione perché possiamo “servire” il debito.

Ferber rivela il progetto: loro sono già pronti all’uscita dall’euro.

Questa perfusione sta per finire? Così premono i tedeschi, desiderosi di vederci fallire e di espellerci dalla  zona monetaria con atto di autorità. Basta molto meno, basta che Draghi  aumenti i tassi, e le banche italiane cadono in crisi: e allora, grazie al  fatto che i nostri politici hanno ratificato il  “bail in” per il loro salvataggio,  le normative europee  consentono alle banche di saccheggiare i depositi dei risparmiatori. Vi saccheggeranno. Volete ribellarvi? E come? Con quali forze? Possono agire manu militari. E dove è l’esercito italiano che ci potrebbe difendere? Dove lo Stato che si oppone  nelle sedi europee, se la Germania ha già deciso e preparato il piano di uscita (per noi), mentre noi semplicemente ne parliamo – all’italiana – nelle risse dei talk show?

Attenzione a quel che ha detto il deputato europeo CSU Markus Ferber:   “Lo scenario peggiore sarebbe quello dell’insolvenza dell’Italia. Poi la troika dovrebbe invadere Roma e prendere in mano il ministero delle Finanze”, perché “”Il debito italiano è aldilà delle nostre capacità europee”.

Queste non sono parole a vanvera, come quelle dei nostri talk shows. Questo è il progetto che hanno evidentemente messo a punto. Siccome l’Italia ha innescato lo scollamento dell’euro, che sarà inevitabile, i tedeschi hanno pensato a come uscirne compensando i danni loro con il saccheggio nostro.

Noi  – noi come popolo – litighiamo sull’uscire o no dall’euro; siamo pronti ad avventarci l’uno contro l’altro, in una guerra civile (la sola in cui diventiamo volentieri guerrieri feroci); per adesso, ci  battiamo a parole:  i servi dell’oligarchia si rallegrano di aver sbarrato il passo all’uomo che “di nascosto aveva il piano B” che “avrebbe distrutto i nostri risparmi”; i vari “sovranisti” e populisti rivendicano di aver riconquistato la democrazia, di avere il mandato del popolo; al tedesco che dice “i mercati vi insegneranno per chi votare”, rispondono a testa alta che non osino, loro i barbari,  insultare noi che siamo i nipoti di Giulio Cesare, dell’Impero Romano….parole. Solo parole e nessuna preparazione al peggio. Pensando che l’euro ci sarà ancora domani. Invece i tedeschi si sono già preparati.

L’Otto Settembre 2.0

E’ esattamente la situazione dell’8 Settembre. “La guerra continua”, diceva il disco lasciato a Roma del governo fuggiasco: parole, ma i tedeschi, silenziosamente, avevano già occupato le posizioni e cominciato a neutralizzare, disarmare, internare (o fucilare) le nostre patetiche truppe mal calzate e malvestite, rimaste senza ordini, senza capi, senza capire chi è l’amico e chi è il nemico.

Le parole dell’eurodeputato Ferber dicono esattamente qual è il loro  progetto, già messo a punto.  Con l’uscita dall’euro, la Germania si troverà una valuta nazionale (non escludo che l’abbia già stampata) rivalutata del 20-30 per  cento: un trauma mortale per il suo export.  Il loro progetto èd  di compensare la perdita, enorme, mettendo le mani sul nostro Tesoro.

Vogliono, a farla breve, recuperare a nostre spese il loro Target-2. Quel “debito” contabile che noi idioti parolai, guidati da idioti parolai, abbiamo accumulato verso la Germania.

Per chi sa di più, consiglio l’articolo di M. Minenna  (Consob)  sul Target 2:

https://www.glistatigenerali.com/euro-e-bce_germania/i-saldi-target2-euro-non-e-piu-irreversibile/https://www.glistatigenerali.com/euro-e-bce_germania/i-saldi-target2-euro-non-e-piu-irreversibile/

Per semplificare: ogni volta che un italiano ha comprato una Mercedes o una Polo, ha pagato coi soldi suoi, ma questo viene contabilizzato come un deflusso di capitale dall’Italia alla Germania, i soldi partiti dall’Italia sono accreditati al sistema bancario tedesco. Per i tedeschi, ciò indica che ci hanno fatto credito perché comprassimo le loro Mercedes. Finché c’è l’euro, il  credito non viene reclamato: ma adesso, spaccandosi l’euro, lo reclameranno  manu militari. Il Target-2 non  è dovuto solo alle Mercedes che i nostri ricchi hanno acquistato; rappresenta anche una fuga di capitali dal Sud al Nord  verso investimenti “sicuri”; è un segno dell’imperfezione della  zona monetaria. Ammonta  900 miliardi,  e per l’Italia, a 440. di passivo.

Noi siamo sotto. Loro sopra.

E’ una odiosa anomalia, che una banca centrale vera avrebbe dovuto correggere, e non l’ha fatto perché alla Germania conveniva accumulare un “credito” su quelli che riempiva del suo “export”, un export parimenti mostruoso e destabilizzante.

E’ quello il Tesoro  a cui Farber dice che la Germania dovrà riprendersi, scatenando la Troika perché “invada  Roma”, “prendere in mano il ministero delle Finanze” e svuotare i depositi delle nostre banche. Senza dimenticare la grande riserva d’oro italiana: che non è in proprietà del Tesoro ossia dello Stato, perché i nostri politici idioti e criminali, l’hanno data a Bankitalia – dopo averla privatizzata, ovvio. E’ Bankitalia – privata, posseduta dalle banche –  che ne è padrona legale. Essa obbedisce alla BCE, mica allo Stato italiano (Anche ammesso che avremo uno Stato).  Assoggettati come vogliono gli “anti-sovranisti” alle “normative europee”, i tedeschi avranno tutto il “diritto” europeo di compensarsi riscuotendo il loro “credito” di 440 miliardi, appena decidono (loro) di farci uscire dall’euro per espulsione.

E noi? Possiamo difenderci. Lottare.  Prendere le armi. Con quale esercito? E poi, saremo troppo occupati a spararci addosso nella nostra cara guerra civile  (e i media italiani ci diranno: vedete cosa  succede a voler uscire dall’euro).

Sorgente: FINE DELL’EURO: BERLINO HA IL PIANO, NOI NO. – Blondet & Friends

COTTARELLI FARA’ LA PATRIMONIALE. E COS’ALTRO?

Dispiace  ricordare le scoperte dell’acqua calda ma può esserci chi ancora non ha capito.

Cottarelli, vecchio apparatchik del Fondo Monetario,  al governo non avrà la maggioranza in parlamento? A lorsignori non importa nulla.

Si governa per decreto, come del resto ha già fatto abbondantemente Renzi. Cottarelli emana un decreto e Mattarella lo firma.

Quel che conta è che un governo golpista andrà ai vertici internazionali e agli eurogruppi europei, a prendere gli ordini ed applicarli.  Sarà questo governo a “portare il paese alle elezioni”, che forse non verranno mai.

Conta ancora di più, il governo “farà le nomine” in scadenza, mettendoci suoi scherani e servi di obbedienza piddina. Sono 350 nuove nomine in 79 enti di sottogoverno: sono qui i veri vasi della marmellata di partito e di potere, i serbatoi dei miliardi che stanno fuori dalla vista del grande pubblico, i distributori di potere, poltrone, gettoni di presenza, clientele.  Il Deep State italiota.

La Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce i risparmi postali degli italiani ed è controllata per l’83% dal Ministero Economia e Finanze e per il restante 17% da una pluralità di fondazioni bancarie, è un condominio Massoneria-Partito Democratico da sempre. Ciò perché non solo ha un patrimonio consolidato  35,7 miliardi,  ma è  capace di mobilitare attività totali per 410 miliardi di euro. Il PD l’ha usata per “salvare” imprese  cui teneva, per le sue clientele, come finanziatore-tappabuchi.

Le  mani del PD sul Deep State  (e i soldi pubblici)

Adesso a maggio, in Cassa scadono  banchieri Claudio Costamagna (presidente) e Fabio Gallia (amministratore delegato), nominati entrambi da Matteo Renzi.

Cottarelli, governo senza maggioranza, farà le nomine del nuovo consiglio d’amministrazione della RAI, la cui importanza come strumento di potere e diffusore del Verbo totalitario non sfuggirà a nessuno: un altro gire per le Goracci e Berlinguer a 200 mila l’anno;  a Leonardo-Finmeccanica (12 miliardi di euro), Sogei (la grossa informatica dello Stato), Arexpo SpA ed altre entità meno note  (ma piene di soldi e posti da distribuire) direttamente controllate dal Ministero. Poi ci sono le controllate indirettamente:

Ferrovie dello Stato (tra cui l’amministratore unico di Anas Concessioni Autostradali S.p.A.), Poste Italiane (specificamente, il consiglio d’amministrazione i Poste Welfare Servizi S.r.l. e i collegi sindacali di: Consorzio Logistica Pacchi S.c.p.a., Europa Gestioni Immobiliari S.p.A. e Postel S.p.A), Sogin. Tutti i vertici dell’ENEL, gruppo con sei società, dell’Eni ( 10 consigli d’amministrazione  e 5 collegi sindacali a Eni Fuel, Eni Progetti, Servizi Aerei Spa, eccetera). Questo solo per elencare le più importanti.

Questo è il Deep State italiano, che Cottarellia affiderà al partito che ha perso le elezioni.

Ma soprattutto, Cottarelli  è lì per fare la patrimoniale, il prelievo straordinario sui patrimoni degli italiani. Weidmann (Bundesbank) non fa che ripeterlo in tutte le sedi: voi italiani siete più ricchi di noi, avete risparmi e patrimoni per centinaia di miliardi – usateli per ridurre il vostro debito pubblico.

Il Parlamento lo boccerà? Ma mai, mai in Italia è occorso un voto parlamentare, mai una discussione in aula,per taglieggiarvi veramente. Quando Giuliano Amato operò il prelievo forzoso sui conti correnti lo fece “nella notte tra il 9 ed il 10 luglio 1992 operò un prelievo forzoso ed improvviso del 6 per mille su tutti depositi bancari. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla Lira  (l’attacco di Soros, che costrinse poi Amato a farci uscire dal serpente monetario) erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall’aumento dell’età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all’introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L’imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso “stra”  per diventare una gabella ordinaria: l’imposta comunale sugli immobili, ovvero  l’Ici”.

http://www.wallstreetitalia.com/nella-notte-tra-il-9-e-il-10-luglio-1992-giuliano-amato/

Il divorzio Tesoro-Bankitalia non fu discusso alle Camere

Del resto anche la più fatale e grave decisione di politica economica   nella storia dell’Italia repubblicana, il “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia, avvenne scavalcando totalmente le Camere. Mai fu discusso e dibattuto. Semplicemente, il ministro del Tesoro (Beniamino Andreatta) e il governatore della banca centrale (Carlo Azeglio Ciampi) si scambiarono fra loro due la lettera con cui liberarono la Banca d’Italia dall’acquisto dei titoli  invenduti di debito pubblico italiano. Naturalmente tutto ciò era perfettamente “legale”, come   lo è l’ultimo atto di Mattarella. Persino il ministro delle Finanze, che era Rino Formica, non era d’accordo e alzò la voce: Andreatta lo  descrisse come “ossessionato dall’ideologia della crescita ad ogni costo e del pieno impiego, grazie a bassi interessi e cambio debole”, ossia svalutazione. Di questo cruciale scontro fra due ministri, tutto quel che passò sui media fu  “la lite delle comari”, il Parlamento non se ne occupò. Poi Rino Formica è stato perseguito per tangenti, da cui è stato assolto 17 anni dopo con formula piena. Si può sempre affidarsi alla magistratura, nei passi decisivi della demokràzia.

Nessuno oggi è più ossessionato dall’ideologia della crescita e del pieno impiego.  Il rapporto debito-pil è  così aumentato, dal 60% al 120.

Cottarelli farà  patrimoniale, tagli,  austerità di ogni genere.  Come chiede l’Europa. Ovviamente, con il risultato –  già comprovato dalle austerità di Monti e Renzi – di avvitare l’Italia, e poi l’Eurozona, in una “spirale recessiva senza uscita”

Il motivo lo ha spiegato Alberto Bagnai in un dotto articolo del 2011.

https://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html

Ne diamo qui il passo essenziale:

Del resto, supponiamo che i paesi periferici adottino le strategie di rigore proposte: combattendo questa battaglia perderebbero in ogni caso la guerra. Infatti, se le politiche di “tagli” non riuscissero a incidere sul differenziale di inflazione  [l’ìinflazione interna alla zona euro, dove la Germania ha la più bassa. I paesi che l’hanno più alta vedono la loro competitività diminuire,ndr.] , i sacrifici sarebbero vani, perché persistendo lo squilibrio esterno proseguirebbe l’accumulazione di debito privato (a fronte di riduzioni del debito pubblico rese modeste dal rallentamento della crescita, e vanificate periodicamente dalla necessità di salvare la finanza privata). Ma anche se i tagli avessero successo, riportando l’inflazione dei paesi periferici in linea o leggermente al di sotto di quella della Germania, la risposta tedesca non si farebbe attendere: ulteriori ribassi competitivi dell’inflazione, come sperimentato anche nel passato recente (vedi sempre il lavoro di Cesaratto), e così via. L’eurozona si avviterebbe in una spirale recessiva senza uscita. E questo i mercati lo intuiscono benissimo: ecco perché sono così nervosi. 

Attenzione: sono tutte cose che Cottarelli sa benissimo. Non si illude affatto che applicando le regole di Berlino, stia aiutando il Paese.  Qui  c’è un video in cui Cottarelli dice  “con strategia €xit, conviene antagonizzare UE, fare più deficit e farci spingere fuori” – insomma le stesse idee di Paolo Savona.

In un altro video, dice: “siamo entrati nell’Euro pensando di (…) avere più inflazione che in Germania e questo ci ha fatto perdere competitività. Siamo entrati troppo presto, forse non avremmo dovuto entrare….”

Allora perché accetta di raschiare il fondo del barile italiano per ridurci alla più completa rovina? Per il potere, è una risposta possibile: il Pd non può stare lontano dalla Cassa Depositi e Prestiti, dalle decine di milioni a disposizione insindacabile dalla presidenza del  consiglio  (ricordate, l’UNAR a difesa degli lgbt  è finanziato  con  quei milioni), non può ovviamente rinunciare al possesso della Rai.

Un’altra risposta è  la punizione che pende sui disobbedienti. “Abbiamo qualche strumento di tortura”; come ha ridacchiato Juncker.  Una minaccia abbiamo intravisto, rivolta al possibile governo Salvini-Di Maio: “L’intelligence tedesco –  diceva il dispaccio da Berlino – non collaborerà per la sicurezza con un governo anti-UE”, non condividerà con esso le informazioni di intelligence. Sul terrorismo islamico, ad esempio.

Se serve a lorsignori, avremo il nostro Bataclàn.

Frattanto, le ONG hanno ripreso a sacricarci 1500 africani al giorno dalle loro navi.

Frattanto, la Mogherini, residuo tossico di un governo caduto e comunque illegittimo, ha firmato l’estensione delle sanzioni alla Siria e al suo popolo.

Nell’attuale contesto internazionale, un altro atto di guerra contro la Russia.

Il rinnovo arriva nonostante le urgenti richieste da parte della società civile siriana di revocare le sanzioni per consentire al paese di ricostruire. Così, i leader delle chiese cristiane hanno sottolineato che le sanzioni stavano guidando i siriani a fuggire a causa della mancanza di prospettive economiche. Il presidente russo Vladimir Putin ha anche invitato la visita del cancelliere Merkel a Sochi per chiedere all’UE di porre fine alle sue sanzioni al fine di rafforzare la popolazione civile.

Una dichiarazione del Consiglio dell’UE afferma: “Di fronte alla continua repressione della popolazione civile, l’UE ha deciso di mantenere le sue misure restrittive nei confronti del regime siriano e dei suoi sostenitori, in linea con la strategia dell’UE per la Siria

Sorgente: COTTARELLI FARA’ LA PATRIMONIALE. E COS’ALTRO? – Blondet & Friends

Mille volte “Grazie” Presidente!

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

La vita è buffa e talvolta ingiusta, ma se sei credente va sempre bene perché poi tutto “s’aggiusta”. Per questo, Presidente Mattarella, la ringrazio perché Lei ieri sera, nonostante le terribili pressioni e minacce ricevute negli ultimi giorni da quelli del M5S e della Lega, “ha aggiustato tutto” ed io, come milioni di Italiani che hanno votato il 4 Marzo scorso, ho ritrovato la fede che stavo per perdere.

E lo ha fatto dando ragioni sacrosante, citando lo spread, la cui impennata ha aumentato “il nostro debito pubblico  e riduce la possibilità dello Stato per nuovi interventi sociali” – proprio quelli che il programma di M5S e Lega voleva realizzare e che l’Italia non vede da decenni – per incoraggiare e salvaguardare quei risparmi dei cittadini che non ci sono più ormai da anni perché tutto quello che si percepisce va giustamente a pagare tasse per far quadrare conti imposti dall’EU, ma che sulla carta lei deve garantire.

Se difendendo il popolo Italiano poi Lei ha difeso anche gli amici, tanto meglio. Quegli amici che l’Italia ha in Europa, che volevano impedire un governo in cui la Germania avrebbe preso meno soldi nostri, che, da ingrati, volevamo intascarci come Der Spiegel ci ha ricordato pochi giorni fa con la vignetta “dell’Italia Scroccona”, quella che in Apecar si lancia a 200 km all’ora nel burrone mentre il guidatore fa il gesto dell’ombrello. Rimaniamo ridicoli come vuole lo stereotipo, altro che barbari che si tolgono di dosso il servaggio imposto da pavidi burocrati!

Anche, perché dopo aver tentato di cambiare le cose, per l’immaginario collettivo la Sua scelta ha confermato che noi siamo davvero sempre e comunque dentro l’Apecar, ma almeno Lei ci ha evitato lo schianto, quindi di nuovo “Grazie”. Ci ha anche risparmiato la tiritera di chi, se fosse andato al governo, avrebbe messo la parola stop ai conflitti di interesse del nano di Arcore, che per 18 anni ha fatto patti con la mafia, quella stessa che nel 1980 uccise suo fratello, Presidente Mattarella. Ora il nano, condannato da una sentenza della magistratura Italiana, quella stessa dello stato di cui Lei è garante Presidente, potrà continuare a tirare a campare per qualche anno sicuro dell’impunità, e magari riuscirà a fare rieleggere un suo clone.

Ma soprattutto “Grazie” per averci fatto capire in modo inequivocabile cosa sia realmente il popolo Italiano, per Lei e per gli amici suoi di cui sopra: una massa indistinta di MQM senza nemmeno il diritto di votare e scegliersi il proprio governo – a meno che non vada bene a Lorsignori amici suoi, s’intende – una massa dannata le cui vite e fatiche servono solo a versare soldi per far quadrare conti che il suo nuovo prescelto in pectore Cottarelli – ma chi l’ha mai visto e votato questo? – saprà rincarare. Si sa, i “milioni di profughi e rifugiati di guerra”, amici inconsapevoli del magnate e speculatore mondiale neoliberista George Soros che sbarcano a frotte in Italia e che il trattato di Dublino ci ha imposto, qualcuno li deve pur tenere e mantenere.

E chi se non il popolo di cui sopra può assolvere al meglio tale compito?! Quel popolo che può anche festeggiare i risultati sorprendenti di elezioni e nuovi eletti come i bifolchi festeggiavano il carnevale nei tempi bui del medioevo, ma poi, insegnava Eco ne Il Nome della Rosa, arriva la Quaresima al termine del carnevale, e il bifolco che credeva di poter mettere il mondo sottosopra tornava a spalare letame e a versare decime al clero, al giusto posto dove altri più saggi di lui avevano deciso che dovesse stare in sæcula sæculorum.

E Luigi di Maio chi si credeva di essere? Voleva forse fare la rivoluzione? Per quella dovrà aspettare e fare attenzione che se anche un domani dovesse cambiare legge elettorale e il M5S avere la maggioranza sbalorditiva del 70%, potrebbero esservi altri “legittimi” dubbi di incostituzionalità, oppure i Lorsignori neoliberisti ed euroinomani potrebbero mettere temporaneamente a disposizione aiuti speciali per il campo profughi su cui sventola il tricolore per far credere che la crisi è superata, o magari arrivare a tirare qualche petardo se dovesse servire a ristabilire l’ordine in piazza.

E mentre ora su web e stampa spuntano le prime accuse su doppiogiochisti e traditori ed impazzano consigli su “cosa si doveva fare”, e come andavano applicate strategie “del salto della rana” di MacArthur per bypassare l’opposizione a Savona al ministero dell’Economia senza impuntarsi, come gli americani aggiravano le roccaforti nipponiche nel Pacifico nel ’43-‘44 per poi prenderle per fame, Lorsignori, in un contesto da tregenda, dicono che lei ci ha salvato dal chaos! Nel mentre Cottarelli è già arrivato al Quirinale, quatto-quatto e con precisione teutonica. Uno che opera in un sistema organizzato insomma, altro che bifolchi solo pronti a prendere le cose di petto, o buoni tutt’al più come carne da cannone da massacrare in trincea per poi scordarsene! Bifolchi, da dimenticare appunto.

La ringrazio quindi a nome di tutti gli Italiani onesti, per averci fatto capire tutto questo Presidente Mattarella, e non si preoccupi ora, che tanto nessuno la metterà in stato d’accusa. E non per paura degli impenetrabili quadrati che il PD innalzerebbe pronto ad immolarsi in sua difesa, come quelli Inglesi a Waterloo. No, non per  questo, perché in quei quadrati sterminatori qualche corazziere Francese riuscì comunque a far breccia e non si sa mai come potrebbe andare a finire con il coraggio e lealtà del PD.

Non si deve invece preoccupare perché è ovvio che chi non vuole il governo dei “Populisti”, ma in passato ha accettato che a governare fosse una costituzionalistica accozzaglia di mafiosi, soubrette, escort e venduti – i nomi li scelga Lei se vuole – preferisce per l’Italia un governo di “Frodisti”, ladri in doppiopetto e fabbricatori di frodi, appunto. Ora se questi galantuomini non hanno permesso al popolo Italiano di avere il proprio governo con maggioranza democraticamente eletta, chi può arrivare a credere che permetterebbero di condannare chi, come Lei, con sagge motivazioni di difesa costituzionale quel governo ha negato?

Infine un “Grazie” personale, molto sentito. Alcuni amici miei, con masters e dottorati che in Italia non trovavano lavoro neppure come parcheggiatori abusivi e che, per questo, da anni vivevano all’estero dove i loro titoli di studio ed esperienza valgono qualcosa indipendentemente dal cognome che portano o dagli amici che hanno, alla notizia dell’accordo di governo mi hanno chiamato nei giorni scorsi dicendomi che se era tutto vero sarebbero tornati subito, per dare il loro contributo a far ricrescere l’Italia.

Era tanto minacciosa ed incostituzionale la piattaforma stilata da M5S e Lega da spaziare dalla sicurezza alle pensioni,  dallo stop al business dell’immigrazione al lavoro, dalla legittima difesa alla flat tax, dal superamento della  legge Fornero, che ha danneggiato tutti, sia pensionati che giovani, al reddito di cittadinanza che doveva aiutare le persone in povertà assoluta e relativa ad arrivare a fine mese e a trovarsi un’occupazione… e poi ancora l’eliminazione delle pensioni d’oro, una tassazione più bassa per le imprese, il codice etico per i membri del governo, la tutela del territorio. Di fronte a tali minacce e idee strampalate che li avevano galvanizzati io, un po’ furbescamente lo confesso, ho scommesso con loro consigliandogli di lasciar perdere, che prima o poi sarebbe sfumato tutto. E avevo ragione perché alla fine Lei mi ha fatto vincere con rapidità imprevista la posta in gioco della scommessa: 1 euro! Mille volte “Grazie” Presidente per questo!!!

Sa io vivo in un piccolo centro alle porte di Parma ed una settimana fa, alla notizia che il Parma era tornato in serie A, il paese di sera è esploso in un urlo collettivo e in festeggiamenti durati ore; i festoni e le bandiere in certe case sono visibili ancora oggi. Ieri sera invece, quando a reti unificate Lei faceva una scelta incostituzionale garantendo costituzionalmente lo spread, a parte le urla di uno che da un giardino vicino bestemmiava e che per rispetto Suo non riferisco – sarà stato il solito esaltato del M5S o della Lega – dai balconi e dalle finestre aperte si spandeva nell’aria un silenzio assordante, rotto solo, oltre che dalle imprecazioni a cui accennavo, dal rumore di forchette sui piatti e di notizie sportive. E dire che anche qui il 4 Marzo scorso hanno votato in massa M5S e Lega, anche se in percentuale un po’ inferiore a quelle di altre regioni.

Che dire? Questa è l’Italia che lei ha difeso per impedire che un facinoroso come Savona diventasse Ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Conte. Il governo meglio farlo fare ad un ragioniere che rassicuri i mercati, in particolare quelli stranieri che affamano quel popolo che si è lasciato svendere dai suoi governanti e la cui costituzione Lei difende. Anche per questo Presidente a Lei va ancora il nostro “Grazie”, e a noi un “Grazie al ca…” per averci creduto. A ciascuno il suo.

Alessandro Guardamagna

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

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NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI.

A tutti quelli che nei prossimi giorni vi faranno paura con lo spread, il debito pubblico, i  ”ci faranno fare la fine della Grecia”, il “Ci riduciamo come l’Argentina”,  vorrei poter raccontare che abbiamo qualche freccia al nostro arco.

L’Italia è uno dei 5 Paesi nel mondo con un attivo manifatturiero (industriale) di più di 100 miliardi di dollari; è il numero 2 in Europa , e il quarto nel mondo.

Insomma è (ancora) un grande paese industriale, e l’84% del suo export sono prodotti industriali. L’Argentina,come hanno spiegato Bagnai e Borghi a un non-esperto giornalista del Corriere, è un paese agricolo; che  esporta granaglie, ossia  materia prime grezze, dove a  fare i prezzi sono i mercati internazionali. E “una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro. Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando”.

Risposta di Bagnai e Borghi a una fake news del Corriere

https://www.maurizioblondet.it/risposta-di-bagnai-e-borghi-a-una-fake-news-del-corriere/embed/#?secret=YAakyaqLxr

Un paese industriale, invece, hanno spiegato Borghi e Bagnai, è ben diversa: perché i  loro prodotti  diventano più appetibili se il loro prezzo scende, e dunque, “quale valuta si adotti” (se sopravvalutata come l’euro o no) diventa rilevante. Ad esempio, “ un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi”.

Per questo i famosi 150 economisti tedeschi che minacciano di buttarci fuori dall’euro, in pratica pretendendo che Draghi smetta di comprare i titoli del debito italiano, non hanno capito che si danno la zappa si piedi.

L’Italia infatti è “in avanzo primario” da quasi trent’anni. Ciò significa che, una volta pagati gli interessi sull’enorme debito, siamo in attivo. Se i 150 tedeschi ci obbligassero alla bancarotta, staremmo a galla, anzi non pagheremmo più i quasi 80 miliardi di euro ANNUI con cui serviamo annualmente il debito. Torneremmo immediatamente di nuovo solvibili e super-competitivi per la svalutazione monetaria, e quindi i mercati finanziari, pieni di liquidità e assetati come sono di rendimenti, farebbero la fila  per comprare i BoT –  e indebitarci di nuovo. Questi economisti non sanno quel che dicono. Fra l’altro, la BCE non è “indipendente” dalle pressioni politiche dei governi?

Per questo Evans Pritchard, il miglior giornalista economico europeo, ha scritto sul Telegraph: “Gli strumenti di tortura di Juncker  non servono contro la ben agguerrita insurrezione italiana”  (attenzione: Juncker ha detto : “Abbiamo degli strumenti di tortura in cantina”, contro i paesi ribelli.  Lo ha detto davvero.  E li abbiamo visti usare contro la Grecia)

https://www.telegraph.co.uk/business/2018/05/23/junckers-torture-tools-useless-against-italys-well-armed-uprising/

Se siete scettici, c’è Barrons, la più importante rivista finanziaria americana. Che pubblica un pezzo dal titolo:

“L’Italia senza euro non sarebbe l’Argentina, né la Turchia. Sarebbe la Gran Bretagna”.

L’autore, Mattew Klein, dimostra che la moneta unica obbliga  l’Italia ad una politica di bilancio troppo stretta e tirata, specie durante le recessioni (quando ci sarebbe bisogno di fare più spesa pubblica) e inoltre rende la sua politica monetaria più avara di quel che deve essere.

Il paragone con l’Inghilterra ha un senso. Non solo perché non siamo un paese emergente come il Brasile  o la Turchia, ma una antica e solida economia manifatturiera come il Regno Unito, il che fa una differenza.

Klein è andato a  vedersi la storia dei tassi d’interesse (pagati sul debito pubblico) di entrambi i paesi, ed ha viso che per 40 anni sono stati più o meno sovrapponibili. Con un paio di eccezioni.

Ricordate nel 1992, la speculazione sulla lira di George Soros? Che ci costrinse  ad uscire  dal “serpentone” europeo (ERM, European Exchange Rate Mechanism) dove  tenevamo agganciata la lira al marco? Ebbene: anche la sterlina subì lo stesso attacco speculativo. La differenza è che Londra abbandonò l’aggancio al marco (e perse la “fortuna” di entrare nell’euro), mentre da noi- governavano Ciampi e Amato –  abbiamo recuperato l’aggancio, per avere quella “fortuna” (tra l’altro, il periodo di dis-aggancio, con la svalutazione conseguente, migliorò la nostra economia).

Certo, l’Italia ha una quantità di gravi problemi:  l’invecchiamento demografico spaventoso, la divisione Nord-Sud, una “cultura”anti-liberista, una istruzione bassa eccetera. Ma anche il Regno Unito ha problemi non dissimili: divisione Nord-Sud, cultura popolare anti-intellettuale, banche a  mal partito.  Chi va a Londra, ha una impressione di benessere e sofisticazione affascinante. Ma, dice giustamente Klein, “togli la Grande Londra, la cui prosperità dipende in grado sgradevole dalla volontà di dare servizi a ricconi del Medio Oriente o oligarchi ex-sovietici”, e  il Regno Unito è uno dei paesi più poveri dell’Occidente”.  La City di Londra, centro della finanza globale, “vale” il 25% del Pil inglese.

Inoltre, bene o male, il lavoratore italiano è più produttivo di quello britannico. La produttività di quello italiano è cresciuta poco dopo il 2007, ma è cresciuta poco anche quella del britannico. Inoltre, aggiunge Klein “il governo inglese  ha aumentato le tasse e tagliato la spesa dopo le elezioni del 2010, senza che i mercati lo chiedessero” (e aggiungiamoci i costi dell’affiancamento militare alle invasioni USA). Ebbene: nonostante ciò, i risultati economici sono stati diversi: perché il Regno Unito ha la sua sovranità economica, ha creato più posti di lavoro e più inflazione”.

Ciò è riflesso nella tabella, che indica il prodotto lordo pro-capite nei due Stati. La linea blu è l’Italia e scende. Quella arancio inglese, sale.

Osservate le linee punteggiate. Quella grigia dice  come sarebbe cresciuto il prodotto lordo a testa degli italiani se avessero avuto la  crescita di posti di lavoro e di ore lavorate che ha avuto l’Inghilterra; la linea punteggiata gialla mostra cosa sarebbe accaduto agli inglesi se avessero dovuto  vivere nelle nostre condizioni, quelle in cui ci ha messo la moneta unica.  “Se l’Italia avesse  avuto il basso costi di indebitamento di cui gode il REGNO Unito, e la stesa flessibilità dei tassi d’interesse,  la sua economia sarebbe il 10 % meglio. Per contro, se gli inglesi fossero aggravati dalla appartenenza all’euro come l’Italia,  starebbero il 10% peggio di quel che stanno”: S’intende, conclude il giornalista: l’Italia ha problemi gravi  inerenti  da risolvere. La sua economia non è sana. Ma se non fosse nell’euro, non diventerebbe come l’Argentina. Diventerebbe più o meno come l’Inghilterra.

Aggiungiamo che l’Italia ha, per la maggior parte del ventennio passato, avuto una bilancia dei pagamenti  in attivo – in ciò molto diversa da Spagna, Portogallo e Grecia.

Inoltre, l’Italia ha migliorato i  suoi “terms of trade” più della Germania, anche se la sua produttività ristagna. Cosa significa?

Significa che il  prezzo relativo delle esportazioni italiane,  in termini di importazioni, è più  alto.  Facciamo un esempio estremo. Un paese africano che esporta solo banane, se deve comprare un Boeing per la sua compagnia aerea, avrà difficoltà a raggranellare i  dollari per l’acquisto; prenderà quindi un aereo  più piccolo, di epoca sovietica, malandato di terza mano.  O non avrà nemmeno una compagnia aerea nazionale. Quel paese africano ha un cattivo “terms of trade”:  quante centinaia di tonnellate deve vendere per comprare un  mezzo tecnicamente moderno!  Migliorare i terms of trade, è una cosa buona. Migliorarli rispetto alla Germania vuol dire che abbiamo industrie, magari piccole, di eccellenza  globale, di “valore” pregiato sui mercati internazionali.

Un’altra conseguenza è questa: lo statale fancazzista pagato il 17% più del lavoratore privato,  e il ragazzotto  che “Non studia né lavora” e si compra la coca (MERCE D’IMPORTAZIONE) in discoteca, spendono alla fin fine i dollari che qualche altro italiano ha guadagnato lavorando sodo con le produzioni di eccellenza che, esportate, ci danno quel vantaggio di cambio: un vantaggio che il cocainomane  gira alla malavita per il suo piacere personale e criminale. In questo senso,  va ritenuto non solo un idiota, ma anche un nemico della patria. Come il  fancazzista pubblico (o privato). La patria è una cosa molto concreta.  Richiede una nuova austerità: quella  di liberarsi dei piaceri superflui, che oggi sono  sabotaggio, e mancanza di rispetto per il copmpatriota che lavora.

Ciò ci induce a parlare della “produttività” italiana, calata drammaticamente proprio mentre il paese pagava laboriosamente e con sacrifici gli interessi sul debito, migliorando persino la propria bilancia dei pagamenti e i terms of trade.

Come mai accade questo? Ci ha studiato Luigi Zingales per la Chicago University. La sua conclusione è che la produttività italiana ha smesso di migliorare da metà degli anni ’90 non tanto perché il lavoro fosse troppo regolato e protetto, e nemmeno, tutto sommato, a causa delle inefficienze del sistema pubblico. La vera causa starebbe nella incapacità degli imprenditori di  aver colto  la rivoluzione delle telecomunicazioni, per ristrettezza culturale; la mancanza di criteri meritocratici nella selezione dei migliori .”Familismo e clientelismo”  sono le due cause della nostra perdita, arretratezza culturale e intellettuale di un paese che, nel suo insieme, ha smesso lo sforzo di essere migliore nel mondo.

http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf

Siamo, a parte le valorose eccezioni, un popolo zombificato.

Zombificazione” è il termine che usa per l’Italia un economista che simpatizza con la rivolta italiana, Bruno Bertez. “La banche italiane, riempite di titoli di  debito pubblico (per volontà di Draghi), non fanno più il loro mestiere di aprire crediti. E siccome l’economia non produce  più salari per la  austerità imposta dai tedeschi, non c’è potere d’acquisto nel sistema italiano. Draghi ha aggravato il problema: i titoli di debito pubblico che lui ha incitato le banche italiane ad acquistare, sono titoli che (nel quantitative easing in corso) possono essere rifilati alla BCE: ciò ha permesso di mascherare la situazione detrimento del vero mestiere delle banche: finanziare le imprese, la crescita e l’occupazione.

Così, “il male italiano, a causa delle politiche imbecilli del suo establishment, dell’Europa, di Draghi, s’è installato nella zombificazione. In Italia, tutto ciò che è ufficiale, è zombi. Le stesse strutture del paese sono intaccate dalla zombificazione”.

E come non bastasse, “un patto vergognoso e infame hanno fatto le dirigenze italiane con Bruxelles, con la Merkel: noi prendiamo in carico e ci  teniamo, in Italia, parcheggiate, le orde di migranti, e voi in cambio chiudete gli occhi sui nostri problemi che non abbiamo risolto”.

E’ esattamente il patto che hanno stretto Renzi e il Pd e le sinistre con la UE.

Per Bertez il voto populista è “la reazione delle forze primarie, istintive, sotterranee – magari primarie e rettiliane, non intelligenti ma vitali – che si alzano e dicono: non vogliamo continuare ad essere zombi, vogliamo vivere.” Fornire intelligenza a queste forze primitive vitali, sarà il compito del governo nuovo. Non domandatevi se è il caso di  credergli. Bisogna domandasi invece chi sta remando contro, perché ci vuol mantenere zombi.

E quando i media  chiederanno, provocatori, dove il governo troverà i soldi per mantenere le sue  promesse, magari il governo risponderà: cominciamo da voi.

I giornali sono per il Sistema e contro il governo giallo-verde. Li pagate voi. Quanti ne leggete? Di molti io stesso non sapevo nemmeno che esistessero.

Sorgente: NELL’ITALIA ZOMBIFICATA, CERCANSI FORZE VITALI. – Blondet & Friends

GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio.

Da quel che ho capito io, Mattarella non vuole i ministri che gli propone l’alleanza di governo. Dicono che continua  telefonare a Draghi per avere, diciamo, istruzioni o pareri: “Conti ti va?”.  Draghi: Per carità, e chi lo conosce. E’  incompetente. E’ un tecnico (i media ripetono: incompetente, troppo tecnico, ha falsato il suo curriculum)

NON ABBASTANZA competente.

Mattarella:  “Mi propongono Paolo Savona lo accetti? Draghi: “Di male in peggio, quello è troppo competente. E’ anche uno del sistema, quindi non possiamo attaccarlo come un barbaro invasore.  Ex direttore generale di Confindustria e ministro dell’Industria del governo Ciampi, lunghi anni a fianco di Guido Carli, che da ministro del Tesoro firmò per l’Italia il trattato di Maastricht. Sperimentato. La sa troppo lunga. Riuscirebbe a pilotare l’uscita concordata dall’euro. Sa come fare. Nelle trattative metterebbe in difficoltà Merkel e  Macron. No no, proprio no”.

TROPPO competente.

I media strombazzano:  Paolo Savona è anti-euro, non va bene.  Ci vuole un ministro non critico dell’euro, altrimenti l’Europa si sente offesa. Altri spiegano: Paolo Savona è interno al Sistema, dunque in contraddizione col populismo. Bocciato.

Mattarella mette il veto.

Il presidente Mattarella si prende tempo. Continua a ricevere messaggi dalla cosiddetta Europa: “L’Italia  rispetti gli impegni”; “Presidente, non permetta che i  barbari distruggano lo splendido lavoro che abbiamo fatto a Bruxelles”.

Centocinquanta economisti tedeschi  firmano un documento  di fuoco in cui esigono che l’Italia esca dall’euro. Cosa che dimostra lo stato di confusione mentale in cui li abbiamo sprofondati: prima, quando l’opzione di uscita dall’euro era comparsa nella bozza Lega-M5S, tutti a strillare che è uno scandalo! E obbligano a cancellare quella opzione. Poi la stessa opzione compare con la firma di 150 economisti germanici, e va bene.

E Mattarella che fa? Aspetta. Aspetta che Salvini e Di Maio gli propongano i ministri giusti. Giusti  secondo gli europeisti e i media. Si capisce che sarebbe contento se Salvini e Di Maio gli proponessero: come presidente del  consiglio, vogliamo assolutamente Gentiloni. Come ministro dell’economia, scegliamo di nostra iniziativa, Padoan. Agli Esteri, Alfano. La Fedeli all’Istruzione…

Quello sarebbe il governo giallo-verde ideale, per Mattarella. Il quale continua a far ripetere ai media che è sua prerogativa presidenziale scegliere i ministri.

C’è addirittura qualche media che sostiene: la pretesa dei vincitori alle elezioni di volersi scegliere i ministri è contraria alla Costituzione.  Corrado Augias comincia a scrivere che al punto in cui siamo, per salvare la democrazia, bisogna vietare le elezioni: è il pensiero ricorrente della cultura di sinistra. Su Il Foglio, il direttore neocon Claudio Cerasa lancia un appello disperato a Berlusconi e a Renzi: sciolgano PD e Forza Italia e  li fondino in una sola “opposizione propositiva pro Occidente, pro mercato, pro Europa” contro il governo giallo-verde votato dal popolo.

Insomma non sanno più cosa inventarsi. Hanno una gran voglia di golpe. Sperano moltissimo in un aumento dello spread. Invocano l’aiuto dei “mercati”: non vedete l’immane debito pubblico italiano?  Chiedete di più di interessi! Rovinate gli italiani che hanno votato  male!

Al che un operatore finanziario domanda: se – come credono i media – c’è una correlazione fra debito grosso  e spread, come mai il Giappone che ha un rapporto debito/Pil del 235 per cento, ha uno spread nullo, anzi “NEGATIVO rispetto ai bund tedeschi, e non è sotto la minaccia dei mercati?

Il Giappone: rapporto  debito/Pil è  al 235%, ma i “mercati” non si allarmano. Perché ha la moneta sovrana.

Cosa volete, rispondere  a questa domanda sarebbe imbarazzante: il Giappone non allarma i mercati perché non è nell’euro, ha una moneta sovrana  e una banca centrale sua, che garantisce di pagare tutti li yen che servono per servire gli interessi sul debito.

Si potrebbe dedurre che i nostri problemi di spread dipendano dalla UE  e dall’euro.  Un’idea malsana e barbara. Omofoba e antisemita.

Quindi, gli sguardi si volgono di nuovo a Mattarella. Gli danno suggerimenti. Come nota Massimo D’Antoni, professore di scienza delle finanze a Siena:  “I giornali continuano a scrivere che al Quirinale il problema sarebbe la proposta di un ministro [Paolo Savona]  che ha dei dubbi sull’euro. Non so se sia vero. Mi rifiuto di crederci, perché se così fosse sarebbe una motivazione a dir poco sconcertante”:

Già. Avremmo un presidente della repubblica che censura preventivamente le idee politiche di un economista  assolutamente rispettato,  che è stato ministro, banchiere, boiardo di Stato, persino Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica….

Mattarella come presidente che mette il veto – non motivandolo –  su un tale nome, concordato dalle forze che rappresentano la maggioranza in parlamento, “introdurrebbe un precedente pesantissimo” (D’Antoni).  Il precedente si chiama golpe. Qui, diciamolo chiaro, c’è una grande tentazione di golpe. Lo chiede il PD. Lo chiede Forza Italia. Lo chiedono i media. Ce lo chiede l’Europa.

Forse Draghi ha trovato una via d’uscita. Telefona a Mattarella: “Dì che scelgano Di Maio. Quello è un novizio, non capisce niente di finanza monetaria, non sa le lingue, riusciamo a intimidirlo nei vertici UE …e lo facciamo su”. (non cito letteralmente: Fare su, è un mio milanesismo per imbrogliare).

I media cominciano a scrivere: si torna a pensare a un politico come presidente del consiglio. Di Maio, perché no?

 

Resta da mettere qualche puntino sulle i. Il professor Conti,che prima non andava bene  perché “un  perfetto sconosciuto”, poi non va bene perché ha difeso una famiglia che voleva far curare sua figlia malata con la Stamina:  occorre precisar che un avvocato difende anche un omicida, senza essere necessariamente un promotore dell’assassinio? Ma la cosa più  incredibile è che i media e il PD continuino a dire che”ha taroccato” il curriculum.. Che ha millantato una laurea presa a New York, come un qualunque Oscar Giannino, e che l’Università di New York dice che non è mai stato iscritto. In realtà, ecco cosa Conti ha scritto nel suo curriculum:

Vuol  dire che il professore è stato ad ascoltare lezioni all’università – ciascuno può farlo, l’ingresso è libero – per   ascoltare oratorie in un bell’inglese,  migliorare la propria comprensione della lingua, impratichirsi della terminologia giuridica. Io stesso l’ho fatto ormai decenni fa alla Tulane University di New Orleans.  Certo, andare in una università straniera per migliorare la propria competenza linguistica, è un tipo di problematica che non ha mai interessato la Fedeli, con la sua terza elementare, messa dal PD a fare la ministra dell’Istruzione: e  in quel caso, Mattarella ha trovato  che le competenza della vecchia rossa bastano e avanzano. Non ha trovato nulla da ridire sulla competenza scientifica della Lorenzin, una liceale, messa alla Sanità, con potere vacinale dittatoriale. Nè ha avuto dubbi sulle competenze di Alfano, che non sa alcuna lingua, come  ministro degli Esteri. Se si obbedisce all’Europa, non c’è bisogno di essere cervelli, di sapere qualcosa, di imparare: basta eseguire gli ordini.

 

Il debito pubblico: “Il governo giallo-verde lo farà aumentare! Bisogna impedirglielo!”: così  esclamano le sinistre  che in dieci anni di governo hanno aumentato  il debito pubblico così:

 

 

(Guardate come cresce dal 2011, ossia dal “competente” Mario Monti)

Stefano Fassina, nel  PD uno dei più a sinistra ma oggi cane sciolto e spirito libero, approva Paolo Savona:

Stefano Fassina (@StefanoFassina) ha twittato alle 10:16 AM on mar, mag 22, 2018:
Paolo #Savona come ministro economia e finanze @MEF_GOV è competente e equilibrata coerenza con voto @M5S_Camera @M5S_Senato e @LegaSalvini il 4 Marzo. Savona da tempo fa analisi fondate su mercato unico e €-zona e ne rileva insostenibili effetti di svalutazione del lavoro.
(https://twitter.com/StefanoFassina/status/998840059033014277?s=03)

BERLINO:  non sapeva come rifutare i programmi  di Macron  sulla messa in comune di profitti e perdite come in una vera area monetaria.  Adesso ha colto la palla al balzo  per stoppare tutto. “Finché l’Italia non finisce di fare le sue riforme. E siccome non le fa più…”,.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-21/governo-m5s-lega-timori-tedeschi-ora-stop-riforme-dell-area-euro–124559.shtml?uuid=AEKSmwrE&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

“La Germania, da sempre contraria alla condivisione dei rischi in Eurozona, coglie la palla al balzo per dire che… non vuole la condivisione dei rischi” (Luciano Barra Caraccio)

Per i più esperti, propongo l’articolo seguente:

COSA PONE VERAMENTE IN PERICOLO L’EUROZONA. IL CONTO CHE LA GERMANIA NON PAGHERA’ MAI

https://orizzonte48.blogspot.it/2018/05/cosa-pone-veramente-in-pericolo.html

E’ la comune spoliazione dell’Italia il vero collante della “unità” franco-tedesca, che altrimenti sarebbe divergente.

“La verità sta proprio nel fatto che l’Italia “allarma” non per la sua debolezza ma per la sua forza, la cui rivendicazione farebbe crollare la grande costruzione oligarchica del capitalismo finanziario che culmina nell’euro.”

Sorgente: GLI EUROPEISTI INVOCANO IL GOLPE- per salvare la Democrazia, ovvio. – Blondet & Friends

Cosa collega l’olio di palma agli aerei da combattimento

Il divieto di olio di palma nel biocarburante rischia di essere sospeso nonostante la decisione del Parlamento Europeo. Gli interessi economici non devono avere priorità su ambiente e diritti umani!

Lo scorso 17 gennaio 2018 il Parlamento Europeo ha votato con larga maggioranza per un temporaneo abbandono da parte dell’Europa dell’uso di olio di palma come biocarburante. Ciò nonostante il divieto rischia di non essere mai applicato a causa di diffusi interessi economici che potrebbero avere la meglio sulla tutela dei diritti umani e dell’ambiente. I governi di Francia e Gran Bretagna hanno criticato il divieto in vista di possibili esportazioni militari in Malesia e anche in Germania potrebbero presto arrivare critiche al divieto a causa della candidatura di Siemens per l’aggiudicazione della costruzione di una superstrada in Malesia.

La decisione del Parlamento Europeo aveva provocato le proteste della Malesia e dell’Indonesia, i due maggiori esportatori di olio di palma. La Malesia ha accusato l’Europa di discriminazione minacciando il boicottaggio dei prodotti europei. Entro la fine del 2018 il Parlamento Europeo, la Commissione Europea e il Consiglio Europeo intendono concordare una comune politica dell’Unione Europea sulla questione dell’olio di palma.

Lo scorso 29 gennaio durante una visita in Malesia la Ministra della difesa francese Florence Parly ha però annunciato che il suo paese voterà contro il temporaneo divieto deciso dal Parlamento Europeo sostenendo l’importanza dei questa materia prima per l’economia malese. Il vero motivo per la posizione francese sembra però essere il tentativo della Francia di vendere al paese asiatico 18 aerei da combattimento Rafale di produzione francese. L’affare è minacciato dallo sforzo del governo britannico di vendere a sua volta i propri aerei da caccia Typhoon al paese asiatico. Il ministri della difesa britannico Gavin Williamson sostiene che il mancato affare del valore di 5,6 miliardi di Euro minaccerebbe 20.000 posti di lavoro nel settore dell’industria bellica. Per contro, il ministro dell’ambiente britannico Michael Gove si è espresso a favore del divieto.

Gli ostacoli alla messa in atto del divieto temporaneo all’uso di olio di palma nel biocarburante sembrano crescere in seguito alla candidatura della tedesca Siemens che insieme alla sua consociata malese George Kent mira a ottenere l’incarico della costruzione della superstrada tra Kuala Lumpur e Singapore. L’Europa evidentemente è facilmente ricattabile e molto lontana dal riuscire a decidere una comune politica estera e dell’ambiente. A sopportarne le conseguenze sono in primo luogo le popolazioni indigene le cui terre con le loro foreste vengono progressivamente e irrimediabilmente distrutte per creare piantagioni di palma da olio. Le conseguenze della distruzione ambientale a lungo andare ricadono invece sull’intera umanità.

Sorgente: Cosa collega l’olio di palma agli aerei da combattimento – Pressenza